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sol invictus

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About sol invictus

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    NO alla talebanocrazia intellettuale

Informazioni

  • Squadra
    Juventus
  • Sesso
    Uomo
  • Biglietti
    Nessuno
  • Interessi
    Storia militare; psicologia sociale, sociologia e scienze umane in generale; cinema

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  1. sol invictus

    Chi vorreste come prossimo allenatore della Juventus?

    Quale allenatore vorrei? Quello che deciderà la Società: visto che alla fine è là che (giustamente) si decide e che tutti i discorsi fatti qui sono quindi totalmente superflui... Allenatore è chi Società decide...
  2. Ottimo ragionamento che sottoscrivo in pieno. Ma troppo pacato per soddisfare la sete di sangue delle jene. Il fatto è che qui dentro si è oramai imposto (e non da ieri) lo spirito del branco: un po' come succedeva in Alabama negli anni '50, quando i più ignoranti e buzzurri tra i paesani trascinavano tutti gli altri nel linciaggio del malcapitato di turno: tutta gente capace a stento di coniugare i verbi all'infinito, ma che crede di poter dimostrare qualcosa agitando corda e sapone ed urlando più forte degli altri. Nani da giardino.
  3. No, nella maniera più assoluta no. Manco l'avevo letto. Desolato per l'equivoco. Il mio era un attacco diretto ad un certo modo di porsi che va ben oltre la semplice critica e diventa pregiudizio sguaiato. Gente che interviene solo per sparare a zero e mai quando c'è da applaudire un lavoro ben fatto o attribuire dei meriti. Invece per i demeriti abbondano. E ce ne sono parecchi che fanno così. Credo che per quanto fatto in questi anni la squadra e la società si meritino un trattamento migliore al posto delle palate di * che ogni giorno ricevono addosso. E non me ne frega nulla di quelli che dicono che la vittoria di domani azzera tutto: perchè la vittoria di domani si costruisce con il lavoro di oggi, che va riconosciuto ed apprezzato e valorizzato. E non semplicemente dato per scontato o addirittura snobbato.
  4. Manco io le ho lette tutte. Ma sia tu che io sappiamo benissimo che esistono soggetti che puntualmente non perdono occasione per sparare a zero contro l'universo Juve, che parlano di groupismo, che si accaniscono contro giocatori (chiunque essi siano) e staff, che blaterano di complotti, che si inventano le teorie terrapiattiste più stampalate (ancora stamattina), che escono dalle loro tane solo quando non si vince o c'è da criticare e ci rientrano quando si vince o non trovano spunti per sfogarsi, che lanciano accuse senza avere in mano un * tranne le loro fantasie.... E io questa gentaglia dovrei rispettarla? Anche no. A sentirsi tirare in ballo dal mio post non devono essere 540 persone: ma solo coloro che si riconoscono nelle quattro righe di cui sopra. A ciascuno il suo.
  5. Esattamente come quei soggetti che parlano di groupies e che emergono dalle loro topaie solo per criticare/insultare/offendere questo o quello. A me danno fastidio questi. E si, li chiamo haters. Con sarcasmo e senza.
  6. Il mio è semplice sarcasmo. Certo, che se poi qualcuno si infastidisce per del sarcasmo allora vuol dire che il tasto è dolente. Oppure no?
  7. In realtà non esistono haters di Mandzukic Esistono solo haters di Allegri che usano Mandzukic per attaccare il Mister. A costoro di Mandzukic non gliene frega una sèga nulla. E probabilmente manco della Juve...
  8. Notre Dame è (al presente, non certo al passato!), uno dei simboli assoluti dell'Occidente, di 2.000 anni di Storia, della nostra cultura, di quello che siamo e di quello che dobbiamo continuare ad essere. Non è solo un edificio religioso, non è solo un capolavoro artistico: è un simbolo culturale-identitario di assoluta importanza per l'Occidente intero: come il Partenone, il Colosseo, come la Torre di Londra, San Pietro, come tutte le grandi cattedrali gotiche, come la Porta di Brandeburgo, come il Danubio, come - più recenti - i campi apocalittici di Verdun e il cimitero militare americano di Colleville, in Normandia. Luoghi sacri atemporali, incroci di destini, punti cardinali della Storia entro cui si è formata, si è forgiata - anche con il fuoco - ed a volte consumata, la coscienza occidentale. Luoghi simbolo, non a caso definiti pilastri della Terra, torri di guardia e di ammonimento ma anche fari da cui si è irradiata la cultura, attorno ai quali si sono radunate generazioni, lungo i quali è scivolato il fiume della civiltà occidentale. Vederla ardere come una pira infernale è qualcosa di sconvolgente ma non di irreparabile, perchè proprio in quanto simbolo non può essere distrutta.
  9. sol invictus

    Omosessualità nel mondo del calcio. Cosa ne pensi?

    @CenzinoJuve @L.O.V.E. Apprezzo i vs commenti, e sono consapevole che esistano modelli interpretativi diversi da quello da me esposto: che in realtà voleva essere più che altro (mi si passi la retorica) una specie di grido di dolore nei confronti di quella che a me piace definire, con una specie di paradosso, come la comunità del vuoto, priva di radici, riferimenti precisi, certezze, paradigmi, linee-guida che non siano l'atomizzazione autoreferenziale del singolo, spinto oramai sulla strada di una specie di turbo-individualismo degenerativo. E lo dico, paradossalmente, da individualista convinto (più ideologico che idealistico, lo ammetto, ma questo è un altro discorso...) allo stesso modo in cui, ad esempio, non ho problemi a ritenere il turbo-capitalismo da preda una degenerazione malsana di quel neoliberismo di cui mi ritengo convinto assertore. E' sempre e semplicemente, una questione di stroncare le estremizzazioni, da qualunque parte provengano: fossero anche rivendicate nel nome del più idealistico degli ideali. Quindi, per rispondere a @Fra The Best va benissimo - per quanto mi riguarda - l'estensione dei diritti a tutti i membri della polis (oltre che neoliberista mi considero anche sufficientemente liberale da apprezzare quello che è uno dei principi democratici di base ) in un contesto di rafforzamento della sicurezza e della società stessa. Ma questo deve/dovrebbe avvenire per progressivo accrescimento del preesistente e non certo attraverso il suo sgretolamento o la sua sostituzione. E non mi riferisco in questo senso solo ai diritti di genere (compresi ovviamente quelli alla parità femminile) i quali tutto sommato sono i più innocui (leggasi meno destabilizzanti) da assorbire per una società occidentale (tranne che per scarse fasce integraliste piuttosto marginali): ma mi riferisco anche se non soprattutto alla questione immigrazione che ha ben altra valenza e portata, ma che ripropone problematiche piuttosto simili amplificate all'esponente (tanto è vero che le due questioni vengono sovente accomunate entro una medesima piattaforma politica). In altre parole, nessun problema se si tratta di aggiungere diritti ai preesistenti sulla base di un meccanismo di equilibrio tra libertà e sicurezza; viceversa molti problemi se questo processo lo si vuole fare passare attraverso il ridimensionamento (se non lo sradicamento) dei modelli tradizionali in nome di una specie di malinteso ecumenismo sociale: perchè non è così che funziona ma è così che si creano i presupposti della conflittualità permanente. Mi è capitato di dirlo più volte: l'eccesso di democrazia nuoce alla Democrazia che deve quindi essere difesa anche da sè stessa, così come l'eccesso di libertà nuoce alla Libertà perchè vi è il rischio, come osserva Platone, che si tramuti per reazione in tirannia: e non è un caso che in questi anni noi si stia assistendo al risorgere di microparticolarismi tendenzialmente antiliberali che ritenevamo superati, ma che la crisi del millenario connubio tra Stato e Nazione (ennesimo venir meno di un riferimento tradizionale) ha improvvisamente riportato a galla, finora senza gravissimi traumi ma un domani chissà. Per questo - prendendo spunto dalla questione in topic (che ripeto: è la più innocua tra le grandi crisi che agitano la comunità del vuoto) - dico attenzione perchè ci stiamo muovendo lungo una linea di faglia estremamente fragile: da una parte abbiamo il preesistente che inesorabilmente stiamo azzerando, dall'altro un futuro incerto che potrebbe essere sia evoluzione ma anche involuzione; nel mezzo, dove siamo adesso, la globalizzazione del vuoto, un vuoto che abbiamo creato ma del quale abbiamo terrore (forse perchè ci ricorda la morte) e che pertanto cerchiamo in qualche modo di riempire con dei surrogati liquidi: di relazioni, di idee, di modelli, di valori, addirittura di percezioni, che non è detto abbiano la forza e la profondità per consolidarsi in sistemi di riferimento solidi, realmente alternativi a quelli che abbiamo cancellato. E siccome in natura il vuoto non esiste, il vero problema sarà scoprire come e con cosa questo vuoto verrà riempito.
  10. sol invictus

    Omosessualità nel mondo del calcio. Cosa ne pensi?

    Diversi spunti interessanti, su alcuni dei quali concordo, su altri un po' meno. Premessa: ciò che dirò NON deve essere inteso come riferito specificatamente alla questione in Topic ma più estesamente ad ogni modello che parli di inclusione a 360°. Si tratta, ovviamente, della mia personale linea di pensiero. Sono ad esempio d'accordo sul discorso dei gruppi: che poi è il concetto-base della Teoria dell'identità sociale secondo la quale ognuno di noi tende a identificarsi con quei gruppi che si percepiscono come più affini, escludendo/marginalizzando tutti gli altri. A quel punto siccome tali affinità non sono altro che proiezioni di noi stessi all'interno di quel gruppo, si avrà la tendenza ad ipervalorizzare il proprio gruppo a scapito dei gruppi esterni, a maggior ragione se tali altri gruppi vengono percepiti concorrenziali o addirittura ostili rispetto a quello cui si appartiene. Da qui lo svilupparsi non solo di fenomeni di esclusione/discriminazione nei confronti degli altri (esclusione/discriminazione che è ovviamente implicita, nel momento stesso in cui si forma un gruppo basato su specificità), ma anche di stereotipi negativi funzionali a dequalificare i gruppi esterni a vantaggio del proprio. Ovviamente, più l'identità di un gruppo si rafforza, più rischia di essere percepita come concorrenziale, ostile, invasiva da parte degli altri gruppi i quali a loro volta metteranno in atto strategie competitive autoreferenziali ed escludenti, dando così vita ad un circolo vizioso irrisolvibile. Il fatto è che si tratta di un meccanismo probabilmente impossibile da bypassare, in quanto profondamente radicato nel carattere sociale, risalente alla rivoluzione neolitica (se non addirittura antecedente) ed alla formazione di villaggi su palafitte (intrinsecamente escludenti) e di comunità agricole chiuse unite da legami di sangue e/o da interessi condivisi che potevano anche essere conflittuali rispetto a quelli delle altre comunità. Proprio per tale ragione (cioè per il fatto che il concetto di gruppo - villaggio/clan/tribù - sia radicato da tempi immemori) ritengo che la difficoltà di relazionarsi positivamente con gruppi considerati esterni ed estranei non debba essere considerato per forza un limite, quanto piuttosto uno stato di cose oggettivo, legato essenzialmente ad una necessità di autodifesa (salvaguardia, autotutela...), quindi ad un modello intrinsecamente evolutivo non-distruttivo (vale a dire: tramandare ai posteri i propri geni e per estensione i caratteri del proprio gruppo); in altre parole la difficoltà relazionale nasce automaticamente in quanto l'altro non fa parte (per forza di cose) del mio gruppo e quindi non posso percepirlo come affine a me: anche perchè se io lo percepissi come tale, lui farebbe parte del mio gruppo oppure io non farei più parte del mio. Il limite quindi non lo vedo come strettamente individuale/personale (io Vs loro), bensì delineato dai confini del mio gruppo (noi Vs loro), i quali confini possono certamente essere più o meno inclusivi o parzialmente sovrapponibili (l'appartenenza a più gruppi contemporaneamente migliora la relazionalità tra gli individui), senza però che per questo si debba auspicarne la completa rimozione (dei confini), pena la perdita dell'identità del gruppo e conseguente liquefazione di riferimenti e certezze (incertezza permanente). Proprio per questo, la difficoltà di relazione tra gruppi non affini non ritengo possa essere un problema addossabile esclusivamente all'uno o all'altro dei contendenti, ma che debba essere oggettivamente (in quanto relazione bi/multilaterale) ripartibile tra tutte le parti in causa, vale a dire: se io non mi relaziono con Tizio e Caio, non posso considerarlo solo un mio problema ma dovrò anche chiedere/chiedermi le ragioni per le quali Tizio e Caio non si relazionano con me. Altra cosa: sono convinto che il principale motore evolutivo della specie umana sia la competitività tra i gruppi (solo un esempio: la corsa allo spazio degli anni '50/60 e le sue enormi ricadute positive) in assenza della quale ne deriva appiattimento e decadenza e che non si possa ad ogni costo ambire all'armonia universale in quanto irrealizzabile, utopistica e paradossalmente dannosa. Ergo non vedo alcuna ragione per la quale si debba per forza autoimporsi di apprezzare gruppi, modelli, stili, caratteri ed elementi che sentiamo a noi estranei solo per il presunto dovere di compiacere ad un' etica idealistica (e sovente ideologica) cui riteniamo di non appartenere. Convivenza sociale nel rispetto delle leggi e ci mancherebbe pure: ma che lo sia per un dovere diciamo antropologico di salvaguardia della propria comunità, senza per questo arrivare a snaturare in un melting-pot indistinto (di generi, etnie, costumi, tradizioni... mi viene in mente la Los Angeles di Blade Runner), l'identità dei gruppi che la compongono a scapito di altri gruppi, pena l'insorgenza del rischio di una conflittualità permanente.
  11. E adesso sarebbe il caso che tutti quei cialtroni che lo hanno insultato/offeso/denigrato in queste ultime settimane e mesi corressero ad infilare la faccia dentro ad un cèsso per sciacquarsi la bocca. E dopo che hanno finito rimettercela dentro e sciacquarsela di nuovo.
  12. sol invictus

    Il pre-partita di VecchiaSignora: Spal-Juventus

    Cioè.... Nicolussi potrebbe essere tranquillamente il figlio di Barzagli....
  13. Ok mi hai convinto! E allora cerchiamo di metterla giù come farebbe Rocco...
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