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  1. Un pazzo, nel senso migliore del termine. Non scorderò mai quando, entrando all'improvviso al Bernabeu dopo "El Robo del Siglo", abbraccia un Buffon praticamente in lacrime saltellando e gli dice "Tanto glielo paro": e infatti se quello lì non tira il rigore a 139 km/h sotto l'incrocio (Il che equivale a dire, se quello lì non fosse Cristiano Ronaldo), glielo para davvero. Lo adoro, secondo me è un leader molto importante in questa Juve e spero possa rimanere a lungo con noi.
  2. Ieri sera siamo usciti dal tunnel post-Cardiff. L'importanza della gara ve ben oltre il risultato in sé, che pure rimane assolutamente strepitoso: la tripletta di Ronaldo, con l'ultimo gol su rigore all'ultimo, come un anno fa, ma con la maglia sbagliata, ci ha rimesso sulla mappa. Così come c'è stato una prima e post 3 giugno 2017, così ci sarà un prima e un post 12 marzo 2019.
  3. La sensazione è che da ieri sera si sia finalmente entrati nel periodo post Cardiff. Gara meravigliosa, davvero al livello di quella semifinale, che fu giocata contro un avversario più forte ma che probabilmente non aveva il carico storico della partita di ieri.
  4. Un pazzo, un folle, detto ovviamente nel senso migliore del termine. Entra al Bernabeu poco dopo il furto del secolo, e urla in faccia a Buffon "Dai che glielo paro", e infatti se quello non tira a 140 km/h sotto il sette glielo avrebbe parato, è il mix perfetto di testa, mentalità e tecnica che ci serviva.
  5. Devo dire che leggo sempre con piacere delle analisi statistiche, specie se su dati che non conosco. Ormai l'approccio big data è quello dominante, che caratterizza le principali realtà industriali. Anche nello sport, specie in America, trovano applicazioni a non finire: qualche tempo fa Brad Pitt fece il protagonista nel film Money Ball, interamente basato su uno shift di metodologia nella gestione di una squadra di baseball verso un maggior interesse nei dati puramente oggettivi; nella NBA l'utilizzo dei big data è sistematico, e il caso più eclatante è probabilmente l'attenzione verso la real shooting percentage, che tiene conto che un tiro da 3 è diverso da un tiro da 2. La differenza però rispetto al calcio è notevole: gli americani (per motivi e fini secondo me culturali) preferiscono sport situazionali, mentre il calcio è uno sport molto più aleatorio, dove anche una situazione apparentemente simile in realtà può avere cause estremamente diverse: il campo è enormemente più grande, e dunque il determinismo va a farsi benedire. Un altro fattore è legato all'utilizzo dei piedi invece che delle mani, ossia a una precisione inferiore: nel calcio colpire un palo è, nella stragrande maggioranza dei casi, sfortuna, mentre nel basket colpire il ferro è nella norma. Come facevano osservare giustamente, inoltre, nel basket c'è l'interferenza a canestro, quindi un tiro ormai in parabola discendente non può essere stoppato, mentre nel calcio c'è il portiere: Ronaldo finora ha regalato ad almeno 3/4 avversari le loro migliori parate nella carriera, e di quello come tieni conto statisticamente? Ad ogni modo, è un bel topic, interessante, che offre spunti di riflessione non banale (io ad esempio, dovendo dire la mia, avrei supposto che fossimo indietro coi goal attesi), ed infatti fatica a raggiungere una pagina mentre le orde si gettano a discutere di medicina dello sport parlando di Cancelo, dall'alto della loro cultura!
  6. Il fatto è che il Milan non è quotato in borsa, quindi certi dettagli non è tenuto a rivelarli e anzi, in genere non lo fa mai. Diciamo che, se dovessero chiedermelo di pancia, credo che il fondo abbia ancora qualche interesse sul giocatore, e per quello l'ho citato. Ma è pura speculazione la mia, figuriamoci. Come è infondo speculazione quella sull'asse Genova - Milano.
  7. Beh, diciamo che i fondi possono essere un investimento, nel senso che possono aiutare a portare giocatori giovani, a buon prezzo, perché si passa per i procuratori più che per le società, e quindi si possono fare accordi ad ampio raggio. Molti fondi poi cercando, come primi acquirenti europei, più che big come Barcellona, Juventus o City, delle squadre che possano fare da "vetrina" in modo da fare schizzare la valutazione a valori superiori rispetto a quelli raggiungibili giocando solo in Sudamerica. Il Milan ha preso Paquetá, magari, perché sa che fra 3 anni può andarsene a 100 milioni, e magari i proprietari del fondo sono d'accordo con questa strategia. Non voleva essere una teoria complottistica su chissà quali giri loschi, era solo una considerazione del tipo: oggi spendere X per comprare da un club sano e straniero un giocatore, senza diluire il pagamento con strane formule, è diverso dal farlo comprando, alla stessa somma, da un club amico o da fondi di investimento.
  8. In questi casi, bisogna sempre chiedersi dove dovrebbero andare a finire i soldi secondo me. L'asse Genova - Milano è così sporca che se ci si passa un dito lo si perde sotto un mare di *, e siamo ben abituati a cartellini di giocatori brasiliani in mano a fondi, terze parti, procuratori, e chi più ne ha più ne metta. Il Milan ha buffi, giri a dir poco loschi e un sacco di fantasia contabile, ma non credo abbia i soldi.
  9. Pjanic, assieme a Bonucci e Dybala, è il giocatore strutturalmente più importante della squadra. Infatti è stato fatto rinnovare questa estate, quando c'era una fila interminabile per portarcelo via. Lui e l'argentino non andranno da nessuna parte, per fortuna. Temo purtroppo che saluti Costa, ma accogliendo in casa Isco direi che sia un sacrificio accettabile.
  10. Da centrale può starci, anche considerando che probabilmente i terzini sono la cosa migliore dell'attuale Bayern.
  11. È vero, innegabile, però, e qui non posso che parlare a titolo personale, ciò non intacca, ai miei occhi, la mistica dei mondiali. Non sono meritocratici, quello no, però il fatto stesso che dittatori, regimi, nazioni intere, siano dovute scendere in campo per accaparrarseli, in qualche modo, in parte ne accresce ancora di più il mistero. Certo, porcate come quella del 78 sono un qualcosa che va oltre il calcio, e lo stesso dico per il 34, ma già il fatto che a distanza di più di mezzo secolo si parli ancora della battaglia di Santiago, per quanto scorretta, rende il tutto un po'...magico. Il problema dei mondiali è che a truccarli ci sono i politici, che non sono esperti: tra 10 anni magari nessuno si ricorderà più del rigore di Vazquez, ma si parlerà ancora di Moreno
  12. Bel giochino! Proviamoci va: 2008 - Torres 2009 - Xavi 2010 - Milito 2011 - Iniesta 2012 - Iniesta 2013 - Robben 2014 - Neuer 2015 - Neymar 2016 - Griezmann 2017 - Isco
  13. Grazie di aver condiviso un video incredibile, emozionante e di una genuinità enorme. I Mondiali sono davvero i degni eredi delle Olimpiadi antiche, una competizione mistica, scevra (almeno fino ad ora) da logiche di marketing e da altre porcherie. Purtroppo già coi prossimi mondiali in Qatar ho paura si possa scavare un punto di non ritorno, ma la storia scritta dal 1930 ha dell'incredibile. Mi emoziono come un bambino durante i mondiali, c'è poco da dire.
  14. Per me un qualsiasi giocatore che oggi sceglie l'Inter lo fa perché a fine carriera. Di casi alla Pirlo o alla Ronaldo ce ne sono pochi, a quell'età secondo me in molti pensano più a svernare che altro. È successo con Forlan, è successo con Miranda, penso accadrà anche con Godin (Penso sarebbe successo anche con Modric). Non so se sia l'ambiente o i giocatori, ma la vedo così: altri motivi per lasciare l'Atletico da capitano per l'Inter non mi sovvengono.
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