Dino, uno dei miei miti assoluti.
Il primo ricordo che mi viene in mente è l'incipit della formazione di quella Juve e di quella Nazionale: "Zoff, Gentile, Cabrini...". Una filastrocca leggendaria che ancora oggi risuona nella testa di chi l'ha vissuta.
E poi, a pensarci bene, per me Zoff era semplicemente eterno.
C'era prima ancora che iniziassi a ricordare le formazioni, c'era durante la mia infanzia da tifoso e, nella mia immaginazione, ci sarebbe stato per sempre. Era una presenza fissa, una certezza.
E quella parata contro il Brasile nell'82? Un'immagine scolpita nella storia del calcio italiano: Zoff che, a quarant'anni suonati compie un gesto entrato nella leggenda, quasi quanto la tripletta di Pablito.
Da allenatore ci ha regalato due trofei splendidi e per certi versi inattesi, conquistati contro avversari che in quegli anni schieravano autentiche corazzate piene di campioni. Successi che porto ancora nel cuore.
Ma il ricordo più bello è personale.
Nel primo dei suoi due anni sulla nostra panchina stavo preparando la maturità.
Una mattina mio padre decise che potevo anche saltare un giorno di scuola, e mi portò a Torino per assistere agli allenamenti della Juve.
All'epoca i giocatori attraversavano la strada dagli spogliatoi del Comunale al campo Combi, e quello era il momento dell'assalto dei tifosi in cerca di autografi e fotografie.
Erano i tempi delle Polaroid, delle macchine fotografiche con i rullini: uno scatto solo, non potevi permetterti di sbagliare, altro che smartphone.
Quasi tutti firmavano in fretta improbabili geroglifici e tiravano dritto; qualcuno lo faceva persino con poca voglia.
Ma due leggende si fermarono a lungo con noi, sorridendo, concedendosi a tutti con una disponibilità disarmante.
Quei due erano Dino Zoff e Gaetano Scirea.
Due fuoriclasse in campo, ma soprattutto due uomini straordinari fuori dal campo.
Un altro ricordo indelebile è il giorno delle sue dimissioni da commissario tecnico della Nazionale. Disse di non voler prendere "lezioni di dignità" da quel personaggio che lo aveva attaccato dopo la finale europea persa contro la Francia.
Una frase che racchiude perfettamente il suo stile: fermo, elegante, senza mai scendere di livello.
Caro Dino, ci sono persone che nascono Signori, e tu lo sei stato per tutta la vita. E poi ci sono quelli che, al contrario, hanno lasciato un segno ben diverso nella storia morale di questo Paese.
Grazie Dino per aver contribuito a rendere la mia giovinezza juventina un momento felice