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  1. Juventus nel mito, quella che ha chiuso questo settennato nell'abbraccio struggente a Gigi Buffon, ha un merito. E non è in campo, ma fuori, in questo pullman balzolante: è custodito qua, nel reticolato del centro di Torino tra i boulevard francesi e le vie coperte da portici. Questa Juve ha restituito ai tifosi la gioia di stare in piazza, di esultare senza cattivi pensieri. Ieri una folla stimata in oltre 50 mila persone hanno accolto e seguito il bus scoperto partito dallo stadio un paio di ore dopo la partita. E' stata una festa genuina con una preparazione maniacale e il piano nel complesso ha funzionato. Soprattutto in pieno centro, dove l'incontro è stato più commosso: gli occhi della gente a piazza Castello mentre Cuadrado s sporgeva per riprendere e i riccioli potevi toccarli, non erano umidi per i fumogeni. Erano lacrime per chi allo stadio ha omaggiato Gigi prima di sgolarsi in piazza. "Non andare via" Gli hanno urlato spesso durante il tragitto.E quando partiva il coro "c'è solo un capitano", lui indicava Giorgio Chiellini: un passaggio di consegne anche a bordo.Il massimo acuto si è sentito quando è spuntata la Coppa dello scudetto in bella mostra custodita come una reliquia da De Schiglio e Szczesny. Con i giocatori che urlavano felici, Bernardeschi e i sudamericani i più scatenati. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  2. Tifosi bianconeri scatenati, maggioranza vota contro la permanenza del tecnico vincitore di tre scudetti e tre Coppe Italia. Il sogno per la panchina è Klopp, ma le alternative più realistiche sono Simone Inzaghi e Pochettino. Per Massimiliano Allegri, come per chi potrebbe prenderne il posto in caso di possibile divorzio a fine stagione. È il 2020, tendenza 30 giugno, anno in cui giunge a scadenza il contratto del tecnico con la Juventus e degli eventuali papabili alla panchina bianconera. Cominciamo da Allegri. La frenata nelle ultime due giornate, come racconta il sondaggio su tuttosport.com, ha portato la maggioranza a chi ne chiede l’allontanamento. L’allenatore livornese partiva già da una solida base contraria, visto che sono sempre stati parecchi gli scontenti del suo operato, neppure convinti dall’accoppiata scudetto-Coppa Italia nelle ultime tre stagioni e da due finali di Champions League. Perse sì, ma contro Barcellona e Real Madrid. E oggi l’eliminazione nella stessa competizione europea ai quarti, il pareggio di Crotone e il ko interno col Napoli hanno aggiunto valori negativi, nonostante in campionato la Juventus sia ancora in testa e nonostante la quarta finale di Coppa Italia raggiunta. Se sarà ringiovanimento il tecnico non avrà problemi a restare, a patto che gli obiettivi da raggiungere siano chiari anche all’ambiente. Un eventuale divorzio da Allegri è anche una questione di carattere economico. L’allenatore ha un contratto fino al 2020, a 7 milioni e mezzo a stagione: cifre che suggeriscono cautela nelle decisioni. COSA DEVE FARE LA JUVENTUS CON ALLEGRI A FINE STAGIONE? ESONERARLO 53% CONFERMARLO 47% Fonte: Tuttosport
  3. Ritorna il graditissimo topic dello Striscione degli utenti di Vecchiasignora.com in vista della sfida di domenica prossima 22 aprile, Juventus-Napoli. Sbizzarritevi... ma sempre seguendo le regole e lo stile del nostro forum! I messaggi non conformi al regolamento di VecchiaSignora saranno cancellati e verranno presi provvedimenti contro gli autori, quindi evitate insulti, slogan maleauguranti, a carattere razzista o politico e bypass delle parole non consentite. Cercate inoltre di proporre solo striscioni "originali", quelli con evidenti similitudini ad idee passate non saranno presi in considerazione per la finale. Avete tempo sino alla mezzanotte di venerdì 20 aprile. NOTA DELLO STAFF: Tutti i partecipanti sono invitati ad evitare l'uso del grassetto, del maiuscolo e/o evitare anche il modificare la grandezza o il carattere del testo.
  4. Il progetto, molto presunto, di “scalare” le gerarchie societarie fino ad affiancare Pavel Nedved alla vicepresidenza o salire ancor più su resta lì. Questione di indiscrezioni su ciò che sarà di Gigi Buffon, mentre la stagione chiama il capitano juventino a restare sul pezzo, come sempre. E siccome l’annata vede la Juventus in corsa su tutto, i discorsi legati al futuro del portiere/leggenda sembrano farsi da parte. E’ un’apparenza, perché il tema è bello caldo. Buffon, in ultimo nel pre-Tottenham, sostiene che con il presidente Andrea Agnelli s’è già deciso cosa fare e comunque non sarebbe questo il momento più adatto per approfondire la questione. La realtà racconta che il numero 1 non può non pensare a cosa accadrà di qui a giugno. E soprattutto non è tramontata l’ipotesi secondo la quale a fine stagione le scarpette saranno appese al chiodo e i guanti custoditi in una teca speciale. Gigi non vuole mollare, nel mezzo di una stagione che può riservare parecchie soddisfazioni. Però la tentazione di mollare resiste e la convocazione in Nazionale per le amichevoli contro Argentina e Inghilterra entra nel dibattito. Già, le chiacchiere di chi non ha gradito la conferma di Buffon perché dare spazio al ricambio sarebbe l’opzione preferibile non hanno lasciato indifferente il capitano della Juve. E le maldicenze di coloro che, dimenticando le prodezze sciorinate dal carrarese in carriera, hanno condannato il modo in cui è stata piazzata la barriera anti Eriksen nell’andata degli ottavi di Champions? Tutto fa brodo perché il portiere faccia le sue accurate valutazioni. Fonte: Libero
  5. Al Khalifa

    La compattezza, questa sconosciuta

    Alla base di ogni successo, indipendentemente dai numeri, dagli uomini e dal sistema gioco, è sempre richiesta una grande compattezza, in campo e fuori dal campo. Basti ricordare che con lo stesso centrocampo (4-2-3-1 Khedira/Pjanic) l'anno scorso siamo stati imperforati per quasi tutta la fase ad eliminazione diretta, salvo poi crollare alla fine quando la condizione degli interpreti non era più sufficiente per ripetere certe prestazioni e questo non per sollevare Allegri dalle sue responsabilità stasera, ma per parlare di Juve-Tottenham ci sono sicuramente altri topic dedicati. In ogni caso voglio fare presente a chi dice che abbiamo un allenatore difensivista che la Juve segna sempre e vince solo quando il gol non lo subisce, quindi la chiave del successo non è tanto fare una partita offensiva, quanto fare una buona partita dal punto di vista difensivo. Non mi dispiacerebbe però, specie in una fase intermediaria della stagione dove siamo ancora in corso per tutto e dove gli obiettivi sono tutti ancora percorribili, che l'ambiente (e quindi mi riferisco i tifosi) fosse più coeso: non è questo il momento di scaricare le colpe e di trovare i capri espiatori, sia perché non è stato dato ancora nessun verdetto, sia perché per raggiungere gli obiettivi è giusto che società, allenatore e calciatori sentano la carica dell'ambiente attraverso l'affetto e il supporto dei propri tifosi dimodoché si possa lavorare con più serenità, non è bello vedere un allenatore in conferenza stampa dover rimproverare l'ambiente, soprattutto alla luce del passato recente. Infatti stasera vado a letto deluso non perché abbiamo buttato una partita messasi sui giusti binari dopo i primi minuti (ma d'altronde questo è il calcio, onore agli avversari), non perché abbiamo pareggiato contro una squadra che ha messo sotto i campioni d'Europa in carica, né tantomeno perché siamo usciti (visto che nessun verdetto è stato ancora dato), ma vado a letto deluso perché non vedo un ambiente compatto, sembra addirittura che qualcuno (non tutti i critici, per carità) goda nel criticare i nostri uomini e che attenda un risultato negativo per sfogare la propria frustrazione, ho visto napoletani più dispiaciuti per il pareggio (in funzione scudetto) di molti altri juventini. Bisogna saper essere tifosi anche quando non si vince. Insieme si vince, insieme si perde e insieme si pareggia. Tutti uniti perché la stagione non è ancora finita e perché siamo vivi e attivi su tutti i fronti. #finoallafine
  6. Claudio Marchisio si è lasciato alle spalle un compleanno, nel quale ha ricevuto una quantità industriale di amore. A dire il vero la festa è iniziata martedì, nel giorno in cui la Juve è tornata ad allenarsi dopo la sosta. A Vinovo i tifosi hanno voluto dedicargli uno striscione. Con un messaggio dal valore inequivocabile: «Non si tocca, Marchisio resta con noi». La manifestazione d’affetto più bella, per un uomo che sta vivendo la fase emotivamente più delicata della carriera. Le voci di un addio a gennaio hanno toccato le corde del popolo bianconero, che ha voluto sostenere uno dei suoi pupilli con un gesto plateale. In un momento in cui Marchisio è infortunato, ma soprattutto in un periodo in cui non si sente più indispensabile per questa Juventus. Da qui è nata la suggestione di un viaggio professionale di sola andata verso gli USA. Da qui è nata la paura dei tifosi di perdere uno dei baluardi della vecchia guardia. Paura che Marchisio prima ha fomentato con un cinguettio sibillino («Qualunque cosa riserverà il destino...) ma che ieri ha voluto esorcizzare con una dedica al mondo Juve sui social. Su Instagram è apparso infatti uno scatto diviso a metà. Da una parte il piccolo Claudio, un ragazzino di Andezeno con tanta voglia di arrivare più in alto possibile. Dall’altra il grande Claudio, un uomo determinato, forte e consapevole che in alto ci è arrivato con tanti sacrifici. Ad unire i due volti il cimelio al quale è più affezionato: la maglia bianconera, inseparabile compagna di ogni battaglia. Dagli anni delle giovanili, passando per quello di purgatorio in Serie B, fino ai cicli memorabili vissuti con Conte prima e con Allegri poi. Foto seguita da concetti che sintetizzano un’intera carriera: «I miei desideri e le mie ambizioni hanno sempre gli stessi colori. Non c’è un solo attimo passato con te che non sia all’altezza dei miei sogni. Grazie a tutti per gli auguri e per l’affetto che mi dimostrate ogni giorno». Incarnando la figura dell’alfiere della resurrezione della Juventus, contribuendo a creare le fondamenta per gli anni d’oro bianconeri. Ci è riuscito sempre da protagonista, prima di quel maledetto 17 aprile 2016, quando il legamento crociato ha deciso di fare scherzi. Il fisico non viaggia più di pari passo con la testa di un giocatore che, per la storia che si è costruito nei decenni, non può accettare l’idea di non sentirsi importante. Per i tifosi però la musica non cambia mai, perché Marchisio non si tocca a prescindere dalle logiche di natura tecnica. Trattenere una bandiera, per tanti, vale persino più di un trofeo. Fonte: Tuttosport
  7. TORINO - I tifosi della Juventus lo amano: fosse per loro, Claudio Marchisio finirebbe la carriera in bianconero senza se e senza ma. Per questo, le voci di un possibile addio a fine stagione, hanno spaventato i suoi fan. Come scritto ieri, il giocatore ha la maglia juventina tatuata sulla pelle ma a fine stagione dovrà riflettere sul suo futuro. Tra infortuni e panchine, quest'anno non sta andando come sperava. La concorrenza è agguerrita e, con il probabile arrivo di Emre Can, la prossima stagione potrebbe riservare ancora meno spazio. Così è spuntata l'ipotesi Mls, seguendo le orme di Pirlo e di Giovinco. AI tifosi però l'idea di vederlo lontano da Vinovo proprio non piace e, proprio a Vinovo, hanno affisso uno striscione che non ha bisogno di spiegazioni: "Marchisio non si tocca, resta con noi". tuttosport.com
  8. Giuseppe Cruciani scorre i suoi social ghignando: «Sono piuttosto abituato, ma certe categorie per massa critica, volgarità, violenza e tempo di reazione sono superiori a tutti. Gli “animalisti estremisti” contendono la medaglia d’oro agli “estremisti del Napoli”. Il giornalista è stato preso di mira dalle tastiere più volgari del web per essersi avvicinato alle polemiche seguite a Cagliari-Juventus. Lo ha fatto a modo suo, con un articolo su “Libero” nel quale analizzava il vittismo del tifo napoletano, affrontando l’argomento senza prendere la tangenziale: «Al piagnisteo napulitano non c’è mai fine. A Napoli vedono continuamente fantasmi e pericoli. La Juve è sempre Satana e sinonimo di ruberie e furti con scasso. Insomma, il solito ridicolo repertorio: i poteri forti, il Nord, gli Agnelli che comandano e * del genere. Roba da matti». Il risultato: «Minacce di morte, di stupro di mia figlia e mia moglie, più altre amenità. Quando si tocca il tifo napoletano arrivano subito i matti. E’ una reazione immediata, scattano come un sol uomo. In fondo è come fare, ogni volta, un esperimento sociologico, anche perché il campionario è ampio, visto che si va dal professore d’Università al giornalista del Mattino che scrive: chi è juventino non è degno di vivere. Una follia, così si dà la copertura intellettuale a chi, magari, può davvero andare ad ammazzare qualcuno perché tifa per la Juventus». Eppure Cruciani, per altro laziale e non juventino, sarebbe intrigato da uno scudetto al Napoli: «Lo troverei un’impresa straordinaria, quasi epocale. E in questo momento mi pare pure possibile: sono in testa, hanno una squadra forte, giocano bene. Eppure non si liberano di quel retropensiero che qualcuno possa togliere loro qualcosa, l’ansia che esistano dei poteri forti, la convinzione che la Juventus sia il Male, Satana, qualcosa da sopprimere anche con la violenza. La storia del Var fa ridere: per un girone la sventolano come l’arma per combattere qualsiasi trucco o ruberia, poi improvvisamente diventa il mezzo con cui la Juventus ruberà il campionato. E’ delirio, ma fa parte di quell’ancestrale vittimismo, quella paranoia che è il grande limite di un ambiente. Non mi pare che siano usciti dalla Champions League per qualche oscura manovra. Non mi pare che siano usciti dalla Coppa Italia per colpa di qualche furto, ma perché l’Atalanta ha giocato meglio di loro. Eppure basta una scintilla, come il caso Bernardeschi, e si scatena l’inferno, al quale contribuiscono non solo gli ultrà, ma anche commentatori delle radio napoletane che non sono al bar, ma dietro un microfono e sono dei comunicatori importanti. O un giornale locale che titola Rubentus. Fonte: Tuttosport
  9. jimmyw

    Ma quale crisi? Analisi e numeri ad oggi

    I media insistono... Juve in crisi !!... i tifosi come sempre ci abboccano... e via di mugugni.... questo non va bene, quest'altro è da cambiare.... guarda gli altri come giocano bene !... ecc... ecc.... vediamo le stagioni di Allegri come sono andate finora allo stesso punti di oggi: 1) 2014-2015 CAMPIONATO: 8 - 1 - 1 GIRONE DI UCL: 2 - 0 - 2 ALLA FINE: scudetto, C.Italia e finale UCL 2) 2015-2016 CAMPIONATO: 4 - 3 - 4 GIRONE DI UCL: 2 - 2 - 0 ALLA FINE: scudetto, C.Italia e ottavi UCL 3) 2016-2017 CAMPIONATO: 9 - 0 - 2 GIRONE DI UCL: 2 - 2 - 0 ALLA FINE: scudetto, C.Italia e finale UCL 4) 2017-2018 CAMPIONATO: 9 - 1 - 1 GIRONE DI UCL: 2 - 1 - 1 ALLA FINE: ???? All'inizio la Juve di Allegri ha sempre avuto alti e bassi ... giocatori nuovi... assestamento necessario.... quest'anno siamo PERFETTAMENTE IN LINEA con le precedenti stagioni (e meglio di quella 2015/16 ovviamente)... quindi BASTA abboccare alle caxxate dei MEDIA.... pensate con la vostra testa.... il napoli perde... FANTASTICO NAPOLI..... e voi giù ad abboccare....
  10. Leevancleef

    L'insostenibile pesantezza dell'essere. In finale

    In attesa che la Juve rientri in campo per il 2°T della sua nona finale di Champions/Coppa Campioni, nell’esaltare una stagione che rasenta la perfezione assoluta, ma rimane eccezionale (e il termine è quanto mai pertinente, perché stagioni di questo tipo appartengono all’eccezionalità), segnalo che è impossibile trovare un rimedio contro il mal di testa che serate come quella di sabato ti procurano. Così com’è impossibile negare la delusione enorme, a tratti disarmante, nel (non) vedere, al rientro dagli spogliatoi, la Juve a cui siamo stati abituati per tutta la stagione. E’ stato come assistere a Dr. Jekyll e Mr. Hyde, e in questi giorni va rispettata la delusione di tutti, anche se come sempre c’è chi riesce a mantenere certi binari e chi trascende buttando al fiume il bambino e l’acqua sporca. Fa male, insomma, poche storie. E se due anni fa dopo Berlino dicevo che faceva male, ma meno di finali precedenti, stavolta no, fa male e basta. Provando a riavvolgere il nastro proviamo a psicanalizzare il pre, il durante e il post partita nei quali la Juve si è imbarcata per provare ad attraversare il mare della finale di Cardiff. Sono spunti di discussione per tutti, per cercare di ovviare ai tanti topic che ognuno di noi vorrebbe aprire. Quindi sarò lungo (scusatemi), ma tanto in questo momento i concetti vengono di getto, e se ne può parlare insieme. LA PREPARAZIONE Si dice che una delle ricette per affrontare meglio la finale sia quella di evitare la pressione, di alleggerirla, pur affrontandola con la dovuta fiducia e la necessaria umiltà. La pressione, la paranoia, l’ossessione… vanno annullate o diminuite il più possibile. Lo dice chiunque. Per esempio lo dice Allegri da tempo (i cui risultati in Europa si sono visti: 2 finali in 3 anni, un’eliminazione come quella di Monaco, unica squadra ad aver battuto il Real Madrid negli ultimi 4 anni…). L’ambiente Juve però quella coppa la brama da tempo (anche se in molti, TROPPI, dimenticano cos’è successo in mezzo a questo “troppo tempo”, una cosetta che ci ha condizionato e, volenti o nolenti, ci condiziona ancora oggi che siamo tornati sul podio europeo, perchè, col normale corso della storia, potremmo e dovremmo essere ad un livello ancora superiore). Lo stesso ambiente Juve, quindi, se deve mettere pressione su un qualcosa, la mette su quella. Alla presentazione di ogni nuovo acquisto i tifosi gli chiedono la Champions, i giornalisti fanno domande sul vincere la Champions, al museo gli fanno vedere la Champions e piovono invocazioni in stile Fatima… insomma, le pressioni che Roma suscita per tutto ciò che riguarda la coppa del GRA (e oltre), gli juventini, magari in tono minore, le tirano fuori per questa coppa. Il calendario te la piazza il 3 giugno, un po’ in là rispetto alle semifinali, rispetto a quando hai il vento in poppa. Nel frattempo si sta scrivendo la Leggenda, si sta vincendo il 6° scudetto di fila, la 3a Coppa Italia, il 3°double consecutivo… qualcosa di fenomenale… e ad Allegri (sempre quello di prima) viene chiesto: “festeggerete?”. Risposta (più o meno): “Bisogna festeggiare e godere di queste gioie coi nostri tifosi, è giusto farlo. C’è il momento del lavoro e il momento della festa. La forza di una grande squadra è riattaccare l’interruttore al momento giusto. C’è tempo fino al 3 giugno, dobbiamo vivere ogni momento come fosse l’ultimo, perché pensare troppo può mandare fuori giri. Quindi sì, festeggeremo». Già. Invece noi come rispondiamo? Nello stesso modo nel quale sono state preparate altre finali di Champions (in alcuni casi giustamente, visto che capitavano 3 giorni dopo lo scudetto), cioè col minimo sindacale. Quella pressione che va tolta, quell’alleggerimento, quel godere di un’impresa leggendaria appena compiuta per caricarsi ulteriormente si riduce al “festeggiamento” organizzato dalla Lega Calcio: coppa e foto. Stop. Perché “la squadra deve pensare alla Champions”. Sembra una sciocchezza, ma non lo è. E non è ovviamente “IL” motivo della sconfitta, ma solo un pensiero sull’analisi di come si debbano vivere i “momenti” che vanno goduti fino in fondo. Ricordate l’inaugurazione dello Stadium? Eravamo in un periodo infimo, quasi azzerati da tante delusioni. Poi quell’inaugurazione, quello STUPENDO ripercorrere COS’E’ LA JUVENTUS, quel far capire a chi non lo avesse ancora capito (o dimenticato) da dove veniamo, chi siamo, e come un club del genere vada CELEBRATO. Difatti in tantissime interviste di vari giocatori, quel momento è ricordato come “indimenticabile”, come la scossa iniziale, come “l’aver capito” cosa significava la Juve. Fu benzina pura (ri-sottolineo che si parla sempre di “una delle” tantissime componenti). E fu bellissimo perché ci introdusse anche ad una nuova era comunicativa, il mondo cambiava già allora, e la Juve (finalmente e giustamente) si auto-celebrò. La Juve quindi vince il suo 6° scudetto consecutivo 3 giorni dopo la 3a Coppa Italia, realizzando qualcosa di epico, e che fa? Invece di celebrare l’impresa come si deve (senza, naturalmente, le proporzione di un’inaugurazione di un nuovo stadio), di godere INSIEME ai tifosi, di far percepire ai giocatori ancora di più l’impresa che hanno fatto, di fargli cogliere il senso della grandezza di giocare nella Juve, e allo stesso tempo fargli abbassare la tensione… come ha fatto, ad esempio, una "squadretta" come il REAL MADRID (per una semplice Liga che non riscriveva la storia del calcio spagnolo), alza la coppa, sta dieci minuti in campo, e poi via. Perché? “Perché la quadra deve pensare alla finale”. Come le precedenti 4 ultime volte. Quando si parla di queste cose vanno fatte alcune puntualizzazioni: auto-celebrarsi doverosamente, nel modo giusto, non significa festeggiare per un anno intero come fanno da altre parti, ma nemmeno non saper festeggiare a dovere un’impresa che forse è irripetibile. Peraltro (volendo usare un approccio che la Juve sta cercando sempre più di sviluppare), persino un momento di quel tipo crea “seguito”, crea “momenti social” (come si dice oggi), crea diffusione del brand, perché TUTTO è pubblicità e tutto fa grandezza. E allora... porta tutte le coppe in campo, o portale in piazza! Vacci in piazza con chi fa i km tutto l’anno e non è riuscito ad entrare allo Stadium (e non per forza si deve fare un tour a velocità d’uomo, le piazze si possono transennare, vedere sempre il Real che arriva, festeggia come si deve, e poi se ne va); oppure fai un discorso di ringraziamento (il Bayern lo fa da un balcone su pubblica piazza, per il Real parla persino il sindaco), o un discorso di celebrazione… o persino cose banali… “gioca” coi tifosi sugli spalti con cori e controcori (abbiamo un dj), consegna il microfono ai calciatori per farli loro, i cori… insomma, ci sono tantissime cose che si possono fare per festeggiare, celebrarsi e soprattutto… stem-pe-ra-re la tensione! Noi no, perché “bisogna pensare alla Champions”. Così invece di giocarla una volta sola, la finale iniziamo a giocarla da 15 giorni prima perché “se si festeggia ci si distrae”. 15 giorni prima! A parte l'impresa in sè e i tifosi stessi, lo meriterebbe lo stesso Allegri che fino ad oggi non si è goduto ancora una festa "totale", come si deve. E questo discorso vale ancor di più per la Juve, perché con la pressione che c’è, relativa alla voglia di vincerla, la tensione va alleggerita. Alcuni commentatori guardando le facce che avevano i nostri prima di entrare in campo, tese, grondanti sudore, hanno affermato che il Real di partite ne ha giocata una sola, mentre noi ne avevamo già giocata un’altra. Ecco, per le prossime volte, se dovesse ricapitare: prendiamoci il tempo per festeggiare a dovere (brindisino di squadra “inter vos” a parte), non succede nessun’apocalisse nel farlo! Godiamo dell’affetto e della carica dei tifosi (che dovrebbe essere quasi una giusta ricompensa, un atto dovuto). CELEBRIAMO la nostra grandezza per innalzare sempre di più l’autostima, sbattiamo in faccia a tutti la nostra storia per vestirci della dovuta carica. Poi si può vincere o perdere anche in quel caso, ovvio, ma intanto iniziamo ad evitare soluzioni tafazziane e che non aiutano a preparare un bel niente, visto che in tal senso il pregresso parla chiaro. [Ditemi pure cosa ne pensate, se pensate che serva alleggerire o non staccare mai dallo stare sul pezzo, se è lecito chiedere di godere a dovere delle proprie imprese oppure no] LA PARTITA La Juve ha giocato tante finali. Si va dall’estremo di Juve-Ajax a quello di Juve-Amburgo. Ma mai aveva giocato sprazzi di Juve-Ajax e sprazzi di Juve-Amburgo nella stessa finale. Ora è successo anche questo, ed è avvenuto nel modo più inatteso perché era convinzione comune che si sarebbe potuto anche perdere, ma che in ogni caso la Juve avrebbe venduto cara la pelle, visto il cammino STREPITOSO nella Champions di quest’anno (vincenti in tutte le trasferte meno una, dove non era necessario; soli 3 soli gol subiti fino alla finale; Barcellona piegato a nostro uso e consumo, senza subire nemmeno un gol in due partite contro la MSN… ecc). Approccio perfetto, prendiamo possesso della partita (anche se il Real è squadra che non eccelle nei primi tempi per poi uscire alla distanza), giochiamo a viso aperto, usciamo dal pressing con coraggio e combinazioni veloci, difendiamo alti e in avanti, andiamo al tiro con Higuain 2 volte e con Pjanic, su cui Keylor Navas fa una paratona (e lì un po’ inizi a pensare), Marcelo e Dani Alves si annullano a vicenda, ma poi… anche in un momento in cui sembri quadrato, ecco che proprio la difesa, il tuo punto forte, mostra crepe insolite. Mentre Dybala, dopo l’ammonizione, inizia ad innervosirsi sbagliando di tutto, l’asse Mandzukic-Alex Sandro non copre a dovere contro Carvajal pur avendo superiorità numerica da quella parte, e Chiellini si perde Cristiano Ronaldo che fa un movimento elementare e colpisce da solo a centro area per il primo tiro in porta del Real. La deviazione di Bonucci è una beffa, ma CR7 non può mai e poi mai ricevere palla da solo lì. Uno schiaffo che ti risveglia troppo presto, inizi a chiederti il perché anche quando giochiamo bene e andiamo più volte vicini al gol, pur con un’imperfezione difensiva, debba sempre arrivare un episodio beffardo a punirti. Reagiamo, rispondiamo, significa che in campo ci siamo, e pareggiamo col gol più bello della Champions, un’azione tutta al volo conclusa da una semirovesciata di Mandzukic che beffa Navas. Un gol spettacolare, magari anche questo insolito, ma BELLO, senza deviazioni, senza “episodi”: da spot! Un gol fondamentale, che rimette a posto la finale. E quando Mandzukic si batte la mano sul cuore indicando lo stemma pensi che la bilancia penda dalla tua parte, che servirà concretizzare quanto stiamo costruendo, ma che una difesa come quella della Juve può concederne una di occasione come quella del primo gol, non due, o comunque non quante ne servirebbero per perdere la partita rispetto a quelle che stavamo costruendo noi per vincerla. I minuti finali del 1°T un po’ in affanno, anche se rimanendo ordinati difronte allo sterile possesso palla del Real, sembrano solo un momento di controllo. Pausa. Torniamo in campo per primi, e siamo lì ad aspettarli. Solitamente in queste occasioni si dice che la squadra che rientra prima è quella che ha più voglia, che non vede l’ora di sbranare il campo. Ma rimane tutto lì, perché dopo qualche minuto di nulla, con il gioco perlopiù fermo per degli infortuni, ti accorgi che è successo qualcosa, che manca qualcosa. Indietreggiamo da subito, il Real con un paio di mosse alza la linea e allarga il campo (a proposito, quanto è cresciuto Zidane! Chapeau!), a quel punto non riusciamo più ad uscire palla al piede, iniziamo a sbagliare qualsiasi passaggio, ci impuntiamo con lanci lunghi che non servono a nulla. Le imprecisioni difensive cominciano a fioccare. Ma che succede? Sarà un momento, e allora bisogna soffrire come si deve, perché lo sappiamo fare. Una finale è fatta di tanti momenti e devi saperli accettare ma sempre stando DENTRO la partita (cosa ripetuta più volte anche da Allegri). E invece ecco che su una respinta centrale (un difensore non dovrebbe mai respingere palla centralmente) Casemiro ha tutto il tempo di caricare e trovare la seconda deviazione decisiva, la palla prende un effetto assurdo e si insacca all’angolino. Due autogol in una stessa finale non li ricordo, ma a chi potevano capitare se non a noi? A chi? Il Real stava premendo, intendiamoci, il gol l’ha cercato schiacciandoci, non è come quello del 1°T arrivato in modo un po’ inatteso per l’iter che stava avendo la partita, ma perché su deviazione? Perché? E’ quello che devono aver pensato i nostri, quasi riflettendo sugli episodi che non ci arridono mai. Ma non è giustificabile, casomai ci pensi a fine partita, ci pensi il giorno dopo, non al 60° di una finale. A quel punto siamo in bambola definitivamente, in modo disarmante. Sbagliano tutti. Il centrocampo non fa più filtro. Khedira patisce la scarsa forma post-infortunio, Pjanic, che pure aveva fatto un buon 1°T, zoppica (e presto uscirà). Quando vedi la difesa migliore al mondo coprire male su azioni banali, quando vedi un lottatore come Mandzukic aspettare la palla invece di andarle incontro, facendosi anticipare da Modric in pressing (!!!), ti sembra di avere gli incubi. E in effetti quelli che vedi sono dei fantasmi. Il Real è esperto, sente l’odore del sangue e preme forte sull’acceleratore, ma questo non spiega la dormita di Mandzukic e il nuovo errore di Chiellini sul movimento quasi banale di Ronaldo per il 3° gol del Real. Ma quando mai abbiamo preso un gol come quello? Assurdo! Nessun contromovimento dell’avversario, nessuna cosa fantasmagorica, semplicemente penetrati come il burro perdendo una palla banale e marcando il giocatore più forte del mondo da 5 metri di distanza. A quel punto capisci che anche quello del 1°T non era un caso, persino la nostra difesa s’è svegliata col piede sbagliato a Cardiff la mattina del 3 giugno. Ed è la cosa che fa più male perché anche quando qualcuno ha toppato partita, la difesa ha retto, è sempre stata l’ultimo baluardo. Se la vedi in quello stato, vuol dire che non ce n’è. In 3 minuti spariscono i sogni. In realtà non dovrebbe essere così, in realtà bisognerebbe reagire in qualche accidenti di modo, perché se fai un gol, anche di mano (seee, noi, una cosa del genere in una finale!), poi loro non possono scoprirsi e fai un assedio fino alla fine. Ma siamo squagliati. Mandzukic continua a sbagliare cose che non sbaglia mai, sia in appoggio che, più tardi, di testa ai limiti dell’area piccola, schiacciando di testa, inspiegabilmente, per terra una palla che andava sfanculata in porta. Higuain è da solo nella morsa di Ramos e Varane, non ha appoggi, solo contro tutti non tiene una palla. Dybala sembrava essersi ripreso a fine 1°T, quando era servito un giallo (finalmente) per fermarlo, ma in pratica gira a vuoto. Dani Alves non si arrende, combatte, ma non trova nessuno con cui dialogare, a differenza di Marcelo che ha sempre almeno 2 appoggi liberi. Isco predica liberamente, il loro centrocampo violenta la partita a piacimento, al punto da rendere inutile la nostra superiorità sulle fasce, perché veniamo annullati anche lì. Il fatto è che non ci siamo più, nel 1°T non era così. In campo ci sono degli ologrammi ormai, la partita è finita già lì, il 2°T per noi non è mai iniziato. La tensione, la troppa pressione, la stanchezza, non si sa cosa… ma noi “normali” non stiamo 3 gol sotto il Real. E avremmo anche potuto batterlo. Allegri successivamente dirà che l’idea era quella di attaccare a tutta nel 1°T per creare un vantaggio da difendere alla distanza, non avendo molti cambia a disposizione. E allora si potrebbe pensare… perché Cuadrado in panchina? Perché nell’ultimo mese ha fatto pena, la risposta. Giusta! Però… rimane un però. E cioè che a mio avviso “quella” Juve lì con Dani Alves e Cuadrado a destra, col 1° 4-2-3-1, era la più efficace, la più avvolgente, quella che pur tenendo una linea più alta aveva corso meno rischi in difesa rispetto alle partite da Montecarlo in poi. Max lo cambiò (a sorpresa) contro il Monaco… e nonostante in campo ci fosse un giocatore più difensivo, subimmo di più contro il Monaco che contro il Barcellona. Non vorrei che Cuadrado avesse risentito psicologicamente di quel “declassamento”, iniziando a non imbroccarne più una. Ma questa è solo una speculazione, dobbiamo ritenere che la condizione fisica di Juan fosse scarsa (cosa che in alcune gare è stata anche abbastanza manifesta). In generale la nuova scelta con Barzagli permetteva un adattamento maggiore a partita in corso, il poter passare dalla difesa a 4 a quella a 3, avendo in più la carta Cuadrado come cambio (l’unico davanti, mentre il Real a Cardiff lasciava James Rodriguez fuori rosa!), ma prima di quella modifica tattica il copione era sempre stato attaccare da subito per poi coprirsi con l’ingresso di Barzagli. Da quel momento in poi Cuadrado è stata la carta per “eventualmente” attaccare di più cambiando la partita in corsa. Ma se l’idea in finale era di attaccare da subito… vabbè, considerazioni al vento (ci sta anche che uno si tenga un cambio, e va ricordato che il 1°T era stato ben interpretato).. Per non farci mancare niente, per togliere anche le residue speranze di un miracolo (eppure un paio di occasioni le avremmo anche avute), ecco la pantomima di Sergio Ramos con l’espulsione più insulsa mai vista in una finale di Champions. Quasi come a voler dire… avete perso, ma sappiatelo, non ce n’è, gli episodi vi remano contro a prescindere. Inzaghi decise una finale deviando una punizione di chiappa. Noi subiamo 2 autogol e un’espulsione fasulla. Così, a contorno di tutti i ragionamenti. In 10 vs 11, il 4-1 (notare come Marcelo scherzi Lemina) appesantisce ancora di più il risultato, lo rende più brutto, più goleada. Più immeritato e triste per la grande Champions che la Juve ha fatto fino a 45 minuti dalla fine, meritato, invece, per un 2°T imperdonabile. La Juve paga questo 2°T così come un cambio modulo a stagione in corso che le ha limitato il numero di rotazioni davanti, spompando uomini che sono sembrati più sulle gambe rispetto a quelli del Real (Zidane da questo punto di vista ha gestito scientificamente CR7, portandolo alla forma perfetta per il finale di stagione). Ci si è messo l’infortunio di Pjaca, e forse si sarebbe potuti intervenire sul mercato nell’ultima settimana di gennaio, anche con un giocatore di rotazione per momenti in cui sarebbe servito rifiatare. Forse. Perché poi devi sempre trovare qualcuno disponibile sul mercato. Paga inoltre la condizione precaria dei centrocampisti. Pjanic si infortuna a partita in corsa, Khedira recupera dal precedente stop, ma arriva a Cardiff privo della forma necessaria. E, come detto, si paga anche una serata da dimenticare della difesa. [Anche su tutto questo la discussione è aperta, dite pure la vostra] IL POST-PARTITA A quel punto si può dire che il Presidente sia stato il migliore in campo. Il suo scendere sul terreno di gioco per consolare uno ad uno tutti i calciatori, non con la classica pacca sulla spalla, ma con un abbraccio, con parole sincere e uno slancio affettivo, per poi presentarsi davanti ai microfoni non per parlare di aspetti tecnici (men che mai per criticare il proprio allenatore come fanno altri dopo aver perso col Real), ma per porre già l’accento sulla prossima stagione e complimentarsi con la squadra, è una lezione di stile. Si fa così, anche qualora non si fosse d’accordo, anche qualora suoni banalmente consolatorio, ma si fa così. Esattamente come quando si fanno i complimenti al proprio ex allenatore per aver vinto la Premier, differentemente da altre squadre che non li fanno verso i loro ex allenatori che vincono l’Europa League, salvo ricordarsi, guardacaso, di farli al Real. Sì, si chiama stile, ma da quelle parti lo stile è una copia made in china come tanti loro trofei, quindi tutto comprensibile. Il post è condito dalla delusione, dal dispiacere, quasi dal dolore fisico per quanto ci si teneva a questa coppa. Non solo per averla persa ma per “come” la si è persa con quel 2°T. Naturalmente è stata la fiera degli avvoltoi. Dopo il Barcellona era partita la gran cassa dei gufi in assetto da battaglia. Prime pagine in cui la parola “triplete” veniva non solo sparata a 9 colonne, ma già celebrata anticipatamente. Ecco, giudico eufemisticamente detestabili quei giornalisti che pompavano il triplete sui quotidiani (compreso Tuttosport) e poi, se si perde la finale, non si limitano alle critiche (com’è giusto che sia), ma fanno partire i processi ad personam per tirare su due click da qualche tifoso, usando le dinamiche di bassa lega che hanno sempre contraddistinto la loro carriera. Così come quelli che paragonavano Dybala a Messi salvo poi dire, dopo la finale, che questa cosa è da querela, senza rendersi conto che erano da querela loro quando li equiparavano, esasperando un concetto. Ma questo è l’humus, c’è poco da fare. C’è un aspetto da considerare per come dovrà essere digerita la finale, e cioè proprio il modo in cui la si è persa. Ci sono sconfitte che riescono comunque a darti lo slancio, la fiducia necessaria per il futuro, perché capisci che non sei distante da quello a cui aspiri. Non è un caso che la Champions di questa stagione sia iniziata a Monaco lo scorso anno. Perdere con questa pesantezza, però, potrebbe far scaturire un effetto inverso, il che sarebbe non solo deleterio, ma ingiusto, perché non c’è la distanza di un 4-1 tra Real e Juve, anzi, rimango dell’idea che la Juve avrebbe potuto replicare quel 1°T anche nel 2° se testa e fisico non fossero crollati. Ecco, dilapidare il vantaggio psicologico che la Juve si è costruita, andando a giocare contro tutti faccia a faccia e senza paura, perdere quelle certezze in virtù di questa batosta, sarebbe devastante. Perciò più che la litania sul fatto che l’anno prossimo “ci si riproverà” serve una cosa in più. Quando la Juve prende una sveglia in campionato c’è una manifesta delusione accompagnata ad un sentimento necessario: l’incazzatura! La Juve non vede l’ora di giocare la prossima partita per dimostrare che la squadra vera non è quella della partita precedente, per “ribadire” la sua supremazia. Ecco, in Champions troppo spesso c’è stata solo la “delusione” senza l’incazzatura necessaria nel reagire alle batoste. Si vince con la tecnica e la tattica, non solo con gli attributi. Ma gli attributi servono comunque! La delusione è ovvia, come è ovvia la voglia di ritentarci, ecc, ma serve essere molto incazzati, non per “ribadire” di essere i più forti, visto che siamo tornati solo da 3 anni (solo 3 anni!) ai vertici del calcio europeo, ma per “stabilire” di essere i più forti, anche laddove questo, complessivamente, non sia vero. Difatti, a margine delle tante "ricette" che ognuno di noi dà per invertire il trend di sconfitte, a margine dei vari colpevoli messi letteralmente al rogo, gioverebbe ricordare che il mix di sensazioni che viviamo noi dopo le finali di Champions è frutto di un pregresso infelice, ma che in ogni caso, nonostante si tratti di due finali diverse, nonostante quest'ultima sia una delusione COLOSSALE, perché sapevamo di potercela fare, abbiamo perso le ultime due contro le squadre e i giocatori che stanno segnando un’epoca di calcio! Non uno o due anni, ma un’epoca. Il Barcellona prima e il Real adesso. E contro due giocatori fuori categoria che sono quanto mai decisivi nell’aver segnato quest’epoca, contro i quali si parte sotto 1-0 in modo costante. Un mio amico mi faceva notare una statistica: guardando l’albo d’oro degli ultimi 10 anni di Champions, 7 coppe su 10 le hanno vinte Messi e CR7! 7 su 10! Mai successo prima in altre ere che due calciatori condizionassero così tanto le squadre in cui giocano, al punto da giocarsi “consecutivamente” non solo il Pallone d’Oro, ma quasi sempre anche la Champions. Se negli anni ’90 eravamo noi i più forti, il “modello”, adesso non è così. Adesso stiamo provando a scalfirlo questo modello, e ci siamo a tratti riusciti perché negli ultimi 4 anni siamo gli unici ad aver eliminato il Real Madrid e quest’anno abbiamo schiantato il Barcellona, siamo l’unica squadra non spagnola ad essere arrivata in finale di Champions negli ultimi 4 anni. Praticamente in Champions c’è la Spagna, e poi c’è la Juve! E ripeto, NON è una consolazione perché avremmo potuto vincere anche la finale, a mio parere. Ma dal punto di vista storiografico è così. Il che se rende comprensibili tutte le imprecazioni che ancora per molti giorni ci albergheranno in testa (oltre, personalmente, ai dolori per i pugni dati a qualsiasi cosa), rende anche comprensibile quanto questa squadra stia facendo per detronizzare i regnanti. Le discussioni sulla maledizione di Champions sono sterili (sebbene io stesso a volte ci giochi). Esistono periodi di astinenza molto più lunghi dei nostri di altre big europee, che di mezzo, peraltro, non dovettero subire assassini sportivi. Cos’è la “maledizione”? Che qualcuno ce l’abbia promessa come fece Bela Guttmann col Benfica? Non esiste. Allo stesso modo non si può negare, vedendo il ripetersi di certi episodi, che il caso non ci abbia arriso nelle finali. E’ un dato di fatto (e alcuni indicano più questa come "maledizione"). E nelle partite secche conta, a differenza dei campionati. Piacerebbe a tutti vincerla con un gol di chiappa, uno in fuorigioco, con un paio di autogol, vedendo non concedere agli avversari gol regolari o rigori netti, ecc). Ma è doveroso che su questo ripetersi di episodi, che nel caso di sabato ci siamo in parte meritati con quel 2°T, non ci si soffermi (soprattutto a partita in corso!). Non deve condizionarci. Perché nonostante ogni finale sia diversa (in particolare a distanza di anni, quando cambia totalmente la rosa), è indubbio che basti già da solo il peso di portarsi dietro un certo numero di sconfitte a metterti quella pressione in più e farti consumare più energie del dovuto. E anche a quelle non si dovrebbe pensare. Lo so, è un cane che si morde la coda, ma non c’è via d’uscita: per vincere bisogna giocarle, le finali, e si deve fare di tutto per arrivarci (al di là dell’aspetto tecnico-tattico) liberi da pressioni, forti del fatto che la Juventus ha un nome che non deve avere paura di nessuno, incazzati, e in condizioni fisiche quanto più possibili ottimali, prendendo ORA una decisione sul modulo da adottare in futuro e sulla conseguente rosa da costruire, per non spompare chi non ha ricambi. ORGANIZZARSI! Poi la puoi vincere anche in stile Di Matteo... ma è sempre meglio non doversi rimproverare nulla. [Naturalmente anche su tutto questo, se ci sono spunti, la discussione è aperta] Concludo con un pensiero che riguarda tutti noi tifosi (in realtà alcuni). Siamo incazzati a morte, furiosi, irritati. E’ giusto così e bisogna sfogarsi, criticare, delirare (senza eccedere, possibilmente), sbattere i pugni sul tavolo. Ma un tifoso è il guardiano della fede, e il guardiano della fede non abiura mai, non indietreggia mai difronte alle stronzate propinate da chi lo odia (compreso qualche compagno di tifo che vuole iscriversi al partito degli juventini che sputano sulla propria storia). Si può essere delusi e arrabbiati, non vili e rinnegatori. La squadra può perdere, il tifoso, specie quello della Juve, non deve perdere mai. - Leevancleef - P.S.: Scusate per "l’insostenibile lunghezza e pesantezza" del pezzo (grazie a chi ha voluto leggerlo tutto), ma in assenza di discussioni volevo dare il maggior numero di spunti possibili. P.P.S.: Non ho fatto riferimenti ai fatti di Piazza San Carlo perchè sono troppo più importanti per essere mischiati con tutto il resto. E’ stato un momento macabro, che ha fatto rivivere episodi tragici. Naturalmente se ne discute nei topic specifici, qui mi limito a dire solo che la vicinanza verso chi c’era si associa alla speranza che chi sta ancora lottando possa presto vincere la sua battaglia.
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