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  1. Ogni persona ha un suo posto nel mondo. Quello di Miralem Pjanic è tre passi fuori dall’area, con una barriera davanti e una porta all’orizzonte. Mire di fronte a un calcio di punizione si sente a casa e quello di domenica sera, a Napoli, è il simbolo della sua arte. Non è stata la punizione più precisa della sua vita, però per la Juventus resta una grande notizia. Quel gol su punizione è il primo da fermo in una stagione strana: per la Juve, 24 punizioni calciate, un solo gol. Questo. Nel campionato 2017- 18, per un paragone immediato, furono 6. SEDICI Cristiano Ronaldo in tutto questo ha un ruolo. CR7 ha un litigio aperto con i calci di punizione perché negli ultimi tre campionati ha segnato una sola volta da fermo, proprio all’Atletico. Ha aggiunto gol su punizione in Champions, in Coppa del Re, al Mondiale per club, ma la media è in calo rispetto a un passato da grande specialista. Soprattutto, qui è questione di status. Con Cristiano in campo, è naturale che i compagni si facciano da parte e lascino spazio alla sua rincorsa con i piedi puntati. In campionato, Cristiano ha calciato 16 punizioni, calamitando tentativi che senza di lui sarebbero toccati a Pjanic, a Dybala, a Bernardeschi. Forse la Juve avrebbe segnato qualche gol in più, ma ad Allegri importa poco: con 72 punti in 26 partite, i rimpianti non esistono. La questione centrale è il futuro. La questione centrale è l’Atletico Madrid. OBLAK PIÙ PICCOLO Un gol su punizione, in una partita complessa come Juventus-Atletico, varrebbe doppio. Di più: se arrivasse nei primi minuti, cambierebbe l’umore dello Stadium. Sarebbe una pillola miracolosa: farebbe tornare il sorriso a oltre 40mila persone, libererebbe la mente, farebbe sembrare Oblak un po’ più piccolo. Quel gol potrebbe segnarlo Cristiano Ronaldo, ma anche Bernardeschi, più probabilmente Pjanic o Dybala. Miralem è lo specialista più celebrato, l’uomo che – timidamente – si è spinto a dire che insomma, le punizioni da vicino le avrebbe calciate lui. Paulo però ha due vantaggi. Il primo: è mancino, quindi calcia dall’altro lato. Il secondo: ha un dato clamoroso dalla sua parte NUMERO 1 Dybala è il tiratore di punizioni più efficace d’Europa dal 2009 a oggi. Considerando gli specialisti dei cinque grandi campionati, si scopre che Paulo ha segnato 9 punizioni sulle 52 calciate, il 17%. Nessuno ha fatto meglio, nemmeno Pirlo (8%), nemmeno Messi (9%), nemmeno Pjanic che pure è in classifica (10%). Rieccoli, Paulo e Miralem. Non è detto che abbiano un’occasione martedì prossimo, ma una palla potrebbe bastare a entrambi per il classico mancino a giro sopra la barriera. C’è già il titolo, biblico: la parabola dei talenti. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  2. Al 25’ Meret esce a valanga su Ronaldo lanciato verso la porta. Il portoghese vola a terra per evitare lo scontro con il portiere del Napoli, non c’è un’immagine che chiarisca se il contatto ci sia stato (con la scarpa sembrerebbe toccare il malleolo di Ronaldo), ma Rocchi punisce comunque il movimento di Meret che alza il piede destro per fermare l’avversario dopo che questo ha spostato il pallone. Corretta la decisione di estrarre il rosso, come quella di non riguardare l’episodio con una review, non trattandosi nel caso di un errore chiaro ed evidente. Nella ripresa, al 3’ Pjanic, già ammonito, intercetta intenzionalmente il pallone con il braccio: gesto istintivo, ma meritevole della seconda ammonizione. Al 36’, sugli sviluppi di un calcio d’angolo Fabian Ruiz calcia al volo e la palla sbatte sul braccio destro di Alex Sandro. La distanza è ravvicinata ma il braccio troppo largo: oppone ostacolo ad un tiro che sarebbe passato, da punire anche in base alle ultime indicazioni dell’Ifab. Bene fa il Var Irrati a suggerire la review e la conseguente correzione. La Gazzetta dello Sport Una partita ricchissima di episodi. L’internazionale di Firenze, Gianluca Rocchi, al netto delle tante decisioni cruciali che ha preso (e anche bene), s’è perso solo il secondo giallo per Koulibaly (su Dybala), posto che sul primo ha adottato lo stesso metro usato per il rosso a Meret (parola chiave: “negligente”) per chiara occasione da gol. Giusta la seconda ammonizione data a Pjanic (quelli bravi la chiamano SPA, Stop Promising Attack), giusto (dopo review) il rigore dato al Napoli. Tre gesti che fanno capire la sua serata: ferma il gioco al minuto 13 (l’assistente Tonolini si mette davanti al pallone già piazzato per l’angolo) per l’omaggio ad Astori, dà una carezza sia a Meret che a Pjanic dopo i rossi. NEGLIGENTE. Ronaldo lanciato da un errato passaggio di Malcuit, sposta il pallone, Meret esce dall’area, con lo scarpino destro struscia appena il tacco sinistro di CR7. Contatto quasi nullo, ma l’uscita del portiere del Napoli può essere considerata “negligente”, considerando che è fuori dall’area di rigore (ed il portiere perde le sue “garanzie” che gli derivano dal ruolo) ma soprattutto visto che il regolamento, alla voce “calcio di punizione diretto” indica anche «Sgambettare o tentare di sgambettare». Questo spiega anche il mutismo del VAR (Irrati, non uno qualsiasi) SECONDO OK. Corretta la lettura sul secondo giallo dato a Pjanic: il giocatore della Juve blocca, andando in quella direzione con il braccio sinistro non larghissimo (ma l’intenzione è quella di colpire il pallone), un filtrante di Allan in verticale. RIGORE DA VAR. Di difficile da vedere in campo (c’è il corpo del giocatore bianconero a nascondere il contatto), fa bene Irrati a richiamare Rocchi all’OFR (On Field Review). Il tiro di Fabian Ruiz struscia il petto di Alex Sandro (diverso se ci avesse proprio sbattuto sopra)e finisce sul braccio destro che è largo e per le nuove interpretazioni punibile. RISCHIO. Dicevamo dell’errore commesso da Rocchi: a 4’ dalla fine, ammonisce Koulibaly per un’entrata in scivolata su Emre Can (non lo tocca, ma ha usato lo stesso metro di Meret), pochi minuti dopo commette un fallo duro su Dybala, ne nasce un parapiglia, ma il secondo giallo non esce. Fonte: Il Corriere dello Sport
  3. Dev’essere l’aver sentito parlare di bond (come James), che ieri si sono svegliati anche a Londra, nel quartier generale del Chelsea: avendo fiutato la ricerca di liquidità dei bianconeri - altro modo di dire «rifinanziamento del debito» - i Blues vorrebbero lo sconto per il riscatto di Gonzalo Higuain (foto). Che, secondo gli accordi, potrebbe bissare il prestito pure il prossimo anno (a 18 milioni) o essere riscattato (a 36). Sempre in base a quei parametri di risultati, personali e di squadra, pattuiti tra le società. Sempre che ci riesca, ora il Chelsea punta ai saldi, come sempre si fa nelle trattative. Detto brutalmente, il ragionamento degli inglesi è più o meno questo: vi diamo sui 30 milioni per Higuain, oppure ve lo riprendete. Cosa che, la Juve, non vuole fare. Per ragioni finanziarie ancor prima che sportive. L’obiettivo, in questi mesi, è quello di far quadrare il piano economico del club, anche in vista del prossimo shopping. Anche se il Chief financial officer bianconero, Marco Re, aveva lasciato poco spazio al fantacalcio: niente operazioni di mercato - aveva spiegato, riferendosi all’emissione del bond - l’operazione serve solo a rifinanziare e ristrutturare il debito esistente. Il bond da 175 milioni emesso ieri andrà quindi a impattare solo sul debito del club. «L’obiettivo è quello di dotare la società di nuove risorse finanziare - aveva aggiunto Re - ottimizzando la struttura e la scadenza del debito a un costo conveniente, visto il momento del mercato». Che ha risposto con una racconta da 250 milioni, nonostante le critiche dell’agenzia economica Bloomberg: «Ronaldo non riesce ad attrarre gli investitori obbligazionari alla Juve» Fonte: Corriere di Torino
  4. Nessun allarme CR7: ieri alla Continassa si è verificato un evento raro, ovvero Cristiano Ronaldo che ha fatto allenamento personalizzato (con Chiellini). Tutto sotto controllo: fa parte del normale programma di gestione del portoghese (che potrebbe riposare col Frosinone in vista della Champions). Ottimismo per Douglas Costa, che non ha lesioni al quadricipite e potrebbe recuperare per l’Atletico. Bonucci in gruppo: punta il Frosinone, come Chiellini. La Gazzetta dello Sport
  5. Al 3’ Djuricic ruba palla a Rugani e si presenta a tu per tu con Szczesny, molto bravo a deviare il pallone in anticipo sull’esterno del Sassuolo, che poi rovina a terra. Impossibile stabilire chi travolga l’altro, fa bene Mazzoleni a lasciar correre. Decisione confermata dopo il ricorso alla review. Nella ripresa, al 7’ viene annullato per fuorigioco un gol di Cristiano Ronaldo, che aveva messo in rete imbeccato da Bernardeschi. La chiamata dell’assistente è corretta. Al 24’ Sensi devia col braccio un cross di Bernardeschi, ma il braccio è attaccato al corpo, giusto lasciar proseguire La Gazzetta dello Sport Solita partita di Mazzoleni, incapace di decidere (guardate cosa fa sull’episodio Szczesny-Djuricic), che dovrebbe invece essere - decidere - il verbo arbitrale. SENZA SE E MA Ci sono due momenti temporalmente parlando dell’uscita di Szczesny su Djuricic: 1) colpisce col il ginocchio sinistro il piede destro di Djuricic che ha spostato il pallone (suo ancora il possesso); 2) solo dopo il n.1 tocca il pallone (possesso per la Juve). Era rigore, con pochi dubbi, Mazzoleni non decide, aspetta che Maresca al VAR lo chiami alla OFR. Proprio qui doveva cogliere i due momenti (potevano sembrare contemporanei live). POCHI DUBBI Ok annullare il gol di Ronaldo: oltre Magnani e Lirola sul passaggio di Bernardeschi. Bourabia tocca da distanza ravvicinata, Rugani col fianco (e braccia attaccate al corpo): mai rigore (ma neanche il pensiero). Cross di Bernardeschi, davanti Sensi ha il gomito sinistro vicino al corpo, il fatto che non sia proprio attaccato attaccato ha fatto nascere qualche dubbio. Corriere dello Sport
  6. IACOPONI-CACERES: NON È RIGORE, OK VAR Al 21’ il Parma chiede un rigore, ma sbaglia: contrasto aereo tra Gagliolo e Mandzukic, il croato devia il pallone di testa, non con il braccio. Il silent check del Var (Chiffi) conferma la scelta di Giacomelli. Al 28’, giallo esagerato a Scozzarella che respinge il tiro di Spinazzola con il braccio. Al 45’ Giacomelli assegna un rigore alla Juve per una trattenuta di Iacoponi su Caceres che non c’è: Chiffi gli suggerisce di andare al monitor,e umilmente l’arbitro torna sui suoi passi. Nella ripresa, al 14’ ancora Iacoponi protagonista: intercetta il tocco di Bernardeschi con il petto, non con il braccio. Qui Giacomelli sceglie subito bene La Gazzetta dello Sport Riuscire a sbagliare quello che c’è da sbagliare è un’arte. A Giacomelli, fra l’altro, riesce benissimo. Regala un rigore alla Juve (si vedeva live che era stato Caceres a tirare l’avversario), gliene nega uno abbastanza clamoroso (tutta colpa del... palo), dà sempre l’impressione di fischiare dove spira il vento. RIGORI SÌ E NO Cross in area del Parma, Caceres trattiene Iacoponi per il braccio sinistro, poi va a terra. Senza VAR sarebbe stato un errore clamoroso (e Giacomelli sostiene pure la sua tesi con protervia con i difensori del Parma). Lo salva Chiffi al VAR, review che dura un secondo. Non interviene invece sul calcio di Gagliolo su Khedira, netto: il bianconero colpisce il palo e questo fa sì che il pallone possa tornare nella sua disponibilità senza quell’intervento. Mai penalty il tocco di petto (braccia al corpo) di Icoponi. DISCIPLINARE Va bene a Barillà: l’intervento su Khedira è brutto, piede a martello, per fortuna (di tutti) basso. Inventato il giallo a Scozzarella: pallone sul fianco, non era neanche punizione. Il Corriere dello Sport
  7. DUBBI SUL MANI DI WALLACE RIGORE OK: LULIC TRATTIENE ● Al 36’ controllo scomposto nella sua area di Wallace, che in scivolata intercetta il pallone prima con la gamba e poi con il braccio molto largo. Un gesto che in gergo si definisce «negligente». Guida valuta la chiara involontarietà ma non l’eventuale colposità: resta più di qualche dubbio (del resto per episodi simili in più di un’occasione si è ricorso alla review). Nella ripresa, al 4’ scintille per una manata di Lucas Leiva a Matuidi, che reagisce: Guida fa bene ad ammonire entrambi. Al 30’ pareggio della Juventus: azione sulla sinistra di Bernardeschi che mette la palla in area per il tiro di Dybala respinto da Strakosha proprio sui piedi di Cancelo. Nell’occasione qualche dubbio su una posizione di fuorigioco di Ronaldo, che comunque non interferisce. Al 42’ non sfugge a Guida la trattenuta di Lulic su Cancelo prima ancora che arrivi in area il tiro cross di Bernardeschi (in posizione regolare). Giusto assegnare il rigore, poteva starci anche l’ammonizione di Lulic. La Gazzetta dello Sport CdS: Trattenuta più contatto sulla gamba: è rigore Partita più che buona per Guida, aiutato dall’assistente Carbone (perché se pensiamo ad un suggerimento VAR fuori protocollo nell’attesa fra il fallo e il fischio....) nell’episodio che ha deciso la partita. RIGORE Partiamo dalla fine, allora: prima ancora che Bernardeschi tiri (o suggerisca dentro), Lulic aggancia il braccio destro di Cancelo e lo trattiene. C’è, anche un contatto basso, con la gamba sinistra del giocatore della Lazio che tocca il destro dell’avversario, che finisce per autosgambettarsi. Guida non fischia subito, passano dieci lunghissimi secondi, poi l’arbitro indica il dischetto e non va a rivedere le immagini, il che induce a pensare che sia stato l’assistente numero uno, Carbone, a segnalarglielo. NO RIGORE Doppio episodio nel primo tempo: piccole proteste per un sospetto tocco di braccio destro di Bastos (ma sembra controlli prima colpetto, comunque fuori area) e subito dopo di Wallace (ma in scivolata sta allontanando il pallone e si calcia sul braccio che è a terra dopo la caduta). DISCIPLINARE Equilibrato da un punto di vista disciplinare: 7 gialli, 4 doppi, buon vantaggio su quello a Milinkovic. Il Corriere dello Sport
  8. CR7 REGOLARE CAN SU CONTI: UN’ENTRATA MOLTO DUBBIA, PERCHÉ BANTI NON LA RIVEDE? Al 33’ del primo tempo, frettoloso (e dubbio) lo sbandieramento su Cutrone lanciato in porta sulla sinistra, Alex Sandro al centro del campo sembra tenerlo in linea: il primo assistente Preti avrebbe dovuto aspettare la fine dell’azione per avere l’opzione Var. Al 44’, brutto intervento di Pjanic a gambe unite su Calhanoglu, solo giallo. Stessa cosa per Castillejo nel recupero, vittima Matuidi. Nella ripresa, al 9’ Ronaldo invoca un calcio di rigore per un fallo di mani di Zapata che smorza un suo cross, ma il braccio è quasi aderente al corpo. Al 16’, è buono il gol del vantaggio di Ronaldo, in linea con Rodriguez. Al 23’ invece viene (giustamente) annullato per fuorigioco il raddoppio di Dybala. Espulso al 27’ Kessie per un pestone a Emre Can: giallo trasformato in rosso da Guida alla Var. Pochi secondi prima, Banti non estrae il giallo per un intervento duro di Matuidi su Calabria. Al 41’, l’entrata in scivolata di Emre Can su Conti in area bianconera è molto sospetta: il tedesco sembra non toccare la palla e Banti lascia correre. Sarebbe stato opportuno almeno andare al monitor. La Gazzetta dello Sport Avrebbe meritato un congedo diverso, alla... Banti. Perché l’errore più grave (a parte Emre Can-Conti, decisivo sul risultato) è stato quello di non essere stato Luca Banti, il nostro arbitro più inglese: 28 falli (di solito ne fischia una quindicina), 7 ammoniti (un’enormità per lui, anche rapportati alla partita) e un espulso (al VAR). Chissà cosa dirà Rizzoli, visto in versione Lawrence d’Arabia con tanto di turbante (?) stile vacanza saudita. RIGORE Ci stava il rigore quasi allo scadere per un’entrata (precedente alla leggera tirata di maglia a parti invertite) di Emre Can su Conti: il giocatore bianconero è molto imprudente, non tocca mai il pallone, braccio destro sulle spalle dell’avversario. La colpa, Banti, la divida pure con il VAR Guida: il fatto che sia una valutazione dell’arbitro centrale, non lo esime dall’intervenire. Fra l’altro, poteva invitarlo a rivedere le immagini. Anche per una questione di... furbizia. NO RIGORE Tocco di Ronaldo, pallone sul braccio sinistro di Zapata: non è rigore (lo si faccia vedere per fissare i punti fermi), il braccio è parallelo al tronco, è in posizione congrua con l’azione. Corretto il rosso a Kessie: l’intervento è col piede a martello (anche se non affonda), pallone già molto lontano, qui Banti avrebbe dovuto vederlo da solo. Per fortuna che c’è il VAR. Corriere dello Sport
  9. Mentre la stampa continua a parlare di Gonzalo Higuain come obiettivo principale dei Blues, permettendo a Sarri di ritrovare il suo bomber dei tempi felici al San Paolo. Due i problemi. Uno, ovviamente, è che Higuain è del Milan e un suo eventuale trasferimento necessiterebbe dell assenso sia dei rossoneri che della Juventus. L altro - e qui fonti vicine al Chelsea parlano chiaro - l’ingaggio del Pipita (nove milioni netti: sarebbe il quarto in Premier) e i costi di un’ipotetico trasferimento (sia a titolo definitivo che in prestito di sei mesi) sono eccessivi per i Blues. Già, perché Abramovic sarà pure un plurimiliardario ma il Financial Fair Play vale anche per il Chelsea. Il club ha fatto la Champions una sola volta negli ultimi tre anni, ha appena speso 64 milioni per Christian Pulisic (statunitense del Borussia Dortmund, lasciato in Bundesliga Fino a Fine stagione) e sta cercando di rinnovare con Eden Hazard, corteggiassimo dal Real Madrid. Senza contare che è prassi del club non offrire contratti pluriennali agli Over 30 0 (vedi il mancato arrivo Dzeko un anno fa). Sarri in polemica con il club, dunque, una specie di Conte, atto secondo? No. Primo perché Sarri è ben voluto dall' intero spogliatoio nonché dai piani alti della società. Secondo perché è alla prima stagione a Stamford Bridge, le possibilità (e i limiti) del club gli sono stati spiegati chiaramente. Lui non minaccia e non agisce tramite la stampa. Semplicemente, aspetta. Sperando di non essere deluso. Il corriere dello Sport 71 gol in campionato in tre stagioni, più altri 20 seminati nelle varie coppe non bastarono. Terzo posto (a -24 dalla Juve), quinto (sempre a -24) e secondo (a -9), nell’estate del loro scontento, quella dello “strappo” tra Higuain e il Napoli. La città insorse contro il traditore, Giuda si era venduto per meno, dissero. Core ‘ngrato 2.0, il Pipita finì nel presepe dei rivali di sempre per 100 milioni, cifra invero iperbolica. Ma è nel destino di questo argentino silenzioso non essere mai un capopopolo, mai un Massimo Decimo Meridio che urla «Al mio via scatenate l’inferno»; il Pipita - anche in campo - prende forma per sottrazione, lavora sull’essenziale - movimento, tiro, gol - gli capita raramente di riempire di sé le partite, quando è in tiro le sequestra. 24 gol il primo anno con la Juve, 16 il secondo, due scudetti per inerzia, rimandata la gloria della Champions, il suo tabù, il terreno viscido in cui è sempre scivolato: mai veramente decisivo, non con il Real, non con il Napoli, non con la Juve. Pipit-one, da leggere con o senza trattino. PRINCIPE DEL GOL. Ma quello di Napoli e Juventus - almeno - è stato un attaccante terrifficante e implacabile, media di 22,2 gol l’anno, nessuno meglio di lui in serie A; mica come questo Gonzalo Camomillo con la maglia rossonera solo sei volte a segno in 15 partite, in astinenza per due lunghissimi mesi, pizzicato dalle freccette al veleno di Leonardo. La scintilla a San Siro non si è mai accesa veramente. Molta brace sotto la cenere, in attesa della fiammata che ce lo consegni finalmente come uno dei centravanti più forti della sua epoca. Lo è? Lo fu? Lo sarà? A Madrid e Torino l’ombra di CR7 era troppo ingombrante, lasciò Napoli per vincere qualcosa, se ne va da Milano perché si sente sopportato, perché 36 milioni di riscatto il Milan non li sborserà mai e perché non vede futuro. A trentuno anni appena compiuti, zavorrato da oltre trecento gol sparsi in sedici anni di carriera, il campione che ha una conoscenza del calcio - per come si nuove in campo, per come “sente” l’azione - che altri suoi colleghi sognano, il centravanti che riassume l’arte antica del gol con la modernità. Fonte: Il Corriere dello Sport
  10. La notizia arriva nel pomeriggio di ieri: «In data odierna, ­ scrive la Juventus in un comunicato, ­Juan Cuadrado è stato sottoposto a trattamento per via artroscopica al ginocchio sinistro per la lesione del menisco esterno e la frattura cartilaginea riportate nel trauma subito durante la partita di Champions League giocata a Berna. L’intervento, effettuato a Barcellona dal dottor Cugat, assistito dal responsabile sanitario della Juventus dottor Claudio Rigo, è perfettamente riuscito. Il calciatore inizierà nei prossimi giorni la rieducazione». Cuadrado si era fatto male al 18’ di Young Boys-Juventus dello scorso 12 dicembre. La Juventus ha provato con la terapia conservativa, ma il giocatore continuava ad accusare fastidi. Si è deciso così di procedere con l’artroscopia, che in questi casi è il sistema migliore per valutare l’entità del danno. Nel caso di Cuadrado, ciò che allunga i tempi di recupero dai 40 giorni di un normale menisco esterno ai 90 che serviranno per rivedere il colombiano in campo, è il problema alla cartilagine, emerso durante l’operazione. «Grazie a Dio, ­ ha commentato Juan su Instagram, l’operazione è andata bene, ora al lavoro per recuperare e tornare più forte». Cuadrado dovrebbe tornare disponibile a fine marzo. Salterà quindi la sfida degli ottavi di Champions con l’Atletico Madrid, rientrando per l’andata degli eventuali quarti il 9-­10 aprile. Un assenza importante nelle rotazioni di Allegri: Cuadrado quest’anno viene impiegato da terzino destro, esterno alto e persino mezzala. A questo punto si allontana il prestito di Leonardo Spinazzola, che Allegri potrebbe lanciare già contro la Sampdoria. Fonte: La Gazzetta dello Sport Operato Cuadrado,starà fuori tre mesi Stagione a rischio per il colombiano. Fermo Cancelo, cambia il destino di Spinazzola Lo stop di Cuadrado, fuori uso per circa tre mesi, «ferma» anche Spinazzola. Il ko del colombiano, per ora, blocca il prestito dell’ex cursore dell’Atalanta, pronto all’esordio in campionato. Niente terapia conservativa per Cuadrado, ieri è finito sotto i ferri per curare la lesione del menisco esterno con frattura cartilaginea del ginocchio sinistro accusata in Champions in casa dello Young Boys. Cuadrado ai primi di gennaio inizierà un percorso di rieducazione. Ma per il recupero pieno del suo preziosissimo jolly, Allegri dovrà aspettare la fine di marzo. Un brutto colpo, vista anche l’indisponibilità di Cancelo, sottoposto il 14 dicembre a un «intervento di meniscectomia selettiva mediale al ginocchio destro». Come dire: altra pioggia sul bagnato, visto che anche Barzagli, centrale adattabile sulla destra, è fuori uso fino alla fine di gennaio. La prima mossa dettata dall’emergenza sulle corsie è bloccare l’uscita di Spinazzola, finito nel mirino del Bologna. «Leonardo andrà via in prestito a gennaio? La sua situazione dipende da Cuadrado…», aveva detto Allegri alla vigilia di Juve-Roma. L’attesa sembra finalmente finita. Dopo l’intervento del 16 maggio al menisco mediale e soprattutto al legamento crociato anteriore del ginocchio destro e dopo i test svolti con la Primavera di Baldini, il cursore scuola Juve «vede» il debutto stagionale. Oggi contro la Samp è infatti candidato a dare il cambio in corsa ad Alex Sandro, 286 giorni dopo l’ultima partita giocata il 18 marzo con la maglia dell’Atalanta. «Leonardo partirà dall’inizio o giocherà uno spezzone», così ieri Allegri. Calvario finito, rientro imminente. Fonte: Corriere di Torino
  11. Una rovesciata ti cambia la vita. Tutti hanno ancora negli occhi quella più famosa di Cristiano Ronaldo, che ad aprile scorso stregò lo Stadium da giocatore del Real e capovolse il corso della sua carriera, abbracciando la Juventus e la Serie A; pochi ricordano un simile gesto atletico di Fabio Quagliarella in bianconero di 8 anni fa, l’ultimo centro della stagione prima di un brutto infortunio al ginocchio e di un lungo stop. La stagione successiva per Fabio fu però quella della rinascita e del primo scudetto del ciclo glorioso e vincente di Andrea Agnelli. Quagliarella ha iniziato l’opera conquistando tre tricolori di fila, CR7 è arrivato in estate alla Juventus per chiudere il cerchio, restituendo a Madama lo scettro di Regina d’Europa. Quaglia contro Cristiano è la sfida del talento puro senza età: ultra trentenni che non temono l’usura del tempo, perché in campo vivono soprattutto d’istinto e creatività. Se non ci fosse il ragazzino Piatek a fare il terzo incomodo, il trono dei gol sarebbe solo affar loro. Con la prima rete di testa italiana Ronaldo è salito a 12 nella classifica dei marcatori, a una sola lunghezza dalla punta del Genoa, Fabio ha risposto con un meraviglioso colpo di tacco al Chievo, portandosi a ­1 dal bionico della Juventus. Il talento non è solo tecnica, è anche personalità, astuzia, intuizione e la giusta dose di sana presunzione. Per Ronaldo ogni pallone spinto in porta è un’opera d’arte da regalare a chi lo sta guardando. La sua carriera non è paragonabile a quella di Quagliarella, ma il modo di rapportarsi e dialogare col pallone sì. Cristiano segnò di tacco al Valencia in un 2­2 di 4 anni e mezzo fa: il gol più celebre di questa tipologia, ma non l’unico. Al pubblico italiano ha regalato in questi primi quattro mesi il tiro da fuori contro l’Empoli, sicuramente la rete più bella in campionato con la maglia bianconera, più il destro al volo al Manchester in Champions League. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  12. Pomeriggio complicato anche per l’internazionale (ancora per pochi giorni: perderà i gradi dal prossimo primo gennaio per raggiunti limiti d’età e a fine stagione sarà dismesso) Banti: fischi errati, provvedimenti disciplinari presi senza senso (il giallo a Mandzukic, ad esempio), altri dimenticati. SUGGERITO Bruttissima la dinamica del rosso a Bentancur. Partiamo da qui: Bentancur (già ammonito) entra con un pestone sul collo del piede di Castagne, non c’è dubbio che sia un intervento falloso (ed infatti Banti fischia subito) e che sia da cartellino giallo. L’arbitro di Livorno, però, esita un attimo, anche due, e questo crea la reazione da parte dei giocatori dell’Atalanta, che lo accerchiano (ma non dovevano essere ammoniti quelli che si lasciavano andare a simili reazioni, Rizzoli?). Banti esita ancora e con questo dubbio la frittata è fatta: chi ha suggerito il giallo all’arbitro? L’assistente Ranghetti? O - con una procedura vietata - il Var Calvarese? Nell’occasione, graziato anche Allegri: in panchina fa di tutto, sotto lo sguardo di Aureliano che più che richiamarlo non fa. Altri tecnici, per molto meno, sono stati allontanati... OK ANNULLARE Giusto annullare la rete di Bonucci, nettamente oltre i difensori dell’Atalanta al momento della spizzata di testa di Alex Sandro. NO RIGORE Cade in area Djimsiti, ma il contatto è con il suo compagno Mancini, pressato da vicino da Chiellini. C’è, nell’azione, anche un gomito di Bonucci: involontario. Fonte: Corriere dello Sport
  13. Cristiano Ronaldo per 45 minuti ha guardato Atalanta­-Juventus dalla panchina e per una volta è stato un banale sostituto, come gli attaccanti di riserva che entrano nel secondo tempo per cambiare le partite: non gli succedeva dall’11 maggio 2013, da Espanyol-Real Madrid 1­1, trentacinque minuti più recupero al posto di Kakà. Un mese prima, contro il Levante, aveva segnato l’ultimo gol della carriera dalla panchina. Questa volta invece Cristiano ha cominciato a scaldarsi solo all’intervallo, correndo a pochi metri da Filippo Tortu, arrivato a Bergamo per vedere lui e la sua Juve. Poi è successo tutto in fretta. Cristiano ha capito di dover entrare, Perin gli ha passato la 7 e Allegri ha dato due indicazioni rapide. Dalla tv si legge il labiale e si intuisce un concetto semplice: giochi centravanti, con Dybala a destra e Mandzukic a sinistra. Un bambino a quel punto ha alzato un cartello: «Ronaldo você me dá a sua camisa por favor». «Ronaldo, dammi la tua maglia per favore». Per il momento più originale del Santo Stefano italiano di Cristiano Ronaldo, si resta qui, al cartello. Per la frase più significativa invece chiedere a Giorgio Chiellini: «Quest’anno ci sono state tre partite in cui siamo stati in difficoltà – ha detto –. Juve­-Napoli, Empoli­-Juve e Atalanta­-Juve. Non è un caso che, nel momento di difficoltà, per tre volte Cristiano abbia fatto Cristiano. Si può essere decisivi anche in 20 minuti». Ronaldo ci è riuscito con un gol e un potenziale assist.Da centravanti ha cercato più volte la profondità e sul calcio d’angolo del 2­2 si è mosso con l’istinto del centravanti: misteriosamente, c’era solo lui davanti a Berisha. Più tardi è scappato a destra e ha messo in mezzo un cross su cui Djimsiti in qualche modo ha anticipato Mandzukic. Non è stato il 3­2 solo per centimetri. PRIMO DI TESTA I numeri, succede, dicono bugie. Questa volta sembrano suggerire un impatto leggero di Cristiano: in 25 minuti, non più di 5 passaggi. Il calcio però è sport di emozioni, non di cifre, e dallo stadio si è percepito che il suo ingresso ha dato energia alla squadra. Poi ha negato legami tra la sua assenza e il rischio di sconfitta: «Sono discorsi un po’ da bar». Sono invece ragionamenti da analista quelli sul modo di marcare Cristiano, che ieri ha segnato il primo gol di testa in A: incredibile, considerate le abitudini del 7 bianco. Il pubblico dell’Atleti Azzurri ha visto tutto, ha reagito male – Bergamo voleva vincere, poche storie –, poi si è rassegnato e rasserenato. Molti sono usciti contenti. Il meglio, del resto, lo stadio lo aveva dato all’inizio con una scritta: «CR7 is for boys. CR77 is for men». «CR7 è per i ragazzi, CR77 è per gli uomini». Il 77, per storico soprannome, è Cristian Raimondi, ex terzino dell’Atalanta entrato nello staff di Gasp. Nella vita ha un solo gol in Serie A, però segnato di testa, da angolo, sotto la curva. Cristiano lo ha copiato. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  14. All’8’ Alex Sandro calcia a botta sicura su Olsen in sospetta posizione di fuorigioco. Nella ripresa, al 3’ è bravo l’assistente a segnalare il fuorigioco di Ronaldo lanciato in verticale. Al 6’ Nzonzi commette fallo su Dybala, Massa concede il vantaggio, gli juventini reclamano il secondo giallo per il francese. Un minuto dopo non viene sanzionata una spinta pericolosa di Kluivert su De Sciglio. Al 18’ lancio al limite dell’area per Ronaldo che tocca con il braccio ma perché spinto da Manolas: il portoghese protesta. Al 25’ sull’angolo da sinistra di Pjanic, alzato di testa da Fazio, Bonucci spinge Olsen e permette a Chiellini di segnare: rete annullata per carica sul portiere. Al 47’ annullato con l’intervento del Var anche il gol di Douglas Costa perché l’azione si è avviata dopo un fallo di Matuidi su Zaniolo: qui ci sono pochi dubbi, decisione giusta. La Gazzetta dello Sport Non vorremmo essere nei panni di Rizzoli: perché è chiaro che sta puntando (o sta cercando di puntare) su Massa (dovrebbe essere l’arbitro dei Mondiali in Qatar), che s’è dimostrato non adeguato alle grandi partite. Soglia altissima del fallo ma mal applicata, graziato Nzonzi, annullati due gol alla Juve, decisioni che si possono condividere, sul secondo episodio però l’uso del protocollo è davvero al limite. Due reti annullate da Massa: la prima per un fallo di Chiellini (c’è anche Bonucci, ma non c’entra) su Olsen in uscita. Diciamo che il fatto che il portiere non si può neanche sfiorare nella propria area ha salvato lo svedese. Il contatto con la spalla di Chiellini è minimo. E’ il Var (Giacomelli, basta la parola) che richiama Massa all’Ofr per un fallo di Matuidi su Zaniolo, con Zaniolo che fa due passi e lancia in avanti, pallone intercettato da De Sciglio e via alla nuova fase d’attacco. RISCHIO Rischia molto Nzonzi: già ammonito, ferma Dybala al limite dell’area, Massa dà un vantaggio che non esiste e salva il francese. Rischia anche Manolas: l’intervento su Ronaldo, nettamente fuori area (per questo il Var non interviene), è sì spalla contro spalla ma piuttosto robusto. Braccia al corpo, invece, di Mandzukic sul cross di Santon: è in area, è involontario. Il Corriere dello Sport
  15. Szczesny 6 Primo tempo di sorveglianza con una sola parata facile su Schick. Anche il secondo è abbastanza sereno, con un solo intervento su Cristante. De Sciglio 7 Può ringraziare l’atteggiamento tattico scelto da Di Francesco: se Florenzi fa il difensore, il quinto a sinistra, lui ha spazio a sufficienza per attaccare. Si accorge subito di questa scelta della Roma, tanto che chiede ad Allegri se la difesa bianconera deve restare a quattro. Max gli dice di sì, perché in realtà bastano due difensori per contenere nel primo tempo l’attacco giallorosso. Il cross per il gol è preciso. In più, fa ripartire l’azione del 2-0 annullato dal Var. Bonucci 6 Si aggiunge a Pjanic per la costruzione. In difesa ha poco lavoro da sbrigare per un tempo. Più impegnativo il secondo, ma non va mai in affanno. Chiellini 6,5 Dalle sue parti non si passa. Del resto stavolta a bussare alla porta è un timido centravanti che non può competere per rabbia e cattiveria con Giorgione. Alex Sandro 7 Nel primo tempo è l’attaccante più pericoloso della Juve, Mandzukic a parte. Tira quattro volte e in due occasioni Olsen deve superarsi. Di solito fa il terzino-ala, stavolta fa l’ala aggiunta, vista la posizione ultrarretrata di Santon. Resta più dietro nella ripresa, ma Ünder non lo salta mai. Bentancur 6 Aveva abituato ad altre prestazioni, più squillanti, più incisive. Stavolta si limita all’ordinario. Pjanic 6 Non è una delle sue serate più geniali, gestisce la manovra senza impreziosirla con la tecnica. Giusta la sostituzione. Emre Can (26’ st) 6 Deve dare ordine alla linea di centrocampo che, quando entra, sta subendo la pressione della Roma. Fa il suo compito senza svolazzi, come vuole Allegri. Matuidi 6,5 Sarà pure un centrocampista, ma noi lo vediamo di continuo nell’area romanista. Ha un dinamismo i ncontenibile. Dybala 6,5 Lavora sodo, fa ripartire spesso l’azione della Juve, anche se non è incisivo. Douglas Costa (35’ st) 6 A 10’ dalla fine, Allegri cerca col brasiliano di sfruttare lo spazio per chiudere la partita. La decisione sarebbe azzeccata senza l’intervento del Var che gli annulla il gol del 2-0. Ronaldo 6 Ha due occasioni, sulla prima è bravo Olsen, sulla seconda di più, ma CR7 lo agevola tirandogli addosso. Da uno come lui, in quella situazione ci si aspetta il gol. Il gesto tecnico migliore è l’assist per la rete di Douglas Costa, il Var però cancella tutto. Mandzukic 7,5 Un altro gol di testa contro un’altra grande (di nome, solo di nome) del campionato. E se l’interista Asamoah non poteva reggere l’urto fisico di Marione, Santon dovrebbe opporsi con più vigore. Quando nella ripresa la Roma attacca, il croato torna a fare il terzino. E’ in una forma straripante. Allegri 7 Conta il gioco, come no. Ma se leggiamo questi record c’è da aver paura: nessuna squadra dei maggiori 5 campionati europei ha mai conquistato più dei 49 punti della Juventus in 17 giornate; 16 successi nelle prime 17 gare, record in Serie A; 31 partite vinte su 36 in campionato nel 2018, più di ogni altra squadra in Europa; porta inviolata 22 volte in campionato nel 2018, come nessun’altra squadra in Europa. Può bastare? L’ABITRO Massa 5. Dirige male, sbagliando il metro delle decisioni. Corriere dello Sport SZCZESNY 6 Il capello da Superman non fa un ricciolo sulle conclusioni tenui di Nzonzi e Fazio, e nemmeno nel finale quando deve balzare per agguantare una testata di Cristante. DE SCIGLIO 6,5 Senza strafare, ma prova di grande solidità. Davanti, con il cross-assist, e in copertura. Su cui all’occorrenza arriva l’aiuto di Mandzukic, e allora è tutto più semplice. BONUCCI 6 Concede una giravolta in area a Schick, tanto per farlo divertire qualche secondo, e un po’ di leggerezza al rilancio. Quando c’è da stringere, però, accorcia la catena CHIELLINI 6,5 Stavolta non servono prodezze, ma due giocate delle sue ce le mette. Quando stoppa Zaniolo liberato al limite dell’area e quando il giallorosso prova da fuori. ALEX SANDRO 7 Non CR7, non Paulo, non Mario: nella prima mezzora è lui l’attaccante migliore. E solo Olsen gli nega (2 volte) il gol. Con il rinnovo la Juve ha “ricomprato” il vero AS. BENTANCUR 5,5 Perde subito due pallonacci in uscita dalla difesa e almeno uno se lo va a riprendere. Insomma, poca lucidità e un po’ di garra . Ma non lascia molto il segno MATUIDI 6 Bene quando c’è da attaccare lo spazio senza palla, meno quando la palla bisogna giocarla. Mette sostanza e recuperi ma anche il fallo su Zaniolo che annulla il 2-0. DYBALA 6 Sempre più «enganche» che lega il gioco: da destra e più al centro, mette una gran palla a Ronaldo. Però è un gran peccato vederlo sempre così lontano dall’area RONALDO 6,5 Per una sera trova qualcuno più bravo di lui: Mandzukic e Olsen, che para un destro e un colpo di testa. Arma di distrazione: marcate me, ché Marione fa gol. MANDZUKIC 7,5 Aggiunge lo scalpo di Santon alla collana di terzini infilzati sul secondo palo, suo terreno di caccia. Sempre in gol con le big: è da questi particolari che si giudica un grande giocatore. E pure per le innumerevoli chiusure difensive, anche da stopper, quando la Roma alza la pressione. PJANIC 5,5 Il genietto non ha forze per prodursi nella presenza nelle due metà campo: cuce senza grande inventiva, perde anche 12 palloni rischiando qualcosa di troppo davanti alla difesa. Perché quando mancano le energie la visione si appanna. E Allegri lo toglie ancora. EMRE CAN 6 In poco più di venti minuti tocca la miseria di 10 palloni. Ma è il cambio conservativo di Allegri, quando c’è da contenere lo sforzo romanista. DOUGLAS COSTA 6 Come un segugio sguinzagliato, parte due volte palla al piede più per svago personale che per il bene di squadra. Segna il 2-0 guizzando, annullato non per colpa sua. ALLEGRI 7 La sua Juve canta ormai con l’auto-tune, come i “trapper”. Non è musica sinfonica però è quel che piace e che produce utili. La squadra sembra un po’ in riserva di idee e energie, però la grande capacità di gestione sta anche nell’ottenere comunque il massimo. A colpi di record. Massa 5 Dirige male, sbagliando il metro delle decisioni. MASSA 5,5 Nella ripresa lascia giocare un po’ troppo, sorvolando su alcuni interventi fallosi, soprattutto dei romanisti. Troppo tollerante anche con Nzonzi, che ha rischiato la seconda ammonizione per un fallo su Dybala. Resta qualche dubbio anche sulla spinta di Manolas ai danni di Cristiano Ronaldo. TEGONI 5,5-VUOTO 6,5 La Gazzetta dello Sport Libero Il Giornale Il Corriere della Sera La Stampa
  16. In primis, devo confessarvi una debolezza. Morivo dal desiderio di incontrarmi con alcuni giocatori che hanno condiviso con me gioie e dolori: Chiellini, per fare un nome, capitano della Juve. Non avevo dubbi sul fatto che la mia visita alla Continassa potesse suscitare un vespaio, come se fosse la prima volta, al pari dei tanti tifosi che sostano ogni giorno fuori dal campo. Proprio per questo, visto che mi è stato chiesto, ho fatto pubblicare alcune foto dell’incontro. Ed è stato un tripudio di gioia per i sostenitori bianconeri, che ringrazio. Mentre tra le frange avversarie si è distinto uno pseudo opinionista di Radio Radio, che mi ha definito addirittura un criminale di guerra. Ne ho provato un gran dispiacere, anche perché il mio casellario giudiziario non riporta condanne, e non so se quello di questo signore ne sia altrettanto esente. Lo vedremo in Tribunale, mentre lo anticipo sulla prescrizione diCalciopoli, scaturita da due ricusazioni al Presidente di quella Corte stessa e non volute dai miei difensori (chissà perché!). L’unica mia colpa è stata di aver sempre creato squadre competitive e di aver vinto tanto: e in Italia si sa, chi emerge è combattuto, meglio la mediocrità. Non fa niente se dopo di noi la Nazionale è stata eliminata due volte al primo turno dei Mondiali e per la Russia non si è neanche qualificata. Purtroppo alla Continassa non c’erano più Trezeguet, Vieira, Montero, Camoranesi, Zidane, Emerson, Cannavaro, Ferrara, Thuram, Del Piero, Ibra e Buffon. Ci sono ancora però Nedved e Pessotto come dirigenti: a tutti loro i miei auguri e che Dio li protegga da un mondo che, per questioni di rivalità, vorrebbe uccidere i forti, coloro che in campo e fuori sanno dare una loro impronta. Che poi sono in gran parte coloro che hanno dato vita, nel 2006, alla finale Francia-Italia, che dette il Mondiale agli azzurri. Tutti giocatori che ho portato in bianconero e ne vado fiero. Un grande augurio anche ai miei mister di quel tempo: a Capello che ha vinto tanto ovunque come Lippi, oggi ct della Cina e, per finire, Ancelotti vittorioso in Italia, Inghilterra, Spagna, Francia e ora valido mister del Napoli. Tre soli allenatori in 12 anni di vittorie,mentre certi maestri della contestazione ne hanno cambiati 22 nello stesso periodo. Stasera la Juve (favorita) ospita la Roma in crisi: colpa di infortuni e acquisti sbagliati. Il Napoli al San Paolo con la Spal dovrebbe aver vita facile. Il Milan aspetta la Fiorentina e spera nei gol di Higuain per difendere il quarto posto, mentre l’Inter è a casa del fanalino di coda Chievo. Si evince come le prime tre piazze siano già “prenotate”, mentre per la zona Champions sono in corsa pure Lazio e Atalanta: questa giornata potrà dire molto. Fonte: Libero ----------------------------------------------
  17. Mattia De Sciglio veste da sempre una faccia innocente da bravo ragazzo. Quella di chi si terrebbe sempre alla larga dalle scazzottate tra compagni di scuola. Eppure sabato sera è uscito dalla battaglia del derby come un vero duro, con tanto di occhio nero rimediato in uno scontro di gioco con Izzo. Il terzino bianconero è un ragazzo dal cuore d’oro, ma non è certo il tipo che ha paura del corpo a corpo. Così, con un sorriso virile, Mattia ha messo il cappello su una prestazione coraggiosa. Ed è la conferma di un momento felice, forse il migliore da quando si è vestito di bianconero: Max Allegri, che lo conosce come nessuno e da sempre fa scudo alle critiche attorno a lui, lo ha pescato dal mazzo nel momento giusto. Un po’ le contingenze dell’infermeria, un po’ le esigenze del turnover, un po’ pure la stima del tecnico per il suo pupillo, ed ecco perché il numero 2 ha messo così tanto fieno in cascina. Superati i guai muscolari di inizio stagione, ha giocato per intero le ultime quattro di A. GUERRIERO Se Cancelo è l’onnipotente imperatore delle due fasce, De Sciglio è comunque un nobile cavaliere di corte. Sarà pure meno tecnico e immaginifico del portoghese, ma vigila senza sbavature su entrambe le corsie. Anzi, rispetto all’anno passato, sembra più portato all’assalto: in questa stagione ha giocato (694’ contro 527) e, soprattutto, crossato di più (la media a partita è salita da 1,71 a 3,37). In ogni caso, De Sciglio dovrà continuare nel presidio sulle fasce perché gli infortuni di Cancelo (operato al menisco) e Cuadrado (proverà a farsi bastare la terapia conservativa per l’elongazione al ginocchio) toglieranno dal campo i due esterni fino a fine gennaio almeno. Nessuna fretta, il guerriero De Sciglio è pronto sul ring. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  18. Diciotto anni, trequartista del Braga e della nazionale Under 19 portoghese, Trincão è da mesi nel mirino della Juventus. Il viaggio torinese di Jorge Mendes è stato l’occasione, infatti, per un incontro ravvicinato del manager con Fabio Paratici, responsabile dell’area tecnica bianconera. In questa operazione Mendes fa valere i suoi rapporti privilegiati con la società bragantina. Saranno necessari nuovi incontri, ma il club di Andrea Agnelli ha consolidato la posizione di vantaggio acquisita nell’affare. Nell’occasione Mendes davanti ai giornalisti ha ricordato i momenti più significativi della Grande Operazione dell’estate: «Se CR7 è arrivato qui il merito è del club. Cristiano a gennaio mi disse che voleva giocare nella Juventus. Io pensavo che fosse impossibile e gli ho detto che era molto difficile. La Juve ha fatto tutto il resto, rendendo possibile l’impossibile. Nella prima riunione con Nedved e Paratici prima della partita con il Real all’andata. Poi, si sono aggiunti Marotta e Agnelli, le cose si sono evolute e tutto è diventato fattibile». Intanto ieri il Psg ha annunciato che Rabiot nella prossima stagione non giocherà più con il club parigino. La Juve ha seguito a lungo questa pista, ma il centrocampista francese ha gradualmente alzato le sue richieste sino a 10 milioni netti a stagione. Sulle sue tracce c’è di sicuro il Barcellona, ma sarà interessante capire chi si farà avanti per tesserarlo già a gennaio. E con quale indennizzo per il Psg? Fonte: La Gazzetta dello Sport
  19. Tutto a posto, la Juve vince il gruppo ed è testa di serie. Ma soltanto grazie al Manchester Utd che in contemporanea fa harakiri con il Valencia, perdendo e garantendo la classifica dei bianconeri. Non nel modo migliore. La qualificazione già conquistata non è un alibi: un’altra sconfitta per 1-2, un’altra distrazione dopo quella con il Manchester. Allora nel finale, qui nella parte centrale. Un po’ troppo in un gruppo per chi punta al successo finale. Non ci saremmo mai aspettati Dybala in panchina. Non dopo i tre gol dell’andata. Allegri ha stupito e sbagliato, come poi il finale ha dimostrato. Compreso il bellissimo gol che Ronaldo ha «tolto» al collega argentino. In vena creativa, finalmente Allegri si ricorda di avere Dybala e lo inserisce per De Sciglio, disegnando un inedito 3-2-3-2, con la coppia Can-Bentancur a rifornire i trequartisti Bernardeschi, Dybala e Costa. E naturalmente Ronaldo-Mandzukic davanti, per un assedio di quasi 25’, recupero compreso, nel quale si assiste a un’altra partita. Quella con Dybala che dà la scossa, centra da fuori il 2-1. con un gran tiro e infine, nelrecupero,trova la botta del 2-2 da raccontare ai nipoti. Solo che CR7 è sulla traiettoria e, oltre allo spazio che gli sta togliendo in questo inizio di stagione, gli nega un gol bellissimo e dai mille significati. In mezzo un palo e un rigore su Ronaldo. ALTRA STORIA A FEBBRAIO Tutto è bene quel che finisce bene, diceva un vecchio saggio, ma non è così che la Juve può aggredire la Champions. La follia finale con lo United. L’incapacità di controllare, di avere sempre la situazione in pugno, qui in Svizzera. A febbraio sarà un’altra storia, anche Ronaldo si scatena, e poi dipende dal sorteggio. Ma forse è arrivato il momento di restituire a Dybala il ruolo perso in questi mesi: non era facile entrare a freddo (letteralmente, era meno tanto) e dare la svolta. Come dice Allegri, almeno la Juve sa scegliersi le partite da brutta figura. Ma sarà sempre così? Fonte: La Gazzetta dello Sport
  20. Un punto ancora e poi lo scudetto d’inverno sarà aritmeticamente della Juve. Non poteva essere altrimenti con il ritmo che stanno tenendo i bianconeri. Contro la Roma, sabato sera a Torino, Allegri potrà prendersi il primo vero pezzo di scudetto. Sarebbe nulla più del giusto coronamento di un anno straordinario. Mancano un paio di settimane al brindisi di arrivo del 2019 e i conti parlano chiaro. La Juve ha già tutti dietro, nessuno riesce ad andare così forte, non solo in Italia. E il muro dei 100 punti è alla portata: ne servono 6 sui 9 ancora disponibili. Oggi, durante il sorteggio di Champions, la Juve e gli juventini dovrebbero dare uno sguardo a quanto accaduto nell’anno che si sta chiudendo. Sarebbe un buon modo per affrontare l’Europa a viso ancor più aperto, senza timori di questo o quell’avversario. Il perché è racchiuso nella classifica di punti ottenuti nei vari campionati. Il 2018, infatti, ribadisce: la Juve è avanti a tutti, nessuno corre quanto lei. Con 94 punti Allegri e i suoi hanno messo in fila Psg, Manchester City, Barcellona, Totttenham, Napoli, Liverpool, Real e Atletico. Ci fermiamo qui non a caso: dietro ci sono già Atletico Madrid e Liverpool, i due avversari più temibili dell’urna di oggi a Nyon . La partenza dell’attuale campionato è probabilmente l’esempio migliore, con 46 punti su 48 messi in tasca e una vittoria sfuggita solo perché quel pallone contro il Genoa era stato considerato fuori da Benatia mentre invece da lì arrivò il gol del pareggio. Per il resto, però, solo vittoLa vittoria sul Torino ha allungato le tante serie positive dei bianconeri rie. In casa e in trasferta. L’altro dato spaventoso riguarda proprio i viaggi della Juve: gli manca solo la partita sul campo dell’Atalanta, se ne esce indenne l’anno sarà immacolato anche per quel che riguarda le trasferte. Con la vittoria di sabato, nel derby che il calendario ha piazzato in casa del Torino, la Juve peraltro ha già eguagliato la sua migliore striscia di vittorie esterne: 8 di fila. Fonte: Il Corriere dello Sport
  21. Al 6’ Camara interviene in modo duro su Ronaldo: poteva starci l’ammonizione, come tre minuti più tardi, quando Aebischer entra in ritardo su Mandzukic. Il tedesco Stieler preferisce anche in questo caso non sanzionare. Al 28’ Alex Sandro, entrato al posto dell’infortunato Cuadrado, è subito protagonista in negativo: inciampa sul pallone e nel tentativo di proteggerlo finisce per agganciare e atterrare Moumi: intervento ingenuo ma da calcio di rigore. Nella ripresa, al 17’ la prima ammonizione della gara per Camara che atterra Douglas Costa, bloccandone una ripartenza. Al 37’ cross in area per Ronaldo che va giù, a contatto con Lauper. La spinta sembra esserci, il portoghese protesta a lungo, probabilmente a ragione. Al 48’ gran botta dalla distanza di Dybala che mette a segno la rete del 2-2, ma Cristiano Ronaldo è proprio sulla traiettoria del pallone (e prova anche a colpirlo con la testa): giusto non convalidare per il fuorigioco influente del campione portoghese. La Gazzetta dello Sport Maluccio il tedesco Stieler, professione avvocato, alla terza in una fase a gruppi della Champions, First dell’Uefa evidentemente provato in una gara che conta poco per future promozioni. Ecco, magari ripassiamo un’altra volta.... Fischia sempre con un pizzico di ritardo,è sempre alla ricerca di qualche suggerimento: se arriva, nasce il rigore per lo Young Boys (ci sta), quando non arriva son dolori (su Ronaldo, penalty netto). RIGORI Ci può stare quello concesso: Alex Sandro finisce per franare su Ngamaleu e lo colpisce con la gamba di richiamo (la destra) in un corpo a corpo in cui è difficile stabilire chi inizi per primo. Manca però un penalty alla Juve: Ronaldo viene spinto da dietro e trattenuto per un braccio da Benito mentre sta saltando per colpire di testa. GOL OK In Italia, col VAR, il gol di Dybala sarebbe stato convalidato (e forse non solo in Italia): la linea di visione del portiere è aperta, vede partire il tiro, Ronaldo è un pelo in off side, fa per colpire ma non sfiora il pallone. Corriere dello Sport
  22. Roma, Atalanta e Sampdoria. La Juve riprenderà domani gli allenamenti in vista degli ultimi tre impegni che chiuderanno girone di andata e anno. E Allegri potrà tornare a contare su rinforzi preziosi. Per l’impegno casalingo di sabato contro i giallorossi il tecnico bianconero recupererà quasi certamente Khedira, centrocampista su cui ha sempre puntato tanto, non solo dal punto di vista tecnico ma anche anche per lo spessore caratteriale. Il mediano tedesco è fermo dall’11 novembre, giorno in cui giocò 16 minuti in casa del Milan. Ma già prima la sua stagione era stata segnata dagli infortuni, tanto che il suo ruolino attuale parla di sole 8 presenze per un totale di 459 minuti trascorsi in campo (un gol segnato alla prima in casa del Chievo). Khedira sarà pronto per la panchina e sarà inserito nuovamente in campo gradualmente, così da poterci contare appieno tra 12 e 16 gennaio, quando si giocheranno Coppa Italia (a Bologna) e finale di Supercoppa italiana (a Gedda contro il Milan). nuovo anche Bentancur. L’uruguaiano ha scontato la giornata di squalifica nel derby e tornerà a giocarsi il posto con i colleghi di reparto. Emre Can ha dimostrato di stare bene ma nel percorso di completo recupero delle energie potrebbe doversi fermare, come di solito si fa a inizio stagione per portare i giocatori al top della condizione. In difesa, invece, occhio a Spinazzola che è ormai pronto per il doppio esordio, da juventino e stagionale. L’esterno potrebbe trovare spazio da qui a fine anno magari a partite in corso, anche perché per la seconda parte di stagione ci sarà bisogno di tutti gli effettivi. Infine Allegri ha detto la sua su Ronaldo: «Ne salta una delle tre che mancano alla fine dell’anno». Cancelo e Cuadrado, invece, si rivedranno tra fine gennaio e inizio febbraio. Il primo è stato operato al menisco, il secondo ha un’elongazione al ginocchio per la quale si proverà la terapia conservativa senza ricorrere all’intervento. Fonte: Corriere dello Sport
  23. Stefano Sturaro torna in orbita bianconera. Il mediano, ufficialmente in prestito allo Sporting Lisbona dall’estate scorsa, non ha mai completamente risolto i problemi al tendine d’Achille ed è restato per lunghi tratti a curarsi a Torino. Ora, dopo che in questa stagione non ha mai giocato, Sturaro può fare rientro alla base Juve per poi cercare una nuova sistemazione tra venti giorni, nel mercato di gennaio. Le condizioni di Sturaro ultimamente sono migliorate e la volontà delle parti - giocatore e club - è quella di tentare il rilancio prima di trovare insieme una nuova e definitiva soluzione l’estate prossima. Fonte: Il Corriere dello Sport
  24. Gara corretta, che rischia di accendersi solo a metà del secondo tempo, ma rientra subito nei binari. Al 4’ Chiellini contrasta regolarmente Icardi nel cuore dell’area. Al 6’ giusto giallo a Pjanic per l’entrata su Joao Mario. Al 16’ Matuidi in ritardo su Gagliardini, poteva starci l’ammonizione. Al 23’ manata di Cristiano Ronaldo a Skriniar: intervento involontario ma il difensore è costretto a medicarsi il naso sanguinante. Nella ripresa, in tre minuti, dal 9’ al 12’, vengono ammoniti Bentancur per un’entrata pericolosa su Gagliardini, Perisic per un fallo su Dybala, Brozovic per un intervento ancora sul numero dieci argentino. Gialli che Irrati spende per stemperare una tensione crescente. Nel recupero l’arbitro di Pistoia macchia un po’ la sua prestazione risparmiando il giallo a Mandzukic che stende Skriniar e allo slovacco che un minuto dopo dà un colpetto col gomito al croato. La Gazzetta dello Sport Contrasti ferrei, braccia al cielo e urla su ogni palla contesa. Irrati in fin dei conti non ha torto a resistere inizialmente alla tentazione di estrarre il giallo su tutto ciò che si muove. Lo fa subito per un fallo tattico di Pjanic su Joao Mario, e va bene. Risparmia invece Brozovic su Dybala, Icardi che schiaffeggia Pjanic con il piede, Cristiano che schiaffeggia Skriniar con la mano e Bentancur che falcia Icardi. Ecco, in quest’ultimo caso probabilmente la prudenza lo consiglia male. Se ne rende conto e improvvisamente cambia marcia. Anche perché i giocatori nel secondo tempo mollano il rastrello e prendono la vanga. In due minuti finiscono sulla lavagna Bentancur (a proposito: era diffidato, salterà il derby), Perisic e Brozovic, tutti senza potersi lamentare di alcunché. Il gioco si fa duro, la Juventus comincia a giocare e Cancelo è in posizione valida quando schizza sul lancio di Matuidi a ricevere il pallone che poi deporrà in area per Mandzukic. Due punizioni dal limite dell’area, una pericolosa per la posizione, calciata per l’Inter da Perisic e deviata in barriera da Matuidi (che l’aveva causata impedendo a Borja Valero di provare il destro); l’altra pericolosa giusto perché la tira Cristiano, e in questo caso il portoghese bastona la barriera. C’erano entrambe. Irrati è paziente, puntuale, chiaro nelle indicazioni. Un buon padre di famiglia. Lo aiuta il destino che sposta tutti gli eventuali episodi controversi nelle zone anonime del campo. Soprattutto si aiuta da solo, mantenendo la calma dei competenti. Il Corriere dello Sport
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