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Dalia91

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  1. Eh si, il Sassuolo ha dato una lezione su come si possa creare spazio dove non esiste e come un'organizzazione meticolosa possa annullare il divario tecnico.
  2. La sua idea è chiara: migliorare la prima costruzione, creare superiorità numerica in uscita e facilitare il controllo del possesso, ma l’analisi delle partite mostra che i benefici in fase di possesso sono stati marginali, mentre i costi in fase di non possesso sono strutturali e ripetuti. Gli avversari hanno rapidamente individuato Koopmeiners come target difensivo: viene isolato sistematicamente in ampiezza o attaccato in conduzione frontale. Questo genera rottura della linea difensiva in transizione.. necessità di coperture preventive che disordinano il centrocampo ..abbassamento forzato del baricentro, annullando il vantaggio iniziale in costruzione.🤔 In pratica, la squadra spende molte energie per proteggere un punto debole, invece di valorizzare un punto di forza. Dal punto di vista dei dati e delle dinamiche di gara..la qualità dell’uscita palla non migliora in modo significativo..aumentano invece i duelli difensivi persi sul suo lato..cresce l’xG concesso in transizione e su attacchi diretti. Questo indica che il problema non è esecutivo, ma strutturale..Koopmeiners interpreta bene il ruolo in fase di possesso, ma non ha le caratteristiche per sostenerlo difensivamente a certi livelli. Un principio cardine dell’analisi è che una soluzione tattica deve reggere anche quando l’avversario la stressa. In questo caso, la mossa funziona solo finché non viene aggredita, e una volta individuata diventa prevedibile e penalizzante. Per questo ritengo che l’insistenza non sia più una scelta strategica, ma una rigidità di sistema. Una modifica minima..magari mantenendo Koopmeiners più alto o affiancandolo con un difensore puro in fase di non possesso.. consentirebbe di preservarne la qualità senza esporre la struttura difensiva. A me l' idea di Spalletti appare coerente sul piano teorico, ma l’evidenza di campo suggerisce che il rapporto costi/benefici è sfavorevole, ecco perchè proprio non riesco più a giustificarne la reiterazione. Ribadisco e concludo dicendo che sono abbastanza delusa da Spalletti.
  3. La tua idea è molto interessante, ma anche con parecchie controindicazioni. Locatelli tende a seguire troppo il gioco..e da braccetto questo lo porterebbe ad uscire fuori zona, rischiando di rompere la linea nei momenti sbagliati e lasciare campo alle proprie spalle. Sarebbe un rischio tattico enorme. In costruzione, però, ne gioveremmo certamente. Diciamo che in determinate situazioni/partite potrebbe essere un' idea.✌️
  4. 🫡Per me Spalletti non sta fallendo perché la squadra gioca male: sta fallendo perché non sta costruendo nulla. La sua forza, in tutta la carriera, è sempre stata la capacità di dare una struttura chiara: uscite pulite da dietro, distanze corrette, catene laterali vive, pressing coordinato. Oggi invece la squadra si muove senza principi riconoscibili. La costruzione è improvvisata, piatta, la pressione disordinata, gli spazi non vengono occupati con logica. E questo non è un problema di forma o di tempo, ma il segnale che l’allenatore non riesce a trasferire le sue idee, o peggio, che ha smesso di seguirle.🫣 Quel che preoccupa davvero è che tutto ciò non sta evolvendo. Le partite sembrano copie una dell’altra, senza progressi, senza meccanismi che iniziano a vedersi, senza una direzione tattica in cui riconoscersi. Spalletti sembra davvero essere entrato in una modalità di "gestione prudente", quasi difensiva, dove ogni scelta serve a limitare i danni più che a costruire un’identità. E quando un tecnico si allontana dai propri principi, quelli che l’hanno reso credibile e riconoscibile, difficilmente ritrova la rotta. Ecco perché non ci credo più: non vedo un percorso, non vedo un’idea che cresce, non vedo la mano di Luciano. Vedo solo una squadra che galleggia, e un tecnico che non la guida verso nulla.
  5. Gli YouTuber che parlano di tattica poche ore dopo una partita non stanno facendo match analysis professionale. Stanno facendo opinione informata, qualche volta anche di buona qualità, ma NON analisi tecnica seria. Analizzare una partita richiede collaborazione tra più di un professionista, tempo, strumenti, dati, immagini che un ragazzo che crea contenuti social dal salotto di casa non ha. Loro commentano (l' analisi è davvero un' altra roba) ciò che vedono da immagini parziali. Un team di Match analyst riesce ad analizzare anche ciò che non si vede. Basti pensare che il 70% delle informazioni tattiche più importanti non sono mai nelle inquadrature tv. Smontiamo sta credenza secondo cui con un commodore 64, 2 immagini in croce e un pò di dialettica si stia ehm ANALIZZANDO una partita di calcio.
  6. La risposta è semplice: NO. Un allenatore può organizzare, può dare principi, può nascondere limiti, può motivarli per 90 minuti. Ma non può cambiare la natura di un giocatore. La “grinta” non è un software che installi. È una somma di cose che o hai o non avrai mai: personalità, fame,agonismo, coraggio nelle scelte, cattiveria nei duelli, gestione dei momenti duri ecc. E soprattutto: storia personale. Se un giocatore per tutta la carriera è stato morbido nei contrasti, poco reattivo nelle difficoltà, fragile mentalmente, discontinuo e allergico alle responsabilità…non c’è allenatore che possa trasformarlo in Chiellini o Vidal. Però un mister può mascherare il problema, magari accorciando la squadra, cambiare moduli, ridurre i rischi, costruire un contesto che non lo esponga. Ma “creare grinta” dal nulla… non è possibile. E infatti lo vedi: alla Juve cambiano gli allenatori, ma la personalità resta sempre quella.
  7. Io credo che le speranze non sono finite perché Spalletti è “impazzito per una notte”. Le speranze sono finite perché questa Juve, con questi giocatori, in questa struttura, non può andare da nessuna parte. Né con Spalletti, né con chiunque altro. La Juve non ha una difesa affidabile nemmeno “teoricamente” perchè non stiamo parlando di calciatori giovani, acerbi o recuperabili: stiamo parlando di giocatori strutturalmente incapaci di leggere le traiettorie, vincere duelli aerei, mantenere la linea, correggere i propri errori ecc ecc Cabal post-infortunio, Cambiaso che alterna intuizioni a blackout, Kelly sicurissimo finché non si accende la spia rossa, Kalulu che di testa è un minus tattico… Non è una serie di incidenti. È un pattern. E quando la difesa è così, non esiste allenatore che possa costruirci qualcosa di competitivo. Per me Spalletti non è “andato in tilt” a Napoli: ha fatto quello che fa quando non si fida. E qui viene il problema più grande. Quando Spalletti NON SI FIDA della linea difensiva, fa esattamente ciò che hai visto: scelte strane, soluzioni forzate, tentativi di “controllare” il match tramite schizzi tattici invece che equilibrio, paura di concedere profondità e tutte una serie di mosse nervose, poco sue. Non credo si tratti di overthinking. No, è una crepa. Una crepa già vista in Nazionale. Quando non percepisce solidità dietro, perde la serenità e comincia a manipolare l’assetto invece di lasciarlo respirare. E se non avrà mai fiducia… non avrà mai serenità. Quindi non potrà mai costruire quello che costruisce quando si sente protetto. Ahinoi non è un episodio: è strutturale. Tutti noi vorremmo sperare che sia stato “troppo brutto per essere vero”. Purtroppo è il contrario: È troppo coerente con quello che la Juve è oggi per essere un caso. Ogni limite dei singoli che hai citato, la fragilità mentale post-Nazionale, la mancanza di leader tecnici e un mercato cervellotico sono tutti pilastri solidi di un prodotto finale prevedibile e angosciante. La speranza “che basta aspettare Bremer” potrebbe essere l’illusione finale. Certo, Bremer è il migliore, ma non sarà mai un singolo a risolvere gli ennemila problemi di questa squadra. Una squadra fragile in ogni suo aspetto, la povertà tecnica che la domina, la confusione nei meccanismi di uscita, il terrore generale sulle palle alte, l’assenza di un centrocampo capace di dare ritmo ecc rendono l' attesa del difensore brasiliano una specie di cerotto su una frattura esposta. Sai perché non ci sono più “speranze reali”? Perché una squadra può migliorare, certo, ma se i giocatori hanno margine, se l’allenatore ha serenità, la società ha un progetto, il mercato colma le lacune e invece, oggi manca tutto. A cominciare da una società credibile, appassionata e competente.
  8. La colpa è solo nostra perchè dovremmo mollarli.
  9. Purtroppo quando un tecnico crede molto in un principio (in questo caso: “togliere riferimenti a Conte”), tende a sovrastimare i vantaggi e a sottostimare i rischi. Diciamo che Spalletti ha "visto" solo la parte creativa dell’idea, non la parte pratica: la Juve senza una punta NON può risalire il campo. Ed ha certamente sovrastimato la qualità tecnica del nostro centrocampo, pensando che sarebbe bastato concedergli la superiorità numerica per aiutarlo a sostenere la sua idea. Ha pensato che Locatelli, Thuram+McKennie potessero trovare maggiore palleggio, andando poi a cercare l’uomo tra le linee. La realtà? Non ne hanno la qualità. Quindi il piano è crollato. Per me ha sbagliato lettura “umana” della partita. Dalle sue parole sembra convinto che: Yildiz può fare il trequartista, Conceicao può giocare tra le linee, la Juve può creare superiorità tecnica. Ma Yildiz è istintivo, non ordinato. Conceicao è un esterno, non un attaccante interno e Locatelli-Thuram non saltano la pressione neanche in sogno..pertanto si, ribadisco, ha chiesto cose ai giocatori che non sanno fare. Contro Conte NON puoi regalare: un blocco alto senza rischi, una partita a uomo, l’assenza totale di profondità. Conte vive per difendere in avanti. Spalletti gli ha regalato proprio questo, cadendo nel classico errore dei grandi: “sono più furbo io” D' altra parte gli è già successo in passato in un Roma vs Manchester United....Napoli vs Milan (CL) E in Nazionale vs la Spagna Purtroppo quando Spalletti cerca la “mossa a sorpresa”, spesso forza troppo il concetto. È il suo difetto storico: cerca la mossa geniale quando basterebbe la mossa semplice.
  10. Beh la qualità aiuta di più solo quando hai un contesto minimo che la sostiene. Se metti un centrocampo già limitato (Loca–Thuram–McKennie) in un sistema dove: non ci sono appoggi verticali, non ci sono triangoli, non ci sono rotazioni, nessuno attacca la profondità, nessuno porta via un uomo, le linee avversarie restano sempre alte..la qualità non si vede, soprattutto se ne hai già poca. Poi è chiaro, la tattica non sostituisce la qualità, ma senza tattica la qualità non esiste. Tu poni la questione come se prima servisse il passaggio “giusto” per cambiare il sistema. È il contrario. Avere un 9 vero crea i tempi di gioco. Non devi per forza servirlo subito. La sola minaccia della sua corsa cambia le posture avversarie. Quando un difensore ha dietro di sé un attaccante rapido e verticale: non può salire aggressivo, non può rompere la linea in pressione, non può difendere alto a campo aperto, ma deve riposizionarsi continuamente, deve temere la profondità. Risultato? Gli avversari si abbassano di 10–15 metri. Le linee si allentano. Il centrocampo ha più tempo per ricevere. Le ricezioni diventano più pulite. Anche se non gli dai un singolo pallone giusto. La profondità influisce prima ancora di toccare il pallone. Il nostro centrocampo era in superiorità numerica, vero, ma nel calcio la superiorità numerica da sola non vale niente. Vale la superiorità posizionale. E quella non c’era. La Juve ieri aveva: nessuno tra le linee, quattro giocatori che venivano incontro, esterni bassissimi, zero ampiezza utile, zero minaccia verticale..col risultato di andare ad esasperare ancor di più i limiti di cui parlavi. Tutti i passaggi erano piatti. Tutte le ricezioni erano sotto pressione. Tutte le linee erano coperte. La superiorità numerica non è un vantaggio se sei schiacciato..se non hai sbocchi verticali.. e non puoi disordinare la difesa avversaria. Ecco perchè una punta vera avrebbe dato UNA linea di uscita in più. Non la soluzione totale, ma una condizione che cambia la geometria del pressing. Non è “buttare lungo”. È il concetto base: Avere un riferimento in profondità per sbloccare le linee di passaggio corte.
  11. Potrebbe fermarsi anche ai Pobega e ai Caqueret, visto che Como e Bologna sembrano l' Ajax di Cruijff.
  12. Comollì va spedito su Alpha Centauri. Cobolli Gigli a confronto era Allodi
  13. Chiaro, non saremmo diventati irresistibili, però un 9 vero cambia geometria, pressione e distanze anche se la squadra gioca male. Conceicao veniva sempre incontro, consentendo alla difesa del Napoli di salire di 20 metri ..enfatizzando ulteriormente le conseguenze del gioco piatto di Locatelli e Thuram. Se invece hai un attaccante che attacca la profondità, i centrali avversari devono rispettarlo: si abbassano, si allungano gli spazi, hai appoggi verticali e mezzo secondo in più per giocare. Gli errori tecnici li fai comunque eh.. ma non con tre avversari addosso ogni volta. E nel calcio moderno mezzo secondo in più fa la differenza tra sembrare una squadra e sembrare un ammasso di gente messa lì a caso. Vedi, il rischio è proprio questo: credere che nulla conti davvero, perchè chiaramente tutto è colpa della mediocrità dei singoli.
  14. Io penso che quando una squadra parte già “in 9” per scelte dell’allenatore, la discussione sui singoli diventa automaticamente secondaria, se non addirittura fuorviante. E non perché i giocatori siano fenomeni eh.. non lo sono, ma perché le condizioni di base per giocare una partita sensata non vengono create dal tecnico. E questa non è una scusa per i giocatori, è un’analisi strutturale: se la disposizione tattica è sbagliata, se ci sono ruoli inventati, se la squadra è tagliata in due, se la fase di pressione è inesistente e se due elementi devono coprire compiti da quattro… allora è matematico che i singoli entrino in sofferenza, chiunque essi siano. Ecco, puntare il dito solo sui giocatori dopo una partita preparata male, si rischia di rientrare nel classico calderone del: “È colpa dei pipponi”...“Non sono da Juve”..“Ci vuole la mentalità” ecc Che è anche vero, ma quando il contesto è competitivo. Ma ieri no: ieri la squadra è stata messa in campo in condizioni tattiche chiaramente disfunzionali e un’analisi tecnica seria non può esimersi da certi approfondimenti. Al Como nessuno è un top player, ma il sistema funziona. Al Bologna idem: sono giocatori normali, ma ruoli chiari, automatismi chiari, responsabilità chiare. Da noi il contrario: giocatori spesso messi fuori ruolo, in uno schema sovraccarico per alcuni e vuoto per altri, senza una logica di reparto. Non esiste magia: una squadra senza struttura fa sembrare tutti peggiori. Il calcio di oggi è sistema, non somma di individui. Le squadre moderne funzionano perché l’allenatore: sceglie ruoli corretti..costruisce distanze logiche..crea compiti semplici e ripetibili. Da noi gli allenatori inventano ruoli, costruiscono moduli che non corrispondono al materiale umano a disposizione..pretendendo cose che gli interpreti non sanno fare, per poi finire tutti con il dare colpa al singolo se il castello crolla. E mi pare che Spalletti si stia inabissando nel medesimo meccanismo.
  15. Profondamente delusa da Spalletti. Mettere Koopmeiners (centrocampista naturale) terzo di una difesa a 3 quando mancano più centrali di ruolo è un errore di logica tattica. Se non hai i centrali, non risolvi il problema inventando ruoli: cambi il sistema per minimizzare i rischi (metti due centrali e gioca a 4), o crei protezioni intorno al “terzo” .. altrimenti la squadra diventa vulnerabile nell' uno contro uno, sulle ripartenze e sui cross.
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