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  1. superfabietto

    Dybala e il dribbling: evoluzione

    Da sempre curioso di spulciare, catalogare, confrontare i numeri ho incrociato un pò di dati su Paulo Dybala. Le statistiche, di tiri, falli fatti/subiti, passaggi, sono più o meno in linea senza grossi scostamenti con gli anni (bianconeri) passati... Quello che balza all'occhio sono i dribbling. Per farvela breve, considerando i minuti giocati in stagione 1645, Dybala ha una media di dribbling tentati pari a 3,61 ogni novanta minuti. Riusciti 1,97. % Dribbling riusciti sul totale 55% circa. Considerando le stagioni precedenti (totale minuti 8855, partite effettive circa 98 ...minuti:90) i dribbling tentati erano 4,52 a partita...E i dribbling riusciti 2,99. Uno scarto percentuale tra dribbling riusciti stagioni scorse, e dribbling riusciti stagione in corso che supera il 50%... In pratica 1 dribbling riuscito in meno a partita. Per curiosità, e avere un termine di paragone, facendo lo stesso discorso per Douglas Costa, i dribbling riusciti sono con medie praticamente identiche nei due anni bianconeri. Oltre 5 dribbling riusciti a partita. A voi per commenti e interpretazioni.. A cura di: Fabio Franco
  2. Douglas Costa, esterno d'attacco della Juventus, ha parlato dopo la vittoria per 2-1 contro il Parma al Tardini, ai microfoni di Sky Sport:LA PARTITA - "Credo che è importante entrare in campo motivato e dare il proprio contributo al massimo. I tre punti sono la cosa più importante di oggi".RUOLO IN CAMPO - "Sono entrato dalla panchina per dare soluzioni nuove alla squadra, mi trovo bene con tutti".MERITI PASSATI - "Grande merito di Lucescu per la mia carriera".RONALDO - "Ronaldo sa che è un nuovo campionato, sa che la squadra ha bisogno di lui (CR7). La cosa più importante sono i tre punti". Fonte: Il Bianconero.com
  3. Estratto intervista a Douglas Costa dalla Gazzetta dello Sport: “Nei primi mesi non sono riuscito a esprimermi sui soliti livelli. Poi sono progredito anche se devo migliorare in zona-gol. La verità è che ho sempre preteso molto da me stesso, e continuo a farlo. Il più bel complimento ricevuto? La cosa più bella è che mi reputino all’altezza della Juve. E’ stato un anno particolare con molti alti e bassi, situazioni favorevoli in cui la Juve poteva prendere un buon margine di vantaggio sulla seconda e altri in cui la Juve si è trovata a inseguire. E’ un gruppo molto compatto e impermeabile, che non fa uscire niente e non si lascia influenzare da ciò che succede all’esterno. Ecco, oltre alla forza della squadra, il nostro segreto. Nella mia carriera ho già vinto 7 campionati grazie al futsal e alla fede in Dio. Anche da piccolino nella mia fascia d’età non c’è mai stato nessuno è più veloce di me. Se la Juve diventerà campione sarà perché c’è un’unione straordinaria. Ho 13 tatuaggi: se vinciamo ne aggiungo uno. Non sono sorpreso da tutte le polemiche susseguenti a Inter-Juventus, sono abituato, perché le stesse cose succedono anche in Brasile e altrove. Dybala mi ha accolto alla Juve come se mi conoscesse da sempre, assieme ad Alex Sandro mi ha aiutato nell’inserimento e soprattutto mi ha convinto che avevo le qualità per poter stare in questo gruppo e far la differenza. Sono molto amico anche di Higuain. Coppa Italia? Milan di qualità, Juve di campioni.(...) Fonte: La Gazzetta dello Sport
  4. E' stato il guizzo che ha definitivamente messo a tacere le velleità dei beneventani che meditavano sulla possibilità di una terza rimonta sugli juventini. Il brasiliano, che in 25 minuti s'era quasi fatto più ragionatore che profittatore delle debolezze altrui, ha sigillato la partita con un sinistro a giro dalla distanza, seguìto a un afrodisiaco dribbling su due sagome giallorosse piazzatesi lì, a mo' di chicane. Gli è bastato un pallone, insomma, per tatuare la vittoria sulla pelle della Juventus. E se in 38 partite stagionali le reti di Douglas sono soltanto 4, beh, allora Max aveva ragione: il sudamericano ci provi di più. Allora, solo allora, saranno scintille in bianconero, lacrime e sangue per gli altri. Non segnava, l'ex Bayern, dal 22 gennaio, al Genoa, firma decisiva quella sera post sosta. «Sono felice per il risultato e per il gol, ce n'era bisogno - ha sorriso in mista -. E’ vero, Allegri mi chiede di cercare la rete con più convinzione e adesso anch’io penso di dover tirare di più verso la porta. Se questo è il mio gol più bello? No, al Bayern ogni tanto li facevo così, però ne ho segnati anche di migliori...». Poi, proiettato a mercoledì, alla sera dei miracoli da cercare e da meritarsi al Bernabeu: «A Madrid sarà una partita difficile, ma tenteremo il tutto per tutto. Finché c’è la speranza noi proveremo. Meno tre allo “sbarco” al miedo escenico, di fronte i pluricampioni continentali del Real. E con la rabbia e la carica che si son viste qua e là a Benevento, chissà cosa potrà succedere. Douglas, per rimanere in tema, s'aspetta di avere il posto fisso per tentare ciò che appare impossibile. Fonte: Tuttosport
  5. Douglas Costa ha educato quel pallone in mezzo al campo con movimento petto­ spalla, direzione Khedira, poi Lichtsteiner e da lì è stato edificato il rigore (generoso) che porta la Juve alla quarta finale di Coppa Italia di fila. Un traguardo sedotto, sudato e ammaestrato pure quello. Con faticaccia annessa. Douglas, del resto, è quello che ama fare gli straordinari: senza Bernardeschi, Higuain e Dybala è lui che ha dovuto stringere i denti. Se n’è andato dalla Baviera perché credevano in lui ma a corrente alternata: veniva infilato quando la partita era un pastone senza arte né parte. Muovila tu. Inventa tu. Troppo a strappi la sua vita al Bayern Monaco. Così, Allegri lo ha richiesto espressamente e l’ad Marotta ha trattato. La Juve pagò subito 6 milioni al Bayern per quello che chiamano Flash, più 40 da pagare in due esercizi più un eventuale altro milione «al verificarsi di determinate condizioni». Oggi li vale tutti, Costa, quei 47 milioni totali. Costa che in Inghilterra definirebbero perennemente «on fire», infuocato. Lo chiamano Flash perché è veloce come un lampo, perché lui stesso si era rasato una saetta su un lato della testa, perché lo vedi com’è: squarcia le gare, accelera e decelera, fa quasi tutto col sinistro e protegge la palla come pochi, esce da un cespuglio fatto da tre avversari, o gli fai fallo o lo perdi. Per lui, ieri sera, anche una traversa cercando l’angolo più lontano. Lui che ha una bussola tatuata sulla pelle, che ha segnato il suo primo gol decisivo in magliaJuve contro il Torino il 3 gennaio in Coppa Italia e che ieri è stato il top per dribbling positivi (il 100%): del resto, ha sempre la spina attaccata. Perché DC significa anche «Direct Current». Corrente continua. Attenti alla scossa. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  6. L'uomo dei mille dribbling ha colpito ancora. La Juventus era andata in vacanza felice grazie allo strappo con cui Douglas Costa aveva servito l'assist a Bernardeschi per l'1-0 di Cagliari e dalla sosta è ripartita allo stesso modo, trascinata dall'ex Bayern. Stavolta ha spaccato la partita in avvio, proprio come da piani allegriani, segnando lui stesso: prima vincendo un contrasto e poi andando a ricevere il passaggio millimetrico di Mandzukic davanti al portiere del Genoa Perin. «Un gol molto importante - ha detto Douglas Costa a fine gara - perché è stato d'aiuto per la vittoria della squadra. Sì, nel secondo tempo abbiamo sofferto un po’, ma l'importante è non aver preso gol e aver vinto. Bella risposta al Napoli? No, noi dobbiamo pensare a noi stessi e andare avanti con i nostri programmi». Programmi di cui Douglas Costa è sempre più protagonista. Come sussurra qualcuno: se non siamo di fronte a un Dani Alves bis, è comunque un film molto simile quello del numero 11 juventino. I punti in comune sono diversi. Dani Alves, pur avendo vinto tutto e più volte col Barcellona, impiegò mezza stagione per ambientarsi nel calcio italiano e inserirsi nella Juventus, di cui poi è stato assoluto protagonista nel finale. Douglas Costa, brasiliano più europeo, ha faticato, ma alla fine ci ha messo pure meno dell'illustre connazionale per decollare. Massimiliano Allegri lo ha prima voluto, poi difeso. E adesso, vista l'assenza di Paulo Dybala per infortunio, se lo gode in tutta la sua efficace bellezza. La qualità di Douglas Costa, abile come pochi a saltare l'uomo, non si scopre oggi, piuttosto le lezioni tattiche di Vinovo lo hanno completato. Negli ultimi metri è sempre il giocatore devastante esploso con Pep Guardiola al Bayern, ma in fase di non possesso è molto più quadrato. Tanto da aver fatto ricredere anche coloro che, un po' frettolosamente e con grande superficialità, lo avevano bollato come un giocoliere scartato dai campioni di Germania. Fonte: Tuttosport
  7. Dopo l'harakiri operato in terra bergamasca, la Juventus si rituffa nel campionato di Serie A ricevendo la Lazio di Simone Inzaghi all'Allianz Stadium. Massimiliano Allegri per l'occasione rivede la sua Juve non solo nel modulo ma anche negli uomini: a riposo i rientranti dai viaggi intercontinentali (eccezion fatta per Bentancur) e 433 che rileva l'ormai canonico 4411. Forse memore della finale di Supercoppa, il tecnico toscano preferisce presidiare la zona centrale del campo con più uomini per meglio contrapporsi alla fisicità e alla rapidità di scambi dei 3 offensivi biancocelesti, che hanno in un ritrovato Luis Alberto l'uomo più bravo a galleggiare tra le linee e ad interconnettersi con i compagni di reparto. Verosimilmente, anche lo stato di forma precario di un rientrante Khedira, leggasi altresì minore capacità di poter occupare rapidamente larghe porzioni di campo, ha contribuito a spostare la decisione su un centrocampo più denso con l'inserimento di Bentancur, nonostante l'ex Boca (così come Dybala, Sandro e Cuadrado) fosse rientrato appena 36 ore prima del match. Per quanto l'idea di Allegri possa sembrare coerente con una valutazione globale, in campo le cose non sono andate propriamente per come si desiderava. Senza due fari tecnici come Pjanic e Dybala, la palla ha viaggiato a velocità troppo basse per poter smuovere in maniera concreta il 532 di Inzaghi in non possesso e Bentancur, chiamato a rilevare il compito di Pjanic, poche volte è riuscito a svincolarsi dallo schermo di Luis Alberto e ad offrire una soluzione di passaggio a Barzagli e Chiellini, sicché in definitiva la prima impostazione è stata quasi sempre nelle mani (o meglio, nei piedi) dei due senatori bianconeri, con la diretta conseguenza che più volte la sfera ha ristagnato tra i difensori che, infine, sono stati costretti a cercare l'appoggio sulle punte tramite lancio lungo o, nella figura di Chiellini, provare soluzioni personali nella metà campo avversaria. Una delle colpe più gravi a carico dei bianconeri è non esser riusciti mai a creare i presupposti per scatenare la pericolosità di Douglas Costa: il brasiliano, mortifero nell'uno contro uno, ha dovuto convivere con un contesto che sicuramente poco si sposa con le sue caratteristiche ed attitudini. Troppe volte si è trovato a 60 metri dalla porta avversaria a ricevere palla, difficile esser pericolosi in queste condizioni per un giocatore come lui; Lichtsteiner non si è mai sovrapposto per spezzare il raddoppio e liberargli l'uomo contro uomo, anzi molte volte lo svizzero ha portato (piuttosto che passato) la palla a Douglas, con la conseguenza di avergli portato anche un altro uomo addosso; altra sbavatura concettuale del 26 bianconero risiede nel fatto che spesso si è portato sulla stessa altezza del brasiliano costringendolo a venire dentro il campo, ovvero ingabbiarlo nell'imbuto biancoceleste formato da 6 uomini in zona centrale. Se la fascia destra piange, la fascia sinistra di certo non ride. Mandzukic ed Asamoah non riescono mai ad interfacciarsi con costanza, il croato (in un a lui insolito stato di appannamento mentale) è molto distante dal terzino ghanese e guadagna il centro dell'area con troppo anticipo, con la conseguenza di lasciare Asamoah isolato sulla fascia a confrontarsi con due avversari. Il gol dell'1-0 arriva forse nell'unico momento in cui la catena di sinistra ha un link ottimale tra gli interpreti: l'inserimento di Matuidi porta via Parolo liberando la zona centrale per la percussione di Asamoah che guadagna metri e serve Mandzukic sulla sinistra; la corsa di Matuidi intanto ha impegnato l'uscita di Bastos, cosicché Asamoah ha la possibilità di sovrapporsi e, sfruttando il ritardo del numero 15 laziale, può raccogliere il suggerimento del compagno croato che, in uno dei suoi pochi momenti più lucidi nell'intera gara fa passare la palla tra due avversari; De Vrji e Radu collassano troppo frettolosamente a ridosso della propria porta liberando lo spazio per la ricezione di un Khedira che in quel momento aveva guadagnato il centro dell'area. https://youtu.be/uYerH2A75xM Una traversa ai limiti del razionale di Higuain, che va in pressione su rinvio di Strakosha, tiene a galla la Lazio che emerge definitivamente nei primi minuti della ripresa, quando con due azioni analoghe confeziona l'1-2 momentaneo e definitivo in seguito all'errore di Dybala dagli undici metri. In occasione del pareggio, Lucas Leiva riceve palla a limite della sua area e la conduce fino a centrocampo senza alcuna opposizione; Khedira e Bentancur si spartiscono la porzione di campo cercando di offrire schermo ma lasciano scoperto un corridoio con cui Leiva può imbucare Immobile: una volta che il pallone filtra, la Juventus è in balia del carnefice. Milinkovic e Alberto sono infatti già alle spalle dei centrocampisti bianconeri, Lichtsteiner è troppo alto rispetto all'effettivo pericolo offerto da Lulic, questo obbliga Barzagli ad assumere una posizione in uscita su Milinkovic; il tracciante di Leiva su Immobile, però, mette fuori causa il numero 15 della Juve che verrà preso in mezzo dal dai-e-vai e si vedrà tagliato fuori da Immobile che può attaccare lo spazio lasciato scoperto proprio dall'uscita del difensore. https://youtu.be/24zZDfvhZzM L'azione da cui nasce il rigore e, dunque, il vantaggio laziale è del tutto analoga. De Vrji può portare palla nella metà campo juventina senza impedimenti avversari, Matuidi è in pressione su Parolo e Khedira conserva una posizione inconcludente ai fini dell'ostacolo all'avversario, in quanto non sta marcando nessuno nè tanto meno sta chiudendo linee di passaggio pericolose, anzi l'unico effetto è quello di lasciare al solo Bentancur la copertura dell'intera zona centrale a protezione della difesa; Luis Alberto esce dalla marcatura di Chiellini offrendo una soluzione tra le linee che taglia fuori Bentancur (e quindi, per quanto detto precedentemente, tutto il centrocampo) e viene tempestivamente servito dal compagno olandese; con Chiellini pronto all'anticipo, Barzagli avrebbe dovuto coprire la profondità anticipando la corsa del centravanti laziale, tuttavia La Roccia si concentra sulla palla perdendo lo scatto di Immobile, il quale a questo punto ha il corridoio libero per presentarsi di fronte a Buffon e guadagnare, con esperienza, il calcio di rigore. https://youtu.be/AgyO9Xcj5nQ Dopo Bergamo dunque, i bianconeri raccolgono un'altra delusione cocente al termine di due prestazioni costituite da alti (pochi) e bassi (tanti, pure troppi). Gli infortuni di uomini centrali nel progetto tecnico (leggasi Pjanic, probabilmente l'unica vera pedina insostituibile nello scacchiere bianconero) e le Nazionali che hanno tolto qualcosa a livello fisico ai molti convocati possono essere sì un attenuante ma non un alibi. Senz'altro Allegri e gli uomini in campo sono chiamati ad offrire qualcosa di diverso in proiezione futura, perchè in avanti stanno correndo. Qualcuno disse "Siamo all'inferno adesso signori miei. Credetemi. E possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi, oppure aprirci la strada lottando verso la luce": ecco, magari all'inferno non ci siamo ancora...però di schiaffi anche basta adesso... Th3 Joker Claudio G.
  8. Torino, 16/9/2017: Douglas Costa vs Cuadrado, Geniali, folli e diversi, la Juve ha ora due spaccapartite. Allegri può sfruttare le qualità di entrambi. Dicono siano doppioni, ma Douglas Costa e Juan Cuadrado di uguale hanno solo una missione: spaccare le partite. Nonostante il ruolo sia lo stesso (ala) e le zone del campo simili, il colombiano e il brasiliano sono come due armi diverse uno è micidiale a campo aperto, l'altro nello stretto. Cuadrado è un treno: ha bisogno di spazi lunghi per scatenare tutti i suoi cavalli più abituato ad "arare" tutta la fascia destra garandendo una maggiore presenza fisica anche in copertura. L'ex Bayern Monaco è il turbo: dotato di un sinistro pericoloso e di uno scatto super, è un esterno a trazione interiore. Mister Allegri è come se avesse due applicazioni alternative: una efficace per certi momenti, una per altri. Può sfruttare le qualità differenti dei due, che sono i migliori alleati degli attaccanti. Fonte: Tuttosport
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