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Juventus_addicted

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    ex juventino milanese

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    Juventus
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    JUVE, Springsteen, viaggi, buon cibo, grande cinema

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  1. Leggere questo interessante topic, purtroppo, non lascia presagire un futuro roseo. Osservando la classifica a pagina 1, si nota come il Parco dei Principi e Stamford Bridge siano due esempi perfetti per capire dove siamo finiti. Stadi non enormi, capienze paragonabili o poco superiori all’Allianz, eppure PSG e Chelsea viaggiano su ricavi complessivi che la Juventus oggi si sogna. Non perché vendano molti più biglietti di noi, ma perché dietro ci sono ricavi televisivi fuori scala, contratti commerciali globali e un listino prezzi che puoi permetterti solo se sei stabilmente competitivo e pieno di stelle. La Juve attuale, diciamolo senza girarci intorno, non è una squadra di campioni e non ha né il potere mediatico né l’appeal internazionale per spingere quei numeri. In questo senso Andrea Agnelli probabilmente aveva letto l’andazzo prima degli altri. La Super League nasceva proprio dalla consapevolezza che il gap con Premier e club “di sistema” come il PSG non sarebbe stato colmabile restando dentro i confini attuali. Che poi il progetto fosse sbagliato nei modi è un altro discorso, ma l’analisi di fondo secondo me era corretta. Ora il rischio concreto è dover andare a rimorchio, triste dirlo, delle milanesi. Milan e Inter, per storia recente e per collocazione “politica” nel calcio europeo, sembrano quelle meglio posizionate per trainare il sistema italiano nei prossimi anni. Se sbaglio correggetemi, ma oggi sono loro quelle che possono permettersi più continuità in Champions (le blatte già adesso), più visibilità e quindi più ricavi. Noi rischiamo di vivere di cicli, sperando ogni tanto di azzeccare l’annata giusta, vincere, attirare un paio di top player e rimetterci in carreggiata, salvo poi dover ricominciare da capo. Il tutto aggravato da un sistema italiano che è strutturalmente penalizzante. La squadra con più tifosi, più seguito e più pressione mediatica non prende più soldi televisivi dei competitors, anzi spesso prende uguale o meno. Questo livella verso il basso e rende quasi impossibile creare un vero vantaggio competitivo interno da reinvestire. La mia previsione, poco romantica ma realistica, è che senza una riforma seria dei diritti tv o un ritorno stabile della Juve ai vertici politici, continueremo a galleggiare tra buone stagioni e ridimensionamenti, mentre chi oggi riesce a stare fisso nel giro che conta continuerà ad allungare. E il gap, una volta aperto, non si chiude più per caso. Vado ad affogare la depressione in un buon Chianti. Buona serata a tutti
  2. Capisco quello che dici, e in parte sono anche d’accordo con te. Anch’io da ragazzo andavo allo stadio, prima con mio papà e poi con gli amici, e sarebbe disonesto negare che negli anni ’80 e ’90 la pericolosità fosse spesso maggiore di oggi. Chi c’era se lo ricorda bene: morti, cariche, scontri quasi “accettati” come parte del pacchetto. Da quel punto di vista sì, qualcosa è migliorato, soprattutto dentro gli stadi. Quello che però mi colpisce, ed è il senso del mio intervento, è che dopo 20 o 30 anni il contesto sociale attorno non sembri davvero maturato. Anzi, la sensazione è che certi episodi siano diventati normali, quasi inevitabili, e questa cosa personalmente mi inquieta parecchio. Nel 2026 leggere di assalti organizzati, agguati in autostrada o comunicati che invitano alla “massima cautela” per una partita di calcio dovrebbe farci fermare un attimo a riflettere, non solo fare paragoni col passato. Senza scivolare in deliri alla Vannacci (che ho visto citare altrove e che non condivido), secondo me non è riducibile al tema immigrazione o a una singola categoria. È un problema di mentalità, di degrado culturale diffuso, di violenza come linguaggio accettabile. Io abito nella zona sud di Milano e ogni tanto vado a passeggiare col cane al parco della Vettabbia, che molti milanesi conoscono: un posto bellissimo, famiglie, runner, l’abbazia di Chiaravalle a due passi. Peccato che sia praticamente attaccato al bosco di Rogoredo, che le cronache (anche recentissime) descrivono per quello che è: tossici, disperazione, criminalità. E ti assicuro che, per certe dinamiche, fa più paura di alcune periferie napoletane che ho conosciuto di persona. E non parlo di “maranza” o di stranieri: spesso sono italiani, a volte anche di famiglie considerate perbene. Proprio per questo faccio fatica ad accettare che la discussione stia scivolando su Napoli o sui napoletani in generale. È vero, le mentalità locali sono diverse (Napoli non è Verona, come Milano non è Bari), ma fare di tutta l’erba un fascio è profondamente sbagliato e, secondo me, ci allontana dal problema reale. Finché continueremo a chiamarli tifosi e a spostare il focus su una città o su un popolo, invece di riconoscere che si tratta di violenti che usano il calcio come copertura, resteremo fermi. E forse la cosa più preoccupante è proprio questa: che tutto ciò ci sembri ormai normale
  3. Al di là del singolo episodio, che potrebbe anche non essere direttamente collegato alla partita, quello che colpisce davvero è il contesto generale. Notizie del genere ormai scorrono come se fossero normali, due tifosi feriti diventano una riga di cronaca quando invece dovrebbero indignare tutti. Il problema non è Napoli, non è Milano (la mia città), non è una città in particolare. È una degenerazione diffusa che non ha più nulla a che vedere con lo sport. Il calcio (ma non solo) è solo un pretesto, dietro c’è violenza gratuita, frustrazione sociale, senso di impunità e gruppi di pseudo tifosi che usano i colori di una squadra come alibi per sfogare rabbia e delinquenza. Le scene recenti di autostrade bloccate, assalti organizzati e spedizioni punitive sembrano roba da guerriglia urbana, non da eventi sportivi nel 2026. E su Napoli va detto chiaramente che spesso la narrazione è distorta. Viaggio spesso, anche per lavoro, e anch'io avevo dei pregiudizi (su certi atteggiamenti ci sarebbe da farsi tante domande) ma credetemi, non è peggio di altre grandi realtà del nostro paese. Tante città etichettate come pericolose lo sono meno di quanto si racconti, mentre altre considerate sicure convivono ogni giorno con aggressioni e degrado. Il punto non è dove succede ma perché succede ormai ovunque. La sensazione di nausea, nel mio caso, è forte; viene davvero da chiedersi cosa stia diventando la nostra società se la violenza è stata normalizzata a questo punto. Finché continueremo a chiamarli tifosi invece di riconoscere che sono violenti che usano lo sport come copertura, sarà difficile cambiare le cose. Il calcio dovrebbe unire e invece oggi si arriva a partite di Champions con comunicati che invitano alla massima cautela come se si entrasse in una zona a rischio. E forse la cosa più inquietante è proprio questa: il fatto che ormai ci sembri normale.
  4. Perrone Maximo? Quest chi l'é il Gran visir de tücc i perun. Mi sembra più logico vada a Napoli
  5. Ma voi siete davvero convinti che esista una trattativa reale? Ci sono foto, dichiarazioni ufficiali, mezzo comunicato di un nostro dirigente volato in Turchia per prendere questo giocatore dal romantico soprannome “il dromedario”? Perché io, onestamente, non vedo nulla. Una volta c’era un Presidente che prendeva l’aereo privato e tornava con CR7 sotto braccio… ok, i tempi sono cambiati, ma qui siamo passati dal jet privato al tappeto volante di Aladino. Poi oh, magari tra 10 minuti esce l’ufficialità e mi cospargo il capo di cenere. Ma finché leggo le solite panzane dei soliti pseudo-giornalisti, resto scettico. Fate come me: cliccate su quel bellissimo e semisconosciuto tasto in basso a destra, il mitico “>>”, quello per andare indietro nelle pagine del forum. Troverete perle indimenticabili come: En-Nesyri, Gboho, Juanlu Sanchez, Mateta, Minguenza, Norton-Cuffy, Belghali. Mi fermo qui perché rischio seriamente che la colazione mi vada di traverso: gli ingredienti del calderone di Cobolli ( @pablito77! dillo anche tu...) hanno lo stesso appeal di una pizza all’ananas con cappuccino. Io darei direttamente il BAN a quei “giornalisti” che sparano notizie a vanvera e che qui dentro vengono pure citati come fonti autorevoli. Un termine per definirli? mitomercatari, scribacchini da fantacalcio o, più semplicemente, venditori di fuffa premium.
  6. Chi ha i giocatori forti se li tiene, a meno che non tema di perderli a parametro zero nella sessione di mercato successiva. Che la Juve abbia ormai le pezze al * mi pare piuttosto evidente: anch’io vorrei un moderno Djalma Santos, un Cafù o un Dani Alves. Ma, visto l’andazzo, mi accontenterei almeno che non si buttassero soldi nell’ennesima pippazza clamorosa.
  7. Juventus_addicted

    Ciccio Graziani

    Dovresti metterla nel calderone...
  8. Juventus_addicted

    Ciccio Graziani

    Si, gli stessi che alzano questa: l
  9. Juventus_addicted

    Mourinho: "Allenare la Juventus? Certo"

    All’epoca, tra la fine degli anni ’90 e il 2006, conoscevo una persona che lavorava alle dirette dipendenze di un componente della Triade. Ogni tanto, senza stare a insistere e per non sembrare invadente, chiedevo informazioni su ciò che ruotava attorno al mondo Juve. Tra vari aneddoti, capitava anche che emergesse qualche indiscrezione di mercato. Ricordo che quando Mourinho allenava il Porto mi parlò di un interesse, mai ufficiale, per il tecnico portoghese. Veniva descritto come molto forte nella gestione dello spogliatoio, con quel carattere duro e spigoloso che in certi contesti fa la differenza, e come un profilo da "figlio_di" che si sarebbe inserito perfettamente nella Juventus di quegli anni. Senza la farsa del 2006, sono propenso a pensare che probabilmente Mourinho sarebbe passato anche da Torino, e oggi racconteremmo una storia molto diversa: meno ipocrisia, meno alibi e qualcuno, da un'altra parte, avrebbe continuato a restare al suo posto naturale. Detto questo, spero che stasera si prenda una bella tramvata sui denti
  10. Juventus_addicted

    Mourinho: "Allenare la Juventus? Certo"

    Fonte: Tuttosport Io dico che senza la Grande Farsa del 2006, in un paio d'anni ce lo saremmo ritrovati in panca. E le blatte avrebbero continuato a navigare nella melma. Se succedesse adesso, prendo il primo treno e vado a Torino a riempirli tutti di mazzate
  11. Peccato, a 1 miliardo e mezzo ci provavo io...
  12. Juventus_addicted

    Al cinema: Juventus primo amore

    "Non si scherza, si gioca per vincere, non si discute". Michel "Le Roi" Platini "l’obiettivo è arrivare al breakeven entro il 2026-27, puntando su sostenibilità e risultati". Giorgio Chiellini (Juventus 25-26)
  13. Spero tu abbia ragione, davvero lo spero con tutto il cuore. Creare e subire poco è già un passo avanti, su quello nulla da dire. Eravamo abituati al nulla, all'abbiocco da sterilità. Il problema è che ho sempre quella vocina maligna che mi sussurra: “bello tutto, ma chi fa lo step finale?” Perché senza un vero terminale offensivo, uno col famoso killer instinct, rischiamo di fare tante belle azioni da raccontare al bar il lunedì, ma pochi gol da festeggiare la domenica. Il timore è che la mole di gioco resti: mole, e non sostanza. E poi sì, va detto: finora Pisa, Cremonese, Lecce e Cagliari. Bene, benissimo, anche se con queste squadrette abbiamo perso 5 punti, ma quando arrivano le prime della classe ho il terrore di rivedere quella sterilità cronica che ci perseguita da anni: tanto controllo, passaggini infiniti, zero sangue freddo, zero gol. Insomma, io firmo subito per togliere quel “forse” finale; però qualcuno davanti (e anche in panca) deve iniziare a fare il cattivo, non il filosofo
  14. Insomma: riaggressione feroce, dominio del gioco, consapevolezza intatta; manca solo il dettaglio irrilevante: buttarla dentro. Siamo diventati una squadra di powerpoint: pressing alto, concetti chiari, analisi complete, poi in area avversaria improvvisamente cala la nebbia padana. Il gioco lo dominiamo, il pallone pure, ma la porta avversaria resta un oggetto misterioso, tipo Area 51. Alla fine il calcio è semplice: chi segna vince. E noi, al momento, sembriamo più bravi a riconquistare palla che a farle capire dove deve finire. Va bene la filosofia, va bene la riaggressione, però qualcuno avvisi i nostri attaccanti che il gol non è facoltativo. Dai, continuiamo a dominare, prima o poi domineremo anche il tabellino. Forse
  15. Capisco chi dice che oggi conti soprattutto avere giocatori forti, ed è ovviamente vero. Nessuno dovrebbe chiedere di rinunciare alla qualità per la lingua. Però secondo me il punto non è “italiano sì / italiano no”, ma identità e leadership. La Juve migliore aveva sempre un gruppo di giocatori forti, carismatici e perfettamente integrati nel contesto, molti dei quali italiani o comunque capaci di comunicare senza filtri. La leadership non passa solo dal campo, ma da: riunioni, momenti di tensione, rapporti con arbitri, media, ambiente. Se i leader non parlano la lingua del contesto, il peso specifico si riduce. Tevez e Mandzukic non parlavano italiano, giusto, ma erano inseriti in uno spogliatoio guidato da Buffon, Chiellini, Pirlo, Marchisio, Barzagli, Bonucci, ma anche stranieri come Vidal e Lichtsteiner, che parlavano molto bene. C’era un nucleo che trasmetteva cosa fosse la Juve, dentro e fuori dal campo. La lingua non rende più forti, ma aiuta a essere leader, a rappresentare il club, a parlare ai tifosi (sentire sempre mediatori o traduttori raffredda il legame emotivo), all’ambiente. E una squadra come la Juve non è solo una somma di individualità, è anche immagine, comunicazione, cultura. Oggi invece sembra mancare proprio questo: un gruppo che trascini, che si faccia sentire, che faccia da collante. I tempi sono cambiati, sì, ma certi valori non dovrebbero cambiare mai.
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