Vai al contenuto

Benvenuti su VecchiaSignora.com

Benvenuti su VecchiaSignora.com, il forum sulla Juventus più grande della rete. Per poter partecipare attivamente alla vita del forum è necessario registrarsi

Mormegil

Guerra di Siria e situazione mediorientale: news e commenti

Post in rilievo

Avvertimenti

Si esige correttezza nell'utilizzo di questo spazio, nei seguenti modi.

1) Nell'interesse di chi vuole discutere civilmente di temi delicati, verrà utilizzato il pugno duro nei confronti di chiunque si lasci andare a commenti razzisti o derisori nei confronti di qualsiasi religione e/o etnia; oltre che nei confronti di chiunque si dimostri irrispettoso o derisorio delle opinioni altrui, in particolar modo di chi darà inizio a beghe lunghe e sterili con altri utenti.

2) Abbiamo deciso di scorporare il thread precedente per permettere una fruizione migliore in cui gli argomenti vengano meno a intrecciarsi e a essere meglio definiti. Questo comporterà però una maggiore severità sugli off-topic, per cui stateci attenti.


Iraq, Isis sotto assedio a Mosul. Liberati oltre 70 villaggi

Continua la battaglia contro l'Isis per la riconquista di Mosul, la città del nord dell'Iraq da dove due anni fa Abu Bakr al-Baghdadi si è autoproclamato "califfo". L'offensiva è stata lanciata lunedì scorso, con l'appoggio degli Usa, e vede schierati in prima linea l'esercito regolare iracheno, le milizie alleate e i combattenti curdi Peshmerga. L'Isis si difende con muri di fuoco, nubi tossiche, civili come scudi umani. Intanto i Peshmerga curdi e i governativi di Baghdad sono a pochi chilometri dalla città Liberati 74 villaggi nella prima settimana della campagna Le forze armate irachene hanno liberato 74 villaggi e ucciso 772 miliziani dell'Isis nella prima settimana della campagna per riprendere Mosul. Sono stati inoltre catturati altri 23 miliziani, sono state sequestrate due fabbriche di bombe, detonati 397 ordigni e distrutti 127 veicoli. L'inviato della presidenza degli Stati Uniti che guidano la Coalizione, Brett McGurk, ha detto che finora tutti gli obiettivi sono stati raggiunti. Catturata 'mente' dell'attacco a Kirkuk La 'mente' dell'attacco dello Stato islamico a Kirkuk è stato catturato assieme ad altri otto combattenti coinvolti nell'assalto. Lo ha riferito la testata curda Rudaw, citando una dichiarazione di fonti ufficiali. "Le indagini con questi individui sono in corso e i risultati preliminari mostrano che la mente e supervisore di questo attacco terroristico è una persona chiamata Mazn Nazhan Ahmad Abdullah al-Eubedi al-Rayashi, noto come Abu Islam al-Ansarai. È stato catturato da civili mentre era ferito nel quartiere di Yaki Huzeran e poi consegnato alle forze di sicurezza a Kirkuk", afferma la dichiarazione. Peshmerga respingono attacco Isis a est di Sinjar Le forze curde Peshmerga hanno respinto oggi un attacco a est della citta' di Sinjar, nel nord-ovest dell'Iraq. Un ufficiale delle forze curde di Sinjar, ha detto che i Peshmerga hanno ucciso 15 miliziani jihadisti. Quella di oggi è la terza "offensiva" lanciata dall'Isis in pochi giorni, dopo gli attacchi a Kirkuk, altra città controllata dai curdi e a Ar Rutbah, cittadina sunnita nella provincia di al Anbar. L'Isis ha rivendicato l'assalto a Sinjar attraverso l'agenzia di stampa affiliata "Amaq". Le forze irachene avanzano verso Hamdaniya Le forze irachene avanzano verso il centro del distretto di Hamdaniya, a est di Mosul, a una settimana dall'avvio dell'offensiva contro i jihadisti dell'Isis, riferiscono la tv curda Rudaw e l'emittente satellitare al-Jazeera. Secondo le tv forze irachene avanzano da sud verso la zona ritenuta strategica per arrivare a Mosul. Nell'area, prima dell'arrivo dell'Is, vivevano più di 60mila persone. Secondo la corrispondente di Al Jazeera Zeina Khodr, che si trova alla periferia di Hamdaniya, la battaglia sarà "molto dura". Deputato Baghdad: l'Isis ha ucciso 200 civili L'Isis avrebbe massacrato 200 civili a Mosul. Lo ha detto all'agenzia di stampa Anadolu il deputato Intisar al-Jabouri, spiegando che l'uccisione sarebbe avvenuta dopo il rifiuto di questi civili di combattere a fianco dell'Isis contro le forze irachene. Attacco dell'Isis ad enclave yazidi a Sinjar L'Isis ha lanciato stamane un attacco a sorpresa a Sinjar, l'enclave yazida a ovest di Mosul nei pressi del confine con la Siria. Lo riferiscono fonti della sicurezza: dopo un violento conflitto a fuoco, l'assalto è stato respinto, per il momento. almeno 15 i jihadisti sono stati uccisi e 7 veicoli armati distrutti. L'obiettivo dell'attacco, a quanto si apprende, è quello di distogliere le forze curde irachene dall'offensiva verso Mosul e assicurare le vie di rifornimento jihadiste verso la Siria. Petrolio nelle trincee e scudi umani Gli jihadisti - come confermano fonti locali - hanno messo a punto diverse misure per rispondere all'assalto finale a Mosul: trincee riempite di petrolio, sostanze chimiche velenose, bambini e donne usati come "scudi umani" sui tetti delle case contro i raid aerei. I jihadisti inoltre avrebbero disseminato la città di ordigni artigianali carichi di sostanze chimiche nocive che avrebbero effetti devastanti sia sugli avversari che sulla popolazione civile. A Qayyara anche gli americani, di base alle porte di Mosul, sono stati costretti a indossare le maschere antigas per la nube tossica della fabbrica di zolfo che l'Isis aveva dato alle fiamme trasformandola in una gigantesca, rudimentale arma chimica.

(rainews.it)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

inauguro il topic con un paio di link riepilogativi che possono tornare utili

 

1) il primo ripercorre la storia dell'Isis dai suoi remoti albori in Afghanistan ad oggi

http://www.bbc.com/news/world-middle-east-35695648

 

2) il secondo è una raccolta di saggi sull'Isis downloadabili in pdf di cui il primo è particolarmente interessante perché esplora le radici storico-religiose del Jihad fin dall'epoca di Maometto per arrivare ai giorni nostri

http://www.ispionline.it/it/articoli/articolo/mediterraneo-medio-oriente/jihad-e-terrorismo-da-al-qaida-allisis-rapporto-ispi-15122

  • Mi Piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Iraq I liberatori avanzano a Ninive nella terra dei cristiani

 

 

Camille Eid
sabato 22 ottobre 2016

Cresce il numero dei villaggi cristiani conquistati dai peshmerga curdi e dalle truppe irachene nella Piana di Ninive, la culla millenaria della fede

 

Ninive2.jpg

 

La furia jihadista non può aver spazzato via lunghi secoli di cristianesimo. Con ilfavore dell’offensiva contro il Daesh, e dopo oltre due anni di attesa neicampi profughi di Erbil, i 150mila cristiani potranno finalmente tornare nellaPiana di Ninive, la fertile terra stretta tra il Tigri e il Grande Zab. Nonsanno ancora come troveranno le loro abitazioni e le loro chiese, ma sannoalmeno che il cuore del cristianesimo iracheno potrà battere di nuovo.

 

Ninive3.jpg

La “capitale” della Piana si chiama
Bakhdida
(Qaraqosh in turco) che inaramaico significa Dimora del nibbio. Yaqut di Hama, un geografo del Trecento,la descrive come “un paese grande quanto una città” e ricorda che “la maggiorparte dei suoi abitanti sono cristiani”, soprattutto siro-cattolici. Lalocalità vanta numerose grandi chiese, come quella del santo patrono Mar (san)Narsay, un teologo del V secolo eletto a patrono della città, la chiesadell’Immacolata e quella della Risurrezione, costruita otto anni fa. Altre chiesesono significativamente dedicate a martiri delle diverse epoche: Giacomo,Giovanni Battista, Simona (la madre dei sette fratelli citati nel libro deiMaccabei), Behnam e Sara, Sergio e Bacco. A pochi chilometri dal paese si trovail monastero siro-ortodosso di Giovanni Dailamita, detto anche Naqortaya, cherisale al IX secolo. Abbandonato nel 1261 in seguito a un attacco dei curdi, ilmonastero è stato restaurato nel 1998 ed è diventato un’importante meta dipellegrinaggio fino all’invasione del Daesh nell’agosto 2014.

 

 

La vicina
Karemles
è stata per 90 anni (dal 1332 al 1426) sedepatriarcale della Chiesa d’Oriente. Anche questa località vanta numerosisantuari, come quello di santa Barbara, la patrona della località, di sanGiorgio, dei Quaranta martiri, di Mar Mari. Nella chiesa parrocchiale dedicataa Mar Addai, l’apostolo che ha predicato il cristianesimo in Mesopotamia, sitrova la tomba di padre Raghid Kenna, il giovane sacerdote caldeo assassinato aMosul nel 2007 insieme a tre diaconi. A
Bartella
le testimonianzecristiane risalgono al IV secolo.

Ninive1.jpg

 

La località è
principalmente abitata da siro-ortodossi e ha opsitato in passato unascuola di canti liturgici. A nord di Mosul, è difficile ignorare la ricchissimaeredità cristiana di
Tell Keif
, dal siriaco Tel Keppe che significa laCollina di pietre. La città ha, infatti, dato alla Chiesa numerosi patriarchi evescovi. La città è nota per i santuari, almeno sei, molto frequentati fino adue anni fa. Più a est sorge
Mar Mattai,
uno dei più antichi monasteridell’Iraq, che si aggrappa da più di sedici secoli al monte Alfaf. La suaposizione inespugnabile ha salvato dal saccheggio i suoi famosi manoscrittisiriaci, ma non dalla sensazione di essere ancora di più tagliato dal resto delmondo. La prossima liberazione potrà restituirgli la vita.

 

Avvenire

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Secondo voi come andrà a finire con i Peshmerga quando la guerra all'Isis finirà?

 

Gli daranno uno straccio di terra o no?

  • Mi Piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Secondo voi come andrà a finire con i Peshmerga quando la guerra all'Isis finirà?

 

Gli daranno uno straccio di terra o no?

 

La vedo dura. Una cosa del genere metterebbe miracolosamente d'accordo tutti, iraniani, turchi, siriani e iracheni. Nessuno di loro vuole uno stato curdo!

Solamente nell'ambito di un riassetto di tutta la zona, voluto dalla comunità internazionale, si potrebbe andare in questa direzione. Il che vorrebbe dire dare uno stato agli alawiti in Siria, uno agli sciiti in Iraq (sud) e uno tra Siria e Iraq ai sunniti. Forse, in un contesto simile, potresti far passare l'idea di uno stato curdo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

 

 

La vedo dura. Una cosa del genere metterebbe miracolosamente d'accordo tutti, iraniani, turchi, siriani e iracheni. Nessuno di loro vuole uno stato curdo!

Solamente nell'ambito di un riassetto di tutta la zona, voluto dalla comunità internazionale, si potrebbe andare in questa direzione. Il che vorrebbe dire dare uno stato agli alawiti in Siria, uno agli sciiti in Iraq (sud) e uno tra Siria e Iraq ai sunniti. Forse, in un contesto simile, potresti far passare l'idea di uno stato curdo.

 

E allora che combattono a fare?? Oltre a difendere le proprie terre?

 

Cioè è la prima forza che ha combattuto l isis a viso aperto, la loro determinazione sta facendo cadere l'avanzata dello stato islamico verso la Turchia (loro alleati!?!?) E non otterranno nulla?

 

Secondo me si troverà una mediazione per dargli un pezzo di terra, dopodiché probabilmente tra 15 anni verranno riattaccati dagli stati vicini ma dovranno avere ma sorta di ricompensa

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

E allora che combattono a fare?? Oltre a difendere le proprie terre?

 

Cioè è la prima forza che ha combattuto l isis a viso aperto, la loro determinazione sta facendo cadere l'avanzata dello stato islamico verso la Turchia (loro alleati!?!?) E non otterranno nulla?

 

Secondo me si troverà una mediazione per dargli un pezzo di terra, dopodiché probabilmente tra 15 anni verranno riattaccati dagli stati vicini ma dovranno avere ma sorta di ricompensa

 

Si vedrà, ma non sarà una cosa tanto semplice.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Storie di terrorismo che non passano sui media occidentali.

Oggi sono stati uccisi 2 poliziotti in un agguato nella città orientale di Dammam, Arabia Saudita. E' il secondo attacco alla polizia saudita nella regione orientale saudita nel solo mese di Ottobre.

Dal 2011 a oggi sono decine gli episodi simili accaduti nel regno, tra i quali diversi che hanno scioccato l'intero paese, come gli attacchi kamikaze alle moschee sciite di Qatif, i due gemelli che hanno ucciso la madre (avete capito bene) perché aveva scoperto le loro simpatie per l'Isis, il ragazzo simpatizzante dell'Isis che ha sgozzato il cugino "reo" di far parte della polizia saudita. Senza dimenticare il kamikaze a pochi metri dalla moschea del profeta a Medina, il secondo luogo più sacro per l'Islam, cosa che ha fatto rabbrividire il mondo islamico considerando che questi criminali sono convinti di agire per una causa "islamica"!

Nonostante questo c'è chi continua, attingendo "informazioni" da blog e siti a dir poco faziosi, a vedere il governo/istituzioni saudite come filo-Isis, cosa che cozza palesemente con l'evidenza e con la storia del rapporto tra i Saud e i movimenti del jihadismo internazionale negli ultimi 20 anni! Le origini "ideologiche" dell'Isis si possono far risalire al wahhabismo che nasce in Arabia, quello sicuramente, ma la politica e la realtà sul campo dicono che l'Isis è di fatto l'opposizione "dura e pura" al pragmatismo politico dei Saud, un'opposizione che non ha mai accettato la linea politica filo-occidentale dei Saud, arrivando infine alla "scomunica" quando i Saud nel 91 accettarono la creazione di basi americane nel regno.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Secondo voi come andrà a finire con i Peshmerga quando la guerra all'Isis finirà?

 

Gli daranno uno straccio di terra o no?

 

Bella domanda.

I curdi stanno accumulando un forte credito politico, ma la situazione è complessa.

 

Io credo, a questo punto, che si debba scindere lo scenario siriano da quello iracheno: nel senso che sebbene siano ambedue compresi nel medesimo arco di crisi ed abbiano diverse dinamiche comuni, non penso si possano considerare parte dello stesso problema, ma debbano essere trattati separatamente. In altre parole, la soluzione della questione irachena dubito possa essere la chiave per risolvere quella siriana e viceversa, visto che ci sono troppi interessi in gioco da allineare: e se già è difficile farlo in uno scenario, figuriamoci in due.

 

 

Per tale ragione dubito che si arriverà ad avere uno stato curdo comprensivo sia dei territori curdi iracheni che di quelli siriani, i quali invece, potrebbero più facilmente essere riconosciuti quali entità costitutive paritetiche di due stati federali: quello post-iracheno (formato da sciiti, sunniti e curdi) e quello post-siriano (formato da alawiti, sunniti e curdi).

In buona sostanza si tratterebbe di replicare in Siria quello che nei fatti è una realtà in Iraq: cioè l'esistenza di un autogoverno curdo vincolato allo stato centrale solo per alcune questioni di interesse comune, ma dotato di ampia autonomia amministrativa.

Per quanto riguarda i curdi siriani sarebbe già un bel passo avanti rispetto alla situazione attuale che li vede parte di uno stato autoritario ed etnocentrico, ma non sarebbe così "compromettente" da attirarsi l'irremovibile opposizione turca.

 

Senza contare che se si desse il via-libera ad un unico stato curdo integrato, poi non si potrebbe ragionevolmente respingere la pretesa di formalizzare anche una mezzaluna sciita tra l'Iraq e la Siria, magari un domani estesa ad una parte del Libano e inevitabilmente subordinata a Teheran: soluzione che nella regione è considerata un incubo peggiore del virus T di Resident Evil.

 

Quindi, prima di annullare i vecchi confini ci penserei due volte e lavorerei piuttosto al loro interno attraverso una rielaborazione dei due stati in una forma federale declinata in salsa levantina: tenendo infatti presente che tale formula non credo sia mai stata applicata in Medio Oriente e che quindi è tutto da vedere se possa funzionare o meno una volta formalizzata (l'autonomia dei curdi iracheni è fattuale, ma non formale).

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Intanto la situazione in Egitto, dopo che i paesi del golfo hanno smesso di finanziare il regime di Sisi, inizia a farsi esplosiva. Per molti analisti mediorientali il regime di Sisi sta arrivando al capolinea. Inutile dire che un Egitto instabile costituirebbe un problema di dimensioni inimmaginabili, specialmente con l'Isis a pochi km dai suoi confini in Libia!

 

 

Egitto, caos economia: militari sequestrano lo zucchero nelle fabbriche

 

Il bene di prima necessità scompare dai negozi del paese. Scarseggiano anche farina e olio per friggere. La crisi valutaria non permette di acquistare sui mercati mondiali i quantitativi necessari al fabbisogno. Primo ministro: "Interventi necessari ma saranno limitati"

 

di VINCENZO NIGRO

 

25 ottobre 2016

 

IL CAIRO - La crisi economica egiziana inizia ad avvitarsi in maniera pericolosa per il governo del generale Abdel Fatah al Sisi. Il regime negli ultimi giorni ha dato ordine ai militari di sequestrare tonnellate di zucchero nelle fabbriche dolciarie e nei depositi dei distributori alimentari. Questo perché il primo fra gli alimenti sovvenzionati che inizia a scarseggiare nel paese è proprio lo zucchero. La crisi valutaria che sta paralizzando le finanze dello Stato egiziano non permette di acquistare con velocità sui mercati mondiali i quantitativi necessari al fabbisogno del paese.

 

Ieri sera il primo ministro Sherif Ismail si è dovuto presentare in televisione per confermare che l'esercito ha fatto razzia di zucchero in fabbriche e nei depositi privati. Il premier ha detto che "gli interventi nelle fabbriche sono stati necessari ma saranno limitati, ora abbiamo zucchero per tre mesi".

 

Una delle fabbriche in cui i militari hanno fatto irruzione è uno stabilimento di produzione della Pepsi Cola. Un'altra è una delle quattro sedi della Edita, principale produttore di cioccolata e dolci vari del paese, a cui sono state sequestrate duemila tonnellate di zucchero.

 

Da settimane in tutti i negozi e supermercati del paese lo zucchero ormai è scomparso, mentre iniziano a verificarsi fenomeni di accaparramento anche di farina e olio per friggere. Sono tutti beni di prima necessità sovvenzionati dallo Stato, che però ormai non ha più fondi sufficienti in dollari per rifornirsi liberamente sui mercati internazionali e soprattutto ha iniziato ad alzare i prezzi su richiesta del Fondo monetario internazionale.

 

Un grossista privato di alimentari, Abdel Abdou, intervistato dalla Associated Press, conferma che l'esercito è stato anche nei suoi depositi: "Ci hanno sequestrato 45 tonnellate di zucchero, mi hanno trattato come un trafficante di droga". "Stanno perdendo la testa" ha dichiarato ieri Hani Berzi il presidente della Edita, "se il governo aveva un problema doveva venire da noi e negoziare una soluzione, ma venire qui, sequestrare lo zucchero e trattarci come contrabbandieri è vergognoso".

 

Molti analisti ritengono che il governo Sisi sia entrato in una fase di vero e proprio panico: per avere un prestito di 12 miliardi di dollari dal Fondo Monetario Internazionale, il governo si è impegnato a tagliare i sussidi ai beni alimentari, che dissanguano le casse dello Stato. Ma prima che i tagli iniziassero è iniziato l'accaparramento, a cui hanno fatto seguito le prime proteste, soprattutto su Internet, come quella del tassista di "tuk tuk" del Cairo che per giorni ha monopolizzato l'attenzione nel paese.

 

A questo si aggiunge il fatto che sfruttando l'ondata di proteste contro il governo per la situazione economica, per l'11 novembre è stata organizzata una giornata di mobilitazione nazionale. Una protesta che secondo il governo viene sobillata dai Fratelli Musulmani, dichiarati fuorilegge dal colpo di Stato militare del 2013.

 

La crisi dello zucchero è soltanto l'ultimo episodio del disastro economico che sta facendo crollare l'Egitto del generale Sisi: l'inflazione è al 14 per cento, il massimo da 7 anni. Il cambio in dollari è stato contingentato, per cui la lira egiziana da un cambio ufficiale di 1 dollaro per 8,8 viene venduta al mercato nero a 1 dollaro per 15,5 lire. In questo contesto la polizia ha già iniziato a fare arresti in vista della manifestazione dell'11 novembre. Almeno 70 persone sono finite in carcere, quasi tutte accusate di legami con i Fratelli Musulmani che vengono definiti dal governo militare semplicemente "terroristi".

 

Fonte: Repubblica

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Pakistan, tre kamikaze in una scuola di polizia: oltre 60 morti, centinaia i feriti. Isis rivendica attentato

 

 

L'assalto è avvenuto questa notte a Quetta in un centro di addestramento della polizia locale. Lo scontro è durato circa tre ore. I terroristi sarebbero affiliati al gruppo Al-Alimi, organizzazione jihadista anti-sciita

 

di F. Q. | 25 ottobre 2016

 

Sono almeno 60 le persone morte questa notte a Quetta, in Pakistan, dove tre terroristi kamikaze hanno fatto irruzione in un centro di addestramento della polizia locale. Al momento, riferiscono le autorità locali, ci sarebbero anche 120 feriti, ma il numero è destinato a salire. L’Isis ha rivendicato l’attentato. Secondo le prime ricostruzioni i tre terroristi hanno fatto irruzione ieri notte verso le 23.30 nell’edificio della scuola di polizia Baluchistan Police College dove in quel momento si trovavano circa 700 reclute. “Due dei tre terroristi si sono fatti saltare in aria, e questi hanno provocato vittime, mentre il terzo è stato colpito dalle nostre truppe” ha dichiarato Sher Afghan, maggior generale dei Corpi di frontiera della provincia. L’attacco è durato circa tre ore. L’agenzia di stampa Amaq dello Stato Islamico ha specificato che i tre combattenti hanno prima usato “mitragliatrici e granate e poi si sono fatti saltare in aria tra la folla grazie ai loro giubbotti esplosivi”.

 

 

Secondo Afghan i tre terroristi erano affiliati al gruppo Al-Alimi, fazione di Lashkar-i Jangvi, organizzazione jihadista anti-sciita. Secondo le autorità le intercettazioni telefoniche hanno poi dimostrato che i tre assalitori avevano contatti con l’Afghanistan. La scuola di polizia si trova su Sariab Road, a circa venti km a est di Quetta nella regione del Belucistan. Da tempo il centro di addestramento era vittima di attacchi da parte di gruppi armati contro le forze di sicurezza. Il Baluchistan Police College era già stato colpito con razzi nel 2006 e nel 2008. Safraz Bugt, ministro dell’Interno del Balucistan, ha dichiarato questa mattina che tutte le operazioni delle forze speciali sono concluse.

 

Fonte: Il fatto quotidiano

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

E allora che combattono a fare?? Oltre a difendere le proprie terre?

 

Cioè è la prima forza che ha combattuto l isis a viso aperto, la loro determinazione sta facendo cadere l'avanzata dello stato islamico verso la Turchia (loro alleati!?!?) E non otterranno nulla?

 

Secondo me si troverà una mediazione per dargli un pezzo di terra, dopodiché probabilmente tra 15 anni verranno riattaccati dagli stati vicini ma dovranno avere ma sorta di ricompensa

 

Un conto è avere una terra ma non uno stato, un altro è non avere neanche la terra, o l'Isis o i curdi.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

I curdi siriani sono di fatto in guerra con la turchia. Quando IS perderà di efficacia non se li filerà più nessuno. Magari, al contrario, potranno creare un'entità statuale i curdi iraqeni, alleati dei turchi.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Ma appunto alla fine di questa "guerra" quando lo stato islamico verrà distrutto, i poveri Peshmerga chi se lo filerá più?

 

I turchi tutt'ora piutosto che bombardare lo stato islamico (che gli vende sottobanco il petrolio grazie al figlio "magioso" di erdogan) tentono di fare più morti in via "legale" tra i Peshmerga

 

Attualmente i curdi sono armati, addestrati, seguiti militarmente dagli usa, e speriamo che dopo il conflitto non vengano abbandonati

 

Come deti viene difficile trovare un pezzo di terra per loro, ma lo si deve trovare e sopratutto far capire ai turchi di non tollerare altri attacchi diretti o meno a questo popolo che chiede al che gli venga riconosciuto un pezzo di terra

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Segnalo un articolo su Il Foglio di oggi, che tratta, numeri alla mano, il fenomeno della radicalizzazione jihadista in Francia.

 

Alcune cifre significative: secondo i dati del governo francese, i soggetti a forte rischio di radicalizzazione, monitorati dai servizi di sicurezza sono 15.000; 700 sono quelli andati a combattere in Siria ed altri 900 sarebbero pronti a farlo. Tra quelli andati a combattere 275 sono donne e 80 i minorenni. Circa 200 di questi sarebbero morti in combattimento ed altrettanti sarebbero già rientrati in Francia.

Tra i radicalizzati, ovvero i jihadisti attivi (foreign-fighters) ben il 67% appartiene alla classe media, quasi il 16% alle classi socioprofessionali superiori e solo poco più del 16% alle classi disagiate nati nelle banlieues.

 

Una parte (1.672) dei soggetti a rischio di radicalizzazione sono convertiti (ovvero non islamici di nascita), i quali rappresentano ben il 41% dei convertiti in totale (4.091) e di questi 1.672 convertiti-radicalizzati, il 35% sono donne.

In Francia ci sono attualmente circa 2.500 moschee, di cui circa 400 controllate dai Fratelli Musulmani ed almeno 120/150 di matrice salafita.

 

 

A fronte di queste cifre, nude e crude -che possono essere considerate uno specchio direi oltremodo significativo della radicalizzazione su scala europea, visti i numeri dell'Islam in Francia- sono due, in particolare, i dati che danno da pensare vale a dire il fatto che solo il 16% dei jihadisti abbia avuto motivi di emarginazione/disagio sociale, nonché l'incidenza elevata (40%) della radicalizzazione tra i convertiti.

Ambedue questi dati credo portino in una direzione e cioè che non è tanto un problema di mancata integrazione la causa primaria della radicalizzazione, quanto piuttosto una spinta alla de-integrazione di coloro che integrati lo sono (e non lo vogliono più essere).

Un problema, questo, che credo apra vasti discorsi e scenari piuttosto inquietanti

  • Mi Piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Segnalo un articolo su Il Foglio di oggi, che tratta, numeri alla mano, il fenomeno della radicalizzazione jihadista in Francia.

 

Alcune cifre significative: secondo i dati del governo francese, i soggetti a forte rischio di radicalizzazione, monitorati dai servizi di sicurezza sono 15.000; 700 sono quelli andati a combattere in Siria ed altri 900 sarebbero pronti a farlo. Tra quelli andati a combattere 275 sono donne e 80 i minorenni. Circa 200 di questi sarebbero morti in combattimento ed altrettanti sarebbero già rientrati in Francia.

Tra i radicalizzati, ovvero i jihadisti attivi (foreign-fighters) ben il 67% appartiene alla classe media, quasi il 16% alle classi socioprofessionali superiori e solo poco più del 16% alle classi disagiate nati nelle banlieues.

 

Una parte (1.672) dei soggetti a rischio di radicalizzazione sono convertiti (ovvero non islamici di nascita), i quali rappresentano ben il 41% dei convertiti in totale (4.091) e di questi 1.672 convertiti-radicalizzati, il 35% sono donne.

In Francia ci sono attualmente circa 2.500 moschee, di cui circa 400 controllate dai Fratelli Musulmani ed almeno 120/150 di matrice salafita.

 

 

A fronte di queste cifre, nude e crude -che possono essere considerate uno specchio direi oltremodo significativo della radicalizzazione su scala europea, visti i numeri dell'Islam in Francia- sono due, in particolare, i dati che danno da pensare vale a dire il fatto che solo il 16% dei jihadisti abbia avuto motivi di emarginazione/disagio sociale, nonché l'incidenza elevata (40%) della radicalizzazione tra i convertiti.

Ambedue questi dati credo portino in una direzione e cioè che non è tanto un problema di mancata integrazione la causa primaria della radicalizzazione, quanto piuttosto una spinta alla de-integrazione di coloro che integrati lo sono (e non lo vogliono più essere).

Un problema, questo, che credo apra vasti discorsi e scenari piuttosto inquietanti

 

C'è qualcosa che non quadra nei numeri, in Francia ci sarebbero 4.000 convertiti all'Islam in tutto? Ma dove? Solo in Italia i convertiti all'Islam sono stimati in 50-70 mila, figurati se in Francia non sono almeno il doppio/triplo considerando la storia dell'Islam nel paese.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

 

 

C'è qualcosa che non quadra nei numeri, in Francia ci sarebbero 4.000 convertiti all'Islam in tutto? Ma dove? Solo in Italia i convertiti all'Islam sono stimati in 50-70 mila, figurati se in Francia non sono almeno il doppio/triplo considerando la storia dell'Islam nel paese.

 

 

Il numero di 4mila e rotti è riferito a partire dal marzo 2014 ad oggi, vale a dire da quando il governo francese ha cominciato a monitorare il fenomeno jihadista attraverso l'Uclat: che è un organismo di coordinamento tra le varie agenzie di sicurezza. Quindi sono circa 30 mesi, con una cifra di conversioni mensile piuttosto elevata imho.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Il numero di 4mila e rotti è riferito a partire dal marzo 2014 ad oggi, vale a dire da quando il governo francese ha cominciato a monitorare il fenomeno jihadista attraverso l'Uclat: che è un organismo di coordinamento tra le varie agenzie di sicurezza. Quindi sono circa 30 mesi, con una cifra di conversioni mensile piuttosto elevata imho.

 

E di questi 4000 ci sarebbero addirittura 1600 di tendenze jihadiste? Mi sembra un po' fuori dal mondo come cifra sinceramente.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

 

 

E di questi 4000 ci sarebbero addirittura 1600 di tendenze jihadiste? Mi sembra un po' fuori dal mondo come cifra sinceramente.

 

1.672 per la precisione, secondo quello che scrivono.

Apparentemente è come se i convertiti fossero più realisti del re. Potrebbe essere che la conversione sia stata dettata da motivi più ideologici che strettamente religiosi e che quindi questi soggetti siano a rischio radicalizzazione in quanto più propensi ad esserlo già di partenza: in altre parole che la propaganda del Califfato faccia più presa su di loro in quanto maggiormente ricettivi in tal senso.

 

In tal caso resta da chiedersi cosa manca alla società occidentale, ovvero cosa NON è in grado di trasmettere, al punto da rendere attrattivo a questi individui il messaggio del califfato: domanda che vale non solo per i convertiti ma anche per tutti quei radicalizzati non socialmente disagiati, che di fatto ripudiano il loro status di apparente benessere e relative certezze per approdare a qualcos'altro di molto più incerto e precario... almeno ad ogni esame oggettivo e razionale.

 

È questo quello che intendevo quando parlavo di vasti discorsi inquietanti.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

1.672 per la precisione, secondo quello che scrivono.

Apparentemente è come se i convertiti fossero più realisti del re. Potrebbe essere che la conversione sia stata dettata da motivi più ideologici che strettamente religiosi e che quindi questi soggetti siano a rischio radicalizzazione in quanto più propensi ad esserlo già di partenza: in altre parole che la propaganda del Califfato faccia più presa su di loro in quanto maggiormente ricettivi in tal senso.

 

In tal caso resta da chiedersi cosa manca alla società occidentale, ovvero cosa NON è in grado di trasmettere, al punto da rendere attrattivo a questi individui il messaggio del califfato: domanda che vale non solo per i convertiti ma anche per tutti quei radicalizzati non socialmente disagiati, che di fatto ripudiano il loro status di apparente benessere e relative certezze per approdare a qualcos'altro di molto più incerto e precario... almeno ad ogni esame oggettivo e razionale.

 

È questo quello che intendevo quando parlavo di vasti discorsi inquietanti.

 

Non so, resto dell'idea che la cifra è assurda, secondo me gli è sfuggito uno zero, tipo 1600 radicalizzati su 40 mila convertiti sarebbe più plausibile, rimarrebbe comunque una percentuale molto alta (4%), nettamente superiori a quella dei musulmani di origine attratti dal jihadismo.

Sul meccanismo che porta ad essere attratti verso quella corrente anziché verso l'Islam "standard" credo si possa fare lo stesso parallelo con le teorie del complotto, nel senso che un'ideologia simile risponde a tutte le domande, non lascia dubbi semplificando tutto. C'è l'Islam, ci sono i crociati/ebrei che vogliono distruggerlo perché non riconoscono la "vera religione" e quindi tutte le guerre, dall'Iraq alla Libia, ecc, sono in realtà guerre religiose dei crociati/ebrei e bisogna reagire. Semplice. E proprio questa semplicità è il suo punto di forza, esattamente come per le teorie del complotto che vanno di moda in Occidente.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Putin presenta Satan 2, il nuovo missile nucleare che può incenerire il Texas (o la Francia)

 

L’ordigno, secondo fonti russe, potrebbe essere pronto entro il 2018. Dotato di 16 testate atomiche ha un raggio d’azione di 10 mila chilometri

 

Sat2-kgGH-U432401901160539OE-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443.jpg?v=20161026172624

 

WASHINGTON - Flotte in movimento, soldati Nato prossimamente nel Baltico e in Norvegia, voli spia. La Russia e l'Alleanza «duellano» con mosse e accuse. L'ultima news riguarda il progetto di un nuovo missile nucleare annunciato da Mosca: si chiama RS 28, noto anche come Satan 2, e dotato di 16 testate atomiche.

 

 

La propaganda

L'ordigno, secondo le fonti russe, potrebbe essere pronto entro il 2018, un'arma destinata a sostituire gli attuali SS 18. Con un raggio d'azione di circa 10 mila chilometri il Satan «è in grado di sconvolgere con le sue testate multiple un'area grande quanto la Francia o il Texas», proclama l'agenzia Sputnik, voce propagandistica del Cremlino con la tendenza a rullare i tamburi. Esperti americani sottolineano, invece, che le novità riguardano l'elettronica, aggiornata e resa più precisa rispetto ai vecchi modelli: «La potenza e il raggio non cambiano», ha affermato uno degli analisti. Sempre secondo le indiscrezioni i tecnici hanno testato il primo «stadio» del missile in agosto e una testata in primavera.

 

La portaerei verso la Siria

La notizia del Satan 2 accompagna quelle sul lungo viaggio della flottiglia russa guidata dalla portaerei Kuznetsov e diretta in Siria. Non appena è partita dalla base di Severomorsk è stata subito «filata» da numerose unità della Nato che hanno diffuso foto e indicato la posizione della nave. La task force dovrebbe raggiungere le acque siriane entro i primi giorni di novembre. La sorveglianza della Kuznetsov si è tramutata in una grande esercitazione dell'apparato atlantico, con il coinvolgimento di aerei, sommergibili e fregate norvegesi, britanniche, portoghesi, spagnole.

 

 

Polemiche con la Spagna

A proposito della Kuznetsov è sorta una polemica nei confronti della Spagna. Le autorità iberiche hanno autorizzato l’attracco della portaerei a Ceuta, operazione prevista per venerdì e legata al rifornimento. Dalla Nato hanno espresso disappunto e preoccupazione, critiche aperte anche dalla Gran Bretagna. Il governo di Madrid ha preso tempo, ma è stata Mosca a risolvere tutto: nel pomeriggio i russi hanno ritirato la richiesta di scalo nel porto iberico.

corriere.it

 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

.giornale Fonte : www.disarmo.org

Non c'entra direttamente con la guerra in Siria , ma è una notizia importante ( in vista dell'elezione alla Casa Bianca di Hillary Clinton ) ... .... .ehm

1450617231796onu2.jpg

.... New York , 28, Ottobre , 2016 .

 

Le Nazioni Unite hanno adottato a larga maggioranza una Risoluzione politica che chiede di avviare nel 2017 i negoziati per un Trattato internazionale volto a vietare le armi nucleari.

Questa decisione storica pone fine a due decenni di paralisi negli sforzi per il Disarmo Nucleare.

 

Durante una riunione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite,

che si occupa di disarmo e questioni di sicurezza internazionale,

123 nazioni hanno votato a favore della Risoluzione,

mentre 38 (compresa Russia , USA ...& Italia .schiaf ) hanno votato contro

e ci sono stati 16 Paesi astenuti. .schiaf .

 

Grazie a questa Risoluzione (denominata L.41) viene fissata un Conferenza tematica delle Nazioni Unite a partire dal marzo del prossimo anno:

una riunione aperta a tutti gli Stati membri con il fine di negoziare uno "strumento giuridicamente vincolante per vietare le armi nucleari, che porti verso la loro eliminazione totale"... .ok .

I negoziati a riguardo continueranno poi nel mese di giugno e luglio.

 

"Per sette decenni l'Onu ha messo in guardia contro i pericoli dell’arma nucleare e tantissime persone ed organizzazioni nel mondo hanno portato avanti campagne per la loro abolizione.

Oggi la maggior parte degli Stati ha deliberato di bandire queste armi" ha commentato Beatrice Fihn, Direttore esecutivo di Ican. (( Campagna Internazionale per l'abolizione delle armi nucleari (Ican)).

 

Il voto delle Nazioni Unite è avvenuto solo poche ore dopo l’adozione da parte del Parlamento Europeo di una propria risoluzione su questo tema:

415 voti favorevoli (con 124 contro e 74 astensioni) ad un invito verso tutti gli Stati membri dell'Unione europea a "partecipare in modo costruttivo" ai negoziati del prossimo anno.

 

Un invito non raccolto dall’Italia che si è schierata contro la Risoluzione L.41 continuando, come nei passi precedenti di questo percorso, a sostenere la posizione degli Stati Uniti

e di tutte le altre potenze nucleari.

Ricordiamo che l’Italia è posta sotto “l’ombrello nucleare” della NATO e, a seguito degli accordi di cosiddetto “Nuclear Sharing”, ospita sul proprio territorio ordigni di tale natura... .brr

 

21952_a43707.jpg

 

 

- “E' chiaro però che un Trattato per la messa al bando delle armi nucleari che non veda tra i propri membri le potenze nucleari

non sarà sufficiente per realizzare davvero un disarmopieno” commenta ulteriormente Lisa Clark “Quindi dobbiamo prepararci un nuovo e lungo duplice lavoro.

Da un lato portare avanti, a partire dall'anno prossimo, i lavori per il Trattato di messa al bando; dall'altro trasformare questo lavoro in un enorme movimento che entri dentro i meccanismi governativi delle potenze nucleari,

facendo loro capire che quelle armi nei loro arsenali non sono il simbolo della loro potenza, ma solo

la medaglia della vergogna che contraddistingue gli stati canaglia”.

 

Le armi biologiche, armi chimiche, mine antiuomo e bombe a grappolo

sono topologie di ordigni tutte esplicitamente proibite dal diritto internazionale.

 

Le armi nucleari rimangono le uniche armi di distruzione di massa

non ancora fuori legge in modo globale e universale

nonostante i loro catastrofici impatti ambientali e umanitari, ben chiari e documentati.

 

Attualmente per le armi nucleari esistono invece solo divieti parziali.

Il disarmo nucleare è stata una delle priorità delle Nazioni Unite sin dalla creazione dell’Organizzazione nel 1945.

Gli sforzi per far avanzare questo obiettivo fondamentale si sono fortemente rallentate negli ultimi anni, con le potenze nucleari che hanno deciso di investire pesantemente nella modernizzazione dei propri arsenali.

 

Ci sono ancora più di 15.000 armi nucleari attualmente nel mondo,

in particolare negli arsenali di :: Stati Uniti e la Russia.

Sette altri Stati possiedono armi nucleari:

Gran Bretagna,

Francia,

Cina,

Israele,

India,

Pakistan ,

e Corea del Nord ,

più ( forse ) Arabia Saudita .

 

 

 

La maggior parte delle nove nazioni nucleari hanno votato contro la risoluzione Onu.

Molti dei loro alleati, compresa l’Italia e gli altri Paesi in Europa che ospitano armi nucleari sul loro territorio come parte di un accordo NATO, non hanno sostenuto la risoluzione L.41.

Ma le nazioni dell'Africa, dell’America Latina, dei Caraibi, del Sud-Est asiatico e del Pacifico hanno votato a grande maggioranza e ritorneranno ad essere protagonisti in occasione della Conferenza di negoziazione a New York il prossimo anno.

 

 

"Questo Trattato non riuscirà ad eliminare istantaneamente e con la bacchetta magica tutte le armi nucleari", ha concluso Beatrice Fihn.

"Ma con esso si stabilirà un nuovo standard giuridico internazionale potente, che andrà a stigmatizzare le armi nucleari spingendo le nazioni ad intervenire con positiva urgenza nei processi di disarmo”.

In particolare il Trattato metterà grande pressione sulle nazioni, come l’Italia,

che ricevono qualche forma di protezione dalle armi nucleari di un proprio alleato;

uno stimolo ulteriore a porre fine a questo tipo di politica,

che potrà avere come ulteriore risultato una spinta al disarmo completo degli attuali Paesi nucleari. .ok

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un utente registrato per poter lasciare un commento

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra comunità. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi Subito

Sei già registrato? Accedi da qui.

Accedi Adesso


  • Chi sta visualizzando   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

×