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Juventus_addicted

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    ex juventino milanese

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    JUVE, Springsteen, viaggi, buon cibo, grande cinema

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  1. Juventus_addicted

    Moretto: "L'Inter ha chiesto informazioni per McKennie a zero"

    Ma basta con questo peracottaro. Moretto, non McKennie...
  2. Che dispiacere, davvero. Se ne va un altro volto di quel 90° minuto che per noi non era solo una trasmissione, ma un rito della domenica pomeriggio, poco prima di cena. Ricordo che già allora, da spettatore curioso e Juvedipendente (nel senso di droga, non di stipendio...), mi chiedevo come mai i collegamenti da Torino durassero sempre pochissimo: trenta secondi, un minuto scarso… mentre altri inviati storici sembravano avere il tempo infinito. Luigi Necco da Napoli poteva raccontare mezzo romanzo, Gianni Vasino non finiva più, Ferruccio Gard sembrava avere sempre qualcosa in più da aggiungere, e poi Tonino Carino da Ascoli, con quel suo stile unico, fuori dal tempo, o Giorgio Bubba, che quando partiva non lo fermavi più. Da Torino invece via rapidi, asciutti, quasi di corsa. Misteri di palinsesto che allora facevano sorridere. Eppure, nonostante tutto, quel calcio, e soprattutto quel contorno televisivo, lo preferivo di gran lunga. Poche immagini, poche parole, poche urla, niente sovraesposizione. Dovevi immaginare, aspettare, ascoltare. E sperare che i 45 minuti di partita che trasmettevano subito dopo, fossero proprio quelli della Juventus. Oggi siamo in overdose continua: partite ovunque, dibattiti infiniti, polemiche h24. Allora bastavano una sigla, la voce di Valenti, e quei volti lì. Castellotti era parte di quel mondo. E con lui se ne va un altro pezzetto di un calcio che forse non tornerà, ma che resta il più caro nella memoria
  3. Cattivoni questi datori di lavoro. Io uguale: convocato per MasterChef, assaggio superato… poi mi chiedono se so cucinare e io rispondo “pasta in bianco”. Fine progetto Chi l'avrebbe mai detto
  4. Personalmente, non mi sorprende affatto ciò che l'autore del topic definisce come “due pesi e due misure” quando si parla degli interisti. Però, credo che sarebbe più utile supportare la discussione con esempi concreti. Non che non sia d'accordo: da sempre (anche prima di Calciopoli, la massima espressione di ciò che è stata la dimostrazione di chi davvero detiene il potere), li considero il simbolo del male. E quando non vincono, è perché sono talmente ridicoli da riuscire a sabotarsi da soli. Quello che trovo intollerabile, oggi come sempre, è il diverso trattamento mediatico riservato agli avvenimenti che li vedono protagonisti: una disparità evidente che noi juventini conosciamo fin troppo bene , ma che puntualmente viene liquidata come vittimismo. Del resto, si sa: quando succede a loro è sempre un caso, una svista o una narrazione da edulcorare; quando succede a noi, diventa immediatamente uno scandalo epocale. Coincidenze, ovviamente.O forse no...
  5. Juventus_addicted

    VIDEO Il primo giorno di Jeremie Boga alla Juventus

    Negli ultimi anni ho spesso accolto i nuovi arrivati con distacco, ma stavolta è diverso: magari sbaglio, ma Boga mi trasmette sensazioni positive. Non so spiegare il perché, ma sento che può darci tanto. Con la speranza che si ambienti in fretta e ritrovi al più presto la miglior condizione fisica, siamo pronti a stargli vicino e a sostenerlo in ogni momento. Qui alla Juve conta una cosa sola: lottare, sudare e dare tutto per questa maglia. Forza Jérémie, dimostra il tuo valore e portaci dove meritiamo di stare. Fino alla Fine… Forza Juventus!
  6. Juventus_addicted

    UFFICIALE | Boga è un nuovo giocatore della Juventus: i dettagli

    Su, dai. Un po' di entusiasmo. W la boga
  7. Immagino lo speaker allo stadio: "E per la Juventus ha segnato, il numero 99 Obo.. Oboa... Oboavw..ma come * si pronunciaaa?!"
  8. Ormai sembra quasi tutto studiato: una tattica, un metodo scientifico per testare il limite massimo di sopportazione della tifoseria juventina. Siamo lì, appesi, ad aspettare un sussulto, una scintilla, una luce in fondo al tunnel, sapendo però benissimo che, nel migliore dei casi, restiamo esattamente come siamo, e nel peggiore rischiamo pure di vederci arrivare (o meglio, di sentirci arrivare) un cetriolo bello deciso. Personalmente non ho grandi aspettative. Però mi resta una speranza finale, quasi romantica: che alla porta, all’ultimo secondo, non entri l’ennesima toppa tra i giocatori, ma finalmente un vero Agnelli. O comunque una grande figura dirigenziale. Uno che sappia davvero cos’è la Juve, cosa rappresenta, come si governa. Perché i soldi, inutile girarci intorno, ci sono, ma li buttano nel *. Il problema vero, quindi, è un altro: non quella Juve che manca, ma quella che sta sopra. Non l’ennesimo rattoppo in campo, ma la mozzarella senza sale di Elkann, che continua a galleggiare mentre tutto il resto affonda.
  9. Leggere questo interessante topic, purtroppo, non lascia presagire un futuro roseo. Osservando la classifica a pagina 1, si nota come il Parco dei Principi e Stamford Bridge siano due esempi perfetti per capire dove siamo finiti. Stadi non enormi, capienze paragonabili o poco superiori all’Allianz, eppure PSG e Chelsea viaggiano su ricavi complessivi che la Juventus oggi si sogna. Non perché vendano molti più biglietti di noi, ma perché dietro ci sono ricavi televisivi fuori scala, contratti commerciali globali e un listino prezzi che puoi permetterti solo se sei stabilmente competitivo e pieno di stelle. La Juve attuale, diciamolo senza girarci intorno, non è una squadra di campioni e non ha né il potere mediatico né l’appeal internazionale per spingere quei numeri. In questo senso Andrea Agnelli probabilmente aveva letto l’andazzo prima degli altri. La Super League nasceva proprio dalla consapevolezza che il gap con Premier e club “di sistema” come il PSG non sarebbe stato colmabile restando dentro i confini attuali. Che poi il progetto fosse sbagliato nei modi è un altro discorso, ma l’analisi di fondo secondo me era corretta. Ora il rischio concreto è dover andare a rimorchio, triste dirlo, delle milanesi. Milan e Inter, per storia recente e per collocazione “politica” nel calcio europeo, sembrano quelle meglio posizionate per trainare il sistema italiano nei prossimi anni. Se sbaglio correggetemi, ma oggi sono loro quelle che possono permettersi più continuità in Champions (le blatte già adesso), più visibilità e quindi più ricavi. Noi rischiamo di vivere di cicli, sperando ogni tanto di azzeccare l’annata giusta, vincere, attirare un paio di top player e rimetterci in carreggiata, salvo poi dover ricominciare da capo. Il tutto aggravato da un sistema italiano che è strutturalmente penalizzante. La squadra con più tifosi, più seguito e più pressione mediatica non prende più soldi televisivi dei competitors, anzi spesso prende uguale o meno. Questo livella verso il basso e rende quasi impossibile creare un vero vantaggio competitivo interno da reinvestire. La mia previsione, poco romantica ma realistica, è che senza una riforma seria dei diritti tv o un ritorno stabile della Juve ai vertici politici, continueremo a galleggiare tra buone stagioni e ridimensionamenti, mentre chi oggi riesce a stare fisso nel giro che conta continuerà ad allungare. E il gap, una volta aperto, non si chiude più per caso. Vado ad affogare la depressione in un buon Chianti. Buona serata a tutti
  10. Capisco quello che dici, e in parte sono anche d’accordo con te. Anch’io da ragazzo andavo allo stadio, prima con mio papà e poi con gli amici, e sarebbe disonesto negare che negli anni ’80 e ’90 la pericolosità fosse spesso maggiore di oggi. Chi c’era se lo ricorda bene: morti, cariche, scontri quasi “accettati” come parte del pacchetto. Da quel punto di vista sì, qualcosa è migliorato, soprattutto dentro gli stadi. Quello che però mi colpisce, ed è il senso del mio intervento, è che dopo 20 o 30 anni il contesto sociale attorno non sembri davvero maturato. Anzi, la sensazione è che certi episodi siano diventati normali, quasi inevitabili, e questa cosa personalmente mi inquieta parecchio. Nel 2026 leggere di assalti organizzati, agguati in autostrada o comunicati che invitano alla “massima cautela” per una partita di calcio dovrebbe farci fermare un attimo a riflettere, non solo fare paragoni col passato. Senza scivolare in deliri alla Vannacci (che ho visto citare altrove e che non condivido), secondo me non è riducibile al tema immigrazione o a una singola categoria. È un problema di mentalità, di degrado culturale diffuso, di violenza come linguaggio accettabile. Io abito nella zona sud di Milano e ogni tanto vado a passeggiare col cane al parco della Vettabbia, che molti milanesi conoscono: un posto bellissimo, famiglie, runner, l’abbazia di Chiaravalle a due passi. Peccato che sia praticamente attaccato al bosco di Rogoredo, che le cronache (anche recentissime) descrivono per quello che è: tossici, disperazione, criminalità. E ti assicuro che, per certe dinamiche, fa più paura di alcune periferie napoletane che ho conosciuto di persona. E non parlo di “maranza” o di stranieri: spesso sono italiani, a volte anche di famiglie considerate perbene. Proprio per questo faccio fatica ad accettare che la discussione stia scivolando su Napoli o sui napoletani in generale. È vero, le mentalità locali sono diverse (Napoli non è Verona, come Milano non è Bari), ma fare di tutta l’erba un fascio è profondamente sbagliato e, secondo me, ci allontana dal problema reale. Finché continueremo a chiamarli tifosi e a spostare il focus su una città o su un popolo, invece di riconoscere che si tratta di violenti che usano il calcio come copertura, resteremo fermi. E forse la cosa più preoccupante è proprio questa: che tutto ciò ci sembri ormai normale
  11. Al di là del singolo episodio, che potrebbe anche non essere direttamente collegato alla partita, quello che colpisce davvero è il contesto generale. Notizie del genere ormai scorrono come se fossero normali, due tifosi feriti diventano una riga di cronaca quando invece dovrebbero indignare tutti. Il problema non è Napoli, non è Milano (la mia città), non è una città in particolare. È una degenerazione diffusa che non ha più nulla a che vedere con lo sport. Il calcio (ma non solo) è solo un pretesto, dietro c’è violenza gratuita, frustrazione sociale, senso di impunità e gruppi di pseudo tifosi che usano i colori di una squadra come alibi per sfogare rabbia e delinquenza. Le scene recenti di autostrade bloccate, assalti organizzati e spedizioni punitive sembrano roba da guerriglia urbana, non da eventi sportivi nel 2026. E su Napoli va detto chiaramente che spesso la narrazione è distorta. Viaggio spesso, anche per lavoro, e anch'io avevo dei pregiudizi (su certi atteggiamenti ci sarebbe da farsi tante domande) ma credetemi, non è peggio di altre grandi realtà del nostro paese. Tante città etichettate come pericolose lo sono meno di quanto si racconti, mentre altre considerate sicure convivono ogni giorno con aggressioni e degrado. Il punto non è dove succede ma perché succede ormai ovunque. La sensazione di nausea, nel mio caso, è forte; viene davvero da chiedersi cosa stia diventando la nostra società se la violenza è stata normalizzata a questo punto. Finché continueremo a chiamarli tifosi invece di riconoscere che sono violenti che usano lo sport come copertura, sarà difficile cambiare le cose. Il calcio dovrebbe unire e invece oggi si arriva a partite di Champions con comunicati che invitano alla massima cautela come se si entrasse in una zona a rischio. E forse la cosa più inquietante è proprio questa: il fatto che ormai ci sembri normale.
  12. Perrone Maximo? Quest chi l'é il Gran visir de tücc i perun. Mi sembra più logico vada a Napoli
  13. Ma voi siete davvero convinti che esista una trattativa reale? Ci sono foto, dichiarazioni ufficiali, mezzo comunicato di un nostro dirigente volato in Turchia per prendere questo giocatore dal romantico soprannome “il dromedario”? Perché io, onestamente, non vedo nulla. Una volta c’era un Presidente che prendeva l’aereo privato e tornava con CR7 sotto braccio… ok, i tempi sono cambiati, ma qui siamo passati dal jet privato al tappeto volante di Aladino. Poi oh, magari tra 10 minuti esce l’ufficialità e mi cospargo il capo di cenere. Ma finché leggo le solite panzane dei soliti pseudo-giornalisti, resto scettico. Fate come me: cliccate su quel bellissimo e semisconosciuto tasto in basso a destra, il mitico “>>”, quello per andare indietro nelle pagine del forum. Troverete perle indimenticabili come: En-Nesyri, Gboho, Juanlu Sanchez, Mateta, Minguenza, Norton-Cuffy, Belghali. Mi fermo qui perché rischio seriamente che la colazione mi vada di traverso: gli ingredienti del calderone di Cobolli ( @pablito77! dillo anche tu...) hanno lo stesso appeal di una pizza all’ananas con cappuccino. Io darei direttamente il BAN a quei “giornalisti” che sparano notizie a vanvera e che qui dentro vengono pure citati come fonti autorevoli. Un termine per definirli? mitomercatari, scribacchini da fantacalcio o, più semplicemente, venditori di fuffa premium.
  14. Chi ha i giocatori forti se li tiene, a meno che non tema di perderli a parametro zero nella sessione di mercato successiva. Che la Juve abbia ormai le pezze al * mi pare piuttosto evidente: anch’io vorrei un moderno Djalma Santos, un Cafù o un Dani Alves. Ma, visto l’andazzo, mi accontenterei almeno che non si buttassero soldi nell’ennesima pippazza clamorosa.
  15. Juventus_addicted

    Ciccio Graziani

    Dovresti metterla nel calderone...
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