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La lettera di Andrea Agnelli agli azionisti

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Cari Campioni d’Italia,

 

Il bilancio che sottoponiamo alla vostra approvazione segna un crocevia nella storia recente della Juventus. Si tratta, infatti, di un’importante tappa di un percorso, iniziato nel maggio del 2010, di ricostruzione e di avvio di una nuova fase di sviluppo. La vostra società chiude l’esercizio con un risultato operativo positivo e con un esiguo utile ante imposte. La presenza nel nostro sistema fiscale dell'Irap, un’imposta unica nel panorama internazionale, ci porta a registrare una perdita.

 

Gli ingredienti che hanno contribuito al turnaround sono molteplici ma riassumibili in un profondo ricambio manageriale, che ha riportato alla sua naturale centralità la gestione sportiva, mantenendo contestualmente una costante tensione volta al reperimento di nuovi ricavi e al controllo dei costi.

 

Le sfide che dovremo affrontare nei prossimi anni sono tuttavia ancora più impegnative. Se in Italia, infatti, il ritorno alla competitività è sancito da questo bilancio e da una striscia storica di tre scudetti consecutivi, i fondamentali economici dei competitor internazionali ci mettono di fronte ad una realtà evidente: il gap con i migliori club europei rimane elevato e il divario va ridotto per permetterci di aspirare a risultati in linea con la nostra storia internazionale. Le donne e gli uomini della Juventus sono abituati ad affrontare le difficoltà, sul campo come in sede, profondendo il massimo impegno. E’ una questione di cultura aziendale, che tutti preservano e alimentano con costanza.

 

Fin dall’inizio del mio mandato ho segnalato la necessità e l’urgenza di alcune riforme strutturali di ‘sistema’. Tutto è cambiato nella gestione della Juventus, ma quasi nulla nel contesto nazionale di riferimento. Il profondo lavoro di rinnovamento interno trova, quindi, un limite formidabile nel mancato sviluppo complessivo del calcio italiano. Cambiare questo stato di cose è un’operazione complessa che ha i caratteri della massima urgenza per raggiungere gli obiettivi che ci prefissiamo. Il nostro calcio ha necessità di grandi misure di carattere domestico e di un nuovo slancio verso i mercati internazionali.

 

Lo Juventus Stadium, di cui siamo fieri ed orgogliosi, rimane l’unico esempio di struttura sportiva all’avanguardia, in grado di rappresentare un modello di sicurezza e di offrire sia un’esperienza ‘live’ sia un’immagine televisiva di alto livello. Esso, purtroppo, rappresenta solo un ventesimo del potenziale ‘prodotto stadi’ italiano: troppo poco affinché la gestione collettiva del calcio nazionale riesca a imprimere una decisa accelerazione. Lo sviluppo di nuove infrastrutture è il tema cruciale del prossimo quinquennio, durante il quale il calcio italiano dovrà saper scegliere tra competitività internazionale, sia sul campo sia nella diversificazione e nell'incremento dei ricavi, o marginalità, cui oggi pare condannato inesorabilmente.

 

Il valore collettivo dei diritti televisivi della serie A e delle competizioni internazionali è in costante crescita, segnale evidente di un mercato che dimostra interesse per il calcio. Si tratta di un privilegio di cui possono godere pochissimi comparti industriali e che va tutelato. Nella ripartizione di questi proventi è necessario condividere un meccanismo in grado di riconoscere sia il valore dei grandi club, cui la Juventus appartiene, sia tutelare economicamente quelle società che, per disavventure di carattere sportivo, dovessero in futuro trovarsi ad essere escluse dalla serie A. La mancata partecipazione alle coppe europee è oggi un incidente che colpisce le società di medie e grandi dimensioni, ma la retrocessione dalla A alla B è un’evenienza che mette in discussione perfino la continuità e la sopravvivenza di qualunque club. In Lega di Serie A, pertanto, al momento della ripartizione dei diritti dovremo tutti responsabilmente tenere conto di questa situazione perché la sostenibilità del calcio italiano non sia messa in crisi ulteriormente.

 

Proprio la Lega di Serie A deve riappropriarsi del suo ruolo di leadership, riuscendo a proporre una revisione della governance di tutto il calcio italiano per fare piazza pulita di un livello di litigiosità e di scarsa trasparenza francamente oggi non più accettabile. I veti incrociati e i pesi elettorali, non equamente distribuiti, hanno portato prima all’interruzione e poi alla paralisi dello sviluppo che invece deve ripartire di slancio.

E poi il calcio. Quello che tutti amiamo, quello per cui la passione della gente rimane intatta. È necessaria un’ulteriore riduzione del numero di società professionistiche, accompagnato da una revisione della composizione delle rose, per garantire alle nazionali un adeguato rifornimento di giocatori convocabili. Sono priorità che andranno accompagnate da altre due importanti riforme con un unico comun denominatore: il talento. La prima è un’adeguata politica dell’immigrazione, che sia rispettosa delle leggi dello Stato, ma anche dello sviluppo del sistema e dei diritti umani. Infine il tema delle seconde squadre, da preferire alle cosiddette “multiproprietà”, poiché già testato in molti paesi (Spagna, Olanda, Inghilterra) e poiché assicura una crescita dei talenti costante e armoniosa con un solido interscambio con la Prima Squadra. Una generazione di grandi calciatori italiani sta completando la sua carriera e il prossimo triennio dovrà farne crescere rapidamente una nuova, capace di raccoglierne il testimone.

 

Dal canto nostro, pensiamo che i prossimi anni saranno cruciali sia sotto il profilo sportivo sia per la sostenibilità del ‘modello Juventus’. Il rinnovo dell’accordo con Jeep fino al 2021, la nuova partnership di sei anni con adidas, lo sviluppo immobiliare nell’area della Continassa che vedrà sorgere la nuova sede e il nuovo centro di allenamento della prima squadra, gli importanti investimenti nel settore giovanile, dalla riconversione in Academy del centro di Vinovo alla massima attenzione ai talenti emergenti, il continuo sviluppo dei digital media e la proficua partecipazione in seno agli organismi internazionali European Club Associations (ECA) e Union des Associations Europèennes Football (UEFA), ci dicono che la Juventus è ben posizionata per continuare nel suo percorso di sviluppo virtuoso in Italia, pur consapevoli di dover continuare a perseguire ogni attività, anche inesplorata.

 

Per quanto riguarda l’espansione internazionale, le strutture della Juventus sanno che cruciale è l’internazionalizzazione del nostro brand. In primis, una costante competitività nelle coppe europee, sia in Champions League che in Europa League. Tuttavia per acquisire una reale dimensione sportiva e commerciale internazionale sono fondamentali alcuni fattori, purtroppo non tutti da noi direttamente controllabili. I limiti del sistema, cui accennavo prima, stanno già circoscrivendo alcune importanti opportunità di sviluppo.

 

Sulla nostra strada, in questi quattro anni, abbiamo potuto avvalerci di grandi professionalità: Giuseppe Marotta e Aldo Mazzia rappresentano i vertici di questo club, che ha nei suoi organici persone di grande qualità, Fabio Paratici, Pavel Nedved e Francesco Calvo su tutti, che perseguono con tenacia gli obiettivi della società. Antonio Conte, cui va il ringraziamento di tutti, ha deciso per sé un nuovo percorso professionale. Il nostro impegno è oggi a sostegno di un nuovo allenatore: Massimiliano Allegri, un vincente, che ha già portato tra noi nuova passione e un nuovo desiderio di sfidare tutto e tutti

 

Fino alla fine…

 

Andrea Agnelli

 

La Relazione finanziaria annuale al 30 giugno 2014

 

Juventus.com

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Andrea e' il mio presidente...................................ma anche il re dei cominicati.A parte snocciolare risultati economici,mi piacerebbe che snocciolasse anche qualche parola,o comunicato, nel difendere la squadra.

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Un manager a tutto tondo. Andrea farà molta strada, speriamo con noi anche quando avrà mansioni più vicine al core business del gruppo.

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Ha detto tutto e niente....bahhh....Alla fin dei conti a noi tifosi interesserebbe vincere anche in europa e sappiamo tutti che i cordoni della borsa li gestisce il sig.Elkane e nn mister comunicati Andrea.....No grossi investimenti su giocatori di prima fascia no Cl.....

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Tristezza. Parole, parole, parole sul bilancio, sulla competitività nelle coppe europee due righe che non significano niente. C'è chi non si sforza davvero di capire quanti ricavi possa portare tale competitività, molti di più di quelli ottenuti con la 'lenta e graduale crescita' che genera solo investimenti fini a sè stessi (investiti per generare altri investimenti).

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speriamo che fra un brand e l'altro prima o poi ci scappino 2 euro per un 'ala e una punta da coppa europea

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"Conte ha scelto per sé un percorso professionale diverso". Se Conte non rettifica, le vedove debbono rassegnarsi, non è stato il mostro Andrea a sbatterlo fuori dalla Juve.....Conte ha scelto liberamente. Spero sia chiaro, una volta per tutte..

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Il bello che in questi tre anni i fatti li abbiamo...fatti.

Grazie Presidente, mi sto godendo una delle juve più forti e vincenti di tutti i tempi.

 

Purtroppo viviamo in tempi dove si apprezza poco e un caxxo, dove se vinci 10 partite di fila hai comunque qualche problema, se ne perdi una, sei finito, un fallito.

Meno male che esiste anche chi programma, non frigna, si gode il presente e lavora sul futuro.

 

 

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La presenza nel nostro sistema fiscale dell'Irap, un’imposta unica nel panorama internazionale, ci porta a registrare una perdita.

"Un 'estorsione dello stato per la crescita del lavoro!"

 

Le donne e gli uomini della Juventus sono abituati ad affrontare le difficoltà, sul campo come in sede, profondendo il massimo impegno. E’ una questione di cultura aziendale, che tutti preservano e alimentano con costanza.

!Onore e Orgoglioso del Nostro Presidente"

 

La mancata partecipazione alle coppe europee è oggi un incidente che colpisce le società di medie e grandi dimensioni, ma la retrocessione dalla A alla B è un’evenienza che mette in discussione perfino la continuità e la sopravvivenza di qualunque club.

"In tanti devono abbasare il chino e ricordare invece di buttare tanta melma sulla nostra società e la Juventus.

 

Grazie A.A.

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"Conte ha scelto per sé un percorso professionale diverso". Se Conte non rettifica, le vedove debbono rassegnarsi, non è stato il mostro Andrea a sbatterlo fuori dalla Juve.....Conte ha scelto liberamente. Spero sia chiaro, una volta per tutte..

Non mi pare abbia specificato il perché....Cmq lasciamo perdere Conte è il passato e di solito nn mi piace vivere di rimpianti... Più che altro dovrebbero smetterla di nominarlo anche nelle discussioni di cucina gli anticontiani.....Vivono nell'ossessione.....

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speriamo che fra un brand e l'altro prima o poi ci scappino 2 euro per un 'ala e una punta da coppa europea

ma poi giocano?

è questa la domanda

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Priorità assoluta al passaggio del turno in champions...solo così ci si può garantire una continuità nel rafforzamento della rosa

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Quante belle parole ... poi leggi i giornali , guardi la tv o ascolti la radio e ti senti infamie da parte di tutti i media senza la minima difesa da parte della società.

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serve una juve piu' forte....piu' competitiva...con giocatori di prima fascia...altri tevez...in pratica...basta parametri zero che in fondo han gia' dato il meglio

 

Noneeeeee, a te serve Suarez, Diego Costa, Tevez ti va bene come subentrante al 65esimo. Ecche.

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