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  1. Sabato senza diretta Rai Sport e crollo degli ascolti con gli streaming. E' questa la promozione tanto decantata? Il dimissionario presidente della FIGC, in passato, ha più volte dichiarato che il calcio femminile dispone di 500.000 € ogni anno per la propria promozione. Importo che sembra non sia mai stato utilizzato soprattutto per la mancanza di sintonia tra le parti che dovevano e dovrebbero avere a cuore le sorti del femminile. Nemmeno la istituzione della famosa "Commissione federale per lo sviluppo del calcio femminile" e il relativo "Comitato esecutivo" con autorità a intervenire, deliberare e sviluppare le strategie per lo sviluppo del movimento femminile è riuscito a utilizzare tale somma che viene così sprecata ogni anno e rimane nelle casse della FIGC (a meno che non sia stata annullata). Inoltre, sembra che, per questa stagione, il name sponsor " I dolci sapori" abbia versato nelle casse della LND-DCF la somma di altri 500.000 € (fonte Repubblica.it http://www.repubblic...nde_-174842720/). Tutto questo, mentre dal Dipartimento fioccano risposte negative (per mancanza di soldi) alle richieste presentate dalla nostra testata e da altri siti che si occupano di promuovere il calcio femminile e che, giustamente, chiedono un minimo di supporto per realizzare le iniziative. In questo inizio stagione la LND ha puntato molto sullo streaming e, nonostante esso sia di ottima qualità, gli ascolti registrati non hanno mai superato le 3.000 persone (Nazionale). Contro i 90.000 ascolti registrati da Auditel in occasione della partita Juventus - Fiorentina (500.000 contatti). Se poi prendiamo l'ultimo streaming Fimauto-Tavagnacco gli ascolti non hanno mai sfiorato le 200 persone. Questi dati ci mostrano quanto la TV e Rai Sport siano più influenti nella promozione del nostro calcio in confronto dello streaming che diventa un costo supportato (inutilmente) solo per pochi. Non sarebbe meglio annullare lo streaming e fare solo dirette Rai Sport? Scarso risulta essere il seguito degli streaming realizzati dalle società, spesso disturbato dalle connessioni italiane (altro che superveloci) di bassa qualità che allontanano anche gli sportivi più fedeli. Non nascondiamoci dietro ad un dito: lo streaming non è seguito! Brescia - Res Roma non ha toccato le 100 persone ma almeno la qualità è buona; Ravenna - Juventus, superava le 250 ma la qualità della connessione ha bloccato la trasmissione; Fiorentina - Mozzanica non è iniziata, tra la delusione di tutti. Va detto che di solito violachannel.it trasmette delle ottime dirette. Sono arrivato alla convinzione che il calcio femminile interessi di più a chi non lo conosce che non al movimento stesso ma è importante realizzarlo. Il mio consiglio, disinteressato, è di fare gli streaming sulla piattaforma mycujoo.tv, utilizzata dal Brescia e dalla nostra redazione in occasione del Corso per addetti stampa. Basta una telecamera, un hardware e una chiavetta 4g per fare dirette da sballo con la possibilità di creare facilmente gli highlights in diretta. Tale piattaforma è completamente gratuita. Che fine ha fatto il tesoretto che potrebbe servire a promuovere il calcio femminile in TV? Questa domanda la porgo al nuovo consiglio del Dipartimento e alla stimata Coordinatrice Sonia Pessotto sperando che faccia chiarezza su questa vicenda. Il tesoretto è annualmente a disposizione? Se sì, come è stato impiegato finora? Oppure non è mai stato utilizzato? La peggiore delle ipotesi: non è stato rinnovato? Se così fosse, spero di no, la FIGC, dopo aver passato la palla alle società professionistiche, se ne sta lavando le mani? Abbiamo visto che dati certi alla mano che il calcio femminile in TV è un successo e, nonostante non sia per niente pubblicizzato sta riscuotendo gli ascolti della Serie B maschile... Perchè non puntare su questi dati per coinvolgere nuovi sponsor e tifosi? Walter Pettinati calciodonne.it
  2. Fonte: Libero Urgono le scuse e un cambio di rotta MILANO, 25 marzo 2017 - Morale della favola: c’è molto Uva e poca volpe nella sciagurata uscita del direttore generale della Federcalcio a proposito dell’inchiesta sui rapporti tra Juve e ultrà. E’ noto che il nostro uomo si compiace spesso della propria arguzia, infatti dal tono assertivo parrebbe che il suo sia stato un discorso ponderato. Ebbene, è proprio questo che lo rende ingiustificabile. Ciò detto resta difficile comprendere quale ragione abbia spinto un dirigente assai navigato a inoltrarsi serenamente su un sentiero tanto impervio. E a pestare, per dirla in volgare ma non troppo, una * così vistosa. L’intervista televisiva con cui delegittima la Commissione parlamentare antimafia, e implicitamente la procura federale, accusandola di mettere in scena un processo mediatico che fa male allo sport, realizza un filotto di errori senza rimedio soprattutto se a confezionarlo è uno dei massimi rappresentanti dell’istituzione: ogni giustificazione o precisazione postuma non migliora la situazione. Dunque, eccesso di autostima? Sbadataggine? O piuttosto la fredda volontà di cavalcare l’orgoglio bianconero ferito? Dispiace impallinare una persona che ha mostrato negli anni indubbie qualità ma occorre essere fermissimi: la vicenda non è, né deve diventare, una questione di opinioni pro o contro la Juventus. Senza il soccorso di Uva sono in molti – e chi scrive è tra loro – a diffidare del giustizialismo e a ritenere improbabile o addirittura impensabile che Andrea Agnelli frequenti volontariamente gli ‘ndranghetisti. Il presidente è certamente conscio della pericolosità delle curve ma la frase “questa è gente che ammazza” con ogni evidenza non si riferisce a Rocco Dominello, che fra l’altro resta incensurato: il processo penale che stabilirà se sia un mafioso o meno riguarda crimini molto più odiosi del bagarinaggio e non vede tesserati del club tra gli accusati. Punto e a capo. Tutt’altro discorso, invece, riguarda il processo sportivo e le audizioni dell’Antimafia. Il primo dovrà stabilire se la società bianconera ha infranto le regole trattando con gli ultrà per garantire la pace sociale allo Stadium: può finire con un’assoluzione o con pene lievi ma allo stato degli atti ci sta tutto. Le seconde indagano legittimamente sui rapporti tra tifo organizzato e mafie, quindi sulle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nel pianeta calcio. A occhio e croce, visto che il pallone è la passione nazionale, siamo al centro di un serissimo problema, una questione di legalità che non riguarda solo la Juve ma tutte le squadre italiane dalla A alla Lega dilettanti. Per carità, Rosy Bindi ha i suoi difetti e non è un oracolo, ma di cosa dovrebbe occuparsi la commissione che presiede? Il fatto che il numero due della Figc, dopo averla liquidata come una questione “banale”, inviti i parlamentari ad occuparsi dei “veri problemi” cioè di “attività ben diverse”, è francamente desolante. Tutto ciò lascia a Uva due sole alternative. Può riscattare la propria intelligenza con scuse chiare e sentite a cui, però, deve seguire un cambio di rotta che rafforzi l’impegno del calcio a fare chiarezza e a rompere ogni relazione pericolosa. Oppure rischia di finire, come la volpe andreottiana, in pellicceria. Fonte: GdS (Andrea Monti) Fonte: CorSera Fonte: Il Giornale
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