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Juventus_addicted

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    ex juventino milanese

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    Juventus
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    Uomo
  • Provenienza
    Milano
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    JUVE, Springsteen, viaggi, buon cibo, grande cinema

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  1. Anch'io da giovane ho dato tutto me stesso per la figa, ma nessuno mi ricorda come Ricco Siffredi
  2. Manovra Pruzzo? Cosa diavolo mi sono perso? No, non dirmelo, non lo voglio sapere.🤣 In realtà era un video che, a detta di chi lo aveva annunciato sul forum, avrebbe dovuto rivelare grandi eventi destinati a verificarsi quel giorno. Ovviamente non accadde nulla: solo fuffa. In realtà, il fatto che io non intervenga in questo topic non significa affatto disinteresse. Al contrario, leggo sempre con attenzione e apprezzo il tuo impegno, così come quello degli altri utenti, nel mantenerlo vivo. Detto questo, arrivati a questo punto non posso nascondere una certa perplessità. Perché, amico mio, parliamoci chiaro: o è in atto una gigantesca operazione mediatica per far calare il silenzio e spegnere l’attenzione sulla vicenda arbitri-Inter (e allora dovremmo davvero chiederci se abbia senso continuare a seguire uno sport in cui, in Italia, c’è chi può essere massacrato mediaticamente, noi juventini, e chi invece può continuare indisturbato a farla franca) oppure quella frase sulle “designazioni a favore dell’Inter” si è rivelata un clamoroso autogol della Procura di Milano. E, in quel caso, ci sarebbe davvero da provare imbarazzo per il nostro sistema giudiziario, ammesso che ce ne fosse ancora bisogno. È anche per questo che preferisco restare in disparte, sperando prima o poi di leggere qualche buona notizia.
  3. Che poi, sto Gigio Juve.... L'ho visto una volta sola, e mi è bastata. Era praticamente nudo, si vedeva solo (fortunatamente) la parte superiore. Dieci minuti di nulla. Con sottofondo di bambini urlanti e trapani elettrici in funzione. Meno (molto meno) credibile del suo illustre omonimo Topo. Se dice "inchiesta a rischio", allora non perdo la speranza
  4. Juventus_addicted

    4 dirigenti e un presidente

    “4 dirigenti e un presidente” sembra davvero il titolo di una commedia romantica con Hugh Grant. Solo che invece di Londra, i matrimoni e una splendida Andie MacDowell, qui c’è la Continassa e gente che sparisce dopo le sconfitte. Praticamente il cast è questo: Comolli: quello che dovrebbe dare la linea strategica ma al momento sembra una figura talmente misteriosa che dopo un anno non abbiamo ancora capito né quale sia il suo ruolo preciso né se sappia parlare italiano, e nessuno capisce bene cosa faccia. Modesto: nome che ormai è diventato un programma. Ottolini: talmente invisibile che molti tifosi pensano sia un personaggio creato dall’IA per completare l’organigramma. Chiellini: leggenda assoluta per la nostra Storia, ma probabilmente usato come parafulmine emotivo della società. Tipo: “mettete Giorgio davanti alle telecamere così la gente magari si calma”. Spoiler: no, non si calma. E poi c’è Elkann, evocato come fosse Don Vito Corleone: “per avere Giustizia, parlerò con Elkann”. Solo che quando entrava in scena Marlon Brando percepivi potere, carisma, autorità. Anche ammirazione, nonostante il ruolo non proprio da "eroe". Qui invece sembra più la telefonata al proprietario del multisala perché si è rotta la macchina dei popcorn. E il problema è proprio questo: in una società normale dovresti capire subito chi comanda. Alla Juve invece pare sempre che ci sia qualcuno sopra qualcuno sopra qualcun altro, e alla fine nessuno che dica chiaramente: “la responsabilità è mia”. Alla fine, l'unico che ci mette la faccia è l'allenatore di turno ”.
  5. Stasera, mi raccomando, fatti fotografare con i tuoi amici interisti mentre festeggiano lo scudetto. Zio cane, a pensarci bene questo qua ha mai fatto qualcosa di cui ricordarsi in positivo? Il rigore dell'anno scorso all'ultima giornata? Capirai, col senno di poi era meglio se non lo segnava: magari l'avrebbero cacciato a pedate. Scusate, sono troppo incazzato
  6. Amico mio, beato te che riesci a riderci sopra. Io ho tanta voglia di andare stasera in zona corso Como qui a Milano, perché sono sicuro che sti pelandroni saranno lì in cerca di mignottone, e prenderli tutti a calci nel *
  7. Per quello ci sono già Ambrosini, Marocchi e compagnia bella. Vi ricordate lo spot "Locatelli fa le cose per bene"? Ecco, il nostro eroe lo ha preso alla lettera, ma al contrario: fa danni nei 90 minuti e poi completa l'opera davanti ai microfoni con interviste allucinanti. Stia zitto 'sto somaro. Stiamo zitti tutti. L'unico che dovrebbe parlare è l'indegno erede della real casa, per scusarsi e levarsi dai *
  8. "meglio di Tacchinardi". Ho letto persino questo. Che imbarazzo
  9. Signori, applausi. Non era facile trasformare la squadra più odiata d’Italia in una barzelletta itinerante, e invece la dirigenza ha compiuto il miracolo. Una stagione così tragicomica che manca solo la risata registrata di sottofondo ogni volta che perdiamo palla a centrocampo. Partiamo dai dirigenti: se il caos fosse quotato in borsa, questi sarebbero insider trader. Un progetto tecnico costruito con la precisione di uno che monta un mobile IKEA bendato dopo tre gin tonic. Mercato? Sembra fatto lanciando le figurine Panini dal balcone e prendendo quelle rimaste attaccate alla siepe. Allenatori cambiati come password del Wi-Fi. Idee tattiche? Misteriose come il terzo segreto di Fatima. E i giocatori… mamma mia i giocatori. C’è gente che corre meno del cursore buffering quando hai internet scarso. Alcuni sembrano convocati tramite concorso comunale. Altri entrano in campo con la stessa intensità di uno che va alla posta il lunedì mattina. Difesa horror: ogni cross avversario è un documentario di National Geographic sulla sopravvivenza nella savana. Centrocampo: reparto scomparso, chi l’ha visto? Attacco: più sterile di un deserto nucleare. Ci sono calciatori che appena ricevono palla sembrano vittime di un esperimento sociale: “Vediamo quante decisioni sbagliate consecutive può prendere un essere umano”. Capitolo personalità: una squadra con la cattiveria agonistica di un gruppo di ragazzi in gita scolastica al museo delle porcellane. E noi tifosi sempre lì. Fedeli. Presenti. Stoici. Ormai guardiamo le partite come si guarda un incidente stradale al rallentatore: sai che finirà male, ma non riesci a distogliere lo sguardo. La cosa incredibile è che ogni settimana riescono a superarsi. Pensavi di aver toccato il fondo? No. Loro scavano. Con entusiasmo. Ma almeno una nota positiva c’è: questa squadra sta unendo generazioni diverse di juventini sotto un unico sentimento comune: l’esaurimento nervoso. Fino alla fine, sì. Ma qualcuno controlli dove sia “la fine”, perché qui sembra una serie Netflix rinnovata contro ogni logica.
  10. Juventus_addicted

    Xabi Alonso nuovo allenatore del Chelsea

    Comunque staranno pure sul *, ma negli ultimi 15 anni hanno vinto 2 Champions, 2 UEFA, un mondiale per club, una Conference, più qualcosa in casa loro. Mi sento di poter dire che se avessimo vinto le stesse cose, non sarei così dispiaciuto. Xabi è un ottimo allenatore, farà bene
  11. Juventus_addicted

    Imparare ad essere popolo

    Più che cercare di non foraggiare chi ci odia, nel mio piccolo posso fare poche altre cose. Da sempre ho speso un bel po' di soldi per biglietti allo stadio e merchandising, anche se la società mi tratta come un cliente da spennare e non come un innamorato da coccolare. A volte litigo con i coglionazzi che ci insultano, anche se poi mi rendo conto che non ne vale proprio la pena. Una soluzione concreta? Dico la mia: Curva, club ufficiali e tifosi sparsi devono tornare a parlarsi. Preparare iniziative coordinate: striscioni, comunicati, coreografie, presenza mediatica. Contestare con intelligenza, non con sceneggiate che diventano caricature televisive. Pretendere dalla società una comunicazione forte, continua, non il silenzio istituzionale che spesso sembra rassegnazione. Difendere la Juve con dati, memoria storica e compattezza, non con l’isteria. Perché il problema vero è che negli ultimi anni siamo diventati reattivi: rispondiamo sempre dopo. Un popolo vero detta il tono, non lo subisce. E poi bisogna ricostruire l’orgoglio juventino nelle nuove generazioni. Molti ragazzi oggi conoscono più meme sulla Juve che la storia della Juve. Devono sapere cosa significano Boniperti, Scirea, Platini, Del Piero. Devono capire perché quella maglia pesa più delle altre. La Juve non morirà per un torto arbitrale o per una campagna mediatica. La Juve muore solo se il suo popolo smette di riconoscersi. Quindi sì: meno piagnisteo social e più presenza reale. Meno divisioni interne. Meno ricerca del colpevole del giorno. Più coscienza collettiva. Perché la vera forza della Juventus, storicamente, non è mai stata urlare “contro tutti”. È stata restare in piedi mentre tutti provavano a buttarla giù.
  12. Bellissimo articolo, mi riconcilia con questo mondo difficile. Dunque: sembra che i due abbiano litigato di brutto per... la scelta del terzo portiere!? Che cambiamento in casa dei meravigliosi: dalle Grandi Strategie Geopolitiche alla scelta di chi deve scaldare la panchina in Coppa Italia. Volano stracci veri. Ibra si è offeso così tanto che ora non va più a Milanello, preferisce fare il fantasma direttamente sulle tribune di San Siro. Roba da asilo Mariuccia. Ma il capolavoro della commedia deve ancora arrivare. Chi c’è dietro le quinte a suggerire le tattiche? Antonio Cassano! Sì, esatto, Fantantonio, il critico letterario del calcio moderno. Ibra lo chiama, prende appunti e poi telefona a Leao e Fofana per spiegargli come si gioca. Vi immaginate Ibra che spiega il calcio con i foglietti di Cassano? Infatti pare che Leao non ci stia capendo più un * di niente (non che prima fosse un fulmine di guerra tattico, intendiamoci). Max giustamente si è rotto le scatole: va bene il corto muso, va bene la gestione, ma subire il catechismo tattico da Cassano tramite Ibra è troppo anche per lui. La perla finale? Malagò lo vorrebbe sulla panchina della Nazionale. Il ruolo perfetto per lui: zero allenamenti quotidiani, solo gestione dei campioni (ehm, si fa per dire ) e una bella ippica ogni tanto tra una convocazione e l'altra. Prepariamo i fazzoletti per il grande addio, si scrive Milan, si legge Beautiful!
  13. In attesa di capire dove porterà l'ennesimo faldone su Rocchi, gli arbitri e i soliti noti, non posso fare a meno di notare che proprio in questi giorni ricorre il ventennale di quello che è stato, a tutti gli effetti, uno dei più grandi scandali della storia repubblicana. Non lo "scandalo" che la stampa di regime ci ha propinato per anni, ma quello di un sistema che ha partorito un vero e proprio aborto giuridico: un accanimento scientifico, una caccia alle streghe mirata a colpire un unico obiettivo, la Juventus. È nostro dovere non dimenticare. E dobbiamo chiederci seriamente se, davanti all'ennesimo obbrobrio di doppiopesismo della giustizia sportiva, abbia ancora senso appassionarsi a questo sport o se non sia meglio voltare le spalle a questa farsa, ormai ridotta a un wrestling recitato a tavolino. Vent’anni dopo. Noi ricordiamo Vent’anni fa, in poche settimane, provarono a riscrivere la storia della Juventus. Vent’anni fa, senza attendere la fine delle indagini, senza concedere il tempo della difesa, senza garantire equilibrio, una sentenza morale arrivò prima di qualsiasi verdetto ufficiale. Vent’anni fa nacque una delle fratture più profonde tra il calcio italiano e milioni di tifosi. Era l’inizio di maggio 2006 quando le prime indiscrezioni iniziarono a riempire le prime pagine dei giornali. Intercettazioni. Telefonate. Frasi spezzate, decontestualizzate, trasformate in titoli gridati. Nel giro di pochi giorni la Juventus venne dipinta come il male assoluto, il centro unico di un sistema che improvvisamente aveva un solo volto e un solo colore. Prima ancora che qualcuno potesse leggere le carte, la condanna era già stata emessa dall’opinione pubblica. Il massacro mediatico fu totale. Quotidiani, talk show, commentatori. Tutti allineati. Le intercettazioni complete non vennero mai raccontate fino in fondo. Quelle che ridimensionavano il quadro restarono sullo sfondo. Difendersi era impossibile, perché chi chiedeva equilibrio veniva subito accusato di voler negare l’evidenza. In realtà, l’evidenza era già stata costruita. Quando arrivò l’estate, il clima era ormai irrecuperabile. Il campionato era finito. La Juventus aveva vinto sul campo. Ma a fine giugno partì un processo sportivo rapidissimo, compresso, figlio di un’urgenza che aveva più a che fare con l’immagine che con la giustizia. In poche settimane si decise il destino di un club centenario. Il 14 luglio 2006 resta una data scolpita nella memoria di ogni juventino. Retrocessione in Serie B. Penalizzazione devastante. Revoca dello scudetto 2004 2005. Cancellazione di quello 2005 2006, poi assegnato d’ufficio. Non una sanzione come le altre, ma una punizione esemplare, pensata per colpire l’identità prima ancora dei risultati. Altre società erano coinvolte. Alcune in modo diretto. Altre in maniera meno evidente. Ma le pene non furono le stesse. C’è chi rimase in Serie A. C’è chi continuò a fare le coppe. C’è chi uscì quasi indenne. Per molti tifosi juventini la sensazione non è mai stata quella di voler ripulire davvero un sistema marcio, ma piuttosto di colpire solo la Juventus lasciando inalterato tutto il resto. È da lì che nasce la percezione di un’ingiustizia che non si è mai spenta. Un processo dove le intercettazioni non avrebbero potuto essere utilizzate, con l'abolizione di un grado di giudizio, poco tempo per esaminare le prove, nessuna possibilità di chiamare testimoni e produrre prove a discapito. Un procedimento che ancora oggi grida vendetta. Il 25 luglio la penalizzazione venne ridotta, ma nulla cambiò nella sostanza. La Juventus andò in Serie B. I titoli rimasero revocati. Il messaggio era ormai stato lanciato e il danno irreversibile. Eppure, proprio da quella ferita nacque qualcosa che nessuna sentenza avrebbe potuto cancellare. L’orgoglio. Giocatori che scelsero di restare quando sarebbe stato più facile scappare. Del Piero. Buffon. Camoranesi, Nedved. Trezeguet. Una tifoseria che non ha mai abbandonato. Stadi pieni anche in Serie B. Una risposta che non fu vittimismo, ma identità. A vent’anni di distanza non chiediamo di riscrivere la storia. Chiediamo di ricordarla tutta. Il processo mediatico. L’impossibilità di difesa. Le intercettazioni ignorate. Le disparità di trattamento. Le sentenze emesse in un clima già avvelenato. Perché Calciopoli non è stato solo un procedimento sportivo. È stato uno spartiacque che ha cambiato per sempre il rapporto tra la Juventus, i suoi tifosi e il sistema calcio. Noi c’eravamo. Noi ricordiamo. E non smetteremo mai di parlarne. Fino alla fine. Sempre.
  14. “Stiamo bene, in questo momento bisogna essere tutti da 10.” Sì, infatti si vede: sembrate tutti da 10: in pagella di educazione fisica alle medie, quando bastava presentarsi in tuta. “Sappiamo cosa ci giochiamo” Sì, purtroppo lo sappiamo anche noi: la dignità, partita dopo partita. “non ci possono essere alibi relativi alle condizioni fisiche.” Tranquillo Manu, ormai abbiamo superato pure quelli: siete stanchi mentalmente prima ancora che fisicamente. “Tutte le partite a questo punto della stagione sono difficili.” Per voi pure quelle contro squadre retrocesse da mesi sembrano la finale dei Mondiali. “Non ci sono alibi, non ci sono scuse” Perfetto, allora iniziate a vincere invece di ripetere sempre le stesse frasi dopo ogni pareggio imbarazzante. “Siamo la Juventus e per andare in Champions League devi vincere.” Ma va?! Grazie per la rivelazione mistica. Alla Juventus dovrebbero appendere questa frase nello spogliatoio, magari qualcuno capisce il concetto. “Sappiamo che dipende tutto da noi.” Ed è proprio questo che preoccupa. “Quanto mi dispiace per quel giallo? Tantissimo.” A noi dispiace di più per 90 minuti di passaggi all’indietro, ma ognuno ha le sue priorità. “Mi sono arrabbiato” Ah, quindi ogni tanto provate delle emozioni! Pensavo foste impostati su modalità risparmio energetico. “Io di solito non parlo di arbitri e non mi piace” Classico preambolo prima di parlarne per 3 minuti. “ma non può darmi quel giallo lì.” Certo, l’arbitro è il problema. Non il fatto che giochiamo come se il pallone scottasse. “Io ero nervoso e per questo ho sbagliato” Noi siamo nervosi da agosto, ma almeno non andiamo in campo a fare il compitino. “Però non simulo: con il Var non si può simulare” Vero, ma si può tranquillamente non incidere mai sulla partita, quello sì. “non ha senso darmi quel giallo.” Sai cosa non ha senso? Una squadra che ogni anno dice “dipende da noi” e poi dipende sempre dagli altri. In sintesi: belle parole, zero sostanza. Ormai le interviste sono più prevedibili dei passaggi orizzontali a centrocampo. Buonanotte
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