Carissimo, innanzitutto colgo l’occasione per ringraziarti. Sei stato il primo a darmi una valutazione dopo uno dei post che feci dopo la registrazione a VS. Di fatto mi hai sdoganato e non considerato un troll. La UEFA nasce nel 1954 per iniziative delle Federazioni francese, italiana e belga (cit. da Wikipedia). Quindi sino al 1954 non si disputavano incontri internazionali tra club? Si, ma solo amichevoli, mentre si disputavano i campionati del mondo per nazionali. In Europa c’erano state la Mitropa Cup , per squadre di club, e la coppa internazionale, per nazionali. Competizioni che coinvolgevano generalmente squadre italiane, austriache, ungheresi , forse, ma non sono sicuro tedesche. Nel 1955 si disputa la prima Coppa dei Campioni, nel 1958 la prima Coppa delle Fiere e dopo ancora la prima Coppa delle Coppe. Nel 1960 il primo campionato d’Europa per nazioni, intitolato ad Henry Delaunay, francese, primo segretario della Uefa. Sicuramente in quei tempi era necessario un coordinamento. Da allora le condizioni sono cambiate. La televisione ha preso il sopravvento. Sino alla fine degli anni 50 gli unici riflessi filmati del campionato italiano erano quelli della settimana INCOM al cinema. Non sono certo, ma della vittoriosa cavalcata del Milan nel 1963 in coppa dei campioni credo la Rai abbia trasmesso solo la finale di Wembley. Per dire, la Bundesliga diventa un campionato a girone unico nel 1964. Il calcio non era business; le società tiravano avanti con gli incassi. Il primo sponsor arriva in Italia nel 1980, mi pare, a Udine. Ed anche allora fu scandalo. Incredibile come il mondo del calcio e tanti suoi tifosi siano refrattari ai cambiamenti. Oggi il mondo è globalizzato. E’ vero che in Asia ci sono tanti tifosi di squadre europee. E’ vero che ormai si guarda al mercato globale. E’ vero che i famosi presidenti “ricchi scemi” non esistono più. E’ anche vero che non si può fermare il tempo. Ed il tempo a volte richiede delle vittime . La cessione di Viri Rosetta dalla Pro Vercelli alla Juventus di fatto sancì l’inizio del professionismo e l’uscita dei vercellesi dal calcio che conta. E’ successo. Punto. L’ abolizione del vincolo ha spostato gli equilibri verso le società più facoltose. La legge Bosman ha ulteriormente avvantaggiato chi già era in posizioni di privilegio. Ma per mantenere il privilegio occorre aumentare i costi. Ora chi gestisce le società più importanti ha capito che a loro resta il rischio di impresa ed altri invece fanno cassa, con un ritorno economico che è legato a risultati, per l’ottenimento dei quali occorre fare investimenti sempre più importanti. Il Leicester che vince il titolo e va in CL fa cassa, vende i migliori e retrocede. Lo stesso capiterebbe a quelle che vengono citate come eccellenze gestionali, l’Atalanta ieri, l’Udinese l’altro ieri, il Chievo una settimana fa. Tutte parteciperebbero alla CL , andrebbero più o meno avanti e poi andrebbero a monetizzare e ripartirebbero daccapo. Non sono loro a “ rendere appetitoso il piatto”. Il piatto è costituito dalla presenza di quella ventina di società che hanno seguito, blasone, tradizione. E molte di queste stanno dicendo “Vogliamo essere noi a gestire direttamente gli introiti”. Probabilmente oggi il coordinamento non serve più. Ma , ribadisco, il mondo del calcio non ama i cambiamenti, quanto meno non li ama chi parassita l’attività.