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Una riflessione sulla Juve futura (3). Che rapporto voglio fra il nostro allenatore e l’iperuranio (o “Perché penso che Allegri sia l’uomo giusto al momento sbagliato”).

Post in rilievo

1)     Introduzione

Prima di cominciare, tre punti:

A)   Mi sono fatto prendere la mano, e ho scritto troppo. Sono 4 pagine, ma volendo, potete anche saltare il punto 3 interamente).

B)    Vorrei che questo non diventasse l’ennesimo topic di Allegrismashing. Ce ne sono tanti in giro, e se volete potete andare a scrivere lì. Cerco di fare un discorso più articolato, e spero che le risposte possano essere più argomentate di “Allegri vattene!”.

C)     Così come negli altri topic di questa serie (1) https://shorturl.at/bCKLP  e 2) https://shorturl.at/fxFKN) parto dal principio: Non sono un guru, non millanto conoscenze in società, né info riservate. Sono solo un cretino con troppo tempo a disposizione.

A questo giro, mi chiedo che genere di allenatore sia stato Allegri, e che genere di allenatore voglio per l’anno prossimo.

 

 

1)     Basi concettuali.

Nella teoria delle forme di Platone l’iperuranio è descritto come un mondo ultraterreno dove stanno le idee, i modelli perfetti di tutte le cose terrene. Gli oggetti che esistono nel nostro mondo fisico sono solo povere e effimere rappresentazioni delle idee (le “forme”) che esistono – astratte,  eterne, e perfette – nell’Iperuranio. Anche se ci sono miliardi di forme possibili di “tavolo”, e anche se il tavolo nel mio salotto e quello del vostro salotto sono diversi, noi li riconosciamo come “tavoli” in quanto hanno caratteristiche che si avvicinano a una astratta, eterna, e perfetta idea di “tavolità”: se è alto e largo come un tavolo, se ci puoi mangiare o lavorare sopra, se ha almeno un certo numero di gambe… allora corrisponde alla “tavolità” ed è considerabile un tavolo.   

Per come la vedo io, possiamo collocare ogni allenatore a seconda del rapporto che ha con l’iperuranio. Pensiamo a uno spettro di posizioni: all’estremo sinistro stanno gli allenatori che, avendo una loro idea iperuranica di calcio, cercano di plasmare la loro squadra in maniera tale che diventi quanto più simile alla “loro” idea di calcio. All’estremo destro stanno gli allenatori per cui una squadra va costruita solo sulla base delle caratteristiche dei giocatori a disposizione, e che rifiutano – o ignorano – anche solo l’idea che esista un iperuranio calcistico (e figurarsi che la squadra debba essere costruta per inseguire una ideologia predefinita).

I primi sono dei costruttori, hanno un’idea di gioco che viene perseguita attraverso un insegnamento (se non un indottrinamento) del loro gioco iperuranico ai loro giocatori. Tendenzialmente sono anche quelli che sono migliori coi giovani che sono messi loro a disposizione, perchè i loro ruoli precisi solitamente generano dei compiti semplici, codificati, prevedibili, ma soprattutto facilmente apprendibili: se in una determinata situazione il mediano da sempre la palla al terzino, sia il mediano che il terzino impareranno a farlo più in fretta e meglio e coi movimenti giusti; se l’attaccante si sposta sempre a sinistra quando si attacca sulla fascia destra, il centrocampista saprà sempre di doversi inserire sul primo palo. Ripetizioni ossessive trasformano i comandi degli allenatori in seconde nature per i giocatori.

I secondi sono dei gestori, quelli che pensano che i giocatori hanno delle caratteristiche, e l'allenatore deve trovare un modo di combinare le loro caratteristiche il meglio possibile, come un sarto che crea un abito su misura, Ogni squadra non va costruita secondo i desideri dell’allenatore (che non esistono) ma secondo le attitudini della rosa a disposizione. Tendenzialmente, questi allenatori sono anche quelli che sono migliori coi giocatori maturi, perchè li lasciano liberi da sovrastrutture che possono essere – per professionisti esperti – gabbie attorno al loro talento. Sono il sogno dei trentenni, i gestori, perché li mettono nelle condizioni di brillare senza dover imparare e praticare nuovi ruoli mai visti prima.

In altre parole, i primi sono come un padre che monta rotelle alla bicicletta del figlio piccolo, così che il bambino possa andare dove vuole senza rischiare di cadere perché troppo inesperto su una bici.  I secondi sono come il padre del bambino più grande, che –avendo visto che il figlio ha imparato a stare in equilibrio – toglie le rotelle alla bicicletta.

Ovviamente, nessun allenatore è mai completamente “iperuranico” o il suo opposto, e tutti declinano le loro azioni a seconda del momento e del luogo in cui si trovano nella loro squadra e nella loro carriera. Ma tutti gli allenatori, per come la vedo io, possono essere localizzati da qualche parte su questa linea.

 

 

3)     Allegri, da Gestore a Iperuranico.

Ideologicamente, il primo Allegri è quanto più vicino al ”gestore” si possa avere. A leggere la sua tesi di laurea a Coverciano, Allegri ha una sua idea di calcio verticale e protetto in cui l’unico vero “iperuranio” è il centrocampo a tre. Nella sua tesi (leggetela, la consiglio vivamente  https://shorturl.at/bfjOS 

), Allegri parla di un mediano di fronte alla difesa con compiti prettamente difensivi – essenzialmente un difensore aggiunto – e due mezzali in grado di costruire e inserirsi. Per Allegri, il calcio si basa sulle connessioni fra i giocatori esperti e di talento, i quali sono calati all’interno di una struttura tattica molto semplice (funzionalmente priva di giocate codificate), e lasciati liberi di creare un gioco offensivo sulla base del proprio talento con la palla fra i piedi.

La carriera in Serie A di Allegri lo porta in 3 squadre: Cagliari, Milan, e Juventus. Da Gobbo Sardo, l’ho seguito religiosamente mentre allenava sia il Cagliari che la Juve, e ricordo il suo Cagliari come una squadra più forte di quel che i nomi farebbero pensare, con poche idee calcistiche, ma molto efficaci. Sotto Allegri, il Cagliari aggiunge buoni risultati, e un paio di giocatori esperti – liberi da condizionamenti precedenti – sbocciano: il trequartista di rombo Cossu diventa un grandissimo regista offensivo, la mezzala mediocre dalla buona tecnica e gran fisico Conti diventa un mediano di protezione di ottimo spessore, mentre la vecchia ala di buon livello Fini trova il suo viale del tramonto come mezzala di costruzione. In attacco, Cossu è il regista offensivo, con Acquafresca a fare la Boa in attacco, e la seconda punta Jeda (uno con caratteristiche simili a Cambiaghi dell’Empoli, per intenderci) a inserirsi dall’esterno. Dopo un primo anno concluso al nono posto il Cagliari di Allegri fa un portentoso girone di andata, ma si arena improvvisamente alla 25esima giornata e smette di vincere. Dopo due punti in 9 partite, Allegri è esonerato.

Qualche mese dopo Allegri firma con il Milan, e le idee rimangono grossomodo le stesse: Van Bommel davanti alla difesa a fare lo stesso lavoro che Conti faceva al Cagliari, Pirlo, spostato mezzala di costruzione, diventa il nuovo Fini, mentre i compiti di regista offensivo di Cossu (e quelli da boa di Acquafresca) vengono dati a Ibrahimovic, con il trequartista Boateng che va a prendere le funzioni di inserimento di Jeda, e Cassano (o Pato) che fungono da attaccante centrale.

Il primo anno questo Milan raggiunge lo scudetto giocando un calcio gradevole, ma nei successivi due Allegri si trova di fronte a una situazione cui non saprà dare una soluzione: l’inaridimento tecnico della rosa. Nel giro di due stagioni, partono Thiago Silva, Nesta, Pirlo, Ibrahimovic, Seedorf, Pato, Cassano. Il loro posto viene preso da Yepes, Mexes, Zapata, Constant, Montolivo, Nocerino, Bojan, Pazzini, e il giovanissimo El Shaarawy. Allegri non dà (o non riesce a dare) alla rosa quelle giocate codificate necessarie a una rosa giovane e scarsa, e il suo calcio basato sule connessioni fra giocatori di talento e sulle invenzioni dei registi offensivi mal si scontra con il progressivo inaridimento della qualità della rosa, portando a una assoluta povertà di soluzioni offensive. Il conseguente calcio difensivo, arido, e sparagnino, comunque porta dei risultati: a fronte di una rosa complessivamente scarsa la qualificazione in champions viene raggiunta con un terzo posto che pare miracoloso. L’ultimo anno, con la squadra ulteriormente indebolita sul mercato, viene esonerato a gennaio.

Allegri arriva alla Juve a Giugno di quell’anno. La situazione la sappiamo tutti: Conte – un allenatore molto “iperuranico” – ha costruito una squadra giovane e forte, e l’ha abbandonata dopo aver dato di matto. Era partito mettendo le rotelle alla bicicletta, per così dire, dando alla rosa tante giocate codificate e facendo mandare a memoria ai suoi giocatori posizioni e movimenti. La squadra è cresciuta: i giocatori principali del primo anno sono cresciuti, e sono uomini completi e capaci di fare tutto. Allo stesso tempo, gli acquisti fatti nel corso degli anni – Tevez e Pogba sopra tutti – hanno alzato vertiginosamente il tasso tecnico. All’arrivo di Allegri il bambino ha imparato a tenere bene l’equilibrio, e l’allenatore/padre toglie le rotelle alla bici. Nel processo, vediamo un Allegri molto poco “iperuranico” e molto pratico. Se il primo Milan di Allegri ricordava da vicino il suo Cagliari, la sua prima Juve è una cosa diversa. I movimenti degli attaccanti diventano più fluidi rispetto a quelli schematici di Conte; il centrocampo compie movimenti diversi da quelli precedenti, e anche quando, piano piano, allegri introduce il “suo” rombo, è in una versione lontana da quella di Conti e Van Bommel: Pirlo è regista – non mediano – mentre Pogba e Marchisio hanno ruoli più simili ai tuttocampisti di Conte che non il mediano di costruzione di Fini e del Pirlo rossonero. Vidal è il trequartista, ma ha un possesso palla e dei tempi di inserimento diversi da quelli di Cossu e da quelli di Boateng. In attacco, Tevez si muove un po' come vuole lui, ma nei contropiedi i movimenti che fa con Morata ricordano molto da vicino quelli che Allegri faceva fare a Jeda e Matri (mutatis mutandis).

I primi 4 anni di Allegri alla Juve li ricordiamo tutti, col livornese che dimostra di essere un Gestore di primissimo livello. Da un lato, vince: quattro Scudetti, quattro Coppe Italia, e due finali di Champions. Dal’altro lato, convince: la squadra viene rivoltata come un calzino, e solo Chiellini, Bonucci, Buffon e Marchisio sono presenti in entrambe le rose. Quasi tutti i giocatori esperti che arrivano a Torino vengono impiegati al meglio delle loro capacità, e di anno in anno la connessione fra i migliori viene ricercata e costruita (Pogba e Dybala nel 2015, e i 4 attaccanti l’anno di Cardiff). Persino il suo centrocampo a 3 “iperuranico” viene abbandonato, con Pjanic che diventa un regista a tutto campo, Khedira che diventa funzionalmente un mediano di inserimento, e la punta Mandzukic – schierato ala – che prende molte delle funzioni che Allegri aveva precedentemente delegato alla mezzala sinistra Pogba (come l’inserimento dall’esterno, o la sponda sul lancio lungo dal portiere).  

Poi qualcosa si rompe. Forse è l’ambiente del calcio italiano, che erode chiunque vinca troppo (ricordiamo gli scontri in tv con Adani). Forse è l’arrivo di Ronaldo che alza la pressione per un Allegri che era già in difficoltà. Forse è la generale codardia di Allegri – el * di Teveziana memoria – che lo porta a pensare sempre e comunque alla difesa come prima cosa. Forse il turbinio di acquisti e cessioni di Marotta e Paratici ha finalmente rotto il giocattolo, costruendo una rosa piena di titolari incompatibili con le proprie riserve. Forse è la generale incapacità di Allegri di “mettere le rotelle alla bicicletta”, di costruire un impianto squadra di fronte a giocatori complessivamente meno tecnici e meno esperti  di quelli che hanno soppiantato(è il periodo in cui si “perde” le promessa Bernardeschi, in cui De Ligt si ritrova spaesato in un calcio diverso da quello cui era abituato, in cui Alex Sandro – dopo stagioni da fenomeno offensivo – diventa un mediocre terzino difensivo, in cui il faticatore Matuidi viene schierato mezzala nel ruolo che era stato di Pogba). Fatto sta che Allegri diventa quel che non era mai stato: un iperuranico.

Ma l’iperuranio di Allegri non è un sistema di gioco, non sono le giocate codificate, non sono i moduli. L’iperuranio di Allegri è molto più astratto di così: è l’assenza stessa di tutte queste “rotelle”, è l’idea stessa che il calcio sia semplice, che l’allenatore deve organizzare la difesa, e che sono i giocatori a doversi inventare qualcosa in attacco. L’ultimo anno del primo ciclo di Allegri è la manifestazione di queste idee, e l’esonero di fine stagione serve solo a radicalizzarle.

L’Allegri che torna a Torino due anni dopo non è più il gestore purissimo che era stato, e si è cristallizzato in questo iperuranio “ateo”. Di fronte a una squadra tutto sommato giovane e da formare, si rifiuta di mettere rotelle alla bicicletta perché “il calcio è semplice”, e i giovani ne soffrono(pensiamo a Kulusevski, Kean, Pellegrini, de Ligt, Bentancur, Soule, Cambiaso, ). Al tempo stesso, invece che cercare di cucire una nuova realtà tattica adatta alle caratteristiche dei giocatori a disposizione, cerca ossessivamente di dar loro le funzioni che i giocatori del suo passato compivano nelle sue squadre. Il risultato è una specie di film di fantasmi: Locatelli diventa un mediano di copertura, a seguire gli spettri di Conti e Van Bommel, Rabiot è posseduto dai ricordi Mandzukic (non sono poche le partite del primo anno in cui si muove come l’ala sinistra dell’anno di Cardiff) e Matuidi, Chiesa è posseduto da Jeda e Tevez, Bentancur (e Mckennie, e Fagioli, e Miretti) da Fini, Marchisio, e Pogba. Dybala (ma anche Soulè o il ben più esperto Di Maria) sono la riproposizione del regista offensivo Cossu.

Il risultato è scadente: non si vince nulla, non si cresce nulla, si bruciano legioni di calciatori giovani – che tanto avrebbero avuto da dare – e si ottiene in cambio una serie di quarti posti.

 

4)     Il ciclo della Juventus di Giuntoli, o “che genere di allenatore voglio l’anno prossimo”

Immagino sia chiaro, ora, come non penso che Allegri possa essere – in questo ciclo della Juventus come squadra, ma anche della sua vita – l’allenatore giusto per noi. In realtà dubito che anche il primissimo Allegri (quello del primo Milan, o della prima Juve) sarebbe quello giusto. E questo non perché disprezzi Allegri (credo che si sia capito dalle mie parole come in realtà lo stimi tantissimo), ma semplicemente perché non è quello che serve a questa Juve. Non è adatto a quello che serve a noi adesso.

 

Nello scorso topic (2) dicevo come la Juventus non fosse in condizioni finanziarie eccellenti. Non dico che stia fallendo, o che non si possa permettere di investire, ma che l’ottica generale debba essere quella di una riduzione dei costi e aumento degli introiti. In aggiunta, dato che gli introiti “extracalcistici” come gli introiti da stadio o TV non possono aumentare né facilmente né considerevolmente nei prossimi anni, la Juventus deve guardare al lato sportivo per aumentare i ricavi. In altre parole, La Juventus dovrà reperire i soldi per funzionare e crescere attraverso il player trading, e l’accesso continuo alle coppe europee. Aggiungevo che Il player trading possa essere “programmato” attraverso la costruzione di una rosa giovane e una squadra che giochi un calcio inserito nella “dialettica” del calcio contemporaneo (ovvero, formare giocatori che possano giocare il calcio giocato dal resto del continente).

 

La rosa della Juventus 2023/2024 è quella dall’età più bassa da decenni, e la rosa dell’anno prossimo – che avrà perduto Sandro, Rabiot, e probabilmente Bremer e Milik – sarà ancora più giovane. Gente come Soulé, Barrenechea, Yldiz, Iling-Junior, il redivivo Fagioli, Miretti, Hujsen, Cambiaso e Kaio Jorge (ma anche Kean, dovesse rimanere) hanno (e avranno) bisogno di qualcuno che gli dica precisamente che cosa fare e come farlo. Hanno (e avranno) bisogno di movimenti codificati, di posizioni stabili, di ruoli predefiniti e cuciti su misura per le loro capacità e caratteristiche. In altre parole, avranno (e hanno) bisogno di “rotelle”.  Hanno (e avranno) bisogno di un allenatore “Iperuranico”, in grando di inseguire sul campo una idea di calcio astratta e preesistente, dando loro modo di crescere  e di formarsi.

 

 

In futuro, con una squadra formata e del calcio codificato, non sarei contrario ad avere un allenatore gestore come il primo Allegri. Ma adesso ci serve altro

 

 

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Un testo lungo e ben scritto per confermare quello che molti di noi pensano da tempo. Allegri è un ottimo gestore ma in questo periodo è totalmente inadatto alla situazione di una Juventus da ricostruire

 

Penso lo abbia capito l'89% degli iscritti al forum. Spero lo abbiano capito anche in società

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1 ora fa, demo ha scritto:

In futuro, con una squadra formata e del calcio codificato, non sarei contrario ad avere un allenatore gestore come il primo Allegri. Ma adesso ci serve altro

Senza offesa perché apprezzo lo sforzo: era sufficiente quest'ultimo periodo per ribadire un concetto non nuovo su questi lidi

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1 ora fa, demo ha scritto:

Sono solo un cretino con troppo tempo a disposizione.

Sulla tua seconda affermazione sono d'accordo. 

Inoltre manca il punto 2). Potresti aggiungere un altro capitoletto giusto per usare il tempo che hai a disposizione.

 

Scherzi a parte, e' molto vero quello che scrivi. Fai un'analisi storica di un allenatore che come dici nel titolo e' nel posto giusto (perche' la Juve lo e' sempre) ma nel momento sbagliato. In un certo senso, forse avrebbe avuto senso proseguire con Allegri un altro paio di anni quando ancora la rosa era un firmamento stellato, e chiamare Sarri (o Conte o chi altro volete) successivamente per lavorare con i giovani. Ma queste idee non sono nuove. 

Ad ogni modo, il problema dell'allenatore sbagliato e' a mio avviso solo la conseguenza del problema della dirigenza in confusione (iniziato secondo me dopo Cardif).

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Allegri ha fatto il suo tempo, ora bisogna cambiare, questo lo si doveva fare già tre anni orsono, ma hanno prevalso i ricordi, le amicizie e le illusioni che ne derivano.

Il calcio è cambiato già da parecchi anni, pertanto o ci si adegua o si rimane ai margini, ciò che calcisticamente espone la Juve attuale è semplicemente frustrante, inaccettabile oltre che ridicolo.

Il termine gestore se lo sono inventati su misura e professionalmente è da ritenere una espressione diminutiva e non un vanto della capacità professionale.

Un allenatore o meglio un tecnico deve saper dare una filosofia di gioco alla squadra che guida, sia per l'aspetto tecnico tattico, sia per quello mentale; dal post 2014 questo aspetto lo hanno imposto i senatori attraverso il loro volere e alle esperienze da essi vissute in campo nazionale ed internazionale, assecondare la volontà altrui significa non gestire nulla e la squadra dei senatori era sorta ben prima dell'arrivo di Allegri, forgiata dal nulla da chi l'aveva preceduto.

Allegri è stato bravo a capire di seguire i senatori, poi a fine ciclo, ossia quando questi non sono stati più in grado di reggere il campo, inevitabilmente le lacune sono venute a galla, compresa  la pochezza amministrativa, oltre a quella tecnica.

Ora si vuole continuare con il concetto retrò e non avendo a disposizione i giocatori d'alto livello di quei tempi e senza manco l'ombra di un fuoriclasse in grado di vincere una partita da solo? Il calcio è sinergia, quello in voga da una decina di anni a sta parte esige dinamismo assoluto e compattezza nel manovrare, ossia corsa e ritmo costante, rapidità nei dialoghi; tutto questo non si applica con un gestore di cose pronte, ma con l'intenso lavoro tecnico tattico e agonistico posto in atto da un tecnico innovativo preparato ed ambizioso.

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Argomentazione valida, chapeau per l'impegno nel scriverla e per la grande razionalità ed equilibrio dimostrato, di questi tempi è oro... diciamo che possiamo dire che in qualche modo dovremmo ripetere quello che fu a livello di programmazione e progetto tecnico (riuscendoci magari con altri nomi in panchina).... quello che conta sarà oltre che la crescita dei nostri giovani (senza che siano ceduti) che questi possano essere accomapagnati da alcuni giocatori di qualità che all'epoca avevamo gia di base... quindi portarli ad una crescita di competitività costante come successe con conte e poi inserire altri giocatori affermati per arrivare alla squadra di allegri... due tipi di tecnici diversi, utili e vincenti....

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Fino al 2019 contavano solo i risultati.

Le parole le porta via il vento, le bici i livornesi.

Non suonava così?

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Il primo allegri ,che pure mi piace meno di tanti altri allenatori  ,non esiste più. Lo spartiacque è il duello con napoli di sarri ,da lì è diventato una macchietta che vive per dimostrare che le sue idee sono giuste , ora poi è bollitissimo. Allegri oggi sarebbe l'uomo sbagliato ovunque e l'uomo giusto da nessuna parte.

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Apprezzo veramente il tuo impegno ma non serve una motivazione lunga un km, per quanto articolata e condivisibile, per dire "allegri out"...

Ormai è chiaro a tutti che lui non può essere il futuro perché non è l'allenatore giusto per costruire... Allegri era ed è un gestore ed è così dalla notte dei tempi...

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allegri predica bene ma razzola male.. le due mezzali a costruire non si sono mai viste, Higuain giocava a metà campo

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"Uomo giusto nel momento sbagliato" è un'affermazione senza alcun senso.

 

Se il momento è sbagliato allora significa che è l'uomo sbagliato.

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Da anni leggo e, rarissimamente, scrivo qui dentro. Devo farti i complimenti perché tra i migliori interventi da me letti in questo forum. Sarà che anche io sono un gobbo sardo come te, ma mi trovi d'accordo su tutto

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5 minuti fa, Ste71 ha scritto:

"Uomo giusto nel momento sbagliato" è un'affermazione senza alcun senso.

 

Se il momento è sbagliato allora significa che è l'uomo sbagliato.

Sono d'accordo sul concetto. La linea temporale non può essere separata dal resto.

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Complimenti. Scritto molto bene

Tuttavia sono preoccupato. Il prossimo anno perderemo Rabiot e Bremer. Ho letto bene!!!

D'accordo su Allegri. Non è adatto a quello che serve a NOI oggi. E' un gestore non un costruttore

Però. Attenzione!!!

 Possiamo prendere un allenatore che costruisce ma se gli dai tanti giovani forti e perdi giocatori come Rabiot-Bremer esiste la possibilità che quel costruttore mi diventi gestore

 

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1 ora fa, Tifosojuvedasempre ha scritto:

Il primo allegri ,che pure mi piace meno di tanti altri allenatori  ,non esiste più. Lo spartiacque è il duello con napoli di sarri ,da lì è diventato una macchietta che vive per dimostrare che le sue idee sono giuste , ora poi è bollitissimo. Allegri oggi sarebbe l'uomo sbagliato ovunque e l'uomo giusto da nessuna parte.

Più che a causa del Napoli di Sarri per me si è radicalizzato con la diatriba con Adani. 

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Non so d'accordo sulla disamina. Il problema di Allegri non è pensare che il calcio sia semplice, il problema è il difensivismo, e il rispetto delle gerarchie di spogliatoio.

Basta un allenatore che se ne freghi della carta d'identità, del peso nello spogliatoio e dell'ossessione di non prendere gol e faccia giocare i più bravi. 

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1 ora fa, Tifosojuvedasempre ha scritto:

Il primo allegri ,che pure mi piace meno di tanti altri allenatori  ,non esiste più. Lo spartiacque è il duello con napoli di sarri ,da lì è diventato una macchietta che vive per dimostrare che le sue idee sono giuste , ora poi è bollitissimo. Allegri oggi sarebbe l'uomo sbagliato ovunque e l'uomo giusto da nessuna parte.

Io non sono d'accordo. Penso che debba specializzarsi a finire i lavori iniziati da iperuranici, sia fra squadre di prima fascia che in squadre di livello leggermente inferiore. Farebbe ottimi lavori e si toglierebbe moltissimi sfizi. Nel campionato italiano, sarebbe una scelta favolosa per la Fiorentina e il Napoli (a parte i fattori ambientali ovvi). In europa, sarebbe un grandioso post-Pep per il Manchester City, un post-Carletto per il Real, o un post-Jurgen per il Liverpool. Lo vedrei invece malissimo in tutte le squadre che si stanno ricostruendo, come il Barcellona dei ragazzini, il Bayern (ma quella è una polveriera di suo) e il Chelsea. 

 

10 minuti fa, Jesse Pinkman ha scritto:

Più che a causa del Napoli di Sarri per me si è radicalizzato con la diatriba con Adani. 

Mah. La diatriba con Adani non ci sarebbe stata se lui non fosse già stato logoro di suo. Secondo me la diatriba ha cristallizzato una radicalizzazione che si stava già formando. Aldilà di tutto, fare l'allenatore della Juventus deve essere uno stress infinito, soprattutto quando vinci ma nessuno mai ti dice che te lo meriti.

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3 ore fa, el titan ha scritto:

Fino al 2019 contavano solo i risultati.

Le parole le porta via il vento, le bici i livornesi.

Non suonava così?

Si, poi ha iniziato ad arrivare staccato dalla prima e hanno vinto “quelli che non vincono mai”. 

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per cacciarlo basta rivedere le partite degli ultimi 5 anni di juve, e agli allegriani voglio chiedere dopo i rinnovi di alex sandro e de ciglio voluti dal fantino con che coraggio tirano fuori cose assurde per difenderlo.

Ormai più ridicoli del fantino stesso, presto l'agonia sarà finita e dimostrerà tra tutte le squadre che lo cercano quanto vale (🤣🤣🤣🤣🤣)

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Una squadra di calcio d'alto rango deve giocare a calcio e possibilmente imporlo a prescindere dalle varianti tattiche; il dinamismo richiede squadra sempre compatta, quindi tutti a  costruire la manovra offensiva e tutti a ripiegare quando c'è da difendere e poi una volta ripresa la palla ripartenza immediata e rapida.

L'agonismo deve rimanere elevato e costante per tutto l'arco della partita e non come avviene attualmente, ove per un tempo si prova a giocare rimanendo comunque sempre chiusi e lenti nel timore di perdere la palla e nell'altro tempo si rimane quasi fermi lasciando per scelta l'iniziativa agli avversari, indipendentemente che siano la Salernitana o il Real Madrid.

In oltre sessant'anni che seguo il calcio, un concetto calcistico del genere non lo avevo mai visto, priorità alla copertura costante, quindi a difendere, poi attesa della occasione offensiva casuale piuttosto che mirata e costruita.

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