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  1. Tutto a posto, la Juve vince il gruppo ed è testa di serie. Ma soltanto grazie al Manchester Utd che in contemporanea fa harakiri con il Valencia, perdendo e garantendo la classifica dei bianconeri. Non nel modo migliore. La qualificazione già conquistata non è un alibi: un’altra sconfitta per 1-2, un’altra distrazione dopo quella con il Manchester. Allora nel finale, qui nella parte centrale. Un po’ troppo in un gruppo per chi punta al successo finale. Non ci saremmo mai aspettati Dybala in panchina. Non dopo i tre gol dell’andata. Allegri ha stupito e sbagliato, come poi il finale ha dimostrato. Compreso il bellissimo gol che Ronaldo ha «tolto» al collega argentino. In vena creativa, finalmente Allegri si ricorda di avere Dybala e lo inserisce per De Sciglio, disegnando un inedito 3-2-3-2, con la coppia Can-Bentancur a rifornire i trequartisti Bernardeschi, Dybala e Costa. E naturalmente Ronaldo-Mandzukic davanti, per un assedio di quasi 25’, recupero compreso, nel quale si assiste a un’altra partita. Quella con Dybala che dà la scossa, centra da fuori il 2-1. con un gran tiro e infine, nelrecupero,trova la botta del 2-2 da raccontare ai nipoti. Solo che CR7 è sulla traiettoria e, oltre allo spazio che gli sta togliendo in questo inizio di stagione, gli nega un gol bellissimo e dai mille significati. In mezzo un palo e un rigore su Ronaldo. ALTRA STORIA A FEBBRAIO Tutto è bene quel che finisce bene, diceva un vecchio saggio, ma non è così che la Juve può aggredire la Champions. La follia finale con lo United. L’incapacità di controllare, di avere sempre la situazione in pugno, qui in Svizzera. A febbraio sarà un’altra storia, anche Ronaldo si scatena, e poi dipende dal sorteggio. Ma forse è arrivato il momento di restituire a Dybala il ruolo perso in questi mesi: non era facile entrare a freddo (letteralmente, era meno tanto) e dare la svolta. Come dice Allegri, almeno la Juve sa scegliersi le partite da brutta figura. Ma sarà sempre così? Fonte: La Gazzetta dello Sport
  2. Al 6’ Camara interviene in modo duro su Ronaldo: poteva starci l’ammonizione, come tre minuti più tardi, quando Aebischer entra in ritardo su Mandzukic. Il tedesco Stieler preferisce anche in questo caso non sanzionare. Al 28’ Alex Sandro, entrato al posto dell’infortunato Cuadrado, è subito protagonista in negativo: inciampa sul pallone e nel tentativo di proteggerlo finisce per agganciare e atterrare Moumi: intervento ingenuo ma da calcio di rigore. Nella ripresa, al 17’ la prima ammonizione della gara per Camara che atterra Douglas Costa, bloccandone una ripartenza. Al 37’ cross in area per Ronaldo che va giù, a contatto con Lauper. La spinta sembra esserci, il portoghese protesta a lungo, probabilmente a ragione. Al 48’ gran botta dalla distanza di Dybala che mette a segno la rete del 2-2, ma Cristiano Ronaldo è proprio sulla traiettoria del pallone (e prova anche a colpirlo con la testa): giusto non convalidare per il fuorigioco influente del campione portoghese. La Gazzetta dello Sport Maluccio il tedesco Stieler, professione avvocato, alla terza in una fase a gruppi della Champions, First dell’Uefa evidentemente provato in una gara che conta poco per future promozioni. Ecco, magari ripassiamo un’altra volta.... Fischia sempre con un pizzico di ritardo,è sempre alla ricerca di qualche suggerimento: se arriva, nasce il rigore per lo Young Boys (ci sta), quando non arriva son dolori (su Ronaldo, penalty netto). RIGORI Ci può stare quello concesso: Alex Sandro finisce per franare su Ngamaleu e lo colpisce con la gamba di richiamo (la destra) in un corpo a corpo in cui è difficile stabilire chi inizi per primo. Manca però un penalty alla Juve: Ronaldo viene spinto da dietro e trattenuto per un braccio da Benito mentre sta saltando per colpire di testa. GOL OK In Italia, col VAR, il gol di Dybala sarebbe stato convalidato (e forse non solo in Italia): la linea di visione del portiere è aperta, vede partire il tiro, Ronaldo è un pelo in off side, fa per colpire ma non sfiora il pallone. Corriere dello Sport
  3. Un tappeto verde d’insidia. Stasera il sintetico preoccupa più dello Young Boys e condiziona le scelte della Juventus in Champions Allegri: «Non posso rischiare certi giocatori» Il sintetico, obbliga Max ad alcune scelte. «Chiellini non lo rischio, si fa sempre male su questi campi. Stesso discorso per Alex Sandro, che torna nel derby. Difesa a 4 con De Sciglio, Bonucci, Rugani e Cancelo. In mezzo Bentancur si traveste da Ercole, pronto alla dodicesima fatica consecutiva prima di riposare sabato causa squalifica. «Can avrà più minuti», ammette Allegri, ma sarà Pjanic a partire dal 1’. E se CR7 è sicuro del posto, Cuadrado e Douglas Costa sono i favoriti sulle fasce. L’ultima maglia per uno tra Dybala e Mandzukic: Mario parte avanti, ma servirà il fotofinish. La Gazzetta dello Sport Tuttosport
  4. giusardegna

    Il pre-partita di VecchiaSignora: Young Boys-Juventus

    Juventus (4-4-2): Szczesny; Cuadrado, Bonucci, Rugani, De Sciglio; Bernardeschi, Bentancur, Pjanic, Douglas Costa; Ronaldo, Mandzukic;
  5. Stefano Sturaro torna in orbita bianconera. Il mediano, ufficialmente in prestito allo Sporting Lisbona dall’estate scorsa, non ha mai completamente risolto i problemi al tendine d’Achille ed è restato per lunghi tratti a curarsi a Torino. Ora, dopo che in questa stagione non ha mai giocato, Sturaro può fare rientro alla base Juve per poi cercare una nuova sistemazione tra venti giorni, nel mercato di gennaio. Le condizioni di Sturaro ultimamente sono migliorate e la volontà delle parti - giocatore e club - è quella di tentare il rilancio prima di trovare insieme una nuova e definitiva soluzione l’estate prossima. Fonte: Il Corriere dello Sport
  6. salve ragazzi, chi mi sa dire quanto costa ? Vivo in Svizzera....e vorrei accquistare abbonamento x tutto l`anno x vedere le partite. Sono già Juventus member premium International.... grazie...
  7. Gara corretta, che rischia di accendersi solo a metà del secondo tempo, ma rientra subito nei binari. Al 4’ Chiellini contrasta regolarmente Icardi nel cuore dell’area. Al 6’ giusto giallo a Pjanic per l’entrata su Joao Mario. Al 16’ Matuidi in ritardo su Gagliardini, poteva starci l’ammonizione. Al 23’ manata di Cristiano Ronaldo a Skriniar: intervento involontario ma il difensore è costretto a medicarsi il naso sanguinante. Nella ripresa, in tre minuti, dal 9’ al 12’, vengono ammoniti Bentancur per un’entrata pericolosa su Gagliardini, Perisic per un fallo su Dybala, Brozovic per un intervento ancora sul numero dieci argentino. Gialli che Irrati spende per stemperare una tensione crescente. Nel recupero l’arbitro di Pistoia macchia un po’ la sua prestazione risparmiando il giallo a Mandzukic che stende Skriniar e allo slovacco che un minuto dopo dà un colpetto col gomito al croato. La Gazzetta dello Sport Contrasti ferrei, braccia al cielo e urla su ogni palla contesa. Irrati in fin dei conti non ha torto a resistere inizialmente alla tentazione di estrarre il giallo su tutto ciò che si muove. Lo fa subito per un fallo tattico di Pjanic su Joao Mario, e va bene. Risparmia invece Brozovic su Dybala, Icardi che schiaffeggia Pjanic con il piede, Cristiano che schiaffeggia Skriniar con la mano e Bentancur che falcia Icardi. Ecco, in quest’ultimo caso probabilmente la prudenza lo consiglia male. Se ne rende conto e improvvisamente cambia marcia. Anche perché i giocatori nel secondo tempo mollano il rastrello e prendono la vanga. In due minuti finiscono sulla lavagna Bentancur (a proposito: era diffidato, salterà il derby), Perisic e Brozovic, tutti senza potersi lamentare di alcunché. Il gioco si fa duro, la Juventus comincia a giocare e Cancelo è in posizione valida quando schizza sul lancio di Matuidi a ricevere il pallone che poi deporrà in area per Mandzukic. Due punizioni dal limite dell’area, una pericolosa per la posizione, calciata per l’Inter da Perisic e deviata in barriera da Matuidi (che l’aveva causata impedendo a Borja Valero di provare il destro); l’altra pericolosa giusto perché la tira Cristiano, e in questo caso il portoghese bastona la barriera. C’erano entrambe. Irrati è paziente, puntuale, chiaro nelle indicazioni. Un buon padre di famiglia. Lo aiuta il destino che sposta tutti gli eventuali episodi controversi nelle zone anonime del campo. Soprattutto si aiuta da solo, mantenendo la calma dei competenti. Il Corriere dello Sport
  8. giusardegna

    Il pre-partita di VecchiaSignora: Juventus-inter

    Juventus (4-3-1-2): Szczesny; Cancelo, Bonucci, Chiellini, De Sciglio; Bentancur, Pjanic, Matuidi; Dybala; Mandzukic, Ronaldo.
  9. C’è stato un momento candido innocente, puro, in cui Paulo e Mauro si sono voltati sul palco del Gran Galà del calcio e il loro sguardo si è incrociato. Hanno sorriso come tra amici, hanno scambiato qualche parolina nella loro lingua madre e, per un attimo, hanno pensato a tutt’altro e non alla prossima sfida di campionato. Che poi è La Partita. Nell’ultima occasione in cui le rispettive squadre si sono affrontate, i destini di Paulo e Mauro si sono incrociati. Il primo, Paulo Dybala, è entrato tra le fila dei bianconeri al 16° minuto del secondo tempo e ha cambiato le sorti del Derby d’Italia: sono infatti suoi i due assist decisivi per l’incredibile rimonta bianconera di San Siro da 1-2 a 3-2. Il secondo, Mauro Icardi, autore della rete del pari dopo il vantaggio iniziale di Douglas Costa e sostituito con Santon inspiegabilmente da Spalletti al 39° della ripresa con i suoi sopra 2-1, ha visto dalla panchina i compagni subire l’uno-due di Cuadrado e Higuain e, a un passo dal successo, capitolare di fronte all’armata bianconera. Poi quelle lacrime a fine match che lo hanno reso così umano. Una sconfitta, per i nerazzurri, che fu difficile da digerire e non solo per i presunti torti arbitrali. Tradotto: espulsione di Vecino e mancato rosso a Pjanic. Mentre in casa bianconera, quella vittoria fu la partita che ha dato il là al settimo scudetto dei bianconeri. In quellache, per entrambi, è stata una stagione da record: 22 le reti segnate in campionato dello juventino, addirittura 29 i gol più il titolo di capocannoniere assieme a Immobile per il capitano nerazzurro. Così simili, Paulo e Mauro: poiché entrambi argentini, poiché nati nel 1993 e poiché sempre protagonisti in campionato. Ma i due sono anche così diversi. Se Dybala è un ragazzo riservato e tranquillo, in sintonia con lo stile torinese, Icardi con i suoi infiniti tatuaggi e la sua passione per i social network fa sempre notizia, accompagnato dalla esuberante compagna Wanda Nara. C’è una cosa che, però, li accomuna da qui a venerdì. La voglia di regalarsi una notte speciale, dopodomani, all’Allianz Stadium, in un Derby d’Italia che può valere più dei tre punti da assegnare. Perché Icardi quando vede bianconero si accende (8 reti in 10 presenze), mentre Dybala, a sorpresa, non è ancora mai riuscito a bucare la rete in campionato contro i nerazzurri. «Sarebbe bello segnare, spero possa essere così e che la Juve vinca», il commento della Joya bianconera, che è oramai è un simbolo del club e vicecapitano della squadra dietro Giorgio Chiellini. «I gol più belli? Quelli contro la Juve rimarranno sempre impressi...», ci tiene a sottolineare Maurito, il capitano dell’Inter. E pensare che entrambi avrebbero potuto vestire la stessa maglia, quella bianconera, dopo che la stessa Juve in estate tentò di strappare ai rivali il suo bomber. «La Juve voleva Mauro», a rivelarlo fu la stessa Wanda, moglie di Icardi. Intanto, però, oltre che rivali, Paulo e Mauro si ritrovano ora compagni di squadra e partner d’attacco di una Nazionale argentina scottata da un altro flop mondiale e in cerca di riscatto. Due settimane fa Dybala e Icardi hanno trovato, per la prima volta, la via del gol con la maglia della Selección nel successo per 2-0 nell’amichevole contro il Messico. Era ora, finalmente. Insieme a segno nella stessa partita. Così simili, appunto. E anche così diversi. Fonte: Il Giornale
  10. Juve in missione a Lille Lione. L’obiettivo degli osservatori bianconeri ha un nome e un cognome ben precisi: Tanguy Ndombele, ha 22 anni ed è l’uomo nuovo del centrocampo francese. È, soprattutto, il nuovo uomo al centro del mercato della Juve. Sempre attento a cosa possa offrire un campionato come quello della Ligue 1, Fabio Paratici è rimasto particolarmente colpito dal mediano dell’Olympique Lione. Una crescita costante la sua, capace com’è stato anche di riuscire ad inserirsi nel già ricchissimo centrocampo della Francia campione del Mondo in questa stagione: quattro presenze nelle ultime due parentesi tra amichevoli e Nations League, c’era lui al fianco di N’Golo Kanté nell’ultima partita con l’Uruguay. E come Kanté anche Ndombele fa del rapporto tra quantità e qualità il pezzo forte del suo repertorio, sia che venga chiamato a muoversi in una mediana a due che in un centrocampo a tre. Allora la Juve ci prova, aumentando l’intensità del lavoro dei propri osservatori in una fase della stagione fondamentale nel programmare le operazioni di mercato del futuro. Seguito direttamente più volte (così come il compagno di squadra Houseem Aouar, trequartista di vent’anni dal futuro assicurato, altro intreccio di mercato per la Juve del futuro), domani sarà di nuovo lui l’uomo al centro delle analisi degli osservatori di Paratici. Alle 17 andrà in scena lo scontro diretto per un postoin Champions tra Lille e Lione, attesi uomini Juve per un autentico blitz che possa servire non soltanto per monitorare una volta di più Ndombele in una partita decisiva, ma anche per mantenere i rapporti con l’entourage del giocatore. Definiti quelli con il Lione, o per meglio dire il presidente Jean-Michel Aulas è un vecchio lupo di mare che dalle parti di Torino è conosciuto piuttosto bene. Ecco perché la Juve sta provando a giocare d’anticipo, con Tottenham e Barcellona saldamente sulle sue tracce: Aulas è lo stesso presidente che un paio di stagioni fa ha fatto leva proprio sulla Juve per far lievitare il prezzo di Corentin Tolisso, seguito e corteggiato per un anno intero ma infine sfuggito ai bianconeri a causa di un continuo gioco al rialzo del Lione, che poi ha trovato un accordo con il Bayern Monaco. Ed ora che la storia sembrerebbe potersi ripetere, la Juve prova a fare in modo che lo il finale possa cambiare. Niente aste, su questo la Juve è già stata chiara, mentre il rezzo del cartellino di Ndombele è già fissato ad oltre 40 milioni. Intanto Paratici lo studia, convincendosi che possa effettivamente fare al caso del progetto bianconero guardando alla giovane età (22 anni) e a un sempre crescente spessore internazionale (2 gol in 5 partite in Champions nell’anno del suo ingresso nel giro della Francia), con quelle caratteristiche da «nuovo Kanté» che alla Juve piacciono sempre più. Fonte: Corriere di Torino
  11. Orsato non tradisce, fa una signora partita e ripaga la fiducia di Nicola Rizzoli, che ha individuato una sfida storicamente insidiosa (bravo, scelta coraggiosa) per il grande ritorno dell’arbitro di Schio con i bianconeri. Unica sbavatura: la mancata ammonizione di Ronaldo al 16’ per il fallo tattico su Simeone (il giallo al portoghese arriverà solo dopo il 3-0 e per un motivo assai opinabile). Giuste tutte le altre letture degli episodi più controversi (sono stati tantissimi). Al 25’ fa bene a non concedere il rigore alla Juventus per il mani di Biraghi sul cross di De Sciglio: la palla tocca prima la schiena, poi il braccio del terzino viola in scivolata. Come prevedono il protocollo e le recenti indicazioni di Rizzoli, Orsato consulta il Var Massa. Al 28’ Ronaldo a contatto con Pezzella: il difensore allarga il braccio per ostacolare il portoghese, che però si lascia cadere a terra troppo platealmente. Orsato legge bene e non concede il rigore né punisce la simulazione. Al 44’ Dybala chiuso nella morsa Edimilson-Milenkovic: giusto punire il primo fallo (dello svizzero), appena fuori dall’area di rigore. Arrivano punizione e ammonizione. Orsato è concentrato: al 46’ Gerson in contropiede si allunga il pallone e si lascia cadere, ma non inganna il direttore di gara che fa proseguire. Nella ripresa, al 19’ Milenkovic butta giù Cancelo al limite dell’area: basta il giallo. Al 24’ raddoppio bianconero: sugli sviluppi di un calcio d’angolo, girata di Chiellini su cui prova ad avventarsi Ronaldo, senza toccare il pallone. Orsato convalida, Massa conferma la regolarità della posizione del portoghese. Al 33’ il direttore di gara concede un rigore alla Juventus per un mani di Edimilson sul cross di Mandzukic: il pallone sfiora prima il ginocchio del centrocampista viola, ma il braccio è troppo largo. Penalty da concedere secondo le prossime imminenti indicazioni dell’Ifab: dovremo farci l’abitudine. Ronaldo segna e spara il pallone in cielo: Orsato lo ammonisce, forse più perché non lo ha fatto un’ora e mezzo prima. La Gazzetta dello Sport Coraggioso, Rizzoli, nel riproporre Orsato con la Juventus proprio a Firenze, dopo il famigerato Inter-Juve dell’anno scorso. Il disagio da parte dell’arbitro era evidente. Un errore grave (Milenkovic era da rosso, nessuno se n’è accorto?), un dubbio (sul rigore) e un cartellino non fatto a Ronaldo, Orsato è rimasto in linea di galleggiamento. DA ROSSO Sullo 0-1, Milenkovic entra su Cancelo al limite dell’area viola: senza quel fallo, l’esterno della Juve sarebbe stato davanti a Lafont in completa solitudine, Milenkovic doveva essere espulso per aver interrotto una chiara occasione da gol.REBUS Il 3-0 per la Juve arriva su rigore, concesso da Orsato per un braccio di Edimilson sul cross di Mandzukic: i dubbi nascono dalla distanza fra i due (abbastanza vicini) e la congruità del gesto (il viola allarga la gamba destra e accompagna il gesto con l’identico movimento del braccio). Non c’è alcun tocco sul ginocchio (rotazione del pallone sempre uguale), il braccio è vicino alla soglia limite (4.40, se pensate alle lancette dell’orologio). RETE OK Ok il gol di Chiellini: è in gioco (c’è Milenkovic) sul colpo di testa di Cuadrado, poi Ronaldo (che va sul tiro/cross dunque interferisce con azione e avversari) è dietro la linea del pallone sul tocco del difensore. NO RIGORE Non è rigore la carambola sedere-schiena-braccio (che è quello d’appoggio, dunque è in terra da prima) di Biraghi sul cross di De Sciglio. Fonte: Corriere dello Sport
  12. Diafo95

    Coro per CR7?

    Buongiorno a tutti! Ho una riflessione da porvi. Da quando è arrivato Cristiano Ronaldo ho notato che non è mai stato fatto nessun coro per lui (Tolto quello portaci la champions) Ieri dopo il suo gol, silenzio tombale nessun coro per lui. Invece se avete notato, dopo il gol di Mario è partito subito un coro in onore suo. A sto punto domando, perché non fare un coro riservato al miglior giocatore al mondo? E' sempre più decisivo e importante, penso che un bel coro se lo meriti tutto. Che ne pensate? #finoallafine
  13. Fedelissimo alla missione, quella di bomber sempre affamato di gol, e ancor di più alla targa che ha trasformato in marchio, non deve dunque stupire se Cristiano Ronaldo nelle ultime 7 partite di campionato ha segnato 7 reti. Saltato il tappo dopo un incredibile e imprevedibile digiuno iniziale, nessuna gioia nelle prime tre sfide italiane e una serie di sfortune seriali degne di Calimero, CR7 non si è più fermato e soprattutto si è preso tutto. Come da copione o come da programmi Juve, dopo il colpo del secolo costato 100 milioni di euro, ma l’escalation che l’ha portato in cima alla vetta dei capocannonieri con 10 gol (in coabitazione con il genoano Piatek) è qualcosa che a un bianconero non riusciva da 61 anni e che rimodella la storia dei grandi campioni stranieri transitati in Serie A. Solo Shevchenko, esordiente nel Milan 1999/2000, riuscì ad andare in doppia cifra entro la 14ª giornata. Maradona, Van Basten, Zico e l’interista Ronaldo, invece, si fermarono prima. Meglio anche di Maradona La stella juventina ha segnato di destro e di sinistro, su rigore, con facili tap-in o incredibili prodezze balistiche: manca ancora un colpo di testa vincente o una punizione perfetta, ma Ronaldo si è preso la palma di bianconero più veloce a fare 10 gol da debuttante dopo l’exploit di Charles (13 reti nel 1957). Neanche centravanti puri come Trezeguet e Ibrahimovic o geni assoluti come Sivori e Platini erano riusciti ad avere un impatto del genere sulla Juve. I campioni d’Italia la scorsa estate hanno ingaggiato l’uomo dei sogni e delle cinque Champions per vincere il tabù europeo, ma ora se lo godono in questo torneo dominato in lungo e in largo. Anche perché il fuoriclasse portoghese può togliersi la soddisfazione di provare a vincere il suo primo scudetto insieme alla classifica dei marcatori. Nessuno c’è mai riuscito al primo colpo in Serie A e si sa che le sfide nelle sfide animano CR7: c’è sempre un record da aggiornare, una storia da scrivere e un’esultanza da mostrare. Anche per la gioia dei suoi bambini, che lo stanno emulando: Cristano jr ieri ha stampato 4 gol nei Pulcini 2010, mentre Mateo (18 mesi appena) ha iniziato a colpire il pallone con la stessa forza del papà, come mostra un video che è già virale. Non varranno un Pallone d’oro, ma il miglior marcatore del 2018 (32 gol in 29 partite di campionato tra Real Madrid e Juve), ha già tracciato la rotta per riprenderselo. Fonte: La Stampa Ronaldo resta il più prolifico dell’anno solare con 39 gol, a -1 da quota 40 Ci sono uomini per cui essere il numero uno non è un obiettivo ma una vocazione. Cristiano Ronaldo appartiene a questa categoria: vuole essere il primo in tutto ciò che fa e anche il più insignificante degli insuccessi diventa carburante per una nuova sfida. Dicembre per CR7 è sinonimo di Pallone d’oro: l’ha sollevato negli ultimi due anni difila (prima era accaduto altre tre volte dal 2008 in poi) e lui fino a qualche tempo fa pensava di poter fare tripletta. Oggi, se le indiscrezioni delle ultime ore saranno confermate, l’ex compagno del Real Luka Modric gli toglierà la corona, ma chi lo conosce bene assicura che il bionico non ha alcuna intenzione di abdicare. Cristiano lavora ogni giorno per dimostrare al mondo di essere sempre il più forte di tutti: sfumato il premio di miglior giocatore, restano i numeri a dargli conforto, documento incontrovertibile di un’altra annata sempre ai massimi livelli, al di là della scelta finale dei giurati. I numeri certificano che Cristiano è attualmente il miglior marcatore del 2018 e possono essere ulteriormente migliorati: CR7 ha già segnato 39 gol nell’anno solare, due in più dell’eterno rivale Lionel Messi, e il traguardo minimo, ovvero superare quota 40 prima di stappare lo champagne per festeggiare il Capodanno, è ormai a un passo. CAPOCANNONIERE La rete di rigore del Franchi ha avuto un doppio effetto: ha spinto Ronaldo in testa alla classifica dei marcatori della A insieme a Piatek (10), che ieri non ha segnato contro il Torino e non ha potuto risuperare lo juventino; in più ha consolidato il suo status di re dei gol del 2018. Prendendo in esame i 10 top campionati europei (ovvero Italia, Francia, Spagna, Inghilterra, Germania, Russia, Turchia, Portogallo, Belgio e Ucraina) e considerando i centri in campionato più quelli nelle coppe europee, non c’è nessuno che viaggia alla velocità di CR7. Lui 39, Messi 37 e poi con gli altri c’è addirittura un abisso: da Lewandowski a Salah, da Griezmann a Neymar, sono tutti sotto i 30. La sfida del quasi 34enne Ronaldo (li compirà a febbraio) è riavvicinarsi ai livelli del suo quadriennio d’oro (dal 2012 al 2015) quando in 12 mesi superava stabilmente quota 50. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  14. giusardegna

    Il pre-partita di VecchiaSignora: Fiorentina-Juventus

    Juventus (4-3-1-2): Szczesny; Cancelo, Bonucci, Chiellini, De Sciglio; Cuadrado, Bentancur, Matuidi; Dybala, Mandzukic, Ronaldo.
  15. Scegliamo il miglior giocatore, il gol più bello e la miglior partita di NOVEMBRE 2018 --- Per rivedere i gol e gli highlights: Juventus-Cagliari 3-1 (Serie A): https://www.vecchiasignora.com/topic/331831-highlights-juventus-cagliari-3-1-20182019/ Juventus-Manchester United 1-2 (Champions League): https://www.vecchiasignora.com/topic/331928-highlights-juventus-manchester-united-1-2-champions-20182019/ Milan-Juventus 0-2 (Serie A): https://www.vecchiasignora.com/topic/332029-highlights-milan-juventus-0-2-20182019/ Juventus-Spal 2-0 (Serie A): https://www.vecchiasignora.com/topic/332290-highlights-juventus-spal-2-0-20182019/ Juventus-Valencia 1-0 (Champions League): https://www.vecchiasignora.com/topic/332352-highlights-juventus-valencia-1-0-champions-20182019/ -------------------------------------- >>>GLI OSCAR DEI MESI PRECEDENTI -------------------------------------- >>>GLI OSCAR DELLE STAGIONI PRECEDENTI
  16. Una foto della sua parata strepitosa e una frase didascalica: «Tre punti». Così il portiere impronunciabile,Wojciech Szczesny, ha festeggiato sui social la qualificazione della Juventus agli ottavi di Champions League. Fatti e poche parole, la ricetta del portiere polacco che ha definitivamente raccolto l’eredità di Gigi Buffon, non uno qualunque. Dopo lo choc del Bernabeu, l’espulsione del capitano, Szczesny entrò ma non fece il miracolo sul rigore di Cristiano Ronaldo. Forse non è un caso che ha debuttato in questa Champions parando proprio un rigore nel finale di Valencia mentre martedì sera è stato superlativo sul colpo di testa di Diakhaby. «Una parata alla Buffon», è stata definita. Dal peso specifico incalcolabile per tempi e modi: pochi secondi prima dell’intervallo con il risultato in parità. E prima della sosta delle nazionali, aveva anche parato il rigore a Higuain in Milan-Juventus. Una risposta alle critiche per il gol subito pochi giorni prima contro il Manchester United e al tormentone sulle uscite alte, considerato il suo punto debole. La conferma che la Signora ci aveva visto nella scelta del dopo Buffon. Una pressione che avrebbe schiacciato chiunque, ma sembra non aver scalfito il numero uno polacco. Sempre in perenne confronto con Super Gigi. La sua umiltà sta facendo la differenza nell’affrontare la sfida più importante dopo aver accettato di fare il secondo per un anno. Lui che sarebbe stato titolare in qualsiasi altra squadra. Qualche settimana fa alla Bbc aveva raccontato: «Più facile per me essere l’erede di Buffon perché non sono italiano. E da Gigi ho imparato a essere il numero uno, stare un anno al suo fianco è stata l’occasione migliore della mia vita. Non approccio le partite pensando che non posso sbagliare perché tutti sentiranno la sua mancanza». Il rigore parato al Pipita? Grazie ai consigli di Cristiano Ronaldo. Il concetto di squadra anteposto sempre all’interesse personale. Un filo di umiltà e il lavoro da cui ricominciare sempre. È la Juve di CR7, di Mandzukic, di Dybala e Bonucci e Chiellini e di tutti gli altri. Ma un titolo se lo merita anche Szczesny. Fonte: Il Giornale
  17. BENE COLLUM SU PJANIC E BONUCCI NIENTE RIGORI Partita veloce e anche spigolosa. L’arbitro scozzese Collum riesce bene a tenerla, distribuendo parecchi cartellini gialli, tutti motivati a partire da quello a Bentancur. Nel primo tempo ci sono stati due episodi in area Valencia. Nel primo, Pjanic cade in area dopo un contrasto con Kondogbia. In effetti c’è un contatto, ma non così chiaro per un rigore e poi l’ex interista era anche in anticipo sul pallone. Nel secondo, Bonucci va giù dopo un corpo a corpo con Coquelin. C’è una leggerissima spinta del francese, non così «pressante» da motivare un calcio di rigore. Anche qui fa bene Collum a non intervenire. Nel secondo tempo, chiaro il fallo di mano, anzi braccio, con cui Dhiakaby segna. Gol senza alcun dubbio da annullare e giallo al difensore del Valencia. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  18. Szczesny 7 Il gioco di mano con Diakhaby finisce 1-1: il 12 gli segna con il braccio, Woj gli cancella la testata del possibile 0-1. Vale mezzo gol. Cancelo 7 Il miglior crossatore del West comincia forte, trova Mandzukic, chiude su Guedes, poi trasloca a sinistra. Pensare che a luglio era del Valencia… Bonucci 6,5 I soliti lanci, un bel tacco, un brutto errore quando si fa bruciare da Diakhaby. Però in zona-Mata, quando il 90’ si avvicina, salva di testa: importante. Chiellini 6,5 Diventa il quarto juventino per presenze e, in gita premio, va a crossare nell’altra trequarti. Per il resto, uno stop a Coquelin e tanta presenza. Alex Sandro 5,5 Partita strana. Gioca un tempo meno che normale, crossa 3 volte meno bene del solito e dà una palla interessante a Pjanic, di sicuro incide meno di Cancelo. Allegri sa che Cuadrado sta meglio e lo cambia all’intervallo. Bentancur 6,5 Lascia un timbro su Guedes – tacchetti su gamba, cartellino giallo – e uno anche sulla partita. Presenza, personalità e 10 palle recuperate. Tante. Pjanic 6,5 Serata da distributore automatico. Gioca 73 palloni, record della Juve, nessuno da far saltare sulla sedia ma quasi tutti intelligenti. Comandante. Matuidi 6 Sembra un po’ giù di tono, in difficoltà tecnica, poi sprinta, scivola e recupera una palla in zona delicata. Utile come sempre. Dybala 6,5 Attiva il laser mancino con l’azione più bella: dribbling e gran palla per Alex Sandro. Primo tempo di livello, poi cala un po’ e tramonta in panchina. Ronaldo 7,5 InSight, la sonda atterrata su Marte, ha trovato una maglia col 7. Il solito marziano per la capacità di determinare: il gol è una sua creazione dal nulla e gli assist per Mandzukic potrebbero essere due. Altro livello Mandzukic 7 L’amico col 7 gli fa un altro regalo ma Mario è il tradizionale mix di intelligenza e sforzo: un bel cross, tante rincorse e il tocco che vale il primo posto. Cuadrado 6 Un tempo da terzino destro, tra belle idee e limiti da difensore: Guedes lo salta secco. Bonus: devia un tiro di Batshuayi da brivido finale. Douglas Costa s.v Undici minuti che spende con un paio di accelerate. Allegri 7 La Juve domina anche questa e trova una struttura definita: solidità da squadra livello top. Se Ronaldo decisivo non può stupire, occhio alla buona notizia: gli ultimi minuti passano più o meno tranquilli. La Gazzetta dello Sport Il Corriere della Sera Il Giornale Libero
  19. 16 anni e 8 mesi prima il debutto in serie A poi quello in Champions League, diventando il primo «Millennial» a esordire in entrambe le competizioni. A 17 anni e 3 mesi il primo gol in campionato, contro il Bologna, anticipando Pietro Pellegri di 24 ore nell’essere il primo calciatore nato negli anni Duemila ad aver segnato in serie A. Ed è sempre lui ad essere il primo giocatore nato nel terzo millennio ad aver segnato un gol per la Nazionale Under 21, il 15 ottobre su rigore contro la Tunisia, rete bissata giovedì contro l’Inghilterra con un imperioso stacco di testa su perfetto cross di Vittorio Parigini. Ieri, infine, la prima convocazione nella Nazionale A, come annunciato dal ct Roberto Mancini in conferenza stampa. Un curriculum, parziale, ma da predestinato. Di chi si parla? Di Moise Kean, ovviamente. L’uomo, pardon il ragazzo, del giorno ancora una volta. Un gioiello allo stato puro, il più brillante prodotto del vivaio della Juve nell’era post Marchisio-Giovinco-De Ceglie, ormai da anni discusso e chiacchierato, atteso dai tifosi come un’autentica stella. Che adesso sogna di scrivere un’altra piccola grande pagina di storia del calcio italiano, magari debuttando già la prossima settimana in Nazionale contro gli Stati Uniti. Ma la sua America, per ora, rimane la Juve. Dove è rimasto questa estate per provare a giocarsi le sua chance al fianco del più grande di tutti, Cristiano Ronaldo ovviamente. Pur sapendo che in questa Juve stellare di spazio ce ne sarebbe stato poco o nulla (appena 12 minuti, per ora, contro lo Young Boys in Champions), nonostante le richieste non mancavano già negli scorsi mesi. D’altronde anche in prestito a Verona aveva fatto notare il suo potenziale, con 4 gol in 19 presenze prima che un infortunio lo costringesse ai box da marzo in poi. All’Europeo Under 19 un altro exploit, trascinando l’Italia fino alla finale persa con il Portogallo 4-3 nonostante una sua doppietta. Alle porte della Juve e di Mino Raiola, però, non è arrivata l’offerta in grado di convincere tutti: un’altra stagione in prestito secco in Italia non convinceva l’agente, una ricca cessione era possibile solo a patto che il club bianconero potesse conservare un diritto di riacquisto. Tra le tante società che si son fatte sotto, anche il Monaco: ma 20 milioni più bonus senza «recompra» non erano abbastanza per la Juve. Restare in Continassa fino a gennaio è stata quindi la conseguenza migliore per tutti. Ed ora, aspettando il momento giusto per blindare Kean prolungando il contratto attualmente in scadenza nel 2020, si ricomincia per gennaio. Le richieste della Juve sono sempre le stesse, via in prestito o a titolo definitivo per una cifra monstre con diritto di riacquisto. La coda in serie A è già lunga, in questi giorni si sono fatti avanti Sampdoria e Sassuolo, con il Bologna che più di tutti potrebbe garantire un ruolo da protagonista alla corte di Pippo Inzaghi in attesa di capire cosa fare con Mattia Destro. C’è tempo, la corsa a Kean è appena cominciata. Come il libro della sua carriera, anche se a 18 anni, 8 mesi e 23 giorni ha già scritto così tanti capitoli. Fonte: Corriere di Torino
  20. giusardegna

    Il pre-partita di VecchiaSignora: Juventus-Valencia

    Juventus (4-3-3): Szczesny; Cancelo, Bonucci, Chiellini, Alex Sandro; Bentancur, Pjanic, Matuidi; Dybala, Mandzukic, Ronaldo.
  21. AUTOGOL FELIPE: CORRETTO FAR RIPETERE LA RIMESSA Al 9’ Gomis rimette corto dal fondo per Felipe, che tocca il pallone proprio mentre varca la linea dell’area di rigore. Sugli sviluppi dell’azione la Juventus recupera palla e segna la rete del vantaggio grazie ad un cross di Douglas Costa che Felipe mette nella propria porta, ma a quel punto l’arbitro La Penna ha già interrotto il gioco. Cosa ha sanzionato? Il direttore di gara ha ritenuto irregolare la rimessa del portiere della Spal, probabilmente perché il pallone non era completamente uscito dall’area quando lo ha intercettato Felipe (mentre non è chiaro se Mandzukic fosse dentro o fuori dall’area al momento del rinvio). Comunque, come prevede il regolamento, si riprende con una nuova rimessa dal fondo. Al 24’ Cuadrado simula al limite dell’area, manca il giallo. Al 29’ 1-0 juventino: regolare la partenza di Cristiano Ronaldo sul cross dalla destra. La Gazzetta dello Sport Ancora una buona partita per Federico La Penna: non difficilissima, ma è stato accettato da tutti, ha sempre tenuto alta la concentrazione, ha usato anche il brutto muso quando serviva (giallo a Bentancur). Corretto fermare il gioco sull’autogol di Gomis, il gol di Ronaldo è buono. IN AREA Veniamo al caso da scuola: Gomis rimette il pallone in gioco dal fondo e qui accadono due cose, con la prima che diventa - temporalmente - determinante sulla seconda: a) Mandzukic è all’interno dell’area e diventa punibile quando corre verso Felipe; b) Felipe tocca il pallone quando lo stesso ancora pizzica per un pelo la linea (ci vorrebbe la GLT), dunque non è ancora uscito completamente. Corretto fermare tutto (magari farlo prima...). Dal prossimo anno tutto questo cambierà, la regola verrà modificata, il pallone si potrà toccare (e lo potrà fare anche l’attaccante) quando è dentro l’area. Corriere dello Sport
  22. Stasera il Milan saprà se avrà Higuain contro il Parma, ovvero se gli verrà tolta la seconda giornata di squalifica davanti alla Corte Federale d’Appello, oggi il Pipita volerà a Roma. Ma il grande punto interrogativo, però, riguarda il suo futuro. E' tutt'altro che scontato che a fine stagione, il Diavolo eserciti il diritto per il riscatto del suo cartellino. Addirittura, in questo momento sono superiori le probabilità che lascia scadere i termini mento sono decisamente superiori le probabilità che lascia scadere i termini, riconsegnando il giocatore alla Juventus. Non ci sarebbe nulla di tecnico in questa decisione: si tratterebbe innanzi tutto di una valutazione economica, in ragione in del costo che finirebbe nel prossimo bilancio in caso di acquisto a titolo definitivo. Per comprendere la situazione, meglio affidarsi ai numeri. In base agli accordi presi con la Juventus, dopo i 18 milioni per il prestito in questa stagione, il Milan dovrebbe versarne altri 36 per rilevare pure il cartellino. Già, ma l’argentino, al momento della firma non ha voluto allungare la scadenza del contratto che aveva con la società bianconera. Quindi, in caso di riscatto, il suo vincolo con il Diavolo lo si esaurirebbe nel 2021. Significa che l'ammortamento annuale, ovvero la cifra di acquisto divisa per gli anni di contratto, ammonterebbe a 18 milioni, in aggiunta ai quali ci sarebbe pure l’ingaggio lordo, ovvero altri 19 milioni. Insomma, il costo a bilancio sarebbe addirittura di 37 milioni. Per avere re un’idea di quanto sia alta la cifra, è sufficiente paragonarla con il costo che invece avrà sul bilancio 2019-20 l'acquisto Paquetà. Nel suo caso, infatti, i 35 milioni per il cartellino vanno divisi per 5, ossia gli anni del contratto firmato dal brasiliano, quindi l’ammortamento è di "soli" 7. Che salgono a 10 con i 3 previsti per l’ingaggio lordo. La differenza è di 27 milioni di euro... Fonte: Il Corriere dello Sport
  23. giusardegna

    Il pre-partita di VecchiaSignora: Juventus-Spal

    Juventus (4-4-2): Perin; De Sciglio, Bonucci, Rugani, Alex Sandro; Cuadrado, Pjanic, Bentancur, Douglas Costa; Mandzukic, Ronaldo.
  24. Juve-Pjaca, una storia d’amore mai sbocciata e destinata a finire. Arrivato nel 2016 dalla Dinamo Zagabria per 23 milioni, è stato utilizzato con il contagocce fino alla rottura di legamento crociato anteriore e menisco esterno nel marzo 2017 in Estonia-Croazia. Lento il recupero, passato da tanta Primavera e altrettanta fiducia dei bianconeri. Poi all’improvviso lo strappo: mai utilizzato dopo il rientro, il malumore si è trasformato in un addio con tensioni. Allo Schalke ha collezionato 9 presenze e 2 gol, abbastanza per andare al Mondiale,non per convincere la Juve. Vani i tentativi di venderlo in estate, in assenza di alternative la Fiorentina ha ottenuto il prestito oneroso (2 milioni) con diritto di riscatto (20 milioni) e controriscatto (28 milioni). Che il ds bianconero Paratici non eserciterà, volendo chiudere una volta per tutta la questione. Il ritorno a Torino, anche solo di passaggio, non è da escludere, la Fiorentina è tutt’altro che convinta di riscattare Pjaca: non lo farà per quanto visto fin qui costringendo la Juve a trovare in fretta un nuovo acquirente, lo farebbe solo nel caso in cui il croato si dovesse sbloccare. E se la Juve decidesse di abbassare la cifra concordata in estate. Con i viola gli argomenti non mancano, da Milenkovic a Chiesa. Finito invece sembra il tempo di Pjaca per convincere la Juve a puntare su di lui. Fonte: Il Corriere di Torino
  25. Ieri nel vertice di mercato che c’è stato tra Jorge Mendes e Fabio Paratici nel quale ha fatto anche visita Andrea Agnelli, si è parlato di come impostare il mercato estivo e la possibilità di arrivare a grandi calciatori. Nel parlare Mendes ha offerto alla società bianconera il giovane centrocampista portoghese da lui assistito Ruben Neves. Il giocatore gioca nel Wolverhampton e può essere un affare per la Juve in vista del mercato di gennaio. Ruben Neves è giovane, ha soli 21 anni con la nazionale portoghese ha già collezionato 9 presenze. Con il Porto ha collezionato 59 partite nella liga portoghese, mentre in Premier league 12 presenze quest’anno. L’anno scorso il portoghese aveva collezionato 42 presenze in Championship. Tuttosport
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