mah... é un film certamente divisivo, che porta in sè elementi di disturbo, così come elementi che lo rendono tragicamente bello.
É un film che non lascia scampo, sollievo o vie di fuga, ma che punta a mettere a disagio lo spettatore con le sue situazioni estreme, improbabili (improbabili?), del tutto sopra le righe. È un film, dal mio punto di vista, fortemente misogino, amorale, reiterato nella esposizione plateale del vizio, quasi compiaciuto di una fascinazione del male: che però non è un Male assoluto come era il demonio dell'Esorcista, ma un male gretto, volgare, da morti di fame.
La pseudofamiglia di Killer Joe é una conventicola di vizi e ottusità malsana, che mi ha ricordato il devastato gruppo familiare.di Brutti, sporchi e cattivi, di Scola, con minori accenti sul grottesco, ma con una vena di efferatezza in più .
Killer Joe lo definirei come post-realismo in salsa pulp, degradato come un western metropolitano nell'America del dopo-sogno, con personaggi intontiti dalla realtà nella quale si ritrovano a vivere, senza possibilità di redenzione o riscatto sociale.
La piccola Dottie, tragica, conturbante ninfetta é il paradigma di questa desolazione: apparentemente quasi incapace di intendere e volere, sballottata come un oggetto dagli interessi malati dei suoi pseudo-familiari, oggetto di concupiscenza simil-pedofila ed infine angelo sanguinario nel drammatico epilogo,é l'elemento probabilmente più disturbante del film: un film che in qualche modo rappresenta il suo passaggio tragico dalla (apparentemente) candida ingenuità adolescenziale alla feroce vita adulta nella quale sarà inevitabilmente costretta.
Piccola, angosciante Dottie che come un cigno nero rinasce al suo malsano destino dalle ceneri della sua perduta innocenza.