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Visualizzazione di contenuti con la più alta reputazione 31/12/2023 in Messaggi

  1. 2 punti
    Errore gravissimo ma comprensibile per il bombardamento mediatico fatto ad hoc. La Serie A NON E' IL CAMPIONATO PRIVATO DELLA FIGC, è il CAMPIONATO NAZIONALE ITALIANO. L'Italia è un paese UE quindi fa parte dei DIRITTI UMANI avere DIRITTO ALLO SPORT e non si può impedire la partecipazione al campionato della propria nazione a una squadra per motivi anticoncorrenziali, come ribadito dalla sentenza.
  2. 1 punto
  3. 1 punto
    Salvo che sappia cose che noi non sappiamo circa trattative già aperte tra Uefa/Superlega… Mi pare una ricostruzione un po’ confusa… così come non convince neppure l’interpretazione della portata della sentenza.
  4. 1 punto
    INTERVISTA A Paco D'Onofrio Avvocato esperto in diritto sportivo Partiamo dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea, che è arrivata settimana scorsa sulla Superlega: cosa pensa a riguardo? “È una sentenza che ha ragionato secondo le norme del diritto europeo e non del diritto sportivo, com’è giusto che sia e come è stato fatto in passato in altri casi clamorosi, come nel caso della sentenza Bosman. Il diritto europeo vede lo sport in due modi: limitatamente agli aspetti organizzativi e tecnici, l’ordinamento sportivo viene ritenuto autonomo giustamente autonomo. Quindi, in quanto tale, questo è libero di scegliersi le regole che valuta più opportune. Quando, però, queste hanno una ricaduta sul mercato, hanno un valore economico e determinano attività imprenditoriali, come ogni altra attività su territorio europeo, è necessario attenersi alle regole generali dell’Unione Europea ed ai principi su cui si fonda il mercato libero dell’Unione Europea. Quindi, in buona sostanza, si può parlare di una sentenza che gli operatori del calcio hanno considerato nella loro giusta importanza sportiva, ma in realtà, è una sentenza che attiene ad un settore commerciale, che, però, in questo caso, ha accentuato la cassa di risonanza mediatica". Parlando delle reazioni che ha suscitato questa sentenza, dobbiamo dire che in molti si sono manifestati contro la predetta pronuncia. A capeggiare questa fazione troviamo il presidente dell’UEFA, Alexander Ceferin. Ha provato a chiedersi perché il capo dell’istituzione calcistica europea ha accolto negativamente la sentenza, visto che quest’ultima è arrivata dalla Corte di Giustizia Europea? “Questo andrebbe chiesto a lui e non a me. Non so perché lui abbia reagito negativamente alla sentenza, ma posso provare a intuirlo. Tale pronuncia non condanna l’UEFA, ma pone un principio innovativo, benché non ci sono vincitori e vinti. Se, poi, mediaticamente fa comodo pensare o piace evidenziare che ce ne siano, è un altro discorso. Ma, da un punto di vista giuridico, la CGUE si è espressa sostenendo che non ci può esserci un monopolio, perché altrimenti ci sarebbe una posizione dominante. È chiaro che chi quella posizione l’ha avuta fino al momento della sentenza e l’ha avuta in modo legittimo, perché non c’era alcuna norma che lo vietasse, riteneva che il sistema adottato fosse sano, utile e che intercettasse le esigenze del calcio. Ora, la decisione della Corte obbligherà a qualche adeguamento attraverso un colloquio tra l’UEFA e la Superlega. Si andrà necessariamente in quella direzione, perché non credo che la Superlega abbia mai avuto l’intenzione di creare una competizione parallela, separatista e divisiva: è impossibile tecnicamente poterlo fare, anche perché ci sono delle norme di diritto sportivo che lo impediscono e sulle quali la Corte di Giustizia Europea non è entrata, perché avrebbe violato l’autonomia dell’ordinamento sportivo. Quindi, da un lato la Superlega porta a casa un risultato importante, ma da sola non ha la forza per andare avanti. Dall’altra parte, l’UEFA, che, fino al momento della sentenza, non aveva considerato la possibilità di confrontarsi con un altro soggetto, ora dovrà farlo, perché non può permettersi di rimanere arroccata sulle posizioni precedenti. Io sono molto ottimista e guardo a questa sentenza come un’occasione per le parti. L’Unione Europea ha dato un’indicazione, dalla quale si può uscire rafforzati”. “Secondo me, questo passaggio non è stato casuale. Al di là delle posizioni formalmente tenute, cioè un progetto che l’UEFA non considerava legittimo, in realtà, poi, alcuni profili sono stati recepiti informalmente dalla stessa UEFA. Quindi, si può dire che il dialogo era già indirettamente stato avviato. Rimaneva solo lo “scoglio” che la Superlega ha superato, facendo un passo indietro: ricordiamoci che la contestazione principale che si faceva al progetto era la cosiddetta “membership”, cioè che ci fossero delle squadre che, a prescindere dal merito e dal momento sportivo, fossero automaticamente qualificate. Bene, questa contestazione originaria non sussiste più, perché l’ultima revisione della Superlega non prevede più squadre automaticamente ammesse. Io sono convinto che le due parti si interfacceranno, al di là delle dichiarazioni o delle posizioni di facciata. Quindi, si può dire che già prima della sentenza di giovedì scorso si sia verificato un percorso di avvicinamento tra le parti in causa. Io penso che la decisione della Corte abbia incentivato questo percorso di avvicinamento. E, in tal senso, ci sono state delle aperture: i cosiddetti “vincitori”, cioè la Superlega, hanno fatto sapere attraverso il suo amministratore delegato di essere disponibili a parlare con l’UEFA. È normale che sia così”. Ci può essere una reale contestazione o un ricorso in appello da parte dell’UEFA per ciò che concerne la sentenza già emessa a favore della Superlega oppure il giudizio è irrevocabile? “Questo è un principio che, tra l’altro, non sorprende, perché è coerente con l’ordinamento dell’Unione Europea. È chiaro che quando viene adottato per settori commerciali industriali o produttivi anonimi o meno mediatici, nessuno se ne accorge, non fa notizia. Ma tutta la giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea persegue quella direzione. Pertanto, la sentenza di giovedì scorso non è sorprendente, ma è coerente. O meglio, sorprende il mondo del calcio, ma, in realtà, è una sentenza che si uniforma a tutte le precedenti pronunce su questioni analoghe, legate ad altri settori, da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Il motivo per cui non penso ci possa essere alcun tipo di modifica rispetto alla predetta impostazione giuridica è dovuto al fatto che esprime un principio strutturale dell’Unione Europea”. Fonte : BN news
  5. 1 punto
    Guarda non lo so, dipende come la struttureranno... Secondo me cmq, al di là di tutto, ci vorrebbe un torneo con dei limiti uguali per tutti.. sinceramente penso sia impossibile un salary cap o un tetto per i cartellini, ma per me ci vuole qualcosa del genere... altrimenti dopo un po' ci si ritrova punto e a capo, con chi può spendere e chi no.. Per me un'idea realizzabile potrebbe essere quella di abolire i cartellini e creare un mercato di soli ingaggi... Boh, vedremo...
  6. 1 punto
    Se sei in Star o in Gold , cosa te ne frega del campionato , solo nel caso che vieni retrocesso in Blue League e fai una brutta competizione anche là , può interessarti di vincere o di arrivare secondo in campionato. I campionati domestici perderanno di interesse e da come ci trattano ben venga.
  7. 1 punto
    Qualche piccolo talentino qua e là in erba, qualcuno già segnalato tempo fa, poi vediamo se ci prendo (fermo restando che di talentini 2009 e 2010 ne escono ogni settimana, ma diciamo ad oggi quelli più interessanti sono i seguenti): - Ibrahim Rabbaj del Chelsea, trequartista fantasista brevilineo, classe 2009. - Andri Akutidze Bartishvili della Dinamo Tbilisi, trequartista raffinato e con doti tecniche di altissimo livello (ha un controllo palla in piena corsa che non è normale per la sua fascia di età, e fa gol incredibili da sottoleva anche di due anni), classe 2009. - Da'vian Jaleel Kimbrough, attaccante perimetrale di 180 cm del Sacramento che ha addirittura esordito tra i pro in USA, classe 2010. Si cari, 2010. - Ebrima Tunkara del Barcellona, classe 2010, centrocampista offensivo (trequartista o mezzala d'invasione e rifinitura) di circa 176/178 cm, nonchè capitano da sottoleva di un anno della nazionale spagnola U15. - Francisco Wang del benfica, classe 2010, trequartista o esterno offensivo molto rapido e tecnico, abile nell'1vs1 nello stretto, buon calcio. Spicca nel controllo palla e sensibilità tecnica. Ovviamente ancora tanto individualista ma occhio - Levente Bosze dello Zilina, dove gioca in U19 ben 4 anni sottoleva (è un 2009). Mezzala box to box o centrocampista esterno, ma anche trequartista a sostegno (come gioca in nazionale ungherese U16 da sottoleva). - Cavan Sullivan dei Philadeplhia Union, trequartista o ala sinistra classe 2009. - Elvin Mehicic del Copenaghen U15, classe 2009. Elegante e raffinato trequartista con eccellente tecnica e controllo orientato, ottima visione di gioco, molto abile nel tiro e nella rifinitura. Gioca sia da enganche sottopunta che da prima punta ombra. - Mylan Toty, classe 2009, del Senart Moissy U16, club dilettantistico francese (Regional 1 Under 16): ala sinistra a piede invertito dotato di notevoli abilità tecniche e destrezza nell'1vs1.
  8. 1 punto
    Il Chelsea ha preso Pape Daouda Diong, mediano difensivo di 190 cm del 2006 che ha fatto un mondiale U17 di altissimo livello. Ne ho parlato tanto durante i mondiali di categoria, insieme a Idrissa Gueye, centravanti di 188 cm per 84 kg sempre 2006, potente e devastante che peraltro sta già giocando nell'ACF Champions League facendo anche gol. Ecco cosa mi aspetto quando parliamo di Giuntoli. Non i Berardi, non i Phillips. Questi profili qui, che chiaramente sono solo un esempio. Giocatori fisicamente e atleticamente impressionanti, ma che hanno anche tecnica e spessore.
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