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Carlitosp

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  • Titolo utente
    Tifone Umanoide
  • Compleanno 04/01/1989

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  • Squadra
    Juventus
  • Sesso
    Uomo
  • Provenienza
    Piultel(MI) in trasferta a SBT

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7.091 visite nel profilo
  1. Carlitosp

    Valencia - Juventus 0-2, commenti post partita

    Sto guardando la replica su sky. Nel primo tempo Bernardeschi non ha sbagliato una giocata(sia offensiva che difensiva). Veramente bravo.
  2. Le ingiustificate urla finali mi hanno un po' infastidito, e probabilmente non sono il solo ad averle ritenute eccessive(eufemismo). Inutile sottolineare che non ho mai assistito a reazioni del genere durante il commento di una partita della Juve, e dire che in questi anni le occasioni non sono mancate.. Sembrava inter channel La partita non l'ho vista tutta, ma mi sembrava una partita da pareggio. L'inter nel primo tempo aveva pressato bene, anche se aveva creato poco. Il Tottenham deve ancora carburare.
  3. Secondo quanto riferito da Sky Sport 24, l'esterno della Juventus Douglas Costa rischierebbe fino a sei turni di squalifica per il comportamento di ieri in Juventus-Sassuolo. La Procura Federale, tramite prova tv, sembra spinta a chiedere una punizione esemplare, secondo la tv satellitare.
  4. Carlitosp

    Anime/Manga

    Eh, lo so, un vero peccato. Probabilmente, per più di una ragione, non sarebbe stato al livello del film, però era un progetto interessante. Tra l'altro, apprendo ora che su italia 2 stanno trasmettendo Boku no Hero Academia in italiano.
  5. Carlitosp

    [Foto/Video] Gli allenamenti giornalieri della Juventus

    Anche se in verità molti non lo sopportano/supportano...
  6. Articolo tratto da "L'Ultimo Uomo" sul Napoli di Ancelotti Condividi: 232 Tutti i dati presenti nell’articolo sono stati forniti da Opta. Nelle prime tre giornate Carlo Ancelotti aveva ritoccato senza stravolgere il Napoli, aggiungendo flessibilità al vecchio sistema di Maurizio Sarri ma senza rinunciare ai suoi principi chiave: il controllo della palla, anche se con una costruzione meno palleggiata che non passava dalle tipiche triangolazioni ravvicinate, e l’aggressione alla manovra avversaria fin dalle prime fasi, con un pressing meno intenso e aggressivo ma che comunque aveva permesso al Napoli di mantenere piuttosto in alto il recupero della palla. La sconfitta contro la Sampdoria, però, dopo le vittorie in rimonta su Lazio e Milan, aveva messo in discussione il delicato processo di trasformazione iniziato da Ancelotti. I blucerchiati erano riusciti sia a limitare la pericolosità offensiva degli azzurri che a mandare in crisi i loro tentativi di recuperare in alto la palla, trovando dietro le mezzali (Allan e Zielinski) gli spazi in cui manovrare, grazie alle numerose linee di passaggio in verticale garantite dal centrocampo a rombo. Così, la vittoria di sabato contro la Fiorentina (1-0) serve sia rispondere ai dubbi sollevati dalla pesante sconfitta contro la Samp che a segnare un ulteriore allontanamento di Ancelotti dal sistema di Sarri. O, se preferite, è stata la partita in cui l’impronta di Ancelotti è apparsa più visibile, pur all’interno dei soliti principi che prevedevano il controllo del possesso e il recupero alto del pallone. A fare la differenza, come sempre, è stato il modo in cui questi principi si sono tradotti in campo. Ancelotti torna al 4-4-2 Il Napoli ha affrontato la Fiorentina schierandosi col 4-4-2, una mossa di grande discontinuità rispetto agli anni con Sarri. Già contro il Milan, il Napoli aveva cambiato modulo in corsa, passando al 4-2-3-1 con l’avanzamento di Zielinski e poi con l’ingresso dalla panchina di Mertens, ma si trattava appunto di un cambio a partita in corso a partire dal 4-3-3, il sistema con cui Ancelotti aveva iniziato le prime tre partite. Contro la Fiorentina, invece, il Napoli si è schierato fin dall’inizio con un 4-4-2 ben visibile soprattutto in fase difensiva. Pur partendo in inferiorità numerica – i due attaccanti, Mertens e Insigne, contro la linea a 3 con cui i viola iniziavano l’azione, secondo il classico meccanismo che prevede Milenkovic bloccato di fianco a Pezzella e Vitor Hugo, con Biraghi alto a sinistra – la squadra di Ancelotti ha pressato fin dalle prime fasi la manovra della Fiorentina, riuscendo a recuperare la palla piuttosto in alto: 41,9 metri in media. Insigne e Mertens si schieravano in orizzontale e davano il via al pressing quando la palla passava da Pezzella a uno dei due difensori al suo fianco, Milenkovic e Vitor Hugo. Dietro di loro i due interni di centrocampo, Allan e Hamsik, si alzavano su Gerson e Veretout, dandosi copertura reciproca per non scoprire il centro e concedere spazi alle ricezioni del giocatore più difficile da marcare, Eysseric, che lasciando la fascia sinistra a Biraghi entrava dentro il campo alla ricerca di spazi dietro il centrocampo azzurro per facilitare l’uscita della palla dalla difesa. La Fiorentina puntava ad attirare in avanti il pressing del Napoli per poi verticalizzare dietro la linea di pressione o in profondità dietro la difesa azzurra, alta a centrocampo: una scelta che aveva pagato nel 3-0 con cui i viola avevano interrotto la corsa scudetto della squadra di Sarri dopo la vittoria contro la Juventus nello scorso campionato. In questo caso Hugo è sotto pressione e lancia lungo verso Simeone, ma la difesa del Napoli è alta e lo mette in fuorigioco. Si nota bene il 4-4-2 della squadra di Ancelotti. L’aggressività della squadra di Ancelotti ha impedito ai viola di mantenere il possesso e utilizzare i suoi strumenti offensivi più efficaci: le ricezioni tra le linee di Eysseric, gli isolamenti di Chiesa contro Mário Rui (soltanto una volta, al 66’, l’esterno viola ha puntato il terzino portoghese e lo ha saltato facilmente, sbagliando poi il cross basso all’indietro), gli inserimenti di Benassi dopo che Simeone, abbassandosi per aiutare la squadra a salire, aveva portato via un difensore centrale. La scelta di affrontare la pressione del Napoli lanciando lungo non si è rivelata efficace: la Fiorentina ha perso palla troppo presto ed è riuscita ad avanzare solo quando il pressing azzurro non è scattato immediatamente e ha dato il tempo a chi impostava di verticalizzare con precisione. I viola hanno tirato in porta una sola volta, con Eysseric, da lontano, in ripartenza dopo un recupero di Chiesa. E dopo un primo tempo comunque in bilico sono diventati praticamente inoffensivi nella ripresa, quando la loro quota di possesso è scesa dal 47,2 al 39,7%. Riprogrammare la fase offensiva Il 4-4-2 di Ancelotti ha avuto un impatto positivo soprattutto sulla fase offensiva. Zielinski si accentrava dalla posizione di esterno per giocare da trequartista, sul centro-sinistra, lasciando la fascia a Mário Rui; mentre sulla fascia opposta l’ampiezza era occupata da Callejón, con Insigne sul centro-destra, in una zona del campo molto diversa da quella che occupa di solito, nel suo classico ruolo di esterno che si accentra partendo da sinistra. In questo modo il Napoli riusciva a occupare tutti e cinque i corridoi verticali nella trequarti offensiva (ricapitolo, da sinistra a destra: Mário Rui-Zielinski-Mertens-Insigne-Callejón) e ad avere sempre almeno una linea di passaggio libera da attraversare per creare un’occasione. Ci è riuscito sfruttando l’ampiezza, con i cross (19 alla fine della partita), soprattutto bassi e all’indietro, anche perché, con Insigne e Mertens, Ancelotti ha rinunciato alla fisicità in area di rigore; o con le verticalizzazioni rasoterra di Hamsik e Allan alle spalle del centrocampo viola. Il Napoli occupa tutti i corridoi, in ampiezza con Mário Rui e Callejón, al centro con Mertens, Insigne e Zielinski. In questa azione Hamsik trova Mertens dietro Benassi, preso in mezzo dal belga e da Zielinski. Ancelotti ha così rinunciato a uno dei cardini del gioco di Sarri in fase di possesso, la costruzione sulle catene laterali, in favore di un passaggio più diretto alla zona di rifinitura, dilatando le distanze tra i giocatori per abbassare le linee avversarie e trovare spazi in cui manovrare. Anche la costruzione del tiro dopo aver trovato uno dei giocatori dietro il centrocampo della Fiorentina non prevedeva grandi combinazioni: Insigne, ad esempio, ha passato appena due volte la palla sia a Mertens che a Callejón. La partita del numero 24 azzurro è il simbolo più esatto della trasformazione del gioco del Napoli. Elemento fondamentale della catena di sinistra della squadra di Sarri, quella storicamente privilegiata per manovrare, Insigne è partito da un’insolita posizione sul centro-destra, facendosi carico delle responsabilità di finalizzazione più che facilitare il possesso nella metà campo avversaria come da abitudini. Ancelotti ha voluto concentrare le sue qualità nelle parti conclusive dell’azione, alleggerendo oltretutto i suoi compiti difensivi avanzandolo in attacco. Certo, ne ha sacrificato l’attitudine a creare continui collegamenti con i compagni: Insigne ha completato appena 28 passaggi (l’anno scorso con Sarri viaggiava a una media di 70,7 passaggi per 90 minuti), ma in compenso ha tirato 9 volte e segnato il gol decisivo. L’azione che ha portato alla rete che ha deciso la partita è una somma degli accorgimenti pensati da Ancelotti. Prima il recupero della palla grazie alle difficoltà della Fiorentina a costruire sotto pressione (Chiesa non riesce a girarsi col controllo e passa la palla indietro, quindi Vitor Hugo lancia in avanti in maniera frettolosa), poi la verticalizzazione di Hamsik per Milik dietro il centrocampo viola e infine l’assist del polacco per Insigne dopo essersi girato. Dopo gli interventi che Ancelotti ha studiato nelle prime partite per rendere il Napoli più flessibile, contro la Fiorentina il processo di trasformazione del gioco ha avuto un salto di qualità, probabilmente anche per rispondere alle criticità fatte emergere dalla sconfitta contro la Samp. Scegliendo di schierare la sua squadra con il 4-4-2, Ancelotti si è ulteriormente allontanato dal sistema di Sarri: ha rinunciato a uno dei suoi cardini, la manovra sulle catene laterali in favore di uno sviluppo più diretto e ha disegnato un nuovo ruolo a uno dei giocatori chiave del vecchio sistema, Insigne, la cui prestazione ha forse racchiuso più di ogni altra il senso della trasformazione portata avanti dal tecnico emiliano. Ma ci sono comunque degli elementi di continuità e il lavoro di Sarri non è stato certo dimenticato dai giocatori in campo. Il gioco del Napoli continua a non rinunciare al controllo della palla, occupa con particolare attenzione gli half-spaces, assegnando istruzioni specifiche ai giocatori (contro la Fiorentina è toccato ad esempio a Zielinski e a Insigne giocare decentrati dietro il centrocampo viola), ha mantenuto in alto il recupero del possesso, ma fa tutto questo in maniera diversa rispetto al recente passato. Dopo la battuta d’arresto a Genova il cammino del Napoli è ripreso con la vittoria sulla Fiorentina: adesso a 9 punti – e con le difficoltà che stanno avendo Roma, Inter e Milan – anche in questo inizio di campionato il Napoli si conferma come la squadra più vicina alla Juventus.
  7. Carlitosp

    Juventus - Sassuolo 2-1, commenti post partita

    Un mi piace probabilmente non basta Mi verrebbe da dirti che, senza ombra di dubbio alcuno, te ne darò un altro la prossima volta.. but i'm a pretty forgetful guy(cit)
  8. Carlitosp

    Juventus - Sassuolo 2-1, commenti post partita

    A me non piace la quasi totalità dei commenti ma gli articoli sono spesso interessanti e non privi di spunti. Anche secondo me quando è entrato Costa abbiamo giocato meglio(siamo stati più pericolosi), non per una questione tattica, ma per i valori assoluti dei giocatori presenti in campo. Dybala, ad esempio, secondo me, si è disimpegnato meglio sul centro dx. Sulla sua posizione: dire che Paulo è stato messo alla mezzala è una forzatura, meglio trequartista(la posizione precisa è quella dei trequartisti del 3421 o delle mezzeali offensive dei 433 puri ), ma cambia poco.
  9. Carlitosp

    Juventus - Sassuolo 2-1, commenti post partita

    di Alex Campanelli Dybala trequartista-guastatore: le prospettive Nel leggere la formazione mandata in campo da Allegri per Juve – Sassuolo, con Dybala a sorpresa dall’inizio al posto di Bernardeschi e Douglas Costa, ho subito sperato che l’argentino non agisse nel per lui mortificante ruolo di ala destra, quanto piuttosto da raccordo tra il centrocampo e l’attacco. Stando alle posizioni medie in campo, e contrariamente a quanto riportato dalle lavagne pregara, Dybala ha giocato proprio da trequartista, con un’ovvia predilezione per il centro-destra dell’ultimo terzo di campo: Allegri ha provato a ricreare il contesto nel quale Cristiano Ronaldo si è esaltato nelle ultime due stagioni a Madrid con Zidane: rombo a centrocampo (seppur con due mezzali infinitamente meno tecniche di Modric e Kroos), un compagno di reparto generoso e dedito ai ripiegamenti come Mandzukic/Benzema e un trequartista incursore abile nel cambio di passo e nel dialogo nello stretto come Isco/Dybala. L’esperimento (non del tutto inedito: ricordiamo Bernardeschi saltuariamente trequartista contro il Parma) è riuscito a metà, con buoni margini di miglioramento e alcuni interessanti spunti offerti proprio dalla posizione e dall’atteggiamento del numero 10. Partiamo dalla fase di non possesso: il Sassuolo di De Zerbi è una squadra che cerca di manovrare palla anche in zone molto basse, e non di rado si è visto Dybala pressare centralmente ancora più alto dei due attaccanti, sfruttando la sua rapidità per tenere in scacco Consigli e la coppia centrale Ferrari-Marlon, spesso aiutato da una delle due punte con l’altra larga a coprire lo scarico sul terzino. Fatte le debite proporzioni, diversi di voi ricorderanno che anche la primissima Juventus di Ferrara, quella schierata col rombo, alzava Diego davanti a Iaquinta e Amauri in fase di pressing. Come giustamente affermato da Giulio Gori, contro i neroverdi si è vista la Juventus più aggressiva e dedita al recupero palla in posizione avanzata di questo primo scampolo di stagione. A differenza di Diego però, e similmente a Isco (al quale infatti non veniva richiesto tale lavoro), Dybala è un giocatore che non fa della resistenza fisica e della pressione dei suoi punti di forza, come poteva essere ai suoi tempi Tevez; impegnarlo in tale elastico ne riduce alla lunga la lucidità, pur se col Sassuolo si è visto su buoni livelli nell’arco di tutti i 90′. Dybala non è nemmeno un rifinitore, un uomo dell’ultimo passaggio, un trequartista nel senso stretto del termine, ma più un “guastatore” capace di creare superiorità numerica come conseguenza delle sue giocate, non come fine; i suoi punti di forza non sono l’ultimo passaggio o le imbucate centrali, bensì il dribbling e la conclusione a rete, dote che oggi nella posizione di “10” puro non è riuscito a mettere in mostra. Non è un caso se la Joya, come non gli capita quasi mai, ha chiuso la gara con 0 tiri nello specchio della porta. A cosa può servire allora Dybala nella posizione cucitagli addosso da Allegri domenica pomeriggio? Innanzitutto, un trequartista di tale caratura tecnica riduce il cronico problema della mancanza di qualità tra le linee. Nelle ultime due uscite con la mediana a 3 e il tridente Bernardeschi-Mandzukic-Dybala, il tallone d’Achille mostrato dalla Juventus è stato lo stesso della scorsa stagione: il raccordo tra il centrocampo e l’attacco, vista la presenza di mezzali di quantità (Matuidi) e inserimento (Khedira) dotate di limitatissime qualità nel palleggio. Pur non essendo un fantasista, Dybala con la sua sola presenza alza sensibilmente le possibilità della squadra di raggiungere l’area avversaria con molti uomini in posizione favorevole. Una giocata come quella qui sotto, semplice per un calciatore del suo livello, non sarebbe stata possibile col tridente puro: Inoltre, prendendo ancora una volta come riferimento l’Isco descritto nell’ottima analisi di Davide Rovati, a Dybala servono un contesto e dei giocatori che lo facilitino nel suo compito, in modo che lui a sua volta possa facilitare i compagni mandandoli in gol o sparigliando le carte, ovvero creando situazioni pericolose con una conclusione a rete o un dribbling. Le condizioni necessarie sono sostanzialmente due: l’assimilazione dei movimenti e degli spazi di questo determinato modulo di gioco, cosa che avverrà col tempo se Allegri insisterà sul 4-3-1-2 come alternativa al gioco con le ali (che, si badi bene, sarebbe delittuoso sacrificare), e l’affiancamento da parte di mezzali ben più tecniche di Matuidi e Khedira. Posto che il francese sembra al momento assolutamente (e giustamente) inamovibile, se Emre Can si confermerà ottimo puntello davanti alla difesa è auspicabile l’utilizzo di Pjanic come mezzala di qualità, figura imprescindibile di qualsiasi centrocampo a 3 che punti ad essere tra i migliori d’Europa. Al verificarsi di tali condizioni, potremo veramente analizzare Dybala come trequartista puro e capire se sarà questo l’abito adatto per farlo esaltare nella Juventus 2018/19. Fino ad allora, quello di Juventus-Sassuolo va ascritto a un piacevole esperimento, che potrebbe esser portato avanti vista la prolungata assenza di campionato e i tanti impegni ravvicinati. In un contesto, lo speriamo, più adatto alle qualità della Joya. Fonte: Juventibus
  10. Carlitosp

    Juventus - Sassuolo 2-1, commenti post partita

    Tralasciando il gesto di Douglas Costa e il "mollate gli ormeggi" finale, quello che mi è piaciuto meno è stato il lavoro dell'attacco(Ronaldo escluso, ovviamente ). Dybala, al contrario di Mandzukic, si è ripreso nel secondo tempo, ma (soprattutto)nella prima frazione non mi sono piaciuti
  11. Carlitosp

    Anime/Manga

    È saltato l'adattamento manga di Ritorno al Futuro
  12. Carlitosp

    [Foto/Video] Gli allenamenti giornalieri della Juventus

    Ma cosa hanno in testa quei due, un'idea meravigliosa ? Tanto di cappello Soprattutto a Costa e al pluriball nero che ha in testa
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