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      Nuova versione VecchiaSignora.com: nuovo login e nuove funzioni   10/01/2018

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Rhyme

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Su Rhyme

  • Titolo utente
    Sangue Bianconero
  • Compleanno 17/10/1992

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    Juventus
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    Uomo
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    Nessuno

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  1. Occhio allo schermo!

    Eh, beh...un gruppetto da poco, in effetti. Tutti insieme rappresentano una grossissima fetta del cinema mondiale anni '70-'80. Lucas e Spielberg sono quelli che hanno virato verso un cinema differente, ma rimangono tutti dei nomi enormi. Spielberg, tra l'altro, è l'unico di questo gruppo che non si è formato studiando cinema in un'università, ma si è formato praticamente da solo da giovanissimo...come viene mostrato anche lì. Nel documentario l'unico film a cui non hanno fatto cenno è Ai confini della realtà, film ad episodi fatto da 4 registi tra cui Spielberg, che è stato teatro del maggior incidente avvenuto su un set...ma è comprensibile che non sia stato affrontato. E' un topic in grado di mutare Ma ogni tanto ci può stare, dai Tra l'altro io "occhio al viaggio" lo posso prendere anche alla lettera...per Berlino 20 ore in pullman all'andata e poi al ritorno. Abbastanza sconfortante
  2. Occhio allo schermo!

    Eh, lo so Ma non potevo proprio...avevo una cena in ambito semi-lavorativo, diciamo. Anche se molto semi e poco lavorativo De Palma...che si arrabbiò e urlò dopo la prima visione privata perchè non capiva chi erano i personaggi e in quale situazione si trovassero Beh, è la quarta volta che vedevo Berlino...la terza nel giro di 2 anni. Avrei fatto a meno di tutti quei giorni lì e li avrei scambiati volentieri con quei 20 minuti in più che sarebbero serviti per vedere Wes
  3. Occhio allo schermo!

    Di recente ho visto Un sacchetto di biglie di Duguay e Poesia sin fin di Jodorowsky. Il primo è un film francese su due bambini ebrei ai tempi della seconda guerra mondiale...una storia vera tratta da un libro. L'argomento è delicato e utilizzato di frequente, comunque ne emerge per me un bel film. Molti dei classici focus drammatici presenti in storie simili sono tenuti fuori campo...è una vicenda vista dagli occhi dei bambini e che tramite essi cerca di trovare il positivo e la luce nell'oscurità. E' un film che spesso risulta frettoloso e non curato e trattato in modo adeguato, ma è ricco di umanità e di innocenza...anche grazie ad un tatto prettamente franco-europeo. Poesia sin fin invece è l'ultimo film di Alejandro Jodorowsky. E' un film del tutto autobiografico che va a proseguire il precedente "La danza della realtà". E' come se fosse il lascito di Jodorowsky, il riepilogo della sua vita, della sua anima, una sorta di testamento. Perciò risulta anche difficile dare un giudizio. E' presente Jodorowsky in tutta la sua essenza e in tutto il suo percorso...dall'infanzia all'adolescenza all'età adulta, ruoli interpretati dai figli, con l'Alejandro reale che compare diverse volte a comunicare con noi e con gli Alejandro del passato. Tema centrale è il suo animo volto verso la poesia e l'amore, partendo dal rapporto difficile con il padre. Surrealismo, dadaismo, grottesco, teatro, circo, cinema delle origini...il film è una danza estetica ed estrema che salta tra questi aspetti. Aspetti che sono comuni a tutto il suo cinema e a tutte le sue opere e il suo lavoro in senso generale, ma che in questo film emergono in modo maggiormente straniante, vivido e ancorato alle radici di quest'opera. Il suo è indubbiamente un cinema complesso e non facilmente comprensibile ed apprezzabile...estremo e provocatorio. Io, personalmente, lo avevo lasciato con "La montagna sacra" del 1973 e lo ritrovo adesso con "Poesia sin fin", a distanza di 45 anni. Trovo che sia uno degli autori più folli, più puri, più affascinanti dell'intera storia del cinema, ma questo suo ultimo film l'ho trovato uno scoglio impervio da affontare...in bilico tra una forza visionaria incredibile e un film poco riuscito. Per pura curiosità cercherò di recuperare anche il film precedente, "La danza della realtà", il primo capitolo di questa autobiografia. Ma Poesia sin fin, come dicevo, non deve portare a dei giudizi e a delle considerazioni...non è un film, è Jodorowsky trasformato in cinema, è un lavoro del tutto personale. Mi è capitato di vedere anche il documentario "Spielberg" su Sky. Per quanto non straveda per Steven Spielberg, è un documentario interessante e ricco di aneddoti...riferiti anche dal suo nucleo di amici stretti, ovvero Martin Scorsese, Brian De Palma, George Lucas e Francis Ford Coppola. I cosiddetti "movie brats", i "ragazzacci del cinema"...gruppetto niente male, direi. Interessante soprattutto il discorso legato al documentario su Ferreri. Interessava anche a me, ma da me non è uscito...ma se uscirà su Sky, lo recupererò. Giustissima la considerazione che ha fatto sul cinema la regista del documentario...e approfondendo la storia del cinema è praticamente impossibile non notarlo. E' assolutamente un periodo denso di uscite e oltre a quelli io devo recuperare ancora The Post e Corpo e anima.
  4. Occhio allo schermo!

    Sì, è a pochi metri da Potsdamer Platz
  5. Occhio allo schermo!

    Eh sì! Io sono stato da giovedì pomeriggio fino ad oggi...sto tornando adesso
  6. Occhio allo schermo!

    Non l'ho nemmeno vista benissimo…l'ho intravista sullo schermo da lontano mentre stavo arrivando Comunque, sebbene per alcuni aspetti apprezzi solo Elle rispetto a Wes, diciamo che la vista di Wes con Bill Murray mi avrebbe reso felice da qui al 2022
  7. Occhio allo schermo!

    Hai fatto bene a specificare la tua opinione ed è sacrosanta come tutte. Ma onestamente in questo messaggio non c’è niente che rientri nell’ambito cinematografico e che quindi riguardi questo topic. Quindi, se vogliamo dialogare serenamente di cinema ben venga, se invece l’intenzione è quella di trascendere l’argomento, passare a tutt'altri ambiti (anche con secondi fini), esternare malumori generali sbeffeggiando messaggi altrui o esprimendosi riguardo persone o argomenti con toni e parole provocatorie, allora non va più tanto bene e avresti fatto quasi meglio a spaccare sul serio il PC. Se hai letto molti messaggi di questo topic allora hai letto anche il tono e il modo in cui ci si pone qui dentro, se uno è in grado di interagire mantenendo tali toni familiari e sereni è il benvenuto…altrimenti non lo è. Venendo al mio messaggio di parecchi mesi fa e alla tua risposta iniziale (perché questo messaggio dice cose a cui non mi sono mai riferito, che non ho mai negato con il mio messaggio iniziale e che non sono pertinenti)…cosa ho scritto? Ho scritto che questo film prende molte delle caratteristiche del Neorealismo e anche la teoria zavattiniana del pedinamento (piccolo appunto, se vogliamo parlare con criterio e con conoscenza dovremmo fare riferimento a Zavattini più che a De Sica)…e si da il caso che siano osservazioni oggettivamente vere. Tra l'altro dal giorno in cui ho scritto il messaggio sul film ho ulteriormente studiato il Neorealismo, per passione oltre che per dovere. Partiamo dal fatto che nessuno si rivolta in nessuna tomba. Il Neorealismo è stato uno dei cardini maggiori per la nascita del cinema moderno ed è stato preso a modello in tantissimi paesi del mondo. Ogni qualvolta in un paese c’è stata una situazione sociale critica, il cinema ha preso a modello il Neorealismo…compresi paesi come India, Iran, molti del Sudamerica e dell'Africa. Ovviamente non tutti film sono rilevanti o buoni, ma i maestri del Neorealismo italiano sarebbero solo fieri e orgogliosi di vedere che il loro sguardo e il loro cinema è rimasto così vivo e che ha ispirato così tanti registi nel mondo, dai minori ai più grandi. Giusto per chiarire il concetto di tombe e rivoltamenti. Passando alla mia affermazione, torno a dire che è oggettivamente vero che A Ciambra abbia preso quasi tutte le caratteristiche del Neorealismo. Ambienti reali, attori non protagonisti, sceneggiatura spoglia, dialetto…anche il protagonista bambino ricorre spesso nel Neorealismo, specchio degli adulti. Oltre a queste caratteristiche c’è un contesto sociale difficile anche se ovviamente non si tratta più del panorama di guerra affrontato dal Neorealismo. Ma soprattutto c’è la mancanza del classico narratore onnisciente ma è uno sguardo totalmente soggettivo, è il narratore che osserva e che insieme allo spettatore si muove nello scenario rappresentato e segue il personaggio. È il cinema che diventa ssoggettiva. In A Ciambra c’è la macchina a mano che non perde di vista il protagonista. Questa forse è la caratteristica maggiore…la volontà di guardare, di osservare un aspetto reale e sotto gli occhi di tutti, ma al tempo stesso non conosciuto e mai approfondito sul serio. Il senso di film “malfatto” e la fotografia molto realistica completano il quadro. Inoltre il rimando alla “teoria del pedinamento” di Zavattini è visibile piuttosto chiaramente. Il film inizia con uno sguardo d'insieme su un gruppo di persone e la macchina da presa va ad isolare e seguirne una in particolare, seguendola continuamente per un periodo ristretto e in attività e drammi quotidiani…e il film si chiude con la stessa scena iniziale, una sorta di rima visiva in cui lo sguardo del narratore abbandona il personaggio che si riunisce ad un gruppo di persone. Queste sono caratteristiche evidenti ed evidente e il suo rimando al Neorealismo. Chiunque con passione per il cinema e con la conoscenza del Neorealismo fa questi collegamenti. Non a caso è un film prodotto da Scorsese, grandissimo amante del Neorealismo. Ma il fatto di confrontare un film con altri film e movimenti del passato è totalmente normale, anzi…è l’essenza del cinema. Ogni film ha relazioni con centinaia di altri film, decine di movimenti o epoche cinematografiche o culturali. Se a te scandalizza così tanto fare rimandi e confronti, vuol dire che disquisire di cinema non fa per te, poco ma sicuro. Anche perché nessuno ha detto che A Ciambra sia uguale a Umberto D, per esempio…o che sia migliore dei film di De Sica (Zavattini)…o che ci sia lo stesso modo di affrontare la realtà del Neorealismo…o che sia un film destinato a fare la storia o altre cose simili. Questo lo hai dato per scontato tanto per creare una discussione inutile. Io mi sono limitato ad osservare dei risentimenti e collegamenti che sono OGGETTIVI e che nessuno può venire a negare, tranne uno che ignora l’argomento trattato. Così come nel cinema esistono altri miliardi di collegamenti che possono unire anche il peggior film della storia con il migliore. Poi da qui uno può dire che il film gli sia piaciuto, che non gli sia piaciuto, che abbia difettato nella realizzazione o nella visione degli aspetti o centinaia di altre valutazioni cinematografiche e non (anche politiche, tanto si va a parar lì ed è delittuoso, barbaro e stupido farlo in questo topic, oltre che non permesso). Io ho semplicemente notato dei collegamenti, non colloco di certo A Ciambra tra i film del Neorealismo. Questo è quanto…tralascio alcuni aspetti perchè mostrano odio verso il cinema, quindi faccio finta di nulla.
  8. Occhio allo schermo!

    A ripensarci non so se ridere o se piangere Ah, quindi sei a Berlino anche te. Poi l'hai vista?
  9. Occhio allo schermo!

    In parte sì, dai Tra l'altro, @perfX, mi sono accorto di essermi confuso...quella che ho visto all'inizio non era la Moretz ma Elle Fanning. Quindi mi sono un po' risollevato, via
  10. Occhio allo schermo!

    Prova a riformulare il pensiero con più civiltà e serenità e forse ti meriti una risposta. Questa è solo arroganza e provocazione e sono aspetti che qui tollero ancora meno che nel resto del forum.
  11. Occhio allo schermo!

    Storia drammatica. Sono a Berlino, oggi c'era la prima del film di Wes Anderson al Festival di Berlino. Sono stato un'ora ai lati del red carpet ad aspettare. Ho visto passare Daniel Bruhl e Elle Fanning poi son dovuto andare via con grande tristezza perché avevo degli impegni con altre persone. 20 minuti dopo sono arrivati Wes Anderson, Bill Murray e gran parte del cast. La vita non ha senso, sono una persona distrutta
  12. Occhio allo schermo!

    Recentemente ho dovuto dare un esame sulla storia del cinema, quindi nelle ultime settimane ho colto l'occasione per vedere per intero alcuni film che erano nel programma, soprattutto visto che alcuni li avevo già. Per esempio ho visto Intolerance (1916) e Nascita di una nazione (1915) di Griffith, L'uomo con la macchina da presa (1929) di Vertov, Susanna! (1938) di Hawks, L'Atalante (1934) e A propos de Nice (1930) di Jean Vigo, Paisà (1946) di Rossellini e Viale del tramondo (1950) di Billy Wilder. Sono tutti, per diversi motivi, film degni di nota e interessanti, oltre che celebri...quindi è inutile che vi parli di ognuno. Intolerance, nonostante le intenzioni meno narrative di Nascita di una nazione, mi è piaciuto di più...ed è un film che ho trovato molto scorrevole, partecipativo e intenso. De L'Atalante ne ha già parlato perfX abbondantemente e alla perfezione...è tra quelli che ho apprezzato di più. Ma sono soprattutto Viale del tramonto e Paisà che mi hanno estasiato. Due film per me meravigliosi, assolutamente senza tempo, e che hanno al loro interno una profondità pazzesca...nonostante appartengano ai filoni più diversi della storia del cinema, ovvero Neorealismo e Hollywood Classica. Di Viale del tramondo me lo potevo aspettare, ma Paisà trovo che sia un film perfettamente calato nel suo contesto e che al tempo stesso va molto oltre. E' un viaggio ad episodi per un'Italia distrutta dalla guerra, che mostra con uno sguardo tremendamente vivo ed efficace il dolore e la spaccatura del paese...ma lo fa contemporaneamente, e senza perdere il senso di dramma, con un senso quasi fiabesco, favorito dallo sviluppo ad episodi...la rovina sul mare che ricorda un castello, un santuario isolato dove sembra quasi che il tempo si sia fermato, il nuovo incontro tra un soldato e una popolana che finisce in modo amaro, l'estrema miseria rivelata in una città sotterranea. Dramma, realismo e dolore che si scontrano con la fiaba, formando una deflagrazione potentissima che viene tradotta in modo tremendamente umano, reale, vivido e potente. Questa è una caratteristica del Neorealismo in generale, storie reali si fondono in trasparenza con storie universali e antichissime...e sorgono riferimenti a Iliade, Odissea, Santo Graal ecc. Ma in Paisà questo aspetto, secondo me, si affina maggiormente e viene elevato, mostrando un film che mira diretto al cuore del cinema. L'ho apprezzato di più rispetto a Roma città aperta, per esempio. Susanna! tra questi è sicuramente il più distensivo e leggero, ma ho letteralmente odiato il personaggio interpretato da Katharine Hepburn L'ho detestata ed ho trovato gli eventi del film, legati a lei, alquanto irreali, superficiali ed insensati...oltre che eccessivamente fastidiosi per farmi ridere. La scena finale della prigione invece l'ho adorata e mi ha divertito moltissimo
  13. Occhio allo schermo!

    Io mi riferisco a tutti gli aspetti, le differenze a cui mi riferivo nel messaggio iniziale fanno riferimento anche all'aspetto di cui parli te...e io in quello ci vedo ancora meno somiglianze rispetto all'aspetto stilistico. In Tre manifesti ad Ebbing non c'è una filosofia di vita, non c'è un messaggio unico o un punto di vista marcato ed estremo. E' rappresentata tutta la gamma di comportamenti umani rappresentanti il mare dell'etica e della morale e, come ha detto anche Quijote, è lo spettatore che si muove all'interno di questo mare e che sceglie la sfumatura o le sfumature che ritiene di dover scegliere. I film di Coen a me, sotto questo aspetto, sembrano diversissimi...praticamente l'esatto opposto. Partono dalla costruzione e caratterizzazione dei personaggi per mostrare un aspetto estremizzato, costruito con ironia e senso del grottesco, della società moderna. E comunque nel loro cinema l'aspetto visivo e strutturale è più importante dei contenuti, lo dicono chiaramente anche loro stessi. Loro si divertono a fare un cinema classico e anti-classico allo stesso tempo, giocando con personaggi, con i generi e con il cinema stesso...questa è la centralità del loro cinema. Anche loro stessi rifiutano lo status del film impegnato e profondo. E' un approccio del tutto opposto rispetto a Tre manifesti a Ebbing...e comunque trovo più somiglianze nell'aspetto stilistico, nei contenuti ancora meno.
  14. Occhio allo schermo!

    Secondo me, come dicevo, le differenze sono più nette e variegate...se non ci fossero stati Frances McDormand e Carter Burwell probabilmente non avrei pensato più di tanto ai Coen.
  15. Occhio allo schermo!

    "Tre manifesti a Ebbing, Missouri" comunque non è così un film "alla Coen" come possa sembrare. I Coen giocano con i generi cinematografici...lo fanno dall'interno, conoscendoli, rispettandoli, amando il cinema del passato e decostruendoli. Hanno un'intelaiatura di ironia e grottesco densa e propongono una visione degli aspetti estremi e folli dellla società, inclusa la caratterizzazione dei personaggi che spinge verso un senso, all'estremo. In Tre manifesti a Ebbing, Missouri McDonagh fa con l'etica e la morale quello che i Coen fanno con i generi. Non c'è un unico estremo, ma ci sono entrambi gli estremi e tutta la sfumatura centrale...è un viaggio all'interno dei comportamenti umani, dell'etica, della morale, che vengono mostrate in ogni sfaccettatura con i personaggi che ci navigano dentro e intorno. E' come un cielo che passa continuamente da sereno, a parzialmente nuvoloso, alla presenza di nuvole più o meno grige e di nuovo a sereno e così via. Non propone un' unica strada o un unico messaggio, ne propone a decine, più che proporre ne svela l'esistenza...e nello stesso finale i personaggi partono con un'intenzione, cambiano idea forse sì, forse no, probabilmente sì, ma non è importante sapere quello che faranno in seguito. Anche in Tre manifesti è presente ironia e uno scavalcamento di generi, ma sono aspetti posti in superficie e considerando il film unicamente sotto questi aspetti può risultare abbastanza normale...ma sotto, questi aspetti, rivelano una situazione tremendamente reale e che vuole emergere con forza. Una matassa incredibile che lo rende a mio parere, un film denso e molto bello. E allo stesso tempo diverso dai film dei Coen.
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