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Stirpe (Pres. Frosinone): “Il calcio è dei tifosi, servono idee e non milioni”. La lucida analisi che mette a nudo i limiti di FIGC e Governo

Post in rilievo

Vi riporto l'estratto dell'intervista che Maurizio Stirpe, il presidente del Frosinone, ha rilasciato ieri a Criscitello al festival della serie a, perchè a mio avviso, è una boccata d'aria fresca.

In un sistema calcio ormai al collasso, le sue parole mostrano una competenza, una lucidità e un realismo che purtroppo in Serie A sono merce rara. Ha le idee chiarissime su budget, infrastrutture e riforme, e, magari ci fossero altri presidenti come lui, invece dei soliti cialtroni alla Lotito che pensano solo al proprio orticello e a fare ostruzionismo.
Se ci fosse una vera cordata di presidenti illuminati tipo Stirpe, magari anche capeggiata da AA, allora sì che si potrebbe provare a cambiare davvero il calcio in Italia e riportarlo ai livelli che merita, basandosi su idee e programmazione strutturale, non sulle polemiche o sui debiti.
 

Quoto

Il patron giallazzurro detta la linea per la massima serie: “Inutile inseguire i budget delle big, servono idee originali”

Durante il Festival della Serie A, nel corso di un panel della Lega Serie A condotto da Michele Criscitiello, il presidente del Frosinone Maurizio Stirpe ha tracciato le linee guida del club in vista del prossimo campionato, analizzando con consueta lucidità il delicato equilibrio tra la gestione virtuosa e le enormi complessità della massima serie

Le parole di Maurizio Stirpe

Sulla Serie B – “Il livello del campionato di Serie B è caratterizzato da un sovrano equilibrio. La differenza tra il fare molto bene e il fare male ha un confine molto sottile: basta vedere, per esempio, come è stata affollata la zona retrocessione quest’anno per parecchie giornate. Fino a due turni dalla fine, anzi fino all’ultima giornata, non si sapeva ancora niente e c’erano almeno dieci società sulla parte destra della classifica che, per un motivo o per un altro, lottavano per non retrocedere. Questa cosa è capitata a noi lo scorso anno, sicuramente anche per errori che abbiamo compiuto. Quest’anno invece, onestamente, partendo da una base che potevamo considerare buona dal mio punto di vista e inserendo gli elementi che mancavano, alla fine tutti i tasselli sono andati al posto giusto. Penso che il merito maggiore sia stato dei dirigenti nel saper credere nell’obiettivo e nel saperlo poi trasmettere ai calciatori. Sono stati molto bravi”.

Sulla permanenza in Serie A – “Negli ultimi dodici anni abbiamo dimostrato di saper far bene a salire, ma non abbiamo dimostrato di saper far bene nel rimanere. È molto difficile, è un campionato davvero particolare. L’ultima volta che ci siamo stati siamo retrocessi in pratica al terzo minuto di recupero, dopo un torneo che secondo me, a livello qualitativo, è stato comunque decoroso. Lì la differenza la fanno le piccole cose, ma certamente il livello che devi avere in Serie A è diverso da quello con cui mediamente si può affrontare la Serie B. Dovremo naturalmente attrezzarci, soprattutto provando a perseguire l’obiettivo in un modo diverso. Se pensiamo di investire i capitali che mettono le grandi squadre in Serie A, facciamo una rincorsa inutile perché avranno sempre qualcosa in più di noi. Quindi dobbiamo provare a escogitare qualcosa di originale e di sorprendente allo stesso tempo”.

Sulla differenza economica tra Serie A e Serie B – “È una differenza importante, in ogni caso. Poi dipende dalle disponibilità che uno può mettere in campo: la discriminante è sempre quella, perché se ne hai di più puoi investire di più, se ne hai di meno devi metterne di meno. Dipende anche dai periodi e dalle situazioni. Malgrado questo, secondo me la differenza la devono fare sempre la competenza organizzativa, la capacità dirigenziale e l’abilità nel saper scegliere le cose giuste che servono”.

Sulla separazione Lega A e Lega B – “Volevo solamente darvi un dato statistico che tante volte è sfuggito. Da quando c’è stata la separazione della Lega di Serie A dalla Lega di Serie B, abbiamo partecipato a due Mondiali e siamo stati eliminati, sia nel 2010 che nel 2014, in un modo non proprio decoroso. Nei dodici anni successivi non abbiamo proprio partecipato. Tante volte ho detto che questa separazione non ha portato bene al calcio italiano, anzi ha fatto aumentare ancora di più la differenza che c’è tra la Serie A e la Serie B. La sproporzione delle risorse è tale per cui diventa impossibile costruire progetti se non c’è un rapporto di complicità, di complementarità e di solidarietà tra le Leghe. È una lotta senza quartiere anche per prendere l’ultimo euro che manca, e alla fine il prodotto è questo. Come si fanno a fare le infrastrutture o a sviluppare i settori giovanili se non ci sono le risorse da poter destinare agli investimenti? Una volta la Serie B aveva una qualità più elevata. Io ho avuto la possibilità di fare un campionato in cui c’erano contemporaneamente la Juventus, il Napoli e il Genoa, ed era una qualità importante. Oggi si fa sempre più fatica e le distanze tra le due Leghe si allontanano in maniera siderale. Bisogna veramente ripensare bene a questo progetto: oggi le Leghe vivono in compartimenti stagni”.

Sulla presidenza della FIGC – “È un discorso abbastanza articolato. Io non penso che un uomo solo al comando possa farcela se non trova la cooperazione del mondo che deve governare; ci deve essere un programma condiviso, con poche cose essenziali da fare, ma che vadano fatte. E laddove l’ordinamento sportivo non può intervenire perché manca lo strumento normativo, deve farlo il Governo. Ci sono ambiti come il betting: è incredibile che tutti scommettano e tutti guadagnino, tranne chi produce l’evento. Oppure la legge sul vincolo dei giovani: chi sviluppa i settori giovanili se una società rischia di perdere un calciatore dopo due anni di addestramento? Queste cose le deve risolvere il Governo. Poi ci sono gli aspetti che riguardano il rapporto di complicità, complementarità e solidarietà: lì devono mettersi d’accordo tutti quanti. Ognuno faccia un passo indietro per permettere al sistema di farne uno in avanti, avendo come punto di riferimento i tifosi. Non dobbiamo dimenticare che il calcio è dei tifosi, non dei presidenti o delle società. Il calcio esiste perché ci sono i tifosi, altrimenti non avrebbe nessuna ragione di esistere, secondo il mio modo di vedere”.

Sul restare in Serie A – “Sono d’accordo, e ogni anno è sempre più difficile. Quest’anno il tasso di ‘mortalità’ delle neopromosse dello scorso anno è stato di due su tre. E non si può certo dire che abbiano provato a risparmiare: erano progetti tecnici validi, sia quello della Cremonese sia quello del Pisa. È un mondo sempre più selettivo. Proprio per questo c’è un forte bisogno di chiarezza nelle regole, di scelta di dirigenti capaci e di risorse economiche non banali. Altrimenti questo gap non lo colmi. Se ti manca una di queste tre cose, anche se hai i soldi ma pecchi sul resto, non fai niente. È un bel puzzle, in definitiva”.

Sul Como – “È un modello non facilmente replicabile, anzi mettiamola così: è una rondine che non fa primavera. Difficilmente si trova la disponibilità a investire quel tipo di risorse. Parlo in generale, ma segnatamente nel calcio italiano si fa ancora più fatica. Però almeno hanno investito bene, in profili corretti dal punto di vista tecnico”.

 

 

Fonte: https://www.alefrosinone.it/maurizio-stirpe-festival-serie-a-frosinone-intervista/

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Una volta, prima del 1993, il calcio era dei tifosi e per i tifosi.

Oggi, con l'avvento delle pay-tv è diventato soltanto un mezzo per far ricchi i calciatori e i loro procuratori, oltre ai vari media che ne gestiscono la distribuzione, il tifoso è solo lo zimbello senza diritti al quale strizzare i quattrini per mantenere tutto il carrozzone.

Quest'anno, per la prima volta nella storia, la finale di Champions league non è stata trasmessa in chiaro... e io devo ancora sentire gente che ci racconta che il calcio è dei tifosi. 

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veramente Stirpe dice l'esatto opposto rispetto alla "rotta" che seguiva Andrea Agnelli 

 

se Agnelli, anche attraverso la Superlega, spingeva per un progressivo "isolamento" dei top Club europei che si dovevano organizzare per gestire e massimizzare i loro profitti 

Stirpe vorrebbe tornare ad una lega comprendente Serie A e serie B in cui le risorse erano meglio distribuite (secondo lui)

 

condivisibile la parte in cui sottolinea la necessità di competenza organizzativa, di capacità dirigenziale e di saper scegliere le cose giuste che servono

 

ma per il resto Serie A deve tornare assolutamente a 18 partecipanti ed il calendario va ridotto 

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1 ora fa, Ale0306 ha scritto:

Una volta, prima del 1993, il calcio era dei tifosi e per i tifosi.

Oggi, con l'avvento delle pay-tv è diventato soltanto un mezzo per far ricchi i calciatori e i loro procuratori, oltre ai vari media che ne gestiscono la distribuzione, il tifoso è solo lo zimbello senza diritti al quale strizzare i quattrini per mantenere tutto il carrozzone.

Quest'anno, per la prima volta nella storia, la finale di Champions league non è stata trasmessa in chiaro... e io devo ancora sentire gente che ci racconta che il calcio è dei tifosi. 

Ma come... Quindi vorresti dirmi che Ceferin ha mentito? 
Dai, non è possibile. Lui che rinfaccia a Agnelli di avergli mentito non può avere mentito a tutto il Mondo!
Secondo me ti sbagli.

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Delirio assoluto e completo del solito presidente di una squadra marginale di serie b che chiede più soldi da un campionato già al collasso.

 

Non saranno le squadre di serie b a salvare il calcio italiano né la nazionale.

 

Il top del delirio?

Quoto

Una volta la Serie B aveva una qualità più elevata. Io ho avuto la possibilità di fare un campionato in cui c’erano contemporaneamente la Juventus, il Napoli e il Genoa, ed era una qualità importante.

Ma vantiamocene anche di quella serie B nata da calciopoli ...

 

 

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1 ora fa, _Alex_ ha scritto:

Delirio assoluto e completo del solito presidente di una squadra marginale di serie b che chiede più soldi da un campionato già al collasso.

 

Non saranno le squadre di serie b a salvare il calcio italiano né la nazionale.

 

Il top del delirio?

Ma vantiamocene anche di quella serie B nata da calciopoli ...

 

 

Onestamente anch'io ho capito la stessa cosa...

 👍

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3 ore fa, Ale0306 ha scritto:

Oggi, con l'avvento delle pay-tv è diventato soltanto un mezzo per far ricchi i calciatori e i loro procuratori, oltre ai vari media che ne gestiscono la distribuzione,

abbiamo visto cosa è successo con il rinnovo di Vlaovich, su alcuni giornali si legge addirittura che le commissioni richieste erano di soli "30 milioni"... .noncicredo

 

3 ore fa, Ale0306 ha scritto:

il tifoso è solo lo zimbello senza diritti al quale strizzare i quattrini per mantenere tutto il carrozzone. 

mah, alcuni tifosi volevano anche il rinnovo a quelle cifre criticando la società, poi è normale che da qualche parte devono rientrare dell'investimento.

 

3 ore fa, Ale0306 ha scritto:

Quest'anno, per la prima volta nella storia, la finale di Champions league non è stata trasmessa in chiaro... e io devo ancora sentire gente che ci racconta che il calcio è dei tifosi. 

ma già adesso è diventato molto dispendioso seguire il calcio, con necessità di più abbonamenti alle pay tv a certi prezzi poi, per non parlare poi dell'uso che si fa del VAR e la porcata delle plusvlaenze...... 

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4 ore fa, xtreme ha scritto:

Ma come... Quindi vorresti dirmi che Ceferin ha mentito? 
Dai, non è possibile. Lui che rinfaccia a Agnelli di avergli mentito non può avere mentito a tutto il Mondo!
Secondo me ti sbagli.

Guarda, Ceferin è ancora il male minore… pensa a tutti i tirapiedi che nelle varie pagliacciate televisive (a pagamento e non)  hanno strillato indignati verso quella riforma proposta da Agnelli (che comunque prevedeva tutte le partite in chiaro e quindi fruibili  DA TUTTO IL POPOLO)… “ma come, il calcio è del popolo, come si permettono.. tolgono i sogni ai bambini!!”.

Ecco, quella gente falsa e ipocrita ha tolto la possibilità a tutti i bambini poveri di vedersi non una partita qualsiasi, ma LA FINALE, pensa un po’.

 

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5 minuti fa, Ale0306 ha scritto:

Guarda, Ceferin è ancora il male minore… pensa a tutti i tirapiedi che nelle varie pagliacciate televisive (a pagamento e non)  hanno strillato indignati verso quella riforma proposta da Agnelli (che comunque prevedeva tutte le partite in chiaro e quindi fruibili  DA TUTTO IL POPOLO)… “ma come, il calcio è del popolo, come si permettono.. tolgono i sogni ai bambini!!”.

Ecco, quella gente falsa e ipocrita ha tolto la possibilità a tutti i bambini poveri di vedersi non una partita qualsiasi, ma LA FINALE, pensa un po’.

 

Penso che di base fosse solo un ulteriore modo per attaccare la Juventus. L'ipocrisia sta nell'usare qualsiasi scusa per attaccare la Juventus.

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35 minuti fa, Lucio1982 ha scritto:

eh, parla un altro sapientone che, quando è venuto in serie A, ha fatto solo ridere

.quoto

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