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  1. Ragazzi, riporto questa intervista al mitico Bruce Grobbelaar che ci riguarda da molto vicino. Leggetela, ne vale la pena. ________________________________ La Roma ha pescato il Liverpool nel sorteggio delle semifinali in Champions League. Sarà la rivincita della finale del 1984, persa in finale ai rigori dai giallorossi all'Olimpico. Il protagonista fu Bruce Grobbelaar, che ipnotizzò Bruno Conti e Ciccio Graziani con la "danza dello spaghetto". L'ex portiere dei Reds ha dichiarato in un'intervista a La Repubblica: "Anche stavolta vincerà il Liverpool e poi anche la finale. Sono passato alla storia come un clown? Ma sono ancora qui che rido. Non so come mi saltò in mente quel balletto, improvvisai. Mi sentivo le gambe come due spaghetti flosci, anche la rete sembrava uno spaghetto e così la mangiai. I fotografi erano impazziti, io strizzavo l'occhio e scuotevo la testa. Così Bruno Conti sbagliò, forse per colpa mia. Mi misi a ballare come negli anni Sessanta, le mani sulle ginocchia, sapete, quando poi si incrociano. Dovevo tenere i piedi sulla linea di porta, non avevo molta scelta e funzionò. Si capiva che erano nervosi. Ricordo che Conti saltellava e Graziani prese il pallone dicendo qualcosa all'arbitro, poi si fece il segno della croce prima di calciare. Io ormai ci avevo preso gusto e ridevo: tirò alto. Non ho fatto neanche una parata in quei rigori, ma ho fatto qualcosa di meglio e di più difficile: ho paralizzato la Roma. E comunque giocammo molto bene, eravamo la migliore squadra d'Europa. Voi ricordate solo il balletto, però quel Liverpool era formidabile: Souness, Kennedy, Ian Rush". "Un anno dopo, l'Heysel. Pensai di smettere col calcio, non lo feci solo per l'aiuto della mia famiglia. Ma la strage fu provocata dai fascisti di Londra, non dai nostri tifosi, sono sicuro di questo. Come sono sicuro che non si doveva giocare, ma che la Juve vinse meritatamente una gara vera e festeggiò come doveva". "Real Madrid-Juventus? Il portiere ha sempre ragione e Buffon più di tutti. Nessuno come lui, ma io amavo Zoff". "Roma-Barcellona? Non ho visto la partita d'andata, però che noia il Barcellona. Sono contento che qualcuno l'abbia eliminato: il calcio è velocità, corsa, cross e tiri, non palleggio infinito, anche se ormai gli spagnoli hanno un po' cambiato il loro modo di giocare. Il calcio è quello del mio vecchio Liverpool e anche del Liverpool di oggi. Uno spettacolo. Il calcio è una faccenda inglese, mica per niente l'hanno inventato loro". "Salah? Bisogna essere matti per vendere un giocatore del genere, oppure aver bisogno di molti soldi". "Mi piace ancora il calcio, soprattutto quello dei ragazzi. Fino a gennaio ho allenato i portieri dell'Ottawa Fury, in Canada, poi ho smesso. Ma il football rimane assai migliore di tutto quello che lo circonda, e di certa gente. Mi accusarono di partite truccate e i giudici mi hanno portato via tutto, ma alla fine nessuno ha saputo dimostrare la mia colpevolezza per il semplice fatto che ero innocente. Non sono ricco, ma va bene così. Ha fatto anche il concorrente di un reality per cuochi, non mi sono mai vergognato di niente in vita mia. Quando ero in guerra dicevo ai compagni che un giorno avrei giocato in Europa e loro mi rispondevano sì, sogna pure che magari stasera una granata ti stacca la testa. Ho combattuto la guerra civile in Rhodesia, come si chiamava allora, a 18 anni ho ucciso il mio primo nemico, ho rischiato la paralisi per colpa della poliomielite: quando vivi e superi tutto questo, o diventi matto oppure hai solo voglia di ridere. E poi parliamo di calcio, ragazzi. Una magnifica fesseria". cm.com
  2. Oggi come tutti i gobbi sono deluso e amareggiato, in testa rivedo quella maledetta (e meravigliosa) rovesciata in continuazione, ma a differenza di tanti altri non voglio focalizzarmi sui singoli, su Allegri, ecc. Quello di cui voglio parlare è un problema di mentalità, un limite che secondo me tra Cardiff e ieri sera si è palesato in modo clamoroso, ovvero quello di arrendersi troppo presto. In Italia siamo quelli del "fino alla fine", quelli che non si molla mai, che si lotta per 95 minuti, ecc. In Europa, dove gli avversari sono di un altro livello, la sensazione è che la resa arrivi troppo presto. A Cardiff sei sul 3-1 e mancano trenta minuti, non tre, trenta, ma di fatto smetti di giocare, hai alzato bandiera bianca a mezz'ora dal termine come se fosse impossibile in una partita fare 2 goal in 30 minuti! Ieri becchi il 2-0, hai ancora 25 minuti più 90 del Bernabeu, con un goal di fatto riapri tutto e te la vai a giocare lì. E invece no, la solita resa totale. Non riesco a capire se il problema sta nel carattere di alcuni elementi della rosa, nella mentalità dell'allenatore o nella poca abitudine a trovarsi in certe situazioni, perché bene o male in Italia di squadre che ti mettono sotto di 2 goal ormai non ne trovi. Cosa ne pensate?
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