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  1. Al 34’ Benatia interviene su Bakayoko: per Mazzoleni merita l’ammonizione. Cinque minuti dopo, nell’area juventina lo stesso Benatia intercetta con il braccio sinistro un pallone toccato da Higuain. L’arbitro lascia correre, poi il Var Fabbri lo invita a rivedere l’episodio al monitor. Il tocco di Benatia è certamente incongruo, quanto basta per decretare il rigore (che Higuain sbaglia). È meno chiaro se sia intenzionale (Benatia muove il braccio verso il pallone oèil pallone che sbatte contro il braccio?) e se interrompa una promettente azione d’attacco o un semplice anticipo (Higuain avrebbe mantenuto il controllo della palla?). La nostra sensazione è che trattandosi comunque di una «promettente azione d’attacco» il braccio di Benatia avrebbe potuto meritare il giallo (quindi l’espulsione dello juventino). Al 34’ della ripresa, Chiellini trattiene Romagnoli in area e poi cade a terra: poteva starci il rigore, ma Mazzoleni fischia fallo in attacco. Infine, la cacciata di Higuain: fallo «imprudente» su Benatia, che può meritare l’ammonizione, poi perde la testa e Mazzoleni non vuole o non può far finta di non sentire: rosso diretto. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  2. Szczesny 7 Vecchio discorso: rigore sbagliato dall’attaccante o parato dal portiere? Questo sembra uno dei casi in comproprietà. Higuain non colpisce né forte e né angolato, lui però si distende bene e si salva anche con l’aiuto del palo. Comunque, decisivo. Cancelo 7 Sono quelle serate in cui Cancelo si moltiplica per tre: terzino, centrocampista, ala. E regista, visto che tocca più palloni di tutti. Un tempo dominante: l’asse con Bentancur schianta il povero Rodriguez. Ripresa più soft, ma sempre decisivo con il tiro da cui nasce il 2-0. E adesso occhio perché, stesso stadio, ce lo ritroveremo di fronte in Italia-Portogallo Bentancur 6,5 Un anno di scuola Allegri l’ha trasformato da play interessante ma un po’ compassato a mezzala moderna, che taglia in orizzontale e verticale, anticipa e costruisce con piedi e visione da regista. Ha soltanto 21 anni e adesso gioca già come i colleghi veterani. Benatia 6 Sarà nervoso perché gioca poco: ma poi la solita, ennesima, entrata fallosa da dietro a centrocampo (primo giallo), quindi il mani in area a rischio secondo cartellino. Da sostituire. Invece si riprende con tre chiusure eccellenti, e decisive, che implicitamente aumentano il rimpianto per quello che potrebbe essere se ogni tanto riflettesse di più. Chiellini 6,5 La latitanza del Milan nell’area juventina gli concede una serata senza particolari tensioni. Un passaggio sbagliato a centrocampo che poteva innescare un contropiede, ma tanta gestione, superiorità fisica e tattica. Sta bene bene e si vede: qui e in Champions Alex Sandro 7 Il Milan ha due terzini, la Juve due attaccanti. Se Cancelo è distruttivo, per una notte non è da meno Alex Sandro: l’assist perfetto per Mandzukic vale come un gol, le discese insistite costringono il Milan a restare basso. Abate e Borini sono sempre out Pjanic 6 Se gli avessero fatto più pressing avrebbe sofferto. Invece l’hanno lasciato libero di tessere la manovra in partenza, anche se poi non s’è mai vista l’apertura spacca-partita. Allegri lo sostituisce e non è la prima volta. Ci sono stati momenti migliori. Matuidi 6,5 S’è messo alle spalle la follia di Champions, quando è andato su Pogba provocando punizione e rimonta dello United. È tornato concentrato e mobilissimo, sempre in verticale, sempre ad aggredire in anticipo Kessie e chi da sinistra provava a infilarsi. Instancabile Dybala 6 In modalità mezzala partecipa bene alla manovra. Come gli succede di recente, però, se ci sono due punte soffre il ruolo più arretrato. Quando è uscito per Douglas Costa poteva anche pensare al «raccomandato» Ronaldo, ma poi il campo ha dato ragione ad Allegri. Ronaldo 6,5 Non era stata la miglior partita e lo sa anche lui: un po’ fuori dalla manovra, un paio di palle perse, corsette poco convinte, quasi fosse arrivato il momento del turnover. Ma è CR7 e in un secondo può cambiare tutto: dà segni di vita, poi il 2-0 ammazza il Milan. Mandzukic 7 Non infiniti i palloni che tocca, ma pesanti come macigni. Come lui. Sul cross di Alex Sandro entra e schiaccia tutto e tutti, implacabile. E poi, anche se non lo vedi, lo senti. Soprattutto lo sente la difesa del Milan: pressing, movimento, possesso. Khedira 6 Sempre per il discorso del «toglietegli tutto ma non Khedira», Allegri avrà sofferto a lasciarlo in panchina per Bentancur. Ma giusto così. Com’è giusto concedergli l’ultimo quarto d’ora per gestire, anche perché Pjanic non era al massimo Douglas Costa s.v Allegri 6,5 Discorso inverso di quello di Gattuso: ha una squadra così superiore che parrebbe tutto facile. Ma poi lo United insinua dubbi. Sceglie bene Bentancur invece di Khedira, e toglie le residue speranze al Milan accentrando Dybala e Mandzukic, in fase di non possesso, su Kessie e Bakayoko: con le fasce già sue, per il Milan non c’è speranza La Gazzetta dello Sport La Stampa Il Corriere della Sera La Repubblica Libero Il Giornale
  3. Chi vuole tornare e chi non vuole andarsene. Sarà l’effetto Ronaldo, ma la Juve si ritrova al centro di un interesse mai visto prima. E allora nessuno dirigente bianconero si stupisce se Alex Sandro ora riflette sulla permanenza, mentre le voci di un ritorno di Paul Pogba si infittiscono. L’operazione è complessa e legata ad una cessione pesante, come può essere quella di Pjanic, ma nulla è impossibile per questa Juve. Dopo due anni Pogba valuta l’ipotesi di cambiare aria e il ritorno nella Juve varrebbe un nuovo colpo. Per la Juve, ma anche per l’Adidas: lo sponsor del club e dello stesso giocatore spinge per questa soluzione. A maggior ragione dopo l’arrivo di un uomo Nike come Ronaldo. Le suggestioni del marketing globale si intrecciano con i piani di una Juve che studia il varo del 4-4-2 per esaltare le doti da centravanti di CR7 con esterni offensivi di qualità sulle fasce come Douglas Costa, Bernardeschi e Cuadrado. Per questo potrebbe nascere un centrocampo muscolare con Pogba e Can, più Matuidi e il giovane Bentancur come prime riserve. Le grandi manovre a centrocampo coinvolgono anche Sturaro e Marchisio, ma alla voce cessioni. Per il primo si cerca una soluzione in Premier, piace a Newcastle e Leicester, mentre per il Principino il discorso è diverso. La Juve lavora per la rescissione del contratto, in scadenza nel 2020, mentre quelli di Rugani e Higuain sono più marcati con l’arrivo di Sarri al Chelsea. Anche se gli inglesi vorrebbero il Pipita in cambio di Morata. La voglia di tornare alla Juve è sempre più forte. Fonte: La Stampa
  4. La Juventus e Beppe Marotta si separano dopo otto anni e contano i successi in serie, più che i soldi della buonuscita riconosciuta al manager varesino. Ieri la trattativa è stata chiusa a Milano all’insegna del fair play, dopo settimane di surplace; finché alle 18 passate da poco il sito juventino non dà l’annuncio della risoluzione consensuale del rapporto a tempo indeterminato. E ora quale sarà il suo destino? Il feeling con l’Inter è concreto e la mossa bianconera di ieri agevola indirettamente i lavori in corso sul versante nerazzurro. Ma la famiglia Zhang non ha in programma cambi immediati e la candidatura di Marotta è nata in vista del nuovo anno. Non prima. Ad ogni modo nei prossimi giorni per l’ormai ex amministratore delegato juventino non mancheranno gli impegni istituzionali, visto che siede sia nel Consiglio di Lega di Serie A che nel neonato Consiglio federale. Anzi, è curioso che abbia ottenuto questa doppia nomina con la casacca bianconera. Quell’elezione ha una valenza nominale e così adesso il suo ruolo diventa a maggior ragione super partes. E si spiega anche il congedo soft, con la reciproca intenzione di mantenere buoni rapporti anche in futuro: anche se su fronti opposti. Nel comunicato del club campione d’Italia si dà notizia anche dell’uscita di scena dell’altro ex amministratore delegato Aldo Mazzia a cui vanno 587 mila euro lordi tra preavviso e buonuscita vera e propria. Invece a Marotta vanno 723.550 euro lordi, sempre sommando le spettanze per il preavviso e per la buonuscita. Nei conti del club della Continassa il manager ha poi maturato emolumenti al lordo per altri 5,6 milioni di euro. La fetta più consistente (già emersa al bilancio del 30 giugno) è riferita ai bonus ottenuti in base al Long Term Incentive Plan riferitoal quadriennio 2014-18: guarda caso coinciso con il boom di introiti che ha permesso di far entrare trionfalmente la società degli Agnelli nella top ten europea. Sulle stesse basi, il totale pagato in lordo a Mazzia è, invece, di circa 2 milioni. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  5. Bentancur super, e Cuadrado chiude la gara L’uruguaiano imbecca Dybala per l'1-0, riconquista palloni e fa valere la sua stazza. Benatia attento e puntuale. SZCZESNY 6 Gran riflesso in avvio su Pavoletti. Il gol di Joao Pedro, però, gli rovina la serata. CANCELO 6 Avvia l'azione del vantaggio juventino e quan- do avanza è sempre devastante. Da rivedere in marcatura, come in occasione del pari del Cagliari: è troppo morbido nell'opporsi a Joao Pedro. BONUCCI 6.5 Guida la Juve con la solita pulizia, nelle chiusure è preciso. Il rischio principale lo corre in avvio quando Pavoletti anticipa tutti nell'area piccola. BENATIA 7 Strepitoso nei duelli aerei e nei corpo a corpo: è attento e puntuale su Pavoletti, soprattutto nel finale dove evita la beffa prima del 3-1 di Cuadrado. DE SCIGLIO 6.5 Parte con un gran recupero di 50 metri per stoppare una ripartenza del Cagliari. Sempre affidabile, anche a sinistra. BENTANCUR 7.5 Imbecca Dybala per l'1-0, riconquista un sacco di palloni e quando avanza per vie centrali sfruttando la stazza obbliga gli avversari a usare le maniere forti. Quantità e qualità. E' in un momento di grande fiducia, ma la sensazione è che abbia ancora ampi margini di miglioramento, soprattutto quando si inserisce in area. PJANIC 6.5 Detta i tempi con qualità, prezioso anche in fase di intercetto. Allegri, in ottica Champions, gli risparmia gli ultimi venti minuti a causa di un affaticamento. Alex Sandro (25' st) 6 Si piazza a sinistra, ma davanti a De Sciglio: meglio quando spinge. MATUIDI 6.5 Lotta, attacca l'area quando gli attaccanti gli creano lo spazio per inserirsi e in fase di non possesso è sempre preziosissimo. Barzagli (38' st) ng Aggiunge centimetri e attenzione nel finale. DOUGLAS COSTA 7 Serpentine, finte, giocate da accademia: la condizione cresce e i peccati del passato sono superati. Ma soprattutto, nel momento più complicato (dopo il pareggio del Cagliari), mette lo zampino sul 2-1 con il cross che poi Bradaric trasforma in autogol. Esce per un affaticamento: da valutare per la Champions. Cuadrado (1' st) 7 Allunga la Juve e chiude la partita depositando in rete l'assist al bacio di Cristiano Ronaldo. DYBALA 7.5 Sblocca la partita dopo 42" (secondo gol più veloce nella storia della Juve) e raccorda bene il gioco. Scambia in continuazione la posizione con Ronaldo non dando riferimenti ai difensori del Cagliari. CRISTIANO RONALDO 7.5 Accelerazioni e colpi di tacco che accendono lo Stadium, un palo, tante botte (vedi fallo di Pavoletti), una punizione murata dalla barriera del Cagliari e l'assist finale per Cuadrado dopo una ripartenza strepitosa. Sempre determinante, anche quando non segna. I numeri di CR7 fanno paura: 13 giocate decisive in 11 giornate di campionato. ALL. ALLEGRI 7 Parte con il 4-3-3 e Douglas Costa ad accompagnare Dybala e Cristiano Ronaldo, poi con l'entrata di Cuadrado passa al 4-4-2. Se la Juve è entrata subito in partita, è sicuramente merito dei suoi messaggi motivazionali lanciati alla vigilia. Per una partita senza subire reti e per un gol su palla inattiva dovrà attendere ancora. Tuttosport Szczesny 6,5 Cancelo 5 Bonucci 5,5 Benatia 6,5 De Sciglio 6 Bentancur 6,5 Pjanic 5,5 Matuidi 5,5 Douglas Costa 6 Dybala 7 (il migliore) Ronaldo 6,5 Cuadrado 6,5 Alex Sandro 6 Barzagli s.v Allegri 6,5 La Gazzetta dello Sport La Stampa Libero Il Corriere della Sera Il Giornale La Repubblica
  6. Esercizio per tifosi juventini (e non solo): chiudere gli occhi e ricordare il gol di Dybala a Manchester. C’è Ronaldo che crossa da destra, Cuadrado attacca il primo palo e un rimpallo tra lui e Smalling libera Dybala a sei metri dalla porta. Gol. Tutti ricordano il cross di Cristiano - un bel cross - e il movimento di Paulo che rallenta la corsa e calcia. Giusto, prima i gesti tecnici. In quell’azione però c’è qualcosa di strano. Che ci fa Ronaldo, formalmente l’esterno sinistro del 4-3-3, laggiù a destra? E perché Cuadrado, un’ala sotto il metro e 80 con l’accelerazione nel cuore, va a centro area a duello con un centrale di 1.93? Sembra tutto sbagliato. Davide Nicola, allenatore con la passione per lo studio del calcio, quella notte ha scritto su Twitter: «Senza troppi giri di parole la Juventus sta giocando il miglior calcio d’Europa. Qualcuno dissentirà, ma i bianconeri non giocano per ruoli, ma per posizioni». Suona complicato, ma spiega l’impressione di stranezza che qualcuno ha avuto durante la partita. Quella sera capitava di vedere Matuidi in posizione di centravanti, Bentancur vicino a Bonucci come un terzino, Cancelo dentro il campo come un centrocampista. Nicola a grandi linee intendeva questo: Allegri chiede alla Juve di occupare alcune zone di campo, senza preoccuparsi troppo di quali giocatori lo facciano. Esempio: se la Juve vuole attaccare con due giocatori larghi, non è detto che in ogni azione siano Ronaldo e Cuadrado, cioè gli esterni di ruolo. Quella posizione può essere occupata da Cancelo, Alex Sandro, Dybala, Bentancur... È il principio base del «calcio totale», mai passato di moda: un giocatore prende la posizione di un altro e a sua volta la sua zona di campo viene occupata da un compagno. Nelle partite della Juve in A si vede meno, ma a volte si nota. Tutto questo a Manchester si è visto particolarmente bene: mancava un «9» come Mandzukic e gli altri giocatori si sono divertiti a spostarsi per il campo per cercare un punto debole della difesa. Forse è uno dei segreti di questa Juve, ancora più che delle precedenti: Allegri lascia libertà ai giocatori, non chiede giocate e movimenti preordinati. I Questo ovviamente non significa che ognuno possa fare quello che vuole. Ci sono principi da rispettare. La Juve in Champions ha dato un’impressione di ordine, con distanze corrette tra i giocatori e tante soluzioni a disposizione di chi ha la palla: un appoggio laterale, una giocata in profondità, un cambio gioco. Così è più facile anche aggredire gli avversari per recuperare palla in caso di perdita del possesso. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  7. Il teatro dei sogni è diventato per una notte il regno fatato dove niente è impossibile per un ragazzo di 24 anni che aspira allo status del campione. Paulo Dybala spiazza de Gea con uno dei suoi tiri mancini. Il calcio è spesso una questione di tempo e il diez bianconero sceglie la serata giusta per rimettersi la maschera da gladiatore. Gli mancava una rete in un grande stadio. Paulo la spugna, il ragazzo dallo sguardo vispo che assorbe ogni consiglio e lo mette in pratica, non ha perso tempo: senza Mandzukic e nella serata che doveva essere di Cristiano Ronaldo (accolto dagli applausi dai suoi ex tifosi, molti dei quali si sono presentati allo stadio con una maschera con il suo volto) ha ritirato fuori dal cassetto l’istinto killer da area di rigore. Cross di Ronaldo da destra, respinta corta del portiere per anticipare Cuadrado e Dybala che inverte la corsa e trova l’equilibrio per colpire al volo di piatto sinistro. E’ il gol numero 10 della sua collezione europea, pesantissimo per il passaggio del turno della Juventus. In Inghilterra aveva già segnato a Wembley contro il Tottenham, la vittima più illustre era stata finora il Barcellona, eliminato nei quarti con una doppietta. Nella serata magica dello Stadium aveva rubato la parte del protagonista a Leo Messi, nello shakespeariano Old Trafford ha oscurato l’amico Paul Pogba, 10 per un anno alla Juve. Qui un altro numero 10 bianconero, Alessandro Del Piero, segnò su rigore il gol vittoria nel ‘96 (0­1) e fece il bis un anno dopo, quando però finì 3­2 per gli inglesi. Qui Paulo ha chiuso la sua serata da 10 e lode con una corsa sotto i tifosi bianconeri, con addosso un giaccone lungo fino ai piedi, dopo aver sofferto negli ultimi minuti dalla panchina. Paulo ha giocato a Manchester la gara numero 150 con la maglia della Juventus. Ha segnato lui gli ultimi quattro gol bianconeri in Champions League, tre dei quali nel primo tempo. Il confronto con Cristiano Ronaldo è impossibile (121 reti in Europa contro 10) però finora ha inciso più lui del nuovo acquisto. Cristiano lo ha preso metaforicamente per mano e l’ha guidato nel luogo dove si sente più a suo agio. Nell’azione del gol c’è un ideale passaggio di consegne: sul pallone crossato dal portoghese c’è scritto «Ora tocca a te, anche tu puoi essere un numero uno». Dybala più Ronaldo, Dybaldo europeo. I numeri di Paulo parlano di 50 passaggi positivi è solo 5 negativi. Dybala ha giocato una partita tecnica e di grande qualità. Dybala ha segnato cinque gol nelle ultime quattro presenze in Champions. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  8. CHIELLINI Il capitano è il comandante della coppia, oltre che un… vero laureato: Università di Torino, non Harvard, ma il 110 e lode resta. Martedì con il suo corpo spigoloso si è arrampicato sulla statua di Lukaku e l’ha abbattuta, come in un racconto sulla tenacia: era largo la metà, ma forte il doppio. Gli statistici hanno fatto sapere che la serata per Chiellini è stata simbolica: ha vinto la partita numero 306 con la Juventus, diventando il terzo juventino con più vittorie nella storia. Sono tantissime e contengono 34 successi in Champions, molti arrivati con Barzagli e Bonucci al fianco. Old Trafford è uno dei pezzi pregiati in una collezione che contiene serate da tre punti in stadi nobili: Mestalla (Valencia), Bernabeu (Real Madrid), Wembley (Tottenham), Louis II (Monaco), Dragao (Porto), Sanchez Pizjuan (Siviglia), Etihad (City), Signal-IdunaPark (Borussia Dortmund). Il fatto che per arrivare al terzo posto abbia superato Scirea aggiunge un po’ di fascino, un po’ perché Chiellini nell’immaginario collettivo è molto diverso - grintoso, non elegante - e un po’ perché ci è riuscito anche grazie ai consigli del responsabile della match analysis della Juve, che di nome fa Riccardo e di cognome Scirea: è figlio di Gaetano. BONUCCI Durante la breve parentesi al Milan, la Champions è stata la competizione che gli è mancata di più. Bonucci assomiglia a quei supereroi che sanno sempre come sorprenderti: quando un attaccante pensa di averlo fregato, Leo tira fuori dalla manica la mossa a sorpresa. Le critiche lo fortificano e il livello della prestazione è direttamente proporzionale all’importanza della partita: assieme all’adrenalina aumentano l’attenzione, la concentrazione e la cattiveria. Difficilmente sbaglia un match da copertina: Bonucci aveva fatto bene a Valencia, ha segnato contro il Napoli (facendosi così perdonare per l’errore sul gol di Mertens) e assieme all’amico Giorgio ha alzato il muro a Old Trafford per difendere la gemma di Dybala. Tra lui e Chiellini c’è più che un’intesa profonda, Mourinho probabilmente la definirebbe empatia: uno sa leggere in anticipo i movimenti dell’altro, per capirsi basta uno sguardo. Leo inoltre non è nuovo a complimenti: prima di quello di Mourinho c’era stato l’outing di Guardiola. Pep lo ha definito «eccezionale» e ha fatto di tutto (senza successo) per portarlo al City. Il figliol prodigo invece è tornato a casa, anche per vivere serate come quella di Manchester e vincere la Coppa già sfiorata due volte: «Vogliamo arrivare in finale», ha raccontato nel dopo gara al sito Uefa. Ad Harvard si punta sempre all’eccellenza. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  9. Szczesny 6 (Per il calcio, pochino: parata facile su colpo di testa di Pogba, tuffo a bloccare un tiro di Martial nel finale. Per altre attività, il flipper: l’unico reale pericolo è un tiro da fuori di Pogba che sbatte sul palo che poi gli rimpalla addosso. In qualche modo) Cancelo 6,5 Bonucci 7,5 (Bonucci da collezione: difensore XL dentro l’area. Gran chiusura su Martial, tanta presenza, spunto cancellato a Rashford. E nel finale fa quasi gol di destro) Chiellini 7,5 Alex Sandro 6,5 Bentancur 6,5 Pjanic 7 Matuidi 7,5 (L’ubiquità su 105 metri. E’ uno e centomila: sradica, copre, per come pressa toglie la voglia di vivere. L’ultimo duello, vinto con l’amico Pogba, è un simbolo) Cuadrado 6,5 Ronaldo 7,5 Dybala 7 (Un vintage Del Piero: il numero 10 fa vincere la Juve a Old Trafford. Prende la gomma e cancella i dubbi sul rendimento nelle partite importanti.) Bernardeschi 6 Douglas Costa s.v Barzagli s.v Allegri 7,5 La Gazzetta dello Sport La Stampa Il Corriere della Sera La Repubblica Il Giornale Libero
  10. Con CR7 la Juventus somiglia molto all’ultimo Real Madrid che ha trionfato in Champions League. Nel 4-3-3 di Allegri Mandzukic fa il Benzema, gli esterni altissimi sono addirittura due (Cancelo a destra e Alex Sandro a sinistra). Dybala che parte da trequartista e vaatutto campo può ricordare Isco. Al momento la differenza è che il play, Pjanic, è più basso. La Juve di oggi ricorda davvero il Madrid di Ronaldo, non quello di oggi di Lopetegui che sta cercando una via alternativa, con più gioco collettivo, faticando più di quanto immaginasse. Quello della Juve è invece un percorso alla «ricerca» di CR7 per duplicare il suo Real. Quel Real era definito da un 4­3­1­2 offensivo che poteva trasformarsi in corsa in 4­3­3 in base alla posizione di Isco, la vera novità rispetto agli altri due anni di Zidane: il trequartista ha sostituito Bale, modificando il tridente e, con il suo possesso insistito, intendendosi bene con Modric e Kroos. Il Real sapeva sempre che cosa fare, la palla circolava veloce e il fraseggio tecnico si combinava con le incursioni devastanti del terzino ­ala Marcelo.Davanti, poi, Benzema era il centravanti virtuale ma in realtà la spalla per Ronaldo: a lui le botte, il lavoro sporco, ilrientro in fase di non possesso sul play; al portoghese libertà di muoversi come e dove voleva, partendo da sinistra, facendo il 9, segnando sotto porta o da fuori. In una manovra non certo studiata come quella del City o del Napoli, ma affidata alla classe dei singoli ed equilibrata dal terzo stopper Casemiro. Non per questo meno spettacolare, ma più improvvisata, quasi «jazzata». Quindi la Juve. Ci ha messo poco, Allegri, per individuare nel 4­3­1­2 il sistema. migliore. Non l’unico, perché, diversamente dal Real, ha più soluzioni tecniche titolari (Douglas Costa, Bernardeschi, Khedira, Bentancur) e più varietà tattica (compresa la difesa a tre). Ma il 4­3­1­2 consente di esaltare Ronaldo con il «nuovo» Benzema, cioè Mandzukic, senza rinunciare aDybala, però in un ruolo diverso. Presi a uno a uno, i doppioni sono tantissimi. In difesa Bonucci imposta di più, ma nessuno ha il senso del gol di Ramos. Sugli esterni, Cancelo a destra replica quello che fa Marcelo a sinistra: il quarto attaccante che affonda, crossa, entra in diagonale. E con Alex Sandro, più alto di Carvajal, si spinge. CR7­Mandzukic come CR7­ Benzema. E Dybala il più possibile simile a Isco. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  11. Non si sa quanto sia scosso Cristiano Ronaldo per quella storiaccia del Nevada ma so quanto abbia scosso la rete della porta del grande Scuffet costretto nell’occasione a raccogliere il pallone del due a zero. Ronaldo è fenomenale per concentrazione, impegno, qualità e partecipazione al gioco della squadra, la Juventus se lo gode mentre alcuni opinionisti sostengono che il portoghese non sia ancora ai livelli risaputi. Sono forse gli stessi sapienti innamorati di un Balotelli o di un Cassano: il mondo è bello perché è vario ma anche molto avariato. Da anni non si vedeva la Juventus giocare un football così totale, aggressivo e raffinato, anzi si potrebbe aggiungere che né la Juventus di Lippi, né quella di Capello o quella forsennata di Conte, furono in grado di proporre il calcio di quest’ultimo Allegri, un gruppo che non ha angoli bui, che sa giocare la palla in difesa che è tosto in mezzo al campo e che ha davanti tre o quattro soluzioni imprevedibili e tutte di altissima qualità. Certo, Cristiano Ronaldo non è Di Livio o Krasic ma è il valore aggiunto assoluto che è arrivato dopo anni di crescita e di ricerca. La nuova Juventus è uguale a se stessa per fame e impegno ma è diversa da tutte per il suo censo tecnico che l’avvicina, anzi va ad affiancarla, alle grandissime d’Europa. Fonte: Il Giornale
  12. Se Cristiano Ronaldo è stato il colpo più ad effetto (oltre che più costoso) del mercato della Juventus, il portoghese che ha il suo stesso agente (Jorge Mendes) e ha preceduto CR7 a Torino di qualche settimana è diventato in poco tempo il valore aggiunto della squadra. Allegri cercava uno esattamente come lui sulla corsia destra, l’erede della meteora Dani Alves, che consentisse alla Juve di aumentare la qualità in fase difensiva, ma forse neanche lui si aspettava che potesse diventare così presto imprescindibile. «Datemi un top club e io diventerò il terzino più forte del mondo»: così vaticinò Joao agli amici quando ancora lo sbarco a Torino era nei sogni ma non nei programmi. Cancelo si sta muovendo nella direzione giusta, con la sua corsa elegante e le giocate pulite ed essenziali. A Udine ha chiuso con il 90.8% dei passaggi riusciti, 109 palloni giocati, 8 possessi guadagnati e 5 occasioni create. Un’altra prova da primo della classe, come gli è già capitato in quest’avvio di stagione Il portoghese che ancora mastica poco l’italiano (così lo sfotte Ronaldo, che è arrivato dopo in Italia ma sostiene di capirlo e parlarlo già meglio) è secondo per dribbling in tutta la A(meglio ha fatto solo Chiesa), è il primo tra i difensori per occasioni create, terzo per cross, sempre tra i difensori (dietro ad Alex Sandro e Di Lorenzo), il primo della Juventus in A per numero di cross riusciti su azione (8) e il terzo giocatore bianconero per occasioni create (14, meglio di lui solo Pjanic, 18,eRonaldo, 16). In generale, nessun difensore in campionato ha costruito più di lui per i compagni. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  13. Vantaggio raddoppiato da sosta a sosta. Chissà tra poco più di un mese, alla terza pausa dedicata alle nazionali, cosa sarà riuscita a fare questa Juve. Nel senso che oggi, in cinque partite, ha semplicemente portato il suo distacco dalla prima inseguitrice da 3 a 6 punti. Per non parlare dei distacchi dalle altre. Il vuoto a suon di vittorie. E senza spingere più di tanto sull’acceleratore.Il gruppo di Allegri è partito col turbo, tanto da fissare il miglior inizio della storia bianconera ed essere ora a caccia della Roma di Garcia che 2013- 2014 fissò il record italiano di 10 successi nelle prime 10 giornate di serie A. In realtà il modello di Allegri è un altro: «Da giovane mi piacevano gli allenatori vincenti, tipo Capello». E allora il primato assoluto di 13 successi consecutivi con cui il Milan del 1992-1993 iniziò la sua stagione non può non diventare un obiettivo per la Juve di oggi. Percorso netto finora. E concorrenza che a questo punto fatica a immaginare come poter contrastare la marcia verso quello che sarebbe l’ottavo scudetto di fila. Già, perché nel frattempo la Juve non lascia un titolo da sette anni. E anche in questo caso il confronto pone Allegri e i suoi su un piano addirittura migliore di quelli visti finora. Da Conte in avanti. In questo caso i calcoli sono semplici semplici e si riferiscono alle classifiche dopo otto giornate. Nel 2011-2012 un punto sull’Udinese, l’anno dopo tre sul Napoli, quello dopo ancora un ritardo di 5 lunghezze dalla Roma, nel 2015 una partenza schock con il 14º posto a 9 punti dalla vetta, poi i cinque punti sulla Roma due stagioni fa e il secondo posto a -2 dal Napoli l’anno scorso. Anche sulla carta si era capito che la Juve quest’anno fosse migliorata ancora e non solo per Cristiano Ronaldo. Ma certo una marcia del genere spaventa tutti. Tranne gli juventini ovviamente. Fonte: Il Corriere dello Sport
  14. Come riporta 'Tuttosport', è arrivato il momento di passare all'attacco per i legali dell'ex Real Madrid. Questi i punti principali sui quali si baserà la difesa di Cristiano Ronaldo. Prima di tutto, i legali del portoghese vogliono tracciare un profilo di Kathryn Mayorga nel giugno del 2009: una aspirante modella che svolgeva anche un'attività di ragazza immagine per alcuni locali di Las Vegas che usavano la sua bellezza e quella di altre sue colleghe per attirare clienti e intrattenerli nel locale. Il contesto, secondo la squadra difensiva di Ronaldo, è fondamentale. Poi c'è il comportamento curioso della Mayorga nel giorno successivo al presunto fatto: la Mayorga dopo qualche ora dalla presunta violenza va dalla polizia per sporgere denuncia, ma non fa il nome di Cristiano Ronaldo, poi però rivela tutto a un avvocato esperto di risarcimenti per incidenti automobilistici, che immediatamente prende contatti con l'entourage di CR7. Un comportamento incoerente, sempre secondo la difesa. goal.com In Portogallo Cristiano Ronaldo calciatore e professionista modello è difeso dalla maggioranza delle persone che rispetta l'indagine ed evita sensazionalismi. Il calciatore ha il diritto alla presunzione di innocenza, come sottolineato anche dal primo ministro Antonio Costa, riferendosi al presunto caso di stupro accaduto a Las Vegas nel 2009: "Quello che la gente deve capire una volta per tutte è che esiste è che esiste una cosa chiamata presunzione di innocenza. Non basta che uno sia accusato per renderlo colpevole. E se esiste qualcosa di cui si hanno le prove è che Cristiano Ronaldo è un professionista, uno sportivo e un calciatore straordinario. E' una persona che ha onorato il Portogallo e ha dato prestigio alla nostra nazione e di certo speriamo tutti che nulla possa mai sportcare questa immagine di Cristiano". Il Portogallo si sta facendo quadrato intorno alla sua stella e Ronaldo non può lamentare della mancanza di supporto: in suo favore si sono espressi i più grandi nomi politici e sportivi, dal presidente della Repubblica, Marcelo Nuno Duarte Rebelo de Sousa fino all'allenatore della Nazionale, da cui il calciatore della Juventus ha incassato il sostegno più importante. Per il suo capitano, il ct Fernando Santos ci ha addirittura messo la faccia: "Io appoggio sempre i miei giocatori, ma questo non è un caso di solidarietà, semplicemente credo a ciò che il giocatore ha detto pubblicamente, ovvero che considera lo stupro un crimine abominevole e si dichiara innocente da ogni accusa. Conosco molto bene Ronaldo, per questo gli credo". L'esclusione di Ronaldo dalla Nations League non ha niente a che vedere con questa faccenda, ma è una decisione che era già stata presa per concedergli più tempo per adattarsi al meglio alla nuova avventura torinese. Fonte: Tuttosport
  15. Szczesny 6 Cancelo 7,5 (Sembra uno spreco che tanta classe venga relegata in fascia, nel ruolo minore di terzino destro, ma forse è meglio essere il migliore degli esterni bassi che il quarto o quinto tra le ali. L’assist per Bentancur rasenta la perfezione, un cross alla Beckham) Bonucci 7 Chiellini 6,5 Alex Sandro 6,5 Pjanic 6 (Perde qualche pallone di troppo e permette all’Udinese di distendersi, poi i meccanismi di auto-tutela sono tali per cui gli errori di Pjanic vengono sterilizzati all’istante. Forse è arrivato a un punto in cui certe partite ordinarie non lo solleticano (faccia attenzione). Bentancur 6,5 Matuidi 6 Dybala 7 (Sorprendente il modo in cui resiste a Fofana e tiene in vita il contropiede dello 0-1. Ha acquisito il sacro fuoco juventino, non è mai lezioso. Diversamente Dybala) Mandzukic 6,5 Ronaldo 7 (Sopprime i cattivi pensieri, li tiene lontani dal prato: grande dimostrazione di mentalità. Il gol abbaglia per bellezza, potenza, precisione. CRSempre)) Bernardeschi 6,5 Emre Can 6 Barzagli s.v Allegri 7 La Gazzetta dello Sport Szczesny 6 Cancelo 7,5 Bonucci 7 (E' un vero piacere quando è libero di sventagliare per Cancelo, anche perché i friulani si guardano bene dal provare anche solo a pressarlo) Chiellini 7 Alex Sandro 7 (Dalla sua corsia pennella cross interessanti. Nota di merito in più: un salvataggio sulla linea a Szczesny battuto.) Pjanic 6,5 Bentancur 7 Matuidi 6,5 Dybala 7,5 (Solito elastico rinculando a caccia del pallone, poi avanzando a innescare i colleghi d'attacco. E quando trova lo spazio per infilarsi, lo fa ma il pallone gli rimbalza male e il sinistro solitamente nocivo finisce in curva. Il gol non c'è, però questa Joya è sostanza pura. E goduriosa per i tifosi. Bernardeschi (21' st) 7 Arma il sinistro in sciol- tezza, ormai centra la porta anche ad occhi chiusi. Ottimo nei recuperi difensivi, sportel- lando con il sorriso.) Mandzukic 6,5 Ronaldo 8 (Finte e controfinte come prova generale del sinistro che marchia il 2-0. Se non esulta ancora, è perché di fronte ha un signor portiere) Bernardeschi 7 Emre Can 6,5 Barzagli s.v Allegri 7 Tuttosport La Stampa Il Corriere della Sera Libero La Repubblica Il Giornale
  16. Per la prima volta dopo 8 anni e mezzo di Juventus, Beppe Marotta non è andato allo Stadium. Decisione sofferta, maturata nella giornata di ieri. Dal divano l’ex a.d. bianconero ha ascoltato – e apprezzato – prima le belle parole di Pavel Nedved («Difficile immaginare una Juve senza di lui. Voglio ringraziarlo pubblicamente perché con me è stato immenso, mi ha sempre aiutato, mi ha spiegato e rispiegato le cose quando non capivo») e poi l’omaggio della curva, nome e cognome ripetuti più volte e accompagnati da tanti applausi. Allegri e i giocatori gli hanno fatto sentire il loro affetto e il telefono è sempre intasato di messaggi. Ieri è stata la giornata del definitivo di stacco: Marotta aveva già saltato il canonico pranzo Uefa. Mentre la delegazione bianconera pranzava al «Cambio» con quelli dello Young Boys, lui ha scelto un ristorante poco distante che si chiama come uno dei suoi primi acquisti bianconeri, «Pepe». La parola giusta per descrivere il suo stato d’animo dopo la scelta di Andrea Agnelli di non confermarlo è addolorato, ma non certo rassegnato. Ripartirà appena possibile, da dove è presto per dirlo, ma è attratto da una nuova sfida. Ci vorrà qualche giorno per risolvere il contratto a tempo indeterminato da direttore generale, nel frattempo ha già cominciato a fare gli scatoloni. A Torino tornerà spesso perché è qui che vivono i suoi due figli, gemelli, ma si trasferirà presto a Milano. Nei giorni scorsi si è congedato da John Elkann, che nel 2010 lo portò a Torino. Otto anni e mezzo e 7 scudetti fa. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  17. Andrea Agnelli, Pavel Nedved e Fabio Paratici: il presidente è del ‘75, i suoi due uomini di fiducia del ‘72. La nuova Juventus, quella del post-Marotta, sarà la loro società, un club che dichiaratamente inizia un processo di rinnovamento al vertice. In estrema sintesi: i quarantenni prendono completamente il comando con un obiettivo chiaro, portare la Juventus in un futuro che già si intravede. È una questione di vittorie – la Champions, che altro? – ma soprattutto di appeal e fatturato a livello internazionale: la Juventus vuole diventare uno dei quattro-cinque club più conosciuti, più amati, più ricchi a livello mondiale. E, complice la rottura dei rapporti tra Agnelli e Marotta, ha deciso di farlo con un management più giovane. Questo lunedì primo ottobre segnerà un passaggio tecnico: verrà presentata la lista dei candidati per il rinnovo del cda. I nomi di Giuseppe Marotta e Aldo Mazzia non ci saranno, questo è certo da sabato sera. Sembra che le sorprese siano finite: gli altri membri attuali dovrebbero essere confermati. L’altro appuntamento chiave è la prima riunione del nuovo cda del 25 ottobre, stesso giorno dell’assemblea degli azionisti, in cui saranno distribuite le deleghe finora in capo a Marotta e Mazzia. Andrea Agnelli è l’uomo al centro di tutto non solo perché, banalmente, da presidente ha l’ultima parola su ogni scelta. Tutto lascia pensare che Agnelli sarà ancora più coinvolto nel processo decisionale, magari sul modello di quanto accade al Real Madrid o al Chelsea. L’Europa non è un riferimento casuale. Agnelli, dal 2017 presidente dell’Eca, guarda ormai stabilmente oltre confine, non si confronta più con le grandi italiane ma con le big europee. QIn tutto questo si nasconde una sfida personale per Nedved e Paratici. Il vicepresidente resterà nel cda e, assieme al direttore sportivo, assorbirà parte dei compiti di Marotta. Paratici continuerà a monitorare il mercato con la struttura di scouting che dirige da anni e avrà ancora più responsabilità nella scelta dei giocatori. Inoltre, potrebbe acquisire un ruolo più pubblico, diverso dalla sua tradizionale vita dietro le quinte. Assieme a Nedved quindi deciderà una linea comune sul mercato e sottoporrà le proposte ad Agnelli.Un cambiamento preparato negli ultimi anni ma è avvenuto in modo deciso,rapido, brusco, come già successo in altre occasioni, da Del Piero a Conte. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  18. Szczesny 6 Cuadrado 7,5 Barzagli 7 Bonucci 7,5 Benatia 7 Alex Sandro 7 Pjanic 7 Matuidi 7,5 Bernardeschi 7,5 Dybala 8,5 Mandzukic 6,5 Emre Can 7 Khedira 6 Kean s.v Allegri 7,5 Tuttosport Szczesny 6 Cuadrado 6,5 (Si diverte a sprintare e ad assistere Dybala. Entra nel secondo gol con l’appoggio a Matuidi ed è suo l’assist per il Dyba-tre) Barzagli 6 Bonucci 6,5 Benatia 6 Alex Sandro 6,5 (In tandem con Berna spiuma lo Young Boys sulla sua fascia. I due giocano di sponda e a farne più le spese è il “povero” Schick) Pjanic 6,5 Matuidi 6,5 Bernardeschi 7 (Strappante, se non straripante nei suoi andirivieni. Gli fa difetto l’altruismo: con Mandzukic pecca di egoismo ) Dybala 8 (Tre gol ha fatto, altri tre poteva segnarne. A bilancio c’è anche un palo. Sublime la prima rete) Mandzukic 6 (Lavora come un matto, ma non tira mai: nessuno che si sdebiti con un pallone per Mandzu) Emre Can 6 Khedira 6 Kean s.v Allegri 7 (La cosa più interessante del periodo rimane il lavoro su Bernardeschi, per ricavarne un grande giocatore) La Gazzetta dello Sport La Stampa La Repubblica Il Corriere della Sera Il Giornale Libero
  19. GOL REGOLARI E ALLA JUVE MANCA PURE UN RIGORE Al 5’ Dybala scatta in posizione regolare e raccoglie il lancio di Bonucci per l’1-0 della Juventus. Al 24’ ammonito Bertone per un intervento a gamba tesa su Mandzukic: giusto. Al 34’ Von Ballmoss respinge un tiro di Matuidi sui piedi di Dybala tenuto in gioco da Von Bergen: 2-0. Al 4’ della ripresa ancora Von Bergen che stavolta stende Dybala: l’arbitro Karasev non interviene ma è rigore clamoroso. Regolare anche il 3-0 bianconero: sul passaggio a Cuadrado Dybala non è in fuorigioco attivo. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  20. Szczesny 6,5 Cancelo 6,5 Bonucci 6,5 Chiellini 7 Alex Sandro 6,5 Emre Can 7 (Sembra ce ne siano un paio, ma in senso positivo, per quanti palloni sradica, quanti avversari aggredisce,quante volte si propone. Non ha il sofisticato senso della posizione di Khedira, ma entra nel gioco con una combinazione di quantità e qualità non comune. Ne subisce la prepotenza fisica e tattica anche Zielinski) Pjanic 7 Matuidi 6,5 Mandzukic 8 Dybala 6,5 Ronaldo 8 ( E l’alieno mise infine piede sulla Terra. Devastante, impressionante, di una categoria assente nel nostro campionato. Prende in mano la Juve nel momento più complicato e nella partita più importante, la sublima quando la superiorità si fa imbarazzante.Itre assist non sono tutto. E poi è affamato. Come un debuttante) Bernardeschi 6 Bentancur 6 (Non è più il ventenne orgoglioso e acerbo dell’anno scorso, ma un giocatore fatto e finito, come s’è visto al Mondiale. Però la crescita s’è un po’ fermata. Dentro per Can, il compitino, il «passaggetto» un po’ così, l’errore di valutazione. Ha testa e carattere per il gran salto. Prima osava troppo, ora «deve» osare di più) Cuadrado s.v Allegri 7 (Per lui vale ormai il discorso di chi allena le grandissime. Facile giocare con Ronaldo & C., d’accordo, ma non sono tanti quelli che riescono a gestire quasi due squadre titolari. Legge bene la sfida, ha ragione a sistemare Dybala tra le linee, presto non potrà più rinunciare a Can. Come dice Lippi, pronto per il club dei top) La Gazzetta dello Sport Szczesny 6,5 Cancelo 7 Bonucci 6,5 Chiellini 7 Alex Sandro 6 Emre Can 6,5 Pjanic 6 Matuidi 6,5 Mandzukic 8 Dybala 6 Ronaldo 8 Bernardeschi 6 Bentancur 6,5 Cuadrado s.v Allegri 7,5 Tuttosport Il Corriere della Sera La Repubblica Il Giornale Libero
  21. Primo giallo severo perMario Rui. Partita ricca di episodi controversi, non tutte le decisioni di Banti convincono. La prima al 23’: Chiellini merita il giallo per un mani chiaramente volontario. Un minuto dopo, il metro è diverso: fallo di Mario Rui su Pjanic, il portoghese tocca prima il pallone poi non può evitare l’impatto con il bosniaco, Banti stavolta è severo e lo ammonisce. Al 41’ Albiol a contatto con Chiellini in area: il braccio del difensore del Napoli è al limite, ma è giusto lasciar correre. Al 13’ della ripresa, sciocchezza di Mario Rui, che interviene col piede a martello su Dybala: doveva ricordarsi di essere già ammonito (anche se ingiustamente), il rosso a quel punto è inevitabile. Nel parapiglia che si scatena, Bonucci appoggia la testa sulla fronte di Allan e viene giustamente ammonito. Al 40’ giallo per Alex Sandro, col quale in precedenza Banti aveva usato clemenza. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  22. Allegri e Ancelotti, il punto di inizio della loro storia in bianconero è stato simile. Gli sputi che hanno accolto Max sono già storia, poi cancellati un trionfo dietro l’altro. Quel coro umiliante rivolto ad Ancelotti («Un maiale non può allenare») è stato poi umiliato dalla storia, che ha visto l’attuale tecnico del Napoli diventare uno degli allenatori più vincenti di sempre anche se poi sulla panchina della Juve ha portato a casa solo una Coppa Intertoto e due secondi posti per un punto.«Quell’odio nei confronti di Ancelotti è rimasto uno dei più grandi misteri della mia carriera», racconta Alessandro Birindelli, tra i leader silenziosi di quella Juve che dominava a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila. «Io sinceramente non ricordo nemmeno un atteggiamento fuori posto di Ancelotti da calciatore, sia ai tempi della Roma che del Milan. In questa circostanza bisogna ammettere che i tifosi della Juve furono semplicemente prevenuti, come d’altronde fecero anche con Allegri al momento del suo arrivo. La differenza fu nei risultati, questa Juve vinse subito mentre noi con Ancelotti perdemmo due scudetti per un punto». Ma il distacco dai tifosi non era solo legata al periodo senza successi tra i due cicli vincenti di Marcello Lippi: «In quella fase ricordo bene che vivevamo un momento in cui la famiglia Agnelli non poteva investire come prima nella Juve. C’erano altre priorità e dovevano gestire la crisi anche in Fiat, quindi tra una campagna acquisti meno importante e risultati che non arrivavano un po’ di malumore tra i tifosi era forse inevitabile». Niente però che potesse giustificare quell’accanimento nei confronti di Ancelotti: «Ripeto, per noi era inspiegabile. Parliamo di un grande allenatore, che successivamente ha dimostrato di essere anche vincente come nessun altro. Ma anche di una grande persona che era riuscita a conquistarci subito». Oggi è tempo di Juve-Napoli, di Allegri-Ancelotti. Una sfida nella sfida, Birindelli sorride: «Sarà una gran bella partita, non ho dubbi. Anche perché sia Allegri che Ancelotti sapranno stupire con qualche mossa a sorpresa, proprio in un’occasione dove le formazioni sembrano scritte sono sicuro che sapranno giocarsi qualcosa di particolare per spiazzare l’avversario» : «Non saranno questi tre punti a decidere lo scudetto, ma se mi viene chiesto un pronostico dico che stasera vincerà la Juve». Fonte: Il Corriere di Torino
  23. Allo Stadium esordisce in bianconero e fa accomodare fuori per la prima volta Wojciech Szczesny: nell’anno 1 p.B., post­Buffon, occuperanno loro le porte girevoli degli appartamenti della Signora. Con gerarchie iniziali chiare: primo il polacco, secondo l’italiano. Ma senza certezze scolpite nella pietra. L’ex Roma, ad esempio, aveva iniziato la stagione balbettando, poi è arrivata Valencia a cambiare la percezione: il rigore parato al tramonto di un match bizzarro gli ha ridato fiducia. Senza toglierla a Perin, consapevole della griglia di partenza e scalpitante per il futuro: raccontano si sia tuffato nella nuova avventura con rigore da soldato, convinto di poter crescere piano piano nei dosaggi. E così facendo risalire anche nel gradimento in Nazionale. Il c.t. Roberto Mancini, infatti, butterà un occhio interessato alla partita di Torino: «Se Perin non gioca è un problema», lo aveva ammonito. Mattia non ha mosso un ciglio: in allenamento spesso riceve il bombardamento di Cristiano, che prova da fuori area fino allo sfinimento, mentre su Instagram riceve solo in bocca al lupo. Tra gli ultimi, quelli di Jack Savoretti, cantautore innamorato di Dylan e del Genoa. L’a.d. Beppe Marotta ha sempre ripetuto che per stare a certe vette la Juve ha bisogno di due super portieri. Ecco spiegati quei 12 milioni (più 3 di bonus) per convincere il presidente del Genoa Preziosi. E anche quel quadriennale da 2.5 milioni a stagione: neanche lo stipendio è da riserva. Pure i numeri dell’anno passato fotografano il valore: Perin ha chiuso l’ultimo campionato con il 75,15% di tiri parati (128 interventi in 37 partite). Pertrovare percentuali migliori tra i portieri in serie A, bisogna guardare ad Alisson e Buffon, non più rivali diretti, e Handanovic. Tradotto: Mattia è a tutti gli effetti un numero 1, anche se in questi primi mesi juventini c’è stata confusione sulle cifre. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  24. Almeno tre episodi da chiarire, anche se nessuno eclatante. Non incidono sull’andamento della gara, ma lasciano qualche perplessità. Al 3’ lancio di Bonucci, Matuidi controlla, entra in area di rigore e viene sbilanciato da Calabresi: l’arbitro lascia proseguire, il Var non interviene non trattandosi di un episodio «chiaro ed evidente». Ma l’intervento del difensore del Bologna sembra effettivamente al limite. Al 3’ del secondo tempo, c’è un mani di Dzemaili nell’area del Bologna: il tocco è piuttosto evidente, ma Mariani lo considera del tutto fortuito, perciò non interviene. Ed evidentemente il Var Guida dalla cabina di regia è dello stesso avviso. A dieci minuti dal novantesimo,a risultato ormai acquisito, anche l’intervento di Benatia su Okwonkwo nell’area di rigore della Juventus sembra piuttosto ruvido: una spintarella del difensore marocchino c’è, l’arbitro non fischia, qualche dubbio resta. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  25. La Juventus si è felicemente infilata in una prigione dorata, legata a una sorta di dittatura. Quella di Cristiano Ronaldo. Comanda lui, proprio come comanda la Juve, che a Frosinone infila la quinta — vittoria consecutiva—e resta salda davanti a tutti in Serie A. Ma quella di Cristiano somiglia a una dittatura. Il modulo gli viene cucito addosso da Allegri, e pazienza se Dybala è costretto a girovagare per il campo, cercando la posizione migliore. Ogni punizione dal limite è proprietà privata del portoghese, e pazienza se Pjanic da posizione centrale è spesso e volentieri una sentenza esecutiva. Quante squadre invidiano alla Juventus la possibilità di stare in questa prigione, di vivere problemi di questo tipo? Facilissimo: tante, forse tutte. Del resto, sarebbe assurdo acquisire il miglior giocatore del pianeta e pensare di usarlo come un altro, del quale lui è soltanto più bravo. Si dice che all’interno della Juventus qualcuno temesse le controindicazioni che avrebbe comportato l’inserimento di un pezzo grosso come CR7. Lui sbuffa via la tensione, prima di sciogliersi in un sorriso provocato da una battuta del suo vicino Dybala. La prima palla-gol nasce da uno spunto al 7’ di Ronaldo, il cui diagonale viene smorzato da Sportiello e respinto sulla linea da Capuano. Tutti con e per Ronaldo. A partire da Allegri, che rinuncia presto alla regia di Bentancur per affidarla all’assai più rodato Pjanic. La seconda occasione più importante è ancora griffata dal Pallone d’Oro, al 27’: altro diagonale, questo sul primo palo, altro intervento salvifico di Sportiello. Si tratta del 37° tiro scoccato in A da «mister 117 milioni», uno in più di tutto il Frosinone, più che mai piccolo Davide contro l’immenso Golia. La ripresa si apre con lo stesso leit-motive. La Juve gioca con e per il suo grande accentratore, alzando ulteriormente gli esterni. Il 4- 3-3 bianconero pende dalle parti di CR7, che si fa parare un colpo di tacco dopo aver sparato un comodo pallone in curva. È in questo momento che il portoghese cede (a Dybala) la prima punizione da quando è sbarcato a Torino. Una piccola eccezione. Ma comanda lui. Vedere, per credere, il gol pesantissimo con cui Ronaldo all’82’ consegna altri tre punti alla sua Signora, felicemente prigioniera e vincente. Poi, solo poi, Bernardeschi si concede il tiro del 2-0 senza porgerlo al dittatore. Fonte: Corriere di Torino
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