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DAZN, numeri in calo: 13 milioni di spettatori in meno rispetto alla scorsa stagione

Post in rilievo

16 minuti fa, garrison ha scritto:

Ma questa è anche la "mia" idea, cioé offrire un prodotto con meno "cose" (ad esempio si potrebbe pensare anche ad inquadrature meno sofisticate) free, con la pubblicità, ed uno a pagamento "più ricco".

Certo che però il sistema economicamente deve reggersi, se no si parla del nulla.

Il sistema, se sostenibile, si regge in piedi da solo. Se invece vogliamo reggere in piedi un morto che cammina, buona fortuna.

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22 ore fa, phoenix ha scritto:

La tua risposta non contraddice quello che hai letto. Il paragone tra Mediaset Premium e DAZN ha perfettamente senso se si guarda al modello economico e al contesto di mercato, non solo ai contenuti. DAZN oggi ha di fatto un monopolio: chi vuole seguire tutta la Serie A non ha alternative reali. E questo cambia completamente la dinamica del mercato. Probabilmente per questo hanno deciso dei prezzi alti, che poi hanno incentivato la pirateria. Questa è una semplice analisi, non un tentativo di giustificare.

 Sul discorso “gli italiani non vogliono pagare”, è vero solo in parte: Netflix  ha numeri che dazn si sogna, pur avendo altri competitor. Per dire, Netflix con prezzi popolari arriva quasi a 9 milioni di abbonati, forse ultimamente è calato leggermente.

Equiparare il calcio al “pane quotidiano” è ovviamente una provocazione: ma resta il fatto che il calcio è un prodotto di massa con altissimo valore sociale e identitario, e trattarlo come un semplice “lusso da smartphone” è riduttivo. Il problema se trattato in questo modo resterà. Se il calcio è lo sport più popolare d’Italia, perché non riesce a generare tanti abbonati o fondi quanto ci si aspetterebbe? Sempre colpa della gente cattiva, o magari le politiche di DAZN sono sbagliate? Vuoi un mio parere?

Non è “colpa della gente cattiva” se DAZN non riesce ad allargare la base di abbonati: le sue politiche commerciali sono in larga parte il problema.

DAZN si è messa in una posizione di monopolio di fatto (avendo quasi tutta la Serie A, già ti ho spiegato la situazione), ma si comporta come se fosse un bene di lusso, non un servizio popolare. Ha alzato i prezzi, ridotto le promozioni, imposto vincoli tecnici spesso rigidi. Tutto questo in un mercato dove la qualità dello streaming non è sempre stabile, il reddito medio è tra i più bassi d’Europa e la gente è già sommersa da altri abbonamenti (Netflix, Prime, ecc.). Invece di allargare la base abbassando le barriere d’ingresso, DAZN ha preferito massimizzare il ricavo per singolo utente. Risultato: tanti disdicono, molti cercano alternative “creative”.

Il paradosso è che il calcio dovrebbe essere il contenuto più popolare d’Italia, ma con questa strategia rimane confinato a una nicchia di chi può permetterselo, non di chi lo ama.

Scusami, c’è un’inesattezza, la prima stagione Dazn ha messo l’abbonamento a 19 €. Non si sono abbonati ugualmente! Quindi non è un problema di prezzo!

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3 minuti fa, corvobianconero ha scritto:

Scusami, c’è un’inesattezza, la prima stagione Dazn ha messo l’abbonamento a 19 €. Non si sono abbonati ugualmente! Quindi non è un problema di prezzo!

Il fatto che DAZN non abbia avuto subito milioni di abbonati a 19 € non prova che “il prezzo non conti”, ma semplicemente che ogni piattaforma ha bisogno di tempo per consolidarsi. E soprattutto, se quel prezzo competitivo fosse stato mantenuto, oggi probabilmente la base clienti sarebbe molto più ampia e fidelizzata.

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23 ore fa, LedZeppelin ha scritto:

Risolvi la pirateria in toto? No. Quella esistera' sempre perche intrinseca al bene digitale. Eviti di foraggiare la criminalita' con il pezzotto ed aumenti i ricavi? Si. I ricavi non bastano per far girare la ruota? Forse il problema sta altrove allora. 

Ciao Led, da "economista" (nel mio infimo) liberale, quasi liberista, apprezzo  in toto il tuo intervento; mi limito a quotare la chiosa finale perché, da sola, apre la porta ad un sacco di considerazioni; sulla natura e proprietà dei beni immateriali (in particolare digitali), sulla distinzione sempre più difficile fra hardware e software (a ben pensarci, nemmeno un iphone è un bene completamente finito; se Apple non ti da accesso agli aggiornamenti, servizi, dopo sei mesi lo puoi al massimo utilizzare come saponetta, ma nemmeno per lavarti); sulla organizzazione e gestione del calcio europeo; sulla sottospecie del calcio italiano (sì, la ruota difficilmente starebbe in piedi anche se tutti gli usufruitori da domani mattina pagassero un abbonamento regolare) e così via. 

 

Mi limito però a ribadire un punto, per me fermo, agganciandomi a quanto scritto da @garrison coi suoi soliti modi poco diplomatici: i prezzi (alti rispetto al potere d'acquisto medio della gente) e la qualità del servizio possono, almeno in parte, spiegare la pirateria; ma non la giustificano: chi si affida ai pirati (che sono dei delinquenti stricto senso) ruba, e chi ruba è un ladro. Punto. 

Ci sono furti e ladri ben peggiori? Certo, ma la sostanza non cambia.  

Se non partiamo dalla condivisione di questo assunto (non mi riferisco a te, ma ai giustificazionismi ridicoli che ho letto anche qui dentro, purtroppo) di logica ed etica elementare, è inutile qualsiasi discussione; o, almeno, io me ne chiamo fuori. 

 

PS La pirateria non è intrinseca (solo) al bene digitale; ma alla natura umana; da sempre Dr Jekill e Mr Hyde. 

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I servizi di streaming fanno rimpiangere la pirateria

Gabriel V. Rindborg, The Guardian, Regno Unito

22 agosto 2025

 

Dato che avevo in programma un viaggio a Firenze, avrei voluto tanto rivedere I Medici. La serie tv del 2016 racconta l’ascesa della potente dinastia bancaria fiorentina e, con questa, la storia del rinascimento. Fino a poco tempo fa l’avrei trovata su Netflix accanto a un gran numero di titoli, dai più premiati ai meno conosciuti. Ma cercando la serie su Google nel 2025, il link a Netflix porta solo a una pagina vuota. Non è neanche su Hbo Max, Disney+, Apple Tv+ né sulle piattaforme più piccole (in Italia è su RaiPlay, ndr). Su Amazon Prime, posso comprare separatamente le singole stagioni (tre in tutto) o i singoli episodi (ventiquattro): finirebbero però in una libreria digitale che potrebbe essere cancellata in qualunque momento.

Sono cresciuto nel paese di The Pirate Bay, la piattaforma svedese creata per lo scambio di file torrent (un formato che aiuta a scaricare rapidamente file digitali), e per la prima volta dopo dieci anni provo una certa nostalgia per i mari agitati della pirateria digitale. Ma non sono l’unico.

Da adolescente negli anni duemila, per me usare i torrent era la norma. Ti serviva il nuovo album dei Coldplay per l’iPod? The Pirate Bay. L’adattamento cinematografico del Romeo e Giulietta del 1968? The Pirate Bay. Bastavano pochi clic per ottenere tutto. Poi sono arrivati gli smartphone, e con loro la piattaforma musicale Spotify, anche questa con sede in Svezia. Lo stesso paese scandinavo diventato un centro della pirateria digitale aveva inventato una soluzione al problema.

“Spotify non sarebbe mai esistito senza The Pirate Bay”, ha detto nel 2011 Per Sundin, all’epoca amministratore delegato della Universal Music in Svezia. Ma con Spotify la musica scaricata illegalmente è scomparsa: abbiamo cominciato ad ascoltare canzoni con la pubblicità o pagando un abbonamento. Quando Netflix è arrivata in Svezia, alla fine del 2012, abbiamo smesso anche di parlare apertamente di film e serie da scaricare. Bastavano 79 corone svedesi al mese (circa 7 euro) per avere accesso a grandi serie tv e film pluripremiati. Mentre i tre fondatori di The Pirate Bay venivano arrestati e condannati al carcere. Per me, la pirateria era ormai storia passata.

 

Non è questione di prezzo

Ma a quindici anni dal processo, qualcosa sta cambiando. In un’estate insolitamente calda, mi ritrovo con alcuni critici cinematografici nel porto della città vecchia, un tempo rifugio di mercanti e, si racconta, anche di contrabbandieri. Davanti a una birra, li sento lamentarsi di quella che definiscono la “merdificazione” dello streaming, cioè una trasformazione in cui le piattaforme peggiorano sempre di più fino a morire nel tentativo di massimizzare i profitti.

Oggi Netflix costa almeno 199 corone (circa 17 euro) e, per vedere gli stessi contenuti che una volta si trovavano tutti nello stesso posto, un abbonamento a Netflix non basta più. Molte piattaforme inoltre, anche se fanno pagare l’accesso, impongono lo stesso della pubblicità. Le restrizioni regionali spingono spesso a usare dei trucchi per aggirarle (le cosiddette vpn, “reti private virtuali”) perché è il solo modo per accedere all’intero catalogo. Una famiglia europea oggi può arrivare a spendere anche 700 euro all’anno per avere tre o più abbonamenti ai servizi di streaming video. Si paga di più per avere di meno.

Un critico, chiedendo di rimanere anonimo, confessa: “Non ho mai smesso di scaricare file pirata. Anche il mio compagno lo fa, se non trova in dvd l’edizione precisa che sta cercando”. E se qualcuno non ha mai abbandonato la pirateria, altri ammettono di esserci tornati, questa volta attraverso piattaforme di streaming non ufficiali. Una delle app più usate è legale, ma con alcune estensioni create dalle comunità di utenti permette di accedere anche agli streaming pirata.

“Scaricare è troppo complicato. Non saprei da dove cominciare”, racconta una persona appassionata di cinema. “Con lo streaming pirata invece sei bombardato di pubblicità, ma almeno non hai paura di essere hackerato o denunciato”.

 
Per una nuova pirateria artificiale

Secondo Muso, un’azienda londinese specializzata in monitoraggio della pirateria e protezione dei contenuti, nel 2023 lo streaming non autorizzato ha rappresentato il 96 per cento della pirateria di film e serie tv. Il numero di visite ai siti pirata, dopo aver toccato un minimo nel 2020 (130 miliardi), è salito a 216 miliardi nel 2024. In Svezia, il 25 per cento delle persone intervistate in un sondaggio ha ammesso di aver piratato contenuti nel 2024, soprattutto nella fascia d’età tra i 15 e i 24 anni. La pirateria è tornata, anche se sotto un’altra bandiera.

“La pirateria non è una questione di prezzo”, ha detto nel 2011 Gabe Newell, cofondatore di Valve, l’azienda che gestisce la piattaforma di videogiochi per pc più grande del mondo, Steam. “È una questione di servizio”. Oggi, la crisi dello streaming lo dimostra più che mai.

Con i titoli sparpagliati tra piattaforme diverse, i prezzi in aumento e la qualità video che varia anche a seconda del browser, non c’è da sorprendersi se gli utenti tornano a issare la bandiera dei pirati. Gli studi cinematografici costruiscono feudi, alzano mura e impongono pedaggi a chi vuole entrare. Il risultato è una penuria artificiale in un mondo digitale che prometteva abbondanza.

Che oggi la pirateria sia una forma di ribellione o di rassegnazione, poco importa: ha comunque spiegato le vele. Con il paesaggio dello streaming ridotto a un arcipelago, molti spettatori riprendono il mare. I Medici avevano capito il valore dell’accesso: un cliente poteva viaggiare da Roma a Londra e avere credito grazie a una rete fondata sulla fiducia e il superamento delle barriere. Se gli studi cinematografici vogliono sopravvivere alla tempesta, forse dovrebbero riscoprire quella lezione.

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29 minuti fa, Ronnie O'Sullivan ha scritto:

Mi limito però a ribadire un punto, per me fermo, agganciandomi a quanto scritto da @garrison coi suoi soliti modi poco diplomatici: i prezzi (alti rispetto al potere d'acquisto medio della gente) e la qualità del servizio possono, almeno in parte, spiegare la pirateria; ma non la giustificano: chi si affida ai pirati (che sono dei delinquenti stricto senso) ruba, e chi ruba è un ladro. Punto. 

Ci sono furti e ladri ben peggiori? Certo, ma la sostanza non cambia.  

Se non partiamo dalla condivisione di questo assunto (non mi riferisco a te, ma ai giustificazionismi ridicoli che ho letto anche qui dentro, purtroppo) di logica ed etica elementare, è inutile qualsiasi discussione; o, almeno, io me ne chiamo fuori. 

 

PS La pirateria non è intrinseca (solo) al bene digitale; ma alla natura umana; da sempre Dr Jekill e Mr Hyde. 

Mi permetto di inserirmi per dire che concordo pienamente. La dinamica domanda/offerta e qualità del servizio è scarsamente applicabile all'Italia, un paese le cui statistiche sui livelli di povertà a livello medio dei redditi lasciano il tempo che trovano (basta leggere l'ultimo studio per cui il 43% degli italiani non paga l'irpef): i tassi di evasione (chi più, chi meno) sono enormi; stando ai redditi medi ufficiali dovremmo assistere a scene clamorose di gente povera. Non mi sembra proprio il caso di questo paese (viene da dare ragione a chi 20 anni fa alle domande sulla crisi rispondeva dicendo che i ristoranti erano pieni...).

Senza allargare il discorso ad altri temi, è per dire che siamo un paese con un livello di "illegalità" elevata per cui non deve stupire un livello di pirateria altrettanto elevato che poco ha a che fare con le regole del mercato (vogliamo parlare del merchandising fuori dagli stadi? del bagarinaggio? del canone RAI?).

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5 ore fa, phoenix ha scritto:

Il fatto che DAZN non abbia avuto subito milioni di abbonati a 19 € non prova che “il prezzo non conti”, ma semplicemente che ogni piattaforma ha bisogno di tempo per consolidarsi. E soprattutto, se quel prezzo competitivo fosse stato mantenuto, oggi probabilmente la base clienti sarebbe m nonolto più ampia e fidelizzata.

Concordo..

Hai perfettamente ragione, capisco l'impegno di spesa da parte loro, ma il prezzo competitivo che citi sarebbe stato meglio attuarlo subito, modello Netflix e simili, che sono partiti anni fa da 5 euro e adesso sono arrivati a 15, mantenendo i numeri.

Loro hanno voluto tutto e subito ed i numeri sono stati mediocri.

 

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8 minuti fa, pepino ha scritto:

Mi permetto di inserirmi per dire che concordo pienamente. La dinamica domanda/offerta e qualità del servizio è scarsamente applicabile all'Italia, un paese le cui statistiche sui livelli di povertà a livello medio dei redditi lasciano il tempo che trovano (basta leggere l'ultimo studio per cui il 43% degli italiani non paga l'irpef😞 i tassi di evasione (chi più, chi meno) sono enormi; stando ai redditi medi ufficiali dovremmo assistere a scene clamorose di gente povera. Non mi sembra proprio il caso di questo paese (viene da dare ragione a chi 20 anni fa alle domande sulla crisi rispondeva dicendo che i ristoranti erano pieni...).

Senza allargare il discorso ad altri temi, è per dire che siamo un paese con un livello di "illegalità" elevata per cui non deve stupire un livello di pirateria altrettanto elevato che poco ha a che fare con le regole del mercato (vogliamo parlare del merchandising fuori dagli stadi? del bagarinaggio? del canone RAI?).

Non tocchiamo questo tasto dolente, Bro (faccio parte del 17% che versa il 64% dell'irpef complessivo; almeno fossi ricco...  invece sono solo un cogliòne. :wacko:). 

Va anche detto, per contro, che i super ricchi e le multinazionali sono i più grandi evasori e, beffardamente, possono farlo trincerandosi dietro una parvenza di legalità... perché, avendo disponibilità ingenti e potere di ricatto, dal punto di vista tecnico, non rubano, eludono (più o meno legalmente). 

Ma lasciamo perdere...il discorso si complicherebbe, e mi scuso per l'ot. 

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30 minuti fa, Gianco ha scritto:

Concordo..

Hai perfettamente ragione, capisco l'impegno di spesa da parte loro, ma il prezzo competitivo che citi sarebbe stato meglio attuarlo subito, modello Netflix e simili, che sono partiti anni fa da 5 euro e adesso sono arrivati a 15, mantenendo i numeri.

Loro hanno voluto tutto e subito ed i numeri sono stati mediocri.

 

C'é da dire che Dazn all'epoca era una piattaforma appena nata, infatti aveva anche gravi problemi tecnici (oggi mi pare in gran parte risolti). 

Si sta un po' consolidando adesso.

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15 ore fa, Ronnie O'Sullivan ha scritto:

Ciao Led, da "economista" (nel mio infimo) liberale, quasi liberista), apprezzo tutto in toto il tuo intervento; mi limito a quotare la chiosa finale perché, da sola, apre la porta ad un sacco di considerazioni; sulla natura e proprietà dei beni immateriali (in particolare digitali), sulla distinzione sempre più difficile fra hardware e software (a ben pensarci, nemmeno un iphone è un bene completamente finito; se Apple non ti da accesso agli aggiornamenti, servizi, dopo sei mesi lo puoi al massimo utilizzare come saponetta, ma nemmeno per lavarti); sulla organizzazione e gestione del calcio europeo; sulla sottospecie del calcio italiano (sì, la ruota difficilmente starebbe in piedi anche se tutti gli usufruitori da domani mattina pagassero un abbonamento regolare) e così via. 

 

Mi limito però a ribadire un punto, per me fermo, agganciandomi a quanto scritto da @garrison coi suoi soliti modi poco diplomatici: i prezzi (alti rispetto al potere d'acquisto medio della gente) e la qualità del servizio possono, almeno in parte, spiegare la pirateria; ma non la giustificano: chi si affida ai pirati (che sono dei delinquenti stricto senso) ruba, e chi ruba è un ladro. Punto. 

Ci sono furti e ladri ben peggiori? Certo, ma la sostanza non cambia.  

Se non partiamo dalla condivisione di questo assunto (non mi riferisco a te, ma ai giustificazionismi ridicoli che ho letto anche qui dentro, purtroppo) di logica ed etica elementare, è inutile qualsiasi discussione; o, almeno, io me ne chiamo fuori. 

 

PS La pirateria non è intrinseca (solo) al bene digitale; ma alla natura umana; da sempre Dr Jekill e Mr Hyde. 

Ciao, mi rendo conto che si aprono molti discorsi tangenti, paralleli e di tutte le forme e colori. Non vedo come poterli continuare senza mandare in vacca il topic pero'.... 

 

Per il resto, penso sia ingiusto che ci sia gente che paghi e gente che non paghi; ancora peggio (molto peggio) che paghi per il servizio illegale. Penso altresi' che l'offerta sia fondamentalmente sbagliata e che l'unica, sottolineo unica, soluzione sia agire su di essa. 

 

EDIT. 

Bleh, non mi piace la risposta che ho scritto.....avevo cominciato a tirare giu un siluro che mi stavo annoiando a rileggerlo io stesso....un po' si tende a ripetersi, un po' e' difficile trattare l'argomento in relativamente poche righe.....(io poi non c'ho il dono della sinstesi)

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Ma visto che tracciano i pagamenti (e non quello che uno ha effettivamente visto) un avvocato decente non potrebbe ribattere che è impossibile dimostrare il "reato"? Magari io ho la moglie argentina che usa l'iptv per guardare le telenovelas...

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14 minuti fa, skidrow ha scritto:

Ma visto che tracciano i pagamenti (e non quello che uno ha effettivamente visto) un avvocato decente non potrebbe ribattere che è impossibile dimostrare il "reato"? Magari io ho la moglie argentina che usa l'iptv per guardare le telenovelas...

penso che pagare un sito pirata sia comunque illegale, quindi dovresti essere tu a dimostrare che non hai pagato.. :d

Se hai la moglie americana che vuole vedere la sua serie tv su paramount plus, usa giustamente il vpn, però appunto non paga un sito pirata 

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39 minuti fa, Ti Strappo Le Orecchie ha scritto:

A quanto ammontano le perdite di Dazon ad oggi?  .relax 

A livello globale (non ci sono dati nazionali) ad un bel po' di soldi (penso ad 1 miliardo o anche di più complessivo) ma i conti sono in netto miglioramento e pare andranno in utile dal 2026 (C'é un articolo recente su CALCIO & FINANZA).

E comunque sono entrati nel capitale sociale gli arabi di PIF, quindi tra loro e il miliardario russo che é il proprietario potranno andare in perdita quanto vogliono mi sa.

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11 minuti fa, garrison ha scritto:

A livello globale (non ci sono dati nazionali) ad un bel po' di soldi (penso ad 1 miliardo o anche di più complessivo) ma i conti sono in netto miglioramento e pare andranno in utile dal 2026 (C'é un articolo recente su CALCIO & FINANZA).

E comunque sono entrati nel capitale sociale gli arabi di PIF, quindi tra loro e il miliardario russo che é il proprietario potranno andare in perdita quanto vogliono mi sa.

azz speravo in un loro fallimento.   

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5 minuti fa, Ti Strappo Le Orecchie ha scritto:

azz speravo in un loro fallimento.   

I numeri sarebbero anche da "fallimento" almeno sino all'anno scorso ma dietro hanno dei potentati mica da ridere, non a livello di Sky ma quasi.

E comunque coi nuovi accordi con la Fifa penso che sistemeranno molto anche i conti.

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Il 13/10/2025 Alle 13:38, runner ha scritto:

tutto sta nel valore del prodotto offerto

e la serietta a (minuscolo) vale zero. ZERO.

Non solo questo. È anche il servizio offerto ad essere scadente.

Quando prima ti davano un segnale satellitare che funzionava benissimo e l'alternativa era un link da un sito qualsiasi che si bloccava ogni 10 secondi e si vedeva anche male, allora c'era poco da discutere. O vedevi malissimo gratis, o vedevi benissimo pagando.

Ora, con Dazn e il suo streaming, spesso e volentieri si vedono meglio i vari pezzotti che il segnale originale.

Quindi, tra vedere non sempre bene e pagare, e vedere più o meno uguale e non pagare, la scelta è quasi obbligatoria.

 

Tutto questo al netto della moralità.

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9 minuti fa, PlatiniMichel ha scritto:

Champions Europa e Conference league restano su Sky e Now fino al 2031

 

(Una partita a turno di Champions sempre su Amazon)

Sono aumentate (di una) le partite su Amazon (ne avranno una anche al giovedì la prima giornata).

E' saltata l'assegnazione globale di una partita ad un solo network per tutto il mondo, penso fosse pensata per Netflix che però avrà offerto troppo poco o non interessato.

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Il caso francese: Ligue 1

Eccolo qui il passaggio cruciale: il sistema Dazn, in Francia, è crollato. E nel giro di pochi anni la Ligue 1 è passata dall’incassare un miliardo di euro all’anno in diritti tv, ai 400 milioni di euro assicurati da Dazn fino al termine del campionato 2024-2025, ai quattro spicci attuali, con Dazn uscita dal contratto e con il canale della lega francese, Ligue 1+, che finora ha raggiunto un milione di abbonamenti a 14,99 euro al mese, il che significa 180 milioni di euro in un anno.

 

La prossima tessera del domino

Dopo la caduta della Francia, il prossimo campionato a rischio, secondo De Siervo, è l’Italia. Dove, appunto, la gran parte dei diritti tv è assicurata ai club di Serie A proprio da Dazn, il cui modello di business, ai più, non è ancora chiaro, visto che da anni chiude con bilanci in rosso per miliardi di dollari.

 

Maledetti pirati

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Dalla Francia al Belgio, la storia si ripete

La campagna belga di abbonamenti a Dazn per la stagione 2025-26, tuttavia, è rimasta molto al di sotto delle attese (25 euro al mese con l’impegno di restare abbonati almeno 12 mesi). E adesso in Belgio si è aperta una grana grossa, che somiglia molto a quella che poi in Francia, la scorsa stagione, ha portato alla uscita di Dazn dal contratto. Infatti, calcolatrice alla mano, Dazn si è resa conto di non essere in grado di onorare gli impegni presi col calcio belga. Ha provato a coinvolgere nella partita anche i gruppi di telecomunicazioni Proximus e Telenet. Ma al momento nessuna intesa è stata trovata per condividere gli oneri.

 

Al momento è tutto invariato

Per ora, quindi, il campionato belga continua a essere trasmesso su Dazn. Ma la stessa Pro League chiede che venga coinvolta qualche altra piattaforma per aumentare la visibilità di una manifestazione che tende a scomparire se distribuita solo da Dazn.

 

I vertici di Dazn, nei giorni scorsi, hanno fatto sapere alla Pro League belga che vogliono rinegoziare i termini del contratto. E intendono farlo con una certa urgenza.

 

Stramaledetti pirati.

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