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phoenix

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  • Squadra
    Juventus
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  1. TORINO 12/10/18 - Tudor, il ricordo più bello in bianconero è il gol segnato al Deportivo in Champions? «Mi chiedono sempre di questo episodio, ma nella mia mente restano ricordi speciali come lo scudetto vinto a Udine e una finale di Champions meravigliosa a Manchester. Per me è stato fantastico vivere quel mondo tutti i giorni, per un emergente è un’esperienza pazzesca. Ora a 40 anni mi rendo conto di dove ero, allora ero troppo giovane per capirlo. Adesso mi rendo conto meglio perché questo club ottiene questi risultati, dentro e fuori dal campo». Il 5 maggio 2002 la Juve vinse lo scudettograzie alla sconfitta dell’Inter con la Lazio. E’ stato il tricolore più inatteso? «Il più bello perché arrivato in modo particolare: l’Inter era convinta di aver già lo scudetto in mano, ma la Juventus non molla mai. Ricordo la gioia pazzesca di Lippi sul pullman, fece un bellissimo discorso: ci disse “Ragazzi, è una vera “goduria” ». Poi ci fu la sconfitta in finale di Champions ai rigori con il Milan. Ronaldo può cancellare la maledizione europea? «La Juventus è un top club, lo dimostra dominando da 7 stagioni in Italia, ma anche costruendo anno dopo anno una struttura societaria e tecnica sempre più forte per competere ai massimi livelli in Champions. L’arrivo di Ronaldo è la prova più tangibile della programmazione bianconera per restare stabilmente ai vertici del calcio mondiale». Giusto puntare più sull’Europa quest’anno? «In casa Juventus non si sottovaluta nulla, neanche le amichevoli di Villar Perosa. Solo così vincere diventa possibile in ogni ambito. La Champions League non è un’ossessione, ma un obiettivo. L’acquisto di Ronaldo ha dimostrato che nella visione bianconera non esistono limiti. Non si vince mai così tanto per caso. Ricordo quando Andrea veniva al campo di allenamento: era giovane ma aveva già la mentalità degli Agnelli, una famiglia carismatica e ambiziosa, capace di trasmettere una mentalità vincente». E Mandzukic segna di più giocando con CR7... « Ronaldo ha grande fame, Mario ha grandi qualità e si completa perfettamente con CR7. Mi piace veder giocare insieme i grandi campioni, anche con Dybala e Douglas Costa. A Torino c’è qualcosa di speciale: c’è affinità tra il dna di Mario e quello della Juve: perseveranza e determinazione». C’è troppa negatività intorno alla Juve quando arriva in finale di Champions, come sostiene Allegri? «Non direi negatività, quella Coppa è difficile da vincere per tutti. Non è facile, ma è necessario alzare l’asticella e restare sempre tra le migliori 7-8 d’Europa: così facendo la Juventus avrà sempre maggiori possibilità di vincere. Se arriverà la svolta, magari vincerà più di una Champions League nei prossimi 4-5 anni». Da un ex compagno a un altro: Zidane un giorno tornerà a Torino da allenatore? «Dopo aver vinto tutto c’è la concreta possibilità che questo succeda. Zizou avrà voglia di dimostrare che è un grande tecnico anche lontano da Madrid. La Juventus potrebbe essere una sfida importante». Esiste un’anti Juve in Serie A? «I bianconeri restano i grandi favoriti. Il Napoli ha alzato il livello, l’Inter si è rinforzata, Roma e Milan stanno crescendo, ma il gap è aumentato». Gazzetta dello Sport
  2. MILANO 12/10/18 - Per circa un’ora l’Italia è stata padrona del campo mercoledì sera, a Marassi: tecnica, velocità di pensiero, buona gamba e tanta freschezza. Certo, la vittoria è sfumata ancora una volta (il digiuno si fa imbarazzante) e sotto porta abbiamo sprecato tantissimo confermando la drammatica necessità di trovare velocemente almeno un uomo gol affidabile, ma alcuni raggi di sole hanno comunque squarciato il cielo plumbeo che da troppo tempo intristisce il pianeta azzurro. Insomma, stavolta un po’ tutti guardano al bicchiere mezzo pieno. E i simboli dell’ottimismo, a parte il solito Chiesa, sono Federico Bernardeschi e Nicolò Barella. ASPIRANTE LEADER In particolare, ha impressionato Bernardeschi, in clamorosa crescita tattica, tecnica e fisica. L’università juventina (è a Torino dall’estate 2017) ha regalato sicurezza e personalità sotto tutti i punti di vista a quello che oggi è sicuramente il miglior talento italiano. Contro l’Ucraina, Federico ha catalizzato e gestito un numero incredibile di palloni, ha creato spazio per gli inserimenti da dietro, ha offerto un punto di riferimento costante ai compagni in possesso di palla e, cosa più importante, ha cercato con cattiveria la porta avversaria. A Genova ha collezionato la presenza numero 15 e il secondo gol in Nazionale. Fede è pronto ad assumere un ruolo da leader. «Questa libertà di gioco e movimento mi piace molto - dice -. Avanti così, ora serve solo una scintilla. E magari arriverà in Polonia...». (..) Fonte: Gazzetta dello Sport
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