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  1. 38 points
    fanno un affare mario con la dissenteria vale 3 lukaku
  2. 36 points
    Comprate le magliette ufficiali ragazzi, piuttosto di prenderla tarocca non compratela
  3. 29 points
  4. 27 points
    Ma come Antó? Qui hai tutta la pazienza del mondo per aspettare e invece da noi prima di andartene come un bimbo a cui non potevano comperare tutti i giocattoli che voleva, ti lamentavi un giorno sì e l’altro pure che eravamo soldatini contro carrarmati e ristoranti da 10 Euro! Noi eravamo appoggiati sul niente???
  5. 24 points
    io da tifosa della Juventus son stata ben felice di averlo in squadra,dimenticate troppo in fretta,gli scudetti son stati vinti anche grazie a lui non bisogna solo ricordare gli ultimi periodi
  6. 22 points
  7. 21 points
  8. 21 points
  9. 20 points
    Con Allegri lo United tornerà ad un ottimo livello, fare ironia spicciola su un allenatore che è il terzo più vincente nella storia della Juve è da ingrati prima che da incompetenti totali
  10. 19 points
    Caro Gianluigi diciassettenne, Ti scrivo questa lettera oggi, da uomo di 41 anni che ha vissuto tantissime cose nella vita e che ha fatto alcuni errori. Ho delle buone e delle cattive notizie per te. La verità è che in realtà sono qui per parlarti della tua anima. Sì, la tua anima. Ne hai una, che tu ci creda o no. Iniziamo dalle cattive notizie. Hai 17 anni. Stai per diventare un vero calciatore, come nei tuoi sogni. Credi di sapere tutto. Ma la verità, amico mio, è che non sai nulla. Tra qualche giorno avrai la possibilità di esordire in Serie A con il Parma e non lo capisci abbastanza per avere paura. Dovresti essere a letto, a bere latte caldo. E invece cosa fai? Vai in un locale a bere una birra con il tuo amico della Primavera. Bevi una sola birra, vero? Ma poi esageri un po’. Pensi di essere il personaggio di un film. L’uomo forte. È così che abitualmente gestisci la pressione che non sai neanche di provare. Tra poco sarai fuori dalla discoteca a discutere con alcuni poliziotti all’una di notte. Dai, vai a casa. Vai a dormire. E ti prego, non fare la pipì sulla ruota della macchina della polizia. I poliziotti non lo troveranno divertente, la società non lo troverà divertente e rischierai di compromettere tutto ciò per cui hai lavorato. È questo il tipo di situazione in cui ti caccerai senza motivo. C’è un fuoco dentro di te che ti porterà a fare tanti errori. Certo, pensi di dimostrare ai tuoi compagni che sei forte e libero ma in realtà è una maschera protettiva che porti. Tra pochi giorni ti regaleranno tre cose che sono molto, molto allettanti, ma anche molto pericolose. Soldi, fama, e il lavoro dei tuoi sogni. Ora sicuramente pensi: "Che cosa c’è di pericoloso in tutto ciò?" Beh, è un paradosso. Da un lato, è vero che un portiere ha bisogno di fiducia. Deve essere senza paura. Se chiedessi a un allenatore di scegliere tra il portiere più tecnico al mondo e quello più coraggioso, ti giuro che sceglierebbe il secondo ogni volta. Dall’altro lato, una persona senza paura può dimenticare facilmente di avere una mente. Se vivi in modo nichilista, pensando solo al calcio, la tua anima inizierà a cambiare. Alla fine sarai così depresso che non avrai più voglia di alzarti dal letto. Puoi ridere se vuoi, ma succederà a te. Succederà al punto più alto della carriera quando avrai tutto ciò che potrebbe volere un uomo dalla vita. Avrai 26 anni. Sarai il portiere della Juventus e la Nazionale. Avrai soldi e rispetto. La gente ti chiamerà addirittura Superman. Ma non sei un supereroe. Sei un uomo come gli altri. E la verità è che la pressione di questo mestiere ti può far diventare un robot. La tua routine diventa una prigione. Vai all’allenamento. Torni a casa e guardi la TV. Vai a dormire. Fai lo stesso il giorno dopo. Vinci. Perdi. La cosa si ripete in continuazione. Una mattina, quando ti alzerai dal letto per andare all’allenamento, le tue gambe inizieranno a tremare in maniera incontrollabile. Sarai così debole che non riuscirai a guidare la macchina. All’inizio penserai che si tratti semplicemente di stanchezza o di un virus. Ma poi la cosa peggiorerà. Avrai solo voglia di dormire. All’allenamento ogni parata sembrerà un’impresa titanica. Per sette mesi non riuscirai a goderti la vita. Ora dobbiamo fare una pausa. Perché so quello che pensi leggendo questo a 17 anni. Ti stai dicendo, "Com’è possibile? Sono una persona felice. Sono un leader nato. Se sarò il portiere della Juventus e guadagnerò milioni, dovrò essere felice per forza. È impossibile essere depresso." Allora, ti devo fare una domanda importante. Perché hai deciso di dedicare la tua vita al calcio, Gigi? Ti ricordi? E per favore, non dire solo grazie a Thomas N’Kono. Devi andare più a fondo. Devi ricordare ogni singolo dettaglio. Sì, avevi 12 anni. Sì, il Mondiale si svolgeva in Italia. Sì, la prima partita era Argentina-Camerun a San Siro. Ma che facevi durante la prima partita? Chiudi gli occhi. Eri nel salotto da solo. Perché non c’erano i tuoi amici come al solito? Non ti ricordi. Tua nonna era in cucina a preparare il pranzo. E faceva così caldo che aveva chiuso tutte le finestre per rinfrescare la stanza. Era completamente buio, a parte per la luce della televisione. Cosa vedi? Vedi un nome strano. CAMERUN. Non sai dov’è il Camerun. Non sapevi neanche che esistesse prima di questo momento. Certo, conosci l’Argentina e Maradona, ma c’è qualcosa di magico nei giocatori camerunesi. Fa caldissimo sotto il sole d’estate, ma il loro portiere indossa comunque una divisa completa. Pantaloni lunghi neri. Una maglia lunga con il colletto rosa. Il suo modo di muoversi, come sta in piedi, i suoi baffi fantastici. Ti conquista in una maniera inspiegabile. È l’uomo più cool che tu abbia mai visto. Il telecronista dice che si chiama Thomas N’Kono. Poi, la magia. C’è un calcio d’angolo per l’Argentina e Thomas esce dal mucchio e allontana la palla a 30 metri con i pugni. È questo il momento in cui capisci che cosa vuoi fare nella vita. Non vuoi fare semplicemente il portiere. Vuoi fare questo tipo di portiere. Vuoi essere selvaggio, coraggioso, libero. Col passare dei minuti, mentre guardi la partita, diventi chi sei. La tua vita viene scritta. Segna il Camerun e speri così tanto che resti in vantaggio che non ce la fai più. Salti giù dal divano. Passi tutto il secondo tempo a girare intorno al televisore. Quando viene espulso un giocatore del Camerun, non ne puoi più di ascoltare. Per gli ultimi cinque minuti ti nascondi dietro la televisione con il volume spento. Sbirci ogni tanto per vedere cosa sta succedendo e poi torni. Alla fine, dai un’occhiata allo schermo e i giocatori del Camerun stanno festeggiando. Corri per strada. Altri due ragazzini del quartiere fanno la stessa cosa. Tutti urlano, “Hai visto il Camerun? Hai visto il Camerun?” Quel giorno è nato un fuoco dentro di te. Il Camerun è un posto che esiste. Thomas N’Kono è un uomo che esiste. Farai vedere al mondo che Buffon esiste. È per questo che sei diventato un calciatore. Non per i soldi o la fama. Per l’arte e lo stile di quest’uomo, Thomas N’Kono. Grazie alla sua anima. Dovrai ricordarti questo: i soldi e la fama non sono l’obiettivo. Se non ti prendi cura dell’anima, se non cerchi ispirazione fuori dal calcio, ti deteriorerai. Se potessi darti un consiglio, ti direi di essere più curioso del mondo attorno a te quando sei ancora giovane. Risparmierai tanto dolore a te e soprattutto alla tua famiglia. Essere portiere vuol dire essere coraggioso, è vero. Ma essere coraggioso non vuol dire essere ignorante, Gigi. Al punto più acuto della tua depressione, succederà qualcosa di strano e bello. Una mattina deciderai di spezzare la routine e andrai in un bar di Torino diverso dal solito per fare colazione. Quindi farai un’altra strada per la città e passerai davanti a un museo d’arte. Ci sarà scritto CHAGALL sul manifesto fuori. Hai già sentito questo nome. Ma non sai niente di arte. Hai da fare. Te ne devi andare. Sei Buffon. Ma chi è Buffon? Chi sei tu, veramente? Lo sai? È questa la parte più importante della lettera. Devi entrare in quel museo proprio quel giorno. Sarà la decisione più importante della tua vita. Se non entrerai in quel museo e continuerai a vivere da calciatore, da Superman, continuerai a chiudere tutti i tuoi sentimenti in cantina e la tua anima sparirà. Ma se entrerai vedrai centinaia di quadri di Chagall. La maggior parte non ti ispireranno niente. Alcuni belli, altri interessanti e altri ancora che non ti diranno proprio niente. Ma poi vedrai un quadro in particolare che ti colpirà come un fulmine. Si chiama La Passeggiata. E un’immagine quasi infantile. Un uomo e una donna fanno un picnic al parco, ma è tutto magico. La donna vola via verso il cielo come un angelo ma l’uomo rimane in piedi a terra tenendola per la mano, sorridendo. È come il sogno di un bambino. Quest’immagine ti trasmetterà qualcosa di un altro mondo. Ti farà sentire come un bambino. La sensazione della felicità nelle cose semplici. La sensazione di Thomas N’Kono quando respingeva la palla a 30 metri con i pugni. La sensazione di tua nonna che ti chiama dalla cucina. La sensazione di sederti dietro il televisore, pregando. Invecchiando si possono dimenticare facilmente queste sensazioni. Devi tornare al museo il giorno dopo. È fondamentale. La donna della biglietteria ti guarderà storto. Ti dirà: “Ma non sei venuto già ieri?” Non importa. Entra un’altra volta. Quest’arte è la cura migliore. Quando aprirai la tua mente ti libererai di una pesantezza interiore, come la donna che viene alzata al cielo nel quadro di Chagall. C’è un’incredibile ironia in questo momento. A volte penso che la vita sia scritta per noi. Ti succedono così tante cose belle senza un motivo che sembrano essere legate tra loro. E questa è una di esse. Perché quando sei un giovane giocatore del Parma, farai qualcosa d’ignorante che ti segnerà. Prima di una partita importante, vorrai fare un grande gesto per dimostrare ai compagni e ai tifosi che sei un leader, che sei coraggioso, che hai grande personalità. Quindi scriverai un messaggio sulla maglia che vedesti una volta scritto sul banco di scuola. Scriverai 'Boia chi molla'. Pensi che sia solo un modo per suonare la carica. Non sai che è uno slogan fascista. Questo è uno degli errori che provocheranno tanto dolore alla tua famiglia. Ma questi sbagli sono importanti perché ti ricordano che sei umano. Ti ricorderanno in continuazione che non sai nulla, amico mio. Questo è importante, perché il mondo del calcio cercherà di convincerti che sei speciale. Ma devi ricordarti che non sei diverso dal barista o dall’elettricista di cui sei amico da una vita. Questo pensiero ti tirerà fuori dalla depressione. Non il fatto di ricordarti che sei speciale, ma ricordando che sei uguale a tutti gli altri. Non puoi capirlo adesso, a 17 anni, ma ti prometto che il vero coraggio è mostrare le tue debolezze e non vergognarsene. Queste si accompagnano alle certezze che ognuno deve avere nella vita. Meriti il dono della vita, Gigi. Come tutti. Ricordati questo. Sei ancora troppo giovane e ingenuo per capire il modo in cui sono collegate le cose. Il mio unico rammarico è che non hai aperto la mente al mondo prima. Forse sei fatto così. A 41 anni senti ancora il fuoco dentro. Non sarai ancora pienamente soddisfatto, mi spiace dirlo. Neanche tenere la coppa del mondo in mano placherà questa sensazione. Non sarai contento finché non ci sarà una stagione in cui non prenderai nessun gol. Sì, forse è vero che sei sempre stato così. Ti ricordi del primo inverno da tuo zio in montagna vicino Udine? O è un ricordo che può appartenere solo a un uomo più vecchio? Avevi quattro anni. Aveva nevicato durante la notte. Non avevi mai visto la neve prima. Ti sei svegliato, hai guardato fuori dalla finestra e hai visto un sogno. Tutto il paese era diventato bianco. Sei corso fuori in pigiama senza neanche sapere che cosa fosse la neve. Ma non hai esitato. Hai guardato la neve e cosa hai fatto? Hai riflettuto? Ti sei fatto qualche domanda? Sei tornato dentro a prendere il cappotto? No, ti ci sei tuffato dentro. Senza paura. Tua nonna gridava: “No, Gianluigi! No! No!”. Eri bagnatissimo, ridevi. Hai avuto la febbre per una settimana intera. Ma non te ne fregava niente. Nessuna esitazione. Dritto nella neve. Sei fatto così. Sei Buffon. Farai vedere al mondo che esisti.
  11. 18 points
    Molto bella. Molto umana. Chi ride di un uomo che ha il coraggio di mettersi a nudo cortesemente vada dietro alla lavagna.
  12. 17 points
  13. 17 points
    “L’orchestra è una società ideale. Non si suona meglio per distruggere quello che suona accanto. Si suona meglio affinchè quello accanto suoni meglio”. [Ezio Bosso]. Non esiste un solo modo di giocare a calcio, ma è importante che il modo scelto lo si applichi correttamente sul campo affinché risulti efficace. La nuova Juve di Sarri è arrivata alla seconda pausa delle nazionali da unica “grande” imbattuta in Europa, prima in classifica nel proprio girone di Champions League (dove ha già giocato, e bene, la partita sulla carta più difficile) e prima in classifica in campionato, avendo già incontrato Napoli e Inter e contando 4 trasferte su 7 partite. Basterebbe già questo per evidenziare l’ottimo inizio di stagione, ma consideriamolo casomai un merito ulteriore rispetto al lavoro che si sta portando avanti. Nell’anno in cui “Ancelotti raccoglierà i frutti di quanto seminato l’anno scorso”, infatti, eravamo realisticamente tutti consci dei rischi a cui andavamo incontro nella cosiddetta “fase di rodaggio”, perché cambiare totalmente abitudini tattiche non è una cosa che avviene schioccando le dita, nonostante, almeno personalmente, riconosca da sempre al nostro attuale allenatore il valore e le capacità tecniche che si porta dietro. Com’è ovvio che sia, in parte si sono manifestati alcune stonature, sarebbe stato strano il contrario. Ma in realtà sin dal primo tempo di Parma si sono visti, in nuce, gli elementi di cambiamento che ci avrebbero via via contraddistinto (baricentro avanzato, linea difensiva più alta di 20mt, lavoro sugli anticipi, pressing in avanti per la conseguente riconquista della palla, possesso e gestione sempre attivi, squadra corta, costruzione associativa, ecc): è stata sin da allora la Juve di Sarri, sebbene senza la continuità necessaria. Questa, per manifestarsi, ha bisogno di giocatori che interiorizzino i nuovi concetti, di “strumenti” che vengano accordati per bene. IL FATTORE PJANIC E difatti la Juve ha iniziato a risultare meno squilibrata e più costante nel momento in cui lo strumento cardine dell’orchestra sarriana, ovvero Miralem Pjanic, ne ha compreso pienamente lo spartito. Pjanic inizia stentando nelle primissime uscite, facendo storcere il naso a tanti. Si nasconde, non va a prendersi palla dai difensori, quindi non fa uscire la Juve in modo pulito e favorisce il pressing avversario, quando ha la palla sbaglia troppo, e così via. Già perché secondo i canoni sarriani l’uomo davanti alla difesa deve agire secondo compiti ben precisi. E’ chiamato poco ad interpretare la “Salida Lavolpiana” (ovvero la discesa in mezzo ai due centrali che si allargano e si alzano, formando una linea d’impostazione a 3 di cui lui sarebbe il vertice basso) e molto il ruolo di “vertice avanzato” del triangolo che si forma, appunto, insieme ai due difensori centrali. Questi infatti devono passarsi palla il meno possibile tra loro per non “chiamarsi” il pressing addosso. Devono invece far girare palla “in salita”, palla avanti – palla dietro, in accordo con, appunto, il “volante” della squadra, che deve sempre essere il loro primo referente. In realtà questo tipo di “balletto” è un po’ quello che va replicato in tutte le zone del campo come fase preparatoria per le verticalizzazioni. Pjanic inizialmente non lo faceva, o lo faceva con discontinuità; addirittura Matuidi (o Bentancur quando entrava) offrivano maggiormente il là ai difensori. Poi ha iniziato a farlo con maggiore predisposizione e grande frequenza, e la cosa è più o meno coincisa col secondo tempo di Brescia. Da quel momento in poi la Juve fa un salto in avanti importantissimo a livello di continuità e di qualità, va meno a strappi, e “governa” meglio le partite, ne prende possesso in modo più pieno. In tal senso i possibili miglioramenti futuri del “Pianista” non sono calcolabili, non si può “calcolare” la classe. Sarebbe però già bellissimo aver (ri)trovato un regista che garantisca queste prestazioni (i dati di Pjanic parlano da soli) con tale continuità. I BENEFICI DEL CAMBIO DI MODULO Analizzando il resto dell’orchestra possiamo notare come rispetto alle prime uscite sembrano, al momento, in via di risoluzione altri due aspetti necessari per una corretta sinfonia. Inizialmente, infatti, gli ovvi problemi di fluidità della manovra e di abitudine ai nuovi concetti (faceva sinceramente sorridere chi, per dare contro a tutti i costi al nuovo corso, bypassava allegramente queste naturali difficoltà nelle proprie analisi, criticando a momenti anche come la Juve saliva sul pullman), portavano ad una certa lunghezza della squadra sul campo. Questo ci rendeva (e speriamo di poter continuare a dirlo declinandolo col tempo passato) una squadra “bipolare”: dominante quando riusciva a rimanere corta (vedi il 1°t col Napoli), attaccabile quando i reparti si “scollegavano”. E allora il centrocampo faceva fatica a far “scorrere” il gioco e soprattutto la difesa era esposta agli attacchi avversari. La Juve in quel momento si affidava agli “assoli” di Douglas Costa per uscire dalle difficoltà.. Col passaggio al 4-3-1-2 le cose sono cambiate in positivo. Il modulo col trequartista è un modulo bellissimo per costruire e per fare un calcio di possesso (se hai un trequartista valido, e Ramsey è calciatore delizioso, sopraffino). Avere un uomo in più in grado di collegare centrocampo e attacco ha facilitato le cose a Sarri, che così sembrerebbe poter “risolvere” anche la questione Dybala, più in grado di riempire l’area invece che il centrocampo. Abbiamo cioè guadagnato un giocatore, un “violoncello” di assoluto livello, che persino nei modi e negli sguardi sembra essere ritornato quello di un paio d’anni fa. Con l’altro modulo, infatti, appariva lampante come Higuain potesse vestire i panni del titolare in modo più funzionale, mentre ora possono ruotare tutti. Il Pipita è quasi commovente per il modo in cui sta riuscendo a zittire chiunque: ha voluto rimanere nell’unica squadra che, forse, sente davvero come “famiglia”, e dalla quale lo scorso anno patì troppo il distacco. Ogni suo gol risuona come un colpo di “gran cassa”, e se la sua affinità con Dybala la conoscevamo, quella con Cristiano, il “primo violino” della squadra, appare evidente, dati i pregressi madrileni. I tre tenori a San Siro hanno sciorinato una prova ottima, ma in generale le ultime partite sono sembrate una “summa” di questo nuovo modo di “trovarsi” in campo. Addirittura Sarri non disdegna di provarli insieme… ma forse, per ora, è ancora presto. Su Cristiano ovviamente nemmeno mi dilungo, sarebbe bastato pochissimo per essere già a 2 gol in Champions e a 6 in campionato, non fosse stato per i millimetri del var che hanno annullato due esultanze già fatte e finite e per una traversa che ancora trema. Per contro, pare che alcuni problemi intestinali di tifosi presenti sia a San Siro che al Wanda Metropolitano abbiano trovato risoluzione… LA “LINEA” E L’EQUILIBRIO L’altro aspetto che sembra funzionare meglio è l’equilibrio difensivo, sia a livello di “linea” che di “fase”. Anche in tal caso… a Brescia, è successo un qualcosa che ha tradotto in realtà un pensiero che Sarri già aveva manifestato in estate. L’infortunio di Danilo, infatti, ha dato il via libera all’impiego di Cuadrado come terzino (il mister lo paventò sin da giugno). Cuadrado, che già fino ad allora stava facendo benissimo, da quel momento ha dato vita ad una serie di prestazioni eccellenti! Di colpo le incertezze che avevamo avuto con la “linea” (comprensibile, visto che Danilo è arrivato ad agosto inoltrato, quasi quando Sarri “usciva” per i suoi problemi di salute), sono diminuite drasticamente! Cuadrado, che quando era stato impiegato da Allegri in quel ruolo aveva anche fatto bene, ma sembrando sempre “adattato”, adesso ne sembra un interprete navigato! E’ coordinato col reparto, si muove nel modo giusto, assume posture corrette (cosa fondamentale per un terzino, e con Barzagli nello staff potrà solo migliorare), dimostra una buona gestione dello spazio e si sgancia con continuità e qualità in avanti. La conoscenza con Khedira, inoltre, facilità i “triangoli” sulla catena di destra e i movimenti in fase di copertura. Il colombiano da una parte, e un ritrovato Alex Sandro dall’altra (“rinato” sin dalla prima giornata, la Coppa America vinta da protagonista in estate gli ha ridato certezze), rappresentano i “fiati” (viste anche le loro sgroppate) che danno respiro e armonia alla manovra. E’ ovvio che torneranno (e devono tornare) utilissimi Danilo e De Sciglio quando si riprenderanno, ma in un ipotetico “11 tipo” al momento Cuadrado sembra il titolare della fascia destra. Come Alex Sandro, anche Matuidi e Khedira sono sembrati sin da subito a proprio agio con Mr. Sarri (contro il Bayer ad un certo punto hanno persino triangolato tra di loro in area), confermando il proprio valore universale di grandi giocatori (definizione ampia…) sebbene a giugno sembrava impossibile anche solo scommettere su uno dei due. Se il primo si è rivelato forse il migliore di questo inizio stagione (guardando alla totalità delle partite giocate), fondamentale sia nell’aggredire sul pressing alto, sia nel coprire la “libertà” di Ronaldo, Khedira ha colpito l’allenatore sin dal primo allenamento per il suo valore tattico. Nel “valore tattico” sono comprese diverse cose, talvolta, paradossalmente, “mascherate” dalle movenze del tedesco. Sapere come e dove posizionarsi in base ai movimenti della squadra, garantire equilibrio, rispettare le consegne sulle fasi di possesso (si avanza coi passaggi corti, che devono essere fatti in un certo modo), riuscire ad inserirsi in area, ecc, sono qualità fondamentali in un processo di costruzione come il nostro. Bisognerà capire se quelle di Sami rimarranno le caratteristiche “prescelte” anche in futuro, quando la squadra avrà talmente interiorizzato i concetti da poter provare a fare uno step in più, ma di certo Khedira ha confermato la sua fama di Professore. E’ come se l’allenatore avesse trovato in lui qualcuno che gli ha facilitato il compito “educativo” verso gli altri. DE LIGT VALVOLA DI SFOGO MEDIATICA Con una linea ordinata e un centrocampo più maturo, anche la coppia di difensori centrali è cresciuta. Se per Bonucci parliamo di uno dei migliori inizi di stagione della sua carriera, su De Ligt bisogna spazzare il campo da alcune esagerazioni della critica, spesso a firma di chi per lavoro deve dare adito a polemiche, di chi deve spaccare il capello in quattro, di chi guarda il dito invece della luna ("il tocco di mano sul rigore”, un “tunnel” casuale a centrocampo, ecc). No, non sto parlando di Ziliani, non sono compresi i tweet di gente che ha il cervello fuso, pur continuando a rovinarne tanti, ma di una critica più melliflua, più “rosea” ecco. A 19 anni, dopo altre precedenti partite ottime, il ragazzo è entrato in un San Siro infuocato e ha praticamente annullato Lukaku! Ma il mantra è che “ha fatto male” in virtù del tocco di mano e del tunnel casuale di cui sopra. Se vogliamo... anche Bonucci e Pjanic (cito loro per citare il top) hanno commesso un paio di sciocchezze in mezzo ad una partita importante, “passando” entrambi palla agli avversari in modo assurdo (che se concretizzate avrebbero fatto risultare quegli errori persino “comici”). Ma il giochino vale solo per De Ligt! Peraltro veniva da ottime partite in serie, ma sempre il mantra ci dice che "nelle ultime uscite sta facendo male". In realtà questo ragazzo ha sbagliato "davvero" solo quei 20 minuti col Napoli (dopo un'ottima ora di gioco) quando ha poi finito coi crampi. Ma siccome in mancanza di analisi serie bisogna cercare “il titolo”, nelle partite successive, specie quando la Juve non era convincente, si è andati avanti con la storia che "De Ligt non ingrana" ecc. De Ligt invece sta ingranando da parecchio, e la cosa sorprendente è il raffronto di quanto sta facendo lui a 19 anni con quello che facevano a 19 anni altri grandi interpreti del ruolo internazionali (dai nostri, che sappiamo essere scarsi, ai grandi maestri come Manolas e Skriniar). Altrove ci sono difensori che aprono le gambe meglio della bocca, lasciando passare di tutto, c'è la "coppia più forte d'Europa" che al momento è peggio del burro, ma il problema è De Ligt! E la stampa redige paginoni su quel Lukaku di cui sopra che fa una doppietta contro San Marino, definendolo “Guerriero” (ma se lo fermi, il Guerriero, sei un “problema”). Ci siamo abituati, funziona così! Non fosse che c’è chi ci casca… I SINGOLI E IL MODULO DA PRIVILEGIARE Insomma, la sensazione è quella di aver trovato al momento un undici base titolare in cui possano ruotare diversi giocatori. E qui va fatto un ulteriore plauso a Sarri, che al momento si sta dimostrando malleabile e lucido nelle scelte. Anche in quegli spezzoni di partite in cui si è trattato di dover gestire “alla vecchia maniera”, lo ha fatto senza problemi (d'altronde lui stesso confessò che era una caratteristiche che avrebbe voluto imparare dalla gestione precedente, consapevole dei risultati a cui portò). Tale aspetto può rivelarsi fondamentale per non diventare una squadra che funziona “se gioca solo in un modo”, “se va a mille”, ecc. Saper far fronte ai momenti di calo è un pregio, oltre che sinonimo di umiltà. Dando quindi per assodato che bisogna migliorare a livello di intesa generale, quali possono essere i margini per far migliorare il collettivo e gli stessi singoli da qui in avanti? Un primo aspetto riguarda il modulo. Posto che Douglas Costa aveva avuto un inizio di stagione clamoroso, quanto varrebbe la pena, adesso, ritornare al 4-3-3 (un 4-3-3 spurio, che si trasformava in 4-4-2)? Sicuramente Sarri, in virtù della sua duttilità, saprà alternare le combinazioni a seconda del momento, magari anche all’interno della stessa partita. Certo è che bisognerà confermare l’equilibrio attuale anche col brasiliano al posto di un trequartista (sarebbe bello provare un 4-2-3-1 con questi giocatori per vedere di cosa sarebbero capaci, ma diventa quasi impossibile sia per i troppi centrocampisti che resterebbero fuori, sia per un equilibrio ancora più difficile da trovare, a meno che non si riesca a giocare perennemente con la linea difensiva a centrocampo). L’altro aspetto riguarda specificatamente i singoli. Quello che viene più alla mente è il rendimento di Rabiot, al momento unico strumento davvero “scordato” in rosa. Lo stesso Emre Can, di cui Sarri ha parlato benissimo, ma che ha dovuto sbollire la delusione per il mancato inserimento in lista Champions, ha ben figurato in quei pochi sprazzi in cui è stato chiamato in causa. Anche Bernardeschi, dopo un inizio pessimo (lui che di solito inizia bene le stagioni) ha quantomeno ritrovato la sufficienza sia contro il Bayer (segna e “si costruisce” l’azione del gol con una bella giocata a centrocampo) che contro l’Inter (sacrificato a livello di “quantità” su Brozovic, ha svolto un lavoro tanto enorme quanto utile). Per non parlare di Bentancur, che Sarri elogia da quest’estate. D'altronde basta vedere l’azione del gol di Higuain a San Siro per capire come, dopo il lungo fraseggio a centrocampo, sia stato Don Rodrigo a dare il là alla verticalizzazione dell’azione, dando palla a Pjanic e andando a tagliare verso l’area, dove ha poi fatto l’assist finale per il Pipita. QUALI MARGINI? Quali, dunque, i margini? - Si riesce ad immaginare un Rabiot che, migliorandosi, interpreti il ruolo secondo le sue caratteristiche, ma riuscendo al contempo a “coprire” CR7 com’è capace di fare Matuidi? - E’ ipotizzabile, oltre al ruolo di mezzala, un Rabiot “vice-Pjanic”? - Un Ramsey impostato come mezzala nel 4-3-3? E magari anche nel 4-3-1-2 con Dybala, Cristiano e Higuain là davanti? - E’ plausibile pensare ad Emre Can o Bentancur via via sempre più presenti (da mezzali) nell’11 titolare? - Riusciremmo a rinunciare al contempo sia a Matuidi che a Khedira senza problemi? - E là davanti, avere tre bocche da fuoco come Higuain, Dybala e CR7 (il Real e il Barça vincenti di questi anni schieravano tridenti i cui singoli componenti avevano dai 20 gol a testa in su nelle gambe), sarà mai possibile? - Altro? Continuando ad accordare gli strumenti… a voi! - Leevancleef -
  14. 17 points
    Non il Mandzukic di adesso, visto che son 6 mesi che non gioca, ma il Mandzukic di un anno fa Lukaku se lo mangia a colazione
  15. 17 points
  16. 16 points
    senza dubbio Alex ricordo soprattutto un periodo, 1-2 anni dopo calciopoli, che non sbagliava quasi mai, praticamente erano come calci di rigore... mi piace riportare questa frase di Ronaldinho "I mio idolo. Lui le calcia meglio di me, e non lo dico così per dire. Io sono bravo dal limite, soprattutto. Ale, anche da più lontano. Colpisce la palla in modo tale che ne escono traiettorie forti, strane. Penso a quella che rifilò allo Zenit. Calcia con un effetto "muy raro", fossi un portiere non saprei dove piazzarmi.
  17. 16 points
    Comunque il titolo è fuorviante. Lui dice che si sentì colpevole perchè il proprietario della Fiorentina di allora, Pontello, fece passare la versione che fosse stato lui a volersene andare. Cosa non vera. Infatti dice che da quando Pontello ha ammesso la verità lui non sente più questa "colpa". In pratica sta dicendo che voleva solo che si raccontasse alla gente la verità. É una questione tra lui e Pontello. Non è un attacco alla Juve, non c'entra nulla la Juve nel discorso. Il titolo fa sembrare che lui dice di aver giocato nella Juve controvoglia. Non fu così e chi lo ha vissuto lo sa bene.
  18. 16 points
    Baggio non era Juventino, non ha mai detto di esserlo e non ha baciato maglie o si è dichiarato tifoso bianconero sin da piccolo. Però quando ha giocato, ovunque lo ha fatto, ha dimostrato tanta classe facendo impazzire tutti i tifosi. Persino quelli avversari. Era un gioiello. Mamma che forte. Non c'era un bambino che non apprezzasse Baggio o Gullit o Van Basten in quegli anni, indipendentemente dal colore della maglia. Uno come Baggio andava ammirato e "vissuto" per le gioie che regalava e che si è regalato, come un meritatissimo pallone d'oro.
  19. 15 points
  20. 14 points
  21. 14 points
    A ME sembra un Po invasato. ...ogni tanto ha delle espressioni da pazzo. ...nella sua sola presenza non ha fatto bene...ma il ragazzo è forte. ...va un Po corretto su diverse cose. .in campo e fuori. ..anche se non mi metto a giudicare il saluto limitare. ..storia troppo lunga e complicata
  22. 14 points
  23. 13 points
    Spero si rimetta presto in salute e che poi possa continuare a fare schifo nell'inter
  24. 13 points
    Parla della sua depressione,ragazzi. Può piacere o meno il personaggio, ma almeno degnatevi di leggere prima di postare stronxate
  25. 12 points
    È una lettera bellissima e non capisco tutto questo odio Ma di cosa mi stupisco a fare
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