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Leevancleef

32 anni fa la tragedia dell'Heysel. Onore, rispetto e memoria per i 39 angeli che non dimenticheremo mai!

Post in rilievo

Gli idioti non hanno colore Indio, sono uguali a quelli che inneggiano a Superga......purtroppo la federazione in accordo con le società e i media che sono i principali responsabili anteponendo la faziosità alla professionalità, dovrebbero affrontare seriamente il problema e la questione sportiva. In Italia la cultura sportiva è morta e sepolta, e tutti dovremmo sforzarci di fare qualcosa in tal senso. Perché no anche da questo forum, cominciando noi ad abbassare i toni anche se troppo spesso deliberatamente provocati.

 

Concordo, quando da ragazzo andavo al Comunale più di una volta milanisti ed interisti ci cantavano: Milano spera Superga bianconera...

L'ignoranza impera nel calcio italiano da sempre prima e dopo l'Heysel è sempre stato uno schifo altro che simpatici sfottò come si legge in giro,

 

E i nostri non sono da meno..eh

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bellissimo ricordo poco fa su top planet con ospiti marco sanfelici e nereo ferlat, l'autore del libro "l'ultima curva" e sopravvissuto dell'Heysel

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Avevo quasi 18 anni e stavo preparando la maturità, andammo in tre a studiare a casa di un altro nostro compagno nel pomeriggio e poi ci mettemmo davanti alla tv.

Eravamo felici, convintissimi di vincerla, a gennaio avevamo strabattuto a Torino, sotto la neve, il Liverpool, quel Liverpool campione in carica, avevamo una squadra fenomenale.

Poi arrivarono le prime immagini, il caos, l'incertezza, le prime notizie frammentarie, a un certo punto ricordo benissimo, come fosse oggi, la voce di Bruno Pizzul che mi squarciò l'anima e che, con tono grave e serissimo, annunciò: "ci sono 36 morti" (in quel momento il conteggio delle vittime era ancora provvisorio).

Tutto diventò triste, senza più senso, guardammo la partita con un senso di malinconia, e allo stesso tempo di profonda ingiustizia.

Ma eravamo giovani, ragazzi, e un po' incoscienti, come tanti.

Ricordo che al rigore di Platini accennammo anche ad una timida esultanza.

Alla fine non festeggiai, ma tornando a casa, nel mio paese, vidi altri della mia età e un po' più grandi che esultavano e urlavano per strada, si udiva qualche clacson ma isolato, come il rintoccare funebre di una tragedia assurda.

Ancora adesso, a distanza di anni, mi vergogno ancora un po' di aver anche solo simpatizzato intimamente per quegli altri che avevano l'impudenza di esultare per una vittoria insanguinata.

Ma in fondo mi capisco, e li capisco. Non giustifico, ma capisco.

Per molti non era cinismo, era un meccanismo istintivo di rimozione, era un chiudere gli occhi e non voler vedere, per ribellarsi alla profonda iniquità della nostra storia con quella coppa maledetta.

Solo due anni prima, ad Atene, avevamo perso una finale incredibile contro una squadra che non valeva la metà della nostra.

Fu come se molti non volessero accettare l'ineluttabilità della tragedia che era capitata, la sottrazione di una gioia annunciata, di una festa a lungo assaporata; come se avessero voluto dire a sè stessi: non è possibile, non è successo, non è giusto, noi siamo Campioni d'Europa.

E' quel che il noto psichiatra Bruno Bettelheim ha descritto molto bene nell' "Io diviso": di fronte al male assoluto, alle tragedie insopportabili da vivere e da sostenere, l'essere umano come singolo, e le masse, tendono a rimuovere, a negare, per sopravvivere.

Io non mi giustifico ancora oggi, anzi me ne vergogno un po', ma capisco.

 

Come capisco adesso, a distanza di anni, il comportamento dei giocatori.

Io credo alle parole di Massimo Briaschi nell'intervista di qualche giorno fa. Chi non l'ha vissuta all'epoca non può capire, ma quella sera veramente era tutto fuori controllo, sembrava una guerra, se la partita non si fosse giocata, se non si fosse tenuta quella recita grottesca e inutile ma necessaria, i morti sarebbero stati molti di più.

La polizia belga era uno scandalo di inefficienza, impreparazione e disorganizzazione, lo stadio era assolutamente inadeguato e fatiscente, gli inglesi erano un branco di ubriachi violentissimi e incontrollabili, gli juventini erano impazziti dalla rabbia, si era sull'orlo dell'apocalisse.

E sono portato anche a pensare che sia vero quanto ha detto Briaschi circa il fatto che loro non sapessero esattamente della reale dimensione di ciò che era accaduto, e che il giro di campo finale fosse stato imposto dal Presidente federale Sordillo, come misura di sicurezza per lasciar defluire gli hooligans.

 

Ma ormai, è andata così.

Il tempo è passato, adesso ho 50 anni e ho due figli che ho cresciuto juventini come me, ma da quella sera per me il calcio non è mai stato più la stessa cosa.

Sarebbe bellissimo se a Cardiff i nostri giocatori più rappresentativi, le nostre bandiere, coloro i quali hanno persino il sangue bianco e nero, come Buffon, Marchisio, Chiellini, Bonucci, indossassero sotto la maglia da gioco una maglia con la scritta "+39", da mostrare al mondo in caso di vittoria.

Per non dimenticare. MAI.

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"... Un'ultima preghiera, mia dama, prima della sera.

Un bacio ai fratelli dispersi nel Belgio.

Rimboccali meglio, che non sentano più freddo

sotto il manto delle nostre bandiere"

 

 

Parole struggenti che fanno velare i nostri occhi di lacrime, nel ricordo sempre vivo nella memoria di noi tutti, quelli che la tragedia l'hanno vissuta, quelli che non erano ancora nati (come me) ma che l'hanno vissuta attraverso le immagini che ogni anno vengono riproposte e che l'ha letta nella storia della Juventus.

 

Angeli innocenti, non sarete mai dimenticati... vivrete per sempre nella memoria di noi. +39 per sempre nei nostri cuori.

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Mai, nella storia sportiva, un trofeo è stato così meritato e dovuto. Guai a coloro che si permettono di insinuare dubbi sulla legittimità di quella Coppa. Una Coppa sporca di sangue, si ode da più parti, ed è vero ma quel sangue è sangue "NOSTRO" di nostri compagni di fede calcistica, assassinati senza motivo, da barbari delinquenti con la complicità delle forze dell'ordine e autorità belghe. A tutti gli ex calciatori di quella finale che oggi rinnegano quella vittoria, dico semplicemente che dovrebbero vergognarsi, non per la Juventus, non per i suoi tifosi ma per quegli uomini, ragazzi e bambini che non sono tornati da quel MALEDETTO STADIO. Non c'è differenza tra Superga e Heysell, l'unica differenza che è quella che per tanti conta è che in Belgio sono stati uccisi dei TIFOSI DI UN DIO MINORE.

Sottoscrivo tutto. E credo di poterlo dire in quanto io ero nel settore Z.

In merito ai giocatori cui ti riferisci, sono praticamente solo due: Boniek; ma si dimentica che quando gli fischiarono il rigore esultò, quindi non è vero che lui sapeva e che giocò quella partita per forza. E Tardelli, che però confonde i ricordi anche lui. Come tutti, come Rossi e i pochi che ne tornano a parlare, anche Tardelli dichiarò che al momento di scendere in campo non c'erano notizie precise sulle vittime. Poi cambiò versione successivamente.

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Avevo quasi 18 anni e stavo preparando la maturità, andammo in tre a studiare a casa di un altro nostro compagno nel pomeriggio e poi ci mettemmo davanti alla tv.

Eravamo felici, convintissimi di vincerla, a gennaio avevamo strabattuto a Torino, sotto la neve, il Liverpool, quel Liverpool campione in carica, avevamo una squadra fenomenale.

Poi arrivarono le prime immagini, il caos, l'incertezza, le prime notizie frammentarie, a un certo punto ricordo benissimo, come fosse oggi, la voce di Bruno Pizzul che mi squarciò l'anima e che, con tono grave e serissimo, annunciò: "ci sono 36 morti" (in quel momento il conteggio delle vittime era ancora provvisorio).

Tutto diventò triste, senza più senso, guardammo la partita con un senso di malinconia, e allo stesso tempo di profonda ingiustizia.

Ma eravamo giovani, ragazzi, e un po' incoscienti, come tanti.

Ricordo che al rigore di Platini accennammo anche ad una timida esultanza.

Alla fine non festeggiai, ma tornando a casa, nel mio paese, vidi altri della mia età e un po' più grandi che esultavano e urlavano per strada, si udiva qualche clacson ma isolato, come il rintoccare funebre di una tragedia assurda.

Ancora adesso, a distanza di anni, mi vergogno ancora un po' di aver anche solo simpatizzato intimamente per quegli altri che avevano l'impudenza di esultare per una vittoria insanguinata.

Ma in fondo mi capisco, e li capisco. Non giustifico, ma capisco.

Per molti non era cinismo, era un meccanismo istintivo di rimozione, era un chiudere gli occhi e non voler vedere, per ribellarsi alla profonda iniquità della nostra storia con quella coppa maledetta.

Solo due anni prima, ad Atene, avevamo perso una finale incredibile contro una squadra che non valeva la metà della nostra.

Fu come se molti non volessero accettare l'ineluttabilità della tragedia che era capitata, la sottrazione di una gioia annunciata, di una festa a lungo assaporata; come se avessero voluto dire a sè stessi: non è possibile, non è successo, non è giusto, noi siamo Campioni d'Europa.

E' quel che il noto psichiatra Bruno Bettelheim ha descritto molto bene nell' "Io diviso": di fronte al male assoluto, alle tragedie insopportabili da vivere e da sostenere, l'essere umano come singolo, e le masse, tendono a rimuovere, a negare, per sopravvivere.

Io non mi giustifico ancora oggi, anzi me ne vergogno un po', ma capisco.

 

Come capisco adesso, a distanza di anni, il comportamento dei giocatori.

Io credo alle parole di Massimo Briaschi nell'intervista di qualche giorno fa. Chi non l'ha vissuta all'epoca non può capire, ma quella sera veramente era tutto fuori controllo, sembrava una guerra, se la partita non si fosse giocata, se non si fosse tenuta quella recita grottesca e inutile ma necessaria, i morti sarebbero stati molti di più.

La polizia belga era uno scandalo di inefficienza, impreparazione e disorganizzazione, lo stadio era assolutamente inadeguato e fatiscente, gli inglesi erano un branco di ubriachi violentissimi e incontrollabili, gli juventini erano impazziti dalla rabbia, si era sull'orlo dell'apocalisse.

E sono portato anche a pensare che sia vero quanto ha detto Briaschi circa il fatto che loro non sapessero esattamente della reale dimensione di ciò che era accaduto, e che il giro di campo finale fosse stato imposto dal Presidente federale Sordillo, come misura di sicurezza per lasciar defluire gli hooligans.

 

Ma ormai, è andata così.

Il tempo è passato, adesso ho 50 anni e ho due figli che ho cresciuto juventini come me, ma da quella sera per me il calcio non è mai stato più la stessa cosa.

Sarebbe bellissimo se a Cardiff i nostri giocatori più rappresentativi, le nostre bandiere, coloro i quali hanno persino il sangue bianco e nero, come Buffon, Marchisio, Chiellini, Bonucci, indossassero sotto la maglia da gioco una maglia con la scritta "+39", da mostrare al mondo in caso di vittoria.

Per non dimenticare. MAI.

Solo chi era presente può capire che la gioia fu assolutamente legittima perchè quella coppa fu vinta anche e SOPRATTUTTO per le vittime. Dalla televisione non arrivò nulla di corretto in merito agli incidenti, alle cause, ecc, se non la demagogia esagerata di Bruno Pizzul che almeno ebbe la decenza di sciogliersi un po' nel finale di cronaca. Nessuno si dovrebbe vergognare per avere gioito ed esultato, poichè la gioia non era irrispettosa, bensì si gioiva anche per chi non ha potuto farlo.

Se poi qualcuno vuole vergognarsi, libero di farlo, ma non fa altro che assecondare il gioco delle tifoserie avversarie che denigrano quella coppa.

Nessuno mai ricordò la sportività e il fair play della Juventus che avrebbe potuto semplicemente rifiutarsi di scendere in campo ed "incassare" quella coppa con il 3-0 a tavolino, e andatevi a vedere la registrazione integrale se quello fu un biscotto e come il Liverpool diede il sangue per vincerla.

Ma noi non siamo come i cartonati o come i Galliani di Marsiglia.

Quella coppa vale più della seconda e varrà più di quella che vinceremo eventualmente sabato.

Nessuna nella nostra storia varrà più di quella. La coppa dei Martiri, più ancora che dei giocatori e dei tifosi.

 

P.S. Se pensi che Bonucci abbia il sangue bianconero, che usa 'sto figlio mezzo granata solo per farsi pubblicità su Instagram, sei fuori strada. Post ridicoli come se il bambino di 5 anni fosse capace di scrivere da solo quelle considerazioni sui social.

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+39

Rispetto.

 

La Coppa più importante e pregna di significato, perché rappresenta la memoria, il ricordo eterno dei 39 angeli caduti quella sera.

 

Nessuno mai la tocchi o la nomini solo per riempirsi la bocca.

Assolutamente vero.

Ma chi non c'era fa fatica a capire.

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Solo chi era presente può capire che la gioia fu assolutamente legittima perchè quella coppa fu vinta anche e SOPRATTUTTO per le vittime. Dalla televisione non arrivò nulla di corretto in merito agli incidenti, alle cause, ecc, se non la demagogia esagerata di Bruno Pizzul che almeno ebbe la decenza di sciogliersi un po' nel finale di cronaca. Nessuno si dovrebbe vergognare per avere gioito ed esultato, poichè la gioia non era irrispettosa, bensì si gioiva anche per chi non ha potuto farlo.

Se poi qualcuno vuole vergognarsi, libero di farlo, ma non fa altro che assecondare il gioco delle tifoserie avversarie che denigrano quella coppa.

Nessuno mai ricordò la sportività e il fair play della Juventus che avrebbe potuto semplicemente rifiutarsi di scendere in campo ed "incassare" quella coppa con il 3-0 a tavolino, e andatevi a vedere la registrazione integrale se quello fu un biscotto e come il Liverpool diede il sangue per vincerla.

Ma noi non siamo come i cartonati o come i Galliani di Marsiglia.

Quella coppa vale più della seconda e varrà più di quella che vinceremo eventualmente sabato.

Nessuna nella nostra storia varrà più di quella. La coppa dei Martiri, più ancora che dei giocatori e dei tifosi.

 

P.S. Se pensi che Bonucci abbia il sangue bianconero, che usa 'sto figlio mezzo granata solo per farsi pubblicità su Instagram, sei fuori strada. Post ridicoli come se il bambino di 5 anni fosse capace di scrivere da solo quelle considerazioni sui social.

 

Sicuramente il tuo punto di vista è degno del massimo rispetto, perchè tu eri lì, e io no, quindi certamente ne sai molto di più di molti di noi qui dentro, su ciò che è accaduto allo stadio quella sera maledetta.

Io però continuo a pensare che, con 39 cadaveri ancora caldi, non fosse giusto festeggiare, e parlo non dei giocatori nè dei tifosi allo stadio, attenzione, ma soltanto di chi da casa seguiva la televisione e quindi sapeva perfettamente come stessero le cose.

Ma è solo il mio pensiero, ovviamente.

 

Comunque, vorrei solo precisare che io non rinnego quella coppa, assolutamente. E la rivendico, come nostro trofeo legittimo, che deve rimanere scolpito nel nostro albo d'oro, come la gemma più potente e vivida, per tutti i significati che si porta dietro, e di cui tu hai scritto molto bene.

 

Solo che mi pento un po' di essermi per un attimo disumanizzato, di aver esultato, sia pure per poco.

Forse dovremmo recuperare un po' tutti il senso delle proporzioni, ricordarci che è veramente solo un gioco, e che di fronte a stragi come queste una partita di calcio non ha più alcun senso.

Scusami, ribadisco il mio massimo rispetto per te che eri lì, ma non ci riesco proprio a immaginare che quella sera si potesse esultare anche per chi non aveva potuto farlo.

Se chi non aveva potuto farlo avesse potuto tornare indietro, il suo unico pensiero sarebbe stato quello di sopravvivere, di non crepare schiacciato lì dentro, non credo proprio quello di festeggiare una vittoria della Juve.

 

Ma non dividiamoci troppo su questo.

Serbiamo la memoria di ciò che è accaduto come un valore profondo.

Mi ha fatto molto piacere per esempio il tweet del Torino che ha commemorato l'Heysel.

E' questo lo spirito che vorrei vedere nel calcio italiano del futuro.

Chissà se è solo un sogno.

Con amicizia

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Sicuramente il tuo punto di vista è degno del massimo rispetto, perchè tu eri lì, e io no, quindi certamente ne sai molto di più di molti di noi qui dentro, su ciò che è accaduto allo stadio quella sera maledetta.

Io però continuo a pensare che, con 39 cadaveri ancora caldi, non fosse giusto festeggiare, e parlo non dei giocatori nè dei tifosi allo stadio, attenzione, ma soltanto di chi da casa seguiva la televisione e quindi sapeva perfettamente come stessero le cose.

Ma è solo il mio pensiero, ovviamente.

 

Comunque, vorrei solo precisare che io non rinnego quella coppa, assolutamente. E la rivendico, come nostro trofeo legittimo, che deve rimanere scolpito nel nostro albo d'oro, come la gemma più potente e vivida, per tutti i significati che si porta dietro, e di cui tu hai scritto molto bene.

 

Solo che mi pento un po' di essermi per un attimo disumanizzato, di aver esultato, sia pure per poco.

Forse dovremmo recuperare un po' tutti il senso delle proporzioni, ricordarci che è veramente solo un gioco, e che di fronte a stragi come queste una partita di calcio non ha più alcun senso.

Scusami, ribadisco il mio massimo rispetto per te che eri lì, ma non ci riesco proprio a immaginare che quella sera si potesse esultare anche per chi non aveva potuto farlo.

Se chi non aveva potuto farlo avesse potuto tornare indietro, il suo unico pensiero sarebbe stato quello di sopravvivere, di non crepare schiacciato lì dentro, non credo proprio quello di festeggiare una vittoria della Juve.

 

Ma non dividiamoci troppo su questo.

Serbiamo la memoria di ciò che è accaduto come un valore profondo.

Mi ha fatto molto piacere per esempio il tweet del Torino che ha commemorato l'Heysel.

E' questo lo spirito che vorrei vedere nel calcio italiano del futuro.

Chissà se è solo un sogno.

Con amicizia

Nessuno sapeva delle vittime. Non certo i giocatori, non certo la tribuna stampa. Le vittime non vennero nemmeno portate nell'ambulatorio medico, ma lasciate a terra nello spazio dietro all'ingresso carraio fra tribuna e settore Z, dove adesso c'è la targa. Alcune rimasero sui gradoni, ci sono le foto di Salvatore Giglio a dimostrarlo.

Delle vittime dicevamo "noi" (coloro entrati in campo, e dopo averlo attraversato entrando in curva sud, qualcuno in tribuna) e nessuno ci credeva, nessuno aveva capito nulla. Di vittime parla Pizzul a partita iniziata da molto tempo.

Per quanto riguarda i giocatori, non parliamo poi che venivano tenuti "blindati" dal Trap nello spogliatoio per mantenere la concentrazione, con Boniperti che era più carico di come era a Bilbao 8 anni prima.

Poi è chiaro che gli anni confondono i ricordi anche per i giocatori.

Dalla TV si capì che le potenziali vittime erano state causate da "tafferugli", mentre passavano le immagini del tentativo di invasione da parte della curva sud. Chi era a casa non capì niente fino alla cronaca dei TG a tarda notte e dei quotidiani il giorno successivo.

 

Sapere o non sapere era comunque di secondaria importanza. Alla fine di una battaglia vinta a prezzo di sangue, i nostri soldati di cento anni fa esultavano sventolando il tricolore nonostante i loro compagni caduti, non piangevano tutti come bambini e femminucce dicendo: "cari invasori, siamo troppo tristi per i nostri compagni, prendetevi pure il territorio..."

Gioia e dolore possono convivere; l'uno non esclude l'altra. Nella notte di 32 anni fa furono complementari.

 

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Sempre con noi!!! Un ricordo speciale per Andrea Casula, bambino di soli 11 anni :sad:

Ne aveva 10, per la precisione.

 

#CELAMERITIAMO

 

 

 

Riposate in pace. Non c'è altro da aggiungere.

 

#CELAMERITIAMO

 

 

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