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  1. Dev’essere l’aver sentito parlare di bond (come James), che ieri si sono svegliati anche a Londra, nel quartier generale del Chelsea: avendo fiutato la ricerca di liquidità dei bianconeri - altro modo di dire «rifinanziamento del debito» - i Blues vorrebbero lo sconto per il riscatto di Gonzalo Higuain (foto). Che, secondo gli accordi, potrebbe bissare il prestito pure il prossimo anno (a 18 milioni) o essere riscattato (a 36). Sempre in base a quei parametri di risultati, personali e di squadra, pattuiti tra le società. Sempre che ci riesca, ora il Chelsea punta ai saldi, come sempre si fa nelle trattative. Detto brutalmente, il ragionamento degli inglesi è più o meno questo: vi diamo sui 30 milioni per Higuain, oppure ve lo riprendete. Cosa che, la Juve, non vuole fare. Per ragioni finanziarie ancor prima che sportive. L’obiettivo, in questi mesi, è quello di far quadrare il piano economico del club, anche in vista del prossimo shopping. Anche se il Chief financial officer bianconero, Marco Re, aveva lasciato poco spazio al fantacalcio: niente operazioni di mercato - aveva spiegato, riferendosi all’emissione del bond - l’operazione serve solo a rifinanziare e ristrutturare il debito esistente. Il bond da 175 milioni emesso ieri andrà quindi a impattare solo sul debito del club. «L’obiettivo è quello di dotare la società di nuove risorse finanziare - aveva aggiunto Re - ottimizzando la struttura e la scadenza del debito a un costo conveniente, visto il momento del mercato». Che ha risposto con una racconta da 250 milioni, nonostante le critiche dell’agenzia economica Bloomberg: «Ronaldo non riesce ad attrarre gli investitori obbligazionari alla Juve» Fonte: Corriere di Torino
  2. Mentre la stampa continua a parlare di Gonzalo Higuain come obiettivo principale dei Blues, permettendo a Sarri di ritrovare il suo bomber dei tempi felici al San Paolo. Due i problemi. Uno, ovviamente, è che Higuain è del Milan e un suo eventuale trasferimento necessiterebbe dell assenso sia dei rossoneri che della Juventus. L altro - e qui fonti vicine al Chelsea parlano chiaro - l’ingaggio del Pipita (nove milioni netti: sarebbe il quarto in Premier) e i costi di un’ipotetico trasferimento (sia a titolo definitivo che in prestito di sei mesi) sono eccessivi per i Blues. Già, perché Abramovic sarà pure un plurimiliardario ma il Financial Fair Play vale anche per il Chelsea. Il club ha fatto la Champions una sola volta negli ultimi tre anni, ha appena speso 64 milioni per Christian Pulisic (statunitense del Borussia Dortmund, lasciato in Bundesliga Fino a Fine stagione) e sta cercando di rinnovare con Eden Hazard, corteggiassimo dal Real Madrid. Senza contare che è prassi del club non offrire contratti pluriennali agli Over 30 0 (vedi il mancato arrivo Dzeko un anno fa). Sarri in polemica con il club, dunque, una specie di Conte, atto secondo? No. Primo perché Sarri è ben voluto dall' intero spogliatoio nonché dai piani alti della società. Secondo perché è alla prima stagione a Stamford Bridge, le possibilità (e i limiti) del club gli sono stati spiegati chiaramente. Lui non minaccia e non agisce tramite la stampa. Semplicemente, aspetta. Sperando di non essere deluso. Il corriere dello Sport 71 gol in campionato in tre stagioni, più altri 20 seminati nelle varie coppe non bastarono. Terzo posto (a -24 dalla Juve), quinto (sempre a -24) e secondo (a -9), nell’estate del loro scontento, quella dello “strappo” tra Higuain e il Napoli. La città insorse contro il traditore, Giuda si era venduto per meno, dissero. Core ‘ngrato 2.0, il Pipita finì nel presepe dei rivali di sempre per 100 milioni, cifra invero iperbolica. Ma è nel destino di questo argentino silenzioso non essere mai un capopopolo, mai un Massimo Decimo Meridio che urla «Al mio via scatenate l’inferno»; il Pipita - anche in campo - prende forma per sottrazione, lavora sull’essenziale - movimento, tiro, gol - gli capita raramente di riempire di sé le partite, quando è in tiro le sequestra. 24 gol il primo anno con la Juve, 16 il secondo, due scudetti per inerzia, rimandata la gloria della Champions, il suo tabù, il terreno viscido in cui è sempre scivolato: mai veramente decisivo, non con il Real, non con il Napoli, non con la Juve. Pipit-one, da leggere con o senza trattino. PRINCIPE DEL GOL. Ma quello di Napoli e Juventus - almeno - è stato un attaccante terrifficante e implacabile, media di 22,2 gol l’anno, nessuno meglio di lui in serie A; mica come questo Gonzalo Camomillo con la maglia rossonera solo sei volte a segno in 15 partite, in astinenza per due lunghissimi mesi, pizzicato dalle freccette al veleno di Leonardo. La scintilla a San Siro non si è mai accesa veramente. Molta brace sotto la cenere, in attesa della fiammata che ce lo consegni finalmente come uno dei centravanti più forti della sua epoca. Lo è? Lo fu? Lo sarà? A Madrid e Torino l’ombra di CR7 era troppo ingombrante, lasciò Napoli per vincere qualcosa, se ne va da Milano perché si sente sopportato, perché 36 milioni di riscatto il Milan non li sborserà mai e perché non vede futuro. A trentuno anni appena compiuti, zavorrato da oltre trecento gol sparsi in sedici anni di carriera, il campione che ha una conoscenza del calcio - per come si nuove in campo, per come “sente” l’azione - che altri suoi colleghi sognano, il centravanti che riassume l’arte antica del gol con la modernità. Fonte: Il Corriere dello Sport
  3. TORINO, 10 luglio 2017 - Agnelli ha investito 482 milioni: più del Psg di Al-Khelaifi, appena sotto il Chelsea, molto più delle due big spagnole. Il capolavoro? Ha speso soltanto 160 milioni... Le cessioni hanno fornito gli altri 322 milioni impiegati. Un dato che fa capire la grandezza della società bianconera, capace di tornare ai vertici anche europei grazie ad una straordinaria capacità manageriale. Fonte: CorSport
  4. http://www.metacafe.com/watch/9422683/juventus_chelsea_3_0_la_partita_in_tribuna_di_andrea_agnelli/
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