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Manuel Locatelli per quello che è (ultimouomo.com)

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Manuel Locatelli per quello che è
14 gen 2026 (Emanuele Mongiardo)
Il centrocampista non si è evoluto come pensavamo ma nelle ultime giornate è stato tra i migliori della Juventus.

Esiste una categoria di giocatori che, se dovessimo utilizzare il vocabolario della politica, potremmo definire populisti. Di solito, si tratta di quelli a cui è più facile affezionarsi: sono quelli che amano insozzarsi di fango, che vanno a terra in scivolata appena possono, che litigano con gli avversari e che magari esultano in faccia alle telecamere dopo aver spazzato una palla in tribuna.

Sono i giocatori a cui il pubblico sente di non poter rimproverare niente, perché a differenza di tanti, almeno, sudano la maglia. Giocatori consapevoli, magari, di essere limitati tecnicamente e che per questo, con furbizia, sentono di dover trovare un modo alternativo di ingraziarsi i propri tifosi.

Esiste, al contrario, una categoria di giocatori che non fa nulla per catturare la benevolenza del pubblico. Anzi, i tifosi, verso di loro, tendono a covare una certa insofferenza. Sono quei giocatori poco vistosi, abituati a nascondersi tra le pieghe della partita, che non si perdono in sforzi eccessivi se non sanno di potervi ricavare qualcosa di utile. Di solito questo tipo di giocatore fa il centrocampista centrale e prova a dare ordine alla squadra, una funzione che richiede raziocinio, non per forza di sudare la maglia. Ecco perché, per il tifoso medio, è meno immediato apprezzare questo tipo di giocatore.

Il caso più eclatante è stato quello di Riccardo Montolivo, così odiato dal pubblico da beccarsi i fischi anche nel momento dell'uscita in barella dopo un grave infortunio al ginocchio.

Manuel Locatelli, in un certo senso, è diventato il suo erede spirituale. Non per quello che fa in campo, ma per il modo in cui viene percepito dai tifosi, juventini in primo luogo.

Locatelli è alla quinta stagione in bianconero. Cinque stagioni in cui la Juve, al massimo, si è accontentata di piazzamenti Champions e in cui, nonostante i cambi di allenatore, ha sempre dato l’impressione di rendere al di sotto del proprio livello. È naturale che dopo un lustro del genere il tifoso juventino, egemone in Italia nello scorso decennio, si senta frustrato. Ed è naturale, allora, che debba trovare qualcuno a cui addossare responsabilità: se nel tempo si sono succeduti giocatori, allenatori, dirigenti, addirittura presidenti, come non prendersela con qualcuno che è là ormai dal 2021, da quando, cioè, la Juve è sembrata accettare un ruolo minore all'interno della Serie A?

Locatelli non solo è stato una delle poche costanti di questo quinquennio nero, ma da due anni, ormai, è anche il capitano della Juventus. Il fatto di vestire una fascia passata dalle braccia di Del Piero, Buffon e Chiellini, agli occhi di alcuni tifosi lo rende ancora più colpevole. Di sicuro simbolo di una certa decadenza del club.

Va detto che Locatelli ci prova a portare dalla sua parte i tifosi. Appena può rimarca di venire da una famiglia juventina, si addossa le responsabilità nelle interviste e lo scorso anno, dopo aver segnato il rigore che ha garantito alla Juve la qualificazione in Champions, è quasi entrato nel settore ospiti di Venezia per festeggiare con i suoi tifosi. Anche quando si comporta così, però, traspare una certa affettazione: difficilmente ci si lascia trasportare da uno come lui. Perché, per dire, al suo predecessore Danilo veniva riconosciuta più legittimità come capitano?

 

Il fatto, probabilmente, è che Danilo faceva il difensore: facile fomentare i tifosi con spazzate, tackle e urlacci. Diverso il discorso se il tuo compito è tenere coesa la squadra attraverso i passaggi.

Quello del regista, nel calcio di oggi, probabilmente è il ruolo più ingrato. Se la squadra gira bene, tutti a sottolineare, da veri intenditori, quanto il regista sia intelligente, quanto aiuti la squadra, quanto sia sottovalutato, citando magari statistiche sulle sue percentuali di passaggi riusciti.

Quando invece la squadra va male, ecco che il regista diventa capro espiatorio, e le percentuali di passaggio improvvisamente inutili, frutto solo di passaggetti orizzontali: il regista rallenta il gioco, è inutile, è un bradipo. Nel peggiore dei casi, poi, si macchia di quel reato che tifosi e giornalisti italiani proprio non possono sopportare: NON VERTICALIZZA. Un'accusa che spesso è dettata da un'insofferenza più grande ma anche più vaga. D'altra parte: come e perché un centrocampista dovrebbe verticalizzare se i compagni non dettano il movimento o se non c’è reale vantaggio nel farlo?

DAVVERO LOCATELLI NON VERTICALIZZA?
Quella di essere poco temerario e di non verticalizzare abbastanza è uno dei principali capi d’imputazione di Locatelli. Del resto, era anche il parere del suo attuale allenatore, Spalletti, ai tempi della Nazionale: «Locatelli ha qualità difensive eccezionali, buon piede nel fare determinate cose, ma in questo momento volevo un po’ più d’estro. Forse è un po’ troppo conservativo per dove sta andando il ruolo», aveva detto per giustificarne l’esclusione dai convocati per Euro 2024.

Ma è così? Davvero Locatelli è troppo conservativo e non verticalizza? Basterebbe guardare le ultime partite, in cui insieme a lui tutta la Juve è migliorata sensibilmente, per accorgersi che le verticalizzazioni, per Locatelli, non sono un problema. Le statistiche lo confermano.

Vogliamo prendere il dato più superficiale in assoluto? Locatelli è il sesto centrocampista della Serie A per percentuale di passaggi giocati in avanti, il 26%. Considerando che lo precedono Masini (32%), Gagliardini (30%), Cristante (28%), Pobega (27%) e Grassi (26%), che gestiscono una mole di pallone inferiore alla sua (Locatelli è il centrocampista della Serie A che effettua più passaggi in open play ogni 90 minuti, 75,30; dati Hudl StatsBomb) e giocano perlopiù in squadre reattive, più portate a mandare il pallone in avanti, si capisce bene come Locatelli non sia un sideway passer. La lunghezza media dei suoi passaggi, peraltro, è 20.32 metri, non così distante dai 20.83 metri di Çalhanoglu, non di certo un giocatore conservativo e regista di una squadra che quest’anno viene considerata come creativa e verticale.

Ci sono alcune situazioni, in particolare, in cui le sue giocate in verticale risultano preziose per la Juve. Quando i bianconeri sviluppano un attacco posizionale contro squadre chiuse, ad esempio. Abituato a farlo già dai tempi del Sassuolo – e ricorderete che anche il gol di Chiesa contro l’Austria agli Europei nacque da una giocata del genere – Locatelli alza la testa e legge benissimo gli smarcamenti dei compagni tra le linee: il miglior alleato per Yildiz quando può accentrarsi, ma anche per David se viene incontro. O, in queste ultime giornate, per Miretti, il centrocampista della Juve più abile a galleggiare tra linee. Locatelli può chiudere il passaggio col destro o col sinistro, gli bastano anche angoli stretti per tagliare le maglie avversarie.

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L’altro tipo di situazione in cui può tornare utile con giocate in verticale, riguarda le partite in cui la Juve affronta squadre che la aggrediscono uomo contro uomo. In quel caso Locatelli è naturalmente più portato a guardare lontano e, quando serve, ad alzare la palla.

Contro Bologna e Roma, la Juve, con una certa consapevolezza, provava a dilatare le distanze tra i difensori avversari, chiamati a seguire il riferimento. In questo modo si creava spazio per gli inserimenti da dietro e Locatelli poteva lanciare. Peraltro, contro avversari del genere, si è distinto anche grazie ai cambi gioco – e anche qui, per lanciare Locatelli può usare entrambi i piedi. In questo momento Locatelli è terzo tra i centrocampisti della Serie A per lanci lunghi tentati, 7,09 ogni 90 minuti (con una percentuale di riuscita non troppo alta a dire il vero, il 69%, al netto del fatto che la Juve dai lanci sa anche ricavare duelli per le seconde palle).

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Rensch marca Openda al centro mentre Mancini segue Yildiz in fascia. Nel buco che si crea si lancia McKennie, lanciato da Locatelli.

LOCATELLI NELLA JUVE DI SPALLETTI
Verticalizzare, però, è solo una minima parte del lavoro di un regista. Ad esempio, per un centrocampista d’ordine, in una squadra che cerca di avere un gioco sviluppato, trasmettere palla in diagonale è più importante che farlo in verticale. E in Serie A, a livello empirico, nessuno passa il pallone in diagonale meglio di Locatelli (se si esclude Modrić, ovviamente, che comunque nel Milan non è troppo chiamato a eseguire questo tipo di passaggio).

Dare palla in diagonale significa permettere al compagno di avere un controllo più facile. Locatelli, in questo senso, è irrinunciabile per la Juve di Spalletti. Nel toscano, finalmente il numero cinque bianconero ha trovato un allenatore che lo solleciti a esplorare questo tipo di passaggio.

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E qui ci sarebbe da aprire un’altra parentesi. Prima di Spalletti, Locatelli a Torino ha avuto solo allenatori a cui le sue caratteristiche non servivano poi molto. Il possesso di Allegri era soprattutto perimetrale, cercava poco i corridoi interni. Motta dei centrocampisti di tocco non sembra avere bisogno e lo stesso vale per Tudor, per il quale il centro del campo era un semplice check-point.

Con Spalletti, invece, Locatelli ritrova un gioco nel quale, finalmente, si riconosce. Con il nuovo allenatore, il centrocampista può determinare la velocità del possesso, perché i compagni si muovono secondo tracce che valorizzano le sue doti di passatore e la sua gestione dei tempi.

Oggi, nel centrocampo della Juve, mentre Thuram deve aggiungersi alle combinazioni offensive, al capitano tocca rimanere più dietro a guardargli le spalle. Ciò non toglie, comunque, che Locatelli possa proporsi in una posizione più arretrata, avvicinandosi alle catene e fungendo da riferimento su cui riciclare il pallone, per dare continuità al possesso, indirizzarlo se possibile, e installare la Juve nella metà campo avversaria.

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Juve in possesso sulla catena di sinistra e Locatelli si propone a Thuram che va da lui al centro.

Un centrocampista che dia ordine con i passaggi, che scelga bene quando andare in verticale e quando invece pazientare, è fondamentale per potersi permettere di attaccare con tanti uomini. Solo mantenendo certe distanze, infatti, si può provare a riaggredire, mantenendosi alti senza rischiare in transizione. «La nostra miglior fase difensiva è quando abbiamo palla noi», ha detto Spalletti prima della partita contro la Cremonese. E avrebbe potuto aggiungere che una parte non trascurabile del merito va a Locatelli, che con la sua gestione del possesso contribuisce a mantenere la Juve coesa.

Locatelli, in quelle occasioni, sa anche ripulire immediatamente la palla. Accade a seguito delle riaggressioni ma, più in generale, quando ci sono palle contese: Locatelli si trova in prossimità del duello e se un compagno ruba momentaneamente la palla, lui interviene con un passaggio chiarificatore, che assegna definitivamente il possesso alla Juve. Non è raro, sempre per tornare al discorso di prima, vederlo verticalizzare subito se deve ripulire una palla contesa.

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Conceiçao viene contrastato da due giocatori della Roma. Ne esce una palla sporca che si avvicina alla zona di Locatelli.

Nelle ultime sei giornate, dalla partita contro il Bologna, cioè, abbiamo assistito alla miglior versione di Locatelli alla Juve. Magari è solo una conseguenza degli ultimi risultati, ma è probabile che qualche suo detrattore, forse, abbia iniziato a mettere in discussione il proprio giudizio. C’è da dire che la Juve ha affrontato tante squadre di media-bassa classifica che l’hanno aiutata ad applicare i principi cari al proprio allenatore. Per questo la brillantezza espressa nelle ultime settimane è tutta da verificare. Solo allora sapremo se la Juve, e quindi Locatelli, avranno fatto il salto di qualità.

L'EQUIVOCO DI FONDO CON LOCATELLI
Anche se la Juve dovesse continuare a giocare così, comunque, qualcuno insofferente verso Locatelli spunterà. Come detto, non è facile comprendere le mansioni di un regista, profilo di giocatore più riflessivo, intellettuale, rispetto ad altri: non è scontato, ad esempio, afferrare come certe volte sia meglio rallentare per non perdere l’equilibrio, piuttosto che forzare le giocate. Non è nemmeno divertente, in alcuni casi, soffermarsi sulla partita di chi dirige il traffico in mezzo al campo, perché non tutti i registi hanno uno stile di gioco vistoso come Modrić o vorticoso come Lobotka. Eppure qualcuno di quelle mansioni si dovrà occupare.

E poi, a dirla tutta, Locatelli quando si è affermato al Sassuolo nemmeno era un regista. Regista è dovuto diventarlo, forse contro la propria volontà.

Per chi se lo ricorda, nella mediana a due del Sassuolo di De Zerbi, Locatelli connetteva il primo possesso con la fase di rifinitura, anche finendo nell’ultimo terzo di campo. Il centrocampista che rimaneva più basso a prendere il primo passaggio dai difensori era Obiang, oppure Bourabia.

Anche a Euro 2020 Mancini lo usava come mezzala, incaricato di intervenire a tutte le altezze del campo e di supportare la manovra man mano che avanzava. Persino Allegri, alla prima stagione, lo aveva usato da mezzala.

Era una Serie A diversa, quella a ridosso degli anni del Covid, forse più propositiva, in cui l’ala più progressista del calcio italiano si identificava in squadre di tocco proprio come il Sassuolo di De Zerbi o, prima ancora, il Napoli di Sarri: l’Europeo, del resto, lo avevamo vinto perché Mancini si era adeguato ai loro principi. Poi, però, almeno in Italia, il calcio di Sarri e De Zerbi è stato sconfitto dalla storia, superato dal modello di allenatori come Italiano e Gasperini, per i quali i centrocampisti di qualità rappresentano una risorsa poco utile, se non un problema. E così, in un calcio di duelli e incursioni, che senso poteva avere una mezzala di possesso?

Per gli interni di qualità, l’unica soluzione era convertirsi in registi bassi. È toccato persino a Modrić, che da vertice basso di un centrocampo a tre non ci aveva mai giocato. Ed è quello che è toccato, ovviamente, a Locatelli, trasformato in un mediano posizionale, per il quale le mansioni difensive spesso sono state più importanti di quelle col pallone. Lui vi si è prestato un po’ per assenza di alternative, un po’ perché ha sempre avuto doti difensive interessanti: anche nel Sassuolo gli capitava spesso di finire ad aiutare i centrali dentro la propria area e di cercare le scivolate.

Locatelli non avrebbe dovuto essere questo tipo di giocatore, ma scegliendo di rimanere in Serie A, e alla Juventus in particolare, ha tracciato il suo destino. Oggi ha 28 anni e, visto il modo in cui ha temperato la sua attitudine, è troppo tardi per tornare indietro.

Ciò non vuol dire, comunque, che non possa tornare ad essere uno dei migliori centrocampisti del campionato. Di solito i registi maturano più tardi, alla soglia dei trent’anni. E poi, finalmente, potrebbe aver trovato un allenatore in grado di valorizzarlo. Spalletti, oltretutto, su trequartisti e mezzali convertiti in registi ha costruito un po’ tutta la sua carriera: né Pizarro né Brozović pensavano di dover stazionare alla base della giocata. Un po’ come Locatelli.

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Ha tanti limiti?

Vero.

Nel centrocampo di 10 anni fa sarebbe stato l'ultimo delle rotazioni?

Vero.

Resta il fatto che siamo al quarto allenatore consecutivo per cui Locatelli è titolare fisso e inamovibile perché in una rosa disastrata come quella che abbiamo oggi, un giocatore come lui, piaccia o meno, è semplicemente irrinunciabile.

Non lo dico io, lo dicono i nostri ultimi quattro allenatori.

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Mai piaciuto, da l'impressione che potrebbe fare 10 gol a stagione, ma i 10 sono sempre e solo pali o traverse, più i tiri fuori di poco... Eppure quando manca, o esce, provo ansia. Al netto che ultimamente quando usciva noi vincevamo...

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Locatelli è uno dei simboli della mediocrità del nostro calcio, spiace dirlo ma è la verità. Che poi in questa Juve media "ci possa stare" è un altro discorso.

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Comunque la si pensi su Locatelli, spesso senza avere la competenza per sparare giudizi tranchant,  questa è un'analisi coi fiocchi... 👌

1 minuto fa, DarioSen ha scritto:

Mai piaciuto, da l'impressione che potrebbe fare 10 gol a stagione, ma i 10 sono sempre e solo pali o traverse, più i tiri fuori di poco... Eppure quando manca, o esce, provo ansia. Al netto che ultimamente quando usciva noi vincevamo...

credo che l'analisi in topic possa darti qualche elemento utile 👍

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Ho letto più volte dati statistici in merito a Locatelli più approfonditi di quelli di cui parla il post.

 

In particolare risultavano rilevanti il dato dei passaggi in verticale e dei tackle riusciti, i quali ponevano Locatelli in un unicum al vertice in entrambe le statistiche.

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L'unica cosa e ribadisco l'unica cosa che mi infastidisce del Loca è  quando a volte usa il passaggetto laterale togliendo ritmo, per il resto niente da dire, non è certo ai livelli dei massimi centrocampisti passati della Juve ma ogni tanto sforna prestazioni ottime!!

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