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  1. Alcuni dati. Si è parlato spesso dei gol di Cristiano Ronaldo in questa Champions, così come del valore dell'Atletico. Se confrontiamo i dati di questa edizione con quelli del 2016/17, scopriamo che due anni fa CR7 di questi tempi stava viaggiando ad una media gol simile (se non identica, come vedremo) a quella attuale. Nelle prime 7 partite, ovvero le 6 del girone più l'andata degli ottavi di finale, realizzò 2 gol (non segnò nemmeno all'ottava, arrivando ai quarti di finale con due reti, una ogni 360 minuti, salvo poi farne 10 in cinque partite), sebbene nell'anno successivo alla Champions vinta da capocannoniere col Manchester United fece addirittura peggio, rimanendo a 0 realizzazioni nelle prime sette gare (in un paio di circostanze ne ha fatti tre, in altre ha debordato). In realtà il raffronto con la stagione attuale andrebbe fatto non sulla base di 7 partite, bensì di 5 (+ 29 minuti), ovvero quelle giocate, vista la sua espulsione assurda di Valencia con successiva squalifica. Ancor di più, se volessimo essere equi, dovremmo considerare che tra le 5 partite giocate in questa stagione manca la più "facile", ovvero quella in casa contro l'ultima classificata nel girone (Young Boys), che invece due anni fa giocò (lo Sporting), e in cui segnò uno dei due gol in questione. In tal modo, togliendo le due gare più "semplici", e considerando solo 5 partite del girone più l'andata degli ottavi, il ruolino è identico: 1 gol segnato. In rapporto all'andata degli ottavi, da segnalare una statistica rilevante, ovvero che l'Atletico Madrid in casa nell'era Simeone non ha MAI perso una partita in Europa nei turni ad eliminazione diretta. Di più: negli ultimi sei anni (cinque di turni ad eliminazione diretta in Champions e uno in Europa League), ha subito appena due gol! Due gol in 16 partite, e di mezzo ci sono state squadre di tutti i tipi, dal Barcellona (due volte, e due volte eliminato) al Real, dal Bayern (una volta anche nel girone, rimasto a bocca asciutta anche in quell'occasione) al Chelsea, dall'Arsenal alla Juventus. Tra tutte queste squadre solo il Real è stato capace (perdendo) di segnare un gol sul campo dei Colchoneros. Ecco comunque una tabella riassuntiva dei gol di Ronaldo in ogni edizione giocata in carriera dopo questo tot di gare, escludendo i primissimi anni per ovvi motivi, seguito da un raffronto tra le partite della stagione attuale e quella di due anni fa (non riporto quelle col Manchester United dell'anno successivo alla vittoria della Champions, dato che rimase a zero). Raffronto con due anni fa. 2016/17: 1) Real Madrid - Sporting 2-1 (gol dell'1-1 all'89°, al 94° segnerà il 2-1 Morata) 2) Borussia Dortmund - Real Madrid 2-2 (al 17° il gol dello 0-1) 3) Real Madrid - Legia 5-1 4) Legia - Real Madrid 3-3 5) Sporting - Real Madrid 1-2 6) Real Madrid - Borussia Dortmund 2-2 7) Real Madrid - Napoli 3-1 8) Napoli - Real Madrid 1-3 2018/19: 1) Valencia - Juventus 0-2 (29' giocati) 2) Juventus - Young Boys 3-0 (Assente) 3) Manchester United - Juventus 0-1 4) Juventus - Manchester United 1-2 (65°, gol dell'1-0) 5) Juventus - Valencia 1-0 6) Young Boys - Juventus 2-1 7) Atletico Madrid - Juventus 2-0
  2. Il tifoso della Juventus e il coro per Cristiano Ronaldo che fa il giro della Rete - Tuttosport Complimenti a lui per la fantasia, mi piacerebbe vederlo cantato allo Stadium..voi che ne pensate?
  3. Le serate giuste sono quelle in cui l’istinto viaggia a una velocità superiore rispetto a quella del pallone. Paulo Dybala l’ha capito quando ha visto Cristiano Ronaldo accarezzargli un pallone dopo una manciata di minuti, e ha calciato con la leggerezza di chi sa già come andrà a finire. Ha tirato quasi da fermo, un sinistro all’incrocio che è stato l’antipasto di una partita griffata Dybaldo. Paulo ha segnato e festeggiato con la Siuu Mask, la nuova esultanza lanciata da CR7 contro il Sassuolo: ha fatto il saltello del Siuu ronaldiano mentre la mano destra mimava la Dybala Mask, il suo marchio di fabbrica. I due avevano deciso di scambiarsi le esultanze, Cristiano lo aveva fatto subito al Mapei Stadium, Paulo ha dovuto aspettare una settimana in più. Poi il diez si è goduto il sorbetto al tramonto di una prestazione deliziosa, ovvero il 3-0 di Ronaldo suggellato dalla Siuu Mask del portoghese e dall’abbraccio affettuoso tra i due. PRIMA VOLTA IN COPPIA Cristiano ha segnato la rete numero 21 con la Juventus (la diciannovesima in campionato) con un destro prepotente. Ha voluto giocare e ci teneva a segnare, così subito dopo Allegri gli ha regalato il lungo applauso dello Stadium, risparmiandogli la mezzoretta finale. Un assist e un gol anche in una serata senza abito di gala, ecco perché del bionico non si può fare a meno. Non era mai successo prima che il Dybaldo si esibisse in coppia: il Frosinone è la prima squadra cui hanno fatto centro entrambi. A pochgiorni dalla sfida del Wanda Metropolitano, primo round degli ottavi di Champions League contro il burbero Atletico del Cholo Simeone, sembra un segno del destino. Dybala era a digiuno da oltre due mesi (più di tre in campionato), l’ultima rete l’aveva segnata in Champions, competizione in cui è il miglior realizzatore (5 gol). Cristiano invece in Europa è stranamente fermoauno ma negli ottavi ha una tradizione decisamente favorevole. Paulo ha aggiunto al cammeo dell’1-0 una prestazione di classe e di sostanza. L’avversario non era irresistibile, però Cristiano, Mandzukic, Dybala e Khedira hanno convissuto senza difficoltà. Probabilmente Allegri adesso avrà qualche dubbio in più nello scegliere gli undici di Madrid. UNO SI SBLOCCA, L’ALTRO S’ABBUFFA «Dybala è un nostro patrimonio - aveva detto il vice presidente bianconero Pavel Nedved -. Col Sassuolo non era titolare ma quando è entrato ha fatto veramente bene». Paulo spera di poter dare il suo contributo anche mercoledì. Segnare gli serviva per sbloccarsi, poi ha giocato a tutto campo e con la testa sgombra. «Ha fatto un gran gol - l’ha lodato Allegri - sono contento perché ne aveva bisogno». Ronaldo non ha il problema dell’astinenza, è capocannoniere del campionato, però insegue il gol in ogni partita come se fosse un’ossessione. Dopo mesi di rodaggio, il Dybaldo ha dimostrato di poter essere una coppia vincente. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  4. Nessun allarme CR7: ieri alla Continassa si è verificato un evento raro, ovvero Cristiano Ronaldo che ha fatto allenamento personalizzato (con Chiellini). Tutto sotto controllo: fa parte del normale programma di gestione del portoghese (che potrebbe riposare col Frosinone in vista della Champions). Ottimismo per Douglas Costa, che non ha lesioni al quadricipite e potrebbe recuperare per l’Atletico. Bonucci in gruppo: punta il Frosinone, come Chiellini. La Gazzetta dello Sport
  5. Una rovesciata ti cambia la vita. Tutti hanno ancora negli occhi quella più famosa di Cristiano Ronaldo, che ad aprile scorso stregò lo Stadium da giocatore del Real e capovolse il corso della sua carriera, abbracciando la Juventus e la Serie A; pochi ricordano un simile gesto atletico di Fabio Quagliarella in bianconero di 8 anni fa, l’ultimo centro della stagione prima di un brutto infortunio al ginocchio e di un lungo stop. La stagione successiva per Fabio fu però quella della rinascita e del primo scudetto del ciclo glorioso e vincente di Andrea Agnelli. Quagliarella ha iniziato l’opera conquistando tre tricolori di fila, CR7 è arrivato in estate alla Juventus per chiudere il cerchio, restituendo a Madama lo scettro di Regina d’Europa. Quaglia contro Cristiano è la sfida del talento puro senza età: ultra trentenni che non temono l’usura del tempo, perché in campo vivono soprattutto d’istinto e creatività. Se non ci fosse il ragazzino Piatek a fare il terzo incomodo, il trono dei gol sarebbe solo affar loro. Con la prima rete di testa italiana Ronaldo è salito a 12 nella classifica dei marcatori, a una sola lunghezza dalla punta del Genoa, Fabio ha risposto con un meraviglioso colpo di tacco al Chievo, portandosi a ­1 dal bionico della Juventus. Il talento non è solo tecnica, è anche personalità, astuzia, intuizione e la giusta dose di sana presunzione. Per Ronaldo ogni pallone spinto in porta è un’opera d’arte da regalare a chi lo sta guardando. La sua carriera non è paragonabile a quella di Quagliarella, ma il modo di rapportarsi e dialogare col pallone sì. Cristiano segnò di tacco al Valencia in un 2­2 di 4 anni e mezzo fa: il gol più celebre di questa tipologia, ma non l’unico. Al pubblico italiano ha regalato in questi primi quattro mesi il tiro da fuori contro l’Empoli, sicuramente la rete più bella in campionato con la maglia bianconera, più il destro al volo al Manchester in Champions League. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  6. Cristiano Ronaldo per 45 minuti ha guardato Atalanta­-Juventus dalla panchina e per una volta è stato un banale sostituto, come gli attaccanti di riserva che entrano nel secondo tempo per cambiare le partite: non gli succedeva dall’11 maggio 2013, da Espanyol-Real Madrid 1­1, trentacinque minuti più recupero al posto di Kakà. Un mese prima, contro il Levante, aveva segnato l’ultimo gol della carriera dalla panchina. Questa volta invece Cristiano ha cominciato a scaldarsi solo all’intervallo, correndo a pochi metri da Filippo Tortu, arrivato a Bergamo per vedere lui e la sua Juve. Poi è successo tutto in fretta. Cristiano ha capito di dover entrare, Perin gli ha passato la 7 e Allegri ha dato due indicazioni rapide. Dalla tv si legge il labiale e si intuisce un concetto semplice: giochi centravanti, con Dybala a destra e Mandzukic a sinistra. Un bambino a quel punto ha alzato un cartello: «Ronaldo você me dá a sua camisa por favor». «Ronaldo, dammi la tua maglia per favore». Per il momento più originale del Santo Stefano italiano di Cristiano Ronaldo, si resta qui, al cartello. Per la frase più significativa invece chiedere a Giorgio Chiellini: «Quest’anno ci sono state tre partite in cui siamo stati in difficoltà – ha detto –. Juve­-Napoli, Empoli­-Juve e Atalanta­-Juve. Non è un caso che, nel momento di difficoltà, per tre volte Cristiano abbia fatto Cristiano. Si può essere decisivi anche in 20 minuti». Ronaldo ci è riuscito con un gol e un potenziale assist.Da centravanti ha cercato più volte la profondità e sul calcio d’angolo del 2­2 si è mosso con l’istinto del centravanti: misteriosamente, c’era solo lui davanti a Berisha. Più tardi è scappato a destra e ha messo in mezzo un cross su cui Djimsiti in qualche modo ha anticipato Mandzukic. Non è stato il 3­2 solo per centimetri. PRIMO DI TESTA I numeri, succede, dicono bugie. Questa volta sembrano suggerire un impatto leggero di Cristiano: in 25 minuti, non più di 5 passaggi. Il calcio però è sport di emozioni, non di cifre, e dallo stadio si è percepito che il suo ingresso ha dato energia alla squadra. Poi ha negato legami tra la sua assenza e il rischio di sconfitta: «Sono discorsi un po’ da bar». Sono invece ragionamenti da analista quelli sul modo di marcare Cristiano, che ieri ha segnato il primo gol di testa in A: incredibile, considerate le abitudini del 7 bianco. Il pubblico dell’Atleti Azzurri ha visto tutto, ha reagito male – Bergamo voleva vincere, poche storie –, poi si è rassegnato e rasserenato. Molti sono usciti contenti. Il meglio, del resto, lo stadio lo aveva dato all’inizio con una scritta: «CR7 is for boys. CR77 is for men». «CR7 è per i ragazzi, CR77 è per gli uomini». Il 77, per storico soprannome, è Cristian Raimondi, ex terzino dell’Atalanta entrato nello staff di Gasp. Nella vita ha un solo gol in Serie A, però segnato di testa, da angolo, sotto la curva. Cristiano lo ha copiato. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  7. Quando si dice "il gesto tecnico". Dopo il "pezzo" fatto da Cristiano Ronaldo contro il Valencia, che è valso l'assist, ma praticamente l'80% del gol che ha decretato la vittoria bianconera, in tanti si stanno chiedendo: "ma come ha fatto?", senza realmente riuscire a capire nel dettaglio la giocata dell'extraterrestre di Madeira. Ecco, questo è un rallenty del numero di CR7 da un'angolazione che ci permette di capirne meglio la pregevole fattura. A volte già il solo vedere un doppio passo a palla ferma ad una certa velocità lascia di stucco. Lui è andato oltre! Fa una cosa assurda! Alza il pallone col destro (!), e mentre la palla è sospesa in movimento... le fa passare attorno la stessa gamba destra! E, nel farlo, riesce a mantenere un equilibrio tale da dare la giusta forza alla gamba sinistra per lo scatto in avanti! Il tutto ad una velocità pazzesca! Solidarietà a Gabriel Paulista
  8. Per ora ci sono un video, interpretato da tutti come uno spoiler, un silenzio assenso e tre candidati forti. Sembrerebbe l’incipit di un romanzo giallo, è sicuramente la polemica cornice di senso entro cui si sta sviluppando la vigilia dell’assegnazione del Pallone d’Oro 2018. L’edizione che, molto probabilmente, segnerà la fine del duopolio che ha caratterizzato gli ultimi 10 anni di vita del premio: quello Messi-Ronaldo. L’edizione che, già da ora, sta facendo discutere appassionati e addetti ai lavori. Attraverso i suoi profili Facebook e Twitter, il canale tv del quotidiano sportivo francese L’equipe ha diffuso un breve filmato in vista della cerimonia di consegna del Pallone d’Oro, prevista per lunedì 3 dicembre. Nel video si susseguono molti dei protagonisti dell’ultimo anno solare calcistico, ma è abbastanza evidente la centralità assunta da tre giocatori in particolare: Mbappé, Varane e Modric. Lo si deduce dall’analisi dei frame: si parte con Cristiano Ronaldo con in mano il premio vinto un anno fa, poi si alternano i tre “sospettati” prima della scritta «pallone d’oro» e poi in sequenza molto più rapida Salah, Pogba, Messi, di nuovo Ronaldo, Neymar, Kante, Griezmann, ancora Mbappé, Hazard, e infine Modric e Varane (stavolta il croato compare prima del francese). Sedici secondi, su 29 totali, che sembrerebbero suggerire qualcosa. Il prossimo podio dovrebbe essere composto da Mbappé, Modric e Varane. Resterebbe solo da capire a chi spetterà il gradino più alto. Nessuna smentita è giunta finora da parte de L’equipe, che fa parte dello stesso gruppo editoriale di France Football, rivista che ha istituito il premio nel 1956 e ogni anno raccoglie il voto di 173 giornalisti da tutto il mondo: dal 2016, da quando, dopo le 6 edizioni (dal 2010 al 2015) co-organizzate con la Fifa, il premio per il miglior calciatore è tornato a essere assegnato solo dalla rivista francese. Uno scenario del genere vedrebbe l’esclusione dai primi tre di Ronaldo e Messi, evento che non si verifica addirittura dal 2006, quando vinse Fabio Cannavaro e il portoghese e l’argentino si classificarono rispettivamente 14° e 21°. L’anno seguente vide l’ultimo successo di un calciatore diverso: vinse Kakà ma secondo e terzo posto furono occupati dai futuri vincitori di cinque Palloni d’Oro a testa. Tre i criteri principali che ispirano la votazione: performance individuali e di squadra (palmares) durante l’anno solare; talento e fair play; carriera del giocatore. Due dei tre papabili sono campioni del mondo (Mbappé e Varane) e l’altro (Modric) è stato finalista. Modric e Varane hanno conquistato la Champions (la terza di fila) con il Real Madrid. Stupirebbe dunque l’assenza di Ronaldo dal terzetto, dal momento che il successo europeo dei blancos è giunto a fronte di 15 gol in 13 partite giocate dal portoghese .Questo a proposito del rendimento nel 2018, tralasciando le sezioni “talento” e “carriera” e i 45 gol stagionali di Messi. Ma farebbe rumore anche l’assenza di Griezmann, con Mondiale ed Europa League in bacheca. Nel 2010 e nel 2014, a trionfare furono Messi e Ronaldo nonostante le nazionali argentina e portoghese non tornarono con la Coppa da Sudafrica e Brasile Fonte: Il Corriere dello Sport
  9. TORINO - Marcello Lippi di cose dell’altro mondo ne ha vissute tante - e per davvero - avendo collezionato trionfi in due continenti (Europa e Asia). Eppure anche lui, come milioni di persone, quando l’altra sera ha visto l’arbitro Brychsventolare il cartellino rosso in faccia a Cristiano Ronaldo non ha creduto ai propri occhi. Un’impressione rafforzata dai replay. «A caldo - racconta il ct Mondiale che ora allena la Cina - ho fatto una considerazione tra me e me. Mi sono detto: il Var esiste anche nel campionato cinese e ogni cinque minuti interrompono la partita per verificare un episodio». C’è in Cina, non in Champions League... «E’ incredibile. La Uefa è l’unica organizzazione importante che non utilizza il Var per una manifestazione come la Champions, che dopo il Mondiale è la più grande. E così possono succedere episodi come quello di Valencia. Siccome tutto il mondo ha visto e rivisto quanto successo, io lancio una provocazione alla Uefa». Quale? «Il rosso di Cristiano Ronaldo nelle ultime ore è stato esaminato da una sorta di “Var mondiale” e in ogni angolo del pianeta hanno concordato sul fatto che per una grattatina alla testa non si possa espellere un giocatore soltanto perché una persona (l’addizionale di porta, ndr) ha avuto un’allucinazione e per quattro volte ha risposto all’arbitro: “E’ da rosso, è da rosso, è da rosso, è da rosso”. No, non si può rischiare di compromettere una partita e soprattutto una competizione dal momento che con il rosso diretto le giornate di squalifica potrebbero pure essere due. Proprio perché non è concepibile e il “Var mondiale” lo ha giudicato un caso ridicolo, sarebbe bello che la Uefa facesse un discorso del tipo: “Signori, abbiamo sbagliato. Indietro non si può tornare perché Ronaldo è già stato espulso e la partita è finita. Però ci siamo resi conto che la squalifica sarebbe assurda, per cui nessun turno di stop per Ronaldo e inseriamo immediatamente il Var anche in Champions League». Possibilità che la prossima settimana, quando arriverà la sentenza Uefa, si verifichi un dietrofront che avrebbe del clamoroso? «Non lo so. Ma di sicuro la Uefa dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza e fare una cosa che nessuno ha mai fatto prima». Ragionando a freddo: al di là dell’assurdità dell’espulsione, Cristiano Ronaldo non avrebbe potuto evitare del tutto il contatto con Murillo? «Parliamo di un campione che prima dell’altra sera non era mai stato espulso in Champions. E Cristiano Ronaldo ha disputato 154 partite in questa competizione. Penso che il portoghese possa essere criticato per non essersi presentato alla premiazione di Montecarlo, un episodio poco simpatico, ma contro il Valencia non ha fatto nulla. Giustamente il mondo considera Ronaldo un divo, ma prima di tutto è un ragazzo sempre rispettoso e molto disponibile con i compagni. E le lacrime del Mestalla lo confermano una volta di più». Prima Douglas Costa per lo sputo a Federico Di Francesco e poi Cristiano Ronaldo a Valencia: due espulsioni dirette in pochi giorni. C’è un legame tra i due episodi oppure è una casualità? «Douglas Costa ha sbagliato, punto: a certi livelli bisogna sapersi contenere. Il caso è chiuso: è stato punito e adesso deve restare in silenzio e pedalare. Ma non vedo alcun legame con l’espulsione di Cristiano Ronaldo: uno è stato protagonista di un gesto che non è giustificabile, mentre l’altro non ha fatto nulla». A parte il caso Ronaldo, è rimasto impressionato dalla Juventus del Mestalla? «La grande prova della Juve non mi ha sorpreso. Questa squadra è preparata per tutto e per qualsiasi evenienza. I bianconeri sono capaci di fare partite spettacolari, di speculare, di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo, di vincere in goleada. E’ una Juventus forte». Tuttosport.com
  10. Notte di Champions League. Luci ed emozioni che s’accendono. Primi passi d’un cammino affascinante che si concluderà il primo giugno a Madrid. È la Coppa più ricca e prestigiosa, format nuovo e tradizioni antiche, con quattro italiane al via dopo nove edizioni e la Juventus tra le grandi favorite. I bianconeri debutteranno domani a Valencia, Inter e Napoli la precederanno stasera, eppure catturano le attenzioni maggiori, inevitabile dopo l’acquisto di Ronaldo.Il portoghese ha sollevato cinque volte la coppa - una con il Manchester United, quattro con il Real Madrid - e segnato 121 gol in 157 partite: lecito immaginare equilibri spostati, gerarchie inedite, distanze ridotte. «Pianificheremo, uno dopo l’altro, gli ultimi passi per diventare i numeri uno» promette il presidente Andrea Agnelli al Financial Times che analizza l’effetto CR7 sul piano commerciale, e la scalata passa anche dalla Champions, sogno che diventa obiettivo. Non sarà semplice perché le classiche rivali sono a loro volta fortissime e perché la Champions è perfida per struttura - dopo i gironi, vive di eliminazioni e così ogni episodio può lasciar tracce -, ma certo la Juve parte alla pari, orgogliosa d’una nuova dimensione, cosciente d’esser cresciuta in esperienza e qualità sulla base, solidissima, delle due finali disputate in quattro anni. La Juve nel palmarès due coppe le ha, ma l’ultima risale al 1996, epoca Lippi, e le sette finali perse trasformano la competizione in sortilegio. È per questo che Massimiliano Allegri s’affretta a chiarire che la squadra dovrà accostarsi «senza assilli né ossessioni». Tutto pronto, fra divertimento e vertigini, sarà per questo che Luciano Spalletti paragona la manifestazione a un Luna Park: la sua Inter taglierà il nastro, anticipando stasera a San Siro con il Tottenham, il Napoli poco più tardi scenderà in campo al Marakanà con la rinata Stella Rossa, domani Juve e Roma in Spagna, rispettivamente a Valencia e Madrid, chiuderanno un turno che offre Liverpool-Psg come partita più bella. Jurgen Klopp, finalista l’anno scorso, alla vigilia elogia Neymar, uno dei grandi simboli del club francese e della Champions: il brasiliano, come Messi, vuole riscattare un Mondiale triste, CR7, re di Champions, è pronto a raccogliere la sfida. Fonte: La Stampa
  11. Ronaldomania è poco per descrivere il fenomeno che ha visto scomparire dagli store bianconeri la scorta di magliette che dovevano bastare per un anno. In poco più di tre settimane, da quando c'è stato l'annuncio che Ronaldo era diventato un giocatore della Juve e la maglia bianconera numero 7 è diventata oggetto di culto. E' praticamente impossibile da trovare, a meno rinunciare alla "authentic home" (prezzo 140 euro, la versione più vicina a quella indossata dai giocatori) e di acquistare la "home" (prezzo 90 euro in un tessuto differente), della quale restano comunque pochi pezzi. L'effetto Ronaldo è un tornado, che ha spazzato via l'ordine che la Juventus aveva stabilito con il produttore Adidas affinchè le scorte bastassero per un anno, più o meno 55 mila magliette. Poca lungimiranza degli addetti bianconeri? No, perchè quando l'ordine è stato comunicato all'azienda tedesca,, esattamente un anno fa come da protocollo, i responsabili commerciali non potevano immaginare che CR7 avrebbe firmato per la Juventus.Quindi hanno aumentato il numero di magliette prevedendo la crescita della vendita,ma in linea con l'incremento degli anni passati. Insomma,erano erano abbastanza sicuri che non sarebbero bastate per far fronte all'assalto degli appassionati di Cristiano Ronaldo e dei tifosi della Juventus esaltati dall'acquisto, ma forse neppure loro si aspettavano un successo così clamoroso da bruciare in meno di un mese le scorte che dovevano durarne dodici. Con un calcolo così si può può approssimare che le maglie complessive possa aver sfiorato i 6,5 milioni e mezzo. E in proiezione si può calcolare che il ricavato lordo della sola vendita delle magliette potrebbe toccare una cifra tra i 55 e i 65 milioni di euro. Fonte: Tuttosport
  12. La nuova top­-ten è sempre più in bianconero: alle spalle del portoghese resiste il solo Higuain (il re spodestato) che con la buonuscita ha ottenuto uno stipendio da 9,5 milioni netti dal Milan. Seguono le altre star juventine: Dybala con 7 milioni, poi Pjanic che ha appena firmato il rinnovo a 6,5 insieme a Douglas Costa e Gigio Donnarumma (altro intruso milanista) con 6 milioni. Invece Bonucci per tornare a Torino si è quasi dimezzato lo stipendio: era a 10 con i bonus, è sceso a 5,5. Bisogna tornare indietro davvero di tanti anni per trovare spese così ingenti. Ma allora l’Inter di Moratti dovette vendere Ibrahimovic mentre il Milan di Berlusconi rinunciò a Kakà e via via a tutte le altre stelle. Era il tramonto del calcio dei mecenati. Stavolta la Juve si è concessa il lusso del penta Pallone d’Oro a ragion veduta. In questa corsa all’oro anche i tecnici hanno la loro parte (al netto percepiscono 35,9 milioni di euro, 71,8 a livello fiscale per le società). Così il più pagato (ovvio) è Max Allegri (7,5), seguito come un’ombra da Ancelotti (6,5), non tanto più dietro Spalletti (4,5). La nostra indagine mette nel conto le spese dei club anche per gli allenatori, fattore determinante per la concorrenza. Proprio De Laurentiis, infatti, ha razionalizzato le uscite per i calciatori, preferendo investire di più, in percentuale, sul successore di Sarri. È significativo che le spese per i cartellini dei calciatori vadano di pari passo con il record per i loro ingaggi. Se la Juve tocca quota 219, le milanesi sono in aumento: Milan a 140 e Inter a 116. Ma anche la Roma arriva a 100 e il Napoli a 94. Il trend verso l’alto è generalizzato. Attenzione alle trattative in corso per alcuni dei top player del campionato. La Juventus è al lavoro con Alex Sandro, Cuadrado e Rugani. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  13. L’anno scorso la prima panchina di Dybala per scelta tecnica era arrivata alla terza giornata, in casa contro il Chievo: Paulo entrò per Douglas Costa nella ripresa e segnò anche il gol del 3-0. Con la Lazio, la squadra a cui all’Olimpico nella scorsa stagione aveva segnato uno dei due gol scudetto, Dybala è rimasto 90’ in panchina. Dopo la vittoria con la Lazio, Allegri ha ribadito che i compagni devono ancora trovare il modo di servire al meglio Ronaldo sulla profondità. Nel primo tempo è stato cercato poco palla a terra e molto coi palloni alti, su cui Wallace ha avuto buon gioco nel limitarlo. Mandzukic è la perfetta spalla tattica per il portoghese, meno tecnica ma anche più fisica di quel Benzema che a Madrid era il «valletto» di Cristiano. I due si sono scambiati spesso la posizione, ma il dialogo palla a terra non può essere continuo. I tre punti abbastanza comodi hanno evidenziato che, nonostante l’ottimo primo tempo di Bernardeschi, bravo a giocare in verticale, sia mancato il gioco di raccordo tra i reparti che è il marchio di fabbrica del Dybala bianconero «Senza la sua qualità il gioco tra le linee perde efficacia». Tra Paulo e CR7 c’è un feeling naturale, evidenziato fin dai primissimi allenamenti alla Continassa e sbandierato sui social. I due parlano lo stesso linguaggio tecnico, anche se con loro due in campo e Mandzukic fuori l’area va riempita con gli inserimenti dei centrocampisti e c’è meno fisicità. A Parma, dove si potrebbe tornare al 4-2-3-1, Dybala si prepara a tornare dal 1’. A caccia di quel gol che gli darebbe morale e riaffermerebbe il suo ruolo nella Juve. Che, Ronaldo o meno, resta di primissimo piano. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  14. Ciro Ferrara, tutti aspettano il gol di CR7, e lei? «No. Lo guardo nella sua interezza, in quello che dà alla squadra in ogni partita, a partire da i recuperi difensivi. Poi, certo, si vede che vorrebbe mettere subito il suo timbro sulla Juve, lasciare il segno. Ma succederà presto». Da tempo s’è aperta la riffa su quanti gol farà: che dice? «25, o 26, ma di certo meno di quelli che era abituato a fare in Spagna. Non penso vada oltre i 30». In Italia è un po’ diverso, e non lo dico solo per i difensori che ci sono, ma per come si gioca: c’è più tattica e nella maggior parte delle partite non ti capitano mai tantissime occasioni. Avrà qualche difficoltà in più. Però». Però? «Ragazzi, Ronaldo non si discute, è un fenomeno e un grande professionista. Per questo mi fa un po’ sorridere vedere questa specie di apprensione per il suo primo gol. Vogliamo iniziare a discutere uno così? Non scherziamo» Dybala non ha giocato la seconda e Allegri l’ha lasciato in bilico pure ora: motivo? «Penso che in questo momento sia anche una questione di assetto tattico: nel 4-3-3, credo che Dybala non possa fare l’esterno, e del resto anche la scorsa stagione qualche volta non fu messo titolare, in questo caso. Mentre nel 4-2- 3-1 si leva un centrocampista, mentre Pjanic mi sembra si trovi meglio a tre». Quindi che si fa? «Come è normale, Allegri sta studiando la sua squadra, i suoi giocatori, cercando di trovare una soluzione. In fondo, in questo, è sempre stato bravo, e l’ha dimostrato nelle ultime quattro stagioni. Piuttosto bene, direi». Fonte: Il Corriere di Torino
  15. Quanto in campo spunta la palla si cercano in continuazione. Dieci giorni di lavoro hanno già fatto nascere "Dybaldo", perfetta crasi tra Dybala e Ronaldo. I due si stimano, si piacciono. I neo-compagni ridono e scherzano E soprattutto Ronaldo regala parole al miele al compagno più giovane. CR7 e la Joya avranno però presto il giudice supremo al emettere il verdetto. il campo. Neo 9 anni trascorsi al Real Madrid, Ronaldo ha avuto un rapporto professionale con gran parte dei compagni. Il vero amico era il brasiliano Marcelo, non solo per ragioni di lingua. Cristiano non ha mai negato un consiglio a nessuno, ha costruito un rapporto cordiale con i giovani più forti, come Asensio, Isco e Vazquez. Ma il termine pupillo sarebbe eccessivo per tutti loro. Per cristiano sarà piuttosto naturale fare da punto di riferimento per molti alla Juve, ma chi potrebbe trarre i maggiori vantaggi dalla sua presenza è proprio Dybala. L'argentino ha davanti a se due strade. Intristirsi perchè non è più la stella indiscussa della Juve. Recriminare perchè è probabile che possa segnare qualche gol in meno e che debba cedere i rigori a CR7. Oppure, ed è questa la via che Paulo sembra aver scelto da subito, cucirsi addosso un ruolo alla Scottie Pippen per Michael Jordan in quei Chicago Bulls che hanno scritto la storia dell'Nba. Un secondo vicolino di immensa qualità in un'orchestra che vuole suonare a tutti anche in Europa. Non sono pochi i vantaggi che la convivenza con Ronaldo possono portare: sarà più difficile per gli avversari costruire gabbie a suon di stecche sulle gambe modello Crotone lo scorso aprile. La presenza del portoghese gli darà più soluzioni nel passaggio e gli libererà spazi per il ritmo. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  16. L’ ultima volta che si sono incrociati in campo è stato un piacere solo per CR7. A Cardiff, 14 mesi fa, la Juventus perse 4­-1 con il Real in finale di Champions, Ronaldo fece due gol e lo sfortunato piede di Bonucci deviò il pallone dell’1­-0 per i blancos. Cris chiuse la serata con una meritata boccia di champagne e la Coppa tra le braccia, Leo sfilò mesto con la seconda medaglia dei secondi (che non conserva mai, perché le sconfitte si cancellano), senza sapere ancora che quella sarebbe stata la sua ultima partita con la Juventus. Bonucci ieri pomeriggio si è presentato alla Continassa per il primo allenamento. Lui Cristiano hanno parlato della prima serata mondana del portoghese: su consiglio del difensore, mercoledì il fenomeno ha cenato con Georgina al ristorante stellato la «Credenza» di San Maurizio Canavese. Dopo le chiacchiere, tutti agli ordini di Dolcetti, tornato apposta dall’America per allenare il gruppetto torinese (composto anche da Dybala, Douglas Costa, Cuadrado e Bentancur, cui si uniranno a giorni i finalisti Mandzukic e Matuidi). Ronaldo e Bonucci condividono la stessa filosofia: il campo prima di tutto, professionisti che non lasciano nulla al caso. Uno è arrivato a Torino osannato come se fosse il nuovo Messia, l’altro è rientrato con il peccato originale della parentesi milanista. Lui e Cr7 saranno la spina dorsale della nuova Juventus, sfacciatamente proiettata verso la Champions League. Leo difende e imposta dalle retrovie, Cristiano è abituato a trasformare in oro quasi ogni pallone che tocca. Ronaldo ha scelto la Juventus per arrivare sul tetto d’Europa con una squadra meno abituata del Real a stare a certe altitudini, Leonardo è tornato a casa per ragioni di cuore ma anche per coronare il sogno europeo. Ed è soprattutto per l’assalto all’Europa che la Juventus, dopo aver fatto il colpo CR7, ha assecondato il desiderio di Bonucci di tornare bianconero. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  17. Un lunedì da ricordare. E’ stato il giorno di Cristiano Ronaldo alla Juventus, il primo, quello dell’investitura ufficiale, della conferenza stampa, del saluto a compagni, allenatore, staff. Un lunedì all’ultimo Stadium, il CR7 Stadium che anche l’entourage e i famigliari del portoghese hanno già adottato. «Attimi da ricordare più avanti. Baci a tutti», scrive mamma Dolores. E al figlio: «Orgogliosa di stare al tuo fianco in questo momento importante della tua vita. Grazie». La sorella del campione, Elma: «Fiera di te, mio eroe. Ti accompagnerò fino alla fine del mondoLa strada è tracciata, non resta che percorrerla. Tra i più entusiasti per la scelta, Cristianinho il figlio maggiore del colpo del secolo che si mette in posa con la nuova maglietta e si diverte un sacco ad imitare il papà. Il fido Ricardo Regufe non sta nella pelle: «Un gran giorno. Tanti auguri per questa nuova avventura con la nuova famiglia, fratello mio. Che tu sia felice, sempre. Forza Juve #7legend #my7h». Capitan Chiellini che lo fa «correre» è ormai virale, come la maglietta posizionata nello spogliatoio, tra quella di Bentancur e quella di Dybala, ma l’incontro più informale e carico di significato è con John Elkann e i consiglieri di Exor, società che detiene la maggioranza delle quote del club. Presentazione con applausi, sorrisi lunghi così, e con i due presidenti-cugini visibilmente soddisfatti. Andrea Agnelli guida l’ex stella Real anche quando si affaccia nella casa che lo attende protagonista. C’è emozione nell’aria. Benvenuti al CR7 Stadium. Il presidente Agnelli spiega a Cristiano cosa deve aspettarsi dalla sua nuova casa: un sostegno senza precedenti. Fonte: Tuttosport
  18. Se solo le visite mediche hanno mobilitato quasi duemila tifosi, il rischio a Villar che il portoghese scateni il caos. Anche senza Ronaldo, infatti, la giornata che segna l’abbraccio della famiglia Agnelli alla squadra fin dagli Anni 30 diventa una pacifica invasione del piccolo centro da circa sei/settemila tifosi, solo la metà dei quali riescono a entrare nel minuscolo stadio dove la Juventus fa passerella e gioca l’amichevole. Partita che, ormai è un’abitudine, non riesce mai ad arrivare al novantesimo per l’invasione di campo che costringe i giocatorì a provare la massima velocità negli scatti per raggiungere gli spogliatoi. Tutto all’insegna dell’entusiasmo e dell’affetto, ma sempre al limite, considerato che c’è una sola strada che attraversa la valle e che le strutture non sono certo pensate per ospitare folle oceaniche. Ecco perché da più parte i tifosi iniziano a interrogarsi sulla possibilità di giocare la tradizionale partita in famiglia nella cornice dell’Allianz Stadium, che permetterebbe a 42mila tifosi di assistere alla prima di CR7 in bianconero. Naturalmente, siccome anche i tifosi hanno grande sensibilità per la tradizione, l’idea che è circolata sul Web è di rispettare il protocollo, con la visita nella Villa Agnelli in mattinata da parte della squadra che lì, un tempo, era passata in rivista da Umberto o Gianni Agnelli e oggi viene salutata dal presidente Andrea e da John Elkann. Poi in serata il trasferimento a Torino per la partita allo Stadium davanti a molti più tifosi e in una situazione meno delirante. Possibile? La Juventus per il momento non ha preso in considerazione questa ipotesi, ma è certamente consapevole che l’amichevole di Villar Perosa sarà un momento da gestire con grandissima attenzione, proprio per la presenza di Cristiano Ronaldo che ha il potere di moltiplicare la già enorme popolarità della squadra bianconera. Fonte: Tuttosport
  19. Fabio Paratici ha parlato ai microfoni di Alessandro Alciato di Sky Sport. Ecco le sue parole riportate da TuttoJuve.com: Quando è nata l'idea folle? "L'idea folle è nata dopo la prima partita qua, quando Cristiano ha ricevuto la standing ovation, dopo il gol in rovesciata. Durante la settimana ci siamo sentiti con il suo agente. Ha detto: 'Guarda, lui è rimasto colpito da tutta questa attenzione che ha ricevuto. E' rimasto colpito e vorrebbe venire a giocare alla Juve un giorno'. E io ho detto: va bene, sì, capisco, nei sogni di tanti, ci sono tanti sogni, ma pochi si avverano. Poi invece quando ci siamo rincontrati per Cancelo, mi ha spiegato bene la situazione che c'era, noi abbiamo recepito l'idea. Io ne ho parlato col presidente in primis, perchè giustamente bisognava far quadrare i numeri, che erano la parte più difficile dell'operazione. Lui ha preso tempo qualche ora, poi mi ha detto: 'Guarda, vai avanti, prova a vedere se veramente c'è questa opportunità'. L'opportunità era concreta, era un'occasione unica di portare un giocatore che è universalmente riconosciuto come il più forte giocatore del mondo, il più determinante, anche quello che ha vinto più titoli, quindi quando le trattative sono fatte tra due grandi, neanche club, ma quasi istituzioni come la Juve e il Real Madrid, e hai una terza parte che è la volontà del giocatore, e una grande professionalità da parte degli agenti del giocatore, è chiaro che poi diventa più facile fare business e fare i trasferimenti". Date una stella a quest'uomo!
  20. L’Inter non ha paura, piatto ricco, nasce l’armata del Ninja 1Nainggolan è l’uomo più atteso per il debutto di oggi contro il Lugano Il popolo nerazzurro è carico, nonostante l’arrivo alla Juventus di CR7 Con gli occhi di chi tra le mani sa di avere una macchina affidabile. Con le parole del capitano con le previsioni meteo in mano, e non c’è mare in tempesta fuori. Con la postura, la solita, che trasmette certezze, quando non ancora una piacevole arroganza. È Spalletti Luciano, non dubitate. È quello che si fa una domanda e si dà una risposta, senza rubare il mestiere a nessuno: «Perché non dovremmo far bene?». Lugano è la prima tappa di un Giro che Spalletti pensa di poter vivere in prima fila, e pazienza se la maglia rosa ha il 7 di Cristiano Ronaldo: «Una volta la Serie A era il meglio – ha spiegato il tecnico –, era una corsa ad essere la più forte delle forti. Ecco, penso che l’arrivo di Ronaldo a Torino possa ricreare questo meccanismo di gioco al rialzo. È uno slancio a cui bisogna agganciarsi. Se si lotta solo per il secondo posto? Nessuno può farci sentire inferiori senza il nostro consenso. Io non so se saremo tra quelli che tirano il gruppo, ma sicuramente dovremo farci trovare nella scia delle più forti. Dobbiamo arrivare in fondo a tutte le competizioni. Non avremo periodi bui come lo scorso anno: la rosa è migliore». Fonte: La Gazzetta dello Sport
  21. L'artista americano, che si esibirà nella cerimonia di chiusura dei Mondiali, in conferenza stampa ha parlato del nuovo acquisto bianconero
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