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  1. “L’orchestra è una società ideale. Non si suona meglio per distruggere quello che suona accanto. Si suona meglio affinchè quello accanto suoni meglio”. [Ezio Bosso]. Non esiste un solo modo di giocare a calcio, ma è importante che il modo scelto lo si applichi correttamente sul campo affinché risulti efficace. La nuova Juve di Sarri è arrivata alla seconda pausa delle nazionali da unica “grande” imbattuta in Europa, prima in classifica nel proprio girone di Champions League (dove ha già giocato, e bene, la partita sulla carta più difficile) e prima in classifica in campionato, avendo già incontrato Napoli e Inter e contando 4 trasferte su 7 partite. Basterebbe già questo per evidenziare l’ottimo inizio di stagione, ma consideriamolo casomai un merito ulteriore rispetto al lavoro che si sta portando avanti. Nell’anno in cui “Ancelotti raccoglierà i frutti di quanto seminato l’anno scorso”, infatti, eravamo realisticamente tutti consci dei rischi a cui andavamo incontro nella cosiddetta “fase di rodaggio”, perché cambiare totalmente abitudini tattiche non è una cosa che avviene schioccando le dita, nonostante, almeno personalmente, riconosca da sempre al nostro attuale allenatore il valore e le capacità tecniche che si porta dietro. Com’è ovvio che sia, in parte si sono manifestati alcune stonature, sarebbe stato strano il contrario. Ma in realtà sin dal primo tempo di Parma si sono visti, in nuce, gli elementi di cambiamento che ci avrebbero via via contraddistinto (baricentro avanzato, linea difensiva più alta di 20mt, lavoro sugli anticipi, pressing in avanti per la conseguente riconquista della palla, possesso e gestione sempre attivi, squadra corta, costruzione associativa, ecc): è stata sin da allora la Juve di Sarri, sebbene senza la continuità necessaria. Questa, per manifestarsi, ha bisogno di giocatori che interiorizzino i nuovi concetti, di “strumenti” che vengano accordati per bene. IL FATTORE PJANIC E difatti la Juve ha iniziato a risultare meno squilibrata e più costante nel momento in cui lo strumento cardine dell’orchestra sarriana, ovvero Miralem Pjanic, ne ha compreso pienamente lo spartito. Pjanic inizia stentando nelle primissime uscite, facendo storcere il naso a tanti. Si nasconde, non va a prendersi palla dai difensori, quindi non fa uscire la Juve in modo pulito e favorisce il pressing avversario, quando ha la palla sbaglia troppo, e così via. Già perché secondo i canoni sarriani l’uomo davanti alla difesa deve agire secondo compiti ben precisi. E’ chiamato poco ad interpretare la “Salida Lavolpiana” (ovvero la discesa in mezzo ai due centrali che si allargano e si alzano, formando una linea d’impostazione a 3 di cui lui sarebbe il vertice basso) e molto il ruolo di “vertice avanzato” del triangolo che si forma, appunto, insieme ai due difensori centrali. Questi infatti devono passarsi palla il meno possibile tra loro per non “chiamarsi” il pressing addosso. Devono invece far girare palla “in salita”, palla avanti – palla dietro, in accordo con, appunto, il “volante” della squadra, che deve sempre essere il loro primo referente. In realtà questo tipo di “balletto” è un po’ quello che va replicato in tutte le zone del campo come fase preparatoria per le verticalizzazioni. Pjanic inizialmente non lo faceva, o lo faceva con discontinuità; addirittura Matuidi (o Bentancur quando entrava) offrivano maggiormente il là ai difensori. Poi ha iniziato a farlo con maggiore predisposizione e grande frequenza, e la cosa è più o meno coincisa col secondo tempo di Brescia. Da quel momento in poi la Juve fa un salto in avanti importantissimo a livello di continuità e di qualità, va meno a strappi, e “governa” meglio le partite, ne prende possesso in modo più pieno. In tal senso i possibili miglioramenti futuri del “Pianista” non sono calcolabili, non si può “calcolare” la classe. Sarebbe però già bellissimo aver (ri)trovato un regista che garantisca queste prestazioni (i dati di Pjanic parlano da soli) con tale continuità. I BENEFICI DEL CAMBIO DI MODULO Analizzando il resto dell’orchestra possiamo notare come rispetto alle prime uscite sembrano, al momento, in via di risoluzione altri due aspetti necessari per una corretta sinfonia. Inizialmente, infatti, gli ovvi problemi di fluidità della manovra e di abitudine ai nuovi concetti (faceva sinceramente sorridere chi, per dare contro a tutti i costi al nuovo corso, bypassava allegramente queste naturali difficoltà nelle proprie analisi, criticando a momenti anche come la Juve saliva sul pullman), portavano ad una certa lunghezza della squadra sul campo. Questo ci rendeva (e speriamo di poter continuare a dirlo declinandolo col tempo passato) una squadra “bipolare”: dominante quando riusciva a rimanere corta (vedi il 1°t col Napoli), attaccabile quando i reparti si “scollegavano”. E allora il centrocampo faceva fatica a far “scorrere” il gioco e soprattutto la difesa era esposta agli attacchi avversari. La Juve in quel momento si affidava agli “assoli” di Douglas Costa per uscire dalle difficoltà.. Col passaggio al 4-3-1-2 le cose sono cambiate in positivo. Il modulo col trequartista è un modulo bellissimo per costruire e per fare un calcio di possesso (se hai un trequartista valido, e Ramsey è calciatore delizioso, sopraffino). Avere un uomo in più in grado di collegare centrocampo e attacco ha facilitato le cose a Sarri, che così sembrerebbe poter “risolvere” anche la questione Dybala, più in grado di riempire l’area invece che il centrocampo. Abbiamo cioè guadagnato un giocatore, un “violoncello” di assoluto livello, che persino nei modi e negli sguardi sembra essere ritornato quello di un paio d’anni fa. Con l’altro modulo, infatti, appariva lampante come Higuain potesse vestire i panni del titolare in modo più funzionale, mentre ora possono ruotare tutti. Il Pipita è quasi commovente per il modo in cui sta riuscendo a zittire chiunque: ha voluto rimanere nell’unica squadra che, forse, sente davvero come “famiglia”, e dalla quale lo scorso anno patì troppo il distacco. Ogni suo gol risuona come un colpo di “gran cassa”, e se la sua affinità con Dybala la conoscevamo, quella con Cristiano, il “primo violino” della squadra, appare evidente, dati i pregressi madrileni. I tre tenori a San Siro hanno sciorinato una prova ottima, ma in generale le ultime partite sono sembrate una “summa” di questo nuovo modo di “trovarsi” in campo. Addirittura Sarri non disdegna di provarli insieme… ma forse, per ora, è ancora presto. Su Cristiano ovviamente nemmeno mi dilungo, sarebbe bastato pochissimo per essere già a 2 gol in Champions e a 6 in campionato, non fosse stato per i millimetri del var che hanno annullato due esultanze già fatte e finite e per una traversa che ancora trema. Per contro, pare che alcuni problemi intestinali di tifosi presenti sia a San Siro che al Wanda Metropolitano abbiano trovato risoluzione… LA “LINEA” E L’EQUILIBRIO L’altro aspetto che sembra funzionare meglio è l’equilibrio difensivo, sia a livello di “linea” che di “fase”. Anche in tal caso… a Brescia, è successo un qualcosa che ha tradotto in realtà un pensiero che Sarri già aveva manifestato in estate. L’infortunio di Danilo, infatti, ha dato il via libera all’impiego di Cuadrado come terzino (il mister lo paventò sin da giugno). Cuadrado, che già fino ad allora stava facendo benissimo, da quel momento ha dato vita ad una serie di prestazioni eccellenti! Di colpo le incertezze che avevamo avuto con la “linea” (comprensibile, visto che Danilo è arrivato ad agosto inoltrato, quasi quando Sarri “usciva” per i suoi problemi di salute), sono diminuite drasticamente! Cuadrado, che quando era stato impiegato da Allegri in quel ruolo aveva anche fatto bene, ma sembrando sempre “adattato”, adesso ne sembra un interprete navigato! E’ coordinato col reparto, si muove nel modo giusto, assume posture corrette (cosa fondamentale per un terzino, e con Barzagli nello staff potrà solo migliorare), dimostra una buona gestione dello spazio e si sgancia con continuità e qualità in avanti. La conoscenza con Khedira, inoltre, facilità i “triangoli” sulla catena di destra e i movimenti in fase di copertura. Il colombiano da una parte, e un ritrovato Alex Sandro dall’altra (“rinato” sin dalla prima giornata, la Coppa America vinta da protagonista in estate gli ha ridato certezze), rappresentano i “fiati” (viste anche le loro sgroppate) che danno respiro e armonia alla manovra. E’ ovvio che torneranno (e devono tornare) utilissimi Danilo e De Sciglio quando si riprenderanno, ma in un ipotetico “11 tipo” al momento Cuadrado sembra il titolare della fascia destra. Come Alex Sandro, anche Matuidi e Khedira sono sembrati sin da subito a proprio agio con Mr. Sarri (contro il Bayer ad un certo punto hanno persino triangolato tra di loro in area), confermando il proprio valore universale di grandi giocatori (definizione ampia…) sebbene a giugno sembrava impossibile anche solo scommettere su uno dei due. Se il primo si è rivelato forse il migliore di questo inizio stagione (guardando alla totalità delle partite giocate), fondamentale sia nell’aggredire sul pressing alto, sia nel coprire la “libertà” di Ronaldo, Khedira ha colpito l’allenatore sin dal primo allenamento per il suo valore tattico. Nel “valore tattico” sono comprese diverse cose, talvolta, paradossalmente, “mascherate” dalle movenze del tedesco. Sapere come e dove posizionarsi in base ai movimenti della squadra, garantire equilibrio, rispettare le consegne sulle fasi di possesso (si avanza coi passaggi corti, che devono essere fatti in un certo modo), riuscire ad inserirsi in area, ecc, sono qualità fondamentali in un processo di costruzione come il nostro. Bisognerà capire se quelle di Sami rimarranno le caratteristiche “prescelte” anche in futuro, quando la squadra avrà talmente interiorizzato i concetti da poter provare a fare uno step in più, ma di certo Khedira ha confermato la sua fama di Professore. E’ come se l’allenatore avesse trovato in lui qualcuno che gli ha facilitato il compito “educativo” verso gli altri. DE LIGT VALVOLA DI SFOGO MEDIATICA Con una linea ordinata e un centrocampo più maturo, anche la coppia di difensori centrali è cresciuta. Se per Bonucci parliamo di uno dei migliori inizi di stagione della sua carriera, su De Ligt bisogna spazzare il campo da alcune esagerazioni della critica, spesso a firma di chi per lavoro deve dare adito a polemiche, di chi deve spaccare il capello in quattro, di chi guarda il dito invece della luna ("il tocco di mano sul rigore”, un “tunnel” casuale a centrocampo, ecc). No, non sto parlando di Ziliani, non sono compresi i tweet di gente che ha il cervello fuso, pur continuando a rovinarne tanti, ma di una critica più melliflua, più “rosea” ecco. A 19 anni, dopo altre precedenti partite ottime, il ragazzo è entrato in un San Siro infuocato e ha praticamente annullato Lukaku! Ma il mantra è che “ha fatto male” in virtù del tocco di mano e del tunnel casuale di cui sopra. Se vogliamo... anche Bonucci e Pjanic (cito loro per citare il top) hanno commesso un paio di sciocchezze in mezzo ad una partita importante, “passando” entrambi palla agli avversari in modo assurdo (che se concretizzate avrebbero fatto risultare quegli errori persino “comici”). Ma il giochino vale solo per De Ligt! Peraltro veniva da ottime partite in serie, ma sempre il mantra ci dice che "nelle ultime uscite sta facendo male". In realtà questo ragazzo ha sbagliato "davvero" solo quei 20 minuti col Napoli (dopo un'ottima ora di gioco) quando ha poi finito coi crampi. Ma siccome in mancanza di analisi serie bisogna cercare “il titolo”, nelle partite successive, specie quando la Juve non era convincente, si è andati avanti con la storia che "De Ligt non ingrana" ecc. De Ligt invece sta ingranando da parecchio, e la cosa sorprendente è il raffronto di quanto sta facendo lui a 19 anni con quello che facevano a 19 anni altri grandi interpreti del ruolo internazionali (dai nostri, che sappiamo essere scarsi, ai grandi maestri come Manolas e Skriniar). Altrove ci sono difensori che aprono le gambe meglio della bocca, lasciando passare di tutto, c'è la "coppia più forte d'Europa" che al momento è peggio del burro, ma il problema è De Ligt! E la stampa redige paginoni su quel Lukaku di cui sopra che fa una doppietta contro San Marino, definendolo “Guerriero” (ma se lo fermi, il Guerriero, sei un “problema”). Ci siamo abituati, funziona così! Non fosse che c’è chi ci casca… I SINGOLI E IL MODULO DA PRIVILEGIARE Insomma, la sensazione è quella di aver trovato al momento un undici base titolare in cui possano ruotare diversi giocatori. E qui va fatto un ulteriore plauso a Sarri, che al momento si sta dimostrando malleabile e lucido nelle scelte. Anche in quegli spezzoni di partite in cui si è trattato di dover gestire “alla vecchia maniera”, lo ha fatto senza problemi (d'altronde lui stesso confessò che era una caratteristiche che avrebbe voluto imparare dalla gestione precedente, consapevole dei risultati a cui portò). Tale aspetto può rivelarsi fondamentale per non diventare una squadra che funziona “se gioca solo in un modo”, “se va a mille”, ecc. Saper far fronte ai momenti di calo è un pregio, oltre che sinonimo di umiltà. Dando quindi per assodato che bisogna migliorare a livello di intesa generale, quali possono essere i margini per far migliorare il collettivo e gli stessi singoli da qui in avanti? Un primo aspetto riguarda il modulo. Posto che Douglas Costa aveva avuto un inizio di stagione clamoroso, quanto varrebbe la pena, adesso, ritornare al 4-3-3 (un 4-3-3 spurio, che si trasformava in 4-4-2)? Sicuramente Sarri, in virtù della sua duttilità, saprà alternare le combinazioni a seconda del momento, magari anche all’interno della stessa partita. Certo è che bisognerà confermare l’equilibrio attuale anche col brasiliano al posto di un trequartista (sarebbe bello provare un 4-2-3-1 con questi giocatori per vedere di cosa sarebbero capaci, ma diventa quasi impossibile sia per i troppi centrocampisti che resterebbero fuori, sia per un equilibrio ancora più difficile da trovare, a meno che non si riesca a giocare perennemente con la linea difensiva a centrocampo). L’altro aspetto riguarda specificatamente i singoli. Quello che viene più alla mente è il rendimento di Rabiot, al momento unico strumento davvero “scordato” in rosa. Lo stesso Emre Can, di cui Sarri ha parlato benissimo, ma che ha dovuto sbollire la delusione per il mancato inserimento in lista Champions, ha ben figurato in quei pochi sprazzi in cui è stato chiamato in causa. Anche Bernardeschi, dopo un inizio pessimo (lui che di solito inizia bene le stagioni) ha quantomeno ritrovato la sufficienza sia contro il Bayer (segna e “si costruisce” l’azione del gol con una bella giocata a centrocampo) che contro l’Inter (sacrificato a livello di “quantità” su Brozovic, ha svolto un lavoro tanto enorme quanto utile). Per non parlare di Bentancur, che Sarri elogia da quest’estate. D'altronde basta vedere l’azione del gol di Higuain a San Siro per capire come, dopo il lungo fraseggio a centrocampo, sia stato Don Rodrigo a dare il là alla verticalizzazione dell’azione, dando palla a Pjanic e andando a tagliare verso l’area, dove ha poi fatto l’assist finale per il Pipita. QUALI MARGINI? Quali, dunque, i margini? - Si riesce ad immaginare un Rabiot che, migliorandosi, interpreti il ruolo secondo le sue caratteristiche, ma riuscendo al contempo a “coprire” CR7 com’è capace di fare Matuidi? - E’ ipotizzabile, oltre al ruolo di mezzala, un Rabiot “vice-Pjanic”? - Un Ramsey impostato come mezzala nel 4-3-3? E magari anche nel 4-3-1-2 con Dybala, Cristiano e Higuain là davanti? - E’ plausibile pensare ad Emre Can o Bentancur via via sempre più presenti (da mezzali) nell’11 titolare? - Riusciremmo a rinunciare al contempo sia a Matuidi che a Khedira senza problemi? - E là davanti, avere tre bocche da fuoco come Higuain, Dybala e CR7 (il Real e il Barça vincenti di questi anni schieravano tridenti i cui singoli componenti avevano dai 20 gol a testa in su nelle gambe), sarà mai possibile? - Altro? Continuando ad accordare gli strumenti… a voi! - Leevancleef -
  2. Sondaggio per capire lo stato d'animo del forum dopo le prime 5 uscite stagionali riguardo Maurizio Sarri. Per quanto mi riguarda ho molta fiducia nel suo operato. A voi!
  3. Nuove dichiarazioni da parte di Cristiano Ronaldo. Il giocatore della Juventus, a margine del premio Marca Leyenda, consegnatogli per aver trionfato in Premier League, Liga e Serie A, ha parlato dell'annata bianconera, del futuro e ha svelato anche dei retroscena. La Champions? "E’ sempre l’anno della Juventus, così come del Real e del Barcellona ma solo una può farcela. La Juventus partirà per chiudere davanti a tutti, ma il risultato finale dipende da molti fattori: il momento, il gruppo, conta tanto anche la fortuna. Ci sono 6-7 squadre che possono arrivare fino in fondo, non vedo grosse novità rispetto alle annate precedenti. La Champions però per noi non è un’ossessione". La vincerete? "Ci proveremo. Sappiamo come sempre che è una competizione difficile, la Juventus c’è ma anche altre squadre sono attrezzate per vincere: il Real Madrid, il Barcellona e il Manchester City. Solo una può riuscirci però e io mi auguro che sia la Juventus". De Ligt alla Juve grazie a te? "Dopo la partita mi sono avvicinato a Matthijs e gli ho detto: “Visto che tutti parlano del tuo futuro, perché non vieni alla Juventus?”. Era solo una battuta, io non ho avuto alcun peso nel suo acquisto. Non fa parte del mio lavoro e non mi permetterei mai di influenzare un presidente o un allenatore. Io sono contento se arrivano giocatori forti ma alla Juve ci sono Paratici e Nedved che hanno ben più esperienza di me e sanno fare il proprio mestiere". Buffon? "Io lo ammiro molto, lo considero il miglior portiere del mondo insieme a Iker Casillas e sono molto contento di poter giocare con lui. L’ho sempre stimato da rivale, ora ancora di più che lo vedo allenarsi accanto a me. Quando ci siamo incontrati a Torino mi ha detto che era felice di poter giocare finalmente nella mia stessa squadra e io la penso esattamente come lui". Sarri ti ha liberato dalle incombenze? "E’ un modo di dire, perché se sei in un top club e vuoi ottenere grandi obiettivi devi sacrificarti e dare il massimo. Io l’ho fatto al Real così come nell’ultima stagione alla Juventus e anche in nazionale. Vado avanti, attacco, ho molta libertà ma se c’è da difendere vado a chiudere gli spazi. Solo così si può arrivare al traguardo". Fonte: Marca e 90min calcio news
  4. Il capitano ha risposto alle domande dei tifosi a Dimaro: “Speriamo di vincere lo scudetto”. Mertens: “Il secondo posto è comunque un trofeo” DIMARO (Trento) - "Sono giovane, mi trovo bene a Napoli e spero di rimanere qui a vita". Così Lorenzo Insigne rispondendo alle domande del pubblico in piazza a Dimaro, sede del ritiro del Napoli. L'attaccante azzurro, quindi, sulla corsa alla scudetto, ha aggiunto: “È il mio sogno. Speriamo di raggiungere il traguardo in questa stagione". Infine, alla domanda su Sarri allenatore della Juventus, ha ribadito: "L'ho già detto, per noi napoletani è un tradimento. Ma adesso pensiamo a batterlo". Mertens: “Fieri del secondo posto” "Io darei tutto per vincere lo scudetto con il Napoli - ha detto Mertens - e pur sapendo che per i tifosi il secondo posto non basta, per noi è comunque un trofeo, perché abbiamo fatto tutto il possibile e dobbiamo esserne fieri". Manolas: “Napoli scelta migliore” Il neoarrivato Manolas ha spiegato: "Non so se io e Koulibaly siamo i più forti centrali del campionato. Questo lo dirà il campo, noi daremo il massimo. Qui nel Napoli ho trovato un clima molto familiare, vedo una squadra molto organizzato e unita. Perché sono andato via dalla Roma? Non ve lo dirò, è una cosa mia personale. Ho parlato col direttore e col mister e mi hanno fatto sentire sicuro per la mia scelta. Non ho mai avuto dubbi, ho sempre voluto Napoli e sono sicuro che sarà la miglior decisione". Fonte: Tuttosport
  5. Buongiorno a tutti, Titolo un po’ provocatorio, ma volevo il parere del forum sull’argomento Ramsey. Prima di tutto : la società non compra in funzione del tecnico, discorso ormai chiaro da 9 anni. Però... Pero’ Aaron Ramsey e’ stato preso a gennaio quando Allegri era alla manovra e ha il profilo perfetto del tuttocampista / trequartista defilato sulla destra che avrebbe dato equilibrio a Ronaldo-Mandzukic l’anno scorso, cioè il posto maledetto che Dybala ha cercato di interpretare l’anno scorso. Sarebbe stato assolutamente perfetto nel ruolo, ne sono convinto. Adesso Allegri e’ andato, Sarri arrivato. - Sarri non ne ha parlato in conferenza. (Forse sbaglio io) - L’arrivo di Rabiot, sei mesi dopo, e’ stato molto mediatizzato. Aaron ha firmato mesi fa ma potevano benissimo fare un « Ramsey day » un po’ fittivo, per celebrarlo, incontrare i fans... - Sentiamo ancora spesso parlare di Pogba o Milinkovic Savic (forse delirio dei media), cioè un altro centrocampista titolare, quando Pjanic e’ stato confermato alla grande, che Rabiot ha un ingaggio da titolare, come Emre Can, e che Bentancur ha prolungato. La mia domande al forum : come vedete l’arrivo di Ramsey ? Il cambio di allenatore avrà un impatto ? Come lo vedete in campo con Sarri ? Grazie!
  6. Scelto l'allenatore, il calciomercato entra nel vivo. Ragionando sulla base dei rumors di mercato, sulle possibili idee di mister Sarri, o semplicemente sulle vostre convinzioni, su quale modulo principale vi orientereste? Su quali tra i giocatori più "chiacchierati" dell'attuale rosa (o quelli con situazioni contrattuali particolari, o tenendo conto del bilancio, ecc...) puntereste per la prossima stagione? Chi sacrifichereste a malincuore? (Per ogni giocatore è presente la doppia opzione). Motivate le vostre scelte, disegnate le vostre formazioni, inserendo anche i "vostri" possibili acquisti. A voi
  7. Maurizio Sarri ha scelto lo staff che lo accompagnerà nella sua avventura alla Juve. Il vice non sarà Gianfranco Zola, ma Giovanni Martusciello. Nella squadra del nuovo tecnico bianconero ci saranno anche Andrea Barzagli, che ha annunciato il ritiro alla fine della scorsa stagione e: Marco Ianni sarà secondo assistente dell’ex tecnico del Napoli. Davide Renzato farà parte dello staff con compiti mirati soprattutto al recupero degli infortuni e al lavoro in palestra dei calciatori Davide Losi è specializzato nel lavoro con i Gps Massimo Nenci, preparatore dei portieri, che ha iniziato nel Figline Gianni Picchioni, che come a Londra e a Napoli sarà uno degli scout Sportmediaset
  8. Ok, non servono sforzi di sincerità per ammettere che nessuno poteva immaginarsi (e in pochi, forse, desiderare) Maurizio Sarri sulla panchina della Juventus. Non ne servono nemmeno per ricordare che cinque anni fa avvenne la stessa cosa, salvo poi veder diventare Max Allegri uno degli allenatori più vincenti della nostra storia, al di là di come la si pensi sulla fine della sua esperienza in bianconero. Stavolta però è un po’ diverso. Allora fu una decisione, per quanto già valutata, improvvisa. Questa è stata più ponderata (poi se si sia trattato di prima o seconda scelta... chissà se lo sapremo mai). Un’analisi sul destinatario di tale decisione non può non scindere l’aspetto tecnico da quello, per così dire, "caratteriale". Per quanto riguarda il lato tecnico ognuno ha le proprie convinzioni. Per quanto mi riguarda ho più volte espresso la mia idea circa i vari fideismi tattici: non esiste UN solo modo di vincere, non esistono “ricette” e “regolette” prestabilite su quale sia la strada migliore per farlo. Ce lo insegna la storia del calcio. La strada migliore è sempre la (quanto più possibile) perfetta attuazione del proprio credo in base ai propri uomini (tenendo conto delle variabili che si possono incontrare lungo il cammino, che specie in alcune competizioni rivestono un'importanza fondamentale). Da questo punto di vista per Sarri c’è sempre stato il riconoscimento dei suoi pregi tecnico/tattici (personalmente nell'anno in cui iniziammo malissimo ed eravamo a -12 dal 1°posto dissi da subito che se non avessimo vinto noi lo scudetto lo avrebbe vinto il Napoli, che ancora non era pienamente "il Napoli di Sarri", in quel momento andava di moda la Fiorentina di Paulo Sousa ... poi arrivò il gol di Zaza e godo ancora oggi... ), dell'essersi conquistato tutto partendo da zero, dell'enorme mole di studio analitico quotidiano (e maniacale)... pregi comunque accompagnati, talvolta, da qualche difetto di troppo (ma nessuno è perfetto). Al di là degli sfottò, si sono sempre riconosciuti, per esempio, gli importantissimi risultati ottenuti col Napoli (ancor più, forse, dell’Europa League vinta col Chelsea), per quanto la filosofia per ottenerli avesse a tratti sofferto di poca "malleabilità" (soprattutto relativamente a cambi e varianti tattiche) e dell'eccessiva rigidità di certi princìpi. In questo momento, forse, viene da pensare che è proprio quella poca malleabilità che potrebbe portarci ai nastri di partenza della prossima stagione con alcuni margini di "rischio" maggiori rispetto al passato, anche a fronte dell'aumento di caratura degli avversari (specie sponda nerassurra dei navigli, citofonare "memoria corta"). O forse no, magari trattandosi di uno stato del momento (quale sarà la rosa finale? Vi si adatterà? Ecc....) bisognerà solo aspettare il tempo necessario affinchè certi meccanismi entrino a regime (ricordiamo che Guardiola al suo primo anno di Premier ottenne la qualificazione in Champions per il rotto della cuffia... cosa che non avverrà per noi naturalmente, ma per dire come anche allenatori che avremmo desiderato sulla nostra panchina non trasformano in oro tutto e subito, quindi servirà pazienza). A questa presa di coscienza sul fatto che si possa vincere in tanti modi sembra credere anche la società. Chi parla troppo spesso di "rivoluzione" associando alla tradizione dimentica come solo nel nuovo millennio abbiamo avuto sulla nostra panchina, con alterne vicende, Ancelotti, il Lippi-bis, il Delneri della "bellissima" Samp che andò in Champions l'anno prima, Zaccheroni, Conte (che Sacchi riempiva di elogi), e prima ancora il Lippi avanguardista e spettacolare che ispirò uno come Ferguson... per non finire nel tempo ad Heriberto Herrera che col suo "movimiento" anticipò gli stilemi del calcio totale (facendoci vincere un fantastico scudetto da outsider contro la, allora, più forte inter di Helenio, in quello che fu l'antenato del 5 maggio), o persino agli esperimenti di Amaral e altri ancora. Probabilmente, così come dopo Conte si è trattato di mollare un po' le briglie sfruttando i vantaggi dell'approccio di Allegri, adesso c'è da ritenderle. Magari se arrivassimo da 5 anni di Sarri avremmo scelto uno come Allegri, e così via. Ad ogni modo la frase che per quanto mi riguarda ha sempre accompagnato Sarri (anche quando abbiamo avuto modo di citarlo in radio) è sempre stata: “se parlasse per come allena ci guadagnerebbe lui per primo”. Già. Perchè poi, oltre all'aspetto tecnico, esiste quello caratteriale. Perché al di là di certe uscite INAMMISSIBILI che conosciamo tutti, per le quali si è scusato, e che non rivanghiamo, ma che è bene non si ripresentino più nemmeno per sbaglio, la somma di alibi e scusette tirate fuori in questi anni meriterebbe una seduta psicologica a parte. Chiunque nel calcio, prima o poi, si appiglia a qualche scusante. Ma tra "palloni invernali", "calendari", "orari" e "camere d'albergo" (per tacere delle menate sul "palazzo", da cui peraltro riceviamo puntualmente schiaffi, sebbene si tratti di schiaffi "incompetenti")... beh, i tifosi della Juve hanno "riso di rendita" in questi anni. Ecco, Mr. Sarri, quelle cose lì è bene che se le scordi! Noi non siamo questi nè ci teniamo ad esserlo. Nè scimmiottiamo costruzioni cerebrali come quelle di chi crea iniziative sul "sarrismo" (a mò di filosofia, mischiandola con riferimenti culturali multilaterali che potremmo adeguare, difatti, anche a noi con un semplice gioco dialettico) solo per non chiamarlo "antijuventinità" (tifo/odio), salvo poi chiudere le pagine internet, interrompere i documentari, rinnegare le canzoni, e chi più ne ha più ne metta, nel momento in cui, guarda caso, quelle costruzioni mentali (presunte filosofie) approdano dalle parti di Torino. Si accorgerà da solo di quanto certe sue uscite del passato fossero frutto di una malsana (talvolta ormai anche automatica, quindi a tratti inconsapevole) influenza di un ambiente che basa ancora la propria rivalità su Cavour e i Borbone (Cavour! I Borbone!). Alcuni tifosi ci tengono talmente tanto a tutti questi aspetti (soprattutto, GIUSTAMENTE, a quelli etici) che parlano spesso di "brand" da salvaguardare. In tal senso (e quindi senza tirare fuori paragoni col nostro passato) una squadra come il Chelsea e un campionato come la Premier (cioè un brand "al quadrato" di un'organizzazione molto attenta a certe cose), ci fanno prendere atto di come nell'anno appena trascorso non abbiano nè corso pericoli nè avuto timori di poterli correre. Anzi, date alcune premesse, si può dire anche che alcune ironie iniziali su come se la sarebbe potuta cavare con la lingua furono accantonate sin da subito, a dimostrazione della capacità di sapersi adattare al contesto. Sappiamo benissimo quanto conti l'ambiente in relazione agli atteggiamenti. Basti vedere l'Ancelotti della stagione appena conclusa, sempre a protestare col quarto uomo anche per il meteo, o a dichiarare, un po' "guappescamente" (quasi come se le frequentazioni col capo della guapperia lo avessero infettato), che se non avessero passato il girone di Champions sarebbero stati dei "coglioni" (comportamenti che difficilmente avrebbe avuto nelle sue esperienze precedenti). Poi infatti... non l'hanno passato! Ecco, siccome l'ambiente fa tanto, e alla Juve noi tifosi lo sappiamo bene, non abbiamo dubbi che sapremo farle indossare il vestito giusto. Non quello per scendere in campo, perchè ovviamente non è la tuta il problema, ma quello per saperci stare dentro e fuori, dal campo! È un genere di vestito che però va saputo portare, tanti allenatori che l'hanno preceduta, Mr. Sarri, lo hanno capito. Il minimo che possiamo aspettarci è che anche lei lo comprenda da subito, riservando certi sprazzi di follia a qualche trovata tattica che ha già dimostrato di saper valorizzare (Mertens goleador, Higuain da record, Hazard al miglior rendimento gol/assist dei suoi anni di Premier, Koulibaly salvato dal linciaggio dell'anno prima e fatto crescere esponenzialmente, ecc). Chi ha saputo comprendere certi valori è uscito migliorato dalla Juve, sia come professionista che come uomo. Noi auspichiamo questo, consapevoli che tali evoluzioni (reciproche, se si manifesteranno anche sul campo) possano costituire un'occasione da non lasciarsi sfuggire (per lei in primis, ma se si manifesteranno sul campo anche per noi, al di là di chi comprensibilmente nutre qualche dubbio in questo momento). E consapevoli anche del fatto che chi oggi è alla guida della Juve si è conquistato la nostra totale fiducia. Si è conquistato persino il diritto di poter sbagliare (!), sì, persino questo, perchè non è normale non sbagliare nulla per quasi un decennio (ma finora è andata bene e così speriamo continui), anche se sballottati da questo mondo dei social si tende ormai a processare tutto e tutti dimenticando quanto fatto, quanto ottenuto, quanto vinto, in una bulimia di reazioni compulsive che bisogna sforzarsi di governare individualmente, se se ne vuole uscire collettivamente, e rendere l'aria più respirabile. Per conto nostro teniamo fede ad un insegnamento che da sempre ci guida: "amare la Juve vuol dire amare la maglia, sostenendola contro tutto e tutti". Ora sta a lei Mr. Sarri: sappia indossarla a dovere. Sappia indossare quel patrimonio ultrasecolare che questi colori rappresentano, sin dagli albori, nella Storia del calcio. Noi siamo la Juve, è arrivato nella più importante squadra d'Italia, tra le più importanti al mondo. La alleni come merita! - Leevancleef - (perdonate la lunghezza, ma quando i punti da toccare sono tanti e "toccano" anche l'anima dei tifosi... talvolta si rende necessaria)
  9. In diretta sulle frequenze di Radio CRC, Christian Maggio, calciatore del Benevento ha parlato così del rapporto con Sarri e del campionato perso contro la Fiorentina dopo aver battuto la Juventus qualche giorno prima. Secondo il tecnico, uno Scudetto "perso in albergo": “Io penso che sono state chiacchiere fuori dal comune. La partita l’abbiamo vista e commentata, ma credo sia stata una giornata storta. Dire che l’abbiamo persa in albergo è stato esagerato. È stata montata un po’ troppo la cosa. È normale che quando vedi certi episodi lì per lì le commenti, ma è finita lì. Poi è chiaro che ogni giocatore la vive diversamente. È stato un mix di cose. La partita è iniziata male. È stata una giornata storta ed è andata così. Il Napoli ci crede quest'anno? Io sono convinto che il Napoli debba crederci sempre. La Juve ha un super squadrone, oltre a vincere Coppa Italia e Scudetto vuole la Champions. Ad ora sono otto punti, però, l’importante è essere sempre lì sotto. Sarri? Non so perché non me l’ha concessa quella giornata, non mi interessa. Io non ci ho più parlato. Dopo la partita mi sono goduto quel bel giro di campo. È un segno positivo. La cosa più importante per me è quello di essere ricordato dai tifosi con grande affetto. Ancora oggi mi fermano e me lo ricordano". tmw
  10. Ritorna il graditissimo topic dello Striscione degli utenti di Vecchiasignora.com in vista della sfida di domenica prossima 22 aprile, Juventus-Napoli. Sbizzarritevi... ma sempre seguendo le regole e lo stile del nostro forum! I messaggi non conformi al regolamento di VecchiaSignora saranno cancellati e verranno presi provvedimenti contro gli autori, quindi evitate insulti, slogan maleauguranti, a carattere razzista o politico e bypass delle parole non consentite. Cercate inoltre di proporre solo striscioni "originali", quelli con evidenti similitudini ad idee passate non saranno presi in considerazione per la finale. Avete tempo sino alla mezzanotte di venerdì 20 aprile. NOTA DELLO STAFF: Tutti i partecipanti sono invitati ad evitare l'uso del grassetto, del maiuscolo e/o evitare anche il modificare la grandezza o il carattere del testo.
  11. «Sono contento, perché ho lavorato tanto e non ho mai mollato»: è soddisfatto, e non potrebbe essere altrimenti, Stephan Lichsteiner, dopo il rientro nella Lista UEFA presentata dalla Juventus per la seconda fase di Champions League. «Ad inizio stagione sapevo che il mister avrebbe dovuto fare una scelta» - ha spiegato il laterale svizzero ai microfoni di Sky e Mediaset - «ed era consapevole del fatto che io sarei stato capace di gestire la situazione alla grande, così come era avvenuto l'anno scorso. Con lui ho un ottimo rapporto e non c'è mai stato alcun problema, anche se ovviamente mi è mancato un po' giocare in Europa: è stata dura andare allo Stadio, sentire la musica della Champions, senza scendere in campo. Ora, però, sono pronto a rientrare e speriamo tutti che il cammino sia lungo come l'anno scorso, magari con un finale diverso...». A proposito di Champions, la sfida contro il Tottenham si avvicina: «In Champions ci sono tante squadre fortissime ma noi dobbiamo innanzitutto stare attenti al nostro prossimo avversario. L'altra sera, contro il Manchester United, ho visto una squadra molto forte, sia tecnicamente che fisicamente, che gioca bene il pallone e che fa buon pressing». In Italia, invece, c'è un campionato relativamente al quale l'obiettivo dichiarato non può che essere la vittoria, soprattutto per un esacampione come Stephan: «Il nostro obiettivo è il settimo Scudetto: sarebbe qualcosa di straordinario, ma bisogna ancora lavorare per raggiungerlo. Non mi interessano i record personali: l'importante è che la Juve vinca e porti a casa i titoli, proseguendo la strada vincente di questi sei anni. Volere vincere è soprattutto una questione di orgoglio e di voglia di far bene: sappiamo bene che alla Juve bisogna fare la storia, e per farla bisogna vincere». La classifica delinea un testa a testa tra il Napoli e i bianconeri: «Penso che il campionato sia ormai una corsa a due tra noi e loro, ma non bisogna mai sottovalutare le altre squadre. La cosa più importante è continuare a vincere per mettere loro pressione, poi vedremo se sarà lo scontro diretto ad essere decisivo. Giocare prima o dopo cambia poco: se scendi in campo prima, puoi mettere pressione all'avversario, ma se scendi in campo dopo conosci già il risultato dell'altro e puoi reagire di conseguenza... Non vedo grandi differenze». Una Juve che ha dimostrato di saper sopperire anche alle assenze: «La squadra ha grande qualità ed una rosa ampia con tanti giocatori forti anche in panchina. Quando si fa male qualcuno, c'è sempre un compagno pronto a sostituirlo ed offrire ottime prestazioni: questo è uno dei nostri punti di forza». Esattamente un anno fa, il rinnovo con la Juventus fino al 30 giugno 2018. Quale sarà il futuro di Stephan? «Non abbiamo ancora parlato del futuro: ora sono concentrato soltanto su questi mesi e su questo finale importante di stagione, sia in Italia che in Europa, poi vedremo cosa accadrà in seguito».
  12. Votate quello che preferite, i primi tre saranno proclamati vincitori e i nostri grafici creeranno una firma con il loro slogan per lo striscione Avete tempo sino alle 22:30 di giovedì 30 novembre Chi vuole può realizzare uno di questi striscioni ed inviarci la foto entro le ore 20:00 di domenica 3 dicembre all'indirizzo: [email protected] C'è la possibilità di finire nella rubrica TV "Striscia lo striscione"
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