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  1. TORINO - Marcello Lippi di cose dell’altro mondo ne ha vissute tante - e per davvero - avendo collezionato trionfi in due continenti (Europa e Asia). Eppure anche lui, come milioni di persone, quando l’altra sera ha visto l’arbitro Brychsventolare il cartellino rosso in faccia a Cristiano Ronaldo non ha creduto ai propri occhi. Un’impressione rafforzata dai replay. «A caldo - racconta il ct Mondiale che ora allena la Cina - ho fatto una considerazione tra me e me. Mi sono detto: il Var esiste anche nel campionato cinese e ogni cinque minuti interrompono la partita per verificare un episodio». C’è in Cina, non in Champions League... «E’ incredibile. La Uefa è l’unica organizzazione importante che non utilizza il Var per una manifestazione come la Champions, che dopo il Mondiale è la più grande. E così possono succedere episodi come quello di Valencia. Siccome tutto il mondo ha visto e rivisto quanto successo, io lancio una provocazione alla Uefa». Quale? «Il rosso di Cristiano Ronaldo nelle ultime ore è stato esaminato da una sorta di “Var mondiale” e in ogni angolo del pianeta hanno concordato sul fatto che per una grattatina alla testa non si possa espellere un giocatore soltanto perché una persona (l’addizionale di porta, ndr) ha avuto un’allucinazione e per quattro volte ha risposto all’arbitro: “E’ da rosso, è da rosso, è da rosso, è da rosso”. No, non si può rischiare di compromettere una partita e soprattutto una competizione dal momento che con il rosso diretto le giornate di squalifica potrebbero pure essere due. Proprio perché non è concepibile e il “Var mondiale” lo ha giudicato un caso ridicolo, sarebbe bello che la Uefa facesse un discorso del tipo: “Signori, abbiamo sbagliato. Indietro non si può tornare perché Ronaldo è già stato espulso e la partita è finita. Però ci siamo resi conto che la squalifica sarebbe assurda, per cui nessun turno di stop per Ronaldo e inseriamo immediatamente il Var anche in Champions League». Possibilità che la prossima settimana, quando arriverà la sentenza Uefa, si verifichi un dietrofront che avrebbe del clamoroso? «Non lo so. Ma di sicuro la Uefa dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza e fare una cosa che nessuno ha mai fatto prima». Ragionando a freddo: al di là dell’assurdità dell’espulsione, Cristiano Ronaldo non avrebbe potuto evitare del tutto il contatto con Murillo? «Parliamo di un campione che prima dell’altra sera non era mai stato espulso in Champions. E Cristiano Ronaldo ha disputato 154 partite in questa competizione. Penso che il portoghese possa essere criticato per non essersi presentato alla premiazione di Montecarlo, un episodio poco simpatico, ma contro il Valencia non ha fatto nulla. Giustamente il mondo considera Ronaldo un divo, ma prima di tutto è un ragazzo sempre rispettoso e molto disponibile con i compagni. E le lacrime del Mestalla lo confermano una volta di più». Prima Douglas Costa per lo sputo a Federico Di Francesco e poi Cristiano Ronaldo a Valencia: due espulsioni dirette in pochi giorni. C’è un legame tra i due episodi oppure è una casualità? «Douglas Costa ha sbagliato, punto: a certi livelli bisogna sapersi contenere. Il caso è chiuso: è stato punito e adesso deve restare in silenzio e pedalare. Ma non vedo alcun legame con l’espulsione di Cristiano Ronaldo: uno è stato protagonista di un gesto che non è giustificabile, mentre l’altro non ha fatto nulla». A parte il caso Ronaldo, è rimasto impressionato dalla Juventus del Mestalla? «La grande prova della Juve non mi ha sorpreso. Questa squadra è preparata per tutto e per qualsiasi evenienza. I bianconeri sono capaci di fare partite spettacolari, di speculare, di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo, di vincere in goleada. E’ una Juventus forte». Tuttosport.com
  2. Trurl & Klapaucius

    Le Monde: "Il calcio non recupera più il suo tempo perduto"

    Buongiorno terrestri, Speriamo di fare cosa gradita proponendo la nostra traduzione di un articolo di Jérôme Latta (pseudonimo di Jamel Attal, Les Cahiers du Football), apparso nel suo blog dell'edizione online di Le Monde il 20 agosto scorso, riguardante i "tempi morti" del calcio moderno. I grassetti sono nostri. Nel caso della statistica di tempo di gioco reale nei diversi campionati, abbiamo riportato la figura principale del link citato (da http://cotestats.fr): siamo sicuri che questo particolare stimolerà ancor più la discussione. Questo il link all'articolo originale: http://latta.blog.lemonde.fr/2018/08/20/le-football-ne-rattrape-plus-son-temps-perdu/ Buona lettura e buon dibattito! "Con l'introduzione del VAR, la recente Coppa del Mondo è stata il momento per interrogarsi sulla gestione del tempo di gioco. Privilegiando l'opzione di una "conduzione occulta" dell'arbitro centrale da parte degli arbitri-video, la FIFA ha limitato l'impatto delle interruzioni limitandone il numero, senza pervenire a limitare la loro durata per le decisioni più importanti (da 2 a 3 minuti per i rigori assegnati tramite VAR). Al di là della questione VAR, abbiamo potuto prestare attenzione all'insieme delle interruzioni e ai loro effetti sulla durata delle partite e sulla loro durata effettiva, giungendo ad una constatazione assai allarmante. Invece di preservare la continuità e la fluidità così essenziali alla qualità del gioco e dello spettacolo, la gestione delle interruzioni di qualunque tipo sembra indicare una banalizzazione ed un allungamento dei "tempi morti". Una deriva discreta, che va in direzione opposta agli sforzi fatti dagli anni '90 per rendere il gioco più fluido ed intensificare il suo ritmo. In particolare possiamo rendercene conto cronometrando il tempo medio impiegato per eseguire i calci da fermo. Questo [tempo medio] supera regolarmente un minuto pieno per un calcio di punizione pericoloso (ed è sistematico nel caso si tratti di un calcio di punizione diretto), praticamente sempre 30 secondi per un calcio d'angolo. Un'eternità, alla quale contribuiscono gli arbitri: per questi, posizionare la barriera e intervenire per prevenire i blocchi sono diventati riti, con tanto di atteggiamento cerimoniale — e tanti saluti al tempo perduto. Così, durante Francia-Argentina circa 13 minuti sono stati consacrati all'esecuzione dei calci di punizione più pericolosi. Più di 5 minuti per i calci d'angolo durante Francia-Belgio, idem per i rinvii dal fondo da parte del portiere. Stime corroborate da uno studio condotto dal sito FiveThirtyEight sulle prime 32 partite del mondiale (Fig. 1). Ogni ripresa del gioco, incluse le rimesse laterali (circa 8 minuti a incontro), vanno per le lunghe. Per quanto riguarda i rinvii del portiere, la regola dei 6'' (adottata nel 2000 per accelerare il gioco) è ignorata completamente. Su una dozzina di situazioni cronometrate durante ottavi di finale e semifinale della Francia, solamente tre volte i portieri hanno rispettato la regola; in tre situazioni hanno impiegato più di 15''… La conseguenza è un tempo di gioco reale che ha raggiunto in media 55 minuti su 97 di tempo di gioco complessivo (con un minimo di 44'36'' per Marocco-Iran e un massimo di 63'02'' per Egitto-Uruguay). Una media sensibilmente inferiore a quella dei principali campionati europei (da 58 a 60 minuti, Fig. 2), ma fastidiosamente identica a quella di Italia 90, la cui mediocrità aveva dato il via ad una serie di riforme. Oggi, questo 43% di tempi (più o meno) morti richiedono risposte. Ovviamente, come ricorda FiveThirtyEight, il calcolo del recupero è non solo molto aleatorio, ma anche soggetto ad errori marchiani. Anche accordando un tempo "standard", magari abbastanza generoso, per ogni situazione, lo studio stima che il recupero medio avrebbe dovuto essere di 13'10'', mentre gli arbitri non ne hanno accordati che 7 — con punte di [recuperi di] 10' più corti del dovuto in una mezza dozzina di partite. FiveThirtyEight sottolinea che nelle 32 partite considerate sono state ben 16 le reti segnate nei recuperi. La disciplina del tempo di recupero adottata nel 1997 aveva segnato un progresso affidando al quarto uomo il compito di stimarne la durata, (ufficiosamente) stabilendo una compensazione di 30'' per ogni sostituzione. Ma la misura delle altre perdite di tempo è rimasta lacunosa, così come la repressione degli abusi [di perdita di tempo] durante il gioco. La soluzione più diretta? Tempo effettivo, all'americana, con stop del cronometro ad ogni sospensione significativa del gioco — una falsa buona idea, che suggerisce che i tempi morti cesserebbero di essere deleteri, e che accelererebbe la trasformazione del calcio in uno sport a fasi successive, intense ma intervallate da lunghe pause. Un paradigma completamente diverso, dunque. Sarebbe più pertinente affrontare il problema alla rovescia, ristabilendo un po' di disciplina cronometrica. Con maggiori vigilanza ed intransigenza da parte degli arbitri, a partire da sanzioni sistematiche (e più severe del solo avvertimento) delle perdite di tempo. E, da parte del quarto uomo, una valutazione più stringente e meglio disciplinata del tempo di recupero. Senza andare sino al sistema del buzzer del basket (anche se…), l'arbitro potrebbe avere un tempo-limite per far eseguire una rimessa laterale, un rinvio, una punizione — sotto minaccia di inversione del possesso e altre sanzioni. Avevamo anche proposto [tra le varie proposte di revisione delle regole del gioco proposte dai Cahiers du Football, ndt] di proibire le sostituzioni tra l'80° e l'85° per evitare che le sostituzioni avessero come unico scopo quello di spezzare il ritmo degli ultimi minuti, in una sorta di palpitante "money time". Disposizioni di questo tipo favorirebbero il ritmo del gioco, e aggiungerebbero dell'aleatorietà con una maggiore probabilità di azioni rapide, contropiedi, sfavorendo calcoli e anti-gioco — ma anche l'esasperazione della tattica. Si porrebbe altresì il problema della maggiore intensità atletica che tali disposizioni porterebbero. I tempi morti permettono ai giocatori di recuperare da sforzi prolungati: per preservare la qualità del gioco e quella dello spettacolo bisogna anche preservare la frescezza fisica, senza rendere troppo avvantaggiate le squadre meglio preparate sotto questo aspetto (o addirittura favorire il ricorso al doping). La riduzione della durata regolamentare a 40'+40' potrebbe costituire un buon compomesso… Quali che siano le misure possibili, la temporalità del calcio deve essere oggetto di una riflessione commisurata alle inquietudini attuali e dei benefici futuri. In merito a regole e arbitraggi, ultimamente ci siamo preoccupati molto di "giustizia". È tempo di preoccuparsi anche di proteggere il gioco." Jérôme Latta
  3. Fonte: calciomercato.com Non si può certo dire che sia la Bibbia nè che sia una testata favorevole alla Juve, ma in ogni caso questa classifica non viene mai citata da nessuno. Chissà perchè. Notare come il Napoli, insieme al Chievo, sia l'unica squadra a non avere subito errori contro.
  4. Non si placa il dibattito, specie in Italia dove l’eliminazione della Juve a Madrid ha portato un po’ tutti a commentare la questione Var. Lo ha fatto anche Luciano Spalletti: «Sulla tecnologia mi sembra di averlo detto in tutte le salse: secondo me sarà una cosa che verrà usata a livello mondiale perché è giusto. Bravo a chi ha avuto il coraggio di proporlo». Si godono i complimenti Fifa e Figc. A proposito: Roberto Fabbricini, commissario straordinario della Federcalcio, ha dichiarato: «Il rigore in Real-Juve? Non vogliamo entrare in questi ambiti. L’auspicio, come ha detto Malagò, è quello di vedere la Var in Europa: è una possibilità tecnologica a servizio degli arbitri che quest’anno ha dato dei positivi riscontri nel campionato italiano. Chi non usa parafrasi è Aurelio De Laurentiis, il presidente del Napoli ha spiegato: «Mi sono battuto per la Var in Italia e non capisco perché la tecnologia non possa diventare un modello purealivello internazionale e come, certi poteri forti, possano rinviare la sua introduzione. Il signor Collina mi ha buttato fuori dall’Europa League due anni fa. Pure Agnelli lo ha attaccato? Non lo sapevo». De Laurentiis ha aggiunto: «Gli arbitri non dovrebbero far capo alla Figc, ma alla Lega perché dobbiamo poter dire la nostra, metterci intorno ad un tavolo e discutere: ci troviamo di fronte a situazioni che sono al limite della legalità. Andiamo avanti con la Var: va migliorata, ha bisogno di rodaggio e naturalmente va estesa». Plauso alla tecnologia pure da Walter Mazzarri, tecnico del Torino: «Strumento molto utile, spero sia usato in tutte le competizioni del mondo. È da migliorare, ma necessario. Ben venga la sua introduzione». Chiusura con Sami Khedira, centrocampista della Juve: «Il rigore? Per me all’ultimo minuto devi essere sicuro al 100% che sia fallo. Avrò rivisto le immagini 20 volte e guardando l’arbitro non era sicuro: ha deciso per un penalty che non era così chiaro. La Var? A inizio stagione non n’ero entusiasta: interrompeva il gioco troppe volte, ma ora sta migliorando e può aiutare il calcio a essere più giusto». Fonte: La Gazzetta dello Sport
  5. Il VAR da introdurre al più presto e, contestualmente, avviare l’avvicendamento di Collina, designatore arbitrale “marcato”. Sul tavolo due questioni scivolosissime, poste da Andrea Agnelli, presidente della Juve, tra l’altro nell’Esecutivo in qualità di presidente dell’Eca. Proprio l’Esecutivo, il prossimo 24 maggio a Kiev, a due giorni dalla finale di Champions, sarà l’occasione di un confronto diretto. Da parte sua Aleksander Ceferin prende tempo. Già, il tempo: tutto ruota su un suo diverso concetto, che il presidente dell’Uefa, a differenza del collega Fifa Infantino, non ha intenzione di piegare in direzione del video arbitraggio anche nella coppe europee. Nemmeno diecimila chilometri, tanto dista Madrid da Buenos Aires, possono bastare a creare un alibi a prova televisiva, diciamo così, per Ceferin. Neppure se il testimone che lo certifica è persona al di sopra di ogni sospetto... VAR. Nella circostanza, Infantino. Quello che è certo è che anche dall’altra parte del mondo la furibonda polemica nata nei secondi finali di Real-Juve, con rigore contestatissimo ai Blancos e rosso beffardo a Buffon, è arrivata con un’eco dirompente, ampliata dai media locali. Ed è entrata senza chiedere permesso, nelle sale dell’Hilton di Baires, che da ieri ospitano il 68° congresso della Conmebol, l’organizzazione delle 10 federcalcio sudamericane. Tra gli ospiti d’onore, oltre al presidente argentino Macri, appunto il numero uno della Fifa, e il parigrado Uefa, divisi in questi mesi premondiali proprio dalla svolta Var, accelerata da Infantino (e approdata al Russia 2018) e frenata da Ceferin, che ne ha negato l’introduzione proprio nelle competizioni Uefa della prossima stagione (Champions e Europa League). Fonte: Il Corriere dello Sport
  6. Fiorentina – Juventus 0-2, arbitro Guida (...) Riavvolgiamo il “nastro” e torniamo al minuto 18 del primo tempo. Su una azione insistita della Fiorentina sulla fascia destra, Simeone contrasta Alex Sandro. Quest’ultimo perde il possesso del pallone che arriva sul piede di Benassi il quale crossa verso il centro trovando l’opposizione di Chiellini. Iniziamo proprio dalla fine: il tocco di braccio di Chiellini è punibile? Questi due fermo immagine ci dicono pochino, sebbene già si intuisca quanto avvenuto.La terza immagine toglie ogni dubbio: Il braccio sinistro di Chiellini, inizialmente lungo il fianco, è piuttosto largo e, soprattutto, molto alto. Aumento del volume corporeo, posizione innaturale, pallone che finisce direttamente sul braccio e successivamente sul petto. Bravo, molto bravo Guida a fischiare immediatamente. E mi preme sottolineare un aspetto. Questo sarebbe un tocco di mano punibile anche se il pallone avesse colpito prima il petto e poi il braccio. Chiariamo questo punto del regolamento: non è automatica la depenalizzazione di un fallo di mano se il pallone colpisce prima un’altra parte del corpo. In questo caso, se il pallone fosse finito prima sul petto e poi sul braccio di Chiellini, l’arbitro avrebbe dovuto punire ugualmente il tocco perché la posizione risulta innaturale, un ostacolo irregolare. Questo piccolo inciso per evidenziare ancora una volta quanto sia complesso il giudizio in merito alla fattispecie generica dei tocchi/falli di mano. Dopo un lungo VAR check, Guida revoca il calcio di rigore per far riprendere il gioco con un calcio di punizione indiretto, conseguenza di un fuorigioco che, inizialmente, era sfuggito praticamente a chiunque: Fuorigioco che appare netto: (immagine Sky) Il problema, però, non è tanto la posizione di Benassi (chiaramente oltre il penultimo difendente) ma quanto accade precedentemente. Un altro passetto indietro, dunque. Simeone contrasta Alex Sandro, passando il pallone in avanti. Immediatamente dopo il giocatore della Juventus tocca il pallone con il piede sinistro. La domanda a cui dobbiamo rispondere è la seguente: questo tocco di Alex Sandro deve essere interpretato come “giocata” oppure come semplice “deviazione”? Chiariamo: è un episodio terribilmente complicato, in pochissimi secondi accade di tutto. Perché non abbiamo ancora evidenziato tutte le criticità di questa azione: Simeone commette fallo su Alex Sandro? Così come affermai, dopo il famoso episodio Khedira / Acquah nel derby di Coppa (qui un approfondimento della gara) che l’azione fosse irregolare per fallo negligente del centrocampista della Juventus, allo stesso modo ritengo irregolare il contrasto di Simeone ai danni di Alex Sandro: Dinamiche leggermente differenti ma stesso concetto di base: toccare il pallone non significa contrasto regolare. Khedira nel derby e Simeone ieri sera hanno strappato il possesso del pallone all’avversario commettendo infrazioni che potevano essere punite. Torniamo al fuorigioco. La decisione è corretta. Per comprendere pienamente questo concetto, dobbiamo rifarci alle interpretazioni ufficiali dell’AIA e della UEFA. L’AIA, nel corso delle stagioni, ha sempre prodotto un gran numero di slides esplicative, per chiarire volta per volta fattispecie complesse. In merito ai concetti di “giocata” e “deviazione”, dobbiamo far riferimento a questi schemi: Come potete notare, la “giocata” non dipende solo dalla volontà di toccare il pallone ma anche da altri presupposti. Quel che a noi interessa è un punto nella prima slide: c’è un chiaro movimento del calciatore verso il pallone? La risposta, a mio parere, è NO. Alex Sandro tocca sicuramente il pallone, non per un movimento cercato volontariamente ma come conseguenza del contrasto subito da Simeone. Ulteriori basi per valutare come corretta la scelta finale ci vengono fornite dalla “linee guida” UEFA: Da tali linee guida possiamo evidenziare che: – Alla voce “time” leggiamo che il tocco deve essere giudicato come deviazione (che non sana, dunque, una posizione di fuorigioco) nel caso in cui “(il giocatore) abbia avuto una reazione istintiva ed abbia giocato (il pallone) con scarsa qualità”; – Deve considerarsi come una “giocata deliberata” (volontaria) se il giocatore è in equilibrio e pronto ad intervenire sul pallone (aspetto che non ritroviamo in alcun modo nella fattispecie che stiamo approfondendo). Insomma, tutti gli elementi oggettivi portano a giudicare l’episodio come una semplice deviazione, priva dei connotati minimi per classificarla come una “giocata”, come tale utile a rimettere in gioco il calciatore in fuorigioco. Detto ciò, c’è un problema non da poco nella decisione assunta. La scelta è corretta ma la procedura è sbagliata. Perché? Come abbiamo già visto più volte, sono due le modalità di intervento del VAR: – “on field review” nel caso in cui si tratti di una valutazione dell’arbitro, al quale deve essere riservata la scelta finale; – non necessità di “on field review” nel caso in cui si tratti di semplice rilevazione di fuorigioco geografico. Sebbene la scelta finale sia stata per una posizione di fuorigioco (soluzione che condivido), in realtà Guida avrebbe dovuto effettuare una “on field review” poiché si tratta di una valutazione sulla qualità dell’intervento di Alex Sandro: i VAR non avevano il potere di giudicare ma solo di segnalare la necessità di rivedere l’azione, devolvendo al solo Guida la scelta finale. Al contrario, non chiamando l’arbitro al monitor, di fatto i VAR hanno avocato a sé il giudizio di merito sul tocco di Alex Sandro, assumendo una decisione che poteva prendere solo Guida. Piccolo inciso finale. Il regolamento è già complicato di suo, ritengo questo episodio uno dei più complessi che abbia mai visto. In casi come questo non importa quanto tempo si perda: che il gioco si fermi per 30 secondi o per 3 minuti e mezzo (come ieri sera) è aspetto marginale, la fretta porta spesso ad errori, come abbiamo visto tra la 21esima e la 22esima giornata. Bene così, le decisioni si assumono prendendo il tempo necessario e pazienza se il gioco rimane fermo: l’importante è arrivare alla decisione corretta. (...) lucamarelli.it EDIT: Per completezza, aggiungiamo a compendio della prima spiegazione un'ulteriore aggiunta di Luca Marelli nell'analisi degli episodi della domenica, durante la quale ritorna su Fiorentina-Juventus per smentire alcune bufale regolamentari Giornata con qualche spunto interessante e che risente ancora delle polemiche per la gara di Firenze, sulla quale mi soffermo brevemente, soprattutto per tagliare sul nascere le radici di un paio di colossali bufale regolamentari. Quali sono, dunque, queste assurdità, nate e cresciute sui social? Secondo talune fantasie, il tocco di Alex Sandro andrebbe ritenuto tale da sanare il fuorigioco di Benassi poiché: 1 – Alex Sandro ha toccato il pallone due volte; 2 – Il tocco deve essere considerato quale giocata poiché l’intenzione di Simeone non era quella di passare il pallone a Benassi ma di controllarlo e/o passarlo a qualcun altro. Sono onesto (come sempre): mi par quasi di essere offensivo nello spiegare il motivo per cui queste asserzioni siano totalmente campate per aria. Ma è altrettanto vero che queste tesi sono state sottoposte alla mia attenzione e, pertanto, mi sentirei poco rispettoso per chi legge se evitassi di rispondere. 1 – Che Alex Sandro tocchi il pallone una, due, sette, ventiquattro o centosessantaquattro volte non conta assolutamente nulla. Quel che conta, ai fini della decisione, è quel che ho evidenziato nell’approfondimento pubblicato sabato scorso e che trovate a questo link, in particolare sulla base del seguente schema: Secondo questo schema (che, ricordo, rappresenta la linea guida della UEFA) siamo di fronte ad una deviazione nel caso in cui il calciatore effettui un istintivo tentativo di giocare (per esempio cadendo), non abbia sufficiente tempo per giocare il pallone (per esempio perché il pallone viene calciato da dieci centimetri) oppure non si trovi in posizione di equilibrio (per esempio perché sbilanciato dall’avversario diretto). In nessun passaggio delle linee guida possiamo notare il benché minimo riferimento al numero dei tocchi e per un motivo ben preciso: non è un elemento di valutazione. 2 – Che Simeone, nel suo contrasto con Alex Sandro, non volesse indirizzare il pallone verso il giocatore in fuorigioco non ci interessa per niente, manca solo che l’arbitro sia tenuto a leggere nel pensiero di un calciatore. Se proprio vogliamo approfondire il tema, non ci resta che basarci sulla regola 11 (pagina 83), dedicata al fuorigioco e secondo la quale la posizione irregolare deve essere valutata secondo tali parametri: Ovviamente non viene minimamente citata l’intenzione del calciatore: quel che importa è la direzione del pallone, null’altro. Come sempre rispetto le opinioni di chiunque ma tendo a non essere particolarmente paziente nei confronti di chi tenta di impormi spiegazioni alternative inventando regolamenti e direttive. lucamarelli.it EDIT: ARRIVA LA CONFERMA ANCHE DA PARTE DELL'AIA: NON E' RIGORE. Estratto dal sito della gds:
  7. Vi allignano complottisti un tanto al chilo, barbari da tastiera, rivali accecati dal tifo, contatori umani a senso unico degli errori firmati da alcuni uomini di Rizzoli. Il quale, anziché fermare a tempo indeterminato i sottoposti tecnicamente mediocri, spesso li rimanda trionfalmente in campo a stretto giro di posta. A parte il fatto che le prodezze di alcuni direttori di gara hanno fatto danni a grappolo a tutto il campionato e meno male che il 75 per cento degli errori è stato corretto dalla tecnologia. A parte il fatto che la Juve possa affermare di essere in numerosa compagnia, quanto a torti e a favori ricevuti, sarebbe ora di piantarla con questa solfa. Se la Juve ha vinto sei scudetti e tre coppe Italia di fila, disputando due delle ultime tre finali Champions; se la Juve contende il titolo allo splendido Napoli capolista, in un duello sempre più entusiasmante, il merito è della Juve. Punto. In particolare, il merito è di due giocatori che, per sfortuna della concorrenza, non si trovano sul mercato e non hanno prezzo. Si chiamano Organizzazione e Programmazione. Dietro una grande squadra e un grande allenatore c’è sempre una grande società. Tertium non datur. Se dopo l’annus horribilis 2006 che avrebbe schiantato anche il Real, il Barcellona, il City o il Bayern, la Juve è stata capace di rinascere, scalando la montagna e, una volta in cima, ha continuato a scalare, il merito è della Juve. Di chi la presiede e di chi la dirige. Di chi l’allena e di chi ci gioca. Di chi prende i migliori giocatori, italiani e stranieri, magari con un anno d’anticipo sulla concorrenza che o dorme o nicchia. Al tempo in cui la presidenza della Figc si è dissolta e anche la Lega di serie A si è squagliata come neve al sole, visto che da nove mesi non riesce a nominare uno straccio di presidente, il Modello Juve brilla di luce propria. E non è un caso che, sul campo, l’alfiere ne sia il suo quarantenne Numero Uno, il cui compleanno ha procurato un’onda planetaria di festeggiamenti che ha ulteriormente nobilitato l’immagine societaria. In un Paese in cui la meritocrazia è un’entità astratta, i voltagabbana e gli incapaci si moltiplicano come cavallette, la Juve va in controtendenza. Ci sarà un motivo se sia la prima società italiana in campo internazionale quanto a risultati sportivi, fatturato, bilanci, stadio di proprietà, valorizzazione del parco giocatori. Il motivo risiede nella cultura del lavoro di un club per il quale operano 732 persone. I risultati si vedono. Il resto è fuffa. Fonte: Tuttosport
  8. Votate quello che preferite, i primi tre saranno proclamati vincitori e i nostri grafici creeranno una firma con il loro slogan per lo striscione Avete tempo sino alla mezzanotte di venerdì 22 dicembre Chi vuole può realizzare uno di questi striscioni ed inviarci la foto entro le ore 20:00 di sabato 23 dicembre all'indirizzo: staff.vecchiasignora@gmail.com. C'è la possibilità di finire nella rubrica TV "Striscia lo striscione"
  9. Votate quello che preferite, i primi tre saranno proclamati vincitori e i nostri grafici creeranno una firma con il loro slogan per lo striscione Avete tempo sino alla mezzanotte di venerdì 8 dicembre Chi vuole può realizzare uno di questi striscioni ed inviarci la foto entro le ore 20:00 di domenica 10 dicembre all'indirizzo: staff.vecchiasignora@gmail.com. C'è la possibilità di finire nella rubrica TV "Striscia lo striscione"
  10. Votate quello che preferite, i primi tre saranno proclamati vincitori e i nostri grafici creeranno una firma con il loro slogan per lo striscione Avete tempo sino alle 22:30 di giovedì 30 novembre Chi vuole può realizzare uno di questi striscioni ed inviarci la foto entro le ore 20:00 di domenica 3 dicembre all'indirizzo: staff.vecchiasignora@gmail.com. C'è la possibilità di finire nella rubrica TV "Striscia lo striscione"
  11. Il video andato in onda su RaiSport. Spiegazioni, casistiche, filmati originali con il dietro le quinte del VAR nel corso delle gare di Serie A. La puntata è divisa in due parti. Prima parte Seconda parte
  12. Fabrizio Pasqua di Tivoli è l'arbitro di Juventus-Spal, valida per la decima giornata di Serie A. Assistenti Schenone e Del Giovane. IV ufficiale Pillitteri. Al VAR Gavillucci assistito da Minelli. Seconda presenza stagionale per il fischietto laziale, al rientro dopo più di un mese da infortunato: la condizione atletica ne risente ancora, difatti è spesso lontano dall'azione. Serata comunque tranquilla per lui, senza episodi particolarmente rilevanti. Buone entrambe le chiamate VAR (però quanto tempo perso per una situazione davvero facile da leggere come la rete ferrarese annullata!).
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