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Lev

[Topic Unico] L'Angolo del Guru

Post in rilievo

Adesso, Surreale Magnotranquillo ha scritto:

a bhe Frattesi Bastoni Di Marco Esposito Barella

 

 

3 titolari.. Il blocco non c’entra nulla. Diverso è, se per far giocare bastoni e Di Marco, devi per forza giocare col 352. 

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6 minuti fa, Ronnie O'Sullivan ha scritto:

 

E' da un anno che Vanoli mi dice che non ci saremmo qualificati perché è tutto uno schifo da almeno tre decenni. 

Spiega

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Zhegrova, nella partita più importante di sempre, è entrato al 71mo. Non si riprenderà mai.

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Adesso, alexpremium89 ha scritto:

Intanto, la Repubblica Ceca si qualifica ai mondiali,indovinate chi è il presidente della federazione?🤭

Pavel

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43 minuti fa, bosanac ha scritto:

Secondo i media bosniaci, Alajbegović avrebbe accettato di trasferirsi alla Roma in estate. Il Bayer Leverkusen aveva una clausola di riacquisto per riportarlo in Germania dal Red Bull Salisburgo per 6-8 milioni di euro e l'ha esercitata per guadagnare molto di più in estate. Il diciottenne bosniaco era stato accostato alla Roma durante l'inverno, ma il giovane calciatore aveva rifiutato il trasferimento per continuare la sua crescita, iniziata nella sua prima stagione da professionista con il Red Bull Salisburgo.

molto bravo

 

ma da quella parte hai Yildiz e Boga

 

serve un top a dx

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9 minuti fa, brigatacanfari ha scritto:

Malagò sarebbe l'unica scelta intelligente in questo momento.

Vediamo se ci arrivano.

Malagò e Maldini che ha dimostrato acume come dirigente 

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11 minuti fa, Surreale Magnotranquillo ha scritto:

a bhe Frattesi Bastoni Di Marco Esposito Barella

 

 

avevo dimenticato Frattesi .ghgh 
che però non capisco perchè venga convocato...

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1 minuto fa, AntonioL ha scritto:

avevo dimenticato Frattesi .ghgh 
che però non capisco perchè venga convocato...

Perché è dell'inter.

E beppe lo deve vendere

3 minuti fa, Ronnie O'Sullivan ha scritto:

 

C'ho capito ancora meno sefz 

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Noi possiamo lamentarci quanto vogliamo di Gravina e di come verte il calcio italiano, ma se poi quando si tennero le elezioni, Gravina viene confermato (dopo un mondiale perso, il secondo consecutivo) dal 98% degli aventi possibilità e contemporaneamente non si propone nessuno come alternativa non possiamo prendercela con nessuno se non con noi stessi

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30 minuti fa, Ampiezza&mediocrità ha scritto:

Spalmano l'ingaggio. Adesso ci diranno che è un'operazione capolavoro a livello fiscale. Roba già sentita per Milik, Rugani, de sciglio e altre robe.

 

Senti eh. 

Vorrei iniziare ad avere gente che fa capolavori calcistici e non finanziari.

 

Che poi su certe operazioni vorrei vedere come si fanno a definire capolavoro finanziario .ghgh

 

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Ho avuto modo di parlare con un dirigente sportivo di ottimo livello e secondo lui le questioni nell'Italia del calcio da risolvere sono diverse, nessuna delle quali insormontabile.

 

Il primo punto è abbandonare la politica dell'ex giocatore piazzato ad ogni livello, alcuni dei quali (secondo lui) non riuscendo a fare una "o" con un bicchiere vengono inseriti nei settori tecnici di ogni club di calcio dalle serie minori a quelle maggiori insegnando ai giovini virgulti poco o nulla, non avendo la minima cognizione ne cultura educativa sia a livello umano, psicologico, di crescita fisiologica e non solo tecnico-tattica. Secondo lui quando in Italia verrà abbandonata la politica dell'ex ovunque e comunque a favore di educatori con tanto di titolo di studio preso ad hoc i settori giovani italiani svolterebbero in modo definitivo o comunque comincerebbero a crescere in modo multidisciplinarmente più equilibrato.

 

Altro punto secondo lui è la povertà eco-fin di un mercato italiano asfittico che si basa prima sulle cessioni e poi eventualmente sugli acquisti con club di calcio che sopravvive quasi solo ed esclusivamente sulla cessione dei loro migliori giovini pretendendo di strappare cifre invereconde quando all'estero a parità di mattonella e di apporto tecnico-tattico si può trovare lo stesso o meglio per un terzo del prezzo. Sempre più giovani italiani vanno in club esteri depauperando un sistema Italia che non è più in grado pagare certi prezzi orientandosi invece su mercati esotici che però hanno prezzo MOLTO inferiori.

 

 

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4 ore fa, Roland Deschain ha scritto:

Perché è dell'inter.

E beppe lo deve vendere

C'ho capito ancora meno sefz 

Al comando della federazione arrivano i politici/burocrati di seconda/terza fascia, quelli che non diventano senatori o ministri; un po' come succede con le municipalizzate; clientelismo, favoritismo arbitrario che uccide il merito. 

 

Queste mezze figure adorano la poltrona, e quindi mantenere lo status quo; a cascata, scelgono dirigenti del loro stesso lignaggio, e costoro hanno zero visione e zero capacità di implementare un piano concreto. 

Secondo chi parla dal campo, si tratta proprio di problemi "tecnici", di modo di pensare e insegnare il calcio fermo, stantio, vecchio di trent'anni e per giunta ammantato di falso modernismo con termini assurdi, tattiche assurde, pseudo allenatori assurdi, impreparati. Poi viene tutto il resto (la parte infrastrutturale ecc.), ma il busillis sta tutto lì: problema politico e di governance. 

 

Il fatto poi che negli ambienti giovani delle squadre di medio/basso calibro vengano scelti i giocatori in base a quanto sono alti e grossi, e soprattutto a quanto è disposto ad "investire" papà, è solo una perversa conseguenza; una delle tante. 

 

PS Non sopporto Binaghi, sardo arrogante, ma guarda cosa ha fatto la federazione tennis; pensi che sia un caso che abbiamo venti giocatori in top 100? No, non lo è. Sinner l'hanno mandato gli dei dell'olimpo, ma i giocatori medio/forti sono il frutto di 20 di lavoro fatto bene; a partire dalla base. Infrastrutture, strutture, maestri preparati, insegnanti di tennis e di vita, circoli gestiti con trasparenza, organizzazione a tutti i livelli. 

Se si vuole, si può fare; anche in Italia. 

 

 

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Quoto

TS - Dentro i rinnovi Juve, quando firma Spalletti e Vlahovic su tutto: l'agenda di Comolli

 

La prima settimana di sosta per le nazionali l’ha trascorsa a Parigi. Poi, qualche giorno per rifiatare. Adesso, in concomitanza con la fine del periodo d’inibizione, il ritorno a Torino. E sarà operativo da venerdì alla Continassa, il luogo dove si svilupperanno sostanzialmente tutti i prossimi impegni segnati in agenda. Comolli è l’uomo più atteso del momento in casa Juve. Su di lui convergono tutte le deleghe, motivo per cui senza l’amministratore delegato francese a Torino non si muove foglia o quasi. La sosta di Comolli, vissuta interamente a distanza rispetto alla sede bianconera, è iniziata dalla capitale francese.

L’ex Tolosa doveva completare l’EFC Executive Leadership Program. Ha svolto in loco, infatti, il terzo modulo di un corso che negli ultimi mesi ha seguito da remoto. In che cosa consiste? Il piano è dedicato ai più grandi dirigenti del calcio europeo ed è stato sviluppato insieme a Harvard Business School: è studiato appositamente per chi guida organizzazioni calcistiche molto complesse. Offre strumenti avanzati di leadership, con un focus specifico sulle sfide del calcio moderno: non poteva, dunque, che coinvolgere da vicino il mondo Juve e il suo rappresentate di maggior spicco.

Insieme a Comolli, a Parigi, era presente anche Peter Silverstone, fresco di nomina come Chief Business Officer bianconero. Due percorsi molto importanti alle spalle con Arsenal e Newcastle (i primi due moduli del corso li ha seguiti quando era ancora all’interno dell’organigramma dei Magpies), prima dell’approdo alla Juventus. La presenza in Efc, sia per Comolli che per Silverstone, era fondamentale per conseguire l’attestato di completamento del percorso didattico. Ora, però, il tempo di Damien sarà assorbito solo da questioni scottanti affini al campo. Alle mosse della Juve del presente, che in questi giorni è chiamata a costruire il futuro, ben prima di sapere se riuscirà o meno a qualificarsi per la prossima Champions League. Da oggi, poi, Comolli ha finalmente le mani libere. L’inibizione successiva ai fatti dell’intervallo di Inter-Juventus è stata scontata fino a ieri, per cui adesso l’ad bianconero può muoversi agevolmente anche in veste ufficiale.

Spalletti, il rinnovo
Questione di formalità, sia chiaro, visto che i dialoghi negli ultimi due mesi sono stati tantissimi e hanno portato il club ad essere presente sui tavoli più importanti con vista sulla prossima stagione. Da qui a sabato, salvo clamorosi cambi di programma, verrà messa la firma sul prolungamento di contratto di Luciano Spalletti. Dopo Yildiz e McKennie, la permanenza del tecnico rappresentava uno dei punti chiave del 2026 juventino. L’intesa riguarda ormai tutti gli aspetti: dalla durata dell’accordo (si procede verso l’intesa biennale) alle manovre del mercato estivo, con o senza Champions League. Anche sull’ingaggio è tutto chiaro: circa 6 milioni di euro l’anno a Lucio, scelto per riportare la Juve ai più alti livelli possibili di competitività.
Dietro l’angolo, poi, altre due trattative in dirittura d’arrivo: i rinnovi di Dusan Vlahovic e Manuel Locatelli. Partendo dal secondo, per il quale il prolungamento fino al 2030 non riserverà particolari sorprese: Loca in questi mesi ha dato tantissimo e la Juve gli ha riconosciuto lo status acquisito, a prescindere dalla fascia di capitano che porta al braccio. Fumata bianca in vista, dunque. 

Ultime curve pure per Vlahovic, col quale però mancano ancora alcuni dettagli da limare. Il giocatore spinge per restare, sacrificando ingaggio e commissioni pur di trovare rapidamente un accordo di uno o due anni al massimo. L’entourage - oltre all’agente Darko Ristic, ha preso piede la figura del papà Milos - sta cercando di portare quanta più acqua possibile al mulino del serbo: normale gioco delle parti, ma la voglia di Juve di Dusan sta prevalendo su soldi e condizioni. A Comolli il compito di serrare le fila su tutti i fronti: Spalletti, Locatelli e Vlahovic. In questo rigoroso ordine.

 

Quoto

☑️ TS - Bernardo Silva intrigato dalla Juve, la dirigenza si muove! Rivoluzione sugli esterni: il nome caldo

 

Se l’emergenza sulle corsie, per certi versi, non si è mai avvertita davvero, è solo perché qualcuno, una prestazione dietro l’altra, ha saputo nasconderla talmente bene da farla sembrare marginale. E quel qualcuno è Pierre Kalulu. Il francese è andato ben oltre il compitino che si addice ai profili “adattati”, diventando a tutti gli effetti uno degli assi portanti della nuova Juve spallettiana. Sporco il giusto in fase di non possesso, spigliato e propositivo negli ultimi 30 metri. Mai un infortunio, mai una pausa: una stagione da gladiatore, cucita addosso alla necessità e certificata dai ripensamenti di Deschamps che, dopo anni di esclusioni, l’ha fatto entrare in pianta stabile nel giro della Nazionale francese. Tutto bellissimo, ma sarebbe da folli - anche al netto della sua affidabilità sul piano fisico - non affiancargli nella prossima stagione un esterno di spinta e qualità. Anche perché chi è arrivato tra giugno e gennaio - Joao Mario e Holm - a fine stagione è destinato a salutare per sempre. Discorso valido anche per Kostic e Cabal a cui Lucio ha concesso diverse chances, prima della bocciatura - definitiva - a margine delle ultime uscite stagionali.

La rivoluzione avanza sulle corsie
Insomma, in estate sarà rivoluzione sulle corsie. I profili non mancano, tra occasioni a parametro zero e vecchi pallini mai dimenticati. A cominciare da Raphael Guerreiro, destinato a liberarsi in estate dal Bayern Monaco per ammissione dello stesso club bavarese, tramite una nota pubblicata lo scorso lunedì sui propri canali ufficiali. Tutto fuorché una notizia per la dirigenza bianconera, tornata all’attacco con l’entoruage del giocatore giusto pochi giorni fa. Sondaggi perlopiù esplorativi, in cui entrambe le parti hanno espresso le proprie volontà. L’esterno portoghese al Bayern percepisce 4,2 milioni netti: la Juve potrebbe metterne sul piatto 3 per assicurarsene le prestazioni. Presto ancora per imbastire una trattativa vera e propria, dal momento che la Juve non ha intenzione di accantonare le altre piste battute negli ultimi mesi. Su tutte quella di Celik, deciso a lasciare la Roma in estate dopo il no alla proposta di rinnovo triennale del club giallorosso a 2.8 milioni.

Nel suo caso, non si è andati oltre la chiacchierata di fine gennaio, in cui la Juve - e in particolare modo Comolli, che aveva già provato a portarlo al Fenerbahce nel 2018 per poi arrendersi di fronte al blitz del Lilla - si era detta disposta a offrigli un triennale a 3 milioni l’anno più bonus. Ma Celik, apprezzatissimo anche da Spalletti, resta un’occasione di mercato più che appetibile. Tutto aperto anche sul fronte di Norton Cuffy, posto che per strapparlo al Genoa ci vorranno almeno una quindicina di milioni. La concorrenza per l’inglese non manca, dal momento che il suo entourage (Gruppo Rock Nations) avrebbe ricevuto diverse chiamate da alcuni club di Premier League. Ma stando a quanto filtra dalla Liguria, il rapporto tra Ottolini e il ragazzo - prelevato dal ds bianconero ai tempi del Genoa dall’Arsenal per appena 3 milioni - potrebbe giocare un ruolo decisivo. Sullo sfondo, restano invece alcuni profili sondati nella finestra di mercato di gennaio, tra cui Assignon - che spinge per lasciare lo Stoccarda - e Sildilla del Psv, apprezzato dalla dirigenza della Juve per la sua duttilità, dal momento che ha dimostrato di saper agire sia da terzino destro sia da centrale in una linea a 4.

Cosa accomuna i sogni alle occasioni? Il prezzo basso - in alcuni casi inesistente - da pagare per percorrerli fino in fondo. Ne sa qualcosa la Juventus, ancora scottata da una serie di abbagli delle precedenti gestioni, che hanno finito per limitare e non poco il raggio d’azione nelle ultime due finestre di mercato. Da Douglas Luiz a Koopmeiners, passando per Openda, Zhegrova e Nico Gonzalez. Profili costati - nel complesso - 161,8 milioni e mai davvero a fuoco nel purgatorio calcistico che ha caratterizzato gli ultimi tre anni dell’esistenza bianconera. Lezione appresa - si spera - dai vertici della Juventus che, non a caso, hanno scelto di muoversi con mesi di anticipo pur di strappare alla concorrenza alcuni dei tanti profili destinati a liberarsi a parametro zero al termine della stagione.
Campioni veri, affermati e di esperienza. Quelli a cui affidarsi quando la palla scotta. Quelli che Luciano Spalletti ha chiesto esplicitamente al club, utili per dare forma al disegno dell’“Instant Team”, con cui tornare a competere subito per lo scudetto. Ma guai a illudersi che le rispettive situazioni contrattuali possano indurre la Juve a firmarli anche senza Champions. Anzitutto, perché per ognuno di loro ci sarà corrispondere un ingaggio consistente; senza dimenticare che il progetto di Lucio - per quanto ambizioso - diventerebbe decisamente meno affascinante agli occhi dei giocatori stessi, a caccia - grossomodo - di un ultimo palcoscenico in cui mettersi in mostra prima del ritiro. Vale per Bernardo Silva come per i vari Lewandowski, Goretzka e Rudiger (ammesso che il Real, come emerso negli ultimi giorni, non decida di rinnovargli il contratto).

Il progetto Juve intriga Bernardo
Nelle scorse settimane la dirigenza bianconera si è mossa nelle direzione del fantasista portoghese - ormai prossimo all’addio con il Manchester City dopo 9 stagioni giocate ad altissimo livello - così da comprendere se ci siano gli estremi per il trasferimento in estate. Il progetto bianconero intriga e non poco Bernardo. Sopratutto se rapportato a quelli degli altri club finiti sulle sue tracce (si parla di Mls e Arabia Saudita). Certo è, però, che per sedersi quantomeno a trattare con la Juve dovrà ridurre sensibilmente le pretese in termini di ingaggio. Al City, attualmente, percepisce 10 milioni netti l’anno. La Juve, nella migliore delle ipotesi, può arrivare a 5/6 più bonus. A patto - ovviamente - che Spalletti riesca a portare i suoi in Champions.

Discorso valido anche per Franck Kessié, vecchio pallino del tecnico bianconero già ai tempi delle esperienze con Inter e Napoli, ben contento di appurare che l’ivoriano sembrerebbe pronto a fare carte false pur di tornare in Italia. L’occhiolino della Juve - disposta a mettere sul piatto un biennale con possibile opzione per il terzo anno a 5 milioni più bonus - pare aver stuzzicato l’interesse dell’ivoriano. Ma anche qui, ci sarà da attendere l’estate (e cioè quando la dirigenza della Juve avrà il quadro completo in termini europei) prima di porre in essere anche solo una parvenza di trattativa. Gli unici profili - sulla carta - che potrebbero arrivare anche in caso di mancanza qualificazione, rispondono ai nomi di Marcos Senesi e Lorenzo Pellegrini, posto che i discorsi con l’entourage del primo parrebbero essersi momentaneamente raffreddati, a fronte di richieste sull’ingaggio incompatibili con le disponibilità del club. 

 

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Leggo di Celik, Pellegrini e Cristante...definiti come "occasioni".

 

Spero non sia vero, ma conoscendo il modus operandi è assolutamente verosimile.

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3 ore fa, skin ha scritto:

concordo....infatti il lavoro di Gravina è stato scandaloso da questo punto di vista....

se nelle squadre di club giocano 2/3 italiani in media (e non tutti titolari) come si può costruire una nazionale veramente forte?

Non si dovrebbe dimettere Gravina ...dovrebbero buttarlo fuori a calci nel kiulo (a tal proposito mi aspetto un mega tapiro dalle iene)

 

 

Sicuramente il pesce puzza sempre dalla testa. Ma una volta i talenti crescevano anche senza centri federali, piani di recupero fitness e data analytics, su campi dove spesso l’erba non la vedevi mai e dove sei mesi all’anno rischiavi congelamento o insolazione, oltre alle caviglie. Perché era un gioco prima di tutto, anzi era il gioco, e ci giocavamo bene o male tutti. Il romanticismo delle sfide all’oratorio, al campetto, al parco giochi, o (in barba alle regole!) nel cortile condominiale —quello era il vero motore di tutto il sistema. Il calcio “vero” lo immaginavi molto — ascoltando la radio, leggendo le pagelle del lunedì— e lo vedevi poco—90’ come appuntamento imperdibile, qualche fortunato allo stadio o in pay per view. Era una macchina mentale amplificata dalla fantasia e dalla parola. L’ethos del giocatore si formava lì. Era il desiderio collettivo di intere generazioni di ragazzini fantasiosi e appassionati. 
 

Quella “cosa” in Italia si è persa per sempre. I giovani vanno a pomparsi in palestra ad età in cui una volta lo si sconsigliava, o praticano per lo più sport più individualisti o life style oriented. Gli highlight e i reels hanno preso il posto della fantasia. I pochi giocatori li cresciamo come polli d’allenamento nei vivai, intruppati in schemi che tolgono la passione e la fantasia. Hanno procuratori famelici che fin da piccoli gli fanno chiaro che the name of the game is 💶, e non essendosi “formati” sulla strada, all’oratorio, nei campetti spelacchiati, hanno una percezione dello sport e della vita radicalmente diversa. Quale Lucarelli oggi rifiuterebbe il miliardo? Vedete forse un Del Piero, un Nedved, un Buffon scendere in B da pallone d’oro o campione del mondo in carica? O un Totti buttare all’aria non so quanto trofei a Madrid per vincere uno scudetto a Roma? 
 

Il tifoso è cambiato di rimando. Oggi il calcio è intrattenimento. Ci si arrabbia o ci si estranea quando l’intrattenimento non si materializza. Ci si diverte quando si materializza. Abbiamo sviluppato un cinismo mortale su tutto ciò che riguarda colori, attaccamento, identità. Pretendiamo quello per cui abbiamo pagato. 
 

Chi ha 40anni come me sa che nel passato il calcio era molto di più. Era un formidabile racconto popolare che si scriveva ogni domenica e di cui in qualche modo ci sentivamo tutti parte. Rileggetevi “Il rigore più lungo del mondo” di Soriano (o ascoltatene la bellissima lettura di Baricco) per avere qualche brivido e qualche ricordo di quello che è stato. 
 

ovviamente è inutile dirci qui dentro quanto la federazione abbia contribuito a questa perdita di passione, a partire da “calciopoli” in avanti. Il pallone non è più stato lo stesso, e non sarà mai più lo stesso. Ma anche noi, ormai, non siamo più gli stessi. La Nazionale è lo specchio di quel che siamo diventati. Possono riformare i centri federali, ma non possono cambiare gli italiani. 
 

 

  • Grazie 2

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4 ore fa, armenobianconera ha scritto:

mha....io stamattina se fossi in gravina per non saper ne leggere ne scrivere, giusto per dare al popolino il contentino che distoglie l'attenzione, una penalizzazione di una decina di punti alla Juventus la darei....

 

una telefonatina a Chinè che si mette all'opera e si torna a essere i paladini del calcio italiano con tutti i media a sostenerti...

 

facile e scontato .ok

Non scherzare troppo su queste cose...

 

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11 minuti fa, Ronnie O'Sullivan ha scritto:

Al comando della federazione arrivano i politici di seconda/terza fascia, quelli che non diventano senatori o ministri; un po' come succede con le municipalizzate; clientelismo, favoritismo arbitrario che uccide il merito. 

 

Queste mezze figure adorano la poltrona, e quindi mantenere lo status quo; a cascata, scelgono dirigenti del loro stesso lignaggio, e costoro hanno zero visione e zero capacità di implementare un piano concreto. 

Secondo chi parla dal campo, si tratta proprio di problemi "tecnici", di modo di pensare e insegnare il calcio fermo, stantio, vecchio di trent'anni e per giunta ammantato di falso modernismo con termini assurdi, tattiche assurde, pseudo allenatori assurdi, impreparati. Poi viene tutto il resto (la parte infrastrutturale ecc.), ma il busillis sta tutto lì: problema politico e di governance. 

 

Il fatto poi che negli ambienti giovani delle squadre di medio/basso calibro vengano scelti i giocatori in base a quanto sono alti e grossi, e soprattutto a quanto è disposto ad "investire" papà, è solo una perversa conseguenza; una delle tante. 

 

PS Non sopporto Binaghi, sardo arrogante, ma guarda cosa ha fatto la federazione tennis; pensi che sia un caso che abbiamo venti giocatori in top 100? No, non lo è. Sinner l'hanno mandato gli dei dell'olimpo, ma i giocatori medio/forti sono il frutto di 20 di lavoro fatto bene; a partire dalla base. Infrastrutture, strutture, maestri preparati, insegnanti di tennis e di vita, circoli gestiti con trasparenza, organizzazione a tutti i livelli. 

Se si vuole, si può fare; anche in Italia. 

 

 

Grazie .ok 

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1 ora fa, davik ha scritto:

Loca ieri l'unico che piangeva, se ho visto bene.

Almeno ha dimostrato di tenerci.

Premesso che per fortuna non ho visto la partita di ieri, cominciano a diventare tante le partite in cui Locatelli deve "piangere" alla fine, perché malgrado tutto l'impegno del mondo da parte sua arrivano brucianti sconfitte.

E' chiaramente un giocatore per me valido, che può fare anche il titolare alla Juve (non una Juve strtosferica ma aalmeno da pimi due posti in Italia sì) ma penso sia chiaro che non é in grado di fare la differenza a centrocampo ma ha bisogno di qualcun altro che sappia giocare a pallone con lui.

E non capisco la fretta di rinnovarlo nuovamente.

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9 minuti fa, Ronnie O'Sullivan ha scritto:

Al comando della federazione arrivano i politici di seconda/terza fascia, quelli che non diventano senatori o ministri; un po' come succede con le municipalizzate; clientelismo, favoritismo arbitrario che uccide il merito. 

 

Queste mezze figure adorano la poltrona, e quindi mantenere lo status quo; a cascata, scelgono dirigenti del loro stesso lignaggio, e costoro hanno zero visione e zero capacità di implementare un piano concreto. 

Secondo chi parla dal campo, si tratta proprio di problemi "tecnici", di modo di pensare e insegnare il calcio fermo, stantio, vecchio di trent'anni e per giunta ammantato di falso modernismo con termini assurdi, tattiche assurde, pseudo allenatori assurdi, impreparati. Poi viene tutto il resto (la parte infrastrutturale ecc.), ma il busillis sta tutto lì: problema politico e di governance. 

 

Il fatto poi che negli ambienti giovani delle squadre di medio/basso calibro vengano scelti i giocatori in base a quanto sono alti e grossi, e soprattutto a quanto è disposto ad "investire" papà, è solo una perversa conseguenza; una delle tante. 

 

PS Non sopporto Binaghi, sardo arrogante, ma guarda cosa ha fatto la federazione tennis; pensi che sia un caso che abbiamo venti giocatori in top 100? No, non lo è. Sinner l'hanno mandato gli dei dell'olimpo, ma i giocatori medio/forti sono il frutto di 20 di lavoro fatto bene; a partire dalla base. Infrastrutture, strutture, maestri preparati, insegnanti di tennis e di vita, circoli gestiti con trasparenza, organizzazione a tutti i livelli. 

Se si vuole, si può fare; anche in Italia. 

 

 

son d'accordo, per me a livello tecnico ci son problemi, ma non tali da mancare tre qualificazioni di fila

facevo prima una carrellata sulle nazionali ai Mondiali, la più forte che manca da più tempo di noi ai Mondiali è... l'Ungheria

poi andiamo su nazioni come Romania, Bulgaria, Ucraina e Slovenia

il problema è principalmente politico e aggiungo mediatico

quanto si è spinto sui media in questi mesi/anni per rimuovere Gravina? io ricordo che negli anni 90 si chiedeva la testa a Matarrese per dei secondi/terzi posti al Mondiale, con una ferocia potentissima

ora?

Gravina rappresenta in pieno la mentalità dell'italiano becero e arrivista, che in primis pensa al suo tornaconto e non a migliorare il sistema ma a danneggiare chi gli si oppone o viene richiesto dai sodali

non ha mai pensato al bene del sistema ma al suo tornaconto e interessi di chi lo appoggia o richiede favori in cambio di

e i media son andati dietro perchè ha operato contro chi è nell'immaginario becero populista italico il cattivo con la scabbia dei racconti

negando che era lui il presidente del disastro macedone, dell'Europeo patetico e di sta roba immonda di ieri

continuando a ribattere con "eh ma chi era presidente a Euro 2021"?

servirebbe letteralmente un golpe forzato mi viene da dire, con anche una bella "decapitazione" di gran parte delle principali redazioni (Rcs in primis che mai ha "orientato" il popolo contro Gravina) 

e magari Abodi e Coni darsi una svegliata visto che se vogliono possono togliere quello zombie dallo scranno, e farlo anche in malomodo perchè conta anche come lo fai uscire

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