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Juventus_addicted

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    ex juventino milanese

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    Milano
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  1. Juventus_addicted

    L' AIC difende il simulatore Bastoni

    Caro Stefano, il punto, secondo me, è proprio questo: è praticamente impossibile ragionare con chi parte già da una conclusione scolpita nella pietra. Quando la predisposizione mentale è quella del “a prescindere”, ogni episodio diventa soltanto materiale utile per rafforzare una convinzione che esiste già prima ancora dei fatti. Per decenni la Juve ha avuto una superiorità tale, societaria, organizzativa e sportiva, che in pieno stile sabaudo ha sempre tirato dritto senza stare a replicare a ogni accusa, a ogni sospetto, a ogni veleno. Si vinceva sul campo e si lasciava parlare gli altri. Il problema è che, a furia di lasciar correre tutto, nel tempo si è sedimentata una narrazione popolare che oggi è diventata quasi una verità rivelata: “la Juve ruba”. Punto. Fine del dibattito. Quando una convinzione collettiva diventa così radicata, non contano più il regolamento, gli episodi o la logica. Conta solo il riflesso condizionato. È per questo che episodi identici vengono giudicati in modo completamente diverso a seconda della maglia. Prendi anche la vicenda di bastoni, rigorosamente in minuscolo come minuscolo si è dimostrato il personaggio. Un gesto oggettivamente squallido, da meritare il nostro disprezzo, che lui stesso ha ammesso (solo parzialmente, però). Un comportamento che, tra l’altro, stride parecchio con quella presunta tradizione di grande signorilità e sportività che tanti interisti amano attribuire alla propria storia, almeno quelli più obiettivi (figuriamoci gli altri…quelli più idioti hanno goduto). Eppure, secondo il presidente dell’AIC, tutto questo finisce per essere ricondotto al fatto che si tratta di un giocatore importante della squadra capolista. Quasi che questo trasformi automaticamente la vicenda in una polemica eccessiva, in un accanimento mediatico. Proviamo solo a immaginare cosa sarebbe successo se una cosa del genere fosse capitata a parti invertite. Avremmo avuto settimane, mesi e probabilmente anni (come qualcuno più sopra mi ha corretto) di processi televisivi, editoriali indignati e solenni lezioni di moralità calcistica. E infatti negli ultimi vent’anni lo abbiamo visto chiaramente: la cosiddetta giustizia sportiva non è stata impermeabile al clima generale, al sentimento popolare, al bisogno quasi catartico di punire il cattivo della storia. In quel contesto difendere serenamente il proprio onore diventa complicato, perché prima ancora dei fatti devi scalfire un pregiudizio radicato. Per questo, personalmente, ho smesso anche di provarci. Discutere con chi è disposto a confrontarsi ha senso. Ma con chi è ormai accecato dall’odio o da decenni di narrativa antijuventina è tempo perso. Non stanno cercando di capire, stanno solo cercando conferme alle loro stupidaggini. E contro una convinzione popolare costruita in decenni, purtroppo, la logica da sola serve a poco. Buona domenica anche a te e famiglia.
  2. Juventus_addicted

    Openda fa di tutto per la Juventus: prova anche il cupping

    farsi infilare un candelotto di dinamite nel * mi pare più una pratica da Wile E. Cojote che da calciatore di serie A
  3. Juventus_addicted

    L' AIC difende il simulatore Bastoni

    Quindi fatemi capire: perchè questo riferimento all'importanza del calciatore ed alla posizione in classifica? secondo il ragionamento di Calcagno, se sei un "top player" (e già qua mi viene da vomitare) e sei primo in classifica, scatta in automatico l'immunità diplomatica? Le parole di costui sono vergognose: in pratica la correttezza non si misura più sul regolamento, ma sul pedigree e sulla maglia che indossi. Se l'avesse fatto l'ultima riserva del Pisa o del Verona lo avrebbero già radiato, ma se lo fa il pilastro della capolista è solo una polemica che passerà. Se l'episodio di Kalulu fosse successo a maglie invertite, ne avrebbero parlato per mesi. Ma siccome c'è di mezzo l'Inter, l'integrità della carriera (che vedono solo loro) diventa lo scudo per coprire tutto. Intoccabili, come sempre
  4. Ciao ragazzi, che emozione vedere questa foto! È un pezzo di storia incredibile, pensare che da quei ragazzi sia nato tutto il nostro mito. Capisco perfettamente quello che dite: in effetti sembrano tutti dei "vecchietti" e hanno la pelle più scura del normale, ma non è perché all'epoca fossero tutti più logori (anche se la vita era più dura, certo). È soprattutto un "trucchetto" della chimica di quei tempi, accentuata per altro dall'evidente modifica fatta con programmi di miglioramento. In pratica, le macchine fotografiche di allora usavano pellicole che non "vedevano il rosso". Poiché la nostra pelle è piena di sfumature rossastre e arancioni, la pellicola le interpretava come nero o grigio scuro. Il risultato? I volti sembrano abbronzati o sporchi, e ogni minima ruga o segno della pelle viene accentuato tantissimo, invecchiandoli di molti anni in un colpo solo. Non sono un fotografo, ma questa spiegazione mi fu data da un professionista quando trovai delle vecchissime foto dei nonni dei miei suoceri. Lì per lì mi vennero in mente le foto del film "the others", e la paura di aver risvegliato qualche fantasma che gironzolasse per casa fu tanta, ma a quanto pare la spiegazione è molto più semplice.
  5. Al momento, me ne vengono in mente almeno 5, ma solo perché non ho ancora collegato tutti i neuroni mattutini. La domanda è: ma chi è che se lo piglierebbe? A quali cifre, poi? Comunque, sarei per concedergli un'altra opportunità. Meglio lui della pippa canadese e del pippone belga.
  6. Bravo, bene, bis. Hai ragione su tutto. Vaneggiamenti alla Capezzone puoi tranquillamente infilarteli nel *. Se vuoi parlare con me, usa un tono adatto. Altrimenti ti rispondo da cafone.
  7. Ciao precisetti, è un pò che non ti trovavo... Guarda che il mio era sarcasmo proprio per dire che "una rondine non fa primavera". Dopo sei mesi di nulla cosmico e zero segnali di continuità, vorrei evitare che i fenomeni in società pensino minimamente che questo possa reggere il peso della maglia juventina o, peggio, che sia un elemento su cui costruire il futuro. Anche noi tifosi dovremmo evitare di farci abbindolare da una mezza prestazione buona. Incisivo? Ma quando mai? Io di Zhegrova, finora, ricordo solo il gol che si è divorato contro il Galatasaray: un errore che, a conti fatti, poteva valere il passaggio del turno (di certo non l'unico, anche altri hanno le loro responsabilità). Lì non è questione di "essere poco concreti", è che se porti la maglia della Juve certi palloni li devi buttare dentro, punto. Quella sera mi ha fatto tirare un bestemmione medievale che ancora si sente echeggiare tra le mura del mio condominio. E onestamente, 14 milioni e rotti per uno che non ha nemmeno mezz'ora di autonomia nelle gambe non mi sembrano pochi, mi sembrano un investimento su cui, al momento, c'è ben poco da stare allegri.
  8. Una partita buona dopo 6 mesi di nulla. Rinnoviamo a 10 milioni, mi raccomando
  9. Guarda, il punto è semplice: io non sto chiedendo il tribunale sportivo permanente né l’algoritmo al posto dell’arbitro. Sto dicendo che dove l’oggettività è possibile, andrebbe applicata fino in fondo. Tutto qui. Se introduci tecnologia e protocolli, ma poi l’innesco resta “quando si ritiene”, il rischio è che la discrezionalità non venga ridotta, ma solo spostata. Sul VAR non chiedo di rivedere ogni rimessa dal primo minuto. Dico solo che il sistema evolve sempre dopo che il problema esplode. È successo prima, succederà ancora. E una cosa permettimela, senza polemica: è curioso chiedere massima oggettività nel giudicare il sistema arbitrale, ma poi gestire il confronto in modo un po’… selettivo. Se parliamo di coerenza e uniformità, vale anche nelle dinamiche del forum (poi l'autore della sorpresina retroattiva che ho trovato, magari non sei tu) Detto questo, il mio punto resta lo stesso: meno zone grigie procedurali, più criteri chiari dove si può. Non è estremismo, è semplicemente cercare di rendere il gioco un po’ meno interpretabile fuori dal campo. Buon pomeriggio, senza fini provocatori
  10. Il problema è che si pretende l’oggettività assoluta in uno sport essenzialmente interpretativo. Il calcio non è l’atletica con il fotofinish. È contatto, dinamica, contesto, intenzione. Se vuoi eliminare totalmente la discrezionalità arbitrale, l’unica soluzione è sostituire l’arbitro con un algoritmo e trasformare la partita in un processo amministrativo. Poi c’è il paradosso del VAR. Prima ci si lamentava perché non c'era, poi perché non interveniva abbastanza, o meglio non poteva intervenire in determinati casi. Ora che si amplia l’intervento su secondo giallo chiaramente errato, non va bene perché non si rivede anche il primo. Se domani permettono di rivedere anche il primo, non andrà bene perché non si può rivedere ogni fallo laterale del 12° minuto. È la rincorsa infinita alla perfezione retroattiva. La parte sul “conto alla rovescia visivo”: ci si indigna perché parte “quando l’arbitro ritiene”. Ma chi dovrebbe farlo partire? Il quarto uomo, un altro giudice? Un sensore nel pallone? L’IA? Purtroppo, o fortunatamente, in qualsiasi norma sportiva esiste una soglia di valutazione. L’alternativa è scrivere un manuale di 800 pagine con decine di sottocasi. E poi la simulazione. Qui sembra che abbiamo scoperto l’acqua calda: “È una condotta fraudolenta!”. Davvero? Grazie, non lo sapevamo. Si propongono sanzioni automatiche, retroattive, giurisprudenza forte, magari anche commissioni settimanali che analizzano al microscopio ogni caduta in area. Sai che serenità ambientale. Il punto più curioso però è la lamentela sulla “centralità eccessiva dell’arbitro”. Tradotto: quando l’arbitro decide in un modo che non mi piace, è protagonista; quando lascia correre, è coerente e sobrio. Il miglior arbitro è quello che non si nota? Sì, finché non c’è un episodio dubbio contro la tua squadra. Lì improvvisamente deve notarsi eccome. E poi la chiusura: “Una partita deve essere ricordata per come è stata giocata, non per come è stata diretta.” Verissimo. Ma guarda caso, questo tipo di post nasce quasi sempre dopo partite in cui la direzione non è stata gradita. Il calcio è cambiato, in peggio. Indietro non si può tornare, e all'orizzonte si intravede un calcio che non sarà più quello bellissimo che (quasi) tutti abbiamo giocato nel campetto dietro casa, ma un calcio pieno di polemiche e dettato dall'interesse economico, peggio di quello che stiamo vedendo adesso. Una volta non ci dormivo, adesso lo prendo per quello che è: uno spettacolo di bassa categoria
  11. Ragazzi, io sarò malpensante, ma questa intervista dell’AD (fate una ricerca in rete) mi sa tanto di operazione fumo negli occhi. Qui il punto è semplice: siamo a fine febbraio e, ancora una volta, la stagione è un fallimento per una squadra come la Juventus. Fuori da tutto, senza uno straccio di prospettiva concreta, e con il rischio reale di chiudere l’anno senza nemmeno il paracadute economico della qualificazione alla Champions League. E per una società con i nostri costi e le nostre ambizioni sarebbe un colpo durissimo. E allora mi chiedo: perché parlare dell’arbitro solo oggi? Perché protestare solo nell’intervallo della partita contro l'inter e non prima, non dopo, non sempre? Sono anni che nei momenti chiave veniamo presi a pesci in faccia da decisioni arbitrali quantomeno discutibili. Episodi che spostano partite, stagioni, milioni. Se davvero la società vuole farsi sentire, non può farlo a intermittenza. Non può svegliarsi solo quando fa comodo o quando la pressione diventa insostenibile. Le denunce degli obbrobri devono arrivare ogni maledetta domenica, con comunicati chiari, prese di posizione forti, richieste ufficiali di spiegazioni. E durante la settimana bisogna andare nelle sedi istituzionali a pretendere parità di trattamento, non mandando il Chiello a fare dichiarazioni morbide davanti ai microfoni. Perché altrimenti il sospetto resta: che questa uscita serva più a spostare l’attenzione dall’ennesima stagione vergognosa che a difendere davvero la squadra. No, caro AD, io non ci casco. Le parole non bastano più. Voglio i fatti. Voglio una società che protegga la Juventus sempre, non solo quando è troppo tardi. Aggiungo un’altra cosa che mi ha fatto storcere il naso. Quando parla di “continuità”, spero davvero che non sia la solita parola buona per tutte le stagioni. Continuità significa tenere un progetto tecnico, ma soprattutto significa non smontare ogni estate quei 4-5 giocatori buoni che abbiamo, magari per fare cassa o per inseguire l’ennesima rifondazione. Perché se ogni anno ripartiamo da zero, poi non lamentiamoci se a febbraio siamo già fuori da tutto. E poi il capitolo John Elkann. Sinceramente, quando sento parlare di “incredibile coinvolgimento finanziario ed emotivo” mi viene da sorridere amaramente. Se questo è il modo di proteggere un investimento così importante e una passione così profonda, allora c’è qualcosa che non torna. Perché proteggere la Juventus significa metterci la faccia nei momenti difficili, alzare la voce quando serve, pretendere competenza e risultati, non limitarsi a slogan o dichiarazioni di circostanza. Io voglio credere alla continuità, voglio credere che ci sia un piano vero. Ma dopo anni di scelte sbagliate, di rivoluzioni a metà e di stagioni buttate, la fiducia non si chiede: si riconquista. Con i fatti, non con le interviste.
  12. Vabbè, l'arbitro sarà anche stato scarso... Ma io ancora faccio fatica a digerire le 5 pappine da sti kebabbari all'andata. Caro gira mestolone, chiediti anche come mai abbiamo degli scarponi strapagati
  13. Juventus_addicted

    Ma la Champions League...

    Probabilmente, visto come stanno andando le cose, non vedrò mai più la nostra amata Juventus vincere la Champions. La delusione più grande è quella di aver vissuto un’era in cui ci arrivavamo quasi sempre, ma incredibilmente non siamo mai riusciti a centrare il colpo finale. A volte perché arrivavamo sfiniti, altre volte per errori arbitrali, altre ancora per paura di osare. E poi c’è il dolore di vedere che, ovunque ci giriamo, sembra che anche il destino ci stia voltando le spalle. Negli ultimi anni siamo stati eliminati ai supplementari, mentre gli avversari compivano vere e proprie imprese che coronavano ciò che avevamo visto nei 90 minuti. Noi invece arrivavamo ai supplementari dopo prestazioni che avremmo meritato di chiudere in gloria, ma ci mancava sempre l’ultimo passo. E quante volte siamo stati eliminati per quella maledetta regola del gol che vale doppio? Ieri, con la vecchia regola, saremmo passati senza problemi, ma invece siamo andati ai supplementari, come sempre. Gli arbitri, quando c'è il dubbio, non ci favoriscono mai, come se ci fosse una sorta di "maledizione". E il tutto, con una società che non alza mai la voce, permettendo che si crei una narrazione ostile nei nostri confronti. A forza di non reagire, ci hanno dipinti come quelli che "rubano" o "hanno sempre rubato", e dunque non dobbiamo lamentarci. E quindi, cosa dovremmo fare? Arrenderci, accontentarci della mediocrità per non soffrire più? No, io da tifoso innamorato, continuerò a guardare e ad amare la Juve, perché questi colori scorrono nelle vene. E partite come quella di ieri mi rendono ancora più fiero di essere bianconero.
  14. Juventus_addicted

    Serve maggior equilibrio nei giudizi

    Brutta gente 'sti fanatici. Hai perfettamente ragione, dobbiamo essere equilibrati. La misura è tutto. La ponderazione. Il distacco emotivo. Adesso però scusami, devo scendere a lucidare la Lamborghini prima di accompagnare il cane a fare pipì in smoking, poi rientro, medito 12 minuti in posizione del loto cantando l’inno della Champions al contrario e, con assoluta serenità interiore, lancerò un anatema medievale contro il primo che sbaglia un passaggio a cinque metri. Naturalmente sempre con equilibrio, eh. Dopo pranzo mi commuoverò come un bambino guardando una lumaca attraversare la strada perché mi ricorda la nostra costruzione dal basso, poi salirò sul tetto a sventolare la bandiera gridando “SIAMO TORNATI” se vinciamo un’amichevole col Pinerolo, e chiederò l’esonero immediato di chiunque respiri nell’area tecnica dopo un pareggio a novembre. Ma con distacco. Con lucidità. Con analisi strutturata del progetto tecnico. Anzi, ora preparo un grafico in PowerPoint per dimostrare che siamo contemporaneamente in pieno ciclo vincente e sull’orlo del baratro sportivo, così posso esaltarmi e disperarmi nello stesso minuto, che è la vera essenza del tifo scientifico. Equilibrio sì. Ma urlato dal balcone. Fino alla fine.
  15. Il fatto che Mck sia costantemente uno dei migliori, fa capire la pochezza degli altri.
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