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Anastasi 9

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  1. Siamo oltre il tifo, qui siamo alla psicosi degenerativa. Se rocchi dovesse ammettere di averli favoriti sarebbero capaci di non capire quello che è successo e dí chiedere i danni. Non è più calcio, è psichiatria d'urgenza
  2. Per anni ci hanno spiegato che il "male" era stato estirpato nel 2006, quando la “giustizia” sportiva ci fece a pezzi per "sentito dire" e contatti telefonici che, anni dopo, scoprimmo essere comuni a tutti (anzi, qualcuno spingeva molto di più...). Mentre noi pagavamo con la B e lo scippo degli scudetti altri si cucivano addosso il titolo di "onesti" per grazia ricevuta e prescrizioni tempestive. Oggi leggiamo di Rocchi e di frode sportiva. Ma la domanda che mi faccio è: se al posto di Rocchi ci fosse un nostro dirigente , a quest'ora avremmo già i processi mediatici e le richieste di radiazione? Invece, scommettiamo che la narrazione sarà quella del "caso isolato" o della "mela marcia" anche se si tratta del designatore? Negli ultimi anni abbiamo subito penalizzazioni a campionato in corso per un "reato" — quello delle plusvalenze — che è diventato tale solo per noi. Un metodo usato da tutti, ma evaporato per gli altri.Siamo stati il laboratorio della giustizia sportiva, mentre a Milano si passava sopra a debiti, passaggi di proprietà nebulosi e situazioni che avrebbero fatto tremare qualunque altra società. Non festeggiamo per le indagini su Rocchi, perché sappiamo che il fango, in Italia, scivola via velocemente se non colpisce Torino. D'altronde, la storia parla chiaro. Siamo quelli che devono sentirsi in colpa da quarant'anni per un fuorigioco millimetrico, quando poi scopriamo — per bocca di Carlo Sassi — che la moviola sul gol di Turone fu manipolata per creare il mito della Juve che ruba. E mentre a noi contavano i peli nell'uovo, c’era chi falsificava passaporti cavandosela con una pacca sulla spalla, o chi oggi vede le proprie curve infiltrate dalla malavita senza che la FIGC muova un dito con la stessa ferocia usata contro di noi ai tempi dell'inchiesta Alto Piemonte. Lì fummo messi alla gogna, altrove si parla di "società danneggiate" o "vittime". È il solito spartito: quando c'è da colpire la Juve, la giustizia è un fulmine; quando si tratta degli altri, diventa una tartaruga che aspetta la prescrizione. Questa notizia su Rocchi è solo l'ultimo capitolo di un libro che abbiamo già letto. Io non mi aspetto né verità né giustizia da questo sistema. Anche se spero sempre che, prima o poi, i nodi tornino al pettine. Fino alla fine.
  3. Secondo me dobbiamo distinguere tra la forza bruta dei trofei e il genio della rivoluzione tattica. Il Real Madrid degli anni cinquanta rimane il punto di riferimento per la pura dominanza, una squadra che ha trasformato la Coppa dei Campioni nel proprio giardino privato, seguita da quel Bayern Monaco degli anni settanta che con la sua solidità non lasciava spazio a interpretazioni. In quegli stessi anni, e fino ai primi ottanta, il Liverpool ha rappresentato l'apice del pragmatismo. Tuttavia, se parliamo di evoluzione della specie, l'Ajax degli anni settanta e il Barcellona di Guardiola non sono semplici squadre, ma capitoli di un trattato di filosofia. L'Ajax ha letteralmente inventato lo spazio moderno con il calcio totale, rompendo le catene dei ruoli fissi e costringendo il mondo a ripensare l'atletismo e la tecnica. Senza quella scintilla, il Barcellona degli anni duemila non avrebbe mai potuto perfezionare il suo dominio basato sul possesso ipnotico, portando l'innovazione tattica a un livello di sofisticatezza quasi artistica. Potremmo aggiungere alla lista degli innovatori anche il Milan di fine anni ottanta, che ha introdotto il pressing sistematico e una difesa a zona che ha cambiato per sempre i ritmi di gioco in Europa. In sostanza, ci sono squadre che hanno vinto tutto lasciando il segno nell'albo d'oro e squadre che hanno vinto tutto lasciando il segno nella mente di ogni allenatore venuto dopo di loro. Devo ammettere, con grande dolore, che per quanto la Juventus sia stata un gigante, fatica a trovare posto in questa ristrettissima élite. Forse il dolore più grande è che tra la Juventus di Lippi e la leggenda assoluta ci siano stati soltanto novanta minuti, quelli persi nelle finali
  4. Ad integrazione di ciò che hai scritto cito quello riportato nella sua autobiografia: “La Juventus era una squadra che non avevo mai amato e che probabilmente non amerò mai anche per l'accoglienza che qualche mente superiore mi riserva ogni volta che torno. Per me è sempre stata una rivale. Non mi sono mai sentito a casa, mi sembrava di essere l'ingranaggio di una grande azienda”
  5. Si perderà in una “silva oscura”
  6. Cmq sono d’accordo con @MisterD. …sfinter , con la minuscola, mi sembra la più appropriata
  7. Si, anche se l’ho scritto male l’aggettivo era riferito alla prestazione del reparto nel suo insieme
  8. Probabilmente ciò che sto per scrivere sarà già stato detto da altri; nondimeno, mi permetto di aggiungere due brevi considerazioni sulla serata di ieri. Tralascio l’aspetto degli errori individuali – Zhegrova, Thuram, Boga – e, più in generale, il valore complessivo della rosa. E sorvolo anche sul fatto di aver disputato più di mezza qualificazione in inferiorità numerica, perché ormai le decisioni arbitrali contro di noi non sono più semplici provvedimenti disciplinari, bensì atti politici – e questo da tempo, in Italia come in Europa. In un simile contesto diventa arduo impostare un ragionamento tecnico-tattico sereno. Eppure, proprio sul piano tecnico, qualcosa si è visto. Il 4-3-3, forse, ha consentito una migliore circolazione del pallone tra le linee. La pressione mantenuta in inferiorità numerica mi ha sinceramente impressionato per intensità e coraggio. Per lunghi tratti la nostra catena di sinistra ha funzionato benissimo, con Thuram, guastatore sopraffino, in serata di grazia. Condivido pienamente quanto scritto da @jouvans e @tantra sulla linea mediana: Locatelli–Thuram–Koopmeiners hanno offerto un’esibizione sontuosa. McKennie è stato semplicemente monumentale (e forse Cambiaso farebbe bene a osservare con attenzione come si interpreta il ruolo di terzino a certi livelli), così come Locatelli: mostruoso. Ho letto critiche a Spalletti per i cambi, ma non sono d’accordo: chi è uscito era esausto, e la partita aveva chiesto un dispendio fisico fuori dal comune. E tuttavia, è proprio questo il punto che mi lascia più amareggiato. Non mi piace che la mia squadra arrivi a giocare con quella veemenza disperata dettata dall’urgenza del momento. Quando si è costretti a rincorrere con tale furia, significa che in precedenza si sono commessi errori sostanziali. E infatti, la qualificazione l’abbiamo persa a Istanbul. Qualcuno saprebbe spiegare come sia possibile che una squadra mostri volti così diversi nel giro di pochi giorni? Prestazioni schizofreniche: San Siro, Istanbul, Como… un’alternanza che disorienta e logora. Confesso di non aver esultato neppure sul tre a zero. Era come se fosse scritto che il consueto karma negativo, che in questo torneo sembra accompagnarci con puntualità quasi scientifica, si sarebbe manifestato sotto forma di errore, di stanchezza, di un ulteriore episodio arbitrale. Infine: Conceição non mi ha convinto. Lo trovo spesso fumoso, incline a giocare per conto proprio. Il che potrebbe persino starmi bene, se ogni tanto avesse la cortesia di scaraventare il pallone in rete. Resta il rammarico profondo. Perché si è visto carattere, qualità, persino grandezza. Ma, ancora una volta, non è bastato
  9. Anastasi 9

    Juventus - Galatasaray 3-2 dts, commenti post partita

    Ragazzi, la verità? Fa meno male di altre volte. E forse è proprio questo che mi fa riflettere. Me lo sentivo. In qualche modo sapevo che sarebbe finita così, perché in questa maledetta coppa per noi sembra esserci una sorta di karma negativo che si ripete ciclicamente. Non è solo la partita di stasera. È la sensazione costante che, quando si arriva al momento decisivo, qualcosa gira sempre storto. Episodi dubbi, decisioni discutibili, dettagli che in Europa, ma anche in Italia, eh, raramente pendono dalla nostra parte. E a forza di vederlo succedere, ti abitui al sospetto che diventa certezza. Ti prepari al colpo prima ancora che arrivi. La Juve avrà anche le sue colpe, perché in campo ci vanno i giocatori e gli errori li facciamo. Ma non possiamo continuare a far finta che tutto sia solo tecnico o tattico. In Europa contiamo zero politicamente. Zero. E purtroppo il calcio moderno è sempre meno romanticismo e sempre più equilibri di potere. Oggi il calcio è politica, è finanza, sono alleanze e pesi specifici nei palazzi che contano. E noi, piaccia o no, in questo momento non ne abbiamo. E quando non hai peso fuori dal campo, lo paghi dentro. Resta l’amarezza di vedere una società che deve tornare non solo forte sportivamente, ma anche rispettata e influente dove si decide il futuro di queste competizioni. Altrimenti il “karma” europeo continuerà a colpirci. E noi continueremo a raccontarci che è colpa di questo, o di quello, o della sfortuna.
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