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sol invictus

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About sol invictus

  • Rank
    Anti-nazilockers

Informazioni

  • Squadra
    Juventus
  • Sesso
    Uomo
  • Biglietti
    Nessuno
  • Interessi
    Storia militare; psicologia sociale, sociologia e scienze umane in generale; cinema

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  1. sol invictus

    War movies e dintorni

    Peggio ancora allora. Nel Midway del 76 c'era una bella tensione e le ondate di aerosiluranti americani distrutte una dopo l'altra dai Japs creavano un bel clima di incertezza e rendevano bene l'idea che la battaglia fosse rimasta a lungo appesa ad un filo. Quindi se Midway è una versione grossolana di PH e PH già di suo è una ciofeca immonda (sequenza dell'attacco a parte)... allora è peggio di quanto pensassi...
  2. sol invictus

    War movies e dintorni

    Non l'ho (ancora) visto: quindi al momento non posso esprimere il mio pdv. Posso dire però le mie sensazioni "a naso". Emmerich è solitamente esondante, quindi mi aspetto un film bombastico, con effetti speciali che voi umani non potete immaginare. Navi da combattimento in fiamme al largo dei coralli di Midway... E ho visto i siluri balenare nel mare alle porte della flotta... Immagino quindi picchiate di aerosiluranti come i carrelli di un ottovolante, inquadrature zoomate verso esplosioni spettacolari e piani sequenza infiniti su panoramiche di incrociatori e portaerei digitalizzati moltiplicati per mille a ricreare flotte inesistenti sul green screen. Mi aspetto insomma una specie di classic-western anni Sessanta ambientato nel Pacifico, con "i nostri" asserragliati nel fortino di Midway in inferiorità numerica intenti a respingere orde di cattivissimi indiani dagli occhi a mandorla, numerosi ed incazzati ma palesemente più stupidi delle "giacche azzurre" vestite in White Navy. Nulla di meno: ne rimarrei sommamente deluso Ma anche nulla di più. E sai perché? Perché quello di Emmerich vuole essere (io credo) un remake del celebre e celebrato La battaglia di Midway del 76, che ricostruiva la battaglia in maniera piuttosto precisa attraverso uno spettacolare affresco corale sostenuto da gente bicazzuta del calibro di Henry Fonda, Glenn Ford, Toshiro Mifune, Charlton Heston...pure Robert Mitchum in un cameo. Un all-star movie tipico di quel periodo (il giorno più lungo... quell'ultimo ponte...i lunghi giorni delle aquile... ) quindi film a ricco budget (per l'epoca) che puntavano tutto sulla ricostruzione di grandi eventi storici, in cui difficilmente c'era spazio per approfondimenti psicologici dei vari personaggi. Per dire: Il giorno più lungo è un film epico e spettacolare, sicuramente da 5 stelle, ma ha poco o nulla da spartire con il Soldato Ryan, seppure l'ambiente sia lo stesso, il momento storico sia lo stesso, l'ambizione del film sia la stessa... Sono, in realtà, due film totalmente diversi con intenti diversi e solo apparentemente legati da quella spettacolare sequenza iniziale che Spielberg furbescamente (leggi commercialmente) aggiunge al suo film, ma che c'entra quasi zero con il resto della trama. Viceversa Emmerich credo abbia voluto fare una operazione diversa da Spielberg: non una rilettura degli eventi da una angolatura diversa e moderna, bensì la loro riedizione aggiornata al 2020, con l'aggiunta copiosa (presumo) di effetti speciali lussureggianti per supplire alla mancanza di un cast degno di nota, laddove invece nel Midway del 76 la ricostruzione (accurata) si reggeva sulle spalle di un cast d'eccezione. Quindi potremmo forse parlare, per quello di Emmerich, di un film "fuori tempo massimo", in quanto offre nel 2020 un prodotto (magari abbellito negli effetti ma non nella sostanza), che era già sontuoso nel 1976 ma che forse oggi può lasciare delusi, per via del mutamento dei gusti del pubblico. Sono operazioni, i remake, che personalmente mi lasciano sempre piuttosto perplesso, perché provano a sfidare dei mostri sacri perfettamente inquadrati nella loro epoca, quasi sempre uscendone sconfitti nel confronto impietoso. Possiamo pure immaginarci una riedizione di Psyco nel 2020: ma a chi * la affidiamo la parte di Norman Bates? A Luke Evans?
  3. sol invictus

    War movies e dintorni

    Appena visto 1917. Che dire... il buon Mendes è riuscito a cavare dal nulla un coniglio dal cilindro. O forse addirittura un cilindro dal coniglio senza fare del male alla bestiola ma anzi, ricavando una piccola gemma da una trama inesistente, da un plot riassumibile in 14 parole: portare il messaggio dal punto a al punto b cercando di salvare la pellaccia. Un gioco di prestigio? Un abile trucco? Una magia? Lustrini e nastrini ad avvolgere una scatola vuota? Non esattamente. Perché come ci spiega la voce narrante di The Prestige, si tratta di prendere l'ordinario e trasformarlo in straordinario fino a levare l'applauso. E Mendes ci riesce, con mestiere navigato, tecnica da perfezionista ma anche con una buona dose di visionarietà, proponendo situazioni a tratti surreali ma sempre stranianti e stridenti tra di loro. I prati verdi con i ciliegi in fiore ai margini di una landa lunare butterata di crateri e popolata da cadaveri e carogne d'animali, l'idilliaca fattoria da mulino bianco contrapposta allo stollen sotterraneo tedesco claustrofobico e brulicante di ratti, l'angosciante villaggio distrutto con la chiesa in fiamme animata da ombre quasi demoniache con l'inno sacro di un soldato circondato dal silenzio dei suoi commilitoni. Ed infine la spettacolare corsa finale del protagonista, perpendicolarmente rispetto alla massa delle truppe all'assalto, quasi a volere tracciare una linea retta insormontabile oltre la quale vi sono solo le mitragliatrici nemiche. Non è solo trucco o mestiere. C'è la capacità di creare cinema dal nulla. Di prendere l'ordinario e trasformarlo in straordinario. C'è il prestigio.
  4. Si. È l'intero sistema che rischia il collasso imho. Anche perché: abbonamenti? Diritti televisivi? Incassi da stadium? Commerciale? Quali di queste voci non subirà ritocchi al ribasso nella prossima stagione? E se anche si riuscisse a non ridiscutere i main sponsor in quanto vincolati da contratti pluriennali, di sicuro non ci saranno ritocchi al rialzo e men che meno se ne aggiungeranno di nuovi. Quindi ci sarà un crollo dei ricavi. Invece i costi rimarranno invariati, a meno di non riuscire a fare un bel repulisti. Ma è difficile, quasi impossibile.
  5. Wow... E siamo sicuri che aprire un impianto da 40.000 posti per fare entrare 4.000 pellegrini sia economicamente più conveniente che non continuare a tenerlo chiuso? Io qualche dubbio ce l'ho.
  6. Gazzetta o non Gazzetta, la realtà oggettiva è che la situazione attuale è drammatica per tutti, da crisi epocale. Sarà un miracolo anche solo riuscire a non uscirne ridimensionati nei numeri e nelle ambizioni. Altro che espansione: qui si tratta di evitare il collasso. E prima lo si capirà meglio sarà per tutti. Gazzetta o non Gazzetta.
  7. mercato 2020: - fantasie dei tifosi: investimenti e acquisti spendi&spandi - realtà societaria: scambi salvabilancio e taglio pesante dei costi obiettivi 2020/21 - fantasie dei tifosi: CL, CL ed ancora CL - realtà societaria: 1) qualificazione CL 21/22; 2) andare più avanti possibile in CL 20/21
  8. sol invictus

    Guerra di Siria e situazione mediorientale: news e commenti

    La questione religiosa tra AS e Iran è una sovrastruttura: nel senso che è una delle componenti plasticamente più percepibili della contesa tra i due paesi, ma non è né l'unica né la più importante. L'AS in quanto paese custode dei luoghi santi dell'Islam rivendica il primato religioso-morale e quindi la guida spirituale sul mondo islamico ed in questo senso non può accettare che si costituiscano dei contropotere religiosi in grado di minarne l'autorità, né alla sua destra (come il defunto califfato ISIS) né tantomeno nella forma di eresia sciita. Viceversa l'Iran, per via della concezione khomeinista di rivoluzione permanente non può prescindere dal concetto di espansionismo religioso, nel tentativo di allargare la sfera sciita ai paesi vicini. Da qui le pulsioni quasi apocalittiche di almeno una parte dei vertici del clero sciita iraniano, in cui Khamenei rappresenta una posizione tendenzialmente mediana non-parossistica. Quindi la dimensione religiosa esiste sia per gli uni che per gli altri: tuttavia essa finisce per saldarsi per forza di cose con la dimensione politica e geo-politica: da una parte l'AS, che attraverso il proprio primato religioso veicola hard power e soft power nell'area del Golfo e più estesamente sul mondo sunnita, invischiandosi in proxy-wars, utilizzando la leva del petrolio, sviluppando fondazioni religiose, lavorando sui mercati con i fondi sovrani, nonché più recentemente cercando di costruirsi un'immagine internazionalmente più accettabile. Dall'altra parte l'Iran, che negli ultimi 20-25 anni ha perseguito una politica caparbiamente espansiva sfruttando abilmente ogni possibile faglia di contrasto ed insinuandosi sia con i proxy sia in prima persona (come in Siria ed Iraq) in tutti i conflitti mediorientali, nel tentativo riuscito di realizzare di fatto (anche se non a stabilizzare) il progetto strategico della cosiddetta Mezzaluna sciita, dall'Iran al Libano: un risultato attribuibile in buona misura al defunto generale Soleimani. Inevitabilmente, muovendosi all'interno del medesimo scenario, queste due bolle di potere, quella più conservativa saudita e quella più rivoluzionaria-movimentista iraniana, si ritrovano a condividere una linea di attrito che porta i due paesi a confliggere tra di loro in una dimensione totalizzante ed inconciliabile che va al di là della sola questione religiosa e finisce invece per coinvolgere l'essenza stessa dei due paesi, la loro ragione d'essere, la mitopoietica fondativa dei loro regimi totalitari (e totalizzanti): quindi dinamiche strategiche, economiche, politiche, sociali e ovviamente religiose, del tutto endogene in cui l'influenza condizionatrice di eventuali attori esterni ai due contendenti (USA, Russia, Cina...) è, se non marginale, certamente circostanziale e comunque non dirimente. Come d'altra parte non può essere diversamente trattandosi di due regimi teocratici integralisti in cui la dimensione politica si fonde con quella religiosa senza soluzione di continuità.
  9. Per il sottoscritto è già tanto utilizzare per obbligo quelle chirurgiche da un tanto al chilo. Non aspetto altro che l'obbligo finisca e proprio per questo l'idea di associare la Juve ad una costrizione sgradevole non mi passa neanche per l'anticamera del cervello... di un altro. Vade retro.
  10. Esattamente. Il discorso di Tommasi non è inappropriato, ma è largamente, enormemente inopportuno. Fastidioso, irritante, spudorato. Socialmente disgustoso.
  11. Purtroppo, caro Saxon, purtroppo: la situazione è gravissima: c'è gente che non vede una lira da marzo. E non si tratta di populismo da piazza ma di realtà. Proprio per questo mi indispettisce che ci sia qualcuno come Tommasi che abbia il coraggio di rimenarlo sul fatto che una classe remunerata oggettivamente ben al di sopra della media come quella dei calciatori di A (perché è a quelli che si riferiva, palesemente, non certo agli sfigati di C o meno) abbia fatto lo sforzo sovrumano di rinunciare a ben due÷quattro mensilità dei loro strabordanti emolumenti, in una situazione in cui chiunque è chiamato a compiere sacrifici sovrumani. Quindi sticazzi se qualche rinuncia la devono fare anche i calciatori, visto che davanti a loro ci sono commercianti che hanno dovuto chiudere per due mesi e dipendenti che non hanno ancora visto la cig di marzo. E francamente fottesega che un Dybala (nome a caso) si sia visto tagliare tre mesi di ingaggio passando da 7,5 a 5,5m/anno quando il sig. Rossi si è visto passare da 1.600/m a ZERO. E non venitemi a parlare di diritti mancati ché vado in bestia: qui non sono in discussione i loro diritti, né quello di percepire uno stipendio nè quello di giocare in sicurezza. Qui si discute del pudore e dell'inopportunità di rompere i * piangendo miseria mentre si sta seduti su conti correnti ad otto cifre ed avendo davanti gente che deve scegliere tra pagarsi l'affitto oppure mangiare tutti i giorni.
  12. Ricordo che in tutta Italia ci sono decine di migliaia di persone che devono ancora percepire la cig di marzo e che non hanno alcun paracadute nella forma di conti in banca a 7-8 cifre. Quindi eviterei di partire con il pianto greco egregio Tommasi, che non si impressiona nessuno. Pudore cercasi.
  13. Qui ancora pensano ai fuochi d'artificio. Non hanno ancora capito che questo sarà (ammesso di riuscirci e non è detto, anzi.. ) un mercato di tagli e non di investimenti e che ci vorrà almeno tutto il 2021 per ricucire i danni di questo disastro e cominciare a pensare a qualche timido investimento a partire come minimo da luglio 2021 per la stagione 21/22. E mi ritengo pure ottimista. Abbiamo davanti due anni di carestia, altro che stipendi a otto cifre...
  14. Allungamento con adeguamento. Quindi sarebbero 10m netti minimo...come se il calcio che verrà potesse essere uguale a quello che è stato... Buonanotte.
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