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Giannij Stinson

Boattin si racconta: "Nedved il mio idolo, Chiellini un esempio. La Juve un sogno raggiunto grazie ai miei genitori"

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Lisa Boattin ha la Juve sulla maglia e nella pelle. Juventina da sempre, quando ha ricevuto la chiamata di Rita Guarino non ci ha pensato un attimo a dire sì. Era la realizzazione di un sogno: quello di giocare con la maglia bianconera. I sogni poi si sono moltiplicati, trasformandosi pian piano in realtà. Prima lo scudetto, poi la qualificazione al Mondiale con l'Italia. Lei intanto continua a sognare e lottare: il prossimo ostacolo si chiama Tavagnacco, scavalcare il Milan l'obiettivo a lungo termine, senza dimenticare l'azzurro. Di questo, ma anche di come tutto sia cominciato e del momento del movimento femminile, abbiamo parlato con lei in esclusiva. Sorridente, energica, affamata, la numero 13 bianconera si racconta:

Ieri c'è stata la cena natalizia alla presenza anche di Pavel Nedved. Che serata è stata? 

"Sicuramente è stata una bella serata. Poi a me fa piacere avere Pavel, che è il vicepresidente, con noi a cena. Ci fa capire l'importanza che danno a noi e al movimento femminile e quanto credono in noi. È stata una serata piacevolissima, è stato molto carino a darci l'in bocca al lupo e ci ha fatto capire che crede in noi e ci sta seguendo. Sicuramente una serata positiva".

Prima di festeggiare il Natale c'è ancora un po' da fare in campionato. Domenica trasferta a Tavagnacco, campo difficile in cui l'anno scorso avete sofferto. Come vi state preparando, quali possono essere le insidie e quale può essere la chiave per vincere?

"Sarà sicuramente una partita difficile, soprattutto alla luce di com'è andata l'anno scorso. L'anno scorso ci giocavamo gran parte dello scudetto e abbiamo giocato allo stadio (alla Dacia Arena, ndr). Loro avranno questa spinta in più ed entreranno determinate a ottenere i tre punti visto com'è andata l'anno scorso. Noi dovremo pensare a noi, a fare il nostro gioco e quello che sappiamo con tranquillità e se scendiamo in campo concentrate come nelle ultime partite sono sicura che andrà bene".

Giocate alla Dacia Arena. I grandi stadi stanno cominciando ad aprirsi al movimento femminile, segnale della crescita generale. Tu hai vissuto questa crescita giorno dopo giorno, è bello vederla e constatare anche l'incremento dell'attenzione mediatica? 

"Assolutamente sì. È positivo che giochiamo in questi stadi, sicuramente anche per merito delle squadre professionistiche che sono entrate e grazie alla Juve. L'anno scorso solo noi abbiamo giocato alla Dacia Arena e anche quest'anno ci giocheremo solo noi. L'ingresso di queste società importanti è positivo. L'ha fatto la Fiorentina e poi la Juve, che ha dato quella scossa a tutte le altre società come il Milan, l'Inter, il Sassuolo. Il movimento sta crescendo, si vede dalle società che sono entrate, dalle strutture  che ci mettono a disposizione e dal fatto che giochiamo in questi stadi. E sta crescendo anche il seguito dei tifosi che abbiamo, vengono sempre più persone. L'avevamo notato anche l'anno scorso. Ovviamente quando la Juve si muove crea movimento, anche in Coppa Italia a Cesena abbiamo giocato davanti a tanta gente". 

Le ragazze che cominciano a giocare ti guardano come riferimento. Che effetto fa essere un modello, un idolo per tante ragazze? È sicuramente una responsabilità, ma farà anche molto piacere.

"Fa tanto piacere. Anche ieri sera quando siamo arrivate col settore giovanile, abbiamo firmato autografi, ci hanno chiesto foto. Non siamo poi così abituate, però ultimamente col fatto che con la Nazionale siamo riuscite a raggiungere il Mondiale, che l'anno scorso abbiamo vinto lo scudetto e poi l'essere Juve che ti dà tanto seguito... Ci fa piacere ed è bello perché dai un sogno alle ragazze. Magari fino a qualche anno fa le ragazze non giocavano, adesso vedono un futuro, ci credono anche loro. Quindi sicuramente fa un po' strano, ma è motivo di orgoglio e fa tanto piacere".

Adesso le ragazze vedono un futuro, ma quando hai iniziato tu era un po' più difficile. Ci racconti un pochino come hai cominciato e quali difficoltà hai incontrato?

"Ho iniziato a giocare a sei anni nella squadra maschile, perché quando giocavo io c'erano pochissime squadre femminili. Giocavo al mio paese con i pulcini e le difficoltà sono ovviamente quelle di giocare in una squadra di maschi. Non c'erano squadre femminili, quindi non avevo alternative. E sei vista un po' in modo strano, sei la ragazze che gioca con i maschietti. Le ragazze giocavano a pallavolo, facevano danza, e i maschietti giocavano a calcio. Io però mi facevo rispettare e penso sia stata una fortuna giocare coi maschi. Ti fa crescere caratterialmente. Ho giocato coi maschi fino ai 14 anni, poi c'era l'obbligo di passare alla squadra femminile e lì ho avuto la fortuna di avere accanto i miei genitori che mi hanno sempre sostenuta in questo sogno. Mia mamma si faceva 50 chilometri praticamente tutti i giorni per me. Sono andata a giocare a Venezia con gli esordienti, era una squadra femminile, e se non fosse stato per lei non so se avrei continuato a giocare a calcio. Dopo un anno agli esordienti sono passata in prima squadra, ho giocato un anno in Serie A col Venezia. Ci salvammo, ma la società purtroppo fallì. Allora ho fatto due anni a Pordenone sempre in Serie A, poi Brescia altri due anni, Verona e alla fine sono arrivata alla Juve".

L'arrivo alla Juve l'hai raccontato più volte. A te, juventina da sempre, quanto ha fatto piacere? E c'è stato un momento in cui hai realizzato e pensato 'cavolo, sono alla Juve!'?

"Forse non l'ho ancora realizzato (ride, ndr). Lo realizzi, ma è un po' indescrivibile. La chiamata di Rita, l'arrivo qui, è stato tutto tanto veloce. Non ci credevo. Quando sono venuta a firmare e sono salita negli uffici vedevo le foto di Marchisio, gli stemmi... Per me juventina dalla nascita, perché i miei sono juventini da sempre, un'emozione indescrivibile, la realizzazione di un sogno. Mi sembrava impossibile poter giocare alla Juve. Una volta le maglie me le compravo, adesso pensare di giocare per la Juve, nei campi della Juve, essere qui.. Incredibile! Anche ieri sera la cena con Pavel Nedved, che da piccolina era il mio idolo, io ero mancina e giocavo esterno come lui, fa sicuramente un certo effetto. È la realizzazione di un sogno che per me era impensabile".

Come ti senti cresciuta e cambiata da quando sei arrivata qui? Avete a disposizione strutture importanti, la società la conosciamo. In cosa ti senti migliorata e in cosa magari vorresti migliorare ancora?

"Sicuramente le strutture che ti mette a disposizione la Juve ti aiutano a migliorare anche a livello fisico. Si vede anche quando vai in Nazionale. Il dislivello che c'era tra noi e le altre nazioni sta diminuendo. Siamo riuscite a conquistare il Mondiale, abbiamo giocato contro Svezia, Germania, squadre importanti. Il dislivello che c'era dieci anni fa adesso non c'è. Quindi sono cresciuta a livello fisico e a livello di preparazione alla partita, poi anche a livello caratteriale. Io venivo da un momento un po' particolare. Arrivavo da due anni al Brescia in cui non avevo giocato tanto e magari era proprio il momento in cui avrei avuto bisogno di farlo, a Verona mi sono un po' ripresa e la Juve mi ha fatto crescere e mi ha responsabilizzato. Perché la maglia della Juve è responsabilità e ti fa tirare fuori la personalità, facendoti crescere anche a livello personale".

Con la Nazionale avete raggiunto un traguardo importante. Cosa pensi del sorteggio e quanto è bello poter rappresentare l'Italia al Mondiale?

"Bellissimo! Era un obiettivo che ci eravamo fissate, sapevamo che dovevamo dare qualcosa in più tutte e ci siamo tutte messe a disposizione del mister. Sia chi gioca di più che chi gioca di meno. Però eravamo tutte concentrate sull'obiettivo e si è creato un bel gruppo, si sente anche da come incita la squadra chi non gioca. Si percepisce che siamo un bel gruppo e abbiamo tutte lo stesso obiettivo ed è bello poter partecipare dopo 20 anni. Sul sorteggio... chi becchi becchi! Poteva andarti bene o no, però sicuramente tra quelle della prima fascia poteva capitarci magari la Germania o altre squadre importanti, quindi forse ci è andata anche abbastanza bene. Poi ovvio, sei al Mondiale, le squadre sono tutte forti, però può essere un girone alla nostra portata e cercheremo di dire la nostra anche lì".

Hai detto che Nedved era il tuo idolo, è l'unico idolo con cui sei cresciuta o magari traslocando più dietro in campo hai preso qualcosa da qualcuno, anche di questa Juve?

"I miei idoli? Sicuramente Del Piero. Era un simbolo della Juve, era il capitano e per me era davvero un idolo. Poi Pavel. Giocava nel mio stesso ruolo e anche io giocavo con i capelli sciolti, senza coda, avevo l'11 ed ero mancina, quindi mi ispiravo a lui. Adesso, vedendo questa Juve, Chiellini credo sia un esempio come giocatore e anche come persona. Penso sia un esempio per tutti e la grinta che mette ogni volta che gioca te la trasmette. Si vede che lui dà l'anima ed è bello. Mi ispiro un po' anche a lui perché mi piace quando un giocatore si vede che dà tutto per la maglia e per arrivare alla vittoria".

Tu sei una che non molla mai, che sensazioni hai provato dopo il 3-0 contro il Milan? È stato un momento in cui sembrava quasi un punto di non ritorno, invece poi avete reagito benissimo. Cosa vi siete dette, come hai vissuto tu quel momento?

"Sicuramente è stata una partita importante, forse perché ci ha dato una scossa. Ci ha dato un punto da cui ripartire. Hai perso col Milan, ma sei a inizio campionato, quindi puoi riprenderti tutto. Poi con la Fiorentina abbiamo dimostrato che ci siamo! Quella partita ci ha fatto dare qualcosa in più, ci ha fatto capire che era il momento di riprendersi, tirare fuori tutto e dimostrare che noi siamo la Juve, siamo forti come abbiamo dimostrato l'anno scorso e dobbiamo tornare a essere noi. Poi alla fine è stata una partita, può capitare. L'atteggiamento non è stato bello magari, ma ci siamo riprese e siamo tornate a essere la Juve".

Prima hai parlato dei tuoi genitori. Quanto è stato importante il loro supporto? Ti seguono ancora se non sbaglio.

"Mi seguono sempre ed è bellissimo. Soprattutto per il rapporto che ho con loro. Ho sempre avuto un bellissimo rapporto con loro, mi hanno seguito ovunque, penso che in 6-7 anni di Serie A si siano persi due o tre partite. Non se ne perdono una e questo mi aiuta tanto perché sento il loro appoggio in tutto. In qualsiasi scelta mi hanno lasciato libera di scegliere, facendomi prendere le mie responsabilità. Se sbagli, sbagli di testa tua, e poi capisci l'errore. Però mi hanno sostenuto in tutte le scelte e vederli sempre qui è bello. Poi mio papà è juventino, la prima volta che l'ho portato allo Stadium si è quasi commosso. Vederli felici e ripagare i loro sacrifici, e ne hanno fatti tantissimi per me, mi rende felice".

Sognavi la Juve, poi la qualificazione al Mondiale con l'Italia. Qual è il prossimo sogno? 

"Sicuramente partecipare a questo Mondiale. Partecipare al Mondiale, esserci, credo sia uno dei più grandi sogni".

 

Tuttojuve

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Beata lei.
Avere dei genitori che ti sostengono è molto importante. Senza i suoi genitori adesso starebbe facendo altro, forse la commessa al negozio.
Penso che tanti di noi avrebbero bisogno di un genitore che si faccia ogni giorno 50 chilometri per aiutarti a inseguire il sogno.

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