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Juventus_addicted

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    ex juventino milanese

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    Juventus
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    Uomo
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    Milano
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    JUVE, Springsteen, viaggi, buon cibo, grande cinema

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  1. Juventus_addicted

    Ridateci la Juventus

    Il mio tostapane stamattina mi ha guardato con l’aria di chi sa troppe cose. Non ha detto nulla, ovviamente (i tostapane sono notoriamente discreti) ma mentre sputava fuori una fetta di pane leggermente carbonizzata ho percepito un giudizio silenzioso sull’intera esistenza. Allora ho deciso di uscire. Ho preso l’ascensore, ma l’ascensore invece di salire o scendere ha iniziato a raccontarmi la trama di un film francese in cui una lumaca diventa sindaco di una città fatta interamente di cuscini. Non era un brutto film, a dire il vero, ma il finale era molto ambiguo: la lumaca non sapeva più se era davvero un sindaco o solo un’idea. Fuori piovevano cucchiaini. Un piccione mi ha chiesto se per caso avevo visto il suo commercialista, che pare sia sparito dopo aver investito tutto in futures sul basilico. Gli ho detto che non mi occupo di queste cose, io sto solo cercando di capire perché il mio frigorifero applaude ogni volta che apro lo sportello. Comunque niente, volevo condividere questo momento di grande serenità interiore. Se qualcuno ha una ricetta per la zuppa di nuvole o conosce un buon meccanico per ascensori narratori, mi scriva pure. Grazie.
  2. Juventus_addicted

    Ravanelli: "La Juve del 1996 avrebbe battuto anche l'Impero Romano"

    Scusa, ma chi ha detto che Ravanelli non se lo ricorda nessuno? Il senso del mio discorso era un altro. Se ti chiedessero, così d’istinto, di fare una lista dei più grandi giocatori che hanno indossato la maglia della Juve, inseriresti subito anche lui? Io, sinceramente, avendo ricordi nitidi della Juventus fin dai tempi di Liam Brady, mi vengono in mente tanti altri campioni tecnicamente più forti. Questo però non toglie nulla a Fabrizio Ravanelli. Se invece il discorso si sposta su attaccamento alla maglia, spirito di sacrificio, abnegazione e mentalità juventina, allora sì: Penna Bianca è assolutamente tra i migliori e merita tutta la gratitudine dei tifosi.
  3. Juventus_addicted

    Ravanelli: "La Juve del 1996 avrebbe battuto anche l'Impero Romano"

    Tutti noi, quando parliamo dei grandi della Juve, tendiamo a nominare le solite superstar: Del Piero, Zidane, Tevez, Vialli, Platini e così via. Eppure Fabrizio Ravanelli ha segnato in una finale di Champions League poi vinta dalla Juve, e nonostante questo viene raramente inserito in quel gruppo. Ma meriterebbe assolutamente di esserci. Per lo meno per gratitudine. Grande Penna Bianca "Nell'attacco della Juve, C'è una grande novità, È Fabrizio Ravanelli. Beniamino degli ultrá, Ravanelli Alè alè, Ravanelli Alè alè"
  4. Juventus_addicted

    22 Maggio 1996

    Il 22 maggio 1996 non è una data. È un odore, un rumore, un’immagine che chi c’era si porta dietro da trent’anni. La Juventus alzava la Champions a Roma contro l’Ajax, e noi eravamo convinti che quello fosse solo l’inizio di un’epoca infinita. Invece, col senno di poi, quello è diventato il punto più alto di una nostalgia collettiva. Erano anni diversi. Non migliori per forza, ma più nostri. Il calcio aveva ancora le ombre della nebbia nelle partite di provincia, le telecronache con pochi fronzoli, le maglie larghe, i numeri (e i nomi, in quella partita) cuciti male, i campioni che sembravano irraggiungibili ma umani. Si aspettava Novantesimo Minuto, si registravano le partite sulle VHS, si litigava al bar il lunedì mattina e basta: niente social, niente clip da 15 secondi, niente processi continui H24. Quella Juve aveva una fame feroce. Marcello Lippi in panchina, Gianluca Vialli capitano, Alessandro Del Piero che stava diventando leggenda davanti ai nostri occhi, Didier Deschamps, Paulo Sousa, Angelo Peruzzi, Ciro Ferrara. E tutti gli altri. Gente con facce vere, personalità vere, fame vera. E Roma quella sera sembrava il centro del mondo. I rigori. L'adrenalina. Le mani nei capelli. Il rigore di Jugovic, con quel sorriso carico di consapevolezza, che entra. La coppa al cielo. Per chi è juventino, certi frame sono tatuaggi. E fa quasi male pensare a tutto quello che è venuto dopo. Le finali perse del ’97, ’98, 2003, 2015, 2017. Le illusioni ogni volta. Le squadre fortissime. Le notti finite male. Ogni generazione juventina ha avuto la sua Champions sfiorata, ma chi ha vissuto il ’96 ha sempre avuto dentro quella convinzione romantica: “prima o poi torniamo lì”. E invece sono passati trent’anni. Nel frattempo è cambiato tutto. È cambiata l’Italia: a volte penso in meglio, quasi sempre in peggio. È cambiato il calcio: da sport popolare a industria globale. Sono spariti gli stadi fumosi, le radioline, i pomeriggi lenti della domenica. Sono arrivati gli algoritmi, il VAR, i procuratori star, le maglie che cambiano ogni tre mesi. Eppure, quando parte un video di quella finale o rivedi il Capitano Gianluca Vialli che alza la coppa, succede una cosa strana: per un attimo torniamo tutti lì. Più giovani. Più ingenui. Più convinti che il calcio potesse davvero fermare il tempo. Forse è questo il punto. Non ci manca soltanto vincere la Champions. Ci manca come ci sentivamo allora.
  5. Juventus_addicted

    Disperato bisogno di Juventus

    Ciao Zebra, Hai ragione a ricordare quel periodo, perché chi c’era se lo ricorda benissimo: anche allora sembrava di vivere in una Juventus smarrita, con dirigenti improvvisati, idee confuse e la sensazione costante che mancasse una direzione vera. E infatti il paragone ci sta. Però secondo me c’è anche una differenza emotiva enorme tra allora e oggi. In quegli anni eravamo devastati, sì, ma soprattutto arrabbiati. C’era un’ingiustizia enorme appena subita, c’era il veleno di Farsopoli ancora addosso, c’era la sensazione di essere stati colpiti e umiliati. Il tifoso juventino viveva di sangue amaro, ma anche di spirito di rivalsa. Ti aggrappavi all’idea che prima o poi saremmo tornati per riprenderci tutto. Oggi invece io vedo soprattutto stanchezza. Almeno nel mio caso. Non rabbia: stanchezza. Perché qui non c’è solo un nemico esterno da combattere, non c’è una ferita “subita”. Qui c’è una lenta erosione interna fatta di mediocrità normalizzata, comunicazione piatta, ambizioni ridotte e una Juventus che troppo spesso sembra aver perso la memoria di sé stessa. Ed è forse questo che deprime di più: vedere l’eccezionalità juventina trattata come un concetto quasi imbarazzante, come se pretendere fame, personalità e mentalità vincente fosse diventato eccessivo nel calcio moderno. Però ti dico anche una cosa: proprio perché ho già vissuto periodi storti, oggi cerco di non farmi più divorare il fegato. Il sangue amaro non me lo faccio più venire. Perché ho capito che loro passano, la Juve resta. E sotto questo aspetto il tuo richiamo al 2011 è giusto. Perché all’epoca, dopo due settimi posti e anni di confusione, sembrava davvero impossibile ricostruire una mentalità dominante. E invece bastarono poche persone giuste, messe nei posti giusti, per riaccendere tutto quasi all’improvviso. È anche per questo che, nonostante tutto, io non riesco a essere veramente rassegnato. Disilluso sì, spesso amareggiato pure. Ma rassegnato no. Perché la storia della Juventus è ciclica: cade, si sporca, viene data per finita, e poi torna. Nel frattempo provo a viverla con meno tossicità possibile. Mi concedo l’ironia, anche feroce, perché è l’unico modo per non trasformare il tifo in una continua intossicazione emotiva. E sinceramente preferisco farmi una risata amara davanti all’ennesima intervista sul “percorso di crescita” dopo una sconfitta deprimente, piuttosto che lasciare che questa fase mi consumi la passione. Perché la passione, quella vera, viene da molto più lontano di questa dirigenza o di questi giocatori.
  6. Juventus_addicted

    Disperato bisogno di Juventus

    Ti capisco fin troppo bene. Perché il punto non è “non vinciamo”. La Juve ha perso anche in passato. Il punto è che oggi non la riconosci più. Guardi una partita e non senti niente. Nessuna aura, nessuna fame, nessuna arroganza sportiva. Solo una squadra che sembra chiedere scusa di esistere. Ed è questa la cosa più devastante per chi è cresciuto con l’idea che la Juventus dovesse entrare in campo per comandare, non per galleggiare. Però sai una cosa? Io ho smesso di farmi divorare dalla depressione calcistica. Ho trovato il mio metodo di sopravvivenza: ridicolizzarli. Tutti. Senza rabbia isterica (almeno ci provo), senza insulti. Con quell’ironia amarissima che ormai è l’unica difesa possibile. Perché obiettivamente siamo arrivati al punto in cui il vertice societario parla come un amministratore di condominio, i dirigenti sembrano scoprire il calcio ogni lunedì mattina, e in campo vedi giocatori che portano la maglia della Juve con la stessa partecipazione emotiva di chi deve fare una call alle 8 di lunedì mattina. Gente che dopo un pareggio col Verona ti rilascia interviste con la faccia soddisfatta, come se avessero appena espugnato il Bernabeu. O che ti fa un balletto da bimbiminchia dopo aver segnato un gol. E allora io me li immagino così: riunioni infinite per decidere se fare un passaggio in avanti, facce serissime per spiegare che “serve equilibrio”, video motivazionali con la musica epica… per poi fare un tiro in porta in novanta minuti contro una squadra che ha il terzino pagato in buoni pasto. La verità è che questi non fanno arrabbiare: fanno folklore. Sono diventati una parodia inconsapevole della Juventus. E più cercano di raccontarti “il progetto”, più ti viene da chiedere se il progetto sia sabotare il concetto stesso di juventinità dall’interno. Ma proprio qui, paradossalmente, io ritrovo un filo di orgoglio. Perché la Juventus vera non sono loro. Non è questa dirigenza spaesata, non sono queste facce svuotate, non sono prestazioni senz’anima. La Juventus è quella roba che ti hanno cucito addosso da bambino. È il rifiuto dell’alibi. È la pretesa di grandezza. È quella sensazione quasi arrogante che il pareggio sia una mezza sconfitta. E quella roba lì non muore perché anni di gestione confusa e mediocrità travestita da prudenza hanno provato a spegnerla. Passeranno anche questi. Passeranno i filosofi del “quarto posto importantissimo”, passeranno quelli che “bisogna dare tempo al tempo”, passeranno i professionisti della mediocrità elegante. E quando la Juve tornerà davvero (perché storicamente torna sempre) io voglio esserci anche per ricordarmi quanto fosse profondo il deserto. Nel frattempo? Li guardo per quello che sono diventati: interpreti temporanei e indegni di una storia infinitamente più grande di loro. E sinceramente, ridere amaramente di certe scene è molto più sano che lasciare che ti tolgano pure l’amore per quei colori.
  7. Anch'io da giovane ho dato tutto me stesso per la figa, ma nessuno mi ricorda come Ricco Siffredi
  8. Manovra Pruzzo? Cosa diavolo mi sono perso? No, non dirmelo, non lo voglio sapere.🤣 In realtà era un video che, a detta di chi lo aveva annunciato sul forum, avrebbe dovuto rivelare grandi eventi destinati a verificarsi quel giorno. Ovviamente non accadde nulla: solo fuffa. In realtà, il fatto che io non intervenga in questo topic non significa affatto disinteresse. Al contrario, leggo sempre con attenzione e apprezzo il tuo impegno, così come quello degli altri utenti, nel mantenerlo vivo. Detto questo, arrivati a questo punto non posso nascondere una certa perplessità. Perché, amico mio, parliamoci chiaro: o è in atto una gigantesca operazione mediatica per far calare il silenzio e spegnere l’attenzione sulla vicenda arbitri-Inter (e allora dovremmo davvero chiederci se abbia senso continuare a seguire uno sport in cui, in Italia, c’è chi può essere massacrato mediaticamente, noi juventini, e chi invece può continuare indisturbato a farla franca) oppure quella frase sulle “designazioni a favore dell’Inter” si è rivelata un clamoroso autogol della Procura di Milano. E, in quel caso, ci sarebbe davvero da provare imbarazzo per il nostro sistema giudiziario, ammesso che ce ne fosse ancora bisogno. È anche per questo che preferisco restare in disparte, sperando prima o poi di leggere qualche buona notizia.
  9. Che poi, sto Gigio Juve.... L'ho visto una volta sola, e mi è bastata. Era praticamente nudo, si vedeva solo (fortunatamente) la parte superiore. Dieci minuti di nulla. Con sottofondo di bambini urlanti e trapani elettrici in funzione. Meno (molto meno) credibile del suo illustre omonimo Topo. Se dice "inchiesta a rischio", allora non perdo la speranza
  10. Juventus_addicted

    4 dirigenti e un presidente

    “4 dirigenti e un presidente” sembra davvero il titolo di una commedia romantica con Hugh Grant. Solo che invece di Londra, i matrimoni e una splendida Andie MacDowell, qui c’è la Continassa e gente che sparisce dopo le sconfitte. Praticamente il cast è questo: Comolli: quello che dovrebbe dare la linea strategica ma al momento sembra una figura talmente misteriosa che dopo un anno non abbiamo ancora capito né quale sia il suo ruolo preciso né se sappia parlare italiano, e nessuno capisce bene cosa faccia. Modesto: nome che ormai è diventato un programma. Ottolini: talmente invisibile che molti tifosi pensano sia un personaggio creato dall’IA per completare l’organigramma. Chiellini: leggenda assoluta per la nostra Storia, ma probabilmente usato come parafulmine emotivo della società. Tipo: “mettete Giorgio davanti alle telecamere così la gente magari si calma”. Spoiler: no, non si calma. E poi c’è Elkann, evocato come fosse Don Vito Corleone: “per avere Giustizia, parlerò con Elkann”. Solo che quando entrava in scena Marlon Brando percepivi potere, carisma, autorità. Anche ammirazione, nonostante il ruolo non proprio da "eroe". Qui invece sembra più la telefonata al proprietario del multisala perché si è rotta la macchina dei popcorn. E il problema è proprio questo: in una società normale dovresti capire subito chi comanda. Alla Juve invece pare sempre che ci sia qualcuno sopra qualcuno sopra qualcun altro, e alla fine nessuno che dica chiaramente: “la responsabilità è mia”. Alla fine, l'unico che ci mette la faccia è l'allenatore di turno ”.
  11. Stasera, mi raccomando, fatti fotografare con i tuoi amici interisti mentre festeggiano lo scudetto. Zio cane, a pensarci bene questo qua ha mai fatto qualcosa di cui ricordarsi in positivo? Il rigore dell'anno scorso all'ultima giornata? Capirai, col senno di poi era meglio se non lo segnava: magari l'avrebbero cacciato a pedate. Scusate, sono troppo incazzato
  12. Amico mio, beato te che riesci a riderci sopra. Io ho tanta voglia di andare stasera in zona corso Como qui a Milano, perché sono sicuro che sti pelandroni saranno lì in cerca di mignottone, e prenderli tutti a calci nel *
  13. Per quello ci sono già Ambrosini, Marocchi e compagnia bella. Vi ricordate lo spot "Locatelli fa le cose per bene"? Ecco, il nostro eroe lo ha preso alla lettera, ma al contrario: fa danni nei 90 minuti e poi completa l'opera davanti ai microfoni con interviste allucinanti. Stia zitto 'sto somaro. Stiamo zitti tutti. L'unico che dovrebbe parlare è l'indegno erede della real casa, per scusarsi e levarsi dai *
  14. "meglio di Tacchinardi". Ho letto persino questo. Che imbarazzo
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