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      Nuova versione VecchiaSignora.com: nuovo login e nuove funzioni   10/01/2018

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  1. Mancano ancora due mesi alla partita che, secondo tutti (partendo da Allegri) deciderà lo scudetto, ma le polemiche prendono già la rincorsa. E la questione che appassiona di più i social in questi giorni è la presenza o meno dei tifosi del Napoli nel settore ospite della Juventus. Un argomento un po’ stucchevole che si ripropone con una certa regolarità da quando i questori di Torino e Napoli (chissà se addirittura d’accordo) hanno deciso di vietare la trasferta all’una e all’altra tifoseria, onde evitare problemi di ordine pubblico. Effettivamente l’ultima volta che i tifosi del Napoli sono andati a Torino qualche problema di gestione si era verificato e la Juventus si era ritrovata con il settore ospiti devastato, con i rubinetti e i lavandini dei bagni divelti, gli scarichi otturati e altre assortite amenità. E pure a Napoli, l’ultima volta a cui è stato permesso ai tifosi bianconeri di andare al San Paolo, non era filato tutto liscio, con incidenti prima e dopo, oltre a un lancio di qualsiasi cosa (compresi urina ed escrementi) verso il settore ospite. Insomma, l’idea del questore di lasciare tutti a casa propria, non sembra particolarmente campata in aria, anzi si può definire saggia. Eppure, da parte napoletana c’è chi protesta e si augura che i tifosi azzurri vengano riammessi allo Juventus Stadium. Cosa che non esalta affatto la società bianconera e il questore di Torino al quale spetterà l’ultima decisione. Fonte: Tuttosport
  2. «Sono contento, perché ho lavorato tanto e non ho mai mollato»: è soddisfatto, e non potrebbe essere altrimenti, Stephan Lichsteiner, dopo il rientro nella Lista UEFA presentata dalla Juventus per la seconda fase di Champions League. «Ad inizio stagione sapevo che il mister avrebbe dovuto fare una scelta» - ha spiegato il laterale svizzero ai microfoni di Sky e Mediaset - «ed era consapevole del fatto che io sarei stato capace di gestire la situazione alla grande, così come era avvenuto l'anno scorso. Con lui ho un ottimo rapporto e non c'è mai stato alcun problema, anche se ovviamente mi è mancato un po' giocare in Europa: è stata dura andare allo Stadio, sentire la musica della Champions, senza scendere in campo. Ora, però, sono pronto a rientrare e speriamo tutti che il cammino sia lungo come l'anno scorso, magari con un finale diverso...». A proposito di Champions, la sfida contro il Tottenham si avvicina: «In Champions ci sono tante squadre fortissime ma noi dobbiamo innanzitutto stare attenti al nostro prossimo avversario. L'altra sera, contro il Manchester United, ho visto una squadra molto forte, sia tecnicamente che fisicamente, che gioca bene il pallone e che fa buon pressing». In Italia, invece, c'è un campionato relativamente al quale l'obiettivo dichiarato non può che essere la vittoria, soprattutto per un esacampione come Stephan: «Il nostro obiettivo è il settimo Scudetto: sarebbe qualcosa di straordinario, ma bisogna ancora lavorare per raggiungerlo. Non mi interessano i record personali: l'importante è che la Juve vinca e porti a casa i titoli, proseguendo la strada vincente di questi sei anni. Volere vincere è soprattutto una questione di orgoglio e di voglia di far bene: sappiamo bene che alla Juve bisogna fare la storia, e per farla bisogna vincere». La classifica delinea un testa a testa tra il Napoli e i bianconeri: «Penso che il campionato sia ormai una corsa a due tra noi e loro, ma non bisogna mai sottovalutare le altre squadre. La cosa più importante è continuare a vincere per mettere loro pressione, poi vedremo se sarà lo scontro diretto ad essere decisivo. Giocare prima o dopo cambia poco: se scendi in campo prima, puoi mettere pressione all'avversario, ma se scendi in campo dopo conosci già il risultato dell'altro e puoi reagire di conseguenza... Non vedo grandi differenze». Una Juve che ha dimostrato di saper sopperire anche alle assenze: «La squadra ha grande qualità ed una rosa ampia con tanti giocatori forti anche in panchina. Quando si fa male qualcuno, c'è sempre un compagno pronto a sostituirlo ed offrire ottime prestazioni: questo è uno dei nostri punti di forza». Esattamente un anno fa, il rinnovo con la Juventus fino al 30 giugno 2018. Quale sarà il futuro di Stephan? «Non abbiamo ancora parlato del futuro: ora sono concentrato soltanto su questi mesi e su questo finale importante di stagione, sia in Italia che in Europa, poi vedremo cosa accadrà in seguito».
  3. Raccontano che dopo Napoli-Bologna le polemiche arbitrali stiano montando come neppure la panna di primissima qualità, conservata accuratamente in frigo. Raccontano che fra rigori concessi e rigori non visti (oppure visti e non fischiati) al bar sport ci sarà da chiacchierare in libertà per giorni interi. Ma soprattutto raccontano che parte del popolo juventino si sia talmente imbestialita da aver invaso lo sfogatoio della Rete a suon di strali, improperi, invettive, lanciati in particolare da chi non vede l’ora che i campioni d’Italia operino il sorpasso in classifica sul Napoli. Molti, in questo senso, avrebbero scommesso su un nuovo primato bianconero grazie all’Atalanta che una settimana fa avrebbe dovuto fermare gli azzurri: non lo ha fatto, pazienza. E adesso che il calendario propone altri 7 incroci di campionato con la Juve destinata a giocare sempre prima dei rivali, l’auspicio da parte bianconera si rinnova. Sorge, tuttavia, un dubbio: ma siamo così sicuri che pure Massimiliano Allegri smani dal desiderio di lasciarsi dietro il Napoli prima possibile nella corsa al settimo scudetto consecutivo? Mah, il dubbio è atroce...C’è da star «calmi», direbbe Max per il quale non c’è fretta di riconquistare una vetta sulla quale gli sherpa bianconeri hanno posto la loro bandierina nel 2012 e da quel momento in poi il vessillo non s’è più schiodato. Non si tratta, banalmente, di mettersi a “gufare” l’avversario (ché di gufi in questa stagione non sono mai stati così stracolmi gli ambienti anti bianconeri: non si vede l’ora che il dominio juventino venga interrotto). Si tratta, piuttosto, di far sentire il fiato sul collo della preda da acciuffare, ma nei tempi giusti. E anche se si avvertisse tutta questa impellenza di riprendere il comando, i precedenti premierebbero i campioni d’Italia: negli ultimi sei anni è in questo periodo che hanno cominciato a concretizzare una supremazia indiscussa, oppure coronando un lungo inseguimento come nel 2016 quando a metà febbraio Simone Zaza certificò l’avvenuto passaggio di consegne. Al Napoli bello e divertente il primato effimero e il titolo di campione d’inverno, alla Juventus cinicamente brutale lo scudetto vero. Il piano volto ad agguantare la leggenda è chiarissimo. Fonte: Tuttosport
  4. Se domani Aurelio De Laurentiis si presentasse con un contratto a vita, lei lo firmerebbe? «Per la mia famiglia e per i tifosi, se il contratto fosse buono non avrei problemi a firmare, a restare per sempre. Qui sto benissimo, città e squadra mi danno tutto, io voglio restituire qualcosa ai napoletani, voglio dare loro lo scudetto».Un messaggio alla Juventus, il suo? «Si convincano, quest’anno vogliamo arrivare fino in fondo. Noi faremo di tutto per tenerla dietro, la Juventus, ma Roma e Inter non sono ancora fuori dal discorso scudetto. Il mio intento e quello dei miei compagni, è di mettere fine all’egemonia bianconera. Il primato in classifica ce lo stiamo meritando tutto, stiamo dimostrando che si può vincere anche giocando un calcio spettacolare». Dica la verità, cosa ha pensato dopo il gol subìto da Higuain nello scontro diretto, al San Paolo? «Che m’è mancato appena un centimetro per togliergli il pallone, sono arrivato un soffio dopo che lui aveva calciato in porta. Contro di noi la Juventus gioca così, segna un gol e poi si mette tutta dietro a difenderlo. Sono partite di grande livello, ma per un dettaglio si possono perdere. Comunque il Pipita è un fuoriclasse, è stato un piacere giocare con lui. Tra l’altro, essendo stato tre anni a Napoli, conosce tutti i nostri meccanismi e, dunque, riesce sempre a sorprenderci». Fonte: La Gazzetta dello Sport
  5. Come noto, l’attuale capolista Napoli e l’attuale inseguitrice Juventus (che però secondo alcuni resta pur sempre favorita e squadra da battere) ne stanno attuando due completamente diversi, fors’anche agli antipodi. Al punto che - addirittura - l’Italia dei calciofili si è spaccata tra il partito dei pro Maurizio Sarri (lo scienziato, con il suo bel gioco, gli schemi, i movimenti di squadra provati e riprovati, memorizzati al dettaglio) e il partito dei pro Massimiliano Allegri (l’artista pragmatico, che ai moduli fissi preferisce i guizzi d’ingegno e agli schemi millimetrici antepone l’attitudine alla “giusta giocata” e “lettura del momento” dei suoi calciatori). Banalizzando si potrebbe persino dire che l’uno preferisce i risultati - tanti quelli ottenuti sinora con la Juventus - all’estetica, ricordando una emblematica frase che ha pronunciato proprio il tecnico livornese: «Giocare bene è più facile che vincere». Ebbene, al di là delle filosofie, c’è un dato su tutti - anzi, meglio, ce ne sono due - che sintetizzano in maniera perfetta i due approcci calcistici di questo Napoli e di questa Juventus: vale a dire, il numero di dribbling e il numero di passaggi che i giocatori delle due squadre effettuano a partita. Numeri che dimostrano quanto la formazione di Sarri sia improntata al possesso palla (autentico marchio di fabbrica dell’azzurro) e alla costruzione di gioco previa fitte trame; mentre la formazione di Allegri punti maggiormente sulla giocata del singolo. Eccoli, i dati: numero di passaggi effettuati dal Napoli in queste prime 20 partite di campionato: 14.481; contro gli 11.599 dei bianconeri. All’inverso i rapporti in quanto a dribbling riusciti: la Juventus quasi doppia i rivali giacché vanta addirittura 258 uno contro uno vinti, a dispetto degli appena 172 dei rivali scudetto. Ancor più interessante notare che rispetto lo scorso campionato (le prime 20 partite della stagione 2016-17), le due squadre hanno ulteriormente incrementato le specifiche attitudini. I passaggi del Napoli sono cresciuti dell’8,5 per cento mentre i dribbling della Juventus addirittura del 35 per cento. Fonte: Tuttosport
  6. La vigilia di Napoli-Juventus è strana, Beppe. Gioca Mandzukic, anzi no...Mandzukic si infortuna; gioca Dybala falso nove, anzi no...gioca Higuain. Il contesto è particolare, è un contesto da Juve in difficoltà, che perde diversi uomini ma ne recupera uno a soli 4 giorni da un'operazione chirurgica. Un contesto da Juve (punto). A San Paolo c'è il Napoli di Sarri, che per cercare la fuga che potrebbe mettere a distanza di sicurezza la Vecchia Signora ha a disposizione il suo solito 11. Solito, appunto. Forse anche troppo. Perchè Allegri modella la sua squadra per neutralizzare i punti di forza degli uomini guidati dall'ex tecnico dell'Empoli, limitando (o addirittura azzerando, ove possibile) i rischi pur non precludendosi la possibilità di approfittare delle debolezze strutturali dell'avversario. Non inganni la presenza di Matuidi: nonostante la coesistenza del francese con Pjanic e Khedira, la Juventus ha operato un 442 che vedeva l'utilizzo dell'ex PSG nella posizione di esterno sinistro. Un tratto distintivo della partita dei bianconeri è stata l'ossessiva ricerca del fraseggio basso, talvolta anche quando le condizioni non lo permettevano: l'utilizzo del giropalla basso, nonostante i rischi, era il mezzo che, fondandosi sulla fiducia dei mezzi tecnici dei calciatori, permetteva di sfruttare la peculiarità che ha il Napoli nell'andare a pressare alto i portatori di palla. Nel tentativo di recuperare la sfera in posizione avanzata, gli uomini di Sarri si riversano in avanti lasciando ampi spazi alle proprie spalle. L'idea è quella di tagliare fuori le linee di pressing avversario attraverso una circolazione puntuale e precisa in modo da poter aggredire gli spazi alle spalle dei centrocampisti. Questa soluzione ha giovato allo stesso tempo della scelta di Sarri di mandare Callejon in pressione su Chiellini: il tentativo di mettere sotto pressione il difensore tecnicamente meno dotato ha però portato, nel gioco delle pedine, Asamoah ad essere sempre libero di ricevere. Per cui a parte un paio di situazioni in cui Callejon andando in uscita alta è riuscito a chiudere la luce del passaggio, Chiellini è spesso riuscito a servire il ghanese, che è in virtù di questa sua libertà è stato trovato agevolmente anche dagli altri compagni. Due delle tre nitide occasioni (gol compreso) prodotte dalla Juventus sono nate proprio da situazioni di questo tipo. https://vimeo.com/245536149 https://vimeo.com/245536654 Forzando l'uscita palla a terra dalla difesa, la Juve produce una palla gol colossale vanificata dal riflesso di Reina La fase di non possesso della Juventus si è modellata sulla base delle peculiarità del gioco Sarriano, che vede una costruzione targata "catena sinistra" e perfezionata dalla ricerca del fraseggio al limite dell'area per liberare l'inserimento di un attaccante o dalla ricerca dell'ormai famigerato taglio di Callejon sul secondo palo. Il lavoro di Dybala (costantemente a schermare Jorginho) e Higuain (in pressione su uno dei due centrali) hanno sporcato e rallentato la prima impostazione napoletana, costringendo la squadra di Sarri a dover iniziare la manovra dai piedi di Koulibaly e, soprattutto, Albiol che si è rivelato particolarmente impreciso. Per ciò che riguarda la componente più architettonica, la Juventus ha operato una fase di non possesso assai particolare: i quattro centrocampisti disposti in linea non occupano tutto il campo ma sono tra loro molto stretti a fare densità in zona centrale, impedendo a Mertens di ricevere palla tra le linee e di poter quindi scatenare la sua rapidità. Questo escamotage ha come diretta conseguenza l'aver "invitato" il Napoli ad avere sbocchi sulle fasce, dove però i bianconeri hanno già preparato adeguate contromisure. Come si diceva, la catena mancina è la vera "mente" del gioco dei partenopei, motivo per il quale la Juventus aumenta la concentrazione di uomini quando la palla transita in quella zona di campo, e lo fa mandando Khedira al raddoppio sul terzino e lasciando Insigne in consegna a De Sciglio. Ne deriva che, quando costruiscono da sinistra, gli azzurri difficilmente riescono a sfondare, per cui si trovano costretti a dover andare sulla fascia opposta, molto più spartana e meno adatta alla costruzione della manovra. https://vimeo.com/245536967 Nelle transizioni da lato forte a lato debole, il Napoli è talvolta riuscito a premiare la sovrapposizione di Mario Rui: in queste circostanze la Juventus, conscia di una superiorità fisica disarmante rispetto agli avversari, ha preferito tenere De Sciglio in controllo su Insigne (impedendo al terzino avversario di poter imbucare il folletto napoletano dentro l'area) e portare Rui al cross, in virtù del quale Chiellini e Benatia hanno avuto vita facile. https://vimeo.com/245537177 Riguardo la pericolosità dell'ala spagnola, infine, Asamoah è stato sempre attento ad assorbirne i movimenti neutralizzando di fatto uno dei due modi che ha l'avversario di arrivare in porta. Dopo il gol di Higuain, il forcing napoletano è perdurato per tutta la partita e la Juventus si è dedicata principalmente all'accuratezza della fase difensiva. Facendo leva sull'attitudine del Napoli a saper inscenare un solo spartito e sulle difficoltà degli uomini di Sarri di variare modo di giocare in base alle difficoltà proposte dalla partita, i bianconeri, con una partita sporca, corrotta e demoniaca, riescono a portare a casa tre punti che hanno sapore di sei. Ed il Napoli, adesso, è ad una sola lunghezza. Th3 Joker C.G.
  7. Juventus (4-3-2-1): Buffon; De Sciglio, Benatia, Chiellini, Asamoah; Khedira, Pjanic, Matuidi; Dybala, Douglas Costa; Higuain.