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Trovato 46 risultati

  1. superfabietto

    Mario Mandzukic, quando il gioco si fa duro...

    Da nerd delle statistiche e di excel, mi sono divertito ad aggregare un pò di dati su Mario Mandzukic. Nelle varie tabelle dati riepilogati per competizione, mese, giorno settimana, avversari. Non vi sorprenderà forse sapere che in campionato segna mediamente 1 gol ogni 273 minuti circa (3 partite effettive), in Champions League segna un gol ogni 204 minuti. I mesi più prolifici sono settembre, novembre, dicembre, aprile, giugno (1 partita, 1 gol. Finale di Champions). Leggendo gli avversari più colpiti...Real Madrid, Manchester City, Fiorentina, Napoli, Milan, Lazio. Insomma un giocatore che c'è (soprattutto) quando la posta in palio è alta. In particolare la tabella sulla Champions League è emblematica comunque... Cose che già si sapevano, ma certificate da questi numeri. A voi. A cura di: Fabio Franco
  2. I cambi di posizione sono l’atto di nascita di una Juve nuova. Totale. La tendenza è complessiva, ma trova nell’attacco un terreno di applicazione specifico: la Juve non gioca senza centravanti, ma usa più centravanti tutti insieme. Per questo, meglio non soffermarsi sul tabellino: dice giustamente che col Milan c’era Mario Mandzukic al centro con re Cristiano alla sinistra e Paulo Dybala dall’altro lato, ma è soltanto una fotografia, l’istantanea di un momento. Pian piano la struttura diventa più fluida, quasi liquida, senza mai cadere nell’anarchia. Esistono principi da rispettare, distanze da mantenere, ma è l’istinto di quei tre a far volare la Juve: una capacità darwiniana di adattarsi alle difese altrui. Così, capita spesso di vedere il «centravanti» Mario spostarsi come un pendolo sulla fascia: a volte basta un uno-due per liberare la mezzala assaltatrice (spesso Cancelo), a volte serve un cross se al suo posto in area ha piantato le tende Cristiano. Senza, però, perdere efficacia: non è un caso che il croato arrivi da destra sulla testata dell’1-0. Quando Mandzukic scala, è spesso Dybala a fingersi un nove. Proprio l’argentino diventa la calamita più preziosa nella collezione di Allegri: sembra un paradosso, ma in parte potrebbe essere stata l’impossibilità di mettergli dei lacci ad aver prodotto questo sofisticato meccanismo. Tanta libertà nel cercare la scintilla è diretta conseguenza delle caratteristiche della Joya, diverso sia dalle ali pure Douglas Costa e Cuadrado sia dal più spurio Berna. Dybala finisce quasi sempre per svuotare l’area, riempita dai due centurioni. È un centravanti arretrato, se è vero che la terza zolla più calpestata a San Siro è stata accanto a centrocampo, ma pure un rifinitore a supporto dei due compagni. Cristiano, invece, si sta riscoprendo «crossatore» seriale sulla fascia a lui cara, più la sinistra che la destra, ma in questo sistema dinamico diventa una lama di coltello che «taglia» verso il centro: Paulo esce, Mario è largo, Cris affonda. È sempre il solito adagio: Max il creativo vuole che si spezzino le catene, che i suoi si muovano costantemente per cercare falle nelle linee nemiche. In linea teorica, sembrerebbe proprio l’alieno quello che in partenza occupa meno le terre centrali d’attacco, ma quando è qualche compagno ad allargarsi chi altri trovi a centro area? Sul 2-0 al Milan il tap-in di CR7 è da cannibale dell’ultimo tocco: il portoghese è davvero «il miglior centravanti al mondo pur non giocando da centravanti» secondo copyright di Allegri. Alla fine, c’è quindi un ordine in questo disordine. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  3. Dodici mesi fa, di questi tempi, Paulo Dybala aveva segnato dieci reti nelle prime sei partite di campionato. E, in occasione della sfida di Champions contro il Barcellona, si erano sprecati i paragoni con Messi: la Joya non ne era uscito benissimo e al Nou Camp non aveva certo fatto faville. Tutt’altro. Però una cosa era certa: nessuno nemetteva in discussione l’utilizzo né c’erano dubbi sul fatto che avrebbe vissuto una stagione da protagonista. Oggi, al contrario, l’argentino naviga tra una prestazione anonima e una appena sufficiente, finora costretto ad accontentarsi delle solite parole di circostanza che Allegri gli deve riservare per forza di cose: nessun gol segnato finora, tre presenze da titolare in campionato (su cinque), 281’ giocati e quell’espressione un po’ così. Non certo di un attaccante al settimo cielo, ecco: per quanto agli albori della stagione pareva scontato che sarebbe stato lui il partner preferito di Ronaldo. Invece, la cronaca ha raccontato altro: Mandzukic gli si è fatto preferire avendo più corsa, muscoli e disponibilità al sacrificio, Bernardeschi è esploso sia come centrocampista aggiunto che come esterno d’attacco e lo stesso stile di gioco di CR7 non si è finora rivelato granché compatibile con quello dell’argentino. Il quale sta cercando pian piano di calarsi in un nuovo ruolo, dietro le due punte o in un ruolo di raccordo tra i reparti. Fonte: Il Giornale
  4. Splendido video di JHTV Productions, che ci racconta il primo goal di tantissimi campioni che hanno indossato la casacca bianconera, assolutamente da non perdere!
  5. L’anno scorso la prima panchina di Dybala per scelta tecnica era arrivata alla terza giornata, in casa contro il Chievo: Paulo entrò per Douglas Costa nella ripresa e segnò anche il gol del 3-0. Con la Lazio, la squadra a cui all’Olimpico nella scorsa stagione aveva segnato uno dei due gol scudetto, Dybala è rimasto 90’ in panchina. Dopo la vittoria con la Lazio, Allegri ha ribadito che i compagni devono ancora trovare il modo di servire al meglio Ronaldo sulla profondità. Nel primo tempo è stato cercato poco palla a terra e molto coi palloni alti, su cui Wallace ha avuto buon gioco nel limitarlo. Mandzukic è la perfetta spalla tattica per il portoghese, meno tecnica ma anche più fisica di quel Benzema che a Madrid era il «valletto» di Cristiano. I due si sono scambiati spesso la posizione, ma il dialogo palla a terra non può essere continuo. I tre punti abbastanza comodi hanno evidenziato che, nonostante l’ottimo primo tempo di Bernardeschi, bravo a giocare in verticale, sia mancato il gioco di raccordo tra i reparti che è il marchio di fabbrica del Dybala bianconero «Senza la sua qualità il gioco tra le linee perde efficacia». Tra Paulo e CR7 c’è un feeling naturale, evidenziato fin dai primissimi allenamenti alla Continassa e sbandierato sui social. I due parlano lo stesso linguaggio tecnico, anche se con loro due in campo e Mandzukic fuori l’area va riempita con gli inserimenti dei centrocampisti e c’è meno fisicità. A Parma, dove si potrebbe tornare al 4-2-3-1, Dybala si prepara a tornare dal 1’. A caccia di quel gol che gli darebbe morale e riaffermerebbe il suo ruolo nella Juve. Che, Ronaldo o meno, resta di primissimo piano. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  6. Mezzala e centravanti, professore e lottatore, Sami e Mario. Non è solo quel broncio serioso, accennato nel tedesco e più pronunciato nel croato, ma è il modo in cui la coppia si mette sull’attenti davanti al generale: Khedira e Mandzukic sono due delle cose a cui Allegri non vuole rinunciare in questa vita. Pazienza se il mercato della Juve sforni sorprese sempre più grandi, i due finiscono quasi sempre per giocare perché contengono tutto ciò che il tecnico chiede a questo gioco. Applicazione, rabbia, intelligenza, più l’ingrediente principale con cui Max guarnisce la torta: tecnica. Insomma, parlano la stessa lingua e non è solo il tedesco, imparato da Mandzu facendo a botte sui campi della Bundeslga: sono diventati amici anche per comunanza di spirito e carattere. Discreti nel privato, più utili che belli in campo, simili anche perché irrinunciabili. Una connection che fa saltare ogni gerarchia scritta su carta a inizio stagione, sin da quando arrivarono insieme nella stessa sessione di mercato. Correva l’anno 2015, la prima Juve di Allegri veniva smontata dopo la finale di Champions contro il Barcellona e servì un po’ perché mediana e attacco cambiassero pelle grazie a loro, uno ex Real e l’altro ex Atletico. Entrambi hanno passato parte dalla stagione a riflettere perché le loro strade potevano davvero separarsi: era reale la possibilità di lasciare Torino. Alla fine, hanno scelto di proseguire secondo il copione scritto per loro da Allegri. Del resto, Max ha sempre usato lo scudo per difenderli: quando può, elogia l’acume del tedesco, «un professore» del centrocampo perché gestisce se stesso e l’ecosistema intorno; sparge miele appena può anche sulla duttilità del lottatore Mandzukic, centravanti totale perché un tempo si spolmonava sulla fascia mentre adesso può servire da apriscatola per Ronaldo. Fonte: La Gazzetta dello Sport
  7. PROBABILI FORMAZIONI: FRANCIA (4-2-3-1): Lloris; Pavard, Varane, Umtiti, Hernandez; Pogba, Kanté; Mbappé, Griezmann, Matuidi; Giroud CROAZIA (4-2-3-1): Subasic; Vrsaljko, Lovren, Vida, Strinic; Rakitic, Brozovic; Rebic, Modric, Perisic; Mandzukic
  8. Minor threat

    Perché esistono gli intoccabili

    La partita di ieri, come del resto gli ultimi mesi della scorsa stagione, ha dimostrato che le scelte degli allenatori non sono mai (o quasi mai) dettate da motivazioni personali. Qui dentro si legge che "Allegri ha paura a tenere fuori Mandzukic", "Khedira è un morto ma non lo leva mai", etc. etc. Poi vai a vedere le partite più importanti, e ti accorgi dei motivi per cui alcuni giocatori sono quasi intoccabili. Quando vedi Khedira che piazza 10-15 minuti decisivi in una partita fondamentale per il campionato mentre alcuni tifosi (tifosi?) lo fischiano. Quando vedi Mandzukic che piazza una doppietta al bernabeu, o che ci permette di giocare con 2 centrocampisti e Dybala nel suo ruolo (vedi scorso anno, in particolare partita col barca). E nel pre-partita qui era pieno di messaggi del tipo "con il paracarro titolare possiamo anche non scendere in campo". Chiunque abbia giocato a calcio, a qualsiasi livello, sa quale sia l'importanza di alcuni giocatori, anche se possono non essere i migliori della squadra dal punto di vista tecnico o fisico. E gli allenatori li fanno giocare sempre, anche in condizioni precarie, perché sanno che nelle gare fondamentali questi giocatori ci sono sempre. In tanti continueranno a non capirlo e diranno che servono giocatori di altro tipo, ma pazienza...
  9. Mario Mandzukic ha parlato ai microfoni di Paolo Aghemo di Sky Sport. Ecco l'intervista riportata da TuttoJuve.com: "A me piace questo ruolo, anche in questo modo comunque posso essere vicino alla rete. Il compito principale è fare attenzione alla fase difensiva. Allo stesso tempo è importante dare il proprio contributo in attacco. Anche se parlo poco, l'ho detto e lo ribadisco: Allegri è uno dei migliori in Europa, lo dimostra con il suo lavoro. I risultati parlano chiaro a suo favore, sono felice di poter lavorare con lui, perché è uno che sa ascoltare. Anche in questa stagione punteremo a vincere tutto, anche se sappiamo che sarà difficile arrivare fino in fondo. Noi però giochiamo per quello". Fonte:TuttoJuve
  10. BluBeard

    La posizione di Mario Mandzukic

    E' sotto gli occhi di tutti che (ormai) l'apporto dato da Mario sulla fascia sinistra sia notevolmente in fase calante rispetto allo scorso campionato. Molte volte non riesce ad avere quella azione fluidificante che deve avere un'ala, spezzando così il ritmo nelle ripartenze veloci. Allegri deve rendersi conto di questo e non può / non deve incaponirsi nel perseverare (imho) in questo errore, soprattutto quando si hanno valide alternative.
  11. BUFFON 5.5 BARZAGLI 4.5 BONUCCI 4.5 CHIELLINI 5 ALEX SANDRO 5.5 PJANIC 6,5 MARCHISIO 5 KHEDIRA 4,5 DANI ALVES 5 DYBALA 4 LEMINA S.V. MANDZUKIC 6 HIGUAIN 4,5 CUADRADO 5 ALL. ALLEGRI 4,5 Fonte: GdS BUFFON 5.5 BARZAGLI 5.5 BONUCCI 5.5 CHIELLINI 5 ALEX SANDRO 5.5 PJANIC 5 MARCHISIO 5,5 KHEDIRA 5 DANI ALVES 6 DYBALA 5 LEMINA S.V. MANDZUKIC 6 HIGUAIN 5 CUADRADO 4 ALL. ALLEGRI 5 Fonte: Tuttosport BUFFON 5 BARZAGLI 5 BONUCCI 5.5 CHIELLINI 5,5 ALEX SANDRO 6 PJANIC 6 MARCHISIO 5,5 KHEDIRA 5 DANI ALVES 5 DYBALA 4 LEMINA S.V. MANDZUKIC 6 HIGUAIN 5 CUADRADO 5 ALL. ALLEGRI 5 Fonte: CorSport Fonte: La Stampa Fonte: CorSera Fonte: La Repubblica Fonte: Libero Fonte: Il Giornale
  12. Sandro Pellò, Presidente di Comunicazione Bianconera ed ospite spesso di Jtv, ci mostra l'omaggio simbolico della città di Detroit in onore dell'onnipotente Mario Mandzukic, il cui funzionamento si adatta perfettamente a tutti gli antijuventini. A parte l'errore sulle vittorie consecutive negli sport americani (i Boston Celtics vinsero 8 titoli consecutivi negli anni '60), che serviva solo come spunto... video fantastico!
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