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  1. La storia dice che allo Stadium il Napoli ha sempre perso, ragione per la quale non c’è da fidarsi, anche se il fattore campo pesa eccome. Analizzando però il percorso delle due rivali, non si può non tenere conto di alcuni fattori che le differenziano profondamente. Il primo tema riguarda la fame e la mentalità. La Juve di Allegri in tre anni e mezzo ha lasciato indietro appena le briciole di due Supercoppe: scudetti, Coppe Italia e due finali di Champions League rivelano una squadra competitiva in tutte le manifestazioni. Se vincere è l’unica cosa che conta, arrivare fino in fondo è quasi un obbligo. Chi dice che a un certo punto possono mancare le motivazioni, dopo tante vittorie, forse non conosce abbastanza il carattere dei bianconeri, oggi più che mai. Il Napoli, d’altra parte, è l’avversario più competitivo da diverse stagioni. Uno sforzo notevole per un organico che, a detta di Sarri, non può reggere su più competizioni. Puntando tutto sul campionato, preferisce rinunciare alle coppe. Eliminato dalla Champions ha deliberatamente buttato via l’Europa League, schierando le riserve al posto dei titolari. Ha fatto scalpore l’eliminazione dalla Coppa Italia contro l’Atalanta: piuttosto che rischiare un nuovo doppio scontro con la Juve, un’altra sconfitta avrebbe pesato psicologicamente, Sarri si è scansato. Chiaro messaggio a De Laurentiis: con questa rosa di più non posso fare. Mi iscrivo al club dei fan di Allegri. Per professionalità e competenza non ce n’è per nessuno. Mollare, mai. Sarri, invece, mi ricorda piuttosto Antonio Conte e il discorso del ristorante da 100 euro. Lui, che aveva un centrocampo composto da Vidal, Pirlo e Pogba, ha pensato che oltre allo scudetto non sarebbe stato possibile andare. E si sbagliava. C’è modo e modo di essere grandi. Chi lo è vuole vincere anche i trofei da bar, persino le amichevoli. La Juve lo è, il Napoli, forse, lo diventerà. Luca Beatrice Fonte: Tuttosport
  2. 20 milioni spesi bene (più bonus. ) Blaise Matuidi, da dosare benissimo in vista del rush finale della stagione. Meglio averlo che rimpiangerlo. Il francese è tornato ad allenarsi da giorni con i compagni e semmai solo un eccesso (comprensibile) di cautela porterà il tecnico a non impiegarlo subito, domani, nel primo scontro con l’Atalanta, quello di campionato. Per poi capire se la semifinale di Coppa Italia – sempre con i bergamaschi, mercoledì prossimo – diventerà il campo di battaglia per il Grande Rientro. Quello definitivo. La cautela è comprensibile perché uno come Matuidi, in squadra, non c’è. E lo si è avvertito proprio in Champions League contro il Tottenham quando la Juventus. – complice anche la furba e tecnica ragnatela degli Spurs – ha via via abbassato il proprio raggio d’azione. L’esperienza di Blaise – abbinata agli strappi e alle rincorse e alla pressione che solo lui sa dare – è mancata nel momento in cui il Tottenham ha saputo schiacciare la Juve in quell’andata di Champions, teatro in cui Blaise sa stare e governare. Imprescindibile, se al meglio. Perché Blaise fa l’incontrista, la mezzala, all’occorrenza anche l’esterno sinistro (come successo al San Paolo di Napoli).Ed è proprio la ricerca della condizione migliore che porterà Allegri a dosare il suo Equilibrista di stampo europeo: la lesione di grado lieve medio ai flessori della coscia sinistra riportata dal francese il 4 febbraio scorso merita attenzione e nessuno sforzo eccessivo ma la sostanza è che il suo rientro a disposizione è già notizia di rilievo per chi comincia ad entrare nella fase calda della stagione e oltretutto in tre competizioni, scudetto, Champions League e Coppa Italia. Già il fatto che Blaise abbia rimesso piede in campo per giocare è motivo di sorriso per Allegri. La versatilità esperta del francese è nota, lui che sale spesso ai limiti dell’area, lui che sia in serie A che in Champions ha medie superiori a quelle di ruolo sia nei passaggi positivi (33,67) sia nei palloni intercettati (1,17) e ancora nelle verticalizzazioni (11,15). Lui che, infine, potrebbe costare un massimo di 10,5 milioni in più: lo dice il comunicato ufficiale stilato dalla Juventus nel momento dell’acquisto dal Psg. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  3. Spinazzola e Caldara saranno i nuovi innesti, serviranno anche a ringiovanire la rosa juventina, ma l’usato sicuro - a Vinovo e dintorni - è comunque garanzia di massima qualità. Qualcosa di impareggiabile, anche a livello internazionale, perché ciò che rimane della BBC storica ed ora rappresenta il cuore pulsante della nuova BBC è storia, scrive la storia. Gente come Barzagli e Chiellini, con l’aggiunta di Benatia, è roba che in pochi possono permettersi: esperienza a palate, maestri nel senso della posizione e dell’anticipo. Gli highlander della difesa più forte d’Italia nelle ultime sei stagioni e mezzo non scapperanno. Anzi: rinnoveranno il contratto, anche per fare da chioccia ai virgulti in arrivo sotto l’ombrellone. Per Chiellini e Barzagli la firma non è mai stata un problema: l’attesa è soltanto per il giorno dell’annuncio ufficiale, da santificare con campane a festa e un brindisi tra gentiluomini. Magari entro il post Wembley ogni ora sarà quella buona: Barzagli prolungherà per una stagione, mentre il Chiello su un’intesa biennale (con opzione 2021?). La terza costola della BBC allegriana non ha un contratto in scadenza. Benatia è legato alla Juventus fino al 2020, si sente bianconero fino al midollo, la famiglia si trova benissimo a Torino e dunque non sarebbe un’ipotesi peregrina immaginare una nuova firma per evitare che la sua esperienza in riva al Po termini quando avrà 33 anni. A 34 e mezzo, invece, Lichtsteiner lascerà la Juve dopo sette stagioni luminose, mentre Asamoah (un classe ’88, neppure così “vecchio”) è braccato dall’Inter. Si ripartirà dal 25enne De Sciglio, con Alex Sandro (un ’91) e il ’94 Rugani al centro di tante offerte dall’estero. Ma ci sarà tempo per fare il punto. Fonte: Tuttosport
  4. Mentre era praticamente certo che Higuain non avrebbe fatto parte della gara di domenica contro l’Atalanta - e infatti non si è allenato col gruppo nemmeno ieri, ha fatto differenziato - ecco che per Bernardeschi si attendevano esami strumentali finalizzati a capire meglio lo stato del ginocchio sinistro. Fede è stato ovviamente visitato più volte dallo staff medico juventino ma i suddetti esami sono stati posticipati di giorno in giorno. Ansia che cresce quindi? Non necessariamente, ma è certo che per poter sottoporre l’articolazione interessata a risonanza servono condizioni precise, per esempio anche la diminuzione del gonfiore e dell’infiammazione. Condizioni che, evidentemente, non si sarebbero (giusto usare il condizionale) ancora verificate. La prima diagnosi del corpo medico juventino nella serata post Torino-Juventus era stato il seguente: «Durante il Derby contro il Toro, Higuain ha subito un trauma contusivo-distorsivo alla caviglia sinistra, mentre Bernardeschi è stato vittima di un trauma distorsivo con interessamento capsulo-legamentoso al ginocchio sinistro. Per entrambi sono previsti ulteriori accertamenti nei prossimi giorni». E la dicitura «prossimi giorni» si è via via dilatata: chiaro che quotidianamente si potrebbero avere novità di entrambi i giocatori ma è possibile pensare che la prima tempistica post derby possa anche non essere rispettata. Higuain potrebbe rientrare in Coppa Italia mercoledì prossimo ma non è da escludere che il dolore alla caviglia -e il rientro in gruppo graduale - lo portino più verso ilritorno all’Olimpico contro la Lazio. Il tutto mirato al rientro nella forma ottimale a Londra il 7 marzo quando la Juventus vivrà la seconda parte del match contro il Tottenham. Quanto a Berna, tutto in divenire. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  5. Dal totem Buffon ai colpi Bernardeschi e De Sciglio, al futuro: i Campioni sono attenti al prodotto interno Un modo per alimentare anche il mercato interno, oltre alla filosofia di fondo che individua e premia comunque il talento cresciuto in casa nostra. Senza, questo è chiaro e imprescindibile se sei la Juventus, di andarti poi a prendere gente come Pogba o Vidal, passati e ripartiti, oppure Pjanic, Higuain, Mandzukic, Cuadrado, Dybala: quel che serve per avere una rosa articolata che ti faccia sentire su tutti i fronti da protagonista assoluta. Parla italiano la storia della Juve, che scorre dentro la rosa attualmente a disposizione di Allegri: Buffon, Chiellini, Marchisio, Barzagli, sono i senatori. Si tinge molto di tricolore anche il resto del gruppo: De Sciglio, l’ultimo arrivato, Rugani, Sturaro e Pinsoglio, il terzo portiere. E su tutti Bernardeschi che è l’investimento top del mercato scorso, da 40 milioni. E’, almeno per adesso, prevalentemente italiano il mercato che verrà, quello della prossima estate: Caldara è stato preso con una operazione che prevede una base bassa di 15 milioni più bonus (4+6 a obiettivi). E il mercato deve ancora cominciare. Tornerà Spinazzola, rimasto in Lombardia in prestito biennale. E il mercato deve ancora cominciare. Ci sono una serie di nomi che fanno da contorno ad Emre Can, destinato ad essere la perla della linea mediana per la prossima stagione. Si privilegia la fisicità in casa Juve, parametro da Champions. E allora Cristante (ancora Atalanta) è una opzione, Pellegrini della Roma è qualcosa su cui a Torino vogliono tenere le antenne dritte: lo seguivano prima che la Roma esercitasse la recompra con il Sassuolo, ora che ha una clausola esercitabile a luglio che oscilla da una base di 25 fino ai 30 milioni. Politano e Verdi sono monitorati per l’attacco. Poi ci sono quelli che maturano fuori. Mandragora, mezzala sica e muscolare, è il fiore all’occhiello, sta crescendo molto a Crotone, il suo destino è quello di tornare alla base in uno due anni. Orsolini, esterno di talento, riparte da Bologna dopo una esperienza non tutta liscia a Bergamo: anche lui può costruirsi un destino importante. E poi Kean a Verona, Audero a Venezia. E’ un altro pezzo di Juve italiana che cresce. Fonte: Corriere dello Sport
  6. Estratto intervista di Tuttosport all'ex juvenino Mauro: "Se al top, Dybala è il giocatore più determinante nella Juventus assieme a Higuain. E poi il desiderio di tornare a essere decisivo sarà fondamentale. Dybala in campo lo piazzerei Il più vicino possibile alla porta. Anche se l’argentino potrebbe recitare tutti i ruoli dalla metà campo in avanti. Ma se non giocasse così lontano, sarebbe ancor più risolutivo. Molti ritengono che il 4-3- 3 non sia il sistema di gioco più adatto alla Joya? Soltanto in Italia si discute di questo. Sono cose che mi fanno ridere. Allegri, con l’innesto di Matuidi, ha blindato il centrocampo, assicurando maggiore copertura alla difesa e lasciando campo libero alla fantasia di ali e punte. Come Dybala. Non vedo problemi nell’inserimento dell’argentino. E’ lui a tener palla più degli altri, degli avversari: perciò sono gli avversari che devono preoccuparsi di lui, non il contrario. Qualcuno sostiene che Mandzukic abbia più feeling con Dybala rispetto a Higuain? Questione di caratteristiche tecnico tattiche, non certo legate al fatto che il croato e l’argentino giochino insieme da più tempo. Mandzukic gioca più defilato, lavora bene in copertura e da quella posizione non sarà mai un problema per nessuno. Neppure per Higuain: direi che nel 4-3- 3 possono tranquillamente giocare insieme quei tre lì. Higuain toglie spazio a Dybala e lo costringe a giocare lontano dall’area? Sarebbe come dire che Suarez faccia lo stesso con Leo Messi o viceversa. Nella Juve non esiste un problema di questo tipo. Ne sono convinto: nel 4-3-3 Higuain, Dybala e Mandzukic possono giocare insieme". (...) Fonte: Tuttosport
  7. Il primo impatto di Rodrigo Bentancur con la Juventus è andato oltre ogni sogno più ambizioso: arrivato a Torino come risarcimento del ritorno di Carlitos Tevez al Boca Juniors, non si aspettava di giocare titolare al Camp Nou (e non solo lui è rimasto sorpreso). E’ partito col botto e con i complimenti dell’allenatore, subito impressionato dalla sua personalità e dagli ottimi risultati del test fisici, adesso però fa molta fatica a ritagliarsi un suo spazio, nonostante sia mancato a lungo Matuidi. Facile pensare che Allegri lo abbia dimenticato e accantonato perché magari lo considera ancora acerbo, in realtà in discorso è più complesso. Il tecnico lo stima molto, ma in questo momento la Juventus ha soprattutto bisogno di fisicità. Quella che ha trovato grazie all’inserimento in pianta stabile di Matuidi e al ritorno al centrocampo a tre. Bentancur ha buona tecnica, ma gli manca il passo per giocare al posto del francese e non ha la struttura fisica per poterlo sostituire in mezzo al campo. Per questo nell’ultima partita gli è stato preferito Sturaro, per questo l’allenatore aveva pensato di ributtarlo nella mischia dall’inizio in Champions contro il Tottenham, ma poi ha preferito virare su un attaccante in più. A Bentancur non resta che irrobustirsi, studiare la Serie A e aspettare. Il tempo è dalla sua parte: è la Juve del futuro. Allegri lo vede soprattutto come vice Pjanic, ma a Verona da regista non ha convinto ed è stato sostituito dopo un tempo. L’ultima partita da titolare l’ha giocata a fine 2017, poi solo comparsate con Chievo, Atalanta, Fiorentina e Tottenham. Rodrigo non fa drammi: è certo che la sua ora prima o poi arriverà. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  8. Un rinforzo italiano per un reparto che storicamente ha avuto un cuore azzurro e che ha costituito l’architrave del ciclo di successi ancora in corso. Con lui Spinazzola, De Sciglio, Chiellini, Barzagli, Caldara e Rugani la linea difensiva avrebbe un tratto distintivo italiano molto forte tra titolari e diverse: al netto di Benatia e di quel che sarà il futuro di Alex Sandro e Asamoah. Un interesse non dell'ultim'ora, quello bianconero, per Matteo. Il giocatore è nel mirino da tempo, non è mai uscito dai radar, anzi è sempre stato monitorato dagli uomini mercato juventini che non l'hanno perso di vista nel suo percorso in Premier League con i Red Devils, giunta ormai al terzo anno. L’assalto a Darmian rientra in una logica di rinnovamento che i bianconeri hanno in mente per le fasce. Dove, al momento, l’unica certezza è Mattia De Sciglio. E' l’ex milanista, ormai sempre più integrato nei meccanismi della squadra, il punto fermo da cui ripartire per la prossima stagione. L'altra novità sicura risponde al nome di Leonardo Spinazzola, che rientrerà dal prestito biennale all'Atalanta, dopo il lungo e infruttuoso inseguimento della scorsa estate. Tutto il resto è da definire, perchè Lichtsteiner andrà via dopo sette anni in bianconero: niente rinnovo per lo svizzero che si svincolerà. E in scadenza c'è anche Asamoah, sempre positivo quando è stato chiamato in causa quest'anno. Bisognerà inoltre capire che cosa farà Alex Sandro. Fonte: Corriere dello Sport
  9. Wojciech Szczesny, il portiere polacco è molto di più di un secondo e non era necessario l’ennesimo clean sheet nel derby della Mole per avere conferma. Anzi, basterebbero i numeri nudi e crudi per sciogliere i dubbi sulla prossima successione in casa Juve: un solo gol subito nelle ultime undici partite giocate da titolare. Non esistono rivali in Serie A anche e soprattutto se si allarga lo sguardo all’intera stagione: in campionato, Szczesny ha una media di un gol preso ogni 195 minuti. Più nel dettaglio, in tredici presenze e 1170 minuti giocati, appena sei volte ha raccolto il pallone nella rete. Negli ultimi due mesi ha sfruttato al meglio l’interregno dovuto ai lunghi guai fisici di Buffon ma, nonostante l’atteso ritorno di Gigi, ha trovato comunque il modo di farsi notare. Non che il Toro abbia sporcato particolarmente i suoi guanti, ma la sostanza non cambia: con Szczesny la porta è (e sarà) sigillata. Nessun essere umano sano di mente potrà mai mettere in discussione il regno di Buffon, un’autorità con caratteri sacrali più che un semplice numero uno. Dalla semifinale di Coppa Italia a Bergamo contro l’Atalanta ha naturalmente ripreso possesso dei suoi territori, anzi ha quasi sempre vissuto serate tranquille. Almeno fino all’invasione inglese e alla notte agrodolce di Champions contro il Tottenham: il dribbling di Kane e, soprattutto, l’errorino di posizionamento e movimento sulla punizione di Eriksen hanno inciso parecchio sul risultato. Ovviamente non sono state queste incertezze del re a far tornare il viceré sul trono per una domenica, ma la presenza di un portiere già pronto per ogni palcoscenico dà serenità a tutto l’ambiente. Ammorbidisce la gestione del dualismo in porta. Tradotto: da qui a fine stagione Buffon potrà riposare con calma ogni volta che sarà necessario, mentre diventeranno più chiare le idee su un possibile ritiro o sul rilancio per un’altra stagione. Grazie al suo erede, protetto da una difesa tornata alle vecchie altezze, le scosse saranno minim. L’unico gol subìto dal polacco nell’ultimo periodo ruggente è arrivato da fuoco amico: un destro imprendibile, oltreché imprevedibile. Caceres, ex ancora piuttosto amato dalla tifoseria bianconera, ha pescato un jolly a sorpresa al Bentegodi. Per il resto, Szczesny ha mostrato sicurezza in uscite, carisma nel guidare il reparto e qualche parata-miracolo qua e là: nel caso del maxi errore di Schick all’Allianz ha pesato anche la freddezza del polacco. Wojciech è rimasto un pezzo di ghiaccio mentre tutto lo stadio tratteneva il fiato. I numeri non basteranno a dargli una solida titolarità da qui alla fine ma già adesso è meglio non dargli della riserva La Gazzetta dello Sport
  10. La Juventus può fare a meno di Blaise Matuidi? La risposta, a meno che non si abbia il cervello appena “centrifugato”, è altrettanto ovvia: no. Non si può, anche se i numeri legati alle ultime tre partite contro Fiorentina, Tottenham e Torino (giocate in assenza del francese) raccontano di una squadra (quasi sempre) vincente. Tra campionato e Champions la media punti è rimasta elevata e anche quando i bianconeri sono scesi in campo privi dell’ex Paris Saint-Germain nel periodo antecedente il 4 febbraio, giorno dell’infortunio patito contro il Sassuolo allo Stadium, il rendimento non è cambiato più di tanto. E allora perché non si può rinunciare al «vagabondo» (copyright Massimiliano Alegri)? Le tabelle pubblicate di fianco rendono l’idea, ma qui il punto è un altro: la Juve non deve essere “dipendente” da Matuidi, ma rischia di diventarlo a gioco lungo. Perché senza il suo mastino il centrocampo perde un riferimento fondamentale, il lavoro di copertura degli spazi risulta incompleto e nel gioco della difesa/offesa la manovra procede a strappi. Non è un caso, insomma, che viola, Spurs e granata non abbiano ammirato la versione migliore dei bianconeri. L’unicità del transalpino è un fatto acclarato. Uno che non sa soltanto recuperare palla senza trascendere in futili personalismi: il “plus” è rappresentato dalla capacità di trasfigurarsi in attaccante aggiunto, perché il 30enne s’inserisce costantemente nei tempi giusti, al punto che in progressione i suoi intertempi sono da sprinter. Fonte: Tuttosport
  11. Mancano ancora due mesi alla partita che, secondo tutti (partendo da Allegri) deciderà lo scudetto, ma le polemiche prendono già la rincorsa. E la questione che appassiona di più i social in questi giorni è la presenza o meno dei tifosi del Napoli nel settore ospite della Juventus. Un argomento un po’ stucchevole che si ripropone con una certa regolarità da quando i questori di Torino e Napoli (chissà se addirittura d’accordo) hanno deciso di vietare la trasferta all’una e all’altra tifoseria, onde evitare problemi di ordine pubblico. Effettivamente l’ultima volta che i tifosi del Napoli sono andati a Torino qualche problema di gestione si era verificato e la Juventus si era ritrovata con il settore ospiti devastato, con i rubinetti e i lavandini dei bagni divelti, gli scarichi otturati e altre assortite amenità. E pure a Napoli, l’ultima volta a cui è stato permesso ai tifosi bianconeri di andare al San Paolo, non era filato tutto liscio, con incidenti prima e dopo, oltre a un lancio di qualsiasi cosa (compresi urina ed escrementi) verso il settore ospite. Insomma, l’idea del questore di lasciare tutti a casa propria, non sembra particolarmente campata in aria, anzi si può definire saggia. Eppure, da parte napoletana c’è chi protesta e si augura che i tifosi azzurri vengano riammessi allo Juventus Stadium. Cosa che non esalta affatto la società bianconera e il questore di Torino al quale spetterà l’ultima decisione. Fonte: Tuttosport
  12. All'Allianz Stadium si è svolta una serata di gala, dedicata a Hublot, che di concerto con la Juventus ha annunciato il rinnovo della partnership fino al 2021 (sancita da Giorgio Ricci e da Ricardo Guadalupe, Ceo di Hublot). È stata l'occasione per presentare il nuovo orologio: Juventus Limited Edition, appositamente disegnato per il club campione d'Italia. Ma a tenere le redini della serata ci hanno pensato due top player, quelli che dovranno fare la differenza nella corsa che dovrà consentire alla Juventus di diventare campione d'Italia per la settima volta consecutiva. Paulo Dybala e Miralem Pjanic, felici e sorridenti, reduci dalla doppia seduta agli ordini di Massimiliano Allegri a Vinovo. Accompagnati da David Trezeguet, uno che di trofei (e di scudetti soprattutto) se ne intende. Ci pensa subito la Joya a infiammare la platea: «Con il nuovo orologio, ogni volta che faccio la Dybala Mask, posso guardare l'ora». Tra i sorrisi della platea la parola passa a Pjanic, che fa la sua parte quando parla della maglia bianconera che indossa: «Per noi è un piacere giocare nella Juventus: abbiamo la fortuna di competere ogni anno per vincere, già questo è motivo d'orgoglio. Ora speriamo di portare altri trofei nella nostra casa». Già, l'Allianz Stadium. La tana di una Juventus che attende la prova della verità contro il Napoli del 22 aprile. Pjanic non dimentica: «Stiamo uscendo da un periodo complicato, con tante trasferte insidiose. Siamo pronti e pensiamo allo scudetto affrontando una tappa per volta».L'evento si è concluso con tanti sorrisi: Dybala e Pjanic in prima linea per autografi e selfie, Trezeguet amabilmente coinvolto in una serata che ha mostrato il volto rilassato di una Juventus che non ha nervi scoperti. Il tempo, tema centrale della serata, non dovrà però essere sprecato. E Dybala, su questo aspetto, ha le idee chiarissime: «Nel poco tempo libero che abbiamo dobbiamo recuperare le tante energie che spendiamo». Fonte: Tuttosport
  13. Un inconveniente non di poco conto perché si prevedono 15-20 giorni di stop per De Sciglio, contro il Tottenham è quindi fortemente in dubbio. Anche perchè si tratta dello stesso tipo di infortunio che il difensore ha patito a metà dicembre nella trasferta di Bologna: in quell’occasione tornò dopo un mese di assenza e cinque gare saltate. Saranno necessari ulteriori accertamenti nei prossimi giorni per stabilire con precisione il percorso e i tempi del rientro ma, di certo, è un altro stop pesante per la Juve impegnata su tre fronti. Il positivo riguarda, invece, il ritorno in gruppo di Matuidi e Mandzukic, in attesa di Higuain e Bernardeschi. Il centrocampista francese ha ricominciato ad allenarsi con i compagni dopo l'infortunio muscolare che lo aveva bloccato contro il Sassuolo. L’ex Paris Saint Germain ha bruciato le tappe ed è tornato a disposizione in anticipo: non è da escludere che sia di nuovo titolare già domenica contro l'Atalanta. Anche Mandzukic, frenato dall'influenza prima del derby, è pronto al rientro: non era al meglio, il croato, anche per una botta all'anca rimediata in Champions; ora si prepara a tornare dal primo minuto. Bernardeschi e Higuain hanno ancora lavorato a parte. Il fantasista ha proseguito con le terapie al ginocchio sinistro: distorsione con interessamento capsulo-legamentoso è stata la diagnosi post-derby. La speranza in casa Juve è che l’assenza possa essere circoscritta entro le due settimane; più certezza si avrà entro l’inizio della prossima settimana quando sono in programma ulteriori controlli strumentali.In caso di interessamento più pronunciato dei legamenti, lo stop potrebbe allungarsi a un mese. Higuain dovrebbe saltare l'Atalanta ed essere in campo mercoledì in Coppa Italia" Fonte: Corriere dello Sport
  14. Han alla Juve, valutazione 18 milioni di euro, bonus compresi. E non sarà soltanto un’operazione di mercato, considerate le implicazioni politiche: «Han è destinato a diventare sempre più un ambasciatore di pace del suo Paese. Un razzo di pace e lo dico io che mi chiamo Antonio Razzi». Il gusto della battuta non abbandona mai il senatore uscente del centrodestra. Lui, la storia di Han la conosce bene. E conosce bene la Corea del Nord, meta di diversi viaggi in veste di parlamentare. Il 31 agosto 2014, Razzi, insieme con Matteo Salvini e una delegazioni di imprenditori italiani atterra a Pyongyang. Ha ricordato al Corriere dello Sport-Stadio, Alessandro Dominici, motore dell’International Soccer Management (ISM), accademia internazionale di calcio con sede a Perugia, specializzata nella ricerca e nella formazione di giovani talenti, fra i 16 e i 20 anni, provenienti da 40 Paesi: «Nel 2014, grazie a Razzi, abbiamo incontrato i vertici della federcalcio nordcoreana, spiegando loro chi fossimo e che cosa facessimo. Quando abbiamo visto per la prima volta Han in azione, io e Luis Pomares, il nostro caposcout, non abbiamo nemmeno avuto bisogno di parlarci. Han è uno alla Icardi, ha il gol nel sangue». Talmente nel sangue che Giulini ha bruciato sul tempo Liverpool, Manchester City e Red Bull Salisburgo. Considerata la notorietà planetaria della Juve, celebre anche in tutta l’Asia, il primo calciatore nordocreano che indosserà la maglia bianconera la renderà ancora più seguita. Sono tifoso della Juve in ottimi rapporti con Marotta. In tempi non sospetti, gli ho mandato un sms: «Tieni d’occhio Han è uno da Juve». Lui mi ha risposto: «Lo stiamo valutando» Fonte: Il Corriere dello Sport
  15. Mentre il resto della squadra ha riposato, Bernardeschi si è portato avanti, nella speranza di accelerare il rientro. L’ex viola ieri ha iniziato il lavoro di riabilitazione al ginocchio sinistro e ha riempito i social di ottimismo, postando anche una foto in cui cammina. Per lui non saranno necessari altri esami oggi, potrebbe succedere semmai verso la fine della settimana, per capire se c’è stata un’evoluzione positiva dell’infortunio. La prima diagnosi, fatta a caldo dopo il derby, parlava di trauma distorsivo con interessamento capsulo/legamentoso al ginocchio sinistro. La speranza è che non ci sia un serio coinvolgimento dei legamenti e che il giocatore se la possa cavare con due settimane di stop (nella peggiore delle ipotesi starà fermo un mese). Al momento le sensazioni sono buone ma bisognerà attendere i prossimi giorni per saperne di più. C’è cauto ottimismo anche per Gonzalo Higuain, che ha preso una brutta botta in un punto molto sensibile, la caviglia sinistra. Molto dipenderà dalla soglia del dolore dell’argentino, finché avrà male non potrà giocare. Oggi (giorno in cui la squadra tornerà ad allenarsi) verrà valutato dallo staff medico, i precedenti però insegnano che il Pipita non si fa mettere k.o. facilmente: a Napoli giocò a sorpresa pochi giorni dopo l’operazione alla mano sinistra. L’obiettivo è saltare al massimo la doppia sfida con l’Atalanta e rimettersi in pista per la Lazio, antipasto del ritorno degli ottavi di Champions League a Wembley (7 marzo). Però occhio alle sorprese.. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  16. A Torino non lasceranno nulla di intentato per arrivare al giocatore della Roma che, per le sue doti da tuttocampista, può essere utilizzato un po’ dappertutto da un allenatore maestro di trasformismo quale è Allegri. Al momento non c’è trattativa, come però non c’è neppure un appuntamento tra la Roma e Alessandro Lucci, procuratore del ragazzo, per prolungare un contratto pericolosamente in scadenza nel giugno del 2019. Un problema per la Roma e un incubo per i suoi tifosi che già un’estate fa hanno assistito alle partenze di Rudiger, Paredes, Mario Rui e soprattutto Salah per rientrare nei vincoli imposti dalla Uefa in tema di fair play finanziario (un’estate prima, tra gli altri, era invece toccato a Pjanic e Ljajic). Inevitabile, in assenza di rinnovo, che tra i possibili sacrificati ci possa essere proprio Florenzi, considerato che sull’azzurro aleggiano pure Chelsea e Atletico Madrid. E che le leggi del mercato impongono di dover lasciar partire proprio chi ha richieste ritenute non rifiutabili. A proposito del Chelsea e di Antonio Conte – conviene ricordare un piccolo retroscena: nell’ultimo anno alla Juventus, l’allenatore aveva indicato proprio Florenzi quale rinforzo ideale per il 3-5-2. Marotta che, oltre all’assist fornito dai problemi della Roma col Fair Play Uefa, può sfruttare un altro formidabile alleato: i tanti juventini che sono compagni di Florenzi in Nazionale e che spingono per avere l’amico a Torino. Fonte: Tuttosport
  17. Al derby timbrato da Alex Sandro (secondo gol del brasiliano al Toro in questa stagione) la Juventus è arrivata senza un numero indecifrato di big, ma i sostituti scelti da Allegri conoscevano bene il copione e non hanno sbagliato neppure una battuta. Senza Matuidi, in mezzo Sturaro ha fatto il suo come mezzala di copertura, contrastando e pressando senza pause, fino al lancio della casacca ai tifosi bianconeri a fine partita. Con Benatia in panchina (acciaccato e stanco: non saltava un’intera gara da Juventus­-Torino di Coppa Italia del 3 gennaio) Daniele Rugani ha preso in consegna Belotti impedendogli ogni smarcamento pericoloso; con Alex Sandro promosso esterno offensivo (colpa della febbre di Mandzukic), Asamoah si è rimesso a correre e a fare il controllore sulla corsia di sinistra. Quando i big mancano, i gregari escono dalle quinte e recitano da primi attori. Pochi orpelli e tanta consistenza, ciò che serviva in un pomeriggio più da sciabola che da fioretto. Insieme i tre hanno giocato 35 gare da titolare, 4 in più di que le di Higuain. «Contava poco la tattica, solo chi andava di più e chi aveva più spirito», è la sintesi di Sturaro, una carriera da mediano con più critiche che presenze in questa stagione. Uno che non alza il tasso tecnico ma si esalta in mezzo alle battaglie, dando il meglio di sé. Allegri gli ha chiesto di metterci fisicità e carattere, lui ha risposo «Signor sì». Dal Toro al Toro: Rugani è tornato titolare più di un mese dopo (ultima il 3 gennaio). Senso della posizione e lettura delle situazioni: l’Oscar va al movimento difensivo con cui ha gestito l’uno contro due (Obi e Belotti) sull’infido contropiede del primo tempo. Asamoah è stato il fedele Sancho Panza di Alex Sandro in versione attaccante. Per il derby può bastare, poi l’Europa è un’altra cosa: a Londra serviranno gli Higuaines ben più dei peones, ma intanto la Juventus grazie ai gregari può continuare a inseguire il Napoli e il settimo scudetto. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  18. Di Alessandro Florenzi s’è scritto, di Lorenzo Pellegrini e di quella clausola da 29-30 milioni da pagare per strapparlo alla Roma la Juventus è a conoscenza, di Stefan de Vrij («A fine stagione le nostre strade si divideranno», ha detto il ds della Lazio Igli Tare) che andrà via a parametro zero si è parlato, anche se per ora la pista entusiasma più Barcellona e Inter. Piuttosto, al momento il tracciato da battere con insistenza rimane quello legato ad Emre Can. Alla Continassa attendono che la stagione del Liverpool trovi una svolta definitiva. Sia per la Juve, sia per Bayern e Manchester City, con il Real alla finestra. Perché Florenzi piace parecchio ai bianconeri? E’ italiano, è duttile e sarebbe utilissimo nella Juventus che a destra si ritroverà probabilmente con il solo Mattia De Sciglio a scorrazzare sul lato destro, con Stephan Lichtsteiner sull’uscio da svincolato e con la necessità di ingaggiare un elemento esperto, di personalità, capace di agire sia da terzino che da assaltatore della fascia, “alla Cuadrado”. Altro motivo tale da ispirare ottimismo? L’agente del giallorosso è Alessandro Lucci che ha un buonissimo rapporto con gli uomini mercato juventini: lo testimoniano i 42 milioni di ottimi motivi che l’estate scorsa hanno certificato il trasferimento di Leonardo Bonucci al Milan. Nel frattempo i bianconeri assistono con ottimismo all’evoluzione della situazione legata a Matteo Darmian. Fonte: Tuttosport
  19. E tornato il vero Dybala, la “Joya”, il gioiello: prezioso e imprescindibile per una Juventus competitiva su tutti i fronti. Ora un tridente da bilanciare: Un divertimento a cui Allegri aveva iniziato a dedicarsi a fine anno, dopo che la Juventus contro Inter e Roma aveva mostrato grande solidità con il 4-3-3 e la Joya in panchina. Il 30 gennaio a Verona il tecnico schierò l’argentino attaccante di destra, abbandonando però l’esperimento già prima dell’intervallo, spostando Mandzukic a destra e allargando Matuidi a sinistra in un 4-4-2 con Dybala accanto a Higuain (posizione in cui l’argentino tornò a brillare, firmando una doppietta nel finale). Una retromarcia motivata dai pericoli creati dal Verona sulla fascia destra bianconera, dove la Joya non riusciva a coprire come un Cuadrado, un Douglas Costa o un Bernardeschi. «Faticavamo a raddoppiare bene da quella parte - spiegò Allegri - e Khedira doveva allargarsi troppo». Lavoro non nelle sue corde. Ecco perché, per inserire Dybala nel 4-3-3, il tecnico bianconero dovrebbe probabilmente scegliere una mezzala destra dal dinamismo fuori dal comune, in grado di sdoppiarsi tra la fascia e il centro. La scorsa stagione e di quel 4-2-3-1 che Allegri si inventò per far coesistere Pjanic, Cuadrado, Dybala, Mandzukic e Higuain, c’è anche un’altra soluzione per sfruttare al meglio il ritorno di Dybala. Quale? Quella che Allegri potrebbe sfoderare sorprendendo tutti come un anno fa: l’Allegrata può saltar fuori dal cilindro in ogni momento Fonte: Tuttosport