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Roland Deschain

L'album perfetto

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Rudimentary Peni - Cacophony

 

Se vi piace il Punk e/o Lovecraft ascoltatelo. A livello musicale e di liriche si avvicina alle atmosfere lovecraftiane come nessuno mai.

Per me un capolavoro, per quanto riguardo il punk lo preferisco persino ad album come London Calling e Never mind the bollocks

 

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NON è l'album perfetto è IL CAPOLAVORO un Kolassal della MUSICA del precedente, nuovo e futuro secolo!...

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"Kind of Blue": lo metti nel lettore e scopri che la perfezione esiste.

 

Una perfezione che non ha nulla di ampolloso, di retorico, di artificiale: è naturale come un bicchiere d'acqua, anche se ha il sapore di un costosissimo champagne d'annata, uno di quelli che puoi sorseggiare una volta sola nella vita.

 

Gli americani parlano da decenni di "first take record". Storicamente questo non è esattamente vero, ma rimane il fatto che uno fra i momenti più geniali consegnati dalla musica del secolo scorso è stato concepito e messo su vinile nell'arco di due giorni, nell'arco di pochissimi takes. Sfruttando temi e frammenti melodici abbozzati da Miles Davis giusto alcune ore prima.

 

Raramente capita di identificare un genere musicale (che poi sarebbe una galassia dai contorni sfumati e in continua evoluzione) con un singolo lavoro: e invece "Kind of Blue", a torto o a ragione (entrambe le cose, direi), per tutti i non iniziati rappresenta IL jazz.

 

La sua copertina fumosa e aristocratica è uno status symbol, tanto che se la esponi in prima linea nella tua collezione di dischi guadagni automaticamente qualche punto agli occhi del visitatore ("Questo è uno che ne sa, devo stare attento ed evitare *").

 

Questa musica possiede un'aura sofisticata, eppure è capace di fare breccia nel cuore di miriadi di persone che nulla sanno di jazz, e che ancora meno ne capiscono.

 

La magia diventa carne. La musica espolora territori vergini, e raggiunge una forma di equilibrio sottile, rarefatta, silenziosa. Idee rivoluzionarie, pura e semplice bellezza e accessibilità si abbracciano come mai più sarebbe accaduto: i miracoli sono tali proprio per questo, Paganini non ripete proprio per questo.

 

"Kind of Blue" è l'unico disco che mette tutti d'accordo: jazzofili puri, vecchie cariatidi che insegnano nei conservatori, chitarristi rock alle prime armi, sassofonisti navigati, trombettisti inesperti. Pasionari dello swing, pianisti classici, persino i metallari, ma anche i devoti del Vangelo secondo Coltrane e i direttori d'orchestra. Persino noi para-critici senza una vera preparazione. Sarei meravigliato di scoprire qui, magari fra i lettori, il primo che si azzarda a smontare il disco: se esiste, abbiamo scollinato il concetto di mosca bianca e siamo più vicini a quello di E.T.

 

Procediamo con ordine: "Kind of Blue" cristalizza e consegna ai posteri un concetto rivoluzionario, quello di jazz modale, trasportandolo in atmosfere intrise di malinconia ma in fondo serene, a loro modo cool.

 

Il jazz modale: a me piace definirlo il fratello maggiore, tranquillo e posato, del free jazz. Demolisce i vecchi dogmi armonici e ritmici del bop e dell'hard-bop, anche nelle versioni più raffinate e colorate di bianco (cool californiano), ma lo fa con il sorriso, senza imbracciare le armi. Non ricerca il rumore e non squarta ogni regola: si limita a riscriverla, a deformarla, a pianificarne scientemente un utilizzo nuovo. Il significato politico e la rivolta rimangono sullo sfondo, la questione è puramente artistica.

 

Il jazz modale è teorizzato dal mai troppo celebrato George Russell, che si propone di semplificare la sovrastruttura del bop, liberandola dalle sue impalcature troppo rigide e vincolanti. Guarda anche all'antica Grecia, il vecchio Russell, per disegnare parabole sempre più sorprendenti: le scale Dorica, Lidia, Misolidia. Le progressioni dei vari suoni possono liberarsi dai paletti posizionati dall'armonia tonale, dai vari gradi della tonalità.

 

Anche Charles Mingus si avventura nella jungla e sfibra l'ortodossia occidentale, pur non sistematizzando il suo apporto.

 

Miles Davis e Bill Evans compiono invece il passo decisivo, strutturando progressioni musicali che si snodano su poche scale armoniche prestabilite. Le vertebre della musica scritta di tradizione europea si frantumano, la bestia stramazza al suolo: non si parla più di successioni regolari di accordi che si incastrano nella tonalità di riferimento (ciò che il nostro orecchio comprende meglio), ma di scale modali (sovente pentatoniche) correlate e intersecate nei modi più diversi.

 

I passaggi melodici diventano fondamentalmente liberi e suonano incompiuti, ai nostri timpani, perché i musicisti gli tolgono la tonica da sotto i piedi. Non esistono più i nostri centri gravitazionali, i sicuri approdi che consentono di intravedere uno sviluppo coerente e chiaro nella melodia, che la definiscono in modo rassicurante.

 

Il discorso armonico si semplifica (niente più cascate di accordi di complessa ideazione), ma diventa più interessante e polimorfo: senza urla, però. Si concretizza una rivoluzione radicale mentre una mano stringe una sigaretta e l'altra solleva un cocktail esotico. Si riscrive la sintassi e la morfologia della musica jazz in punta di piedi, in silenzio, senza strafare.

 

Analizzare i singoli pezzi è impresa ardua (gli hanno dedicato enciclopedie, persino tesi di laurea in musicologia), quindi non intendo cimentarmi con un'impresa troppo grande, o comunque troppo complessa per il sottoscritto e per queste poche righe.

 

Mi limito a qualche segnale di fumo: "So What" è il classico fra i classici, uno dei brani più celebri di tutta la storia della musica jazz. Un breve solo di basso che riscrive la Storia stessa (sette note-sette, dal si fino al do dell'ottava superiore), e poi un tema scattante, esposto prima all'unisono e quindi dai singoli musicisti in serie (a proposito, non li ho ancora nominati: sono un pazzo, ma rimedio subito).

 

Miles mette in mostra la sua sonorità rotonda e asciutta. Le note si annodano lasciando una scia vibrata ed elastica. Le maglie della tonalità si allargano lentamente, senza sforzo, e la rivoluzione prende forma.

 

La voce di Coltrane è più misurata del solito (o meglio, del futuro prossimo): suona calda e avvolgente ma ancora non si distende completamente in atroci lastre di suono, pur mostrandosi già a suo agio fra tempi velocissimi. Dio solo sa quanto l'esperienza con Miles risulterà fondamentale per le traiettorie della musica di John: "My Favourite Things" esce un anno dopo "Kind of Blue" e ne rimaneggia le idee di fondo in direzione coltraniana, iniettando quindi energia spasmodica e furia esecutiva.

 

"Cannonball" Adderley è più leggero, sbuffa e boccheggia con impareggiabile perizia. Il suo sassofono alto lambisce vertici di lirisimo meravigliosi, durante "So What" ma anche e soprattutto in "Flamenco Sketches".

 

Nominati Wynton Kelly (che al pianoforte colora di blues la lunga "Freddie Freeloader", ma per il resto resta in sordina), Jimmy Cobb (essenziale nel suo puntellato accompagnamento ritmico) e Paul Chambers (al basso), è fondamentale riconoscere a Bill Evans ciò che gli compete.

 

Non è un caso se le note al disco (lucidissime, una dichiarazione di intenti) portano la sua firma: Miles lo conosce da tempo e lo ammira perché "suona il piano come va suonato". Bill mette in mostra un repertorio raffinato e ricco, aiutato dalla conoscenza enciclopedica della musica, intesa sia come tecnica e teoria della composizione che come Storia. La sua abilità smisurata gli consente di destreggiarsi senza fatica rispetto a ogni genere musicale, il suo tocco perlato e delicatissimo rende ancora più preziose le dieci battute circolari di "Blue in Green" (l'introduzione al piano è pensosa ma freschissima), o il blues in 6/8 di "All Blues", dove Davis celebra il suo chiaro senso della forma, la sua libera concezione melodica, il suo suono vellutato.

 

Un cenno particolare voglio dedicarlo al tipo di malinconia che si racchiude nelle cinque scale dal sapore latino di "Flamenco Sketches", perché qui il geniale solismo di Miles Davis si perfeziona in luce pura, in un discorso lirico e misurato, che non spreca una nota. L'intervento finale di Evans è un raggio di sole che apre un varco fra le nubi. Dopo il lungo, straordinario solo di Adderley (per quanto mi riguarda, il momento più alto in assoluto) ecco una breve pausa, e quindi due accordi del piano risuonano nel vuoto, candidi, celestiali. Il silenzio diventa arte, lo spazio sonoro una tela dove dare sfogo alle proprie intuizioni.

 

L'interplay collettivo forse non ha mai saputo materializzare tanta bellezza: ogni musicista è attento a non calpestare i piedi altrui, l'improvvisazione diventa vero e proprio componimento istantaneo e di gruppo, valorizza al meglio l'ascolto reciproco. Uno stato di grazia collettivo si tramuta in simbiosi mentale, la ragione non imprigiona l'istinto, ma lo sublima.

 

Non è che l'inizio, per il jazz modale, ma nessuno in futuro tornerà a volare così in alto.

 

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Questi sono i principali album che hanno contribuito alla mia formazione musicale, è un enorme piacere per me condividerli con tutti voi.

 

1- The dark side of the moon (Pink floyd)

2- Meddle (Pink Floyd)

3- Led Zeppelin IV (Led Zeppelin)

4- In The Court Of The King Crimson (King Crimson)

5- Selling England By The Pound (Genesis)

6- Kind Of Blue (Miles Davis)

7- Sirio 2222 (Il Balletto Di Bronzo)

8- Presence (Led Zeppelin)

9- Storia Di Un Minuto (PFM)

10- Alla Fiera Dell'Est (Angelo Branduardi)

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Bel topic, peccato che ascolti solamente musica di gruppi 'mainstream', magari anche di secondo/terzo piano, ma sempre mainstream .ghgh

Escludendo i mostri sacri (Queen, Scorpions, Guns ecc.), quello che ci va più vicino e che mi viene in mente è 'The Paramour Sessions' dei Papa Roach.

Ma come vedi, sicuramente è tutto fuorché un gruppo di sconosciuti.

Pensandoci bene, mi viene in mente anche 'Give Me The Fear' dei Tokyo Dragons.

Peccato che dopo aver floppato con il secondo album, di loro si siano perse del tutto le tracce.

E via, ci metto anche 'To Record Only Water For Ten Days', project-album personale del grande John Frusciante.

 

PS - gli album 'greatest hits' non valgono vero?? uhuh

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Led Zeppelin IV

Sin dalla sua pubblicazione è risultato essere uno degli album di maggior successo della storia, con oltre 23 milioni di copie vendute nei soli Stati Uniti, dove ha totalizzato 260 settimane in classifica. È stato stimato che nel mondo l'album abbia venduto più di 30 milioni di copie.

(edizione originale in vinile)

 

LATO A

  1. Black Dog - 4:57 - (Page, Plant, Jones)
  2. Rock and Roll - 3:40 - (Page, Plant, Jones, Bonham)
  3. The Battle of Evermore 3 triangles.svg[11] - 5:52 - (Page, Plant)
  4. Stairway to Heaven - 8:03 - (Page, Plant)

 

LATO B

  1. Misty Mountain Hop - 4:38 - (Page, Plant, Jones)
  2. Four Sticks - 4:45 - (Page, Plant)
  3. Going to California - 3:31 - (Page, Plant)
  4. When the Levee Breaks - 7:08 - (Page, Plant, Jones, Bonham, Minnie)

 

Formazione

  • Jimmy Page - chitarra elettrica, chitarra folk, chitarra pedal steel, voce secondaria;
  • Robert Plant - voce principale, armonica a bocca;
  • John Bonham - batteria, timpani, voce secondaria;
  • John Paul Jones - basso, chitarra folk, mandolino, organo, pianoforte, voce secondar

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Io ne dico due, diversissimi tra loro, ma che per me rappresentano una sorta di perfezione incisa su disco:

 

Nick Drake con Pink moon

The clash con London calling

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Light of Day, Day of Darkness è il secondo album in studio del gruppo musicale progressive metal norvegese Green Carnation, pubblicato nel 2001.

 

 

 

Il disco è composto da un'unica traccia della durata di poco superiore ad un'ora, interamente scritta, composta ed arrangiata dal fondatore della band (ed ex bassista degli Emperor) Tchort, il quale ha dedicato la musica a suo figlio nato in quel periodo. Sebbene lo stile si avvicini molto al doom metal, sia in termine di ritmiche che di atmosfere, per la sua complessità e per l'impatto emotivo della composizione, l'album viene spesso annoverato come progressive metal. Per la realizzazione di questo lavoro la formazione norvegese si è avvalsa della collaborazione di diversi musicisti, oltre ad un coro operistico e ad uno composto solo da bambini.

 

https://www.youtube.com/watch?v=LWpwC1p-Ilw

 

 

 

questo è il classico disco che ascolti dall'inizio alla fine senza saltare nemmeno una traccia... anche perchè ce n'è una sola uhuh

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Led Zeppelin IV

Sin dalla sua pubblicazione è risultato essere uno degli album di maggior successo della storia, con oltre 23 milioni di copie vendute nei soli Stati Uniti, dove ha totalizzato 260 settimane in classifica. È stato stimato che nel mondo l'album abbia venduto più di 30 milioni di copie.

(edizione originale in vinile)

 

LATO A

  1. Black Dog - 4:57 - (Page, Plant, Jones)
  2. Rock and Roll - 3:40 - (Page, Plant, Jones, Bonham)
  3. The Battle of Evermore 3 triangles.svg[11] - 5:52 - (Page, Plant)
  4. Stairway to Heaven - 8:03 - (Page, Plant)

 

LATO B

  1. Misty Mountain Hop - 4:38 - (Page, Plant, Jones)
  2. Four Sticks - 4:45 - (Page, Plant)
  3. Going to California - 3:31 - (Page, Plant)
  4. When the Levee Breaks - 7:08 - (Page, Plant, Jones, Bonham, Minnie)

 

Formazione

  • Jimmy Page - chitarra elettrica, chitarra folk, chitarra pedal steel, voce secondaria;
  • Robert Plant - voce principale, armonica a bocca;
  • John Bonham - batteria, timpani, voce secondaria;
  • John Paul Jones - basso, chitarra folk, mandolino, organo, pianoforte, voce secondar

Grandissimo album .sisi

 

Ma qui si parla di "album perfetto" e da zepelliniano innamorato perso dico "The Dark Side Of The Moon" dei Pink Floyd

 

Inarrivabile.

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e ULTRA e SONGS OF FAITH AND DEVOTION me li dimentichi???.... .uffa

E C'hai ragione ma mica c'è li posso mettere tutti sefz

Anche music for the masses è perfetto, loro non fanno testo, adoro anche i loro album remixes sefz

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"We Will Reign" dei Last Internationale

"Primary Colours" degli Horrors

"Hai Paura Del Buio?" degli Afterhours

"Set Your Head On Fire" dei Black Box Revelation

"Coming Up" dei Suede

"Urban Hymns" dei Verve

"K" dei Kuala Shaker

"Surfer Rosa" dei Pixies

"Daydream Nation" dei Sonic Youth

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ce ne sono parecchi, di tutti i generi e stili, dall'impegnato al commerciale, che sono belli (soggettivamente) dall'inizio alla fine

 

Però chiede l'autore del topic non devono essere troppo famosi... o se famosi, devono essere stati sottovalutati ....

 

in ordine sparso , non è una classifica

 

genere syhnt-pop : A SECRET WISH dei PROPAGANDA, sia nella versione originale che in quella extended-mix dell'epoca

famosi per DUEL, che invece è il pezzo meno intrigante del LP, 1985, un synth pop "colto" anche nei testi, progetto ambizioso,

ma ovviamente non poteva vendere troppi dischi in quel periodo

 

genere post-rock : EDEN dei TALK TALK, attenzione, sono famosi, ma nelle loro canzoni pop-rock, EDEN invece non è famoso per niente,

poche vendite, non commerciale, la casa discografica si adirò e li licenziò... è un CD fatto di non-canzoni con ogni tanto qualche cantata....

il resto sono suoni, rumori, una specie di rock progressivo ma diverso dai 70, era il 1988, non ci sono termini per descriverlo,

è emozionante sia per chi lo apprezzerà e per chi non lo apprezzerà, chi lo ascolta verrà colpito nel bene o male

 

genere hardrock-heavy etc : BLACKOUT degli SKORPIONS , famossimi ma in Italia nel 1982 con il cavolo che li sentivi nelle classifiche,

o nelle radio, è uno dei rari esempi che la musica dura o violenta ha anche melodia senza scadere nel melodico, insomma a differenza di molti

metallari, gli Skorpions suonano e non fanno rumore ma musica, cantano e non urlano, l'ascolto va sciolto sciolto un brano dopo l'altro senza cadute

 

genere discoteca anni 90: X dei BELOVED, 1996, famosissimi per "sweet harmony" e altri successi dance, stranamente nel 1996 non vennero

minimamente cagati ne dalle radio, ne nelle discoteche, pur facendo 9 brani orecchiabili, elettronici, pum pum ma non distorto, melodie sensuali sopra tappeti di tastiere e velocità, che scorrono via piacevoli uno dopo l'altro, e in un periodo in cui la musica da discoteca non era il massimo, questo brillava, ma nell'indifferenza di molti......

 

 

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Il 23/7/2014 Alle 10:11, Whitman ha scritto:

- Dark Side of the Moon - Pink Floyd

- The Wall - Pink Floyd

- Animals - Pink Floyd

- Meddle - Pink Floyd

- Transformer - Lou Reed

- Fetus - Battiato

- Pollution - Battiato

- L'era del cinghiale bianco - Battiato

- Patriots - Battiato

- La voce del padrone - Battiato

- Storia di un impiegato - De André

- Rimini - De André

- Non al denaro né all'amore né al cielo - De André

- The Doors

- Ritchie Blackmore's Rainbow

...

 

Va be', lasciamo stare .ghgh

 

Diciamo che se ne dovessi portare uno su un isola deserta porterei... Ma perché dovrei finire su un'isola deserta? Che discorsi :d

Condivido in pieno il tuo elenco ed aggiungerei:

 

Black Sabbath - Uno a caso tra i primi 4 capolavori

 

Iron Maiden - Killers e Powerslave

Il 9/9/2014 Alle 17:14, BeppeFurino ha scritto:

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Led Zeppelin IV

Sin dalla sua pubblicazione è risultato essere uno degli album di maggior successo della storia, con oltre 23 milioni di copie vendute nei soli Stati Uniti, dove ha totalizzato 260 settimane in classifica. È stato stimato che nel mondo l'album abbia venduto più di 30 milioni di copie.

(edizione originale in vinile)

 

LATO A

  1. Black Dog - 4:57 - (Page, Plant, Jones)
  2. Rock and Roll - 3:40 - (Page, Plant, Jones, Bonham)
  3. The Battle of Evermore 3 triangles.svg[11] - 5:52 - (Page, Plant)
  4. Stairway to Heaven - 8:03 - (Page, Plant)

 

 

LATO B

  1. Misty Mountain Hop - 4:38 - (Page, Plant, Jones)
  2. Four Sticks - 4:45 - (Page, Plant)
  3. Going to California - 3:31 - (Page, Plant)
  4. When the Levee Breaks - 7:08 - (Page, Plant, Jones, Bonham, Minnie)

 

 

Formazione

  • Jimmy Page - chitarra elettrica, chitarra folk, chitarra pedal steel, voce secondaria;
  • Robert Plant - voce principale, armonica a bocca;
  • John Bonham - batteria, timpani, voce secondaria;
  • John Paul Jones - basso, chitarra folk, mandolino, organo, pianoforte, voce secondar

 

Indiscutibili i Led Zeppelin ma dell'epoca preferisco i lavori di Black Sabbath e Deep Purple

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un album che mi piace molto è Innuendo dei Queen

l'ultimo con Freddie Mercury in vita (made of heaven sarà postumo) che contiene la meravigliosa title-track omonima, una canzone dalle 1000 sfaccettature che si riallinea idealmente con la Bohemian Rapsody di 15 anni prima

ma anche di "the show must go on", da molti creduta il testamento di Mercury, da ricercarsi invece piuttosto in "these are the days of our lives" sempre in quest'album, una delle ultime, struggenti apparizioni di freddie mercury

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