#VSCafe ~ Lo Spazio Tattico di VS ~ ANALISI DELLE NOVITA' TATTICHE DI PARMA-JUVE E I PUNTI CHIAVE DEI PRIMI 3 MESI DI SPALLETTI (vedi i 2 post in rilievo)
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jouvans, in Juventus forum
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1° NOVEMBRE - 1°FEBBRAIO: TUTTI GLI STEP CON CUI SPALLETTI HA RIBALTATO LA JUVE IN SOLI 3 MESI
Dovevo una risposta all'amico @Karma Cop su quali siano staTi gli step che in circa 3 mesi hanno portato la Juve a diventare "la Juve di Spalletti". Non è un affatto un discorso banale, perchè è chiaro che un simile cambiamento tattico, tecnico, di convinzione, di scelte, ecc.. non avviene agendo solo su un fattore e non avviene dal giorno alla notte, ma soprattutto non avviene senza un certo lavoro e una certa consapevolezza/capacità in quel che si sta facendo. Per chiarezza e leggibilità andrò per punti, soffermandomi sulle 3 macro-chiavi della questione e cioè: giocatori, tattica, mentalità
GIOCATORI: 1) come testimoniato dagli stessi calciatori: "adesso ognuno si sente a suo agio nel campo". Questo è stato secondo me il primo step, su cui anche Spalletti nelle primissime interviste in autunno insisteva molto e cioè il fatto che prima di cambiare gerarchie, modulo o altro lui voleva "conoscere questi giocatori e capire cosa e in che modo me lo possono dare". Dunque, il primo step di Spalletti è stato di capire qualità, potenzialità, limiti, collocazione ideale, ecc.. dei singoli, il che è una regola aurea spesso emersa qui nel cafe, quando si notava Tudor mettere la gente fuori ruolo. La prima cosa, infatti, è mettere i giocatori nel loro ruolo, non inventarti ruoli immaginari per far combaciare il calciatore al tuo schema e soprattutto un mister, di base, deve innanzitutto fare il meglio con quello che ha.
Quest'ultima frase è il motto di qualunque mister. Giochista, non giochista a 3 o a 4: fare con quelli che hai, tirandone fuori il meglio. Vale dai ragazzini fino alla serie A. Funziona così e deve funzionare così. Spalletti lo ha fatto.
2) appurato questo, ha appunto iniziato a non snaturare più nessuno; dunque non abbiamo più visto David nel ruolo di Chico (come avvenuto contro il Dortmund), o Openda fare il quinto (come avvenuto a Verona), o Kalulu fare stabilmente il quinto... No. Kalulu o fa il braccetto o fa il terzino. In mancanza di quinti non si è inventato nulla di nuovo, si è messa altra gente a fare altro, per cui i centrali fanno i centrali, i centrocampisti fanno i centocampisti e così via.
3) capito cosa ti potevano dare i giocatori e messili nei loro ruoli, è iniziato "l'andare ad acchiappare" spallettiano e cioè: ok Kalulu, ora che ho capito chi sei, dove giochi e cosa mi puoi dare, che ne dici di buttarti anche dentro che la gamba per farlo ce l'hai? E Loca.. tu che ai tempi del Sassuolo eri un giocatore evoluto e di prospettiva, ma poi sei diventato quasi un difensore aggiunto, che ne dici se ti faccio muovere più svelto la squadra intorno, cosìa tu sfrutti il tuo senso tattico per dare equilibrio senza abbassarti troppo e andando ad acchiappare il key-pass visto che ora hai quei mezzi spazi dove mettere quel tipo di palla? E tu Thuram.. che hai gamba, colpo di testa e fisico, che ne dici di cominciare ad andare anche ad attaccare l'area avversaria per darci un'alternativa, centrimenti e riempimento dentro l'area di rigore? Ecc.. ecc.. così con tutti.
4) così facendo, in sintesi, ha messo calciatori che ora conosce a fare cose che loro conoscono, ma sempre dandogli quel centimetro in più da fare, quello step in più da compere ("Bremer mi deve inziare a salire".. "Adzic mi deve capire come e dove fare quella giocata che ha nelle sue corde", ecc). Senza uscire dalle loro caratteristiche, ruolo o comfort zone, ma ampliando le conoscenze e le attitudini che lui ha visto in ciascuno di loro e che in quel loro spicchio di campo potevano e possono essere ampliate (o acchiappate -cit.) da ciascuno di loro
TATTICA:
1) ha cominciato senza stravolgere l'assetto che aveva ereditato, ma inserendo concetti come il mezzo spazio, il dai e vai, il giocare con pochi tocchi, ecc.. non avendo questa squadra ormai nemmeno più le basi di certe cose (questo lo notiamo adesso quando tutti diciamo: "incredibile, io neanche credevo che potessimo fare certe giocate e/o giocare così" -multicit). In realtà non è che oggi "diamo spettacolo". Semplicemente abbiamo inserito e metabolizzato quelle basi di cui qui nel cafe abbiamo parlato trilioni di volte (giocare al massimo a 2 tocchi, il dai e vai, il "palla avanti - palla dietro - palla dentro, ecc..) che, come detto spesso: "saranno anche robe basilari, ma in una partita ti aprono il campo se fatte a dovere" e con Spalletti lo stiamo vedendo e queste basi sono state, sia per logica che cronologicamente, il primo passo in questa direzione di nostra evoluzione tattica
2) il secondo passo, mancando i quinti e non essendo neanche corazzatissimi nel reparto terzini, è stato quello di creare un modulo ibrido, che esaltasse chi avevamo in squadra e non chi non c'era (ad esempio i famigerati quinti). E dunque un assetto che, per sopperire a questa assenza, a volte si sistema a 3 e altre a 4, giocatori (tolto quel matto di McKennie che fa la qualunque) che anche quando switchano, lo fanno comunque in zone vicine alle loro conoscenze e alla loro comfort zone, acchiappando via via qualcosina in più day by day
3) ridate le basi e dato il modulo ibrido, ecco che si è lavorato sui movimenti. Come detto, dapprima i mezzi spazi e poi le sovrapposizioni interne, che sono parenti dei mezzi spazi. Tutto per gradi. Poi sono arrivati i famosi elementi posizionali del caos organizzato visti contro Roma e Bologna, per cui la squadra dà pochi riferimenti all'avversario ma sostanzialmente, nelle rotazioni, copre sempre tutte le poszioni base e in particolare le 5 offensive, a costo di mettere, come contro il Parma, Kaulu in posizone 4 venendo da dietro e incasinando la retroguardia di Cuesta
4) mancava l'ultimo tassello e cioè la profondità, per allungare gli avversari e aumentare la pericolosità. Profondità che è comuqnue figlia del dai e vai, dell'attacco allo spazio, del movimento senza palla, delle rotazioni ben fatte, ecc.. e che dunque è arrivata in queste recenti partite come ultimo step dei progressi tattici fatti dal mister su questa squadra
5) tutto quanto detto in questi 4 punti è possibile solo avendo una squadra corta, aggressiva, che copre bene il campo, che ha distanze corrette e che soprattutto fa bene il movimento a soffietto di squadra, l'elastico difensivo e le immancabili preventive. Infatti quando, come a Monaco, queste cose vengono un po' a mancare d diventiamo lunghi, allora non siamo più quelli di sempre. Lo si nota subito. Per questo Spalletti, giustamente, ci lavora tanto. I primi 4 punti sono quelli che ti fanno divertire e fare gol, ma questo punto 5 è quello che rende possibile fare i primi 4 punti, sennò non saremmo offensivi, saremmo solo lunghi e pieni della famose "voragini"
MENTALITA'
1) quanto detto all'ultimo punto precedente, non può essere scollegato da una certa mentalità di squadra. Fare noi la partita, stare più alti, aggressivi e dunque corti, in preventiva, ecc.. se tutto questo avviene è perchè la mentalità è quella di giocare sempre per vincere, per avere tu il pallino, per fare uno o anche diversi gol in più del tuo avversario e i 5 punti esaminati nella parte tattica nascono proprio per ottemperare e rendere concreta/attuale e non più solo "un semplice desiderata" questa mentalità offensiva
2) chiaro che questo atteggiamento non può prescindere da singoli convinti di poter fare certe cose e dunque la mentalità è stata duplice. Per la squadra quella del: organizziamoci tatticamente, così poi dominiamo davvero la partita stando aggressivie corti, ma per farlo, anche la testa del giocatore che si sente in fiducia, che rema dalla stessa parte, ecc.. è fondamentale e in questo senso, sia coi singoli che col gruppo è chiaro, come si vede sul campo e dalle dichiarazioni, che Spalletti ha fattto breccia
3) proprio dalle dichiarazioni dei calciatori si capisce come il messaggio generale di Spalletti di giocare più offensivi e il messaggio più dettagliato di fare tutte quelle cose che la tattica ichiede per realizzare concretamente questo desiderio di dominio della gara, stanno funzionando perchè i ragazzi (e lo dicono apertamente) si divertono a fare quello che fanno, credono in quello che fanno, vedono tangibilmente sul campo, nelle prestazioni e nei risultati, che la cosa li diverte e funziona e dunque eccoli entusiasti a dire: "mai giocato così bene da quando siamo alla Juve" (cit. Bremer e McKennie ieri). Ed è così. Da mentalità si genera mentalità. il mister dice al calciatore: "acchiappa che questo lo puoi fare".. alla squadra "facciamo così che poi dominiamo le partite e ci divertiamo" e infine si mette tutto questo in pratica con le tattiche e gli escamotage tattici, tutti step atti a fregare l'avversario e a valorizzare i tuoi, di cui abbiamo partlato nei punti precedenti
CONCLUSIONI:
In sostanza Spalletti è partito dalla conoscenza del gruopo e dei singoli. Poi, senza snaturarli, gli ha re-insegnato certe basi di gioco che si erano perse. A quel punto, un po' come a scuola, ha via via aggiunto cose sempre più evolute. Il tutto nell'ottica di una mentalità nuova dove il singolo "deve acchappiare" cose nuove e dove la squadra deve dominare le partite. Per questo, fatta questa grande scavalattura concettuale, c'è poi stato il lavoro di campo, la tattica, l'allenamento, ecc.. che sono gli elementi fattuali e di lavoro quotidiano che rendono possibile tradurre concretamente tale mentalità nei 90 minuti sul campo
Messo in rilievo da
jouvans
Dovevo una risposta all'amico @Karma Cop su quali siano staTi gli step che in circa 3 mesi hanno portato la Juve a diventare "la Juve di Spalletti". Non è un affatto un discorso banale, perchè è chiaro che un simile cambiamento tattico, tecnico, di convinzione, di scelte, ecc.. non avviene agendo solo su un fattore e non avviene dal giorno alla notte, ma soprattutto non avviene senza un certo lavoro e una certa consapevolezza/capacità in quel che si sta facendo. Per chiarezza e leggibilità andrò per punti, soffermandomi sulle 3 macro-chiavi della questione e cioè: giocatori, tattica, mentalità
GIOCATORI: 1) come testimoniato dagli stessi calciatori: "adesso ognuno si sente a suo agio nel campo". Questo è stato secondo me il primo step, su cui anche Spalletti nelle primissime interviste in autunno insisteva molto e cioè il fatto che prima di cambiare gerarchie, modulo o altro lui voleva "conoscere questi giocatori e capire cosa e in che modo me lo possono dare". Dunque, il primo step di Spalletti è stato di capire qualità, potenzialità, limiti, collocazione ideale, ecc.. dei singoli, il che è una regola aurea spesso emersa qui nel cafe, quando si notava Tudor mettere la gente fuori ruolo. La prima cosa, infatti, è mettere i giocatori nel loro ruolo, non inventarti ruoli immaginari per far combaciare il calciatore al tuo schema e soprattutto un mister, di base, deve innanzitutto fare il meglio con quello che ha.
Quest'ultima frase è il motto di qualunque mister. Giochista, non giochista a 3 o a 4: fare con quelli che hai, tirandone fuori il meglio. Vale dai ragazzini fino alla serie A. Funziona così e deve funzionare così. Spalletti lo ha fatto.
2) appurato questo, ha appunto iniziato a non snaturare più nessuno; dunque non abbiamo più visto David nel ruolo di Chico (come avvenuto contro il Dortmund), o Openda fare il quinto (come avvenuto a Verona), o Kalulu fare stabilmente il quinto... No. Kalulu o fa il braccetto o fa il terzino. In mancanza di quinti non si è inventato nulla di nuovo, si è messa altra gente a fare altro, per cui i centrali fanno i centrali, i centrocampisti fanno i centocampisti e così via.
3) capito cosa ti potevano dare i giocatori e messili nei loro ruoli, è iniziato "l'andare ad acchiappare" spallettiano e cioè: ok Kalulu, ora che ho capito chi sei, dove giochi e cosa mi puoi dare, che ne dici di buttarti anche dentro che la gamba per farlo ce l'hai? E Loca.. tu che ai tempi del Sassuolo eri un giocatore evoluto e di prospettiva, ma poi sei diventato quasi un difensore aggiunto, che ne dici se ti faccio muovere più svelto la squadra intorno, cosìa tu sfrutti il tuo senso tattico per dare equilibrio senza abbassarti troppo e andando ad acchiappare il key-pass visto che ora hai quei mezzi spazi dove mettere quel tipo di palla? E tu Thuram.. che hai gamba, colpo di testa e fisico, che ne dici di cominciare ad andare anche ad attaccare l'area avversaria per darci un'alternativa, centrimenti e riempimento dentro l'area di rigore? Ecc.. ecc.. così con tutti.
4) così facendo, in sintesi, ha messo calciatori che ora conosce a fare cose che loro conoscono, ma sempre dandogli quel centimetro in più da fare, quello step in più da compere ("Bremer mi deve inziare a salire".. "Adzic mi deve capire come e dove fare quella giocata che ha nelle sue corde", ecc). Senza uscire dalle loro caratteristiche, ruolo o comfort zone, ma ampliando le conoscenze e le attitudini che lui ha visto in ciascuno di loro e che in quel loro spicchio di campo potevano e possono essere ampliate (o acchiappate -cit.) da ciascuno di loro
TATTICA:
1) ha cominciato senza stravolgere l'assetto che aveva ereditato, ma inserendo concetti come il mezzo spazio, il dai e vai, il giocare con pochi tocchi, ecc.. non avendo questa squadra ormai nemmeno più le basi di certe cose (questo lo notiamo adesso quando tutti diciamo: "incredibile, io neanche credevo che potessimo fare certe giocate e/o giocare così" -multicit). In realtà non è che oggi "diamo spettacolo". Semplicemente abbiamo inserito e metabolizzato quelle basi di cui qui nel cafe abbiamo parlato trilioni di volte (giocare al massimo a 2 tocchi, il dai e vai, il "palla avanti - palla dietro - palla dentro, ecc..) che, come detto spesso: "saranno anche robe basilari, ma in una partita ti aprono il campo se fatte a dovere" e con Spalletti lo stiamo vedendo e queste basi sono state, sia per logica che cronologicamente, il primo passo in questa direzione di nostra evoluzione tattica
2) il secondo passo, mancando i quinti e non essendo neanche corazzatissimi nel reparto terzini, è stato quello di creare un modulo ibrido, che esaltasse chi avevamo in squadra e non chi non c'era (ad esempio i famigerati quinti). E dunque un assetto che, per sopperire a questa assenza, a volte si sistema a 3 e altre a 4, giocatori (tolto quel matto di McKennie che fa la qualunque) che anche quando switchano, lo fanno comunque in zone vicine alle loro conoscenze e alla loro comfort zone, acchiappando via via qualcosina in più day by day
3) ridate le basi e dato il modulo ibrido, ecco che si è lavorato sui movimenti. Come detto, dapprima i mezzi spazi e poi le sovrapposizioni interne, che sono parenti dei mezzi spazi. Tutto per gradi. Poi sono arrivati i famosi elementi posizionali del caos organizzato visti contro Roma e Bologna, per cui la squadra dà pochi riferimenti all'avversario ma sostanzialmente, nelle rotazioni, copre sempre tutte le poszioni base e in particolare le 5 offensive, a costo di mettere, come contro il Parma, Kaulu in posizone 4 venendo da dietro e incasinando la retroguardia di Cuesta
4) mancava l'ultimo tassello e cioè la profondità, per allungare gli avversari e aumentare la pericolosità. Profondità che è comuqnue figlia del dai e vai, dell'attacco allo spazio, del movimento senza palla, delle rotazioni ben fatte, ecc.. e che dunque è arrivata in queste recenti partite come ultimo step dei progressi tattici fatti dal mister su questa squadra
5) tutto quanto detto in questi 4 punti è possibile solo avendo una squadra corta, aggressiva, che copre bene il campo, che ha distanze corrette e che soprattutto fa bene il movimento a soffietto di squadra, l'elastico difensivo e le immancabili preventive. Infatti quando, come a Monaco, queste cose vengono un po' a mancare d diventiamo lunghi, allora non siamo più quelli di sempre. Lo si nota subito. Per questo Spalletti, giustamente, ci lavora tanto. I primi 4 punti sono quelli che ti fanno divertire e fare gol, ma questo punto 5 è quello che rende possibile fare i primi 4 punti, sennò non saremmo offensivi, saremmo solo lunghi e pieni della famose "voragini"
MENTALITA'
1) quanto detto all'ultimo punto precedente, non può essere scollegato da una certa mentalità di squadra. Fare noi la partita, stare più alti, aggressivi e dunque corti, in preventiva, ecc.. se tutto questo avviene è perchè la mentalità è quella di giocare sempre per vincere, per avere tu il pallino, per fare uno o anche diversi gol in più del tuo avversario e i 5 punti esaminati nella parte tattica nascono proprio per ottemperare e rendere concreta/attuale e non più solo "un semplice desiderata" questa mentalità offensiva
2) chiaro che questo atteggiamento non può prescindere da singoli convinti di poter fare certe cose e dunque la mentalità è stata duplice. Per la squadra quella del: organizziamoci tatticamente, così poi dominiamo davvero la partita stando aggressivie corti, ma per farlo, anche la testa del giocatore che si sente in fiducia, che rema dalla stessa parte, ecc.. è fondamentale e in questo senso, sia coi singoli che col gruppo è chiaro, come si vede sul campo e dalle dichiarazioni, che Spalletti ha fattto breccia
3) proprio dalle dichiarazioni dei calciatori si capisce come il messaggio generale di Spalletti di giocare più offensivi e il messaggio più dettagliato di fare tutte quelle cose che la tattica ichiede per realizzare concretamente questo desiderio di dominio della gara, stanno funzionando perchè i ragazzi (e lo dicono apertamente) si divertono a fare quello che fanno, credono in quello che fanno, vedono tangibilmente sul campo, nelle prestazioni e nei risultati, che la cosa li diverte e funziona e dunque eccoli entusiasti a dire: "mai giocato così bene da quando siamo alla Juve" (cit. Bremer e McKennie ieri). Ed è così. Da mentalità si genera mentalità. il mister dice al calciatore: "acchiappa che questo lo puoi fare".. alla squadra "facciamo così che poi dominiamo le partite e ci divertiamo" e infine si mette tutto questo in pratica con le tattiche e gli escamotage tattici, tutti step atti a fregare l'avversario e a valorizzare i tuoi, di cui abbiamo partlato nei punti precedenti
CONCLUSIONI:
In sostanza Spalletti è partito dalla conoscenza del gruopo e dei singoli. Poi, senza snaturarli, gli ha re-insegnato certe basi di gioco che si erano perse. A quel punto, un po' come a scuola, ha via via aggiunto cose sempre più evolute. Il tutto nell'ottica di una mentalità nuova dove il singolo "deve acchappiare" cose nuove e dove la squadra deve dominare le partite. Per questo, fatta questa grande scavalattura concettuale, c'è poi stato il lavoro di campo, la tattica, l'allenamento, ecc.. che sono gli elementi fattuali e di lavoro quotidiano che rendono possibile tradurre concretamente tale mentalità nei 90 minuti sul campo
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LE NOVITA' E LE ULTERIORI IMPLEMENTAZIONI TATTICHE DI SPALLETTI VISTE IN PARMA-JUVE
Come se non bastasse tutto l'eccellente lavoro fatto sull'11 base, su mentalità, spazi, gestione del pallone e delle posizioni, Spalletti, nell'iniziare a gestire questo mese "horribilis" di calendario che ci attende, ha iniziato subito coi botti, con tante mosse interessanti e addirittura una ripresa giocata giocoforza senza Yildiz, ma dove si è inventato comunque qualcosa di suo per valorizzare chi c'era, anche senza il nostro numero 10, creando azioni, occasioni e gol, con un valore 3 di xg solo nella ripresa ed oltre 4 xg complessivo a fine gara. E, ricordiamolo: un quoziente superiore a xg 4 in trasferta nel campionato italiano, è davvero tanta, ma tanta roba. Vediamo come ci si è arrivati: dapprima con e poi senza Yildiz, nel corso di questi 90 minuti:
1) la posizione di Kalulu. Pierre in costante proiezione offensiva sfruttando il mezzo spazio lasciato da Chico che si allargava; cosa che, oltre ad aprire questo mezzo spazio in sè, allungava e abbassava tantissimo il Parma e che, finanche quando non veniva premiato nei suoi movimenti, creava comunque scompenso dietro alla difesa del Parma (cosa poi detta anche da Spalletti in sala stampa ndr), andando a prendere una posizione offensiva in zona 4 del tutto inedita per un terzino destro (forse giusto Guardiola fa cose del genere )
2) una cosa già vista ma che è sempre interessare rimarcare: lo schieramento ibrido della gara (tutta) ma specialmente nella ripresa. Che diventava 3-5-2 in non possesso e una specie di 4-4-2 in possesso dopo essere stato spesso un 4-2-3-1 più classico nel primo tempo.
3) Infatti, per fronteggiare il 2+1 offensivo del Parma, difendevamo dunque con 3 uomini, che di fatto erano i 3 centrali, poi i nostri quinti coprivano i loro terzini e, in questa sorta di 3-5-2, i nostri 3 centrocampisti centrali pareggiavano i 3 del 4-3-2-1 parmense, lasciando poi i nostri 2 attaccanti sui due centrali di Cuesta
4) la cosa interessante era quando riprendevamo palla perchè, nella ripresa, senza più Yildiz, ecco che Spalletti ancora una volta ha usato la sapienza e la "fantasia" del mister per ovviare a cotanta mancanza e si è inventato un 4-4-2 con McKennie punta assieme a David che ha funzionato benissimo, sia per entrambi i giocatori, che per la squadra in sviluppo, poichè, per tamponare i nostri 4 centrocampisti, il 4-3-2-1 del Parma doveva sempre snaturarsi aprendo una mezzala e arretrando uno dei loro due trequarti. Cosa che che li "scompensava" sia in non possesso che poi quando riprendevano palla e dovevano risalire il campo partendo da una situazione di scarso confort e scarsa abitudine per loro
5) il movimento senza palla. Marchio DOC (non da oggi e non solo da noi) di Spalletti, ma ecco che adesso, nel suo mettere un tassello alla volta, il mister ha aggiunto un altro pezzettino.. un'altra di quelle cose, come direbbe lui: "da mettere nella scatola della partita" e cioè: il mister ha cominciato già da fine ottobre con il discorso (sacrosanto) dei mezzi spazi.. poi ha proseguito con i movimenti "di base" senza palla e soprattutto con le rotazioni posizionali che incasinano un po' tutti gli avversari, ma soprattutto quelli che giocano uomo su uomo (pensiamo alle partite contro Roma e Bologna ad esempio). Ora si è vista anche la chicca mancante e cioè l'unione di queste cose, stavolta fatta a beneficio della benedettissima profondità.
6) E dunque i nostri giocatori non solo ruotano le posizioni, si fanno trovare nei mezzi spazi e si muovono senza palla, ma iniziano a farlo anche in profondità, per allungare le difese avversarie e accrescere il livello di pericolosità del movimento senza palla e della squadra in generale. Profondità che in tutto l'eccellente turbillon di cui avevamo parlato qui dopo la Roma e di cui aveva parlato (complimentandosi) di recente anche Fabregas, alla quale ora si è aggiunta, appunto, anche una maggiore verticalità, per dare ulteriore e più incisivo sfogo a tutto questo movimento senza palla e a tutto questo nostro ottimo caos organizzato nel variare sempre l'occupazione dei mezzi spazi e delle rotazioni posizionali. Questa nostra profondità diventa poi anche poco leggibile per l'avversario. Perchè talvolta te la dà l'attaccante o il centrocampista, o il sempre inestinguibile McKennie, ma se adesso te la dà anche Kalulu e se ora, contrariamente al passato, certi movimenti vengono finalmente premiati anche da chi imposta l'azione, ecco che poi escono fuori partite con 4 gol in trasferta e che avrebbero tranquillamente potuto essere pure 5 o 6.
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jouvans
1) la posizione di Kalulu. Pierre in costante proiezione offensiva sfruttando il mezzo spazio lasciato da Chico che si allargava; cosa che, oltre ad aprire questo mezzo spazio in sè, allungava e abbassava tantissimo il Parma e che, finanche quando non veniva premiato nei suoi movimenti, creava comunque scompenso dietro alla difesa del Parma (cosa poi detta anche da Spalletti in sala stampa ndr), andando a prendere una posizione offensiva in zona 4 del tutto inedita per un terzino destro (forse giusto Guardiola fa cose del genere )
2) una cosa già vista ma che è sempre interessare rimarcare: lo schieramento ibrido della gara (tutta) ma specialmente nella ripresa. Che diventava 3-5-2 in non possesso e una specie di 4-4-2 in possesso dopo essere stato spesso un 4-2-3-1 più classico nel primo tempo.
3) Infatti, per fronteggiare il 2+1 offensivo del Parma, difendevamo dunque con 3 uomini, che di fatto erano i 3 centrali, poi i nostri quinti coprivano i loro terzini e, in questa sorta di 3-5-2, i nostri 3 centrocampisti centrali pareggiavano i 3 del 4-3-2-1 parmense, lasciando poi i nostri 2 attaccanti sui due centrali di Cuesta
4) la cosa interessante era quando riprendevamo palla perchè, nella ripresa, senza più Yildiz, ecco che Spalletti ancora una volta ha usato la sapienza e la "fantasia" del mister per ovviare a cotanta mancanza e si è inventato un 4-4-2 con McKennie punta assieme a David che ha funzionato benissimo, sia per entrambi i giocatori, che per la squadra in sviluppo, poichè, per tamponare i nostri 4 centrocampisti, il 4-3-2-1 del Parma doveva sempre snaturarsi aprendo una mezzala e arretrando uno dei loro due trequarti. Cosa che che li "scompensava" sia in non possesso che poi quando riprendevano palla e dovevano risalire il campo partendo da una situazione di scarso confort e scarsa abitudine per loro
5) il movimento senza palla. Marchio DOC (non da oggi e non solo da noi) di Spalletti, ma ecco che adesso, nel suo mettere un tassello alla volta, il mister ha aggiunto un altro pezzettino.. un'altra di quelle cose, come direbbe lui: "da mettere nella scatola della partita" e cioè: il mister ha cominciato già da fine ottobre con il discorso (sacrosanto) dei mezzi spazi.. poi ha proseguito con i movimenti "di base" senza palla e soprattutto con le rotazioni posizionali che incasinano un po' tutti gli avversari, ma soprattutto quelli che giocano uomo su uomo (pensiamo alle partite contro Roma e Bologna ad esempio). Ora si è vista anche la chicca mancante e cioè l'unione di queste cose, stavolta fatta a beneficio della benedettissima profondità.
6) E dunque i nostri giocatori non solo ruotano le posizioni, si fanno trovare nei mezzi spazi e si muovono senza palla, ma iniziano a farlo anche in profondità, per allungare le difese avversarie e accrescere il livello di pericolosità del movimento senza palla e della squadra in generale. Profondità che in tutto l'eccellente turbillon di cui avevamo parlato qui dopo la Roma e di cui aveva parlato (complimentandosi) di recente anche Fabregas, alla quale ora si è aggiunta, appunto, anche una maggiore verticalità, per dare ulteriore e più incisivo sfogo a tutto questo movimento senza palla e a tutto questo nostro ottimo caos organizzato nel variare sempre l'occupazione dei mezzi spazi e delle rotazioni posizionali. Questa nostra profondità diventa poi anche poco leggibile per l'avversario. Perchè talvolta te la dà l'attaccante o il centrocampista, o il sempre inestinguibile McKennie, ma se adesso te la dà anche Kalulu e se ora, contrariamente al passato, certi movimenti vengono finalmente premiati anche da chi imposta l'azione, ecco che poi escono fuori partite con 4 gol in trasferta e che avrebbero tranquillamente potuto essere pure 5 o 6.
