#VSCafe ~ Lo Spazio Tattico di VS ~ LE 5 CATEGORIE DI ALLENATORI E I DETTAGLI DELLA SVOLTA DATA DA SPALLETTI IN SOLI 3 MESI (vedi i 2 post in rilievo)
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jouvans, in Juventus forum
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1° NOVEMBRE - 1°FEBBRAIO: TUTTI GLI STEP CON CUI SPALLETTI HA RIBALTATO LA JUVE IN SOLI 3 MESI
Dovevo una risposta all'amico @Karma Cop su quali siano stati gli step che in circa 3 mesi hanno portato la Juve a diventare "la Juve di Spalletti". Non è affatto un discorso banale, perchè è chiaro che un simile cambiamento tattico, tecnico, di convinzione, di scelte, ecc.. non avviene agendo solo su un fattore e non avviene dal giorno alla notte, ma soprattutto non avviene senza un certo lavoro e una certa consapevolezza o capacità in quel che si sta facendo. Per chiarezza e leggibilità andrò per punti, soffermandomi sulle 3 macro-chiavi della questione e cioè: giocatori, tattica e mentalità
GIOCATORI: 1) come testimoniato dagli stessi calciatori: "adesso ognuno si sente a suo agio nel campo". Questo è stato secondo me il primo step, su cui anche Spalletti nelle primissime interviste in autunno insisteva molto e cioè il fatto che prima di cambiare gerarchie, modulo o altro, lui voleva "conoscere questi giocatori e capire cosa e in che modo me lo possono dare". Dunque, il primo step di Spalletti è stato di capire qualità, potenzialità, limiti, collocazione ideale, ecc.. dei singoli, il che è una regola aurea spesso emersa qui nel cafe, quando si notava Tudor mettere la gente fuori ruolo. La prima cosa, infatti, è mettere i giocatori nel loro ruolo, non inventarti ruoli immaginari per far combaciare il calciatore al tuo schema e soprattutto un mister, di base, deve innanzitutto fare il meglio con quello che ha.
Quest'ultima frase è il motto di qualunque mister. Giochista, non giochista, a 3 o a 4: fare con quelli che hai, tirandone fuori il meglio. Vale dai ragazzini fino alla serie A. Funziona così e deve funzionare così. Spalletti lo ha fatto.
2) appurato questo, ha appunto iniziato a non snaturare più nessuno; dunque non abbiamo più visto David nel ruolo di Chico (come avvenuto contro il Dortmund), o Openda fare il quinto (come avvenuto a Verona), o Kalulu fare stabilmente il tuttafascia... No. Kalulu o fa il braccetto o fa il terzino. In mancanza di quinti non si è inventato nulla di nuovo, si è messa altra gente a fare altro, per cui i centrali fanno i centrali, i centrocampisti fanno i centrocampisti e così via.
3) capito cosa ti potevano dare i giocatori e messili nei loro ruoli, è iniziato "l'andare ad acchiappare" spallettiano e cioè: ok Kalulu, ora che ho capito chi sei, dove giochi e cosa mi puoi dare, che ne dici di buttarti anche dentro che la gamba per farlo ce l'hai? E Loca.. tu che ai tempi del Sassuolo eri un giocatore evoluto e di prospettiva, ma poi sei diventato quasi un difensore aggiunto, che ne dici se ti faccio muovere più svelto la squadra intorno, così tu sfrutti il tuo senso tattico per dare equilibrio senza abbassarti troppo e andando ad acchiappare il key-pass visto che ora hai quei mezzi spazi dove mettere quel tipo di palla? E tu Thuram.. che hai gamba, colpo di testa e fisico, che ne dici di cominciare ad andare anche ad attaccare l'area avversaria per darci un'alternativa, centrimenti e riempimento dentro l'area di rigore? Ecc.. ecc.. e così via con tutti i calciatori.
4) così facendo, in sintesi, ha messo calciatori che ora conosce a fare cose che loro conoscono, ma sempre dandogli quel centimetro in più da fare, quello step in più da compiere ("Bremer mi deve inziare a salire con la palla".. "Adzic deve capire come e dove fare quella giocata che ha nelle sue corde", ecc). Senza uscire dalle loro caratteristiche, ruolo o comfort zone, ma ampliando le conoscenze e le attitudini che lui ha visto in ciascuno di loro e che in quel loro spicchio di campo potevano e possono essere ampliate (o acchiappate -cit.) da ciascuno di loro
TATTICA:
1) ha cominciato senza stravolgere l'assetto che aveva ereditato, ma inserendo concetti come il mezzo spazio, il dai e vai, il giocare con pochi tocchi, ecc.. non avendo questa squadra ormai nemmeno più le basi di certe cose (questo lo notiamo adesso quando tutti diciamo: "incredibile, io neanche credevo che potessimo fare certe giocate e/o giocare così" -multicit). In realtà non è che oggi "diamo spettacolo". Semplicemente abbiamo inserito e metabolizzato quelle basi di cui qui nel cafe abbiamo parlato trilioni di volte (giocare al massimo a 2 tocchi, il dai e vai, il "palla avanti - palla dietro - palla dentro, ecc..) che, come detto spesso: "saranno anche robe basilari, ma in una partita ti aprono il campo se fatte a dovere" e con Spalletti lo stiamo vedendo e queste basi sono state, sia per logica che cronologicamente, il primo passo in questa direzione della nostra evoluzione tattica
2) il secondo passo, mancando i quinti e non essendo neanche corazzatissimi nel reparto terzini, è stato quello di creare un modulo ibrido, che esaltasse chi avevamo in squadra e non chi non c'era (ad esempio i famigerati quinti). E dunque un assetto che, per sopperire a questa assenza, a volte si sistema a 3 e altre a 4, giocatori (tolto quel matto di McKennie che fa la qualunque) che anche quando switchano, lo fanno comunque in zone vicine alle loro conoscenze e alla loro comfort zone, acchiappando via via qualcosina in più "day by day"
3) sistemate le basi e impiantato il modulo ibrido, ecco che si è lavorato sui movimenti. Come detto, dapprima i mezzi spazi e poi le sovrapposizioni interne, che sono parenti dei mezzi spazi. Tutto per gradi. Poi sono arrivati i famosi elementi posizionali del caos organizzato visti contro Roma e Bologna, per cui la squadra dà pochi riferimenti all'avversario ma sostanzialmente, nelle rotazioni, copre sempre tutte le posizioni base e in particolare le 5 offensive, a costo di mettere, come contro il Parma, Kalulu in posizione 4 venendo da dietro e incasinando la retroguardia di Cuesta
4) mancava l'ultimo tassello e cioè la profondità, per allungare gli avversari e aumentare la pericolosità. Profondità che è comunque figlia del dai e vai, dell'attacco allo spazio, del movimento senza palla, delle rotazioni ben fatte, ecc.. e che dunque è arrivata in queste recenti partite come ultimo step dei progressi tattici fatti dal mister su questa squadra
5) tutto quanto detto in questi 4 punti è possibile solo avendo una squadra corta, aggressiva, che copre bene il campo, che ha distanze corrette e che soprattutto fa bene il movimento a soffietto di squadra, l'elastico difensivo e le immancabili preventive. Infatti quando, come a Monaco, queste cose vengono un po' a mancare e diventiamo lunghi, allora non siamo più quelli di sempre. Lo si nota subito. Per questo Spalletti, giustamente, ci lavora tanto. I primi 4 punti sono quelli che ti fanno divertire e fare gol, ma questo punto 5 è quello che rende possibile fare i primi 4 punti, sennò non saremmo offensivi, saremmo solo lunghi e sovente esposti alle famose "voragini"
MENTALITA'
1) quanto detto all'ultimo punto precedente, non può essere scollegato da una certa mentalità di squadra. Fare noi la partita, stare più alti, aggressivi e dunque corti, in preventiva, ecc.. se tutto questo avviene è perchè la mentalità è quella di giocare sempre per vincere, per avere tu il pallino, per fare uno o anche diversi gol in più del tuo avversario e i 5 punti esaminati nella parte tattica nascono proprio per ottemperare e rendere concreta/fattuale (e non più solo un semplice "desiderata") questa mentalità offensiva
2) chiaro che questo atteggiamento non può prescindere da singoli convinti di poter fare certe cose e dunque la mentalità è stata innestata in maniera duplice. Per la squadra, quella del: organizziamoci tatticamente, così poi dominiamo davvero la partita stando aggressivi e corti, ma per farlo, serve anche la testa del giocatore che si sente in fiducia, che rema dalla stessa parte, ecc.. tutto ciò è fondamentale e, in questo senso, sia coi singoli che col gruppo, appare chiaro, come si vede sul campo e dalle dichiarazioni, che Spalletti ha fattto breccia
3) proprio dalle dichiarazioni dei calciatori, si capisce come il messaggio generale di Spalletti di giocare più offensivi e il messaggio più dettagliato di fare tutte quelle cose che la tattica richiede per realizzare concretamente questo desiderio di dominio della gara, stanno funzionando perchè i ragazzi (e lo dicono apertamente) si divertono a fare quello che fanno, credono in quello che fanno, vedono tangibilmente sul campo, nelle prestazioni e nei risultati, che la cosa li diverte e funziona e dunque eccoli entusiasti a dire: "mai giocato così bene da quando siamo alla Juve" (cit. Bremer e McKennie ieri). Ed è così. Da mentalità si genera mentalità. Il mister dice al calciatore: "acchiappa questo che lo puoi fare".. alla squadra: "facciamo così che poi dominiamo le partite e ci divertiamo" e infine si mette tutto questo in pratica con le strategie e gli escamotage tattici, tutti step atti a fregare l'avversario e a valorizzare i tuoi, come detto nei punti precedenti
CONCLUSIONI:
In sostanza Spalletti è partito dalla conoscenza del gruppo e dei singoli. Poi, senza snaturarli, gli ha re-insegnato certe basi di gioco che si erano perse. A quel punto, un po' come a scuola, ha via via aggiunto cose sempre più evolute. Il tutto nell'ottica di una mentalità nuova, dove il singolo "deve acchiappiare" cose nuove e dove la squadra deve dominare le partite. Per questo, fatta questa grande scavalattura concettuale, c'è poi stato il lavoro di campo, la tattica, l'allenamento, ecc.. che sono gli elementi fattuali e di lavoro quotidiano che rendono possibile tradurre poi concretamente tale mentalità nei 90 minuti sul campo
Messo in rilievo da
jouvans
Dovevo una risposta all'amico @Karma Cop su quali siano stati gli step che in circa 3 mesi hanno portato la Juve a diventare "la Juve di Spalletti". Non è affatto un discorso banale, perchè è chiaro che un simile cambiamento tattico, tecnico, di convinzione, di scelte, ecc.. non avviene agendo solo su un fattore e non avviene dal giorno alla notte, ma soprattutto non avviene senza un certo lavoro e una certa consapevolezza o capacità in quel che si sta facendo. Per chiarezza e leggibilità andrò per punti, soffermandomi sulle 3 macro-chiavi della questione e cioè: giocatori, tattica e mentalità
GIOCATORI: 1) come testimoniato dagli stessi calciatori: "adesso ognuno si sente a suo agio nel campo". Questo è stato secondo me il primo step, su cui anche Spalletti nelle primissime interviste in autunno insisteva molto e cioè il fatto che prima di cambiare gerarchie, modulo o altro, lui voleva "conoscere questi giocatori e capire cosa e in che modo me lo possono dare". Dunque, il primo step di Spalletti è stato di capire qualità, potenzialità, limiti, collocazione ideale, ecc.. dei singoli, il che è una regola aurea spesso emersa qui nel cafe, quando si notava Tudor mettere la gente fuori ruolo. La prima cosa, infatti, è mettere i giocatori nel loro ruolo, non inventarti ruoli immaginari per far combaciare il calciatore al tuo schema e soprattutto un mister, di base, deve innanzitutto fare il meglio con quello che ha.
Quest'ultima frase è il motto di qualunque mister. Giochista, non giochista, a 3 o a 4: fare con quelli che hai, tirandone fuori il meglio. Vale dai ragazzini fino alla serie A. Funziona così e deve funzionare così. Spalletti lo ha fatto.
2) appurato questo, ha appunto iniziato a non snaturare più nessuno; dunque non abbiamo più visto David nel ruolo di Chico (come avvenuto contro il Dortmund), o Openda fare il quinto (come avvenuto a Verona), o Kalulu fare stabilmente il tuttafascia... No. Kalulu o fa il braccetto o fa il terzino. In mancanza di quinti non si è inventato nulla di nuovo, si è messa altra gente a fare altro, per cui i centrali fanno i centrali, i centrocampisti fanno i centrocampisti e così via.
3) capito cosa ti potevano dare i giocatori e messili nei loro ruoli, è iniziato "l'andare ad acchiappare" spallettiano e cioè: ok Kalulu, ora che ho capito chi sei, dove giochi e cosa mi puoi dare, che ne dici di buttarti anche dentro che la gamba per farlo ce l'hai? E Loca.. tu che ai tempi del Sassuolo eri un giocatore evoluto e di prospettiva, ma poi sei diventato quasi un difensore aggiunto, che ne dici se ti faccio muovere più svelto la squadra intorno, così tu sfrutti il tuo senso tattico per dare equilibrio senza abbassarti troppo e andando ad acchiappare il key-pass visto che ora hai quei mezzi spazi dove mettere quel tipo di palla? E tu Thuram.. che hai gamba, colpo di testa e fisico, che ne dici di cominciare ad andare anche ad attaccare l'area avversaria per darci un'alternativa, centrimenti e riempimento dentro l'area di rigore? Ecc.. ecc.. e così via con tutti i calciatori.
4) così facendo, in sintesi, ha messo calciatori che ora conosce a fare cose che loro conoscono, ma sempre dandogli quel centimetro in più da fare, quello step in più da compiere ("Bremer mi deve inziare a salire con la palla".. "Adzic deve capire come e dove fare quella giocata che ha nelle sue corde", ecc). Senza uscire dalle loro caratteristiche, ruolo o comfort zone, ma ampliando le conoscenze e le attitudini che lui ha visto in ciascuno di loro e che in quel loro spicchio di campo potevano e possono essere ampliate (o acchiappate -cit.) da ciascuno di loro
TATTICA:
1) ha cominciato senza stravolgere l'assetto che aveva ereditato, ma inserendo concetti come il mezzo spazio, il dai e vai, il giocare con pochi tocchi, ecc.. non avendo questa squadra ormai nemmeno più le basi di certe cose (questo lo notiamo adesso quando tutti diciamo: "incredibile, io neanche credevo che potessimo fare certe giocate e/o giocare così" -multicit). In realtà non è che oggi "diamo spettacolo". Semplicemente abbiamo inserito e metabolizzato quelle basi di cui qui nel cafe abbiamo parlato trilioni di volte (giocare al massimo a 2 tocchi, il dai e vai, il "palla avanti - palla dietro - palla dentro, ecc..) che, come detto spesso: "saranno anche robe basilari, ma in una partita ti aprono il campo se fatte a dovere" e con Spalletti lo stiamo vedendo e queste basi sono state, sia per logica che cronologicamente, il primo passo in questa direzione della nostra evoluzione tattica
2) il secondo passo, mancando i quinti e non essendo neanche corazzatissimi nel reparto terzini, è stato quello di creare un modulo ibrido, che esaltasse chi avevamo in squadra e non chi non c'era (ad esempio i famigerati quinti). E dunque un assetto che, per sopperire a questa assenza, a volte si sistema a 3 e altre a 4, giocatori (tolto quel matto di McKennie che fa la qualunque) che anche quando switchano, lo fanno comunque in zone vicine alle loro conoscenze e alla loro comfort zone, acchiappando via via qualcosina in più "day by day"
3) sistemate le basi e impiantato il modulo ibrido, ecco che si è lavorato sui movimenti. Come detto, dapprima i mezzi spazi e poi le sovrapposizioni interne, che sono parenti dei mezzi spazi. Tutto per gradi. Poi sono arrivati i famosi elementi posizionali del caos organizzato visti contro Roma e Bologna, per cui la squadra dà pochi riferimenti all'avversario ma sostanzialmente, nelle rotazioni, copre sempre tutte le posizioni base e in particolare le 5 offensive, a costo di mettere, come contro il Parma, Kalulu in posizione 4 venendo da dietro e incasinando la retroguardia di Cuesta
4) mancava l'ultimo tassello e cioè la profondità, per allungare gli avversari e aumentare la pericolosità. Profondità che è comunque figlia del dai e vai, dell'attacco allo spazio, del movimento senza palla, delle rotazioni ben fatte, ecc.. e che dunque è arrivata in queste recenti partite come ultimo step dei progressi tattici fatti dal mister su questa squadra
5) tutto quanto detto in questi 4 punti è possibile solo avendo una squadra corta, aggressiva, che copre bene il campo, che ha distanze corrette e che soprattutto fa bene il movimento a soffietto di squadra, l'elastico difensivo e le immancabili preventive. Infatti quando, come a Monaco, queste cose vengono un po' a mancare e diventiamo lunghi, allora non siamo più quelli di sempre. Lo si nota subito. Per questo Spalletti, giustamente, ci lavora tanto. I primi 4 punti sono quelli che ti fanno divertire e fare gol, ma questo punto 5 è quello che rende possibile fare i primi 4 punti, sennò non saremmo offensivi, saremmo solo lunghi e sovente esposti alle famose "voragini"
MENTALITA'
1) quanto detto all'ultimo punto precedente, non può essere scollegato da una certa mentalità di squadra. Fare noi la partita, stare più alti, aggressivi e dunque corti, in preventiva, ecc.. se tutto questo avviene è perchè la mentalità è quella di giocare sempre per vincere, per avere tu il pallino, per fare uno o anche diversi gol in più del tuo avversario e i 5 punti esaminati nella parte tattica nascono proprio per ottemperare e rendere concreta/fattuale (e non più solo un semplice "desiderata") questa mentalità offensiva
2) chiaro che questo atteggiamento non può prescindere da singoli convinti di poter fare certe cose e dunque la mentalità è stata innestata in maniera duplice. Per la squadra, quella del: organizziamoci tatticamente, così poi dominiamo davvero la partita stando aggressivi e corti, ma per farlo, serve anche la testa del giocatore che si sente in fiducia, che rema dalla stessa parte, ecc.. tutto ciò è fondamentale e, in questo senso, sia coi singoli che col gruppo, appare chiaro, come si vede sul campo e dalle dichiarazioni, che Spalletti ha fattto breccia
3) proprio dalle dichiarazioni dei calciatori, si capisce come il messaggio generale di Spalletti di giocare più offensivi e il messaggio più dettagliato di fare tutte quelle cose che la tattica richiede per realizzare concretamente questo desiderio di dominio della gara, stanno funzionando perchè i ragazzi (e lo dicono apertamente) si divertono a fare quello che fanno, credono in quello che fanno, vedono tangibilmente sul campo, nelle prestazioni e nei risultati, che la cosa li diverte e funziona e dunque eccoli entusiasti a dire: "mai giocato così bene da quando siamo alla Juve" (cit. Bremer e McKennie ieri). Ed è così. Da mentalità si genera mentalità. Il mister dice al calciatore: "acchiappa questo che lo puoi fare".. alla squadra: "facciamo così che poi dominiamo le partite e ci divertiamo" e infine si mette tutto questo in pratica con le strategie e gli escamotage tattici, tutti step atti a fregare l'avversario e a valorizzare i tuoi, come detto nei punti precedenti
CONCLUSIONI:
In sostanza Spalletti è partito dalla conoscenza del gruppo e dei singoli. Poi, senza snaturarli, gli ha re-insegnato certe basi di gioco che si erano perse. A quel punto, un po' come a scuola, ha via via aggiunto cose sempre più evolute. Il tutto nell'ottica di una mentalità nuova, dove il singolo "deve acchiappiare" cose nuove e dove la squadra deve dominare le partite. Per questo, fatta questa grande scavalattura concettuale, c'è poi stato il lavoro di campo, la tattica, l'allenamento, ecc.. che sono gli elementi fattuali e di lavoro quotidiano che rendono possibile tradurre poi concretamente tale mentalità nei 90 minuti sul campo
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NEL CALCIO CI SONO LE CATEGORIE (CIT.) - VEDIAMOLE ASSIEME PARLANDO DI ALLENATORI
Parto da questi tre spunti che ho citato qui sopra, per dare la risposta che mi viene chiesta e per dire che sì, esistono le categorie (ma non solo di "bravura o competenza" ma anche "filosofiche"). Io qui conterò, banalmente e sinteticamente, 5 categorie (anche se sarebbero molte di più e anche se generalizzare è sempre sbagliato, ma tant'è..).. dunque:
CATEGORIA 1 - QUELLI SCARSAMENTE COMPETENTI
Esiste la categoria di quelli che avranno anche il patentino, ma che effettivamente sbagliano anche a mettere l'acca (cit saturnz70), perchè sono di basso o bassissimo livello. Ad esempio Ferrara o Tacchinardi che infatti han durato ben poco in panchina e ora fanno tutt'altro...
CATEGORIA 2 - BRAVINI MA LIMITATI
Sono quelli anche "bravi", ma che sanno fare solo ed esclusivamente una cosa e un solo tipo di calcio e che, come gli si inceppa quella cosa, vanno in crash totale, come ad esempio Del Neri o Tudor. Se Del Neri non ha un 4-4-2 sacchiano ad hoc a disposzione o se Tudor non ha un costruttore nei 3 dietro, due mediani "bestia" e due tir come quinti, ecco che diventano due mister monotematici, che adattano la gente allo schema e non viceversa (orrore) e che fanno solo danni. Mentre, se messi nelle condizioni ideali, hanno dimostrato nella loro storia di poter proporrre anche un buon calcio. Ma solo quel calcio e solo quello sanno fare. CATEGORIA 3 - I MESTIERANTI sono allenatori che paiono quasi piccoli artigiani. Non hanno la pretesa di innovare il calcio, di portare "alcuna genialata o clamorosa riconoscibilità" nel loro gioco e si adattano per schemi, uomini e atteggiamento a quel che hanno a disposizione. Non è una categoria negativa, anzi. E' semplicemente gente che fa il meglio con quel che ha, senza mega concetti o mega pretese e arrangiandosi con quel di cui dispongono. Non gli cambia filosoficamente stare bassi o stare alti, stare a 3 o stare a 4, ecc.. loro sono pragmatici, spesso costretti ad arrangiarsi poichè non in grandissime squadre, ma un modo per far quadrare le cose lo trovano sempre e (spesso) anche bene. Fra questi l'esponente DOC è certamente Ranieri e, di lì a scendere più verso il basso, penso al mister attuale dell'Udinese o al sempreverde Davide Nicola, ecc..
CATEGORIA 4 - I TOP SCHIERATI PERO' SUL "LATO OSCURO DELLA FORZA" (cit. Guerre Stellari ) Sono allenatori capacissimi e potenzialmente (o effettivamente!) da top clubs. Saprebbero tranquillamente fare e proporre cose anche più evolute ma per scelta filosofica, pigrizia, calcolo o altro, hanno deciso di "prendere la via facile". L'esempio tipico è Allegri che è/sarebbe capacissimo di proporre un certo calcio (guardatevi Manchester-Juventus 0-1 dell'ottobre 2018.. e ditemi se la sua non sembra la miglior Juve del miglior Spalletti e per di più con anche i campioni in squadra.. per non parlare del 3-0 al Barcellona..) ma poi scelgono di essere più conservativi, per una sorta di cinismo calcistico o di loro tornaconto strategico. Fra questi appunto Allegri, ma in parte anche lo stesso Antonio Conte CATEGORIA 5 - I COSIDDETTI GIOCHISTI sono alleantori che credono che grazie al gioco, a determinate meccaniche tattiche e ad un atteggiamento più offensivo, si possano raggiungere maggiori risultati ed eventualmente anche esaltare il singolo o quanto meno "tamponare col gioco" i limiti dei singoli meno dotati. Tendono a dare una forte e visibile impronta di squadra e di atteggiamento all'11 che va in campo. Il contro è che sono scelte rischiose e che non sempre vengono seguite dal gruppo o dai risultati (Thiago Motta o De Zerbi ad esempio), ma che, quando invece funzionano, ci fanno amare questo sport (Spalletti, Guardiola, Luis Enrique).
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jouvans
Esiste la categoria di quelli che avranno anche il patentino, ma che effettivamente sbagliano anche a mettere l'acca (cit saturnz70), perchè sono di basso o bassissimo livello. Ad esempio Ferrara o Tacchinardi che infatti han durato ben poco in panchina e ora fanno tutt'altro...
CATEGORIA 2 - BRAVINI MA LIMITATI
Sono quelli anche "bravi", ma che sanno fare solo ed esclusivamente una cosa e un solo tipo di calcio e che, come gli si inceppa quella cosa, vanno in crash totale, come ad esempio Del Neri o Tudor. Se Del Neri non ha un 4-4-2 sacchiano ad hoc a disposzione o se Tudor non ha un costruttore nei 3 dietro, due mediani "bestia" e due tir come quinti, ecco che diventano due mister monotematici, che adattano la gente allo schema e non viceversa (orrore) e che fanno solo danni. Mentre, se messi nelle condizioni ideali, hanno dimostrato nella loro storia di poter proporrre anche un buon calcio. Ma solo quel calcio e solo quello sanno fare. CATEGORIA 3 - I MESTIERANTI sono allenatori che paiono quasi piccoli artigiani. Non hanno la pretesa di innovare il calcio, di portare "alcuna genialata o clamorosa riconoscibilità" nel loro gioco e si adattano per schemi, uomini e atteggiamento a quel che hanno a disposizione. Non è una categoria negativa, anzi. E' semplicemente gente che fa il meglio con quel che ha, senza mega concetti o mega pretese e arrangiandosi con quel di cui dispongono. Non gli cambia filosoficamente stare bassi o stare alti, stare a 3 o stare a 4, ecc.. loro sono pragmatici, spesso costretti ad arrangiarsi poichè non in grandissime squadre, ma un modo per far quadrare le cose lo trovano sempre e (spesso) anche bene. Fra questi l'esponente DOC è certamente Ranieri e, di lì a scendere più verso il basso, penso al mister attuale dell'Udinese o al sempreverde Davide Nicola, ecc..
CATEGORIA 4 - I TOP SCHIERATI PERO' SUL "LATO OSCURO DELLA FORZA" (cit. Guerre Stellari ) Sono allenatori capacissimi e potenzialmente (o effettivamente!) da top clubs. Saprebbero tranquillamente fare e proporre cose anche più evolute ma per scelta filosofica, pigrizia, calcolo o altro, hanno deciso di "prendere la via facile". L'esempio tipico è Allegri che è/sarebbe capacissimo di proporre un certo calcio (guardatevi Manchester-Juventus 0-1 dell'ottobre 2018.. e ditemi se la sua non sembra la miglior Juve del miglior Spalletti e per di più con anche i campioni in squadra.. per non parlare del 3-0 al Barcellona..) ma poi scelgono di essere più conservativi, per una sorta di cinismo calcistico o di loro tornaconto strategico. Fra questi appunto Allegri, ma in parte anche lo stesso Antonio Conte CATEGORIA 5 - I COSIDDETTI GIOCHISTI sono alleantori che credono che grazie al gioco, a determinate meccaniche tattiche e ad un atteggiamento più offensivo, si possano raggiungere maggiori risultati ed eventualmente anche esaltare il singolo o quanto meno "tamponare col gioco" i limiti dei singoli meno dotati. Tendono a dare una forte e visibile impronta di squadra e di atteggiamento all'11 che va in campo. Il contro è che sono scelte rischiose e che non sempre vengono seguite dal gruppo o dai risultati (Thiago Motta o De Zerbi ad esempio), ma che, quando invece funzionano, ci fanno amare questo sport (Spalletti, Guardiola, Luis Enrique).
