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Deborah J

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Everything posted by Deborah J

  1. TORINO - Maurizio Sarri l’affetto dei tifosi bianconeri dovrà sudarselo, dopo tre stagioni da avversario irriducibile, ma nel suo staff c’è un possibile idolo del pubblico juventino: quel Marco Ianni che a ottobre fece infuriare José Mourinho esultandogli in faccia dopo il pareggio in extremis del Chelsea contro il Manchester United, gesto che il popolo bianconero avrà sicuramente apprezzato. Juve, la società pronta a sostenere Sarri Battute a parte, Sarri per conquistare i tifosi avrà un aiuto ben più importante: quello della società, pronta a sostenerlo come aveva fatto a suo tempo per Massimiliano Allegri, pure lui arrivato tra le contestazioni. Un sostegno dimostrato col più concreto ed evidente degli argomenti, la durata triennale del contratto, ma anche con dettagli formali eppure significativi. Come il luogo scelto per la presentazione. Sarri, presentazione nella sala Gianni e Umberto Agnelli Sarri le sue prime parole da juventino non le pronuncerà nella sala stampa dell’Allianz Stadium, ma nella sala Gianni e Umberto Agnelli, che solo in un’altra occasione è stata utilizzata a questo scopo: il 16 luglio dell’anno scorso, per la presentazione di Cristiano Ronaldo. Una decisione con cui la società ribadisce in modo esplicito e di impatto visivo la propria convinzione nella scelta fatta e dà un segnale di fiducia nel nuovo tecnico. Ai tifosi, ma anche allo stesso Sarri, che certo apprezzerà di essere accolto nel mondo juventino dalla porta principale e ne ricaverà, se possibile, una spinta ancora maggiore a dare il massimo. Cosa che sta già facendo da dopo la chiusura vincente della sua stagione al Chelsea, impegnato a studiare video su video della squadra bianconera, in attesa di avere a disposizione la propria. Tuttosport
  2. A Torino circola una voce: la scorsa settimana Mauro Icardi e la moglie-manager Wanda Nara sarebbero stati avvistati in via Pomba, pieno centro. In questi giorni gli illustri coniugi si trovano a Tokyo, in Giappone. Ma prima di volare dall’altra parte del globo, e subito dopo aver accompagnato i figli in vacanza dalla nonna argentina, Wanda aveva annunciato tramite una storia di Instagram il suo rientro in Italia «per 24 ore di lavoro». Chissà se il blitz prevedeva una puntata a Torino, destinazione possibile se non probabile per il centravanti separato in casa Inter. La Juve non vorrebbe versare ai nerazzurri più di 65 milioni ed eviterebbe volentieri uno scambio con Paulo Dybala. La trattativa esiste, prosegue. La zona del presunto avvistamento è ad altissima densità di calciatori bianconeri, molti dei quali sudamericani proprio come l’ex capitano nerazzurro. In via Pomba abita il partente Martin Caceres e abitavano Paulo Dybala e Gonzalo Higuain. Il palazzo, dove si trovano diversi appartamenti di proprietà della Juventus, ha una delle facciate meno belle dell’elegante via Pomba. Ma l’apparenza inganna: l’androne e gli alloggi sono deluxe. Gli esercenti di zona non segnalano avvistamenti particolari: «Wanda Nara l’avremmo notata, è piuttosto appariscente». Ma confermano che quegli isolati pullulano di juventini. Per dire, ieri alla Floris House di Palazzo Marenco, in via Cavour all’angolo con via Pomba, ha pranzato l’ex tecnico bianconero Massimiliano Allegri. La certezza è che la Juventus sta riallacciando i fili della trattativa per Icardi imbastita un anno fa di questi stessi tempi, come aveva rivelato il Corriere della Sera e come avevano poi confermato Wanda Nara e Fabio Paratici. Il nuovo tecnico bianconero, Maurizio Sarri stravede per Maurito, tanto da averlo chiesto nell’estate del 2016 (per il suo Napoli) prima di ottenere Arkadiusz Milik. Altra certezza: Icardi sfratterebbe il suo connazionale argentino Higuain dalla Juve. E forse anche da via Pomba. Fonte: Corriere di torino
  3. Stiamo assistendo ad una svolta epocale e coraggiosa da parte della Juventus di Andrea Agnelli. Esonerare un tecnico come Massimiliano Allegri vincitore di ben cinque campionati consecutivi richiede coraggio e personalità. Questi valori unitamente alla pazienza, alla convinzione e alla conoscenza non dovranno mai mancare. È difficile pensare che un cambiamento così totale, di stile, di lavoro e di idee, possa dare subito dei risultati. L’esempio del Real La storia juventina ci dice di grandi e bravi tecnici ma tutti della medesima tipologia, assai diversi rispetto a Sarri. La storia ci dice anche che con allenatori bravi ma prudenti, che prediligono la tattica, si vince molto in Italia, ma assai poco a livello internazionale e in particolare la Champions League, che è la più ricca e famosa competizione. Nel mondo si vince quasi esclusivamente con team che giocano un football offensivo, di dominio e che così alimentano in continuazione i propri campioni. Queste sono squadre che praticano un calcio offensivo, armonioso e protagonista. Quando Carlo Ancelotti andò al Real Madrid, mi telefonò il presidente Florentino Perez, e mi disse: «Hai informato Carlo che il Madrid deve vincere da padrone del campo e del gioco?». Il Madrid ha vinto ben tredici Champions League proprio con queste idee e così con la medesima interpretazione quasi tutte le vincenti di questa competizione che rende ricchi e potenti tutti i club che riescono nell’impresa. Andrea è un grande dirigente, concreto e capace, la decisione presa ne certifica una persona con coraggio e personalità. Ora però dovranno aggiungersi anche altre virtù come la pazienza e la convinzione totale. Come fece tanti anni fa Silvio Berlusconi con me: «Ho totale fiducia nel nostro tecnico, chi di voi lo seguirà, rimarrà e chi non lo farà se ne andrà». Così disse ai giocatori, un discorso succinto e facile da comprendere, che ebbe effetti eclatanti. La svolta decisa da Agnelli porterà ad una evoluzione in casa juventina, ma non solo vista la grande storia di questo club: contribuirà anche a portare una rivoluzione globale al calcio italiano. È vero che ci può essere un rifiuto, ma questo è alla base di ogni avventura, altrimenti si cade nella routine, nel pessimismo e nel passato. Il coraggio è sinonimo di conoscenza e permette di non avere paura nel futuro e cavalcarlo o addirittura anticiparlo. Come Churchill Pensiamo alle nostre nazionali, compresa la maggiore: stanno perseguendo questa stessa strada e adesso l’avvento bianconero darà maggiore forza ad un calcio italiano che storicamente rifugge dai cambiamenti. Winston Churchill diceva: «Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare». Le squadre di Maurizio hanno sempre interpretato un football di dominio e bellezza. I suoi team si nutrono di stile, di idee e coraggio a prescindere dalla qualità dei propri giocatori. Con i valori individuali che posseggono i bianconeri, se lo seguiranno, potranno ripetere quanto hanno fatto in passato squadre come l’Ajax, il Milan e il Barcellona. In bocca al lupo! La Gazzetta dello Sport
  4. Pronto un altro clamoroso colpo a parametro zero dei bianconeri. La scorsa settimana abbiamo rintracciato Rabiot a Porto Ercole nell’esclusivo “Il Pellicano”, lo stesso resort che aveva ospitato - blindatissimi - Andrea Agnellie Jorge Mendes nel bel mezzo dell’avviatissima trattativa che avrebbe portato Cristiano Ronaldo alla Juve. «E’ vero, sto parlando», la confessione del solitamente imperturbabile Adrien, rilasciate prima che facesse irruzione la signora Veronique con la ferma volontà di chiudere qualsiasi microfono. Quel parcheggio in Toscana l’abbiamo letto e interpretato così: nel bel mezzo della trattativa per sbloccare Maurizio Sarri (mancavano i passaggi formali rispetto a un accordo raggiunto con il Chelsea lo scorso 31 luglio), la Juve ha chiesto - e ottenuto - da Rabiot di pazientare. E siccome siamo in periodo di mercato tale da permettere firme o qualcosa di simile, non ci meraviglieremmo se la Juve avesse messo da parte un prezioso documento. Viaggiamo su un quinquennale da almeno sette milioni a stagione, escluse le commissioni. Chiaro, ci sono trattative che saltano anche quando hai messo nero su bianco e i documenti non sono stati depositati, ma sinceramente non ci sembra questo il caso. Anche perché Rabiot una parola fine al suo tormentato anno ha intenzione di metterla: è stato a un passo con il Barcellona, ha sfiorato quasi tutti i club inglesi, ha trattato con il Real, l’ultimo davvero a crederci è stato il Manchester United. Prima che la Juve accendesse i fari senza farsi vedere dalla concorrenza,. Il suo contratto con il Psg scade il 30 giugno con la ferma volontà di tenerli spenti fino a quando non sarà il momento di annunciare qualcosa di bello. PALLINO DI PARATICI. Adrien è un chiodo fisso del direttore sportivo bianconero che non a caso la scorsa estate aveva organizzato due incontri milanesi con il Psg nella speranza di sbloccare. Nulla. Ma quando Paratici decide di andare fino in fondo, è pronto a tornare sul luogo del delitto, aspettando l’opportunità giusta. Quella che si è materializzata nelle ultime settimane. E’ evidente che il profilo piaccia anche a Sarri, in fondo stiamo parlando di un centrocampista molto moderno, molto fisico, molto tutto. In cottura, dunque, un altro eccellente colpo a zero, dopo la proficua operazione Ramsey. All’interno di una rivisitazione a centrocampo che comprende il sogno Pogba (difficile, con forte concorrenza Real) e l’opzione Milinkovic-Savic. Ma intanto Rabiot a zero, vuoi mettere? Fonte: Il Corriere dello Sport
  5. Quasi due settimane dopo l'annuncio ufficiale dell'Inter, ecco le prime parole del nuovo tecnico Antonio Conte che, nel corso di un'intervista al magazine GQ, avvisa subito la Juventus: "A parte rare eccezioni, sono otto stagioni che in serie A non si lotta per il primo posto - le parole dell'ex ct -. L'Inter vuole cambiare questo stato di cose, il modo in cui si sta muovendo dimostra la volontà di competere. Non mi ha convinto solo Marotta. Quando ho parlato col presidente Zhang mi ha colpito la sua determinazione. Lo stesso Ausilio ha idee molto chiare. L'Inter è un club ambizioso, in cui tutti remano nella stessa direzione". Conte spiega i motivi che l'hanno portato a scegliere l'Inter per ripartire dopo l'esperienza al Chelsea: "L'insieme dei risultati che ho ottenuto e soprattutto la rapidità con la quale sono venuti mi hanno cucito addosso una certa immagine - racconta a Paolo Condò -. Io creo aspettative. Quando intraprendo una nuova avventura la società si attende molto da me. I giocatori sono fiduciosi di migliorare, i tifosi si aspettano grandi soddisfazioni. Questo significa che devo valutare con estrema attenzione le mie scelte. Ne sono consapevole. Posso accettare all'inizio di avere poche possibilità di vincere, al limite anche l'uno per cento, ma almeno quello deve esserci". La presenza di Marotta "ha aiutato - aggiunge il tecnico -, è stata una conferma dell'impressione che avevo da lontano. Marotta è un dirigente che ha vinto tanto, se tu lo cerchi un minuto dopo che la Juve l'ha liberato vuol dire che hai intenzioni serissime, che non lasci nulla d'intentato per salire in cima". Sportmediaset
  6. Tesoretto Juve. Il mercato dei bianconeri passerà anche attraverso qualche sacrificio eccellente. D’altra parte, sul bilancio impatterà l’affare Ronaldo e serviranno plusvalenze e autofinanziamento per mantenere i conti in regola e fare acquisti. Autofinanziamento significa, appunto, vendere per comprare. Sarri dovrà risolvere diversi casi con la società per stabilire su chi puntare e decidere chi potrà essere ceduto. Sono in molti in bilico e tutti protagonisti di primo piano. A cominciare da Cancelo, il caso più caldo al momento in uscita. I contatti con il Manchester City sono continui e, nonostante l’interesse dei cugini dello United, proprio la squadra di Guardiola sembra destinata a tagliare il traguardo La Juve punta ad ottenere 55-60 milioni dalla cessione del portoghese, un addio che sarebbe comunque sorprendente considerato che, soltanto un anno fa, è diventato il secondo difensore più pagato della storia bianconera. Tant’è; le esigenze dei conti e una seconda parte di stagione non soddisfacente, sono destinate a prevalere. Così come per Douglas Costa, un fantasma nell’ultima stagione per infortuni e colpe proprie, a causa di vicende extra campo. Pure lui è in uscita e ieri si è aperta con forza la pista che porta al Paris Saint Germain: il neo direttore sportivo Leonardo ha incontrato l’entourage del giocatore. La Juve attende una proposta da almeno 50 milioni. CdS I nodi da sciogliere sono quasi tutti in attacco, dove sono da verificare le posizioni di molti. Oltre Douglas Costa, c’è Dybala. La Joya ha grande voglia di rilancio dopo una stagione complicata e ha già mostrato apprezzamento sui social per l’arrivo del nuovo allenatore, così come ha già fatto sapere di voler restare a Torino. La Juve potrebbe utilizzarlo come pedina di scambio. Con Icardi? Paulo, per il momento, non ci sente, non intende prendere in considerazione la pista Inter. In caso di addio, preferirebbe un’avventura all’estero. Dybala, però, potrebbe tornare a splendere con Sarri e quindi la Juve riflette con calma. E poi c’è Mandzukic, fedelissimo di Allegri e fresco di rinnovo fino al 2021. Nonostante ciò, SuperMario deve ancora confrontarsi con società e allenatore perchè all’orizzonte ci sono sirene tedesche (Borussia Dortmund) e cinesi. Resterà? Moise Kean, invece, è a un passo dal rinnovo fino al 2024: le offerte per il talento sono arrivate ma la Juve non intende privarsi del baby-bomber e intende blindarlo. Il confronto con l’agente, Mino Raiola, è stato positivo e presto si dovrebbe arrivare al traguardo. Con Raiola ci sarà anche da discutere di Matuidi: il campione del mondo andrà in scadenza nel 2020 e potrebbe essere sacrificato in caso di offerte interessanti. Stesso discorso, a centrocampo, per Khedira, che potrebbe dire addio. Fonte: Il Corriere dello Sport
  7. Per la maniera divorante con cui concepisce la professione, Maurizio Sarri vive in curiosa simbiosi con la gente che lavora con lui. Più che collaboratori, fedeli compagni di viaggio. Per questo, nella nuova vita bianconera, ha modellato lo staff attorno al concetto di famiglia: alcuni vengono dalle sue parti, molti sono stati fedeli scudieri tra Napoli e Londra, qualcun altro lo mette a disposizione il club per garantire continuità nella rivoluzione. Il subcomandante è invece una vecchia conoscenza sarrista: il vice, come ai tempi di Empoli, è Giovanni Martusciello, fino all’altro ieri con Spalletti in nerazzurro. Un napoletano (di Ischia) che ha lavorato all’Inter: gli ortodossi della «juventinità» faranno una smorfia, ma Sarri ha già apprezzato sangue freddo e lucidità del nuovo, vecchio vice. Con l’aggiunta di Andrea Barzagli, vicino a una nuova vita in panchina, l’atterraggio sarebbe ancora più morbido. Concittadini Sarri imbarcherà dal Chelsea buona parte dei collaboratori, ma non Paolo Bertelli, mago dei muscoli già in organico ai tempi di Conte. Come capo-preparatore atletico, ecco la promozione per Andrea Pertusio, vice di Simone Folletti in epoca allegriana. Il neo-tecnico erediterà dalla precedente gestione anche Claudio Filippi, preparatore dei portieri dal 2010. Ad allenare Szczesny penseranno lui e Massimo Nenci: è in arrivo dal Chelsea e fin qui nulla di strano. Solo tre anni fa, però, lavorava alla Sangiovannese in D e ora arriva a Torino con un’Europa League sul curriculum. La favola iniziò grazie a Sarri che, dopo averlo allenato molti anni prima nella piccola Faellese, volle il concittadino sotto al Vesuvio. È valdarnese come Gianni Picchioni, altra new entry alla voce scout. Come in famiglia Il cerchio magico si stringe attorno ad altri tre nomi: Marco Ianni, aquilano con un passato discreto da calciatore in C; DavideRanzato, veneto con gavetta al Vicenza; Davide Losi, pavese che iniziò a farsi notare con i muscoli a Campobasso. Tutti «fitness coach» Under 40, tutti nelle grazie del tecnico dal primo anno post-Higuain, tutti lesti con il pc: setacciano, scompongono dati, enelle lunghe cene londinesi hanno spesso parlato soltanto di numeri. Uno, però, ha deluso il capo la scorsa stagione: Ianniha esultato infaccia a Mou dopo un gol Blues allo United nel recupero. Non la presero bene né il portoghese e neanche il valdarnese: dopo necessarie scuse, Sarri lo ha perdonato. Del resto, si scrive staff, ma si legge famiglia. La Gazzetta dello Sport
  8. Effetto domino. L’arrivo di Maurizio Sarri sulla panchina della Juve ha dato una forte scossa alle trattative di mercato. Stamattina il nuovo allenatore scelto da Andrea Agnelli è atteso a Torino: per cercare casa e fare subito visita al sarto, che deve prendergli le misure (divisa sociale e tuta d’ordinanza) in vista della presentazione ufficiale di domani mattina alla Continassa, ore 11. Il regalo di benvenuto dei bianconeri potrebbe essere il centrocampista francese Rabiot, in uscita dal Paris Saint-Germain: dalla Spagna dicono che il club ha chiuso l’accordo col giocatore. Il suo acquisto si aggiungerebbe a quello di Ramsey, in una mediana da rinnovare quasi in toto con l’arrivo di uno tra Pogba e Milinkovic. La Juve vuole mettere a disposizione di Sarri giocatori di qualità. Ma si muovono anche le sue rivali più accreditate. L’Inter ha in pugno Barella e Dzeko, è vicina all’esterno Lazaro (Hertha Berlino) e adesso sta stringendo i tempi per il centravanti dello United Romelu Lukaku, spinto tra le braccia di Conte dal ct del Belgio. «È pronto per la nuova avventura». Top player in arrivo pure al Napoli, con le trattative in stato avanzato per Manolas e Lozano, che si aggiungono all’accordo ormai quasi raggiunto con il Real Madrid per il prestito di James Rodriguez. In Colombia ieri davano per già fatto l’affare. De Laurentiis spera invece d’annunciarlo domani, mentre Sarri si presenterà alla Juve. Fonte: La Repubblica
  9. Un presente da vivere e un futuro da decidere. Federico Chiesa ha oscurato il talento purissimo di Ceballos e schiantato la Spagna. Ma il giovane azzurro, il leader tecnico della Under 21 di Di Biagio, non è sereno. Nella notte appiccicosa del dall’Ara quando si presenta nella zona delle interviste ha lo sguardo serio e gli occhi vuoti, quasi non riuscisse a godersi appieno il momento. Chiesa ha trascinato l’Italia oltre l’ostacolo nell’esordio complicato, regalandole l’opportunità di vincere il girone e conquistare un posto tra le magnifiche quattro semifinaliste. Ma non basta. Il mercato è il suo cruccio. Lo è dai giorni di Coverciano, con la Nazionale di Mancini. Lo è anche adesso, segno che il disagio si protrae e che la questione è ancora aperta. Chiesa vale 70 milioni, forse anche qualcosa di più. La Juve di Sarri si è già mossa per arruolarlo e neppure l’Inter ha mollato la presa. La nuova Fiorentina di Commisso però non ci sente. L’italo-americano, subito dopo la doppietta agli spagnoli, ha mandato un messaggio al suo campione attraverso il sito ufficiale del club: «Che partita, mi sono emozionato. Magnifica prestazione degli azzurrini e grandissimo Chiesa». L’uomo del Bronx, che ha l’intenzione di mettere in piedi una squadra per tornare subito in Europa, non vuole privarsi del suo gioiellino. A meno che Chiesa non punti i piedi. La partita è aperta. Un intreccio che potrebbe riservare colpi di scena. La Fiorentina non molla, ma neppure la Juventus lo fa. Nel mezzo Federico, l’asso azzurro. Lui, a quanto sembra, è molto lusingato dalla proposta bianconera, cinque milioni netti per cinque anni, ma più che peri soldi è ingolosito dalla possibilità di fare un salto in avanti e giocare la Champions League. Il Corriere della Sera Commisso, attraverso Chiesa, sta cominciando a restituire qualcosa... L'ha visto giocare? «E come no? Ha fatto cose straordinarie. Il primo gol è stato fantastico. E poi il secondo. E' il nostro orgoglio». Momento magico. «Se penso che con la Nazionale maggiore, quando è entrato lui nella ripresa, l’Italia ha ribaltato il risultato.... E nel finale, Federico aveva servito a Insigne il pallone del tre a uno. Diciamo che da quando sono arrivato, è come se Chiesa avesse fatto tre di gol». Però adesso lo sa cosa dicono tutti. «Cosa intende?». Un giocatore così farà gola a tutti. Non solo alla Juve. L’Inter, le big europee. «Ho detto il giorno della presentazione che Chiesa rappresenta la Fiorentina in nazionale, per me il massimo. Non lo vendo». Neanche se le offrissero cento milioni? «Neanche. Non abbiamo bisogno di soldi. Mi hanno detto che nel contratto non ci sono clausole che lo liberano. Voglio tenere Chiesa almeno un anno, e quando dico 'almeno', intendo che vorrei tenerlo di più, ma vediamo...». Ci ha mai parlato con il ragazzo? «Non ancora. Lo farò nei prossimi giorni, adesso dobbiamo lasciarlo concentrato. Ma lo sentirò presto, ho voglia di conoscerlo». Non c’è niente che potrebbe cambiare la sua convinzione. «Quando faccio una promessa io la mantengo. Come potrei cominciare la mia avventura a Firenze, vendendo il giocatore che ci rappresenta in Nazionale? Auguro a Federico di fare un grande torneo, è un giocatore che mi entusiasma. Ha passione, forza, le caratteristiche che voglio vedere nella Fiorentina». Servirebbero altri Chiesa. Fonte: Il Corriere dello Sport
  10. «Ho letto che qualche tifoso juventino aveva chiesto di togliere la stella di Conte dopo il suo passaggio all’Inter. Mi sento dentro il mondo Juve, conosco bene i dirigenti, i giocatori, i tifosi e so cosa ha dato e ha rappresentato Antonio. Per la Juve si è speso fino all’ultima goccia di sudore, mettendo tutto se stesso, da giocatore non si è mai risparmiato per il bene della squadra. Da allenatore se l’è caricata sulle spalle e l’ha trascinata al successo con una lucidità totale e senza soluzione di continuità. Tre stagioni piene e nessun calo di attenzione e tensione. E lui è un uomo tendenzialmente diffidente. Le scelte professionali, anche se spiazzanti, non possono sporcare un passato intenso come il suo. Lui non ha mai tradito, non è il tipo che bacia la maglia, aderisce pubblicamente al progetto e poi alimenta i conflitti nello spogliatoio o in società. Considero il suo ritorno importante per tutto il sistema, così come quelli di Maldini, Boban e Sarri.». Anche Sarri, come Conte, ha fatto una scelta sgradita ai suoi ex tifosi. «Vogliamo paragonare i quindici anni di Conte alla Juve con i tre di Sarri al Napoli?». Sarri è il punto di rottura col passato? «Ho toccato con mano la competenza del presidente, di Fabio e Pavel. Chi segue sempre gli stessi percorsi raggiunge sempre gli stessi traguardi e la Juve che cerca la Champions ha voluto tentare la strada della discontinuità, partendo dal presupposto che la squadra è difficilmente migliorabile. Sarri non è rivoluzione, né scommessa. È un percorso inedito, un’altra storia». Il campionato ha dovuto rinunciare ad Allegri, il tecnico degli ultimi cinque scudetti. «La classe con cui ha gestito l’addio è stata eccezionale. Trovo che fosse il momento giusto per chiudere per tutti l.Nessuno avrebbe potuto fare meglio di Max in questi ultimi cinque anni. Nessuno». Perché Ronaldo scelse l’Italia, secondo te? «Non scelse l’Italia, scelse la Juve. La Juve, se mi permetti, è una realtà a parte. Ci siamo visti a Torino, Ronaldo è molto altro». Hai trascorso un’intera stagione con Rabiot, la passione di Paratici: si riparla di lui per la Juve. «Rabiot è incredibile, fortissimo. E anche un ragazzo perbene e un ottimo compagno di squadra, le tempeste mediatiche che l’hanno visto protagonista non so proprio da cosa dipendano. Quello che ho conosciuto io è un fuoriclasse, un mix fantastico: ha la forza fisica di Pogba, è un autentico armadio, la personalità nel gioco di Vidal e potenzialmente il dinamismo e la capacità di inserimento di Marchisio. Deve migliorare i tempi di ingresso nell’area avversaria, può diventare uno da dieci gol campionato» [...] Fonte: Il Corriere dello Sport
  11. Alla fine i due club si sono accordati per una cifra minima come indennizzo (intorno al milione di euro, più diversi bonus legati ai risultati), mentre Sarri guadagnerà 5,5 milioni a stagione (più bonus). Verrà presentato in settimana, poi potrà godersi le vacanze per tornare alla Continassa intorno al 10 luglio, per il via alla nuova stagione. Ancora da definire lo staff: Giovanni Martusciello, suo vice all’Empoli ed ex assistente di Spalletti, potrebbe seguirlo a Torino insieme a Luca Gotti, Marco Ianni, Davide Losi e Davide Ranzato. La grande scommessa In una domenica di calma apparente è iniziata la rivoluzione consapevole voluta dal club bianconero, che dopo 8 anni di italica tirannia ha scelto il più tosto degli oppositori per un radicale cambio di filosofia. Con Sarri la Juventus ha l’ambizione di diventare bella continuando a essere vincente, non solo nel giardino di casa ma anche in Europa, dove il tecnico ha appena dettato legge con i Blues. Pretesa altissima, perché nel calcio dominare per anni è già un unicum, riuscirci piacendo è complicatissimo. «Durante i colloqui dopo la fnale di Europa League, Maurizio ha chiarito quanto fortemente desiderasse tornare in Italia — ha spiegato Marina Granovskaia, braccio destro di Roman Abramovich, la donna di ferro che ha condotto la lunga trattativa per la risoluzione contrattuale di Sarri —. Credeva che fosse importante essere più vicino alla sua famiglia, per il benessere dei genitori anziani sentiva di dover vivere accanto a loro». Al Chelsea Sarri non si è mai sentito troppo amato, alla Juventus arriva tra i mugugni dei tifosi ma con la fiducia piena della dirigenza, che in primavera aveva già iniziato a pensare a lui. Fonte: La Gazzetta dello Sport Tifosi contro: déjà-vu Sarri calcisticamente è figlio di Arrigo Sacchi e ha come grande sponsor Pep Guardiola, ovvero colui che la stragrande maggioranza dei tifosi della Juventus avrebbe voluto al posto di Massimiliano Allegri. È un fanatico degli schemi e della geometria e ora dovrà ridisegnare una Juventus che Allegri aveva piegato alla sola logica del risultato. Sa bene che nessuno arriva a Torino per regalare divertimento, ma già al Chelsea ha dimostrato di saper mettere il risultato davanti allo spettacolo. Ha sbaciucchiato l’Europa League e vinto 39 gare in tutte le competizioni: l’unico ad aver fatto meglio nella prima stagione in Blues fu José Mourinho nel 2004-05 con 42. L’attesa è durata un mese esatto: il 17 maggio la Juventus ufficializzò il divorzio da Allegri e quegli stessi tifosi che sui social chiedevano l’esonero di Max ora fanno opposizione al Comandante, considerato troppo napoletano e troppo antijuventino. I precedenti (la dura contestazione anti Allegri e gli striscioni contro Carlo Ancelotti) dimostrano che non sempre il pensiero condiviso dalle masse è quello giusto: Max è entrato nella storia per i 5 scudetti di fila e Carletto, lasciata la Juventus dopo aver sfiorato due tricolori, ha vinto 3 Champions tra Milan e Real Madrid. L’ira di Napoli La sfida del Comandante è farsi accettare conquistando gli juventini con gioco e risultati. Come fece con i napoletani, da cui ora è stato ripudiato: a Bagnoli, luogo natale del tecnico, è stata rimossa la targa in suo onore e il mitico gruppo Facebook «Sarrismo, gioia e rivoluzione» si è ufficialmente sciolto. Persino Massimiliano Gallo, autore di «Maurizio, il Sarrismo—Una meravigliosa anomalia» intende modificare il documentario: «Sarri non è più un’icona — ha detto —, dopo aver propugnato l’attacco al Palazzo è andato a lavorare in quel Palazzo». Sarri ha cambiato colori ma non ideologia e arriva a Torino per compiere una nuova rivoluzione. Per la Juventus non è una seconda scelta, ma l’opportunità di vincere un’ardita scommessa. Chissà che effetto farà a Maurizio tornare allo Stadium, il luogo del delitto, ma stavolta con la divisa bianconera addosso La Gazzetta dello Sport I prossimi passi saranno la presentazione ufficiale, in calendario nei prossimi giorni, forse già tra domani e mercoledì, e la composizione dello staff . Il vice sarà Giovanni Martusciello, già secondo di Sarri ai tempi di Empoli e fino a pochi giorni fa collaboratore tecnico di Spalletti all’Inter. Gli assistenti dovrebbero essere Luca Gotti e Marco Ianni, con lui al Chelsea, così come il preparatore atletico, quel Paolo Bertelli già juventino ai tempi di Antonio Conte. Per lui sarebbe un ritorno. La continuità sarebbe rappresentata dal preparato re dei portieri, Claudio Filippi, e dall’ingresso di Andrea Barzagli. DIVISI. L’era-Sarri è partita, quindi. E sarà un’epoca ricca di sfide enormi per il tecnico che deve dare obbligatoriamente continuità al ciclo di successi che dura da otto anni. Confermarsi vincente in Italia e fare meglio di Allegri in Europa, dove Max è arrivato due volte in finale di Champions League. Maurizio dovrà tenere l’assalto al trono continentale. Lui che fino a ieri era il grande nemico ai tempi del Napoli e che ora è al timone. Altro capitolo: convincere gli scettici, che sono tanti tra i tifosi. Porterà il bel gioco, è il pensiero diffuso. Ma a molti non basta perché non dimenticano il gestaccio dell’aprile 201 arrivando allo Stadium la sera dello scontro diretto con il Napoli, deciso dal gol di Koulibaly: quel dito medio rivolto ai tifosi juventini dal pullman. «Almeno ora giocherà tutte le partite in contemporanea con la Juve…» ironizza chi ricorda le polemiche sul calendario ai tempi del Napoli. «Magari ci porta la Champions…» auspicano in molti. Fonte: Il Corriere dello Sport
  12. Marcello Lippi: è toscano, ama il mare, fuma, è scontroso, allena in tuta, nel 1994 arriva alla Juve passando da Napoli enon ha vinto nulla.Abbondano scetticismo, preoccupazione, curiosità. Maurizio Sarri: è toscano, ama il mare, fuma, è scontroso, allena in tuta, arriva oggi alla Juve passando dal Chelsea (dove ha conquistato l’Europa League, suo primo trofeo nel football che conta) ma è come se non avesse mai lasciato Napoli. Abbondano scetticismo, preoccupazione, curiosità. Questo non significa automaticamente che Sarri vincerà tutto quel c’è da vincere con la Juve, come ha fatto Lippi, invita peròlo scosso ambiente bianconero e il paranoico universo napoletano a tentare di usare un altro paio di occhiali, aimmaginare che si può osservare le cose da un altro punto di vista, che non sia semprein “bianco o nero”, oppure “bianconero”, che stavolta per tutti e due i “mondi” è come sefossela stessa parola. Oggi il ritornello più in voga a Torino è «tutto è meglio di Sarri», quasi come lo era di Allegri. Mentre a Napoli è sempre stato «tutto è meglio della Juve»: figuriamoci se poi il principe degli anti-juventini, degli oppositori al potere precostituito accetta l’anello di fidanzamento che gli propone proprio Madama. Sacrilegio. Ma anche no, dai. Forse è meglio lasciar fumare Sarri in santa pace, forse è meglio sedersi e aspettare (giovedì alle 11 lo presentano all’Allianz Stadium), per vedere chi avrà ragione e chi si troverà a sbattere la testa contro il muro.Masaniello è stato e Masaniello rimane, a meno che non se ne voglia fare vilipendio di cadavere trascinandolo legato dietro a una Fiat Croma da Posillipo ai Murazzi e poi di nuovo sul Golfo, perché anche a Torino per digerire la novità pare che ci voglia del tempo e tanti insulti. Comunque, per far contenti tutti, di differenze fra Lippi e Sarri ce ne sono. Marcello dicono che da giovane somigliasse a Paul Newman, magari ci ha pure marciato sopra, ha fatto il piacione. Maurizio somiglia solo a Maurizio, lo chiamavano “il Secco” e non gliene frega niente di piacere agli altri. Altra differenza: Lippi arriva alla Juve dopo uno che il calcio sembrava doverlo rivoluzionare (Maifredi) ma che poi sulla panchina bianconera si è bruciato, dissolto. Sarri arriva dopo uno che ha vinto 5 scudetti di fila (Allegri) ma che sembra aver lui bruciato il calcio, tanto gli hanno detto che la sua Juve non si poteva guardare. Sarri invece si presenta col pedigree di uno dei pochi che negli ultimi anni ha saputo proporre novità pallonare, anche se in realtà ha “solo” provato a rielaborare quello che succedeva all’Ajax negli Anni 70 (scusate se è poco). L’ha fatto toccando alte vette a Napoli e questo va riconosciuto. Oggi vuole tentare di farlo, vincendo, nella Juve eforse è comprensibile perché ha più volte ripetuto che, a 60 anni, di tempo per allenare gliene resta poco: se la miglior piazza d’Italia si mette a disposizione non accetterebbe solo uno sciocco. Non un idealista, perché Sarri lo è e lo rimane, e quale massima vittoria potrebbe avere l’idealista se non quella di trionfare nel club “del Padrone” per definizione? Certo, il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, non resiste e si getta in un abbraccio paraculesco alla sua città, garantendosi mezza rielezione: «Sarri alla Juve? Capisco la delusione, capisco gli interessi, ma noi siamo romantici e crediamo alle parole - spiega a Radio Marte -. Se non avesse detto “prendiamoci il Palazzo”, la delusione sarebbe stata meno cocente. Il movimento “Sarrismo-Gioia e Rivoluzione”, come è stato chiamato, resta, ma l’amarezza di Sarri è più forte di quella di Higuain. Non sono d’accordo con chi dice che doveva farlo perché Sarri è un professionista, il tradimento è una ferita difficilmente rimarginabile». Strana patologia: Napoli è la città dove tutto cambia e tutto si può sistemare, mentre il Napoli è quel club dove tutto si assolutizza e guai a chi vuol cambiare musica. Sarri l’ha fatto, vedremo se prenderà qualche stecca, se l’hanno fatto pure Agnelli-Paratici-Nedved. È il rotolar della palla. E forse èil caso di non dimenticare che a Napoli ci sarebbe un certo Ancelotti, un evergreen. È bello “morire di tifo”, è fastidioso vivere nel passato. Fonte: Libero
  13. Occhio al colore, perché può diventare un indizio. Nella pazza estate del 2016, quando divenne mister 105 milioni, Paul Pogba seminava sui social foto piene di rosso, il colore del Manchester United: che fossero scarpe, berretti e canottiere, durante le vacanze negli States l’allora centrocampista bianconero si divertì a lanciare messaggi a tifosi vecchi(in lacrime) e nuovi(in fibrillazione). Pochi giorni dopo ci fu l’annuncio ufficiale: ritorno all’antico (Pogba allo United aveva cominciato la carriera) che lasciò alla Juventus un vuoto in mezzo al campo ma anche una plusvalenza di 73 milioni. Il nuovo club lanciò l’hashtag #Pogback, che ora potrebbe tornare d’attualità con una piccola modifica: #Pogbis, viaggio di sola andata dall’Inghilterra a Torino, dove il Polpo ha lasciato amici e un pezzo di cuore. CdS La carta Douglas. L’indizio racconta di sicuro l’amore del campione del Mondo per l’ex squadra. E su questo puntano Fabio Paratici e Pavel Nedved per riprendersi l’amatissimo figliol prodigo. L’operazione non è semplice e i costi sono elevati,ma la Juventus ci proverà fino alla fine, perché Pogba è quel tipo di giocatore di cui è difficile trovare un clone. Paul è stato a Torino per la festa dell’ottavo scudetto della Juventus e l’addio di Andrea Barzagli, e agli amici ha confidato che tornerebbe volentieri. Paratici nei suoi blitz londinesi per risolvere con il Chelsea la questione Maurizio Sarri ha incontrato la dirigenza dello United, per sondare il terreno. E Nedved a Montecarlo ha visto Mino Raiola, super procuratore del francese, alleato dei bianconeri. Lo United vorrebbe trattenere il giocatore (secondo il «Daily Mail» sarebbe pronto a proporgli un maxi rinnovo a 30 milioni annui), che però pare deciso a chiudere il capitolo inglese. Il club non si schioda dal prezzo fissato (140 milionidi euro) equesto è giàun grosso ostacolo. Perciò la Juventus sta pensando di inserire nella trattativa un giocatore: il nome giusto può essere Douglas Costa, sulle cui tracce c’è pure il Paris Saint Germain. Ostacolo Real Il nemico si chiama Real Madrid: Zinedine Zidane farebbe carte false per avere Pogba (e agli spagnoli i soldi non mancano), però Florentino Perez non ha ancora detto sì. Se il presidente deciderà di non accontentare il suo tecnico, allora Madama proverà ad approfittarne, contando anche sul Decreto Crescita, che renderebbe più sopportabile il mega stipendio del Polpo (14milioni di euro a stagione più bonus). La Gazzetta dello Sport S e davvero conta la volontà del giocatore, e nella trattative un po’ conta, Paul Pogba alla Juve è meno irreale di un mese fa, quando il francese vedeva e voleva solo il Real Madrid. Poi, come già successo in passato, il padrone della Casa blanca, Florentino Perez, non s’è troppo trovato con Mino Raiola, l’agente del centrocampista: del resto, da sempre, i due non si prendono. Così, è tornato in pista il club bianconero che, lo scorso week-end, ha mandato avanti Pavel Nedved, vicepresidente e, soprattutto, vecchia conoscenza di Mino, di cui è stato giocatore ed è amico. Quel che è certo, ci si muove su cifre piuttosto alte, a partire dall’ingaggio: quello attuale con lo United (sui 12 milioni di euro netti), che punta al rinnovo;equello chiesto al Real (15 milioni). Per non parlare del prezzo del cartellino, che il Manchester fissa sui 150 milioni, ma che nella realtà pare essere sceso. Vista la volontà di Pogba di andarsene, appunto. Da un po’, infatti, il francese campione del mondo è in modalità Mino. Come s’è visto un paio di giorni fa, durante un evento a Tokyo: «Sono con i Red Devils da tre anni e circolano tante voci. Dopo quanto accaduto in questa annata, nonostante sia stata la mia stagione migliore — ha detto — penso sia giunto il momento di una nuova sfida, un’avventura in qualche altro club». Funziona sempre così: quando sei lontano dal campo base (del club), e senza gli addetti stampa, la butti lì. E, in caso di guai, puoi sempre dire che i giornalisti locali hanno capito male: insomma, un grande classico. Nel frattempo, il messaggio è passato. Ieri, per dire, Pogba ne ha spedito nel web un altro, sempre dal Giappone. Banalmente, in occasione di un appuntamento commerciale, ha postato sui social la foto di un tifoso con due maglie: la prima, bianca, era quella del Manchester United, con tanto di nome del giocatore e numero 6; la seconda invece, era quella della Juve, con nome e numero 10, quello dell’ultima stagione a Torino. Proprio in città, qualche amico di Pogba conta sul suo ritorno, a partire dallo stilista Alessandro Martorana: «Ci ho parlato, e direi che ci sono il 50 per cento delle possibilità». Lo stesso racconta qualche suo conoscente francese: «A Paul piacerebbe tornare alla Juve». E dire che, fino a un mese fa, il suo futuro lo vedeva solo al Real, rapito com’era dalle parole di Zidane, uno dei suoi idoli, che gli fa la corte dai tempi bianconeri. Dopodiché, al di là delle affinità tecniche con l’allenatore, ci sono gli affari e qui è subentrato Florentino, con un messaggio allo United: non andremo oltre i 120 milioni. Poi s’è fermato. E lì sta provando a inserirsi la Juve, che conta di inserire nell’affare almeno un giocatore, tra Cancelo, Douglas Costa e, meno probabile, Dybala. Perché senza contropartita tecnica, al momento, si profila come una missione quasi impossibile. Fonte: Corriere di Torino
  14. La regina dei parametri zero in mediana non poteva rinunciare a Rabiot. L’acquolina in bocca, quella di poter ingaggiare un classe 1995 pagando solo (si fa per dire) le commissioni agli agenti, per un prospetto che comunque deve ancora dimostrare tutto. I fatti, stante quanto riportano i media spagnoli, parlano di una Juventus vicina al giocatore in scadenza col PSG il prossimo 30 giugno. Per il giovane di Saint-Maurice un contratto da sette milioni a stagione fino al 2024, con ulteriori dieci da incassare al momento della firma (alla faccia del parametro zero). Rabiot, negli annali di nostra Signora del parametro zero, andrebbe ad affiancare le figurine di Pogba, Pirlo, Khedira, Emre Can, Marchisio e, in ultimo, Ramsey. Più in generale, comunque, il centrocampo è il reparto dove la Juventus non ha mai investito cifre folli, eccezion fatta per Pjanic (32 milioni, ma lì ballava la clausola di rescissione del contratto che legava il bosniaco alla Roma) e Matuidi, strappato per 30 milioni ad un osso duro come il Paris Saint-Germain con la mediazione di sua maestà Mino Raiola. Gente alla quale si affiancano i vari Bentancur (costo totale 10,5 milioni), Sturaro (pagato complessivamente 9), Vidal (11) ed Hernanes (11). A conti la Juventus in otto anni ha speso poco più di 100 milioni per il centrocampo. Riuscendo, con questo, a raggiungere due finali di Champions League. Intanto il Napoli avrebbe concluso l’ingaggio di James Rodriguez dal Real Madrid. Il giocatore, dopo aver lasciato il Bayern Monaco, arriva in prestito oneroso (10 milioni di euro) con diritto di riscatto fissato a 50. Per il giocatore pronto un quinquennale da cinque milioni a stagione più bonus. E mentre l’Atalanta abbraccia Muriel (trovata l’intesa con il Siviglia, il colombiano verrà pagato 18 milioni di euro, 15 fissi più 3 di bonus), il Milan affonda il colpo per Veretout: dopo le visite mediche di ieri di Krunic, i rossoneri sono vicinissimi al centrocampista della Fiorentina: costo 23 milioni di euro. E la Juventus? Da Pogba a Milinkovic-Savic, fino a Zaniolo. La Roma ha sempre detto no alla sua cessione, ma la necessità di mettere a bilancio 40-50 milioni di plusvalenza costringe la dirigenza a riflettere. La Juventus è interessata e sarebbe destinazione gradita per il giocatore. Oggi il Bologna riscatterà ufficialmente Orsolini dalla Juventus, con i bianconeri che a breve potrebbero salutare anche Douglas Costa: il Psg spinge, Leonardo ha incontrato gli agenti del calciatore a Parigi. Fonte: Il Giornale
  15. Via all'era targata Maurizio Sarri alla Juventus. Il neo-allenatore, che dopo cinque stagioni erediterà la panchina di Massimiliano Allegri, verrà presentato giovedì mattina all''Allianz Stadium' dal club campione d'Italia. La dirigenza della Continassa insieme all'ex manager del Chelsea ha già iniziato però le mosse sul mercato, con l'obiettivo di rinforzare ulteriormente una rosa che la prossima stagione punterà a riconfermarsi in Italia e tentare un nuovo assalto alla Champions League. E il primo colpo del nuovo ciclo - che va ad aggiungersi a Ramsey, ufficializzato a gennaio - potrebbe essere Adrien Rabiot. Stando al 'Chiringuito TV' la Juventus avrebbe infatti chiuso l'ingaggio del centrocampista francese, che il 30 giugno si libererà a parametro zero dal Paris Saint-Germain. La 'Vecchia Signora' avrebbe superato la concorrenza delle altre big europee, con il classe '95 che firmerà un contratto fino al 2024 a 7 milioni di euro netti a stagione. I bianconeri sborseranno anche 10 milioni di commissioni, con la firma di Rabiot che dovrebbe arrivare a luglio. Calciomercato.it
  16. Ndombele potrebbe essere il più semplice e il più complicato allo stesso tempo, non fosse altro perché devi vedertela con Aulas - numero uno del Lione - che dice di volerlo dare ai bianconeri, ma in questo modo non fa altro che scatenare un’asta come piace a lui. I tre sono, in ordine alfabetico, Milinkovic-Savic, Pogba e Rabiot. C’è una bella differenza perché sono tre storie abbastanza, se non completamente, diverse. MILINKOVIC-SAVIC. Lotito dice di aver detto no a una cifra importantissima la scorsa estate, gli crediamo. Poi ha assistito a una stagione troppo ricca di alti e bassi, forse più bassi che alti, e si sarà un po’ pentito di averlo trattenuto in casa Lazio. Oppure no, perché Lotito non si pente mai e va dritto per la strada di competenza. Alla Juve il profilo piace molto, per fisicità e prolificità, il centrocampista perfetto. Paratici sa di aver incassato (da mesi) il sì di Sergej, vorrebbe arrivare a una valutazione complessiva di 70-80 inserendo una contropartita tecnica (Spinazzola?). Siamo alle prime schermaglie. POGBA. Se dipendesse dalla volontà, reciproca, non ci sarebbero intoppi di alcun tipo. La Juve RABIOT. E’ la situazione più comoda, forse più logica. Vecchio pallino di Paratici da almeno qualche anno, tentativi a vuoto nelle ultime sessioni di mercato, ora sta per liberarsi dal Paris Saint-Germain dove negli ultimi mesi è stato molto più di un separato in casa. Da ottobre in poi ha trattato con chiunque, più lui di qualsiasi altro centrocampista nell’ultimo anno. Con il Barcellona era tutto fatto, poi sono sorti piccoli problemi diventati - strada facendo - insormontabili. La presenza della signora Veronique, mamma con aspirazioni da agente, è stata spesso ingombrante e questo Adrien lo sa. Ma ora che il peggio è alle spalle, l’autostrada libera sembra fatta apposta per la Juve. E il parcheggio a Porto Ercole, ufficialmente per un periodo di vacanza, sembra un messaggio tale da potergli dire “aspetta lì che stiamo per annunciare il nuovo allenatore”. Maurizio Sarri, ovviamente. Fonte: Il Corriere dello Sport L a questione allenatore ormai è risolta. Non che in casa Juve sia mai trapelato nervosismo riguardo il lieto fine con Maurizio Sarri, ma è pur sempre servito il doppio blitz a Londra di Fabio Paratici per accontentare il Chelsea facendo in modo che i Blues potessero mantenere la parola data in tempi non sospetti. Aspettando annunci e firme, Sarri sarà l’allenatore della Juve. E nel frattempo la dirigenza bianconera lavora per mettergli a disposizione una rosa ancora più forte dell’attuale. Il sogno proibito? Sempre lo stesso: Paul Pogba. In questi giorni di viaggi continui tra Milano, Londra e Parigi, ecco che Paratici ha continuatoaprendere nota delle richieste di Mino Raiola e del Manchester United. Raccogliendo diversi segnali importanti. Il primo: Pogba farà di tutto per lasciare il club inglese. Il secondo: lo United apre alla cessione, ma spara alto. Il terzo: Pogba, pur ascoltando ogni offerta e quella del Real Madrid in particolar modo, alla Juve tornerebbe per davvero. Tutti segnali che ben mescolati portano a una convinzione nel quartier generale bianconero: bisogna fare in fretta, per vari motivi, tecnici ed economici. Quelli tecnici sono legati alle alternative, sempre di primo piano e quindi complicate da raggiungere, temporeggiare troppo sul fronte Pogba complicherebbe anche le piste che portano ora a Sergej Milinkovic Savic ora a Tanguy Ndombele, ma anche allo svincolato di lusso Adrien Rabiot. Quelli economici sono strettamente connessi alla concorrenza del Real e alla richiesta dello United: i Red Devils ora non scendono sotto la richiesta di 150 milioni, una cifra nelle corde del Real che però, dopo aver fatto man bassa sul mercato, ha già speso più di 300 milioni e dovrà pensare a qualche cessione prima di gettarsi su Pogba, ma quando presenterà la propria offerta difficilmente la Juve potrà pareggiarla. La Juve deve quindi cambiare marcia, per cercare di rendere davvero possibile il clamoroso ritorno di Pogba. E la prima mossa parla di una volontà, espressa allo United, di spingersi fino a 100 milioni, cifra ancora abbondantemente distante dalla richiesta. Ma anche una buona base di partenza, perché nei contatti con Ed Woodward, vicepresidente dello United, è emerso l’interesse per diversi giocatori di proprietà Juve: non si parla di contropartite, ma di trattative parallele che possono arrivare insieme alla conclusione. C’è Joao Cancelo tra gli obiettivi, conteso ai cugini del City, ritenuto cedibile dalla Juve per una cifra compresa tra i 50 e i 60 milioni. Ci sono sempre i profili di Paulo Dybala e Douglas Costa che a più riprese sono stati sondati dallo United, proprio come avviene da tempo per Alex Sandro. La trattativa è difficile, ma la Juve fa sul serio e Paratici studia il piano per scardinare il fortino inglese. Con Pogba alleato: dal summit con Raiola è emersa la disponibilità del giocatore a modulare le proprie pretese economiche rispetto a quanto sta facendo con il Real Madrid, «basterebbe» pareggiare l’attuale ingaggio da circa 15 milioni netti a stagione. È difficile, riportare Pogba a Torino. Non ancora impossibile, o forse non più. Fonte: Corriere di Torino
  17. Presidente Corsi, Sarri ha allenato per tre stagioni il suo Empoli: conoscendolo bene, come pensa sarà il suo approccio alla Juventus? «Sono convinto che dopo due settimane i giocatori si abitueranno ai suoi metodi e ai suoi credo. Penso alla linea difensiva, per esempio: si renderanno conto che le sue nozioni sono decisive e gli riconosceranno i vantaggi individuali nonché la minore fatica. Lo snodo sarà quello di entrare presto nelle teste dei giocatori». Alla Juventus avrà l’obbligo di vincere... «Non sarà un problema perché è ben saldo e fortificato dalle sue convinzioni. Poi la Juve è una grande società, ha una struttura tale che le flessioni sono condivise». Dica la verità, se lo vede sulla panchina della Juve senza tuta? «Guardi, non so come si veda lui, ma io me lo vedo benissimo in panchina con un bel completo blu». [...] Tuttosport
  18. I sogni, alle volte, possono anche realizzarsi. Lo sa bene la Juventus che, rendendo possibile l'impossibile, si gode le gesta di Cristiano Ronaldo. E se il portoghese per i tifosi bianconeri è diventato una splendida realtà, alla Continassa lavorano per centrare un altro grande colpo, l'ennesimo, già sotto la Mole dal 2012 al 2016: Paul Pogba . Autore con la Juve di 178 presenze e 34 goal, il mediano francese nel capoluogo piemontese ha lasciato un ricordo indelebile. E non è un caso che, dopo il clamoroso ritorno al Manchester United, la Signora non sia più riuscita a sfoggiare un centrocampo extra lusso: tanti ottimi giocatori, ma nessuno paragonabile al top player transalpino. Ecco perché, monitorando minuziosamente la faccenda, il ds Fabio Paratici ha deciso di giocarsi le sue carte. Conscio, ovviamente, delle (grandissime) difficoltà del caso. Ad esempio, e non è un dettaglio trascurabile, c'è da battere la concorrenza del Real Madrid. Il club merengue, fin qui assoluto protagonista del mercato mondiale, lavora da tempo su questa traccia. Sponsor di lusso: Zinedine Zidane. Dunque, vietato illudersi. Ma sperare è lecito. A maggior ragione considerando l'umore del diretto interessato che, seppur affascinato dall'opportunità di trasferirsi nella Liga, a Torino tornerebbe più che volentieri. E proprio su questo tema si gioca la partita, con la Juve in costante contatto con Mino Raiola. I blitz, poi, non mancano. La scorsa settimana, per ben due volte, Paratici è sbarcato a Londra: cuore pulsante del mercato d'oltremanica. Occhi puntati sulla questione Sarri, ma pure massima concentrazione sul fronte Pogba. Con tanto di incontro esplorativo con i dirigenti del Manchester United. Parola d'ordine: cautela. Per tutti. Con Pogba che, però, all'addio ci pensa e nemmeno troppo velatamente. Ora, quindi, la Juventus è chiamata a pianificare il tentativo. E, a tal proposito, tutte le strade conducono a un esborso straordinario. Le tre cifre sono garantite (130-140 milioni), tra spessore del profilo e componente anagrafica. In una trattativa separata, la Juve gradirebbe inserire una contropartita tecnica ancora da identificare. Insomma, un giocatore che possa rendere più umana e fattibile l'operazione. In definitiva, i campioni d'Italia ci proveranno. Eccome. Goal.com
  19. I desideri della Juve sono tanti, ma non mancano le necessità. Nel nuovo corso «made in Sarri» spiccano le mosse per Paul Pogba e Federico Chiesa, prova di un piano ambizioso. Tuttavia, la lettura del mercato non può prescindere dai sacrifici legati alle esigenze di bilancio. Così Fabio Paratici, capo dell’area sportiva, ha chiarito bene con Sarri quale sarà il raggio delle operazioni. E, soprattutto all’ex Chelsea, è ben chiaro che alcuni giocatori dovranno essere rivitalizzati. La definizione di ottimizzatore gli sta a pennello: MS ha l’obiettivo di esaltare Pjanic, far rendere il pupillo Rugani, restituire il sorriso ai vari Higuain, Dybala e Douglas Costa. Chiaro che se partisse uno di loro (o più di uno) nessuno farebbe tragedie. Al contrario, la Juve non potrebbe farsi trovare impreparata se maturasse una conferma in blocco. Intanto, il club e Sarri lavorano alla presentazione alla stampa, giovedì alle 11,e alla costruzione dello staff. Il vice molto probabilmente sarà Giovanni Martusciello, vicino alla risoluzione del contratto con l’Inter, assistito da Andrea Barzagli. Un bianconero doc con anima toscana: sulla carta, perfetto. Sarri dal Chelsea porterà buona parte dei suoi uomini (Marco Ianni, Massimo Nenci, Davide Ranzato, Davide Losi, Gianni Picchioni) ma non Paolo Bertelli, che non tornerà alla Juve, dove ha già lavorato con Conte: Andrea Pertusio, vice di Simone Folletti nell’ultimo campionato, può essere promosso come preparatore atletico numero 1. MERCATO: USCITA João Cancelo, se non si fosse capito, è più di un obiettivo per il City. Il primo guadagno importante dell’estate sembra destinato ad arrivare da lì, da lui. Il resto è ragionamento su bilancio e opportunità. Mandzukic e Khedira, a lungo fedelissimi di Allegri, hanno davanti una scelta: restare o partire? Entrambi non sembrano ideali per Sarri, entrambi in passato hanno rimontato molti pronostici sfavorevoli. Mandzukic piace in Germania, non è una novità, e con una cessione libererebbe spazio in attacco, dove c’è un certo affollamento... Perin e Spinazzola hanno qualche anno di meno ma restano in bilico: Mattia in particolare vuole tornare a essere un portiere titolare e non sarà certo semplice, con Szczesny in gran forma e a spalla operata. DA RIVALUTARE Chi resterà comincerà una nuova era con nuovi metodi di lavoro, nuovo stile di gioco e approccio allo spogliatoio. Questo è il punto: Sarri dovrà rivalutare giocatori che, con Allegri, hanno perso rendimento e morale. Il primo nome è Paulo Dybala, che sembra perso in difficoltà tecniche e personali. Dovrà ripartire, forse con una nuova posizione. Miralem Pjanic segue a ruota: con Allegri ha giocato quasi sempre, spesso da buon giocatore, quasi mai da fenomeno. Il gioco di MS, fatto di giocate codificate e reti di passaggi, sembra ottimo per lui. Lo stesso si può dire per Douglas Costa,che ha vissuto un anno tragico per approccio ma a Sarri sembra destinato a piacere. A proposito di qualità, per ragioni opposte l’approccio di Daniele Rugani sulla carta sarà utile: Sarri alla linea di difesa chiede precisione al centimetro e Daniele, il suo centrale titolare a Empoli, sa già tutto. Basta questo per ripartire? Fonte: La Gazzetta dello Sport La variabile è Pjanic Ufficializzato Maurizio Sarri, ora a Fabio Paratici non resta altro da fare che rendere la Juve ancor più forte, ancor più pronta per l’assalto alla Champions League. Anno dopo anno, la missione sul mercato di Paratici diventa sempre più difficile. Ogni mossa verrà condivisa, come ovvio, con il nuovo tecnico: non è questo però il caso di allenatore con pretese vincolanti. C’è la richiesta di investire più a centrocampo e in attacco che non in difesa, questo sì. Ci sono dei nomi che mettono d’accordo tutti, come quelli che rappresentano per ora i tre obiettivi principali: Paul Pogba (seguito a ruota da Sergej Milinkovic Savic), Mauro Icardi e Federico Chiesa. E i fedelissimi? È destinato ad avere un ruolo più importante Daniele Rugani, a lungo richiesto dallo stesso Sarri sia ai tempi del Napoli che del Chelsea: intanto la Juve si appresta a prolungargli di un altro anno il contratto rinnovato appena a fine marzo, la scadenza verrà posticipata dal 2023 al 2024. Tutta da giocare la partita legata a Gonzalo Higuain, per quanto il Pipita voglia tornare a Torino in questo momento la posizione della società rimane gelida, con il club che vorrebbe liberarsi del suo ingaggio monstre (7,5 milioni netti a stagione per altri due anni) magari evitando minusvalenze. Ci sono poi i fedelissimi che sperano di arrivare alla Juve. Non è considerata una prima scelta Elseid Hysaj, ma con Joao Cancelo che si avvicina a passi spediti verso il Manchester City (ieri nuovi contatti tra le società, c’è distanza tra domanda e offerta ma un accordo è sempre più vicino per una cifra tra i 50 e i 60 milioni) anche l’albanese figura tra i suoi papabili eredi, anche se salgono le quotazioni di Kieran Trippier del Tottenham. E se il sogno proibito è Kalidou Koulibaly, occhio anche a Jorginho: il Chelsea non si opporrà alla sua partenza nonostante il blocco del mercato, il suo nome potrebbe tornare d’attualità nel caso in cui Miralem Pjanic dovesse partire. Una rinuncia, quella al bosniaco, che la Juve vuole scongiurare. Ma nel caso in cui la sua posizione dovesse cambiare, il regista di fiducia di Sarri diventerebbe la prima opzione per sostituirlo. Fonte: Corriere di Torino
  20. E ora che Juve avrà Sarri? Fabio Paratici sta girando da settimane come una trottola, su tanti fronti. Ma è presto per trarre delle conclusioni, almeno sino a quando non arriveranno le cessioni indispensabili per il bilancio: soprattutto in attacco.Il crocevia principale riguarda il futuro di Gonzalo Higuain e Mario Mandzukic, senza trascurare le ansie bianconere per la riscossa di Paulo Dybala, Douglas Costa e Juan Cuadrado. Basta questa rassegna per capire che sono in gioco cifre considerevoli e il club di Andrea Agnelli sta soppesando ogni mossa sul mercato. Anche per questo motivo l’ottimizzatore Maurizio Sarri si sta preparando a tutti gli eventi. Se Paratici riuscisse a rimescolare tutte le carte non sarebbe certo lui ad opporsi. In caso contrario ha pronto un piano per recuperare tutti gli juventini che erano usciti (per un motivo o per l’altro) dai radar di Max Allegri. Pipita e Mandzu Il nome più in vista è quello di Higuain, di ritorno dall’esperienza al Chelsea dopo la deludente esperienza al Milan. Nelle ultime settimane si è parlato di un bel po’ ditrattative, ma la realtà è che per il Pipita si fatica a trovare acquirenti in grado di pagargli l’ingaggio di 9,5 milioni di euro per le prossime due stagioni.I fatti dicono che il feeling tra l’argentino e il tecnico toscano è la medicina migliore per guarire dallo stress da ritorno. La certezza è che ilnuovo allenatore bianconero ce la metterà tutta sotto questo aspetto, venendo incontro alle esigenze della società. Ad esempio Mandzukic sinora non ha approfondito il dialogo con i club della Bundesliga che hanno bussato alla sua porta. Magari lo farà più avanti. Cio vale anche per Dybala che l’Inter scambierebbe volentieri con Icardi. Ma la Joya frena, anche perché spera di rigenerarsi con il nuovo corso bianconero. E questa sua ritrosia ha allontanato sinora ogni dialogo sul Grande Scambio. Andirivieni In seconda battuta pesano anche le incertezze sul destino di Douglas Costa e Cuadrado. Così Paratici mischia le carte per non dare vantaggi alle concorrenti, ma è chiaro che nella sua strategia c’è posto per un bell’andirivieni. All’Inter temono sia un bluff per coprire l’interesse per Icardi? Ad oggi mancano le prove: il pieno in attacco è concreto, Ma se qualcuno fa le valigie... Fonte: La Gazzetta dello Sport
  21. Nella mini-lista dei probabili in bilico, ci sono Cuadrado, Mandzukic e Douglas Costa, tenendo conto che Dybala e Higuan sono due situazioni a parte. Paulo vuole restare e Sarri sarebbe felice di rilanciarlo. Il Pipita è legato al Comandante, ma i cinque mesi con il Chelsea non sono stati indimenticabili. Quindi, una valutazione verrà fatta con molta calma.. Premesso che adesso tutti dicono e giurano di voler restare, qualche altra situazione va seguita con attenzione. Juan Cuadrado ha un contratto in scadenza tra poco più di un anno, normale pensare che in assenza di rinnovo possa essere utilizzato come pedina di scambio. In Italia può piacere a Milan e Roma, fuori dalla serie A le proposte non mancheranno. Mandzukic è in una situazione più complessa: ha prolungato fino al 2021, essenziale per i movimenti offensivi di Allegri, il resto è da stabilire. La Cina lo ha già cercato in almeno tre occasioni, ma lui decise di sbattere la porta. Il Borussia Dortmund spegne qualsiasi tipo di ipotesi, ma se davvero fosse possibile un tentativo. DOUGLAS E GLI ALTRI. Tra le valutazioni da fare, una chiama in causa Douglas Costa. Domanda: sarebbe perfetto per il 4-3-3 di Sarri? La risposta cade un po’ nel buio, considerata la predisposizione del brasiliano a non liberarsi facilmente del pallone. Però, la situazione va tenuto sotto controllo, non dimenticando l’oneroso esborso da 46 milioni per portarlo a Torino. Rugani e Bentancur hanno ulteriormente rinnovato, resta un punto di domanda su Khedira. Ma sono normali schermaglie di giugno quando sai di aver scelto l’allenatore (Sarri) e devi aspettare che tutto venga formalizzato. Che Paratici e Sarri abbiano già avviato alcuni discorso strettamente collegati al mercato non ci sono dubbi. Ma adesso conviene non andare oltre, il countdown non sarà infinito. Fonte: Il Corriere dello Sport
  22. Purtroppo il periodo del calciomercato è sempre così... si fanno tanti nomi,escono mille notizie, alcune si rivelano poi vere, altre no. E' sempre stato così, che ci dia fastidio o meno, non possiamo farci nulla. Se non possiamo fare acquisti faraonici, l'importante è non vendere i campioni... perchè con qualche innesto mirato dove siamo un po' carenti, la rosa che abbiamo per me è più che ottima. Sono convinta che l'unico big che sarà venduto sarà Cancelo, forse anche Douglas Costa. Non credo venderanno altri "pezzi grossi". Poi, posso anche sbagliarmi... le mie sono ipotesi di logica. Ma di certezze non ne ha nessuno di noi. Hai tutto il diritto di non farti illusioni, ci mancherebbe. Però sognare, con la consapevolezza che il nostro sogno potrebbe anche non avverarsi, non farebbe male. L'importante è non perdere di vista la realtà, che non è detto sarà per forza "brutta".
  23. Non è che non ti dovevi "permettere" di dirlo... e che (non tu) quando si tratta di articoli che parlano di vendere i nostri campioni... subito a crederci, ma se si parla di acquistare un giocatore di grande spessore... partono subito i "fuffa". Dico, non è che bisogna crederci per forza, ma con l'arrivo di Ronaldo avremmo perlomeno dovuto imparare che niente è impossibile... calcisticamente parlando. Si aspetta, si spera possa accadere. Poi, se così non dovesse essere, pazienza. Ce ne faremo una ragione. No?
  24. Già, lui andrà al Real... la Juve venderà tutti i campioni. Se è questa la convinzione di alcuni tifosi, ok. Ma la probabilità che invece possa essere il contrario, mai? Anche le eccessive certezze possono essere "aria fritta".
  25. Non solo Pogba come rinforzo: anche Zaniolo e Chiesa nel mirino, mentre si offre Icardi In coppia con Ronaldo I lavori sono in corso, anche sul mercato. La base di partenza è il 4-3-3, ma Sarri può giocare anche con il 4-3-1-2 con Ramsey (o Bernardeschi) trequartista. Il primo obiettivo di Paratici è Paul Pogba e la Juve farà di tutto per riportarlo a Torino. In difesa arriverà Demiral dal Sassuolo e può tornare Benatia, Cancelo invece è diretto al City di Guardiola per 50 milioni di euro. I bianconeri puntano anche Zaniolo e Chiesa, mentre Dybala dà il suo benvenuto a Sarri e Icardi si offre per fare coppia con Ronaldo. Tuta apposto: la nuova era può davvero iniziare La Stampa Maurizio Sarri, comandante in capo della rivoluzione bianconera, aspetta di arruolare nuovi soldati alla causa. Uno, francese,tornerebbe nel vecchio esercito: dall’altra parte del mondo Paul Pogba ha pronunciato frasi che fanno sperare itanti orfani lasciati a Torino. A Tokyo, a margine di un evento pubblicitario, non si è morso la lingua parlando del futuro: «Sono a Manchester da 3 anni e, dopo questa stagione, la mia migliore in assoluto, credo che per me sia meglio cercare una nuova sfida da qualche altra parte». Come il canto di una sirena per tanti tifosi, ma la Juve si è già messa da tempo per Pogba, obiettivo numero uno da consegnare a Sarri. Polpo di ritorno L’affare è complesso e tutt’altro che facile, un po’ per il costo e un po’ per la concorrenza: il Real di Zizou, mito del Polpo, ha un portafoglio con una quantità pressoché infinita di banconote. Ha tentato di inserire nella trattativa perfino Gareth Bale che, però, si sarebbe opposto al ritorno oltre Manica. La Juve, dalla sua, ha il vecchio fascino di casa: a Torino Pogba ha lasciato un pezzo di cuore e non avrebbe alcun problema di adattamento. L’affare è a tre cifre e i bianconeri vorrebbero inserire un gioiello in uscita per abbattere il prezzo e ingolosire i Red Devils: Joao Cancelo sembra, sì, diretto verso Manchester, ma al momento decisamente più in direzione della parte blu cittadina. Alternative Il terzino portoghese è ormai una plusvalenza che cammina: è stato identificato da tempo come profilo perfetto per il suo City, riempito di piedi buoni in tutte le zone del campo. E’ probabile che parta in tempi rapidissimi: gli inglesi offrono quaranta milioni più l’esterno Danilo valutato un’altra ventina, i bianconeri ne vorrebbero sessanta cash. In fondo, non sono entusiasti della contropartita brasiliana e stanno sfogliando la margherita tra i terzini destri a disposizione per il dopo-Cancelo: dall’Inghilterra rimbalzano con vigore le voci di un interessamento per Kieran Trippier del Tottenham che però costa parecchio. Certo, ci sarebbe pure il vecchio pupillo del nuovo tecnico: a Sarri non dispiacerebbe certo riabbracciare Hysaj. Fonte: La Gazzetta dello Sport TORINO Già dalle prime chiacchierate in vista dello shopping estivo, Maurizio Sarri è stato chiaro: non facciamo follie per un difensore—ha detto in sostanza il nuovo tecnico juventino — piuttosto, centrocampisti e attaccanti. Ribadito che l’ultima parola spetta al club (funzionava così anche con Conte e Allegri), il capo dell’area tecnica Fabio Paratici ha preso nota e s’è messo al lavoro. A partire dal primo e, se andrà a segno, più costoso obiettivo: Pogba o, in subordine, Milinkovic-Savic. Cioè, quel centrocampista di fisico e talento che alla Juve è mancato nelle ultime stagioni. In Europa, soprattutto. Per questo, lo stesso Paratici e Nedved, il vicepresidente, stanno cercando di stringere i tempi per il ritorno del francese, che ha consegnato ai social l’addio a Manchester: «È arrivato il momento per una nuova sfida». E che, spifferano gli amici, in privato strizza l’occhio alla Juve. Il guaio, per i campioni d’Italia, è che la sfida (del giocatore) diventi gara (tra club), se già non lo è: dietro a Pogba c’è infatti il Real Madrid, che vorrebbe chiudere con un acquisto top una campagna monstre. Del resto, da tempo Zidane ha notevole ascendente sull’ex juventino, con il quale ha parlato più volte. Non c’è invece grande feeling, tra il presidente delle merengue, Florentino Perez, e Mino Raiola, il manager del francese. Che, al contrario, ha un filo diretto con Nedved. Va da sé, si parla di cifre enormi: per stipendio, sui 17 milioni di euro lordi (ma in Inghilterra c’è un’aliquota più favorevole); e per prezzo richiesto dal United, almeno 150 milioni di euro. Di sborsare la cifra cash, la Juve non ci pensa, e neppure lo consiglia il bilancio, ma per questo il piano è di infilare nella trattativa (almeno) un giocatore: Cancelo e Douglas Costa, più di Dybala. Sul menù, costa meno Milinkovic-Savic, anche se Lotito ha rifiutato un’offerta sui 60 milioni: pure in questo caso, si vorrebbe lavorare su contropartite tecniche. Sull’orizzonte offensivo, ci sono un paio di nomi, sui quali la Juve è all’opera, da mesi, più che da settimane. Il primo è Federico Chiesa, con cui c’è già un accordo, ma manca l’intesa con la Fiorentina: ed è per questo che, l’altra sera, Paratici s’è trattenuto a lungo a colloquio con Fali Ramadani, nella qualità di intermediario. A parte il valore assoluto, Chiesa è stato identificato quale gran prospetto «sarriano», come poi Bernardeschi. L’altro articolo trattato è Mauro Icardi, che già Sarri avrebbe potuto avere a Napoli: e qui, all’argentino dà la caccia da tempo Paratici, convinto della bontà dell’affare, dal punto di vista economico e tecnico. Il resto delle mosse dipenderanno pure dal tecnico che, al 4-3-3 potrebbe alternare il 4-3-1-2 dei tempi di Empoli: nel quale Ramsey, sarebbe perfetto. Fonte: Il Corriere della Sera
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