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Deborah J

Gracias, Gol-zalo, "vero nueve" e attaccante completo. A Higuain va lo scettro dei bomber più prolifici di sempre con la maglia della Juventus

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Napoli: imbucata a sinistra, controllo ferreo, piattone ai danni di Reina e quinta rete ai danni del suo ex Napoli.

O magari: San Siro: punizione di Dybala dalla tre quarti  e colpo di testa vincente da ariete di razza.

Lui, Gonzalo Gerardo Higuain, segnava così in pieno recupero il gol del 3-2 all’Inter e che di fatto regalava il settimo tricolore consecutivo ai bianconeri. Molto ci sarebbe da scrivere su un attaccante completo e che tanto ha giovato al campionato italiano, affidandogli lo scettro dei bomber più prolifici di sempre grazie alla la bellezza di 55 palloni insaccati a rete con la casacca bianconera in questi due anni. 

 

Il Pipita, il terminale offensivo evoluto e profondamente diverso dall’ "animale" d’area di rigore visto prima al Bernabeu (122 gol in 264 partite) e poi al San Paolo (92 in 147) poichè mister Allegri ha saputo trasformarlo in un attaccante moderno capace di svariare a 360 gradi sul fronte d’attacco, di far ripartire e salire la squadra, di distribuire il gioco sulle fasce, e addirittura di difendere nei propri sedici metri pur di rincorrere l’avversario e di sbucciarsi le ginocchia anche solo per un contrasto. Ma l'argentino numero 9, non è stato "solo" questo. Il suo peso specifico  all’interno dello spogliatoio bianconero è cresciuto esponenzialmente, grazie anche al forte legame creato con tutto il gruppo sudamericano, Dybala e Douglas Costa in primis, tanto che lo stesso Del Piero, dopo l’impresa del San Paolo, aveva parlato di “partita da capitano”, da leader e trascinatore di un intero gruppo. La partita di San Siro con l’Inter è stata dunque solo una delle tante dimostrazioni sul fatto di come Higuain non viva solo per il gol ,come dimostrano gli oltre 9,5 km percorsi a partita, più del "solito" Mandzukic che si divora la fascia o di Douglas Costa, ( giusto per citarne due), e i suoi numerosi rientri nella propria metà campo nel difendere più zone. In poche parole: un lottatore mai domo.

 

La Juve che acquistava Higuain era quella reduce dai 5 scudetti e da una sfortunata eliminazione agli ottavi in Champions League contro il Bayern Monaco . Eppure, al di là del contributo realizzativo, va poi analizzata la sua evoluzione e come questa sia stata condizionata dal contesto tattico attorno all’argentino. A Napoli le tracce di Higuain erano finalizzate sia a favorire le proprie ricezioni, profonde e corte, sia a liberare spazi per gli inserimenti degli esterni e delle mezzali.In pratica, il Pipita veniva incontro al portatore di palla per dettare i tempi della manovra offensiva giocando “a muro” o, in alternativa, teneva palla per rifinire in prima persona per un compagno, ed egli stesso si muoveva all’interno dell’area di rigore per ricevere un cross o un assist proveniente dall’esterno. 

 

Ma ecco la crescita del nove argentino dopo l'esperienza partenopea: perchè se nel Napoli Higuain ha giocato sempre con lo stesso modulo di gioco, in un sistema fortemente strutturato e con parecchie giocate codificate, alla corte di Madama si è invece inserito in un sistema diverso, fondato su principi di gioco molto differenti.

 

La Juve che ha accolto Higuain ha mantenuto la sua natura di squadra concentrata nella ricerca dell’equilibrio, arricchendo tuttavia lo spartito con un possesso palla conservativo, più attento al mantenimento degli equilibri che alla creazione di pericoli. Per Higuain il contesto è cambiato, ma gli ha permesso di evolvere a livello professionale. 

Il calcio verticale e il pressing gli riducevano sì il campo che doveva attaccare, in spazi ampi e più frequenti, ma allo stesso tempo disegnavano il contesto ideale per il Pipita, a proprio agio su spazi medi e con tanti compagni ad accompagnarlo nell’attacco dell’area di rigore avversaria.

 

Insomma, alla Juventus, oltre a giocare più spesso in ripartenza, Higuain ha trovato una circolazione del pallone più perimetrale e un minore contributo dei compagni di squadra nel tenere occupata la linea arretrata avversaria. I suoi compagni di reparto in bianconero si adattavano e preferivano allontanarsi dalla linea difensiva rimanendo larghi, e il compito di tenere impegnata la difesa avversaria, riuscendovi al meglio, ricadeva quasi del tutto proprio sulle spalle di Gonzalo Higuain. L’argentino che tra le linee supportava benissimo la manovra, aiutando la squadra ad eludere la pressione avversaria, attaccando la profondità per ricevere il pallone o, in ogni caso, allungare la squadra avversaria, anche in situazioni chiuse quando, con movimenti brevi e netti, creava linee di passaggio profonde per arrivare al tiro. Spesso micidiale.

 

I diversi contesti tattici possono probabilmente spiegare gran parte delle differenze tra il gioco di Higuain nel Napoli di Sarri e quello alla Juventus e il diverso volume del calcio prodotto dal Pipita nelle due squadre. È però fondamentale sottolineare come l’efficacia di Higuain, in termini di qualità delle occasioni ed efficacia nella conversione sia rimasta costante nel tempo. Ed è proprio questo che ne testimonia la totalità di grande attaccante.

 

Nonostante i discorsi comuni, non è mai mancato il contributo del Pipita nelle partite importanti, perchè Higuain ha segnato per due volte il gol vittoria contro il Napoli in campionato e ben tre gol nella doppia sfida di semifinale di Coppa Italia 2016/17 contro la sua ex squadra. Ha segnato contro la Roma, il Milan e il gol decisivo per lo scudetto 2017/18 all’ultimo respiro a San Siro contro l’Inter. Per quanto riguarda la Champions League, è difficile muovere critiche al contributo di Gonzalo Higuain. Nella semifinale contro il Monaco al suo primo anno, e contro il Tottenham al secondo. Se davvero, semplificando, Higuain è stato acquistato dalla Juventus per vincere la Champions League, il Pipita non è riuscito – ma chi ne sarebbe capace da solo? – nell’impresa. Complessivamente però le sue prestazioni in Europa non possono essere certo essere considerate insufficienti. Anzi.

 

Il discorso su Higuain è inevitabilmente focalizzato sui suoi gol, ma nella Juventus il Pipita ha spesso lavorato, più che in altri momenti della carriera, in favore della squadra, tralasciando talvolta i suoi obiettivi realizzativi, e il tutto ne rispecchia a pieno lo stile Juve: prima il gruppo, poi il singolo. Prima la maglia, poi il giocatore. Lontano dalla porta, il centravanti argentino è stato spesso impegnato in estenuanti duelli corpo a corpo coi difensori per coprire il pallone e permettere ai compagni di rifiatare e risalire il campo. E con Madama spesso bassa e impegnata in lunghe fasi di difesa posizionale, Gonzalo è stato spesso l’unica àncora offensiva che ha permesso ai bianconeri di avanzare il baricentro e di portare avanti il pallone.

 

A questo punto della carriera è abbastanza chiaro descrivere chi sia effettivamente Gonzalo Higuain. E' vero, non sarà un talento purissimo capace con le sole qualità donategli da madre natura di risolvere sempre e comunque ogni situazione dentro il rettangolo di gioco, piuttosto un giocatore che ha costruito le sue fortune sulla profonda comprensione del ruolo di centravanti, sui tempi e i movimenti necessari alla massima efficacia, e sullo spirito di sacrificio e di abnegazione maturati in quel di Vinovo. Proprio per questo il migliore Higuain richiede una totale applicazione mentale al gioco, che talvolta, forse proprio nella occasioni più importanti, può essere complessa da gestire.

La sua carriera alla Juventus è giunta al termine, ma più per l’arrivo di Cristiano Ronaldo che per i demeriti dello stesso Pipita, sia chiaro. 

 

Higuain è un grandissimo centravanti e non bisogna commettere l’errore di dare per scontato quello che è stato il suo contributo in maglia bianconera. Ha segnato tanto, con una percentuale di realizzazione paragonabile a quelle della sua migliore stagione in Italia; ha segnato gol pesanti e ha giocato spesso in un contesto tattico non perfettamente consono alle sue caratteristiche: tipico di chi sa giocare a calcio, letteralmente. Adattarsi, reinventarsi e conquistare.

Come la sua carriera dimostra, non è sempre stato continuo e ha avuto qualche periodo di appannamento di forma, fisico e mentale. Ma dopo più di dieci anni di carriera ad altissimi livelli, è possibile sostenere che sono quasi inevitabili per la caratteristiche del Pipita. Ma il giocatore che è appena approdato a Milanello rimane uno dei migliori centravanti della storia della Serie A, che difficilmente dimenticherà il proprio mestiere.

 

Perchè ad ogni ruolo, i suoi compiti: il portiere para, il difensore difende, il centrocampista corre e crea, l'attaccante fa gol. A ogni ruolo, poi, le sue emozioni: il portiere deve trasmettere sicurezza, il difensore ti deve dare solidità, il centrocampista ti deve entusiasmare e l'attaccante deve segnare e farti godere. Solo ed esclusivamente godere della rete. Puro e vero godimento. e con Higuain, alla Juventus questo è potuto accadere.

 

Se lo scambio con Bonucci sia stato equo o meno, solo il campo ce lo dirà. E vorrei chiarire, in proposito, che nessuno, eccetto le società coinvolte, possono essere convinte e/o sicure della bontà dell'operazione, ma credo che nessuno abbia, ad oggi, gli strumenti per poterla giudicare in modo definitivo. Bisogna aspettare. Saper aspettare . Certo, lo scambio Higuain-Bonucci richiede giovamento per entrambe le parti sulla carta.Non è un'operazione priva di fastidio per i tifosi, che, privi di isterismi ed esagerazioni, mostrano un disappunto che può dirsi ragionevole soprattutto sul piano sentimentale.

Tuttavia credo che per comprendere e giudicare questa operazione sia necessaria, come al solito, la sentenza del campo, ma soprattutto rendere omaggio ad un giocatore che ha saputo donare anima e cuore alla causa bianconera.

Gracias, Gol-zalo.

 

Tuttojuve

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A Higuain tutta la stima possibile, ti auguro di entrare in Champions col Milan che vorrebbe dire anche togliere un posto a una delle tre squadre che odio di più

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16 gol in un intera stagione di serie A

1 solo gol nelle ultime 10 partite

Era ora di separarsi.

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sì certo, lo ringraziamo molto ..

 

ma abbiamo bisogno di più dinamismo ..

 

Higuain ha bisogno di un'intera squadra per lavorare per lui ..

 

e nel CL, abbiamo visto tutti i suoi limiti .. anche con la sua squadra nazionale che è piena di giocatori abili..

 

e naturalmente dobbiamo menzionare il nostro allenatore, che preferisce trascinare il nostro centro di gravità a 1000 km dal gol dell'avversari..

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Prima Tevez, poi Higuain, due grandi attaccanti che sono rimasti con noi troppo poco. Ma a volte succedono cose inaspettate e occorre separarsi. Higuain avrà sempre il mio rispetto, grandissimo giocatore.

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8 minuti fa, PR20 ha scritto:

16 gol in un intera stagione di serie A

1 solo gol, nelle ultime 10 partite

era ora di separarsi.

Ho fatto davvero fatica a guardarlo quest'anno...

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Adesso, yore ha scritto:

Ho fatto davvero fatica a guardarlo quest'anno...

quando ci sono allenatori che non fanno giocare i calciatori nel loro modo naturale, o spesso nel loro ruolo naturale, si fa fatica a vedere chiunque

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ottimo giocatore, ma evidentemente in fase calante. Giusto ed inevitabile venderlo dopo l'arrivo di cr7, anche perché a noi servono giocatori che incidano quando conta, e per "quando conta" intendo dire nelle grandi serate europee cosa che purtroppo higuain non ha mai fatto nella sua carriera e quando spendi 94 milioni ti aspetti questo. Purtroppo il suo acquisto è stato un fallimento, ma siamo riusciti a rimediare vendendolo per fortuna.

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12 minuti fa, PR20 ha scritto:

16 gol in un intera stagione di serie A

1 solo gol, nelle ultime 10 partite

era ora di separarsi.

 

44 minuti fa, Deborah J ha scritto:

A questo punto della carriera è abbastanza chiaro descrivere chi sia effettivamente Gonzalo Higuain. E' vero, non sarà un talento purissimo capace con le sole qualità donategli da madre natura di risolvere sempre e comunque ogni situazione dentro il rettangolo di gioco, piuttosto un giocatore che ha costruito le sue fortune sulla profonda comprensione del ruolo di centravanti, sui tempi e i movimenti necessari alla massima efficacia, e sullo spirito di sacrificio e di abnegazione maturati in quel di Vinovo. Proprio per questo il migliore Higuain richiede una totale applicazione mentale al gioco, che talvolta, forse proprio nella occasioni più importanti, può essere complessa da gestire.

La sua carriera alla Juventus è giunta al termine, ma più per l’arrivo di Cristiano Ronaldo che per i demeriti dello stesso Pipita, sia chiaro. 

 

Higuain è un grandissimo centravanti e non bisogna commettere l’errore di dare per scontato quello che è stato il suo contributo in maglia bianconera. Ha segnato tanto, con una percentuale di realizzazione paragonabile a quelle della sua migliore stagione in Italia; ha segnato gol pesanti e ha giocato spesso in un contesto tattico non perfettamente consono alle sue caratteristiche: tipico di chi sa giocare a calcio, letteralmente. Adattarsi, reinventarsi e conquistare.

 

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Adesso, Boy Kott ha scritto:

quando ci sono allenatori che non fanno giocare i calciatori nel loro modo naturale, o spesso nel loro ruolo naturale, si fa fatica a vedere chiunque

se fai fatica a fare un stop banale o ti incaponisci in dribling inutili cambia poco se sei a centrocampo o sulla trequarti o dentro l'area

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Piuttosto che vuota retorica ed opinabili opinioni partorite evidentemente da menti molto mediocri, direi che la fatticitá come sempre può racchiudere l'aurea mediocrità del pipita, che ha dato quanto ci si aspettasse dall'allora giocatore più pagato della storia bianconera ma non tanto da giustificarne l'esborso economico. . Direi che due fotografie coerenti e complete di quel che è stato Higuain, in bianconero ed in generale, le abbia fornite ultimouomo: 

 

 

"Non un talento purissimo, capace con le sole qualità donategli da madre natura, di risolvere sempre e comunque ogni situazione dentro un campo da gioco. È piuttosto un giocatore che ha costruito le sue fortune sulla profonda comprensione del ruolo di centravanti, sui tempi e i movimenti necessari alla massima efficacia. Proprio per questo il migliore Higuain richiede una totale applicazione mentale al gioco, che talvolta, forse proprio nella occasioni più importanti. Anche i cali di forma, cui, dall’esterno, appare periodicamente soggetto, sembrano influenzare significativamente le prestazioni di un giocatore il cui gioco è pienamente efficace solo quando ogni componente dell’equazione si trova esattamente al suo posto.

 

La sua carriera alla Juventus sembra giunta al termine, ma più per l’arrivo di Cristiano Ronaldo che per i demeriti del Pipita. Higuain è un grandissimo centravanti e non bisogna commettere l’errore di dare per scontato il suo contributo in maglia bianconera. Ha segnato tanto, con una percentuale di realizzazione paragonabile a quelle della sua migliore stagione in Italia; ha segnato gol pesanti e ha giocato spesso in un contesto tattico non perfettamente consono alle sue caratteristiche.

 

Come la sua carriera dimostra, non è sempre stato continuo e ha avuto qualche periodo di appannamento di forma, fisico e mentale. Ma dopo più di dieci anni di carriera ad altissimi livelli, è possibile sostenere che sono quasi inevitabili per la caratteristiche del Pipita. Il giocatore che sta per arrivare al Milan rimane uno dei migliori centravanti della storia della Serie A, che difficilmente avrà dimenticato il proprio mestiere."

 

 

L'inciso finale credo sia il più condivisibile. Insomma, un grande centravanti, ma non un fuoriclasse. E forse non mentalmente adatto ad essere decisivo. 

 

 

 

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3 minuti fa, yore ha scritto:

se fai fatica a fare un stop banale o ti incaponisci in dribling inutili cambia poco se sei a centrocampo o sulla trequarti o dentro l'area

se fai fare a una punta anche il centrocampista cambia tanto

 

higuain è stato pagato 90 mil grazie alle 36 reti segnate in campionato... non per le sue prestazioni da centrocampista

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Mai piaciuto,mai piacerà.

Dispiace solo sia andato al milan,perchè è un ottimo attaccante ed è garanzia di qualificazione champions per loro.

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28 minuti fa, PR20 ha scritto:

16 gol in un intera stagione di serie A

1 solo gol, nelle ultime 10 partite

era ora di separarsi.

Dunque Manzukic doveva lasciarci almeno da 3 anni numeri alla mano 

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