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1.182 EccellenteSu burrico

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Titolo utente
Corri per noi
- Compleanno 23/12/1985
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Squadra
Juventus
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Sesso
Uomo
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Esattamente. Ti tolgo (o non ti prorogo) le intercettazioni, impedendoti di raccogliere le prove della sistematicità. Poi, a indagine chiusa, ti dico: "Archiviamo perché non hai provato che c'era un sistema, ma solo singoli episodi". Se mi togli lo strumento sul più bello come ti dimostro la sistematicità?
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Il Corriere dello Sport è l'unica testata che possiede il virgolettato esatto del capo d'imputazione e i dettagli temporali su una partita di due mesi fa, significa che ha avuto accesso diretto all'atto notificato ai difensori o depositato in Procura. Tutto il resto — compresi i commenti delle altre testate che ipotizzano archiviazioni o sgonfiamenti — sono interpretazioni, speculazioni politiche o tentativi di normalizzazione mediatica. I fatti dicono tre cose inequivocabili che nessuna "interpretazione" può cancellare: I PM hanno scritto "in concorso con esponenti dell'inter" e "per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina". Questa non è un'ipotesi campata in aria; è la qualificazione giuridica che la Procura dà a un meccanismo di potere. I magistrati non usano i nomi dei club e dei presidenti federali a caso nei verbali se non hanno riscontri (intercettazioni o messaggi) che giustifichino quella formula. Inserire Torino-Inter del 26 aprile 2026 ci conferma che le intercettazioni sono state nuovamente autorizzate fino a pochissime settimane fa, quindi l'indagine è ancora bella che calda. Resta il dato oggettivo della contraddizione tra il testo dell'accusa (che evoca un concorso di soggetti) e il registro degli indagati (che al momento vede solo gli arbitri). Qualche luminare che possa dare un senso a questo ultimo punto? O si tratta semplicemente di un compromesso politico/giudiziario da parte della Procura? Boh, sono confuso, non mi resta che continuare ad aspettare, vedremo un po'
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Esattamente. Ma c'é una differenza non da poco. La Juventus è stata punita nello sport per un reato che non esiste per lo Stato. La Giustizia Sportiva ha usato le intercettazioni della Procura di Torino per condannare la Juventus a -10 punti e distruggere una stagione, basandosi sul principio della "lealtà sportiva" (Articolo 4). Alla FIGC è bastato dimostrare il "sistema" e l'intenzione dei dirigenti per punire il club. La Giustizia Ordinaria, mesi dopo, ha stabilito che quel comportamento non era punibile penalmente come falso in bilancio o che i tribunali non erano quelli competenti, avviando il tutto verso l'archiviazione. La Juventus, in pratica, ha scontato una pena sportiva pesantissima basata su un'indagine penale che la stessa magistratura ordinaria ha poi smantellato o archiviato. In questo caso invece, per lo Stato il reato esiste eccome, il paradosso è che al momento la Procura stessa non abbia iscritto al registro degli indagati né i dirigenti dell'inter né Gravina, nonostante vengano citati testualmente.
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Buon pomeriggio a tutti, questa bomba è uscita caso strano il giorno dopo che hanno ufficializzato Orsato come nuovo designatore degli arbitri. Nelle nuove carte della Procura si legge che Rocchi ha agito "in concorso con esponenti dell'Inter" e sfruttando "i rapporti preferenziali con Gabriele Gravina" (ormai ex presidente FIGC). Tuttavia, si assiste a un cortocircuito clamoroso: né i dirigenti dell'inter né Gravina risultano iscritti nel registro degli indagati. Si descrive il reato in concorso, ma si persegue penalmente solo il tramite (l'arbitro). Praticamente ci stanno dicendo che il rinvio a giudizio per Rocchi e gli altri arbitri indagati ci sarà (quindi altroché archiviazione), ma al tempo stesso i dirigenti dell'inter e Gravina non risultano indagati dalla procura di Milano. L'accusa dice che c'è un concorso nel reato di frode sportiva con il club, ma si limita a colpire solo l'arbitro che ha ceduto alle pressioni. Una follia giuridica. Rocchi è accusato di aver frodato insieme ai dirigenti dell'inter e grazie ai rapporti con Gravina, ma né i dirigenti dell'inter né Gravina sono indagati. È il concetto giuridico del "concorso con ignoti ben identificati". Si descrive il peccato, si fa nome e cognome del beneficiario, ma si processa solo il tramite.
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Non ti sbagli, io sostenevo che non si potesse eleggere, o meglio, confidavo nel parere dell'ANAC. Purtroppo avevo anche detto che il diritto amministrativo è pieno di cavilli e appigli ai quali potersi aggrappare. Diciamo che l'ANAC ha fatto un po' come Ponzio Pilato. E allora, per rimanere in tema, amen
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La frase è inequivocabile, in maniera molto semplice dice che finché non si cambiano le regole, la norma si applica anche al CONI. Quindi come dici tu, non dovrebbe esserci nulla da interpretare. Però Abodi non può esprimersi in merito da solo per evitare accuse di ingerenza politica, quindi scarica la responsabilità politica alle autorità tecniche (ANAC e CONI). Purtroppo stiamo parlando di diritto amministrativo, che rappresenta da sempre un calderone di dubbi interpretativi. Staremo a vedere anche qua cosa succederà.
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La penso anche io come te, tuttavia c'è un particolare di tipo giuridico. I pareri dell'ANAC e del CONI richiesti da Abodi sono consultivi. Il che significa che magari l'ANAC dice no (Malagò ineleggibile), il CONI dice si (Malagò eleggibile), quindi si crea una situazione di stallo che potrebbe portare comunque alle votazioni il 22 giugno, ma sarebbe una sorta di elezione con riserva. In questo caso ci sarebbe da parte dei soggetti coinvolti (per esempio Abete) il ricorso al TAR, per decidere se dare ragione all'ANAC o al CONI.
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Secondo me ciò che conta è il parere dell'ANAC. Anche perché il CONI, tramite il Collegio di Garanzia dello Sport, dovrebbe giudicare se stesso nell'interpretazione della propria natura giuridica. In pratica il CONI dovrebbe giudicare se stesso, e non mi sembra una cosa molto trasparente. Se poi consideriamo che l'oggetto della questione è l'eleggibilità di Malagò, il quale è stato presidente del CONI sino all'anno scorso, viene spontaneo chiedersi se un organo del CONI possa giudicare serenamente l'eventuale ineleggibilità del loro ex presidente. Sempre mio modesto parere, come ho già detto, cerco solo di dare il mio contributo su tutti gli argomenti che affrontiamo.
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Quindi, riassumendo, la domanda precisa rivolta da Abodi all'ANAC e al CONI é se Malagò si può candidare alla guida della FIGC oppure se la sua candidatura è illegale (per via del pantouflage, il quale prevede che i dirigenti pubblici con poteri decisionali o di firma non possano lavorare per soggetti privati legati al loro precedente ruolo per 3 anni (36 mesi) dalla fine dell'incarico. I punti specifici da chiarire sono: Il CONI conta ancora come una Pubblica Amministrazione a tutti gli effetti? La FIGC è un soggetto privato destinatario di attività pubblica? A seconda di come ANAC e CONI interpreteranno la legge, ci sono due esiti: Decidono che il CONI non è da considerare una PA in questo specifico caso, o che la FIGC non rientra in quel tipo di soggetti privati. Malagò può votare ed essere eletto regolarmente. Decidono che le regole del pubblico impiego si applicano ancora al CONI. In questo caso Malagò non ha rispettato i 3 anni di "pausa" obbligatoria e la sua candidatura decade. Se venisse eletto lo stesso, l'elezione sarebbe nulla e la FIGC subirebbe pesanti sanzioni.
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Io posso capire, o meglio, sopportare le magagne organizzate a livello burocratico per iscrivere una squadra di calcio indebitata, i giochi di potere interni al palazzo con alcune (?) squadre che godono di protezione politica, creare qualsiasi artifizio valido per prorogare eventuali ritardi nei pagamenti, ma non posso accettare che gli arbitri siano collusi con tutto questo sistema, garantendo protezione in base alle richieste dei piani alti. Hai macchiato per sempre lo sport, inteso come calcio giocato. E' un tradimento del patto sacro dello sport, che dovrebbe quantomeno basarsi sulla lealtà nel campo da gioco e sulla terzietà di chi dovrebbe arbitrare. I calciatori sono esseri umani, sono consapevoli che anche se giocano bene basta una direzione arbitrale unilaterale a rovinarti la partita, come le ammonizioni preventive che statisticamente subiamo ricorrentemente. Chi ha giocato a calcio sa benissimo che la partita la "senti" subito in che direzione andrà, in base alla gestione dei falli, del ritmo di gioco interrotto per far riposizionare la difesa e chi più ne ha più ne metta. E' una sorta di indirizzamento psicologico. Da tempo sono riusciti a trasformare la tecnologia (VAR) in un'arma di manipolazione. La tecnologia non è stata usata per fare giustizia, ma come uno strumento perfetto per camuffare la parzialità sotto le vesti dell'oggettività televisiva. Ma a questo punto non ha più senso seguire una competizione già scritta, con un copione già prestabilito, con gli stessi attori, con le stesse comparse. Potranno anche salvare i bilanci, i contratti con le pay-tv e fare i calendari pilotati, ma hanno trasformato il calcio in qualcosa di simile al wrestling: uno spettacolo coreografato dove si finge di lottare per un risultato che è già stato deciso o indirizzato a monte. E quindi cosa ci rimane da fare? Personalmente aspetterò che si concluda la questione relativa all'indagine del PM Ascione, dopodiché valuterò bene se prevarrà l'etica morale di abbandonare questa industria vuota dell'intrattenimento gestita dai soliti dinosauri o se continuare a guardare solamente la Juventus ma con disinteresse e distacco.
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Dobbiamo aspettare, c'è poco da fare al momento. Finché Ascione non deposita la chiusura delle indagini preliminari rimaniamo sempre in una fase aleatoria. Nel frattempo abbiamo dato tantissime interpretazioni che a mio avviso sono state molto convincenti, e soprattutto siamo stati molto lucidi nell'analizzare il quadro della situazione in base al materiale disponibile. Quindi si va avanti, prima o poi Ascione dovrà rendere conto del suo operato, ne va della sua reputazione. Come disse il mitico Arturo Vidal, "noi non molliamo un c***o!"
