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  1. Al 25’ Meret esce a valanga su Ronaldo lanciato verso la porta. Il portoghese vola a terra per evitare lo scontro con il portiere del Napoli, non c’è un’immagine che chiarisca se il contatto ci sia stato (con la scarpa sembrerebbe toccare il malleolo di Ronaldo), ma Rocchi punisce comunque il movimento di Meret che alza il piede destro per fermare l’avversario dopo che questo ha spostato il pallone. Corretta la decisione di estrarre il rosso, come quella di non riguardare l’episodio con una review, non trattandosi nel caso di un errore chiaro ed evidente. Nella ripresa, al 3’ Pjanic, già ammonito, intercetta intenzionalmente il pallone con il braccio: gesto istintivo, ma meritevole della seconda ammonizione. Al 36’, sugli sviluppi di un calcio d’angolo Fabian Ruiz calcia al volo e la palla sbatte sul braccio destro di Alex Sandro. La distanza è ravvicinata ma il braccio troppo largo: oppone ostacolo ad un tiro che sarebbe passato, da punire anche in base alle ultime indicazioni dell’Ifab. Bene fa il Var Irrati a suggerire la review e la conseguente correzione. La Gazzetta dello Sport Una partita ricchissima di episodi. L’internazionale di Firenze, Gianluca Rocchi, al netto delle tante decisioni cruciali che ha preso (e anche bene), s’è perso solo il secondo giallo per Koulibaly (su Dybala), posto che sul primo ha adottato lo stesso metro usato per il rosso a Meret (parola chiave: “negligente”) per chiara occasione da gol. Giusta la seconda ammonizione data a Pjanic (quelli bravi la chiamano SPA, Stop Promising Attack), giusto (dopo review) il rigore dato al Napoli. Tre gesti che fanno capire la sua serata: ferma il gioco al minuto 13 (l’assistente Tonolini si mette davanti al pallone già piazzato per l’angolo) per l’omaggio ad Astori, dà una carezza sia a Meret che a Pjanic dopo i rossi. NEGLIGENTE. Ronaldo lanciato da un errato passaggio di Malcuit, sposta il pallone, Meret esce dall’area, con lo scarpino destro struscia appena il tacco sinistro di CR7. Contatto quasi nullo, ma l’uscita del portiere del Napoli può essere considerata “negligente”, considerando che è fuori dall’area di rigore (ed il portiere perde le sue “garanzie” che gli derivano dal ruolo) ma soprattutto visto che il regolamento, alla voce “calcio di punizione diretto” indica anche «Sgambettare o tentare di sgambettare». Questo spiega anche il mutismo del VAR (Irrati, non uno qualsiasi) SECONDO OK. Corretta la lettura sul secondo giallo dato a Pjanic: il giocatore della Juve blocca, andando in quella direzione con il braccio sinistro non larghissimo (ma l’intenzione è quella di colpire il pallone), un filtrante di Allan in verticale. RIGORE DA VAR. Di difficile da vedere in campo (c’è il corpo del giocatore bianconero a nascondere il contatto), fa bene Irrati a richiamare Rocchi all’OFR (On Field Review). Il tiro di Fabian Ruiz struscia il petto di Alex Sandro (diverso se ci avesse proprio sbattuto sopra)e finisce sul braccio destro che è largo e per le nuove interpretazioni punibile. RISCHIO. Dicevamo dell’errore commesso da Rocchi: a 4’ dalla fine, ammonisce Koulibaly per un’entrata in scivolata su Emre Can (non lo tocca, ma ha usato lo stesso metro di Meret), pochi minuti dopo commette un fallo duro su Dybala, ne nasce un parapiglia, ma il secondo giallo non esce. Fonte: Il Corriere dello Sport
  2. Al 3’ Djuricic ruba palla a Rugani e si presenta a tu per tu con Szczesny, molto bravo a deviare il pallone in anticipo sull’esterno del Sassuolo, che poi rovina a terra. Impossibile stabilire chi travolga l’altro, fa bene Mazzoleni a lasciar correre. Decisione confermata dopo il ricorso alla review. Nella ripresa, al 7’ viene annullato per fuorigioco un gol di Cristiano Ronaldo, che aveva messo in rete imbeccato da Bernardeschi. La chiamata dell’assistente è corretta. Al 24’ Sensi devia col braccio un cross di Bernardeschi, ma il braccio è attaccato al corpo, giusto lasciar proseguire La Gazzetta dello Sport Solita partita di Mazzoleni, incapace di decidere (guardate cosa fa sull’episodio Szczesny-Djuricic), che dovrebbe invece essere - decidere - il verbo arbitrale. SENZA SE E MA Ci sono due momenti temporalmente parlando dell’uscita di Szczesny su Djuricic: 1) colpisce col il ginocchio sinistro il piede destro di Djuricic che ha spostato il pallone (suo ancora il possesso); 2) solo dopo il n.1 tocca il pallone (possesso per la Juve). Era rigore, con pochi dubbi, Mazzoleni non decide, aspetta che Maresca al VAR lo chiami alla OFR. Proprio qui doveva cogliere i due momenti (potevano sembrare contemporanei live). POCHI DUBBI Ok annullare il gol di Ronaldo: oltre Magnani e Lirola sul passaggio di Bernardeschi. Bourabia tocca da distanza ravvicinata, Rugani col fianco (e braccia attaccate al corpo): mai rigore (ma neanche il pensiero). Cross di Bernardeschi, davanti Sensi ha il gomito sinistro vicino al corpo, il fatto che non sia proprio attaccato attaccato ha fatto nascere qualche dubbio. Corriere dello Sport
  3. IACOPONI-CACERES: NON È RIGORE, OK VAR Al 21’ il Parma chiede un rigore, ma sbaglia: contrasto aereo tra Gagliolo e Mandzukic, il croato devia il pallone di testa, non con il braccio. Il silent check del Var (Chiffi) conferma la scelta di Giacomelli. Al 28’, giallo esagerato a Scozzarella che respinge il tiro di Spinazzola con il braccio. Al 45’ Giacomelli assegna un rigore alla Juve per una trattenuta di Iacoponi su Caceres che non c’è: Chiffi gli suggerisce di andare al monitor,e umilmente l’arbitro torna sui suoi passi. Nella ripresa, al 14’ ancora Iacoponi protagonista: intercetta il tocco di Bernardeschi con il petto, non con il braccio. Qui Giacomelli sceglie subito bene La Gazzetta dello Sport Riuscire a sbagliare quello che c’è da sbagliare è un’arte. A Giacomelli, fra l’altro, riesce benissimo. Regala un rigore alla Juve (si vedeva live che era stato Caceres a tirare l’avversario), gliene nega uno abbastanza clamoroso (tutta colpa del... palo), dà sempre l’impressione di fischiare dove spira il vento. RIGORI SÌ E NO Cross in area del Parma, Caceres trattiene Iacoponi per il braccio sinistro, poi va a terra. Senza VAR sarebbe stato un errore clamoroso (e Giacomelli sostiene pure la sua tesi con protervia con i difensori del Parma). Lo salva Chiffi al VAR, review che dura un secondo. Non interviene invece sul calcio di Gagliolo su Khedira, netto: il bianconero colpisce il palo e questo fa sì che il pallone possa tornare nella sua disponibilità senza quell’intervento. Mai penalty il tocco di petto (braccia al corpo) di Icoponi. DISCIPLINARE Va bene a Barillà: l’intervento su Khedira è brutto, piede a martello, per fortuna (di tutti) basso. Inventato il giallo a Scozzarella: pallone sul fianco, non era neanche punizione. Il Corriere dello Sport
  4. DUBBI SUL MANI DI WALLACE RIGORE OK: LULIC TRATTIENE ● Al 36’ controllo scomposto nella sua area di Wallace, che in scivolata intercetta il pallone prima con la gamba e poi con il braccio molto largo. Un gesto che in gergo si definisce «negligente». Guida valuta la chiara involontarietà ma non l’eventuale colposità: resta più di qualche dubbio (del resto per episodi simili in più di un’occasione si è ricorso alla review). Nella ripresa, al 4’ scintille per una manata di Lucas Leiva a Matuidi, che reagisce: Guida fa bene ad ammonire entrambi. Al 30’ pareggio della Juventus: azione sulla sinistra di Bernardeschi che mette la palla in area per il tiro di Dybala respinto da Strakosha proprio sui piedi di Cancelo. Nell’occasione qualche dubbio su una posizione di fuorigioco di Ronaldo, che comunque non interferisce. Al 42’ non sfugge a Guida la trattenuta di Lulic su Cancelo prima ancora che arrivi in area il tiro cross di Bernardeschi (in posizione regolare). Giusto assegnare il rigore, poteva starci anche l’ammonizione di Lulic. La Gazzetta dello Sport CdS: Trattenuta più contatto sulla gamba: è rigore Partita più che buona per Guida, aiutato dall’assistente Carbone (perché se pensiamo ad un suggerimento VAR fuori protocollo nell’attesa fra il fallo e il fischio....) nell’episodio che ha deciso la partita. RIGORE Partiamo dalla fine, allora: prima ancora che Bernardeschi tiri (o suggerisca dentro), Lulic aggancia il braccio destro di Cancelo e lo trattiene. C’è, anche un contatto basso, con la gamba sinistra del giocatore della Lazio che tocca il destro dell’avversario, che finisce per autosgambettarsi. Guida non fischia subito, passano dieci lunghissimi secondi, poi l’arbitro indica il dischetto e non va a rivedere le immagini, il che induce a pensare che sia stato l’assistente numero uno, Carbone, a segnalarglielo. NO RIGORE Doppio episodio nel primo tempo: piccole proteste per un sospetto tocco di braccio destro di Bastos (ma sembra controlli prima colpetto, comunque fuori area) e subito dopo di Wallace (ma in scivolata sta allontanando il pallone e si calcia sul braccio che è a terra dopo la caduta). DISCIPLINARE Equilibrato da un punto di vista disciplinare: 7 gialli, 4 doppi, buon vantaggio su quello a Milinkovic. Il Corriere dello Sport
  5. CR7 REGOLARE CAN SU CONTI: UN’ENTRATA MOLTO DUBBIA, PERCHÉ BANTI NON LA RIVEDE? Al 33’ del primo tempo, frettoloso (e dubbio) lo sbandieramento su Cutrone lanciato in porta sulla sinistra, Alex Sandro al centro del campo sembra tenerlo in linea: il primo assistente Preti avrebbe dovuto aspettare la fine dell’azione per avere l’opzione Var. Al 44’, brutto intervento di Pjanic a gambe unite su Calhanoglu, solo giallo. Stessa cosa per Castillejo nel recupero, vittima Matuidi. Nella ripresa, al 9’ Ronaldo invoca un calcio di rigore per un fallo di mani di Zapata che smorza un suo cross, ma il braccio è quasi aderente al corpo. Al 16’, è buono il gol del vantaggio di Ronaldo, in linea con Rodriguez. Al 23’ invece viene (giustamente) annullato per fuorigioco il raddoppio di Dybala. Espulso al 27’ Kessie per un pestone a Emre Can: giallo trasformato in rosso da Guida alla Var. Pochi secondi prima, Banti non estrae il giallo per un intervento duro di Matuidi su Calabria. Al 41’, l’entrata in scivolata di Emre Can su Conti in area bianconera è molto sospetta: il tedesco sembra non toccare la palla e Banti lascia correre. Sarebbe stato opportuno almeno andare al monitor. La Gazzetta dello Sport Avrebbe meritato un congedo diverso, alla... Banti. Perché l’errore più grave (a parte Emre Can-Conti, decisivo sul risultato) è stato quello di non essere stato Luca Banti, il nostro arbitro più inglese: 28 falli (di solito ne fischia una quindicina), 7 ammoniti (un’enormità per lui, anche rapportati alla partita) e un espulso (al VAR). Chissà cosa dirà Rizzoli, visto in versione Lawrence d’Arabia con tanto di turbante (?) stile vacanza saudita. RIGORE Ci stava il rigore quasi allo scadere per un’entrata (precedente alla leggera tirata di maglia a parti invertite) di Emre Can su Conti: il giocatore bianconero è molto imprudente, non tocca mai il pallone, braccio destro sulle spalle dell’avversario. La colpa, Banti, la divida pure con il VAR Guida: il fatto che sia una valutazione dell’arbitro centrale, non lo esime dall’intervenire. Fra l’altro, poteva invitarlo a rivedere le immagini. Anche per una questione di... furbizia. NO RIGORE Tocco di Ronaldo, pallone sul braccio sinistro di Zapata: non è rigore (lo si faccia vedere per fissare i punti fermi), il braccio è parallelo al tronco, è in posizione congrua con l’azione. Corretto il rosso a Kessie: l’intervento è col piede a martello (anche se non affonda), pallone già molto lontano, qui Banti avrebbe dovuto vederlo da solo. Per fortuna che c’è il VAR. Corriere dello Sport
  6. Pomeriggio complicato anche per l’internazionale (ancora per pochi giorni: perderà i gradi dal prossimo primo gennaio per raggiunti limiti d’età e a fine stagione sarà dismesso) Banti: fischi errati, provvedimenti disciplinari presi senza senso (il giallo a Mandzukic, ad esempio), altri dimenticati. SUGGERITO Bruttissima la dinamica del rosso a Bentancur. Partiamo da qui: Bentancur (già ammonito) entra con un pestone sul collo del piede di Castagne, non c’è dubbio che sia un intervento falloso (ed infatti Banti fischia subito) e che sia da cartellino giallo. L’arbitro di Livorno, però, esita un attimo, anche due, e questo crea la reazione da parte dei giocatori dell’Atalanta, che lo accerchiano (ma non dovevano essere ammoniti quelli che si lasciavano andare a simili reazioni, Rizzoli?). Banti esita ancora e con questo dubbio la frittata è fatta: chi ha suggerito il giallo all’arbitro? L’assistente Ranghetti? O - con una procedura vietata - il Var Calvarese? Nell’occasione, graziato anche Allegri: in panchina fa di tutto, sotto lo sguardo di Aureliano che più che richiamarlo non fa. Altri tecnici, per molto meno, sono stati allontanati... OK ANNULLARE Giusto annullare la rete di Bonucci, nettamente oltre i difensori dell’Atalanta al momento della spizzata di testa di Alex Sandro. NO RIGORE Cade in area Djimsiti, ma il contatto è con il suo compagno Mancini, pressato da vicino da Chiellini. C’è, nell’azione, anche un gomito di Bonucci: involontario. Fonte: Corriere dello Sport
  7. Cristiano Ronaldo per 45 minuti ha guardato Atalanta­-Juventus dalla panchina e per una volta è stato un banale sostituto, come gli attaccanti di riserva che entrano nel secondo tempo per cambiare le partite: non gli succedeva dall’11 maggio 2013, da Espanyol-Real Madrid 1­1, trentacinque minuti più recupero al posto di Kakà. Un mese prima, contro il Levante, aveva segnato l’ultimo gol della carriera dalla panchina. Questa volta invece Cristiano ha cominciato a scaldarsi solo all’intervallo, correndo a pochi metri da Filippo Tortu, arrivato a Bergamo per vedere lui e la sua Juve. Poi è successo tutto in fretta. Cristiano ha capito di dover entrare, Perin gli ha passato la 7 e Allegri ha dato due indicazioni rapide. Dalla tv si legge il labiale e si intuisce un concetto semplice: giochi centravanti, con Dybala a destra e Mandzukic a sinistra. Un bambino a quel punto ha alzato un cartello: «Ronaldo você me dá a sua camisa por favor». «Ronaldo, dammi la tua maglia per favore». Per il momento più originale del Santo Stefano italiano di Cristiano Ronaldo, si resta qui, al cartello. Per la frase più significativa invece chiedere a Giorgio Chiellini: «Quest’anno ci sono state tre partite in cui siamo stati in difficoltà – ha detto –. Juve­-Napoli, Empoli­-Juve e Atalanta­-Juve. Non è un caso che, nel momento di difficoltà, per tre volte Cristiano abbia fatto Cristiano. Si può essere decisivi anche in 20 minuti». Ronaldo ci è riuscito con un gol e un potenziale assist.Da centravanti ha cercato più volte la profondità e sul calcio d’angolo del 2­2 si è mosso con l’istinto del centravanti: misteriosamente, c’era solo lui davanti a Berisha. Più tardi è scappato a destra e ha messo in mezzo un cross su cui Djimsiti in qualche modo ha anticipato Mandzukic. Non è stato il 3­2 solo per centimetri. PRIMO DI TESTA I numeri, succede, dicono bugie. Questa volta sembrano suggerire un impatto leggero di Cristiano: in 25 minuti, non più di 5 passaggi. Il calcio però è sport di emozioni, non di cifre, e dallo stadio si è percepito che il suo ingresso ha dato energia alla squadra. Poi ha negato legami tra la sua assenza e il rischio di sconfitta: «Sono discorsi un po’ da bar». Sono invece ragionamenti da analista quelli sul modo di marcare Cristiano, che ieri ha segnato il primo gol di testa in A: incredibile, considerate le abitudini del 7 bianco. Il pubblico dell’Atleti Azzurri ha visto tutto, ha reagito male – Bergamo voleva vincere, poche storie –, poi si è rassegnato e rasserenato. Molti sono usciti contenti. Il meglio, del resto, lo stadio lo aveva dato all’inizio con una scritta: «CR7 is for boys. CR77 is for men». «CR7 è per i ragazzi, CR77 è per gli uomini». Il 77, per storico soprannome, è Cristian Raimondi, ex terzino dell’Atalanta entrato nello staff di Gasp. Nella vita ha un solo gol in Serie A, però segnato di testa, da angolo, sotto la curva. Cristiano lo ha copiato. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  8. All’8’ Alex Sandro calcia a botta sicura su Olsen in sospetta posizione di fuorigioco. Nella ripresa, al 3’ è bravo l’assistente a segnalare il fuorigioco di Ronaldo lanciato in verticale. Al 6’ Nzonzi commette fallo su Dybala, Massa concede il vantaggio, gli juventini reclamano il secondo giallo per il francese. Un minuto dopo non viene sanzionata una spinta pericolosa di Kluivert su De Sciglio. Al 18’ lancio al limite dell’area per Ronaldo che tocca con il braccio ma perché spinto da Manolas: il portoghese protesta. Al 25’ sull’angolo da sinistra di Pjanic, alzato di testa da Fazio, Bonucci spinge Olsen e permette a Chiellini di segnare: rete annullata per carica sul portiere. Al 47’ annullato con l’intervento del Var anche il gol di Douglas Costa perché l’azione si è avviata dopo un fallo di Matuidi su Zaniolo: qui ci sono pochi dubbi, decisione giusta. La Gazzetta dello Sport Non vorremmo essere nei panni di Rizzoli: perché è chiaro che sta puntando (o sta cercando di puntare) su Massa (dovrebbe essere l’arbitro dei Mondiali in Qatar), che s’è dimostrato non adeguato alle grandi partite. Soglia altissima del fallo ma mal applicata, graziato Nzonzi, annullati due gol alla Juve, decisioni che si possono condividere, sul secondo episodio però l’uso del protocollo è davvero al limite. Due reti annullate da Massa: la prima per un fallo di Chiellini (c’è anche Bonucci, ma non c’entra) su Olsen in uscita. Diciamo che il fatto che il portiere non si può neanche sfiorare nella propria area ha salvato lo svedese. Il contatto con la spalla di Chiellini è minimo. E’ il Var (Giacomelli, basta la parola) che richiama Massa all’Ofr per un fallo di Matuidi su Zaniolo, con Zaniolo che fa due passi e lancia in avanti, pallone intercettato da De Sciglio e via alla nuova fase d’attacco. RISCHIO Rischia molto Nzonzi: già ammonito, ferma Dybala al limite dell’area, Massa dà un vantaggio che non esiste e salva il francese. Rischia anche Manolas: l’intervento su Ronaldo, nettamente fuori area (per questo il Var non interviene), è sì spalla contro spalla ma piuttosto robusto. Braccia al corpo, invece, di Mandzukic sul cross di Santon: è in area, è involontario. Il Corriere dello Sport
  9. Szczesny 6 Primo tempo di sorveglianza con una sola parata facile su Schick. Anche il secondo è abbastanza sereno, con un solo intervento su Cristante. De Sciglio 7 Può ringraziare l’atteggiamento tattico scelto da Di Francesco: se Florenzi fa il difensore, il quinto a sinistra, lui ha spazio a sufficienza per attaccare. Si accorge subito di questa scelta della Roma, tanto che chiede ad Allegri se la difesa bianconera deve restare a quattro. Max gli dice di sì, perché in realtà bastano due difensori per contenere nel primo tempo l’attacco giallorosso. Il cross per il gol è preciso. In più, fa ripartire l’azione del 2-0 annullato dal Var. Bonucci 6 Si aggiunge a Pjanic per la costruzione. In difesa ha poco lavoro da sbrigare per un tempo. Più impegnativo il secondo, ma non va mai in affanno. Chiellini 6,5 Dalle sue parti non si passa. Del resto stavolta a bussare alla porta è un timido centravanti che non può competere per rabbia e cattiveria con Giorgione. Alex Sandro 7 Nel primo tempo è l’attaccante più pericoloso della Juve, Mandzukic a parte. Tira quattro volte e in due occasioni Olsen deve superarsi. Di solito fa il terzino-ala, stavolta fa l’ala aggiunta, vista la posizione ultrarretrata di Santon. Resta più dietro nella ripresa, ma Ünder non lo salta mai. Bentancur 6 Aveva abituato ad altre prestazioni, più squillanti, più incisive. Stavolta si limita all’ordinario. Pjanic 6 Non è una delle sue serate più geniali, gestisce la manovra senza impreziosirla con la tecnica. Giusta la sostituzione. Emre Can (26’ st) 6 Deve dare ordine alla linea di centrocampo che, quando entra, sta subendo la pressione della Roma. Fa il suo compito senza svolazzi, come vuole Allegri. Matuidi 6,5 Sarà pure un centrocampista, ma noi lo vediamo di continuo nell’area romanista. Ha un dinamismo i ncontenibile. Dybala 6,5 Lavora sodo, fa ripartire spesso l’azione della Juve, anche se non è incisivo. Douglas Costa (35’ st) 6 A 10’ dalla fine, Allegri cerca col brasiliano di sfruttare lo spazio per chiudere la partita. La decisione sarebbe azzeccata senza l’intervento del Var che gli annulla il gol del 2-0. Ronaldo 6 Ha due occasioni, sulla prima è bravo Olsen, sulla seconda di più, ma CR7 lo agevola tirandogli addosso. Da uno come lui, in quella situazione ci si aspetta il gol. Il gesto tecnico migliore è l’assist per la rete di Douglas Costa, il Var però cancella tutto. Mandzukic 7,5 Un altro gol di testa contro un’altra grande (di nome, solo di nome) del campionato. E se l’interista Asamoah non poteva reggere l’urto fisico di Marione, Santon dovrebbe opporsi con più vigore. Quando nella ripresa la Roma attacca, il croato torna a fare il terzino. E’ in una forma straripante. Allegri 7 Conta il gioco, come no. Ma se leggiamo questi record c’è da aver paura: nessuna squadra dei maggiori 5 campionati europei ha mai conquistato più dei 49 punti della Juventus in 17 giornate; 16 successi nelle prime 17 gare, record in Serie A; 31 partite vinte su 36 in campionato nel 2018, più di ogni altra squadra in Europa; porta inviolata 22 volte in campionato nel 2018, come nessun’altra squadra in Europa. Può bastare? L’ABITRO Massa 5. Dirige male, sbagliando il metro delle decisioni. Corriere dello Sport SZCZESNY 6 Il capello da Superman non fa un ricciolo sulle conclusioni tenui di Nzonzi e Fazio, e nemmeno nel finale quando deve balzare per agguantare una testata di Cristante. DE SCIGLIO 6,5 Senza strafare, ma prova di grande solidità. Davanti, con il cross-assist, e in copertura. Su cui all’occorrenza arriva l’aiuto di Mandzukic, e allora è tutto più semplice. BONUCCI 6 Concede una giravolta in area a Schick, tanto per farlo divertire qualche secondo, e un po’ di leggerezza al rilancio. Quando c’è da stringere, però, accorcia la catena CHIELLINI 6,5 Stavolta non servono prodezze, ma due giocate delle sue ce le mette. Quando stoppa Zaniolo liberato al limite dell’area e quando il giallorosso prova da fuori. ALEX SANDRO 7 Non CR7, non Paulo, non Mario: nella prima mezzora è lui l’attaccante migliore. E solo Olsen gli nega (2 volte) il gol. Con il rinnovo la Juve ha “ricomprato” il vero AS. BENTANCUR 5,5 Perde subito due pallonacci in uscita dalla difesa e almeno uno se lo va a riprendere. Insomma, poca lucidità e un po’ di garra . Ma non lascia molto il segno MATUIDI 6 Bene quando c’è da attaccare lo spazio senza palla, meno quando la palla bisogna giocarla. Mette sostanza e recuperi ma anche il fallo su Zaniolo che annulla il 2-0. DYBALA 6 Sempre più «enganche» che lega il gioco: da destra e più al centro, mette una gran palla a Ronaldo. Però è un gran peccato vederlo sempre così lontano dall’area RONALDO 6,5 Per una sera trova qualcuno più bravo di lui: Mandzukic e Olsen, che para un destro e un colpo di testa. Arma di distrazione: marcate me, ché Marione fa gol. MANDZUKIC 7,5 Aggiunge lo scalpo di Santon alla collana di terzini infilzati sul secondo palo, suo terreno di caccia. Sempre in gol con le big: è da questi particolari che si giudica un grande giocatore. E pure per le innumerevoli chiusure difensive, anche da stopper, quando la Roma alza la pressione. PJANIC 5,5 Il genietto non ha forze per prodursi nella presenza nelle due metà campo: cuce senza grande inventiva, perde anche 12 palloni rischiando qualcosa di troppo davanti alla difesa. Perché quando mancano le energie la visione si appanna. E Allegri lo toglie ancora. EMRE CAN 6 In poco più di venti minuti tocca la miseria di 10 palloni. Ma è il cambio conservativo di Allegri, quando c’è da contenere lo sforzo romanista. DOUGLAS COSTA 6 Come un segugio sguinzagliato, parte due volte palla al piede più per svago personale che per il bene di squadra. Segna il 2-0 guizzando, annullato non per colpa sua. ALLEGRI 7 La sua Juve canta ormai con l’auto-tune, come i “trapper”. Non è musica sinfonica però è quel che piace e che produce utili. La squadra sembra un po’ in riserva di idee e energie, però la grande capacità di gestione sta anche nell’ottenere comunque il massimo. A colpi di record. Massa 5 Dirige male, sbagliando il metro delle decisioni. MASSA 5,5 Nella ripresa lascia giocare un po’ troppo, sorvolando su alcuni interventi fallosi, soprattutto dei romanisti. Troppo tollerante anche con Nzonzi, che ha rischiato la seconda ammonizione per un fallo su Dybala. Resta qualche dubbio anche sulla spinta di Manolas ai danni di Cristiano Ronaldo. TEGONI 5,5-VUOTO 6,5 La Gazzetta dello Sport Libero Il Giornale Il Corriere della Sera La Stampa
  10. Mattia De Sciglio veste da sempre una faccia innocente da bravo ragazzo. Quella di chi si terrebbe sempre alla larga dalle scazzottate tra compagni di scuola. Eppure sabato sera è uscito dalla battaglia del derby come un vero duro, con tanto di occhio nero rimediato in uno scontro di gioco con Izzo. Il terzino bianconero è un ragazzo dal cuore d’oro, ma non è certo il tipo che ha paura del corpo a corpo. Così, con un sorriso virile, Mattia ha messo il cappello su una prestazione coraggiosa. Ed è la conferma di un momento felice, forse il migliore da quando si è vestito di bianconero: Max Allegri, che lo conosce come nessuno e da sempre fa scudo alle critiche attorno a lui, lo ha pescato dal mazzo nel momento giusto. Un po’ le contingenze dell’infermeria, un po’ le esigenze del turnover, un po’ pure la stima del tecnico per il suo pupillo, ed ecco perché il numero 2 ha messo così tanto fieno in cascina. Superati i guai muscolari di inizio stagione, ha giocato per intero le ultime quattro di A. GUERRIERO Se Cancelo è l’onnipotente imperatore delle due fasce, De Sciglio è comunque un nobile cavaliere di corte. Sarà pure meno tecnico e immaginifico del portoghese, ma vigila senza sbavature su entrambe le corsie. Anzi, rispetto all’anno passato, sembra più portato all’assalto: in questa stagione ha giocato (694’ contro 527) e, soprattutto, crossato di più (la media a partita è salita da 1,71 a 3,37). In ogni caso, De Sciglio dovrà continuare nel presidio sulle fasce perché gli infortuni di Cancelo (operato al menisco) e Cuadrado (proverà a farsi bastare la terapia conservativa per l’elongazione al ginocchio) toglieranno dal campo i due esterni fino a fine gennaio almeno. Nessuna fretta, il guerriero De Sciglio è pronto sul ring. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  11. Diciotto anni, trequartista del Braga e della nazionale Under 19 portoghese, Trincão è da mesi nel mirino della Juventus. Il viaggio torinese di Jorge Mendes è stato l’occasione, infatti, per un incontro ravvicinato del manager con Fabio Paratici, responsabile dell’area tecnica bianconera. In questa operazione Mendes fa valere i suoi rapporti privilegiati con la società bragantina. Saranno necessari nuovi incontri, ma il club di Andrea Agnelli ha consolidato la posizione di vantaggio acquisita nell’affare. Nell’occasione Mendes davanti ai giornalisti ha ricordato i momenti più significativi della Grande Operazione dell’estate: «Se CR7 è arrivato qui il merito è del club. Cristiano a gennaio mi disse che voleva giocare nella Juventus. Io pensavo che fosse impossibile e gli ho detto che era molto difficile. La Juve ha fatto tutto il resto, rendendo possibile l’impossibile. Nella prima riunione con Nedved e Paratici prima della partita con il Real all’andata. Poi, si sono aggiunti Marotta e Agnelli, le cose si sono evolute e tutto è diventato fattibile». Intanto ieri il Psg ha annunciato che Rabiot nella prossima stagione non giocherà più con il club parigino. La Juve ha seguito a lungo questa pista, ma il centrocampista francese ha gradualmente alzato le sue richieste sino a 10 milioni netti a stagione. Sulle sue tracce c’è di sicuro il Barcellona, ma sarà interessante capire chi si farà avanti per tesserarlo già a gennaio. E con quale indennizzo per il Psg? Fonte: La Gazzetta dello Sport
  12. Un punto ancora e poi lo scudetto d’inverno sarà aritmeticamente della Juve. Non poteva essere altrimenti con il ritmo che stanno tenendo i bianconeri. Contro la Roma, sabato sera a Torino, Allegri potrà prendersi il primo vero pezzo di scudetto. Sarebbe nulla più del giusto coronamento di un anno straordinario. Mancano un paio di settimane al brindisi di arrivo del 2019 e i conti parlano chiaro. La Juve ha già tutti dietro, nessuno riesce ad andare così forte, non solo in Italia. E il muro dei 100 punti è alla portata: ne servono 6 sui 9 ancora disponibili. Oggi, durante il sorteggio di Champions, la Juve e gli juventini dovrebbero dare uno sguardo a quanto accaduto nell’anno che si sta chiudendo. Sarebbe un buon modo per affrontare l’Europa a viso ancor più aperto, senza timori di questo o quell’avversario. Il perché è racchiuso nella classifica di punti ottenuti nei vari campionati. Il 2018, infatti, ribadisce: la Juve è avanti a tutti, nessuno corre quanto lei. Con 94 punti Allegri e i suoi hanno messo in fila Psg, Manchester City, Barcellona, Totttenham, Napoli, Liverpool, Real e Atletico. Ci fermiamo qui non a caso: dietro ci sono già Atletico Madrid e Liverpool, i due avversari più temibili dell’urna di oggi a Nyon . La partenza dell’attuale campionato è probabilmente l’esempio migliore, con 46 punti su 48 messi in tasca e una vittoria sfuggita solo perché quel pallone contro il Genoa era stato considerato fuori da Benatia mentre invece da lì arrivò il gol del pareggio. Per il resto, però, solo vittoLa vittoria sul Torino ha allungato le tante serie positive dei bianconeri rie. In casa e in trasferta. L’altro dato spaventoso riguarda proprio i viaggi della Juve: gli manca solo la partita sul campo dell’Atalanta, se ne esce indenne l’anno sarà immacolato anche per quel che riguarda le trasferte. Con la vittoria di sabato, nel derby che il calendario ha piazzato in casa del Torino, la Juve peraltro ha già eguagliato la sua migliore striscia di vittorie esterne: 8 di fila. Fonte: Il Corriere dello Sport
  13. Al 6’ Camara interviene in modo duro su Ronaldo: poteva starci l’ammonizione, come tre minuti più tardi, quando Aebischer entra in ritardo su Mandzukic. Il tedesco Stieler preferisce anche in questo caso non sanzionare. Al 28’ Alex Sandro, entrato al posto dell’infortunato Cuadrado, è subito protagonista in negativo: inciampa sul pallone e nel tentativo di proteggerlo finisce per agganciare e atterrare Moumi: intervento ingenuo ma da calcio di rigore. Nella ripresa, al 17’ la prima ammonizione della gara per Camara che atterra Douglas Costa, bloccandone una ripartenza. Al 37’ cross in area per Ronaldo che va giù, a contatto con Lauper. La spinta sembra esserci, il portoghese protesta a lungo, probabilmente a ragione. Al 48’ gran botta dalla distanza di Dybala che mette a segno la rete del 2-2, ma Cristiano Ronaldo è proprio sulla traiettoria del pallone (e prova anche a colpirlo con la testa): giusto non convalidare per il fuorigioco influente del campione portoghese. La Gazzetta dello Sport Maluccio il tedesco Stieler, professione avvocato, alla terza in una fase a gruppi della Champions, First dell’Uefa evidentemente provato in una gara che conta poco per future promozioni. Ecco, magari ripassiamo un’altra volta.... Fischia sempre con un pizzico di ritardo,è sempre alla ricerca di qualche suggerimento: se arriva, nasce il rigore per lo Young Boys (ci sta), quando non arriva son dolori (su Ronaldo, penalty netto). RIGORI Ci può stare quello concesso: Alex Sandro finisce per franare su Ngamaleu e lo colpisce con la gamba di richiamo (la destra) in un corpo a corpo in cui è difficile stabilire chi inizi per primo. Manca però un penalty alla Juve: Ronaldo viene spinto da dietro e trattenuto per un braccio da Benito mentre sta saltando per colpire di testa. GOL OK In Italia, col VAR, il gol di Dybala sarebbe stato convalidato (e forse non solo in Italia): la linea di visione del portiere è aperta, vede partire il tiro, Ronaldo è un pelo in off side, fa per colpire ma non sfiora il pallone. Corriere dello Sport
  14. Gara corretta, che rischia di accendersi solo a metà del secondo tempo, ma rientra subito nei binari. Al 4’ Chiellini contrasta regolarmente Icardi nel cuore dell’area. Al 6’ giusto giallo a Pjanic per l’entrata su Joao Mario. Al 16’ Matuidi in ritardo su Gagliardini, poteva starci l’ammonizione. Al 23’ manata di Cristiano Ronaldo a Skriniar: intervento involontario ma il difensore è costretto a medicarsi il naso sanguinante. Nella ripresa, in tre minuti, dal 9’ al 12’, vengono ammoniti Bentancur per un’entrata pericolosa su Gagliardini, Perisic per un fallo su Dybala, Brozovic per un intervento ancora sul numero dieci argentino. Gialli che Irrati spende per stemperare una tensione crescente. Nel recupero l’arbitro di Pistoia macchia un po’ la sua prestazione risparmiando il giallo a Mandzukic che stende Skriniar e allo slovacco che un minuto dopo dà un colpetto col gomito al croato. La Gazzetta dello Sport Contrasti ferrei, braccia al cielo e urla su ogni palla contesa. Irrati in fin dei conti non ha torto a resistere inizialmente alla tentazione di estrarre il giallo su tutto ciò che si muove. Lo fa subito per un fallo tattico di Pjanic su Joao Mario, e va bene. Risparmia invece Brozovic su Dybala, Icardi che schiaffeggia Pjanic con il piede, Cristiano che schiaffeggia Skriniar con la mano e Bentancur che falcia Icardi. Ecco, in quest’ultimo caso probabilmente la prudenza lo consiglia male. Se ne rende conto e improvvisamente cambia marcia. Anche perché i giocatori nel secondo tempo mollano il rastrello e prendono la vanga. In due minuti finiscono sulla lavagna Bentancur (a proposito: era diffidato, salterà il derby), Perisic e Brozovic, tutti senza potersi lamentare di alcunché. Il gioco si fa duro, la Juventus comincia a giocare e Cancelo è in posizione valida quando schizza sul lancio di Matuidi a ricevere il pallone che poi deporrà in area per Mandzukic. Due punizioni dal limite dell’area, una pericolosa per la posizione, calciata per l’Inter da Perisic e deviata in barriera da Matuidi (che l’aveva causata impedendo a Borja Valero di provare il destro); l’altra pericolosa giusto perché la tira Cristiano, e in questo caso il portoghese bastona la barriera. C’erano entrambe. Irrati è paziente, puntuale, chiaro nelle indicazioni. Un buon padre di famiglia. Lo aiuta il destino che sposta tutti gli eventuali episodi controversi nelle zone anonime del campo. Soprattutto si aiuta da solo, mantenendo la calma dei competenti. Il Corriere dello Sport
  15. Orsato non tradisce, fa una signora partita e ripaga la fiducia di Nicola Rizzoli, che ha individuato una sfida storicamente insidiosa (bravo, scelta coraggiosa) per il grande ritorno dell’arbitro di Schio con i bianconeri. Unica sbavatura: la mancata ammonizione di Ronaldo al 16’ per il fallo tattico su Simeone (il giallo al portoghese arriverà solo dopo il 3-0 e per un motivo assai opinabile). Giuste tutte le altre letture degli episodi più controversi (sono stati tantissimi). Al 25’ fa bene a non concedere il rigore alla Juventus per il mani di Biraghi sul cross di De Sciglio: la palla tocca prima la schiena, poi il braccio del terzino viola in scivolata. Come prevedono il protocollo e le recenti indicazioni di Rizzoli, Orsato consulta il Var Massa. Al 28’ Ronaldo a contatto con Pezzella: il difensore allarga il braccio per ostacolare il portoghese, che però si lascia cadere a terra troppo platealmente. Orsato legge bene e non concede il rigore né punisce la simulazione. Al 44’ Dybala chiuso nella morsa Edimilson-Milenkovic: giusto punire il primo fallo (dello svizzero), appena fuori dall’area di rigore. Arrivano punizione e ammonizione. Orsato è concentrato: al 46’ Gerson in contropiede si allunga il pallone e si lascia cadere, ma non inganna il direttore di gara che fa proseguire. Nella ripresa, al 19’ Milenkovic butta giù Cancelo al limite dell’area: basta il giallo. Al 24’ raddoppio bianconero: sugli sviluppi di un calcio d’angolo, girata di Chiellini su cui prova ad avventarsi Ronaldo, senza toccare il pallone. Orsato convalida, Massa conferma la regolarità della posizione del portoghese. Al 33’ il direttore di gara concede un rigore alla Juventus per un mani di Edimilson sul cross di Mandzukic: il pallone sfiora prima il ginocchio del centrocampista viola, ma il braccio è troppo largo. Penalty da concedere secondo le prossime imminenti indicazioni dell’Ifab: dovremo farci l’abitudine. Ronaldo segna e spara il pallone in cielo: Orsato lo ammonisce, forse più perché non lo ha fatto un’ora e mezzo prima. La Gazzetta dello Sport Coraggioso, Rizzoli, nel riproporre Orsato con la Juventus proprio a Firenze, dopo il famigerato Inter-Juve dell’anno scorso. Il disagio da parte dell’arbitro era evidente. Un errore grave (Milenkovic era da rosso, nessuno se n’è accorto?), un dubbio (sul rigore) e un cartellino non fatto a Ronaldo, Orsato è rimasto in linea di galleggiamento. DA ROSSO Sullo 0-1, Milenkovic entra su Cancelo al limite dell’area viola: senza quel fallo, l’esterno della Juve sarebbe stato davanti a Lafont in completa solitudine, Milenkovic doveva essere espulso per aver interrotto una chiara occasione da gol.REBUS Il 3-0 per la Juve arriva su rigore, concesso da Orsato per un braccio di Edimilson sul cross di Mandzukic: i dubbi nascono dalla distanza fra i due (abbastanza vicini) e la congruità del gesto (il viola allarga la gamba destra e accompagna il gesto con l’identico movimento del braccio). Non c’è alcun tocco sul ginocchio (rotazione del pallone sempre uguale), il braccio è vicino alla soglia limite (4.40, se pensate alle lancette dell’orologio). RETE OK Ok il gol di Chiellini: è in gioco (c’è Milenkovic) sul colpo di testa di Cuadrado, poi Ronaldo (che va sul tiro/cross dunque interferisce con azione e avversari) è dietro la linea del pallone sul tocco del difensore. NO RIGORE Non è rigore la carambola sedere-schiena-braccio (che è quello d’appoggio, dunque è in terra da prima) di Biraghi sul cross di De Sciglio. Fonte: Corriere dello Sport
  16. Fedelissimo alla missione, quella di bomber sempre affamato di gol, e ancor di più alla targa che ha trasformato in marchio, non deve dunque stupire se Cristiano Ronaldo nelle ultime 7 partite di campionato ha segnato 7 reti. Saltato il tappo dopo un incredibile e imprevedibile digiuno iniziale, nessuna gioia nelle prime tre sfide italiane e una serie di sfortune seriali degne di Calimero, CR7 non si è più fermato e soprattutto si è preso tutto. Come da copione o come da programmi Juve, dopo il colpo del secolo costato 100 milioni di euro, ma l’escalation che l’ha portato in cima alla vetta dei capocannonieri con 10 gol (in coabitazione con il genoano Piatek) è qualcosa che a un bianconero non riusciva da 61 anni e che rimodella la storia dei grandi campioni stranieri transitati in Serie A. Solo Shevchenko, esordiente nel Milan 1999/2000, riuscì ad andare in doppia cifra entro la 14ª giornata. Maradona, Van Basten, Zico e l’interista Ronaldo, invece, si fermarono prima. Meglio anche di Maradona La stella juventina ha segnato di destro e di sinistro, su rigore, con facili tap-in o incredibili prodezze balistiche: manca ancora un colpo di testa vincente o una punizione perfetta, ma Ronaldo si è preso la palma di bianconero più veloce a fare 10 gol da debuttante dopo l’exploit di Charles (13 reti nel 1957). Neanche centravanti puri come Trezeguet e Ibrahimovic o geni assoluti come Sivori e Platini erano riusciti ad avere un impatto del genere sulla Juve. I campioni d’Italia la scorsa estate hanno ingaggiato l’uomo dei sogni e delle cinque Champions per vincere il tabù europeo, ma ora se lo godono in questo torneo dominato in lungo e in largo. Anche perché il fuoriclasse portoghese può togliersi la soddisfazione di provare a vincere il suo primo scudetto insieme alla classifica dei marcatori. Nessuno c’è mai riuscito al primo colpo in Serie A e si sa che le sfide nelle sfide animano CR7: c’è sempre un record da aggiornare, una storia da scrivere e un’esultanza da mostrare. Anche per la gioia dei suoi bambini, che lo stanno emulando: Cristano jr ieri ha stampato 4 gol nei Pulcini 2010, mentre Mateo (18 mesi appena) ha iniziato a colpire il pallone con la stessa forza del papà, come mostra un video che è già virale. Non varranno un Pallone d’oro, ma il miglior marcatore del 2018 (32 gol in 29 partite di campionato tra Real Madrid e Juve), ha già tracciato la rotta per riprenderselo. Fonte: La Stampa Ronaldo resta il più prolifico dell’anno solare con 39 gol, a -1 da quota 40 Ci sono uomini per cui essere il numero uno non è un obiettivo ma una vocazione. Cristiano Ronaldo appartiene a questa categoria: vuole essere il primo in tutto ciò che fa e anche il più insignificante degli insuccessi diventa carburante per una nuova sfida. Dicembre per CR7 è sinonimo di Pallone d’oro: l’ha sollevato negli ultimi due anni difila (prima era accaduto altre tre volte dal 2008 in poi) e lui fino a qualche tempo fa pensava di poter fare tripletta. Oggi, se le indiscrezioni delle ultime ore saranno confermate, l’ex compagno del Real Luka Modric gli toglierà la corona, ma chi lo conosce bene assicura che il bionico non ha alcuna intenzione di abdicare. Cristiano lavora ogni giorno per dimostrare al mondo di essere sempre il più forte di tutti: sfumato il premio di miglior giocatore, restano i numeri a dargli conforto, documento incontrovertibile di un’altra annata sempre ai massimi livelli, al di là della scelta finale dei giurati. I numeri certificano che Cristiano è attualmente il miglior marcatore del 2018 e possono essere ulteriormente migliorati: CR7 ha già segnato 39 gol nell’anno solare, due in più dell’eterno rivale Lionel Messi, e il traguardo minimo, ovvero superare quota 40 prima di stappare lo champagne per festeggiare il Capodanno, è ormai a un passo. CAPOCANNONIERE La rete di rigore del Franchi ha avuto un doppio effetto: ha spinto Ronaldo in testa alla classifica dei marcatori della A insieme a Piatek (10), che ieri non ha segnato contro il Torino e non ha potuto risuperare lo juventino; in più ha consolidato il suo status di re dei gol del 2018. Prendendo in esame i 10 top campionati europei (ovvero Italia, Francia, Spagna, Inghilterra, Germania, Russia, Turchia, Portogallo, Belgio e Ucraina) e considerando i centri in campionato più quelli nelle coppe europee, non c’è nessuno che viaggia alla velocità di CR7. Lui 39, Messi 37 e poi con gli altri c’è addirittura un abisso: da Lewandowski a Salah, da Griezmann a Neymar, sono tutti sotto i 30. La sfida del quasi 34enne Ronaldo (li compirà a febbraio) è riavvicinarsi ai livelli del suo quadriennio d’oro (dal 2012 al 2015) quando in 12 mesi superava stabilmente quota 50. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  17. Una foto della sua parata strepitosa e una frase didascalica: «Tre punti». Così il portiere impronunciabile,Wojciech Szczesny, ha festeggiato sui social la qualificazione della Juventus agli ottavi di Champions League. Fatti e poche parole, la ricetta del portiere polacco che ha definitivamente raccolto l’eredità di Gigi Buffon, non uno qualunque. Dopo lo choc del Bernabeu, l’espulsione del capitano, Szczesny entrò ma non fece il miracolo sul rigore di Cristiano Ronaldo. Forse non è un caso che ha debuttato in questa Champions parando proprio un rigore nel finale di Valencia mentre martedì sera è stato superlativo sul colpo di testa di Diakhaby. «Una parata alla Buffon», è stata definita. Dal peso specifico incalcolabile per tempi e modi: pochi secondi prima dell’intervallo con il risultato in parità. E prima della sosta delle nazionali, aveva anche parato il rigore a Higuain in Milan-Juventus. Una risposta alle critiche per il gol subito pochi giorni prima contro il Manchester United e al tormentone sulle uscite alte, considerato il suo punto debole. La conferma che la Signora ci aveva visto nella scelta del dopo Buffon. Una pressione che avrebbe schiacciato chiunque, ma sembra non aver scalfito il numero uno polacco. Sempre in perenne confronto con Super Gigi. La sua umiltà sta facendo la differenza nell’affrontare la sfida più importante dopo aver accettato di fare il secondo per un anno. Lui che sarebbe stato titolare in qualsiasi altra squadra. Qualche settimana fa alla Bbc aveva raccontato: «Più facile per me essere l’erede di Buffon perché non sono italiano. E da Gigi ho imparato a essere il numero uno, stare un anno al suo fianco è stata l’occasione migliore della mia vita. Non approccio le partite pensando che non posso sbagliare perché tutti sentiranno la sua mancanza». Il rigore parato al Pipita? Grazie ai consigli di Cristiano Ronaldo. Il concetto di squadra anteposto sempre all’interesse personale. Un filo di umiltà e il lavoro da cui ricominciare sempre. È la Juve di CR7, di Mandzukic, di Dybala e Bonucci e Chiellini e di tutti gli altri. Ma un titolo se lo merita anche Szczesny. Fonte: Il Giornale
  18. BENE COLLUM SU PJANIC E BONUCCI NIENTE RIGORI Partita veloce e anche spigolosa. L’arbitro scozzese Collum riesce bene a tenerla, distribuendo parecchi cartellini gialli, tutti motivati a partire da quello a Bentancur. Nel primo tempo ci sono stati due episodi in area Valencia. Nel primo, Pjanic cade in area dopo un contrasto con Kondogbia. In effetti c’è un contatto, ma non così chiaro per un rigore e poi l’ex interista era anche in anticipo sul pallone. Nel secondo, Bonucci va giù dopo un corpo a corpo con Coquelin. C’è una leggerissima spinta del francese, non così «pressante» da motivare un calcio di rigore. Anche qui fa bene Collum a non intervenire. Nel secondo tempo, chiaro il fallo di mano, anzi braccio, con cui Dhiakaby segna. Gol senza alcun dubbio da annullare e giallo al difensore del Valencia. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  19. Szczesny 7 Il gioco di mano con Diakhaby finisce 1-1: il 12 gli segna con il braccio, Woj gli cancella la testata del possibile 0-1. Vale mezzo gol. Cancelo 7 Il miglior crossatore del West comincia forte, trova Mandzukic, chiude su Guedes, poi trasloca a sinistra. Pensare che a luglio era del Valencia… Bonucci 6,5 I soliti lanci, un bel tacco, un brutto errore quando si fa bruciare da Diakhaby. Però in zona-Mata, quando il 90’ si avvicina, salva di testa: importante. Chiellini 6,5 Diventa il quarto juventino per presenze e, in gita premio, va a crossare nell’altra trequarti. Per il resto, uno stop a Coquelin e tanta presenza. Alex Sandro 5,5 Partita strana. Gioca un tempo meno che normale, crossa 3 volte meno bene del solito e dà una palla interessante a Pjanic, di sicuro incide meno di Cancelo. Allegri sa che Cuadrado sta meglio e lo cambia all’intervallo. Bentancur 6,5 Lascia un timbro su Guedes – tacchetti su gamba, cartellino giallo – e uno anche sulla partita. Presenza, personalità e 10 palle recuperate. Tante. Pjanic 6,5 Serata da distributore automatico. Gioca 73 palloni, record della Juve, nessuno da far saltare sulla sedia ma quasi tutti intelligenti. Comandante. Matuidi 6 Sembra un po’ giù di tono, in difficoltà tecnica, poi sprinta, scivola e recupera una palla in zona delicata. Utile come sempre. Dybala 6,5 Attiva il laser mancino con l’azione più bella: dribbling e gran palla per Alex Sandro. Primo tempo di livello, poi cala un po’ e tramonta in panchina. Ronaldo 7,5 InSight, la sonda atterrata su Marte, ha trovato una maglia col 7. Il solito marziano per la capacità di determinare: il gol è una sua creazione dal nulla e gli assist per Mandzukic potrebbero essere due. Altro livello Mandzukic 7 L’amico col 7 gli fa un altro regalo ma Mario è il tradizionale mix di intelligenza e sforzo: un bel cross, tante rincorse e il tocco che vale il primo posto. Cuadrado 6 Un tempo da terzino destro, tra belle idee e limiti da difensore: Guedes lo salta secco. Bonus: devia un tiro di Batshuayi da brivido finale. Douglas Costa s.v Undici minuti che spende con un paio di accelerate. Allegri 7 La Juve domina anche questa e trova una struttura definita: solidità da squadra livello top. Se Ronaldo decisivo non può stupire, occhio alla buona notizia: gli ultimi minuti passano più o meno tranquilli. La Gazzetta dello Sport Il Corriere della Sera Il Giornale Libero
  20. AUTOGOL FELIPE: CORRETTO FAR RIPETERE LA RIMESSA Al 9’ Gomis rimette corto dal fondo per Felipe, che tocca il pallone proprio mentre varca la linea dell’area di rigore. Sugli sviluppi dell’azione la Juventus recupera palla e segna la rete del vantaggio grazie ad un cross di Douglas Costa che Felipe mette nella propria porta, ma a quel punto l’arbitro La Penna ha già interrotto il gioco. Cosa ha sanzionato? Il direttore di gara ha ritenuto irregolare la rimessa del portiere della Spal, probabilmente perché il pallone non era completamente uscito dall’area quando lo ha intercettato Felipe (mentre non è chiaro se Mandzukic fosse dentro o fuori dall’area al momento del rinvio). Comunque, come prevede il regolamento, si riprende con una nuova rimessa dal fondo. Al 24’ Cuadrado simula al limite dell’area, manca il giallo. Al 29’ 1-0 juventino: regolare la partenza di Cristiano Ronaldo sul cross dalla destra. La Gazzetta dello Sport Ancora una buona partita per Federico La Penna: non difficilissima, ma è stato accettato da tutti, ha sempre tenuto alta la concentrazione, ha usato anche il brutto muso quando serviva (giallo a Bentancur). Corretto fermare il gioco sull’autogol di Gomis, il gol di Ronaldo è buono. IN AREA Veniamo al caso da scuola: Gomis rimette il pallone in gioco dal fondo e qui accadono due cose, con la prima che diventa - temporalmente - determinante sulla seconda: a) Mandzukic è all’interno dell’area e diventa punibile quando corre verso Felipe; b) Felipe tocca il pallone quando lo stesso ancora pizzica per un pelo la linea (ci vorrebbe la GLT), dunque non è ancora uscito completamente. Corretto fermare tutto (magari farlo prima...). Dal prossimo anno tutto questo cambierà, la regola verrà modificata, il pallone si potrà toccare (e lo potrà fare anche l’attaccante) quando è dentro l’area. Corriere dello Sport
  21. I cambi di posizione sono l’atto di nascita di una Juve nuova. Totale. La tendenza è complessiva, ma trova nell’attacco un terreno di applicazione specifico: la Juve non gioca senza centravanti, ma usa più centravanti tutti insieme. Per questo, meglio non soffermarsi sul tabellino: dice giustamente che col Milan c’era Mario Mandzukic al centro con re Cristiano alla sinistra e Paulo Dybala dall’altro lato, ma è soltanto una fotografia, l’istantanea di un momento. Pian piano la struttura diventa più fluida, quasi liquida, senza mai cadere nell’anarchia. Esistono principi da rispettare, distanze da mantenere, ma è l’istinto di quei tre a far volare la Juve: una capacità darwiniana di adattarsi alle difese altrui. Così, capita spesso di vedere il «centravanti» Mario spostarsi come un pendolo sulla fascia: a volte basta un uno-due per liberare la mezzala assaltatrice (spesso Cancelo), a volte serve un cross se al suo posto in area ha piantato le tende Cristiano. Senza, però, perdere efficacia: non è un caso che il croato arrivi da destra sulla testata dell’1-0. Quando Mandzukic scala, è spesso Dybala a fingersi un nove. Proprio l’argentino diventa la calamita più preziosa nella collezione di Allegri: sembra un paradosso, ma in parte potrebbe essere stata l’impossibilità di mettergli dei lacci ad aver prodotto questo sofisticato meccanismo. Tanta libertà nel cercare la scintilla è diretta conseguenza delle caratteristiche della Joya, diverso sia dalle ali pure Douglas Costa e Cuadrado sia dal più spurio Berna. Dybala finisce quasi sempre per svuotare l’area, riempita dai due centurioni. È un centravanti arretrato, se è vero che la terza zolla più calpestata a San Siro è stata accanto a centrocampo, ma pure un rifinitore a supporto dei due compagni. Cristiano, invece, si sta riscoprendo «crossatore» seriale sulla fascia a lui cara, più la sinistra che la destra, ma in questo sistema dinamico diventa una lama di coltello che «taglia» verso il centro: Paulo esce, Mario è largo, Cris affonda. È sempre il solito adagio: Max il creativo vuole che si spezzino le catene, che i suoi si muovano costantemente per cercare falle nelle linee nemiche. In linea teorica, sembrerebbe proprio l’alieno quello che in partenza occupa meno le terre centrali d’attacco, ma quando è qualche compagno ad allargarsi chi altri trovi a centro area? Sul 2-0 al Milan il tap-in di CR7 è da cannibale dell’ultimo tocco: il portoghese è davvero «il miglior centravanti al mondo pur non giocando da centravanti» secondo copyright di Allegri. Alla fine, c’è quindi un ordine in questo disordine. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  22. Al 34’ Benatia interviene su Bakayoko: per Mazzoleni merita l’ammonizione. Cinque minuti dopo, nell’area juventina lo stesso Benatia intercetta con il braccio sinistro un pallone toccato da Higuain. L’arbitro lascia correre, poi il Var Fabbri lo invita a rivedere l’episodio al monitor. Il tocco di Benatia è certamente incongruo, quanto basta per decretare il rigore (che Higuain sbaglia). È meno chiaro se sia intenzionale (Benatia muove il braccio verso il pallone oèil pallone che sbatte contro il braccio?) e se interrompa una promettente azione d’attacco o un semplice anticipo (Higuain avrebbe mantenuto il controllo della palla?). La nostra sensazione è che trattandosi comunque di una «promettente azione d’attacco» il braccio di Benatia avrebbe potuto meritare il giallo (quindi l’espulsione dello juventino). Al 34’ della ripresa, Chiellini trattiene Romagnoli in area e poi cade a terra: poteva starci il rigore, ma Mazzoleni fischia fallo in attacco. Infine, la cacciata di Higuain: fallo «imprudente» su Benatia, che può meritare l’ammonizione, poi perde la testa e Mazzoleni non vuole o non può far finta di non sentire: rosso diretto. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  23. La periferia è il nuovo centro. La Juventus domina con lo United, batte il Milan, va in fuga a 40 giorni da Natale ed è inutile chiedersi perché succeda: è logico, è la squadra più forte del campionato per distacco, la più forte in ogni posizione del campo. È vero sempre, ma sulla fasce si esagera: Cristiano a sinistra è illegale, Dybala a destra sta vivendo uno dei periodi migliori della carriera e poi ci sono loro, i difensori esterni. La differenza tra i terzini della Juventus e i terzini della altre squadre italiane a volte sembra incolmabile. Per questo la periferia è il nuovo centro: il contributo in quella zona di campo per la Juve è fondamentale. Cancelo a destra e Alex Sandro a sinistra sono fondamentali nella costruzione dal basso, garantiscono un possesso palla di qualità e hanno i tempi di gioco per mettere un compagno davanti al portiere con l’ultimo passaggio. Spesso, all’inizio e alla fine dell’azione, ci sono loro. Cancelo e Alex Sandro sostanzialmente sono due infiltrati. Sulla carta, due difensori nel 4­3­3. In realtà, due ali, due esterni d’attacco per attitudini e soprattutto per qualità: banalmente, nessun difensore esterno ha la loro tecnica. La Juventus li aiuta perché controlla il pallone, così loro possono sovrapporsi, prendersi dei rischi, giocare sulla tre quarti. I grafici di questa pagina dimostrano: entrambi toccano la palla più nell’altra metà campo che nella propria. Cancelo e Alex Sandro la coppia migliore d’Europa. I terzini della Juve nella somma di passaggi chiave e assist – sintetizzando e un po’ banalizzando, nel totale dei passaggi decisivi – arrivano a 38. Sergi Roberto e Jordi Alba, i due terzini del Barcellona con i numeri migliori, sono a 27. Kimmich e Alaba del Bayern a 29, Odriozola e Marcelo del Real a 26, Walker e Mendy del City a 19: doppiati nonostante giochino per Guardiola, che con le sue teorie sui terzini ha contribuito all’evoluzione della specie. Fonte: Gazzetta dello Sport
  24. Szczesny 7 Vecchio discorso: rigore sbagliato dall’attaccante o parato dal portiere? Questo sembra uno dei casi in comproprietà. Higuain non colpisce né forte e né angolato, lui però si distende bene e si salva anche con l’aiuto del palo. Comunque, decisivo. Cancelo 7 Sono quelle serate in cui Cancelo si moltiplica per tre: terzino, centrocampista, ala. E regista, visto che tocca più palloni di tutti. Un tempo dominante: l’asse con Bentancur schianta il povero Rodriguez. Ripresa più soft, ma sempre decisivo con il tiro da cui nasce il 2-0. E adesso occhio perché, stesso stadio, ce lo ritroveremo di fronte in Italia-Portogallo Bentancur 6,5 Un anno di scuola Allegri l’ha trasformato da play interessante ma un po’ compassato a mezzala moderna, che taglia in orizzontale e verticale, anticipa e costruisce con piedi e visione da regista. Ha soltanto 21 anni e adesso gioca già come i colleghi veterani. Benatia 6 Sarà nervoso perché gioca poco: ma poi la solita, ennesima, entrata fallosa da dietro a centrocampo (primo giallo), quindi il mani in area a rischio secondo cartellino. Da sostituire. Invece si riprende con tre chiusure eccellenti, e decisive, che implicitamente aumentano il rimpianto per quello che potrebbe essere se ogni tanto riflettesse di più. Chiellini 6,5 La latitanza del Milan nell’area juventina gli concede una serata senza particolari tensioni. Un passaggio sbagliato a centrocampo che poteva innescare un contropiede, ma tanta gestione, superiorità fisica e tattica. Sta bene bene e si vede: qui e in Champions Alex Sandro 7 Il Milan ha due terzini, la Juve due attaccanti. Se Cancelo è distruttivo, per una notte non è da meno Alex Sandro: l’assist perfetto per Mandzukic vale come un gol, le discese insistite costringono il Milan a restare basso. Abate e Borini sono sempre out Pjanic 6 Se gli avessero fatto più pressing avrebbe sofferto. Invece l’hanno lasciato libero di tessere la manovra in partenza, anche se poi non s’è mai vista l’apertura spacca-partita. Allegri lo sostituisce e non è la prima volta. Ci sono stati momenti migliori. Matuidi 6,5 S’è messo alle spalle la follia di Champions, quando è andato su Pogba provocando punizione e rimonta dello United. È tornato concentrato e mobilissimo, sempre in verticale, sempre ad aggredire in anticipo Kessie e chi da sinistra provava a infilarsi. Instancabile Dybala 6 In modalità mezzala partecipa bene alla manovra. Come gli succede di recente, però, se ci sono due punte soffre il ruolo più arretrato. Quando è uscito per Douglas Costa poteva anche pensare al «raccomandato» Ronaldo, ma poi il campo ha dato ragione ad Allegri. Ronaldo 6,5 Non era stata la miglior partita e lo sa anche lui: un po’ fuori dalla manovra, un paio di palle perse, corsette poco convinte, quasi fosse arrivato il momento del turnover. Ma è CR7 e in un secondo può cambiare tutto: dà segni di vita, poi il 2-0 ammazza il Milan. Mandzukic 7 Non infiniti i palloni che tocca, ma pesanti come macigni. Come lui. Sul cross di Alex Sandro entra e schiaccia tutto e tutti, implacabile. E poi, anche se non lo vedi, lo senti. Soprattutto lo sente la difesa del Milan: pressing, movimento, possesso. Khedira 6 Sempre per il discorso del «toglietegli tutto ma non Khedira», Allegri avrà sofferto a lasciarlo in panchina per Bentancur. Ma giusto così. Com’è giusto concedergli l’ultimo quarto d’ora per gestire, anche perché Pjanic non era al massimo Douglas Costa s.v Allegri 6,5 Discorso inverso di quello di Gattuso: ha una squadra così superiore che parrebbe tutto facile. Ma poi lo United insinua dubbi. Sceglie bene Bentancur invece di Khedira, e toglie le residue speranze al Milan accentrando Dybala e Mandzukic, in fase di non possesso, su Kessie e Bakayoko: con le fasce già sue, per il Milan non c’è speranza La Gazzetta dello Sport La Stampa Il Corriere della Sera La Repubblica Libero Il Giornale
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