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  1. Dopo essere rientrata nella notte dalla trasferta di Crotone e aver riposato qualche ora, la Juventus questo pomeriggio si è ritrovata a Vinovo per iniziare a lavorare in vista della sfida contro il Napoli di domenica prossima. I bianconeri impegnati ieri sera all'Ezio Scida si sono limitati ad una seduta di recupero, mentre il resto del gruppo si è dedicato ad un allenamento atletico e tecnico. Mandzukice Pjanic hanno ripreso ad allenarsi parzialmente con la squadra, mentre Sturaro lamenta una fastidiosa tendinite al tendine d’Achille della gamba sinistra, meritevole di ulteriori approfondimenti nei prossimi giorni in funzione del decorso clinico. Domani la preparazione del match contro i partenopei entrerà nel vivo e Allegri inizierà a focalizzare l'attenzione sugli aspetti tattici del match. L'appuntamento è fissato al mattino allo Juventus Center. Fonte: Juventus.com VIDEO
  2. Ci troviamo costretti a smentire l’ennesima leggenda sulla Juventus che sta prendendo piede sul web. Solitamente, quando escono fuori certe congetture, assistiamo a due macro-tipi di evoluzioni (sarebbero molti di più, ma fermiamoci a due): la prima è il dilagare della frustrazione tra le menti malate, accompagnate però dallo sguardo compassionevole di chi possiede almeno un neurone nel cervello, e sorvola (vedi il proseguire la polemica sullo “Scansuolo” nonostante si sia dimostrato come quest’ultimo nelle ultime quattro stagioni abbia portato via alla Juve gli stessi punti del Napoli, segnando peraltro il momento di crisi bianconero più importante degli ultimi 7 anni); la seconda è invece la parvenza che certe voci, certe statistiche, certi dati, riescono ad assumere con il passaparola da un sito all’altro, raggiungendo anche mezzi di comunicazione più importanti, e quindi si interviene per provare a mettervi un freno (ricordiamo quando un giornalista condannato per diffamazione riuscì a divulgare un fake sulle parole di Sergio Ramos verso la Juve, e queste furono riprese a poco a poco da chiunque, persino da Sky, con scuse successive della giornalista che ci cascò). Ecco, proprio per questo motivo, visto l’andazzo creato da questo nuovo SGOOB, “a malincuore” dobbiamo spegnere gli entusiasmi de Il Napolista, nello specifico di Fabio Avallone, che in data 5 aprile, forse ancora in preda all’ebbrezza, si sbrigò a stilare un articolo il cui titolo recitava così: “La Uefa discrimina la Juventus: in Europa quasi il doppio delle ammonizioni per i bianconeri” Sottotitolo: “I bianconeri sono la squadra più ammonita tra le otto di Champions, con una media di 2,4 cartellini gialli a partita. In Italia la media è di 1,4.” Come vedremo, riuscire a sbagliare tutto già nel titolo (e di conseguenza nel sottotitolo) è un’impresa non da poco, per la quale ci congratuliamo con Il Napolista. Ma il succo del discorso viene alla fine. Avallone inizia col dire che “la Juve è la squadra più fallosa della Champions”. Giusto, se consideriamo IL NUMERO DI FALLI delle squadre presenti ai quarti di finale. Quando cita le altre squadre, infatti, dimentica di nominare il Tottenham, secondo in graduatoria a pochi falli dalla Juve ma con una partita in meno (quindi superato proprio in occasione dell’andata dei quarti di finale). In realtà il dato NON E’ GIUSTO se consideriamo anche i falli medi di tutte le squadre della Champions, comprese quelle eliminate (altrimenti più si va avanti nella competizione e più sarà facile risultare la “squadra più fallosa della Champions”, considerando solo la "quantità"). Prendendo quindi in considerazione il dato sui falli a partita (che ci restituisce meglio la statistica), la Juve sarebbe settima. Il tutto è facilmente verificabile attraverso una decina di fonti statistiche. Ma non è questo il punto focale. Questo è solo riscaldamento. Il primo punto focale è quando Avallone nel suo pezzo dice questo: “La Juventus è (di conseguenza) anche la squadra più sanzionata (22 ammonizioni, quasi 2 e mezzo a partita). Seguono Bayern (20), City (17), Siviglia e Barcellona (16), Real (13), Liverpool e Roma (11). In patria, invece, la squadra più fallosa è il Siviglia con quasi 15 falli commessi e 2,4 ammonizioni a partita. Seguono Bayern (11,9 e 1,4), Real (11,6 e 1,2), Juventus (10,9 e 1,4), Roma (10,4 e 1,6), Barcellona (10,2 e 1,6), Liverpool (9,5 e 1,22) e City (8,8 e 1,5). Il dato è sicuramente influenzato dal diverso approccio che le squadre assumono nelle due competizioni, ma è difficile non pensare che sia anche il diverso metro arbitrale utilizzato a condizionare il numero di cartellini sventolati. Se la Juventus subisse in Serie A lo stesso numero di ammonizioni a partita che le vengono affibbiate in Champions ne avrebbe collezionate già oltre 73, contro le 41 effettivamente irrogate con conseguente aumento delle squalifiche.” Un bel guazzabuglio nel quale è facile riuscire a farsi tornare i conti. Perciò veniamo alle correzioni. I cartellini subiti dalla Juve in Champions sono 21, perché il rosso preso da Dybala è contemplato nel “doppio giallo” (quindi nella somma dei gialli). Ma fin qui cambia poco. Poi… quel “quasi 2 e mezzo a partita” che nei calcoli di Avallone diventerà effettivamente un “2 e mezzo” quando trarrà le sue illuminanti conclusioni (per chi fa una statistica che si basa sui decimali fa tutta la differenza del mondo, tranne che per qualche lettore sprovveduto), è in realtà un 2,33 (21 cartellini in 9 partite disputate fino al 5 aprile). Ma ciò che è palesemente sbagliato è il dato che riguarda i falli e le ammonizioni in patria (sempre al 5 aprile, data di redazione dell’articolo), che da fonte Lega Calcio (ma anche da altri siti come whoscored o transfermarkt) risultano essere 48, non 41 come citato nel pezzo (ben 7 cartellini in meno). 13,7 a partita, non 10,9! Dividendo quindi il numero esatto di cartellini per il numero di gare disputate al 5 aprile (ovvero 30) esce fuori un parziale di 1,6 cartellini a partita (non 1,4). Di conseguenza il differenziale della Juve tra Europa e Italia scende a 0,73, ponendosi in graduatoria dietro il Bayern Monaco. MA ATTENZIONE! Nonostante già qui si possa speculare sulla precisione dei calcoli, il bello viene alla fine. Dopo le considerazioni precedenti, infatti, Avallone conclude il suo bel pezzo sul Napolista così: “Il divario tra i due metri arbitrali è inaccettabile e la Lega Calcio dovrebbe prendere provvedimenti. Data per accertata l’acclarata infallibilità dei fischietti italiani, infatti, è chiaro che l’Uefa trama contro i bianconeri e siamo certi che presto saranno intraprese tutte le iniziative necessarie per tutelare la Juventus anche in Europa.” Una chiusura onesta, insomma, tra la richiesta di un intervento salvifico della Lega Calcio (di cui però sarebbe bastato leggere i dati esatti) e l’ironia sul metro che la Juve riceverebbe in Europa. E naturalmente si aprono le danze! Via coi commenti di chi già vedeva gli estremi per lanciare una petizione, via con la denuncia di questo “schifo”, via con gli amici degli amici che hanno iniziato a rimbalzare la statistica sui vari siti, dando vita allo slogan “benvenuti in Italia” (slogan che se rigirassimo al mittente saremmo tacciati di qualsiasi cosa, e che quindi trasformiamo in “ben svegliati in Italia”). A questo punto viene spontanea una domanda… ma dopo tutti questi errori, almeno, Avallone se l’è studiato il Napoli? E al Napolista, a parte la revisione approssimativa dell’articolo, è venuto in mente di analizzare il dato sul Napoli prima di inanellare la solita catena di Sant’Antonio su una leggenda che passa da sito a sito? No, non gli è venuto in mente. E noi che ci stiamo a fare? Semplice. Attraverso le stesse fonti sui può risalire ai cartellini che riguardano sia il girone di Champions del Napoli che ovviamente la Serie A. In Champions il Napoli ha preso 13 cartellini in 6 gare (2,16 a partita); in campionato (al 5 aprile) 42 (si tratta di 41 ammonizioni nelle quali è compresa un’espulsione per doppio giallo + un espulsione per rosso diretto). 42 diviso 30 fa 1,4 a partita, che rapportato all’omonimo dato in Europa ci restituisce un differenziale di 0,76, superiore di uno 0,03 a quello della Juve! Meraviglioso! Un epic fail che si ritorce contro chi ha creato la fake news. Va assolutamente precisato (per correttezza), che se già la differenza di uno 0,1 è minima, la stessa diventa risibile quando si parla di uno 0,03. Ma è parecchio divertente notare come alla fine di tutto sto giochino il Napoli abbia, sebbene di un nulla, addirittura un differenziale di cartellini tra Europa e Italia superiore a quello della Juventus (noi diciamo "pari" perché un minimo di buon senso lo abbiamo, ed è un dato che si limerà ora in un modo ora nell’altro da qui in avanti, ma sostanzialmente pari). Volendo aggiungere alla statistica anche i numeri delle due partite in Europa League il dato, praticamente, si pareggia perfettamente con quello della Juve. Sinceramente spiace che la Uefa discrimini così tanto il Napoli. Il divario tra i due metri arbitrali è inaccettabile! E allora rimane aperta una questione: che dite, Avallone, Napolista, lo vogliamo intimare o no sto benedetto intervento della Lega Calcio per mettere fine a questa ingiustizia e denunciare le oscure trame europee contro gli azzurri, o continuiamo a fare finta di niente?
  3. La giuria è numerosa, il pensiero non è unico. Ma prevale una linea di tendenza. Cento esperti, tre semplici domande. Una su tutte: chi vincerà lo scudetto? E la stragrande maggioranza di chi ne sa, di chi ha vissuto alto calcio, di chi ha allenato o giocato in grandi squadre o le ha subite, dice Juventus (64 contro 31, 5 incerti). Probabile che questo sondaggio avrebbe avuto un risultato diverso se fosse stato effettuato qualche giorno fa. Il sabato nero del Napoli ha pesato sui giudizi, oltre che sul morale della banda Sarri. La Juve ora è ancora un passo dietro il Napoli ma è pronta per il controsorpasso perché deve recuperare, il 14 marzo, la gara con l’Atalanta in casa. Succederà la settimana dopo la sfida decisiva con il Tottenham. Cambierà qualcosa negli umori della sfida scudetto a seconda dell’esito di Champions? In una sfida così serrata ed equilibrata, ogni tassello può essere decisivo. Il fattore psicologico giocherà un ruolo importante. Adesso la Juve è in vantaggio, può sfruttare il capitombolo del rivale, ma basta un attimo perché la situazione si ribalti. Le duellanti Juventus e Napoli vivono situazioni simili in campo e anche fuori, con battaglie sul piano dialettico e sulle filosofie di gioco, tra concretezza e bellezza. Adesso è il Napoli che deve reagire, non perdere terreno in classifica, e per farlo deve ritrovare sicurezza. Una sconfitta ci sta, in questa fantastica galoppata, ma bisogna assimilarla, isolarla, digerirla. Il Napoli deve ripartire subito. La Juve invece può sprintare ma non adagiarsi sul probabilissimo sorpasso. Anche un rilassamento può fare male. Un’altra domanda del sondaggio è se sarà decisivo lo scontro diretto. Un sì quasi unanime (71 contro 27,2 incerti). Beh, il faccia a faccia dei duellanti avrà in palio i punti più pesanti, ovvio: chi prende, toglie all’altro. Ma bisognerà anche vedere come ci arriveranno le squadre. Se il 22 aprile, giorno del giudizio, Juve e Napoli saranno ancora divise da un punto, un pari potrebbe anche non cambiare di molto le cose. Quasi la metà degli intervistati hanno fissato la quota scudetto oltre i 100 punti. Simoni, Shevchenko, Albertini, Bergomi, Giordano, Chiesa e Graziani votano Napoli. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  4. La storia dice che allo Stadium il Napoli ha sempre perso, ragione per la quale non c’è da fidarsi, anche se il fattore campo pesa eccome. Analizzando però il percorso delle due rivali, non si può non tenere conto di alcuni fattori che le differenziano profondamente. Il primo tema riguarda la fame e la mentalità. La Juve di Allegri in tre anni e mezzo ha lasciato indietro appena le briciole di due Supercoppe: scudetti, Coppe Italia e due finali di Champions League rivelano una squadra competitiva in tutte le manifestazioni. Se vincere è l’unica cosa che conta, arrivare fino in fondo è quasi un obbligo. Chi dice che a un certo punto possono mancare le motivazioni, dopo tante vittorie, forse non conosce abbastanza il carattere dei bianconeri, oggi più che mai. Il Napoli, d’altra parte, è l’avversario più competitivo da diverse stagioni. Uno sforzo notevole per un organico che, a detta di Sarri, non può reggere su più competizioni. Puntando tutto sul campionato, preferisce rinunciare alle coppe. Eliminato dalla Champions ha deliberatamente buttato via l’Europa League, schierando le riserve al posto dei titolari. Ha fatto scalpore l’eliminazione dalla Coppa Italia contro l’Atalanta: piuttosto che rischiare un nuovo doppio scontro con la Juve, un’altra sconfitta avrebbe pesato psicologicamente, Sarri si è scansato. Chiaro messaggio a De Laurentiis: con questa rosa di più non posso fare. Mi iscrivo al club dei fan di Allegri. Per professionalità e competenza non ce n’è per nessuno. Mollare, mai. Sarri, invece, mi ricorda piuttosto Antonio Conte e il discorso del ristorante da 100 euro. Lui, che aveva un centrocampo composto da Vidal, Pirlo e Pogba, ha pensato che oltre allo scudetto non sarebbe stato possibile andare. E si sbagliava. C’è modo e modo di essere grandi. Chi lo è vuole vincere anche i trofei da bar, persino le amichevoli. La Juve lo è, il Napoli, forse, lo diventerà. Luca Beatrice Fonte: Tuttosport
  5. Mancano ancora due mesi alla partita che, secondo tutti (partendo da Allegri) deciderà lo scudetto, ma le polemiche prendono già la rincorsa. E la questione che appassiona di più i social in questi giorni è la presenza o meno dei tifosi del Napoli nel settore ospite della Juventus. Un argomento un po’ stucchevole che si ripropone con una certa regolarità da quando i questori di Torino e Napoli (chissà se addirittura d’accordo) hanno deciso di vietare la trasferta all’una e all’altra tifoseria, onde evitare problemi di ordine pubblico. Effettivamente l’ultima volta che i tifosi del Napoli sono andati a Torino qualche problema di gestione si era verificato e la Juventus si era ritrovata con il settore ospiti devastato, con i rubinetti e i lavandini dei bagni divelti, gli scarichi otturati e altre assortite amenità. E pure a Napoli, l’ultima volta a cui è stato permesso ai tifosi bianconeri di andare al San Paolo, non era filato tutto liscio, con incidenti prima e dopo, oltre a un lancio di qualsiasi cosa (compresi urina ed escrementi) verso il settore ospite. Insomma, l’idea del questore di lasciare tutti a casa propria, non sembra particolarmente campata in aria, anzi si può definire saggia. Eppure, da parte napoletana c’è chi protesta e si augura che i tifosi azzurri vengano riammessi allo Juventus Stadium. Cosa che non esalta affatto la società bianconera e il questore di Torino al quale spetterà l’ultima decisione. Fonte: Tuttosport
  6. «Sono contento, perché ho lavorato tanto e non ho mai mollato»: è soddisfatto, e non potrebbe essere altrimenti, Stephan Lichsteiner, dopo il rientro nella Lista UEFA presentata dalla Juventus per la seconda fase di Champions League. «Ad inizio stagione sapevo che il mister avrebbe dovuto fare una scelta» - ha spiegato il laterale svizzero ai microfoni di Sky e Mediaset - «ed era consapevole del fatto che io sarei stato capace di gestire la situazione alla grande, così come era avvenuto l'anno scorso. Con lui ho un ottimo rapporto e non c'è mai stato alcun problema, anche se ovviamente mi è mancato un po' giocare in Europa: è stata dura andare allo Stadio, sentire la musica della Champions, senza scendere in campo. Ora, però, sono pronto a rientrare e speriamo tutti che il cammino sia lungo come l'anno scorso, magari con un finale diverso...». A proposito di Champions, la sfida contro il Tottenham si avvicina: «In Champions ci sono tante squadre fortissime ma noi dobbiamo innanzitutto stare attenti al nostro prossimo avversario. L'altra sera, contro il Manchester United, ho visto una squadra molto forte, sia tecnicamente che fisicamente, che gioca bene il pallone e che fa buon pressing». In Italia, invece, c'è un campionato relativamente al quale l'obiettivo dichiarato non può che essere la vittoria, soprattutto per un esacampione come Stephan: «Il nostro obiettivo è il settimo Scudetto: sarebbe qualcosa di straordinario, ma bisogna ancora lavorare per raggiungerlo. Non mi interessano i record personali: l'importante è che la Juve vinca e porti a casa i titoli, proseguendo la strada vincente di questi sei anni. Volere vincere è soprattutto una questione di orgoglio e di voglia di far bene: sappiamo bene che alla Juve bisogna fare la storia, e per farla bisogna vincere». La classifica delinea un testa a testa tra il Napoli e i bianconeri: «Penso che il campionato sia ormai una corsa a due tra noi e loro, ma non bisogna mai sottovalutare le altre squadre. La cosa più importante è continuare a vincere per mettere loro pressione, poi vedremo se sarà lo scontro diretto ad essere decisivo. Giocare prima o dopo cambia poco: se scendi in campo prima, puoi mettere pressione all'avversario, ma se scendi in campo dopo conosci già il risultato dell'altro e puoi reagire di conseguenza... Non vedo grandi differenze». Una Juve che ha dimostrato di saper sopperire anche alle assenze: «La squadra ha grande qualità ed una rosa ampia con tanti giocatori forti anche in panchina. Quando si fa male qualcuno, c'è sempre un compagno pronto a sostituirlo ed offrire ottime prestazioni: questo è uno dei nostri punti di forza». Esattamente un anno fa, il rinnovo con la Juventus fino al 30 giugno 2018. Quale sarà il futuro di Stephan? «Non abbiamo ancora parlato del futuro: ora sono concentrato soltanto su questi mesi e su questo finale importante di stagione, sia in Italia che in Europa, poi vedremo cosa accadrà in seguito».
  7. Raccontano che dopo Napoli-Bologna le polemiche arbitrali stiano montando come neppure la panna di primissima qualità, conservata accuratamente in frigo. Raccontano che fra rigori concessi e rigori non visti (oppure visti e non fischiati) al bar sport ci sarà da chiacchierare in libertà per giorni interi. Ma soprattutto raccontano che parte del popolo juventino si sia talmente imbestialita da aver invaso lo sfogatoio della Rete a suon di strali, improperi, invettive, lanciati in particolare da chi non vede l’ora che i campioni d’Italia operino il sorpasso in classifica sul Napoli. Molti, in questo senso, avrebbero scommesso su un nuovo primato bianconero grazie all’Atalanta che una settimana fa avrebbe dovuto fermare gli azzurri: non lo ha fatto, pazienza. E adesso che il calendario propone altri 7 incroci di campionato con la Juve destinata a giocare sempre prima dei rivali, l’auspicio da parte bianconera si rinnova. Sorge, tuttavia, un dubbio: ma siamo così sicuri che pure Massimiliano Allegri smani dal desiderio di lasciarsi dietro il Napoli prima possibile nella corsa al settimo scudetto consecutivo? Mah, il dubbio è atroce...C’è da star «calmi», direbbe Max per il quale non c’è fretta di riconquistare una vetta sulla quale gli sherpa bianconeri hanno posto la loro bandierina nel 2012 e da quel momento in poi il vessillo non s’è più schiodato. Non si tratta, banalmente, di mettersi a “gufare” l’avversario (ché di gufi in questa stagione non sono mai stati così stracolmi gli ambienti anti bianconeri: non si vede l’ora che il dominio juventino venga interrotto). Si tratta, piuttosto, di far sentire il fiato sul collo della preda da acciuffare, ma nei tempi giusti. E anche se si avvertisse tutta questa impellenza di riprendere il comando, i precedenti premierebbero i campioni d’Italia: negli ultimi sei anni è in questo periodo che hanno cominciato a concretizzare una supremazia indiscussa, oppure coronando un lungo inseguimento come nel 2016 quando a metà febbraio Simone Zaza certificò l’avvenuto passaggio di consegne. Al Napoli bello e divertente il primato effimero e il titolo di campione d’inverno, alla Juventus cinicamente brutale lo scudetto vero. Il piano volto ad agguantare la leggenda è chiarissimo. Fonte: Tuttosport
  8. Se domani Aurelio De Laurentiis si presentasse con un contratto a vita, lei lo firmerebbe? «Per la mia famiglia e per i tifosi, se il contratto fosse buono non avrei problemi a firmare, a restare per sempre. Qui sto benissimo, città e squadra mi danno tutto, io voglio restituire qualcosa ai napoletani, voglio dare loro lo scudetto».Un messaggio alla Juventus, il suo? «Si convincano, quest’anno vogliamo arrivare fino in fondo. Noi faremo di tutto per tenerla dietro, la Juventus, ma Roma e Inter non sono ancora fuori dal discorso scudetto. Il mio intento e quello dei miei compagni, è di mettere fine all’egemonia bianconera. Il primato in classifica ce lo stiamo meritando tutto, stiamo dimostrando che si può vincere anche giocando un calcio spettacolare». Dica la verità, cosa ha pensato dopo il gol subìto da Higuain nello scontro diretto, al San Paolo? «Che m’è mancato appena un centimetro per togliergli il pallone, sono arrivato un soffio dopo che lui aveva calciato in porta. Contro di noi la Juventus gioca così, segna un gol e poi si mette tutta dietro a difenderlo. Sono partite di grande livello, ma per un dettaglio si possono perdere. Comunque il Pipita è un fuoriclasse, è stato un piacere giocare con lui. Tra l’altro, essendo stato tre anni a Napoli, conosce tutti i nostri meccanismi e, dunque, riesce sempre a sorprenderci». Fonte: La Gazzetta dello Sport
  9. Come noto, l’attuale capolista Napoli e l’attuale inseguitrice Juventus (che però secondo alcuni resta pur sempre favorita e squadra da battere) ne stanno attuando due completamente diversi, fors’anche agli antipodi. Al punto che - addirittura - l’Italia dei calciofili si è spaccata tra il partito dei pro Maurizio Sarri (lo scienziato, con il suo bel gioco, gli schemi, i movimenti di squadra provati e riprovati, memorizzati al dettaglio) e il partito dei pro Massimiliano Allegri (l’artista pragmatico, che ai moduli fissi preferisce i guizzi d’ingegno e agli schemi millimetrici antepone l’attitudine alla “giusta giocata” e “lettura del momento” dei suoi calciatori). Banalizzando si potrebbe persino dire che l’uno preferisce i risultati - tanti quelli ottenuti sinora con la Juventus - all’estetica, ricordando una emblematica frase che ha pronunciato proprio il tecnico livornese: «Giocare bene è più facile che vincere». Ebbene, al di là delle filosofie, c’è un dato su tutti - anzi, meglio, ce ne sono due - che sintetizzano in maniera perfetta i due approcci calcistici di questo Napoli e di questa Juventus: vale a dire, il numero di dribbling e il numero di passaggi che i giocatori delle due squadre effettuano a partita. Numeri che dimostrano quanto la formazione di Sarri sia improntata al possesso palla (autentico marchio di fabbrica dell’azzurro) e alla costruzione di gioco previa fitte trame; mentre la formazione di Allegri punti maggiormente sulla giocata del singolo. Eccoli, i dati: numero di passaggi effettuati dal Napoli in queste prime 20 partite di campionato: 14.481; contro gli 11.599 dei bianconeri. All’inverso i rapporti in quanto a dribbling riusciti: la Juventus quasi doppia i rivali giacché vanta addirittura 258 uno contro uno vinti, a dispetto degli appena 172 dei rivali scudetto. Ancor più interessante notare che rispetto lo scorso campionato (le prime 20 partite della stagione 2016-17), le due squadre hanno ulteriormente incrementato le specifiche attitudini. I passaggi del Napoli sono cresciuti dell’8,5 per cento mentre i dribbling della Juventus addirittura del 35 per cento. Fonte: Tuttosport
  10. La vigilia di Napoli-Juventus è strana, Beppe. Gioca Mandzukic, anzi no...Mandzukic si infortuna; gioca Dybala falso nove, anzi no...gioca Higuain. Il contesto è particolare, è un contesto da Juve in difficoltà, che perde diversi uomini ma ne recupera uno a soli 4 giorni da un'operazione chirurgica. Un contesto da Juve (punto). A San Paolo c'è il Napoli di Sarri, che per cercare la fuga che potrebbe mettere a distanza di sicurezza la Vecchia Signora ha a disposizione il suo solito 11. Solito, appunto. Forse anche troppo. Perchè Allegri modella la sua squadra per neutralizzare i punti di forza degli uomini guidati dall'ex tecnico dell'Empoli, limitando (o addirittura azzerando, ove possibile) i rischi pur non precludendosi la possibilità di approfittare delle debolezze strutturali dell'avversario. Non inganni la presenza di Matuidi: nonostante la coesistenza del francese con Pjanic e Khedira, la Juventus ha operato un 442 che vedeva l'utilizzo dell'ex PSG nella posizione di esterno sinistro. Un tratto distintivo della partita dei bianconeri è stata l'ossessiva ricerca del fraseggio basso, talvolta anche quando le condizioni non lo permettevano: l'utilizzo del giropalla basso, nonostante i rischi, era il mezzo che, fondandosi sulla fiducia dei mezzi tecnici dei calciatori, permetteva di sfruttare la peculiarità che ha il Napoli nell'andare a pressare alto i portatori di palla. Nel tentativo di recuperare la sfera in posizione avanzata, gli uomini di Sarri si riversano in avanti lasciando ampi spazi alle proprie spalle. L'idea è quella di tagliare fuori le linee di pressing avversario attraverso una circolazione puntuale e precisa in modo da poter aggredire gli spazi alle spalle dei centrocampisti. Questa soluzione ha giovato allo stesso tempo della scelta di Sarri di mandare Callejon in pressione su Chiellini: il tentativo di mettere sotto pressione il difensore tecnicamente meno dotato ha però portato, nel gioco delle pedine, Asamoah ad essere sempre libero di ricevere. Per cui a parte un paio di situazioni in cui Callejon andando in uscita alta è riuscito a chiudere la luce del passaggio, Chiellini è spesso riuscito a servire il ghanese, che è in virtù di questa sua libertà è stato trovato agevolmente anche dagli altri compagni. Due delle tre nitide occasioni (gol compreso) prodotte dalla Juventus sono nate proprio da situazioni di questo tipo. https://vimeo.com/245536149 https://vimeo.com/245536654 Forzando l'uscita palla a terra dalla difesa, la Juve produce una palla gol colossale vanificata dal riflesso di Reina La fase di non possesso della Juventus si è modellata sulla base delle peculiarità del gioco Sarriano, che vede una costruzione targata "catena sinistra" e perfezionata dalla ricerca del fraseggio al limite dell'area per liberare l'inserimento di un attaccante o dalla ricerca dell'ormai famigerato taglio di Callejon sul secondo palo. Il lavoro di Dybala (costantemente a schermare Jorginho) e Higuain (in pressione su uno dei due centrali) hanno sporcato e rallentato la prima impostazione napoletana, costringendo la squadra di Sarri a dover iniziare la manovra dai piedi di Koulibaly e, soprattutto, Albiol che si è rivelato particolarmente impreciso. Per ciò che riguarda la componente più architettonica, la Juventus ha operato una fase di non possesso assai particolare: i quattro centrocampisti disposti in linea non occupano tutto il campo ma sono tra loro molto stretti a fare densità in zona centrale, impedendo a Mertens di ricevere palla tra le linee e di poter quindi scatenare la sua rapidità. Questo escamotage ha come diretta conseguenza l'aver "invitato" il Napoli ad avere sbocchi sulle fasce, dove però i bianconeri hanno già preparato adeguate contromisure. Come si diceva, la catena mancina è la vera "mente" del gioco dei partenopei, motivo per il quale la Juventus aumenta la concentrazione di uomini quando la palla transita in quella zona di campo, e lo fa mandando Khedira al raddoppio sul terzino e lasciando Insigne in consegna a De Sciglio. Ne deriva che, quando costruiscono da sinistra, gli azzurri difficilmente riescono a sfondare, per cui si trovano costretti a dover andare sulla fascia opposta, molto più spartana e meno adatta alla costruzione della manovra. https://vimeo.com/245536967 Nelle transizioni da lato forte a lato debole, il Napoli è talvolta riuscito a premiare la sovrapposizione di Mario Rui: in queste circostanze la Juventus, conscia di una superiorità fisica disarmante rispetto agli avversari, ha preferito tenere De Sciglio in controllo su Insigne (impedendo al terzino avversario di poter imbucare il folletto napoletano dentro l'area) e portare Rui al cross, in virtù del quale Chiellini e Benatia hanno avuto vita facile. https://vimeo.com/245537177 Riguardo la pericolosità dell'ala spagnola, infine, Asamoah è stato sempre attento ad assorbirne i movimenti neutralizzando di fatto uno dei due modi che ha l'avversario di arrivare in porta. Dopo il gol di Higuain, il forcing napoletano è perdurato per tutta la partita e la Juventus si è dedicata principalmente all'accuratezza della fase difensiva. Facendo leva sull'attitudine del Napoli a saper inscenare un solo spartito e sulle difficoltà degli uomini di Sarri di variare modo di giocare in base alle difficoltà proposte dalla partita, i bianconeri, con una partita sporca, corrotta e demoniaca, riescono a portare a casa tre punti che hanno sapore di sei. Ed il Napoli, adesso, è ad una sola lunghezza. Th3 Joker C.G.