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Deborah J

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  1. Lo meritava, cosa vuoi che sia... in fondo, ci ha solo consigliato di sciacquarci la bocca, un consiglio per l'igiene orale.
  2. Qualcuno lo aveva chiesto qualche anno fa. Comunque, tieni presente che quando è ritornato non solo gli hanno rinnovato il contratto dopo un po'.. ma gli hanno anche ritoccato lo stipendio portandolo a più di 7 milioni.
  3. Perchè non lo cederanno mai. La scelta di andare al Milan fu sua... infatti come ha manifestato la voglia di ritornare (perchè la moglie non si smuoveva da Torino), l'hanno ripreso senza neanche pensarci su un secondo.
  4. Continua la partita a scacchi tra la Juve e Maurizio Sarri. Il tecnico toscano è ancora sotto contratto con i bianconeri e, sulla carta, lo sarà per tutta un’altra stagione, fino a giugno 2022. La Juve dovrà pagare6milioni netti (quasi 12 lordi) al tecnico, oltre al suo staff. Le riunioni operative nella casa dell’allenatore toscano non mancano ma la grande domanda attorno al futuro di Sarri non ha ancora risposta. Da dove ripartirà nella prossima stagione? L’annuncio di José Mourinho alla Roma non ha sconvolto più di tanto il tecnico, che già da un paio di settimane aveva allacciato i rapporti col Tottenham. Gli Spurs avevano contattato il suo rappresentante, Fali Ramadani, proprio poche ore dopo l’esonero dello Special One. Contatti esplorativi sia col Tottenham che con i cugini dell’Arsenal che in queste ore hanno fatto uno squillo all’ex tecnico bianconero che non esclude un ritorno in Premier dopo l’esperienza al Chelsea. In tutto questo la Juve attende di capire come si svilupperà lo scenario che ancora non esclude un ritorno di Sarri in A, sebbene quella di Napoli resti al momento una suggestione mentre la Fiorentina è un’opzione già scartata. La speranza del club bianconero è chiaramente quella di liberarsi dell’ingaggio dell’allenatore prima di giugno 2022, anche se esiste una clausola da 2,5 milioni che la Vecchia Signora può esercitare per chiudere in anticipo il contratto di Sarri. La dirigenza bianconera non si è ancora mossa in questo senso, in attesa degli sviluppi che vedono Sarri essere in prima fila per il ritorno sulla panchina di un top club nel 2021-22. Con un’offerta in mano dovrebbe essere lui a rescindere il contratto coi bianconeri permettendo alla Juve di risparmiare, che di questi tempi non fa mai male. Il tempo però stringe perché Sarri è restio ad accettare offerte a stagione in corso. Vuole ripartire con un progetto suo e queste settimane saranno decisive. Ora o mai più, insomma. Anche la Juve è spettatrice interessata. Corriere di Torino
  5. L’ ultima volta è successo due mesi fa: 2 marzo 2021, per trovare una Juventus immacolata bisogna andare a ritroso nel tempo fino alla partita casalinga con lo Spezia, quando i bianconeri vinsero 3-0 senza incassare gol. Da allora nella porta difesa da Szczesny e Buffon si è sempre infilato almeno un pallone per 10 partite difila di A. Più del numero complessivo delle reti subite (la squadra di Andrea Pirlo ha la seconda miglior difesa del campionato, solo l’Inter finora ha fatto meglio) preoccupa la scarsa solidità generale, soprattutto nel momento più delicato della stagione e con un calendario non troppo abbordabile (Milan e Inter in casa, Sassuolo e Bologna in trasferta) Questione di attenzione dei singoli, di scarsa protezione della mediana ma anche di equivoci tattici (Pirlo è partito con la difesa alta per poi ripiegare su una squadra che preferisce difendere nella propria area). Sulla carta un reparto composto da Chiellini, Bonucci, De Ligt e Demiral ha pochi rivali in Italia, eppure la squadra non ne ha beneficiato come ci si aspettava. Non basta avere difensori di livello quando il centrocampo è eccessivamente vulnerabile e quando si prendono gol incomprensibili come l’ultimo subito a Udine, nato da una dormita generale. Domenica sera, salvo sorprese, contro il Milan uno dei tre resterà fuori: scelta difficile, perché Chiellini e Bonucci garantiscono esperienza ma l’olandese è uno spreco in panchina. All’andata toccò a Chiellini, che però ha già saltato l’ultima con l’Udinese La Gazzetta dello Sport
  6. Juventus e Milan in 90’ mettono sul piatto tanta mercanzia da sfondarlo, quel piatto. Una buona fetta di Champions è in gioco. L’entrata in coppa si porta dietro tutto, come una valanga a fine inverno: allo Stadium si decide un pezzo di futuro dei due club. Situazioni diverse, chiaro. Per la Juve sarebbe un disastro sportivo e un ridimensionamento, per il Milan un brutto stop nel processo di crescita. Prima ancora che obiettivo sportivo la Champions è fondamentale fonte di incassi: i ricavi da premi per la Juve negli ultimi anni hanno pesato per un quarto del fatturato, l’assenza dal palcoscenico ha contratto entrate e valore del marchio rossonero. Una cinquantina di milioni garantiti con l’ingresso, ma la Juve pur fermandosi agli ottavi ne ha incassati quasi 80. A cui si aggiungono 5-10 da botteghino (con stadi riaperti a pieno regime). Senza, scattano “malus” dagli sponsor e riflessi indiretti su marketing e immagine. Tanto denaro, ancora più pesante nel post-Covid, ancora più necessario per i bianconeri, che vanno verso un rosso da 200 milioni. Nell’anno in cui entrambe si sono autopromosse nell’elite calcistica con l’operazione fallita della Superlega, restare fuori dalla coppa vera sarebbe uno smacco, oltre che un danno economico. C’è chi vuole perfezionare un passato glorioso e chi invece domenica si giocherà il futuro. La sorte di Pirlo è un’incognita, ma la certezza è che senza Champions sarà addio. A gennaio la vittoria sul Milan rischiarò un orizzonte su cui si addensavano nebbie, ora si tratta di uscire dalla tormenta limitando i danni. Con la coppa una seconda opportunità può diventare un’opzione, senza qualificazione coinvolgimento possibile nella caduta di parte o totalità della dirigenza. In Europa League nemmeno Fabio Paratici e Andrea Agnelli sarebbero “al sicuro”. Meno problemi a Milano: la panchina di Pioli non traballa. Tutti, dalla proprietà ai dirigenti, concordano sulla qualità del lavoro di questi due anni: la sua posizione dovrebbe rimanere salda anche in caso di mancato arrivo tra le prime quattro. A cambiare, semmai, sarà il suo peso all’interno del club: riportare il Diavolo in Champions dopo otto anni di assenza gli garantirebbe sempre più voce in capitolo anche in sede di mercato, oltre che un maggiore potere contrattuale in chiave rinnovo (tema che non è ancora stato affrontato con la dirigenza). La Gazzetta dello Sport
  7. Filtra ottimismo dalla Continassa sui rientri a pieno regime di Chiesa e Morata, in vista del match di domenica con il Milan: un vero e proprio scontro diretto in zona Champions. Il primo ha recuperato la scorsa settimana da un’elongazione che lo ha messo fuori dai giochi contro Fiorentina e Udinese: alla Dacia Arena sarebbe andato in panchina per una manciata di minuti al massimo, allora Pirlo ha deciso di tenerlo alla Continassa al fine di farlo lavorare per riprendere la condizione migliore. Morata, invece, con l’Udinese c’era e ha fatto quello che ha potuto sul finale di gara, nonostante un problema al polpaccio lo limitasse molto. Lo spagnolo adesso sembra star meglio: contro i rossoneri, allo Stadium, potrebbe essere il partner in attacco di Cristiano Ronaldo. (GdS) Morata-Ronaldo dunque. A meno che Pirlo non decida di riproporre per la quinta gara consecutiva ancora Paulo Dybala dall’inizio. Argentino che non vive un momento, e non ha vissuto una stagione indimenticabile. Non che i compagni abbiano alzato il livello, ma senza dubbio da Dybala, assente per larghi tratti, tutti attendono qualche lampo capace di decidere le sorti di un incontro nonostante l’evidente condizione fisica ancora non al top. Proprio come accaduto contro il Milan, nella gara d’andata vinta 3-1 a San Siro, decisa dalla doppietta di Chiesa e dal gol di McKennie ma indirizzata dalle giocate illuminanti del numero 10 nel confondere gli avversari e tagliare, col suo mancino delizioso, tempi di gioco. Con i rossoneri il miglior Dybala della stagione e chissà che Pirlo non possa rifugiarsi ancora nella vena talentuosa del figlio di Laguna Larga. Occhio, quindi, alla variabile Joya. JUVENTUS 4-4-2 Szczesny Danilo Bonucci Chiellini Alex Sandro Cuadrado Bentancur Rabiot Chiesa Morata Ronaldo La Gazzetta dello Sport
  8. La Serie A 2021/22 comincerà il prossimo 22 agosto, con conclusione fissata il 22 maggio 2022! Questa la decisione arrivata nel corso del Consiglio di Lega che si è svolto nel pomeriggio e che ha preso decisioni relativamente ad alcuni temi importanti. Per quanto riguarda il prossimo campionato, inoltre, la pausa natalizia sarà dal 23 dicembre 2021 al 6 gennaio 2022. Sarà necessario un passaggio dal Consiglio federale, ma si dovrebbe trattare di una formalità.
  9. Non solo Ronaldo al centro di riflessioni per il futuro. Sono tanti i calciatori della Juve che vivono con incertezza alcune “tensioni” extra campo, legate al mercato e non solo: da Dybala a Szczesny, passando da Bernardeschi (il cui rapporto con l'ambiente è ai minimi storici) e Alex Sandro per giungere ai poco continui Ramsey e Arthur. Nel mezzo della metamorfosi che si prospetta in casa bianconera da qui a breve, l'analisi tocca davvero tutti gli aspetti di ogni singolo: nessun escluso. La vicenda rinnovo – in sospeso da più di un anno – che riguarda Paulo Dybala è la più delicata. Il problema è che superando il 30 giugno prossimo Dybala entrerà nel suo ultimo anno di contratto e a quel punto sarà libero di accasarsi per l’anno successivo a parametro zero. Intanto il calciatore prova a riprendersi la scena sul campo in questo finale di stagione dopo una lunga assenza. La Gazzetta dello Sport
  10. Ronaldo di qua, Donnarumma di là. In mezzo, la qualificazione alla prossima Champions League e, con essa, il prossimo futuro dei due giocatori. Perché è chiaro che l’esito del match di domenica sera determinerà anche il palcoscenico su cui entrambi si esibiranno di qui a qualche mese: impensabile infatti che CR7 possa restare a Torino nel caso in cui la Juve dovesse fallire l’accesso tra le prime quattro, così come viene difficile immaginare che Raiola si rassegni a vedere il suo assistito non partecipare per almeno un’altra stagione alla manifestazione europea più importante. Sarà insomma uno Juventus-Milan per nulla banale: andrà anzi in scena un thriller dai mille risvolti, con contraccolpi economici che avranno un peso enorme sulle prossime scelte delle due società. È poi anche chiaro che qualunque tipo di scenario futuro andrà vidimato nelle settimane a venire. Il Ronaldo confuso e sconclusionato visto nei primi 83’ minuti di Udine aveva del resto fatto pensare a un suo addio ormai certo: poi le cose sono cambiate e adesso chissà. La sua situazione è peraltro nota: contratto in scadenza nel 2022, il suo agente Mendes che ha già bussato alle porte di Real Madrid e Psg senza ricevere chissà quali manifestazioni di interesse, United e Sporting Lisbona alla finestra. Proprio la squadra portoghese, quella da cui il fenomeno di Funchal ha spiccato il volo, pare essere adesso la pista più percorribile, da capire se nell’estate alle porte oppure a partire dal 2022. Quanto a Donnarumma, “scadrà” il prossimo giugno e il timore dei tifosi del Milan – alcuni dei quali sono andati in evidente corto circuito nei giorni scorsi intimandogli di non scendere in campo allo Stadium se nel frattempo non avesse firmato - è che dietro il suo tentennare per il rinnovo ci sia proprio la Juventus: il match di domenica sera ne metterà una volta di più alla prova sangue freddo e autocontrollo, ché sulle doti tecniche non è lecito avere dubbi ormai da anni. Il Giornale
  11. Si, ma l'articolo non dice solo questo. Ma anche che con Sarri gli stessi giocatori rendevano meglio. In qualche modo, butta frecciate a Pirlo. Per me.
  12. La classifica dice che la Juve ha subito 31 gol, appena 2 più dell’Inter campione d’Italia ma dietro a questi numeri c’è molto di più. Perché i bianconeri subiscono gol da 11 partite di fila in tutte le competizioni. L’ultima volta era accaduto dieci anni fa con Luigi Delneri in panchina. Non solo, sono passati praticamente due mesi dall’ultima volta che la Juve è riuscita a mantenere la porta inviolata. Era il 2 marzo: Spezia spazzato via con tre reti (a zero) all’Allianz Stadium. Quattro giorni dopo fu la Lazio ad aprire la serie negativa della squadra di Andrea Pirlo che avrebbe poi subito l’eliminazione dalla Champions per mano del Porto. Da quella sera la Juve ha perso le poche certezze che aveva e la difesa ha continuato a incassare, a prescindere dagli attori. Le responsabilità, come spesso capita, vanno ben oltre i tre o quattro difensori schierati da Pirlo. Leonardo Bonucci ha saltato tre delle ultime undici partite a causa della positività al Covid ma il trend bianconero sembra prescindere dai protagonisti sul rettangolo verde. Quella dell’ex Maestro del centrocampo è una Juventus a cui manca solidità, che non dà mai l’impressione di essere impenetrabile e che troppo spesso viene sorpresa dagli avversari. L’ultima volta è accaduto proprio a Udine con vantaggio friulano nel primo tempo nato da una dormita generale. Uno dei problemi è in mezzo al campo, dove la Juve si trova senza qualità ma pure senza sostanza. Weston McKennie sembrava il più simile a un incontrista, negli ultimi mesi, complice anche un problema all’anca, il suo rendimento è calato vistosamente e l’americano si è notato di più per le sue corse (sempre più rare) tra gli spazi lasciati dagli avversari che non per gli sprint all’indietro per aiutare la squadra. Anche Bentancur si trova in mezzo al guado. L’anno scorso con Sarri al timone era stato il miglior centrocampista bianconero, mentre questa è forse la stagione più deludente da quando è a Torino. Rabiot si accende a sprazzi, Arthur (anche lui spesso acciaccato) è pian piano finito nel dimenticatoio ma tra i centrocampisti bianconeri è certamente lui quello con più qualità. I problemi in mezzo al campo finiscono a cascata su tutta la difesa e se anche De Ligt a volte è stato portato via dai venti avversari si capisce che c’è più di qualcosa che non va. È anche un problema di identità, con Pirlo che aveva iniziato la sua avventura sventolando principi quali pressing alto e recupero veloce della palla (come Sarri), ma che poi si è dovuto adeguare alle diverse caratteristiche dei calciatori a disposizione. Il risultato è un ibrido che in questo momento vale a mala pena le prime quattro in classifica, dopo dieci anni di dominio e con il tetto ingaggi più alto della Serie A. I problemi sono evidenti e l’accesso alla prossima Champions è tutt’altro che scontato. Il calendario non sorride con Sassuolo, Milan e Inter che per motivi diversi sfideranno i bianconeri con grandi motivazioni. Solo il Bologna ha già raggiunto il suo obiettivo ma la Juve, da qui alla fine, dovrà preoccuparsi soprattutto di sé stessa. Corriere di Torino
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