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  1. TORINO - Riposo e attesa. Dopo la vittoria sul Chievo, la Juve ha goduto ieri di una giornata di riposo, concessa al gruppo da Massimiliano Allegri per ricaricare le batterie e recuperare energie fisiche e mentali al termine del primo trittico di partite del nuovo anno che ha avuto il culmine nella vittoria della Supercoppa la scorsa settimana a Gedda. Relax per quasi tutti, in ogni caso. Perché Cuadrado e Bonucci hanno fatto un po’ di straordinari, presentandosi comunque alla Continassa. Il colombiano, in particolare, sta effettuando un programma specifico dopo l’operazione al ginocchio sinistro di un mese fa, che lo costringerà ai box almeno fino a fine marzo. C’è attesa di capire, man mano, settimana dopo settimana, di capire se Juan potrà rispettare i tempi. E c’è attesa, più a breve termine, di conoscere la reale entità del problema al ginocchio rimediato da Khedira nell’immediata vigilia del Chievo. Oggi, alla ripresa della preparazione, il tedesco effettuerà i controlli e la speranza, alla Continassa, è che si tratti soltanto di una semplice botta e non di una questione più seria. Anche perché l’ex Real Madrid in questa prima metà di stagione ha già avuto diversi contrattempi di natura fisica. Non solo Khedira, pure Pjanic, alle prese con una contusione al polpaccio sinistro rimediata in Supercoppa, verrà valutato in vista di un possibile recupero per la sfida di domenica in casa della Lazio. Stesso discorso per Manduzkic: anche il croato, fermato da un problema al flessore, lavora per cercare di esserci all’Olimpico. Fonte: Il Corriere dello Sport
  2. CR7 REGOLARE CAN SU CONTI: UN’ENTRATA MOLTO DUBBIA, PERCHÉ BANTI NON LA RIVEDE? Al 33’ del primo tempo, frettoloso (e dubbio) lo sbandieramento su Cutrone lanciato in porta sulla sinistra, Alex Sandro al centro del campo sembra tenerlo in linea: il primo assistente Preti avrebbe dovuto aspettare la fine dell’azione per avere l’opzione Var. Al 44’, brutto intervento di Pjanic a gambe unite su Calhanoglu, solo giallo. Stessa cosa per Castillejo nel recupero, vittima Matuidi. Nella ripresa, al 9’ Ronaldo invoca un calcio di rigore per un fallo di mani di Zapata che smorza un suo cross, ma il braccio è quasi aderente al corpo. Al 16’, è buono il gol del vantaggio di Ronaldo, in linea con Rodriguez. Al 23’ invece viene (giustamente) annullato per fuorigioco il raddoppio di Dybala. Espulso al 27’ Kessie per un pestone a Emre Can: giallo trasformato in rosso da Guida alla Var. Pochi secondi prima, Banti non estrae il giallo per un intervento duro di Matuidi su Calabria. Al 41’, l’entrata in scivolata di Emre Can su Conti in area bianconera è molto sospetta: il tedesco sembra non toccare la palla e Banti lascia correre. Sarebbe stato opportuno almeno andare al monitor. La Gazzetta dello Sport Avrebbe meritato un congedo diverso, alla... Banti. Perché l’errore più grave (a parte Emre Can-Conti, decisivo sul risultato) è stato quello di non essere stato Luca Banti, il nostro arbitro più inglese: 28 falli (di solito ne fischia una quindicina), 7 ammoniti (un’enormità per lui, anche rapportati alla partita) e un espulso (al VAR). Chissà cosa dirà Rizzoli, visto in versione Lawrence d’Arabia con tanto di turbante (?) stile vacanza saudita. RIGORE Ci stava il rigore quasi allo scadere per un’entrata (precedente alla leggera tirata di maglia a parti invertite) di Emre Can su Conti: il giocatore bianconero è molto imprudente, non tocca mai il pallone, braccio destro sulle spalle dell’avversario. La colpa, Banti, la divida pure con il VAR Guida: il fatto che sia una valutazione dell’arbitro centrale, non lo esime dall’intervenire. Fra l’altro, poteva invitarlo a rivedere le immagini. Anche per una questione di... furbizia. NO RIGORE Tocco di Ronaldo, pallone sul braccio sinistro di Zapata: non è rigore (lo si faccia vedere per fissare i punti fermi), il braccio è parallelo al tronco, è in posizione congrua con l’azione. Corretto il rosso a Kessie: l’intervento è col piede a martello (anche se non affonda), pallone già molto lontano, qui Banti avrebbe dovuto vederlo da solo. Per fortuna che c’è il VAR. Corriere dello Sport
  3. Mentre la stampa continua a parlare di Gonzalo Higuain come obiettivo principale dei Blues, permettendo a Sarri di ritrovare il suo bomber dei tempi felici al San Paolo. Due i problemi. Uno, ovviamente, è che Higuain è del Milan e un suo eventuale trasferimento necessiterebbe dell assenso sia dei rossoneri che della Juventus. L altro - e qui fonti vicine al Chelsea parlano chiaro - l’ingaggio del Pipita (nove milioni netti: sarebbe il quarto in Premier) e i costi di un’ipotetico trasferimento (sia a titolo definitivo che in prestito di sei mesi) sono eccessivi per i Blues. Già, perché Abramovic sarà pure un plurimiliardario ma il Financial Fair Play vale anche per il Chelsea. Il club ha fatto la Champions una sola volta negli ultimi tre anni, ha appena speso 64 milioni per Christian Pulisic (statunitense del Borussia Dortmund, lasciato in Bundesliga Fino a Fine stagione) e sta cercando di rinnovare con Eden Hazard, corteggiassimo dal Real Madrid. Senza contare che è prassi del club non offrire contratti pluriennali agli Over 30 0 (vedi il mancato arrivo Dzeko un anno fa). Sarri in polemica con il club, dunque, una specie di Conte, atto secondo? No. Primo perché Sarri è ben voluto dall' intero spogliatoio nonché dai piani alti della società. Secondo perché è alla prima stagione a Stamford Bridge, le possibilità (e i limiti) del club gli sono stati spiegati chiaramente. Lui non minaccia e non agisce tramite la stampa. Semplicemente, aspetta. Sperando di non essere deluso. Il corriere dello Sport 71 gol in campionato in tre stagioni, più altri 20 seminati nelle varie coppe non bastarono. Terzo posto (a -24 dalla Juve), quinto (sempre a -24) e secondo (a -9), nell’estate del loro scontento, quella dello “strappo” tra Higuain e il Napoli. La città insorse contro il traditore, Giuda si era venduto per meno, dissero. Core ‘ngrato 2.0, il Pipita finì nel presepe dei rivali di sempre per 100 milioni, cifra invero iperbolica. Ma è nel destino di questo argentino silenzioso non essere mai un capopopolo, mai un Massimo Decimo Meridio che urla «Al mio via scatenate l’inferno»; il Pipita - anche in campo - prende forma per sottrazione, lavora sull’essenziale - movimento, tiro, gol - gli capita raramente di riempire di sé le partite, quando è in tiro le sequestra. 24 gol il primo anno con la Juve, 16 il secondo, due scudetti per inerzia, rimandata la gloria della Champions, il suo tabù, il terreno viscido in cui è sempre scivolato: mai veramente decisivo, non con il Real, non con il Napoli, non con la Juve. Pipit-one, da leggere con o senza trattino. PRINCIPE DEL GOL. Ma quello di Napoli e Juventus - almeno - è stato un attaccante terrifficante e implacabile, media di 22,2 gol l’anno, nessuno meglio di lui in serie A; mica come questo Gonzalo Camomillo con la maglia rossonera solo sei volte a segno in 15 partite, in astinenza per due lunghissimi mesi, pizzicato dalle freccette al veleno di Leonardo. La scintilla a San Siro non si è mai accesa veramente. Molta brace sotto la cenere, in attesa della fiammata che ce lo consegni finalmente come uno dei centravanti più forti della sua epoca. Lo è? Lo fu? Lo sarà? A Madrid e Torino l’ombra di CR7 era troppo ingombrante, lasciò Napoli per vincere qualcosa, se ne va da Milano perché si sente sopportato, perché 36 milioni di riscatto il Milan non li sborserà mai e perché non vede futuro. A trentuno anni appena compiuti, zavorrato da oltre trecento gol sparsi in sedici anni di carriera, il campione che ha una conoscenza del calcio - per come si nuove in campo, per come “sente” l’azione - che altri suoi colleghi sognano, il centravanti che riassume l’arte antica del gol con la modernità. Fonte: Il Corriere dello Sport
  4. Daniele Rugani, perché si può. Il difensore centrale della Juve gioca poco in bianconero. Solo sei presenze in questa stagione entro il 2021 e guadagna meno di Barzagli e Benatia, tanto per restare solo a due giocatori che ricoprono il suo stesso ruolo e che non sono titolari come lui. Il suo procuratore a novembre aveva fatto visita a Trigoria a Monchi e si era parlato del difensore, che al direttore sportivo spagnolo piace moltissimo da tempo, al punto che aveva provato a portarlo al Siviglia quando ancora giocava nell'Empoli. La Roma si cautela per il futuro e Monchi ha tenuto costantemente i rapporti con l'agente di Rugani. L'appuntamento per il rinnovo del contratto promesso dai dirigenti bianconeri, non è ancora ancora stato fissato. La scorsa estate la Juve rifiutò 50 milioni dal Chelsea, Sarri avrebbe voluto fortemente il difensore che aveva lanciato all'Empoli. Il percorso di Rugani alla Juve non è cambiato, neppure dopo lo sfogo del padre, che sui social esternò il malcontento del figlio.Una apparizione ogni tanto e il morale che non è sempre alle stelle, pur giocando in un grandissimo club come la Juve. Dove ha vinti titoli e ha fatto esperienza, senza avere ancora, dopo quattro anni, un ruolo da protagonista. La Roma insegue anche Mancini dell'Atalanta, ma Rugani ha una quotazione più elevata. Lo hanno cercato anche grandi club stranieri, dal Barcellona al Lione, fino al Marsiglia. Il difensore lascerebbe la Juve solo per la Roma, con la prospettiva di giocare di più, di sentirsi più coinvolto nel progetto, difficilmente sarebbe attratto da altre soluzioni in Italia. MESI DECISIVI. Per ora Daniele Rugani in giallorosso è qualcosa di più di una suggestione. La Juve vuole trattenerlo, ma non costringerà nessun giocatore a restare senza la massima soddisfazione. I prossimi mesi saranno decisivi per chiarire il futuro di Rugani in bianconero e per capire se la Roma potrà alimentare le sue speranze. Di Francesco apprezza molto i difensori centrali forti fisicamente e capaci di impostare l'azione come Rugani. Lo segue dai tempi dell'Empoli, dove è cresciuto anche lui come calciatore. Fonte: Corriere dello Sport
  5. La notizia arriva nel pomeriggio di ieri: «In data odierna, ­ scrive la Juventus in un comunicato, ­Juan Cuadrado è stato sottoposto a trattamento per via artroscopica al ginocchio sinistro per la lesione del menisco esterno e la frattura cartilaginea riportate nel trauma subito durante la partita di Champions League giocata a Berna. L’intervento, effettuato a Barcellona dal dottor Cugat, assistito dal responsabile sanitario della Juventus dottor Claudio Rigo, è perfettamente riuscito. Il calciatore inizierà nei prossimi giorni la rieducazione». Cuadrado si era fatto male al 18’ di Young Boys-Juventus dello scorso 12 dicembre. La Juventus ha provato con la terapia conservativa, ma il giocatore continuava ad accusare fastidi. Si è deciso così di procedere con l’artroscopia, che in questi casi è il sistema migliore per valutare l’entità del danno. Nel caso di Cuadrado, ciò che allunga i tempi di recupero dai 40 giorni di un normale menisco esterno ai 90 che serviranno per rivedere il colombiano in campo, è il problema alla cartilagine, emerso durante l’operazione. «Grazie a Dio, ­ ha commentato Juan su Instagram, l’operazione è andata bene, ora al lavoro per recuperare e tornare più forte». Cuadrado dovrebbe tornare disponibile a fine marzo. Salterà quindi la sfida degli ottavi di Champions con l’Atletico Madrid, rientrando per l’andata degli eventuali quarti il 9-­10 aprile. Un assenza importante nelle rotazioni di Allegri: Cuadrado quest’anno viene impiegato da terzino destro, esterno alto e persino mezzala. A questo punto si allontana il prestito di Leonardo Spinazzola, che Allegri potrebbe lanciare già contro la Sampdoria. Fonte: La Gazzetta dello Sport Operato Cuadrado,starà fuori tre mesi Stagione a rischio per il colombiano. Fermo Cancelo, cambia il destino di Spinazzola Lo stop di Cuadrado, fuori uso per circa tre mesi, «ferma» anche Spinazzola. Il ko del colombiano, per ora, blocca il prestito dell’ex cursore dell’Atalanta, pronto all’esordio in campionato. Niente terapia conservativa per Cuadrado, ieri è finito sotto i ferri per curare la lesione del menisco esterno con frattura cartilaginea del ginocchio sinistro accusata in Champions in casa dello Young Boys. Cuadrado ai primi di gennaio inizierà un percorso di rieducazione. Ma per il recupero pieno del suo preziosissimo jolly, Allegri dovrà aspettare la fine di marzo. Un brutto colpo, vista anche l’indisponibilità di Cancelo, sottoposto il 14 dicembre a un «intervento di meniscectomia selettiva mediale al ginocchio destro». Come dire: altra pioggia sul bagnato, visto che anche Barzagli, centrale adattabile sulla destra, è fuori uso fino alla fine di gennaio. La prima mossa dettata dall’emergenza sulle corsie è bloccare l’uscita di Spinazzola, finito nel mirino del Bologna. «Leonardo andrà via in prestito a gennaio? La sua situazione dipende da Cuadrado…», aveva detto Allegri alla vigilia di Juve-Roma. L’attesa sembra finalmente finita. Dopo l’intervento del 16 maggio al menisco mediale e soprattutto al legamento crociato anteriore del ginocchio destro e dopo i test svolti con la Primavera di Baldini, il cursore scuola Juve «vede» il debutto stagionale. Oggi contro la Samp è infatti candidato a dare il cambio in corsa ad Alex Sandro, 286 giorni dopo l’ultima partita giocata il 18 marzo con la maglia dell’Atalanta. «Leonardo partirà dall’inizio o giocherà uno spezzone», così ieri Allegri. Calvario finito, rientro imminente. Fonte: Corriere di Torino
  6. Una rovesciata ti cambia la vita. Tutti hanno ancora negli occhi quella più famosa di Cristiano Ronaldo, che ad aprile scorso stregò lo Stadium da giocatore del Real e capovolse il corso della sua carriera, abbracciando la Juventus e la Serie A; pochi ricordano un simile gesto atletico di Fabio Quagliarella in bianconero di 8 anni fa, l’ultimo centro della stagione prima di un brutto infortunio al ginocchio e di un lungo stop. La stagione successiva per Fabio fu però quella della rinascita e del primo scudetto del ciclo glorioso e vincente di Andrea Agnelli. Quagliarella ha iniziato l’opera conquistando tre tricolori di fila, CR7 è arrivato in estate alla Juventus per chiudere il cerchio, restituendo a Madama lo scettro di Regina d’Europa. Quaglia contro Cristiano è la sfida del talento puro senza età: ultra trentenni che non temono l’usura del tempo, perché in campo vivono soprattutto d’istinto e creatività. Se non ci fosse il ragazzino Piatek a fare il terzo incomodo, il trono dei gol sarebbe solo affar loro. Con la prima rete di testa italiana Ronaldo è salito a 12 nella classifica dei marcatori, a una sola lunghezza dalla punta del Genoa, Fabio ha risposto con un meraviglioso colpo di tacco al Chievo, portandosi a ­1 dal bionico della Juventus. Il talento non è solo tecnica, è anche personalità, astuzia, intuizione e la giusta dose di sana presunzione. Per Ronaldo ogni pallone spinto in porta è un’opera d’arte da regalare a chi lo sta guardando. La sua carriera non è paragonabile a quella di Quagliarella, ma il modo di rapportarsi e dialogare col pallone sì. Cristiano segnò di tacco al Valencia in un 2­2 di 4 anni e mezzo fa: il gol più celebre di questa tipologia, ma non l’unico. Al pubblico italiano ha regalato in questi primi quattro mesi il tiro da fuori contro l’Empoli, sicuramente la rete più bella in campionato con la maglia bianconera, più il destro al volo al Manchester in Champions League. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  7. Pomeriggio complicato anche per l’internazionale (ancora per pochi giorni: perderà i gradi dal prossimo primo gennaio per raggiunti limiti d’età e a fine stagione sarà dismesso) Banti: fischi errati, provvedimenti disciplinari presi senza senso (il giallo a Mandzukic, ad esempio), altri dimenticati. SUGGERITO Bruttissima la dinamica del rosso a Bentancur. Partiamo da qui: Bentancur (già ammonito) entra con un pestone sul collo del piede di Castagne, non c’è dubbio che sia un intervento falloso (ed infatti Banti fischia subito) e che sia da cartellino giallo. L’arbitro di Livorno, però, esita un attimo, anche due, e questo crea la reazione da parte dei giocatori dell’Atalanta, che lo accerchiano (ma non dovevano essere ammoniti quelli che si lasciavano andare a simili reazioni, Rizzoli?). Banti esita ancora e con questo dubbio la frittata è fatta: chi ha suggerito il giallo all’arbitro? L’assistente Ranghetti? O - con una procedura vietata - il Var Calvarese? Nell’occasione, graziato anche Allegri: in panchina fa di tutto, sotto lo sguardo di Aureliano che più che richiamarlo non fa. Altri tecnici, per molto meno, sono stati allontanati... OK ANNULLARE Giusto annullare la rete di Bonucci, nettamente oltre i difensori dell’Atalanta al momento della spizzata di testa di Alex Sandro. NO RIGORE Cade in area Djimsiti, ma il contatto è con il suo compagno Mancini, pressato da vicino da Chiellini. C’è, nell’azione, anche un gomito di Bonucci: involontario. Fonte: Corriere dello Sport
  8. Cristiano Ronaldo per 45 minuti ha guardato Atalanta­-Juventus dalla panchina e per una volta è stato un banale sostituto, come gli attaccanti di riserva che entrano nel secondo tempo per cambiare le partite: non gli succedeva dall’11 maggio 2013, da Espanyol-Real Madrid 1­1, trentacinque minuti più recupero al posto di Kakà. Un mese prima, contro il Levante, aveva segnato l’ultimo gol della carriera dalla panchina. Questa volta invece Cristiano ha cominciato a scaldarsi solo all’intervallo, correndo a pochi metri da Filippo Tortu, arrivato a Bergamo per vedere lui e la sua Juve. Poi è successo tutto in fretta. Cristiano ha capito di dover entrare, Perin gli ha passato la 7 e Allegri ha dato due indicazioni rapide. Dalla tv si legge il labiale e si intuisce un concetto semplice: giochi centravanti, con Dybala a destra e Mandzukic a sinistra. Un bambino a quel punto ha alzato un cartello: «Ronaldo você me dá a sua camisa por favor». «Ronaldo, dammi la tua maglia per favore». Per il momento più originale del Santo Stefano italiano di Cristiano Ronaldo, si resta qui, al cartello. Per la frase più significativa invece chiedere a Giorgio Chiellini: «Quest’anno ci sono state tre partite in cui siamo stati in difficoltà – ha detto –. Juve­-Napoli, Empoli­-Juve e Atalanta­-Juve. Non è un caso che, nel momento di difficoltà, per tre volte Cristiano abbia fatto Cristiano. Si può essere decisivi anche in 20 minuti». Ronaldo ci è riuscito con un gol e un potenziale assist.Da centravanti ha cercato più volte la profondità e sul calcio d’angolo del 2­2 si è mosso con l’istinto del centravanti: misteriosamente, c’era solo lui davanti a Berisha. Più tardi è scappato a destra e ha messo in mezzo un cross su cui Djimsiti in qualche modo ha anticipato Mandzukic. Non è stato il 3­2 solo per centimetri. PRIMO DI TESTA I numeri, succede, dicono bugie. Questa volta sembrano suggerire un impatto leggero di Cristiano: in 25 minuti, non più di 5 passaggi. Il calcio però è sport di emozioni, non di cifre, e dallo stadio si è percepito che il suo ingresso ha dato energia alla squadra. Poi ha negato legami tra la sua assenza e il rischio di sconfitta: «Sono discorsi un po’ da bar». Sono invece ragionamenti da analista quelli sul modo di marcare Cristiano, che ieri ha segnato il primo gol di testa in A: incredibile, considerate le abitudini del 7 bianco. Il pubblico dell’Atleti Azzurri ha visto tutto, ha reagito male – Bergamo voleva vincere, poche storie –, poi si è rassegnato e rasserenato. Molti sono usciti contenti. Il meglio, del resto, lo stadio lo aveva dato all’inizio con una scritta: «CR7 is for boys. CR77 is for men». «CR7 è per i ragazzi, CR77 è per gli uomini». Il 77, per storico soprannome, è Cristian Raimondi, ex terzino dell’Atalanta entrato nello staff di Gasp. Nella vita ha un solo gol in Serie A, però segnato di testa, da angolo, sotto la curva. Cristiano lo ha copiato. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  9. All’8’ Alex Sandro calcia a botta sicura su Olsen in sospetta posizione di fuorigioco. Nella ripresa, al 3’ è bravo l’assistente a segnalare il fuorigioco di Ronaldo lanciato in verticale. Al 6’ Nzonzi commette fallo su Dybala, Massa concede il vantaggio, gli juventini reclamano il secondo giallo per il francese. Un minuto dopo non viene sanzionata una spinta pericolosa di Kluivert su De Sciglio. Al 18’ lancio al limite dell’area per Ronaldo che tocca con il braccio ma perché spinto da Manolas: il portoghese protesta. Al 25’ sull’angolo da sinistra di Pjanic, alzato di testa da Fazio, Bonucci spinge Olsen e permette a Chiellini di segnare: rete annullata per carica sul portiere. Al 47’ annullato con l’intervento del Var anche il gol di Douglas Costa perché l’azione si è avviata dopo un fallo di Matuidi su Zaniolo: qui ci sono pochi dubbi, decisione giusta. La Gazzetta dello Sport Non vorremmo essere nei panni di Rizzoli: perché è chiaro che sta puntando (o sta cercando di puntare) su Massa (dovrebbe essere l’arbitro dei Mondiali in Qatar), che s’è dimostrato non adeguato alle grandi partite. Soglia altissima del fallo ma mal applicata, graziato Nzonzi, annullati due gol alla Juve, decisioni che si possono condividere, sul secondo episodio però l’uso del protocollo è davvero al limite. Due reti annullate da Massa: la prima per un fallo di Chiellini (c’è anche Bonucci, ma non c’entra) su Olsen in uscita. Diciamo che il fatto che il portiere non si può neanche sfiorare nella propria area ha salvato lo svedese. Il contatto con la spalla di Chiellini è minimo. E’ il Var (Giacomelli, basta la parola) che richiama Massa all’Ofr per un fallo di Matuidi su Zaniolo, con Zaniolo che fa due passi e lancia in avanti, pallone intercettato da De Sciglio e via alla nuova fase d’attacco. RISCHIO Rischia molto Nzonzi: già ammonito, ferma Dybala al limite dell’area, Massa dà un vantaggio che non esiste e salva il francese. Rischia anche Manolas: l’intervento su Ronaldo, nettamente fuori area (per questo il Var non interviene), è sì spalla contro spalla ma piuttosto robusto. Braccia al corpo, invece, di Mandzukic sul cross di Santon: è in area, è involontario. Il Corriere dello Sport
  10. Szczesny 6 Primo tempo di sorveglianza con una sola parata facile su Schick. Anche il secondo è abbastanza sereno, con un solo intervento su Cristante. De Sciglio 7 Può ringraziare l’atteggiamento tattico scelto da Di Francesco: se Florenzi fa il difensore, il quinto a sinistra, lui ha spazio a sufficienza per attaccare. Si accorge subito di questa scelta della Roma, tanto che chiede ad Allegri se la difesa bianconera deve restare a quattro. Max gli dice di sì, perché in realtà bastano due difensori per contenere nel primo tempo l’attacco giallorosso. Il cross per il gol è preciso. In più, fa ripartire l’azione del 2-0 annullato dal Var. Bonucci 6 Si aggiunge a Pjanic per la costruzione. In difesa ha poco lavoro da sbrigare per un tempo. Più impegnativo il secondo, ma non va mai in affanno. Chiellini 6,5 Dalle sue parti non si passa. Del resto stavolta a bussare alla porta è un timido centravanti che non può competere per rabbia e cattiveria con Giorgione. Alex Sandro 7 Nel primo tempo è l’attaccante più pericoloso della Juve, Mandzukic a parte. Tira quattro volte e in due occasioni Olsen deve superarsi. Di solito fa il terzino-ala, stavolta fa l’ala aggiunta, vista la posizione ultrarretrata di Santon. Resta più dietro nella ripresa, ma Ünder non lo salta mai. Bentancur 6 Aveva abituato ad altre prestazioni, più squillanti, più incisive. Stavolta si limita all’ordinario. Pjanic 6 Non è una delle sue serate più geniali, gestisce la manovra senza impreziosirla con la tecnica. Giusta la sostituzione. Emre Can (26’ st) 6 Deve dare ordine alla linea di centrocampo che, quando entra, sta subendo la pressione della Roma. Fa il suo compito senza svolazzi, come vuole Allegri. Matuidi 6,5 Sarà pure un centrocampista, ma noi lo vediamo di continuo nell’area romanista. Ha un dinamismo i ncontenibile. Dybala 6,5 Lavora sodo, fa ripartire spesso l’azione della Juve, anche se non è incisivo. Douglas Costa (35’ st) 6 A 10’ dalla fine, Allegri cerca col brasiliano di sfruttare lo spazio per chiudere la partita. La decisione sarebbe azzeccata senza l’intervento del Var che gli annulla il gol del 2-0. Ronaldo 6 Ha due occasioni, sulla prima è bravo Olsen, sulla seconda di più, ma CR7 lo agevola tirandogli addosso. Da uno come lui, in quella situazione ci si aspetta il gol. Il gesto tecnico migliore è l’assist per la rete di Douglas Costa, il Var però cancella tutto. Mandzukic 7,5 Un altro gol di testa contro un’altra grande (di nome, solo di nome) del campionato. E se l’interista Asamoah non poteva reggere l’urto fisico di Marione, Santon dovrebbe opporsi con più vigore. Quando nella ripresa la Roma attacca, il croato torna a fare il terzino. E’ in una forma straripante. Allegri 7 Conta il gioco, come no. Ma se leggiamo questi record c’è da aver paura: nessuna squadra dei maggiori 5 campionati europei ha mai conquistato più dei 49 punti della Juventus in 17 giornate; 16 successi nelle prime 17 gare, record in Serie A; 31 partite vinte su 36 in campionato nel 2018, più di ogni altra squadra in Europa; porta inviolata 22 volte in campionato nel 2018, come nessun’altra squadra in Europa. Può bastare? L’ABITRO Massa 5. Dirige male, sbagliando il metro delle decisioni. Corriere dello Sport SZCZESNY 6 Il capello da Superman non fa un ricciolo sulle conclusioni tenui di Nzonzi e Fazio, e nemmeno nel finale quando deve balzare per agguantare una testata di Cristante. DE SCIGLIO 6,5 Senza strafare, ma prova di grande solidità. Davanti, con il cross-assist, e in copertura. Su cui all’occorrenza arriva l’aiuto di Mandzukic, e allora è tutto più semplice. BONUCCI 6 Concede una giravolta in area a Schick, tanto per farlo divertire qualche secondo, e un po’ di leggerezza al rilancio. Quando c’è da stringere, però, accorcia la catena CHIELLINI 6,5 Stavolta non servono prodezze, ma due giocate delle sue ce le mette. Quando stoppa Zaniolo liberato al limite dell’area e quando il giallorosso prova da fuori. ALEX SANDRO 7 Non CR7, non Paulo, non Mario: nella prima mezzora è lui l’attaccante migliore. E solo Olsen gli nega (2 volte) il gol. Con il rinnovo la Juve ha “ricomprato” il vero AS. BENTANCUR 5,5 Perde subito due pallonacci in uscita dalla difesa e almeno uno se lo va a riprendere. Insomma, poca lucidità e un po’ di garra . Ma non lascia molto il segno MATUIDI 6 Bene quando c’è da attaccare lo spazio senza palla, meno quando la palla bisogna giocarla. Mette sostanza e recuperi ma anche il fallo su Zaniolo che annulla il 2-0. DYBALA 6 Sempre più «enganche» che lega il gioco: da destra e più al centro, mette una gran palla a Ronaldo. Però è un gran peccato vederlo sempre così lontano dall’area RONALDO 6,5 Per una sera trova qualcuno più bravo di lui: Mandzukic e Olsen, che para un destro e un colpo di testa. Arma di distrazione: marcate me, ché Marione fa gol. MANDZUKIC 7,5 Aggiunge lo scalpo di Santon alla collana di terzini infilzati sul secondo palo, suo terreno di caccia. Sempre in gol con le big: è da questi particolari che si giudica un grande giocatore. E pure per le innumerevoli chiusure difensive, anche da stopper, quando la Roma alza la pressione. PJANIC 5,5 Il genietto non ha forze per prodursi nella presenza nelle due metà campo: cuce senza grande inventiva, perde anche 12 palloni rischiando qualcosa di troppo davanti alla difesa. Perché quando mancano le energie la visione si appanna. E Allegri lo toglie ancora. EMRE CAN 6 In poco più di venti minuti tocca la miseria di 10 palloni. Ma è il cambio conservativo di Allegri, quando c’è da contenere lo sforzo romanista. DOUGLAS COSTA 6 Come un segugio sguinzagliato, parte due volte palla al piede più per svago personale che per il bene di squadra. Segna il 2-0 guizzando, annullato non per colpa sua. ALLEGRI 7 La sua Juve canta ormai con l’auto-tune, come i “trapper”. Non è musica sinfonica però è quel che piace e che produce utili. La squadra sembra un po’ in riserva di idee e energie, però la grande capacità di gestione sta anche nell’ottenere comunque il massimo. A colpi di record. Massa 5 Dirige male, sbagliando il metro delle decisioni. MASSA 5,5 Nella ripresa lascia giocare un po’ troppo, sorvolando su alcuni interventi fallosi, soprattutto dei romanisti. Troppo tollerante anche con Nzonzi, che ha rischiato la seconda ammonizione per un fallo su Dybala. Resta qualche dubbio anche sulla spinta di Manolas ai danni di Cristiano Ronaldo. TEGONI 5,5-VUOTO 6,5 La Gazzetta dello Sport Libero Il Giornale Il Corriere della Sera La Stampa
  11. In primis, devo confessarvi una debolezza. Morivo dal desiderio di incontrarmi con alcuni giocatori che hanno condiviso con me gioie e dolori: Chiellini, per fare un nome, capitano della Juve. Non avevo dubbi sul fatto che la mia visita alla Continassa potesse suscitare un vespaio, come se fosse la prima volta, al pari dei tanti tifosi che sostano ogni giorno fuori dal campo. Proprio per questo, visto che mi è stato chiesto, ho fatto pubblicare alcune foto dell’incontro. Ed è stato un tripudio di gioia per i sostenitori bianconeri, che ringrazio. Mentre tra le frange avversarie si è distinto uno pseudo opinionista di Radio Radio, che mi ha definito addirittura un criminale di guerra. Ne ho provato un gran dispiacere, anche perché il mio casellario giudiziario non riporta condanne, e non so se quello di questo signore ne sia altrettanto esente. Lo vedremo in Tribunale, mentre lo anticipo sulla prescrizione diCalciopoli, scaturita da due ricusazioni al Presidente di quella Corte stessa e non volute dai miei difensori (chissà perché!). L’unica mia colpa è stata di aver sempre creato squadre competitive e di aver vinto tanto: e in Italia si sa, chi emerge è combattuto, meglio la mediocrità. Non fa niente se dopo di noi la Nazionale è stata eliminata due volte al primo turno dei Mondiali e per la Russia non si è neanche qualificata. Purtroppo alla Continassa non c’erano più Trezeguet, Vieira, Montero, Camoranesi, Zidane, Emerson, Cannavaro, Ferrara, Thuram, Del Piero, Ibra e Buffon. Ci sono ancora però Nedved e Pessotto come dirigenti: a tutti loro i miei auguri e che Dio li protegga da un mondo che, per questioni di rivalità, vorrebbe uccidere i forti, coloro che in campo e fuori sanno dare una loro impronta. Che poi sono in gran parte coloro che hanno dato vita, nel 2006, alla finale Francia-Italia, che dette il Mondiale agli azzurri. Tutti giocatori che ho portato in bianconero e ne vado fiero. Un grande augurio anche ai miei mister di quel tempo: a Capello che ha vinto tanto ovunque come Lippi, oggi ct della Cina e, per finire, Ancelotti vittorioso in Italia, Inghilterra, Spagna, Francia e ora valido mister del Napoli. Tre soli allenatori in 12 anni di vittorie,mentre certi maestri della contestazione ne hanno cambiati 22 nello stesso periodo. Stasera la Juve (favorita) ospita la Roma in crisi: colpa di infortuni e acquisti sbagliati. Il Napoli al San Paolo con la Spal dovrebbe aver vita facile. Il Milan aspetta la Fiorentina e spera nei gol di Higuain per difendere il quarto posto, mentre l’Inter è a casa del fanalino di coda Chievo. Si evince come le prime tre piazze siano già “prenotate”, mentre per la zona Champions sono in corsa pure Lazio e Atalanta: questa giornata potrà dire molto. Fonte: Libero ----------------------------------------------
  12. Mattia De Sciglio veste da sempre una faccia innocente da bravo ragazzo. Quella di chi si terrebbe sempre alla larga dalle scazzottate tra compagni di scuola. Eppure sabato sera è uscito dalla battaglia del derby come un vero duro, con tanto di occhio nero rimediato in uno scontro di gioco con Izzo. Il terzino bianconero è un ragazzo dal cuore d’oro, ma non è certo il tipo che ha paura del corpo a corpo. Così, con un sorriso virile, Mattia ha messo il cappello su una prestazione coraggiosa. Ed è la conferma di un momento felice, forse il migliore da quando si è vestito di bianconero: Max Allegri, che lo conosce come nessuno e da sempre fa scudo alle critiche attorno a lui, lo ha pescato dal mazzo nel momento giusto. Un po’ le contingenze dell’infermeria, un po’ le esigenze del turnover, un po’ pure la stima del tecnico per il suo pupillo, ed ecco perché il numero 2 ha messo così tanto fieno in cascina. Superati i guai muscolari di inizio stagione, ha giocato per intero le ultime quattro di A. GUERRIERO Se Cancelo è l’onnipotente imperatore delle due fasce, De Sciglio è comunque un nobile cavaliere di corte. Sarà pure meno tecnico e immaginifico del portoghese, ma vigila senza sbavature su entrambe le corsie. Anzi, rispetto all’anno passato, sembra più portato all’assalto: in questa stagione ha giocato (694’ contro 527) e, soprattutto, crossato di più (la media a partita è salita da 1,71 a 3,37). In ogni caso, De Sciglio dovrà continuare nel presidio sulle fasce perché gli infortuni di Cancelo (operato al menisco) e Cuadrado (proverà a farsi bastare la terapia conservativa per l’elongazione al ginocchio) toglieranno dal campo i due esterni fino a fine gennaio almeno. Nessuna fretta, il guerriero De Sciglio è pronto sul ring. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  13. Diciotto anni, trequartista del Braga e della nazionale Under 19 portoghese, Trincão è da mesi nel mirino della Juventus. Il viaggio torinese di Jorge Mendes è stato l’occasione, infatti, per un incontro ravvicinato del manager con Fabio Paratici, responsabile dell’area tecnica bianconera. In questa operazione Mendes fa valere i suoi rapporti privilegiati con la società bragantina. Saranno necessari nuovi incontri, ma il club di Andrea Agnelli ha consolidato la posizione di vantaggio acquisita nell’affare. Nell’occasione Mendes davanti ai giornalisti ha ricordato i momenti più significativi della Grande Operazione dell’estate: «Se CR7 è arrivato qui il merito è del club. Cristiano a gennaio mi disse che voleva giocare nella Juventus. Io pensavo che fosse impossibile e gli ho detto che era molto difficile. La Juve ha fatto tutto il resto, rendendo possibile l’impossibile. Nella prima riunione con Nedved e Paratici prima della partita con il Real all’andata. Poi, si sono aggiunti Marotta e Agnelli, le cose si sono evolute e tutto è diventato fattibile». Intanto ieri il Psg ha annunciato che Rabiot nella prossima stagione non giocherà più con il club parigino. La Juve ha seguito a lungo questa pista, ma il centrocampista francese ha gradualmente alzato le sue richieste sino a 10 milioni netti a stagione. Sulle sue tracce c’è di sicuro il Barcellona, ma sarà interessante capire chi si farà avanti per tesserarlo già a gennaio. E con quale indennizzo per il Psg? Fonte: La Gazzetta dello Sport
  14. Tutto a posto, la Juve vince il gruppo ed è testa di serie. Ma soltanto grazie al Manchester Utd che in contemporanea fa harakiri con il Valencia, perdendo e garantendo la classifica dei bianconeri. Non nel modo migliore. La qualificazione già conquistata non è un alibi: un’altra sconfitta per 1-2, un’altra distrazione dopo quella con il Manchester. Allora nel finale, qui nella parte centrale. Un po’ troppo in un gruppo per chi punta al successo finale. Non ci saremmo mai aspettati Dybala in panchina. Non dopo i tre gol dell’andata. Allegri ha stupito e sbagliato, come poi il finale ha dimostrato. Compreso il bellissimo gol che Ronaldo ha «tolto» al collega argentino. In vena creativa, finalmente Allegri si ricorda di avere Dybala e lo inserisce per De Sciglio, disegnando un inedito 3-2-3-2, con la coppia Can-Bentancur a rifornire i trequartisti Bernardeschi, Dybala e Costa. E naturalmente Ronaldo-Mandzukic davanti, per un assedio di quasi 25’, recupero compreso, nel quale si assiste a un’altra partita. Quella con Dybala che dà la scossa, centra da fuori il 2-1. con un gran tiro e infine, nelrecupero,trova la botta del 2-2 da raccontare ai nipoti. Solo che CR7 è sulla traiettoria e, oltre allo spazio che gli sta togliendo in questo inizio di stagione, gli nega un gol bellissimo e dai mille significati. In mezzo un palo e un rigore su Ronaldo. ALTRA STORIA A FEBBRAIO Tutto è bene quel che finisce bene, diceva un vecchio saggio, ma non è così che la Juve può aggredire la Champions. La follia finale con lo United. L’incapacità di controllare, di avere sempre la situazione in pugno, qui in Svizzera. A febbraio sarà un’altra storia, anche Ronaldo si scatena, e poi dipende dal sorteggio. Ma forse è arrivato il momento di restituire a Dybala il ruolo perso in questi mesi: non era facile entrare a freddo (letteralmente, era meno tanto) e dare la svolta. Come dice Allegri, almeno la Juve sa scegliersi le partite da brutta figura. Ma sarà sempre così? Fonte: La Gazzetta dello Sport
  15. Un punto ancora e poi lo scudetto d’inverno sarà aritmeticamente della Juve. Non poteva essere altrimenti con il ritmo che stanno tenendo i bianconeri. Contro la Roma, sabato sera a Torino, Allegri potrà prendersi il primo vero pezzo di scudetto. Sarebbe nulla più del giusto coronamento di un anno straordinario. Mancano un paio di settimane al brindisi di arrivo del 2019 e i conti parlano chiaro. La Juve ha già tutti dietro, nessuno riesce ad andare così forte, non solo in Italia. E il muro dei 100 punti è alla portata: ne servono 6 sui 9 ancora disponibili. Oggi, durante il sorteggio di Champions, la Juve e gli juventini dovrebbero dare uno sguardo a quanto accaduto nell’anno che si sta chiudendo. Sarebbe un buon modo per affrontare l’Europa a viso ancor più aperto, senza timori di questo o quell’avversario. Il perché è racchiuso nella classifica di punti ottenuti nei vari campionati. Il 2018, infatti, ribadisce: la Juve è avanti a tutti, nessuno corre quanto lei. Con 94 punti Allegri e i suoi hanno messo in fila Psg, Manchester City, Barcellona, Totttenham, Napoli, Liverpool, Real e Atletico. Ci fermiamo qui non a caso: dietro ci sono già Atletico Madrid e Liverpool, i due avversari più temibili dell’urna di oggi a Nyon . La partenza dell’attuale campionato è probabilmente l’esempio migliore, con 46 punti su 48 messi in tasca e una vittoria sfuggita solo perché quel pallone contro il Genoa era stato considerato fuori da Benatia mentre invece da lì arrivò il gol del pareggio. Per il resto, però, solo vittoLa vittoria sul Torino ha allungato le tante serie positive dei bianconeri rie. In casa e in trasferta. L’altro dato spaventoso riguarda proprio i viaggi della Juve: gli manca solo la partita sul campo dell’Atalanta, se ne esce indenne l’anno sarà immacolato anche per quel che riguarda le trasferte. Con la vittoria di sabato, nel derby che il calendario ha piazzato in casa del Torino, la Juve peraltro ha già eguagliato la sua migliore striscia di vittorie esterne: 8 di fila. Fonte: Il Corriere dello Sport
  16. Al 6’ Camara interviene in modo duro su Ronaldo: poteva starci l’ammonizione, come tre minuti più tardi, quando Aebischer entra in ritardo su Mandzukic. Il tedesco Stieler preferisce anche in questo caso non sanzionare. Al 28’ Alex Sandro, entrato al posto dell’infortunato Cuadrado, è subito protagonista in negativo: inciampa sul pallone e nel tentativo di proteggerlo finisce per agganciare e atterrare Moumi: intervento ingenuo ma da calcio di rigore. Nella ripresa, al 17’ la prima ammonizione della gara per Camara che atterra Douglas Costa, bloccandone una ripartenza. Al 37’ cross in area per Ronaldo che va giù, a contatto con Lauper. La spinta sembra esserci, il portoghese protesta a lungo, probabilmente a ragione. Al 48’ gran botta dalla distanza di Dybala che mette a segno la rete del 2-2, ma Cristiano Ronaldo è proprio sulla traiettoria del pallone (e prova anche a colpirlo con la testa): giusto non convalidare per il fuorigioco influente del campione portoghese. La Gazzetta dello Sport Maluccio il tedesco Stieler, professione avvocato, alla terza in una fase a gruppi della Champions, First dell’Uefa evidentemente provato in una gara che conta poco per future promozioni. Ecco, magari ripassiamo un’altra volta.... Fischia sempre con un pizzico di ritardo,è sempre alla ricerca di qualche suggerimento: se arriva, nasce il rigore per lo Young Boys (ci sta), quando non arriva son dolori (su Ronaldo, penalty netto). RIGORI Ci può stare quello concesso: Alex Sandro finisce per franare su Ngamaleu e lo colpisce con la gamba di richiamo (la destra) in un corpo a corpo in cui è difficile stabilire chi inizi per primo. Manca però un penalty alla Juve: Ronaldo viene spinto da dietro e trattenuto per un braccio da Benito mentre sta saltando per colpire di testa. GOL OK In Italia, col VAR, il gol di Dybala sarebbe stato convalidato (e forse non solo in Italia): la linea di visione del portiere è aperta, vede partire il tiro, Ronaldo è un pelo in off side, fa per colpire ma non sfiora il pallone. Corriere dello Sport
  17. Roma, Atalanta e Sampdoria. La Juve riprenderà domani gli allenamenti in vista degli ultimi tre impegni che chiuderanno girone di andata e anno. E Allegri potrà tornare a contare su rinforzi preziosi. Per l’impegno casalingo di sabato contro i giallorossi il tecnico bianconero recupererà quasi certamente Khedira, centrocampista su cui ha sempre puntato tanto, non solo dal punto di vista tecnico ma anche anche per lo spessore caratteriale. Il mediano tedesco è fermo dall’11 novembre, giorno in cui giocò 16 minuti in casa del Milan. Ma già prima la sua stagione era stata segnata dagli infortuni, tanto che il suo ruolino attuale parla di sole 8 presenze per un totale di 459 minuti trascorsi in campo (un gol segnato alla prima in casa del Chievo). Khedira sarà pronto per la panchina e sarà inserito nuovamente in campo gradualmente, così da poterci contare appieno tra 12 e 16 gennaio, quando si giocheranno Coppa Italia (a Bologna) e finale di Supercoppa italiana (a Gedda contro il Milan). nuovo anche Bentancur. L’uruguaiano ha scontato la giornata di squalifica nel derby e tornerà a giocarsi il posto con i colleghi di reparto. Emre Can ha dimostrato di stare bene ma nel percorso di completo recupero delle energie potrebbe doversi fermare, come di solito si fa a inizio stagione per portare i giocatori al top della condizione. In difesa, invece, occhio a Spinazzola che è ormai pronto per il doppio esordio, da juventino e stagionale. L’esterno potrebbe trovare spazio da qui a fine anno magari a partite in corso, anche perché per la seconda parte di stagione ci sarà bisogno di tutti gli effettivi. Infine Allegri ha detto la sua su Ronaldo: «Ne salta una delle tre che mancano alla fine dell’anno». Cancelo e Cuadrado, invece, si rivedranno tra fine gennaio e inizio febbraio. Il primo è stato operato al menisco, il secondo ha un’elongazione al ginocchio per la quale si proverà la terapia conservativa senza ricorrere all’intervento. Fonte: Corriere dello Sport
  18. Stefano Sturaro torna in orbita bianconera. Il mediano, ufficialmente in prestito allo Sporting Lisbona dall’estate scorsa, non ha mai completamente risolto i problemi al tendine d’Achille ed è restato per lunghi tratti a curarsi a Torino. Ora, dopo che in questa stagione non ha mai giocato, Sturaro può fare rientro alla base Juve per poi cercare una nuova sistemazione tra venti giorni, nel mercato di gennaio. Le condizioni di Sturaro ultimamente sono migliorate e la volontà delle parti - giocatore e club - è quella di tentare il rilancio prima di trovare insieme una nuova e definitiva soluzione l’estate prossima. Fonte: Il Corriere dello Sport
  19. Gara corretta, che rischia di accendersi solo a metà del secondo tempo, ma rientra subito nei binari. Al 4’ Chiellini contrasta regolarmente Icardi nel cuore dell’area. Al 6’ giusto giallo a Pjanic per l’entrata su Joao Mario. Al 16’ Matuidi in ritardo su Gagliardini, poteva starci l’ammonizione. Al 23’ manata di Cristiano Ronaldo a Skriniar: intervento involontario ma il difensore è costretto a medicarsi il naso sanguinante. Nella ripresa, in tre minuti, dal 9’ al 12’, vengono ammoniti Bentancur per un’entrata pericolosa su Gagliardini, Perisic per un fallo su Dybala, Brozovic per un intervento ancora sul numero dieci argentino. Gialli che Irrati spende per stemperare una tensione crescente. Nel recupero l’arbitro di Pistoia macchia un po’ la sua prestazione risparmiando il giallo a Mandzukic che stende Skriniar e allo slovacco che un minuto dopo dà un colpetto col gomito al croato. La Gazzetta dello Sport Contrasti ferrei, braccia al cielo e urla su ogni palla contesa. Irrati in fin dei conti non ha torto a resistere inizialmente alla tentazione di estrarre il giallo su tutto ciò che si muove. Lo fa subito per un fallo tattico di Pjanic su Joao Mario, e va bene. Risparmia invece Brozovic su Dybala, Icardi che schiaffeggia Pjanic con il piede, Cristiano che schiaffeggia Skriniar con la mano e Bentancur che falcia Icardi. Ecco, in quest’ultimo caso probabilmente la prudenza lo consiglia male. Se ne rende conto e improvvisamente cambia marcia. Anche perché i giocatori nel secondo tempo mollano il rastrello e prendono la vanga. In due minuti finiscono sulla lavagna Bentancur (a proposito: era diffidato, salterà il derby), Perisic e Brozovic, tutti senza potersi lamentare di alcunché. Il gioco si fa duro, la Juventus comincia a giocare e Cancelo è in posizione valida quando schizza sul lancio di Matuidi a ricevere il pallone che poi deporrà in area per Mandzukic. Due punizioni dal limite dell’area, una pericolosa per la posizione, calciata per l’Inter da Perisic e deviata in barriera da Matuidi (che l’aveva causata impedendo a Borja Valero di provare il destro); l’altra pericolosa giusto perché la tira Cristiano, e in questo caso il portoghese bastona la barriera. C’erano entrambe. Irrati è paziente, puntuale, chiaro nelle indicazioni. Un buon padre di famiglia. Lo aiuta il destino che sposta tutti gli eventuali episodi controversi nelle zone anonime del campo. Soprattutto si aiuta da solo, mantenendo la calma dei competenti. Il Corriere dello Sport
  20. Orsato non tradisce, fa una signora partita e ripaga la fiducia di Nicola Rizzoli, che ha individuato una sfida storicamente insidiosa (bravo, scelta coraggiosa) per il grande ritorno dell’arbitro di Schio con i bianconeri. Unica sbavatura: la mancata ammonizione di Ronaldo al 16’ per il fallo tattico su Simeone (il giallo al portoghese arriverà solo dopo il 3-0 e per un motivo assai opinabile). Giuste tutte le altre letture degli episodi più controversi (sono stati tantissimi). Al 25’ fa bene a non concedere il rigore alla Juventus per il mani di Biraghi sul cross di De Sciglio: la palla tocca prima la schiena, poi il braccio del terzino viola in scivolata. Come prevedono il protocollo e le recenti indicazioni di Rizzoli, Orsato consulta il Var Massa. Al 28’ Ronaldo a contatto con Pezzella: il difensore allarga il braccio per ostacolare il portoghese, che però si lascia cadere a terra troppo platealmente. Orsato legge bene e non concede il rigore né punisce la simulazione. Al 44’ Dybala chiuso nella morsa Edimilson-Milenkovic: giusto punire il primo fallo (dello svizzero), appena fuori dall’area di rigore. Arrivano punizione e ammonizione. Orsato è concentrato: al 46’ Gerson in contropiede si allunga il pallone e si lascia cadere, ma non inganna il direttore di gara che fa proseguire. Nella ripresa, al 19’ Milenkovic butta giù Cancelo al limite dell’area: basta il giallo. Al 24’ raddoppio bianconero: sugli sviluppi di un calcio d’angolo, girata di Chiellini su cui prova ad avventarsi Ronaldo, senza toccare il pallone. Orsato convalida, Massa conferma la regolarità della posizione del portoghese. Al 33’ il direttore di gara concede un rigore alla Juventus per un mani di Edimilson sul cross di Mandzukic: il pallone sfiora prima il ginocchio del centrocampista viola, ma il braccio è troppo largo. Penalty da concedere secondo le prossime imminenti indicazioni dell’Ifab: dovremo farci l’abitudine. Ronaldo segna e spara il pallone in cielo: Orsato lo ammonisce, forse più perché non lo ha fatto un’ora e mezzo prima. La Gazzetta dello Sport Coraggioso, Rizzoli, nel riproporre Orsato con la Juventus proprio a Firenze, dopo il famigerato Inter-Juve dell’anno scorso. Il disagio da parte dell’arbitro era evidente. Un errore grave (Milenkovic era da rosso, nessuno se n’è accorto?), un dubbio (sul rigore) e un cartellino non fatto a Ronaldo, Orsato è rimasto in linea di galleggiamento. DA ROSSO Sullo 0-1, Milenkovic entra su Cancelo al limite dell’area viola: senza quel fallo, l’esterno della Juve sarebbe stato davanti a Lafont in completa solitudine, Milenkovic doveva essere espulso per aver interrotto una chiara occasione da gol.REBUS Il 3-0 per la Juve arriva su rigore, concesso da Orsato per un braccio di Edimilson sul cross di Mandzukic: i dubbi nascono dalla distanza fra i due (abbastanza vicini) e la congruità del gesto (il viola allarga la gamba destra e accompagna il gesto con l’identico movimento del braccio). Non c’è alcun tocco sul ginocchio (rotazione del pallone sempre uguale), il braccio è vicino alla soglia limite (4.40, se pensate alle lancette dell’orologio). RETE OK Ok il gol di Chiellini: è in gioco (c’è Milenkovic) sul colpo di testa di Cuadrado, poi Ronaldo (che va sul tiro/cross dunque interferisce con azione e avversari) è dietro la linea del pallone sul tocco del difensore. NO RIGORE Non è rigore la carambola sedere-schiena-braccio (che è quello d’appoggio, dunque è in terra da prima) di Biraghi sul cross di De Sciglio. Fonte: Corriere dello Sport
  21. Fedelissimo alla missione, quella di bomber sempre affamato di gol, e ancor di più alla targa che ha trasformato in marchio, non deve dunque stupire se Cristiano Ronaldo nelle ultime 7 partite di campionato ha segnato 7 reti. Saltato il tappo dopo un incredibile e imprevedibile digiuno iniziale, nessuna gioia nelle prime tre sfide italiane e una serie di sfortune seriali degne di Calimero, CR7 non si è più fermato e soprattutto si è preso tutto. Come da copione o come da programmi Juve, dopo il colpo del secolo costato 100 milioni di euro, ma l’escalation che l’ha portato in cima alla vetta dei capocannonieri con 10 gol (in coabitazione con il genoano Piatek) è qualcosa che a un bianconero non riusciva da 61 anni e che rimodella la storia dei grandi campioni stranieri transitati in Serie A. Solo Shevchenko, esordiente nel Milan 1999/2000, riuscì ad andare in doppia cifra entro la 14ª giornata. Maradona, Van Basten, Zico e l’interista Ronaldo, invece, si fermarono prima. Meglio anche di Maradona La stella juventina ha segnato di destro e di sinistro, su rigore, con facili tap-in o incredibili prodezze balistiche: manca ancora un colpo di testa vincente o una punizione perfetta, ma Ronaldo si è preso la palma di bianconero più veloce a fare 10 gol da debuttante dopo l’exploit di Charles (13 reti nel 1957). Neanche centravanti puri come Trezeguet e Ibrahimovic o geni assoluti come Sivori e Platini erano riusciti ad avere un impatto del genere sulla Juve. I campioni d’Italia la scorsa estate hanno ingaggiato l’uomo dei sogni e delle cinque Champions per vincere il tabù europeo, ma ora se lo godono in questo torneo dominato in lungo e in largo. Anche perché il fuoriclasse portoghese può togliersi la soddisfazione di provare a vincere il suo primo scudetto insieme alla classifica dei marcatori. Nessuno c’è mai riuscito al primo colpo in Serie A e si sa che le sfide nelle sfide animano CR7: c’è sempre un record da aggiornare, una storia da scrivere e un’esultanza da mostrare. Anche per la gioia dei suoi bambini, che lo stanno emulando: Cristano jr ieri ha stampato 4 gol nei Pulcini 2010, mentre Mateo (18 mesi appena) ha iniziato a colpire il pallone con la stessa forza del papà, come mostra un video che è già virale. Non varranno un Pallone d’oro, ma il miglior marcatore del 2018 (32 gol in 29 partite di campionato tra Real Madrid e Juve), ha già tracciato la rotta per riprenderselo. Fonte: La Stampa Ronaldo resta il più prolifico dell’anno solare con 39 gol, a -1 da quota 40 Ci sono uomini per cui essere il numero uno non è un obiettivo ma una vocazione. Cristiano Ronaldo appartiene a questa categoria: vuole essere il primo in tutto ciò che fa e anche il più insignificante degli insuccessi diventa carburante per una nuova sfida. Dicembre per CR7 è sinonimo di Pallone d’oro: l’ha sollevato negli ultimi due anni difila (prima era accaduto altre tre volte dal 2008 in poi) e lui fino a qualche tempo fa pensava di poter fare tripletta. Oggi, se le indiscrezioni delle ultime ore saranno confermate, l’ex compagno del Real Luka Modric gli toglierà la corona, ma chi lo conosce bene assicura che il bionico non ha alcuna intenzione di abdicare. Cristiano lavora ogni giorno per dimostrare al mondo di essere sempre il più forte di tutti: sfumato il premio di miglior giocatore, restano i numeri a dargli conforto, documento incontrovertibile di un’altra annata sempre ai massimi livelli, al di là della scelta finale dei giurati. I numeri certificano che Cristiano è attualmente il miglior marcatore del 2018 e possono essere ulteriormente migliorati: CR7 ha già segnato 39 gol nell’anno solare, due in più dell’eterno rivale Lionel Messi, e il traguardo minimo, ovvero superare quota 40 prima di stappare lo champagne per festeggiare il Capodanno, è ormai a un passo. CAPOCANNONIERE La rete di rigore del Franchi ha avuto un doppio effetto: ha spinto Ronaldo in testa alla classifica dei marcatori della A insieme a Piatek (10), che ieri non ha segnato contro il Torino e non ha potuto risuperare lo juventino; in più ha consolidato il suo status di re dei gol del 2018. Prendendo in esame i 10 top campionati europei (ovvero Italia, Francia, Spagna, Inghilterra, Germania, Russia, Turchia, Portogallo, Belgio e Ucraina) e considerando i centri in campionato più quelli nelle coppe europee, non c’è nessuno che viaggia alla velocità di CR7. Lui 39, Messi 37 e poi con gli altri c’è addirittura un abisso: da Lewandowski a Salah, da Griezmann a Neymar, sono tutti sotto i 30. La sfida del quasi 34enne Ronaldo (li compirà a febbraio) è riavvicinarsi ai livelli del suo quadriennio d’oro (dal 2012 al 2015) quando in 12 mesi superava stabilmente quota 50. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  22. Una foto della sua parata strepitosa e una frase didascalica: «Tre punti». Così il portiere impronunciabile,Wojciech Szczesny, ha festeggiato sui social la qualificazione della Juventus agli ottavi di Champions League. Fatti e poche parole, la ricetta del portiere polacco che ha definitivamente raccolto l’eredità di Gigi Buffon, non uno qualunque. Dopo lo choc del Bernabeu, l’espulsione del capitano, Szczesny entrò ma non fece il miracolo sul rigore di Cristiano Ronaldo. Forse non è un caso che ha debuttato in questa Champions parando proprio un rigore nel finale di Valencia mentre martedì sera è stato superlativo sul colpo di testa di Diakhaby. «Una parata alla Buffon», è stata definita. Dal peso specifico incalcolabile per tempi e modi: pochi secondi prima dell’intervallo con il risultato in parità. E prima della sosta delle nazionali, aveva anche parato il rigore a Higuain in Milan-Juventus. Una risposta alle critiche per il gol subito pochi giorni prima contro il Manchester United e al tormentone sulle uscite alte, considerato il suo punto debole. La conferma che la Signora ci aveva visto nella scelta del dopo Buffon. Una pressione che avrebbe schiacciato chiunque, ma sembra non aver scalfito il numero uno polacco. Sempre in perenne confronto con Super Gigi. La sua umiltà sta facendo la differenza nell’affrontare la sfida più importante dopo aver accettato di fare il secondo per un anno. Lui che sarebbe stato titolare in qualsiasi altra squadra. Qualche settimana fa alla Bbc aveva raccontato: «Più facile per me essere l’erede di Buffon perché non sono italiano. E da Gigi ho imparato a essere il numero uno, stare un anno al suo fianco è stata l’occasione migliore della mia vita. Non approccio le partite pensando che non posso sbagliare perché tutti sentiranno la sua mancanza». Il rigore parato al Pipita? Grazie ai consigli di Cristiano Ronaldo. Il concetto di squadra anteposto sempre all’interesse personale. Un filo di umiltà e il lavoro da cui ricominciare sempre. È la Juve di CR7, di Mandzukic, di Dybala e Bonucci e Chiellini e di tutti gli altri. Ma un titolo se lo merita anche Szczesny. Fonte: Il Giornale
  23. BENE COLLUM SU PJANIC E BONUCCI NIENTE RIGORI Partita veloce e anche spigolosa. L’arbitro scozzese Collum riesce bene a tenerla, distribuendo parecchi cartellini gialli, tutti motivati a partire da quello a Bentancur. Nel primo tempo ci sono stati due episodi in area Valencia. Nel primo, Pjanic cade in area dopo un contrasto con Kondogbia. In effetti c’è un contatto, ma non così chiaro per un rigore e poi l’ex interista era anche in anticipo sul pallone. Nel secondo, Bonucci va giù dopo un corpo a corpo con Coquelin. C’è una leggerissima spinta del francese, non così «pressante» da motivare un calcio di rigore. Anche qui fa bene Collum a non intervenire. Nel secondo tempo, chiaro il fallo di mano, anzi braccio, con cui Dhiakaby segna. Gol senza alcun dubbio da annullare e giallo al difensore del Valencia. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  24. Szczesny 7 Il gioco di mano con Diakhaby finisce 1-1: il 12 gli segna con il braccio, Woj gli cancella la testata del possibile 0-1. Vale mezzo gol. Cancelo 7 Il miglior crossatore del West comincia forte, trova Mandzukic, chiude su Guedes, poi trasloca a sinistra. Pensare che a luglio era del Valencia… Bonucci 6,5 I soliti lanci, un bel tacco, un brutto errore quando si fa bruciare da Diakhaby. Però in zona-Mata, quando il 90’ si avvicina, salva di testa: importante. Chiellini 6,5 Diventa il quarto juventino per presenze e, in gita premio, va a crossare nell’altra trequarti. Per il resto, uno stop a Coquelin e tanta presenza. Alex Sandro 5,5 Partita strana. Gioca un tempo meno che normale, crossa 3 volte meno bene del solito e dà una palla interessante a Pjanic, di sicuro incide meno di Cancelo. Allegri sa che Cuadrado sta meglio e lo cambia all’intervallo. Bentancur 6,5 Lascia un timbro su Guedes – tacchetti su gamba, cartellino giallo – e uno anche sulla partita. Presenza, personalità e 10 palle recuperate. Tante. Pjanic 6,5 Serata da distributore automatico. Gioca 73 palloni, record della Juve, nessuno da far saltare sulla sedia ma quasi tutti intelligenti. Comandante. Matuidi 6 Sembra un po’ giù di tono, in difficoltà tecnica, poi sprinta, scivola e recupera una palla in zona delicata. Utile come sempre. Dybala 6,5 Attiva il laser mancino con l’azione più bella: dribbling e gran palla per Alex Sandro. Primo tempo di livello, poi cala un po’ e tramonta in panchina. Ronaldo 7,5 InSight, la sonda atterrata su Marte, ha trovato una maglia col 7. Il solito marziano per la capacità di determinare: il gol è una sua creazione dal nulla e gli assist per Mandzukic potrebbero essere due. Altro livello Mandzukic 7 L’amico col 7 gli fa un altro regalo ma Mario è il tradizionale mix di intelligenza e sforzo: un bel cross, tante rincorse e il tocco che vale il primo posto. Cuadrado 6 Un tempo da terzino destro, tra belle idee e limiti da difensore: Guedes lo salta secco. Bonus: devia un tiro di Batshuayi da brivido finale. Douglas Costa s.v Undici minuti che spende con un paio di accelerate. Allegri 7 La Juve domina anche questa e trova una struttura definita: solidità da squadra livello top. Se Ronaldo decisivo non può stupire, occhio alla buona notizia: gli ultimi minuti passano più o meno tranquilli. La Gazzetta dello Sport Il Corriere della Sera Il Giornale Libero
  25. AUTOGOL FELIPE: CORRETTO FAR RIPETERE LA RIMESSA Al 9’ Gomis rimette corto dal fondo per Felipe, che tocca il pallone proprio mentre varca la linea dell’area di rigore. Sugli sviluppi dell’azione la Juventus recupera palla e segna la rete del vantaggio grazie ad un cross di Douglas Costa che Felipe mette nella propria porta, ma a quel punto l’arbitro La Penna ha già interrotto il gioco. Cosa ha sanzionato? Il direttore di gara ha ritenuto irregolare la rimessa del portiere della Spal, probabilmente perché il pallone non era completamente uscito dall’area quando lo ha intercettato Felipe (mentre non è chiaro se Mandzukic fosse dentro o fuori dall’area al momento del rinvio). Comunque, come prevede il regolamento, si riprende con una nuova rimessa dal fondo. Al 24’ Cuadrado simula al limite dell’area, manca il giallo. Al 29’ 1-0 juventino: regolare la partenza di Cristiano Ronaldo sul cross dalla destra. La Gazzetta dello Sport Ancora una buona partita per Federico La Penna: non difficilissima, ma è stato accettato da tutti, ha sempre tenuto alta la concentrazione, ha usato anche il brutto muso quando serviva (giallo a Bentancur). Corretto fermare il gioco sull’autogol di Gomis, il gol di Ronaldo è buono. IN AREA Veniamo al caso da scuola: Gomis rimette il pallone in gioco dal fondo e qui accadono due cose, con la prima che diventa - temporalmente - determinante sulla seconda: a) Mandzukic è all’interno dell’area e diventa punibile quando corre verso Felipe; b) Felipe tocca il pallone quando lo stesso ancora pizzica per un pelo la linea (ci vorrebbe la GLT), dunque non è ancora uscito completamente. Corretto fermare tutto (magari farlo prima...). Dal prossimo anno tutto questo cambierà, la regola verrà modificata, il pallone si potrà toccare (e lo potrà fare anche l’attaccante) quando è dentro l’area. Corriere dello Sport
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