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sol invictus

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    Storia militare; psicologia sociale, sociologia e scienze umane in generale; cinema

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  1. E per quale motivo devo pagare per forza qualcosa di cui non usufruisco? Perché non criptano invece i programmi RAI rendendoli accessibili solo dietro pagamento volontario del "canone"? In tal modo il servizio pubblico rimarrebbe, ma solo per coloro che intendono usufruirne. Nella discussione sulla leva militare, la coscrizione obbligatoria è stata giudicata illiberale in quei casi in cui viene imposta come atto di imperio in mancanza di una reale necessità. Qui siamo nella stessa situazione: fino a 30 anni fa quando esistevano solo i tre canali RAI era giusto che il canone fosse pagato proprio perché lo Stato forniva un servizio unico ed era corretto che cittadini possessori di tv pagassero per questo servizio. Esattamente come la leva, che allora era giustificata dallo stato di necessità da parte dello Stato (lo Stato mi offriva il servizio di difesa collettiva per tutta la vita è io lo ripagavo cedendogli un anno della mia vita). Adesso invece, visto che lo Stato non è più l'unico fornitore di programmi televisivi, cade automaticamente la giustificazione della RAI fornitrice di un servizio in monopolio e quindi il cosiddetto "canone" diventa un atto illiberale e di imperio: esattamente come la leva obbligatoria per la quale è venuto a mancare lo stato di necessità. Quindi, uno Stato liberale, ora come ora, non dovrebbe fare pagare il canone così come ora come ora non dovrebbe imporre la leva.
  2. Guerra di Siria e situazione mediorientale: news e commenti

    Notizia interessante sul Sole di oggi: dopo Israele, che ha stipulato un accordo decennale con l'Egitto per la vendita del gas estratto dai due giacimenti offshore Thamar e Leviathan recentemente scoperti, anche Cipro, secondo quanto riferito dal ministro cipriota dell'energia sarebbe sul punto di fare altrettanto, pompando in Egitto i circa 130 mld m3 di gas del giacimento Aphrodite. Quindi un altro schiaffo sulla faccia di Erdogan. A controllare i giacimenti ciprioti è una società mista tra americani, israeliani e olandesi della Shell, la quale Shell controlla anche uno dei due impianti egiziani di liquefazione nei quali verrà confluito il gas israeliano e quello cipriota; l'altro impianto egiziano, quello di Damietta è invece dell'ENI. La stessa ENI sta conducendo ulteriori prospezioni nelle acque attorno a Cipro.. Quindi, direi che il giro sia abbastanza chiaro. La questione delle riserve cipriote è oltretutto resa incandescente dal fatto che le nuove perforazioni ENI avrebbero individuato un nuovo promettente giacimento denominato Calypso le cui riserve sommate a quelle di Aphrodite renderebbero conveniente la costruzione di un apposito gasdotto verso l'Egitto: cosa che spiega la scelta cipriota di sfruttare Aphrodite, altrimenti antieconomica. Da qui il blocco piratesco alla nave petrolifera della Saipem da parte della marina turca, che ovviamente vede tutte queste manovre come fumo negli occhi. Inoltre Cipro è recentemente entrato a far parte del consorzio EastMed incaricato di progettare una pipeline che (nel 2025) collegherà Israele all'Italia, via Cipro e Grecia, cosa che consentirebbe di diminuire la dipendenza europea dal gas russo.
  3. Guerra di Siria e situazione mediorientale: news e commenti

    @Ronnie O'Sullivan Sulla Turchia ti rispondo qui perché mi pare più in-topic rispetto alle migrazioni. Anche secondo me quel golpe puzza di bruciato e ci vedo una manovra dei servizi turchi (coinvolti fino al collo nei traffici con Daesh -petrolio, combattenti, armi) in combutta con il clan Erdogan (che ha le mani in pasta in tutti gli interessi di gas e petrolio che riguardano la Turchia) per ragioni di reciproca convenienza: i primi per mettere il guinzaglio ai militari riottosi e per coprire la combutta che i servizi avevano intessuto con Daesh e che rischiava di saltare fuori, e i secondi per avere assoluta libertà di movimento nel groviglio di intrallazzi con gas e petrolio azero e iraniano, senza rischiare di essere messi in croce da qualche magistrato troppo zelante (e in effetti la magistratura è stata decapitata, guarda caso). Oltretutto una delle mire del Sultano era di trasformare la Turchia in un hub energetico in grado di smistare gas e petrolio di varia provenienza verso l'Europa, diventando così una specie di arbitro dell'energia nell'area mediterranea, con in mano le chiavi dei gasdotti. Da qui il suo accordo con i russi per Turkish Stream che per Mosca è strategico per bypassare l'Ucraina (e quindi di fatto distaccarla dall'Europa in quanto "inutile" come paese di transito del gas siberiano alla UE), il quale si va ad aggiungere alle pipelines che già esistono dal Caucaso e dell'Iran e che passano attraverso l'Anatolia. In più Erdy contava di diventare il terminale anche degli enormi giacimenti offshore israeliani (circa 950mld m3 di gas) in due giacimenti di cui uno già operativo e l'altro che dovrebbe entrare in funzione nel 2019, di un analogo giacimento egiziano nel mediterraneo orientale (concessione Eni) e di uno più piccolo (130 mld m3) al largo di Cipro. Nell'ottica di Erdy tutto questo ben di Dio sarebbe dovuto passare attraverso pipelines stese dal MedOr alla costa meridionale turca e da qui in Europa. In pratica sarebbe diventato l'arbitro di un buon terzo delle forniture energetiche all'Europa. Tuttavia qualcosa gli è andata storta. Morsi, il suo amichetto egiziano è stato fatto fuori dal "golpe democratico" di Al Sisi , che è invece legato ai sauditi (che sicuramente non vedevano di buon occhio tutto 'sto potere in mano al Sultano); è finito ai ferri corti con Israele e ha perso la possibilità di farsi terminale del gas israeliano, che invece passerà in Egitto; è incazzato perché, diversamente dalle coste egiziane, israeliane, cipriote e libanesi, quelle turche non hanno sputato fuori finora manco un'oncia di gas e per questo adesso si è messo a bloccare le prospezioni dell'ENI a Cipro rivendicando un inesistente interesse della Turchia sulle riserve cipriote. In più non è ancora riuscito a trovare un accordo economico con i russi per la parte terrestre di Turkish Stream che quindi subirà ritardi oltre il 2019. Da qui la sua frustrazione, che lo porta ad alzare continuamente la posta per celare i risultati scadenti ottenuti in tutto questo * di risiko: da non dimenticare infatti che Erdy ha dovuto ingoiare obtorto collo la permanenza di Assad sulla poltrona siriana, probabilmente come condizione per allacciare buone relazioni con Mosca. Ovvio che quindi adesso Erdy veda la questione curda nel nord della Siria come risultato minimo non negoziabile per sbandierare (soprattutto ai suoi) una parvenza di successo dalle sue manovre spericolate (e finora abbastanza inconcludenti). Ma anche sui curdi, rischia di finire contro un muro visto che Assad (che è un grandissimo figlio di * e criminale , ma che è maledettamente intelligente ed abile a tutelarsi il *, quanto e forse meglio di suo padre), gli ha fatto la mossa del cavallo. Insomma, sul fuoco ci sono parecchie pentole a pressione e prima o poi qualcuna finirà per scoppiare.
  4. Emergenza sbarchi e profughi: news e commenti

    Eh si è un casino. Anche perché ha fatto il vuoto attorno a sé e nel farlo ha polarizzato la società turca come non mai e quindi chiunque (ma chi? Che in pratica non esiste più opposizione?) dovesse prendere il suo posto si troverà di fronte ad un problema grosso: un paese spaccato, in parte fanaticizzato ed a quel punto fragile perché avrà perso il suo punto di riferimento. Anni fa avrei detto l'esercito, che per un secolo è stato il baluardo di laicità. Ma adesso? La repressione ha spazzato via tutta quella generazione di ufficiali cresciuta ed educata nelle scuole di guerra occidentali e che si rapportava sullo stesso piano "ideologico" ai colleghi della NATO ed al loro posto è salita una ondata di yesmen neo-promossi dai ranghi-medio bassi, che ha approfittato del tentato golpe (autoindotto? ) per mettersi in luce e legarsi al carro di Erdogan, i quali non hanno esitato a rinnegare i principi di laicità per abbracciare una specie di neo-ottomanesimo di stampo religioso. Che poi si è trattato semplicemente di ridipingere di verde-Islam il vecchio ultranazionalismo di Ataturk: cosa in fondo è abbastanza facile da fare se si ritiene conveniente farla, basti guardare agli scagnozzi baathisti di Saddam, riscopertisi islamisti integralisti dalla sera alla mattina, dopo che per decenni erano andati avanti a whisky, coca e púttane. Quindi la domanda è: è meglio con Erdogan che destabilizza, oppure senza Erdogan ma con una voragine di potere da riempire? Per non sapere né leggere né scrivere, io dico che la cosa migliore sarebbe con Erdogan ma dimezzato, o comunque ridimensionato, in modo che sia costretto a tornare a Canossa. Per questo auspico che rimanga impantanato in Siria (non perché mi piaccia Assad: lo detesto ed ancora di più detesto i suoi padrini iraniani), ma perché credo occorra che Erdogan venga ridimensionato e quindi costretto a riguardare ad Occidente per potersi parare il *.
  5. Guerra di Siria e situazione mediorientale: news e commenti

    Come era largamente prevedibile, la sconfitta militare dell'ISIS non ha riportato la, pace in Siria, ma ha fatto entrare il conflitto in una nuova fase, direi almeno Siria 3.0. A questo punto è chiaro (ma ovviamente già lo si sapeva) come non fosse l'ISIS in sé (nonostante la sua barbarie) a produrre instabilità e ad impedire la soluzione del conflitto, bensì fattori esterni. L'ISIS semplicemente ha utilizzato il caos siriano per infiltrarsi e proliferare, ma in realtà quelli che veramente pescano nel torbido stanno a Teheran e ad Ankara. 1) Teheran prosegue pervicacemente nel suo progetto di aprirsi una "autostrada sciita" tra il Golfo ed il mediterraneo orientale e per questo, dopo essersi imposta in Iraq ha trasformato la Siria in una specie di protettorato, riuscendo così a collegarsi con Hezbollah. E nel fare questo ha anche spaccato il fronte sunnita, amplificando la distanza tra Turchia e monarchie del Golfo. Allo stesso tempo, la sua avanzata verso ovest ha portato l'Iran ad entrare a diretto contatto con Israele. Non ho idea se l'Iran ha davvero intenzione di imbarcarsi in un conflitto con Israele, ma la faccenda si sta muovendo su un piano inclinato e continuando così le cose, lo scontro sarà inevitabile e durissimo e non è detto che sarà limitato al solo teatro Siria/Golan/Galilea ma potrebbe coinvolgere anche lo stesso territorio iraniano. Di una cosa secondo me possiamo essere certi. Israele non consentirà a Teheran di radicarsi impunemente in Siria. Quindi aspettiamoci un aumento della tensione nei prossimi mesi in quella zona. Un'altra cosa che mi sento di dire è che Teheran per il gioco che sta facendo, rischia di diventare ingombrante anche per Mosca, e sarà interessante vedere fino a che punto Putin vorrà assecondare i fanatici barbuti e la loro continua propensione a destabilizzare tutta la regione. Fino ad ora l'alleanza tra i due ha portato vantaggi ad entrambi, ma non è detto che vada così anche nel futuro. 2) Ankara gioca una partita tutta sua che la porta a moltiplicare il numero dei suoi nemici. Erdogan pare entrato in una spirale molto pericolosa, secondo me addirittura paranoica. Gioca su più tavoli e continua a rilanciare innescando nuove tensioni ed inimicandosi anche i vecchi amici. Per ora il nuovo asse con Mosca e Teheran regge, ma dopo le elezioni russe Putin dovrà scegliere chi tenere e chi scaricare tra Teheran, Ankara e Damasco, senza contare che tra Mosca e Gerusalemme i rapporti rapporti sono buoni e non conviene affatto alla Russia danneggiare Israele. Quindi, in questa partita qualcuno è di troppo e non tutti possono vincere. Finora Erdogan ha rischiato molto ed ha ottenuto poco: vedremo adesso se di fronte al rischio di perdere anche quel poco (l'alleanza di comodo curdo-assadiana non è un bel segnale per Ankara) sceglierà di rischiare di meno (magari scendendo a più miti consigli) per ottenere qualcosa ed uscire dall'isolamento in cui si trova. Brilla in tutto questo scenario l'inconsistenza di Washington che non si capisce bene quale progetto abbia ed addirittura risplende l'assenza della UE, che invece si capisce benissimo che non ha alcun progetto.
  6. Una domanda semplice che presuppone una risposta semplice: Questa iniziativa è meglio farla oppure non farla? Datevi una risposta ed in base ad essa valuterete la bontà dell'iniziativa. Veri isi end simpol
  7. Emergenza sbarchi e profughi: news e commenti

    Ammetto di averlo mal giudicato Erdogan: nel senso che avevo interpretato la sua aggressività come funzionale alla campagna per la modifica della costituzione, ottenuta la quale pensavo si potesse raffreddare. Invece gioca continuamente al rilancio e su più fronti e non pare intenzionato a fermarsi. Personaggio pericoloso ed ambiguo che non si fa problemi a farsi nuovi nemici e che non diventa mai amico di nessuno. È in rotta con Israele, è in rotta con Assad, è in rotta con Cipro, è in rotta con la UE, con gli americani non ne parliamo, è in guerra con i curdi, ha perso il supporto saudita, è ostile all'Egitto di Al Sisi, dopo che questo ha rovesciato il suo amichetto Morsi e messo il guinzaglio ai Fratelli musulmani, ha un fronte aperto nel Mediterraneo orientale per i giacimenti di gas ed il progettato gasdotto Israele-Turchia rischia di saltare: ed infatti è di oggi la notizia di un accordo Israele-Egitto per la fornitura di 15mld di $ di gas estratti dal l'enorme giacimento israeliano Leviathan, che poi l'Egitto girerà in Europa, frustrando almeno un parte le ambizioni di Erdogan che ambiva a trasformare la Turchia in una specie di hub mediorientale del gas rastrellato in tutta la regione (da quello israeliano a quello azero/iraniano a quello russo). Insomma Erdogan sta destabilizzando tutto il M.O. al prezzo di dover guardare ad amicizie pericolose e precarie con Iran e Russia per non rimanere isolato.... Giocatore d'azzardo spregiudicato, ma che rischia molto secondo me...
  8. Direi che a questo punto ci siamo. Se ammettiamo, come è giusto ammettere, l' insussistenza di uno stato di necessità da parte dello Stato ( ) allora ne consegue che l'eventuale imposizione di un dovere inutile equivarrebbe ad un atto di imperio fine a sé stesso. Depurata da ogni considerazione diciamo "ideologica" ed oggettivizzata al massimo, direi che la situazione sia questa. Ovviamente d'accordo anche sul resto.
  9. @The Tasmanian Devil Io credo che questa sia una discussione molto astratta, nel senso che stiamo parlando di massimi sistemi teorici quando oramai siamo di fronte ad una realtà oggettiva, o meglio una tendenza sempre più consolidata, che di fatto è andata oltre la teoria. In pratica stiamo parlando del sesso degli angeli. La coscrizione obbligatoria è un sistema obsoleto, superato, inutile e costoso, e a meno di cataclismi, difficilmente verrà riesumato. Insomma, per quella che è stata l'evoluzione dello strumento militare negli ultimi 25/30 anni la naja non serve più. Questa è la realtà, di cui è oggettivamente inutile discutere. Premesso questo, diciamo anche altre cose. La leva è servita fino alla caduta del Muro, perché a massa si doveva rispondere con massa e a forza bruta si doveva contrapporre forza bruta. Ma già dall'inizio degli anni Ottanta, vi era era stata da parte NATO una tendenza al superamento di questa vera e propria prova di forza (immaginiamoci due lottatori di Sumo), in quanto da parte occidentale era risultato impossibile tenere il passo numerico del Patto di Varsavia (ad es. in fatto di carri il PdV superava la NATO di 6/7> 1) e quindi fu scelta la strada della qualità da contrapporre alla massa e furono elaborate dottrine specifiche per ottimizzare i nostri numeri (in calo) con la nostra qualità (in crescita): tra queste la dottrina Airland Battle, che fu una delle chiavi per mettere in crisi il devastante potenziale offensivo sovietico ancora tradizionalmente basato sulla forza d'urto. Da quel momento in poi, il processo di riduzione degli arsenali convenzionali occidentali fu rapido ed irreversibile ed anche come conseguenza dei famosi "dividendi della pace" successivi alla dissoluzione dell'Urss, fu progressivamente abbandonata la coscrizione obbligatoria in favore dell'arruolamento volontario: quindi eserciti molto più piccoli, ma molto più efficienti ed infinitamente più tecnologici e sofisticati. Ovviamente non fu un passaggio indolore, ma accompagnato da reiterate polemiche: ad esempio, da parte di certi ambienti di sinistra (non solo italiana), l'esercito professionale era considerato potenzialmente pericoloso per la democrazia in quanto visto come "mercenario" (il famoso riflesso pavloviano militari di carriera=fascisti=golpisti) ed era preferita di gran lunga la leva obbligatoria vista come "esercito di popolo" maggiormente garante delle istituzioni democratiche e repubblicane (probabilmente una vecchia reminiscenza delle milizie sanculotte rivoluzionarie contro gli eserciti dell'Ancien Régime). Distorsione ideologica, ma comunque alimentata da certi macchiettistici atteggiamenti dell'estrema destra nei confronti dei militari oltre che da certe situazioni in America latina. Per dirla in breve, la leva obbligatoria era vista da sinistra come garanzia di democrazia, mentre l'arruolamento volontario come potenziale minaccia totalitarista: esattamente il contrario di quanto si va dicendo in queste pagine. Al di là delle (vere o presunte) garanzie democratiche di cui parlava la sinistra, la leva obbligatoria aveva anche altri pregi che la rendevano apprezzata un po' dovunque. Uno di questi era senz'altro il fatto che dall'unità d'Italia in poi avesse funzionato come vero e proprio "collante sociale" , per una popolazione estremamente eterogenea, in quanto coinvolgeva chiunque senza distinzione di classe, livello culturale o provenienza. Ancora negli anni Ottanta la leva poteva rappresentare (paradossalmente) il primo momento di emancipazione individuale per un giovane, che da un giorno all'altro si ritrovava immerso in una realtà molto diversa da quella cui era abituato e per molti questo passo rappresentava davvero un momento formativo. Non è assolutamente vero che fosse un anno "buttato via": o meglio, era buttato via da chi voleva buttarlo via, mentre molti altri lo utilizzavano come fase di crescita; vi erano ingegneri ed architetti laureandi o laureati che venivano chiamati a ristrutturare il circolo ufficiali o la sala mensa, oppure apprendisti meccanici che imparavano il mestiere riparando le blindo, o elettrotecnici che si facevano le ossa sugli shelter dei ponti radio. E potrei continuare. Molti giovani imparavano ad autogestirsi: non era questione di "arrivare a fine" mese, ma "da licenza a licenza" e se vi erano dei fortunati che ricevevano soldi da casa e li potevano così integrare con la "paga del soldato" (allora mi pare fosse 2/3.000 lire al giorno), tutti dovevano gestirsi per non rimanere secco e non era raro che vi fossero giovani che addirittura riuscivano a risparmiare portando qualcosa a casa alla prima licenza: denari di cui magari la famiglia aveva bisogno. Taluni (e parlo degli anni Ottanta, non dell'Ottocento) imparavano l'italiano, o meglio erano costretti per un anno ad abituarsi all'italiano dimenticandosi del dialetto, mentre altri ancora lo imparavano ex novo e penso ad esempio a certi altoatesini che fino a quel momento avevano parlato tedesco. E così via. La leva obbligatoria diventava quindi una specie di ammortizzatore sociale. Lo Stato si faceva carico per un anno della vita di un giovane, indicandogli nuovi orizzonti e spettava poi al giovane scegliere se sfruttare al meglio quell'anno, oppure buttarlo nel * come spesso accadeva ed altrettanto spesso invece no. E di sicuro, molti di coloro che sceglievano di buttarlo nel *, erano elementi che se non fossero stati sotto le armi, nel * avrebbero buttato anche un anno di vita da civile. Certo, la partenza per la leva era una gran rottura di * e tutti o quasi odiavano in quel momento dover "fare il soldato": ma è altrettanto vero che erano in molti alla fine quelli che avevano cambiato idea. La leva obbligatoria aveva quindi delle ragioni molto solide: militari, politiche, tecniche, sociali. Non era una "intrusione indebita" nella "libertà individuale" o altre sciocchezze di questo genere, ma l'elemento terminale di una fase educativa iniziata a sei anni: in pratica, era il prolungamento della scuola dell'obbligo, che molti manco avevano portato a termine. E come per la scuola, anche per il militare spettava solo al giovane volere mettere a frutto o meno quell'esperienza. Altro che propensione al totalitarismo...
  10. 1) quindi dal 1946 al 2005 periodo in cui era in vigore la leva della Repubblica e non la coscrizione di guerra, eravamo immersi in uno stato totalitario? No, perché non me ero accorto. 2) A volte le minacce cosiddette astratte diventano maledettamente concrete. Ed è preferibile gridare la lupo una volta di più ed avere tutte le pecore, che una volta di meno e perderne una, o magari tutte. E come principio, personalmente preferisco rinunciare ad un brandello di libertà individuale in più che mettere a rischio tutto il baraccone facendo finta di nulla. O credi forse che se per 40 anni non si fosse fatto a testate con l'Urss e ce ne fossimo rimasti a contemplare il tramonto (o la cupola di Brunelleschi), a quest'ora saremmo qui a discuterne? O se al contrario lo zio Adolf si fosse provato a fermarlo prima di Monaco avrebbe fatto i danni che ha fatto? La paura di agire a volte provoca più danni dell'azione. E attenzione: nonostante il famoso "terrorismo psicologico" che ci sarebbe stato somministrato dal 1946 in avanti (me li ricordo i fighetti radical-chic strapparsi le vesti contro gli euromissili) non abbiamo distrutto il mondo né siamo scaduti nel totalitarismo. 3) E la leva fino a 12 anni fa (non 1.200) serviva a garantire quel servizio minimo che si chiama difesa collettiva dello Stato. Anche questo si chiama stato minimo. La minaccia da est era vera, presunta o falsa? Non ha la minima importanza (e al limite se ne può discutere): è il concetto quello che conta, quello che allora riteneva la totalità dei cittadini abili "sacralmente" necessaria alla difesa dell Patria tramite la leva. Adesso le cose sono tecnicamente cambiate, ma il concetto base rimane invariato, tanto è vero che la legge che ha abolito la coscrizione prevede la possibilità di reintrodurla in caso di grave crisi o imminenza di guerra. 4) E dove avrei scritto che a me va bene "qualsiasi stato"? Ho scritto invece che lo Stato ha il diritto di difendere sé stesso ed i suoi cittadini, e se per ottenere questo occorre sacrificare qualcosa, a me sta benissimo. Se per impedire ad un Jihadista di fare il suo sporco lavoro a me mi impongono di arrivare quattro ore prima in aeroporto anziché due, a me sta benissimo. E se attraverso l'ascolto delle mie telefonate e di milioni di altre si intercetta un fanatico pronto all'azione a me sta benissimo. E se con un drone si spara un missile nel * ad un gruppo di esaltati nascosti in una cantina, a me sta benissimo, anzi lo, farei io stesso. E affanculo i diritti civili. Ike, quel * di soldato, era il leader di un gruppo di lavoro (lo SHAEF) che ha studiato le carte, analizzato i rapporti di intelligence, valutato l'equilibrio delle forze, progettato tecnicamente il piano, scelto il luogo, diretto operativamente l'azione e sfruttato strategicamente la fase post-sbarco. Quindi ho menzionato lui come figura di riferimento, perché se avessi detto Tedder o Leigh-Mallory ben pochi avrebbero capito. Dire Stati Uniti, invece non significa nulla, perché sul campo c'era gente in carne ed ossa che ordinava e gente che obbediva. Non ti piace la personificazione? OK, allora dico SHAEF senza che cambi una virgola e quindi ridomando: è servito più all'umanità il colonnato del Bernini (che di sicuro non impastava personalmente la malta né trasportava i materiali) oppure lo Sbarco in Normandia progettato dallo SHAEF?
  11. La tua obiezione, mi pare di capire, è situazionale (chiamiamola realista) -si basa cioè su fatti oggettivi- ed in questi termini la posso certamente accettare: in altre parole, fermo restando il diritto di base dello Stato ad imporla (principio di legalità), la coscrizione in quanto oramai superflua alle necessità dello Stato, diventa automaticamente vessatoria e quindi illiberale; in pratica qualcosa di simile ad un capriccio. Mi sta bene. In altre parti della discussione tuttavia, la coscrizione era stata contestata per ragioni assolute, dogmatiche se non addirittura etiche (chiamiamole idealistiche): la leva "come violazione del principio di libertà"; in altre parole la coscrizione deve essere respinta di principio in quanto vista come intollerabile intromissione nella sfera privata del cittadino, indipendentemente dalle necessità dello Stato cosa che, messa in questi termini, ne presuppone addirittura l'illegalità de facto (se non esattamente de jure). Stando così le cose, per me che sono un convinto assessore della Ragion di Stato, l'obiezione diventa ovviamente inaccettabile, soprattutto se infarcita da luoghi comuni e generalizzazioni decisamente becere. Anche (e soprattutto) per questo ho tirato in ballo la Costituzione, non perché io sia un convinto assertore dell'intangibilità della Carta ma per ricordare che la leva militare non è stato un capriccio fine a sé stesso bensì una necessità concreta, ritenuta indispensabile (cosa che in effetti era) fino a qualche tempo fa, nonché un eccellente esempio di applicazione della democrazia visto che tutti, senza distinzioni di colore o di classe erano chiamati a rispondere. Da qui anche il mio riferimento ai sofismi, perché quando si arriva addirittura, per questioni evidentemente dogmatiche, a mettere in dubbio il diritto dello Stato a richiedere, in ragione del suo stesso funzionamento (in questo caso la difesa comune), prestazioni onerose ai propri cittadini (in questo caso la leva) vagheggiando l'intangibilità della libertà personale, allora ci si arrampica in un sofisma bello e buono, che si potrebbe applicare anche a molti altri campi: ad esempio le tasse, perché il pagare le tasse non rientra certo nello stato di natura eppure volenti o nolenti ci si adegua e casomai si discute sul peso delle medesime ma non sulla loro essenza. E lo stesso si potrebbe dire per la residenza: per quale ragione, da uomini liberi quali siamo, dobbiamo essere costretti a fornire una residenza allo Stato (in senso lato) quando potremmo vivere tranquillamente allo stato brado come nomadi? E l'obbligo scolastico? Per quale * di motivo debbo sorbirmi 10 anni di menate, quando dovrei essere libero di crogiolarmi in una beata ignoranza? Il punto è, che ogni volta che si parla di armi, di eserciti, di difesa, saltano immancabilmente fuori dogmi, etica, questioni morali, coscienza... quando invece l'argomento dovrebbe essere trattato con razionalità, esattamente come tutti gli altri e non considerato sterco del demonio. Anche perché (ed è una provocazione, ma fino ad un certo punto), per quale ragione dovremmo considerare più utile allo sviluppo dell'umanità il colonnato del Bernini, o la cupola di Brunelleschi rispetto ad esempio, allo sbarco in Normandia di Eisenhower?
  12. Ronnie, ciò che contesto sono in particolare due punti. 1) non sono assolutamente d'accordo sul fatto che il servizio militare obbligatorio (al quale personalmente mi oppongo in quanto ora come ora palesemente inutile) vada a ledere le libertà individuali qualora sia lo Stato a decretarne l'obbligatorietà. Ed a questo proposito ti invito a leggere li link sottostante. http://www.studiperlapace.it/view_news_html?news_id=20060807151858 La libertà di rifiutare il servizio militare obbligatorio era a suo tempo normata dalla legge sull'obiezione di coscienza: la quale NON metteva in dubbio la legittimità intrinseca del servizio militare obbligatorio MA si limitava a prendere atto della possibilità che vi fossero (come in effetti vi erano) in taluni individui motivi inerenti la sfera morale che inducessero costoro a rifiutare tale obbligatorietà e quindi a riconoscere loro una via legittima di esenzione dal servizio. Ora, qui qualcuno salterà sù blaterando di "barbarie ottocentesca", "delitti d'onore" ed altre fanfaluche: ed in tal senso ricordo che il servizio militare comincia nell'Ottocento MA si conclude nel 2005, ovvero 13 anni fa. Quindi non stiamo parlando del Paleolitico superiore. Contesto altresì che il servizio militare obbligatorio configuri uno "stato etico" o addirittura "totalitario": no, configura invece il diritto/dovere di "servire la Patria" come ricordo recita l'Articolo 52 della Costituzione italiana: "La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge". Quindi se vogliamo parlare di "stato etico" e di "totalitarismo" relativamente al servizio militare obbligatorio allora implicitamente dobbiamo rivolgere queste medesime accuse sulla nostra stessa Costituzione. Cosa che mi pare francamente ridicola. Voglio anche sottolineare come dal gennaio 2018 la Svezia, ben noto esempio di Stato dalle elevate libertà civili, abbi reintrodotto il servizio militare obbligatorio sia pure in forma limitata (nel senso che i coscritti non sono molti ma quei pochi hanno l'obbligo). Anche la Svezia diventa quindi totalitaria? Contesto altresì che l'opporsi ai matrimoni/adozioni gay o quant'altro sia propensione al totalitarismo. Qui non siamo neanche al ridicolo. Siamo al delirio puro. 2) Il secondo punto che contesto è l'equazione, militare = bruto incapace. Questo non è neanche ignoranza o infantilismo: è razzismo etico. E non aggiungo altro perchè non ne vale la pena. Vedi sopra.
  13. Ok. Con questo credo che si possa chiudere tranquillamente la discussione. Di fronte a un pregiudizio simile non esiste terreno di confronto. Buona serata
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