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Deborah J

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  1. Mai parole furono più giuste. Sono anche convinta che ad un certo punto, visto la pochezza del centrocampo come tu stesso sottolinei... gli sia stato chiesto di spostarsi un po', giusto perchè solo lui è capace di costruire gioco, anche in mezzo al campo... come dicevo anche in altra occasione, Paulo è un giocatore completo. Fa un grandissimo lavoro, corre più di ogni altro e dà una mano appunto laddove ce ne bisogno. Ora Sarri, stando a quando si dice... lo riporta nel ruolo in cui l'ha fatto giocare dall'inizio, fino ad un certo punto... visto che con il rientro di Khedira ci sarà (forse) più qualità a centrocampo. Sono daccordo anche con il resto (o quasi) di tutto quello che hai scritto. Ho tagliato il tuo post per non allungare troppo il topic.
  2. Probabile che sia stato incoraggiato dallo stesso Sarri. Non dimentichiamoci del rapporto di stima e affetto reciproco che hanno. Credo che il fatto che si sia impuntato a voler rimanere a tutti i costi, sia in parte dovuto a qualche promessa che gli avrà fatto l'allenatore. Magari mi sbaglio, ma non credo sia solo frutto della volontà del giocatore questo incaponirsi.
  3. Non è certo il momento più felice della vita in bianco e nero di Higuain: poco produttivo e pure un po’ nervosetto sotto porta, con Ronaldo che là davanti fagocita anche le briciole, con Dybala che ha messo la freccia e ora sembra stargli davanti nelle gerarchie d’attacco. In più, non bastasse, il Pipita ha pure il mal di schiena: ieri non ha preso parte all’allenamento aperto a circa 500 tifosi a causa di una lieve lombalgia e all’inizio c’è stata un po’ di preoccupazione. Anche se adesso ha il 21 sulla schiena, non c’è altro nove puro alla Continassa: per questo Gonzalo è un’opzione tattica irrinunciabile, anche a partita in corso. Per fortuna di Sarri, suo primo maestro, la lombalgia non preoccupa per i prossimi impegni, quelli più caldi da cui passerà il futuro della Signora. Le condizioni di Higuain verranno monitorate di giorno in giorno, ma non c’è motivo per dubitare della presenza in Champions mercoledì prossimo a Lione: si lavora per quell’obiettivo senza escludere del tutto la possibilità di schierarlo anche sabato a Ferrara. Non un orizzonte troppo diverso da quello di Pjanic, che continua il suo percorso fisioterapico prestabilito. Per il resto, ieri Pinsoglio è rimasto a casa a causa di una leggera influenzata e Rabiot ha svolto una seduta personalizzata come da programma. La Gazzetta dello Sport
  4. Cercasi goleador. Può sembrare paradossale questo appello se arriva dalla Continassa, dove abitano un fenomeno di nome Ronaldo e gente che ha un innato feeling con il gol, come Dybala e Higuain. Si possono avere problemi a far gol? Infatti il trio delle meraviglie sta facendo il proprio dovere. Cristiano è a quota 24 gol stagionali (20 in A), la Joya a 12 (6 in campionato), il Pipita è un po’ più sotto media, ma ha comunque fatto centro 8 volte (5 in A), diverse decisive. Non è qui il problema, in definitiva. Semmai fa specie notare come la “cooperativa del gol” bianconera sia composta da un numero ridotto di elementi rispetto al recente passato. Nonostante la filosofia iper offensiva portata da Sarri, sono 11 i bianconeri andati finora in gol in campionato. Sono quattro in meno della scorsa stagione quando, a quest’epoca, erano 15. In generale, un numero così basso non si riscontrava dal 2007-08: allora furono 10 ma era una Juve di un’epoca e di una caratura completamente differente rispetto a quella attuale. Da tredici stagioni a questa parte, i bianconeri hanno avuto cannonieri in numero compreso tra i 12 (2010-11, 2012-13, 2014- 15, 2015-16), i 13 (2011-12, 2016-17, 2017-18), i 14 (2008- 09, 2009-10, 2013-14) e il massimo appunto di 15 dell’ultimo anno del quinquennio di Allegri. Adesso siamo a 11 e questo è un altro specchio della difficoltà della transizione verso il “sarrismo”. Segnano quasi sempre gli attaccanti, con il supporto dei difensori; hanno già fatto centro Chellini, De Ligt, Bonucci, Demiral e Danilo. All’appello mancano i gol dei centrocampisti, a parte Pjanic (3) e Ramsey (una). Bentancur è andato a segno in Coppa Italia; Matuidi in Champions, come lo stesso Ramsey e Bernardeschi. Rabiot e Khedira sono ancora a quota zero in tutte le competizioni. Il Corriere dello Sport
  5. La Juventus riscopre il jolly Cuadrado. È lui il Number Juan per capacità di adattamento. Il fedelissimo di Allegri, nonché fervente cattolico, è diventato in fretta un discepolo della dottrina calcistica di Sarri. Rintuzzate le ricche proposte arrivate in estate soprattutto dai cinesi dello Shanghai Shenhua, il colombiano si è confermato indispensabile. E lo sarà anche nei due big match contro Olympique Lione e Inter, in calendario dopo la trasferta di sabato in casa della Spal, dove Cuadrado potrebbe giocare soltanto part time. Alla Continassa, intanto, prosegue il recupero di Pjanic, mentre si è fermato Higuain a causa di una lieve lombalgia. Nella prima metà della stagione gli infortuni di Danilo e De Sciglio avevano riportato Cuadrado al vecchio mestiere di terzino destro, svolto con dedizione sostituendo la baionetta con lo scudo. «È arrivato alla Juve da attaccante esterno e ora si sta affermando da terzino dirompente. Juan Cuadrado è una gioia per gli occhi, ovunque si piazzi in campo», l’endorsement pubblicato dalla Juve a fine novembre, quando il trentunenne di Neco prolungò il suo contratto fino al 2022, con nuovo ingaggio da 5 milioni. «Ho imparato tanto — disse il jolly multiuso —, ma devo lavorare tantissimo sulla tattica per essere ancora più completo». I soliti problemi fisici di Douglas Costa, nonché la voglia di archiviare il 4-3-1-2 per tornare al 4-3-3, hanno spinto Sarri prima a bloccare la cessione di De Sciglio sul gong del mercato di gennaio e quindi ad avanzare Cuadrado nelle ultime due uscite di Coppa Italia e campionato tra centrocampo e attacco. È questa la sua comfort zone, se entrambi i gol della sua stagione sono arrivati nelle appena sei partite in cui ha giocato da esterno alto. L’ultimo centro domenica contro il Brescia, quando si è esibito anche sulla corsia sinistra — novità assoluta — e in alcune puntate offensive alla Douglas Costa, del quale è la migliore controfigura nel cast bianconero. A Cuadrado il compito dirifornire di palloni gli attaccanti spesso un po’ abbandonati a loro stessi, come ha sottolineato Sarri. Cuadrado è il quinto bianconero più impiegato dal suo vicino di casa Sarri — vivono nello stesso condominio della Crocetta, a pochi passi dalla vecchia sede della Juve—dopo Bonucci (2853), Ronaldo (2566), Pjanic (2545) e Alex Sandro (2444). Nessuno come Juan sa seminare oppure rincorrere gli avversari. Nessuno come lui può agire su tutta la corsia, da terzino, mezzala o attaccante esterno. Corriere di Torino
  6. Infatti l'articolo dice lo riporta dove è il posto che gli compete. Si parla di quello. P.s comunque, non mi pare che l'anno scorso giocasse proprio allo stesso modo... la porta la vedeva solo da lontano. Bisognerebbe essere un po' obiettivi.
  7. Giusto per specificare IL NUMERO 90 Gol in bianconero Con la maglia della Juve Paulo Dybala ha segnato 90 gol: è nella graduatoria dei migliori bomber bianconeri guidata da Del Piero (289) Edit: ho visto dopo che era in riferimento a quelli fatti con Allegrii.
  8. De Ligt, dovrà affrontare la Spal sotto diffida, con il rischio di squalifica per la supersfida con l'Inter da dover gestire. Un ulteriore esame di maturità per il centrale olandese, in netta crescita sotto il punto di vista del rendimento individuale da quando si è ripreso il posto da titolare, che ritroverà sabato in campionato al fianco di Rugani, a meno di nuove accelerate da parte di Chiellini. Rischio che De Ligt condivide anche con Cuadrado e Dybala, pure loro giocatori non facilmente sostituibili nello scacchiere tattico di Sarri. Detto del rischio giallo di De Ligt, c'è intanto un allarme rosso su cui si sta lavorando alla Continassa, ed è quello di una fase difensiva che prende gol come mai prima d'ora. Per quanto contro il Brescia la porta di Szczensy sia rimasta inviolata, anche solo guardando alla voce gol subiti del campionato viene fuori infatti come il conto della Juve sia assolutamente in rosso: già 23 reti incassate, praticamente quanto solitamente da queste parti si subiva in un intero campionato considerando come la media degli ultimi otto anni è di 24 gol subiti. Un problema affrontato e commentato così negli scorsi giorni dallo stesso Sarri: «Il problema della passività si risolve con più aggressività, non c'è un sistema difensivo che funziona senza attenzione e aggressività». Insomma, non è colpa della difesa o dei difensori, ma di tutta la squadra che in fase di non possesso non è ancora riuscita ad assimilare le richieste del Comandante, che proprio sotto questo aspetto ha provato (e sta provando) a mettere in atto la reale rivoluzione della sua gestione, considerando come negli ultimi trenta metri poi tutto passi letteralmente dai piedi dei suoi tenori. Ecco che la nuova e forse ultima svolta tattica arriva proprio per dar manforte a una difesa che a tratti è stata lasciata in balia di se stessa, con quel 4-3-3 dal sapor di 4-4-2 schiacciato in fase di non possesso confermato anche dopo l'infortunio di Douglas Costa con il rilancio di Cuadrado all'antico ruolo di attaccante esterno se necessario e un utilizzo più continuo di terzini di ruolo, magari più bloccati, come De Sciglio o Danilo insieme ad Alex Sandro. Il resto poi lo potrà fare il ritorno a tutti gli effetti di un leader come Chiellini. Intanto qualcosa andava cambiato, perché l'allarme rosso era scattato. E qualcosa anche o soprattutto in fase di non possesso, Sarri sta cambiando. Il Corriere dello Sport
  9. E' arrivato il momento di mettere la Joya al centro della fase offensiva, per sfruttare al meglio la sua fantasia, il suo estro, ma anche per ritrovare l’efficacia sotto porta di un tempo. Per Paulo inizia una nuova vita. Non più attaccante nel 4-3-1-2 e non più esterno nel tridente nobile definito “da bar” da Sarri: il suo posto nel nuovo scacchiere che ha in testa il tecnico bianconero è quello da falso nove. Una sorta di centravanti “agile”, dinamico, estroso. Perché alla Juve questo è il tempo delle scelte definitive, la stagione sta entrando nella fase calda e rinunciare al potenziale di Dybala sarebbe sbagliato. Già domenica scorsa contro il Brescia, con Ronaldo assente, Paulo ha avuto molta più libertà di movimento: è partito a sinistra nel tridente, ma spesso svariava su tutto il fronte d’attacco. E altrettanto di frequente arretrava per prendersi la palla: non è un caso che sia entrato in tutte le azioni più pericolose dei bianconeri, ritrovando tra l’altro la via del gol. E anche dal punto di vista della personalità si è fatto sentire visto che ha cercato di zittire sul nascere i fischi dei tifosi, infastiditi per una manovra poco efficace. Con Sarri, Dybala è tornato a fare l’attaccante, non più il centrocampista aggiunto come succedeva gli ultimi tempi con Allegri, con cui l’anno scorso era di fatto passato allo status di seconda linea, deprimendosi per un ruolo, quello di mezzala, non suo. «E’ un grandissimo giocatore - disse un paio di anni fa Max - ma poteva fare il centravanti quando era a Palermo, perché era una squadra che giocava a 50 metri dalla porta. Con la Juventus, che gioca a 20 metri dalla porta, è un ruolo che non può fare». Eppure anche con Sarri l’inizio non è stato facile visto che il tecnico toscano è partito con il tridente Ronaldo-Higuain-Douglas Costa. Poi, tra un esperimento e l’altro, in breve tempo i piani sono cambiati e il tecnico ora non vuole più rinunciare alla classe (e adesso anche alla forma) di Dybala. Sostenibilità tattica E in questo senso il prossimo rientro di Khedira potrebbe aiutare vista l’abilità del tedesco negli inserimenti in area, utilissimi quando la Joya viene a prendersi la palla sulla trequarti, lasciando il centro del l’area sguarnito. L’ultima versione di Dybala è stata quella dei giorni belli, probabilmente perché si sente di nuovo libero di seguire istinto e ispirazione. E’ sempre nel vivo del gioco, si diverte. Sarri, a differenza di Allegri, l’ha sempre visto attaccante e lui in questa stagione là davanti ha coperto tutti i ruoli, trequartista compreso. Ora, per il dieci, è arrivato il momento della libertà tattica. La Gazzetta dello Sport
  10. Emre Can non poteva giocare nella Juve. Per ragioni economiche, dicono, ma sul piano tecnico è complicato capire perché un centrocampista totale di quel livello fosse emarginato in un reparto che finora in questa stagione non ha certo entusiasmato. Prima di vederlo in diretta, in Champions, qualcuno poteva immaginare che la ragione fosse da rintracciare in uno stato di forma fisico ridotto, ma dopo Borussia-Psg anche questo dubbio è svanito. Emre Can ha giocato da padrone della sua nuova squadra che lo ha subito riconosciuto come il primo riferimento del gioco. Lanci, copertura, appoggi, ogni azione dei tedeschi partiva con una sua idea. Tecnicamente meglio di Matuidi, tatticamente più evoluto di Bentancur, complessivamente superiore a Rabiot e Ramsey e, se ci fermiamo a quest’ultimo periodo, anche a Pjanic. La storia che un giocatore come lui non può rientrare nel gioco di Sarri è una storiella che non sta in piedi. Nel centrocampo a tre può fare l’interno e anche il regista e se un giorno Sarri avesse immaginato un centrocampo a due, lo stesso: Emre Can e Matuidi, Emre Can e Pjanic, Emre Can e Rabiot. Il Borussia ha giocato meglio del Psg e il 2-1 gli va stretto. Prima di gennaio, il Borussia non sembrava così competitivo. La Juventus che stava trattando quel fenomeno di Haaland col Salisburgo, prima che i tedeschi glielo portassero via. Il costo totale stipendio a parte, ammonta a 45 milioni di euro, fra cartellino, premio per il giocatore e premio per il suo agente Raiola. Più o meno è la stessa cifra che la Juve ha investito per portare Kulusevski in bianconero nella prossima stagione. Ma Haaland era da considerare un fenomeno già prima della doppietta al Psg, col Salisburgo aveva già segnato 8 gol in Champions. Sarà il miglior centravanti puro dei prossimi 10 anni. Ancora una stagione, due stagioni di Ronaldo? Poi immaginatevi la coppia Dybala-Haaland nella Juve del futuro prossimo. Adesso se lo gode il Borussia. Che, se andasse avanti in Champions, saprebbe chi ringraziare. Il Corriere dello Sport
  11. Infatti, non si rendono conto che un centrocampista dev'essere veloce di pensiero, non di corsa fisica. Vedasi Modric e Pirlo, nessuno dei due è mai stato di corsa fisica... e come tutti sappiamo, sono stati due dei migliori al mondo. P.s Matuidi è uno che corre... e con tutto il rispetto, non mi sembra faccia meglio di un Khedira che corre poco. Giusto per fare un esempio.
  12. A differenza di chi lo deride, io sono fermamente convinta invece che la mancanza di Sami si è sentita e come. In molte partite le lacune a centrocampo sono state devastanti, e lui ci avrebbe fatto comodo, anche se per 70'. Giocatore di enorme qualità, peccato per i suoi infortuni. Speriamo perlomeno che regga (fisicamente) in tutto il resto della stagione... ci potrà essere di grande aiuto.
  13. Bernardeschi e Khedira di nuovo in gruppo. Sorrisi alla Continassa: Maurizio Sarri ritrova due pedine preziose per il rush finale della stagione. L’ex viola ha superato il problema al muscolo soleo della gamba destra che lo ha fermato due settimane fa in allenamento, facendogli saltare Verona, Milan e Brescia. Sì, perchè con l’intenzione di puntare sempre più con continuità sul tridente e con Douglas Costa ancora ai box, Bernardeschi può tornare nel suo ruolo naturale di esterno d’attacco, in cui ha sempre fatto bene in Nazionale e in cui è stato riportato nelle ultime due partite Cuadrado. Ma Federico può anche ritagliarsi uno spazio da mezzala, dove Sarri lo ha già provato. Capitolo Khedira: il tedesco si rivede addirittura in anticipo rispetto alle previsioni che lo volevano di nuovo a disposizione per i primi di marzo, dopo l’intervento al ginocchio sinistro di inizio dicembre. Sami ora sta lavorando per tornare al top come condizione fisica. Logico pensare che per lui il mirino sia puntato sulla gara di Lione. Il Corriere dello Sport
  14. BONUCCI OUT. Per la sfida con la Spal, Sarri ritrova Ronaldo e potrebbe dare seguito al tridente con Dybala e Cuadrado. A centrocampo mancherà Pjanic, che ieri ha effettuato un lavoro di fisioterapia per l’affaticamento all’adduttore destro: al suo posto toccherà a Bentancur. In difesa, non ci sarà lo squalificato Bonucci: probabile una nuova chance per Rugani accanto a De Ligt. Corriere dello Sport Sarà una Juventus grandi numeri, quella che sabato (ore 18) sul campo della Spal farà l’ultimo crash-test prima delle fondamentali sfide contro il Lione e l’Inter. Dopo una domenica trascorsa in pantofole e in famiglia a Lisbona, Cristiano Ronaldo è pronto a tagliare il sontuoso traguardo delle mille partite ufficiali da professionista sul prato, da lui mai calcato, di Ferrara. La cifra tonda comprende 164 match con la Nazionale maggiore portoghese e, contando la presenza al «Paolo Mazza», 836 gettoni con i club, con all’attivo ben 724 gol. Cristiano insegue quota 100, che non è la pensione ma il centesimo gol con il Portogallo (è a 99). Cristiano Ronaldo vuole eguagliare il primato personale di undici partite consecutive in gol, nella Liga spagnola, con il Real Madrid, da agosto a novembre 2014. E visto che un record tira spesso l’altro, come capitava all’astista Sergey Bubka e come sta capitando al suo erede Armand Duplantis, un gol permetterebbe a CR7 di entrare nella storia della Serie A. Il portoghese ha una serie aperta di dieci giornate consecutive a segno. Dietro l’angolo c’è il traguardo epocale di 11 in un singolo campionato tagliato soltanto da Batistuta e Quagliarella (con la Sam nella scorsa stagione, senza giocare una giornata proprio come CR7). Corsi e ricorsi. Nel successivo turno di Serie A, domenica 1o marzo allo Stadium, CR7 incrocerà l’Inter, la prima rivale affrontata in carriera, il 29 settembre 2002 con la maglia dello Sporting nei preliminari di Champions League. Ha messo nel mirino la sua presenza da professionista numero 1.088 invece Buffon, pronto a diventare primatista in Serie A timbrando il cartellino numero 648. Le apparizioni di SuperGigi, proprio come le sparizioni di CR7, sono concordate con Sarri, che sembrava già possibilista in merito a un impiego di Buffon domenica scorsa contro il Brescia. A Ferrara la Juve farà pochissimo turnover, ma potrebbe dare un turno di stop a Szczesny per averlo al meglio quattro giorni dopo nell’andata degli ottavi di Champions. Assente lo squalificato Bonucci, al centro della trincea ci saranno De Ligt (diffidato) e di nuovo Rugani, mentre il recuperato Chiellini ha già messo nel mirino il Lione. Idem un altro big appena uscito dall’infermeria, Khedira, ieri tornato a lavorare in gruppo: il tedesco non vuole perdersi l’andata degli ottavi di Champions, che cadrà tre mesi esatti dopo la sua ultima apparizione contro l’Atletico Madrid. Ma il primatista Buffon sta già puntando altre vette inesplorate. Corriere di Torino
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