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nelnomedelpaolo

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  1. nelnomedelpaolo

    Onore all'Ajax

    vero infatti la seconda regola è che a calcio non si gioca da fermi
  2. nelnomedelpaolo

    Onore all'Ajax

    la prima regola del calcio è che la palla corre più velocemente dei calciatori
  3. lo scenario migliore sarebbe juve barca liverpool e city in parte alta del tabellone. in finale per una volta mi sentirei tranquillo, almeno spero di essere dalla stessa parte del barca
  4. nelnomedelpaolo

    Siete soddisfatti del nostro centrocampo?

    Come individualità è un ottimo reparto, però a mio avviso se non hai pjanic giocare coi 3 in mezzo è deleterio perché la risalita della squadra e il giro palla diventano macchinosi e sporchi. Meglio passare a 4 e portare palla veloce sugli esterni. Legato a questo anche il fatto che senza mandzukic il tridente non mi pare stia funzionando molto, attaccanti troppo distanti, difficoltà ad allungare gli avversari e a tener su palla, peso nullo in area...
  5. nelnomedelpaolo

    In Ascolto - La VoStra musica

  6. ma solo a me è sembrato più bello il gol di dybala contro gli svizzeri?
  7. jugovic lo zar del piero e peruzzi
  8. nelnomedelpaolo

    Cancelo è un fuoriclasse?

    In possesso palla ha la qualità di un ala e al di là del contributo negli ultimi 30 metri permette di uscire palla a terra velocemente In alcune situazioni di non possesso è rivedibile
  9. nelnomedelpaolo

    Guerra di Siria e situazione mediorientale: news e commenti

    http://www.lastampa.it/2018/04/19/esteri/lultima-arma-contro-assad-una-brigata-arabosunnita-per-fermare-lesercito-del-raiss-KZKP4ewEs0LtGlBIYTiOhI/pagina.html America e Arabia Saudita preparano un’armata arabo-sunnita per contrastare le milizie sciite e impedire a Bashar al-Assad di riprendersi tutta la Siria, mentre l’esercito siriano si lancia alla conquista delle ultime sacche ribelli e spari misteriosi costringono gli ispettori dell’Opac a rinviare le indagini sull’attacco chimico a Douma. Ieri l’Onu ha rivelato che la sua squadra sulla sicurezza lunedì è finita sotto il fuoco mentre verificava le condizioni nel sobborgo della capitale, ripreso dai governativi pochi giorni fa. «Non ci sono stati feriti» ma l’episodio è destinato ad alimentare le tensioni e i sospetti fra Russia e le potenze occidentali che sabato hanno condotto raid per «punire» l’uso di armi proibite. Una verifica da parte dell’Onu serve anche a dare legittimità all’azione di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. La «triplice alleanza» pensa anche a dare un seguito sul terreno al blitz missilistico. Washington vuole disimpegnarsi, senza però lasciare il campo libero a russi e iraniani. Ed è riemersa con forza l’ipotesi di un intervento militare dei Paesi del Golfo. Martedì è arrivata la conferma da parte del ministro degli Esteri di Riad Adel al-Jubeir. Sauditi e alleati sono disponibili e un loro contingente renderebbe possibile il ritiro delle truppe a stelle e strisce, magari entro quest’anno come vorrebbe Donald Trump. Usa e Arabia Saudita hanno aggiornato un’idea soppesata fin dal 2015, quando l’intervento russo ha salvato il raiss. Alla fine Barack Obama scelse di appoggiare i guerriglieri curdi dello Ypg, in modo da fermare l’Isis ma senza rovesciare il regime. Come in una partita a scacchi, però, l’appoggio allo Ypg ha spinto la Turchia al fianco della Russia e dell’Iran. E ora Washington si trova davanti a un altro dilemma. Se lascia mano libera a Erdogan lo Ypg verrà distrutto e la Siria spartita fra le tre potenze del «patto di Astana». Se non cede deve restare in un angolo di Siria per anni. L’armata sunnita può risolvere il dilemma. Già nel febbraio del 2016 l’Arabia Saudita aveva ammassato migliaia di uomini di 20 nazioni nell’esercitazione Tuono del Nord. Era l’abbozzo dell’alleanza che ha coinvolto Egitto e Pakistan e ha avuto il suo banco di prova nella guerra in Yemen, dando scarsa prova di sé. Un’operazione in Siria presenta molti più ostacoli legali e logistici. Si tratta di entrare nel territorio di uno Stato sovrano senza mandato Onu, in quanto la Russia porrà il veto. L’idea iniziale, nel 2015, era di un’offensiva dalla Giordania che avrebbe portato le truppe sunnite a congiungersi con i ribelli alla periferia di Damasco, in quella Ghouta orientale schiacciata da Assad proprio per evitare rischi di questo tipo. A completare l’opera di messa in sicurezza della capitale ieri l’esercito siriano ha lanciato l’assalto anche al campo di Yarmouk, controllato ancora dall’Isis, e all’enclave sui Monti Qalamoun. Per «l’armata sunnita» ora l’unica via di accesso è attraverso l’Iraq, un Paese dove le milizie sciite hanno già minacciato azioni contro le truppe Usa. Teheran non intende arretrare. Ieri il presidente Hassan Rohani ha rilanciato il piano di riarmo, che prevede anche l’operatività del sistema anti-aereo S-300. Sistemi russi sono stati trasferiti anche dall’Iran alla Siria. Indiscrezioni israeliane hanno precisato che l’obiettivo del raid del 9 aprile sulla base T4 era anche una batteria anti-aerea Tor. Gli iraniani dispongono già di dozzine di batterie più piccole e c’è il sospetto che abbiamo partecipato all’abbattimento di un F-16 con la Stella di David lo scorso 10 febbraio.
  10. nelnomedelpaolo

    Statistiche Juventus di Allegri in Champions League

    teniamocelo stretto
  11. nelnomedelpaolo

    Guerra di Siria e situazione mediorientale: news e commenti

    quadro storico completo ripeto la definizione criminale a mio avviso lascia il tempo che trova, ma, al netto del giudizio morale che si ha di assad, si deve riconoscere che le carte che aveva in mano le ha giocate tutte perfettamente e sarà il re di una collina di macerie, ma resta con la corona in testa
  12. nelnomedelpaolo

    Guerra di Siria e situazione mediorientale: news e commenti

    sì ma l'uomo della strada è anche il cristiano che vive ad aleppo non ha particolari simpatie per assad, ma vede che il fsa accetta l'alleanza con al nusra e nel frattempo vede un dall'oglio che si era espresso duramente su assad (e tra parentesi la reazione del regime era stata molto blanda perché non è siriano) che rientra clandestinamente in siria e viene sequestrato dagli estremisti e non si sa ancora oggi che fine abbia fatto era chiaro a tutti in siria che legarsi al regime fosse un rischio, ma l'altra strada era ancora più dubbia. L'alternativa alla stragrande maggioranza dei cristiani è parsa tra sopravvivenza e una speranza di un dopo dai contorni incerti. e nella scelta gioca anche la storia recente, perché, correggimi se sbaglio, ma la radicalizzazione contro i cristiani (crociati) ha interessato negli ultimi 30 anni più il mondo sunnita che quello sciita
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