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Deborah J

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  1. La storia della Juventus parla chiaro: nessuno è incedibile di fronte ad un'offerta congrua. E con i soldi ricavati si va (spesso) alla caccia di un sostituto migliore. Una strategia sulla quale si è soffermata l'edizione odierna di 'Tuttosport', dove viene sottolineato come in estate la 'Vecchia Signora' potrebbe prendere in considerazione una rivoluzione in attacco, pronta ad ascoltare eventuali offerte per Paulo Dybala ma anche Mario Mandzukic. Sia chiaro: perché la coppia possa partire è necessario che vengano messi sul tavolo i giusti soldi: almeno 130/140 milioni per la 'Joya', 30 milioni per il croato (che viaggia verso i 33 anni). Se dovessero salutare in estate, col loro tesoretto i bianconeri saprebbero già cosa fare: andare alla caccia di un altro Cristiano Ronaldo, ma più giovane come ha dichiarato lo stesso Agnelli non molto tempo fa. Il sogno porta a Kylyan Mbappé: il 19enne francese è diventata la stella del Psg, costa sicuramente più di Dybala e strapparlo a Al Khelaifi è una missione al limite dell'impossibile. Ma a Torino le imprese difficili non spaventano e, se ci sarà l'occasione, ci proveranno. Così come ci hanno già provato, e sono pronti a rifarlo, per Marco Asensio: Paratici sta monitorando con attenzione i borbottii che provengono da Madrid e aspetta solo il momento giusto per bussare alla porta del Real. Come per Mbappé, però, anche arrivare ad Asensio non è una passeggiata: come vi abbiamo svelato, nelle ultime sessioni Florentino Perez ha detto no a offerte da 150 e 180 milioni per lui. Le alternative a questa coppia d'oro portano a profili meno affermati ma altrettanto talentuosi come Chiesa, Pulisic e Sancho. Calciomercato.com
  2. In mezzo... ai guai. Con Khedira fuori, mediani contati.Tre centrocampisti appena disponibili per sabato con la Spal. La buona notizia: Pjanic sta bene I l gioco di parole è facile facile: la Juve è in mezzo ai guai. In mezzo nel senso di «a metà campo», dove le cose non vanno benissimo. Il weekend ha portato la distorsione alla caviglia sinistra di Sami Khedira, uno dei pochi punti fermi. Prima di fare i conti, una buona notizia: Miralem Pjanic, che ha lasciato ilritiro della Bosnia per un piccolo problema fisico, sabato contro la Spal ci sarà. Sta bene. Ora i conti. La Juve ha cominciato la stagione con cinque centrocampisti di ruolo: Sami Khedira, Emre Can, Miralem Pjanic, Rodrigo Bentancur, Blaise Matuidi. Molti hanno avanzato un sospetto: non saranno pochi? La Juve però ha preferito non salire a sei, un po’ per non accumulare scontento, un po’ perché sa di poter adattare diversi giocatori. Allegri ha provato più volte Bernardeschi da mezzala creativa e ha spostato sulla linea dei centrocampisti sia Cuadrado sia Alex Sandro. Ognuno ha qualità diverse ma la mezzala è posizione democratica: accetta giocatori di qualità, calciatori fisici e sprinter, tutti utili.Nei prossimi 40 giorni però la Juve incontrerà tra le altre Valencia, Fiorentina, Inter, Toro, Roma e Atalanta. Livello di difficoltà: alto. Rischia di farlo con uomini poco più che contati. Al momento gli unici pronti sono Pjanic, Bentancur e Matuidi, che Allegri manderebbe al mareariposare: Blaise dal Mondiale si è riposato pochissimo.In tutto questo il mese chiave è gennaio. Primo motivo: ci sarà la pausa, si rifiata. Secondo: probabilmente Emre Can, operato alla tiroide, si rivedrà in campo solo nel 2019. Terzo: il mercato. La Juve al momento, al netto di un possibile ritorno di Sturaro dallo Sporting, non pianifica operazioni. Il sogno si chiama Pogba, ovviamente per giugno. Bonucci però ha parlato molto bene di Tonali: «Fra i giovani, è quello che mi ha sorpreso di più. Ha personalità, ha dimostrato di saper reggere il peso della Nazionale». Sembra un suggerimento. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  3. La Juventus ritrova Emre Can. E viceversa. Oggi il centrocampista rientra da Francoforte nella sua casa nel pieno centro di Torino, con l’intenzione di anticipare di 24 ore la ripresa dei lavori fissata nel pomeriggio di domani. Tre settimane dopo l’operazione alla tiroide, il tedesco si presenterà dunque alla Continassa, dove ieri era al lavoro il solo Pjanic (anche lui in anticipo), impegnato a smaltire l’affaticamento patito con la Bosnia per provare a rispondere «presente» sabato contro la Spal. Can, che però si pronuncia Gian, si sottoporrà ai primi test fisici e comincerà un percorso di riatletizzazione. Il club bianconero conferma la prognosi iniziale, 5-6 settimane di stop con possibile rientro, per il derby di sabato 15 dicembre allo stadio «Grande Torino». Ma secondo quanto filtra dagli ambienti vicini ad Emre Can, è più probabile che l’attesa si protragga fino a gennaio, per gestire al meglio e insieme sia la terapia che l’allenamento. Da oggi lo staff medico bianconero potrà fissare con più precisione i tempi per rivederlo tra i convocati di Allegri. Dal suo effettivo recupero dipendono anche le scelte della Juve sul mercato di gennaio. Rewind. L’ex mediano del Liverpool aveva scoperto di avere un nodulo alla tiroide durante una visita di controllo al J Medical. Poi il trasferimento nella sua Francoforte, per farsi seguire da uno specialista in endocrinologia. Di lì a poco, il 29 ottobre, l’operazione chirurgica, perfettamente riuscita. Un intervento abitualmente semplice, poco complesso, soprattutto nelle persone giovani, soprattutto se eseguito da mani esperte. Nella stragrande maggioranza dei casi, dopo un paio di settimane si può tornare a lavorare. I tempi però cambiano per chi di lavoro fa l’atleta professionista. I primi giorni post intervento non sarebbero stati affatto semplici per il centrocampista - il suo silenzio sui social, per quanto può contare, dura ormai da più di un mese -, sottoposto a una terapia sostitutiva per assumere l’ormone tiroideo. Ma chi lo conosce bene racconta un Emre Can piuttosto sereno. Nonché smanioso di riprendersi il più in fretta possibile la Juve e la Nazionale tedesca . Fonte: Corriere di Torino
  4. Giocare per vincere e non per partecipare è una dolce condanna alla quale la Juventus ormai ha fatto l’abitudine. Da sette anni domina in Italia e da quando è arrivato Massimiliano Allegri ha aggiunto allo scudetto anche la Coppa Italia (4 double consecutivi nelle ultime 4 stagioni), in più in Europa è arrivata due volte in 4 anni a un passo dalla Champions League. Scegliere non è un verbo che appartiene al vocabolario della Signora: anzi, secondo la filosofia allegriana, gli sforzi moltiplicano le energie e più gli impegni sono ravvicinati più i bianconeri danno il loro meglio. Un postulato abbondantemente confermato dai numeri: basta scandagliare il calendario dell’anno solare per scoprire che la Juventus prima e dopo la Champions League non perde mai. In 15 partite di Serie A giocate nel 2018 a cavallo della Coppa, sono arrivate 14 vittorie e un solo pareggio, peraltro recente, ovvero l’1­1 con il Genoa prima della marcia trionfale di Old Trafford. Numeri impressionati, che confermano l’attitudine bianconera a passare da un impegno all’altro senza smarrire la concentrazione. Famelica, spietata, costantemente alla ricerca della perfezione. Negli anni la Juventus ha lavorato sui piccoli difetti per elevarsi sempre più a livello dei top club europei. Distribuire le energie tra le varie competizioni e mantenere un livello costante di rendimento è fondamentale per chi non s’accontenta di essere padrone solamente a casa sua. Sono lontani anni luce i tempi di Antonio Conte, quando la fuoriserie macina­punti e record in campionato diventava improvvisamente una normalissima utilitaria sui prati europei. Questione di mentalità, ma anche di qualità e ampiezza della rosa e di gestione delle risorse. Conte non è mai stato un grande fan del turnover, per Allegri è diventato molto presto un alleato prezioso. La Juventus ha imparato con il tempo a gestire il doppio impegno e nel 2018 ha raggiunto una notevole maturità, come dimostrano i risultati. CRESCITA Basta un confronto con la prima parte della scorsa stagione per rendersi conto delle differenze: nel 2017­-18, 4 volte su 6 Madama aveva perso punti in campionato prima o dopo la Champions League: sconfitte con Lazio (prima di Juventus­Sporting 2­1) e Sampdoria (prima di Juventus-­Barcellona 0­-0) e pareggi con Atalanta (dopo Juventus-­Olympiacos 2­-0) e Inter (dopo Olympiacos­Juventus 2-­0). Dall’inizio del 2018 la musica è cambiata e la sinfonia bianconera è diventata armoniosa e invariabile, indipendentemente dagli avversari: piccole o grandi fa poca differenza, l’obiettivo è sempre vincere e quando è arrivato l’unico pareggio, in casa con il Genoa, Allegri s’è arrabbiato parecchio e anche i ragazzi non l’hanno digerito bene. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  5. Uno, due, tre passaggi sballati. Errori che fanno sobbalzare perché, quando ha il compagno nel radar, Leonardo Bonucci difficilmente va fuori giri. «Che cosa è successo? Mi sono fatto condizionare da quei fischi, inaspettati e, davvero, impossibili da capire. L’Italia è una, quando si gioca per la Nazionale tutto il resto, invidia e cose simili, devono restare fuori...», racconta il difensore azzurro e della Juve. Per qualche attimo, comunque interminabile, la notte contro il Portogallo si è trasformata, per Bonucci, in qualcosa di più duro del previsto: a Milano, dentro San Siro, ha trovato chi ha scelto di prenderlo di mira per un passato, quello rossonero, con la fascia al braccio, ma solo per una stagione prima di rientrare alla base juventina. «Ridicoli, come quei fischi per chi viene sostituito: è un fatto culturale sbagliato, all’estero non accade, là non c’è questo clima. Se è giusto dire che noi, come squadra, dobbiamo migliorare, lo stesso devono fare certi tifosi...», dice amaro. Il contestato ritorno alla Juve Fischi con la maglia azzurra. Fischi, a questo punto, evitati con quella bianconera, una settimana fa quando la Juve è scesa a San Siro per il duello in campionato: in quell’occasione, Massimiliano Allegri decise per dare a Bonucci una pausa, meglio la panchina per staccare un po’ la spina. Una panchina che suonò anche come una strategia di uscita dal possibile corto circuito dagli spalti al campo. Bonucci si è fatto condizionare, per sua stessa ammissione. Una riflessione amara e sincera che fa del gladiatore bianconero un professor ancora più umano: per molti il simbolo del guerriero, quegli errori nei passaggi per colpa dei fischi significano qualcosa di diverso. «Se sono amareggiato? Sì, non lo nascondo. Sono molto amareggiato perché così non si fa, non va bene: l’inno di Mameli - continua - mi aveva trasmesso una emozione unica, da pelle d’oca perché a San Siro è sempre così. Poi...». Un primo tempo frenato, una ripresa secondo il suo stile. L’Italia del nuovo corso è pronta a mettergli al braccio la fascia da capitano domani sera contro gli Usa per l’assenza dell’amico Chiellini, rientrato a casa. Una fascia da capitano già indossata da Bonucci nelle prime partite con Mancini commissario tecnico azzurro. mira. «La mamma degli * è sempre incinta...», così, a caldo, il difensore. Un pensiero, poi, precisato, ma sempre con il pieno di disapprovazione per quanto accaduto. «Fermare le gare quando cominciano i cori contro qualcuno come propone Ancelotti? Non lo so, sarebbe una misura drastica. Può darsi serva, ma non può partire da noi giocatori un’eventuale decisione del genere: a me piace il tifo a favore, non l’usanza italiana di offendere l’avversario», racconta. La svolta è immediata: già fra poche ore, la Nazionale tornerà sotto i riflettori con Bonucci rimasto nel gruppo (dopo Chiellini, Jorginho, Immobile, Insigne e Florenzi ha lasciato il ritiro anche Pellegrini un po’ acciaccato) e nel ruolo di senatore, magari affiancato dal portiere granata Sirigu, candidato a prendere il posto di Donnarumma. Fonte: La Stampa Alla Scala del calcio, i loggionisti aspettavano Leonardo Bonucci per rinfacciargli l’andata e ritorno sulla Milano-Torino ad alta velocità. Non avendone avuta occasione in Milan-Juve, lo hanno fischiato con la maglia azzurra, alla lettura delle formazioni e nel primo quarto d’ora a ogni tocco di palla, fino a fargli commettere errori a lui inusuali. Il caso, sfumato nella ripresa, s’è riacceso alla fine, provocando lo sdegno di Mancini («Non doveva succedere, una volta qui si sostenevano tutti, quando gioca la Nazionale») e di capitan Chiellini: «Leonardo è amareggiato, ma a fischiarlo era una minoranza». Bonucci aveva chiuso la gara col Portogallo in attacco, cercando il gol e il riscatto perso nale. S’è presentato ai microfoni ancora furioso: «La mamma degli * è sempre incinta. Mi dispiace doverlo dire, ma il pubblico ha sbagliato. I fischi non me li aspettavo e all’inizio mi hanno un po’ condizionato: ho fatto due-tre errori non da me. Ci sono rimasto male. Quando gioca la Nazionale, certe cose non dovrebbero succedere: si deve andare al di là del tifo per il proprio club, c’è una maglia, quella azzurra, che le unisce tutte. I fischi ci sono stati oltretutto non solo per me, ma anche per chi è stato sostituito (Immobile, ndr) , è una cosa ridicola. Succede solo in Italia e temo che non impareremo mai». Boom. Protagonista di due clamorosi trasferimenti nelle ultime due estati, Leo sposta gli equilibri specialmente sulla platea dei social network, spaccata ora fra chi ritiene un delitto fischiare la maglia azzurra e chi invece considera oltraggiose proprio le parole di Bonucci verso i tifosi. Quando passò al Milan, i leoni da tastiera gli augurarono le cose peggiori pure per la salute del figlio. E quand’è tornato alla Juve, allo Stadium è partito fra i fischi: «Li trasformerò in applausi», s’è rincuorato dopo un chiarimento con i tifosi. Tutto questo mentre la Milano rossonera l’accusava di alto tradimento. Fonte: La Repubblica
  6. Non capisco perchè vi accanite con Khedira nonostante i tanti infortuni di altri giocatori. Questo è prendere di mira per partito preso.
  7. Si, non bisogna essere superstiziosi... ma come la mettiamo con questa notizia per tutti quelli che vogliono dare Higuain e Benatia in cambio di Romagnoli? Gliela avete tirata Milan, il rebus del muscolo Romagnoli fermo un mese. È emergenza per Gattuso. (CorSera)
  8. Emergenza centrocampo alla Juventus che al momento contro la SPAL, alla ripresa del campionato, potrebbe contare sui soli Bentancur e Matuidi. Peraltro entrambi attualmente impegnati con le rispettive nazionali. Emergenza centrocampo alla Juventus che al momento contro la SPAL, alla ripresa del campionato, potrebbe contare sui soli Bentancur e Matuidi. Peraltro entrambi attualmente impegnati con le rispettive nazionali. Allegri a questo punto spera quindi di recuperare almeno Pjanic, che martedì tornerà a Torino ma le cui condizioni sono da valutare dopo l'affaticamento muscolare accusato con la Bosnia. Il tutto mentre Emre Can deve ancora riprendere ad allenarsi e comunque non sarà quasi certamente a disposizione di Allegri prima di metà dicembre. Ecco perché, secondo 'Tuttosport', la Juventus continua a valutare con attenzione l'acquisto di un centrocampista già a gennaio: il sogno resta ovviamente Paul Pogba ma convincere il Manchester United a privarsene, ancora di più a stagione in corso, sarà tutt'altro che facile.Tra i nomi dei soliti Rabiot (in scadenza a giugno col PSG) e Ramsey (ma il Bayern è in vantaggio) ne spunta però ora anche uno a sorpresa: Christian Eriksen. Il talento danese piace ovviamente molto alla Juventus e non sembra intenzionato a rinnovare il contratto col Tottenham in scadenza nel 2020. Paratici osserva pronto a cogliere quella che, già a gennaio ma più probabilmente a giugno, potrebbe diventare una grande occasione di mercato. Goal.com
  9. Adesso è emergenza vera. A meno di una settimana dal ritorno del campionato e, subito dopo, della Champions League, la Juve si ritrova con il centrocampo ridotto ai minimi termini. Nell’allenamento di ieri, infatti, l’ultimo della cortissima settimana dei bianconeri, si è fermato Sami Khedira. «Distorsione alla caviglia sinistra», recita il comunicato del club torinese, un infortunio che mette sostanzialmente fuori uso il tedesco per la gara con la Spal di sabato prossimo e lo lascia e lo lascia in dubbio per la sfida contro il Valencia, decisiva per il passaggio agli ottavi di coppa. La prognosi dovrebbe essere di una decina di giorni e quindi siamo proprio al limite per l’impegno europeo. La speranza di Allegri è che il recupero possa essere in questi tempi, anche perchè da qui alla prossima sosta, che inizierà tra Natale e Capodanno, i campioni d’Italia saranno impegnati in nove gare (sette di campionato e due di Champions) un calendario difficilissimo, che comprenderà, a dicembre, Fiorentina, Inter, Young Boys, Torino, Roma, Atalanta e Sampdoria. Khedira, poi, è particolarmente in credito con la sorte visto che era appena rientrato contro il Milan dopo un mese e mezzo di stop dovuto a un fastidio muscolare. Ora il suo nuovo infortunio complica oltremodo la situazione proprio nel reparto mediano, dove Max deve fare i conti con la lunga assenza di Emre Can e i problemi di Pjanic e Bernardeschi.Lo scenario non è dei migliori, perchè al momento gli unici sani per Spal e Valencia sono Bentancur e Matuidi, in questi giorni impegnati con Uruguay e Francia. Chi potrebbe recuperare in tempo è Pjanic, reduce da un affaticamento muscolare. Un contrattempo che non sembra preoccupare più di tanto dalle parti della Continassa: il giocatore ha già lasciato la Nazionale bosniaca, usufruirà di un paio di giorni di riposo prima di unirsi ai compagni martedì alla ripresa degli allenamenti (Allegri ha concesso oggi e domani liberi). E' invece dastabilire la data del rientro di Can, reduce dall’intervento chirurgico alla tiroide. Il tedesco rientrerà domani a Torino e martedì inizierà un programma di recupero personalizzato: la speranza è che possa essere confermata la scadenza di metà dicembre per il suo ritorno anche se bisognerà valutare il percorso giorno per giorno.. Capitolo Bernardeschi: pure l’ex viola, che potrebbe essere impiegato da mezzala in caso di necessità, è fermo per un problema agli adduttori che lo ha costretto a lasciare il ritiro dell’Italia. Anche per lui verrà fatto il punto la prossima settimana: è in dubbio per la Spal anche Perin, non convocato dal Ct azzurro Mancini per un problema al mignolo di una mano. Fonte: Il Corriere dello Sport
  10. Non poteva scegliere un posto migliore Paulo Dybala per dimostrare che anche con la maglia della Seleccion è capace di incantare. Uno stadio che porta un nome leggendario, 'Mario Kempes', il Matador del primo Mondiale dell'Argentina, ma soprattutto la sua città, Cordoba, che l'ha visto nascere calcisticamente venerdì sera, pur senza segnare (sono già 17 partite), l'attaccante della Juve è stato il Messi della situazione: attorno a lui ha girato, vinto e convinto (in particolare nel primo tempo) tutta l'Argentina. Un 2-0 sul Messico 'made in Dybala' in uno stadio 'addobbato' per la Joya: 'Gracias Paulo' avevano scritto i tifosi dell'Instituto, il suo primo club. Ha cercato la prima rete con la Seleccion, ma sia su punizione che con un gran tiro al volo si è trovato davanti Ochoa. Allora ha regalato l'assist a Funes Mori: una punizione perfetta per la testa del difensore. Una accoglienza speciale: prima della partita, durante e quando Scaloni l'ha fatto uscire. «Se sono rimasto sorpreso? Ricevo Ricevo tanto affetto sui social ma che mi abbiano ricevuto così sarà un ricordo che porterò sempre con me». Martedì per l'Argentina a Mendoza secondo test col Messico, intanto oggi Dybala tornerà nel suo club, l'Instituto Cordoba. La Seleccion infatti si allenerà al 'Monumental Juan Domingo Peron', lo stadio della società che disputa la Primera B Nacional. Sarà tutto speciale, prevista una accoglienza unica con la presenza anche dei bambini della scuola calcio, dove magari si nasconde già il suo erede. «Di sicuro verrà la mia famiglia - ha aggiunto - perchè è dove abbiamo cominciato. Torneranno tanti ricordi, tutto quello che ho vissuto, cercherò di sfruttare questo allenamento nel migliore dei modi». Fonte: Il Corriere dello Sport
  11. I cambi di posizione sono l’atto di nascita di una Juve nuova. Totale. La tendenza è complessiva, ma trova nell’attacco un terreno di applicazione specifico: la Juve non gioca senza centravanti, ma usa più centravanti tutti insieme. Per questo, meglio non soffermarsi sul tabellino: dice giustamente che col Milan c’era Mario Mandzukic al centro con re Cristiano alla sinistra e Paulo Dybala dall’altro lato, ma è soltanto una fotografia, l’istantanea di un momento. Pian piano la struttura diventa più fluida, quasi liquida, senza mai cadere nell’anarchia. Esistono principi da rispettare, distanze da mantenere, ma è l’istinto di quei tre a far volare la Juve: una capacità darwiniana di adattarsi alle difese altrui. Così, capita spesso di vedere il «centravanti» Mario spostarsi come un pendolo sulla fascia: a volte basta un uno-due per liberare la mezzala assaltatrice (spesso Cancelo), a volte serve un cross se al suo posto in area ha piantato le tende Cristiano. Senza, però, perdere efficacia: non è un caso che il croato arrivi da destra sulla testata dell’1-0. Quando Mandzukic scala, è spesso Dybala a fingersi un nove. Proprio l’argentino diventa la calamita più preziosa nella collezione di Allegri: sembra un paradosso, ma in parte potrebbe essere stata l’impossibilità di mettergli dei lacci ad aver prodotto questo sofisticato meccanismo. Tanta libertà nel cercare la scintilla è diretta conseguenza delle caratteristiche della Joya, diverso sia dalle ali pure Douglas Costa e Cuadrado sia dal più spurio Berna. Dybala finisce quasi sempre per svuotare l’area, riempita dai due centurioni. È un centravanti arretrato, se è vero che la terza zolla più calpestata a San Siro è stata accanto a centrocampo, ma pure un rifinitore a supporto dei due compagni. Cristiano, invece, si sta riscoprendo «crossatore» seriale sulla fascia a lui cara, più la sinistra che la destra, ma in questo sistema dinamico diventa una lama di coltello che «taglia» verso il centro: Paulo esce, Mario è largo, Cris affonda. È sempre il solito adagio: Max il creativo vuole che si spezzino le catene, che i suoi si muovano costantemente per cercare falle nelle linee nemiche. In linea teorica, sembrerebbe proprio l’alieno quello che in partenza occupa meno le terre centrali d’attacco, ma quando è qualche compagno ad allargarsi chi altri trovi a centro area? Sul 2-0 al Milan il tap-in di CR7 è da cannibale dell’ultimo tocco: il portoghese è davvero «il miglior centravanti al mondo pur non giocando da centravanti» secondo copyright di Allegri. Alla fine, c’è quindi un ordine in questo disordine. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  12. Fine primo tempo. Telecronista elettrizzato dalla prestazione dell'Italia fa gli elogi a Mancini.
  13. Ah ecco... almeno così non ti danni Però pensa se dovesse segnare Insignolo che titoloni domani
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