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Rhyme

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Su Rhyme

  • Titolo utente
    Sangue Bianconero
  • Compleanno 17/10/1992

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  • Squadra
    Juventus
  • Sesso
    Uomo
  • Biglietti
    Nessuno

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  1. Rhyme

    Film Horror - Thriller 2.0

    Per dimenticare quel troiaio di The Nun, lunedì 15 ottobre riesce nei cinema Halloween di Carpenter.
  2. Rhyme

    Occhio allo schermo!

    Negli ultimi giorni ho avuto modo di vedere in una rassegna 3 film usciti quest'anno a Venezia, in lingua originale. Ho avuto fortuna perché erano tra i film che ero più curioso di vedere. Tramonto (Napszállta) di László Nemes, 2018. Dopo il successo de "Il figlio di Saul", Nemes è tornato con un altro film storico. In questo caso siamo a Budapest, nell'Austria-Ungheria degli anni '10, prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale; prima del tramonto, appunto, della civiltà. La protagonista, Irisz, dopo tanti anni torna nella capitale con la speranza di essere assunta come modista nell'importante negozio di cappelli che un tempo era appartenuto ai suoi genitori e che ancora porta il nome di famiglia. Da qui ne seguono diverse vicessitudini, la ragazza è determinata ad inserirsi nel contesto in cui era nata e nel quale i genitori avevano vissuto, ma è anche decisa a far luce su alcuni misteri che circondano la sua famiglia. Il film ha lo stesso stile de "Il figlio di Saul", quindi macchina a mano che segue costantemente la protagonista, con continui movimenti e piani sequenza, giocando molto sul fuoco e fuori fuoco, sul campo e contro campo; differisce invece nel formato e nell'inserimento della musica. Anche in questo film il sonoro occupa un ruolo contrale (anche se minore rispetto a Saul) con suoni e voci che arrivano da uno spazio indecifrato, invisibile e che risuonano a diversi volumi come all'interno di una grotta; "Tramonto", a differenza de "Il figlio di Saul", l'ho visto al cinema e l'effetto è veramente diverso. Il film è opprimente, straniante, sferzante ma soprattutto è un film che nega. Nega inquadrature complete e ampie, ci nega la vista chiara ma al tempo stesso ci nega anche una percezione narrativa definita. Gli eventi ci appaiono oscuri, caotici e persino incomprensibili. Siamo costantemente sballottati con Irisz che non sta ferma un secondo, vagando per i vicoli oscuri di Budapest e tornando poi sempre nel negozio di cappelli, uno dei pochi luoghi apparentemente sicuri e civili in una società in tumulto. Si odono decine di domande a cui nessuno risponde, si cercano risposte a domande che nessuno ha posto, più il film va avanti e più veniamo immersi in un ambiente di mistero, di oscurità, di caos. Sembra quasi di essere in un incubo, tutto è sfuocato, nulla è netto e chiaro ma, almeno io, si viene investiti da una costante angoscia, una sensazione di continua apnea, di minaccia. Per certi versi mi ha ricordato Mother! di Aronofsky, per la protagonista seguita come un'ombra, per il suo continuo vagare e per il trovarsi in situazioni sempre più oscure e incomprensibili. A parte della critica "Tramonto" non è piaciuto e molti lo hanno definito noiosissimo, a me invece è piaciuto davvero tantissimo. L'ho preferito a "Il figlio di Saul", per esempio. Credo che Nemes in questo film abbia perfezionato maggiormente la sua regia e abbia fatto un film più strutturato e complesso. "Il figlio di Saul" è un ottimo film, ma non ero riuscito ad entrare in simbiosi ed empatia con il protagonista; il suo personaggio, le sue azioni e la linearità degli eventi non mi avevano conquistato al 100%. In questo caso la sensazione che mi ha comunicato "Tramonto", nel suo incedere crescente, è incredibile; è uno di quei film che dopo la fine mi ha lasciato un macigno e che mi ha spinto a rifletterci a lungo. Un film che per me è pura magia, con una fotografia splendida. La sensazione è che la protagonista, Irisz, rappresenti l'Europa in quel momento, ma anche noi stessi, anche l'Europa attuale. Un'osservatrice che si muove ingenua, turbata, confusa, trattenuta e sballottata dagli eventi; divisa tra la luminosità, il rigore, il lusso ma anche la depravazione celata dell'Impero al massimo dello svilippo e lo strato di oscurità e violenza crescente, pronta a far esplodere tutte le tensioni con impeti distruttivi. Cerca di capire, cerca di conoscere le motivazioni di questi eventi crescenti ma non ottiene risposte, perchè non ci sono motivazioni ("Cos'hai visto? Niente, perchè non c'è niente da vedere"). Assiste così alla crescita del male, un male risvegliato e che è insito nell'Uomo. Una follia insensata, assurda, senza spiegazione: è la guerra del XX secolo. Bellissimo il finale. Per me è veramente un film bellissimo, con una forza incredibile. Non-Fiction (Doubles vies) di Olivier Assayas, 2018. Il suo film precedente, Personal Shopper, mi era piaciuto molto e secondo me con questo film si è confermato. Nello stile è differente, è una commedia borghese parlata, quasi alleniana in questo senso. Protagoniste sono soprattutto due coppie, un editore sposato con un'attrice e uno scrittore sposato con una collaboratrice di un politico, più altre persone che ruotano attorno. E' un film molto parlato, visto che i personaggi si trovano quasi sempre immersi in discussioni sulla tecnologia, su internet, sul futuro dell'editoria, sui libri, sul digitale, quindi è soprattutto la scrittura ad essere il tema principale, discusso in ogni suo aspetto, con a margine anche alcune discussioni sulla politica. Quindi comunque sono temi molto attuali e al centro della nostra vita. Assayas però si limita a declinare l'aspetto sotto tutti i punti di vista che ci possono essere, non da giudizi e non indica qual'è la verità, perché una verità non c'è, bensì ci sono visioni differenti. Il film dopo un po' rischia di cadere nell'eccessiva retorica e nella pedanteria, ma molto intelligentemente Assayas cambia registro e sposta l'attenzione sulla vita di queste coppie ed in entrambi i casi ci sono tresche e tradimenti, quasi sempre intuiti dai relativi partner. Questo va un po' a smascherare il teatrino della borghesia intellettuale, va a rendere quasi sciocchi tutti i discorsi sul futuro dell'editoria e dei libri, visto che non sanno tenere saldo il loro di futuro. E infatti l'ulteriore svolta c'è proprio con uno dei personaggi che decide di "metter mano" alla propria relazione abolendo ogni tipo di comportamento scorretto...e questo porta anche a benefici privati. Assayas si dimostra quindi duro con una certa fetta della società ma anche con i personaggi legati ad ambienti culturali o artistici, infatti l'unica che non ha segreti e quella che parla in modo più diretto è la collaboratrice del politico. E' una grandissima sceneggiatura, veramente scritta in modo fine ed egregio, con una sottile ironia costante e con uno schema strutturale che ho trovato bellissimo. Assayas si conferma per me tra i maggiori autori contemporanei. Il messicano Nuestro tiempo di Carlos Reygadas, 2018. Questo film è stato molto apprezzato a Venezia ma a me non è piaciuto particolarmente. Parla di una famiglia che vive nella campagna messicana e lavora in un ranch, allevando tori. E' una coppia aperta e ad un certo punto la moglie si innamora di un americano, a quel punto lei e il marito si troveranno a dover gestire il nuovo momento. E' un film che mi ha detto poco, onestamente, ho sentito molto la durata (3 ore) e i temi non li ho trovati espressi in modo approfondito o coinvolgente. Comunque, in quello che vuole essere e per come è pensato, è un buon film, dal senso molto artigianale narrativamente e visivamente. Ha delle scene di grandissima regia, fuori dal comune. Specialmente la scena iniziale dove ci sono dei bambini e dei ragazzi che stanno facendo il bagno in uno stagno; quella per me è una scena che è fantastica. Già l'ambientazione con questa sorta di terreno fangoso intorno allo stagno anch'esso reso marrone dal fango, ma soprattutto il modo di inquadrare i ragazzi trovo che abbia una sensibilità che raramente si vede. Ma anche altre scene, soprattutto inquadrature degli ampi spazi del ranch o la scena finale con i tori, denotano una grande capacità registica di Reygadas. Ma dai giudizi che avevo letto mi aspettavo di più ed ho preferito di gran lunga i film di Nemes e Assayas. Comunque ogni anno ci sono film non in lingua inglese di ottimo valore, ma quest'anno in particolare, per adesso, il confronto tra film americani e film non americani trovo che sia impietoso. Al di là di qualche buon film sparso, per me le uscite americane non reggono il confronto dei vari Dogman, Un affare di famiglia, Non-Fiction e Tramonto. E anche le prossime settimane sembra che non andranno a capovolgere le cose...non vedo tanti grandi film americani all'orizzonte in questa stagione, mentre sono in uscita i vari Roma di Cuaron, Cold War di Pawlikowski, L'albero dei frutti selvatici di Ceylan più parecchi altri che sembrano interessanti. Questa è un po' anche una sfortuna per noi, perché sarà dura per Dogman rientrare nella cinquina degli Oscar.
  3. Rhyme

    Occhio allo schermo!

    Ho visto BlacKkKlansman di Spike Lee, film che parla di un poliziotto di colore che negli anni '70 si infiltra nel Ku Klux Klan con l'aiuto di un collega ebreo. Buon film, diretto bene e che si muove sapientemente, da tradizione autoriale, tra i generi...regalando momenti divertenti, momenti riflessivi, momenti di suspance e anche momenti drammatici. Non mi ha, comunque, entusiasmato più di tanto perché si muove all'interno di schemi e intenti un po' troppo classici e statici, con l'intento didascalico molto evidente e lineare...e con diversi personaggi realizzati in maniera eccessivamente macchiettistica, cosa sbagliata sia dal punto di vista cinematografico che ideologico. Ma comunque un buon film. Adam Driver è uno degli attori del momento, soprattutto del cinema autoriale...in questo periodo è al cinema con i film di Terry Gilliam e Spike Lee ma di recente ha lavorato anche con Scorsese, Jarmusch, Soderbergh, prima ancora con i Coen e tra i suoi prossimi lavori c'è anche il nuovo film di Leos Carax. E' un attore che mi piace molto e che sta crescendo sempre di più, risultando adatto a molti ruoli diversi in cui lascia comunque la sua impronta precisa. Così come per L'uomo che uccise Don Quijote con Gilliam, ho anticipato la visione di BlacKkKlansman con un altro film di Spike Lee, "La 25° ora". Anche in questo caso non mi dilungo ma è un film per me bellissimo. Michelangelo - Infinito. Su Sky sono presenti tutti i documentari d'arte da loro prodotti, sugli Uffizi, Raffaello, Musei Vaticani ecc., in occasione dell'uscita al cinema di "Michelangelo - Infinito". Me ne sono davvero innamorato. Chiaramente sono molto enfatizzati, ma mi hanno appassionato molto...soprattutto quello su Raffaello che ho trovato bellissimo. "Michelangelo - Infinito" continua su questa scia ed ho apprezzato molto anche questo, anche se però la parte di narrazione fantastica in questo caso l'ho trovata eccessiva e fuori misura. Opera senza autore, di Donnersmarck. Film che mostra uno spaccato di vita di un bambino che poi diventa un pittore, partendo dalla Germania del 1937 arrivando a quella del 1961, mi sembra di ricordare...includendo quindi, ovviamente, il periodo nazista e il dopo guerra, affrontando anche (o forse soprattutto) il tema dell'arte e la diversa visione che si poteva avere su di essa. E' un film che mette tantissimi argomenti sul fuoco e li dosa, per me, male. Tanti temi sono accennati per poi essere abbandonati in modo brusco oppure accantonati. La stessa storia d'amore centrale è altalenante, l'episodio che si vede ad inizio del film sembra centrale ma poi cade nel dimenticatoio e così via. In generale si fa fatica ad individuare la "strada" di questo film. Ha una sintassi più televisiva e sarebbe stato adatto probabilmente più per una serie tv...ma è un problema soprattutto di sceneggiatura; mi viene in mente "Duello a Berlino", di cui parlai qualche settimana fa che è un altro film che tratta un lungo tratto di tempo e lo ricorda pure per alcuni tratti della storia d'amore, eppure è basato su una sceneggiatura spettacolare che gestisce il tutto in maniera perfetta. Cosa che non si può dire di questo film, ne esce un intreccio ingarbugliato e anche sbagliato, dallo sviluppo molto trattenuto, con anche un montaggio non proprio impeccabile, con diverse scene inserite in modo posticcio e quasi casuale. L'elemento più interessante è probabilmente la parte finale, incentrata sul lavoro artistico. Non è comunque un pessino film, si può guardare e, nonostante la durata di 3 ore e 10 minuti, non appesantisce la visione. In questi giorni ho virato un po' anche sull'animazione. Dopo una parentesi nostalgica con Pinocchio, ho visto Gatta Cenerentola di Alessandro Rak. Non riuscii a vederlo quando uscì lo scorso anno al cinema e l'ho recuperato su Sky. E' la rivisitazione dell'omonima fiaba, ambientato a Napoli in un futuro vicino. Non è male, trovo che sia un'opera coraggiosa e con alcuni punti davvero interessanti. Ha un tono molto dark, quasi noir, con quella serie di ologrammi che rimanda a Blade Runner o probabilmente alla tradizione giapponese. Inizialmente non mi è piaciuto molto il disegno dei personaggi, ma ho apprezzato molto sin da subito la realizzazione e l'animazione degli ambienti e delle scenografie. Non, di certo, impeccabile ma interessante...una luce diversa nel panorama cinematografico italiano. Il cinema d'animazione italiano è molto poco conosciuto o anche del tutto ignorato, ma è presente, seppur in piccolo e rappresentato dai pionieri Pagot e Domeneghini negli anni '40, da Enzo D'Alò soprattutto negli anni '90 e da Alessandro Rak negli anni recenti. Ma il bello del cinema è che non si finisce mai di scoprire nuove storie e nuovi personaggi e mi sono imbattuto in Bruno Bozzetto che va ad inserirsi in questo tema e che si prende anche la vetta. E' famoso per la serie animata del Signor Rossi (di cui ho un vaghissimo ricordo da piccolo, ma non saprei dire), ma in generale è autore di molti cortometraggi e anche di lungometraggi. Alcuni suoi lavori sono andati a Cannes, ha vinto l'Orso d'Oro a Berlino per i cortometraggi, è stato candidato all'Oscar e ha partecipato ad un progetto Hanna-Barbera. Il suo lavoro ha colpito anche gli animatori americani, la figlia di Walt Disney l'ha definito "una leggenda, come mio padre" e ha influenzato anche l'animatore John Lasseter, direttore della Pixar e poi anche della Walt Disney. Di recente è stato pure invitato negli studi Pixar e Disney in America per tenere degli incontri con gli animatori e mostrare alcuni suoi lavori. Ho visto alcuni dei suoi cortometraggi, quelli premiati, e ho visto West and Soda del 1965, che è stato il suo primo lungometraggio...a distanza di 16 anni dai primi 2 lungometraggi d'animazione italiani. Film parodia western che non ha una grande animazione ma che ha moltissime trovate ironiche, dinamiche e rocambolesche; il western rivisto in chiave ironica e parodistica. Va ad inserirsi nel periodo degli spaghetti-western ma la lavorazione è iniziata nel 1962, prima quindi dell'uscita di "Per un pugno di dollari" o degli altri film di quel filone...quasi un precursore. I film non si sono incrociati o influenzati perché la loro lavorazione si sviluppò in contemporanea, ma è curioso vedere come alcuni elementi siano anche simili...persino dettagli come la risata di un personaggio o un'inquadratura. E' un tipo d'animazione tipico soprattutto di cortometraggi e scenette animate, perché loro facevano quello, anche nel Carosello, ad esempio...non erano ovviamente disegnatori d'animazione sullo stile Disney o simile. Perciò per loro questo film è stato una grande sfida e hanno dovuto imparare strada facendo, anche "semplici" elementi come i dialoghi, o come i campi/controcampi a cui non erano abituati. E' un'opera notevole che vista oggi è meno "travolgente" ma perché molti elementi sono collegati ed ampliati in film o filoni successivi...i successivi spaghetti-western, o addirittura il genere "demenziale" anni '70-'80, Mezzogiorno e mezzo di fuoco, arrivando persino a "Mucche alla riscossa". Sto aspettando che mi arrivi quello che è considerato l'altro suo capolavoro e ancor maggiore, "Allegro non troppo" del 1976, dichiaratamente ispirato a "Fantasia" della Disney.
  4. A nessun giocatore conviene lasciare la Juventus, per diversi motivi, ai quali fa da coltraltare al massimo un fattore economico. E' semplicemente un fatto.
  5. Rhyme

    Juventus - Young Boys 3-0, commenti post partita

    Io personalmente, con alle spalle questi sette anni e con il focus su queste 9 partite, attualmente non posso proprio pensarla in modo diverso. Poi ci sta che mi sbagli, non sarebbe di certo ne la prima ne l'ultima volta e mi frega poco. Ma attualmente vedo già moooolto difficile anche un pareggio. Possiamo anche giocare in 10, possiamo passare in svantaggio, possiamo giocar male, possiamo non essere in giornata...ma con i giocatori che abbiamo in campo e soprattutto con quelli che abbiamo in panchina è veramente difficile che si possa non vincere. Dovremmo proprio metterci d'impegno e, appunto, accadere un miracolo. E la sensazione è ampliata anche dai risultati umani delle nostre avversarie in Italia e in Europa. E' dalla terza partita che ho questa sensazione e sta durando. Poi si vedrà, nel calcio, nella vita, in tutto, le cose possono cambiare anche in un secondo.
  6. Bandeira, Nicolussi, Fagioli, Moreno, Petrelli grandi talenti. E ottimo davvero anche l'allenatore. Non è facile dare questa impronta di gioco
  7. Rhyme

    Occhio allo schermo!

    Lo davano spesso in tv durante le feste di Natale, soprattutto nel periodo di Befana, visto che è ambientato in quel periodo. Non so onestamente se lo hanno trasmesso anche negli ultimi anni. Musiche di Paolo Conte, Dario Fo che doppia uno dei protagonisti... E' comunque più leggero rispetto a La gabbianella e il gatto, ma lo ricordo pochissimo.
  8. Rhyme

    Occhio allo schermo!

    Altro autore di cui non ho visto niente e di cui ho in programma l'approfondimento. Questi, Effi Briest, Il matrimonio di Maria Braun... Rileggerò questo post quando li vedrò. Chissà quando sarà...
  9. Rhyme

    Indovina il Film!

    Penso che abbia indovinato
  10. Rhyme

    Occhio allo schermo!

    Sì, da Sepulveda...che tra l'altro da la voce anche ad un personaggio. Sarei curioso di riguardare anche l'altro film di Enzo d'Alò, La freccia azzurra...anche quello l'ho visto tantissimi anni fa.
  11. Quello che Ancelotti non ha capito (e nemmeno la gran parte degli utenti che hanno commentato) è che i cori calcistici al 70-80% sono beceri e vengono fatti da una parte della tifoseria, mentre la risposta di Ancelotti è provocatoria per la Juventus in generale. La differenza è sostanziale, perciò Ancelotti fa solo ridere...e tanto. Ma che continui pure, questi comportamenti sono la rovina per le nostre avversarie e sono uno tra i grandi motivi per la quale dominiamo incontrastati. Che facciano pure...
  12. Notizia ovviamente clamorosa e dolorosa. Marotta ormai, insieme ad Agnelli, Paratici e Nedved costituiva la Juventus. La Juventus sono loro, tutta l'enorme crescita della squadra nasce dalle loro gesta, è inconfutabile. Questo gruppo, nel settore, è la competenza fatta persone, è il massimo che si possa sperare. I successi nascono SEMPRE dalla dirigenza e veder andar via un membro così importante è indubbiamente doloroso (per chi abbia un minimo di cervello)...oltretutto in modo così repentino. Sui motivi, sulle cause è inutile ragionare...è solo uno spreco di tempo. O esce una spiegazione ufficiale dalla società o è fiato e tempo sprecato. La fiducia in quelli che rimangono ovviamente rimane immensa, tutti gli addii che abbiamo vissuto in questi anni sono passati in modo inosservato. Certo, questa volta ci lascia una grossa parte del manico...ma ritengo comunque che Andrea sia una persona e un dirigente di valore assoluto, probabilmente il migliore nel mondo del calcio. Vedremo se ci sarà un nuovo dirigente e vedremo se le voci così sicure che parlavano di Zidane (e facevano riferimento proprio ad ottobre) erano vere. Grazie di tutto Beppe, un'enorme fetta della storia della Juventus rimarrà per sempre collegata a te.
  13. Rhyme

    Occhio allo schermo!

    Il caos è proprio il fulcro del film. Più che caos, il mischiare e saltare costantemente tra realtà e immaginazione, tra sogno e veglia...questa è una caratteristica che negli anni '80-'90 è assai frequente, a partire da Cronenberg. Ma anche il circolo tra follia e non follia...con accenni anche a considerazioni più estese ("E se il motto dell'homo sapiens "andiamo a fare shopping" sia il grido del vero malato mentale?"). Caratteristiche che sono presenti, in modo differente, anche nel suo ultimo film. L'ho trovato davvero un gran film, riesce a far rimanere lo spettatore in uno stato di continua angoscia, incertezza, risucchiato nel vortice disturbato dei dubbi e del terrore dei protagonisti. Con una regia che è di effetto assoluto...quasi ogni immagine trasmette proprio fisicamente angoscia per come è inquadrata, per come è costruita, ma soprattutto per le distorzioni degli ambienti e dei volti tramite le lenti usate nella fotografia. Grande interpretazione soprattutto di Brad Pitt, il cui personaggio, per movenze ed espressioni, rimanda a tipici personaggi fantasy. Ottimo film, per me. Gli altri purtroppo non li ho visti ma sono sicuramente deciso a recuperarli, a partire da Brazil.
  14. Rhyme

    Occhio allo schermo!

    Dopo esattamente 20 anni ho rivisto La gabbianella e il gatto. Ma quant'è bello questo film d'animazione? E' il primo film di cui ho ricordo al cinema, il primo film di cui ho ricordo in generale e rivederlo è stato un piacere grandissimo. In quest'opera ci sono un cuore, un'anima immense, con un'animazione molto bella e una colonna sonora fantastica...poesia pura. Ho visto al cinema Gli Incredibili 2. Il primo mi piacque molto e ho apprezzato anche il secondo capitolo. Non raggiunge, però, il livello del primo...si adagia un po' troppo sulle caratteristiche del film precedente e cerca, in modo troppo forzato, di rendere protagonista la madre. I personaggi di contorno non sono realizzati in modo ottimale e le motivazioni dell'antagonista non sono strutturate...anche se ad essere strutturato diversamente è proprio lo sviluppo, con l'antagonista che si rivela solo in fondo. Film comunque piacevole e con supereroi più genuini e affascinanti rispetto a quelli dei film in live action. Jack-Jack è il personaggio dell'anno, comunque. L'uomo che uccise Don Quijote, di Terry Gilliam...senza spoiler. Finalmente il suo progetto dei sogni si realizza. Sono 25 anni che sta lavorando a questo film, che è un po' il suo sogno e che ha trovato continue ed infinite difficoltà. Durante le varie produzioni sono stati scelti e sostituiti tantissimi attori, Johnny Depp ed Ewan Mcgregor per il ruolo di Toby, ad esempio, arrivando infine ad Adam Driver. Alcuni attori scelti inizialmente sono morti prima di poter girare come John Hurt per la parte di Don Quijote... ma finalmente il film è uscito. La sceneggiatura è stata cambiata centinaia di volte e alla fin fine, forse il film è quasi totalmente proprio su questa Odissea, una sorta di film autobiografico. Parla di Toby, un regista talentuoso (Adam Driver) che sta girando uno spot in Spagna, con protagonista Don Quijote. Sul set è venerato, è coccolato, viene trattato come un genio, è una persona costantemente elegante e ordinata. Una sera trova, nel materiale venduto da uno zingaro, una copia del dvd di un suo vecchio film...il suo primo film, che aveva girato 10 anni prima come tesi di laurea, che si intotola proprio "L'uomo che uccise Don Quijote". Rimane immensamente stupito e pensa a quei fantastici periodi, quando era giovane e il suo talento era più puro e sperimentale. Si ricorda delle varie persone che lo affiancarono in quel lavoro, abitanti spagnoli di un piccolo villaggio, tra cui un anziano calzolaio che aveva scelto come Don Quijote (Jonathan Pryce); una persona che inizialmente non riusciva ad entrare nella parte ma in seguito aveva trovato una grande forza recitativa. Il regista decide di tornare in quel paesino per ritrovare l'ispirazione e per ritrovare quelle persone. Scopre che dai tempi di quel film, le cose non sono andate benissimo per alcune di quelle persone. Scopre anche che l'anziano signore è convinto di essere Don Quijote e ha vissuto tutti questi anni con questa convinzione, lavorando in una sorta di freak show, rigorosamente con la sua armatura. Quando i due si incontrano, l'anziano scambia il regista per Sancho Panza e da qui in poi inizia una serie infinita di avventure tra il comico e il fantasioso. Come da stile di Gilliam, la storia si perde tra realtà ed immaginazione, tra follia e lucidità, concludendo in un finale quasi felliniano. E' un film che ha dei difetti, in particolare per me nella seconda parte perde un po' di equilibrio in alcuni punti. Ma è, secondo me, un ottimo film, un film magico, un'avventura trascinante ed immersiva. Se si vuole guardare questo film si deve tener presente le vicessitudini che Gilliam ha dovuto attraversare in questi 25 anni, con continui problemi, continui rimandi, il serio rischio anche che non uscisse...perché il film è anche questo, è soprattutto questo. E' un film in cui c'è tutto Gilliam, c'è tutto questo arco di tempo, è anche una dedica a chi non c'è più come John Hurt che avrebbe dovuto interpretare Don Quijote. E' una visione di Gilliam sul cinema, sull'arte con i suoi lati anche negativi. Lui si rivede nel protagonista, nel regista che nelle scene iniziali appare svuotato rispetto alla sua versione giovanile, sembra aver perso la passione per il cinema e per il suo lavoro e che si trova ad affrontare quel viaggio picaresco, visto inizialmente come follia che si trasforma sempre più in realtà, fino a che non si trova a combattere contro quelli che sembrano i suoi demoni. E' un film che va visto senza schemi mentali, senza ragionare troppo così come trasmette il personaggio di Don Quijote, liberarsi dalle strutture e godere scena dopo scena questo film che ci trascina al confine tra sogno e veglia, tra realtà ed immaginazione. E' un film che sorprende costantemente e dove c'è davvero tutto: c'è il cinema, c'è il teatro, c'è il circo, la proiezione, c'è il fantasy, c'è una riflessione sulla vita, sull'arte. Un film con molte trovate divertenti e visivamente affascinanti. Visivamente è curato ed è ricchissimo e Adam Driver e Jonathan Pryce, soprattutto, sono fantastici. Ci sono scene, comunque, che sono già cult, per quanto mi riguarda. In precedenza ho visto anche "L'esercito delle 12 scimmie" sempre di Gilliam, per avvicinarmi a lui visto che lo conoscevo solo per i Monty Python. Non mi dilungo oltre...ma è un film che mi è piaciuto davvero tanto.
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