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Juventus_addicted

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  1. Juventus_addicted

    VIDEO Il primo giorno di Jeremie Boga alla Juventus

    Negli ultimi anni ho spesso accolto i nuovi arrivati con distacco, ma stavolta è diverso: magari sbaglio, ma Boga mi trasmette sensazioni positive. Non so spiegare il perché, ma sento che può darci tanto. Con la speranza che si ambienti in fretta e ritrovi al più presto la miglior condizione fisica, siamo pronti a stargli vicino e a sostenerlo in ogni momento. Qui alla Juve conta una cosa sola: lottare, sudare e dare tutto per questa maglia. Forza Jérémie, dimostra il tuo valore e portaci dove meritiamo di stare. Fino alla Fine… Forza Juventus!
  2. Juventus_addicted

    UFFICIALE | Boga è un nuovo giocatore della Juventus: i dettagli

    Su, dai. Un po' di entusiasmo. W la boga
  3. Immagino lo speaker allo stadio: "E per la Juventus ha segnato, il numero 99 Obo.. Oboa... Oboavw..ma come * si pronunciaaa?!"
  4. Ormai sembra quasi tutto studiato: una tattica, un metodo scientifico per testare il limite massimo di sopportazione della tifoseria juventina. Siamo lì, appesi, ad aspettare un sussulto, una scintilla, una luce in fondo al tunnel, sapendo però benissimo che, nel migliore dei casi, restiamo esattamente come siamo, e nel peggiore rischiamo pure di vederci arrivare (o meglio, di sentirci arrivare) un cetriolo bello deciso. Personalmente non ho grandi aspettative. Però mi resta una speranza finale, quasi romantica: che alla porta, all’ultimo secondo, non entri l’ennesima toppa tra i giocatori, ma finalmente un vero Agnelli. O comunque una grande figura dirigenziale. Uno che sappia davvero cos’è la Juve, cosa rappresenta, come si governa. Perché i soldi, inutile girarci intorno, ci sono, ma li buttano nel *. Il problema vero, quindi, è un altro: non quella Juve che manca, ma quella che sta sopra. Non l’ennesimo rattoppo in campo, ma la mozzarella senza sale di Elkann, che continua a galleggiare mentre tutto il resto affonda.
  5. Leggere questo interessante topic, purtroppo, non lascia presagire un futuro roseo. Osservando la classifica a pagina 1, si nota come il Parco dei Principi e Stamford Bridge siano due esempi perfetti per capire dove siamo finiti. Stadi non enormi, capienze paragonabili o poco superiori all’Allianz, eppure PSG e Chelsea viaggiano su ricavi complessivi che la Juventus oggi si sogna. Non perché vendano molti più biglietti di noi, ma perché dietro ci sono ricavi televisivi fuori scala, contratti commerciali globali e un listino prezzi che puoi permetterti solo se sei stabilmente competitivo e pieno di stelle. La Juve attuale, diciamolo senza girarci intorno, non è una squadra di campioni e non ha né il potere mediatico né l’appeal internazionale per spingere quei numeri. In questo senso Andrea Agnelli probabilmente aveva letto l’andazzo prima degli altri. La Super League nasceva proprio dalla consapevolezza che il gap con Premier e club “di sistema” come il PSG non sarebbe stato colmabile restando dentro i confini attuali. Che poi il progetto fosse sbagliato nei modi è un altro discorso, ma l’analisi di fondo secondo me era corretta. Ora il rischio concreto è dover andare a rimorchio, triste dirlo, delle milanesi. Milan e Inter, per storia recente e per collocazione “politica” nel calcio europeo, sembrano quelle meglio posizionate per trainare il sistema italiano nei prossimi anni. Se sbaglio correggetemi, ma oggi sono loro quelle che possono permettersi più continuità in Champions (le blatte già adesso), più visibilità e quindi più ricavi. Noi rischiamo di vivere di cicli, sperando ogni tanto di azzeccare l’annata giusta, vincere, attirare un paio di top player e rimetterci in carreggiata, salvo poi dover ricominciare da capo. Il tutto aggravato da un sistema italiano che è strutturalmente penalizzante. La squadra con più tifosi, più seguito e più pressione mediatica non prende più soldi televisivi dei competitors, anzi spesso prende uguale o meno. Questo livella verso il basso e rende quasi impossibile creare un vero vantaggio competitivo interno da reinvestire. La mia previsione, poco romantica ma realistica, è che senza una riforma seria dei diritti tv o un ritorno stabile della Juve ai vertici politici, continueremo a galleggiare tra buone stagioni e ridimensionamenti, mentre chi oggi riesce a stare fisso nel giro che conta continuerà ad allungare. E il gap, una volta aperto, non si chiude più per caso. Vado ad affogare la depressione in un buon Chianti. Buona serata a tutti
  6. Capisco quello che dici, e in parte sono anche d’accordo con te. Anch’io da ragazzo andavo allo stadio, prima con mio papà e poi con gli amici, e sarebbe disonesto negare che negli anni ’80 e ’90 la pericolosità fosse spesso maggiore di oggi. Chi c’era se lo ricorda bene: morti, cariche, scontri quasi “accettati” come parte del pacchetto. Da quel punto di vista sì, qualcosa è migliorato, soprattutto dentro gli stadi. Quello che però mi colpisce, ed è il senso del mio intervento, è che dopo 20 o 30 anni il contesto sociale attorno non sembri davvero maturato. Anzi, la sensazione è che certi episodi siano diventati normali, quasi inevitabili, e questa cosa personalmente mi inquieta parecchio. Nel 2026 leggere di assalti organizzati, agguati in autostrada o comunicati che invitano alla “massima cautela” per una partita di calcio dovrebbe farci fermare un attimo a riflettere, non solo fare paragoni col passato. Senza scivolare in deliri alla Vannacci (che ho visto citare altrove e che non condivido), secondo me non è riducibile al tema immigrazione o a una singola categoria. È un problema di mentalità, di degrado culturale diffuso, di violenza come linguaggio accettabile. Io abito nella zona sud di Milano e ogni tanto vado a passeggiare col cane al parco della Vettabbia, che molti milanesi conoscono: un posto bellissimo, famiglie, runner, l’abbazia di Chiaravalle a due passi. Peccato che sia praticamente attaccato al bosco di Rogoredo, che le cronache (anche recentissime) descrivono per quello che è: tossici, disperazione, criminalità. E ti assicuro che, per certe dinamiche, fa più paura di alcune periferie napoletane che ho conosciuto di persona. E non parlo di “maranza” o di stranieri: spesso sono italiani, a volte anche di famiglie considerate perbene. Proprio per questo faccio fatica ad accettare che la discussione stia scivolando su Napoli o sui napoletani in generale. È vero, le mentalità locali sono diverse (Napoli non è Verona, come Milano non è Bari), ma fare di tutta l’erba un fascio è profondamente sbagliato e, secondo me, ci allontana dal problema reale. Finché continueremo a chiamarli tifosi e a spostare il focus su una città o su un popolo, invece di riconoscere che si tratta di violenti che usano il calcio come copertura, resteremo fermi. E forse la cosa più preoccupante è proprio questa: che tutto ciò ci sembri ormai normale
  7. Al di là del singolo episodio, che potrebbe anche non essere direttamente collegato alla partita, quello che colpisce davvero è il contesto generale. Notizie del genere ormai scorrono come se fossero normali, due tifosi feriti diventano una riga di cronaca quando invece dovrebbero indignare tutti. Il problema non è Napoli, non è Milano (la mia città), non è una città in particolare. È una degenerazione diffusa che non ha più nulla a che vedere con lo sport. Il calcio (ma non solo) è solo un pretesto, dietro c’è violenza gratuita, frustrazione sociale, senso di impunità e gruppi di pseudo tifosi che usano i colori di una squadra come alibi per sfogare rabbia e delinquenza. Le scene recenti di autostrade bloccate, assalti organizzati e spedizioni punitive sembrano roba da guerriglia urbana, non da eventi sportivi nel 2026. E su Napoli va detto chiaramente che spesso la narrazione è distorta. Viaggio spesso, anche per lavoro, e anch'io avevo dei pregiudizi (su certi atteggiamenti ci sarebbe da farsi tante domande) ma credetemi, non è peggio di altre grandi realtà del nostro paese. Tante città etichettate come pericolose lo sono meno di quanto si racconti, mentre altre considerate sicure convivono ogni giorno con aggressioni e degrado. Il punto non è dove succede ma perché succede ormai ovunque. La sensazione di nausea, nel mio caso, è forte; viene davvero da chiedersi cosa stia diventando la nostra società se la violenza è stata normalizzata a questo punto. Finché continueremo a chiamarli tifosi invece di riconoscere che sono violenti che usano lo sport come copertura, sarà difficile cambiare le cose. Il calcio dovrebbe unire e invece oggi si arriva a partite di Champions con comunicati che invitano alla massima cautela come se si entrasse in una zona a rischio. E forse la cosa più inquietante è proprio questa: il fatto che ormai ci sembri normale.
  8. Perrone Maximo? Quest chi l'é il Gran visir de tücc i perun. Mi sembra più logico vada a Napoli
  9. Ma voi siete davvero convinti che esista una trattativa reale? Ci sono foto, dichiarazioni ufficiali, mezzo comunicato di un nostro dirigente volato in Turchia per prendere questo giocatore dal romantico soprannome “il dromedario”? Perché io, onestamente, non vedo nulla. Una volta c’era un Presidente che prendeva l’aereo privato e tornava con CR7 sotto braccio… ok, i tempi sono cambiati, ma qui siamo passati dal jet privato al tappeto volante di Aladino. Poi oh, magari tra 10 minuti esce l’ufficialità e mi cospargo il capo di cenere. Ma finché leggo le solite panzane dei soliti pseudo-giornalisti, resto scettico. Fate come me: cliccate su quel bellissimo e semisconosciuto tasto in basso a destra, il mitico “>>”, quello per andare indietro nelle pagine del forum. Troverete perle indimenticabili come: En-Nesyri, Gboho, Juanlu Sanchez, Mateta, Minguenza, Norton-Cuffy, Belghali. Mi fermo qui perché rischio seriamente che la colazione mi vada di traverso: gli ingredienti del calderone di Cobolli ( @pablito77! dillo anche tu...) hanno lo stesso appeal di una pizza all’ananas con cappuccino. Io darei direttamente il BAN a quei “giornalisti” che sparano notizie a vanvera e che qui dentro vengono pure citati come fonti autorevoli. Un termine per definirli? mitomercatari, scribacchini da fantacalcio o, più semplicemente, venditori di fuffa premium.
  10. Chi ha i giocatori forti se li tiene, a meno che non tema di perderli a parametro zero nella sessione di mercato successiva. Che la Juve abbia ormai le pezze al * mi pare piuttosto evidente: anch’io vorrei un moderno Djalma Santos, un Cafù o un Dani Alves. Ma, visto l’andazzo, mi accontenterei almeno che non si buttassero soldi nell’ennesima pippazza clamorosa.
  11. Juventus_addicted

    Mourinho: "Allenare la Juventus? Certo"

    All’epoca, tra la fine degli anni ’90 e il 2006, conoscevo una persona che lavorava alle dirette dipendenze di un componente della Triade. Ogni tanto, senza stare a insistere e per non sembrare invadente, chiedevo informazioni su ciò che ruotava attorno al mondo Juve. Tra vari aneddoti, capitava anche che emergesse qualche indiscrezione di mercato. Ricordo che quando Mourinho allenava il Porto mi parlò di un interesse, mai ufficiale, per il tecnico portoghese. Veniva descritto come molto forte nella gestione dello spogliatoio, con quel carattere duro e spigoloso che in certi contesti fa la differenza, e come un profilo da "figlio_di" che si sarebbe inserito perfettamente nella Juventus di quegli anni. Senza la farsa del 2006, sono propenso a pensare che probabilmente Mourinho sarebbe passato anche da Torino, e oggi racconteremmo una storia molto diversa: meno ipocrisia, meno alibi e qualcuno, da un'altra parte, avrebbe continuato a restare al suo posto naturale. Detto questo, spero che stasera si prenda una bella tramvata sui denti
  12. Juventus_addicted

    Mourinho: "Allenare la Juventus? Certo"

    Fonte: Tuttosport Io dico che senza la Grande Farsa del 2006, in un paio d'anni ce lo saremmo ritrovati in panca. E le blatte avrebbero continuato a navigare nella melma. Se succedesse adesso, prendo il primo treno e vado a Torino a riempirli tutti di mazzate
  13. Juventus_addicted

    Al cinema: Juventus primo amore

    "Non si scherza, si gioca per vincere, non si discute". Michel "Le Roi" Platini "l’obiettivo è arrivare al breakeven entro il 2026-27, puntando su sostenibilità e risultati". Giorgio Chiellini (Juventus 25-26)
  14. Spero tu abbia ragione, davvero lo spero con tutto il cuore. Creare e subire poco è già un passo avanti, su quello nulla da dire. Eravamo abituati al nulla, all'abbiocco da sterilità. Il problema è che ho sempre quella vocina maligna che mi sussurra: “bello tutto, ma chi fa lo step finale?” Perché senza un vero terminale offensivo, uno col famoso killer instinct, rischiamo di fare tante belle azioni da raccontare al bar il lunedì, ma pochi gol da festeggiare la domenica. Il timore è che la mole di gioco resti: mole, e non sostanza. E poi sì, va detto: finora Pisa, Cremonese, Lecce e Cagliari. Bene, benissimo, anche se con queste squadrette abbiamo perso 5 punti, ma quando arrivano le prime della classe ho il terrore di rivedere quella sterilità cronica che ci perseguita da anni: tanto controllo, passaggini infiniti, zero sangue freddo, zero gol. Insomma, io firmo subito per togliere quel “forse” finale; però qualcuno davanti (e anche in panca) deve iniziare a fare il cattivo, non il filosofo
  15. Insomma: riaggressione feroce, dominio del gioco, consapevolezza intatta; manca solo il dettaglio irrilevante: buttarla dentro. Siamo diventati una squadra di powerpoint: pressing alto, concetti chiari, analisi complete, poi in area avversaria improvvisamente cala la nebbia padana. Il gioco lo dominiamo, il pallone pure, ma la porta avversaria resta un oggetto misterioso, tipo Area 51. Alla fine il calcio è semplice: chi segna vince. E noi, al momento, sembriamo più bravi a riconquistare palla che a farle capire dove deve finire. Va bene la filosofia, va bene la riaggressione, però qualcuno avvisi i nostri attaccanti che il gol non è facoltativo. Dai, continuiamo a dominare, prima o poi domineremo anche il tabellino. Forse
  16. Capisco chi dice che oggi conti soprattutto avere giocatori forti, ed è ovviamente vero. Nessuno dovrebbe chiedere di rinunciare alla qualità per la lingua. Però secondo me il punto non è “italiano sì / italiano no”, ma identità e leadership. La Juve migliore aveva sempre un gruppo di giocatori forti, carismatici e perfettamente integrati nel contesto, molti dei quali italiani o comunque capaci di comunicare senza filtri. La leadership non passa solo dal campo, ma da: riunioni, momenti di tensione, rapporti con arbitri, media, ambiente. Se i leader non parlano la lingua del contesto, il peso specifico si riduce. Tevez e Mandzukic non parlavano italiano, giusto, ma erano inseriti in uno spogliatoio guidato da Buffon, Chiellini, Pirlo, Marchisio, Barzagli, Bonucci, ma anche stranieri come Vidal e Lichtsteiner, che parlavano molto bene. C’era un nucleo che trasmetteva cosa fosse la Juve, dentro e fuori dal campo. La lingua non rende più forti, ma aiuta a essere leader, a rappresentare il club, a parlare ai tifosi (sentire sempre mediatori o traduttori raffredda il legame emotivo), all’ambiente. E una squadra come la Juve non è solo una somma di individualità, è anche immagine, comunicazione, cultura. Oggi invece sembra mancare proprio questo: un gruppo che trascini, che si faccia sentire, che faccia da collante. I tempi sono cambiati, sì, ma certi valori non dovrebbero cambiare mai.
  17. Juventus_addicted

    Koopmeiners: una volta centrocampista totale, ora totalmente inutile

    Il vero errore non è il giocatore in sé, ma la catena decisionale che lo ha preso a quel prezzo, con quelle aspettative, e senza un’idea chiara di cosa dovesse fare alla Juve. E più insisti a farlo giocare per “difendere l’investimento”, più fai danni: come continuare a usare un elettrodomestico sbagliato solo perché l’hai pagato tanto, invece di ammettere l’errore e cambiare strategia. Alla Juve il problema non è mai solo chi scende in campo. È chi decide chi deve scenderci, dove e perché. E finché non si capisce questo, continueremo a discutere degli effetti e mai delle cause.
  18. Juventus_addicted

    (Gds) "Stallo Chiesa, per la Juventus avanza il nome di Maldini"

    Fondamentalmente: possono giocare dove gli pare. Non stiamo parlando dei figli di qualcuno che si possa definire bandiera di una squadra. Del Piero era la Juventus. Maldini era il Milan. Totti era la Roma. E quegli altri… beh… dovresti aver capito 😏
  19. Juventus_addicted

    Dalla Turchia: offerta ufficiale della Juventus per En-Nesyri

    Vai @pablito77!
  20. Juventus_addicted

    È morto Rocco Commisso, proprietario della Fiorentina

    La notizia della scomparsa di Commisso riguarda la sua famiglia e i tifosi viola, a cui va (soprattutto alla famiglia) il rispetto umano dovuto. Detto questo, da juventino non posso dimenticare certi atteggiamenti. Negli anni Commisso si è fatto notare soprattutto per le continue accuse alla Juve, tra arbitri, regole non rispettate e calcio “malato”. Sempre parole, mai fatti, mai risultati. La Juventus ha continuato a vincere sul campo, la Fiorentina a inseguire e a lamentarsi. Per di più da Firenze direzione Torino sono stati venduti una serie di giocatori normali, strapagandoli, permettendo alle casse viola di respirare. Le sue uscite contro la Juve resteranno il classico esempio di vittimismo di chi guarda dal basso una storia che non potrà mai raggiungere. Superiorità non si rivendica, si dimostra. E la Juve lo ha sempre fatto, anche senza rispondere a certe polemiche. Fine delle polemiche, avanti Juve.
  21. Juventus_addicted

    (Gds) "Stallo Chiesa, per la Juventus avanza il nome di Maldini"

    I figli di Maldini devono giocare nel Milan. I figli di Del Piero alla Juventus. I figli di Totti alla Roma. I figli di *, tutti all'Inter. Sono un inguaribile romantico, certe dinamiche vanno preservate.
  22. Caro Stefano,
    ti porgo le mie sincere condoglianze per la perdita della tua mamma. Non riuscendo a scriverti in privato, ti lascio qui un abbraccio sincero, con l’augurio di ritrovarti presto sul forum quando e se te la sentirai.

    1. 29 MAGGIO 1985

      29 MAGGIO 1985

      Fratello bianconero, ho assai apprezzato il tuo graditissimo pensiero

      sei stato oltremodo gentile - Grazie .. Grazie .. ed ancora .. Grazie .. 

       

      Contraccambio il, seppur virtuale, abbraccio .. .salve Stefano !

  23. La vera domanda è: quanti soldi guadagna questo Romano (così come l’altro citato, Moretto) ogni volta che spara una notizia di mercato? Perché, a naso, questa su MIN_gueza ha tutta l’aria di trasformarsi nell’ennesima MIN_chiata.
  24. Juventus_addicted

    Gianluca Vialli, un modo di essere Juventus

    Il 5 gennaio non è una data qualunque per chi è juventino. È il giorno in cui ricordiamo Gianluca Vialli, uno che alla Juventus non ha semplicemente giocato: ha rappresentato un modo di essere. Nessun tono pietoso, perché non gli sarebbe appartenuto. Vialli era fatto di responsabilità, carattere e rispetto per la maglia, sempre. Arrivato in un momento delicato, si è imposto con il lavoro e con l’esempio. Capitano vero, prima ancora che per la fascia. Gol pesanti, sacrificio, leadership mai urlata. Roma ’96 resta una delle immagini più forti della nostra storia: non solo una coppa alzata, ma il simbolo di cosa significa essere pronti a reggere il peso della Juventus. Vialli quel peso lo ha cercato, non lo ha mai evitato. Non si è mai nascosto, né in campo né nella vita. Ha affrontato tutto con dignità, senza alibi, insegnando che vincere è importante, ma conta soprattutto il modo in cui ci arrivi. È questo che lo rende ancora oggi un riferimento per chi ama questi colori. E se oggi qualcuno indossa questa maglia senza capirne fino in fondo il significato, farebbe bene a rivedere le immagini di Gianluca Vialli: per capire cosa voglia dire avere carattere, assumersi responsabilità e onorare davvero la Juventus. Oggi non lo piangiamo: lo onoriamo. Perché certi uomini restano. Restano nella cultura della Juventus, in quell’idea di serietà, fame e orgoglio che ci distingue. Gianluca Vialli è stato uno di noi. E lo sarà per sempre. Fino all’ultimo. Fino in fondo.
  25. Juventus_addicted

    Gianluca Vialli, un modo di essere Juventus

    Capisco lo stupore, ma non lo leggerei come mancanza di rispetto. Il mio intento non era misurare l’affetto in pagine o commenti, ma ricordare cosa abbia rappresentato Vialli per la Juventus. Anche per chi non lo ha visto giocare, ricordarlo serve proprio a questo: capire che questa maglia pesa, e perché pesa. Gli apprezzamenti ricevuti (tanti, grazie a tutti) forse, sono un modo silenzioso di dire “ci sono”, soprattutto per chi certe emozioni le ha vissute davvero. E anche se il tempo passa, alcuni esempi restano attuali proprio perché parlano di valori, non di epoche. Di nuovo grazie, buona serata
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