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Juventus_addicted

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  1. Juventus_addicted

    Data fissata della sentenza in CGUE: 16 luglio 2026

    Mi piacerebbe, darei 10 anni di vita per ribaltare quella ignobile farsa. Non sono un avvocato, però mi sento di poter dire che non succederà. L'ostacolo principale è la scelta della Juventus stessa. Come ho scritto ieri, la società ha ufficialmente rinunciato al ricorso presso il Consiglio di Stato. Con quell'atto formale, il club ha accettato la pietra tombale sulla richiesta di risarcimento fatta dopo il 2006. Per quello che so io, una rinuncia formale agli atti del giudizio è definitiva. Dal punto di vista del diritto, non si può riaprire una causa chiusa per propria volontà, nemmeno se le leggi di quel Paese cambiano in un secondo momento. Inoltre, le decisioni dei giudici del Lussemburgo non hanno un effetto retroattivo automatico sulle vecchie sanzioni delle squadre. Nessun automatismo: Se la legge italiana verrà giudicata contraria al diritto europeo, la modifica varrà per i processi futuri o per quelli ancora aperti (come quelli di Andrea Agnelli e Arrivabene). I casi passati restano chiusi: Le sentenze sportive che hanno tolto gli scudetti o inflitto la penalizzazione del 2023 sono ormai "passate in giudicato" per l'ordinamento italiano. Il club ha firmato un patteggiamento per la manovra stipendi e ha accettato la sanzione UEFA rimanendo fuori dalle coppe. La sentenza della CGUE non si occuperà di stabilire se la Juventus fosse colpevole o innocente nel 2006 o nel 2023. Si occuperà solo di stabilire quali diritti ha un cittadino per difendersi davanti a un giudice dello Stato. L'unico modo per riavere gli scudetti, e non sono nemmeno sicuro, sarebbe la confessione da parte di quei lestofanti di avere orchestrato una delle più grandi macchinazioni della storia di questo Paese.
  2. Juventus_addicted

    Data fissata della sentenza in CGUE: 16 luglio 2026

    Scusate, leggo un po' di confusione. Dal profondo della mia "non competenza" vorrei comunque provare a fare un riassunto. Se qualcuno volesse correggermi, tanto meglio: è sempre un piacere trovare persone con padronanza dell'argomento e che possano spiegare. Prima di tutto, un dato di fatto: per la Juventus non cambierà niente. Nel novembre 2023, infatti, i nostri eroi ritirarono il ricorso al Consiglio di Stato con cui si chiedevano oltre 400 milioni di euro per i danni di Calciopoli. Quella rinuncia ci è stata spiegata come una scelta strategica e definitiva della nuova dirigenza (guidata da Cip e Ciop Ferrero e Scanavino) per fare "pace" con le istituzioni del calcio dopo la tempesta del caso plusvalenze. Una sorta di ricatto, ho sempre pensato: se non volete danni peggiori per il caso plusvalenze (leggasi penalizzazione monstre o addirittura retrocessione, come qualcuno paventava), ritirate il vecchio ricorso e ve la caverete con un anno fuori dalle coppe. Chi dovrebbe trarne beneficio sono Agnelli, Arrivabene e, lo spero con tutto il cuore, Giraudo. Fino a oggi, in Italia, la giustizia del calcio ha avuto un potere assoluto. Se la federazione ti squalificava o ti radiava, tu potevi andare dai giudici dello Stato solo per chiedere un risarcimento in soldi, ma quei giudici non potevano cancellare la punizione sportiva. Agnelli e Arrivabene hanno allora fatto una mossa intelligente. Hanno detto ai giudici: "Com'è possibile che in Europa un cittadino abbia diritto a un processo vero, mentre nel calcio italiano questo diritto viene negato?". I giudici del TAR del Lazio hanno ritenuto il dubbio sensato e hanno passato la palla alla Corte di Giustizia Europea. La mia previsione è che il 16 luglio la CGUE darà ragione ad Agnelli e Arrivabene, bocciando la legge italiana sulla giustizia sportiva. Si, certo, lo sappiamo: In Italia il tentativo di difendere lo status quo e di aggirare le novità scomode è una costante storica. Tuttavia, in questo caso specifico, i giudici italiani si troveranno davanti a un ostacolo quasi insormontabile: il primato del diritto dell'Unione Europea La Corte affermerà un principio molto semplice. Lo sport non è un mondo a parte. Se una federazione sportiva infligge una sanzione grave, il cittadino deve avere il diritto di chiedere a un giudice dello Stato di annullare quella punizione. La legge italiana che oggi lo impedisce, verrà dichiarata contraria alle regole dell'Unione Europea. Il caso tornerà davanti al TAR del Lazio. Forti del verdetto europeo, i magistrati non si limiteranno più a valutare un risarcimento in denaro. Entreranno nel merito delle squalifiche subite dai due ex dirigenti per il caso plusvalenze e, con molta probabilità, le cancelleranno, restituendo loro la possibilità di lavorare subito nel calcio. Sempre che lo vogliano fare. Perché dovrebbe servire anche a Giraudo? Giraudo ha un altro ricorso separato a Strasburgo. Lì accusa l'Italia di avergli negato un giusto processo nel 2006, facendogli un processo lampo senza dargli il tempo di difendersi. I giudici europei hanno già ritenuto il ricorso serio e la sentenza finale dovrebbe arrivare a breve. In Italia, invece, Il TAR del Lazio aveva dichiarato un "difetto di giurisdizione" sul ricorso presentato a suo tempo contro la radiazione per Calciopoli. Tuttavia, i suoi legali hanno presentato un nuovo ricorso al Tribunale Civile di Roma, forti della svolta europea ottenuta proprio da Agnelli e Arrivabene. In caso di sentenza favorevole, Giraudo userà questa decisione come un "grimaldello": il giudice di Roma potrà usare questo precedente per cancellare la sua radiazione in tempi brevi. La curiosità è su chi pagherà un'eventuale richiesta danni. Se l'Europa confermerà che i processi sportivi italiani (compresi quelli lampo del 2006) calpestarono i diritti dell'uomo, i protagonisti potranno chiedere danni economici giganteschi per le carriere distrutte. Chi paga? Parliamo di cifre milionarie. La federazione calcio non ha questi soldi nei suoi bilanci e rischierebbe il fallimento. Per questo motivo, le richieste di risarcimento colpirebbero direttamente lo Stato Italiano. Sarà lo Stato a dover pagare con i soldi pubblici, perché sono state le sue leggi sbagliate a permettere questo sistema ingiusto. Lo stesso Stato dovrà intervenire con un decreto, Governo e Parlamento non potranno permettersi di lasciare un vuoto normativo. Senza regole chiare, ogni singola domenica di campionato rischierebbe di essere bloccata dai ricorsi dei normali tribunali civili. In breve: non vinceremo lo scudetto in tribunale, ma i nostri ex dirigenti stanno per dimostrare all'Europa intera che i processi subiti furono una porcheria. Buonanotte a tutti
  3. Juventus_addicted

    Ginevra Elkann potrebbe diventare Presidente della Juventus

    "Ehi, chi è rimasto in famiglia che non ha ancora fatto danni?" "Ginevra". "Ok, mettiamo lei. Terrà alta la linea dello stile della nostra famiglia e della Juve. Male che vada l'anno prossimo ci giochiamo la carta Lapo". "Capo, Lapo no... è già impegnatissimo con un altro tipo di linee e non sono quelle del fuorigioco semiautomatico." "Hai ragione. Allora teniamoci Ginevra." Ragazzi, non so voi, ma un altro paio d'anni di pressapochismo e improvvisazione come questi e vado a Torino a prenderli a scudisciate
  4. Dino, uno dei miei miti assoluti. Il primo ricordo che mi viene in mente è l'incipit della formazione di quella Juve e di quella Nazionale: "Zoff, Gentile, Cabrini...". Una filastrocca leggendaria che ancora oggi risuona nella testa di chi l'ha vissuta. E poi, a pensarci bene, per me Zoff era semplicemente eterno. C'era prima ancora che iniziassi a ricordare le formazioni, c'era durante la mia infanzia da tifoso e, nella mia immaginazione, ci sarebbe stato per sempre. Era una presenza fissa, una certezza. E quella parata contro il Brasile nell'82? Un'immagine scolpita nella storia del calcio italiano: Zoff che, a quarant'anni suonati compie un gesto entrato nella leggenda, quasi quanto la tripletta di Pablito. Da allenatore ci ha regalato due trofei splendidi e per certi versi inattesi, conquistati contro avversari che in quegli anni schieravano autentiche corazzate piene di campioni. Successi che porto ancora nel cuore. Ma il ricordo più bello è personale. Nel primo dei suoi due anni sulla nostra panchina stavo preparando la maturità. Una mattina mio padre decise che potevo anche saltare un giorno di scuola, e mi portò a Torino per assistere agli allenamenti della Juve. All'epoca i giocatori attraversavano la strada dagli spogliatoi del Comunale al campo Combi, e quello era il momento dell'assalto dei tifosi in cerca di autografi e fotografie. Erano i tempi delle Polaroid, delle macchine fotografiche con i rullini: uno scatto solo, non potevi permetterti di sbagliare, altro che smartphone. Quasi tutti firmavano in fretta improbabili geroglifici e tiravano dritto; qualcuno lo faceva persino con poca voglia. Ma due leggende si fermarono a lungo con noi, sorridendo, concedendosi a tutti con una disponibilità disarmante. Quei due erano Dino Zoff e Gaetano Scirea. Due fuoriclasse in campo, ma soprattutto due uomini straordinari fuori dal campo. Un altro ricordo indelebile è il giorno delle sue dimissioni da commissario tecnico della Nazionale. Disse di non voler prendere "lezioni di dignità" da quel personaggio che lo aveva attaccato dopo la finale europea persa contro la Francia. Una frase che racchiude perfettamente il suo stile: fermo, elegante, senza mai scendere di livello. Caro Dino, ci sono persone che nascono Signori, e tu lo sei stato per tutta la vita. E poi ci sono quelli che, al contrario, hanno lasciato un segno ben diverso nella storia morale di questo Paese. Grazie Dino per aver contribuito a rendere la mia giovinezza juventina un momento felice
  5. Quattro discussioni in prima pagina di VS per un giocatore che "dovrebbe" arrivare alla Juve... Manco fosse CR7. Amici, siamo alla disperazione
  6. La notizia di ieri meriterebbe ben altro spazio. Pensate se al posto di Platini ci fosse stato un altro, chissà magari un Rummenigge o un Van Basten, non pensate che, almeno in Italia, se ne sarebbe dato ben altro spazio? Ricordiamo che Michel è stato assolto due volte dalla giustizia svizzera per l'accusa di aver ricevuto 2 milioni di franchi, assoluzione divenuta definitiva nel 2025. Mi sembra il minimo che sia passato al contrattacco denunciando per calunnia, traffico di influenze e altre presunte manovre coloro che, a suo dire, gli impedirono di diventare presidente della FIFA. I nomi fatti da Platini non sono marginali e l'accusa è chiara: sarebbe stata costruita una macchina accusatoria per estrometterlo dalla corsa alla presidenza FIFA del 2016, corsa nella quale era considerato il favorito naturale per la successione a Blatter Il fatto è incontestabile. Platini fatto fuori e alla fine il presidente FIFA diventò Infantino. E, anni dopo, Platini e Blatter sono stati assolti dalle accuse che avevano distrutto le loro carriere. Un modus operandi che conosciamo bene. Da juventino, la sensazione è inevitabile: per anni ci siamo sorbiti paginate, servizi TV e processi mediatici che descrivevano Platini come un colpevole già condannato. Oggi che l'uomo è stato assolto e accusa apertamente chi avrebbe tratto vantaggio dalla sua caduta, la notizia finisce nelle colonne interne, trattata come un trafiletto, una non notizia. Non so se la magistratura francese dimostrerà che dietro la vicenda ci fu davvero una regia organizzata. Questo lo diranno le indagini. Ma una cosa è già sotto gli occhi di tutti: Platini è stato eliminato dalla corsa al vertice del calcio mondiale, la sua reputazione è stata devastata per anni e, quando i tribunali lo hanno assolto, il clamore mediatico è stato infinitamente inferiore a quello delle accuse iniziali. E per chi ha visto giocare Le Roi con la maglia della Juventus, questa non è solo una questione giudiziaria. È la storia di uno dei più grandi calciatori di sempre che sostiene di essere stato fatto fuori dal palazzo proprio quando stava per arrivare al posto più importante del calcio mondiale. Adesso, per la prima volta, chiede che sia un giudice a verificare se dietro la sua caduta ci sia stato davvero qualcosa di più di una semplice coincidenza. E il fatto che questo giudice non sia in Italia, mi fa ben sperare. Forza Michel, siamo con te
  7. Grazie Stefano. Eppure alcuni utenti hanno criticato il mio messaggio, probabilmente senza leggere quelli successivi, soffermandosi unicamente sul termine democristiano. Come se fosse un insulto. Una parola, leggo invece informandomi in rete, da tempo entrata nel linguaggio comune e che può assumere sfumature opposte. In senso positivo, indicando capacità di dialogo, equilibrio, pragmatismo e attitudine a trovare una sintesi tra posizioni diverse. In senso negativo, viene utilizzata per descrivere un atteggiamento eccessivamente attendista o tattico, tipico di chi evita di prendere posizioni nette per non scontentare nessuno o di chi si schiera in base alla convenienza del momento. Come ho già scritto, apprezzo profondamente Del Piero sia come calciatore sia come persona. Tuttavia, quando veste i panni del commentatore, nulla gli impedirebbe di dire le cose come stanno, ovvero che in Juventus sono stati commessi errori clamorosi. Altro che momento difficile, è stato un massacro. Se poi il proprietario della società, di solito perso nell'abituale immobilismo, dovesse offendersi, chiudendogli persino le porte in faccia, dubito che Del Piero avrebbe difficoltà ad arrivare a fine mese o a mettere il pranzo in tavola. Buona giornata
  8. E probabilmente a te nessuno ha mai insegnato l'educazione. Se avessi letto gli altri miei messaggi in questa discussione, capiresti. Ma non mi aspetto che tu possa reggere oltre la seconda pagina
  9. "'Voglio una squadra che mi voglia davvero". Perfetto. Ma vale anche il contrario: la Juve dovrebbe volere davvero un giocatore che la vuole davvero. Se siamo dietro a Barcellona, Atletico e chiunque altro passi di lì, allora il problema è già risolto. Grazie e arrivederci. A Torino servono giocatori che scelgono la Juve, non che ci ripiegano sopra quando finiscono le alternative. Via, raus, andale. E buona fortuna alla tua prima scelta. O alla seconda. O alla terza.
  10. Capisco il tuo punto e, infatti, non ho mai sostenuto che un futuro presidente della Juventus debba passare le giornate a fare il guerriero davanti alle telecamere. Su questo siamo d'accordo: i risultati contano più delle dichiarazioni. Dove continuiamo a vederla diversamente è sul valore di questa diplomazia permanente. Tu la interpreti come intelligenza strategica finalizzata a costruirsi un profilo istituzionale; io, invece, penso che a volte il rischio sia quello di diventare talmente prudenti da risultare innocui. Probabilmente Del Piero ha impostato la sua immagine pubblica esattamente come dici tu, ed è una scelta legittima. Semplicemente non è detto che sia quella che io apprezzo di più in una figura chiamata a rappresentare la Juventus in una fase così delicata. E aggiungo una considerazione finale: nel 2026, in un mondo in cui tutti urlano, mantenere un basso profilo quasi ottocentesco può certamente apparire elegante e di classe. Il problema è che spesso, mentre tu mantieni lo stile, gli altri occupano spazi, dettano la narrazione e difendono i propri interessi senza tanti complimenti. E alla fine rischi di ritrovarti con la classe intatta, ma con qualcuno che te l'ha messa in quel posto. Comunque credo che le nostre posizioni siano abbastanza chiare: tu vedi in questo atteggiamento una qualità, io ci vedo anche un potenziale limite. Saranno eventualmente i fatti a dirci chi dei due aveva visto meglio. Buon proseguimento
  11. Hai citato solo una parte del mio intervento, e tra l'altro estrapolando una frase che da sola non rende il senso del discorso. Il punto non era che Del Piero debba fare il duro davanti alle telecamere o "imbonire i tifosi" con dichiarazioni roboanti. Quello che contestavo è un atteggiamento comunicativo che da anni appare estremamente prudente, quasi sempre orientato a non esporsi mai davvero su nulla. Quando parla della Juve, delle vicende che l'hanno riguardata o del calcio italiano in generale, sembra sempre scegliere la formula più diplomatica possibile. Sono d'accordo che un dirigente si giudichi dai fatti e non dalle parole. Però le parole contano, soprattutto quando rappresenti un club come la Juventus. Ci sono momenti in cui serve anche dare una posizione chiara, trasmettere personalità e far capire che sei disposto a difendere gli interessi della società. E questo discorso vale per tutti, comprese le amebe attuali. Quindi il mio "presidente con il coltello tra i denti" non era un invito a fare il guappo in TV, ma il contrario di una figura che, almeno pubblicamente, sembra sempre preoccupata di non pestare i piedi a nessuno. Era questo il senso del ragionamento, che era molto più ampio della singola frase che hai citato.
  12. Che palle con sto buonismo, Alex! Che palle... Io voglio un bene dell'anima a Del Piero, è la nostra Storia, ma ogni volta che parla sembra un democristiano della prima Repubblica. "Responsabile di quello che dico e non dico", "momento complicato", "cose positive".....ma per favore! In società oggi serve un leone, uno che entri a gamba tesa in Lega e nei talk show a difendere la Juve, non un diplomatico che pesa ogni singola virgola per non scontentare nessuno (né la proprietà attuale, né la FIGC, né i tifosi avversari). Va bene il legame con la famiglia Agnelli, va bene lo stile Juve, ma qui siamo al Festival della Serie A a fare i complimenti a un "campionato combattuto" (dagli altri, forse) quando noi tifosi abbiamo il fegato spappolato. Se deve tornare solo per fare la statuina rappresentativa ed evitare di esporsi, forse è meglio che continui a fare l'opinionista in TV. Noi abbiamo bisogno di un presidente con il coltello tra i denti, che dia la carica ai giocatori e pretenda la vittoria, non di uno che ci dice di "cambiare pagina" con il sorriso sulle labbra.
  13. Juventus_addicted

    Ronaldo alla Juve (bei tempi...)

    Mai avrei pensato che in un'assolata giornata di luglio, sotto un ombrellone di una spiaggia salentina, avrei passato il mio tempo a guardare sul telefonino il tragitto di un aereo. Quello che con il Presidente andava a prenderlo. Era il sogno che si avverava: con lui l'avremmo vinta. Le cose sono andate diversamente, ed è stato anche un bagno di sangue. Ma ho goduto
  14. Al netto del fatto che trovo abbastanza squallido che qualcuno stia prendendo in giro Calvo per presunte vicende personali e gossip che nulla hanno a che vedere con il calcio (a meno che non conosciate i protagonisti, sono comunque * loro) nell'intervista c'è un passaggio che dovrebbe far riflettere tutti i tifosi juventini. Quando Calvo ricorda che Agnelli aveva capito già dieci anni fa dove stava andando il calcio europeo, dice una cosa che oggi appare evidente: la Premier non è diventata dominante all'improvviso, ma attraverso un processo lungo, che alcuni avevano visto arrivare molto prima degli altri. E proprio per questo Agnelli aveva compreso anche un'altra cosa: se i ricavi continuavano a divergere in quel modo, per club come la Juventus sarebbe diventato sempre più difficile competere stabilmente con le grandi inglesi e con pochissime superpotenze europee. La Super League nasceva da questa analisi, non da un capriccio o da una presunta sete di potere. Si può essere favorevoli o contrari al progetto, ma oggi è difficile negare che il problema individuato allora fosse reale. Basta guardare i bilanci, il mercato e l'attrattività dei campionati: la forbice economica si è allargata ulteriormente e il calcio italiano continua a perdere terreno. Anche per questo colpisce la frase di Calvo su Agnelli: "aveva capito tutto". Forse non tutto, ma certamente aveva capito prima di molti altri che il modello tradizionale stava diventando insostenibile per chi voleva restare ai massimi livelli europei.
  15. mamma mia.... al mio professore d'italiano verrebbe un attacco cardiaco: "La stagione non e finita": Manca l'accento sulla "e". Il verbo essere è diventato una congiunzione. Confuso in campo e confuso con la penna. "Perche alla Juventus": Un altro accento dimenticato. Si scrive "Perché". Le basi del computer, Manuel! "meritarsi questo maglia": "Questo maglia" al maschile non si può sentire. Un errore di sesso della parola degno di un fallo da espulsione diretta. "nei momenti piu delicati": Terzo accento perso per strada. Ormai è un vizio, li perdi come perdi l'uomo in marcatura. "E la sua storia": Qui l'accento ci voleva ("È la sua storia"). Lo hai tolto dove serviva e non lo hai messo dove mancava. Un vero disastro tattico. "Ma questo delusione": Ancora una volta il maschile al posto del femminile. "Questa delusione", Manuel! La grammatica è un'opinione. "deve sevirci da lezione": Manca una "r". Hai scritto "sevirci". Forse volevi dire che la delusione deve "sfiancarci"? Di sicuro ha sfiancato noi. "sonso d'appartenenza": Il "sonso"? Volevi scrivere "senso", ma il "sonso" si avvicina molto al "sonno" che ci fai venire quando giochi a centrocampo. "sempre piu forte": E per chiudere in bellezza, un altro accento saltato sul "piu"
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