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  1. Era scontato, ma ne approfitto per dire quanto mi piaccia avere un capitano come Giorgio.
  2. perfX

    Occhio allo schermo!

    Un po' come ogni opera umana... Comunque quello che lui vuole affermare con questa scelta è la necessità di vedere il cinema al cinema. E lo fa con quello che può, cioè col suo film. Non lo vedo affatto come il voler nascondere il film, ma anzi penso sia il volerlo mostrare al suo massimo, massimo che non consiste nella quantità di canali in cui è disponibile trovarlo ma nella qualità di questo canale, il cinema. E' una scelta talebana, me ne rendo conto, ma dato che il film non è di certo pensato per fare i milioni può anche permettersi una scelta così radicale. E ripeto, sarei il primo a comprare il dvd.
  3. perfX

    Occhio allo schermo!

    In effetti è alquanto elitaria come scelta, ma in fondo ha il suo perché. Anche se, lo ammetto, sono il primo che lo vorrebbe rivedere anche sul mio piccolo schermo del computer.
  4. perfX

    Occhio allo schermo!

    Altre visioni alla mostra del cinema nuovo di Pesaro. L'estinzione rende liberi, di Demetrio Giacomelli e Matteo Gatti, 2017. Giacomelli, presente alla proiezione, lo definisce un film di fantascienza autarchica. E' un film piuttosto composito per tecniche e stili, presentarlo in ordine è il modo più facile per spiegarlo. Si parte con la prospettiva di una ripresa da cellulare che inquadra uno zombie in giacca bianca che viene dileggiato, in inglese, da chi fa il video. Poi si mostra la distruzione di un formicaio con l'alluminio liquido. Quindi le formiche diventano le protagoniste, formiche che abitano uno spazio astratto in stile sci-fi descrivono la nostra società come se si parlasse di qualcosa di estinto. Si parla dei campi di sterminio nazisti, e questi ci sono spiegati nel loro funzionamento tramite una ricostruzione su minecraft con voce narrante stile guida turistica. Poi si passa a una sorta di documentario dove si intervistano donne che hanno scelto di non avere figli, auspicano l'estinzione della specie umana, e non si suicidano solo perché preoccupate della fine che farebbero i loro animali domestici... Cambia di nuovo, ora dinosauri e caduta di asteroidi con cgi fracassona stile Asylum, poi grafica e voce narrante stile video complottista su youtube. Si ritorna allo zombie dell'inizio che gira per un mondo post-apocalittico, frasi sconnesse e finale dove il nostro zombie ha una sorta di catarsi davanti a un cancello di Auschwitz con la scritta: l'estinzione rende liberi. Finisce il film ma prosegue in sala, inizia un piano bar volutamente kitsch con entrata in scena dello zombie che offre fiori alle signore e le invita ad un lento. Una *, nel senso migliore, fatta con impegno. Le straordinarissime avventure di Saturnino Farandola, di Marcel Fabre, 1913. Saturnino da bambino viene allevato orfano su un isola di scimmie, cresciuto abbandona l'isola e incomincia le sue avventure un po' alla Jules Verne, quindi ricorda anche i mondi di Méliès. Il film, della seconda infanzia del cinema, ha tutti gli stilemi dell'epoca: camera fissa, campi medi e primi piani sconosciuti, montaggio lineare, pellicola colorata in post-produzione. L'apice visivo lo si raggiunge verso il finale in una bellissima battaglia fra le nuvole con le mongolfiere. Ma a rendere unica la visione è stato l'accompagnamento musicale degli OoopopoiooO. Due polistrumentisti eccezionali, sono degli artigiani del suono. Tipico del loro stile è l'uso del Looper che permette di aggiungere sempre più suoni fino arrivare a saturazione. Altro marchio di fabbrica è l'utilizzo del doppio theremin. Il film lo hanno scelto loro e sembrano nati apposta per accompagnare questo genere di film. Uno spettacolo straordinario. Back and forth, Michael Snow, 1969. Il prevede solo due movimenti di camera: la cinepresa su un cavalletto va da sinistra a destra e viceversa e dall'alto al basso e viceversa. Fin qui potremmo parlare di un film di Wes Anderson... Il punto è che il film è tutto così, un movimento continuo della macchina che a volte accelera a volte rallenta... per 40 min. da sx. a dx. con dei salti di montaggi in cui compaiono o scompaiono personaggi che fanno praticamente nulla. Poi dieci minuti da sù a giù. Poi un cartello con i dati del film, poi i due movimenti combinati con sovrimpressioni. Nella prima parte l'apice lo si raggiunge con l'immagine velocizzati in post-produzione a tal punto da diventare un fascio di luce, di energia come lo chiamava il presentatore del film. Presentatore che ha tenuto a sottolineare come questi movimenti macchina siano chiaramente di derivati dall'atto sessuale. Un film pianamente inserito nel filone delle avanguardie dell'epoca, tanto che i figuranti sono tutti parte dei Fluxus, Fluxus faceva teatro, performance etc. non importa. Comunque nei momenti di stanca potevi voltarti dietro e ammirare il proiettore da 16mm in sala che riproduceva il film e doppiava col suo rumore il suono del diapason all'interno del film, unica colonna sonora. Roba da cinefilia hard rock. Comunque il lavoro di Snow è da studiare, ha fatto cose molto particolari. * (stella), di Johann Lurf, 2017. In concorso. Il film non ha un titolo, cioè il titolo è il simbolo grafico della stella e in ogni paese lo si chiamerà col nome usato per dire stella, quindi star, stern... Sono 90 minuti di montaggio di cieli stellati presi dall'inizio del cinema fino al 2017. Gli spezzoni sono presi e montati senza alcuna alterazione: rimangono e quindi si alternano i formati, le colonne sonore, le voci nelle diverse lingue volutamente non sottotitolate. I film selezionati sono circa 550, un lavoro enorme dopo aver visto più di 2000 film tra il regista e i suoi collaboratori e amici. Devo dire che però non si riconoscono i vari film, per esempio ci sono cieli di film famosissimi come Star wars o altri di Spielberg e nel montaggio diventano altro, diventano il nuovo film. Il risultato è puro cinema, un film splendido. Raramente un film m'ha trasmesso così tanta pace durante la visione. Il film finisce con To be continued... Il regista, presente in sala, ha detto che è un lavoro che potrà estendere, magari anche aggiungendo altri cieli del passato che non sono stati inseriti per varie ragioni, per esempio il fatto che si sia scelto solo materiale già riversato in hd. Ci sono state versioni intermedie di 60 minuti o più, ma ritiene che i classici 90 minuti siano il formato migliore. Altra scelta del regista, dettaci ieri e qui sarà contento Rhyme, è che il film non avrà nessun passaggio televisivo né darà il consenso a versioni dvd. Il film va visto solo in sala per Lurf, e devo dire che ne ha piena ragione. Quindi se avrete la fortuna di trovare questo titolo da qualche parte correte a vederlo, è cinema purissimo. Io già oggi spero di avere la fortuna di ritrovarlo presto, splendido. P.S. Lurf è simpatico, e si vede come ami il cinema e di quanto rispetto abbia per il pubblico e quello che fa. Un grande.
  5. perfX

    Occhio allo schermo!

    Per te dev'essere il massimo. Ma quanto è bella la fotografia della locandina? Un Mastroianni più Mastroianni che non si può.
  6. perfX

    Occhio allo schermo!

    Ah, il libro di Buttafava. Lo conosco, è in lista d'attesa. D'altronde Buttafava è un'istituzione se si parla di Russia non solo in ambito cinematografico ma anche letterario, per fare un esempio ha tradotto in italiano Iosif Brodskij.
  7. perfX

    Occhio allo schermo!

    Bologna, il cinema ritrovato. Lo danno in piazza maggiore con le musiche suonate dell'orchestra. Nel pomeriggio invece presentano degli altri lavori di Lubitsch, non mi ricordo se restaurati o scoperti. Ma se ti vai a leggere il programma della settimana c'è da piangere per quanto ben di Dio è previsto. P.S. ho riletto e ho visto che la tua domanda poteva riferirsi sia alla prima che alla seconda parte del mio messaggio. Ho risposto bene o mi chiedevi di Klejman?
  8. perfX

    Occhio allo schermo!

    Come il mio Nuam Klejman... per lui, massimo amatore, custode, divulgatore di Ejzenstein ho una passione che sconfina nell'amore. Prima o poi lo dovrò ringraziare in qualche maniera. Sono stato a due sue conferenze e almeno la prima ha in qualche modo, non dico cambiato, ma certamente dato una certa curvatura alla mia vita. Non sbagli su Wilder. In realtà di Lubitsch ho finora visto solo questi due, mi sto come preparando per Rosita che vedrò domenica.
  9. perfX

    Occhio allo schermo!

    Così è da... non ti dico cosa perché sei mod ecco... il titolo per favore?
  10. perfX

    Occhio allo schermo!

    A proposito di Lubitsch ho appena visto Als ich tot war (Quando ero morto), del 1916. La storia è una piccola tragedia familiare, una separazione, raccontata in forma di commedia. Siamo nei primissimi lavori di Lubitsch, qui oltre a essere regista è anche attore protagonista. Rispetto a La bambola di carne c'è molta meno inventiva sia visiva che nelle gag, inoltre la trama troppo naif non regge a una visione di oggi. Film per i filologi della sua carriera. Aurora è americano, ma il discorso che fai non cambia e lo condivido appieno. Poi dopo gli anni '20 con l'avvento delle dittature in europa sono stati un'enormità gli autori trasferitesi a Hollywood. Sugli anni '20 non posso che sottoscrivere, per me è il primo decennio di vera maturità del cinema. Gli anni '10 sono sperimentali sì, ma nel senso che ancora non si capiva ancora bene cosa si potesse fare con quello strano strumento munito di rulli di pellicola. Mentre negli anni '20, ovunque ti giri nel mondo, trovi nomi ancor oggi ineguagliati e fondamentali per la storia di quest'arte. Poi i ho una predilezione per un certo cinema sovietico, e in quegli anni lì c'è da perdere la testa...
  11. perfX

    Occhio allo schermo!

    Allora sogno, nulla di nuovo.
  12. perfX

    Occhio allo schermo!

    Mi sembrava che avessi parlato di Dreyer, la Giovanna d'Arco e qualcos'altro. Evidentemente c'era anche Vampyr. Recuperali come puoi che ne vale la pena. P.S. Ricordi verso che pagina è il messaggio che magari lo rileggo?
  13. perfX

    Occhio allo schermo!

    Per vostra sfortuna non ho smesso di guardare film e neppure di scrivere qua... Die puppe (La bambola di carne), Ernst Lubitsch, 1919. Squisita commedia con venature espressioniste. Ho letto che esistono più versioni del film, io ho visto la più breve da quasi 50 minuti, un mediometraggio in pratica. Il protagonista è un rampollo di una ricca e nobile famiglia che non vuole saperne di sposarsi e delle donne in generale. Scappa di casa pur di non sposarsi, si rifugia in un convento con buffi monaci poco attenti alla fede ma molto più ai piaceri della tavola. Questi, invaghiti della dote del giovane, lo convincono a prendere in sposa una finta donna, una bambola, così da ricevere la dote... Il titolo italiano suggerisce il proseguo della vicenda. Resta ad oggi una commedia che gira benissimo, dove in ogni scena c'è una trovata visiva o di scrittura che ancora oggi cattura. I personaggi, nonostante il poco tempo a disposizione, rimangono tutti in mente. Avessi un figlio piccolo farei vedere film come questi al posto di molti cartoni odierni. Consigliatissimo. The story of film: an odyssey, di Mark Cousins, 2011. Si tratta di un famosissimo documentario, precisamente una serie di documentari da 15 puntate da un'ora ciascuna. Ne parlavamo qualche mese fa, mi sembra con Juve stile di vita. Io ne avevo viste alcune puntate anni fa, ora me lo sono guardato tutto. In definitiva è una sorta di enciclopedia storica del cinema.Tra i suoi pregi c'è la grande attenzione per il cinema come fenomeno mondiale, ogni continente viene seguito guardato nel suo modo di intendere il cinema nei vari paesi. Nonostante questo tentativo di valorizzare i vari continenti il più debole appare quello sudamericano. Altro pregio del documentario è il mezzo in sé utilizzato, ovvero il cinema per parlare di cinema. Una banalità, ma un libro di cinema è molto meno immediato per uno che non ha chiari certi riferimenti mentre qui hai la possibilità di saggiare quello di cui si parla. Il punto debole è proprio il suo essere enciclopedico, ovvero molte questioni sono tirate un po' via, accennate e poco approfondite. In generale è un'opera da guardare per chiunque ami il cinema e offre molti spunti di visione. Sopratutto fa capire come il cinema, al pari delle altri arti, sia in continua evoluzione, avanza, arretra, si contaminano correnti, autori periodi, regioni... E sopratutto mi fa capire, almeno a me, quello che mi succede ogni volta che guardo un film: che ne so pochissimo e mi manca un'enormità di film e autori... Capitolo Dreyer. Blades af Satans Bog (Pagine dal libro di Satana), C.T. Dreyer, 1920. Dreyer cresce nella cultura luterana e questo profondo senso morale si ritrova nelle sue opere, in questo il film è esemplare dell'opera del regista. Ma Dreyer è anche il regista della sottrazione, della sottrazione di elementi nella scenografia, nel trucco... una sottrazione volta all'esaltazione del sentimento e nel dramma morale della vicenda. In questo film la vicenda è la dannazione di Satana, post peccato originale, e il tradimento che ne deriva e si dilunga nella storia dell'umanità. Il film è diviso in quattro capitoli: uno a Gerusalemme dove il traditore è il più celebre della storia, Giuda. Il secondo è ambientato nel XVII secolo, durante l'inquisizione spagnola con protagonista un frate invaghito di una giovane. Il terzo capitolo si svolge nel 1793, in piena epoca giacobina, dove la nobiltà oltre che la corona perde la testa. Mentre il quarto racconto è nella Finlandia del 1918, la contemporaneità per Dreyer, dove di si fronteggiano bianchi e i comunisti rossi. Le storie hanno tutte una struttura simile, con Satana che tenta per far sì che avvenga un tradimento, quindi ognuna pone il dilemma morale della scelta e lo struggimento del tentato e delle conseguenze della sua scelta. Ricorrenti sono anche le scene che si ripetono nei capitoli: come il manipolo di soldati che attraversa un cancello, un portone, una porta... La cosa più affascinante è che Satana non è uno * punto e basta, ma fin dai cartelli iniziali viene spiegato come la sua sia una condanna che soffre in prima persona. I capitoli meglio riusciti sono il primo, il terzo e per certi versi il quarto che ha una variazione rispetto agli altri. Nel primo il personaggio di Giuda risulta il migliore del film. Visivamente è un'opera rigorosa e bella, belli sono sopratutto i volti e i dettagli dei corpi che emergono dal bianco e sono circondati dall'oscurità. Bella è la cura per il dettaglio. Un discorso a parte il suono: la copia che ho non ha commento musicale. Mi sono detto che oltre due ore di film senza alcun effetto sonoro sarebbero state non solo pesanti ma mi sarei anche facilmente distratto. Perciò ho pensato di aggiungerlo io, e m'è venuto naturale scegliere Stockhausen. In pratica per i primi due episodi, 55 min., ho utilizzato Stimmung. Il primo racconto funziona meravigliosamente con la musica di Karl, impressionante come combaciavano cambiamenti di tono nel film e nella musica. Poi ho utilizzato Oktophonie per i due successivi, funziona bene ma molto meglio col primo dei due. Mi rimanevano vuoti gli ultimi 5 min, ho provato con Gesang der Jünglinge... ripensandoci avrei forse messo Warsaw di Bowie-Eno... Se volete provare è un bell'esperimento. Ma Dreyer è stato il protagonista di questa notte con Vampyr - La strana avventura di Allan Grey, 1932. Questa notte a Pesaro, per il festival che c'è lì in questi giorni, il film è stato proiettato in una piccola corte di un palazzo a mezzanotte con musiche dal vivo pensate per l'occasione. Una goduria solo a scriverlo... Il titolo non deve far pensare al classico film di vampiri. I vampiri di questo film si diffondo come un morbo nel paesino di campagna, e il nostro Allan Gray è una sorta di Dylan Dog ante litteram investito del compito di trovare una soluzione a questo mistero che si diffonde senza lasciare molte speranze di salvezza. Il film è il primo in sonoro di Dreyer, ma sembra quasi glielo abbiano imposto e a lui non interessasse affatto, in quanto i dialoghi sono pochissimi, parole più che frasi, mentre i cartelli abbondano. Dreyer, seppur in un film di genere, cioè un film dell'orrore con atmosfere un po' noir, rimane fedele al suo essere il regista della morale e della sottrazione. La morale è data da echi e scritte di chiara provenienza cristiana disseminati nella pellicola. La sottrazione è invece l'aspetto più interessante sul piano visivo. In pratica nel film più che gli attori recitano le ombre di questi, gli viene sottratto il corpo fino a rimanere spirito, ombra. Il tutto tramite sovrimpressioni e dissolvenze, bellissimo. Belle e funzionali le musiche di stampo elettronico. Aspettando Dreyer davano in una piazza vicina Los anos azules, di Sofia Gomez Cordova, 2017, Messico, film in concorso al festival. Ho visto la mezz'ora finale, senza troppa attenzione, ma posso dire che è un film che non ha nulla da dire né a livello di storia né, cosa più grave per me, a livello di immagine. Il film vuole essere il racconto del contemporaneo, e ovviamente è ambientato in una zona povera della città, dove i protagonisti sono un gruppo di giovani che vivono più o meno insieme in una casa da ristrutturare... imbarazzanti certi dialoghi che dovrebbero dare l'idea di essere fra giovani di oggi, mi stupisco di come il pubblico li accettasse senza coglierne il ridicolo.
  14. perfX

    Occhio allo schermo!

    Ma io non non lo definirei in nessuno di quei modi, è solo che la vedo una come una bellezza che ammiro ma non fino in fondo. Ma non è appunto un limite di Kubrick, è l'impressione che mi hanno fatto i suoi film mentre li guardavo.
  15. perfX

    Occhio allo schermo!

    Non penso di riuscire ad andarlo a vedere, purtroppo. Comunque Kubrick è un nome altissimo del cinema, per certi versi impareggiabile etc. ma a me, e forse l'ho già scritto, ha sempre dato l'impressione della modella sul cartellone della pubblicità. Non voglio dire che sia finto, montato o altro, non metto in discussione nessuna delle sue qualità o meriti, dico che per me fa l'effetto di una donna magari meglio formata di qualsiasi altra donna che incontrerai in giro ma allo stesso tempo di cui non puoi innamorarti. Troppo perfetto?, troppo bravo? non lo so. Anche perché di altri autori eccelsi sono "innamorato", ma per lui ho sempre una spanna di distanza... Dovrei proprio riguardarmi alcuni suoi film. E dire poi che Arancia meccanica l'avrò visto 4/5 volte e Il dottor Stranamore altrettante. Quest'ultimo è tra l'altro il suo film a cui sono più "affezionato" proprio perché forse non ha ancora quella perfeziono o aurea di perfezione di un 2001 Odissea nello spazio. Sempre per lo stesso motivo se devo consigliare un film di Kubrick, dove non c'è il Kubrick strafamoso, consiglio Rapina a mano armata, perché ancora lontano dai suoi film più celebri. Vabbè, ho praticamente fatto una seduta dall'analista sul mio rapporto con Kubrick... scusate la lungaggine.
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