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  1. Szczesny 6,5 Cancelo 6,5 Bonucci 6,5 Chiellini 7 Alex Sandro 6,5 Emre Can 7 (Sembra ce ne siano un paio, ma in senso positivo, per quanti palloni sradica, quanti avversari aggredisce,quante volte si propone. Non ha il sofisticato senso della posizione di Khedira, ma entra nel gioco con una combinazione di quantità e qualità non comune. Ne subisce la prepotenza fisica e tattica anche Zielinski) Pjanic 7 Matuidi 6,5 Mandzukic 8 Dybala 6,5 Ronaldo 8 ( E l’alieno mise infine piede sulla Terra. Devastante, impressionante, di una categoria assente nel nostro campionato. Prende in mano la Juve nel momento più complicato e nella partita più importante, la sublima quando la superiorità si fa imbarazzante.Itre assist non sono tutto. E poi è affamato. Come un debuttante) Bernardeschi 6 Bentancur 6 (Non è più il ventenne orgoglioso e acerbo dell’anno scorso, ma un giocatore fatto e finito, come s’è visto al Mondiale. Però la crescita s’è un po’ fermata. Dentro per Can, il compitino, il «passaggetto» un po’ così, l’errore di valutazione. Ha testa e carattere per il gran salto. Prima osava troppo, ora «deve» osare di più) Cuadrado s.v Allegri 7 (Per lui vale ormai il discorso di chi allena le grandissime. Facile giocare con Ronaldo & C., d’accordo, ma non sono tanti quelli che riescono a gestire quasi due squadre titolari. Legge bene la sfida, ha ragione a sistemare Dybala tra le linee, presto non potrà più rinunciare a Can. Come dice Lippi, pronto per il club dei top) La Gazzetta dello Sport Szczesny 6,5 Cancelo 7 Bonucci 6,5 Chiellini 7 Alex Sandro 6 Emre Can 6,5 Pjanic 6 Matuidi 6,5 Mandzukic 8 Dybala 6 Ronaldo 8 Bernardeschi 6 Bentancur 6,5 Cuadrado s.v Allegri 7,5 Tuttosport Il Corriere della Sera La Repubblica Il Giornale Libero
  2. Primo giallo severo perMario Rui. Partita ricca di episodi controversi, non tutte le decisioni di Banti convincono. La prima al 23’: Chiellini merita il giallo per un mani chiaramente volontario. Un minuto dopo, il metro è diverso: fallo di Mario Rui su Pjanic, il portoghese tocca prima il pallone poi non può evitare l’impatto con il bosniaco, Banti stavolta è severo e lo ammonisce. Al 41’ Albiol a contatto con Chiellini in area: il braccio del difensore del Napoli è al limite, ma è giusto lasciar correre. Al 13’ della ripresa, sciocchezza di Mario Rui, che interviene col piede a martello su Dybala: doveva ricordarsi di essere già ammonito (anche se ingiustamente), il rosso a quel punto è inevitabile. Nel parapiglia che si scatena, Bonucci appoggia la testa sulla fronte di Allan e viene giustamente ammonito. Al 40’ giallo per Alex Sandro, col quale in precedenza Banti aveva usato clemenza. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  3. giusardegna

    Il pre-partita di VecchiaSignora: Juventus-Napoli

    Juventus (4-3-3): Szczesny; Cancelo, Bonucci, Chiellini, Alex Sandro; Can, Pjanic, Matuidi; Bernardeschi, Mandzukic, Ronaldo.
  4. Allegri e Ancelotti, il punto di inizio della loro storia in bianconero è stato simile. Gli sputi che hanno accolto Max sono già storia, poi cancellati un trionfo dietro l’altro. Quel coro umiliante rivolto ad Ancelotti («Un maiale non può allenare») è stato poi umiliato dalla storia, che ha visto l’attuale tecnico del Napoli diventare uno degli allenatori più vincenti di sempre anche se poi sulla panchina della Juve ha portato a casa solo una Coppa Intertoto e due secondi posti per un punto.«Quell’odio nei confronti di Ancelotti è rimasto uno dei più grandi misteri della mia carriera», racconta Alessandro Birindelli, tra i leader silenziosi di quella Juve che dominava a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila. «Io sinceramente non ricordo nemmeno un atteggiamento fuori posto di Ancelotti da calciatore, sia ai tempi della Roma che del Milan. In questa circostanza bisogna ammettere che i tifosi della Juve furono semplicemente prevenuti, come d’altronde fecero anche con Allegri al momento del suo arrivo. La differenza fu nei risultati, questa Juve vinse subito mentre noi con Ancelotti perdemmo due scudetti per un punto». Ma il distacco dai tifosi non era solo legata al periodo senza successi tra i due cicli vincenti di Marcello Lippi: «In quella fase ricordo bene che vivevamo un momento in cui la famiglia Agnelli non poteva investire come prima nella Juve. C’erano altre priorità e dovevano gestire la crisi anche in Fiat, quindi tra una campagna acquisti meno importante e risultati che non arrivavano un po’ di malumore tra i tifosi era forse inevitabile». Niente però che potesse giustificare quell’accanimento nei confronti di Ancelotti: «Ripeto, per noi era inspiegabile. Parliamo di un grande allenatore, che successivamente ha dimostrato di essere anche vincente come nessun altro. Ma anche di una grande persona che era riuscita a conquistarci subito». Oggi è tempo di Juve-Napoli, di Allegri-Ancelotti. Una sfida nella sfida, Birindelli sorride: «Sarà una gran bella partita, non ho dubbi. Anche perché sia Allegri che Ancelotti sapranno stupire con qualche mossa a sorpresa, proprio in un’occasione dove le formazioni sembrano scritte sono sicuro che sapranno giocarsi qualcosa di particolare per spiazzare l’avversario» : «Non saranno questi tre punti a decidere lo scudetto, ma se mi viene chiesto un pronostico dico che stasera vincerà la Juve». Fonte: Il Corriere di Torino
  5. Atalanta Bologna Cagliari Chievo Empoli Fiorentina Genoa Inter Lazio Milan Napoli Parma Roma Sampdoria Sassuolo Spal Torino Udinese
  6. Le parole di Massimo Mauro a Sky calcio club durante il senza giacca dove si è parlato dello scudetto, ormai quasi certo, della Juventus.
  7. Nel 2418° giorno di un ciclo di vittorie unico (giorno più, giorno meno… però duemilaquattrocentodiciotto! Mica pizze e fichi!), proviamo a mettere in ordine alcune questioni sulle quali ognuno potrà trarre le proprie considerazioni. La Juve di quest’anno ha il 2° miglior punteggio di questi 7 anni (inferiore solo all’anno dei 102pt); un numero di gol subiti in linea con i precedenti; nettamente il miglior numero di gol fatti e la miglior differenza reti. Ognuno può prendere questi dati come vuole nei suoi giudizi, ma questi sono. Fino ad una settimana fa il resoconto di questi numeri era persino maggiore, prima delle ultime due deludenti uscite della squadra. Chiariti i dati, si può dire come, forse, più che ricoprire di colpe la Juve, che comunque ha per aver dilapidato 5 punti (hanno i loro difetti tutti i vincitori), si debbano ascrivere i dovuti meriti al Napoli, autore di un percorso, fino ad ora, strepitoso. Entrambe le squadre “rischiano” di superare i 90 punti: praticamente un campionato pazzesco! Ma non perché una delle due abbia rallentato il suo passo (anzi), ma perché l’altra ha tenuto un ritmo martellante, frutto di un calcio più solido, concreto e molto, ma molto meno bello rispetto agli altri anni (il numero di vittorie con un gol di scarto o di partite “risolte” anche quando non pienamente meritate è di molto superiore alle stagioni precedenti). Per mantenere questo ritmo (e tenere fede ad un patto “della vita”), il Napoli ha dovuto e potuto (a differenza nostra) rinunciare a tutto il resto. Fuori nei giorni di Champions, fuori subito in Europa League, fuori in Coppa Italia. Si dirà: per una questione di rosa. Beh, non è esattamente vero! Perché quella del “Napoli che ha 12 giocatori” sta diventando una leggenda che fa comodo a tanti giornalisti nazionali, ma che persino alcuni tra quelli napoletani smentiscono. Senza entrare nel merito di quale ai punti sia la rosa più forte (la nostra), discutiamo sulla profondità. Il Napoli ha due portieri di livello (il secondo era un titolare l’anno scorso in Serie A). Inizia la stagione con 5, cinque centrali difensivi. Dietro ad un ex del Real Madrid (Albiol) e a Koulibaly, stazionavano in panca Chiriches (capitano di una nazionale e prelevato dal Tottenham, all’epoca ricercato anche da altri importanti club italiani, più volte entrato anche nelle chiacchiere bianconere), Maksimovic (che dopo essersi “rivelato” benissimo nel Torino al pari di altri compagni di squadra, venne acquistato quasi in pompa magna) e Tonelli, un fedelissimo del “gioco di Sarri”, come quinto. A destra oltre ad un altro fedele di Sarri, Hysaj, staziona Maggio. Ovvero quello che fino a qualche anno fa si giocava la palma di “miglior terzino destro del campionato” insieme a Lichtsteiner, che è ancora alla Juve anche lui. A sinistra lo sfortunato Ghoulam (gli infortuni purtroppo fanno parte delle annate, loro ne hanno avuto due più seri sul lungo termine, noi molti di più sul breve termine) ed un altro fedelissimo di Sarri, quel Mario Rui che una volta fatto giocare è ri-entrato presto nei meccanismi del suo tecnico. La Juve ha ripescato una buona stagione di Asamoah. Profondità pari dunque, anche in rapporto alla proporzione sulla qualità tra titolari e panchinari (non si parla di chi abbia la difesa più forte, ma della “profondità”). A centrocampo vediamo le riserve accanto ai tre “titolarissimi”. Zielinski è quasi un titolare aggiunto, il “quarto”, che nel rendimento ha forse superato persino Hamsik. Il “quarto” della Juve è Marchisio, reduce da un infortunio come quello di Ghoulam e sempre alla ricerca della giusta condizione. Poi c’è il giovane di talento, Rog, che ha debuttato con la nazionale croata 4 anni fa, molto prima del suo omologo bianconero (Bentancur, che però Allegri non fatica a far giocare di più), e che si è fatto anche l’Europeo in Francia nel 2016. Quindi, a fare il paio con Sturaro, rimane Diawara, che in realtà lo scorso anno, ad un certo punto, aveva persino scalzato Jorginho dalla titolarità. Anche qui possiamo dire che la proporzione (non il peso sul bilancino tra un Khedira e un Allan, o tra Pjanic e Jorginho, non si sta parlando di quello) sia pari. Veniamo all’attacco. Qui la Juve quest’anno ha sicuramente arricchito il suo parco giocatori comprando due esterni di qualità. E supera quindi, in proporzione, un Napoli le cui riserve, però, ci fanno arrivare al succo del discorso. In realtà gli azzurri iniziano la stagione con Giaccherini come riserva (ex Juve, acquistato dopo un ottimo Europeo), e Milik, che inizialmente doveva essere il titolare, relegando Mertens (!) al ruolo di riserva. Poi sappiamo come sono andate le cose, gli infortuni, ecc, sorvolando su Ounas. Ma sappiamo anche che Giaccherini (che quasi fa lo scherzetto ai suoi ex compagni in Napoli-Chievo) è dovuto scappare per disperazione. Già, perché non giocava mai. Così come Pavoletti. Così come Gabbiadini. Così come fu fatto capire a Zapata (oggi titolare alla Samp). Così come ha capito Maksimovic, partito a gennaio insieme a Giaccherini. Così come ha capito Strinic, prossimo terzino del Milan, che aveva quasi pensato di ritirarsi. Ecco, se tu i giocatori li hai, ma non li ruoti mai, nemmeno quando vinci 3-0 contro il Benevento, poi forse sì… all’occhio del commentatore distratto sembrerà sempre che “il Napoli ha 12 giocatori”, come da refrain ormai consumato. Ricordiamo che già due anni fa si iniziò a dire, in estate, che “ora il Napoli ha anche la rosa, non più solo gli undici”, e che lo scorso agosto, invece, veniva incensato dalla critica per aver tenuto tutti i giocatori (oltre ad esser visto dichiaratamente come favorito per lo scudetto, prime pagine manent). Ecco, questo giusto per chiarire alcuni punti su cui spesso si discute facendo un po’ di confusione. Lasciando a voi le riflessioni su tali considerazioni (che era opportuno quantomeno rimettere in ordine), va detto che queste, ovviamente, nulla tolgono alle ultime due recenti prestazioni deludenti della Juve. L’ultima, in generale, è stata nel complesso una brutta partita. Ma una Juve deludente nell’approccio e nella gestione, e visibilmente sulle gambe, con troppi giocatori in condizione precaria, non è stata però “dominata” dal Napoli. A “Dybala nullo” è corrisposto infatti un “Mertens nullo”, così come Callejon e Milik non hanno fatto più di Higuain. Il Napoli però ha saputo meglio interpretarla, soprattutto difensivamente, chiudendo ogni soluzione offensiva. Ma senza strafare. Solo per fare un esempio, lo scorso anno pareggiammo al San Paolo soffrendo il quadruplo, così come abbiamo patito maggiormente molto di più altri finali di partita in cui l’effetto-barricata è stato decisamente superiore. E’ stata decisa al 90° da un macroscopico, assurdo, errore di un singolo (nettamente il migliore dei nostri, non nuovo però a disattenzioni dell’ultimo minuto), prontamente punito dal gran gesto tecnico dell’avversario. Fino a quel momento i commentatori dicevano che dal Napoli, per vincere la gara della vita, ci si sarebbe dovuto aspettare qualcosa di più, visto che, dovendo per forza fare i 3 punti, non aveva impensierito troppo la porta della Juve. Lo stesso, presumibilmente, avrebbero detto i loro tifosi se fosse finita 0-0, e si sarebbe lodata la “gestione della sofferenza” bianconera, il “saper tenere il +4 pur essendo cotti”, e menate varie. Questo per dire come siano spesso loro, i commentatori, i primi seguaci del risultato che cambia tutto. Ad ogni modo gli errori fanno parte delle partite. Stavolta abbiamo sbagliato noi e ci teniamo la sconfitta. Sconfitta che, però, inizia tre giorni prima, a Crotone. Perché gli scontri diretti si vincono e si perdono, mentre su certi campi, se sei in vantaggio, perdere punti diventa pesante, e può far girare, psicologicamente, il vento in poppa. Questa è forse la cosa che lascia più rammarico. E tutto ciò al netto di una forma psico-fisica mediocre, che è la prima cosa assolutamente da recuperare per provare a giocarsela veramente DA JUVE. Ora è difficilissima, sappiamo perché (calendario, pressione, spinta generale affinché lo vinca il Napoli, ecc). Il punto di vantaggio forse non corrisponde, visti i rischi, ad un vantaggio reale. Ma rimane un torneo la cui somma dei punti (o della media punti) tra prima e seconda risulterà probabilmente la più alta nella storia dei campionati a 3pt per vittoria, in Italia! Da record. P.S.: Se il nostro allenatore avesse dovuto mostrare il dito medio per ogni volta che siamo stati accolti “male” in trasferta, con vetri del pullman rotti da pietre (non da dai “vaffa” avversari) eccetera, Crozza avrebbe il repertorio pieno per i prossimi 3 anni! A delineare certe differenze c’era invece un capitano che è andato a complimentarsi con ognuno dei nostri avversari sotto un settore ospiti aperto! Non chiuso. Aperto! Grazie all’impegno mellifluo di alcuni giornalisti che hanno messo in piedi una campagna mediatica unilaterale. Uno di questi giornalisti, ovvero Marino Bartoletti, in tutta risposta ad un segno di civiltà che ancora non abbiamo visto dall’altra parte, ieri non solo ha nuovamente accusato Buffon per il post Real, ma ha aggiunto che gli è sembrato forzato il suo gesto di complimentarsi con i giocatori del Napoli (lui che lo fa sempre). L’altro ieri, nel frattempo, in alcune tv nazionali, ci veniva detto che il dito medio di Sarri ai tifosi della Juve non era così grave, perché “se l’avesse fatto Mourinho avremmo detto che era un capolavoro”. Sempre ieri, l’account twitter di tgcom24 risponde ad un tweeet di Sandro Piccinini infamando le vittime dell’Heysel, salvo poi cancellare subito dopo il post. Ecco, se già l’amore per la nostra squadra è infinito, e quindi sufficiente per tifarla sempre e comunque (sempre e comunque)... le solite bastardate di certi mentecatti impongono sostenerla il triplo! Ammesso che esista il triplo di infinito.
  8. La risposta di Paolo Rossi ad un tifoso del Napoli che scrive un tweet a J TV
  9. La Lega ha ormai deciso. Si giocheranno in contemporanea le partite di Juventus e Napoli nelle ultime due giornate. E non solo. Verranno programmati blocchi di gare allo stesso orario, in funzione dei diversi obiettivi di classifica: non solo per lo scudetto ma anche per la volata europea e per la salvezza. La contemporaneità, prevista da regolamento solo nell’ultimo turno, verrà quindi estesa al penultimo. Ciò significa che Roma­-Juventus e Sampdoria-­Napoli, in programma nella 37a giornata di campionato, si giocheranno entrambe alle 20.45 di domenica 13 maggio, in una serata che si annuncia densa di emozioni. La richiesta del club di De Laurentiis, quindi, verrà accolta, anche se inizialmente il Napoli aveva provato a chiedere la contemporaneità delle ultime 4. La Lega aspetta lo svolgimento delle partite del weekend per poter calendarizzare le ultime due giornate. Non a caso non erano state ancora definite le finestre televisive, proprio per avere mano libera ed evitare di «disturbare» i broadcaster. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  10. Buffon 6 (Per dare il senso di una squadra che tira e l’altra (la Juve) che fa il solletico. Devitalizza Insigne due volte, un tiro di Mertens, sta attento al tiro-cross di Mario Rui e su Koulibaly non è colpa sua) Howedes 5,5 Benatia 5 Chiellini s.v Asamoah 5,5 Khedira 5 Pjanic 5,5 Matuidi 6 Douglas Costa 5 Dybala 5 Higuain 5,5 (Allora: mezzo voto in più perchè se nessuno lo assiste o gli dà un mezzo pallone sfruttabile, poi tocca a lui andarsi a prendere qualcosa di decente. E un qualcosina se la crea ma lo lasciano solo e dentro il vuoto ) Lichtsteiner 5 Cuadrado 5 Mandzukic 6 Allegri 4,5 (Qualcuno ha notizie della Juve? Imprecisa, impantanata e rattrappita, brutta. La scelta-Dybala non va ma è vedere soprattutto una squadra impaurita e molle che dà l’idea di gestione scarna e sbagliata) La Gazzetta dello Sport Buffon 6 (Serata di gestione delle poche occasioni costruite dal Napoli, soprattutto dalla distanza. Può nulla sull'incornata ravvicinata e rabbiosa di Koulibaly) Howedes 5,5 Benatia 5,5 Chiellini s.v Asamoah 5,5 Khedira 5 Pjanic 5,5 Matuidi 5 Douglas Costa 5 Dybala 4 Higuain 4,5 Lichtsteiner 4 Cuadrado 5 Mandzukic 5 Allegri 5 Tuttosport Il Corriere della Sera La Stampa Il Giornale Libero
  11. Ci troviamo costretti a smentire l’ennesima leggenda sulla Juventus che sta prendendo piede sul web. Solitamente, quando escono fuori certe congetture, assistiamo a due macro-tipi di evoluzioni (sarebbero molti di più, ma fermiamoci a due): la prima è il dilagare della frustrazione tra le menti malate, accompagnate però dallo sguardo compassionevole di chi possiede almeno un neurone nel cervello, e sorvola (vedi il proseguire la polemica sullo “Scansuolo” nonostante si sia dimostrato come quest’ultimo nelle ultime quattro stagioni abbia portato via alla Juve gli stessi punti del Napoli, segnando peraltro il momento di crisi bianconero più importante degli ultimi 7 anni); la seconda è invece la parvenza che certe voci, certe statistiche, certi dati, riescono ad assumere con il passaparola da un sito all’altro, raggiungendo anche mezzi di comunicazione più importanti, e quindi si interviene per provare a mettervi un freno (ricordiamo quando un giornalista condannato per diffamazione riuscì a divulgare un fake sulle parole di Sergio Ramos verso la Juve, e queste furono riprese a poco a poco da chiunque, persino da Sky, con scuse successive della giornalista che ci cascò). Ecco, proprio per questo motivo, visto l’andazzo creato da questo nuovo SGOOB, “a malincuore” dobbiamo spegnere gli entusiasmi de Il Napolista, nello specifico di Fabio Avallone, che in data 5 aprile, forse ancora in preda all’ebbrezza, si sbrigò a stilare un articolo il cui titolo recitava così: “La Uefa discrimina la Juventus: in Europa quasi il doppio delle ammonizioni per i bianconeri” Sottotitolo: “I bianconeri sono la squadra più ammonita tra le otto di Champions, con una media di 2,4 cartellini gialli a partita. In Italia la media è di 1,4.” Come vedremo, riuscire a sbagliare tutto già nel titolo (e di conseguenza nel sottotitolo) è un’impresa non da poco, per la quale ci congratuliamo con Il Napolista. Ma il succo del discorso viene alla fine. Avallone inizia col dire che “la Juve è la squadra più fallosa della Champions”. Giusto, se consideriamo IL NUMERO DI FALLI delle squadre presenti ai quarti di finale. Quando cita le altre squadre, infatti, dimentica di nominare il Tottenham, secondo in graduatoria a pochi falli dalla Juve ma con una partita in meno (quindi superato proprio in occasione dell’andata dei quarti di finale). In realtà il dato NON E’ GIUSTO se consideriamo anche i falli medi di tutte le squadre della Champions, comprese quelle eliminate (altrimenti più si va avanti nella competizione e più sarà facile risultare la “squadra più fallosa della Champions”, considerando solo la "quantità"). Prendendo quindi in considerazione il dato sui falli a partita (che ci restituisce meglio la statistica), la Juve sarebbe settima. Il tutto è facilmente verificabile attraverso una decina di fonti statistiche. Ma non è questo il punto focale. Questo è solo riscaldamento. Il primo punto focale è quando Avallone nel suo pezzo dice questo: “La Juventus è (di conseguenza) anche la squadra più sanzionata (22 ammonizioni, quasi 2 e mezzo a partita). Seguono Bayern (20), City (17), Siviglia e Barcellona (16), Real (13), Liverpool e Roma (11). In patria, invece, la squadra più fallosa è il Siviglia con quasi 15 falli commessi e 2,4 ammonizioni a partita. Seguono Bayern (11,9 e 1,4), Real (11,6 e 1,2), Juventus (10,9 e 1,4), Roma (10,4 e 1,6), Barcellona (10,2 e 1,6), Liverpool (9,5 e 1,22) e City (8,8 e 1,5). Il dato è sicuramente influenzato dal diverso approccio che le squadre assumono nelle due competizioni, ma è difficile non pensare che sia anche il diverso metro arbitrale utilizzato a condizionare il numero di cartellini sventolati. Se la Juventus subisse in Serie A lo stesso numero di ammonizioni a partita che le vengono affibbiate in Champions ne avrebbe collezionate già oltre 73, contro le 41 effettivamente irrogate con conseguente aumento delle squalifiche.” Un bel guazzabuglio nel quale è facile riuscire a farsi tornare i conti. Perciò veniamo alle correzioni. I cartellini subiti dalla Juve in Champions sono 21, perché il rosso preso da Dybala è contemplato nel “doppio giallo” (quindi nella somma dei gialli). Ma fin qui cambia poco. Poi… quel “quasi 2 e mezzo a partita” che nei calcoli di Avallone diventerà effettivamente un “2 e mezzo” quando trarrà le sue illuminanti conclusioni (per chi fa una statistica che si basa sui decimali fa tutta la differenza del mondo, tranne che per qualche lettore sprovveduto), è in realtà un 2,33 (21 cartellini in 9 partite disputate fino al 5 aprile). Ma ciò che è palesemente sbagliato è il dato che riguarda i falli e le ammonizioni in patria (sempre al 5 aprile, data di redazione dell’articolo), che da fonte Lega Calcio (ma anche da altri siti come whoscored o transfermarkt) risultano essere 48, non 41 come citato nel pezzo (ben 7 cartellini in meno). 13,7 a partita, non 10,9! Dividendo quindi il numero esatto di cartellini per il numero di gare disputate al 5 aprile (ovvero 30) esce fuori un parziale di 1,6 cartellini a partita (non 1,4). Di conseguenza il differenziale della Juve tra Europa e Italia scende a 0,73, ponendosi in graduatoria dietro il Bayern Monaco. MA ATTENZIONE! Nonostante già qui si possa speculare sulla precisione dei calcoli, il bello viene alla fine. Dopo le considerazioni precedenti, infatti, Avallone conclude il suo bel pezzo sul Napolista così: “Il divario tra i due metri arbitrali è inaccettabile e la Lega Calcio dovrebbe prendere provvedimenti. Data per accertata l’acclarata infallibilità dei fischietti italiani, infatti, è chiaro che l’Uefa trama contro i bianconeri e siamo certi che presto saranno intraprese tutte le iniziative necessarie per tutelare la Juventus anche in Europa.” Una chiusura onesta, insomma, tra la richiesta di un intervento salvifico della Lega Calcio (di cui però sarebbe bastato leggere i dati esatti) e l’ironia sul metro che la Juve riceverebbe in Europa. E naturalmente si aprono le danze! Via coi commenti di chi già vedeva gli estremi per lanciare una petizione, via con la denuncia di questo “schifo”, via con gli amici degli amici che hanno iniziato a rimbalzare la statistica sui vari siti, dando vita allo slogan “benvenuti in Italia” (slogan che se rigirassimo al mittente saremmo tacciati di qualsiasi cosa, e che quindi trasformiamo in “ben svegliati in Italia”). A questo punto viene spontanea una domanda… ma dopo tutti questi errori, almeno, Avallone se l’è studiato il Napoli? E al Napolista, a parte la revisione approssimativa dell’articolo, è venuto in mente di analizzare il dato sul Napoli prima di inanellare la solita catena di Sant’Antonio su una leggenda che passa da sito a sito? No, non gli è venuto in mente. E noi che ci stiamo a fare? Semplice. Attraverso le stesse fonti sui può risalire ai cartellini che riguardano sia il girone di Champions del Napoli che ovviamente la Serie A. In Champions il Napoli ha preso 13 cartellini in 6 gare (2,16 a partita); in campionato (al 5 aprile) 42 (si tratta di 41 ammonizioni nelle quali è compresa un’espulsione per doppio giallo + un espulsione per rosso diretto). 42 diviso 30 fa 1,4 a partita, che rapportato all’omonimo dato in Europa ci restituisce un differenziale di 0,76, superiore di uno 0,03 a quello della Juve! Meraviglioso! Un epic fail che si ritorce contro chi ha creato la fake news. Va assolutamente precisato (per correttezza), che se già la differenza di uno 0,1 è minima, la stessa diventa risibile quando si parla di uno 0,03. Ma è parecchio divertente notare come alla fine di tutto sto giochino il Napoli abbia, sebbene di un nulla, addirittura un differenziale di cartellini tra Europa e Italia superiore a quello della Juventus (noi diciamo "pari" perché un minimo di buon senso lo abbiamo, ed è un dato che si limerà ora in un modo ora nell’altro da qui in avanti, ma sostanzialmente pari). Volendo aggiungere alla statistica anche i numeri delle due partite in Europa League il dato, praticamente, si pareggia perfettamente con quello della Juve. Sinceramente spiace che la Uefa discrimini così tanto il Napoli. Il divario tra i due metri arbitrali è inaccettabile! E allora rimane aperta una questione: che dite, Avallone, Napolista, lo vogliamo intimare o no sto benedetto intervento della Lega Calcio per mettere fine a questa ingiustizia e denunciare le oscure trame europee contro gli azzurri, o continuiamo a fare finta di niente?
  12. La giuria è numerosa, il pensiero non è unico. Ma prevale una linea di tendenza. Cento esperti, tre semplici domande. Una su tutte: chi vincerà lo scudetto? E la stragrande maggioranza di chi ne sa, di chi ha vissuto alto calcio, di chi ha allenato o giocato in grandi squadre o le ha subite, dice Juventus (64 contro 31, 5 incerti). Probabile che questo sondaggio avrebbe avuto un risultato diverso se fosse stato effettuato qualche giorno fa. Il sabato nero del Napoli ha pesato sui giudizi, oltre che sul morale della banda Sarri. La Juve ora è ancora un passo dietro il Napoli ma è pronta per il controsorpasso perché deve recuperare, il 14 marzo, la gara con l’Atalanta in casa. Succederà la settimana dopo la sfida decisiva con il Tottenham. Cambierà qualcosa negli umori della sfida scudetto a seconda dell’esito di Champions? In una sfida così serrata ed equilibrata, ogni tassello può essere decisivo. Il fattore psicologico giocherà un ruolo importante. Adesso la Juve è in vantaggio, può sfruttare il capitombolo del rivale, ma basta un attimo perché la situazione si ribalti. Le duellanti Juventus e Napoli vivono situazioni simili in campo e anche fuori, con battaglie sul piano dialettico e sulle filosofie di gioco, tra concretezza e bellezza. Adesso è il Napoli che deve reagire, non perdere terreno in classifica, e per farlo deve ritrovare sicurezza. Una sconfitta ci sta, in questa fantastica galoppata, ma bisogna assimilarla, isolarla, digerirla. Il Napoli deve ripartire subito. La Juve invece può sprintare ma non adagiarsi sul probabilissimo sorpasso. Anche un rilassamento può fare male. Un’altra domanda del sondaggio è se sarà decisivo lo scontro diretto. Un sì quasi unanime (71 contro 27,2 incerti). Beh, il faccia a faccia dei duellanti avrà in palio i punti più pesanti, ovvio: chi prende, toglie all’altro. Ma bisognerà anche vedere come ci arriveranno le squadre. Se il 22 aprile, giorno del giudizio, Juve e Napoli saranno ancora divise da un punto, un pari potrebbe anche non cambiare di molto le cose. Quasi la metà degli intervistati hanno fissato la quota scudetto oltre i 100 punti. Simoni, Shevchenko, Albertini, Bergomi, Giordano, Chiesa e Graziani votano Napoli. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  13. La storia dice che allo Stadium il Napoli ha sempre perso, ragione per la quale non c’è da fidarsi, anche se il fattore campo pesa eccome. Analizzando però il percorso delle due rivali, non si può non tenere conto di alcuni fattori che le differenziano profondamente. Il primo tema riguarda la fame e la mentalità. La Juve di Allegri in tre anni e mezzo ha lasciato indietro appena le briciole di due Supercoppe: scudetti, Coppe Italia e due finali di Champions League rivelano una squadra competitiva in tutte le manifestazioni. Se vincere è l’unica cosa che conta, arrivare fino in fondo è quasi un obbligo. Chi dice che a un certo punto possono mancare le motivazioni, dopo tante vittorie, forse non conosce abbastanza il carattere dei bianconeri, oggi più che mai. Il Napoli, d’altra parte, è l’avversario più competitivo da diverse stagioni. Uno sforzo notevole per un organico che, a detta di Sarri, non può reggere su più competizioni. Puntando tutto sul campionato, preferisce rinunciare alle coppe. Eliminato dalla Champions ha deliberatamente buttato via l’Europa League, schierando le riserve al posto dei titolari. Ha fatto scalpore l’eliminazione dalla Coppa Italia contro l’Atalanta: piuttosto che rischiare un nuovo doppio scontro con la Juve, un’altra sconfitta avrebbe pesato psicologicamente, Sarri si è scansato. Chiaro messaggio a De Laurentiis: con questa rosa di più non posso fare. Mi iscrivo al club dei fan di Allegri. Per professionalità e competenza non ce n’è per nessuno. Mollare, mai. Sarri, invece, mi ricorda piuttosto Antonio Conte e il discorso del ristorante da 100 euro. Lui, che aveva un centrocampo composto da Vidal, Pirlo e Pogba, ha pensato che oltre allo scudetto non sarebbe stato possibile andare. E si sbagliava. C’è modo e modo di essere grandi. Chi lo è vuole vincere anche i trofei da bar, persino le amichevoli. La Juve lo è, il Napoli, forse, lo diventerà. Luca Beatrice Fonte: Tuttosport
  14. «Sono contento, perché ho lavorato tanto e non ho mai mollato»: è soddisfatto, e non potrebbe essere altrimenti, Stephan Lichsteiner, dopo il rientro nella Lista UEFA presentata dalla Juventus per la seconda fase di Champions League. «Ad inizio stagione sapevo che il mister avrebbe dovuto fare una scelta» - ha spiegato il laterale svizzero ai microfoni di Sky e Mediaset - «ed era consapevole del fatto che io sarei stato capace di gestire la situazione alla grande, così come era avvenuto l'anno scorso. Con lui ho un ottimo rapporto e non c'è mai stato alcun problema, anche se ovviamente mi è mancato un po' giocare in Europa: è stata dura andare allo Stadio, sentire la musica della Champions, senza scendere in campo. Ora, però, sono pronto a rientrare e speriamo tutti che il cammino sia lungo come l'anno scorso, magari con un finale diverso...». A proposito di Champions, la sfida contro il Tottenham si avvicina: «In Champions ci sono tante squadre fortissime ma noi dobbiamo innanzitutto stare attenti al nostro prossimo avversario. L'altra sera, contro il Manchester United, ho visto una squadra molto forte, sia tecnicamente che fisicamente, che gioca bene il pallone e che fa buon pressing». In Italia, invece, c'è un campionato relativamente al quale l'obiettivo dichiarato non può che essere la vittoria, soprattutto per un esacampione come Stephan: «Il nostro obiettivo è il settimo Scudetto: sarebbe qualcosa di straordinario, ma bisogna ancora lavorare per raggiungerlo. Non mi interessano i record personali: l'importante è che la Juve vinca e porti a casa i titoli, proseguendo la strada vincente di questi sei anni. Volere vincere è soprattutto una questione di orgoglio e di voglia di far bene: sappiamo bene che alla Juve bisogna fare la storia, e per farla bisogna vincere». La classifica delinea un testa a testa tra il Napoli e i bianconeri: «Penso che il campionato sia ormai una corsa a due tra noi e loro, ma non bisogna mai sottovalutare le altre squadre. La cosa più importante è continuare a vincere per mettere loro pressione, poi vedremo se sarà lo scontro diretto ad essere decisivo. Giocare prima o dopo cambia poco: se scendi in campo prima, puoi mettere pressione all'avversario, ma se scendi in campo dopo conosci già il risultato dell'altro e puoi reagire di conseguenza... Non vedo grandi differenze». Una Juve che ha dimostrato di saper sopperire anche alle assenze: «La squadra ha grande qualità ed una rosa ampia con tanti giocatori forti anche in panchina. Quando si fa male qualcuno, c'è sempre un compagno pronto a sostituirlo ed offrire ottime prestazioni: questo è uno dei nostri punti di forza». Esattamente un anno fa, il rinnovo con la Juventus fino al 30 giugno 2018. Quale sarà il futuro di Stephan? «Non abbiamo ancora parlato del futuro: ora sono concentrato soltanto su questi mesi e su questo finale importante di stagione, sia in Italia che in Europa, poi vedremo cosa accadrà in seguito».
  15. Se domani Aurelio De Laurentiis si presentasse con un contratto a vita, lei lo firmerebbe? «Per la mia famiglia e per i tifosi, se il contratto fosse buono non avrei problemi a firmare, a restare per sempre. Qui sto benissimo, città e squadra mi danno tutto, io voglio restituire qualcosa ai napoletani, voglio dare loro lo scudetto».Un messaggio alla Juventus, il suo? «Si convincano, quest’anno vogliamo arrivare fino in fondo. Noi faremo di tutto per tenerla dietro, la Juventus, ma Roma e Inter non sono ancora fuori dal discorso scudetto. Il mio intento e quello dei miei compagni, è di mettere fine all’egemonia bianconera. Il primato in classifica ce lo stiamo meritando tutto, stiamo dimostrando che si può vincere anche giocando un calcio spettacolare». Dica la verità, cosa ha pensato dopo il gol subìto da Higuain nello scontro diretto, al San Paolo? «Che m’è mancato appena un centimetro per togliergli il pallone, sono arrivato un soffio dopo che lui aveva calciato in porta. Contro di noi la Juventus gioca così, segna un gol e poi si mette tutta dietro a difenderlo. Sono partite di grande livello, ma per un dettaglio si possono perdere. Comunque il Pipita è un fuoriclasse, è stato un piacere giocare con lui. Tra l’altro, essendo stato tre anni a Napoli, conosce tutti i nostri meccanismi e, dunque, riesce sempre a sorprenderci». Fonte: La Gazzetta dello Sport
  16. Come noto, l’attuale capolista Napoli e l’attuale inseguitrice Juventus (che però secondo alcuni resta pur sempre favorita e squadra da battere) ne stanno attuando due completamente diversi, fors’anche agli antipodi. Al punto che - addirittura - l’Italia dei calciofili si è spaccata tra il partito dei pro Maurizio Sarri (lo scienziato, con il suo bel gioco, gli schemi, i movimenti di squadra provati e riprovati, memorizzati al dettaglio) e il partito dei pro Massimiliano Allegri (l’artista pragmatico, che ai moduli fissi preferisce i guizzi d’ingegno e agli schemi millimetrici antepone l’attitudine alla “giusta giocata” e “lettura del momento” dei suoi calciatori). Banalizzando si potrebbe persino dire che l’uno preferisce i risultati - tanti quelli ottenuti sinora con la Juventus - all’estetica, ricordando una emblematica frase che ha pronunciato proprio il tecnico livornese: «Giocare bene è più facile che vincere». Ebbene, al di là delle filosofie, c’è un dato su tutti - anzi, meglio, ce ne sono due - che sintetizzano in maniera perfetta i due approcci calcistici di questo Napoli e di questa Juventus: vale a dire, il numero di dribbling e il numero di passaggi che i giocatori delle due squadre effettuano a partita. Numeri che dimostrano quanto la formazione di Sarri sia improntata al possesso palla (autentico marchio di fabbrica dell’azzurro) e alla costruzione di gioco previa fitte trame; mentre la formazione di Allegri punti maggiormente sulla giocata del singolo. Eccoli, i dati: numero di passaggi effettuati dal Napoli in queste prime 20 partite di campionato: 14.481; contro gli 11.599 dei bianconeri. All’inverso i rapporti in quanto a dribbling riusciti: la Juventus quasi doppia i rivali giacché vanta addirittura 258 uno contro uno vinti, a dispetto degli appena 172 dei rivali scudetto. Ancor più interessante notare che rispetto lo scorso campionato (le prime 20 partite della stagione 2016-17), le due squadre hanno ulteriormente incrementato le specifiche attitudini. I passaggi del Napoli sono cresciuti dell’8,5 per cento mentre i dribbling della Juventus addirittura del 35 per cento. Fonte: Tuttosport
  17. In questa analisi, voglio soffermarmi sulla rotazione dei giocatori delle 4 squadre che attualmente guidano la Serie A 2017-2018. E sulle possibili implicazioni della gestione del turnover nel medio e lungo termine. Ovviamente, partiamo dalla Juventus. Nessun giocatore della Juve in campionato ha totalizzato più di 800 minuti. Ben 18 giocatori hanno totalizzato almeno 270 minuti (tre partite). Numero che sale a 20se si considerano i giocatori con almeno 180 minuti. Dei 21 giocatori scesi in campo, l’unico che resta fuori da questi 20 (meno di 180 minuti) è Marchisio (78 minuti all’attivo per lui). Per capire la portata di questi numeri, andiamo a vedere cosa succede all’ombra del Vesuvio. Il Napoli ha ben 6 giocatori ad aver superato la soglia degli 800 minuti (nessuno la Juve). 13 giocatori che hanno totalizzato almeno 270 minuti (la Juve ne ha 18), 15 giocatori che hanno giocato almeno 180 minuti (la Juve ne ha 20). Vediamo ora l’Inter. I giocatori con più di 800 minuti sono 7. 14 quelli con almeno 270 minuti. 14 quelli con almeno 180 minuti. La Lazio ha 6 giocatori con più di 800 minuti. 12 giocatori con almeno 270 minuti. 15 giocatori con almeno 180 minuti. Questi dati, insieme ad altri dati che magari tirerò fuori in un altro post, rendono esplicito il concetto che è ancora la Juventus la squadra da battere. Tra 4-5 partite Allegri avrà probabilmente 20 giocatori tutti allo stesso livello di condizione. Fino a dicembre con gli impegni infrasettimanali delle coppe (Inter a parte), i playoff delle varie nazionali, il campionato, è plausibile ipotizzare un calo atletico del Napoli. Squadra che già sta palesando delle incertezze , e che , non dimentichiamolo, ha iniziato la stagione prima per via dello spareggio Champions per l’accesso alla fase a gironi. Mertens, Callejon, Insigne non hanno ricambi effettivi. E non è un caso che complessivamente abbiano giocato già 2483 minuti. Mediamente 9 partite a testa su 10. L’Inter, non avendo le coppe europee, potrebbe durare un pochino di più. Anche se ben 14 gol su 20 provengono da Icardi (11) e Perisic (3). Il 70% dei gol su due soli giocatori. Ed è una squadra salvata in più di un’occasione dai prodigi di Handanovic. Perisic ha anche realizzato ben 5 assist. La Lazio, la vera sorpresa di questo inizio di stagione, ha solo 12 giocatori con almeno 3 presenze. E sembra dipendere molto dalla vena realizzativa di Ciro Immobile. Uno che ha già calciato 6 rigori in 10 partite. Spero sia di interesse. A voi, Fabio Franco
  18. La vigilia di Napoli-Juventus è strana, Beppe. Gioca Mandzukic, anzi no...Mandzukic si infortuna; gioca Dybala falso nove, anzi no...gioca Higuain. Il contesto è particolare, è un contesto da Juve in difficoltà, che perde diversi uomini ma ne recupera uno a soli 4 giorni da un'operazione chirurgica. Un contesto da Juve (punto). A San Paolo c'è il Napoli di Sarri, che per cercare la fuga che potrebbe mettere a distanza di sicurezza la Vecchia Signora ha a disposizione il suo solito 11. Solito, appunto. Forse anche troppo. Perchè Allegri modella la sua squadra per neutralizzare i punti di forza degli uomini guidati dall'ex tecnico dell'Empoli, limitando (o addirittura azzerando, ove possibile) i rischi pur non precludendosi la possibilità di approfittare delle debolezze strutturali dell'avversario. Non inganni la presenza di Matuidi: nonostante la coesistenza del francese con Pjanic e Khedira, la Juventus ha operato un 442 che vedeva l'utilizzo dell'ex PSG nella posizione di esterno sinistro. Un tratto distintivo della partita dei bianconeri è stata l'ossessiva ricerca del fraseggio basso, talvolta anche quando le condizioni non lo permettevano: l'utilizzo del giropalla basso, nonostante i rischi, era il mezzo che, fondandosi sulla fiducia dei mezzi tecnici dei calciatori, permetteva di sfruttare la peculiarità che ha il Napoli nell'andare a pressare alto i portatori di palla. Nel tentativo di recuperare la sfera in posizione avanzata, gli uomini di Sarri si riversano in avanti lasciando ampi spazi alle proprie spalle. L'idea è quella di tagliare fuori le linee di pressing avversario attraverso una circolazione puntuale e precisa in modo da poter aggredire gli spazi alle spalle dei centrocampisti. Questa soluzione ha giovato allo stesso tempo della scelta di Sarri di mandare Callejon in pressione su Chiellini: il tentativo di mettere sotto pressione il difensore tecnicamente meno dotato ha però portato, nel gioco delle pedine, Asamoah ad essere sempre libero di ricevere. Per cui a parte un paio di situazioni in cui Callejon andando in uscita alta è riuscito a chiudere la luce del passaggio, Chiellini è spesso riuscito a servire il ghanese, che è in virtù di questa sua libertà è stato trovato agevolmente anche dagli altri compagni. Due delle tre nitide occasioni (gol compreso) prodotte dalla Juventus sono nate proprio da situazioni di questo tipo. https://vimeo.com/245536149 https://vimeo.com/245536654 Forzando l'uscita palla a terra dalla difesa, la Juve produce una palla gol colossale vanificata dal riflesso di Reina La fase di non possesso della Juventus si è modellata sulla base delle peculiarità del gioco Sarriano, che vede una costruzione targata "catena sinistra" e perfezionata dalla ricerca del fraseggio al limite dell'area per liberare l'inserimento di un attaccante o dalla ricerca dell'ormai famigerato taglio di Callejon sul secondo palo. Il lavoro di Dybala (costantemente a schermare Jorginho) e Higuain (in pressione su uno dei due centrali) hanno sporcato e rallentato la prima impostazione napoletana, costringendo la squadra di Sarri a dover iniziare la manovra dai piedi di Koulibaly e, soprattutto, Albiol che si è rivelato particolarmente impreciso. Per ciò che riguarda la componente più architettonica, la Juventus ha operato una fase di non possesso assai particolare: i quattro centrocampisti disposti in linea non occupano tutto il campo ma sono tra loro molto stretti a fare densità in zona centrale, impedendo a Mertens di ricevere palla tra le linee e di poter quindi scatenare la sua rapidità. Questo escamotage ha come diretta conseguenza l'aver "invitato" il Napoli ad avere sbocchi sulle fasce, dove però i bianconeri hanno già preparato adeguate contromisure. Come si diceva, la catena mancina è la vera "mente" del gioco dei partenopei, motivo per il quale la Juventus aumenta la concentrazione di uomini quando la palla transita in quella zona di campo, e lo fa mandando Khedira al raddoppio sul terzino e lasciando Insigne in consegna a De Sciglio. Ne deriva che, quando costruiscono da sinistra, gli azzurri difficilmente riescono a sfondare, per cui si trovano costretti a dover andare sulla fascia opposta, molto più spartana e meno adatta alla costruzione della manovra. https://vimeo.com/245536967 Nelle transizioni da lato forte a lato debole, il Napoli è talvolta riuscito a premiare la sovrapposizione di Mario Rui: in queste circostanze la Juventus, conscia di una superiorità fisica disarmante rispetto agli avversari, ha preferito tenere De Sciglio in controllo su Insigne (impedendo al terzino avversario di poter imbucare il folletto napoletano dentro l'area) e portare Rui al cross, in virtù del quale Chiellini e Benatia hanno avuto vita facile. https://vimeo.com/245537177 Riguardo la pericolosità dell'ala spagnola, infine, Asamoah è stato sempre attento ad assorbirne i movimenti neutralizzando di fatto uno dei due modi che ha l'avversario di arrivare in porta. Dopo il gol di Higuain, il forcing napoletano è perdurato per tutta la partita e la Juventus si è dedicata principalmente all'accuratezza della fase difensiva. Facendo leva sull'attitudine del Napoli a saper inscenare un solo spartito e sulle difficoltà degli uomini di Sarri di variare modo di giocare in base alle difficoltà proposte dalla partita, i bianconeri, con una partita sporca, corrotta e demoniaca, riescono a portare a casa tre punti che hanno sapore di sei. Ed il Napoli, adesso, è ad una sola lunghezza. Th3 Joker C.G.
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