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Beetgogh

Una riflessione (lunga) sul "DNA" della Juventus

Post in rilievo

Il 6/4/2021 Alle 08:53, Beetgogh ha scritto:

Il DNA di questa squadra è quello di un grande vincitore di corse a tappe nel ciclismo, o di un maratoneta nell'atletica. Solido e metodico, implacabile quando serve, anche se magari un po' noioso. Una filosofia che - ovviamente - penalizza le prestazioni europee, dove più che la qualità costante conta l'accensione di un momento. Il genio invece del metodo. Perché sono partite secche. 

 

ottimo post sul quale cerco  (in questo periodo di stagnazione) di fare dei ragionamenti.

non credo sia questione di dna ma di tradizione. e non solo della juve ma di tutto il calcio italiano. che nei decenni ha costruito la sua fisionomia sul 1° non prenderle. quindi forti difese e contropiede.

noi abbiamo avuto grandi squadre ( anzi grandissime) ma credo non abbiam mai raccolto in rapporto ai campioni che han giocato.

oggi il calcio europeo propone un calcio diverso dal nostro. non un effimero bel gioco, ma un calcio vincente. e nonostante non manchino in europa grossi investimenti si insiste su un gioco collettivo piuttosto che sulla giocata del campione.

lo potremo fare anche noi? francamente non lo so, per modificare un sistema ci vuole volontà progetto pazienza continuità.

cose non semplici.

le grandi squadre europee l'hanno fatto.

da noi stanno nascendo nuove proposte di gioco con nuovi allenatori, sarri de zerbi italiano dionisi, forse  bisognerebbe dare fiducia e continuità a questo tipo di calcio. di certo un allenatore non vale un altro. così come un centravanti è diverso da uno stopper, anche un allenatore è diverso dall'altro.

di certo se si vuole il calcio di sarri non si prende allegri e viceversa.

di certo con platini cabrini scirea boniek rossi bettega tardelli, si è avuta la presunzione di poter avere solo ottimi gestori. in realtà non è così. quei giocatori avrebbero meritato ben altri successi.

per cambiare ci vuole pazienza e costruire una squadra funzionale.

ma la tradizione è dura da lasciare... una tradizione che ha regalato tante vittorie e tanti investimenti.

non lo so. in realtà mi piacerebbe. ma allora al posto di sarri se proprio si doveva cambiare si andava su una fisionomia simile, sopraddetta... pirlo ha solo significato affermare il primato della società, nelle scelte negli uomini e anche nel modo di giocare. 

difficile dire che sarri abbia fallito quando al primo colpo vince uno scudetto, e con una squadra ampiamente più debole di quella di quest'anno.

probabilmente una tradizionale italia, una tradizionalissima juve fatica a modificare le sue impostazioni.

però c'è un però.... fin che arrivano i campioni... in qualche modo la si aggiusta sempre, ma quando te la giochi più o meno alla pari, ecco allora che il sistema di gioco diventa importante.

molti allenatori da noi son diventati grandi allenatori, ma senza i grandi campioni non so.... avrebbero faticato pure loro.

quindi per risponderti... la tradizione è dura da vincere, ma credo che ormai siamo costretti a cambiare, pena relegarci ad un livello minore, a meno che non si comprino campioni come non ci fosse un domani.

 

 

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Leggenda metropolitana: Sarri ha vinto un Europa League e al massimo raggiunto gli ottavi di CL, Pirlo non e' nemmeno un allenatore.

Se qui avessero fallito Klopp e Guardiola avrei capito questi discorsi, ma la realta' e' che non abbiamo mai preso grandi allenatori che si fossero formati altrove.

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3 minuti fa, KillVearn ha scritto:

Leggenda metropolitana: Sarri ha vinto un Europa League e al massimo raggiunto gli ottavi di CL, Pirlo non e' nemmeno un allenatore.

Se qui avessero fallito Klopp e Guardiola avrei capito questi discorsi, ma la realta' e' che non abbiamo mai preso grandi allenatori che si fossero formati altrove.

I grandi allenatori senza una squadra a loro funzionale non vengono. 

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2 minuti fa, sergio 1157 ha scritto:

I grandi allenatori senza una squadra a loro funzionale non vengono. 

E infatti siamo la Riomma d'Europa.

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3 minuti fa, sergio 1157 ha scritto:

I grandi allenatori senza una squadra a loro funzionale non vengono. 

i grandi allenatori senza una squadra funzionale vengono supportati finché non gli si crea attorno la squadra funzionale. O con tonnellate di quattrini (primo esempio) o con tanta pazienza (secondo esempio)


1. Guardiola arriva al City nel 2016 e ha a disposizione tutti i soldi che vuole. Gli comprano Sané, Gabriel Jésus, Stones, Gundogan...e comunque finisce terzo. Poi l'anno dopo gli comprano Mendy, Walker, Bernardo Silva, Ederson...spende quanto il PIL degli USA e vince (la Premier, perché in Champions buca sempre). Un po' più facile che da noi

 

2. Klopp arriva al Liverpool nel 2015, finisce 8° il primo anno (OTTAVO, fuori da tutto). L'anno dopo gli comprano Mané e Wijnaldum, finisce 4° (QUARTO). L'anno dopo gli comprano Salah e Oxlade-Chamberlain, finisce 4° (QUARTO!) e intanto arriva in finale di Champions. L'anno dopo gli comprano Keita e Fabinho, arriva 2° e vince la Champions.

La Premier la vince al suo QUINTO anno... 

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La storia del DNA è una scusa detta a se stessi e agli altri per lasciare le cose come sono.

 

Comincia a comprare gente che sa giocare a pallone e a farli allenare da allenatori che sanno come si mettono in campo le squadre in certe partite.

 

Ma per fare ciò servono idee e coraggio negli investimenti, cose che la nostra proprietà non ha mai avuto.

 

Il Real Madrid è stato 32 anni senza vincere una Coppa Campioni: aveva modificato il suo DNA nel frattempo?

 

Se negli anni vendi Baggio, Paulo Sousa, Vieri, Jugovic, Henry, Zidane, Pogba e vai a giocarti le finali con Iuliano, Porrini, Birindelli, Zalayeta, Camoranesi, Conte, Tacchinardi, Tudor e qualche altro scarsone che dimentico e stai a considerare come fenomeni assoluti gente tipo Trezeguet e Del Piero che in nazionale hanno fatto una carriera da panchinari e poi fai lo stesso con altri dopo di loro (la BBC), in Europa non vinci non per una questione di DNA, ma perchè sei scarso.

 

 

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35 minuti fa, Loz ha scritto:

i grandi allenatori senza una squadra funzionale vengono supportati finché non gli si crea attorno la squadra funzionale. O con tonnellate di quattrini (primo esempio) o con tanta pazienza (secondo esempio)


1. Guardiola arriva al City nel 2016 e ha a disposizione tutti i soldi che vuole. Gli comprano Sané, Gabriel Jésus, Stones, Gundogan...e comunque finisce terzo. Poi l'anno dopo gli comprano Mendy, Walker, Bernardo Silva, Ederson...spende quanto il PIL degli USA e vince (la Premier, perché in Champions buca sempre). Un po' più facile che da noi

 

2. Klopp arriva al Liverpool nel 2015, finisce 8° il primo anno (OTTAVO, fuori da tutto). L'anno dopo gli comprano Mané e Wijnaldum, finisce 4° (QUARTO). L'anno dopo gli comprano Salah e Oxlade-Chamberlain, finisce 4° (QUARTO!) e intanto arriva in finale di Champions. L'anno dopo gli comprano Keita e Fabinho, arriva 2° e vince la Champions.

La Premier la vince al suo QUINTO anno... 

indubbiamente hai ragione. non intendevo mettere in dubbio ciò. gli esempi che fai sottendono il fatto che gli allenatori ( se di livello) non vanno in squadre che non costruiscono un progetto con loro. su più anni come dici tu.

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9 ore fa, Cipio ha scritto:

La mentalità non è solo l'approccio mentale in senso stretto, ovviamente, ma tutta un'idea di intendere il calcio (guardacaso si sposa coi concetti di squadra operaia ecc) e un modo di lavorare. La mentalità nel caso di cui parlavamo si traduce evidentemente in una squadra incapace di vincere fino in fondo e non per caso, quindi non attrezzata e costruita per farlo, questo perché? Tanti rispondono che alla società è sempre interessato qualcosa di specifico (tant'è che almeno quello l'ha sempre portato a termine e quasi faceva il filotto di dieci). Io quello che mi domando, perché mi piace avere certezze e non parlare per congetture, è se questo sia dovuto a una situazione forzata più grande, del tipo "non ho i soldi, i mezzi", oppure è proprio una questione mentale come detto. Io, senza escludere del tutto la prima, punto sulla seconda, perché ormai i tempi, visti anche i risultati più recenti in Europa, sono maturi per dirlo. Adesso le cose appaiono più evidenti a tutti.

Per risponderti, no non gli ho vissuti, gli ho "studiati".

Anche per rispondere al tuo topic. E' tipico della mente umana cercare di leggere secondo un filo conduttore comune e coerente, in senso razionale, eventi causati magari da fattori almeno in parte diversi, con protagonisti diversi, in contesti diversi e distribuiti (in questo caso) su 50 anni di storia. Perchè è tipico della mente umana semplificare e riassumere. Oltre che essere questo utile a interpretare la storia, per intraprendere azioni che la pieghino alla propria volontà. Bisogna però cercare di non esagerare, perchè così facendo si rischia di distorcere la realtà. 

 

In questo senso, la finale persa ad Atene col Trap. Quelle perse da Lippi. Quelle perse da Allegri. Finali che ho seguito tutte. Sono avvenute in contesti interni ed esterni così diversi che trovarci un fattor comune puo' essere esercizio non solo semplicistico, ma addirittura sbagliato.

 

Cosa hanno in comune alla fine queste finali? Stringendo: che le abbiamo perse. Che è la cosa che ci sta a cuore di piu' ma che è anche troppo poco per farcele assimilare alla 'stessa cosa'. 

 

Un filo conduttore mi pare questo: siamo sempre stati una squadra sul filo del rasoio in Europa, magari forte, a volte molto forte (periodo Lippi) ma raramente con una forza in grado di assicurare un margine tale sugli avversari da essere questo abbastanza rassicurante. Molti la vedono come esplicita volontà societaria. A me sembra invece molto piu' semplice: la famiglia che ha costantemente retto la Juve ha cercato sempre (per non far saltare il tavolo) di conciliare rafforzamento costante con sostenibilità, forza con parsimonia. Questo, se forse ci ha tolto qualche coppa, ci ha consentito, parentesi di farsopoli a parte, di essere sempre ai vertici, sempre a poter puntare alla vittoria. Senza la necessità di (s)vendere la squadra a proprietà straniere. Cosa avvenuta invece, come si vede, al tanto citato Milan berlusconiano. In un concetto reso bene dall'adagio: meglio cento giorni da pecora che uno da leone. Quando quei cento giorni, da pecora direi che non lo sono stati, tra l'altro.

 

 

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Post interessante: dal fine 80 fino a metà 2000 il campionato italiano era competitivo, c’erano soldi e campioni e il campionato era stimolante.

 

Da calciopoli in poi sono arrivati meno soldi e il livello è drammaticamente sceso: i campioni andavano in Spagna e Inghilterra. 
 

Oggi oggettivamente campioni pochi, vecchi, idee poche.

 

In aggiunta si è verificato un fenomeno paradossale, soprattutto in questi anni di dominio Juve: il tifoso medio non ha più stimoli nel vincere ma si accontenta nel non far vincere l’avversario: quello che vediamo quasi ogni domenica, con squadre che giocano con 6-2-2, sarebbe inaccettabile e fischiato dovunque, ma non qua. Anzi siamo al paradosso che un Conte che fa 1 tiro in porta con l’Atalanta passa per genio.

 

Secondo me il problema sta tutto lì: campionato brutto, pochi soldi, pochi campioni, campionato ancora più brutto etc etc

 
A sentir la gazza questo è un campionato finalmente competitivo, a me sembra invece ancora più modesto (o livellato verso il basso) del solito.

 

E questo ci porterà sempre ad un livello ancora più basso, perché di fatto è un circolo vizioso. Ha ragionissima AA a cercare di scappare e fare la Superlega perché qua è finita.

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