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  1. Ogni persona ha un suo posto nel mondo. Quello di Miralem Pjanic è tre passi fuori dall’area, con una barriera davanti e una porta all’orizzonte. Mire di fronte a un calcio di punizione si sente a casa e quello di domenica sera, a Napoli, è il simbolo della sua arte. Non è stata la punizione più precisa della sua vita, però per la Juventus resta una grande notizia. Quel gol su punizione è il primo da fermo in una stagione strana: per la Juve, 24 punizioni calciate, un solo gol. Questo. Nel campionato 2017- 18, per un paragone immediato, furono 6. SEDICI Cristiano Ronaldo in tutto questo ha un ruolo. CR7 ha un litigio aperto con i calci di punizione perché negli ultimi tre campionati ha segnato una sola volta da fermo, proprio all’Atletico. Ha aggiunto gol su punizione in Champions, in Coppa del Re, al Mondiale per club, ma la media è in calo rispetto a un passato da grande specialista. Soprattutto, qui è questione di status. Con Cristiano in campo, è naturale che i compagni si facciano da parte e lascino spazio alla sua rincorsa con i piedi puntati. In campionato, Cristiano ha calciato 16 punizioni, calamitando tentativi che senza di lui sarebbero toccati a Pjanic, a Dybala, a Bernardeschi. Forse la Juve avrebbe segnato qualche gol in più, ma ad Allegri importa poco: con 72 punti in 26 partite, i rimpianti non esistono. La questione centrale è il futuro. La questione centrale è l’Atletico Madrid. OBLAK PIÙ PICCOLO Un gol su punizione, in una partita complessa come Juventus-Atletico, varrebbe doppio. Di più: se arrivasse nei primi minuti, cambierebbe l’umore dello Stadium. Sarebbe una pillola miracolosa: farebbe tornare il sorriso a oltre 40mila persone, libererebbe la mente, farebbe sembrare Oblak un po’ più piccolo. Quel gol potrebbe segnarlo Cristiano Ronaldo, ma anche Bernardeschi, più probabilmente Pjanic o Dybala. Miralem è lo specialista più celebrato, l’uomo che – timidamente – si è spinto a dire che insomma, le punizioni da vicino le avrebbe calciate lui. Paulo però ha due vantaggi. Il primo: è mancino, quindi calcia dall’altro lato. Il secondo: ha un dato clamoroso dalla sua parte NUMERO 1 Dybala è il tiratore di punizioni più efficace d’Europa dal 2009 a oggi. Considerando gli specialisti dei cinque grandi campionati, si scopre che Paulo ha segnato 9 punizioni sulle 52 calciate, il 17%. Nessuno ha fatto meglio, nemmeno Pirlo (8%), nemmeno Messi (9%), nemmeno Pjanic che pure è in classifica (10%). Rieccoli, Paulo e Miralem. Non è detto che abbiano un’occasione martedì prossimo, ma una palla potrebbe bastare a entrambi per il classico mancino a giro sopra la barriera. C’è già il titolo, biblico: la parabola dei talenti. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  2. In diretta sulle frequenze di Radio CRC, Christian Maggio, calciatore del Benevento ha parlato così del rapporto con Sarri e del campionato perso contro la Fiorentina dopo aver battuto la Juventus qualche giorno prima. Secondo il tecnico, uno Scudetto "perso in albergo": “Io penso che sono state chiacchiere fuori dal comune. La partita l’abbiamo vista e commentata, ma credo sia stata una giornata storta. Dire che l’abbiamo persa in albergo è stato esagerato. È stata montata un po’ troppo la cosa. È normale che quando vedi certi episodi lì per lì le commenti, ma è finita lì. Poi è chiaro che ogni giocatore la vive diversamente. È stato un mix di cose. La partita è iniziata male. È stata una giornata storta ed è andata così. Il Napoli ci crede quest'anno? Io sono convinto che il Napoli debba crederci sempre. La Juve ha un super squadrone, oltre a vincere Coppa Italia e Scudetto vuole la Champions. Ad ora sono otto punti, però, l’importante è essere sempre lì sotto. Sarri? Non so perché non me l’ha concessa quella giornata, non mi interessa. Io non ci ho più parlato. Dopo la partita mi sono goduto quel bel giro di campo. È un segno positivo. La cosa più importante per me è quello di essere ricordato dai tifosi con grande affetto. Ancora oggi mi fermano e me lo ricordano". tmw
  3. La grande bellezza di Pjanic è tutta qui: può cambiare la partita in un secondo, una delizia in mezzo a una partita fatta sostanzialmente di normalità. Pjanic alla Juventus ha imparato l’importanza dell’essenzialità: con il trasloco dalle zolle del trequartista e della mezzala a quelle del regista è diventato meno appariscente e più utile, senza però rinunciare ai suoi cammei. Pjanic con la Lazio ha segnato con l’unico tiro nello specchio. Ha fatto 47 passaggi positivi, ha creato 2 occasioni e ha recuperato 7 palloni. Oscurato dal super acquisto in attacco (Ronaldo) e dal super ritorno in difesa (Bonucci), è stato un po’ sottovalutato il terzo grande colpo del mercato bianconero: la conferma di Miralem Pjanic. La Juve ha capito di non potersi privare di uno dei pochi registi in circolazione. Chi temeva che l’acquisto di Bonucci, regista aggiunto, potesse determinare la cessione di Miralem era fuori strada: Allegri vuole piedi educati in ogni zona del campo, a partire dai terzini. E allora l’arrivo di Bonucci e la conferma di Pjanic sono la riprova dell’idea di gioco bianconera: un possesso palla insistito e di grande qualità. In attesa del decollo di Ronaldo, Pjanic marca per adesso la differenza della Juve rispetto alle avversarie. Non c’è una sola strada per vincere e non è detto che un regista classico sia indispensabile. Ma la fluidità è un’arma importante e alla lunga determinante. Il Napoli ha sei punti ma Hamsik fatica a far dimenticare Jorginho. Il Milan si interroga sul fantasma di Biglia. La Roma è ancora in costruzione e l’ipotesi più probabile (e logica) è che piazzi Nzonzi a schermare la difesa. L’Inter è prigioniera delle lune di Brozovic e non a caso voleva Modric. La strada della Juve, invece, è già tracciata: e al volante c’è Miralem. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  4. Ramadani ha bussato a casa Chelsea, più volte, ma non è stato ricevuto. Ci ha provato con il Barcellona: sondaggi, interesse magari non sopito in queste ore, però nessun passo ufficiale. Poi ha coinvolto Pep perché a Guardiola servirebbe uno come Pjanic: scottato dalla vicenda Jorginho, il City ha lasciato scivolare. E siccome il mercato in Inghilterra chiude domani, ci vorrebbe il mago Houdini per rendere velocissima una trattativa che avrebbe bisogno di tempo. Nulla escludiamo, le sorprese non si chiamerebbero sorprese, ma la situazione è fin troppo chiara llegri ha sempre ritenuto Pjanic un eccellente interprete del (nuovo) ruolo: davanti alla difesa ha geometrie, intelligenza e tecnica pura. Soltanto che l’idea, non una bocciatura, era originariamente quella di provare a inserire un armadio piuttosto che metterla sul piano dei ricami. Non una bocciatura per Pjanic, semplicemente un’idea. La condizione era quasi un editto da parte della Juve: o erta in tripla cifra, al massimo 80 milioni con ricchi bonus. Aspettiamo ancora per qualche giorno, dovesse essere una pura declamazione verbale senza un pretendente ufficiale, si procederebbe al resto. Ovvero prolungamento almeno fino al 2022, ingaggio da 6-6,5 a stagione, ritocchino di almeno 1,5 rispetto agli attuali emolumenti. Fonte: Il Corriere dello Sport
  5. Juventus e Adidas di cui Pjanic, di fatto, è doppio testimonial (c’è il contratto partnership e di fornitura tecnica tra il club e la multinazionale, c’è il contratto di sponsorizzazione ad personam tra la multinazionale e il giocatore). Fatto sta, dunque, che nel pomeriggio di ieri (tarda serata ora italiana) il bianconero si è recato all’Adidas Flagship Store Nyc, nel centro di Manhattan, per concedersi a qualche tifoso, nonché - anche - per rispondere a qualche domanda. Tra ambizioni di Champions, voci di mercato, effetto Ronaldo sulla Juve. Inevitabile fare riferimento al mercato, considerando che Pjanic - indubbiamente uno tra i centrocampisti più forti d’Europa - è al centro ormai da settimane di indiscrezioni legate al forte (e verificato) interesse di Barcellona, Chelsea e Manchester City. «Io non ho niente da dire in questo senso, si leggono e sentono delle cose, ma io sto qua e cerco di prepararmi al meglio e trovare la forma migliore. Penso ad allenarmi al massimo. Il resto non dipende da me».Certo, in effetti, l’idea di lasciare la Juventus proprio ora che è diventato uno squadrone consolidato in Europa e può pure vantare l’acquisto di Cristiano Ronaldo, beh, può risultare una scelta azzardata. Le ambizioni, Pjanic concorda, sono aumentate parecchio e c’è davvero la sensazione che si possano raggiungere traguardi inediti in tempi recenti. L’avvio di questo precampionato è stato soddisfacente, con la vittoria sul Bayern. «Stiamo lavorando bene e stiamo lavorando tanto. E’ importante entrare subito in buona condizione fisica e crescere nel gioco in maniera costante. A Philadelphia abbiamo offerto una buona prova, anche se ovviamente siamo solo all’inizio e i margini di crescita sono tanti: vogliamo e possiamo sempre fare qualcosa in più nel gioco. Ma siamo già sulla buona strada. Oltretutto non ci sono stati infortuni e questo è sempre importante. I nuovi, poi, si stanno inserendo bene. Ci sono davvero ottime premesse». Quanto alle ambizioni, dunque, si può guardare alla Champions League come a un obiettivo e non più come a un sogno. Fonte: Tuttosport
  6. Testa basso e volto scuro: così Miralem Pjanic lascia lo Stadium sul finire del primo tempo. E’ costretto ad alzare bandiera bianca perché ha sentito una fitta alla coscia, sembra soltanto una contrattura, un problema muscolare di poco conto che però non va trascurato. Oggi il centrocampista bosniaco sarà sottoposto ad ulteriori accertamenti, ma è ovvio che non sarà disponibile per il turno infrasettimanale di mercoledì in casa del Crotone. Con la speranza che possa recuperare per lo scontro diretto di domenica con il Napoli. Appuntamento al quale non vuole mancare Federico Bernardeschi, fermo da quasi due mesi: è tornato ad allenarsi con la squadra ed è caricato a mille per lasciare il segno nel finale di stagione. Ancora incerta invece la prognosi per Mattia De Sciglio, che si è infortunato mercoledì a Madrid riportando una lesione di alto grado alla fascia plantare del piede sinistro. Fonte: Tuttosport
  7. All'Allianz Stadium si è svolta una serata di gala, dedicata a Hublot, che di concerto con la Juventus ha annunciato il rinnovo della partnership fino al 2021 (sancita da Giorgio Ricci e da Ricardo Guadalupe, Ceo di Hublot). È stata l'occasione per presentare il nuovo orologio: Juventus Limited Edition, appositamente disegnato per il club campione d'Italia. Ma a tenere le redini della serata ci hanno pensato due top player, quelli che dovranno fare la differenza nella corsa che dovrà consentire alla Juventus di diventare campione d'Italia per la settima volta consecutiva. Paulo Dybala e Miralem Pjanic, felici e sorridenti, reduci dalla doppia seduta agli ordini di Massimiliano Allegri a Vinovo. Accompagnati da David Trezeguet, uno che di trofei (e di scudetti soprattutto) se ne intende. Ci pensa subito la Joya a infiammare la platea: «Con il nuovo orologio, ogni volta che faccio la Dybala Mask, posso guardare l'ora». Tra i sorrisi della platea la parola passa a Pjanic, che fa la sua parte quando parla della maglia bianconera che indossa: «Per noi è un piacere giocare nella Juventus: abbiamo la fortuna di competere ogni anno per vincere, già questo è motivo d'orgoglio. Ora speriamo di portare altri trofei nella nostra casa». Già, l'Allianz Stadium. La tana di una Juventus che attende la prova della verità contro il Napoli del 22 aprile. Pjanic non dimentica: «Stiamo uscendo da un periodo complicato, con tante trasferte insidiose. Siamo pronti e pensiamo allo scudetto affrontando una tappa per volta».L'evento si è concluso con tanti sorrisi: Dybala e Pjanic in prima linea per autografi e selfie, Trezeguet amabilmente coinvolto in una serata che ha mostrato il volto rilassato di una Juventus che non ha nervi scoperti. Il tempo, tema centrale della serata, non dovrà però essere sprecato. E Dybala, su questo aspetto, ha le idee chiarissime: «Nel poco tempo libero che abbiamo dobbiamo recuperare le tante energie che spendiamo». Fonte: Tuttosport
  8. La rivoluzione è iniziata ad agosto, con l’acquisto di Blaise Matuidi, ed è stata portata a compimento a fine 2017. Il nuovo anno della Signora si è aperto con una certezza: con tre uomini nella terra di mezzo la Juventus non solo vince, ma ha ritrovato la solidità difensiva dei tempi migliori. La parola d’ordine è protezione: da quando Allegri è tornato stabilmente all’antico, ovvero ai tre uomini a centrocampo (che erano stati il punto cardine delle sue prime tre stagioni bianconere), si è passati da 22 gol subiti nelle prime 22 gare (tra Supercoppa, campionato e Champions League) a uno solo nelle ultime 7 (tra campionato e Coppa Italia). Dai numeri passiamo agli uomini: il denominatore comune è l’utilizzo di Khedira, Pjanic e Matudi, i tre moschettieri della mediana di Allegri. Il primo ci mette tempi e inserimenti, il secondo creatività e colpi a sorpresa e ilterzo fisico e sostanza. L’equilibrio che ci voleva per sigillare il muro bianconero. Matuidi, come Khedira, sa muoversi bene anche a due, ma nella linea a tre può permettersi di proteggere di più Pjanic e dargli più libertà d’impostare. Khedira è lo stratega, l’emanazione di Allegri in campo, quello che dribbla, fa tackle, si butta in area:sempre al posto giusto nel momento giusto. Matuidifa per tre: l’allenatore l’ha definito un vagabondo, perché corre per tutto il campo andando in aiuto di chi ne ha più bisogno; Pjanic si è calato nella nuova veste di regista: ama essere nel vivo del gioco e dà il meglio se è assistito dai compagni. Per questo il terzetto funziona. I tre hanno giocato insieme 460 minuti e, dato molto significativo, con la mediana al completo la Juventus non ha mai subito gol. Fonte: La Gazzetta dello sport
  9. Pjanic racconta questa fase della stagione: «Mi sento sempre più importante e in crescita». Serenità, maturità e crescita. Continua. Se dovessimo descrivere Miralem Pjanic, e avessimo solo tre parole per farlo, probabilmente queste sarebbero le più adatte a identificare il momento che il campione bianconero sta attraversando. Un momento positivo che subirà però un piccolo stop, a causa del problema fisico occorso ieri durante il riscaldamento di Juve-Olympiacos: «Salterò l’Atalanta – conferma Miralem – Spero di recuperare in fretta, anche se i tempi con precisione non li conosco ancora». Tornando poi alla partita di ieri, questa l’analisi del bosniaco: «Era una sfida delicata, non si poteva sbagliare. In più l’Olympiacos stava sempre dietro la palla, con tre giocatori veloci pronti a colpire in contropiede. Noi abbiamo avuto il merito di restare calmi, in modo da stancarli e poi sbloccare la partita nella ripresa. Siamo contenti di come è andata». Inevitabile un commento sul gol più atteso, quello del Pipa: «Ci ha fatto molto piacere. Lui è uno degli attaccanti più forti in Italia, se non il più forte: logico che quando si sta in panchina si ambisce a giocare, volere scendere in campo è nella natura di qualsiasi giocatore. Adesso Gonzalo si è sbloccato e siamo contentissimi». Un altro nome sulla bocca di molti, in questi giorni, è quello di Bentancur: «Non mi sorprende, Rodrigo: non si complica mai le cose, ha grandi qualità. Insomma, gioca al calcio come si deve giocare, in più è giovane, con un brillante futuro davanti. Siamo felici che sia con noi, ora deve solo continuare in questo modo, con tranquillità». Poi Miralem parla anche di sé stesso: «Mi trovo bene, sono in crescita, sto maturando. Mi piace portare ai compagni palloni “puliti”, verticalizzare o allargare il gioco: ho acquisito la serenità per giocare al meglio, i compagni mi fanno sentire importante e poi devo dire che confrontarsi con i grandi campioni del calcio mondiale, disputare le finali dei grandi tornei è fondamentale. È qualcosa che ti dà nuovi stimoli e la voglia di essere sempre al massimo». Juventus.com
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