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      Nuova versione VecchiaSignora.com: nuovo login e nuove funzioni   10/01/2018

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sol invictus

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    Storia militare; psicologia sociale, sociologia e scienze umane in generale; cinema

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  1. Ok. Con questo credo che si possa chiudere tranquillamente la discussione. Di fronte a un pregiudizio simile non esiste terreno di confronto. Buona serata
  2. Siamo palesemente destinati a non capirci. Il mio militare "con la testa sul collo" era riferito alla capacità di svolgere il proprio mestiere (il militare) non quello altrui (il politico in questo caso). A ciascuno il suo, ognuno signore del proprio territorio. Ovviamente la non intromissione deve essere reciproca: nel senso che il militare deve rimanere nella sua caserma in attesa d ordini (che provengono dalla politica) ma il politico non deve pretendere di dire al militare come eseguire tecnicamente gli ordini che lui stesso gli ha impartito. Altrimenti il disastro (militare) è assicurato. In parole povere il politicante di turno non deve pretendere di spiegare al generale come impossessarsi di un villaggio tenuto da insorti, perché sarebbe come vedere un giornalista insegnare ad un ingegnere come costruire un ponte. I militari conoscono le loro necessità e le fanno presenti ai politici. Se questi le ascoltano, bene, altrimenti ci si adegua. Fine della storia. Sul capitolo "idee proprie" sono in ovvio totale disaccordo. Nel corso della, storia ci sono state menti militari che definire rivoluzionarie e geniali è riduttivo. Da Guderian, a Clausewitz, a Fuller, a Nimitz, a Liddel-Hart, a Von Manstein, a Giap, a Mahan, al nostro Douhet giusto per nominare alcuni. Solo che le loro capacità non le usavano per produrre poesia o altre arti, bensì per trovare il modo di infliggere i maggiori danni al nemico. Come ho già detto, a ciascuno il suo lavoro. Quindi respingo come stereotipata, ideologica e macchiettistica l'immagine del militare rozzo, violento, ignorante e assetato di sangue. E ti informo anche di un'altra cosa: saper maneggiare un'arma non significa volerla usare, ma semplicemente essere in grado di farlo qualora necessario. Come dicevano i Romani? "Sì vis pacem, para bellum", se vuoi la pace prepara la guerra, perché è solo con la deterrenza che si mantiene l'equilibrio. Per quanto riguarda il resto, tutto sta a capire cosa si intende per "liberi cittadini" che in sé non significa nulla. Perché se "essere liberi" significa ritenere di avere il diritto di poter fare quel che * ci piace infischiandocene delle regole, del buon senso, della sicurezza e del decoro (scegli tu l'ordine che preferisci), allora non ci siamo proprio. Ma neanche lontanamente. Perché vedi, se la tua pretesa di libertà entra in conflitto con la mia, allora la cosa non funziona. Ed è per questo che occorrono delle regole condivise nel modo più ampio possibile (anche se pretendere l'universalismo è utopistico) che vanno rispettate. Al di là di questo c'è il caos. Come disse una volta Churchill, "la democrazia è il peggiore dei sistemi possibile, fatta eccezione per tutti gli altri". Ed infatti la democrazia è un sistema tanto bello quanto fragile che va difeso ad ogni costo anche da sé stesso, eventualmente ricorrendo, per il suo stesso bene (e quindi per il bene di tutti) a delle forzature. Chiamale sicurezza nazionale, chiamale ragion di stato, chiamale come ti pare: ma è una condizione senza la quale tutto il nostro sistema collasserebbe e con esso anche la possibilità, concessa a a molti, di lanciarsi in delicati sofismi su libertà e democrazia.
  3. Parole sante. Il fatto è che "socializzare" sembra essere diventato un obbligo civico, in assenza del quale si condannati all'abbrutimento. Che poi vorrei capire quali benefici i cugini francesi pensano di trarre da questa genialata. Voglio dire: non siamo alla fine dell'800 dove un pastore silano analfabeta veniva preso e mandato a "fare il soldato" per cinque anni a Vercelli, ed in tutto questo tempo aveva davvero il modo di riconfigurarsi ad una realtà totalmente diversa, traendone beneficio. Qui si parla di 3/6 mesi, che di sicuro non bastano a raddrizzare la schiena agli aspiranti casseurs delle banlieues. Anzi, questa cosa può anche essere controproducente, perché rischia di fornire dei rudimenti militari (seppure sommari) a tutti i banlieuesards, comprese le potenziali teste calde, la cui massima aspirazione è quella di sparare nella schiena ad un flic. In pratica, con questa trovata il "sistema" offre gentilmente un (basilare) addestramento militare a soggetti che il "sistema" lo odiano ed ai quali non sembrerà vero di poterglielo rigirare contro...
  4. Per un reduce (rigorosamente) atlantista della Guerra fredda come il sottoscritto sentirsi dare del comunista è abbastanza clamoroso: tanto è vero che la bandiera della NATO che tengo appesa nel mio studio, a causa dello shock si è autoammainata a mezz'asta in segno di lutto. In rapida sintesi ciò che voglio dire è questo 1) i militari come ogni lobby difendono il proprio orticello. E questo non è né strano, né scandaloso, ma semplicemente ovvio. 2) l'evoluzione tecnologica e dottrinale ha portato il pensiero militare su un sentiero che privilegia l'iperspecializzazione e la tecnologiazzazione spinta. E questo è tendenzialmente un bene anche se qualche volta può causare problemi. 3) nelle società occidentali contemporanee i golpe militari sono fuori moda. I militari solitamente evitano le cose politiche così come sarebbe bene che i politici evitassero di immischiarsi nelle questioni strettamente militari: cosa che però non sempre avviene e capita talvolta che dei politici si credano dei Clausewitz pur essendo nella realtà dei Cetto La Qualunque... 4) per quanto sopra, dubito fortemente sia stata la lobby militare che abbia fatto pressioni su Marcon affinché reintroducesse la leva; ritengo invece plausibile che la lobby militare abbia fatto pressioni su Macron affinché avesse uno occhio di riguardo per lo strumento militare. E in questi casi per occhio di riguardo si intendono "finanziamenti": ma visto che lo strumento militare francese è quello del punto 2) mi pare del tutto logico che eventuali sollecitazioni fossero rivolte al concreto miglioramento del medesimo e non invece ad un immaginifico carrozzone di leva ancora da costruire, in forme e modi tutte da stabilire. Ti rivelerò un segreto: i militari tendono ad essere gente concreta, che ragiona in termini di assetti (risorse) ed obiettivi: ebbene, una Grande Armee di leva nel 2018 non è di certo una risorsa, ergo non può nemmeno essere un obiettivo. 5) Dopodiché i militari sono soggetti al potere politico: quindi è logico che se un domani Macron (o chiunque altro) si sveglia arrapato all'idea di stanziare 20 miliardi di euro per mettere una divisa addosso a tutti gli scimuniti delle banlieues, quelli accettano i 20mld e si rassegnano a tenersi in casa gli scimuniti... Cosi è come la vedo io. Poi magari la vedo male
  5. Io non sono contrario alla leva per ragioni ideologiche o di presunta "invasività statalista", ma solo per ragioni pratiche e di funzionalità dello strumento militare. L'ingerenza dello stato nella vita delle persone, in questo caso lo vedo come l'ultimo dei problemi: con la coscrizione obbligatoria abbiamo convissuto dai tempi di Napoleone e fino all'altro ieri, e di coscritti erano formati gli eserciti di massa che hanno combattuto le ultime due guerre mondiali. Gente che ha risposto quando è stata chiamata a farlo e che molto spesso ha risposto bene. Quindi il problema è relativo. Il fatto è che quelli erano, appunto, eserciti di massa, dove il numero contava più della qualità e dove ad ogni apparato militare conveniva la moltiplicazione delle teste invece della specializzazione degli uomini e dei mezzi. Adesso i tempi sono cambiati, la leva è oramai obsoleta ad antistorica oltre che tecnicamente una palla al piede ed infatti è la specializzazione ad essere diventata un moltiplicatore di forze, che supplisce alla quantità: per questo occorrono numeri più piccoli ma altamente più efficienti. Per dire: una compagnia corazzata di oggi con una quindicina di carri sarebbe in grado di mettere fuori combattimento una divisione corazzata della 2Gm con 200 mezzi. E senza neanche sforzarsi troppo. Quindi la massa non serve, perché serve il poco ma buono, ma quel poco ci deve essere e se lo diluisci nel tanto lo perdi. E parlo sia di risorse (che sono sempre scarse), che di professionalità che è difficile da acquisire ma semplicissimo da perdere. Per questo qualunque militare con la testa sul collo preferirà un miglioramento dell'efficienza complessiva dello strumento di cui è parte ad una moltiplicazione degli elmetti che non serve a nulla se non a parate da operetta. Da esterno ritengo quindi che quella di Macron non sia una "cambiale militare" ma una genialata politica suggeritagli da qualche consigliere, incapace di distinguere tra un MBT ed un IFV.
  6. Capisco... chi va con lo, zoppo...
  7. È tutta simulazione, la mia...
  8. Ecco, appunto. Proprio l'altro giorno leggevo che Trump sarebbe rimasto impressionato dalla marzialità della parata del 14 luglio agli Champs Elysees e che proprio per non essere da meno avrebbe dato ordine al Pentagono di studiarne una ancora più imponente sul National Mall a Washington. Viene quindi il sospetto che adesso Macron, piccato nella grandeur, stia pensando di rilanciare facendo sfilare il suo milione di baionette.... Qualcosa tipo quella scena del "Grande dittatore", in cui zio Adolf-Chaplin e zio Ben cercano di sovrastarsi a vicenda alzando il sedile della propria poltrona... https://m.youtube.com/watch?v=HpyduJPp17c
  9. Mmmm.... non vedo quale convenienza possano avere i militari nell'accollarsi un carrozzone del genere: giusto un po' di comandi battaglione in più per piazzare qualche tenente colonnello in esubero prossimo alla pensione o quei marescialli troppo grassi per i ruoli operativi. Ma di sicuro sarebbero più contenti se tutti quei denari venissero spesi per qualche Leclerc in più o per rafforzare la flotta di Rafale. Questa mi pare una uscita di ingegno tutta politica. Le classiche genialate partorite dai politici in overdose da adrenalina, quando decidono, per i loro scopi, di ficcare il naso nelle faccende militari e che di solito si risolvono in disastri, di cui a farne le spese sono, alla fine, proprio i militari.
  10. La ggente vogliono sapere!!!
  11. Mah.... mi pare veramente una grossa fesseria. Perché vorrei proprio sapere a cosa diavolo serve riempire le caserme di svogliati marmittoni il cui unico scopo è arrivare il prima possibile "all'alba". Zero utilità in termini militari: perché il mestiere del soldato di oggi è troppo sofisticato per farlo fare a dei civili e mettere una divisa addosso ad un civile per sei mesi non significa farlo diventare un militare. Zero utilità in termini civici: perché sei mesi (o peggio tre) di disciplina militare (che sarà inevitabilmente piuttosto relativa perché non applicheranno di sicuro a dei coscritti semicivili gli standard della Legione) di sicuro non bastano a raddrizzare la schiena alle mele marce, che anzi, rischiano di contaminare tutte le altre (una sola mela marcia in un cestino basta a guastare 10 mele sane, ma 10 mele sane non possono rendere mangiabile una mela marcia). Zero convenienza economica: perché i najoni non potranno di certo sostituire i professionisti e quindi i cari cugini francesi si ritroveranno a doversi mantenere un enorme quanto inutile (ma comunque costoso) esercito di coscritti ed dallo stesso tempo il ben più piccolo (ma costosissimo) esercito di professionisti, con le due strutture che non potranno ovviamente "dialogare" tra di loro. Così i professionisti continueranno a fare i professionisti e i marmittoni faranno... non si sa bene che cosa. In compenso i costi lieviteranno. Quindi, a che pro? Mah....
  12. Emergenza sbarchi e profughi: news e commenti

    La voce "ordine pubblico e sicurezza" comprende i fondi erogati a Polizia di Stato e a quella parte (maggioritaria) dei Carabinieri in funzione di OPS, nonché probabilmente (in base alle missioni, ovvero se rientrano o meno nel comparto OPS) una parte dei finanziamenti a Guardia di Finanza (che è sotto il MinEco) e forse qualcosa anche a Polizia penitenziaria (che è sotto il MinGiust) e Capitanerie di porto (che pur essendo tecnicamente Marina Militare, credo ricevano da diversi ministeri a seconda delle competenze). Quindi abbiamo un capitolo "difesa del territorio" (militare) ed un capitolo "sicurezza" (interna = forze di polizia e assimilate), che funzionalmente sono cose molto diverse anche se in taluni casi possono sovrapporsi: ad esempio la famigerata operazione "Strade sicure" (che per come la vedo io è una emerita idiozia), che coinvolge elementi militari pagati dal MinDef, utilizzati in attività di sicurezza che ricadono invece sotto al MinInt, con il MinInt che rimborsa il MinDef per le spese sostenute (quote stipendio ai militari utilizzati, usura mezzi, materiali ecc): un rigiro abbastanza tortuoso, che costringe a sprecare uomini validi costosamente addestrati in servizi di piantonaggio passivo (non hanno poteri di polizia giudiziaria) senza alcun significativo aumento della sicurezza generale, se non per un (molto) vago effetto deterrente, ed una migliorata percezione psicologica da parte dei cittadini. Insomma una operazione di facciata inutile e costosa (una cosa è muovere una gazzella dei CC, altro conto un VM90). Detto ciò tutto il resto è largamente OT. Ma vabbè. Non si tratta di essere pacifisti o no: si tratta di continuare ad avere o meno uno strumento militare: perché al di sotto di un certo livello di spesa NON si può scendere, salvo rinunciare completamente ad avere delle forze armate. E così come un militare non può svolgere la funzione di un poliziotto (a parte quell'aborto sudamericano di Strade Sicure), allo stesso modo un poliziotto non può svolgere la funzione di un militare. Sono pianeti totalmente diversi. Quindi dire che i fondi stanziati per le forze di polizia siano più che sufficienti alla difesa è un errore concettuale profondo. È come dire: lascio perdere il meccanico ed i soldi che davo a lui li passo invece al carrozziere (o viceversa). Non si può fare perché fanno mestieri diversi. Così, se rinuncio al meccanico non muovo la macchina e se rinuncio all'esercito devo rinunciare alla Difesa. Alternative non ce ne sono. Uscire dalla NATO non porterebbe ad alcun risparmio bensì ad un pesante aumento dei costi. Perché? Perché ormai gli strumenti militari occidentali sono totalmente interdipendenti l'uno dall'altro in termini tecnici, di software, di procedure di C4, di logistica, di scorte, di standardizzazione, di industria militare, di programmi comuni ecc ecc. Fare parte di una alleanza vasta come la NATO consente notevoli economie di scala su acquisto, progettazione e gestione dei mezzi, cui invece si dovrebbe rinunciare optando per l'autarchia. E questo perché qualsiasi pezzo di equipaggiamento acquistato all'estero dovrebbe, in quel caso, essere reperito sul libero mercato: e siccome i nostri acquisti sono sempre quantitativamente limitati, i singoli costi schizzerebbero in alto. Altro che risparmi. Senza contare (1) che l'intero strumento militare dovrebbe essere totalmente riconfigurato sia come procedure operative che tecnicamente (e parlo proprio di funzionalità fisica dei mezzi), dato che si dovrebbe rinunciare al supporto tecnico della NATO ed a tutti gli aggiornamenti. E se ad un Typhoon non aggiorni il software, il Typhoon non vola. Senza contare (2), che all'interno di una alleanza ogni singolo paese si può specializzare in determinate aree della difesa, ovvero a rinunciare a determinati assetti lasciati ad altri paesi: cosa che se si fosse da soli ognuno dovrebbe badare alla propria difesa a 360°, anche qui con costi aggiuntivi. Vuoi uscire dalla NATO? Allora fai prima a rinunciare del tutto alle forze armate sperando nello stellone italiano. Ma una ragione ci sarà se al mondo non esiste alcun paese privo di forze armate (tranne forse qualche isolotto nel Pacifico)... O no?
  13. Esatto. Il mio dubbio è proprio questo: che visto che è oramai impossibile rendere giustizia, abbiano accettato di perpetuare una ingiustizia.
  14. Vicenda allucinante e kafkiana. Ovviamente bisognerebbe conoscere tutti i dettagli per poterla giudicare: tuttavia un paio di punti mi lasciano perplesso: 1) il fatto che inizialmente la bimba sia stata sottratta ai genitori per presunta "inidoneità" apparentemente dovuta all'età avanzata dei due. Ma come si fa a stabilire se due genitori sono in grado di fare i genitori? Dal fatto che siano più o meno giovani e/o più o meno "sbadati" come hanno sentenziato i giudici in primo grado? Perché se fosse così siamo ad un passo dal totalitarismo giudiziario di stampo sovietico. O ci dimentichiamo di tutti quei bambini abbandonati fino a morire sul sedile posteriore di un'auto da padri e madri molto più distratti e molto più giovani dei due coniugi di Casale? E di tutti quegli innumerevoli casi in cui si vedono coppie giovani comportarsi con i figli in maniera irresponsabile, ovvero che appaiono del tutto inadatte ad essere genitori, ma dei quali ci si accorge solo a disgrazia avvenuta? O vogliamo davvero stabilire un limite oltre il quale si risulta inidonei a svolgere determinati compiti? Perché in tal caso chiunque di noi potrebbe, a buon titolo rifiutarsi di farsi curare e operare da un medico di età superiore ai 50 anni (tanti quanti ne aveva la madre al momento della sottrazione) perché la sua "sbadataggine" senile potrebbe indurlo a prescriverci una medicina sbagliata o a dimenticarsi un ferro nella nostra pancia. Se questa è la motivazione, allora siamo davvero ai livelli dei tribunali sovietici che sottraevano i figli ai dissidenti e condannavano questi ultimi al manicomio giudiziario perché "inidonei" alla società socialista. 2) che * vuol dire madre "chiusa in un processo narcisistico"? Che attraverso il "possesso" della figlia la personalità della madre si esalta ed esonda, e quindi lei brama la bambina non per il bene della piccola ma per autogratificazione personale e quindi per il bene di sé medesima? Perché se fosse così bisognerebbe togliere i figli ad almeno metà delle coppie italiane, visto che più spesso che no, i bambini diventano una proiezione del proprio ego oppure, nel peggiore dei casi, un grimaldello per cercare di salvare un rapporto che non funziona più. Senza contare gli innumerevoli casi di depressione post-partum, in cui la madre rifiuta il nuovo arrivato ed allo stesso tempo si colpevolizza perché non riesce ad accettarlo innescando un circolo vizioso perverso. Cosa facciamo, leviamo i figli anche a questi perché le madri non sono idonee? È del tutto ovvio che a distanza di sette anni la bambina NON sia più idonea (lei, non la madre) a ritornare tra i genitori naturali, perché nel frattempo si è creata un nuovo ambiente da zero, da cui sarebbe oggettivamente malsano sottrarla e che sia proprio questa malsanità a rendere adesso improprio il ricongiungimento. La situazione quindi è questa e non è più modificabile. Resta tuttavia il dubbio, pesante, che sia proprio la consapevolezza dell''impossibilità di rendere, adesso, giustizia ai due genitori, la motivazione nascosta da parte dei giudici nel riaffermare quella che potrebbe essere stata, in origine, una clamorosa ingiustizia. Mi auguro ovviamente che alla base della sottrazione, ci siano state delle motivazioni solide e inoppugnabili. Ma ho seri, serissimi dubbi.
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