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  2. Le parole di Massimo Mauro a Sky calcio club durante il senza giacca dove si è parlato dello scudetto, ormai quasi certo, della Juventus.
  3. Nel 2418° giorno di un ciclo di vittorie unico (giorno più, giorno meno… però duemilaquattrocentodiciotto! Mica pizze e fichi!), proviamo a mettere in ordine alcune questioni sulle quali ognuno potrà trarre le proprie considerazioni. La Juve di quest’anno ha il 2° miglior punteggio di questi 7 anni (inferiore solo all’anno dei 102pt); un numero di gol subiti in linea con i precedenti; nettamente il miglior numero di gol fatti e la miglior differenza reti. Ognuno può prendere questi dati come vuole nei suoi giudizi, ma questi sono. Fino ad una settimana fa il resoconto di questi numeri era persino maggiore, prima delle ultime due deludenti uscite della squadra. Chiariti i dati, si può dire come, forse, più che ricoprire di colpe la Juve, che comunque ha per aver dilapidato 5 punti (hanno i loro difetti tutti i vincitori), si debbano ascrivere i dovuti meriti al Napoli, autore di un percorso, fino ad ora, strepitoso. Entrambe le squadre “rischiano” di superare i 90 punti: praticamente un campionato pazzesco! Ma non perché una delle due abbia rallentato il suo passo (anzi), ma perché l’altra ha tenuto un ritmo martellante, frutto di un calcio più solido, concreto e molto, ma molto meno bello rispetto agli altri anni (il numero di vittorie con un gol di scarto o di partite “risolte” anche quando non pienamente meritate è di molto superiore alle stagioni precedenti). Per mantenere questo ritmo (e tenere fede ad un patto “della vita”), il Napoli ha dovuto e potuto (a differenza nostra) rinunciare a tutto il resto. Fuori nei giorni di Champions, fuori subito in Europa League, fuori in Coppa Italia. Si dirà: per una questione di rosa. Beh, non è esattamente vero! Perché quella del “Napoli che ha 12 giocatori” sta diventando una leggenda che fa comodo a tanti giornalisti nazionali, ma che persino alcuni tra quelli napoletani smentiscono. Senza entrare nel merito di quale ai punti sia la rosa più forte (la nostra), discutiamo sulla profondità. Il Napoli ha due portieri di livello (il secondo era un titolare l’anno scorso in Serie A). Inizia la stagione con 5, cinque centrali difensivi. Dietro ad un ex del Real Madrid (Albiol) e a Koulibaly, stazionavano in panca Chiriches (capitano di una nazionale e prelevato dal Tottenham, all’epoca ricercato anche da altri importanti club italiani, più volte entrato anche nelle chiacchiere bianconere), Maksimovic (che dopo essersi “rivelato” benissimo nel Torino al pari di altri compagni di squadra, venne acquistato quasi in pompa magna) e Tonelli, un fedelissimo del “gioco di Sarri”, come quinto. A destra oltre ad un altro fedele di Sarri, Hysaj, staziona Maggio. Ovvero quello che fino a qualche anno fa si giocava la palma di “miglior terzino destro del campionato” insieme a Lichtsteiner, che è ancora alla Juve anche lui. A sinistra lo sfortunato Ghoulam (gli infortuni purtroppo fanno parte delle annate, loro ne hanno avuto due più seri sul lungo termine, noi molti di più sul breve termine) ed un altro fedelissimo di Sarri, quel Mario Rui che una volta fatto giocare è ri-entrato presto nei meccanismi del suo tecnico. La Juve ha ripescato una buona stagione di Asamoah. Profondità pari dunque, anche in rapporto alla proporzione sulla qualità tra titolari e panchinari (non si parla di chi abbia la difesa più forte, ma della “profondità”). A centrocampo vediamo le riserve accanto ai tre “titolarissimi”. Zielinski è quasi un titolare aggiunto, il “quarto”, che nel rendimento ha forse superato persino Hamsik. Il “quarto” della Juve è Marchisio, reduce da un infortunio come quello di Ghoulam e sempre alla ricerca della giusta condizione. Poi c’è il giovane di talento, Rog, che ha debuttato con la nazionale croata 4 anni fa, molto prima del suo omologo bianconero (Bentancur, che però Allegri non fatica a far giocare di più), e che si è fatto anche l’Europeo in Francia nel 2016. Quindi, a fare il paio con Sturaro, rimane Diawara, che in realtà lo scorso anno, ad un certo punto, aveva persino scalzato Jorginho dalla titolarità. Anche qui possiamo dire che la proporzione (non il peso sul bilancino tra un Khedira e un Allan, o tra Pjanic e Jorginho, non si sta parlando di quello) sia pari. Veniamo all’attacco. Qui la Juve quest’anno ha sicuramente arricchito il suo parco giocatori comprando due esterni di qualità. E supera quindi, in proporzione, un Napoli le cui riserve, però, ci fanno arrivare al succo del discorso. In realtà gli azzurri iniziano la stagione con Giaccherini come riserva (ex Juve, acquistato dopo un ottimo Europeo), e Milik, che inizialmente doveva essere il titolare, relegando Mertens (!) al ruolo di riserva. Poi sappiamo come sono andate le cose, gli infortuni, ecc, sorvolando su Ounas. Ma sappiamo anche che Giaccherini (che quasi fa lo scherzetto ai suoi ex compagni in Napoli-Chievo) è dovuto scappare per disperazione. Già, perché non giocava mai. Così come Pavoletti. Così come Gabbiadini. Così come fu fatto capire a Zapata (oggi titolare alla Samp). Così come ha capito Maksimovic, partito a gennaio insieme a Giaccherini. Così come ha capito Strinic, prossimo terzino del Milan, che aveva quasi pensato di ritirarsi. Ecco, se tu i giocatori li hai, ma non li ruoti mai, nemmeno quando vinci 3-0 contro il Benevento, poi forse sì… all’occhio del commentatore distratto sembrerà sempre che “il Napoli ha 12 giocatori”, come da refrain ormai consumato. Ricordiamo che già due anni fa si iniziò a dire, in estate, che “ora il Napoli ha anche la rosa, non più solo gli undici”, e che lo scorso agosto, invece, veniva incensato dalla critica per aver tenuto tutti i giocatori (oltre ad esser visto dichiaratamente come favorito per lo scudetto, prime pagine manent). Ecco, questo giusto per chiarire alcuni punti su cui spesso si discute facendo un po’ di confusione. Lasciando a voi le riflessioni su tali considerazioni (che era opportuno quantomeno rimettere in ordine), va detto che queste, ovviamente, nulla tolgono alle ultime due recenti prestazioni deludenti della Juve. L’ultima, in generale, è stata nel complesso una brutta partita. Ma una Juve deludente nell’approccio e nella gestione, e visibilmente sulle gambe, con troppi giocatori in condizione precaria, non è stata però “dominata” dal Napoli. A “Dybala nullo” è corrisposto infatti un “Mertens nullo”, così come Callejon e Milik non hanno fatto più di Higuain. Il Napoli però ha saputo meglio interpretarla, soprattutto difensivamente, chiudendo ogni soluzione offensiva. Ma senza strafare. Solo per fare un esempio, lo scorso anno pareggiammo al San Paolo soffrendo il quadruplo, così come abbiamo patito maggiormente molto di più altri finali di partita in cui l’effetto-barricata è stato decisamente superiore. E’ stata decisa al 90° da un macroscopico, assurdo, errore di un singolo (nettamente il migliore dei nostri, non nuovo però a disattenzioni dell’ultimo minuto), prontamente punito dal gran gesto tecnico dell’avversario. Fino a quel momento i commentatori dicevano che dal Napoli, per vincere la gara della vita, ci si sarebbe dovuto aspettare qualcosa di più, visto che, dovendo per forza fare i 3 punti, non aveva impensierito troppo la porta della Juve. Lo stesso, presumibilmente, avrebbero detto i loro tifosi se fosse finita 0-0, e si sarebbe lodata la “gestione della sofferenza” bianconera, il “saper tenere il +4 pur essendo cotti”, e menate varie. Questo per dire come siano spesso loro, i commentatori, i primi seguaci del risultato che cambia tutto. Ad ogni modo gli errori fanno parte delle partite. Stavolta abbiamo sbagliato noi e ci teniamo la sconfitta. Sconfitta che, però, inizia tre giorni prima, a Crotone. Perché gli scontri diretti si vincono e si perdono, mentre su certi campi, se sei in vantaggio, perdere punti diventa pesante, e può far girare, psicologicamente, il vento in poppa. Questa è forse la cosa che lascia più rammarico. E tutto ciò al netto di una forma psico-fisica mediocre, che è la prima cosa assolutamente da recuperare per provare a giocarsela veramente DA JUVE. Ora è difficilissima, sappiamo perché (calendario, pressione, spinta generale affinché lo vinca il Napoli, ecc). Il punto di vantaggio forse non corrisponde, visti i rischi, ad un vantaggio reale. Ma rimane un torneo la cui somma dei punti (o della media punti) tra prima e seconda risulterà probabilmente la più alta nella storia dei campionati a 3pt per vittoria, in Italia! Da record. P.S.: Se il nostro allenatore avesse dovuto mostrare il dito medio per ogni volta che siamo stati accolti “male” in trasferta, con vetri del pullman rotti da pietre (non da dai “vaffa” avversari) eccetera, Crozza avrebbe il repertorio pieno per i prossimi 3 anni! A delineare certe differenze c’era invece un capitano che è andato a complimentarsi con ognuno dei nostri avversari sotto un settore ospiti aperto! Non chiuso. Aperto! Grazie all’impegno mellifluo di alcuni giornalisti che hanno messo in piedi una campagna mediatica unilaterale. Uno di questi giornalisti, ovvero Marino Bartoletti, in tutta risposta ad un segno di civiltà che ancora non abbiamo visto dall’altra parte, ieri non solo ha nuovamente accusato Buffon per il post Real, ma ha aggiunto che gli è sembrato forzato il suo gesto di complimentarsi con i giocatori del Napoli (lui che lo fa sempre). L’altro ieri, nel frattempo, in alcune tv nazionali, ci veniva detto che il dito medio di Sarri ai tifosi della Juve non era così grave, perché “se l’avesse fatto Mourinho avremmo detto che era un capolavoro”. Sempre ieri, l’account twitter di tgcom24 risponde ad un tweeet di Sandro Piccinini infamando le vittime dell’Heysel, salvo poi cancellare subito dopo il post. Ecco, se già l’amore per la nostra squadra è infinito, e quindi sufficiente per tifarla sempre e comunque (sempre e comunque)... le solite bastardate di certi mentecatti impongono sostenerla il triplo! Ammesso che esista il triplo di infinito.
  4. La risposta di Paolo Rossi ad un tifoso del Napoli che scrive un tweet a J TV
  5. La Lega ha ormai deciso. Si giocheranno in contemporanea le partite di Juventus e Napoli nelle ultime due giornate. E non solo. Verranno programmati blocchi di gare allo stesso orario, in funzione dei diversi obiettivi di classifica: non solo per lo scudetto ma anche per la volata europea e per la salvezza. La contemporaneità, prevista da regolamento solo nell’ultimo turno, verrà quindi estesa al penultimo. Ciò significa che Roma­-Juventus e Sampdoria-­Napoli, in programma nella 37a giornata di campionato, si giocheranno entrambe alle 20.45 di domenica 13 maggio, in una serata che si annuncia densa di emozioni. La richiesta del club di De Laurentiis, quindi, verrà accolta, anche se inizialmente il Napoli aveva provato a chiedere la contemporaneità delle ultime 4. La Lega aspetta lo svolgimento delle partite del weekend per poter calendarizzare le ultime due giornate. Non a caso non erano state ancora definite le finestre televisive, proprio per avere mano libera ed evitare di «disturbare» i broadcaster. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  6. Buffon 6 (Per dare il senso di una squadra che tira e l’altra (la Juve) che fa il solletico. Devitalizza Insigne due volte, un tiro di Mertens, sta attento al tiro-cross di Mario Rui e su Koulibaly non è colpa sua) Howedes 5,5 Benatia 5 Chiellini s.v Asamoah 5,5 Khedira 5 Pjanic 5,5 Matuidi 6 Douglas Costa 5 Dybala 5 Higuain 5,5 (Allora: mezzo voto in più perchè se nessuno lo assiste o gli dà un mezzo pallone sfruttabile, poi tocca a lui andarsi a prendere qualcosa di decente. E un qualcosina se la crea ma lo lasciano solo e dentro il vuoto ) Lichtsteiner 5 Cuadrado 5 Mandzukic 6 Allegri 4,5 (Qualcuno ha notizie della Juve? Imprecisa, impantanata e rattrappita, brutta. La scelta-Dybala non va ma è vedere soprattutto una squadra impaurita e molle che dà l’idea di gestione scarna e sbagliata) La Gazzetta dello Sport Buffon 6 (Serata di gestione delle poche occasioni costruite dal Napoli, soprattutto dalla distanza. Può nulla sull'incornata ravvicinata e rabbiosa di Koulibaly) Howedes 5,5 Benatia 5,5 Chiellini s.v Asamoah 5,5 Khedira 5 Pjanic 5,5 Matuidi 5 Douglas Costa 5 Dybala 4 Higuain 4,5 Lichtsteiner 4 Cuadrado 5 Mandzukic 5 Allegri 5 Tuttosport Il Corriere della Sera La Stampa Il Giornale Libero
  7. giusardegna

    Il pre-partita di VecchiaSignora: Juventus-Napoli

    Juventus (4-2-3-1): Buffon; Howedes, Benatia, Chiellini, Asamoah; Khedira, Pjanic; Douglas Costa, Dybala, Matuidi; Higuain.
  8. Higuain da una parte, Buffon dall’altra: se lo sono promessi reciprocamente, da amici e compagni, sempre più uniti. Il perché Juventus-Napoli per loro valga molto di più che per gli altri è abbastanza chiaro. Da una parte il portiere vuole evitare un sinistro filotto di fallimenti nella stagione dell’addio al calcio (dopo il Mondiale sfumato allo spareggio e la perfida beffa di Madrid), dall’altra il bomber ha messo in piedi un personalissimo e infuocato derby con la società Napoli per il quale non può “permettersi” di vederli trionfare, per di più davanti ai suoi occhi, subendo una sconfitta doppia rispetto ai compagni. No, loro due non possono proprio perderla la partita di domani sera. E se lo sono promessi in questi giorni, mentre sopra le loro teste sono volate critiche, cupi scenari di apocalissi sportivi e inviti a fare piazza pulita. Oltretutto fra Gigi e il Pipita, si è certamente cementato un rapporto ancora più solido rispetto al primo anno. Higuain è diventato un uomo squadra. Un bomber che dà un consistente aiuto al centrocampo e che non si immusonisce se per tre o quattro partite non la butta dentro, ma cerca sempre e soltanto la vittoria. Buffon ha capito che la sua pesantissima eredità di leader può finire in parte sulle robuste spalle del Pipita. Nella Juventus che dalla prossima stagione dovrà operare un ricambio a livello di leaderhip, uno come il “nuovo” Higuain è fondamentale. E lo sarà tantissimo anche domani sera. Questa è la sua partita da quando ha lasciato il Napoli per la Juventus non senza incandescenti polemiche: ha segnato cinque gol in cinque partite, beccandosi qualsiasi tipo di insulto del San Paolo e consacrando l’amore dei bianconeri per lui. Gigi punta anche su questo e la cosa lo rassicura. Fonte: Tuttosport
  9. Ci troviamo costretti a smentire l’ennesima leggenda sulla Juventus che sta prendendo piede sul web. Solitamente, quando escono fuori certe congetture, assistiamo a due macro-tipi di evoluzioni (sarebbero molti di più, ma fermiamoci a due): la prima è il dilagare della frustrazione tra le menti malate, accompagnate però dallo sguardo compassionevole di chi possiede almeno un neurone nel cervello, e sorvola (vedi il proseguire la polemica sullo “Scansuolo” nonostante si sia dimostrato come quest’ultimo nelle ultime quattro stagioni abbia portato via alla Juve gli stessi punti del Napoli, segnando peraltro il momento di crisi bianconero più importante degli ultimi 7 anni); la seconda è invece la parvenza che certe voci, certe statistiche, certi dati, riescono ad assumere con il passaparola da un sito all’altro, raggiungendo anche mezzi di comunicazione più importanti, e quindi si interviene per provare a mettervi un freno (ricordiamo quando un giornalista condannato per diffamazione riuscì a divulgare un fake sulle parole di Sergio Ramos verso la Juve, e queste furono riprese a poco a poco da chiunque, persino da Sky, con scuse successive della giornalista che ci cascò). Ecco, proprio per questo motivo, visto l’andazzo creato da questo nuovo SGOOB, “a malincuore” dobbiamo spegnere gli entusiasmi de Il Napolista, nello specifico di Fabio Avallone, che in data 5 aprile, forse ancora in preda all’ebbrezza, si sbrigò a stilare un articolo il cui titolo recitava così: “La Uefa discrimina la Juventus: in Europa quasi il doppio delle ammonizioni per i bianconeri” Sottotitolo: “I bianconeri sono la squadra più ammonita tra le otto di Champions, con una media di 2,4 cartellini gialli a partita. In Italia la media è di 1,4.” Come vedremo, riuscire a sbagliare tutto già nel titolo (e di conseguenza nel sottotitolo) è un’impresa non da poco, per la quale ci congratuliamo con Il Napolista. Ma il succo del discorso viene alla fine. Avallone inizia col dire che “la Juve è la squadra più fallosa della Champions”. Giusto, se consideriamo IL NUMERO DI FALLI delle squadre presenti ai quarti di finale. Quando cita le altre squadre, infatti, dimentica di nominare il Tottenham, secondo in graduatoria a pochi falli dalla Juve ma con una partita in meno (quindi superato proprio in occasione dell’andata dei quarti di finale). In realtà il dato NON E’ GIUSTO se consideriamo anche i falli medi di tutte le squadre della Champions, comprese quelle eliminate (altrimenti più si va avanti nella competizione e più sarà facile risultare la “squadra più fallosa della Champions”, considerando solo la "quantità"). Prendendo quindi in considerazione il dato sui falli a partita (che ci restituisce meglio la statistica), la Juve sarebbe settima. Il tutto è facilmente verificabile attraverso una decina di fonti statistiche. Ma non è questo il punto focale. Questo è solo riscaldamento. Il primo punto focale è quando Avallone nel suo pezzo dice questo: “La Juventus è (di conseguenza) anche la squadra più sanzionata (22 ammonizioni, quasi 2 e mezzo a partita). Seguono Bayern (20), City (17), Siviglia e Barcellona (16), Real (13), Liverpool e Roma (11). In patria, invece, la squadra più fallosa è il Siviglia con quasi 15 falli commessi e 2,4 ammonizioni a partita. Seguono Bayern (11,9 e 1,4), Real (11,6 e 1,2), Juventus (10,9 e 1,4), Roma (10,4 e 1,6), Barcellona (10,2 e 1,6), Liverpool (9,5 e 1,22) e City (8,8 e 1,5). Il dato è sicuramente influenzato dal diverso approccio che le squadre assumono nelle due competizioni, ma è difficile non pensare che sia anche il diverso metro arbitrale utilizzato a condizionare il numero di cartellini sventolati. Se la Juventus subisse in Serie A lo stesso numero di ammonizioni a partita che le vengono affibbiate in Champions ne avrebbe collezionate già oltre 73, contro le 41 effettivamente irrogate con conseguente aumento delle squalifiche.” Un bel guazzabuglio nel quale è facile riuscire a farsi tornare i conti. Perciò veniamo alle correzioni. I cartellini subiti dalla Juve in Champions sono 21, perché il rosso preso da Dybala è contemplato nel “doppio giallo” (quindi nella somma dei gialli). Ma fin qui cambia poco. Poi… quel “quasi 2 e mezzo a partita” che nei calcoli di Avallone diventerà effettivamente un “2 e mezzo” quando trarrà le sue illuminanti conclusioni (per chi fa una statistica che si basa sui decimali fa tutta la differenza del mondo, tranne che per qualche lettore sprovveduto), è in realtà un 2,33 (21 cartellini in 9 partite disputate fino al 5 aprile). Ma ciò che è palesemente sbagliato è il dato che riguarda i falli e le ammonizioni in patria (sempre al 5 aprile, data di redazione dell’articolo), che da fonte Lega Calcio (ma anche da altri siti come whoscored o transfermarkt) risultano essere 48, non 41 come citato nel pezzo (ben 7 cartellini in meno). 13,7 a partita, non 10,9! Dividendo quindi il numero esatto di cartellini per il numero di gare disputate al 5 aprile (ovvero 30) esce fuori un parziale di 1,6 cartellini a partita (non 1,4). Di conseguenza il differenziale della Juve tra Europa e Italia scende a 0,73, ponendosi in graduatoria dietro il Bayern Monaco. MA ATTENZIONE! Nonostante già qui si possa speculare sulla precisione dei calcoli, il bello viene alla fine. Dopo le considerazioni precedenti, infatti, Avallone conclude il suo bel pezzo sul Napolista così: “Il divario tra i due metri arbitrali è inaccettabile e la Lega Calcio dovrebbe prendere provvedimenti. Data per accertata l’acclarata infallibilità dei fischietti italiani, infatti, è chiaro che l’Uefa trama contro i bianconeri e siamo certi che presto saranno intraprese tutte le iniziative necessarie per tutelare la Juventus anche in Europa.” Una chiusura onesta, insomma, tra la richiesta di un intervento salvifico della Lega Calcio (di cui però sarebbe bastato leggere i dati esatti) e l’ironia sul metro che la Juve riceverebbe in Europa. E naturalmente si aprono le danze! Via coi commenti di chi già vedeva gli estremi per lanciare una petizione, via con la denuncia di questo “schifo”, via con gli amici degli amici che hanno iniziato a rimbalzare la statistica sui vari siti, dando vita allo slogan “benvenuti in Italia” (slogan che se rigirassimo al mittente saremmo tacciati di qualsiasi cosa, e che quindi trasformiamo in “ben svegliati in Italia”). A questo punto viene spontanea una domanda… ma dopo tutti questi errori, almeno, Avallone se l’è studiato il Napoli? E al Napolista, a parte la revisione approssimativa dell’articolo, è venuto in mente di analizzare il dato sul Napoli prima di inanellare la solita catena di Sant’Antonio su una leggenda che passa da sito a sito? No, non gli è venuto in mente. E noi che ci stiamo a fare? Semplice. Attraverso le stesse fonti sui può risalire ai cartellini che riguardano sia il girone di Champions del Napoli che ovviamente la Serie A. In Champions il Napoli ha preso 13 cartellini in 6 gare (2,16 a partita); in campionato (al 5 aprile) 42 (si tratta di 41 ammonizioni nelle quali è compresa un’espulsione per doppio giallo + un espulsione per rosso diretto). 42 diviso 30 fa 1,4 a partita, che rapportato all’omonimo dato in Europa ci restituisce un differenziale di 0,76, superiore di uno 0,03 a quello della Juve! Meraviglioso! Un epic fail che si ritorce contro chi ha creato la fake news. Va assolutamente precisato (per correttezza), che se già la differenza di uno 0,1 è minima, la stessa diventa risibile quando si parla di uno 0,03. Ma è parecchio divertente notare come alla fine di tutto sto giochino il Napoli abbia, sebbene di un nulla, addirittura un differenziale di cartellini tra Europa e Italia superiore a quello della Juventus (noi diciamo "pari" perché un minimo di buon senso lo abbiamo, ed è un dato che si limerà ora in un modo ora nell’altro da qui in avanti, ma sostanzialmente pari). Volendo aggiungere alla statistica anche i numeri delle due partite in Europa League il dato, praticamente, si pareggia perfettamente con quello della Juve. Sinceramente spiace che la Uefa discrimini così tanto il Napoli. Il divario tra i due metri arbitrali è inaccettabile! E allora rimane aperta una questione: che dite, Avallone, Napolista, lo vogliamo intimare o no sto benedetto intervento della Lega Calcio per mettere fine a questa ingiustizia e denunciare le oscure trame europee contro gli azzurri, o continuiamo a fare finta di niente?
  10. La giuria è numerosa, il pensiero non è unico. Ma prevale una linea di tendenza. Cento esperti, tre semplici domande. Una su tutte: chi vincerà lo scudetto? E la stragrande maggioranza di chi ne sa, di chi ha vissuto alto calcio, di chi ha allenato o giocato in grandi squadre o le ha subite, dice Juventus (64 contro 31, 5 incerti). Probabile che questo sondaggio avrebbe avuto un risultato diverso se fosse stato effettuato qualche giorno fa. Il sabato nero del Napoli ha pesato sui giudizi, oltre che sul morale della banda Sarri. La Juve ora è ancora un passo dietro il Napoli ma è pronta per il controsorpasso perché deve recuperare, il 14 marzo, la gara con l’Atalanta in casa. Succederà la settimana dopo la sfida decisiva con il Tottenham. Cambierà qualcosa negli umori della sfida scudetto a seconda dell’esito di Champions? In una sfida così serrata ed equilibrata, ogni tassello può essere decisivo. Il fattore psicologico giocherà un ruolo importante. Adesso la Juve è in vantaggio, può sfruttare il capitombolo del rivale, ma basta un attimo perché la situazione si ribalti. Le duellanti Juventus e Napoli vivono situazioni simili in campo e anche fuori, con battaglie sul piano dialettico e sulle filosofie di gioco, tra concretezza e bellezza. Adesso è il Napoli che deve reagire, non perdere terreno in classifica, e per farlo deve ritrovare sicurezza. Una sconfitta ci sta, in questa fantastica galoppata, ma bisogna assimilarla, isolarla, digerirla. Il Napoli deve ripartire subito. La Juve invece può sprintare ma non adagiarsi sul probabilissimo sorpasso. Anche un rilassamento può fare male. Un’altra domanda del sondaggio è se sarà decisivo lo scontro diretto. Un sì quasi unanime (71 contro 27,2 incerti). Beh, il faccia a faccia dei duellanti avrà in palio i punti più pesanti, ovvio: chi prende, toglie all’altro. Ma bisognerà anche vedere come ci arriveranno le squadre. Se il 22 aprile, giorno del giudizio, Juve e Napoli saranno ancora divise da un punto, un pari potrebbe anche non cambiare di molto le cose. Quasi la metà degli intervistati hanno fissato la quota scudetto oltre i 100 punti. Simoni, Shevchenko, Albertini, Bergomi, Giordano, Chiesa e Graziani votano Napoli. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  11. La storia dice che allo Stadium il Napoli ha sempre perso, ragione per la quale non c’è da fidarsi, anche se il fattore campo pesa eccome. Analizzando però il percorso delle due rivali, non si può non tenere conto di alcuni fattori che le differenziano profondamente. Il primo tema riguarda la fame e la mentalità. La Juve di Allegri in tre anni e mezzo ha lasciato indietro appena le briciole di due Supercoppe: scudetti, Coppe Italia e due finali di Champions League rivelano una squadra competitiva in tutte le manifestazioni. Se vincere è l’unica cosa che conta, arrivare fino in fondo è quasi un obbligo. Chi dice che a un certo punto possono mancare le motivazioni, dopo tante vittorie, forse non conosce abbastanza il carattere dei bianconeri, oggi più che mai. Il Napoli, d’altra parte, è l’avversario più competitivo da diverse stagioni. Uno sforzo notevole per un organico che, a detta di Sarri, non può reggere su più competizioni. Puntando tutto sul campionato, preferisce rinunciare alle coppe. Eliminato dalla Champions ha deliberatamente buttato via l’Europa League, schierando le riserve al posto dei titolari. Ha fatto scalpore l’eliminazione dalla Coppa Italia contro l’Atalanta: piuttosto che rischiare un nuovo doppio scontro con la Juve, un’altra sconfitta avrebbe pesato psicologicamente, Sarri si è scansato. Chiaro messaggio a De Laurentiis: con questa rosa di più non posso fare. Mi iscrivo al club dei fan di Allegri. Per professionalità e competenza non ce n’è per nessuno. Mollare, mai. Sarri, invece, mi ricorda piuttosto Antonio Conte e il discorso del ristorante da 100 euro. Lui, che aveva un centrocampo composto da Vidal, Pirlo e Pogba, ha pensato che oltre allo scudetto non sarebbe stato possibile andare. E si sbagliava. C’è modo e modo di essere grandi. Chi lo è vuole vincere anche i trofei da bar, persino le amichevoli. La Juve lo è, il Napoli, forse, lo diventerà. Luca Beatrice Fonte: Tuttosport
  12. Mancano ancora due mesi alla partita che, secondo tutti (partendo da Allegri) deciderà lo scudetto, ma le polemiche prendono già la rincorsa. E la questione che appassiona di più i social in questi giorni è la presenza o meno dei tifosi del Napoli nel settore ospite della Juventus. Un argomento un po’ stucchevole che si ripropone con una certa regolarità da quando i questori di Torino e Napoli (chissà se addirittura d’accordo) hanno deciso di vietare la trasferta all’una e all’altra tifoseria, onde evitare problemi di ordine pubblico. Effettivamente l’ultima volta che i tifosi del Napoli sono andati a Torino qualche problema di gestione si era verificato e la Juventus si era ritrovata con il settore ospiti devastato, con i rubinetti e i lavandini dei bagni divelti, gli scarichi otturati e altre assortite amenità. E pure a Napoli, l’ultima volta a cui è stato permesso ai tifosi bianconeri di andare al San Paolo, non era filato tutto liscio, con incidenti prima e dopo, oltre a un lancio di qualsiasi cosa (compresi urina ed escrementi) verso il settore ospite. Insomma, l’idea del questore di lasciare tutti a casa propria, non sembra particolarmente campata in aria, anzi si può definire saggia. Eppure, da parte napoletana c’è chi protesta e si augura che i tifosi azzurri vengano riammessi allo Juventus Stadium. Cosa che non esalta affatto la società bianconera e il questore di Torino al quale spetterà l’ultima decisione. Fonte: Tuttosport
  13. «Sono contento, perché ho lavorato tanto e non ho mai mollato»: è soddisfatto, e non potrebbe essere altrimenti, Stephan Lichsteiner, dopo il rientro nella Lista UEFA presentata dalla Juventus per la seconda fase di Champions League. «Ad inizio stagione sapevo che il mister avrebbe dovuto fare una scelta» - ha spiegato il laterale svizzero ai microfoni di Sky e Mediaset - «ed era consapevole del fatto che io sarei stato capace di gestire la situazione alla grande, così come era avvenuto l'anno scorso. Con lui ho un ottimo rapporto e non c'è mai stato alcun problema, anche se ovviamente mi è mancato un po' giocare in Europa: è stata dura andare allo Stadio, sentire la musica della Champions, senza scendere in campo. Ora, però, sono pronto a rientrare e speriamo tutti che il cammino sia lungo come l'anno scorso, magari con un finale diverso...». A proposito di Champions, la sfida contro il Tottenham si avvicina: «In Champions ci sono tante squadre fortissime ma noi dobbiamo innanzitutto stare attenti al nostro prossimo avversario. L'altra sera, contro il Manchester United, ho visto una squadra molto forte, sia tecnicamente che fisicamente, che gioca bene il pallone e che fa buon pressing». In Italia, invece, c'è un campionato relativamente al quale l'obiettivo dichiarato non può che essere la vittoria, soprattutto per un esacampione come Stephan: «Il nostro obiettivo è il settimo Scudetto: sarebbe qualcosa di straordinario, ma bisogna ancora lavorare per raggiungerlo. Non mi interessano i record personali: l'importante è che la Juve vinca e porti a casa i titoli, proseguendo la strada vincente di questi sei anni. Volere vincere è soprattutto una questione di orgoglio e di voglia di far bene: sappiamo bene che alla Juve bisogna fare la storia, e per farla bisogna vincere». La classifica delinea un testa a testa tra il Napoli e i bianconeri: «Penso che il campionato sia ormai una corsa a due tra noi e loro, ma non bisogna mai sottovalutare le altre squadre. La cosa più importante è continuare a vincere per mettere loro pressione, poi vedremo se sarà lo scontro diretto ad essere decisivo. Giocare prima o dopo cambia poco: se scendi in campo prima, puoi mettere pressione all'avversario, ma se scendi in campo dopo conosci già il risultato dell'altro e puoi reagire di conseguenza... Non vedo grandi differenze». Una Juve che ha dimostrato di saper sopperire anche alle assenze: «La squadra ha grande qualità ed una rosa ampia con tanti giocatori forti anche in panchina. Quando si fa male qualcuno, c'è sempre un compagno pronto a sostituirlo ed offrire ottime prestazioni: questo è uno dei nostri punti di forza». Esattamente un anno fa, il rinnovo con la Juventus fino al 30 giugno 2018. Quale sarà il futuro di Stephan? «Non abbiamo ancora parlato del futuro: ora sono concentrato soltanto su questi mesi e su questo finale importante di stagione, sia in Italia che in Europa, poi vedremo cosa accadrà in seguito».
  14. Come tutti gli anni ecco a voi il topic che contiene e riassume tutte le trattative ufficiali, le news e le indiscrezioni dei club italiani. Vi ricordiamo di postare le notizie per intero e non i link delle stesse (i post con solo i link verranno moderati, in quanto vietati) e che questo è il topic per le altre squadre della Serie A, pertanto è assolutamente OT parlare di Juve. Spiegazione sulle "ammonizioni" dello staff per gli Off Topic
  15. Raccontano che dopo Napoli-Bologna le polemiche arbitrali stiano montando come neppure la panna di primissima qualità, conservata accuratamente in frigo. Raccontano che fra rigori concessi e rigori non visti (oppure visti e non fischiati) al bar sport ci sarà da chiacchierare in libertà per giorni interi. Ma soprattutto raccontano che parte del popolo juventino si sia talmente imbestialita da aver invaso lo sfogatoio della Rete a suon di strali, improperi, invettive, lanciati in particolare da chi non vede l’ora che i campioni d’Italia operino il sorpasso in classifica sul Napoli. Molti, in questo senso, avrebbero scommesso su un nuovo primato bianconero grazie all’Atalanta che una settimana fa avrebbe dovuto fermare gli azzurri: non lo ha fatto, pazienza. E adesso che il calendario propone altri 7 incroci di campionato con la Juve destinata a giocare sempre prima dei rivali, l’auspicio da parte bianconera si rinnova. Sorge, tuttavia, un dubbio: ma siamo così sicuri che pure Massimiliano Allegri smani dal desiderio di lasciarsi dietro il Napoli prima possibile nella corsa al settimo scudetto consecutivo? Mah, il dubbio è atroce...C’è da star «calmi», direbbe Max per il quale non c’è fretta di riconquistare una vetta sulla quale gli sherpa bianconeri hanno posto la loro bandierina nel 2012 e da quel momento in poi il vessillo non s’è più schiodato. Non si tratta, banalmente, di mettersi a “gufare” l’avversario (ché di gufi in questa stagione non sono mai stati così stracolmi gli ambienti anti bianconeri: non si vede l’ora che il dominio juventino venga interrotto). Si tratta, piuttosto, di far sentire il fiato sul collo della preda da acciuffare, ma nei tempi giusti. E anche se si avvertisse tutta questa impellenza di riprendere il comando, i precedenti premierebbero i campioni d’Italia: negli ultimi sei anni è in questo periodo che hanno cominciato a concretizzare una supremazia indiscussa, oppure coronando un lungo inseguimento come nel 2016 quando a metà febbraio Simone Zaza certificò l’avvenuto passaggio di consegne. Al Napoli bello e divertente il primato effimero e il titolo di campione d’inverno, alla Juventus cinicamente brutale lo scudetto vero. Il piano volto ad agguantare la leggenda è chiarissimo. Fonte: Tuttosport
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