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causio70

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  1. causio70

    [Topic Unico] L'Angolo del Guru

    Secondo me il problema non è “blindare” il campionato in modo ideologico, perché il calcio di alto livello vive anche di confronto e qualità internazionale. Il punto è un altro: che tipo di sistema hai costruito sotto. Perché se alla base hai un movimento marcio, puoi pure riempirti di stranieri, italiani, marziani o chi vuoi, ma il problema resta. E infatti la vera riforma dovrebbe partire molto più in basso di quanto si dica. Già solo guardando come si forma e come si seleziona chi deve allenare, si capisce che la meritocrazia in Italia spesso è più una parola che una realtà. Formalmente il patentino lo può prendere anche chi non ha fatto carriera da calciatore, questo è vero. Però è altrettanto vero che nel sistema FIGC e Settore Tecnico chi arriva da certi percorsi calcistici parte spesso avvantaggiato, tra accessi facilitati, punteggi, corsi dedicati e peso ambientale. Basta vedere i bandi e i percorsi formativi per capire che l’ex calciatore noto ha spesso una strada molto più semplice di uno bravo davvero ma sconosciuto. E questo è già un problema enorme. Perché se già da lì non selezioni i migliori in assoluto, ma quelli più inseriti, più sponsorizzati o più “spendibili”, poi non puoi stupirti se il marcio si riflette su tutto il resto. Lo stesso vale per i ragazzi. Se il sistema è in mano a chi specula, a chi spinge, a chi piazza, a chi gonfia i prezzi e a chi trasforma tutto in mercato, è normale che poi le big non comprino italiani: costano tantissimo e spesso arrivano anche meno pronti di quanto dovrebbero. Ma questo non vuol dire che “gli italiani sono scarsi per natura”. Vuol dire che li stai formando male, li stai vendendo male e li stai facendo crescere in un ambiente sbagliato. Il problema quindi non è fare una guerra agli stranieri. Il problema è avere un sistema che non sa più produrre, proteggere e far crescere davvero il talento, né in campo né in panchina. E infatti oggi il calcio italiano sembra sempre più un ambiente che seleziona chi conviene, non chi vale.
  2. Sì, è esattamente quello il punto secondo me. Perché un conto è sbagliare un acquisto ogni tanto. Un conto è vedere per anni sempre lo stesso film: gente normalissima presa a cifre fuori logica mentre magari i tuoi restano lì, o vengono lasciati maturare a metà. A quel punto non è più solo incompetenza. Vuol dire che c’è un sistema che a qualcuno conviene. E infatti il problema del calcio italiano oggi è proprio questo: troppo spesso gira più attorno agli interessi che attorno al calcio vero. In più sugli italiani succede anche un’altra cosa: appena uno fa una stagione buona, o anche solo mezza stagione fatta bene, invece di pensare a costruirlo davvero si parte subito con hype, valutazioni fuori scala e operazioni per monetizzare. E così il giocatore spesso si brucia o comunque si ferma a metà. Perché un conto è fare bene per qualche mese, un conto è diventare davvero un giocatore forte ad alto livello. E lì servono ambiente, struttura, pressione, continuità e una società che sappia farti crescere sul serio. Ed è per questo che per anni i migliori italiani, per completarsi davvero, dovevano finire in quelle poche società strutturate sul serio. E storicamente la Juventus era una di quelle principali, perché lì trovavi mentalità, gerarchie, pressione e cultura del vincere. Non era solo questione di maglia: era che lì, se eri forte, o crescevi davvero o sparivi. Oggi invece troppo spesso si pompa prima il valore del giocatore che il giocatore stesso. E poi ci stupiamo se la Nazionale fa *
  3. Sì, infatti secondo me hai ragione su una cosa importante: sarebbe troppo facile pensare che il problema sia solo Gravina e basta. Il marcio è molto più diffuso e parte molto più in basso, e quello che scrivi su genitori, procuratori, ragazzini già trattati come piccoli professionisti e società che in certi casi si piegano a certe dinamiche è purtroppo verissimo. Ed è proprio lì che si inquina il calcio da piccolo. Però proprio per questo io continuo a dare una colpa grossa anche alla FIGC. Perché se il sistema è malato così in profondità, la Federazione dovrebbe servire proprio a raddrizzare la rotta, non a galleggiare sopra il problema. Sul discorso stranieri poi sfondi una porta aperta. Per anni si è riempita la Serie A di giocatori normalissimi arrivati da fuori, mentre tanti ragazzi italiani magari si perdevano o non trovavano spazio. E infatti oggi il problema non è solo chi allena la Nazionale, ma cosa arriva alla Nazionale. Sul finale poi ti capisco pure troppo bene.
  4. Giusto, ma secondo me il problema è proprio alla radice. Puoi anche prendere l’allenatore più libero e onesto del mondo, ma se il sistema dietro è marcio cambia fino a un certo punto. In Serie A gli italiani sono sempre meno e soprattutto giocano sempre meno. Quindi la Nazionale pesca da un bacino sempre più povero, e questo è già gravissimo. Poi per anni si è preferito prendere giocatori da fuori, spesso anche mediocri, invece di dare spazio e continuità ai nostri. Perché conveniva di più, perché costava meno in certi casi, perché il sistema è andato in quella direzione. In più oggi molti club ragionano più da fondo d’investimento che da società calcistica: plusvalenze, rivendibilità, marchio, conti. Tutte cose vere per carità, ma il calcio senza progetto tecnico e senza vivaio alla lunga lo paghi. E infatti la Nazionale oggi è lo specchio perfetto di tutto questo. Dopo tre cicli falliti non è più un incidente. È un sistema che si è rotto. Solo che, come sempre, in Italia si rompe tutto tranne chi comanda.
  5. Sì, hai colto proprio il nocciolo secondo me. Perché quando senti parlare certi ragazzi di altri sport capisci subito che dietro c’è lavoro vero, educazione sportiva, testa, fame e serietà. Nel calcio invece troppo spesso senti un ambiente che si è imborghesito, viziato e riempito di alibi. E infatti oggi in altri sport l’Italia dà l’idea di crescita, nel calcio invece troppo spesso dà l’idea di un sistema marcio che si trascina.
  6. ..avevo scritto da tempo una riflessione l'ho ripescsata nei miei file e l'ho postata, ma era utilizzabile già da tempo, per tutti i falimenti della nazionale prevedibili dopo il 2006
  7. .Il mio riassuntino? Gravina e tutta la FIGC si dovrebbero fare da parte ieria. Dopo anni di fallimenti e un calcio italiano ridotto così, il fatto che non si dimetta nessuno è già una risposta. Si è preferito fare politica, salvare poltrone e continuare a colpire la Juventus invece di ricostruire davvero il sistema. E finché si va avanti così, non ci si riprende più.
  8. Lo scrivo senza voler convincere nessuno, ma è una riflessione che mi porto dietro da anni sul declino del calcio italiano. Ogni volta che la Nazionale fallisce o che il nostro calcio fa una figura mediocre, si ripete sempre lo stesso schema. Si cerca il colpevole di turno, l’allenatore sbagliato, il modulo, i giovani che non sono all’altezza, il centravanti che non segna. È tutto vero in parte, ma secondo me il problema è molto più profondo e viene da molto più lontano. Io sono convinto che il calcio italiano abbia iniziato a perdere qualcosa di importante già nei primi anni Duemila. Il Mondiale del 2006, per quanto sia stato uno dei momenti più belli della storia sportiva della nazionale, secondo me non è stato l’inizio di una rinascita. È stato l’ultimo grande urlo di un calcio che in realtà stava già entrando in crisi. Quella Nazionale aveva ancora dentro qualcosa che oggi si vede molto meno. Aveva personalità, aveva peso, aveva gerarchie chiare, aveva una cattiveria agonistica che oggi fatichiamo a ritrovare. Ma soprattutto aveva uomini abituati a stare sotto pressione, a vincere, a gestire momenti difficili. E qui dico una cosa, ma per me è semplicemente storia del calcio: la Juventus per anni è stata il vero timone della Nazionale italiana. Non lo dico da tifoso, lo dico guardando i fatti. Per decenni la Juve ha portato in Nazionale non solo giocatori forti, ma una mentalità precisa. Portava leadership, portava abitudine alla vittoria, portava una struttura mentale che in tornei brevi come i Mondiali fa una differenza enorme. Quando hai un gruppo che arriva già formato sotto quel punto di vista, lavori meglio e parti avanti. Poi, per me, arriva il punto di rottura vero, che è Calciopoli. E qui lo dico chiaramente, senza voler fare il complottista ma nemmeno accettando la versione più comoda che è stata raccontata per anni. Io non ho mai creduto alla lettura semplice che danno la quale secondo cui Moggi truffava e la Juventus rubava. Quella è la versione più facile da capire e da vendere, ma secondo me non spiega davvero cosa è successo. Il calcio italiano di quegli anni non era un ambiente pulito con dentro una sola società “cattiva”. Era un sistema fatto di rapporti, di equilibri, di telefonate, di pressioni, di conoscenze. Era un sistema di potere, come lo è sempre stato il calcio ad alti livelli. La differenza, semmai, è che la Juventus quel sistema lo sapeva usare meglio di tanti altri. Era più organizzata, più preparata, più feroce dal punto di vista sportivo. Moggi non era un personaggio simpatico, questo è evidente. Era duro, era ingombrante, era uno che faceva pesare il proprio ruolo. Ma da qui a ridurre tutto a “vincevano perché rubavano” secondo me è una semplificazione enorme, che ha fatto comodo a molti. Perché quando uno domina con competenza, in Italia spesso non viene analizzato per capire come fa. Viene odiato, e appena possibile abbattuto. Io Calciopoli l’ho sempre vista anche come una resa dei conti interna al sistema, non solo come un’operazione di giustizia sportiva. E sì, secondo me ha avuto anche i tratti di un’operazione che ha tolto di mezzo il centro di comando più forte del calcio italiano. Non nel senso del complotto da film, ma nel senso di una dinamica di potere che ha trovato terreno fertile anche perché la Juventus in quel momento era più fragile al suo interno, dopo la scomparsa di Gianni e Umberto Agnelli. Una domanda me la faccio da anni e non ho mai trovato una risposta convincente: sarebbe andata esattamente così se la Juve avesse avuto ancora tutta la forza e il peso di prima? Io credo di no. E quello che è successo dopo rafforza questo dubbio. Perché se davvero Calciopoli fosse stata la grande pulizia del calcio italiano, oggi dovremmo avere un sistema migliore. Invece abbiamo avuto un calcio più debole, meno competitivo, più confuso. La verità è che, una volta abbattuto quello che era il centro più forte, non è stato costruito nulla di veramente solido al suo posto. E questo è il punto che secondo me in pochi vogliono affrontare. Detto questo, però, fermarsi a Calciopoli sarebbe un errore. Perché il problema più grave, oggi, non è solo quello che è successo in alto. È quello che succede sotto, ed è quello che vedo anche io nel mio piccolo. Perché oggi tutti parlano di settore giovanile, di crescita, di formazione, ma poi nella realtà troppo spesso si vede altro. Si vede che già da piccoli conta vincere subito. Si vede che si urla all’arbitro, si cercano scuse, si giudicano i ragazzi troppo presto. Si vede che si allena la squadra per vincere la partita della domenica, non il giocatore per farlo crescere. E così il talento lo rovini. Un ragazzo dovrebbe imparare a giocare, dovrebbe sbagliare, dovrebbe essere corretto, dovrebbe costruire personalità. Invece spesso impara la paura, la pressione, l’alibi. E se parti male lì, poi non recuperi più. Secondo me oggi in Italia si parla tantissimo di calcio (non giocato), ma si insegna molto meno calcio di quanto si creda. E questo nel lungo periodo si paga. A questo si aggiunge un altro problema enorme, che è la cultura dell’alibi. Una volta, quando si perdeva, si cercava di capire cosa non aveva funzionato. Oggi invece si cerca subito una giustificazione. È colpa dell’arbitro, del sistema, della sfortuna, dell’ambiente. Che a volte può anche essere vero, ma se diventa sempre la prima risposta allora smetti di migliorare. E quando smetti di migliorare, inizi a scendere. Nel frattempo gli altri sono andati avanti. L’Inghilterra ha costruito un sistema economico e mediatico fortissimo. La Spagna ha costruito un’identità tecnica chiara. La Germania ha lavorato su strutture, organizzazione, vivai e sostenibilità. La Francia ha creato una filiera che produce giocatori con continuità. Noi invece siamo rimasti troppo legati all’idea che tanto il calcio lo sappiamo fare per natura. Ed è proprio lì che si sbaglia. E poi c’è la Federazione. Perché a un certo punto bisogna anche avere il coraggio di dirlo. Non è possibile che una Nazionale come l’Italia, con la sua storia, arrivi a saltare Mondiali, a perdere identità, a vivere ogni qualificazione con l’ansia, e poi non succeda nulla davvero. Si fanno dichiarazioni, si fanno riunioni, si promettono cambiamenti. Ma poi resta sempre tutto uguale. E questa è una dinamica che purtroppo conosciamo bene anche fuori dal calcio. Si tira avanti, si scaricano le responsabilità, si cambia qualcosa in superficie ma non si tocca mai il sistema. E allora il problema non è solo tecnico. È istituzionale. È culturale. È politico, nel senso più ampio del termine. Alla fine, secondo me, il calcio italiano oggi è lo specchio perfetto del Paese. Ci trovi dentro gli stessi difetti: opportunismo, invidia, poca meritocrazia, incompetenza che spesso viene protetta, difficoltà a programmare sul lungo periodo. E allora non stupisce più di tanto che siamo finiti così. Io la vedo così, senza voler convincere nessuno. Ma credo davvero che il calcio italiano non sia crollato perché non nascono più i fenomeni. È crollato perché abbiamo perso la sostanza, la serietà, la cultura del lavoro e della competenza. Il 2006 è stato l’ultimo momento in cui sapevamo ancora chi eravamo. Dopo, abbiamo iniziato a raccontarci troppe cose che facevano comodo. E oggi ne stiamo pagando il prezzo. Il calcio italiano non è stato distrutto solo dagli altri. Prima di tutto si è fatto male da solo.
  9. causio70

    [Topic Unico] L'Angolo del Guru

    6 rinforzi chiave...'voglio proprio vedere come và a finire" ....a settembre se ne vorrà già andare quando si sarà già passati al piano c..d..e..
  10. infatti non basta...è ovvio...ma il decadimento è passayto anche in questi downgrade e ci troviamo di anno in anno ina situazione sempre peggiore...per me la spina dorsale passa sempre da un portiere che non ti fa prendere gol un centrale difensivo che ti fa reparto un regista e uno che segna poi servono interpreti che fanno fare il loro lavoro a questi interpreti.....noi al momento non abbiamo nessuno...digregorio prende gol al primo tiro e non ti assicura punti anzi è certo che te kli fa perdere...il regista difensivo ciò che fa reparto non è di sicuro Bremer ancora lontano da quello pre infortunio ma non è l'interprete giusto anzi può completare la coppia con uno che sappai fare reparto da solo...il regista locatelli che non è e in più non ha qualità e visione di gioco del regista...il centrvanti non lo abbiamo per niente...
  11. il disastro economico è la conseguenza di quello sportivo....ogni anno si svalutano i giocatori per acquisti costati troppo in base al rendimento, certo non ci si poteva immaginare debacle assurde come quella di koop di openda per citarne due, siamo diventati quelli che non riescono a costruire più una squadra, manca sempre l'orchestratore per far funzioanre gli altri ovvio che c'è da considerare anche che alcuni non sono da juve. Rivevdevo la juve quando è tornata ed è risalita avevamo chi faceva girare la squadra Pirlo anche qui è ovvio è un fuoriclasse e questi ne nascono uno ogni tot di anni mariguardando le partite girava tutto da lui poi introno si aveva anche otiimi interpreti..lo si è rimpiazzato prima con Pjanic snaturando Miralem ma abbiamo avuto ottimi risultati e poi il nullainventato Bentacour poi acquistato arthur fino a locatelli, per risalire a livello sportivo c'è da prendere chi fa girare gli altri e senza un orchestratore si suona stonati e male ed il resto è conseguenza
  12. ..questa pagliacciata deve terminare anche i più ligi al suo impero iniziano ad annusare la presaperilkulo....questo non molla e sta portando all'estinzione della juve con scelte follie e senza senso...mette i soldi parla di successi parla di famiglia ma la sostanza non c'è meglio vendere a chi può dare a questa juve una rinascita sportiva come si deve con uomini di calcio in dirigenza e nel settore tecnico, riporti del piero in società, metta un presidente che rappresenti la nostra storia e metta uomini di calcio esperti e navigati a fare i direttori sportivi..
  13. se ha detto questo è stata una boutade di luciano..siamo pieni di flop player che se c'era mai dire gol la rubrica "Fenomeni Parastatali" era fatta esclusivamente con la nostra rosa degli ultimi 4/5 anni
  14. ..ho scritto in precedenza che solo un miracolo ci avrebbe portato al 4posto..e penso che non ne vinceremo manco più una di partite finché non sarà matematico il fallimento poi senza pensieri giocheranno meglio noi abbiamo giocatori senza spina dorsale deboli niente palle e carisma..e li paghiamo pure tanto..siamo l' unica squadra al mondo piena di gente floscia come lo é il proprietario...
  15. Mercato di Comolli come quelli di Giuntoli bocciati in toto..serve un direttore sportivo competente di calcio giocatori e nuove promesse con uno staff di osservatori all altezza...insomma c"e da costruire una nuova società di calcio dalle macerie di qst Juventus..da salvare?...penso poco o niente più si sbaglia e più si allungheranno gli anni per una risalita..l' allenatore deve essere un tutto o con un direttore sportivo che al momento non esiste...
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