Vai al contenuto

Benvenuti su VecchiaSignora.com

Benvenuti su VecchiaSignora.com, il forum sulla Juventus più grande della rete. Per poter partecipare attivamente alla vita del forum è necessario registrarsi

Deborah J

Vs Supporto
  • Numero contenuti

    11.786
  • Iscritto

  • Ultima visita

  • Giorni con più "mi piace"

    12

Tutti i contenuti di Deborah J

  1. Allegri ha schiacciato ancora il tasto PLAY sul telecomando di Mario Mandzukic. Giocare, giocare ancora: Mario è stato titolare anche a Genova ed è sembrato stanco, stanco e fuori forma. Succede da un po’ e MM di questi tempi spacca il cervello come pochi attaccanti. Da un lato viene sempre da considerare il lavoro per la squadra. Dall’altro si fa il conto dei gol, che finisce dritto nel fascicolo delle prove dell’accusa: Mandzukic non segna dal 22 dicembre ed è facile concludere che quell’astinenza arriverà a tre mesi. Per la punta centrale di una grande squadra, sono davvero tanto. MOSCA-GENOVA C’è stato un momento della stagione in cui tutto andava alla rovescia. Mandzukic tra novembre e dicembre ha segnato quattro gol in cinque partite, piano piano però Mandzukic è calato e, per capire questo strano fenomeno torinese, bisogna guardare a Mosca, Kaliningrad, Nizhny Novgorod. Mandzukic al Mondiale ha giocato un mese in trance e per la Croazia è stato sempre importante, poi è arrivato in Italia, si è messo a giocare e ha segnato da subito. Probabilmente ne risente ora. NIENTE KEAN Rivedere azione per azione la sua partita con l’Atletico, non per caso, fa uno strano effetto. I suoi 80 minuti sono stati pieni di accelerazioni per disturbare i difensori e rincorse per sporcare il possesso dei centrocampisti perché MM è così, si sente in dovere di inseguire palloni che non risveglierebbero la coscienza di decine di altri attaccanti. Il problema è che sul 2-0 ha avuto una palla buona e ha colpito male, errore potenzialmente pesante. Allegri, che in un’altra vita dev’essere stato uno psicologo, ha fatto notare che Mario è importante perché occupa l’area e tiene impegnati i difensori, eppure sa che il suo 17 è poco brillante. Anche per questo più di qualcuno a Genova si aspettava Kean, che ha fame e corre per tre. Max no, ha preferito Mandzukic e, a fine partita, ha dato qualche giorno libero a chi non è stato convocato in nazionale. Per Mario è la notizia più importante: potrà riposarsi, allenarsi da solo e staccare un po’ la testa. «Non c’è da recuperare lui, c’è da recuperare tutti, compreso me», ha detto Allegri. Per una volta, tasto PAUSA. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  2. La Juventus vuole sbaragliare la concorrenza per Matthijs de Ligt ed è pronta anche ad inserire Moise Kean nella trattativa con l'Ajax. Matthijs de Ligt, difensore centrale classe 1999 dell'Ajax, continua ad essere l'obiettivo numero uno della Juventus per la prossima stagione. Secondo quanto riportato da 'Tuttosport', il pressing bianconero non si ferma e, anzi, c'è già fissata una nuova tappa della trattativa. La Juventus sfiderà l'Ajax in Champions League, nel doppio confronto valido per i quarti di finale. Ma prima di quel confronto, Paratici e tutta la dirigenza bianconera hanno cerchiato un'altra data: domenica prossima l’Olanda ospiterà la Germania alla Johan Cruijff Arena e alcuni emissari della Vecchia Signora sono attesi allo stadio. Anzi non è escluso che sia proprio Paratici in persona ad arrivare ad Amsterdam... Il direttore sportivo della Juventus vuole anticipare la concorrenza di Barcellona, PSG e Manchester United. Per farlo è pronto anche a sacrificare Moise Kean, che piace parecchio all'Ajax e che appartiene alla stessa scuderia di De Ligt, ovvero quella di Mino Raiola. Il prezzo totale del cartellino del difensore olandese si aggira sui 70 milioni di euro e con la carta Kean si abbaserebbe notevolmente.Intanto restano vive anche le piste alternative, ovviamente. Il secondo nome per la difesa, come vi abbiamo raccontato molte volte, è quello di Ruben Dias, difensore del Benfica che piace e che sarebbe nettamente più abbordabile. Goal.com
  3. Di Bello concede un calcio di rigore al Genoa per un tocco in area col braccio di Cancelo. Qualche istante dopo, il Var Mazzoleni (bravo in questa circostanza) gli segnala un possibile mani precedente di Kouame. L’arbitro va arivedere l’azione alla review e in effetti il tocco col braccio del genoano c’è: rigore revocato. Al 39’ Cancelo crossa dalla destra per Mandzukic che finisce a terra sulla pressione di Lerager che stacca appoggiandosi sull’attaccante croato: ci sono gli estremi per il rigore ma Di Bello concede solo il calcio d’angolo e il Var stavolta non suggerisce al direttore di gara di rivedere l’azione. Al 51’ nuove proteste juventine: Mandzukic va a terra in area dopo un contatto piuttosto brusco con Romero, che gli assesta una spallata ma si aiuta pure con le braccia. Anche questo episodio lascia più di qualche dubbio. Al 57’ Dybala mette in rete raccogliendo un assist dalla sinistra di Cancelo. Rete convalidata, ma il Var pesca un fuorigioco in partenza di Emre Can e dopo alcuni minuti di attesa giustamente Di Bello torna sui suoi passi. La Gazzetta dello Sport Decisamente giornata no per Di Bello, internazionale di Brindisi, poco sicuro e impreciso nelle valutazioni. E francamente, come fanno a non essere “chiari errori” i due interventi su Mandzukic (Lerager prima, Romero poi) resta un mistero (chiedere a Mazzoleni). Offside di Emre Can sull’assist di Alex Sandro, ok annullare il gol di Dybala. DA RIGORE Sempre sullo 0-0, Mandzukic subisce due falli in area del Genoa che meritavano almeno l’OFR. Sul primo, Lerager gli salta sulle spalle e con il braccio sinistro lo tiene giù, impedendogli di saltare: fra l’altro, davanti al croato interviene anche Pereira, non proprio in maniera pulita. Sul secondo, Romero spinge via Mandzukic, prima con l’avambraccio destro, finendo l’azione con entrambe le mani. Domanda: perché non sono chiari errori? NO RIGORE I due falli di mano (di Kouame prima, di Cancelo col braccio sinistro poi) sono davvero vicini all’involontarietà ma: il primo ne trae vantaggio, il secondo sia pur girato salta in quel modo. Dal prossimo anno, sarà tutto certificato: corretto togliere il penalty al Genoa comunque Il Corriere dello Sport
  4. Ronaldo torna a giocare con il Portogallo. I bianconeri riprendono ad allenarsi alla Continassa il 26 marzo La Juventus va in vacanza e si ritrova alla Continassa soltanto tra otto giorni, il prossimo martedì. Il centro sportivo bianconero chiude per... mancanza di uomini perché, tranne quattro giocatori e gli infortunati, l’intera prima squadra è convocata nelle rispettive Nazionali. Vista la diaspora, Massimiliano Allegri ha deciso per uno stacco netto, utile per ricaricare le batterie in un momento decisivo della stagione, dando ai bianconeri rimasti tabelle di lavoro personalizzato senza l’obbligo quotidiano di trovarsi ad allenarsi. Così il terzo portiere Carlo Pinsoglio, Daniele Rugani, che per ora non è stato chiamato da Roberto Mancini, Emre Can, anche lui non ancora rientrato nella rosa di Joachim Loew dopo lo stop per il nodulo tiroideo, e Mario Mandzukic, che ha dato l’addio alla Croazia dopo la finale Mondiale, saranno seguiti dai preparatori e potranno variare tra allenamenti a casa o in palestra. Gli altri bianconeri sono invece già proiettati in clima Nazionale. «Non vedo l’ora di essere a Coverciano: si pensa all’Italia per iniziare con entusiasmo e grinta il percorso verso Euro 2020», dice Leonardo Bonucci a fine gara. Il gruppo azzurro è naturalmente il più folto, considerato il contributo sempre significativo della Juventus all’Italia: sono sei (Perin, Chiellini, Bonucci, Spinazzola, Kean e Bernardeschi) coloro che affronteranno sabato la Finlandia a Udine e martedì 26 il Liechtenstein a Parma. Tuttosport.com
  5. E l Cuti (un soprannome casuale: a Cordoba c’era un tipo che gli assomigliava e in famiglia iniziarono a chiamarlo così) si è preso il Genoa in un giorno di ottobre con la sfrontatezza dei suoi vent’anni e la spavalderia di chi conosce intimamente il suo valore.Ivan Juric aveva deciso così: per riportare il Genoa in linea di galleggiamento, dopo la batosta in casa contro il Parma (1-3), serviva un colpo a effetto allo Stadium. E Cristian Romero, che sino a una settimana prima aveva solo visto il campo con la Primavera, gli sembrava l’uomo giusto al momento giusto. L’aveva provato titolare in allenamento prima della trasferta di Torino, ma senza mai lasciar balenare l’idea che quello potesse essere più di un esperimento. Un’illuminazione di cui bisogna dare merito al croato, perché da lì in poi El Cuti non sarebbe più uscito dalla formazione titolare, guadagnandosi pure l’attenzione di molti club, fra i quali la Juventus, che sarà il suo futuro.INNAMORAMENTO Nel frattempo, El Cuti ha continuato a crescere. Il presidente Enrico Preziosi gli ha rinnovato il contratto sino al 2023, e lui non s’è più fermato. La prima scintilla rossoblù per l’ex Belgrano risaliva al Viareggio del 2016, dove Romero aveva impressionato il figlio del presidente Preziosi, Fabrizio. Da lì ebbe inizio il corteggiamento rossoblù. DURO Romero, i cui idoli sono il connazionale Otamendi e Sergio Ramos, ha giocato sin qui 18 partite di campionato (1580 minuti in campo), segnando un gol con l’Udinese, alla seconda gara da titolare. Giocatore di grande personalità, con un carattere molto forte, fisicamente possente, negli spogliatoi non è un chiacchierone, ma sa fare gruppo. Può giocare con la stessa efficacia sia a destra (dove aveva iniziato la carriera) sia al centro. Ed è bravo a gestire le situazioni complicate. Nel giorno del debutto allo Stadium, fu subito ammonito per un fallo su CR7, ma il giallo non lo condizionò. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  6. INVIATO A TORINO - L’impresa contro l’Atletico da sola non basterà a sancire il proseguimento del matrimonio, con tanto di rinnovo del contratto, tra Massimiliano Allegri e la Juventus, ma di certo aver conquistato in questo modo l’accesso ai quarti di finale di Champions, abbinato con la possibilità di continuare la caccia al grande obiettivo stagionale, ha portato molti tifosi a rivedere le loro posizioni critiche nei confronti del tecnico livornese. Adesso che il Cholo è stato abbattuto e che la Juve ha firmato una delle serate più belle della sua storia le frecciate velenose di tre settimane fa dopo il 2-0 del Wanda Metropolitano sembrano lontane anni luce. In realtà Max non le ha dimenticate, ma non si farà condizionare quando nei prossimi mesi dovrà programmare il futuro con il presidente Agnelli. Tra i due c’è già stata una cena "chiarificatrice", ma qualsiasi discorso sul prolungamento del contratto in scadenza nel giugno 2020 è stato rimandato. E’ chiaro che molto dipenderà da come finirà la stagione e, anche in caso di vittoria della Champions, non ci sarebbero certezze di proseguire il matrimonio (magari in quel caso sarebbe “tentato” dal mollare), ma la base di partenza sarebbe forte. RINNOVO… Se Allegri rimarrà alla Juventus, il rinnovo del contratto sarà... automatico: non resterà con l’attuale accordo in scadenza nel 2020, anche se già adesso è l’allenatore più pagato della Serie A. Di certo il nuovo contratto sarebbe ancora più ricco, ma a quel punto Max avrebbe anche la facoltà di “pretendere” nuovi investimenti di mercato dopo quelli già importanti della scorsa estate. Diventerebbe uno degli allenatori più longevi sulle panchine delle grandi europei e avrebbe il tempo per continuare il suo ciclo di vittorie. …O ADDIO. Però il cammino da fare in Champions è ancora molto. Per questo non vanno scartati i nomi di possibili sostituti. Dopo che Florentino Perez ha “scippato” la prima opzione, quello Zinedine Zidane che qualche contatto con la dirigenza bianconera lo aveva già avuto, le strade più "calde" restano due: Antonio Conte e Didier Deschamps. Profili da Juventus li hanno anche Pep Guardiola e Jürgen Klopp, ma per loro stessa ammissione sono molto coinvolti con i progetti che stanno portando avanti al City e al Liverpool, mentre la candidatura di Maurizio Sarri, circolata a Torino, ha fatto per il momento registrare solo secche smentite. Conte, che tra tre mesi e mezzo sarà libero dal Chelsea, ha casa in città dove ancora vive insieme alla famiglia e dove il fratello gestisce un noto ristorante in centro. Il problema è il legame con il presidente Agnelli, che nell’estate 2014 si era deteriorato. Le parti adesso si sono un po’ riavvicinate, ma per arrivare a un nuovo matrimonio ci sarà da lavorare. E poi c’è Deschamps, ma è sotto contratto con la federazione francese e dopo la vittoria del Mondiale, è un punto di riferimento. Come Conte, piace per la sua juventinità e perché è stato lui a guidare la squadra nell’anno più difficile, quello della Serie B. Fonte: Il Corriere dello Sport
  7. La lista completa I convocati bianconeri nelle Nazionali Szczesny Perin Cancelo Bonucci Chiellini Caceres Alex Sandro Spinazzola Pjanic Matuidi Bentancur Bernardeschi Dybala Kean Ronaldo
  8. Sono daccordo. Il tiro al bersaglio non si fa, verso nessuno. Non sta giocando bene, è stanco e Allegri non dovrebbe schierarlo. Va bene tutto... ma alcuni commenti sono davvero squallidi.
  9. L'Uefa apre un'inchiesta sul gesto di Ronaldo (ma non sarà squalificato) L'esultanza del portoghese davanti ai tifosi dell'Atletico Madrid nel mirino di Nyon. L'esito probabile è una multa per CR7 La Uefa ha deciso di aprire un fascicolo disciplinare su Ronaldo e il suo gesto verso i tifosi dell'Atletico Madrid alla fine della partita della grande rimonta Juventus. Un atto prevedibile visto l'impatto a livello di immagine della corsa dell'attaccante portoghese sotto il settore dei colchoneros con le mani portate in alto e in basso per ben due volte mimando un atto sessuale. Probabilmente una risposta di CR7 all'esultanza del tecnico dell'Atletico Madrid Simeone all'andata che era costata al Cholo una multa da 20.000 euro. Il caso era stato sollevato dai media spagnoli che avevano portato all'attenzione il comportamento di Ronaldo sottolineando una differenza sostanziale rispetto a quello di Simeone. Lo juventino si era rivolto in maniera apparentemente offensiva verso i tifosi avversari, mentre il tecnico si era girato verso la propria tribuna per sottolineare il carattere e gli attributi della sua squadra. In ogni caso l'inchiesta su Ronaldo è stata aperta ai sensi dell'articolo 11 e al portoghese viene contestata una condotta impropria. Il verdetto è atteso per il 21 marzo. A CR7 è stata contestata una condotta insultante nei confronti di altri, la violazione delle regole base di un comportamento decente e un atto che gesta discredito sul calcio e sull'Uefa in particolare. A una prima lettura si tratta di capi di imputazione molto pesanti, nella realtà il dispositivo con cui Nyon ha annunciato il procedimento disciplinare contiene una buona notizia per la Juventus. Come spiegato da Panorama il giorno dopo i fatti la squalifica sarebbe stata praticamente automatica in caso di contestazione di violazione dell'articolo 15. Invece all'attaccante è stato aperta un'inchiesta facendo riferimento all'articolo 11, lo stesso per il quale è stato punito Simeone con la sola multa. Le misure disciplinari variano in questo caso dal semplice avvertimento fino al bando da tutte le attività, comprendendo anche la squalifica per una o più giornate o per un periodo di tempo determinato. Però manca l'automatismo della sanzione più dura e il codice parla della possibile valutazione di attentuanti ed aggravanti per erogare la pena. Tradotto in soldoni, significa che Ronaldo e la Juventus potranno certamente cercare di far valere il clima ostile contro il giocatore nella partita d'andata e i cori rivolti a lui anche in quella di ritorno dai tifosi dell'Atletico. Pronostico? Si va verso la multa, che sarà salata perché il gesto di Ronaldo non è piaciuto ed è moralmente inaccettabile. L'esclusione dalla gara d'andata dei quarti di finale contro l'Ajax, però, dovrebbe essere scongiurata. Il paragone con Simeone rischia, dunque, di non reggere dal punto di vista disciplinare. Nessun giudizio etico o morale su quanto visto in campo, anche perché Ronaldo è stato pesantemente insultato e provocato all'andata, ma l'episodio rischia di costare caro al portoghese e alla Juventus. Quel precedente del 2017 Panorama ha rintracciato un unico precedente negli ultimi cinque anni di un'inchiesta aperta dalla Commissione disciplinare della Uefa 'provoking spectators' al termine di una partita. Risale a Linfield-Celtic Glasgow preliminare di Champions League disputato il 14 luglio 2017 in Irlanda del Nord. Il giocatore del Celtic Leigh Griffiths fu prima indagato e poi squalificato per un turno per aver legato una sciarpa del Celtic al palo della porta sotto il settore dei tifosi avversari che per tutta la gara lo avevano bersagliato con lancio di oggetti provocandone anche una reazione in campo. A lui venne contestata la violazione dell'articolo 15 del regolamento, quella che non prevede multa come unica sanzione. Se l'Uefa aprirà un fascicolo su Ronaldo, molto sarà chiaro anche solo guardando a quale articolo la contestazione fa riferimento. Panorama
  10. Ancora stordita dall’ubriacatura per la storica rimonta con l’Atletico Madrid, la Juventus contro il Genoa scopre il sapore della prima sconfitta stagionale in campionato dopo 28 gare. Per la Signora, che non perdeva in Serie A dall’aprile del 2018, si tratta ovviamente di un ko indolore dal momento che i punti di distacco sul Napoli restano 15: tradotto, vuol dire cinque partite di vantaggio sui rivali. E non stupisce più di tanto che questo stop sia arrivato dopo l’epica impresa di Champions contro i colchoneros che ha fatto sognare il mondo Juve ma ha spolpato sia nel corpo che nella mente la banda di Allegri, ormai sempre più concentrata su un unico obiettivo dalle grandi orecchie. Alla fine, grazie ai gol negli ultimi venti minuti di Sturaro (l’uomo da 18 milioni) e Pandev, il Genoa ha vinto con merito una partita in cui ha corso dal primo all’ultimo minuto lottando su ogni pallone. A differenza dei bianconeri che hanno passeggiato per il campo con l’aria svogliata di chi aveva, legittimamente, altro per la testa. E così i liguri diventano per paradosso l’unica squadra in Europa che in questa stagione ha giocato due volte contro la Juventus senza mai perdere: all’andata a Torino, infatti, era finita 1-1. Allegri, che forse pregustava di finire il campionato senza sconfitte, decide di risparmiare l’eroe Cristiano Ronaldo, che oltretutto venerdì prossimo giocherà di nuovo con il Portogallo. Nel primo tempo il Genoa fa la partita, sfiora il gol con Sanabria (che costringe Perin a un mezzo miracolo) e si vede annullare un rigore dal Var. La Juve va al riposo senza aver mai tirato in porta. L’unico momento di superiorità dei bianconeri è in avvio di ripresa, quando Dybala segna il gol del vantaggio che viene subito annullato dal Var. Quando la partita sembra destinata al pareggio, Prandelli azzecca i cambi e dà la scossa giusta ai suoi: Pandev e Sturaro prendono il posto degli evanescenti Sanabria e Lazovic e segnano un gol a testa, condannando la Juve a un piccolo bagno di umiltà. Fonte: Libero I tifosi che alla vigilia si sono attivati per farsi rimborsare il biglietto vista l’assenza di Cristiano Ronaldo, non convocato, avevano le loro ragioni. Ma visto il risultato, solo se juventini. I genoani di sicuro si saranno ricreduti e avranno lasciato perdere. Delusi o meno, a tutti ha comunque risposto Allegri. «Oggi neanche se veniva giù il Padreterno si faceva risultato». Onesto l’allenatore della Juventus. E realista. Perché con lo scudetto già in tasca e subito dopo l’impresa di Champions con l’Atletico Madrid ci può stare di avere un calo di tensione. Ma quello avuto a Marassi contro il Genoa è stato più simile a un crollo, costato la prima sconfitta in campionato. Poche idee e confuse, gioco lento e impacciato, giocatori svogliati. Insomma, l’opposto esatto di quanto visto martedì con l’Atletico. Ci può stare perché ad alti livelli sono testa e motivazioni a fare la differenza. «Questa partita insegna che stare a certi livelli è una questione mentale - conferma Allegri -. Serve equilibrio, non devi giocare una partita e poi fermarti». Però, non è certo il caso di fare drammi. «Se dovevamo perdere una partita abbiamo scelto quella giusta. Venivamo da 20 giorni in cui c’era la preparazione alla partita con l’Atletico…». Come dire: abbiamo dato tutto, dovremo ridare tutto, adesso serve un po’ di stacco. «C’è da recuperare tutti, compreso io», ammette Allegri. Ma il primo ko in campionato è frutto anche di scelte conservative. Fortuna per la Signora che possa gestire come più le aggrada le energie. Il distacco dal Napoli in campionato resta enorme e lo scudetto non è in discussione e così può preparare le gare che contano, quelle con la musichetta, con calma e serenità. Anche se, alla faccia di chi dice che il nostro campionato non sia allenante, arriva la prova provata che senza la giusta applicazione si va incontro ad imbarcate. Specie se si incontra una squadra che come il Genoa gioca libera di testa e con la voglia di fare un figurone. Un Genoa che mette subito in difficoltà la Juve con Sanabria (unico acuto) e Romero (prossimo bianconero) ma l’ex Perin è sul pezzo. Alla mezz’ora Di Bello assegna un rigore al Genoa per tocco di mano di Can. Fonte: Il Giornale
  11. Il primo gol lo ha segnato al minuto 27, giorno di stipendi, così gli spagnoli imparano a rimproverargli le tasse non pagate. Il secondo saltando tra Godin eGimenez perché i due avevano segnato all’andata. Il terzo dal dischetto perché con un rigore aveva cacciato la Juve dall’edizione scorsa e con un rigore ora l’ha trascinata ai quarti. Cristiano Ronaldo è fatto così: un perfezionista. Con una tripletta storica (la quarta rifilata al povero Atletico Madrid in carriera) ha materassato i «materassai». E’ fatto così, in Champions segna come respira: 124 gol. E più si sale di quota, negli scontri diretti, più gli altri hanno bisogno di bombole d’ossigeno, più lui fischietta e la butta dentro. Li chiamano fuoriclasse. Ma sarebbe un grave errore far coincidere la grande rimonta con un uomo solo. Questa è stata l’impresa di una squadra intera. Bernardeschi, per dirne uno, è stato mostruoso. E’ stata il capolavoro di Allegri che ha ideato la partita perfetta e ha azzeccato tutto. Non ha vinto un giocatore, ha vinto il gioco di una Juve intensa, coraggiosa e feroce dal primo all’ultimo minuto, come mai era riuscita a essere. Ora dovrà impor si quest a mentalità sempre, allenarla in campionato e tenerla viva per il resto della Champions. Mai più avara, molle e difensiva come a Madrid. La Juve, scampata all’Atletico, l’avversario più rognoso, ora ha la forza del sopravvissuto passato sotto un treno e rimasto illeso. E’ come il Milan di Sacchi uscito dalla nebbia di Belgrado. E come quel Milan, può arrivare «fino alla fine» TIGRE La Juve che faceva le fusa al Wanda Metropolitano è diventata una tigre. Basta un attimo per capirlo. Al 3’ Matuidi si è già infilato in area, al 4’ Chiellini ha già fatto gol, ma arbitro e Var concordano sulla carica di Ronaldo al portiere. Non importa. Conta lo spirito, contano gli occhi. Ogni anticipo è della Juve, ogni palla vagante pure. L’esatto contrario di Madrid. Tutti reattivi, compreso Allegri che si è fatto venire un’idea delle sue: Emre Can piantato dietro, terzo di difesa, alla Barzagli. Così Cancelo può spingere più spensierato e, con il furibondo Bernardeschi, prendere in mezzo il traballante Juanfran. La Gazzetta dello Sport Un sogno dipinto da Ronaldo. Il quadro, un vero capolavoro, lo ha realizzato Allegri con la firma di tredici bianconeri, undici più due entrati dalla panchina, assatanati per 90 minuti. La Juve vola ai quarti di Champions. Remuntada in una notte pazzesca all’Allianz Stadium e indimenticabile per il calcio italiano. Schiantato l’Atletico Madrid del Cholo. Tre gol di CR, l’ultimo su rigore a un soffio dai supplementari. Un vero incubo per Simeone, a cui il portoghese aveva rifilato un’altra tripletta nella semifinale del 2017. Un’impresa su cui in pochi scommettevano e ci voleva solo un genio come Max, più duro degli scogli di Ardenza quando soffra la libecciata, per immaginarla. Dentro ci ha messo tutto: le astuzie del calcio italiano, le modernità della scuola di Coverciano, il pressing all’olandese, i colpi dei fuoriclasse, come al solito decisivi. MARCATURE PREVENTIVE. Formidabile l’impatto della Juve. Velocità ampiezza, cambi di gioco, ritmo, rabbia nei contrasti per catapultarsi sulla seconda palla e aggredire l’Atletico Madrid sul suo terreno preferito. Allegri non ha sbagliato una mossa. Non contava solo la disposizione, ma l’atteggiamento, l’interpretazione tattica. Se difendi bene, attacchi meglio. La chiave del dominio iniziale nella marcatura preventiva di (Emre Can. Il tedesco in fase di non possesso era arretratissimo, quasi difensore centrale aggiunto per marcare Morata e concedere uno sguardo più attento di Bonucci e Chiellini su Griezmann: 4-3-3 nominale tendente al 3-5-2 con palla rimessa da Obkak. Così la Juve ha schiacciato i Colchoneros. Giorgione monumentale, usciva spesso dalla linea difensiva per andare a contrastare e aggiungersi a Matuidi. Pjanic governava la palla a suo piacimento, Bernaderschi era in continuo movimento tra la fascia e l’interno per andare a prendere gli spazi lasciati da (Emre Can e favorire la spinta di Cancelo, incontenibile alla distanza. Il Corriere dello Sport
  12. No, convocato anche Dybala e tutti gli altri, tranne gli infortunati. vale a dire Cuadrado, Douglas Costa e Khedira. "tranne quattro giocatori e gli infortunati, l’intera prima squadra è convocata nelle rispettive Nazionali."
  13. Sono daccordo. Giocatore che ha dato l'anima, ma a 33 ormai non è ha più... potrà senz'altro ancora fare discrete gare, ma titolare inamovibile non credo lo sarà ancora per molto.
  14. Marassi è esaurito per la Juventus. Gli ultimi 350 biglietti dovrebbero andare via questa mattina, prima del mezzogiorno e mezzo di fuoco. Ma ieri nella sede del Genoa molti tifosi hanno telefonato inviperiti, minacciando di restituire il tagliando quando hanno saputo che Cristiano Ronaldo non sarà della partita. Allegri gli ha concesso un turno di riposo. Una scelta legittima da parte dell’allenatore bianconero che, con 18 punti di vantaggio sul Napoli e l’ottavo scudetto in tasca, deve preoccuparsi di gestire le forze e pianificare i quarti di finale con l’Ajax. La Champions è in cima ai pensieri bianconeri. Max non ha sbagliato una mossa dopo la prima, sciagurata, sfida con l’Atletico Madrid. Ora intende ripetersi in vista dell’incrocio con gli olandesi, il 10 aprile alla Cruyff Arena. E pazienza se qualche tifoso non l’ha presa bene. Prima di tutto gli juventini della Liguria, poi anche qualche genoano amante del bel calcio. In fondo non capita tutti i giorni di vedere un giocatore così. Se la media degli spettatori in serie A è aumentata rispetto alla scorsa stagione, il merito è anche di CR7. Ronaldo è un richiamo pazzesco. Gli juventini lo amano e sperano che gli regali la Champions stregata, i rivali lo temono ma poi restano delusi se per una volta resta a casa con Georgina. Cristiano per tre volte è andato in panchina e solo con l’Udinese non ha giocato. Mai però era rimasto fuori dall’elenco dei convocati. Di sicuro ha inciso anche il suo ritorno in Nazionale per difendere il titolo europeo vinto in Francia. Troppo importante averlo tirato al massimo contro i giovani terribili dell’Ajax. Il Corriere della Sera
  15. Vedere che c'è gente che pur di difendere l'indifendibile tira in ballo Dybala (che in questo topic non c'entra nulla), non ha prezzo. Per tutto il resto ci sono gli specchi su cui potersi arrampicare. La partita di ieri è stata steccata da tutti, ma Mandzukic sono tre mesi che stecca, purtroppo. Un attaccante che in campionato segna solo 8 gol, mi sembra palese che non ne abbia più. Higuain in una stagione ne ha segnati 32, eppure è stato massacrato da molti. Questo dice quanto poco siano obiettive alcune persone, soprattutto quando guadano la pagliuzza, e non vedono la trave. Pur di far "valere" le loro tesi. Mandzukic (che adoro), è il giocatore meno in forma di tutti, ed è quello che dovrebbe stare in panchina per far posto a chi è 2000 mila volte più utile e più veloce di lui: Kean.
  16. Non gli va giù "Mandzukic un fantasma", perchè quello è stato. Negarlo significa bendarsi gli occhi e non vedere la realtà. Dei dati statistici (il lavorone fatto in modo preciso e impeccabile da Dale)... prendono in "esame" solo il titolo... e buttano fango su Dybala. Sembra che non abbiano altro su cui attaccarsi per difendere le proprie convinzioni.
  17. Una proposta salomonica ma non anodina per risolvere il decennale dilemma su chi sia il più forte: Cristiano Ronaldo è il re del cielo, Lionel Messi è il re della terra. L’ultimo turno di Champions League si è peritato di suffragare l’assunto. Ronaldo decolla dal suo metro e 87 centimetri due volte, sale sale sale, si ferma in aria mentre gli altri scendono vinti dalla forza di gravità, colpisce e fa gol. Qualcosa di simile si era già visto ma in un altro sport negli Anni Novanta. Magic Johnson e Larry Bird capirono che era arrivato nel basket Nba un ragazzo che li avrebbe mandati in pensione come numeri uno perché riusciva a stare sospeso un secondo più degli altri e dunque a dominare lo spazio aereo. Si chiamava Michael Jordan. Il canestro sta in alto e il basket si fa con le mani. Ronaldo per sfruttare sino in fondo i confini del suo dominio sale in cielo non solo con la testa, anche con i piedi. L’anno scorso arpionò il pallone con il destro ad altezza 2,38 metri per scaraventarlo nella porta della Juventus e ricevere l’ovazione dell’intero Stadium, allora avversario. Messi ha risposto all’exploit dell’eterno duellante scegliendo naturalmente l’ambiente più congeniale al suo metro e 70 e al suo baricentro basso. Serpentine, cambi di direzione, tiri millesimati, due gol e un assist col contagiri nella vittoria sul Lione, il pallone incollato al piede e venitemelo a prendere se siete capaci. Si potrebbe obiettare che Ronaldo è emigrato in aria quando ha capito che il suo doppio era irraggiungibile al livello del suolo. Di fatto entrambi hanno coltivato, allenato, perfezionato le caratteristiche iniziali di cui li ha dotati la natura. Per l’argentino forse è stato più facile dovendo semplicemente assecondare il genio della tecnica accovacciato nel suo piede sinistro. Il portoghese ha lavorato duramente su corpo e muscoli per essere così integro, a 34 anni, e pareggiare con la dedizione del fisico quanto gli mancava di estro e fantasia. Si sono raggiunti al fine, spartendosi l’impero del pallone. Ronaldo-Achille fidando sulla sua forza esuberante, Messi-Ulisse con l’astuzia di chi deve affrontare con altri mezzi l’energia dei più grandi e più forti. Morale? La loro diarchia è la prova che il calcio è democratico. Possono competere ai massimi livelli gli umani dalle morfologie più disparate. E i tifosi possono scegliere il modello che più loro piace. Magari è quello in cui identificano i propri (minori) talenti. Fonte: La Repubblica
  18. Massimiliano Allegri non butta giù nessuno dal carro dei vincitori. Piuttosto li fa stendere su un lettino. «Chi critica sono problemi suoi, non miei. Abbiamo vinto tanto in questi anni, cosa devo fare? Sono gli altri che devono farsi curare non io. Servono dottori bravi, e serve tanta pazienza. Le critiche comunque fanno bene, e poi mi diverto io», è l’unico sassolino che si toglie. Eppure ne aveva in quantità industriale dopo tre settimane alla gogna. L’allenatore bianconero normalizza così l’impresa: «Favorita? La Juve è una delle pretendenti per cercare di vincere la Champions. È un obiettivo come lo è sempre stato: se non passavamo non era un fallimento». Invece è stato un capolavoro che porta la sua firma insieme a quella di CR7. Viene in mente quando a Cardiff disse: «Adesso avete capito perché vincono sempre le squadre che hanno Messi o Cristiano Ronaldo...». Ora il marziano ce l’ha lui e si è visto. La Juventus non era mai stata così bella e intensa in questa stagione come contro i colchoneros. È un po’ il marchio di fabbrica dell’era allegriana: quando è spalle al muro, la Signora fa grandi cose. Ma fino a martedì sera erano imprese solo sfiorate: dal Bayern tre stagioni fa al Real Madrid l’anno scorso. Con la remuntada clamorosa contro l’Atletico, la squadra di Allegri ha regalato alla Juventus la notte più spettacolare della sua storia, seconda solo ai trionfi. L’allegrata della stagione è stata Can difensore e poi terzino, il coraggio porta il nome di Spinazzola mentre per Bernardeschi è stata la partita della consacrazione. L’ex viola può essere considerato il giocatore a cui Allegri ha dato la dimensione del campione come è stato per Pogba, Morata e Dybala. La ricetta è sempre la stessa: periodo di ambientamento, rampa di lancio, fase di assestamento, salto definitivo. Allegri ora ha un mese di tempo per provare a risolvere il rebus che lo ha accompagnato finora: come far giocare insieme Ronaldo, Mandzukic e Dybala. Potrebbe essere l’allegrata Champions. Intanto nella notte dello Stadium ha incassato prima l’appoggio incondizionato della curva, poi gli applausi di Andrea Agnelli e John Elkann negli spogliatoi a fine gara. Ma il presidente ieri di buon mattino era già alla scrivania. Perché la Juventus non ha ancora vinto nulla. È la cultura del lavoro che accomuna Agnelli e Allegri. La cena di settimana scorsa tra qualche mese potrebbe essere ribattezzata come quella del patto Champions. La stima tra i due è reciproca. Si sono dati appuntamento a giugno per il rinnovo, anche se chi è vicino al tecnico sostiene che a prescindere da come vada la Champions, Allegri se ne andrà. Di certo a fargli cambiare idea non può essere una notte, un complimento. Come non poteva bastare una partita per convincere Agnelli a cambiare allenatore. Da qui alla fine della stagione basta poco per stravolgere gli scenari. L’ennesima allegrata potrebbe anche essere decidere di rimanere. Difficile, non impossibile. Fonte: Il Giornale
  19. Senti, io ho detto quello che penso... non m'interessa rispondere alla tua domanda provocatoria.
  20. Io dico solo che Mandzukic ha bisogno di risposare. Per il suo bene e per il bene della Juventus... se poi non siete obiettivi, è un problema vostro. A me dispiace vederlo in quelle condizioni. Poi, ognuno tragga quello che vuole, c'è la libertà di parola (nei limiti della decenza).
  21. Illusioni? Ma a me dispiace vedere un nostro giocatore piegato dalla stanchezza. E' solo un danno per Mario giocare tutte le partite in quelle condizioni. Se poi lo volete fuori, perchè prima o poi succederà, visto che non è più un ragazzino e tra un acciacco e l'altro non è per niente in forma, finirà che a furia di essere spremuto come un limone non ne avrà davvero più. Ha bisogno di riposare, è chiaro a tutti, tranne a chi davvero non ha più la vista.
  22. Romero (per chi non lo sapesse)... è già quasi un giocatore della Juventus. L'addio al calcio ormai prossimo di Andrea Barzagli e la scarsa affidabilità mostrata da colui che sarebbe dovuto esserne il sostituto, Daniele Rugani, hanno convinto la Juventus a portare Cristian Romero a Torino già dal prossimo giugno. L'intesa con il Genoa per il trasferimento del difensore argentino in bianconero è già stata trovata da tempo ma non si era ancora stabilito se lasciare il giocatore in Liguria per un'altra stagione oppure tesserarlo già nella prossima finestra di mercato, la dirigenza juventina avrebbe optato per la seconda ipotesi, decidendo di ringiovanire la propria retroguardia con un anno d'anticipo rispetto a quanto inizialmente previsto. L'accelerata decisiva alla trattativa sarebbe avvenuta domenica sera, al termine dell'incontro tra Genoa e Sassuolo, al quale ha partecipato come spettatore anche il dg bianconero Fabio Paratici. Ai rossoblù, che inizialmente chiedevano 35 milioni di euro, dovrebbero esserne corrisposti 5 di meno. In ogni caso ancora una volta Enrico Preziosi realizzerà una mega plusvalenza per un giocatore pagato 2,5 milioni la scorsa estate. la Gazzetta dello Sport
×

Informazione Importante

Utilizziamo i cookie per migliorare questo sito web. Puoi regolare le tue impostazioni cookie o proseguire per confermare il tuo consenso.