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Mátyás

Dialetti del Bel Paese

Post in rilievo

mio padre a volte parla pugliese...ma è sbagliato dire pugliese, allora parla salentino...ma è sbagliato pure quello...lui parla "neretino". :d

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Io sto in una valle vicino a Rueglio. Saranno 20 km di strada. Non capisco tutto.... Ma certamente capisco più lei che i dialoghi di gomorra sefz sefz

Se ti dicessi che io, da campano, a tratti non capisco quello che dicono in gomorra? .sefz

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Dalle mie parti si parla il beneventano, simile al napoli, ma con cadenze diverse.

In provincia, invece, si parla un dialetto diverso quasi in ogni paesino.

Detto questo, sono contrario all'uso del dialetto. Bisogna incentivare e obbligare l'uso dell'italiano; nessuno deve sentirsi legittimato nel parlare esclusivamente dialetto invece della lingua ufficiale di stato: l'italiano, che tra l'altro è una lingua fantastica.

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Dalle mie parti si parla il beneventano, simile al napoli, ma con cadenze diverse.

In provincia, invece, si parla un dialetto diverso quasi in ogni paesino.

Detto questo, sono contrario all'uso del dialetto. Bisogna incentivare e obbligare l'uso dell'italiano; nessuno deve sentirsi legittimato nel parlare esclusivamente dialetto invece della lingua ufficiale di stato: l'italiano, che tra l'altro è una lingua fantastica.

 

La "lingua ufficiale" è un dialetto istituzionalizzato.

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Io parlo il dialetto sempre in paese, con amici, conoscenti e famiglia, parlo l'italiano fuori provincia e con chi non conosco anche nei paesi limitrofi(nel mio paese conosco tutti).

Dire che parlo il calabrese è molto vago perchè non esiste: in ogni provincia è diversissimo e se uscissi fuori provincia e parlassimo dialetto a volte non ci capiamo. Diciamo che parlo un vibonese (in provincia ci capiamo tutti con il dialetto anche se diverso) influenzato però dal reggino dove le doppie diventano triple e le iniziali delle parole sono sempre doppie :) . in altre parti il vibonese invece è influenzato dal catanzarese con parole aspirate....il bello che ci chiamiamo tamarri a vicenda.

 

Detto ciò non condivido il post in prima pagina dove uno dice che "l'uso del dialetto l'ho associato sempre a classi sociali più basse". Una lingua identifica un popolo e la perdita di una lingua porta il riassorbimento di un popolo in un altro popolo, non mantenendo gli usi e i costumi del posto

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Cosa c'entra? È chiaro che l'utente si riferiva a un contesto di nazione unificata.

 

E allora? l'utente parlava di obbligare a parlare italiano? ma de che? nei rapporti istituzionali è già di fatto un obbligo, nella vita di tutti i giorni parlo come mi pare.

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E allora? l'utente parlava di obbligare a parlare italiano? ma de che? nei rapporti istituzionali è già di fatto un obbligo, nella vita di tutti i giorni parlo come mi pare.

A me il messaggio pareva molto chiaro. Lo riporto:

Bisogna incentivare e obbligare l'uso dell'italiano; nessuno deve sentirsi legittimato nel parlare esclusivamente dialetto invece della lingua ufficiale di stato

Cosa c'è di sbagliato in questa affermazione? Non ha mica proposto di abolire i dialetti.

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A me il messaggio pareva molto chiaro. Lo riporto:

 

Cosa c'è di sbagliato in questa affermazione? Non ha mica proposto di abolire i dialetti.

Obbligare l'italiano (dove, come, e perché) di fatto vieta il dialetto.

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Obbligare l'italiano (dove, come, e perché) di fatto vieta il dialetto.

No, perché è specificato che nessuno dovrebbe parlare ESCLUSIVAMENTE il dialetto. Non dice che va disincentivato l'uso del dialetto in qualsiasi ambito.

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No, perché è specificato che nessuno dovrebbe parlare ESCLUSIVAMENTE il dialetto. Non dice che va disincentivato l'uso del dialetto in qualsiasi ambito.

Ha parlati di obbligo di italiano. Che c'è di male, se, ad esempio, una persona in casa, nel lavoro e in famiglia parla solo dialetto se la cosa non crea problemi?

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Ha parlati di obbligo di italiano. Che c'è di male, se, ad esempio, una persona in casa, nel lavoro e in famiglia parla solo dialetto se la cosa non crea problemi?

In ambito familiare non c'è niente di male. In ambito lavorativo sì, dato che si ha a che fare anche con sconosciuti, che potrebbero non comprendere il dialetto.

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In ambito familiare non c'è niente di male. In ambito lavorativo sì, dato che si ha a che fare anche con sconosciuti, che potrebbero non comprendere il dialetto.

Dipende dal lavoro, non è assolutamente detto.

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Dipende dal lavoro, non è assolutamente detto.

Ti considero troppo intelligente per poter pensare che tu non abbia capito che quando si fanno di questi discorsi ci si riferisce alla stragrande maggioranza delle situazioni e non all'eccezione che conferma la regola. :d

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Ti considero troppo intelligente per poter pensare che tu non abbia capito che quando si fanno di questi discorsi ci si riferisce alla stragrande maggioranza delle situazioni e non all'eccezione che conferma la regola. :d

Forse mi sopravvaluti perché non la penso così :d L'italia è un paese di 8100 comuni, di decine di migliaia di piccoli borghi rurali dove si parla comunemente dialetto. E in metropoli come Roma o Napoli lo si parla anche nelle istituzioni.

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Forse mi sopravvaluti perché non la penso così :d L'italia è un paese di 8100 comuni, di decine di migliaia di piccoli borghi rurali dove si parla comunemente dialetto. E in metropoli come Roma o Napoli lo si parla anche nelle istituzioni.

Ma ripeto, incentivare l'uso dell'italiano non è in contrasto con l'uso del dialetto. Nessuno pretende che vengano inviati degli ispettori di lingua nel piccolo borgo rurale in cui il contadino, l'edicolante, il barista e il farmacista usano esclusivamente il dialetto, anche in ambito lavorativo.

 

Ma è bene incentivare ancora l'uso dell'italiano, in modo che se nel borgo rurale arriva un turista che si è perso, riesca a capire come fare per ritrovare la retta via, o almeno per trovare un posto per mangiare e per pernottare se vuole fermarsi lì una notte. sefz

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Ma ripeto, incentivare l'uso dell'italiano non è in contrasto con l'uso del dialetto. Nessuno pretende che vengano inviati degli ispettori di lingua nel piccolo borgo rurale in cui il contadino, l'edicolante, il barista e il farmacista usano esclusivamente il dialetto, anche in ambito lavorativo.

 

Ma è bene incentivare ancora l'uso dell'italiano, in modo che se nel borgo rurale arriva un turista che si è perso, riesca a capire come fare per ritrovare la retta via, o almeno per trovare un posto per mangiare e per pernottare se vuole fermarsi lì una notte. sefz

Incentivare è un conto (del resto lo si fa sin dal dopoguerra, ha alfabetizzato gli italiani più la Rai che la scuola), obbligare è un altro. Del resto la stagrande maggioranza degli italiani sa parlare italiano, magari non perfetto, ma lo sa parlare e capire. O non potresti neanche guardare la tv o leggere un giornale.

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Incentivare è un conto (del resto lo si fa sin dal dopoguerra, ha alfabetizzato gli italiani più la Rai che la scuola), obbligare è un altro. Del resto la stagrande maggioranza degli italiani sa parlare italiano, magari non perfetto, ma lo sa parlare e capire. O non potresti neanche guardare la tv o leggere un giornale.

Mi pare che stiamo veramente discutendo di aria fritta. sefz

 

Nel post da cui è partito tutto si parlava di "incentivare e obbligare": e ripeto, è corretto. Ci sono ambiti in cui devi obbligare a usare l'italiano, uno su tutti la scuola.

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Mi pare che stiamo veramente discutendo di aria fritta. sefz

 

Nel post da cui è partito tutto si parlava di "incentivare e obbligare": e ripeto, è corretto. Ci sono ambiti in cui devi obbligare a usare l'italiano, uno su tutti la scuola.

 

Ma nella scuola è già obbligatorio, quindi il termine obbligare è fuori luogo e inutile.

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Il 17/12/2017 Alle 17:52, Kamioka ha scritto:

Forse mi sopravvaluti perché non la penso così :d L'italia è un paese di 8100 comuni, di decine di migliaia di piccoli borghi rurali dove si parla comunemente dialetto. E in metropoli come Roma o Napoli lo si parla anche nelle istituzioni.

Definire quello di Roma un dialetto è quantomeno forzato.

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40 minuti fa, MrPaul ha scritto:

Definire quello di Roma un dialetto è quantomeno forzato.

Assolutamente no, anche se ovviamente con il cambiare della società è cambiato anche il lessico. Ma è un dialetto vero e proprio.

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6 minuti fa, Kamioka ha scritto:

Assolutamente no, anche se ovviamente con il cambiare della società è cambiato anche il lessico. Ma è un dialetto vero e proprio.

Io credo di sì, invece.

 

Comunque il bello di un forum è che ognuno può esprimere liberamente la sua opinione nel rispetto reciproco. O almeno così dovrebbe essere.

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1 ora fa, MrPaul ha scritto:

Io credo di sì, invece.

 

Comunque il bello di un forum è che ognuno può esprimere liberamente la sua opinione nel rispetto reciproco. O almeno così dovrebbe essere.

Non è questione di opinioni. È un dato di fatto, ma fa nulla .ok

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31 minuti fa, Kamioka ha scritto:

Non è questione di opinioni. È un dato di fatto, ma fa nulla .ok

I fatti storici dimostrano il contrario. Il dialetto romano è scomparso parecchio tempo fa, proprio tanto. Non voglio andare OT, quindi mi fermo qui. Nel rispetto dell'opinione di tutti, ribadisco. Ma i fatti sono altri, e quello che è accaduto in quel territorio è un unicum, per motivi storici.

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7 ore fa, MrPaul ha scritto:

I fatti storici dimostrano il contrario. Il dialetto romano è scomparso parecchio tempo fa, proprio tanto. Non voglio andare OT, quindi mi fermo qui. Nel rispetto dell'opinione di tutti, ribadisco. Ma i fatti sono altri, e quello che è accaduto in quel territorio è un unicum, per motivi storici.

Credo che l'equivoco dipenda dal fatto che il "dialetto" romano, così come tutte le parlate dell'Italia centrale, derivi dal toscano che, come è noto, è la fonte della lingua italiana. Per cui i dialetti che si parlano in Umbria, Marche, Toscana, Lazio centro-settentrionale (diciamo da Roma in su) e una parte di Abruzzo, sono tutti molto vicini all'italiano e non pongono grossi problemi di comprensione (tranne naturalmente alcuni termini ed espressioni tipiche) a chi viene da fuori. Nel resto d'Italia invece i vari dialetti hanno origine diversa e quindi, se parlati strettamente, sono largamente incomprensibili ai non autoctoni.

Per cui direi che sostanzialmente sono d'accordo con te, a Roma ormai sopravvive una parlata tipica, con l'accento romanesco, ma che risulta assai lontana dalla "lingua" di Belli e Trilussa (anche perché, ovviamente, sono cambiati profondamente i tempi e di conseguenza il lessico).

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