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Mormegil

Guerra di Siria e situazione mediorientale: news e commenti

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46 minuti fa, OaOx ha scritto:

Sembra che sia stato trovato un accordo, 5 giorni di tregua, nel mentre i Curdi devono sparire dalla zona.
Sembra veramente una farsa, tutti d'accordo sin dall'inizio a discapito dei Curdi...ora ci penseranno Assad e Putin a farli sparire.

Ridicoli...

Un po' come se churchill avesse detto "si abbiamo trovato un accordo con hitler, 5 giorni di cessate il fuoco se gli consegnamo tutti gli ebrei e mezza europa continentale"

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Il 16/10/2019 Alle 09:06, sol invictus ha scritto:

Premessa nr 1

Non ho nulla (né voglio avere) a che fare con Il Manifesto.

Ho idee diametralmente opposte a quelle che veicola il Manifesto.

Quando devo leggere il Manifesto lo faccio con addosso una tuta NBC a protezione totale. E poi mi faccio decontaminare. sefz

 

Premessa nr 2

Odio avere ragione quando non mi piacciono le cose che dico. E odio ammettere che altri abbiano ragione quando dicono cose che a me non piacciono sefz sefz

 

Premesso (doverosamente sefz ) tutto ciò quoto un fondo di Alberto Negri apparso oggi sul Manifesto, che praticamente conferma quanto da me scritto nel mio post di ieri in cui (tristemente) recitavo il requiem per l'Occidente e per la fine sostanziale di un'epoca di relazioni strategiche transatlantica, provocata dalla politica demenziale del cialtrone biondo di Washington che ha spianato la strada al mugiko botulinizzato di Mosca.

 

Non condivido esattamente al 100% ciò che scrive Negri ma la gran parte si. E questa cosa mi fa incazzare come una bestia.

Pessimo il mondo in cui in atlantista convinto come il sottoscritto deve dare ragione alle conclusioni del Manifesto tse

 

Buona lettura. bah

 

 

 

Lettura interessante! Vorrei indicare una cosa: il fatto che tutto stia andando esattamente secondo un libro che ha avuto influenza negli alti ambienti politici-militari russi, "Foundations of Geopolitics". Ovviamente non l'ho scoperto io sefz ma è un qualcosa che molti esperti hanno notato, tra cui alcuni punti specifici, riprendo direttamente dall'inglese quali sono gli obiettivi della Russia secondo il libro.

 

  • Iran is a key ally. The book uses the term "Moscow-Tehran axis" Explains their work together and selling of weapons despite sanctions

  • .Russia needs to create "geopolitical shocks" within Turkey. These can be achieved by employing Kurds, Armenians and other minorities

  • China, which represents a danger to Russia, "must, to the maximum degree possible, be dismantled".


As for America, he says:

For instance, provoke "Afro-American racists". encouraging all kinds of separatism and ethnic, social and racial conflicts, actively supporting all dissident movements – extremist, racist, and sectarian groups, thus destabilizing internal political processes in the U.S.

The book emphasizes that Russia must spread Anti-Americanism everywhere: "the main 'scapegoat' will be precisely the U.S."

It would also make sense simultaneously to support isolationist tendencies in American politics."

The plan seems to follow seeds to sew:

  • Distrust in the police.

  • Distrust in the government.

  • Distrust in the media.

  • Distrust in all institutions of American life.

  • Distrust in politicians and representatives (one of the basis of a representative republic) to the point where voters want people who have NEVER won an election in charge.

  • Break the public's mind in being able to discern truth from fiction.

  • Spread conspiracy theories all over using HD-streamed Russian channels.

  • Infiltrate social media sites.

  • Normalize and popularize fringe ideas through memetics.

Traduco velocemente:

Iran e Russia dovrebbero diventare alleati, e continuare la vendita di armi nonostante le sanzioni.

La Russia deve creare uno "shock geopolitico" in Turchia e questo può essere raggiunto sfruttando Curdi, Armeni ed altre minoranze etniche.

La Cina rappresenta un pericolo per la Russia e "dev'essere, nel massimo grado possibile, smantellata".

 

Per quanto riguarda l'Ameirica, il libro consiglia di provocare i "razzisti afro-americani", incoraggiando ogni tipo di separatismo e conflitti etnici, sociali e razziali, supportando attivamente tutti i movimenti dissidenti - estremist, razzisti e settariani, destabilizzando in tal modo i processi politici interni negli Stati Uniti.

Il libro enfatizza il fatto che la Russia deve diffondere anti-americanismo ovunque: "il capro espiatorio dovranno essere precisamente gli USA."

Al contempo avrebbe senso supportare tendenze isolazioniste in politica americana.

 

Il piano sembra seguire dei "semi da spargere":

Diffidenza nei confronti della polizia, dei media, delle istituzioni americane, nei politici e nei rappresentanti fino al punto che i votanti vogliono eleggere persone che non hanno mai vinto un'elezione, spezzare la capacità del pubblico di discernere la verità dalla finzione, diffondere teorie della cospirazione ovunque utilizzando canali russi in HD, infiltrare i social e normalizzare e rendere comune idee estremiste attraverso la memetica.

 

Praticamente sembra che Putin si stia attenendo quasi in tutto e per tutto a quanto dice sto libro 

 

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11 ore fa, Olof Mellberg ha scritto:

Ridicoli...

Un po' come se churchill avesse detto "si abbiamo trovato un accordo con hitler, 5 giorni di cessate il fuoco se gli consegnamo tutti gli ebrei e mezza europa continentale"

E' un accorda da cui ci guadagna solo la Turchia e che di fatto estromette i curdi dal Nord della Siria cacciando un intero popolo da terre che abitano da centinaia di anni. Trump lo presenta come un grande successo ma in realtà è solo una buffonata al pari della ridicola lettera (c'è veramente da preoccuparsi che il presidente della più grande potenza del mondo sia un bifolco ignorante di tale livello) che ha inviato a Erdogan l'altro giorno. 

Che Trump non fosse proprio una cima lo si sapeva ma credo che nessuno, all'interno dell'apparato amministrativo e militare americano, pensasse di trovarsi di fronte a un uomo così inadeguato, imprevedibile, infantile e demenziale. 

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8 ore fa, LukeCreed ha scritto:

Lettura interessante! Vorrei indicare una cosa: il fatto che tutto stia andando esattamente secondo un libro che ha avuto influenza negli alti ambienti politici-militari russi, "Foundations of Geopolitics". Ovviamente non l'ho scoperto io sefz ma è un qualcosa che molti esperti hanno notato, tra cui alcuni punti specifici, riprendo direttamente dall'inglese quali sono gli obiettivi della Russia secondo il libro.

 

  • Iran is a key ally. The book uses the term "Moscow-Tehran axis" Explains their work together and selling of weapons despite sanctions

  • .Russia needs to create "geopolitical shocks" within Turkey. These can be achieved by employing Kurds, Armenians and other minorities

  • China, which represents a danger to Russia, "must, to the maximum degree possible, be dismantled".


As for America, he says:

For instance, provoke "Afro-American racists". encouraging all kinds of separatism and ethnic, social and racial conflicts, actively supporting all dissident movements – extremist, racist, and sectarian groups, thus destabilizing internal political processes in the U.S.

The book emphasizes that Russia must spread Anti-Americanism everywhere: "the main 'scapegoat' will be precisely the U.S."

It would also make sense simultaneously to support isolationist tendencies in American politics."

The plan seems to follow seeds to sew:

  • Distrust in the police.

  • Distrust in the government.

  • Distrust in the media.

  • Distrust in all institutions of American life.

  • Distrust in politicians and representatives (one of the basis of a representative republic) to the point where voters want people who have NEVER won an election in charge.

  • Break the public's mind in being able to discern truth from fiction.

  • Spread conspiracy theories all over using HD-streamed Russian channels.

  • Infiltrate social media sites.

  • Normalize and popularize fringe ideas through memetics.

Traduco velocemente:

Iran e Russia dovrebbero diventare alleati, e continuare la vendita di armi nonostante le sanzioni.

La Russia deve creare uno "shock geopolitico" in Turchia e questo può essere raggiunto sfruttando Curdi, Armeni ed altre minoranze etniche.

La Cina rappresenta un pericolo per la Russia e "dev'essere, nel massimo grado possibile, smantellata".

 

Per quanto riguarda l'Ameirica, il libro consiglia di provocare i "razzisti afro-americani", incoraggiando ogni tipo di separatismo e conflitti etnici, sociali e razziali, supportando attivamente tutti i movimenti dissidenti - estremist, razzisti e settariani, destabilizzando in tal modo i processi politici interni negli Stati Uniti.

Il libro enfatizza il fatto che la Russia deve diffondere anti-americanismo ovunque: "il capro espiatorio dovranno essere precisamente gli USA."

Al contempo avrebbe senso supportare tendenze isolazioniste in politica americana.

 

Il piano sembra seguire dei "semi da spargere":

Diffidenza nei confronti della polizia, dei media, delle istituzioni americane, nei politici e nei rappresentanti fino al punto che i votanti vogliono eleggere persone che non hanno mai vinto un'elezione, spezzare la capacità del pubblico di discernere la verità dalla finzione, diffondere teorie della cospirazione ovunque utilizzando canali russi in HD, infiltrare i social e normalizzare e rendere comune idee estremiste attraverso la memetica.

 

Praticamente sembra che Putin si stia attenendo quasi in tutto e per tutto a quanto dice sto libro 

 

Il titolo del libro non mi era nuovo, ma lì per lì non riuscivo ad inquadrarlo. Quindi ho verificato e le nebbie si sono immediatamente diradate.

 

L'autore è Alexandar Dugin (avevo accennato a lui un paio d'anni fa in un topic ora chiuso sui rapporti est-ovest qui in OT) un fanatico pazzoide, mezzo esoterista e mezzo profeta, con tendenze fascistoidi, ossessionato da un disegno politico denominato  "progetto Eurasia" che secondo la sua particolare visione dovrebbe comprendere un blocco unico di paesi, nazioni e territori compresi tra il Reno, Vladivostok e l'Asia centrale di stirpe slavo-ariana ovviamente guidati da Mosca, contrapposto al blocco atlantico-anglosassone. Per fare ciò sarebbe necessario, secondo lui, superare la tradizionale contrapposizione destra/sinistra - Europa/Asia amalgamando un insieme di forze eterogenee accomunate però da feroce ostilità nei confronti dell'Occidente, delle sue istituzioni, del Capitalismo e dell'Atlantismo: in Russia ad esempio Dugin ha cercato di allineare su un fronte comune sia i neonazisti di Limonov, che i comunisti di Zyuganov.

Si tratta, ça va sans dire, di deliranti fantasie da megalomane, che tuttavia hanno fatto breccia in alcuni settori minoritari ultraestremisti del panorama pseudopolitico europeo: in Italia, ad esempio, fanno capo al quotidiano Rinascita Nazionale e ad una galassia di riviste, gruppetti e movimenti radicali, molto spesso antisemiti ed antisionisti che coniugano, sotto una confusa piattaforma unica, estremisti di destra, di sinistra, complottisti, sovranisti, antiglobalisti, anticapitalisti, negazionisti della Shoah, teorici della cospirazione ed altra fauna del genere. Fanno riferimento a parecchi siti sul web che si rilanciano l'un l'altro formando una rete e facendo da cassa di risonanza alle televisioni russe di propaganda, quali Sputnik e RTI.

 

E veniamo quindi al dunque.

 

Ciò che Dugin dice è follia, ma è una follia che rielabora, attualizzandola, tutta una serie di vecchi obiettivi e schemi politici, ideologici ed operativi largamente utilizzati durante il periodo sovietico riassumibili rapidamente nei concetti di DisinformazioneDestabilizzazione e Diversione, volti a provocare caos nei paesi avversari, seminare incertezza tra la popolazione, creare sovversione e problemi di ordine pubblico, favorire il terrorismo ed appoggiare i gruppi terroristici, diffondere dubbi e malcontento tra la gente, produrre propaganda filosovietica, gettare discredito verso le istituzioni, provocare sommosse, infiltrarsi nella politica e nei media allo scopo di pilotarli, creare reti di informatori e di sostenitori, innescare torbidi e scandali politici e, laddove possibile, creare le premesse per una insurrezione generale.

Le direttive politiche venivano elaborate a Mosca da un apposito direttorato all'interno del Comitato Centrale del PCUS e quindi trasmesse, al fine di renderle operative, al KGB (se si trattava di questioni politico-economiche) ovvero al GRU (se si trattava di questioni espressamente militari): questi organismi a loro volta attivavano dei precisi dipartimenti al loro interno che mettevano in moto le varie residenture presenti (clandestinamente) all'interno dei paesi da colpire.

In alcuni casi particolari, laddove Mosca preferiva per qualche ragione non intervenire di persona, tali operazioni venivano devolute ai servizi segreti dei paesi satelliti, suddivisi per aree di competenza: così, se le isole britanniche venivano coperte direttamente da Mosca, Francia e Germania occidentale venivano "curate" dalla Stasi della DDR, l'Italia era competenza dei servizi cecoslovacchi, la Jugoslavia di quelli ungheresi, della Grecia si occupavano quelli bulgari, mentre la Securitate romena intrallazzava con i palestinesi. Il resto del mondo era invece area di competenza diretta del KGB, largamente impegnato a sostenere le insurrezioni in Africa e America latina.

Tutto era perfettamente organizzato sulla base di schemi operativi ben precisi che consideravano almeno tre tipi diversi di sovversione:

 

1) appoggio ai movimenti di cosiddetta "liberazione nazionale" (come quelli in America latina e Africa - Salvador, Honduras, Nicaragua, Angola, Mozambico, OLP...)

2) appoggio ai movimenti etnico-separatisti (IRA, ETA...)

3) appoggio ai movimenti terroristici (BR, RAF, AD...)

 

Da cui si può capire come, tutto quello che è scritto nel libro di Dugin non sia altro che una rielaborazione, attualizzata con l'aggiunta delle nuove tecnologie (in particolare il web) degli obiettivi e relativi schemi operativi strategici della vecchia Unione Sovietica.

Come spunto generale suggerisco di leggere questo documento: si tratta di un dossier della CIA recentemente declassificato in parte (si notano diversi blank spaces relativi alle parti non ancora rese fruibili) che riassume le relazioni tra terrorismi e URSS. Va considerato che si tratta di un documento piuttosto datato antecedente la caduta del Muro (1981) e che molte ulteriori informazioni si sono rese disponibili dopo il crollo del Patto e l'apertura degli archivi, in particolare Stasi, polacchi, e cecoslovacchi.

 

https://www.cia.gov/library/readingroom/docs/CIA-RDP90T00155R000200010009-2.pdf

 

 

Resta da capire un ultimo punto per rispondere al tuo post: quali siano le relazioni tra Dugin e l'ex-KGB Putin, il cui percorso pare orientato dal libro dello stesso Dugin.

Ebbene, in molte occasioni Dugin ha elogiato Putin e sebbene quest'ultimo abbia mantenuto una formale distanza dal visionario Dugin e sia molto più pragmatico di lui, ritengo che siano molte di più le cose che li uniscono rispetto a quelle che li dividono.

E non c'è nulla di peggio, io credo, dei deliri  di un pazzoide rielaborati ed applicati in forma lucida da un leader spregiudicato e cinico, dotato dei pieni poteri esecutivi e della volontà di utilizzarli.

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Il 17/10/2019 Alle 15:12, sol invictus ha scritto:

E ultimamente manca quello di @JuventusOnly che era uno dei più preparati e assidui e con cui mi trovavo sovente d'accordo (a parte che su Israele sefz ).

Ciao Sol, ci sono, solo un po' incasinato ultimamente e non trovo il tempo per scrivere su un thread come questo dove bene o male ci si deve perdere un po' di tempo! In generale ho poco da dire sinceramente, sui curdi vedo solo tanta ipocrisia, praticamente in Siria è intervenuto mezzo mondo, Putin e gli iraniani hanno cambiato l'intera demografia del paese facendo una cosa come10 milioni di sfollati ma poi interviene Erdogan e diventa il nuovo Hitler. Mah. Che poi per alcuni pare l'abbia inventata lui la conflittualità turchi-curdi, casomai lui l'ha sfruttata, stava sprofondando internamente e ha giocato il jolly, guerra ai curdi e compatto il paese alle mie spalle. E così è stato, basta vedere nazionalisti fan di Ataturk che hanno sempre odiato Erdogan e che ora lo difendono a spada tratta nella sua guerra ai "terroristi" curdi. Inutile dire che poi le campagne tipo finale di Champions da levare a Istanbul, Turchia fuori da Euro 2020, ecc le trovo ridicole, con lo stesso ragionamento dovevi far saltare ai francesi il mondiale per la guerra in Libia e ai russi gli levavi Russia 2018 e agli americani, beh, loro dovevano saltare gli ultimi 7 mondiali. :d

Ripeto, vedo solo tanta ipocrisia...

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11 ore fa, JuventusOnly ha scritto:

Ciao Sol, ci sono, solo un po' incasinato ultimamente e non trovo il tempo per scrivere su un thread come questo dove bene o male ci si deve perdere un po' di tempo! In generale ho poco da dire sinceramente, sui curdi vedo solo tanta ipocrisia, praticamente in Siria è intervenuto mezzo mondo, Putin e gli iraniani hanno cambiato l'intera demografia del paese facendo una cosa come10 milioni di sfollati ma poi interviene Erdogan e diventa il nuovo Hitler. Mah. Che poi per alcuni pare l'abbia inventata lui la conflittualità turchi-curdi, casomai lui l'ha sfruttata, stava sprofondando internamente e ha giocato il jolly, guerra ai curdi e compatto il paese alle mie spalle. E così è stato, basta vedere nazionalisti fan di Ataturk che hanno sempre odiato Erdogan e che ora lo difendono a spada tratta nella sua guerra ai "terroristi" curdi. Inutile dire che poi le campagne tipo finale di Champions da levare a Istanbul, Turchia fuori da Euro 2020, ecc le trovo ridicole, con lo stesso ragionamento dovevi far saltare ai francesi il mondiale per la guerra in Libia e ai russi gli levavi Russia 2018 e agli americani, beh, loro dovevano saltare gli ultimi 7 mondiali. :d

Ripeto, vedo solo tanta ipocrisia...

Ciao Only.

Hai sollevato una questione estremamente importante e di cui pochissimi parlano, almeno qui in Occidente.

La ricostruzione della Siria sta avvenendo sulla base del principio della sostituzione etnica. In pratica quella che era la maggioranza sunnita della popolazione è stata costretta ad abbandonare case e terre ed è stata relegata fuori dai confini siriani, oppure nel nord della Siria, oppure in campi profughi qua e là: al loro posto sono stati fatti insediare, come premio di guerra, migliaia di combattenti sciiti pro-Assad iracheni, libanesi, addirittura afghani che praticamente hanno colonizzato il centro ed il sud-ovest creando cinture di sicurezza attorno a Damasco e Aleppo, formate da villaggi esclusivamente sciiti.

La ricostruzione è stata affidata ad imprese iraniane controllate dai Pasdaran ed è stata agevolata, a quanto mi dicono, da una legge speciale emanata da Assad in base alla quale è stato imposto ai profughi (sunniti) qualora volessero rientrare rivendicando le loro proprietà (case e terreni) di presentare entro 30 giorni una serie di documenti praticamente impossibili da recuperare per via degli archivi catastali andati distrutti o degli stessi atti di proprietà rimasti seppelliti sotto le macerie delle case abbandonate: il tutto pena l'esproprio automatico e l'assegnazione dei lotti da parte del regime a famiglie di propria scelta. In tal modo viene impedito di fatto ai profughi siriani sunniti di poter rientrare alle proprie case.

Ovviamente per tale ragione il valore delle terre è precipitato ed il clan di Assad sta adesso facendo razzia a costo zero di terreni da rivendere un domani a peso d'oro, una volta che gli iraniani avranno finito di ricostruire le infrastrutture.

Oltre a ciò il rientro di molti profughi è ostacolato anche dal fatto di essere stati bollati tout-court come terroristi: in altre parole il regime considera terroristi tutti coloro che avevano accettato di essere evacuati dalle sacche a suo tempo controllate dagli anti-Assad: non solo quindi, i combattenti, ma anche la popolazione civile, che aveva scelto di andarsene per timore di rappresaglie da parte  delle milizie sciite una volta che queste avessero ripreso il controllo dei villaggi.

È ovvio che per tutta questa gente, bollata come terrorista, pensare di rientrare è come mettere la testa nelle fauci di un leone.

 

Ti risulta tutto ciò?

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14 ore fa, sol invictus ha scritto:

Ciao Only.

Hai sollevato una questione estremamente importante e di cui pochissimi parlano, almeno qui in Occidente.

La ricostruzione della Siria sta avvenendo sulla base del principio della sostituzione etnica. In pratica quella che era la maggioranza sunnita della popolazione è stata costretta ad abbandonare case e terre ed è stata relegata fuori dai confini siriani, oppure nel nord della Siria, oppure in campi profughi qua e là: al loro posto sono stati fatti insediare, come premio di guerra, migliaia di combattenti sciiti pro-Assad iracheni, libanesi, addirittura afghani che praticamente hanno colonizzato il centro ed il sud-ovest creando cinture di sicurezza attorno a Damasco e Aleppo, formate da villaggi esclusivamente sciiti.

La ricostruzione è stata affidata ad imprese iraniane controllate dai Pasdaran ed è stata agevolata, a quanto mi dicono, da una legge speciale emanata da Assad in base alla quale è stato imposto ai profughi (sunniti) qualora volessero rientrare rivendicando le loro proprietà (case e terreni) di presentare entro 30 giorni una serie di documenti praticamente impossibili da recuperare per via degli archivi catastali andati distrutti o degli stessi atti di proprietà rimasti seppelliti sotto le macerie delle case abbandonate: il tutto pena l'esproprio automatico e l'assegnazione dei lotti da parte del regime a famiglie di propria scelta. In tal modo viene impedito di fatto ai profughi siriani sunniti di poter rientrare alle proprie case.

Ovviamente per tale ragione il valore delle terre è precipitato ed il clan di Assad sta adesso facendo razzia a costo zero di terreni da rivendere un domani a peso d'oro, una volta che gli iraniani avranno finito di ricostruire le infrastrutture.

Oltre a ciò il rientro di molti profughi è ostacolato anche dal fatto di essere stati bollati tout-court come terroristi: in altre parole il regime considera terroristi tutti coloro che avevano accettato di essere evacuati dalle sacche a suo tempo controllate dagli anti-Assad: non solo quindi, i combattenti, ma anche la popolazione civile, che aveva scelto di andarsene per timore di rappresaglie da parte  delle milizie sciite una volta che queste avessero ripreso il controllo dei villaggi.

È ovvio che per tutta questa gente, bollata come terrorista, pensare di rientrare è come mettere la testa nelle fauci di un leone.

 

Ti risulta tutto ciò?

Guarda, ti posso solo dire che in Giordania ci sono circa 1,3 milioni di siriani e nonostante il confine riaperto ormai da un anno (Ottobre 2018) ne sono tornati verso Damasco meno del 10%, questo considerando che a differenza del Nord qui a Sud le cose sono messe meglio e da Amman a Damasco si va "tranquilli" senza problemi, ci sono perfino giordani che vanno a fare i "turisti" a Damasco nei weekend. La paura del rientro è palese, quasi tutti temono di essere bollati come terroristi solo per essersene andati. 

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E come previsto, è arrivata la pax russa; con buona pace di tutti e il cetriolo ai curdi......

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11 ore fa, Granpasso ha scritto:

E come previsto, è arrivata la pax russa; con buona pace di tutti e il cetriolo ai curdi......

Quando il gatto (USA e UE) non c'è, i topi ballano, mi pare ovvio. La superpotenza per antonomasia decide di disimpegnarsi e lasciare campo libero ai nemici di sempre (russi e iraniani), abbandonando i propri alleati locali. Diciamo che Trump ha proprio stravolto la politica estera americana (e forse adesso comincio a credere sia vero che qualche russo si sia mosso per aiutarlo nelle elezioni, visto che finora nel teatro siriano le sue azioni hanno solo avvantaggiato zio Vladimir)

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Il 16/10/2019 Alle 15:43, bonve ha scritto:

 

Lettura interessante.

Io penso comunque che avvicendato Trump, che ha fatto dell'america first il suo cavallo di battaglia, gli USA riprenderanno una politica estera rivolta a tutelare il mondo occidentale.

Resta il problema di fondo… l'europa è ora che si dia una bella svegliata… il tempo è quasi scaduto... non possiamo rimanere in mutande se amministrazioni simil trump si ripetono.., bisogna che prima o poi decidiamo di prendere in mano il nostro destino.

E l'europa unita ha un potenziale enorme.. la cultura, la tecnica, l'occidente stesso è nato qui. Le menti migliori sono nate qui, le scoperte scientifiche, tutto è nato per mano nostra.

è ora.

esercito forte e sotto il controllo UE, politiche estere UE, politiche economia UE, politiche sull'immigrazione UE, e non solo una moneta unica ed una finanza speculativa che gli va appresso come abbiamo oggi.

altrimenti ci fanno fuori prima o poi.

 

 

1) Io non credo che andato via Trump gli USA torneranno facilmente al periodo interventista di Bush, tanto per intenderci. O meglio, non come abbiamo conosciuto la politica estera americana fino ad oggi. Gli USA, fino a 20 anni fa, pianificavano le loro mosse, interventi etc in funzione anti russa. Oggi che il nemico numero 1 è la Cina, credo che gli interessi americani si sposteranno più in Africa e Asia, che in Europa e Medioriente, proprio per contenere i cinesi

 

2) L' Europa purtroppo non diventerà unita finché gli stati non cederanno sovranità. Prendiamo i tre grandi paesi della zona euro: Germania, Francia e Italia

La prima domina economicamente il continente, ma non ha alcuna intenzione di proseguire nell'integrazione europea, anzi, la Merkel, pur schierandosi apertamente contro Putin e Erdogan, pratica una politica estera di forti relazioni con questi due stati (per ragioni di opportunità con i turchi, visto che i milioni di rifugiati siriani altrimenti andrebbero tutti in Germania, per ragioni energetiche con i russi, pensiamo solo all'accordo russo tedesco per il gasdotto nordstream 2)

 

La Francia attua da decenni una politica estera autonoma nel nordafrica (l'intervento in Libia, dannoso per noi e per l'UE, fu spinto dai francesi, forse nemmeno per ragioni così nobili, viste le inchieste sui presunti finanziamenti di Gheddafi alla campagna elettorale di Sarkozy)

 

Noi invece siamo in parte collegati alla politica estera USA (politica che in europa ha l'interesse di contenere la Germania e di impedire che quest'ultima allacci troppi rapporti con i russi) e in parte tentiamo avventure miracolistiche con Russia e Cina, credendo di poter fare da ponte tra oriente e occidente

 

Insomma, finché non saranno meno teste a decidere (quindi finché i singoli stati non perderanno potere di veto), finché il parlamento europeo e la commissione non vedranno i loro poteri rafforzati , l'Europa sarà sempre debole e facile preda degli interessi esterni

 

Il problema, grosso, enorme, forse insormontabile, è che le tre grandi potenze (USA, Russia e Cina) hanno tutto l'interesse, e agiranno di conseguenza, per impedire, bloccare o far saltare l'integrazione europea, proprio perché, come dici tu, se coesa politicamente, e unita militarmente, l'UE sarebbe una minaccia allo stesso dominio mondiale degli USA (e quindi anche dei loro competitor, cinesi e russi)

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Pare che nella notte, come conseguenza ad un raid delle forze armate americane (delta?) , sia rimasto ucciso Al Bhaghdadi, leader dell'isis.

Il tutto a pochi chilometri dal confine Turco/Siriano.

 

Curioso di come i SS turchi conoscessero anche quanti peli del * avessero i curdi in Siria, ma non sapessero di avere un tal soggetto alle porte....

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3 ore fa, GarraCharrua85 ha scritto:

Pare che nella notte, come conseguenza ad un raid delle forze armate americane (delta?) , sia rimasto ucciso Al Bhaghdadi, leader dell'isis.

Il tutto a pochi chilometri dal confine Turco/Siriano.

 

Curioso di come i SS turchi conoscessero anche quanti peli del * avessero i curdi in Siria, ma non sapessero di avere un tal soggetto alle porte....

I turchi sanno sanno.....fanno come sono abituati a fare i finti fessi per poi metterlo nel didietro ad altri. Sono delle vere e proprie carogne.

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Il 16/10/2019 Alle 09:06, sol invictus ha scritto:

Premessa nr 1

Non ho nulla (né voglio avere) a che fare con Il Manifesto.

Ho idee diametralmente opposte a quelle che veicola il Manifesto.

Quando devo leggere il Manifesto lo faccio con addosso una tuta NBC a protezione totale. E poi mi faccio decontaminare. sefz

 

Premessa nr 2

Odio avere ragione quando non mi piacciono le cose che dico. E odio ammettere che altri abbiano ragione quando dicono cose che a me non piacciono sefz sefz

 

Premesso (doverosamente sefz ) tutto ciò quoto un fondo di Alberto Negri apparso oggi sul Manifesto, che praticamente conferma quanto da me scritto nel mio post di ieri in cui (tristemente) recitavo il requiem per l'Occidente e per la fine sostanziale di un'epoca di relazioni strategiche transatlantica, provocata dalla politica demenziale del cialtrone biondo di Washington che ha spianato la strada al mugiko botulinizzato di Mosca.

 

Non condivido esattamente al 100% ciò che scrive Negri ma la gran parte si. E questa cosa mi fa incazzare come una bestia.

Pessimo il mondo in cui in atlantista convinto come il sottoscritto deve dare ragione alle conclusioni del Manifesto tse

 

Buona lettura. bah

 

 

 

Molto umilmente, che la NATO fosse un’entità ormai ambigua e che procurasse all’Italia più guai che altro lo si scriveva qui diversi mesi/anni fa. Nonostante diversi atlantisti fossero di parere opposto.

Impossibile non condividere l’articolo che citi.

Quel che sta avvenendo al popolo curdo dopo il sangue versato contro l’ISIS è vergognoso. La Turchia parla di terrorismo e bombarda gli ospedali, come se fossero tutti parenti di Ocalan (ammesso e non concesso che si tratti di terrorismo invece che di resistenza, visto che la Corte di Giustizia Europea ritiene che il PKK sia un movimento politico legale).

È altrettanto vergognoso che si continui da anni a fare affari con la Turchia, per me possono licenziare tutti i dipendenti di Finmeccanica e pure quelli dell’Ilva. Fino a quando non riusciremo a pensare ad un sistema di sviluppo diverso, sostenibile ed etico a 360 gradi, che si tratti di armi o di inquinamento saremo sempre un paese ridicolo. Una repubblica fondata sul lavoro, invece che sulla felicità, la trasparenza, la legalità, lo sviluppo ecosostenibile. “Il lavoro a qualsiasi costo altrimenti meglio la mafia”.

Sentivo l’altro giorno in tv che Erdogan viene accolto in Bosnia come un eroe. Che sente suoi gran parte dei balcani.

Questa è la situazione che l’Europa ha accettato in nome del capitalismo, dell’accoglienza a tutti i costi radical chic e dell’integrazione (impossibile) tra mondi così diversi.

Ora la nostra sicurezza è in mano ai russi, dalla padella alla brace.

Ecco l’Europa che siam riusciti a costruire. Auguri.

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2 ore fa, Pogba88 ha scritto:

I turchi sanno sanno.....fanno come sono abituati a fare i finti fessi per poi metterlo nel didietro ad altri. Sono delle vere e proprie carogne.

Concordo

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1 ora fa, ico83 ha scritto:

Molto umilmente, che la NATO fosse un’entità ormai ambigua e che procurasse all’Italia più guai che altro lo si scriveva qui diversi mesi/anni fa. Nonostante diversi atlantisti fossero di parere opposto.

Impossibile non condividere l’articolo che citi.

Quel che sta avvenendo al popolo curdo dopo il sangue versato contro l’ISIS è vergognoso. La Turchia parla di terrorismo e bombarda gli ospedali, come se fossero tutti parenti di Ocalan (ammesso e non concesso che si tratti di terrorismo invece che di resistenza, visto che la Corte di Giustizia Europea ritiene che il PKK sia un movimento politico legale).

È altrettanto vergognoso che si continui da anni a fare affari con la Turchia, per me possono licenziare tutti i dipendenti di Finmeccanica e pure quelli dell’Ilva. Fino a quando non riusciremo a pensare ad un sistema di sviluppo diverso, sostenibile ed etico a 360 gradi, che si tratti di armi o di inquinamento saremo sempre un paese ridicolo. Una repubblica fondata sul lavoro, invece che sulla felicità, la trasparenza, la legalità, lo sviluppo ecosostenibile. “Il lavoro a qualsiasi costo altrimenti meglio la mafia”.

Sentivo l’altro giorno in tv che Erdogan viene accolto in Bosnia come un eroe. Che sente suoi gran parte dei balcani.

Questa è la situazione che l’Europa ha accettato in nome del capitalismo, dell’accoglienza a tutti i costi radical chic e dell’integrazione (impossibile) tra mondi così diversi.

Ora la nostra sicurezza è in mano ai russi, dalla padella alla brace.

Ecco l’Europa che siam riusciti a costruire. Auguri.

Il mio approccio è diverso. Diciamo pure ideologicamente molto diverso. sefz 

 

Ritengo infatti tuttora la NATO un insostituibile asse portante dell'intero sistema occidentale in termini di garanzia di stabilità da un lato e proiezione di potenza dall'altro. Sono in pratica uno di quegli atlantisti di cui hai parlato.

Il problema turco è complesso. O meglio più che di problema turco bisognerebbe parlare di problema Erdogan: per 50 anni la Turchia è stata un pilastro di affidabilità, grazie all'eredità laica di Ataturk di cui i militari erano "lo scudo e la spada" del sistema ed è solo negli ultimi anni che la paranoia di Erdogan ha esondato, in particolare dopo il presunto colpo di stato. Quindi la questione è in qualche modo direttamente personalizzabile al sultano di Ankara e non generalizzabile all'intera società turca: resta da capire quanta della paranoia e della propaganda di Erdogan sia stata davvero introiettata nelle teste dei turchi e quanto non faccia invece parte dell'assenso artificiale e forzato che ogni regime antidemocratico riesce a spremere dai propri cittadini. Il fatto che alle ultime elezioni amministrative le opposizioni abbiano vinto in città come Istanbul e Ankara mi fa pensare che non tutto sia perduto nell'ottica di recuperare la Turchia ai valori (ed agli interessi) occidentali.

 

Non sono ovviamente minimamente d'accordo sul discorso del non fare affari con tizio o con caio. Non è che se l'Italia si autocastra chiudendo i rapporti con la Turchia, la Turchia smette magicamente di comprare ciò che le serve: semplicemente troverebbe un altro fornitore. Ed a quel punto rimarremmo cornuti, mazziati e con le aziende in crisi. In tutta franchezza, della questione etica me ne impipo altamente: ma soprattutto altamente se ne impipano la geopolitica e le relazioni internazionali. E' la dura realtà dei fatti: perchè se l'Italia è un paese ridicolo nel momento in cui tutela i propri interessi, allora lo è anche l'universo-mondo, visto che non esiste nessuno che si comporti diversamente.

 

Quanto al Capitalismo, parli con un ultraliberista ideologico, che considera il modello capitalistico quale insostituibile motore di sviluppo economico, politico e sociale nonchè facilitatore di democrazia: ovvero il Capitalismo non garantisce automaticamente la Democrazia ma la Democrazia ha le maggiori garanzie di sviluppo laddove esiste un sistema capitalistico evoluto: e l'Occidente (in senso lato) ne è la prova tangibile. Ed il fatto che il Capitalismo sia stata l'unica vera ideologia propositiva e costruttiva a partire dalla rivoluzione industriale lo testimonia il fatto che nessuno sia ancora riuscito ad immaginare alcuna alternativa seria.

 

La nostra sicurezza non è (fortunatamente) in mano a Mosca anche se Mosca sta facendo di tutto (come da 75 anni a questa parte) per sabotare ogni possibile architrave occidentale: che sia Unione Europea, che sia NATO, che siano i rapporti transatlantici. Grazie a Dio non siamo ancora arrivati al punto di dover ballare alla balalaika suonata dal mugiko del Cremlino e probabilmente non ci arriveremo mai. Siamo, è vero, in una fase di crisi ma lo siamo non tanto per la politica di Mosca (che è sempre uguale a sè stessa dal 1945 a oggi: ergo, in questo caso, non si tratta di un problema-Putin, bensì un problema-Russia ) bensì per la non-politica o l'antipolitica del pagliaccio biondo che siede alla Casa Bianca e che durerà, nella peggiore delle ipotesi per altri 5 anni. Dopodichè come è sempre stato nella società americana, perennemente sospesa tra isolazionismo ed interventismo, si alternerà (sperabilmente) una amministrazione maggiormente interessata al proprio tradizionale ruolo di sponda atlantica del sistema politico-economico occidentale.

Per questo ritengo che, così come si deve parlare di problema Erdogan, bisognerebbe parlare di problema Trump: perchè è da lui che origina questo incredibile scossone al sistema euro-atlantico e relative ricadute su di noi ed ovviamente su quei poveracci dei curdi, impudicamente traditi dalla sua circense antipolitica.

 

 

 

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3 ore fa, sol invictus ha scritto:

Il mio approccio è diverso. Diciamo pure ideologicamente molto diverso. sefz 

 

Ritengo infatti tuttora la NATO un insostituibile asse portante dell'intero sistema occidentale in termini di garanzia di stabilità da un lato e proiezione di potenza dall'altro. Sono in pratica uno di quegli atlantisti di cui hai parlato.

Il problema turco è complesso. O meglio più che di problema turco bisognerebbe parlare di problema Erdogan: per 50 anni la Turchia è stata un pilastro di affidabilità, grazie all'eredità laica di Ataturk di cui i militari erano "lo scudo e la spada" del sistema ed è solo negli ultimi anni che la paranoia di Erdogan ha esondato, in particolare dopo il presunto colpo di stato. Quindi la questione è in qualche modo direttamente personalizzabile al sultano di Ankara e non generalizzabile all'intera società turca: resta da capire quanta della paranoia e della propaganda di Erdogan sia stata davvero introiettata nelle teste dei turchi e quanto non faccia invece parte dell'assenso artificiale e forzato che ogni regime antidemocratico riesce a spremere dai propri cittadini. Il fatto che alle ultime elezioni amministrative le opposizioni abbiano vinto in città come Istanbul e Ankara mi fa pensare che non tutto sia perduto nell'ottica di recuperare la Turchia ai valori (ed agli interessi) occidentali.

 

Non sono ovviamente minimamente d'accordo sul discorso del non fare affari con tizio o con caio. Non è che se l'Italia si autocastra chiudendo i rapporti con la Turchia, la Turchia smette magicamente di comprare ciò che le serve: semplicemente troverebbe un altro fornitore. Ed a quel punto rimarremmo cornuti, mazziati e con le aziende in crisi. In tutta franchezza, della questione etica me ne impipo altamente: ma soprattutto altamente se ne impipano la geopolitica e le relazioni internazionali. E' la dura realtà dei fatti: perchè se l'Italia è un paese ridicolo nel momento in cui tutela i propri interessi, allora lo è anche l'universo-mondo, visto che non esiste nessuno che si comporti diversamente.

 

Quanto al Capitalismo, parli con un ultraliberista ideologico, che considera il modello capitalistico quale insostituibile motore di sviluppo economico, politico e sociale nonchè facilitatore di democrazia: ovvero il Capitalismo non garantisce automaticamente la Democrazia ma la Democrazia ha le maggiori garanzie di sviluppo laddove esiste un sistema capitalistico evoluto: e l'Occidente (in senso lato) ne è la prova tangibile. Ed il fatto che il Capitalismo sia stata l'unica vera ideologia propositiva e costruttiva a partire dalla rivoluzione industriale lo testimonia il fatto che nessuno sia ancora riuscito ad immaginare alcuna alternativa seria.

 

La nostra sicurezza non è (fortunatamente) in mano a Mosca anche se Mosca sta facendo di tutto (come da 75 anni a questa parte) per sabotare ogni possibile architrave occidentale: che sia Unione Europea, che sia NATO, che siano i rapporti transatlantici. Grazie a Dio non siamo ancora arrivati al punto di dover ballare alla balalaika suonata dal mugiko del Cremlino e probabilmente non ci arriveremo mai. Siamo, è vero, in una fase di crisi ma lo siamo non tanto per la politica di Mosca (che è sempre uguale a sè stessa dal 1945 a oggi: ergo, in questo caso, non si tratta di un problema-Putin, bensì un problema-Russia ) bensì per la non-politica o l'antipolitica del pagliaccio biondo che siede alla Casa Bianca e che durerà, nella peggiore delle ipotesi per altri 5 anni. Dopodichè come è sempre stato nella società americana, perennemente sospesa tra isolazionismo ed interventismo, si alternerà (sperabilmente) una amministrazione maggiormente interessata al proprio tradizionale ruolo di sponda atlantica del sistema politico-economico occidentale.

Per questo ritengo che, così come si deve parlare di problema Erdogan, bisognerebbe parlare di problema Trump: perchè è da lui che origina questo incredibile scossone al sistema euro-atlantico e relative ricadute su di noi ed ovviamente su quei poveracci dei curdi, impudicamente traditi dalla sua circense antipolitica.

 

 

 

Recessione alle porte in Germania, gilet gialli in Francia, protezionismo negli USA, crescita 0 in Italia e natalità ai minimi storici, partiti eversivi di estrema destra nell’Europa dell’Est a causa della forbice tra ricchi e poveri aumentata a dismisura dopo il crollo del muro, il Belgio colonizzato, spinte autonomiste in Catalogna sempre a causa di differenze economiche prima che identitarie rispetto al resto della Spagna, aria irrespirabile a Pechino, controllo delle nascite e costruzione di città fantasma in Africa per quel che riguarda la Cina, coprifuoco in Cile. A prescindere dai diversi contesti politici, è chiaro che il capitalismo abbia creato grande povertà per chi era già povero, ha azzerato il ceto medio, ha concentrato ancora più ricchezza nelle mani di chi era già ricco. Non funziona e funzionerà sempre meno.

È un argomento OT ma non mi aspetto un giudizio obiettivo da un filoisraeliano istruito, intelligente e (immagino) benestante su questo argomento, capisco la tua posizione anche se non la condivido e la biasimo.

Voglio invece soffermarmi sulla questione delle armi.

Se l’Europa avesse una difesa unica, militarmente parlando, e una politica estera comune, la Turchia potrebbe trovarsi nella situazione di dover comprare le armi solo dalla Russia (cosa che sta già facendo) e magari i missili di Ankara invece che puntare verso Mosca punterebbero verso Sigonella costringendo la NATO e gli Stati Uniti a rivedere un bel po’ di cose. Non potrebbe “impiparsene”, come dici tu.

Ah, da ultimo, le aziende in Italia chiudono a prescindere, ci sono gli operai della Whirlpool (toh, azienda americana) per strada e di certo non perché non vendano elettrodomestici all’esercito libico. “Tutelare i propri interessi” dovrebbe essere un concetto un po’ più ampio di un mero ritorno economico.

Nella mia città (ad 1 Km in linea d’aria da casa mia), qualche settimana fa han fatto una retata, una cellula aveva raccolto un milione di euro vendendo (tra le altre cose) tappeti per finanziare Al Nusra:

https://www.google.it/amp/s/www.corriereadriatico.it/AMP/ascoli_piceno/alba_adriatica_cinque_nordafricani_moschea-4381434.html

E non ti sto a descrivere il degrado del centro cittadino.

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10 ore fa, ico83 ha scritto:

Recessione alle porte in Germania, gilet gialli in Francia, protezionismo negli USA, crescita 0 in Italia e natalità ai minimi storici, partiti eversivi di estrema destra nell’Europa dell’Est a causa della forbice tra ricchi e poveri aumentata a dismisura dopo il crollo del muro, il Belgio colonizzato, spinte autonomiste in Catalogna sempre a causa di differenze economiche prima che identitarie rispetto al resto della Spagna, aria irrespirabile a Pechino, controllo delle nascite e costruzione di città fantasma in Africa per quel che riguarda la Cina, coprifuoco in Cile. A prescindere dai diversi contesti politici, è chiaro che il capitalismo abbia creato grande povertà per chi era già povero, ha azzerato il ceto medio, ha concentrato ancora più ricchezza nelle mani di chi era già ricco. Non funziona e funzionerà sempre meno.

È un argomento OT ma non mi aspetto un giudizio obiettivo da un filoisraeliano istruito, intelligente e (immagino) benestante su questo argomento, capisco la tua posizione anche se non la condivido e la biasimo.

Voglio invece soffermarmi sulla questione delle armi.

Se l’Europa avesse una difesa unica, militarmente parlando, e una politica estera comune, la Turchia potrebbe trovarsi nella situazione di dover comprare le armi solo dalla Russia (cosa che sta già facendo) e magari i missili di Ankara invece che puntare verso Mosca punterebbero verso Sigonella costringendo la NATO e gli Stati Uniti a rivedere un bel po’ di cose. Non potrebbe “impiparsene”, come dici tu.

Ah, da ultimo, le aziende in Italia chiudono a prescindere, ci sono gli operai della Whirlpool (toh, azienda americana) per strada e di certo non perché non vendano elettrodomestici all’esercito libico. “Tutelare i propri interessi” dovrebbe essere un concetto un po’ più ampio di un mero ritorno economico.

Nella mia città (ad 1 Km in linea d’aria da casa mia), qualche settimana fa han fatto una retata, una cellula aveva raccolto un milione di euro vendendo (tra le altre cose) tappeti per finanziare Al Nusra:

https://www.google.it/amp/s/www.corriereadriatico.it/AMP/ascoli_piceno/alba_adriatica_cinque_nordafricani_moschea-4381434.html

E non ti sto a descrivere il degrado del centro cittadino.

In realtà sono assolutamente favorevole ad una difesa integrata europea correlata alla UE, in quanto concetto razionalizzatore di risorse e moltiplicatore di forze. 

 

In termini di risorse pensiamo ai numerosi progetti sviluppati in comune dalle industrie europee del settore difesa, alle sinergie messe in campo, al know-how condiviso, alla logistica suddivisa tra i partner partecipanti ai singoli progetti: tutti elementi che hanno consentito notevoli risparmi in termini di R&D, di abbattimento dei costi unitari (per via del maggior numero di sistemi prodotti), di manutenzione e promozione commerciale, oltre che di ricadute positive in termini di occupazione. Costi che, non sarebbero stati viceversa sostenibili dai vari stati presi singolarmente.

 

In termini di moltiplicazione di forze pensiamo invece a tutti quei progetti legati all'integrazione dei reparti con conseguente aumento di valore e potenza complessivo ed individuale dei singoli assetti: quali ad esempio le brigate miste binazionali apparse qua e là, i gruppi di intervento rapido NATO in grado di spostarsi con brevissimo preavviso da Capo Nord, al Baltico, all'Egeo, ai gruppi navali misti che operano nel Mediterraneo, ai nuclei comando multinazionali non-permanenti mobilitabili in base alle esigenze, fino ai progetti di difesa aerea di paesi come Slovenia, Albania e Montenegro gestiti da Italia e Grecia, o la delicata missione multinazionale a difesa dello spazio aereo dei paesi baltici. 

Pensiamo poi alla standardizzazione dei sistemi d'arma attraverso gli STANAG, che consentono la completa interoperabilità tra gli assetti delle varie nazioni NATO; alle procedure di comando comuni ed alla logistica, che permettono ad esempio ad un aereo italiano di operare in pattuglia sopra l'Estonia assieme ad un gruppo norvegese dopo aver fatto rifornimento da aviocisterne britanniche sotto la guida di radar polacchi...

E potrei andare avanti all'infinito.

 

Tutto questo per dire cosa?

Per dire che la difesa europea in termini militari è già una realtà di fatto praticata quotidianamente: ma lo è attraverso l'ombrello della NATO e non a prescindere da esso. In questo senso la NATO, alleanza militare è molto più avanti in termini di integrazione dei mezzi, condivisione delle risorse, applicazione delle procedure ed identificazione degli obiettivi di qualsiasi altra architettura sovranazionale, tra cui la UE, unione politica litigiosa su tutto tranne che sul fatto di voler litigare: cosa che, peraltro, ha creato un curioso paradosso e cioè: che l'ambito militare, che nell'immaginario collettivo è stereotipicamente grezzo, chiuso e tendenzialmente ignorante - risulta molto più evoluto e raffinato in termini innovazione e capacità di relazione tra diversi dell'establishment civile politico, incapace di guardare oltre il proprio orticello elettorale e consensuale.

Ma c'è una spiegazione  a tutto ciò, ed è il fatto che la NATO fin dall'inizio si sia data ed abbia tuttora un obiettivo preciso (la difesa militare e la salvaguardia dei paesi aderenti)  a differenza viceversa della UE che non si capisce bene quali obiettivi abbia e con che mezzi intenda raggiungerli (unione politica? Solo economico-finanziaria? Un misto parziale delle due? Un conglomerato di regolamenti amministrativi? Boh...).

E si sa che senza obiettivi precisi le belle intenzioni sono destinate a rimanere sola carta.

Per questo dico che una difesa integrata della UE non può prescindere dall'Alleanza Atlantica, ovvero da una forma evoluta di alleanza tra le due sponde dell'Atlantico: con la sponda europea responsabile del quadrante euro-mediterraneo (una specie di riscoperta della vecchia idea della CED - Comunità Europea di Difesa) e quella oltreatlantica responsabile su scala globale.

 

Tutto questo per dire anche che l'idea di una integrazione europea non è solo utopia bensì una realtà raggiungibile e fattibile (e l'integrazione militare lo dimostra) sempreché all'idea teorica corrisponda un obiettivo preciso: cosa che al momento l'attuale UE non ha, o non vuole avere.

Ma che l'integrazione politica E militare sia possibile e potenzialmente vantaggiosa per l'Europa (oltre che nefasta per chi la osteggia), lo dimostra anche la pervicacia di Mosca nel tentare di distruggere ogni possibile struttura integrata sia interatlantica che intraeuropea.

Questo perché diistruggere la NATO significa  sciogliere quel collante che ha tenuto insieme l'Europa per oltre 70 anni e quindi sopprimere l'unico esempio di integrazione tra diversi raggiunto con successo, compresa l'idea stessa che sia possibile integrarsi.

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Il 18/10/2019 Alle 12:42, sol invictus ha scritto:

Il titolo del libro non mi era nuovo, ma lì per lì non riuscivo ad inquadrarlo. Quindi ho verificato e le nebbie si sono immediatamente diradate.

 

L'autore è Alexandar Dugin (avevo accennato a lui un paio d'anni fa in un topic ora chiuso sui rapporti est-ovest qui in OT) un fanatico pazzoide, mezzo esoterista e mezzo profeta, con tendenze fascistoidi, ossessionato da un disegno politico denominato  "progetto Eurasia" che secondo la sua particolare visione dovrebbe comprendere un blocco unico di paesi, nazioni e territori compresi tra il Reno, Vladivostok e l'Asia centrale di stirpe slavo-ariana ovviamente guidati da Mosca, contrapposto al blocco atlantico-anglosassone. Per fare ciò sarebbe necessario, secondo lui, superare la tradizionale contrapposizione destra/sinistra - Europa/Asia amalgamando un insieme di forze eterogenee accomunate però da feroce ostilità nei confronti dell'Occidente, delle sue istituzioni, del Capitalismo e dell'Atlantismo: in Russia ad esempio Dugin ha cercato di allineare su un fronte comune sia i neonazisti di Limonov, che i comunisti di Zyuganov.

Si tratta, ça va sans dire, di deliranti fantasie da megalomane, che tuttavia hanno fatto breccia in alcuni settori minoritari ultraestremisti del panorama pseudopolitico europeo: in Italia, ad esempio, fanno capo al quotidiano Rinascita Nazionale e ad una galassia di riviste, gruppetti e movimenti radicali, molto spesso antisemiti ed antisionisti che coniugano, sotto una confusa piattaforma unica, estremisti di destra, di sinistra, complottisti, sovranisti, antiglobalisti, anticapitalisti, negazionisti della Shoah, teorici della cospirazione ed altra fauna del genere. Fanno riferimento a parecchi siti sul web che si rilanciano l'un l'altro formando una rete e facendo da cassa di risonanza alle televisioni russe di propaganda, quali Sputnik e RTI.

 

E veniamo quindi al dunque.

 

Ciò che Dugin dice è follia, ma è una follia che rielabora, attualizzandola, tutta una serie di vecchi obiettivi e schemi politici, ideologici ed operativi largamente utilizzati durante il periodo sovietico riassumibili rapidamente nei concetti di DisinformazioneDestabilizzazione e Diversione, volti a provocare caos nei paesi avversari, seminare incertezza tra la popolazione, creare sovversione e problemi di ordine pubblico, favorire il terrorismo ed appoggiare i gruppi terroristici, diffondere dubbi e malcontento tra la gente, produrre propaganda filosovietica, gettare discredito verso le istituzioni, provocare sommosse, infiltrarsi nella politica e nei media allo scopo di pilotarli, creare reti di informatori e di sostenitori, innescare torbidi e scandali politici e, laddove possibile, creare le premesse per una insurrezione generale.

Le direttive politiche venivano elaborate a Mosca da un apposito direttorato all'interno del Comitato Centrale del PCUS e quindi trasmesse, al fine di renderle operative, al KGB (se si trattava di questioni politico-economiche) ovvero al GRU (se si trattava di questioni espressamente militari): questi organismi a loro volta attivavano dei precisi dipartimenti al loro interno che mettevano in moto le varie residenture presenti (clandestinamente) all'interno dei paesi da colpire.

In alcuni casi particolari, laddove Mosca preferiva per qualche ragione non intervenire di persona, tali operazioni venivano devolute ai servizi segreti dei paesi satelliti, suddivisi per aree di competenza: così, se le isole britanniche venivano coperte direttamente da Mosca, Francia e Germania occidentale venivano "curate" dalla Stasi della DDR, l'Italia era competenza dei servizi cecoslovacchi, la Jugoslavia di quelli ungheresi, della Grecia si occupavano quelli bulgari, mentre la Securitate romena intrallazzava con i palestinesi. Il resto del mondo era invece area di competenza diretta del KGB, largamente impegnato a sostenere le insurrezioni in Africa e America latina.

Tutto era perfettamente organizzato sulla base di schemi operativi ben precisi che consideravano almeno tre tipi diversi di sovversione:

 

1) appoggio ai movimenti di cosiddetta "liberazione nazionale" (come quelli in America latina e Africa - Salvador, Honduras, Nicaragua, Angola, Mozambico, OLP...)

2) appoggio ai movimenti etnico-separatisti (IRA, ETA...)

3) appoggio ai movimenti terroristici (BR, RAF, AD...)

 

Da cui si può capire come, tutto quello che è scritto nel libro di Dugin non sia altro che una rielaborazione, attualizzata con l'aggiunta delle nuove tecnologie (in particolare il web) degli obiettivi e relativi schemi operativi strategici della vecchia Unione Sovietica.

Come spunto generale suggerisco di leggere questo documento: si tratta di un dossier della CIA recentemente declassificato in parte (si notano diversi blank spaces relativi alle parti non ancora rese fruibili) che riassume le relazioni tra terrorismi e URSS. Va considerato che si tratta di un documento piuttosto datato antecedente la caduta del Muro (1981) e che molte ulteriori informazioni si sono rese disponibili dopo il crollo del Patto e l'apertura degli archivi, in particolare Stasi, polacchi, e cecoslovacchi.

 

https://www.cia.gov/library/readingroom/docs/CIA-RDP90T00155R000200010009-2.pdf

 

 

Resta da capire un ultimo punto per rispondere al tuo post: quali siano le relazioni tra Dugin e l'ex-KGB Putin, il cui percorso pare orientato dal libro dello stesso Dugin.

Ebbene, in molte occasioni Dugin ha elogiato Putin e sebbene quest'ultimo abbia mantenuto una formale distanza dal visionario Dugin e sia molto più pragmatico di lui, ritengo che siano molte di più le cose che li uniscono rispetto a quelle che li dividono.

E non c'è nulla di peggio, io credo, dei deliri  di un pazzoide rielaborati ed applicati in forma lucida da un leader spregiudicato e cinico, dotato dei pieni poteri esecutivi e della volontà di utilizzarli.

Dugin è discutibile come personaggio.

Purtroppo, e sottolineo Purtroppo, i concetti espressi sono lo specchio della realtà.

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E come volevasi dimostrare, ora il ciarlatano biondo che siede alla Casa Bianca cerca di prendersi il merito dell'eliminazione di al Baghdadi... manco fosse opera sua e non, invece, di dieci anni di lavoro delle agenzie di intelligence... tse  .doh  bah

Buffone.

 

Btw le informazioni più precise circa i movimenti di al Baghdadi sono stati forniti all'intelligence USA dai Curdi. 

Quegli stessi che il còglionazzo incapace ha gettato in discarica nonostante il parere contrario dei suoi consiglieri militari. .doh

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Non vorrei darti una brutta notizia, ma è il potus a "sancire" certe operazioni.

Quando, alla fine degli anni '90, il potus era Bill-succhiamelosottoallascrivania-Clinton l'intelligence diede certe info da paura e, ciononostante, si beccarono il Cole e le due ambasciate in Africa. Quando invece, come strettamente consigliato, avrebbe potuto soffocare sul nascere osama & friends.

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5 ore fa, sol invictus ha scritto:

E come volevasi dimostrare, ora il ciarlatano biondo che siede alla Casa Bianca cerca di prendersi il merito dell'eliminazione di al Baghdadi... manco fosse opera sua e non, invece, di dieci anni di lavoro delle agenzie di intelligence... tse  .doh  bah

Buffone.

 

Btw le informazioni più precise circa i movimenti di al Baghdadi sono stati forniti all'intelligence USA dai Curdi. 

Quegli stessi che il còglionazzo incapace ha gettato in discarica nonostante il parere contrario dei suoi consiglieri militari. .doh

Penso sia la classica operazione propagandistica per rassicurare gli alleati, un’operazione pronta da tempo che sposta sostanzialmente nulla ma permette agli USA di dire “noi ci siamo, vedete?”. Non mi stupirebbe scoprire che il tizio barbuto sia stato consegnato agli americani proprio dai turchi in cambio del via libera in Siria.

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1 minuto fa, ElBrujo ha scritto:

Non vorrei darti una brutta notizia, ma è il potus a "sancire" certe operazioni.

Quando, alla fine degli anni '90, il potus era Bill-succhiamelosottoallascrivania-Clinton l'intelligence diede certe info da paura e, ciononostante, si beccarono il Cole e le due ambasciate in Africa. Quando invece, come strettamente consigliato, avrebbe potuto soffocare sul nascere osama & friends.

Potus approva e firma, oppure non approva e non firma. Ma il lavoro è dell'intelligence. La caccia ad al Baghdadi è cominciata 10 anni fa, nell'ottobre 2011 quando il suo nome è comparso nella lista dei targeted killing con una taglia da 25m USD. Quindi c'è tutto un lavoro a monte in cui il biondo non c'entra nulla: anzi, in questo caso, la sua alzata d'ingegno di abbandonare la Siria ha rischiato seriamente di compromettere una operazione in corso.

Il covo di al Baghdadi era sotto osservazione da settimane, grazie a soffiate provenienti dalla parte curda (The Syrian and Iraqi Kurds, one official said, provided more intelligence for the raid than any single country.)  e l'improvvisa invasione turca del Rojave ha messo drammaticamente a rischio l'operazione che, sarebbe stata quindi anticipata rispetto a quanto inizialmente previsto.

Domenica è uscito un articolo sul NYT secondo il quale l'operazione è avvenuta non grazie a Trump bensì a dispetto delle scelte di Trump:  Mr. al-Baghdadi’s death in the raid on Saturday, they said, occurred largely in spite of, and not because of, Mr. Trump’s actions.

 

In pratica, il fenomeno della Twitterpolitic, ha rischiato di buttare all'aria mesi di lavoro, al punto da costringere le agenzie e la Delta ad assumersi il rischio di agire in anticipo.

 

https://www.nytimes.com/2019/10/27/us/politics/baghdadi-isis-leader-trump.html

 

Adesso, il fenomeno si intesterà politicamente un successo cui lui non ha contribuito: e questo ci sta, perchè in politica funziona così.

Quello che invece non va assolutamente è la sua scriteriata antipolitica estera che, come in questo caso, porta danni ad operazioni in corso e ostacola anzichè agevolare il lavoro di militari ed agenzie di intelligence: quelli cioè che fanno il lavoro sporco consentendo adesso a Potus di pavoneggiarsi davanti ai media, ma che ovviamente avrebbero visto le loro teste rotolare nel cesto qualora l'operazione fosse fallita proprio a causa dei suoi tweet.

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1 ora fa, ico83 ha scritto:

Penso sia la classica operazione propagandistica per rassicurare gli alleati, un’operazione pronta da tempo che sposta sostanzialmente nulla ma permette agli USA di dire “noi ci siamo, vedete?”. Non mi stupirebbe scoprire che il tizio barbuto sia stato consegnato agli americani proprio dai turchi in cambio del via libera in Siria.

Ti dico come la vedo io.

Ovvio che su queste cose la nebbia sia totale, ma c'è un particolare che mi fa dubitare sulla plausibilità di questa specie di "patto".

 

La zona di Idlib è la roccaforte del un gruppo jihadista Hayat al Sham, che è praticamente il nuovo nome di al-Nusra, che altro non era che la (sanguinaria) costola di al-Quaeda in Siria. Ora, al-Sham/al-Nusra erano, fino a 7/8 anni fa alleati dell'Isis ed affiliati ad al-Baghdadi fino a quando è avvenuta una grande spaccatura strategica/ideologica tra le due parti. A quel punto al-Nusra si è schierata con le fazioni anti-Assad ed è diventata nemica mortale di al-Baghdadi. Due o tre anni fa, al-Nusra si è arroccata nel nord della Siria ed ha cominciato ad intrallazzare con la Turchia tanto da cambiare nome in modo da rifarsi una "verginità": è diventata quindi a-Sham e si è del tutto posta sotto l'ombrello turco (per salvarsi il * da Assad). Ha tuttavia continuato a combattere ferocemente contro l'Isis tanto da riuscire, ultimamente, ad eliminare alcuni dei suoi leaders locali.

Ora, pare che recentemente al-Sham si fosse messa sulle tracce di al-Baghdadi e che a sua volta puntasse ad eliminarlo. La questione quindi è: se i servizi turchi avessero davvero saputo qualcosa di preciso su al-Baghdadi (quasi) automaticamente lo avrebbero saputo anche quelli di al-Sham (le fonti per forza di cose, sarebbero state le medesime, anche perchè stiamo parlando di un territorio, Idlib, grande quanto la valle d'Aosta) e quindi si sarebbero dati da fare per toglierlo di mezzo: con il pieno assenso della Turchia che così avrebbe potuto intestarsi l'operazione (spazzando via le vecchie collusioni con al-Baghdadi).

Invece così non è stato ed al-Baghdadi è stato fatto fuori dalla Delta.

 

In sostanza, io credo ci sia stata una specie di corsa alla preda al-Baghdadi da parte di due o tre fazioni in campo (USA, Turchia/al-Sham), ciascuna per sè,  e che alla fine abbiano prevalso gli USA grazie alle soffiate passategli dai curdi (che i turchi ovviamente non potevano avere).

Per questo dubito del "patto scellerato"

 

Tutto imho. 

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Suggerisco di cominciare a tenere d'occhio il Libano e nuovamente l'Iraq.

La temperatura sta aumentando in entrambi i paesi e c'è un filo conduttore che porta direttamente a Teheran.

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