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Juventus_addicted

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    ex juventino milanese

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    Milano
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    JUVE, Springsteen, viaggi, buon cibo, grande cinema

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  1. In attesa di capire dove porterà l'ennesimo faldone su Rocchi, gli arbitri e i soliti noti, non posso fare a meno di notare che proprio in questi giorni ricorre il ventennale di quello che è stato, a tutti gli effetti, uno dei più grandi scandali della storia repubblicana. Non lo "scandalo" che la stampa di regime ci ha propinato per anni, ma quello di un sistema che ha partorito un vero e proprio aborto giuridico: un accanimento scientifico, una caccia alle streghe mirata a colpire un unico obiettivo, la Juventus. È nostro dovere non dimenticare. E dobbiamo chiederci seriamente se, davanti all'ennesimo obbrobrio di doppiopesismo della giustizia sportiva, abbia ancora senso appassionarsi a questo sport o se non sia meglio voltare le spalle a questa farsa, ormai ridotta a un wrestling recitato a tavolino. Vent’anni dopo. Noi ricordiamo Vent’anni fa, in poche settimane, provarono a riscrivere la storia della Juventus. Vent’anni fa, senza attendere la fine delle indagini, senza concedere il tempo della difesa, senza garantire equilibrio, una sentenza morale arrivò prima di qualsiasi verdetto ufficiale. Vent’anni fa nacque una delle fratture più profonde tra il calcio italiano e milioni di tifosi. Era l’inizio di maggio 2006 quando le prime indiscrezioni iniziarono a riempire le prime pagine dei giornali. Intercettazioni. Telefonate. Frasi spezzate, decontestualizzate, trasformate in titoli gridati. Nel giro di pochi giorni la Juventus venne dipinta come il male assoluto, il centro unico di un sistema che improvvisamente aveva un solo volto e un solo colore. Prima ancora che qualcuno potesse leggere le carte, la condanna era già stata emessa dall’opinione pubblica. Il massacro mediatico fu totale. Quotidiani, talk show, commentatori. Tutti allineati. Le intercettazioni complete non vennero mai raccontate fino in fondo. Quelle che ridimensionavano il quadro restarono sullo sfondo. Difendersi era impossibile, perché chi chiedeva equilibrio veniva subito accusato di voler negare l’evidenza. In realtà, l’evidenza era già stata costruita. Quando arrivò l’estate, il clima era ormai irrecuperabile. Il campionato era finito. La Juventus aveva vinto sul campo. Ma a fine giugno partì un processo sportivo rapidissimo, compresso, figlio di un’urgenza che aveva più a che fare con l’immagine che con la giustizia. In poche settimane si decise il destino di un club centenario. Il 14 luglio 2006 resta una data scolpita nella memoria di ogni juventino. Retrocessione in Serie B. Penalizzazione devastante. Revoca dello scudetto 2004 2005. Cancellazione di quello 2005 2006, poi assegnato d’ufficio. Non una sanzione come le altre, ma una punizione esemplare, pensata per colpire l’identità prima ancora dei risultati. Altre società erano coinvolte. Alcune in modo diretto. Altre in maniera meno evidente. Ma le pene non furono le stesse. C’è chi rimase in Serie A. C’è chi continuò a fare le coppe. C’è chi uscì quasi indenne. Per molti tifosi juventini la sensazione non è mai stata quella di voler ripulire davvero un sistema marcio, ma piuttosto di colpire solo la Juventus lasciando inalterato tutto il resto. È da lì che nasce la percezione di un’ingiustizia che non si è mai spenta. Un processo dove le intercettazioni non avrebbero potuto essere utilizzate, con l'abolizione di un grado di giudizio, poco tempo per esaminare le prove, nessuna possibilità di chiamare testimoni e produrre prove a discapito. Un procedimento che ancora oggi grida vendetta. Il 25 luglio la penalizzazione venne ridotta, ma nulla cambiò nella sostanza. La Juventus andò in Serie B. I titoli rimasero revocati. Il messaggio era ormai stato lanciato e il danno irreversibile. Eppure, proprio da quella ferita nacque qualcosa che nessuna sentenza avrebbe potuto cancellare. L’orgoglio. Giocatori che scelsero di restare quando sarebbe stato più facile scappare. Del Piero. Buffon. Camoranesi, Nedved. Trezeguet. Una tifoseria che non ha mai abbandonato. Stadi pieni anche in Serie B. Una risposta che non fu vittimismo, ma identità. A vent’anni di distanza non chiediamo di riscrivere la storia. Chiediamo di ricordarla tutta. Il processo mediatico. L’impossibilità di difesa. Le intercettazioni ignorate. Le disparità di trattamento. Le sentenze emesse in un clima già avvelenato. Perché Calciopoli non è stato solo un procedimento sportivo. È stato uno spartiacque che ha cambiato per sempre il rapporto tra la Juventus, i suoi tifosi e il sistema calcio. Noi c’eravamo. Noi ricordiamo. E non smetteremo mai di parlarne. Fino alla fine. Sempre.
  2. “Stiamo bene, in questo momento bisogna essere tutti da 10.” Sì, infatti si vede: sembrate tutti da 10: in pagella di educazione fisica alle medie, quando bastava presentarsi in tuta. “Sappiamo cosa ci giochiamo” Sì, purtroppo lo sappiamo anche noi: la dignità, partita dopo partita. “non ci possono essere alibi relativi alle condizioni fisiche.” Tranquillo Manu, ormai abbiamo superato pure quelli: siete stanchi mentalmente prima ancora che fisicamente. “Tutte le partite a questo punto della stagione sono difficili.” Per voi pure quelle contro squadre retrocesse da mesi sembrano la finale dei Mondiali. “Non ci sono alibi, non ci sono scuse” Perfetto, allora iniziate a vincere invece di ripetere sempre le stesse frasi dopo ogni pareggio imbarazzante. “Siamo la Juventus e per andare in Champions League devi vincere.” Ma va?! Grazie per la rivelazione mistica. Alla Juventus dovrebbero appendere questa frase nello spogliatoio, magari qualcuno capisce il concetto. “Sappiamo che dipende tutto da noi.” Ed è proprio questo che preoccupa. “Quanto mi dispiace per quel giallo? Tantissimo.” A noi dispiace di più per 90 minuti di passaggi all’indietro, ma ognuno ha le sue priorità. “Mi sono arrabbiato” Ah, quindi ogni tanto provate delle emozioni! Pensavo foste impostati su modalità risparmio energetico. “Io di solito non parlo di arbitri e non mi piace” Classico preambolo prima di parlarne per 3 minuti. “ma non può darmi quel giallo lì.” Certo, l’arbitro è il problema. Non il fatto che giochiamo come se il pallone scottasse. “Io ero nervoso e per questo ho sbagliato” Noi siamo nervosi da agosto, ma almeno non andiamo in campo a fare il compitino. “Però non simulo: con il Var non si può simulare” Vero, ma si può tranquillamente non incidere mai sulla partita, quello sì. “non ha senso darmi quel giallo.” Sai cosa non ha senso? Una squadra che ogni anno dice “dipende da noi” e poi dipende sempre dagli altri. In sintesi: belle parole, zero sostanza. Ormai le interviste sono più prevedibili dei passaggi orizzontali a centrocampo. Buonanotte
  3. Juventus_addicted

    Buon 5 Maggio

    5 maggio 2002: l’estasi pura. Chi se lo scorda? Venivamo da due anni di veleni, tra l'acquitrino di Perugia e i cambi di regolamento pro-Roma. Il clima era tossico, la stampa già apparecchiava la tavola per i piangina nerazzurri e noi sembravamo destinati all'ennesimo boccone amaro. Persino i laziali pregavano i loro di scansarsi pur di non far vincere la Roma! Io quel giorno ero in modalità "blackout"': tappato in casa col terrore di sentire i clacson di quelli là. La mia ragazza, santa donna, capisce l'antifona (anche perché il mio umore era ai minimi storici per qualsiasi attività...) e mette su un DVD. Non ricordo un solo fotogramma di quel film, avevo il cuore che batteva a ritmo di Udine. Poi, verso la fine, lei fa: "Vabbè, vediamo com’è finita". Accendo con le mani che tremano e... BOOM. La prima immagine? Il Fenomenopanzone in lacrime e le facce incredule di una dirigenza rimasta col buffet pronto e lo spumante sgasato. 4-2 all’Olimpico, 0-2 a Udine. Ho sollevato la mia lei così in alto che quasi toccava il soffitto. Da fantasma che ero, sono tornato a splendere. Una goduria che ancora oggi mi scalda l'anima! Passare dall'inferno al paradiso in 90 minuti: questa è l'essenza della nostra superiorità. Godo ancora oggi.
  4. Juventus_addicted

    Quand’è che ci siamo abituati alla mediocrità?

    Capisco il senso del tuo sfogo, ma ti rispondo da una posizione un po’ diversa. Io, per esempio, tutta questa revisione al ribasso del passato non l’ho mai fatta. Gente come Higuain, Mandzukic, Szczesny, Pjanic, ecc., per me erano il meglio che potessimo avere in quel momento storico. Non li ho massacrati allora e non sento il bisogno di rivalutarli oggi per forza: erano giocatori forti, punto. Detto questo, non mi riconosco nemmeno nell’idea che ci siamo abituati o rassegnati. Io, sinceramente, sono tutt’altro che apatico: sono incazzato. Perché una cosa è attraversare un ciclo meno vincente, un’altra è vedere mancanza di reazione, di carattere, di identità; sia in campo che fuori. Quello che mi pesa davvero non è solo perdere, ma come si perde. E soprattutto vedere gli altri (magari anche i peggiori avversari) vincere con fame e convinzione, mentre noi sembriamo molli, senza direzione. È lì che scatta la frustrazione. Sul “quando è iniziata la metamorfosi”, secondo me non è stato un momento preciso, ma una serie di scelte sbagliate sommate nel tempo: dirigenza instabile, progetto tecnico poco chiaro, cambi continui senza una visione forte. E alla lunga questo si riflette anche su noi tifosi, che cerchiamo appigli dove possiamo. Però no, non sono rassegnato. Anzi. Se mai, ho ancora meno pazienza di prima. E sì, la tentazione di andare a Torino a prenderli metaforicamente a legnate sui genöcc viene, proprio perché da questa squadra mi aspetto molto di più. Tornare a essere la Juventus? Possibile sì, ma solo se si riparte da cose semplici e dure: competenza, responsabilità e mentalità. Senza quelle, nessun singolo giocatore, per quanto forte, ti rimette in piedi davvero.
  5. Capisco il senso della tua provocazione, ma secondo me stiamo mescolando due piani diversi. Cristiano Ronaldo è arrivato in una Juve che era già una macchina quasi perfetta: squadra dominante in Italia, struttura solida, rosa piena di giocatori nel loro top (per lo meno negli 11). In quel contesto, non serviva “rifondare” spendendo 500 milioni in un colpo solo, ma aggiungere ogni anno 1–2 tasselli di altissimo livello per fare l’ultimo salto in Europa. Ed è proprio lì che, col senno di poi, qualcosa si è inceppato. Il mio discorso infatti non era su quell’estate, ma su come sono stati spesi i soldi negli ultimi 4–5 anni. Perché se guardiamo i numeri, il problema non è “quanto” si è speso, ma "come": -Douglas Luiz circa 50 milioni -Koopmeiners circa 60 milioni -Vlahovic oltre 80 milioni (più ingaggio pesantissimo) -Chiesa circa 60 milioni complessivi -Bremer circa 40 milioni (nonostante l'infortunio, l'unico che mi ha soddisfatto). -Openda non lo nomino perché ho appena finito di mangiare, e non voglio rivedere la paella -operazioni minori ma comunque onerose tra prestiti, commissioni e stipendi fuori scala Alcuni sono buoni giocatori, altri discreti, altri ancora incognite; ma quanti di questi sono davvero top europei che ti spostano il livello come fanno i giocatori di PSG o Bayern? Questo è il punto: PSG e Bayern spendono tanto, sì, ma sbagliano meno profili e costruiscono rose coerenti, con età media equilibrata e talento vero. Non è solo una questione di giovani vs esperti, è proprio qualità delle scelte. Quindi più che dire “servono over 30 di leadership”, io direi: serve tornare a selezionare meglio, avere una visione tecnica chiara e smettere di investire cifre da top club su giocatori che top non sono. Perché i 400–500 milioni, alla fine, anche la Juve li ha mossi. Solo che li ha spesi male
  6. Il bello dell'IA è la velocità: confronta decine di siti in un attimo, risparmiandoci una fatica enorme. Ho fatto una prova chiedendo i costi delle formazioni di ieri sera: il PSG ha messo in campo oltre 500 milioni, il Bayern circa 400. Vedendo queste cifre, mi viene il dubbio (eufemismo) che la Juve abbia sprecato tantissimi soldi in questi anni per giocatori mediocri. È amaro ammetterlo, ma il vero problema è stato la mancanza di competenza
  7. Caro Lele, il problema non si pone: per far male a Messi in campo, avresti dovuto almeno incrociarlo... E dato che la Pulce giocava la Champions mentre tu faticavi a trovare spazio in Serie A, il massimo del rischio che ha corso Leo è stato quello di trovare ispirazione guardando la tua foto mentre stava cagando
  8. Caro Stefano, ti ringrazio davvero per il pensiero e per le belle parole. In effetti, al di là dei colori e delle rivalità, quando si vedono episodi così duri e del tutto involontari, il rispetto e le scuse vengono prima di tutto: è il lato umano del calcio, quello che conta davvero, ben oltre il risultato. Un grande in bocca al lupo a Modric per una pronta ripresa: giocatori così, per classe e atteggiamento, sono un patrimonio per tutti gli appassionati. E giusto riconoscere anche il gesto elegante di Locatelli, che dimostra come si possa essere competitivi senza perdere stile... Detto questo,concedimi una battuta: forse l’unico caso in cui le scuse potrebbero anche non arrivare è dopo una bella entrata “alla Bruce Lee” sugli zebedei di Bastoni (a proposito di stile..) Lì, più che chiedere perdono, sarebbe quasi da partire con un’esultanza alla Marco Tardelli in Finale della Coppa del Mondo 1982! Un abbraccio e ancora grazie per il tuo intervento sempre misurato e appassionato.
  9. Juventus_addicted

    Ranieri lascia la Roma

    SPQR. Sono pazzi questi romani. Io comunque, li invidio davvero: riescono a mantenere un livello medio (basso) di professionalità pure in mezzo al caos. Al posto loro avrei già mollato tutto, conferenza stampa durata 12 secondi e poi via, diretto in una fraschetta a perdere ogni dignità sportiva e umana. Altro che divergenze tattiche: io starei lì a discutere animatamente con un piatto di cacio e pepe come se fosse un direttore sportivo, a firmare la risoluzione del contratto con una carbonara che mi guarda negli occhi e mi dice “fidati, è la scelta giusta”. E mentre Gasperini parla di pressing alto, io completamente assente, immerso in una amatriciana che diventa un’esperienza mistica. Poi vabbè, si scende ancora più in basso: gricia a colazione per prendere decisioni importanti, supplì usati come unità di misura (“mister, quanto manca al quarto posto?”, “due supplì e mezzo”), carciofi alla giudía che iniziano a darmi consigli di vita, e la porchetta che diventa il mio procuratore. A un certo punto mi troverebbero a Trigoria in stato confusionale, mentre cerco di spiegare lo schema con un piatto d'abbacchio e intanto firmo documenti con una mano unta di pecorino, guardando nel vuoto come se avessi appena visto il senso dell’universo dentro una coda alla vaccinara. Quindi sì, massimo rispetto per loro che resistono. Io sarei già ufficialmente disperso, dichiarato “non idoneo al ruolo” ma felicemente adottato da una fraschetta, dove ormai vengo chiamato “il mister della cacio e pepe” e nessuno si pone più domande. W Roma, non la Roma (Scusate, avevo fame)
  10. Juventus_addicted

    Forse non tutti sanno che… (contiene forti dosi di ironia)

    ....Buffon è universalmente noto per essere stato il portiere del Parma dei miracoli e per qualche dichiarazione colorita sui "bidoni dell'immondizia" al posto del cuore. È stato anche l'estremo difensore della Juventus per appena diciannove stagioni, periodo nel quale, tra un'uscita a vuoto e l'altra, ha collezionato il record di presenze in Serie A, dieci scudetti (in realtà dodici) e la nomea di essere uno dei più forti portieri di ogni epoca, pur non essendo mai riuscito a eguagliare il carisma dei vari Pagliuca, Marchegiani, Rossi o Toldo. ...Ibrahimovic è diventato il totem del calcio milanese, sponda Inter prima e Milan poi, dove ha finalmente trovato la sua dimensione di vincente assoluto. Prima però ha vissuto un biennio di apprendistato formativo alla Juventus, dove agli ordini di Capello ha imparato le basi del mestiere, vincendo due campionati che tuttavia, per uno strano fenomeno astronomico, sono svaniti nel nulla insieme alla memoria di quel periodo. ...Nedved viene ricordato per essere stato un dirigente della Juventus Agnelliana, artefice di magheggi finanziari. Prima, oltre ad aver vinto uno scudetto ed una Coppa delle Coppe con la Lazio, ha trovato anche il tempo di passare otto stagioni alla Juventus, dove però si è dovuto accontentare di un Pallone d'Oro, due scudetti (sarebbero quattro) e della bizzarra scelta di giocare un anno in Serie B, pur essendo stato cercato dagli onesti indossatori di scudetti altrui.
  11. Juventus_addicted

    Per quale giocatore costoso o costosetto fareste una follia?

    Io cambio una vocale. Aah, bei tempi
  12. In tutta onestà, non ricordo quella dichiarzione che, se vera, fu infelice, su quello poco da dire. Sulle ovazioni però la vedo diversamente: più che ipocrisia, mi sembrano il classico “tempo che sistema le cose”. Quando sei in campo ti giudicano prestazione per prestazione (e lui è stato fischiato, vero), quando torni da ex resta il ricordo complessivo, e lì probabilmente pesano anche atteggiamento, disponibilità e il fatto che comunque non abbia mai creato problemi. Magari un po’ generose sì, ma secondo me più sincere che ipocrite
  13. Secondo me il punto è che non ha mai avuto numeri davvero clamorosi, nemmeno negli anni migliori con Allegri: il suo massimo in stagione è stato 5 gol, quindi parliamo sempre di un rendimento discreto, ma non da salto di qualità definitivo. Poi sì, col tempo è sembrato un po’ “svuotato”, quasi normalizzato, se non addirittura involuto. Però le critiche, a ben vedere, le ha sempre avute, qui dentro persino feroci, anche quando il rendimento era comunque accettabile. E qui secondo me sta il paradosso: alcune delle critiche che, almeno dal mio punto di vista, possono aver inciso di più su di lui sono state proprio quelle di Allegri. Sicuramente erano fatte per spronarlo, ma ho sempre avuto l’impressione che su di lui abbiano avuto l’effetto opposto. Quando diceva che sbagliava spesso le scelte, che non aveva ancora fatto quel salto mentale per capire quando forzare la giocata e quando gestire, in teoria erano osservazioni giuste, però alla lunga rischiano di toglierti sicurezza. E ricordate quel richiamo durante una partita di Champions, quel “non siamo alla Fiorentina”, che voleva sottolineare il diverso peso dell’errore alla Juventus rispetto ai violacei? messaggio chiaro, ma su un giocatore già in difficoltà può diventare un macigno. Resta il fatto che Allegri è stato un grandissimo gestore del gruppo, un gigante, però con certi profili (come poteva essere Bernardeschi) forse avrebbe funzionato di più un approccio alla Antonio Conte, più diretto, più martellante ma anche più “strutturante” sul piano dei compiti e delle certezze.
  14. Secondo me questa storia racconta molto più di quanto sembri. Vedere Bernardeschi accolto così dallo Stadium è stato un bel momento, sincero. E anche il suo messaggio lo è: al di là di tutto, si capisce che con la Juve il legame è rimasto. Quello che non ho mai capito davvero è l’accanimento che per anni si è visto nei suoi confronti, anche qui sul forum. Ok, non è diventato né Roberto Baggio né Michel Platini, ma parliamo comunque di un giocatore che ha sempre dato disponibilità, si è adattato a mille ruoli e non ha mai fatto polemiche. In certe stagioni è stato pure utile, magari non decisivo, ma nemmeno il disastro che spesso veniva dipinto. Poi c’è il grande “what if” che mi porto dietro anch’io: in un contesto diverso, sarebbe andata diversamente? Con Max Allegri ha vissuto anni un po’ complicati tatticamente, spesso senza una collocazione chiara. Io sono convinto che con uno come Antonio Conte, che ti dà compiti precisi e ti martella ogni giorno, Bernardeschi avrebbe potuto trovare una dimensione più definita. Magari non sarebbe diventato un fenomeno, ma un giocatore solido e continuo sì. Opinione personale,eh; non crocefiggetemi. Alla fine credo che il punto sia questo: le aspettative erano altissime e lui non le ha rispettate fino in fondo. Però tra “non diventare un campione assoluto” e meritarsi quasi odio sportivo ce ne passa. E l’applauso dello Stadium, secondo me, è stato il modo giusto per rimettere le cose in prospettiva. Ciao Fede, in bocca al lupo per tutto
  15. Ragazzi, anche se è un errore, lasciatemelo dire: la fonte è il top. Leggere che la notizia arriva da “Cacio & Finanza” è la ciliegina sulla torta di questo circo. Un errore meraviglioso! D’altronde è perfetto: in questo calcio italiano ormai si lavora così, tra una grattugiata di pecorino e un bilancio che va bene solo se non sei bianconero. Ormai le inchieste le decidono tra un’amatriciana e un caffè, e il risultato è sempre lo stesso: Juve condannata, gli altri al ristorante.
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