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Ivan Juventino

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About Ivan Juventino

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    Provenienza: Torino

Informazioni

  • Squadra
    Juventus
  • Sesso
    Uomo
  • Provenienza
    Torino

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  • Sito web
    http://youtube.it/ivanjuventino

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  1. Già aver avuto il coraggio di cambiare allenatore ha aiutato, e poi il fatto di aver affrontato il Porto anziché la testa di serie del girone eliminata dai portoghesi.
  2. Vent'anni fa non si parlava mai di bel gioco, il calcio era bellissimo sempre, perdendo o vincendo. Da quando le squadre hanno voluto assimilare i principi del tiki-taka si sente la necessità di fare bel gioco, perché il gioco stesso è stato rovinato da questa sciagurata moda.
  3. Ivan Juventino

    Il calcio è diventato noioso

    Sarebbero in grado di dire che è più divertente guardare le le partite la Juve di Allegri o di Pirlo che di quella di Lippi!
  4. Ivan Juventino

    Il calcio è diventato noioso

    Pienamente d'accordo, questa è l'unica affermazione sbagliata di un articolo impeccabile.
  5. La meccanica del gioco ha vinto sull'intuizione dei singoli. Mentre Agnelli e compagnia si spremono le meningi per trovare una soluzione alla scarsa soglia d’attenzione della generazione Z, anche quei vecchi tifosi cresciuti a pane e pallone iniziano a stancarsi di un gioco sempre più noioso. L’esperienza dello stadio, uno dei pochi piaceri e sfoghi settimanali che la pandemia ci ha sottratto, riusciva a mascherare – chissà come – tutta quella incredibile ma ripetitiva ricerca tattica che costituisce oggi l’unico vero motivo d’interesse di questo sport. A voler spingere questo pensiero fino in fondo, si potrebbe addirittura dire che il calcio attuale rappresenti il sogno proibito dei nerd: un laboratorio di idee tattiche, di movimenti senza palla e ardite costruzioni dal basso che, col pubblico, passerebbero in secondo piano. Ce li vedete voi i portieri giochicchiare nell’area piccola con il fiato dei tifosi sul collo? Ce la vedete una squadra palleggiare nella propria metà campo per cinquanta minuti di fila, senza scatenare un’ironica ovazione dalla curva? Quale che sia la contro-risposta a queste domande, rimane però il risultato finale: questo calcio è noioso, ripetitivo, identico a se stesso. Ma la nostra non è una semplice impressione: i fatti lo confermano. ALLENAMENTO TUTTO L’ANNO Da un punto di vista sperimentale e osservativo, di ricerca tattica sul gioco del calcio, il coronafootball rappresenta per gli addetti ai lavori – match analyst, giornalisti, allenatori, commentatori tv – un’occasione unica nella storia di questo sport. Il calcio senza tifosi è puro calcio giocato, ma è difficile dire fino a che punto sia lo stesso sport che abbiamo sempre conosciuto. Detto in altri termini, il calcio a porte chiuse è, da un punto di vista tecnico, nient’altro che un’esercitazione. Il risultato è visibile sotto gli occhi di tutti: senza tifosi, la partita assomiglia in tutto e per tutto ad un allenamento. Certo, le divise delle due squadre non sono distinte dai fratini fluo, la stampa e la televisione continuano a partecipare dell’evento sportivo dandogli un tono ufficiale, ma agli occhi dei telespettatori qualcosa stona. Non solo per loro, a dirla tutta. Nel nostro campionato, è Jordan Veretout ad aver sottolineato questo aspetto (le partite a porte chiuse sembrano allenamenti), all’estero Kramer (non sembrano vere partite) e Toni Kroos (sono allenamenti), per non citare che tre esempi – con il Bernabeu chiuso per lavori, poi, l’attuale stadio casalingo del Real (il Di Stefano) accentua ancor di più questa impressione. Il gol di Toni Kross contro il Valencia, nello stadio/non stadio Di Stefano (Gonzalo Arroyo Moreno/Getty Images) Il punto chiaramente non è quello di sottolineare la nostra estraneità a questo calcio – lo abbiamo ripetuto a più riprese –, ma l’estraneità dell’attuale calcio a se stesso, sempre più noioso e patetico: le partite che vediamo alla televisione sono grigie, ripetitive, a tratti stancanti, difficili da seguire in ultima istanza. Perché? Esistono dei dati a conferma di questo sentimento generalizzato? La risposta potrebbe venire, ad esempio, dal numero di passaggi per partita analizzato da uno studio del Telegraph (maggio 2020) nel confronto tra pre e post coronafootball: sono quasi 50 i passaggi in più, con l’aggiunta di una lieve riduzione dei tackle – elemento esaltante per il pubblico: da 33 a 30. Quando guardiamo oggi una partita di pallone abbiamo netta l’impressione di assistere ad un incontro di scacchi, nel quale l’intuito dei calciatori (gli scacchi) lascia spazio alle idee dei propri allenatori (gli scacchisti). Senz’altro il nuovo modo di giocare incide sulla classifica sopra citata, ma essa sottolinea – a nostro avviso – come il gioco odierno si concentri essenzialmente (cioè quasi esclusivamente) sulla prima costruzione in attesa di saltare il pressing avversario. L’Inter, capolista, fa questo gioco girando la palla tra i difensori fino allo sfinimento; lo stesso avviene per il Sassuolo (che gioca a quattro), simili sono i casi della Lazio di Simone Inzaghi e della Roma di Fonseca (ma anche del Genoa di Ballardini; non a caso le tre squadre citate hanno spesso fatto uso di un centrocampista nei tre dietro). Diverso è il caso di Atalanta e Verona, formazioni che pur giocando a tre dietro sono più spigliate nella prima impostazione, più determinate a verticalizzare il gioco senza perdersi in troppi passaggi – e per questo più belle da vedere. Lo stesso dicasi del Milan di Pioli, una delle squadre che diverte di più in Italia. PERCHÉ NESSUNO RISCHIA PIÙ LA GIOCATA? Passiamo così ad un secondo punto: perché nessuno rischia più la giocata? Infatti l’impostazione da dietro fa certamente rischiare i difensori e i portieri (di esempi anche freschissimi ce ne sono a bizzeffe), ma il loro «rischio» è dovuto ad una determinata idea di gioco, studiata e provata in allenamento: nei loro gesti tecnici non c’è niente di geniale, di intuitivo. Il loro rischio non viene dal coraggio, né dalla fantasia, ma dalla meccanica. Il gol di Lewandowski in Lazio-Bayern, scaturito da un’errata costruzione da dietro di Musacchio (Alexander Hassenstein/Getty Images) Non solo il gioco si è appiattito, omologato, ma è diventato asettico, rendendo tali i calciatori – più strumenti di un’idea, quella dell’allenatore, che loro stesso geni creatori. Tutto questo, chiaramente, per sottolineare il nostro concetto di fondo: senza più dribbling tentati, tiri da fuori memorabili e giocate superlative, il calcio diventa piatto, grigio, terribilmente noioso. Le partite si assomigliano sempre di più: rari sono i lampi di genio ai tempi del coronafootball. Ma tutto questo, ancora una volta, dipende senz’altro dall’assenza del pubblico. Max Allegri sottolineava spesso come la differenza la facciano i singoli, ma in questo calcio i singoli contano molto meno. È curioso notare come, da quando è subentrato il coronafootball, Allegri non abbia più allenato una squadra di calcio. Ci manca la visione dell’ex allenatore della Juventus perché, sotto l’indubbia capacità tattica che egli nasconde sotto una ferrea psicologia e un’abile comunicazione, il suo gioco era incentrato sui singoli, sulle loro caratteristiche: non esiste il gioco di Allegri – grazie a Dio – ma le squadre di Allegri. L’abbraccio d’amore dei tifosi della Juventus nei confronti Max Allegri (Giorgio Perottino – Juventus FC/Juventus FC via Getty Images) Prendete il gioco di De Zerbi. L’armonia e il rigore della manovra del Sassuolo mette senza dubbio in risalto un grande studio tattico e una grande organizzazione tra i reparti, ma deresponsabilizza i singoli: non è un caso se uno come Jeremy Boga, l’anno scorso il miglior dribblatore del nostro campionato, sia finito più volte in panchina quest’anno. A proposito di dribbling tentati, le prime dieci posizioni vedono De Paul, Messias, Spinazzola, Theo Hernandez, Boga, Ilicic, Caprari, Chiesa, Ribery e Gervinho. Tutti giocatori che, con le dovute differenze, incidono nel bene o nel male sul risultato finale della propria squadra (risultando quindi decisivi). I dribbling, detto in una battuta, continuano ad essere un elemento fondamentale del gioco, ma solo all’interno di un determinato gioco. Non è un caso se De Paul gioca nell’Udinese di Gotti, una delle squadre che più abbiamo apprezzato quest’anno. In questo senso il pubblico è fondamentale, perché può spingere col suo calore un giocatore ad una giocata decisiva, imprevista, appunto fuori dagli schemi. Il coronafootball è invece essenzialmente schematico, prevedibile, e sta abituando i giocatori a rischiare sempre di meno. Lo dimostra il dato sui tiri in porta. Dei primi 14 calciatori con maggiori tiri effettuati in Serie A, 13 sono attaccanti. O si entra in porta col pallone, o non si rischia. Detto per inciso: il centrocampista che fa parte della classifica è Mkhitaryan, un giocatore che definire centrocampista è riduttivo. Junior Messias e Luis Alberto: classe e fantasia al potere (Paolo Bruno/Getty Images) Ricaviamo da questi dati un curioso paradosso: le squadre rischiano la pelle quando si tratta di impostare la manovra, di costruire dal basso per cercare – e creare – spazio in mezzo al campo, ma una volta superata questa fase, non rischiano più. Non rischiano il dribbling, non rischiano il tiro dalla lunga distanza, non cercano – quasi mai – il lancio lungo, elemento quasi dimenticato dal nuovo corso del calcio. Le percentuali non lasciano spazio ad alcuna interpretazione: la squadra col maggior numero di lanci lunghi in Serie A è l’Hellas di Juric, con il 34,2%. Quella col minor numero è l’Inter (12,5%). Il punto, lo ribadiamo, non è tanto l’efficacia di una giocata rispetto all’altra, ma l’omogeneità di soluzione che si è venuta a creare. Un centrocampista che passa il pallone a cinque metri e in orizzontale deve senz’altro avere una buona tecnica, ma è sottoposto ad una pressione di gran lunga inferiore rispetto a quella di chi si assume il rischio e la responsabilità di pescare un compagno a 40 metri di distanza. L’Inter di Antonio Conte, l’allenatore più dogmatico d’Italia (Marco Luzzani/Getty Images) STRANO NON È BELLO Oltre ad essere estremamente noioso, questo calcio è essenzialmente strano. Le televisioni, come è giusto che sia, rincorrono lo spettacolo esaltando le più innocue giocate, cercando ad ogni costo l’eccezionalità dell’evento – immergiamoci! – e definendo entusiasmanti partite che invece lasciano – a chi ha del buon senso, perlomeno – l’amaro in bocca (se Bayern 8-2 Barcellona vi ha esaltato, forse è il momento di chiamare un bravo psichiatra). Il noto illustratore italo-argentino Emilio Sansolini ha ben reso questo concetto illustrando l’incredibile serie di partite perse consecutivamente in casa dal Liverpool di Jurgen Klopp: modificando la celebre scritta di Anfield, Sansolini ha genialmente deciso di togliervi la «n». Il risultato è «A field», un campo. Perché Anfield, più di altri stadi, senza pubblico è semplicemente «un campo» di calcio. Se questo sentimento di noia e piattume, infine di estraneità al gioco che abbiamo sempre amato, viene celato e ignorato da chi ha tutto l’interesse del mondo a patinare il coronafootball, è interessante notare come molti calciatori e allenatori, perlomeno in Inghilterra, non perdano occasione di invocare il ritorno del pubblico negli stadi. Nel nostro calcio, solo Claudio Ranieri ha più volte ribadito la sua tristezza di allenatore ed ex giocatore nel lavorare senza pubblico. D’altra parte lui l’Inghilterra la conosce bene. Cosa ne sarebbe stato dell’impresa del Leicester in tempi di coronafootball? Niente più che una statistica da registrare negli annali. Ci permettiamo di correggere la celebre sentenza di Sir Matt Busby: football is nothing boring without fans. rivistacontrasti.it Considero l'articolo impeccabile ed eccellente, anche in virtù delle statistiche di corredo. Ritengo tuttavia che queste caratteristiche che ha assunto il calcio provengano da molto prima della pandemia, da quando la moda del tiki-taka ha progressivamente ammorbato questo sport.
  6. È da dieci anni che va così, i nostri risultati europei ne sono l'emblema, quelli delle altre italiane non è necessario ricordarli, oltretutto i nostri allenatori pensano ancora che il bel gioco sia il tiki-taka orizzontale e che all'estero giochino così, e continuiamo a vedere partite obbrobriose mentre negli altri campionati (compreso il tedesco) corrono.
  7. Penso e spero che a fine stagione ci si libererà del suo schifoso tiki-taka, che potrà proseguire alla Playstation.
  8. Ivan Juventino

    Juventus - Benevento 0-1, commenti post partita

    Bei tempi quando ci insegnavano che i passaggi in orizzontale, in area, al portiere non si fanno, ora invece ci dicono pure che questo fango è calcio moderno.
  9. Capello aveva ragione quando affermava che il nostro campionato non è allenante, ma noi preferivamo praticare l'onanismo pensando che stessimo compiendo chissà quali imprese.
  10. Ivan Juventino

    Juventus - Porto 3-2 (DTS), commenti post partita

    Incolpare singoli giocatori (specialmente colui grazie al quale possiamo ancora sperare di finire tra le prime quattro) è continuare a guardare il dito mentre il saggio indica la luna.
  11. Il livello si è progressivamente abbassato da quando le partecipanti al campionato sono diventate venti, riduci a diciotto o sedici e vedi che la competitività sale. Inoltre passare novanta minuti a guardare retropassaggi e passaggi di un metro in orizzontale, come succede da alcuni anni a questa parte, non aiuta certo ad attrarre gli spettatori. Ma in questo mondo è il profitto il vero obiettivo, non certo il piacere dei consumatori. Arriverà il momento in cui anche le nuove formule stancheranno e dovranno studiare un modo nuovo per lucrare.
  12. Ivan Juventino

    Juventus - Lazio 3-1, commenti post partita

    Finalmente poco tiki-taka (ed è stato sufficiente per subire gol) e tanta corsa e verticalità: firmerei per vedere sempre questo atteggiamento, indipendentemente dai risultati. Speriamo che Pirlo si sia reso conto che il bel gioco è questo, e non lo schifo che ci ha fatto vedere fino a ieri.
  13. Come dici tu, è una (sciagurata) moda che è nata col Barcellona di Guardiola, che era anche piacevole da vedere per via degli interpreti, e soprattutto perché era un unicum. Pian piano questo stile di gioco si è esteso a macchia d'olio nel calcio europeo, specialmente in Italia dove siamo maestri a imitare i modelli sbagliati (e mai quelli esemplari) dall'estero. Sin dal secondo anno di Conte alla Juventus, ad esempio, ci siamo abituati ad assistere numerosi passaggi tra i difensori centrali (ricordate le litaniche trame orizzontali tra Chiellini-Bonucci-Barzagli?) evidentemente spronati dalla guida tecnica, poiché azioni di questo genere non sarebbero mai iniziative dei giocatori e non sono mai capitate nei campi di calcio. Tuttavia quello è stato il preambolo della patetica situazione in cui ci troviamo adesso, ai tempi veniva accusato Evra di non aver spazzato il pallone (anche lì con palese imposizione di non buttare via palla), ora Bentancur per il pallone sbagliato contro il Porto. Io mi sono innamorato di un calcio in cui si giocava spalle alla propria porta e non a quella avversaria, con l'obiettivo di raggiungere il più presto possibile il gol, attraverso verticalizzazioni, lanci e iniziative dei singoli. Non era necessario avere undici freestyler per poter costruire un'azione. Si dice che il calcio moderno sia estetico e si giochi a ritmi alti, faccio fatica a immedesimarmi in chi asserisce ciò, perché ritengo che il gioco di oggi non abbia nulla di attraente e agonistico. Tant'è che da diversi anni faccio fatica a seguire con passione le partite (quelle di serie A ancor meno), e ormai il mio unico obiettivo su questo forum è ripetere e ricordare in maniera ripetitiva e noiosa come il tiki-taka quanto quello sport di cui mi sono innamorato io (e la maggior parte degli utenti di questo forum) fosse nettamente più bello quando si giocava, ad esempio, così :
  14. L'AIA e la Juventus perpetuano l'annoso autolesionismo non tutelando mai la propria immagine, anzi dando adito a chi beneficia a lederla. Sinceramente se non interessa a loro non mi faccio più il sangue amaro io. Quando si parla di calcio cerco di rimanere distaccato come se non ne fossi interessato, onde evitare il dovermi impegolare in discussioni inutili per difendere chi non ha interesse nel farlo.
  15. Che poi ormai ne vedo poche, proprio a causa dello schifo a cui siamo obbligati ad assistere, ma sembra che la maggior parte della gente cada dal pero e segua il calcio da due giorni, è assurdo non rendersi conto di certe evidenze!
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