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Deborah J

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  1. Sto sognando? Alla fine, chi lo criticava più di tutti, è quello che ha riconosciuto una cosa importante e vera. Come si dice... solo gli stupidi non cambiano idea.
  2. Ho risposto a chi diceva sono due anni che nel momento clou della stagione non c'è. Io vivo nel presente, dove c'è la realtà... non le cose inventate. Dybala è infortunato da mesi... non è sparito (o ha giocato male) perchè è diventato un brocco. Dybala è stato un grandissimo e lo sarà ancora di più appena si sarà ripreso. Ha 27 anni... mica 37 ed è sul viale del tramonto. Il futuro capitano della Juve.
  3. Infatti, giusto qualche mese fa, nel momento in cui ci giocavamo la stagione... Dybala non c'era... infatti ad aver segnato in tutti gli scontri diretti contro l'Inter (andata e ritorno), Lazio, Roma, Milan etc. è stato il suo sosia.
  4. Si, ma Dybala non è l'unico infortunato di cui è stato dato un termine di tempo (15-20 giorni) e poi è andato per le lunghe. Se sai c'è il rischio (tipo operazione), non dai un termine di tempo. Perlomeno dovrebbe essere così. In questo modo, magari non si sarebbero lette assurdità... tipo "finge di stare male", "se rinnova sta bene" e cattiverie varie. Comunque, se è dovuto andare a Barcellona per farsi visitare da uno specialista, mi sembra chiaro che qualche dubbio sulla diagnosi (o sulle cure) ci sia. Poi, è chiaro... queste cose le sanno solo loro. Io spero che non ci sia bisogno di nessuna operazione. Ovviamente.
  5. Se dovesse essere così, lo staff medico della Juve dovrebbe essere licenziato di tronco, visto che non hanno fatto la diagnosi giusta che avrebbe fatto si il ragazzo fosse stato operato già da un po' e avrebbe già superato la prima fase della riabilitazione. Speriamo non sia così. Magari non è stato curato bene.
  6. Quello che "finge di stare male". Alcuni dovrebbero vergognarsi di scrivere cose allucinanti. Speriamo in una diagnosi rassicurante. Forza Paulino, ti aspettiamo con ansia.
  7. Dybala... ha problemi fisici da 6 mesi.. criticarlo per questo motivo è da sciacalli. Sulla salute non si criticano i giocatori, in generale nessuno. 7 mesi fa ha fatto si che la Juve vincesse il nono scudetto, altro che "da due anni a sta parte per farsi i selfie col cane". Accetterei le critiche se stesse giocando male (sano). Divertirsi su queste cose non è ne sportivo, nè normale.
  8. Ancora dolore. Ancora un posticipo del rientro. Ancora Andrea Pirlo che si ritrova costretto a spiegare, prima della partita contro il Crotone, che «Dybala non sarà disponibile. Purtroppo invece di migliorare le cose rimangono uguali. Il dolore al ginocchio persiste e quindi bisogna aspettare qualche altro giorno». Eppoi - dopo il match - ribadire che Dybala e Arthur, sono alle prese con due infortuni particolari: sentono ancora dolore, verranno valutati di giorno in giorno con la speranza che recuperino presto». A freddo Dybala ha ricominciato ad avvertire le fitte al ginocchio DOCCIA FREDDA - E pensare che tutto sembrava predisposto affinché l’argentino potesse finalmente tornare a calcare il campo contro i calabresi, quantomeno per uno spezzone di gara. In settimana si era infatti allenato bene e le (pur impegnative) terapie sopportate nei giorni precedenti sembravano aver dato i frutti auspicati. Ottimo l’allenamento del sabato, fatto insieme con il gruppo. Purtroppo, però, a freddo l’attaccante ha ricominciato ad avvertire le solite, maledette fitte al ginocchio. Giunte implacabili insieme con lo sconforto di chi non ne può più di stare a guardare e vorrebbe dare il suo contributo. Di chi vorrebbe lasciarsi alle spalle un periodaccio di sfortune e disavventure a catena iniziate con lo stoico tentativo di farsi trovare pronto contro il Lione (dentro alla disperata al 26’ st pur di dare una mano a Sarri, ma costretto alla resa meno di un quarto d’ora dopo). E continuate, a valanga, tra covid, nuovi infortuni, infezioni. Sino, appunto, ultimo capitolo: al ko rimediato nel primo tempo di Juventus-Sassuolo del 10 gennaio. Una lesione di basso grado del legamento collaterale mediale del ginocchio sinistro. I tempi di recupero erano inizialmente stati stimati in 15-20 giorni. Ma le tempistiche sono ora più che raddoppiate e non si vede ancora una data certa di rientro. Proprio perché le fitte continuano a condizionare il giocatore. Nei movimenti innanzitutto, ma anche nella serenità e convinzione. Tuttosport
  9. I primatisti degli altri campionati sono gli ex colleghi di ruolo Andoni Zubizarreta (622 presenza nella Liga con Athletic Bilbao, Barcellona, Valencia) e Mickael Landreau (618 in Ligue 1 con Nantes Psg, Lilla e Bastia) e il difensore Karl-Heinz Korbel (602 in Bundesliga, tutte con l’Eintracht Francoforte). La classifica assoluta delle presenze, però, comprende altri campionissimi: tra Barry e Zubizarreta si collocano infatti Paolo Maldini (647 in Serie A) e Ryan Giggs (632 in Premier League). In cima, ad ogni modo, c’è lui. Più in alto di tutti, dopo venticinque anni ai vertici e nonostante una stagione in B e una a Parigi. «La cosa più importante è che a 654 non arrivo strisciando, ma saltando: questa è la più grande soddisfazione e il più grande orgoglio, è il modo in cui arrivi che fa la differenza». Ennesimo record, per Gigi, e altri sono nel mirino: tra i più prestigiosi, diventare il calciatore più anziano a vincere la Champions League (il suo sogno più grande, al momento buco nero in un palmares straordinario) e raggiungere Alessandro Del Piero in cima alla classifica assoluta delle presenze nella Juventus (Gigi è a 681, Alex a 705). Al di là della vittoria, la Champions mette in palio anche un altro primato: diventare il calciatore più anziano a scendere in campo. L’attuale detentore è Marco Ballotta, che difese i pali della Lazio contro l’Olympiakos a 43 anni e 168 giorni: Buffon, che ha spento 43 candeline il 28 gennaio, in caso di rinnovo potrebbe soffiarglielo. «Se firma - ha sospirato l’ex biancoceleste - avrà di sicuro la possibilità di batterlo perché qualche partita la giocherà». Poi ha aggiunto con un sorriso: «Dispiace perché potrebbe lasciare qualcosa a noi comuni mortali» La Stampa
  10. La Juventus è tornata a respirare con la vittoria sul Crotone che rasserena leggermente il cielo annuvolato negli ultimi giorni dalle sconfitte sui campi di Napoli e Porto. In casa bianconera però, a proposito di condizioni meteorologiche, piove sul bagnato in termini di assenze. Al Bentegodi, nella sfida in programma sabato prossimo contro l’Hellas Verona, Pirlo dovrà fare a meno non solo degli infortunati Cuadrado, Bonucci, Chiellini, Arthur e Dybala, ma anche dello squalificato Danilo che lascerà così sguarnita la fascia destra di difesa priva di un interprete di ruolo. E per forza di cose, Pirlo dovrà adottare una soluzione d’emergenza. I GIOVANI: DI PARDO, DRAGUSIN E FRABOTTA - L’allenatore bianconero ha dimostrato in questa sua prima avventura da guida tecnica di non avere alcun timore a lanciare in campo qualcuno dei giovani ragazzi dell’Under 23. Gli ultimi, in Serie A, sono stati Nicolò Fagioli e Alessandro Di Pardo. Proprio quest’ultimo, classe 1999, sarebbe, sulla carta, di ruolo sull’out destro dopo il percorso fatto nelle giovanili bianconere che l’ha trasformato da mezzala a esterno difensivo. Le altre due possibilità in tema linea verde sono Radu Dragusin, ormai prossimo al rinnovo di contratto con Madama, e già utilizzato in Coppa Italia contro Genoa e Spal proprio in quella posizione, o il più impiegato Gianluca Frabotta con l’eventuale slittamento sulla destra di Alex Sandro. DEMIRAL SI ALLARGA, CHIESA ARRETRA - Dragusin largo o Dragusin centrale. Nell’ultimo caso ecco che il ruolo di esterno potrebbe essere affidato a Merih Demiral, già sperimentato, non con risultati entusiasmanti, in quella porzione di campo nell’incontro casalingo con la Dinamo Kiev in Champions League. Il tutto con il consueto slittamento ormai caratteristico della squadra di Pirlo. Altra soluzione fra i grandi: l’arretramento di Federico Chiesa. Devastante, e fisicamente in condizioni ottimali, in questo periodo. Un peccato limitargli l’incisività in avanti chiedendogli maggiore attenzione in fase difensiva e più campo da percorrere. Questa però è una situazione di emergenza e sforzi e sacrifici vanno chiesti a tutti. L’IPOTESI MCKENNIE - Nel ventaglio delle ipotesi però c'è un’altra opportunità presente sul taccuino dello staff tecnico bianconero: Weston McKennie. Lo statunitense, fisicamente non al top ma sempre disposto a dare tutto se stesso per la causa, nel corso della sua carriera è stato infatti protagonista anche di sporadiche apparizioni nella linea difensiva. Due anni fa, con la maglia dello Schalke 04, proprio da terzino destro; la scorsa stagione, invece, le poche volte in cui arretrato, prevalentemente da difensore centrale. D’altronde, il suo ex allenatore Domenico Tedesco, fra le altre caratteristiche, ha sempre elogiato la duttilità del classe 1998. Che quando si tratta di sacrificarsi è sempre in prima linea.
  11. Gli ultimi tre della rosa viaggiano mediamente sui 4-5 milioni di euro di stipendio (lordi), con il rischio di essere utilizzati per una manciata di gare a stagione. Da Howedes all’ultimo Rugani. Ebbene, è stato il ragionamento di fondo del club: quelle partite, nel caso, possono farle —e le hanno fatte—Frabotta e Dragusin, per rimanere alla stagione in corso. Due che, va da sé, sono fabbricati in casa e costano meno. Investendo su questo progetto—che ha assorbito risorse — la Juve insegue un nuovo «vantaggio competitivo». Dieci anni fa fu lo stadio di proprietà, e domani, chissà, la squadra B. Del resto, il vantaggio competitivo è influenzato da cambiamenti endogeni, interni al club, e dalla capacità della società di reagire e anticipare quelli esogeni, esterni alla stessa. Non a caso, Andrea Agnelli ama citare l’ex boss di General Electric, Jack Welck: «Cambia, prima di essere costretto a farlo». È il motivo per cui il capo dell’area tecnica, Fabio Paratici, ha puntato sullo sviluppo dell’Under 23, arrivando a ingaggiare un direttore sportivo di professione, Filippo Fusco, che di quello si è occupato, fino al luglio dell’anno scorso, come «Second teams Area manager». Dopodiché, non è detto che l’Under 23 si metta a produrre in serie giocatori da A o da Juve. Anche se quello è il bersaglio. C’è chi è riuscito a ritagliarsi un posto da protagonista, chi ha fatto comunque un salto di qualità, trasferendosi in altri club. La riuscita del piano richiede un certo coraggio e qui Pirlo — per emergenza e, magari, preveggenza — ha osato, lanciando più giovani del solito (sette, fin qui). Non è cosa da poco se la scorsa stagione, con Sarri non ci fu uguale comunione d’intenti, sull’utilizzo dei giocatori dell’Under 23. E, soprattutto, sulla loro convocazione. Detto bruscamente: non ha molto senso chiamarli per spedirli in tribuna, lo stesso week-end in cui la squadra B ha una sfida tosta. Perché il fine è sempre lo stesso: un giocatore deve giocare, appunto, e non guardare. Sul modello del sistema spagnolo che funziona da 40 anni, almeno per certi club: Atletico Madrid, Siviglia, Athletic Bilbao, Barcellona e Real Madrid. Premesso ciò, per l’Under 23 non dovrebbe valere il motto della casa: vincere è l’unica cosa che conta. Si gioca per quello, certo, ma a volte conta davvero di più lo sviluppo di un giocatore, da Dragusin a Fagioli. Due che, pure con pochi minuti, ne guadagnano (in esperienza e valore). Al contrario di Rugani o De Sciglio che, stando in panchina, si deprezzano. Corriere di Torino
  12. Dopo sette settimane consecutive di doppi impegni, finalmente un po’ di riposo. Certo, già sabato la Juventus tornerà in campo in casa del Verona, ma intanto la squadra ha almeno 24 ore in più rispetto al solito per lavorare su ciò che non va e sul successivo impegno, con un minimo di tempo per provare anche a recuperare più giocatori possibili. Da questo punto di vista sotto la lente d’ingrandimento ci sono ovviamente Alvaro Morata e Paulo Dybala, attaccanti fondamentali per la serie di 5 partite in 17 giorni che comincerà proprio in casa dell’Hellas. Lo spagnolo sta vivendo un momento piuttosto singolare, perché le sue prestazioni dopo i gol in Supercoppa contro il Napoli e in Coppa contro la Spal non sono state entusiasmanti. Poi sono entrati in scena due diversi problemi: un’influenza e un disturbo intestinale, con il citomegalovirus per il quale è complesso stimare tempi di recupero. E la cosa bizzarra è proprio che negli ultimi due match in cui è subentrato con questi problemi, Morata ha pure avuto un ottimo impatto. Contro il Porto ha dato una scossa non indifferente occupando l’area come non era accaduto prima del suo ingresso - ma è svenuto a fine gara -, contro il Crotone ha avuto una discreta chance di fare gol dopo pochi secondi. Proprio per questo motivo Andrea Pirlo punta a riaverlo a pieno regime il più presto possibile, così da poter scegliere se schierare lui o Dejan Kulusevski - e a cambiare quindi l’assetto - in base all’impegno. Un’altalena. Come ha spiegato lo stesso Fabio Paratici ieri sera nel pre-partita, Dybala al momento vive su un’altalena: a volte sembra aver superato i problemi fisici, a volte torna a percepire dolore. Nella trasferta di Champions era seduto in panchina e per qualche giorno non era stato escluso un suo impiego nel finale di gara, ieri in campionato si è dovuto nuovamente fare da parte per un fastidio che è tornato a riacutizzarsi. Un rientro definitivo nella rosa dei convocabili gli permetterebbe di ritrovare ritmo e fiducia, con l’obiettivo dei 100 gol in bianconero che è lontano solo due centri. Prima, però, deve smaltire definitivamente questi odiosi dolori a intermittenza. Quindi, un inedito attimo di respiro prima del ritorno in campo, per giocatori e allenatore. Le prime sette settimane del 2021 hanno visto la Juventus impegnata in 14 match, con quello di ieri che è il quindicesimo. Poco tempo per pensare all’impegno successivo, poco tempo per ricaricare le batterie e rigenerarsi fisicamente e mentalmente. È complesso, così, smaltire le delusioni e lavorare sugli errori commessi. Basti pensare che, se si escludono le pause nazionali in cui Pirlo lavora praticamente da solo e quella natalizia che comprende anche sacrosanti giorni di vacanza, l’ultima (e unica) volta della stagione in cui i bianconeri hanno avuto un solo impegno settimanale è stata la prima giornata: esordio contro la Sampdoria domenica 20 settembre e secondo turno sette giorni più tardi. È una stagione unica, intensissima e con ritmi serrati. E, per alcuni giocatori, piuttosto sfortunata. Dopo la mini-pausa, arrivano quindi cinque decisivi match in 17 giorni dove i bianconeri si giocano tutto: Verona, Spezia, Lazio, Porto e Cagliari. Auspicabilmente con due attaccanti in più. Gazzetta dello sport
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